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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘orrore’

“Samam orrore, orrore. Solo orrore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2021

Di Agostino Spataro. Orrore! Solo orrore! Questo é il sentimento che ci ispira il feroce assassinio di Samam. Secondo le evidenze investigative in corso di accertamento, la ragazza pakistana sarebbe stata uccisa dallo zio, su ordine dei genitori, che volevano punirla per il suo, più che legittimo, rifiuto di contrarre uno dei tanti matrimoni combinati che anche in Italia si consumano fra i gli immigrati di religione islamica e… fra le elite del potere economico e finanziario generalmente di religione cristiana. Lo so che rischio di essere aggredito verbalmente per aver messo sullo stesso piano due pratiche, per fortuna minoritarie, provenienti da ambienti socialmente distanti, ma sostanzialmente univoche nello scopo.Ribadisco, senza tuttavia addentrarmi in svogliate dissertazioni sociologiche, per andare al cuore della tragedia che ha come punto di partenza, di motivazione una certa concezione possessiva della donna, in quanto ritenuta essere inferiore (rispetto all’uomo) e pertanto degna di essere maltrattata come subalterna, come oggetto di proprietà personale.Se ci fate caso, tale assunto trova riscontro teorico e pratico, seppure con accentuazioni diverse, nelle tre principali religioni monoteiste.Ovviamente, ciascuna di tali confessioni lo applica con forme e modalità differenti, secondo i luoghi e i contesti giuridici in cui operano. Tuttavia, il problema esiste e sarebbe un bene affrontarlo con coraggio e spirito di equità fra uomo e donna.Per quanto riguarda il mondo islamico ho sempre detto, e scritto, che manca una sorta di “rivoluzione francese”, nel senso di una modernità laica dello Stato, della società che assicuri a tutti i suoi membri parità, giuridica e sostanziale, dei diritti e dei doveri Ferme restando le responsabilità personali, i reati contro le donne sono un fenomeno allarmante, una piaga sociale piuttosto diffusa a varie latitudini. Compresa l’Italia e la civilissima Europa, dove (oggi) si riscontra un alto numero di “femminicidi”, nei quali il fattore scatenante, in genere, è il malinteso senso di proprietà della donna/moglie che può portare- come spesso porta- fino all’omicidio.Ovviamente, tale dato non giustifica, non attenua la gravità dei delitti maturati all’interno delle comunità d’immigrati di religione islamica presenti nel nostro Paese, in Europa che- in genere, sotto questo profilo, stentano o rifiutano d’integrarsi fino in fondo nelle società ospitanti.Qui si entra nel campo minato e fuorviante di certa “interculturalità” che porta dritta dritta non a una società unitaria e solidale, ma alla creazione di un mosaico di società. Ciascuna conservando non solo i propri valori etno-culturali, ma anche le pratiche più retrive, spesso in contrasto con lo spirito e il dettato delle nostre Costituzioni. La lista è lunga e va dalle spose-bambine alla infibulazione genitale femminile, dalla esclusione scolastica alla lapidazione per adulterio, ecc, ecc.Tutto ciò è inaccettabile e richiede fermezza e spiccato senso correttivo, di recupero sociale affinché tali episodi non abbiano più a verificarsi nel territorio della nostra Repubblica. Lo Stato democratico deve presentarsi con una mano severa nel condannare e un’altra protesa per aiutarli a uscire dal tunnel della violenza. Come detto, certi problemi gravissimi esplodono anche in casa nostra, in Italia (da quelli relazionali della coppia alle violenze più efferate) che, nonostante le grandi riforme civili, introdotte nella seconda metà del secolo trascorso, non sono stati del tutto superati. Anzi, come vediamo nel caso dei numerosi “femminicidi” la situazione sta peggiorando, pericolosamente. Ricordo a me stesso, che il matrimonio combinato e/o riparatore erano una pratica diffusa in Italia, soprattutto nelle società contadina e nobiliare, fino a qualche decennio fa.Il grande “balzo in avanti” verso la civiltà è stato compiuto solo nel periodo 1968-1981 quando furono varate riforme importanti sulla via dell’emancipazione e della libertà della donna, del diritto di famiglia. della parità di genere (maschile e femminile).Nonostante tali innovazioni, il percorso non è ancora concluso. Per le donne permangono tanti problemi di violenza nell’ambito delle convivenza familiare e nella società, soprattutto quelli relativi alla disparità dei diritti per l’accesso al lavoro e a un’equa retribuzione. http://www.infomedi.it/intervista_spataro.htm

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Radicalismi in Francia: un orrore e un errore

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

La mostruosa decapitazione del professore Samuel Paty da parte di un diciottenne, causata dall’aver mostrato in classe le famigerate vignette che ridicolizzavano oscenamente la figura del nostro Profeta Muhammad, ha scosso le coscienze di tutti e trova la nostra condanna senza se e senza ma. L’orrore è solo condannabile.Per questo motivo e per la forte condanna che anche la nostra comunità ha mostrato nei confronti di quell’ignobile gesto non accettiamo che seguano altri orrori che non trovano giustificazione alcuna. L’offesa alla figura del Profeta è un atto inqualificabile. Essa destabilizza l’armonia che con fatica le comunità hanno costruito e raggiunto minandone le fondamenta. Alla base di una società democratica e plurale c’è il rispetto del culto, sia che esso sia cristiano, musulmano, ebraico o di altre fedi. Per questo riteniamo che la reazione dello Stato francese sia stata offensiva e discriminatoria. Assumere gli alti valori della libertà di espressione per giustificare la bestemmia non va certo nella buona direzione.Scatenare le forze di sicurezza contro le moschee e le associazioni di musulmani in Francia è una azione radicale che fomenta la cultura del sospetto e dello scontro. Un’azione che ci indica come terroristi non fedeli, come assassini e non cittadini rischiando di portare indietro gli orologi della convivenza di anni, fomentando un clima islamofobo in una situazione sociale interna già instabile, ora aggravata dalla pandemia in atto.Infine ribadiamo la necessità che la nostra comunità in Francia, e ovunque, mantenga una corretta visione e pratica della sua essenza pacificatrice e misericordiosa, facciamo un appello alle autorità di governo d’oltralpe affinché ad un orrore ingiustamente perpetrato non si aggiungano errori che puniscano in maniera indiscriminata una comunità che non ha alcun nesso con quel folle gesto.

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UNICEF: 15 milioni di bambini coinvolti in gravi conflitti

Posted by fidest press agency su martedì, 9 dicembre 2014

Giacomo_Guerra_UnicefBen 15 milioni di bambini sono stati coinvolti in conflitti violenti in Repubblica Centrafricana, Iraq, Sud Sudan, Stato della Palestina, Siria e Ucraina – compresi tutti i bambini sfollati interni o che vivono come rifugiati. A livello globale, 230 milioni di bambini attualmente vivono in paesi e aree colpite da conflitti armati.
Secondo l’UNICEF il 2014 è stato un anno di orrore, paura e disperazione per milioni di bambini, a causa del peggioramento dei conflitti in tutto il mondo che li ha esposti a violenze estreme e alle loro conseguenze, reclutati con la forza e individuati deliberatamente come obiettivi da gruppi combattenti. Già molte crisi non catturano più l’attenzione del mondo: ha dichiarato l’UNICEF.
“Questo è stato un anno devastante per milioni di bambini”, ha detto Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “I bambini sono stati uccisi mentre erano nelle loro classi a studiare, mentre dormivano nei loro letti. Sono rimasti orfani, sono stati rapiti, torturati, reclutati, violentati e perfino venduti come schiavi. Mai nella storia recente così tanti bambini sono stati soggetti a brutalità così orribili.”
Nel 2014, centinaia di bambini sono stati rapiti dalle loro scuole o mentre erano sulla strada per andare scuola. Decine di migliaia sono stati reclutati o usati da forze o gruppi armati. Gli attacchi alle scuole e alle strutture sanitarie e l’uso delle scuole come obiettivi militari è aumentato in molte zone. Altri dati:
– Nella Repubblica Centrafricana: 2,3 milioni di bambini sono stati coinvolti da conflitti, fino a 10.000 bambini si ritiene siano stati reclutati da gruppi armati nell’ultimo anno e più di 439 bambini sono stati uccisi o mutilati – 3 volte di più rispetto al 2013.
-A Gaza: 54.000 bambini sono rimasti senza casa in seguito a 50 giorni di conflitto durante l’estate che hanno visto 538 bambini uccisi e più di 3.370 feriti.
– In Siria: più di 7,3 milioni sono i bambini colpiti dal conflitto compresi 1,7 milioni di bambini rifugiati, le Nazioni Unite hanno verificato almeno 35 attacchi a scuole nei primi nove mesi dell’anno, durante i quali 105 bambini sono stati uccisi e altri 300 sono stati feriti. In Iraq: dove si stima che 2,7 milioni di bambini sono stati colpiti dal conflitto, almeno 700 bambini hanno subito amputazioni, sono stati uccisi o ammazzati per esecuzione quest’anno. In entrambi i paesi, i bambini sono stati vittime, testimoni e anche perpetratori di violenze brutali e estreme sempre crescenti.
-In Sud Sudan: si stima che 235.000 bambini sotto i 5 anni soffrano di malnutrizione acuta grave. Quasi 750.000 bambini sono sfollati e più di 320.000 vivono come rifugiati. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quest’anno più di 600 bambini sono stati uccisi e oltre 200 hanno subito amputazioni, circa 12.000 bambini sono utilizzati da gruppi e forze armati. Il numero totale delle crisi nel 2014 indica che molte sono state dimenticate velocemente o hanno ricevuto poca attenzione. Le crisi che si sono protratte in paesi come Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sudan e Yemen hanno continuato a mietere ancora più giovani vite. Nell’affrontare accessi umanitari ristretti, condizioni di insicurezza e sfide nei finanziamenti, le organizzazioni umanitarie, compreso l’UNICEF, hanno lavorato insieme per garantire assistenza salvavita e altri servizi come istruzione e supporto psicologico per aiutare i bambini a crescere in alcuni dei luoghi più pericolosi della terr:
– Nella Repubblica Centrafricana: appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, inizierà una campagna per portare a scuola 662.000 bambini,.
– Circa 68 milioni di dosi di vaccini contro la polio sono stati consegnati nei paesi del Medio Oriente per contenere lo scoppio di polio in Iraq e Siria.
-In Sud Sudan: più di 70.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta.Quest’anno lo scoppio dell’Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone che ha lasciato migliaia di bambini orfani e altri 5 milioni che non frequentano più le scuole. Nei paesi colpiti dall’Ebola, si lavora per combattere il virus nelle comunità locali attraverso il sostegno alle comunità nei centri sanitari e nelle Unità per il trattamento dell’Ebola. Con la formazione degli operatori sanitari e le campagne per la condivisione di informazioni per ridurre i rischi di trasmissione; e attraverso il sostegno dei bambini orfani a causa dell’Ebola.“E’ tristemente ironico che in questo 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, in cui abbiamo celebrato i progressi per i bambini a livello globale, i diritti di molti altri milioni di bambini sono stati brutalmente violati”, ha continuato Lake.
“Le violenze e i traumi non danneggiano solo ogni bambino – minano la forza della società. Il mondo può e deve fare di più per rendere il 2015 un anno migliore per i bambini. Ogni bambino che cresce forte, sano, in salute e istruito, è un bambino che può dare un contributo positivo al suo futuro, alla sua famiglia, alla comunità, alla nazione e al nostro futuro comune”.

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Termini esagerati e non appropriati

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Lettera al direttore.Roberto Saviano ha dedicato la laurea honirs causa ai giudici che indagano sul Cavaliere, e a Marina, figlia del Cavaliere, la faccenda ha fatto “orrore”. I vocabolari ci dicono che il termine “orrore” significa senso di violenta repulsione, di spavento, provocato nell’animo da avvenimenti o persone che siano brutti, crudeli, ripugnanti. Ora, Marina avrà un animo sensibile, e il senso dell’orrore, però sicuramente, somigliando al padre, non ha il senso della misura. Quale potrebbe essere, infatti, la sua impressione, davanti a orribili misfatti, orribili persone? Ci sono cose che danno fastidio, che irritano, altre che indignano, che disgustano, e cose che fanno orrore. Il Cavaliere, però, non solo esagera nelle parole, ma anche nelle azioni. Ad Arcore, per esempio, avrebbe potuto ospitare una o due ragazze, anziché una ventina e più, se non altro per far sì che l’altra figlia, Barbara,  non provi fastidio.(Elisa Merlo)

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Tu passerai per il camino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Vita e morte a Mauthausen di Vincenzo Pappalettera «Tu passerai per il camino» è stata la minaccia che per anni i kapò e gli aguzzini nazisti hanno ripetuto ai prigionieri del campo di Mauthausen. Un riferimento esplicito e crudele ai forni crematori, una frase che è diventata sinonimo di morte. Vincenzo Pappalettera aveva venticinque anni quando fu deportato. Vent’anni dopo la liberazione ha raccontato in questo libro l’orrore di quei giorni. Per chi è morto, per i molti che non sanno e i troppi che non vogliono sapere, per gli increduli in buona e mala fede e per le generazioni future. (Romanzi Mursia Pagine 394 (testo: 362 pp. + inserto: 32 pp.) Euro 21,00 Codice 14195X EAN 978-88-425-4551-4)

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Radhika Jha: L’elefante e la Maruti

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

Radhika Jha è nata e vive a Delhi. Ha scritto di cultura, ambiente ed economia sullo Hindustan Times e sul Business World. Ha lavorato per la «Rajiv Gandhi Foundation», occupandosi dell’educazione dei figli delle vittime del terrorismo in India. L’odore del mondo è il suo primo romanzo e ha avuto un grande successo di critica e di pubblico nei numerosi paesi in cui è apparso. Di Radhika Jha Neri Pozza ha pubblicato anche la raccolta di racconti L’elefante e la Maruti (2004) e Il dono della dea (2009).«La disputa fra la bellezza di un sontuoso matrimonio profumato d’incensi e l’orrore di una baracca che non riesce a liberarsi del fetore della discarica vicina, rendono il libro un’opera a tinte, sapori e odori forti, che ritrae l’India con sguardo sincero e sottile, consapevole e sapiente, come quello di Radhika Jha». Chiara Beghelli, la Discussione «Flash sull’India, un paese tra tradizione e modernità, nel libro di racconti L’elefante e la Maruti dalla scrittrice Radhika Jha. Sei storie, come filmini che riprendono la vita in luoghi e tempi diversi, per formare un unico quadro». (Marilia Piccone, Stilos) (Radhika)

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L’Uomo di Innichen

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Di Dario Camilotto La notte in cui Roby è stato falciato da un pirata della strada per Dan sono morte le speranze di poter diventare, un giorno, un bravo padre. Tutto finito, sepolto insieme alla piccola bara bianca. A lui restano solo i sensi di colpa, la disperazione e il bisogno di sapere chi è stato a portargli via quella fragile vita. Un bisogno che lo porterà a inseguire una traccia quasi invisibile e, passo dopo passo, lo precipiterà nell’orrore di un abisso mentale sepolto in un passato torbido e tremendo. Incalzante come una battuta di caccia che si snoda da Milano a Novara fino alle montagne dell’Alto Adige, un noir che avvolge il lettore in una trama serrata e avvincente di amore, dolore e vendetta. Una storia in cui le colpe dei padri ricadono, senza pietà, sui figli. (Pagine 442 Euro 18,00 Codice 23748R ISBN 978-88-425-4419-7)

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Botta e risposta: Augias-Merlo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

Lettera al direttore. Corrado Augias: La questione è antichissima. “Unde malum?”, da dove viene il male? Si chiedeva già Agostino: «Forse che la materia usata era cattiva ed Egli, nel darle una forma e un ordine vi lasciò qualche parte  che non cambiò in bene? E perché mai sarebbe successo questo?…». La domanda si pose con tragica forza  nel 1755 dopo il catastrofico terre/maremoto di Lisbona cui accenna anche Voltaire nel suo “candide”. Dal dibattito uscì il neologismo “Teodicea” cioè il rapporto di Dio con la Giustizia. Dopo Auschwitz e la Shoah il filosofo Hans Joanas si chiese: «Come può un Dio che si vuole onnipotente e infinitamente buono aver consentito questo orrore? Non dovremmo dubitare di queste sue qualità?». La chiesa cattolica risponde citando Giobbe cioè il giusto che Dio mette alla prova con numerose sventure. Il filosofo austriaco Gerhard Streminger nel suo recente: “La bontà di Dio e il male nel mondo: il problema della Teodicea” esamina, contestandole, molte possibili risposte. Per esempio: «Non esiste il male, esiste soltanto una mancanza di bene». Oppure: «Anche Dio ha sofferto: e se la sofferenza ci accomuna a Dio, soffrire non può essere un male». Una delle più lancinanti perorazioni contro l’ingiustizia divina è quella di Ivan Karamazov nel romanzo di Dostoevskij”.

Replica di Elisa: “Il senso della mia lettera era il seguente: se Dio per ragioni a noi incomprensibili, non salva in qualche modo le sue creature da una simile tragedia, perché mai dovrebbe poi fare eccezione per questo o quel malato? Non era tanto mia intenzione porre il problema della Teodicea, che sappiamo benissimo non essere stato risolto da nessuno, ma volevo semplicemente dire che è pura illusione aspettarsi  guarigioni miracolose da Dio, oppure ritenere d’averle ricevute. E’ ingenuità, ed inconsapevole presunzione ad un tempo. Riguardo alla risposta della Chiesa cattolica, il Catechismo al n. 324 recita così: “Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male.La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna”.  Lo illuminerà, ma mistero resta. Giovanni Paolo II ci ricorda che “la morte è entrata nel mondo a causa dell’invidia del diavolo e del peccato dei progenitori”  (Evangelium vitae). Non per volere di Dio! Stando al Vangelo, Gesù tentò in tutti i modi, con la predicazione, i miracoli, la sua vita, di estirpare il male dalla faccia della terra. Non sembra proprio che il male anche fisico gli andasse a genio: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice” (Mt 26,39). E non sembra neppure che gli andasse a genio il male altrui”.

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Gordiano Lupi: “Una terribile eredità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2009

Perdisa Pop // euro 12,00 // pagine 128 // Isbn 978 88 8372 376 6 //  Un soldato cubano in Angola vive un incubo di cinque anni che lo porterà  a conoscere orrore su orrore, fino all’esperienza indicibile del cannibalismo. Da reduce, quel ricordo diventerà per lui insopportabile, un peso destinato a trasformarsi in brama di carne. Metodico come il più inumano degli assassini, sceglierà allora le strade povere dell’Avana per dare la caccia alle sue vittime innocenti.  Creando un affascinante connubio di horror e reportage, Gordiano Lupi torna a Cuba per raccontare una parabola che afferra allo stomaco, una storia cupa sull’ossessione del male e, insieme, un viaggio impietoso in una terra che resta ancora da scoprire. L’esplorazione della cultura di un popolo s’intreccia alle trame spietate di una guerra condotta in modo barbaro fino all’inverosimile. Il punto di partenza è infatti l’Angola, dove i soldati cubani sono costretti a vivere un tormento assurdo e privo di logica, nel cuore di un’Africa selvaggia, tra mangiatori di scimmie, ritualità macabre e violenza efferata. A vivere l’incubo è un cittadino comune, con una moglie incinta che lo attende all’Avana e, come sorte, un percorso senza ritorno nella follia.  Asciutto, teso e lucido, il romanzo procede con ritmo inflessibile per concentrarsi sul ritorno a casa del reduce, dove la spersonalizzazione operata dalla guerra e dalle crudeltà di un regime segneranno le ultime tappe del suo destino. Rimasto vedovo, l’uomo si ciberà di innocenza, paradossalmente senza smettere la propria sensibilità, l’amore per il figlio, né il senso di colpa. Così la storia si fa emblematica, disegnando scenari in cui il macabro s’allea con la realtà, la pena con la follia, l’amore con la morte.  Da uno tra maggiori conoscitori italiani della cultura cubana, un romanzo che senza dare un attimo di tregua evoca gli interrogativi più inquietanti sulla natura umana.

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