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Posts Tagged ‘ortofonologia’

Sportello Ido in aiuto di genitori e figli minori

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Il servizio terapeutico dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) si rafforza per aiutare da un lato le famiglie con bambini che hanno delle problematiche e dall’altro per supportare gli adolescenti che stanno vivendo dei disagi in questa emergenza Coronavirus. Da lunedì, infatti, sarà a disposizione lo sportello di supporto psicologico online sul portale dell’IdO destinato ai bambini e gestito da una macro-equipe multidisciplinare, formata da psicoterapeuti, medici e logopedisti. Attenzione altissima anche sugli adolescenti, con un’altra equipe di 30 psicoterapeuti IdO sempre attivi sul sito diregiovani.it. “Siamo al servizio per accogliere suggerimenti e indicazioni sulle singole situazioni. I genitori potranno rivolgerci le loro domande- spiega Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO- concernenti i diversi disagi e le differenti patologie dei figli. Le mamme e i papà troveranno sempre terapeuti a loro disposizione, pronti ad accogliere i quesiti concernenti sia i disagi che le differenti patologie dei bambini. Il suggerimento caso per caso- ricorda la terapeuta- è una linfa vitale per chi ne ha bisogno. Interfacciarsi e poter esprimere le proprie ansie ad un terapeuta esperto diventa fondamentale. Cerchiamo una comunicazione diretta, sia pur virtuale”. Per gli adolescenti lo sportello online su diregiovani.it conta 30 psicoterapeuti sempre disponibili. Potranno rispondere a tutte le loro domande, perplessità e fornire suggerimenti. “La popolazione degli adolescenti è, forse, quella che sta soffrendo di più in questo momento. I bambini adesso sono maggiormente protetti dai genitori, che li occupano tra giochi e compiti grazie anche al supporto delle attività didattiche e all’attribuzione dell’assegno online. I ragazzi invece, oltre alle ore di lezione online e ai compiti, soffrono molto la solitudine e l’impossibilità di comunicare. Lo sportello sarà attivo quotidianamente per accogliere tutti i loro disagi. Pensiamo anche a quanto la situazione attuale- sottolinea la psicoterapeuta- possa acuire quei disagi già presenti. La necessità di confrontarsi con degli esperti sarà per loro importante”.
Di Renzo rassicura: “Bisogna rimanere in contatto e la comunicazione online è quella più consona ai giovani. Si stanno creando momenti importanti nelle interazioni via skype”. La responsabile del servizio Terapie dell’IdO continua, infatti, a vedere molti adolescenti che erano in terapia ben prima dell’emergenza Coronavirus. “Con chi abbiamo una relazione consolidata è più facile, ci si conosce e quel po’ di distanza in più aumenta l’intimità- aggiunge- e la possibilità di potersi sentire nel momento in cui c’è il bisogno è davvero importante”. Per i ragazzi che si rivolgono per la prima volta al supporto psicologico online, “l’opportunità di avere dall’altra parte una persona competente, accogliente e che sappia rispondere alle ansie e alle varie domande, seppur ripetute, aiuta tantissimo. Il ragazzo sente di avere dall’altra parte dello schermo risposte competenti, affidabili, e questo favorisce il poter raccontare gli aspetti più intimi di sé”.Di Renzo ne è convinta: “Questo è un periodo che può aprire a riflessioni importanti sul nostro modo di comunicare con gli adolescenti. Adesso riscontriamo concretamente quello che abbiamo verificato nel corso della nostra esperienza ultra decennale degli sportelli online su diregiovani.it”.Sul versante dell’infanzia, la responsabile dell’IdO, “esprime solidarietà ai genitori, che in questo momento difficile hanno il carico maggiore. Da un lato è più semplice spiegare ai piccoli che presentano una difficoltà, come quella di apprendimento, cosa sta accadendo senza creare ansia, ma impegnandoli in giochi da tavola, con le carte e la stesura dei compiti. La situazione è ben diversa, invece, per quei genitori di bambini con una difficoltà importante, come un disturbo del neurosviluppo, dove non è sempre possibile trovare un intrattenimento. In questo periodo bisognerà essere più permissivi sull’uso dei video- consiglia Di Renzo- e lo dico affinché i genitori non si colpevolizzino. Noi cerchiamo sempre di limitarne il più possibile l’utilizzo, ma adesso aiuterà essere un pochino più permissivi. Ovviamente bisognerà cercare situazioni di gioco e di sintonizzazione. Ricordiamo che sintonizzarsi, oltre ad essere molto difficile per i genitori, è molto difficile per i bambini che non hanno la possibilità di interagire. Inoltre- spiega la specialista- il non poter uscire e avere quelle interazioni che in genere aiutano, rende queste situazioni ancora più complesse da affrontare. In questi casi aumenta la difficoltà di trovare serenamente e creativamente degli spazi di gioco. Noi saremo operativi soprattutto in questi vissuti più difficili- assicura Di Renzo- per dare piccoli suggerimenti ai genitori sulle attività che si possono fare. In situazioni difficili anche i processi creativi nei genitori tendono ad inibirsi- conclude- soprattutto quando bisogna trovarli 24 ore su 24”.

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Terapia diadica all’Ido

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

Per l’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma la terapia diadica è già una tradizione. “Sono anni che la usiamo in ambito terapeutico, sia come terapia con il singolo bambino che nelle situazioni di gruppo attraverso il progetto ‘Mamme a bordo’”, afferma Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO.
Il concetto “fondamentale della diadica, come viene attuata anche in Israele, con cui abbiamo avuto importanti scambi, è di aiutare il genitore a sintonizzarsi con il bambino, migliorando la sua capacità di interpretare i comportamenti del figlio. La terapia diadica infatti migliora l’insightfulness, quella ‘comprensione empatica’ che sostiene il genitore nell’imparare a guardare il mondo interiore dal punto di vista del bambino coinvolto ad esempio in un disturbo dello spettro autistico”.
La terapia diadica proposta dall’Istituto di Ortofonologia è, inoltre, “legata a un approccio di fondo, che prevede sempre la presenza attiva del terapeuta non solo come contenitore mentale, ma anche come attivatore dell’esperienza”.
Di Renzo chiarisce la diadica portata avanti dall’IdO: “Il terapeuta stimola il gioco e interviene nella dinamica madre-bambino per facilitare la comunicazione tra i due. Inoltre, è previsto un momento di riflessione in cui è possibile rivedere l’interazione con il genitore. La riflessione è importante perché facilita maggiormente il cambiamento. Quindi, piuttosto che essere solo osservatori e interpreti, i terapeuti dell’IdO entrano nella dinamica genitore-bambino per favorire nuove interazioni”.
LA TERAPIA DIADICA NELL’AUTISMO. Nell’autismo la terapia diadica prevede la presenza, nel setting terapeutico, della madre e del bambino. Nel modello israeliano il setting è concepito in una seduta madre-bambino, una seduta padre-bimbo e una terza seduta con entrambi i genitori soli con il terapeuta per parlare delle interazioni. Il modello dell’IdO prevede invece un setting individuale con una seduta con la madre, una con il padre e una con il bambino solo con il terapeuta. Successivamente, c’è una seduta con entrambi i genitori per osservare anche le differenti interazioni del bambino”.
I GENITORI SONO UNA RISORSA – “La terapia diadica è un intervento che mira a sostenere i genitori- puntualizza Di Renzo-, considerati i principali interpreti nella relazione con il bambino. Lungi dall’essere una colpevolizzazione, è al contrario una valorizzazione delle risorse presenti. Non è però una sorta di parent training- sottolinea la responsabile dell’IdO-, non sono delle indicazioni che si danno al genitore apriori, sono invece indicazioni che nascono dall’osservare la sua relazione. Guardiamo l’interazione con il bambino e aiutiamo il singolo genitore a migliorare la sua relazione con suo figlio. Si apre tutta una riflessione sugli stili di attaccamento in una visione sempre psicodinamica”.
Nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga “utilizziamo soprattutto il progetto ‘Mamma a bordo’, ovvero il lavoro congiunto madri-bambini, e anche la terapia diadica nei casi in cui riteniamo che sia positiva. Nell’autismo- conclude Di Renzo- preferiamo la gruppalità perché, creando più livelli di integrazione, è un aiuto maggiore”.
MAMME A BORDO – ‘Mamme a bordo’ è il progetto terapeutico dell’IdO nato per lavorare sulla dinamica relazionale madre-bambino e facilitare, attraverso la condivisione ludica, la sintonizzazione affettiva. Aiuta i genitori a riconoscere i bisogni reali del bambino per poi rispondere adeguatamente alle sue esigenze. Coinvolge i bambini fino ai 3 anni di età con disturbi del linguaggio, della relazione e della comunicazione.

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In età evolutiva le diagnosi approfondite si ottengono spesso attraverso la terapia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

“In età evolutiva non è corretto fare una diagnosi che sia solo la ricerca di un disturbo, quindi di un’etichetta. La diagnosi comporta un costante processo, possiamo dire che le diagnosi approfondite si ottengono spesso attraverso la terapia ”. Lo afferma Magda Di Renzo, responsabile del Servizio Terapie dell’Istituto di ortofonologia, che dal 21 al 23 ottobre promuove il XVII convegno nazionale sul tema ‘DAL PROCESSO DIAGNOSTICO AL PROGETTO TERAPEUTICO. Per un approccio mirato al singolo bambino’. I lavori saranno trasmessi gratuitamente in diretta streaming sul sito http://www.ortofonologia.it. “La diagnosi- conclude- deve quindi essere un processo che può essere confermato dall’iter terapeutico, perché terapia e diagnosi fanno parte di un continuum. È un’operazione in fieri, proprio perché le componenti dello sviluppo sono moltissime ed è molto complicato tenerle in considerazione in contemporanea”. Migliaia di persone si sono già iscritte al convegno, che mira a rispondere alla necessità di costruire un programma individuale per ogni bambino, che tenga conto non solo dell’etichetta diagnostica ma della tappa di sviluppo raggiunto, dei suoi bisogni e delle sue carenze. Il 21 ottobre si inizia con una tavola rotonda tra esperti italiani sulla diagnosi, per far conoscere nuovi e vecchi sviluppi in ambito diagnostico. Seguiranno i seminari mirati alle proposte terapeutiche (video), relative alle varie aree di intervento nei diversi quadri diagnostici (disturbi dello spettro autistico, disturbi della comunicazione e del linguaggio, disturbi dell’apprendimento). Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione sul sito http://www.ortofonologia.it.

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Il cyberbullismo è un ambito quasi elettivo del narcisismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

roma eurRoma 28 e 29 maggio proprio sulla ‘Psicologia del narcisismo nel racconto di Pinocchio’, si tiene un seminario presso la sede della Scuola di specializzazione in psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), in via Alessandria 128 b dalle 9 alle 18.“Il cyberbullismo forse ci offre l’occasione per mettere in evidenza un aspetto che è abbastanza tipico del narcisismo: coloro che lo praticano solo apparentemente sono si tratta di figure potenti. Ricordiamo che la magnificenza del narcisismo viene definita dalla letteratura corrente come ‘sé grandioso’- ricorda l’esperto- la terminologia junghiana la chiama ‘ipertrofia della Persona’. In ogni caso, qualunque linguaggio si voglia adottare, deve essere chiaro che dietro l’ipertrofia del sé grandioso c’è una fragilità dell’Io, una vacazione spesso totale. A fronte di una persona imponente c’è un Io impotente”. È questo dunque il ritratto del cyberbullismo: “Un’identità artificiosamente dilatata nelle identità virtuali della Rete, che cela un’impotenza reale della soggettività dell’individuo. È una costruzione fittizia di potenza che consente di vivere in maniera apparentemente meno tragica la dimensione tragica dell’impotenza”.
Se pensiamo all’aggressività, “ci sono situazioni in cui accentrare l’energia su di sé rende più facile l’espressione emotiva e ostile nei confronti degli altri, e addirittura nei confronti di se stessi. Non dimentichiamo che il Narciso del mito muore, in senso lato, suicida. Muore- chiosa lo studioso- di questo suo arroccamento narcisista”.
Il seminario romano avrà “l’obiettivo di familiarizzare con la realtà non solo clinica del narcisismo, ma anche esistenziale”. Dalla valenza individuativa alla ‘nevrosi della collettività’? “Basta guardarsi intorno- continua lo psicoanalista- per trovare molteplici esempi di comportamenti narcisistici. Accade sempre più spesso che le persone si fermino allo Stop per parlare al telefono. Io vivo in una città che per le sue antiche origini non ha marciapiedi, eppure la pratica di parcheggiare le macchine in modo che nemmeno un passeggino possa passare nello spazio tra la macchina e il muro è così diffusa, che nemmeno ci facciamo più caso. Questi comportamenti retti sulla narcisistica priorità di sè, costringono ogni handicappato che giri su sedia a rotelle, ogni anziano accompagnato da badante e ogni madre con un bambino molto piccolo a lanciarsi al centro della strada semplicemente perché era narcisisticamente comodo parcheggiare in quel modo.
Freud direbbe che oggi il narcisismo impronta una forma di patologia così spalmata da essere diventata invisibile; viviamo un accentramento totale dell’energia psichica sul me stesso e una considerazione nulla dell’altro. Per questo conclude Widmann- nella due giorni di fine maggio mi riprometto di delineare anche i fondamentali della patologia narcisistica, di quello che il DSM chiama Disturbo Narcisistico di Personalità”.

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Salute: arriva la la psicoterapia bionomica autogena

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2015

Il 12 e 13 settembre verrà presentato a Roma un approccio psicoterapeutico dotato di grandi potenzialità per il trattamento dei disturbi psicosomatici: la psicoterapia bionomica autogena. Ad illustrarla nell’ambito del convegno promosso dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) sul tema ‘Dal training autogeno analitico di Schultz alla psicoterapia bionomico-autogena di Schultz’ (in via Alessandria 128/b dalle 9 alle 18), sarà Walter Orrù, psichiatra, psicoterapeuta e direttore dell’Icsat (Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy and Autogenic Training).L’Italia conta “circa 200 psicoterapeuti iscritti all’Icsat. L’approccio è presente anche in Giappone- precisa il medico- dove esiste una società scientifica con più di 2.000 iscritti, in Canada, Francia, Inghilterra, Austria, Svizzera e naturalmente in Germania, suo luogo d’origine”. – Cos’è la psicoterapia bionomica? “Bionomico viene dal greco bios (vita) e nomos (regola), significa seguire le leggi della vita”, chiarisce lo psichiatra. “È un approccio che tiene conto delle leggi di vita nella psicoterapia. Leggi biologiche e psicologiche, perché Johannes Heinrich Schultz, l’inventore del training autogeno e di tale approccio, aveva una visione organismica alla vita, che integra l’aspetto psichico a quello biologico”. – Cos’è il training autogeno? “È una sequenza di esercizi di concentrazione che hanno per oggetto il corpo e la psiche insieme e che consentono un’introspezione, un’analisi e una presa di coscienza degli aspetti dell’interiorità sia corporea che psichica”, risponde Orrù. – Come si concilia il training autogeno con la psicoterapia bionomica autogena? “Nel contesto della psicoterapia bionomica il training autogeno diventa una modalità introspettiva che facilita l’emergere di immagini profonde e primordiali, racchiuse nel piano di vita di ogni individuo. Il training ha lo scopo di far emergere queste immagini profonde- conclude il direttore dell’Icsat- che sono vicine a quelle oniriche, in quanto appartengono all’inconscio”. Il training autogeno “attraverso i suoi diversi esercizi di pesantezza, calore, cuore e respiro- ricorda il medico- attiva degli engrammi profondi e innati (quelli che Jung chiama archetipi) che hanno delle capacità auto-risananti”. – Questo approccio è valido anche per l’età evolutiva? “Si tratta di esercizi di concentrazione. Per i bambini al di sotto dei 10 anni è stata messa a punto una modalità di training autogeno nuova che utilizza le fiabe con risultati ottimi e innovativi. Per gli adolescenti dai 13 anni in poi viene invece adoperata la modalità classica leggermente adattata”. – Qual è la sua specificità? “Questa tecnica ha una specificità per gli aspetti psicocorporei e si presta molto al trattamento di tutte le problematiche dell’infanzia, poiche i bambini, come sappiamo – conclude Orrù- utilizzano molto il linguaggio corporeo. Si pensi solo al bambino iperattivo, alle disgrafie o alle enuresi”.

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