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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘ortopedia’

Ortopedia, What’s Next?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Perfezionare gli interventi di protesi all’anca e al ginocchio grazie all’utilizzo combinato di tecnologie estremamente avanzate, che consentono operazioni chirurgiche di precisione e personalizzate: in questo ambito si gioca la nuova frontiera dell’ortopedia. Se ne è parlato oggi presso il Rome American Hospital, clinica privata parte del gruppo Health Care Italia Roma, presentando alcuni recentissimi interventi chirurgici realizzati.In Italia vengono svolti 109.000 interventi all’anno per protesi all’anca (60% pazienti anziani e 40% giovani) e 79.000 per protesi al ginocchio (70% anziani e 30% giovani). L’intervento di protesi all’anca e al ginocchio si rende necessario quando il paziente è affetto da patologie degenerative dell’articolazione (come l’artrosi) talmente gravi da causargli non solo fortissimi dolori, in particolare nel caso dell’anziano, ma anche la limitazione dei movimenti, in maniera anche invalidante, riducendo, principalmente nei pazienti giovani (al di sotto dei 55 anni), lo svolgimento di attività sportive, lavorative e sociali. OMNIBotics® è un sistema robotico utilizzato dai chirurghi per pianificare ed eseguire con precisione la sostituzione totale del ginocchio. La sua particolarità consiste nella valutazione dinamica dello stato dei legamenti, grazie a cui il chirurgo è in grado di misurare l’equilibrio dei tessuti molli con precisione millimetrica, e il bilanciamento dell’articolazione, stabilendo quale sia il posizionamento più adatto per ogni singolo paziente. Il piano è così ottimizzato per ripristinare il corretto allineamento delle gambe e un buon bilanciamento legamentoso, due fattori critici per i risultati della sostituzione del ginocchio. L’altro importante strumento a disposizione dei chirurghi ortopedici è l’O.P.S. (Optimized Positioning System), un sistema innovativo per la procedura di sostituzione totale dell’anca, che parte dal presupposto che ogni paziente si muove in modo diverso e la sostituzione dell’anca deve tenerne conto. Grazie a O.P.S. è possibile determinare in modo preciso e personalizzato l’orientazione della capsula articolare da impiantare nell’anca e utilizzando strumenti stampati su misura in 3D l’intervento viene realizzato esattamente come pianificato. E proprio alla formazione dei medici il Rome American Hospital ha dedicato un percorso di crescita e approfondimento che sarà supportato da Corin in qualità di partner per le tecnologie.

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XXIII Congresso della Società italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Napoli. “Il grande problema dei bambini di oggi è la sedentarietà, che esisteva già prima della pandemia ed erano stati realizzati degli studi in proposito, sia in Italia ma soprattutto negli Stati Uniti secondo i quali un adolescente tra i 13 e i 14 anni trascorre ogni giorno 7-8 ore al computer. Se le sommiamo a quelle serali, vediamo che è un consistente numero di ore trascorse in modo sedentario”. A lanciare l’allarme è Pasquale Guida, Presidente del 23esimo Congresso della Società italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (SITOP) che si apre oggi a Napoli e proseguirà fino a domani anche in diretta streaming. Alla sedentarietà, prosegue Guida, “si aggiunge, per quanto riguarda il nostro Paese, la scarsa sensibilità allo sport e all’attività fisica per cui anche nelle scuole c’è poca attenzione alle strutture sportive e all’ora di educazione fisica che spesso viene saltata. Questo faceva sì che, già prima del Covid, i ragazzi si muovessero pochissimo, fatta salva la piccola fetta di giovani atleti a livello agonistico”. I traumi ortopedici variano in base alle fasce di età, così i neonati sono più soggetti ai traumi da parto, “per i bambini fino alla prima età scolare prevalgono gli incidenti domestici, mentre in adolescenza i più frequenti sono i traumi da sport. La tecnologia e le sue molteplici applicazioni sono determinanti per la diagnosi delle fratture, soprattutto quelle più complesse, per stabilire la migliore terapia e per consentire al chirurgo ortopedico di arrivare al campo operatorio ben preparato. Per questo motivo, ‘Le tecnologie con stampa 3D’ sono tra gli argomenti del Congresso della SITOP, con un focus specifico sulla Tac e sulla stampante 3D. “Prima di ricorrere alla stampante 3D- spiega il direttore del reparto di Ortopedia dell’Ospedale Santobono di Napoli- si utilizza la Tac 3D che però, comportando l’esposizione del bambino a una consistente quantità di radiazioni (pari a 3/4 radiografie) e avendo costi elevati, viene utilizzata nel caso di articolazioni complesse, come la caviglia o il gomito. Il risultato consente poi la realizzazione della stampa 3D, sia dell’osso o dell’articolazione nella sua condizione attuale, sia del suo stato a intervento finito. All’Ospedale Santobono, ad esempio- aggiunge- abbiamo un laboratorio nel quale lavorano degli ingegneri del CNR che possono realizzare delle proiezioni dell’intervento e della protesi da inserire. La realizzazione del modellino con la stampa 3D consente di arrivare al campo operatorio con una gamma molto ristretta di taglie della protesi da utilizzare e di programmare nel tempo, con un intervallo di 20 anni, l’inserimento di diverse protesi in base alle epoche della vita”. Altri temi del Congresso sono l’epifisiolisi, il piede torto congenito, i tumori ossei. “All’epifisiolisi, che fu l’argomento del nostro primo Congresso, tenutosi presso l’Istituto Rizzoli di Bologna e promosso dal Professor Dalmonte- ricorda Guida- è dedicata tutta la prima giornata di lavori, con approfondimenti su classificazione, trattamenti, complicazioni, per dare una visione a 360 gradi. La seconda giornata invece- prosegue il Presidente del 23esimo Congresso- sarà dedicata a dei flash volutamente più brevi: scoliosi, tumori ossei, piede torto e stampa 3D, tenendo conto del nostro ruolo di cerniera tra l’ortopedia degli adulti e quella pediatrica. Abbiamo avuto l’onore di ottenere il patrocinio della Società italiana di pediatria presieduta dalla Professore Annamaria Staiano e della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale presieduta dal Dottor Giuseppe Di Mauro- tiene a ricordare- Le due società interverranno anche al nostro Congresso tramite loro delegati, un coinvolgimento attivo necessario perché trattando noi i bambini è giusto che cerchiamo di rispondere alle domande dei pediatri”.

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Ortopedici: 35mila interventi rinviati a causa Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Ridefinire le liste di attesa con riduzione dei tempi e regolamentazione dei flussi all’interno degli ospedali; riorganizzare il rapporto di partnership tra pubblico e privato con il coinvolgimento di tutte le strutture disponibili del territorio nazionale; aumentare gli investimenti con adozione di nuove tecnologie per alzare gli standard di assistenza.Questi alcuni dei temi al centro del Virtual SIOT 2020, il Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) in programma il 6 e il 7 novembre, che riunisce oltre 2000 partecipanti in tutta Italia tra specialisti, specializzandi e operatori del settore, con 110 faculty, 12 sessioni, 52 relazioni e 50 espositori. Il mondo dell’ortopedia italiana a confronto per fare il punto alla luce della situazione sanitaria nazionale che ha avuto e sta avendo conseguenze sulla gestione dell’assistenza medica ai pazienti ortopedici, alle prestazioni ambulatoriali e agli interventi chirurgici.Nel corso del 2020, infatti, nella fase 1 della Pandemia da COVID-19 sono stati rinviati e riprogrammati in tutta Italia circa 35 mila interventi ortopedici, mentre le liste di attesa per assistenza ambulatoriale e chirurgica si sono allungate fino a sei mesi, con garanzia di intervento per i soli casi urgenti. Alla drastica riduzione dei posti letto nei reparti di ortopedia degli ospedali italiani a beneficio dei pazienti COVID, si aggiunge a tutt’oggi il rischio di disattendere la soglia delle 48 ore per trattamento dei pazienti fragili come previsto dai protocolli di intervento. Questo è dovuto alle possibili difficoltà dovute sia alla carenza di posti nelle terapie intensive, sia ad una più complicata gestione della fase post-operatoria. Altro argomento rilevante che sarà trattato durante il Virtual SIOT quello delle infezioni post operatorie: ogni anno in Italia si eseguono 200 mila interventi di protesi articolari, al 2% dei quali consegue un’infezione in caso di primo impianto, che sale all’8-10% nei casi di revisione.“Quello delle infezioni post operatorie è un dato in crescita – spiega il dott. Alberto Momoli – sia per il sempre più elevato numero di interventi che siamo in grado di realizzare, sia a causa del fenomeno della farmaco resistenza legato alla somministrazione di antibiotici. La SIOT ha emanato le proprie linee guida pubblicate sulla rivista della società, sposando quelle internazionali redatte in occasione della Consensus di Philadelphia del 2019. Nell’ambito di questo incontro virtuale, inoltre, promuoveremo un confronto tra le tutte le esperienze per una verifica dello stato di applicazione di questi protocolli”.

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Ortopedia: semaforo verde per visite ambulatoriali e interventi semi-urgenti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2020

Appuntamenti rispettosi del distanziamento sociale, diminuzione della frequenza delle visite e più tempo tra un paziente e l’altro. Sì a interventi di artroprotesi (anca/ginocchio/spalla/gomito/caviglia), di chirurgia vertebrale (ad es. laminectomia, artrodesi) e altre procedure elettive a carattere semi-urgente.Non solo traumi e interventi urgenti dunque, sempre garantiti anche durante il lockdown e nei momenti di più intensa crescita della pandemia di COVID-19.L’accesso agli ambulatori sarà consentito finalmente grazie all’adozione delle nuove linee guida redatte proprio per garantire la massima sicurezza sia ai pazienti che al personale medico e sanitario: appuntamenti programmati in linea con i principi di distanziamento fisico, con meno pazienti, ma con sessioni ambulatoriali più frequenti e più lunghe. Sono previsti, inoltre, percorsi dedicati per quei pazienti che giungono in Pronto Soccorso per problemi o traumi muscolo-scheletrici minori. Si farà infine ricorso minimo agli esami radiologici e altri metodi di indagine per avere il minor impatto possibile sulle strutture.Per le procedure elettive a carattere semi-urgente, sarà demandato ad un comitato formato da professionisti di area perioperatoria di ciascun Centro (rappresentanti di chirurgia, anestesia e assistenza infermieristica) stabilire i criteri di accesso all’intervento per quei pazienti ritenuti idonei (più urgenti) al trattamento chirurgico. L’accesso all’intervento terrà conto delle caratteristiche del paziente, della patologia e dei benefici attesi rispetto ai rischi legati al contagio del COVID-19.Fatte salve tutte le condizioni di semi-urgenza e sicurezza, nel corso della Fase 2 sarà possibile ripristinare gli interventi di artroprotesi (anca/ginocchio/spalla/gomito/caviglia) per patologie croniche degenerative, quelli di chirurgia elettiva vertebrale (ad es. laminectomia, artrodesi) per patologie degenerative del rachide, osteosintesi di fratture chiuse inveterate, interventi per sindromi da compressione neurologica cronica (ad es. tunnel carpale) e interventi di traumatologia dello sport.Per tutta la Fase 2, comunque, tutti gli interventi di elezione non urgenti saranno ancora posticipati per ridurre al minimo l’affluenza negli ospedali, l’impatto sulle risorse e salvaguardare la ricettività del sistema sanitario. Inoltre la SIOT sconsiglia, fino a nuove indicazioni ministeriali e regionali, la mobilità sanitaria interregionale per gli interventi in regime di elezione.La Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia per il tramite della sua Commissione ha elaborato un documento di “Raccomandazioni SIOT” di maggiore applicabilità ed aderenza alla realtà assistenziale nazionale che in questo storico momento è in continua evoluzione.

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Tecnologie digitali in chirurgia ortopedica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Digitalizzazione, chirurgia robotica e, nel futuro più che mai prossimo, intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning sono e saranno sempre più protagonisti in sala operatoria. Quali siano i passaggi chiave nel processo di gestione di questa innovazione tecnologica in sanità, passaggi che vedono più interlocutori interagire per renderla sostenibile, sono il tema principale al centro del dibattito del convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità”, organizzato a Roma, in collaborazione da Value Innovation Access e British Embassy, con il contributo di Smith&Nephew. Principale ambito di applicazione di queste nuove tecnologie in chirurgia ortopedica sono gli interventi per danni alle articolazioni maggiori. Si tratta di circa 200 mila procedure di artroprotesi l’anno, secondo i dati 2017 registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), dal Programma nazionale esiti (PNE) e del Registro italiano artroprotesi (RIAP), che vedono l’intervento all’anca (oltre 108 mila casi) e la sostituzione dell’articolazione di ginocchio (poco più di 80 mila interventi) farla largamente da padroni. Dopo la sua introduzione in Italia nella prima decade del secolo anche in ortopedia, negli ultimi anni si è registrato un incremento del ricorso alla robotica come supporto al chirurgo ortopedico durante questi interventi. Ad oggi, ammontano complessivamente a circa 4 mila le protesi articolari impiantate in modo assistito con robot nel nostro paese; numeri ridotti, se raffrontati al ricorso ad analoghe tecnologie in altri campi chirurgici, come l’urologia in cui viene effettuato circa il 60 per cento delle 18 mila procedure chirurgiche robotizzate effettuate ogni anno in Italia, o alla chirurgia generale o ancora alla ginecologia. Tuttavia, il potenziale della chirurgia robotica – anche in ortopedia – è immenso. Lo testimoniamo, pur se con stime, gli analisti che indicano in oltre il 20 per cento il tasso annuo di crescita del mercato mondiale della chirurgia robotica e dei robot chirurgici, pronti a integrare all’interno delle consolle, intelligenza artificiale, big data e algoritmi di machine learning, per fare della chirurgia robotica un’attività sempre più performante, flessibile e sostenibile, «ma sempre in aiuto e a sostegno della mano e del cervello del chirurgo, perché ricordiamoci che il robot mette in pratica solo ciò che l’uomo idea e progetta», ricorda Falez.
E il paziente? Le analisi del RIAP mettono in luce come, sempre riferiti al 2017, gli interventi di protesi di ginocchio sono stati effettuati su pazienti con età media generale di 70 anni, per la protesi totale, e di 67 anni per quella parziale, per il 68 per cento femmine e il 32 per cento maschi, con l’artrosi primaria come causa principale per la sostituzione dell’articolazione (95 per cento del totale).

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Innovativo intervento di riparazione ai tendini della spalla al Pini-CTO

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

ospedale-gaetano-pini1Milano, lunedì 16 gennaio al Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Pini -CTO il dottor Riley J. Williams, chirurgo ortopedico e specialista di ginocchio, spalla e gomito all’ Hospital for Special Surgery assisterà a un intervento di riparazione dei tendini della spalla. il dottor Riley J. Williams è il medico delle più importanti squadre americane di calcio e di basket (tra le quali i “Brooklyn Nets”). Sarà ospite in sala operatoria dove opererà il professor Pietro Randelli, direttore della Prima Divisione di Ortopedia del Pini-CTO con la sua equipe – composta dal professor Costantino Corradini e dai medici Daniele Bonfanti, Paolo Arrigoni, Riccardo Benvenuti e Filippo Bottiglia – che eseguirà in artroscopia un protocollo di riparazione delle cuffie dei rotatori della spalla, utilizzando cellule staminali provenienti dal grasso addominale del paziente. La tecnica all’avanguardia viene eseguita in Italia e il Pini-CTO è un centro di eccellenza per quanto riguarda questa e altre tecniche chirurgiche ortopediche.
Il dottor Williams, specializzato in Medicina dello sport, utilizza le cellule staminali e i farmaci biologici per il trattamento di molti disturbi muscolo-scheletrici e per questo ha mostrato grande interesse per l’innovativa tecnica chirurgica svolta dal professor Randelli e volerà in Italia appositamente per assistere a un suo intervento e per un confronto tra professionisti.

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Mese dell’Ortopedia e della Traumatologia pediatrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

traumi polsoMilano. I piccoli e grandi traumi nel bambino o la presenza di patologie ortopediche – in alcuni casi addirittura prima della nascita- , possono mettere in allarme le mamme e in generale entrambi i genitori. È bene conoscere a quali rischi i bambini e gli adolescenti possono andare incontro ma anche ascoltare i consigli dell’esperto e rivolgersi alle strutture più idonee. Il professor Antonio Memeo, direttore della Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia pediatrica dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, stila un breve decalogo che sintetizza l’attività dell’Istituto ortopedico milanese e fornisce utili indicazioni per informare e rassicurare i genitori. Inoltre, il dottor Memeo per tutto il mese di settembre – dedicato a Ortopedia e Traumatologia pediatrica – risponderà alle domande che gli verranno inviate all’indirizzo: ortopediainfantile@gpini.it. Ecco, in breve, dieci utili consigli e indicazioni fornite dal professor Memeo:
1) Non allarmarsi nel caso didiagnosi prenatale: grazie a nuove metodiche di ecografia dinamica, è possibile effettuare una diagnosi precoce di alcune patologie – ad esempio il piede torto congenito o la displasia congenita dell’anca – e individuare la terapia o il metodo di intervento migliore;
2) Non sempre è necessario il gesso: negli ultimi anni si è evoluto il trattamento delle fratture nei bambini: si cerca sempre meno di ricorrere alle immobilizzazioni con il gesso e si utilizzano tecniche chirurgiche poco invasive che consentono ai piccoli pazienti di riprendere in breve tempo le attività scolastiche e ludiche;
3) Anche sui bambini oggi vengono utilizzate nuove tecniche di intervento con l’utilizzo di materiali innovativi: al posto dei cosiddetti “chiodi”oggi si ricorre sempre più a materiali biodegradabiliche danno garanzie di tenuta pari alle sintesi metalliche e non devono essere rimosse con una seconda operazione;
4) È possibile prevenire e trattare sofferenze tendinee e muscolari degli adolescenti in tempi brevi: nella traumatologia dello sport, che spesso interessa i ragazzi in età adolescenziale, si possono trattare queste forme dolorose che rischiano di ripercuotersi anche sull’accrescimento dell’osso: lontani i tempi in cui si consideravano curabili solo con il riposo, oggi vengono trattate direttamente e addirittura le si può prevenire;
5) Esistono nuove tecniche di ricostruzione dei legamenti: la chirurgia mininvasiava permette di non intaccare le cartilagini di accrescimento e riportare in breve tempo la stabilità dell’articolazione (per esempio del ginocchio). Anche le tecniche artroscopiche permettono di risolvere patologie che in passato era più difficile trattare nei bambini e nei ragazzi e che prevedevano decorsi molto più lunghi;
6) Sono sempre più diffuse le tecniche di fissazione esterna, sia per allungare gli arti, sia per correggere le deformità assiali e rotatorie congenite o post- traumatiche e le rigidità del piede torto congenita;
7) È possibile rivolgersi a centri specializzati, come l’Istituto Pini, per l’allungamento degli arti in caso di acondroplasia (nanismo): sebbene il periodo di degenza sia lungo, le nuove metodiche che consentono di allungare gli arti garantiscono una vita attiva e di relazione migliore e permettono di vivere i gesti della quotidianità in modo naturale;
8) Nel caso di tumori infantili è importante la diagnosi precoce: grazie alle le nuove terapie mediche e chirurgiche si arriva alla guarigione senza dover ricorrere all’amputazione degli arti, anche attraverso l’utilizzo di nuovi farmaci antitumorali;
9) Nelle degenze medio-lunghe è possibile non perdere giorni di scuola: all’Istituto Pini i bimbi possono usufruire del servizio “Scuola Amica” con insegnanti qualificati che li seguono in compiti e lezioni;
10) La mamma può stare accanto al piccolo ricoverato: all’Istituto Pini – che opera con l’obiettivo di adeguare sempre più gli spazi “a misura di bambino” – uno dei due genitori può dormire nella stanza con proprio figlio durante la permanenza in ospedale, per rendere la fase di degenza più accogliente e vicina all’esperienza quotidiana.

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Ortopedia penitenziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Polizia Penitenziaria

Polizia Penitenziaria (Photo credit: Wikipedia)

La conferenza sul carcere è terminata da qualche giorno, qualcosa mi rimanda a quanto abbiamo ascoltato, detto e risposto. Qualcosa sta di traverso, come se l’incontro svolto poggiasse le gambe su un tavolo tarlato, su un interrogativo che scava. Dialogare sul valore della pena, della legalità, della giustizia, nasce da una esigenza profonda di sapere, di conoscere, per contribuire al bene comune, oppure è il risultato di una curiosità, dettata da una morbosa disattenzione. per fare qualcosa di diverso, un rumore, un ritmo, una specie di crociera da spendere per passare in rassegna le isole del castigo, negli spazi dove si è obbligati a pagare il proprio debito con la società. La sensazione è che il pubblico-contribuente non conosca il carcere, erroneamente percepito come terra di nessuno, mentre apprezza quello rappresentato dai films o dai fumetti, delle storie inventate. Sovraffollamento irraccontabile, carenza endemica di personale, investimenti al lumicino, non fanno altro che rendere teatrale la sofferenza che transita dentro le celle di un penitenziario, la tragedia che incombe sui troppi morti che escono con le gambe in avanti, una cartellonistica suicidiaria che oramai travalica perfino il più alto dei muri di cinta. Non c’è più neppure sufficiente coerenza a denominare i detenuti per ciò che sono diventati: numeri in quantità industriale, da trattare senza troppi rimorsi di coscienza. C’è chi interviene per sostenere la cultura come badante di una “pena” ammalata, chi invoca il lavoro come unico strumento di riordino, chi confida nell’importanza di incontri autorevoli per fornire supporto a un vero e proprio ripensamento culturale. Siamo in tanti a spendere parole, significati, contenuti, a indicare le molte strade da percorrere, siamo in pochi a individuare le possibili terze vie da intraprendere, in ogni caso partendo dal rispetto di una doverosa esigenza di giustizia di chi è vittima, e scoprendo nuove opportunità di riscatto e riparazione. Bisogna osservarlo bene il carcere, se intendiamo svolgere una analisi corretta che non ci faccia perdere contatto con la sostanza delle cose, con gli strumenti occorrenti per arginare il perseverare del suo meccanismo perverso. Detenuti tossicodipendenti commettono reati per farsi, per comprare, per vendere, non si tratta di un vizio, è gia malattia, forse potrebbe essere buona cosa la presa in carico in comunità dai requisiti a registro, dove spesso l’accoglienza è cura e salvezza di vita.
Detenuti extracomunitari, ultimi tra gli ultimi, troppi e accatastati l’uno sull’altro, in attesa di un altro niente che non sta a buona vita domani, forse occorre più autorevolezza nel protocollare intese umanitarie che risultino davvero condivise anche nei paesi di origine. Detenuti autoctoni, microcriminalità, eccesso di reati che fanno emergenza, creano urto, fastidio e rabbia, un bacino-utenza da ripensare: dove collocare, adibire a lavori socialmente utili, dentro una pena che risulti finalmente un esercizio di responsabilità.
Sul carcere mille cose si tolgono dove già poco c’è, il cosiddetto fiore all’occhiello non basta più a coprire quanto è disperante lo spettacolo del disonore che non si vuole fare vedere, nella più disumana indifferenza.
Amnistia no, ma i tribunali rimangono oppressi e impantanati da milioni di carte usurate dal tempo e finanche destinate alla prescrizione, camere di sicurezza elette a domicilio, detenzioni domiciliari che poco servono, c’è in atto uno svuotamento delle idee, al punto che non c’è neppure un “giusto” a sottolineare la condizione in cui sopravvive gran parte della comunità ristretta: non c’è solamente delinquenza, ma una quantità corposa di persone espansa su tutto il territorio, che potrebbero essere diagnosticate doppia diagnosi, patologie da disturbi della personalità border-line, un disagio psichico per niente difficile da appurare, dove la problematica principale non sta nell’uso e nell’abuso di sostanze, nei reati, nella trasgressione che è già devianza, ma in un vero e proprio schianto mentale tra start adrenalinico e latitanza emozionale dalle conseguenze imprevedibili. Indipendentemente dalle varie e bizzarre “ortopedie penitenziarie” intese a fare camminare correttamente dentro percorsi socialmente condivisi ( cosa ci sarà mai di socialmente condivisibile in un carcere che ancora non c’è, e peggio, non si riappropria del suo ruolo e della sua funzione ) occorre confermare quanto davvero fa sicurezza, salvaguardia della collettività, forse è ora di ritornare a pensare a un carcere che “è” società, perché ne fa parte e disegna legalità, possiede giustizia sufficiente a creare momenti di riparazione. Un carcere che ci dice chi entra nelle sue viscere, ma soprattutto chi, non “cosa” esce: è urgente impegnarsi per un carcere diverso, per auspicare il ritorno nella società di persone migliori, questo è quello che si dice un preciso “interesse collettivo”.(Vincenzo Andraous)

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Chiusura congresso ortopedia e traumatologia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Un messaggio ‘forte’ a conclusione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, che ha visto riuniti a Roma i massimi esperti provenienti da tutta Italia: nella chirurgia ortopedica è sempre più importante gestire in modo efficace, rapido e sicuro il sanguinamento e ridurre il più possibile le trasfusioni di sangue. Questo per due motivi: non creare inutili rischi per il paziente e contenere il più possibile i costi per il servizio sanitario nazionale. “La nostra è sempre stata una chirurgia ‘sanguinolenta’ e cruenta – conferma Giuseppe Costanzo, docente di ortopedia e traumatologia all’Università “La Sapienza” di Roma – la differenza, il salto di qualità lo facciamo quando possiamo disporre di dispositivi, che arrestano l’emorragia in modo efficace e riducono non solo le perdite intra e postoperatorie, ma anche le trasfusioni. Ridurre le trasfusioni non significa solo ridurre i rischi e le complicanze associate, ma anche gli alti costi per la struttura ospedaliera”. Concetti che hanno trovato concordi anche alcuni dei maggiori esperti internazionali, come conferma Donat Spahn, Professore di anestesiologia all’Università di Zurigo e direttore dell’Istituto di Anestesia, Ospedale universitario di Zurigo,“La trasfusione è purtroppo associata ad una maggiore diffusione delle infezioni e ad un aumento della  mortalità, nonché a costi enormi per le sacche di sangue”. Determinante è quindi disporre di emostatici che possono supportare le tecniche standard. Questi non sono tutti uguali però e vanno scelti sulla base di meccanismo d’azione, sicurezza, efficacia e valutando le evidenze scientifiche e di costo-efficacia disponibili.
Al Congresso si è  parlato molto anche dei sostituti ossei, in particolare di Actifuse, prodotto in calcio fosfato silicato, osteo-stimolante perché arricchito con ioni di silicio. Actifuse garantisce una maggiore rigenerazione ossea in meno tempo. È un prodotto osteo-conduttivo ad altissima interconnettività per ottimizzare la ricrescita ossea. Actifuse è concepito per l’uso in sostituzione di autotrapianti ed allotrapianti ossei eliminando così la necessità di prelievo da osso autologo e riducendo quindi la morbidità ad esso correlata oltre al rischio d’infezioni, dolore e durata dell’anestesia ed in caso di allotrapianti anche il rischio di trasmissione di infezioni virali.  “Uno dei maggiori benefici nell’uso di Actifuse – precisa  Michael Reith, assistente direttore medico del centro Spinale, St. Josef-Hospital / Wiesbaden – sta nel fatto che non è più necessario effettuare prelievi d’osso, provocando dolore e sofferenza nel paziente; inoltre comparato ad altri sostituti, offre risultati di gran lunga migliori. Poter disporre di Actifuse è molto utile, soprattutto negli interventi di chirurgia spinale”.

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Ad Empoli si parla di salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Empoli. 18 gennaio dalle ore 16 alle ore 18 Palazzo delle Esposizioni in piazza Guido Guerra si parlerà del rapporto fra il territorio e la sanità e dei trattamenti in ortopedia. Primo incontro organizzato dall’Associazione dei cittadini per la salute in collaborazione con la Società della salute di Empoli e Valdarno Inferiore  a Empoli. Durante l’incontro verranno affrontati due argomenti: “Il coinvolgimento dei cittadini e della comunità nelle scelte di salute” con l’intervento di Nedo Mennuti direttore della rete territoriale dell’Asl 11 e “Protesi di anca e ginocchio, indicazioni e trattamento” con Pier Benedetto Bassi, direttore dell’unità di ortopedia e traumatologia dell’Asl 11. Si tratta del primo di una serie di incontri culturali per il ciclo “salute” che si protrarranno fino al prossimo mese di maggio. A febbraio l’attenzione verrà rivolta alla patologia diabetica,  gastroenterologica e oncologica.

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Ortopedia artroprotesica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2009

Dal prossimo mercoledì 2 settembre sarà aperto, a Fucecchio, l’ambulatorio di prima visita del CESAT (Centro di Eccellenza Sostituzioni Articolari Toscana) per la selezione dei pazienti candidati ad intervento chirurgico di sostituzione articolare (protesi) di anca e ginocchio. I cittadini potranno richiedere l’appuntamento per la visita al Cup, con le modalità consuete (tel. 0571/7051, agli sportelli e online), con la ricetta medica di visita per patologia anca/ginocchio. Data la missione del Centro, la prenotazione è aperta al Cup di Area vasta,  vale a dire che è possibile prenotare presso qualsiasi sportello Cup delle aziende sanitarie di Firenze, Prato e Pistoia. L’ambulatorio funzionerà il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 8.40 alle 12.00, nei locali dell’ospedale di Fucecchio. Si tratta di un’occasione importante per tutta la comunità e per il futuro della struttura ospedaliera fucecchiese come è stato più volte illustrato pubblicamente in occasione anche di alcuni recenti consigli comunali.  La data di inizio del primo intervento chirurgico sarà lunedì 31 agosto nell’ambito del dipartimento interaziendale per l’ortopedia artoprotesica che vede come partners  l’Università di Firenze e l’azienda ospedaliera di Careggi. L’adeguamento strutturale. La tipologia di attività che il Centro artoprotesico di Fucecchio dovrà svolgere ha richiesto un adeguamento strutturale ed impiantistico del “San Pietro Igneo” in grado di migliorarne i requisiti ambientali e tecnologici e valorizzarne il comfort, anche in considerazione della condizione dei pazienti e dello sviluppo del percorso di cura. Le tecnologie informatiche sono state opportunamente potenziate per migliorare la comunicazione informatica fra le varie attività. La spesa per la realizzazione degli interventi strutturali ammonta a 7 milioni e 700 mila euro. Ogni anno in Toscana si eseguono circa 6.200 interventi di protesi dell’anca. Dati recenti dimostrano che il sistema pubblico regionale ha incrementato del 10% le attività di implantologia protesica in ragione dell’invecchiamento della popolazione e dei migliori livelli di benessere che comportano la richiesta di piena funzionalità dell’organismo. Si rende indispensabile, quindi, intervenire per offrire prestazioni che progressivamente siano in grado di garantire tempi di attesa accettabili in rapporto ai bisogni della popolazione anziana. Nell’ambito delle modifiche organizzative, proprio in  ragione di un sistema di offerta che abbia un livello centrale di specializzazione integrato con ambiti periferici direttamente collegati o a supporto, nella sede del “San Pietro Igneo” continuerà ad essere garantito un insieme di attività specialistiche e diagnostiche che possono essere così sintetizzate: servizi diagnostica radiologica (attività di mammografia sia di screening che diagnostica, TAC, Rx tradizionale e ecografia); cardiologia clinica e strumentale; ambulatori per le diverse specialità (diabetologia, neurologia, oculistica, otorinolaringoiatria, urologia con anche le prestazioni di oncologia, chirurgia e psicologia clinica); riabilitazione ambulatoriale in aggiunta a quella collegata al progetto di protesi; centro trasfusionale.

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Ortopedia a Chieti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2009

saliniL’Ospedale Policlinico di Chieti ospiterà il primo «Centro training» per l’addestramento dei chirurghi italiani all’uso del Femoral Intrafix, un innovativo sistema proveniente dagli Stati Uniti per la ricostruzione del legamento crociato del ginocchio. Il professor Vincenzo Salini, associato presso la Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università d’Annunzio e della Asl di Chieti, sarà il «trainer» dei corsi, in programma a Chieti in più sessioni: venerdì prossimo 26 giugno, il 25 settembre, il 16 ottobre e l’11 dicembre. Il professor Salini può vantare un’attività chirurgica di circa mille interventi, prevalentemente di chirurgia artroscopica dell’arto inferiore e superiore, oltre all’attività di consulente ortopedico presso numerose società sportive professionistiche. (salini)

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