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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘ospedale’

Ospedali Dipinti dona tre separé ai reparti pediatrici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

Bergamo. La Lombardia è considerata il vero e proprio ‘epicentro’ dell’epidemia di nuovo coronavirus che ha colpito il nostro Paese: tra le aree più colpite, la provincia di Bergamo, con oltre 12.600 casi. Negli ultimi tre mesi l’Ospedale Papa Giovanni XXIII, fiore all’occhiello della sanità bergamasca, ha affrontato l’emergenza gestendo un numero elevatissimo e concentrato nel tempo di persone positive alla Covid-19, grazie al grande lavoro di medici e operatori sanitari.Per questo motivo Ospedali Dipinti ha voluto donare ai reparti pediatrici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, attraverso l’associazione Il sogno di Iaia, i primi tre separé decorati con le coloratissime immagini acquatiche nate dalla fantasia dell’artista Silvio Irilli: un nuovo prodotto che va ad arricchire l’offerta del progetto Ospedali Dipinti, che porta il colore e l’allegria negli ospedali italiani.I separé sono stati recapitati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII con l’intermediazione dell’associazione Il sogno di Iaia onlus, organizzazione no profit molto legata al territorio bergamasco e all’ospedale che si è preso cura di Iaia quando si è ammalata di un brutto male, anni fa.«Da quando è scoppiata questa emergenza – dichiara la famiglia di Iaia – ci siamo chiesti come potessero sentirsi i bambini ricoverati e le loro famiglie. Abbiamo accolto con grande gioia e gratitudine la notizia della donazione dei bellissimi separé all’ospedale: ci riempie il cuore pensare alla meraviglia che proveranno i piccoli pazienti quando vedranno queste opere. Il nostro più sentito grazie a Ospedali Dipinti, a Intergraphica e all’ospedale Papa Giovanni XXIII per aver reso possibile questo sogno».«Grazie a Ospedali Dipinti e a Intergraphica che con la loro donazione permettono al Papa Giovanni di essere ancora più a misura di bambino – commentano Lorenzo D’Antiga e Rossana Algeri, direttore e coordinatrice infermieristica della Pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII – Colori e immagini aiutano tantissimo a creare un contesto di cura meno traumatico per i bambini che si trovano a dover trascorrere del tempo in ospedale».Dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza coronavirus, appena sarà possibile il progetto Ospedali Dipinti proseguirà il suo ‘viaggio’ nelle strutture ospedaliere italiane, portando i suoi coloratissimi acquari, regni sottomarini, boschi e giardini incantati popolati da allegre creature nei reparti dedicati alla cura e all’accoglienza dei pazienti pediatrici: tra le prossime tappe, proprio l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Speriamo di poter tornare presto a portare il colore negli ospedali italiani: per l’Ospedale di Bergamo abbiamo in serbo, insieme all’associazione Il sogno di Iaia, un bellissimo progetto che non vediamo l’ora di poter realizzare», conclude Irilli.

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Gammastamp SpA donazione al reparto Rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

L’aggravarsi dell’emergenza sanitaria spinge il tessuto imprenditoriale italiano a fare un atto di responsabilità nei confronti del Paese per supportarlo in una fase acuta di crisi come l’attuale. Nonostante sia un periodo delicato per le imprese in prima persona, la sanità pubblica ha bisogno anche del supporto del settore privato per potersi potenziare ed essere capace di far fronte alla richiesta di posti letto e apparecchiature mediche per curare al meglio i pazienti contagiati dal Covid-19.Con questa consapevolezza, Gammastamp ha deciso di devolvere all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli una donazione di 50 mila euro destinati all’acquisto di dispositivi medici per il reparto di Rianimazione.Fortemente legata alla zona del vercellese, Gammastamp è consapevole dell’importanza per un’impresa di supportare il proprio territorio e le dinamiche economiche, sociali e umane che lo rendono efficiente e produttivo. Per questa ragione l’azienda, con la sua iniziativa, si augura di essere solo la prima di una lunga serie di organismi economici privati che contribuisco fattivamente per superare questo momento delicato! Gammastamp è un’impresa con ha cuore la propria comunità locale, per questo auspica di poter essere un modello d’esempio per altri imprenditori della provincia a diventare attivi sostenitori della comunità locale in questo momento di emergenza, e desidera dare un concreto conforto al personale medico sanitario e alle famiglie delle numerose persone che in questi giorni stanno combattendo il Covid-19. L’iniziativa del gruppo Gammastamp spinge ulteriormente l’attivismo di un territorio che ha iniziato a fare squadra per affrontare l’emergenza. Cittadini, enti e imprese della provincia di Vercelli si stanno, infatti, mobilitando a favore dei servizi e degli operatori sanitari: l’Asl di Vercelli ha ringraziato le fondazioni, banche e personalità che hanno avviato donazioni o raccolte fondi per sostenere le strutture ospedaliere impegnate a fronteggiare l’epidemia.
Non solo, l’intera provincia si è messa in moto anche per aiutare il più possibile la comunità assicurando agevolazioni alle famiglie sui mutui e le spese scolastiche, fornendo un servizio di consegna a domicilio di spesa e farmaci a opera della Croce Rossa e dell’amministrazione pubblica. Dunque, l’azione di Gammastamp si innesta in un territorio coeso e determinato nell’affrontare l’emergenza in corso, e di un’azienda pronta a investire nella salute dei concittadini e nel futuro della comunità.
Gammastamp SpA è un’azienda che opera nel territorio di Bianzè, in provincia di Vercelli, dal 1964. E’ specializzata nello stampaggio metallico e plastico, in lavorazioni meccaniche, assemblaggi, e trattamenti termici per la realizzazione di particolari di minuteria metallica e prodotti meccanici. La solida esperienza e le competenze maturate nel corso di oltre cinquant’anni di attività, hanno reso l’impresa un riferimento di mercato nel settore dello stampaggio metallico, specialmente per l’industria automobilistica.Il gruppo ha sede centrale in Italia e siti produttivi in Italia e Polonia, dai quali consegna componenti a clienti in più di 25 paesi del mondo.

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Regione Lazio. Coronavirus: riaprire l’ospedale Forlanini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

L’ospedale “Carlo Forlanini” è stato un ospedale di Roma chiuso definitivamente nel 2015 dalla Regione Lazio.L’ospedale “Forlanini” fu inaugurato nel 1934 proprio per la cura delle malattie respiratorie. Fu concepito come cittadella autosufficiente: dall’approvvigionamento idrico al fabbisogno alimentare, dai trasporti interni al funzionamento energetico, il tutto, in una struttura urbanistica dotata di viali alberati e illuminati, chiese, campi di bocce, biliardi, cinema, teatri, centrale termica, scuole per bambini, emittente radiofonica, barbiere, parrucchiere e refettori.Oggi, con l’epidemia da Coronavirus, potrebbe curare gli affetti da sindrome acuta respiratoria, con un adeguamento della struttura da realizzarsi in pochissimo tempo, e comunque, aumenterebbe il numero dei posti disponibili per la cura dei malati o per la quarantena dei soggetti in osservazione.La sottovalutazione degli effetti epidemici da Coronavirus (lo stesso presidente Zingaretti ne è stato colpito), ha imposto l’adozione di misure straordinarie, che speriamo raggiungano l’obiettivo di limitare al massimo la diffusione virale.Si è ancora in tempo per attivare alcuni reparti del “Forlanini” per far fronte alle emergenze.Sollecitiamo la Regione Lazio a intervenire per tempo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. Al tempo della chiusura del Forlanini inviammo una lettera a Zingaretti suggerendogli d’usare l’ospedale come nosocomio “cuscinetto” da riaprire in caso di occorrenze sanitarie impreviste e il caso del coronavirus oggi avrebbe fatto al caso nostro. Non siamo dei competenti ma era solo il buon senso a suggerirlo perché non sono mancate prima del coronavirus delle emergenze che hanno resa difficoltosa la gestione ospedaliera.)

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Il trattamento delle malformazioni cranio-facciali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma, 8 novembre 2019, ore: 08.30 • 14.00 Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Aula: 715 ala A VII PIANO Emergenza Sorrisi, con il contributo di Fondazione Terzo Pilastro, organizza presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli, il convegno “Il trattamento delle malformazioni cranio-facciali” destinato a medici chirurghi di tutte le discipline, infermieri e infermieri pediatrici. Il convegno propone un workshop dedicato al trattamento delle malformazioni facciali all’interno del quale saranno eseguiti dal Prof. Fabio Massimo Abenavoli due interventi di chirurgia in diretta su pazienti provenienti dai Paesi dove opera l’organizzazione.
“La chirurgia delle malformazioni cranio-facciali richiede un approccio multi-specialistico. Attraverso questo convegno vogliamo mettere a sistema esperienze diverse per un approccio sempre più multidisciplinare nei confronti dei pazienti. Le difficoltà di chi nasce con una grave malformazione del volto nei Paesi in via di Sviluppo non sono ancora conosciute abbastanza: è fondamentale quindi affrontare il problema cercando di rendere le cure sempre più accessibili nell’ottica di una buona sanità internazionale” – spiega Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Emergenza Sorrisi. Porteranno i propri saluti istituzionali S.E. Ahmad A.H.Bamarni, Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq a Roma, il Prof. Pierpaolo Sileri, Vice Ministro della Sanità, Il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente di Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, Il Prof. Foad Aodi Consigliere e Coordinatore Area rapporti con i comuni e affari Esteri dell’Ordine dei Medici di Roma e Presidente di Amsi. Chairman del convegno sarà il Prof. Achille Lucio Gaspari, Direttore Emerito della Cattedra di Chirurgia Generale dell’Università di Tor Vergata e Consigliere Emergenza Sorrisi Ong.

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Medici di famiglia e ospedale si mettono in rete

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

«Il 95 per cento delle nostre richieste di consulenza specialistica passa attraverso l’ospedale Fatebenefratelli di Erba e costruire una rete con gli specialisti ospedalieri è dunque una cosa naturale e utile per i medici di famiglia, soprattutto per migliorare l’accuratezza e la tempestività del nostro lavoro». Negli ultimi mesi si è fatto pressante il problema dell’antibioticoresistenza e per questa ragione si è concretizzato il progetto “Microbiologia clinica partecipata”, un gruppo di lavoro supportato da un sito internet dedicato per far lavorare insieme l’Ospedale e i medici della zona. A parlarne è Giuseppe Enrico Rivolta, medico di famiglia a Erba e responsabile del progetto per l’Ordine dei medici e chirurghi di Como, sotto la cui regia si svolge l’iniziativa. «Stiamo perfezionando un network – ci racconta – tra ospedale e territorio che inizierà con l’affrontare il problema dell’antibioticoresistenza, di cui mi occupo da tempo». Rivolta, infatti è medico di famiglia ma specializzato in malattie infettive da tempo impegnato anche a livello europeo per la categoria iin quest’emergenza; nell’ambito del progetto con l’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba si sono già pianificati alcuni incontri cui parteciperanno medici di famiglia del territorio e microbiologi ospedalieri. «Da parte nostra puntiamo a migliorare la cultura dei medici del territorio sul tema della microbiologia clinica, affinare le procedure per invio e conservazione dei campioni biologici, migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni, diffondere la conoscenza delle nostre metodiche» spiega Pierpaolo Maggioni, direttore sanitario dell’Ospedale. Il network opererà attraverso riunioni periodiche e un sito ad accesso riservato dove i medici potranno scaricare documenti e porre quesiti, ottenendo una sollecita risposta dagli specialisti ospedalieri. Non si escludono le collaborazioni con le società scientifiche, corsi Ecm e pubblicazioni.

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L’ospedale del futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

È stato presentato questa mattina, nell’ambito della manifestazione “Forum della Salute” in corso a Firenze, l’Ospedale del Futuro. Il progetto, realizzato da Hospital Consulting – società leader nel mercato sanitario e ambientale – in collaborazione con CSPE – Centro Studi Progettazione Edilizia – e Teorema Holding, vuole ridisegnare il modo di pensare ma soprattutto di vivere la vita ospedaliera. Lo sviluppo tecnologico e scientifico impone di adeguare le nostre strutture mediche, che in Italia tra pubblico e privato superano le mille unità con una media di 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti (Fonte: Ministero Salute), per renderle al passo con le esigenze non solo dei pazienti ma anche degli operatori, attraverso un lavoro attento sull’utilizzo degli spazi.
“Il concetto dell’ospedale del futuro – dichiara Marisa Giampaoli, Amministratore Delegato e Presidente Hospital Consulting – parte dall’idea che un’organizzazione sanitaria non può più non tenere conto della necessità di avere una struttura flessibile, che tenga conto delle esigenze sanitarie e delle innovazione tecnologiche che variano velocemente nel tempo. Il modello che si propone composto di moduli funzionali e funzionanti si presta ad adeguarsi alle esigenze della cliente sanitario secondo una logica di partnership “win-win”.”Fruibilità della struttura, flessibilità organizzativa degli spazi interni e bassi costi di gestione sono i punti cardine alla base di questo nuovo progetto pensato per proporre una soluzione concreta, tanto per le opere pubbliche quanto per quelle private, che nei prossimi anni saranno chiamate a effettuare lavori di adeguamento e ristrutturazione. Questo “blue print” potrà essere utilizzato da clienti pubblici e privati che vorranno affrontare la propria innovazione. “Ottimizzare gli spazi in maniera appropriata – aggiunge Giampaoli – servirà per: gli operatori sanitari, che ad oggi affrontano lunghe camminate nei corridoi ospedalieri per raggiungere il paziente, organizzare la struttura con moduli che possano cambiare la propria utilità a seconda delle esigenze del momento e, infine, garantire un costo sostenibile e quindi una struttura architettonico-impiantistica in cui lo spazio non sia mai sovrabbondante o sovrastimato rispetto ai reali fabbisogni di utilizzo e alla corretta organizzazione del lavoro.”

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La dietista dell’ospedale Fatebenefratelli di Erba conferma la pericolosità delle bevande zuccherate

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il consumo di bibite, sia zuccherate sia con dolcificanti ipocalorici, può essere collegato a maggior rischio di morte per tutte le cause. Lo conferma la dietista dell’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), Tiziana Casati, commentando lo studio condotto dallo IARC e pubblicato da JAMA Internal Medicine. Secondo lo studio, rispetto a un basso consumo (meno di un bicchiere al mese), coloro che riferiscono di berne 2 o più bicchieri al dì hanno un rischio di morte dell’8% maggiore per le bibite zuccherate e del 26% maggiore per quelle con dolcificanti artificiali. «Numerosi studi hanno ampiamento dimostrato l’esistenza di un’associazione tra l’aumentato consumo di bevande zuccherate e malattie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipertensione e le malattie delle arterie coronariche – spiega Casati -. Classificate nella categoria di “unhealthy food” sono alimenti a basso valore nutrizionale, a basso potere saziante, ma con un elevato apporto di zuccheri semplici che inducono una risposta insulinica immediata in riferimento all’alto indice glicemico, ossia la capacità ad un rapido alzamento dei valori di glicemia. L’importanza di questo indicatore, a fronte di numerose evidenze scientifiche, mostra come una scelta alimentare che ne evidenzi il dato scientifico, sia necessaria nella prevenzione di malattie dismetaboliche correlate. Allo scopo di promuovere uno stile alimentare corretto e salutare, i carboidrati dovrebbero rappresentare dal 55 al 60% delle calorie totali giornaliere, nella maggioranza zuccheri complessi (cereali e derivati), di cui non più del 10% di zuccheri semplici (compreso fruttosio della frutta). Con il consumo giornaliero di bevande zuccherine si incrementa sensibilmente questa quota, senza un valore nutrizionale appropriato e raccomandato, come invece la frutta con il suo contenuto in fibra idrosolubile». L’OMS raccomanda di sfavorire il consumo di alimenti ad alto contenuto calorico, tra cui bibite e in generale bevande con elevati zuccheri aggiunti, come prevenzione al sovrappeso, obesità e patologie correlate. Casati sottolinea che «da anni si è intensificata la produzione di soft drink, edulcorati con sostanze ipocaloriche o non caloriche, sia naturali che di sintesi chimica, privi o quasi di potere calorico, considerati sicuri dall’Autorità Europea, ma le prove scientifiche risultano ancora limitate e l’uso indiscriminato risulta inopportuno. Tuttavia la tendenza attuale è di utilizzare aromi naturali per le bibite, con un incremento richiesto per gli aromi bio, sweet enhancer, ossia aromi in grado di dare una sensazione di dolcezza, così di poter ridurre la percentuale dello zucchero o dolcificante richiesto, lasciando la percezione del “dolce” il più possibile uguale al prodotto originale».

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L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ottiene il riconoscimento di IRCCS

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (in provincia di Verona) ha appena ottenuto dal Ministero della Salute il riconoscimento di IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) nella disciplina “malattie infettive e tropicali”.
È il secondo ospedale in Italia ad ottenere il riconoscimento per questa disciplina, dopo lo Spallanzani di Roma. Alla guida del Dipartimento di malattie infettive e tropicali è Zeno Bisoffi, professore associato all’Università di Verona, già presidente della Società italiana di Medicina tropicale e della Federazione delle società europee di medicina tropicale e Salute internazionale.
L’Ospedale di Negrar si riconferma così punto di riferimento, fra l’altro, nello studio sulla malaria e i virus trasmessi da zanzare, problema quest’ultimo che si ripropone come ogni anno in questi mesi e “sul quale il nostro centro è attivo da oltre una decina d’anni”, spiega il professor Bisoffi. “La nostra Unità Operativa, assieme allo Zooprofilattico delle Venezie e all’Istituto di Microbiologia dell’Università di Padova, ha collaborato con la Regione del Veneto per creare un modello di riferimento di sorveglianza integrata, monitoraggio e controllo delle infezioni da virus trasmessi dalle zanzare come Dengue, Chikungunya e West Nile, cause ormai ben note di febbre durante la stagione calda”.
Le patologie trasmesse dalla zanzara tigre e dalla zanzara Culex, come febbri emorragiche e malattie neuro-invasive, oltre che la diffusione di questi insetti endemici alcuni da molti anni in varie zone d’Italia, sono costantemente monitorate e l’Unità Operativa del Sacro Cuore è coordinatore scientifico del progetto di sorveglianza epidemiologica delle “febbri estive” per il quale il Veneto è regione pilota. “Vale la pena sottolineare che il problema è assolutamente sotto controllo ed eventuali eccessivi allarmi non sono assolutamente giustificati” rassicura il Prof. Bisoffi che spiega: “Dal 2010 alcune centinaia di persone con febbre durante la stagione estiva sono state sottoposte a test, il che ha permesso di identificare tempestivamente i casi positivi e effettuare le conseguenti misure di controllo degli insetti vettori quando necessario” con azioni di disinfestazione.L’Unità Operativa di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar raccoglie probabilmente la più ampia casistica nazionale nell’ambito delle malattie tropicali e parassitarie. Oltre alla malaria e alle infezioni trasmesse da zanzare, altre principali aree di ricerca e di cura sono la co-morbilità in malattie infettive e la strongiloidosi, patologia parassitaria riemergente e presente anche in Italia sebbene spesso misconosciuta: è causata dal nematode Strongyloides stercoralis, i pazienti sono in gran parte persone anziane che si sono infettate, magari in gioventù o da bambini, camminando in campagna a piedi scalzi, o toccando con le mani terriccio contaminato. Il sintomo più frequente è un prurito generalizzato e molto intenso, ma possono esserci anche lesioni varie sulla pelle (da grattamento e non), dolori addominali ricorrenti e a volte crisi asmatiche. La malattia può diventare rapidamente grave e mortale in caso di immunodepressione, ad esempio in soggetti trattati con cortisone o con farmaci anti-rigetto nel caso di trapianto. Le ricerche coordinate dall’équipe di Negrar hanno permesso di evidenziare la probabile presenza di migliaia di soggetti anziani portatori (quasi sempre del tutto ignari) dell’infezione nelle sole regioni dell’Italia del Nord.
Altro settore di ricerca e cura sono altre cosiddette Neglected Tropical Diseases, cioè, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie tropicali dimenticate perché a lungo trascurate dalla ricerca e dalla sanità pubblica. Colpiscono soprattutto soggetti provenienti da Paesi a basso reddito, della fascia tropicale-subtropicale, ma non solo, come ad esempio la malattia di Chagas, una parassitosi che interessa soprattutto la popolazione di origine sudamericana, o la schistosomiasi, infezione causata da parassiti trematodi diffusa in molte aree tropicali, che in fase acuta può colpire anche il viaggiatore che ha fatto incautamente bagni in acqua dolce in Paesi endemici.
Nessuna di queste malattie è direttamente contagiosa, ma ciascuna può rappresentare un problema clinico potenzialmente molto grave quando non mortale per le persone che, il più delle volte inconsapevolmente, ne sono affette.

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Azienda Ospedaliera di Padova è riconosciuta Centro di Eccellenza di Chirurgia Bariatrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

In occasione dell’VIII Congresso IFSO-European Chapter, tenutosi recentemente ad Atene, la Week Surgery dell’Azienda Ospedaliera di Padova ha ricevuto l’Accreditamento Internazionale come Centro di Eccellenza di Chirurgia Bariatrica. Importante punto di riferimento a livello territoriale, come Centro Hub per la cura e il trattamento dell’obesità, nell’ambito della Rete Regionale Veneta, l’Unità Week Surgery diretta dal Dott. Mirto Foletto dal 2013 (in foto a destra) si avvale della collaborazione di altri due Dirigenti Medici (Dott. Roberto Nistri e Dott. Luca Prevedello) e dei Medici in formazione Specialistica della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università di Padova.
Ogni anno, il Centro eroga circa 300 interventi di chirurgia bariatrica tra cui: Bendaggio Gastrico, Sleeve Gastrectomy, Bypass gastrico, Mini-Bypass Gastrico, Diversione biliopancreatica con “switch” duodenale al fine di garantire al paziente un approccio chirurgico il più possibile personalizzato. Qui vengono assicurate tutte le tecniche chirurgiche riconosciute dalle linee guida italiane e internazionali. Peculiarità del Centro è l’approfondito studio pre-operatorio del paziente obeso che comprende, oltre alla valutazione specialistica, chirurgica e medica, un pattern di esami ematochimici volti a indagare l’assetto metabolico ed endocrinologico, una valutazione dietistica con visite periodiche e un moderno approccio psicologico con la somministrazione di test.La Week Surgery è inserita all’interno del percorso clinico-assistenziale del paziente obeso dell’Azienda Ospedaliera di Padova, a cui afferiscono altre unità operative che si occupano della diagnostica, del trattamento medico e chirurgico del paziente in sovrappeso: Medicina Interna ad indirizzo endocrinologico, Nutrizione Clinica, Psicologia.

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“Ospedale Amico dei Bambini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Como L’ospedale Sacra Famiglia di Erba (Como) è stato certificato dall’UNICEF “Ospedale Amico dei Bambini” per la promozione, la protezione e il sostegno dell’allattamento. Il riconoscimento è stato consegnato al superiore provinciale dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, fra Massimo Villa, dalla Presidente del Comitato UNICEF Como Manuela Bovolenta nell’ambito di una solenne cerimonia che si è tenuta oggi 13 aprile presso l’ospedale classificato.
Oggi l’Ospedale Sacra Famiglia è un punto nascita di primo livello: assicura la presenza 24 ore su 24 del personale medico (Ginecologico, Pediatrico ed Anestesiologico) dando la possibilità di accogliere nati dalla 34ª settimana di gestazione con un peso alla nascita superiore ai 1800 g. Nell’anno 2017 l’ospedale Sacra Famiglia ha registrato 715 nati. Questo dato risulta stabile rispetto all’anno precedente ed è significativo nel panorama demografico della provincia di Como, dove si è assistito ad un calo di nascite del 10 % rispetto al 2016. Sempre nell’anno 2017, il tasso di incidenza di parto operativo vaginale (ventosa) è stato del 6,4% e quello di taglio cesareo del 14,8%. Quest’ultimo dato conferma il pieno rispetto delle buone pratiche ostetriche richieste dall’OMS e colloca questo ospedale classificato tra i più virtuosi della Regione Lombardia.L’ Ospedale Sacra Famiglia era già stato riconosciuto nel 2009 dall’UNICEF come “Ospedale Amico dei Bambini”. Il raggiungimento di quel riconoscimento è stato al tempo stesso un punto di arrivo e di partenza, ponendo l’obiettivo di mantenere nel tempo gli standard UNICEF/OMS. Il percorso verso il nuovo riconoscimento ha richiesto impegno e sinergie ancora maggiori, portando nel novembre 2017 alla riconferma di questo nosocomio che, a tutt’oggi, rappresenta l’unica eccellenza in Lombardia riconosciuta dall’UNICEF.In questi anni, all’Ospedale Sacra Famiglia il tasso di allattamento al seno si è mantenuto superiore all’80%: un risultato che esprime la volontà degli operatori di offrire un’assistenza basata sulle buone pratiche e sul rispetto della fisiologia per la mamma e per il neonato. Non va dimenticato che nel 2017 il blocco parto è stato dotato di una Sala operatoria ostetrica dedicata, nel rispetto del decreto Stato – Regioni. Quest’ultima, unitamente alla nuova Isola Neonatale, permette di gestire l’evento nascita con la maggior sicurezza possibile.
Nell’ottica di offrire un percorso nascita attento all’accompagnamento di madre e bambino, oggi l’Ospedale di Erba offre percorsi assistenziali a sostegno della fisiologia e il più possibile attenti alle richieste emergenti attraverso il Corso di accompagnamento alla nascita sostenuto dal personale ostetrico con l’intervento dell’anestesista e del pediatra, un Ambulatorio della Gravidanza Fisiologica attuato dalle Ostetriche, un ambulatorio della patologia della gravidanza, un ambulatorio per la diagnosi prenatale (Traslucenza Nucale più Duo-Test), un Ambulatorio di Ecografia Ostetrica di II livello, un Ambulatorio del neonato attuato dal personale della Sezione neonatale a sostegno dell’allattamento dopo la dimissione, un Ambulatorio del follow-up per neonati non fisiologici, un percorso di Sostegno alla Genitorialità sostenuto da diverse figure professionali (ostetriche, ginecologi, pediatri, assistenti sociali, Servizio Tutela Minori del territorio), un Ambulatorio dei disturbi della nutrizione pediatrica e un Ambulatorio di gastroenterologia pediatrica.
L’iniziativa internazionale “Baby Friendly Hospital – Ospedale Amico dei Bambini” è stata lanciata nel 1991 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) per assicurare che tutti gli ospedali accolgano nel miglior modo possibile i bambini neonati e che divengano centri di sostegno per l’allattamento materno. Un Ospedale Amico compie una trasformazione dell’assistenza a mamme e bambini nel proprio punto nascita, applicando i “Dieci passi per la promozione, la protezione ed il sostegno dell’allattamento materno”.In Italia sono attualmente riconosciuti 26 ospedali che, con le 7 Comunità Amiche dei Bambini e i 3 Corsi di Laurea Amico dell’Allattamento, formano il programma UNICEF: Insieme per l’Allattamento.

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E’ morto Fabrizio Frizzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

La sua morte ha colto tutti di sorpresa. E’ deceduto, all’età di 60 anni, questa notte all’ospedale Sant’Andrea di Roma colpito da una grave emorragia cerebrale. Lascia un grande vuoto non solo tra i suoi cari dalla moglie Carlotta, alla figlia Stella, al fratello Fabio ma per tutto il mondo dello spettacolo e al suo grande pubblico che lo seguiva con una forte carica di simpatia nella sua trasmissione “L’Eredità”. Già mesi fa era stato colto da malore e a lungo ricoverato in ospedale. Aveva da poco ripreso il suo impegno in Rai e un po’ tutti noi avevamo tirato un sospiro di sollievo.
Tra i molti che hanno fatto pervenire il loro cordoglio in redazione riprendiamo quanto ci ha scritto il senatore Ignazio La Russa: “Con la scomparsa di Fabrizio Frizzi se ne va non solo un grande artista che per anni ha tenuto compagnia a milioni di italiani ma anche e soprattutto, una grande persona. Ricordo ancora il suo entusiasmo quando, da ministro della Difesa, chiesi proprio a lui e a Rita dalla Chiesa, di condurre le celebrazioni per il 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Alla sua famiglia e ai suoi cari vanno le mie sincere condoglianze”.
E la Rai così commenta la notizia: “Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano”. Poche ma significative parole che riempiono i nostri cuori di commosso ricordo e di grande affettuosa vicinanza associandoci a quanti gli sono stati al suo fianco nella vita familiare e di artista. Ciao Fabrizio.
I funerali si terranno mercoledì 28 marzo alle 12 nella chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma e la camera ardente è stata allestita a partire da domani presso la sede della Rai in viale Mazzini.

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Ospedale San Carlo di Nancy: personale in stato di agitazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Roma. Si fa sempre più dura la vertenza dei lavoratori dell’Ospedale San Carlo di Nancy. Dopo la proclamazione dello stato di agitazione del personale, Fp-Cgil Roma e Lazio Cisl-Fp Roma Capitale Rieti e Uil-Fpl Roma e Lazio insieme alle Rappresentanze sindacali aziendali, hanno infatti chiesto la convocazione urgente al Ministero del lavoro. “Occorrono soluzioni alla grave carenza di personale nei reparti di degenza, nei servizi, nelle sale operatorie, nei reparti di terapia intensiva e nel pronto soccorso dell’Ospedale” denunciano le organizzazioni sindacali in una nota. “Carenze che mettono a rischio i percorsi di cura e assistenza e che riguardano tutti i profili” proseguono le federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil. “A partire dal personale infermieristico, continuamente spostato di reparto per sopperire alle emergenze e spesso spedito nelle aree critiche senza opportuna formazione, con conseguente riduzione dei Livelli minimi di assistenza previsti dalla Legge. Così come avviene per il personale ausiliario e per gli Oss, ormai ridotti all’osso tanto da rendere impossibile garantire tutte le funzioni previste e finendo per gravare sulle attività lavorative dell’infermiere di turno. O per gli amministrativi, costretti a svolgere continuamente lavoro straordinario”. “Per questo dopo 8 mesi di tentativi che si sono inesorabilmente scontrati con l’assoluta chiusura dei vertici dell’Ospedale, abbiamo scritto al Ministero del lavoro per chiedere una convocazione urgente”, concludono le tre sigle sindacali. “E non ci fermeremo finché non avremo trovato una soluzione condivisa che garantisca i lavoratori e la qualità dei servizi alla salute”.
L’Ospedale San Carlo di Nancy, nato nel 1932, sorge sulla Via Aurelia a poca distanza dalla Città del Vaticano.La struttura ospedaliera, classificata ospedale generale di zona sin dal settembre del 1976, è in grado di assistere circa 14mila pazienti l’anno in regime di ricovero ordinario .
Negli ultimi anni, il complesso ospedaliero ha subito una profonda riconfigurazione, caratterizzandosi progressivamente in senso specialistico e trovando una sua identità come ospedale prevalentemente chirurgico, con una forte vocazione oncologica e un consistente rafforzamento di tutta l’area dell’emergenza sanitaria. L’Ospedale San Carlo di Nancy eroga le proprie prestazioni in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale della Regione Lazio sia per le attività di ricovero che per quelle ambulatoriali e di pronto soccorso.

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In Campania Università e scuole di specializzazione di chirurgia da anni senza ferri chirurgici

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ospedale-di-Cava-de-Tirreni“All’ospedale di Cava de’ Tirreni mancano da anni i ferri chirurgici per la sala operatoria”: la denuncia arriva dai consiglieri comunali di Fratelli di Italia, Clelia Ferrara e Renato Aliberti, che riportano l’inquietudine dei medici cavesi . Da quasi due anni infatti e nonostante siano state espletate tutte le procedure di gara la sala operatoria del reparto di chirurgia generale e d’urgenza e’ ancora sprovvista di ferri chirurgici”.”Siamo alla situazione paradossale – spiegano i due esponenti di Fratelli di Italia – che i medici dell’ospedale di Cava per non interrompere l’attività operatoria siano costretti ad utilizzare i ferri chirurgici personali che iniziano peraltro ad essere usarati “.
“E se questa è la condizione delle sale operatorie delle Università che dovrebbero essere poli di ricerca ed eccellenza figuriamoci in quali condizioni versano gli ospedali di frontiera” commentano i due politici salernitani. “I responsabili di tale ennesima vergogna della sanità in Campania hanno un nome e cognome: il direttore generale dell’azienda ospedaliera Ruggi D’Aragona Nicola Cantone e il commissario Vincenzo De Luca che continuano a gestire il comparto senza sradicare le ottiche clientelari , abbandonando invece i tanti operatori che ,tra mille difficoltà e l’indifferenza dei potenti ,provano a rispondere alle richieste di assistenza dei cittadini” – il Sindaco Servalli batta un colpo per dire che è ancora alla guida della città e si unisca alla nostra protesta” concludono i due consiglieri cavesi.

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Monza: Far west tangenti nella Sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

regione lombardiaMilano. “Dopo le tangenti sulle dentiere arrivano quelle sulle protesi ortopediche; sono anni che ripetiamo che non esistono controlli sufficienti nella Sanità Lombarda e che chiediamo una verifica a tappeto su anomalie arcinote. Siamo riusciti a inserire nella legge sull’evoluzione del sistema sanitario lombardo l’Agenzia dei controlli ma evidentemente un sistema di controlli efficaci a prevenire queste speculazioni indegne sulla pelle di malati indifesi non c’è. Maroni e la sua Giunta continuano a vantare un sistema eccellente che però fa acqua da molte parti, la direzione della struttura accreditata prende le distanze dai medici accusati ma intanto pare che a centinaia di pazienti siano state impiantate protesi di qualità scarsa pagate dal sistema sanitario pubblico. Altro che eccellenza, il sistema sanitario lombardo ha bisogno di intensificare i controlli e i dipendenti che denunciano fattacci del genere devono essere ascoltati dalle direzioni e tutelati”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.
“Se le persone continuano a vedere che succedono fatti del genere non c’è poi da stupirsi che perdano fiducia anche in medici che lavorano coscienziosamente e onestamente, è quindi un dovere preciso della Regione prevedere i controlli rigorosi per evitare una perdita di credibilità dei medici e delle cure che vengono prestate. A pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini che si vedono curati male, a costi maggiori e secondo interessi dei fornitori e dei medici corrotti che partecipano al giro di mazzette. Ancora una volta è grazie a un dipendente, e non all’agenzia regionale dei controlli di Maroni, che lo scandalo è emerso. Da questo punto di vista, oltre a chiedere controlli a tappeto nella Sanità Lombarda, chiederemo un rafforzamento delle tutele per i dipendenti di enti pubblici che denunciano queste porcate”, concludono i portavoce del M5S.

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Sclerodermia: ospedale di Bergamo apre centro specialistico

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo. Nasce al Papa Giovanni XXIII “Scleroderma Unit”, centro dedicato alla diagnosi e alla cura della sclerodermia. L’attivazione è arrivata nei giorni scorsi grazie al contributo dell’associazione GILS – Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia Onlus. L’ambulatorio ultra-specialistico, grazie al suo approccio multidisciplinare, rappresenta il solo punto di riferimento per questa rara malattia a livello provinciale, il quinto a livello regionale.Si tratta della formalizzazione di un’attività che la Reumatologia del Papa Giovanni sta portando avanti da diverso tempo. Sono oltre 200 i casi di Sclerodermia già presi in carico negli ambulatori e nel day-hospital di Reumatologia.La Sclerodermia (denominata anche Sclerosi sistemica progressiva) è una malattia infiammatoria sistemica del tessuto connettivo, caratterizzata da una sofferenza vascolare, prevalentemente del microcircolo capillare, e da accumulo di collagene (fibrosi) a carico della cute e in alcuni casi di vari organi/apparati (cuore, polmone, apparato gastroenterico, articolazioni, muscoli). Il sintomo di esordio è rappresentato, nella maggior parte dei casi, dal Fenomeno di Raynaud o “sindrome delle mani bianche”, con o senza dolore articolare. Il fenomeno di Raynaud è scatenato dal freddo e dalle variazioni di temperatura e colpisce le estremità delle mani e dei piedi. La reale diffusione della malattia non è precisamente definita; colpisce soggetti di tutte le età, esordisce più frequentemente tra i 20 e i 40 anni, sono maggiormente colpite le donne (nei diversi studi il rapporto femmine /maschi varia da 4/1 a 15/1). In mancanza di un registro epidemiologico si stima che in Italia colpisca circa 25.000 persone. Grazie alle nuove possibilità di cura, oggi è possibile, soprattutto in caso di diagnosi precoce, migliorare sensibilmente la qualità della vita e la prognosi di questi pazienti. La collaborazione con GILS fa seguito al progetto già avviato per la gestione e la cura delle donne con malattie reumatiche autoimmuni in gravidanza all’Ospedale Papa Giovanni XXIII e che sarà rinnovato per il triennio 2018-2020. Un progetto che ha visto la collaborazione tra l’ASST Papa Giovanni XXIII, con la Medicina interna diretta da Antonio Luca Brucato e la Reumatologia di Massimiliano Limonta, e le tre associazioni GILS, Alomar – Associazione Lombarda Malati Reumatici e LES – Gruppo Italiano per la Lotta contro il Lupus Eritematoso Sistemico Onlus. Lo ha sottolineato Carla Garbagnati Crosti, presidente di GILS: “Proprio da quella buona collaborazione è nata l’idea di aggiungere, alle dieci strutture già presenti a livello nazionale, una struttura anche a Bergamo. L’obiettivo è quello di mettere al centro il paziente. Per questo chiediamo a tutte le Scleroderma Unit che aderiscono alla rete di GILS di rispettare alcuni criteri da noi fissati: lavoro in rete con gli altri specialisti, continuo aggiornamento da parte dei reumatologi e degli immunologi, possibilità per il paziente di partecipare a studi clinici e trattamenti innovativi. Bergamo risponde a questi requisiti”. Ben radicate nel mondo anglosassone e statunitense, le Scleroderma Unit stentano a diffondersi in Italia proprio per la rarità di casi di sclerosi sistemica accertati. Quella nata al Papa Giovanni XXIII è la quarta struttura di questo tipo in Regione Lombardia, dopo quelle del Policlinico San Matteo di Pavia, dell’IRCCS Policlinico di Milano e dell’ASST Ovest Milanese – Legnano.“L’aspetto interessante offerto ora ai pazienti è la possibilità di mettere in rete le conoscenze con le altre strutture, grazie al nuovo centro appena creato. Si tratta di un valore aggiunto essenziale per una malattia autoimmune con interessamento multiorgano – ha spiegato Massimiliano Limonta, direttore della Reumatologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Nel nostro ospedale il reumatologo segue il paziente e coordina il percorso diagnostico/terapeutico ottimale in stretta collaborazione con tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi e nel trattamento delle complicanze di questa patologia”.
La filosofia di fondo delle Scleroderma Unit è proprio quella di assistere il malato a 360 gradi. Una filosofia che si sposa alla perfezione con la mission di un grande ospedale generalista come il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che favorisce l’approccio globale multidisciplinare nei percorsi di cura e follow-up. “Siamo convinti che una struttura sanitaria completa come la nostra offra diverse opportunità in più ai malati di sclerodermia – ha dichiarato Carlo Nicora, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Ringrazio l’associazione GILS, una delle associazioni che ci hanno aiutato in passato in un progetto innovativo con la Medicina interna e la Reumatologia, in un’ottica coerente con una delle nostre specialità: la salute della madre e del bambino. Questa collaborazione ora aiuterà la nostra Reumatologia a offrire ai malati di sclerodermia una diagnosi precisa e precoce e le migliori cure perché appropriate, efficaci e continue”.

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Un italiano su tre ha la pressione alta

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

pressione arteriosaBrescia, 16 gennaio 2017 – L’ipertensione rappresenta oggi uno dei maggiori rischi di mortalità cardiovascolare. Un italiano su tre ha livelli elevati di pressione, una situazione che ha implicazioni non soltanto mediche ma anche sociali ed economici. E’ questo il messaggio di Enrico Agabiti Rosei, Direttore del Dipartimento di Medicina della Azienda Spedali Civili di Brescia e Presidente della ESH, European Society of Hypertension, in apertura del congresso dal titolo “ESH update on hypertension and cardiovascular protection”, promosso a Brescia dalla Fondazione Internazionale Menarini e di cui Agabiti Rosei è presidente.
«Stiamo parlando di una condizione che interessa l’apparato cardiovascolare che può portare a gravi conseguenze soprattutto a carico di arterie, cuore, rene e cervello. Si calcola che nel mondo provochi ogni anno oltre otto milioni di decessi. La Società Europea di Ipertensione è molto attenta a questo scenario ed è impegnata al miglioramento del controllo della pressione tra la popolazione generale. Uno degli strumenti principali è l’informazione, sia dei cittadini sia dei medici. E tra gli appuntamenti principali di quest’anno si segnala appunto il congresso di Brescia». Tra i temi principali, il miglior trattamento per ridurre il rischio cardiovascolare, l’analisi di nuovi fattori di rischio, l’associazione tra problemi cardiovascolari e altre condizioni, l’ipertensione nei bambini e negli adolescenti, la differenza di trattamento tra uomini e donne.
«Le donne non percepiscono le malattie cardiovascolari come un importante problema di salute, nonostante sia evidente che le donne sono a maggior rischio rispetto agli uomini di morire per malattie del cuore associate a problemi di pressione» avverte Maria Lorenza Muiesan, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, Università di Brescia. «Una corretta strategia di prevenzione dovrebbe prevedere una maggiore conoscenza dei diversi fattori di rischio nella donna, come per esempio l’ipertensione in gravidanza e la presenza concomitante di malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso. Il sesso femminile rappresenta uno dei principali fattori associati a una maggiore prevalenza di “ipertensione da camice bianco”, caratterizzata da un aumento stabile dei valori pressori quando misurati in ambiente clinico e dalla pressoché completa normalizzazione dei valori pressori quando misurati al di fuori del contesto clinico. In ultimo non va dimenticato la progressiva perdita del fattore protettivo esercitato dagli ormoni femminili, riduzione che si verifica in post-menopausa con la riduzione degli estrogeni». Un’altra situazione in cui l’ipertensione può creare problemi è la gravidanza.
«L’ipertensione è presente in circa una gravidanza su dieci» conferma Renata Cifkova, del Centro per la Prevenzione Cardiovascolare all’Università di Praga, Repubblica Ceca.
«E’ importante distinguere i casi in cui la donna è già ipertesa prima della gravidanza, oppure se è proprio la gravidanza a indurre ipertensione (la cosiddetta ipertensione gestazione). Le linee guida della Società Europea di Ipertensione raccomandano il trattamento farmacologico nelle donne gravide se la pressione è superiore a 150 mmHg, mentre il trattamento antipertensivo deve iniziare già con un livello di 140 mmHg se la donna soffre di ipertensione gestazionale. Le donne con alto o moderato rischio di pre-eclampsia dovrebbero assumere 75 mg di aspirina ogni giorno nelle dodici settimane prima del parto. Donne che presentano ipertensione nella loro prima gravidanza hanno un rischio maggiore nella gravidanza successiva. Più precocemente si manifesta l’ipertensione nella prima gravidanza e più elevato è il rischio che l’ipertensione di manifesti nella seconda gravidanza. Le donne che sviluppano ipertensione gestazione o pre-eclampsia hanno un rischio più elevato di ipertensione, ictus e infarto in futuro. Per queste donne è raccomandato uno stile di vita sano e un controllo periodico, preferibilmente annuale, per misurare la pressione e tenere sotto controllo altri fattori metabolici».
Agabiti Rosei, infine, si sofferma sull’articolato problema della scarsa aderenza alla terapia. «È un aspetto che va affrontato sotto molti aspetti. La relazione medico-paziente non può essere limitata da tempi troppo stretti e richiede una precisa motivazione del curante. Il sistema deve poi favorire l’uso appropriato dei farmaci e se possibile risolvere i vari problemi economici e organizzativi. Spesso tutto ciò non basta e allora dovranno essere cercati sistemi più incisivi per favorire l’assunzione delle terapie in modo regolare, per esempio con l’aiuto, in vari modi, della telemedicina. C’è poi la semplificazione della terapia, in particolare con la riduzione del numero di compresse da assumere».
Una posizione condivisa anche da Michel Burnier, del Servizio di Nefrologia e Ipertensione dell’Università di Losanna, Svizzera. «Oggi la gestione clinica dell’ipertensione raccomanda un corretto stile di vita, con consigli che riguardano la perdita di peso, una minore assunzione di sale, maggiore esercizio fisico, cui si associa l’assunzione di farmaci per ridurre la pressione arteriosa» commenta Burnier. «Però l’aderenza del paziente alle indicazioni del medico rappresenta il maggiore determinante nel successo terapeutico, e i cambiamenti nello stile di vita necessitano di una perseveranza a lungo termine per essere efficaci. Allo stesso tempo, anche la terapia va seguita scrupolosamente, mentre secondo diverse ricerche i pazienti che smettono di assumere i farmaci rappresentano una percentuale molto alta. Ciò è dovuto al fatto che l’ipertensione è spesso asintomatica, ma anche perché i pazienti sono frequentemente affetti da più patologie e costretti ad assumere molti farmaci. Da questo punto di vista la disponibilità di farmaci in associazione contro l’ipertensione, e quindi poter assumere una sola compressa, può rappresentare un’arma in più per invogliare il paziente a proseguire la terapia».

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Aleppo: Nonostante l’embargo continuiamo a curare tutti

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

aleppoAleppo. Il Prof. Emile Katti, Direttore dell’Ospedale La Speranza (AL Rajaa) di Aleppo (Siria), cristiano, lavora con uno staff di circa 70 medici, la maggior parte dei quali musulmani. La struttura è un modello di collaborazione fra professionisti di diverse fedi ed etnie, e anche per questo rappresenta un fattore di speranza per il futuro della nazione. Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, lo ha incontrato nella sede romana della Fondazione pontificia. “Nella parte occidentale di Aleppo attualmente c’è carenza di elettricità ed acqua. Quest’ultima arriva ogni 10 giorni circa, anche se la costruzione di 130 pozzi da parte dello Stato ha permesso di evitare gli effetti dell’embargo. Gli ospedali pubblici funzionano, e ad essi se ne aggiungono altri 5 privati, con una disponibilità di 50-80 letti per ognuno. La sicurezza purtroppo non c’è: nei giorni scorsi, ad esempio, in quest’area sono cadute una ventina di bombe di mortaio. E le bombe non distinguono fra religione ed etnia….”. Katti ha parlato in particolare della parte ovest della città, perché “i media occidentali si concentrano sulla zona Est di Aleppo, sottovalutando le difficoltà della parte occidentale. C’è disinformazione, perché le bombe di mortaio e i missili arrivano anche su di noi.”. In qualità di direttore di una struttura sanitaria ha fatto notare che “l’embargo pone problemi per i rifornimenti di materiale necessario a fronteggiare l’emergenza umanitaria. Farmaci e altri prodotti destinati al settore sanitario provengono da nazioni che non aderiscono all’embargo. Quando la situazione lo permette noi continuiamo a curare non solo i feriti a causa del conflitto, ma anche i malati cronici, senza badare al credo e all’etnia. Ma il rifornimento è comunque difficile, per cui faccio appello ai decisori politici, che debbono essere solidali con la popolazione!”. Le comunità islamica e cristiana, nella quotidianità, prosegue il medico siriano “hanno sempre collaborato pacificamente, per cui non si può dire che il conflitto sia nato da contrasti fra appartenenti a religioni diverse. La guerra è stata causata da attori esteri, i quali, per interesse, hanno creato divisioni fra le diverse componenti della società siriana.”. E in merito alle soluzioni per il futuro della nazione l’opinione di Katti è chiara: “tutte le comunità, indipendentemente dalla religione e dall’etnia, debbono godere gli stessi diritti per una pacifica convivenza. Vogliamo uno Stato che garantisca alle minoranze il diritto di esistere. Il Presidente Assad è stato legalmente eletto e, per quanto riguarda le prossime elezioni, deve essere il popolo siriano a decidere, non altre nazioni.”. Rivolgendosi ai cattolici italiani, ha concluso il medico, “chiedo preghiere per il popolo siriano e solidarietà, che si può dimostrare finanziando i progetti sostenuti dalla Chiesa.”. (foto: aleppo)

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Bombardato ospedale in Yemen: proviamo enorme rabbia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

ospedale bombardatoMedici senza frontiere ci informano: “Sabato scorso, l’ospedale che supportiamo ad Haydan ha ricevuto 28 bambini feriti e 10 morti, dopo un attacco aereo che ha colpito una scuola. Tutti avevano tra i 6 e i 15 anni.Due giorni dopo, il 15 agosto alle 15.45, una bomba è caduta sull’ospedale supportato da MSF ad Abs, nella parte nord-occidentale del Paese. Proviamo enorme rabbia perchè l’attacco aereo ha ucciso 14 persone, tra cui un membro del nostro staff, e ne ha ferite almeno 24 nel posto in cui dovevano essere più al sicuro.In Yemen, le persone continuano a essere uccise e ferite mentre cercano di essere curate. Abbiamo subito quattro attacchi in meno di 12 mesi. È inaccettabile!Al momento del bombardamento, nell’ospedale c’erano 23 pazienti in chirurgia, 25 nel reparto di maternità – tra cui 13 neonati – e 12 in pediatria. (foto: ospedale bombardato)

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Bombe su un ospedale di Medici senza Frontiere in Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

Maria Pilar Perèz AspaMacerata. Un nuovo attacco contro un ospedale in Siria miete ancora vittime tra i medici e i pazienti. Un ospedale sostenuto da Medici Senza Frontiere (Msf), partner del Macerata Opera Festival, centro di riferimento specializzato in pediatria che forniva cure mediche essenziali a circa 70.000 persone nella città siriana di Millis, nella provincia di Idlib. Sabato 6 agosto è stato distrutto, quattro membri dello staff dell’ospedale e altre nove persone – tra cui cinque bambini e due donne – sono stati uccisi nei due attacchi aerei che hanno centrato direttamente l’ospedale e nei due attacchi che hanno colpito le vicinanze dell’edificio. Altri sei membri dello staff sono rimasti feriti.È sempre maggiore l’intensità del conflitto nella zona che ha distrutto la maggior parte dell’edificio: la sala operatoria, l’unità di terapia intensiva, il reparto di pediatria e circa l’80 per cento dei dispositivi medici, le ambulanze e il generatore.
Macerata Opera Festival esprime tutta la solidarietà al Partner Medici senza Frontiere per il grave attacco subito e fa appello al pubblico del Festival perché doni in questa ultima settimana a favore dell’organizzazione umanitaria Premio Nobel per la Pace. È possibile farlo liberamente in occasione di ogni serata e spettacolo del Festival, all’ingresso dello Sferisterio durante le Opere, e infine sarà possibile farlo giovedì 11 agosto partecipando allo spettacolo Medea, a favore di MSF. Per ogni biglietto acquistato saranno devoluti 2€ alla campagna Milioni di Passi. (foto: Maria Pilar Perèz Aspa)

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Ospedale G. Eastman: ennesimo impegno non rispettato dalla Regione Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2016

Ospedale G. EastmangAncora una volta la riorganizzazione della rete sanitaria laziale si realizza con un taglio ai servizi di assistenza ai cittadini. Proprio ora, la chiusura dei posti letto nell’Ospedale G. Eastman da parte della Direzione Aziendale del Policlinico Umberto I.
La chiusura della degenza comporta una conseguente riduzione dei servizi come la pre -ospedalizzazione e l’attività di camera operatoria. L’Ospedale G. Eastman dal 1 gennaio 2016 è stato trasferito alle dipendenze del l’ Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I. In quella occasione, proprio per garantire tutte le attività assistenziali che venivano svolte all’interno dell’Ospedale G. Eastman, già centro di eccellenza Odontoiatrico della Regione Lazio, è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra la stessa Regione Lazio, le direzioni Aziendali (Policlinico Umberto I e ex ASL Roma A) e le Organizzazioni Sindacali.
Ad oggi appare evidente che lo stesso protocollo è stato disatteso dalla Direzione Aziendale del Policlinico ed anche dalla Regione Lazio che è deputata a vigilare sulla riorganizzazione della rete assistenziale stabilita all’interno dei piani operativi 2014/2016.
E’ evidente, che gli annunci dello stesso Presidente della Regione Lazio, nei quali si dichiara una più efficace ed efficiente sanità laziale, basata sulla riorganizzazione della rete assistenziale, sono rivolti solamente ai tagli dei servizi ai cittadini.
Siamo fortemente preoccupati per la cittadinanza della capitale e di tutti gli utenti che si rivolgono ad un polo di eccellenza, che da oggi, non vengono più garantite le principali attività di assistenza. Gli slogan e le inaugurazioni servono a poco quando vediamo che si chiudono intere attività assistenziali. Chiediamo interventi rapidi concreti da parte del Presidente della Regione Lazio.

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