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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Posts Tagged ‘ospedale’

Covid, ecco come si prende e come viene gestito. Storia quotidiana: un ospedale fiorentino

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Con la diffusione di Omicron, il covid ci sta riguardando molto di più, pur lievi pare che siano le conseguenze. Ma com’è che in tanti si infettano nonostante abbiamo già maturato esperienza, istituzioni e singoli, per la prevenzione? F. cadendo per strada a Roma, dove è in visita con la moglie, si rompe una gamba. E’ il 31 dicembre. Portato dopo 40 minuti in un vicino ospedale, gli viene proposta operazione o di andare a Firenze, dove vive ed ha i suoi cari, con ambulanza a proprie spese. Stante l’operazione, e soprattutto la riabilitazione, F. decide di tornare a Firenze. Il giorno di Capodanno, alle 9 parte e arriva all’ospedale Careggi di Firenze dopo due ore e mezza. Inizia il caos. Nessuno sa nulla, nessuno sa dire cosa fare e solo la notizia che giungeva da Roma fa sì che viene data precedenza. F. entra. La moglie rimane fuori e con fatica fa accettare il suo beauty, e solo perché conteneva medicinali salva vita indispensabili per il marito e non disponibili in ospedale Da lì, vuoto di notizie. Contatti fra moglie e marito solo perché nel beauty c’erano anche telefono e batteria. Preoccupazione dei coniugi, ché a Roma gli era stato detto che in massimo due giorni doveva essere operato… ma sembra che a Careggi seguano un protocollo diverso. F. è fermo, immobile a letto. Solo il 3 gennaio la moglie parla con un medico. L’intervento viene rinviato: la sala operatoria serve per un’urgenza ictus. Si scopre intanto che il degente ictus è positivo, sala operatoria inutilizzabile e tutti devono essere controllati, e questo ritarda la macchina organizzativa. Il 5 gennaio F. viene operato ma nessuno chiama la moglie e nemmeno il giorno successivo. La moglie parla con un medico solo il giorno 7 gennaio. Nessuno le dice che da analisi successive il marito ha un brusco calo dell’emoglobina e che potrebbe essere necessaria una tac con contrasto. La moglie lo scopre solo il giorno 8 gennaio. I medici cambiano ogni giorno e non tutti hanno la medesima disponibilità. Alla moglie viene detto che il marito deve effettuare un tampone (non spiegano perché)… informazione scoperta grazie ad un’amica infermiera. Il giorno 9 gennaio è domenica e nessuno informa. Lunedì 10 gennaio la moglie scopre che il marito è positivo al covid, così come la sua amica infermiera, che le dice che un’altra persona che ha partorito, tampone di entrata negativo, al momento delle dimissioni era positiva. F. è abbandonato a se stesso. La moglie decide che deve tirarlo fuori da lì. L’11 gennaio la moglie telefona a tutte la case di cura ma la risposta è sempre la stessa: devono dare precedenza alla Asl e possono solo se lo manda la Asl. Altre strutture non hanno reparti covid quindi non lo possono prendere a prescindere. Alla fine la moglie trova una casa di cura per la fisioterapia che lo prenderebbe anche in ragione della giovane età (poco più che quarantenne). All’ospedale la moglie, dopo aver sempre parlato con persone diverse, si sente dire che lei moglie non può prenotare la casa di cura. Ma a seguito di insistenze e arrabbiature… “faremo sapere nel pomeriggio”. Nel mentre F., lasciato su una sedia e stanco di aspettare, anche perché infreddolito, si mette da solo in piedi. Oggi, mentre scriviamo (13 gennaio), la moglie non è stata ancora chiamata. F. è testimone di discussioni tra fisioterapisti per le cure che gli necessiterebbero, visto che avrebbe dovuto stare seduto e in piedi solo con aiuto. Alla fine sembra che si siano messi d’accordo. Il medico (che avrebbe dovuto chiamare l’11 pomeriggio) ha provato a giustificarsi pur essendosi scusato per l’accaduto.F. sta andando per la degenza e fisioterapia post-operatoria in casa di cura reparto covid, infezione contratta in ospedale.: http://www.aduc.it

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Il robot dell’Ospedale di Bergamo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2021

E’ ora in uso anche per il trattamento del tumore al colon. La sala operatoria che ospita la piattaforma chirurgica robotica ha ospitato nelle scorse settimane sette interventi per la rimozione di tumori al colon sinistro. La chirurgia robotica garantisce una minore invasività rispetto alla chirurgia tradizionale ‘a cielo aperto’. L’accesso al campo operatorio avviene attraverso piccoli fori, senza dover fare ricorso ad incisioni chirurgiche estese. Ciò si traduce per il paziente in minore dolore post-operatorio e in tempi di recupero più rapidi. Le ferite, più piccole, presentano minori rischi di complicanze, come infezioni o sanguinamenti. Più rapida è infine la ripresa della ordinaria attività quotidiana e delle funzioni dell’organo, nello specifico di quelle intestinali. Il mancato taglio ha infine un riflesso positivo dal punto di vista estetico. Per il chirurgo, i sistemi per la chirurgia robotica garantiscono un’estrema precisione nei movimenti. Anche la visione del campo operatorio è favorita dall’enorme ingrandimento ottico e dalle possibilità di dettaglio offerte dal monitor con visione tridimensionale. La chirurgia dei tumori addominali, che al Papa Giovanni è eseguita dalla Chirurgia 1 diretta da Alessandro Lucianetti con una casistica di elevata complessità, è tra le attività più promettenti in tema di chirurgia laparoscopica robot-assistita. Le potenzialità del robot, oltre che nei tumori del colon, possono in prospettiva essere sfruttate per la rimozione chirurgica delle neoplasie del tratto gastroenterico al retto e allo stomaco. Fondamentale per l’individuazione tempestiva di questi tumori è l’attività diagnostica che al Papa Giovanni XXIII viene realizzata dalla Gastroenterologia 2 – endoscopia digestiva, diretta da Salvatore Greco. Grazie a questa e ad altre collaborazioni multidisciplinari, il team di chirurghi toraco-addominali si occupa tra l’altro di tumori dell’esofago, dell’intestino tenue, del trattamento dei melanomi e sarcomi e di interventi chirurgici dell’area pneumo-mediastinica, per la cura delle più importanti malattie polmonari e pleuriche, sia oncologiche che funzionali. Come parte del Trauma Center di riferimento di Regione Lombardia, la Chirurgia 1 è infine attiva per gli interventi in urgenza di problematiche acute del distretto toraco-addominale, sia traumatiche sia derivanti da patologie organiche, come pneumotorace, occlusione e perforazione viscerale, colecistite acuta, appendicite. Anche le procedure in urgenza vengono eseguite, dove indicato, con tecnica mini-invasiva.

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La telemedicina è al servizio dell’integrazione ospedale-territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

Il dottor Rossi avvia la videoconferenza e attende che si colleghi il signor Bianchi, li raggiungerà a breve anche la dottoressa Verdi. Non è l’inizio dell‘ennesimo meeting di lavoro, ma quello di una tele-visita, dove il dottor Rossi è il medico curante del signor Bianchi e la dottoressa Verdi la collega coinvolta per un parere specialistico.Un’eventualità che potrebbe diventare sempre più frequente nel contesto sanitario post-pandemico, dove saranno necessari nuovi modelli di assistenza basati sull’utilizzo della telemedicina e delle innovazioni digitali, così come indicato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Proprio per rispondere a questa esigenza e, in particolare, a quella di una maggiore integrazione ospedale-territorio, soprattutto per la gestione delle cronicità, Siemens Healthineers lancia la piattaforma di telemedicina Minerva, presentata al 53° Congresso Nazionale SIBioC.Tra le funzionalità di Minerva, un sistema di videoconferenza che permette al medico e al suo paziente di effettuare videochiamate a cui invitare eventualmente anche un parente o un caregiver, così come un altro medico per una visita multidisciplinare.Ma sono molti altri i servizi che Minerva mette a disposizione del paziente, sia come portale web, sia come App sulle piattaforme iOS e Android: prenotazioni di visite ed esami, distribuzione referti, gestione dei consensi, registrazione dei parametri vitali anche quelli rilevati da dispositivi indossabili come smartwatch, notifiche e promemoria (assunzione di un farmaco, compilazione di un questionario, data di una visita, etc), per citarne solo alcuni.L’altra faccia di Minerva è poi il portale a disposizione dei medici che consente loro, ad esempio, di accedere a dashboard con statistiche sul numero di pazienti, appuntamenti, annullamenti, richiedere/fornire consulenza a colleghi e specialisti, predisporre questionari rivolti ai pazienti, gestire i piani di cura.La piattaforma, inoltre, offre vantaggi a livello di sistema, perché è in grado di integrare dati dei pazienti registrati in database eterogenei, caratteristica particolarmente funzionale agli attuali processi di cura che implicano sempre più il coinvolgimento di diverse unità organizzative all’interno delle strutture sanitarie. Minerva sfrutta l’analisi dei dati per evidenziare aree di miglioramento assistenziale e identificare i pazienti a rischio, monitora le metriche operative per promuovere l’efficienza.Grande attenzione è stata dedicata all’implementazione degli aspetti di sicurezza. Il paziente può infatti controllare tramite il meccanismo dei consensi a chi rendere disponibili le proprie informazioni (in toto o limitatamente a un set di informazioni/esami) ed eventualmente porre una scadenza. Può anche verificare tramite log specifici chi ha fatto accesso ai suoi dati e quando. E può applicare il diritto all’oblio, chiedendo che tutti o parte dei propri dati vengano oscurati da un certo momento in poi.

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Medicilio, l’innovativo servizio che porta l’ospedale a casa del paziente

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

Permette agli utenti di prenotare facilmente visite mediche domiciliari senza dover rinunciare a qualità dei trattamenti e sicurezza della persona. Nell’era in cui è possibile ordinare qualsiasi cosa comodamente da casa, Medicilio si propone come pioniere dell’healthcare delivery, un nuovo approccio alla cura della persona, frutto dell’incontro tra medicina e innovazione. Grazie a un solido know how tecnologico, competenze scientifiche e accessibilità online, Medicilio porta i servizi ospedalieri nel luogo di maggior sicurezza e confort per ogni paziente: la sua abitazione. L’obiettivo è quindi offrire il massimo confort ai pazienti che non vogliono o non possono spostarsi, garantendo al tempo stesso tempi di attesa sensibilmente ridotti e la medesima qualità delle strutture fisiche. In questa prima fase i servizi offerti da Medicilio spaziano da radiologia (esami radiografici), fisioterapia (riabilitazione e tecarterapia), cardiologia (elettrocardiogramma e holter), dermatologia (analisi nei sospetti), odontoiatria (igiene dentale e sbiancamento), telemedicina (consulti con medico di base online). I servizi sono prenotabili comodamente online oppure tramite le convenzioni stipulate con strutture ospedaliere e reti di farmacie. Attualmente, Medicilio ha infatti attive, a livello lombardo, una serie di partnership con player di rilievo quali Humanitas Medical Care, UGO e LaFarmacia (Hippocrates Holding). Il modello di “ospedale decentralizzato”, oltre che tra pazienti e partner, ha già raccolto un vasto apprezzamento anche tra gli investitori: Medicilio ha infatti chiuso due round di investimento, per un totale di oltre un milione di euro raccolti da una serie di finanziatori, tra cui il principale è Seven Investments, fondo che fa capo ad Angelo Mario Moratti.

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Roma Capitale-Policlinico Gemelli: al via lavori su nuova viabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

Sono iniziati i lavori di riorganizzazione della viabilità attorno al Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e all’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’intervento consentirà di rendere più scorrevole il traffico e aumentare la sicurezza delle strade circostanti, migliorando l’accessibilità a un polo sanitario e universitario di eccellenza. Il progetto è stato condiviso con i cittadini e le diverse Istituzioni interessate grazie a un lavoro portato avanti sin dal 2017 dal Municipio XIV in collaborazione con gli uffici della direzione tecnica e del mobility manager del Policlinico A. Gemelli. Il piano, curato da Roma Servizi per la Mobilità, sarà anche un’occasione per riqualificare l’area.“Con questi lavori diamo una risposta concreta a un tema molto sentito dai cittadini e dai tanti pazienti, familiari, visitatori, studenti e lavoratori che frequentano quotidianamente il Policlinico Gemelli e l’Università Cattolica. È un progetto ampiamente condiviso dal territorio, con grandi benefici anche per il trasporto pubblico”, dichiara la sindaca di Roma, Virginia Raggi.“Le opere previste per rendere più rapidamente accessibili le nostre strutture sono di vitale importanza. Raggiungere velocemente il Gemelli consentirà una più rapida risposta ai bisogni assistenziali dei cittadini che, sempre più numerosi, si rivolgono con fiducia al nostro ospedale”, afferma il Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Marco Elefanti.“Poli ospedalieri come il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS devono essere più facilmente raggiungibili e accessibili a tutti. Per questo abbiamo dato il via a interventi precisi e puntuali sulle vie di accesso all’ospedale e sulle strade vicine, prevedendo anche percorsi pedonali più sicuri per raggiungere le fermate dei bus e la stazione ferroviaria”, aggiunge il vicesindaco con delega alla Città in Movimento, Pietro Calabrese.

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Volontari in Ospedale, si riparte in sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

Accesso ai reparti consentito ai volontari delle associazioni che collaborano con il Papa Giovanni XXIII, ma solo con ‘green pass’ che attesti il completamento, da almeno 10 giorni, delle due dosi vaccinali anti Covid-19. Non è possibile al momento l’accesso alle singole stanze, a stretto contatto con il paziente. Sono queste le principali regole che permetteranno ai volontari di ritornare all’attività in presenza. Le novità sono state illustrate nella mattinata di venerdì 28 maggio, all’auditorium “L. Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII davanti a una rappresentanza dei circa 500 volontari e soci delle 48 associazioni che collaborano con l’Ospedale cittadino. La parola d’ordine per la ripartenza è ‘sicurezza’. Ai volontari sono stati forniti istruzioni sul corretto utilizzo dei Dispositivi di protezione individuale (DPI), informazioni sulla modalità di diffusione delle infezioni in ambiente ospedaliero e sulle relative misure di comportamento da adottare come misura di prevenzione. A seguire è stata data parola alle associazioni che hanno espresso entusiasmo, voglia di ricominciare, richieste di spiegazione su come uniformarsi alle norme che consentono l’accesso. Diversi interventi hanno sottolineato soddisfazione per le misure prese dal Papa Giovanni e per la decisione di ripartire nel quadro delle nuove regole. Le nuove regole definiscono il quadro condiviso in cui troverà spazio l’assistenza dei volontari ai pazienti ricoverati e assistiti al Papa Giovanni. Si gettano le basi per una ripresa in presenza di attività che, per 15 mesi, avevano dovuto reinventarsi, in modalità virtuale e a distanza, a causa dell’emergenza Covid-19. Le associazioni ricoprono una funzione fondamentale per l’Ospedale e i suoi assistiti. L’attività dei volontari è molto varia ed eterogenea a seconda della ‘mission’ dell’associazione stessa. Si va dall’area ludica e ricreativa, a quella educativa, di orientamento, di sostegno pratico e concreto al paziente per arrivare, in alcuni casi, ad un supporto indiretto alla stessa attività clinica.

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La nuova oncologia chiede più integrazione tra ospedale e territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2021

«Il futuro dell’oncologia non è domani, è oggi. La risposta all’emergenza oncologica causata indirettamente dalla pandemia da Covid-19 deve arrivare subito. I malati di cancro non possono aspettare, il tempo è scaduto!». E’ questo l’appello di FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, al quale ha fatto da contraltare quello delle Società scientifiche oncologiche. Agire in fretta è la parola d’ordine ed è più volte ricorsa durante il webinar organizzato da Motore Sanità in collaborazione con FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, dal titolo “CANCRO E COVID. Il Covid ha posto il problema di screening da recuperare e da potenziare a livello territoriale, come pure l’attività di follow up; ha evidenziato quanto sia necessaria l’integrazione tra ospedale e territorio e quanto sia urgente l’assistenza territoriale quindi la medicina di territorio e di prossimità a supporto dei malati oncologici. Ma la pandemia ha anche posto il problema di una oncologia che vede di molto cambiata la gestione del paziente e che per questo richiede non solo un accesso alle terapie innovative in maniera equa ma anche un tempo di ascolto e di presa in carico del medico oncologo più dedicato. “Nel corso del 2020 sono stati fatti 1milione di interventi chirurgici in meno. Questo arretrato importante è stato gestito in maniera diversa a livello regionale. Il Piano oncologico nazionale deve fare un investimento serio sul fatto che questo carico venga smaltito in tempi reali e non può essere fatto utilizzando le risorse che sono disponibili perché sono già esaurite – ha spiegato Alessandro Gronchi, Presidente Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO) e Responsabile della Chirurgia dei Sarcomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. La riorganizzazione oncologica in tempo pandemico è stata importante e ha visto l’impegno di tutti gli operatori ma oggi necessita di una ristrutturazione e un impegno che richiedono un investimento specifico e va inquadrato e organizzato nell’ambito delle Reti oncologiche in cui possono essere gestiti virtualmente moltissimi pazienti che quindi possono evitare di muoversi non solo da Nord a Sud ma anche nelle stesse regioni per facilitare il lavoro con il territorio”.

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Scienza online per i bambini dell’ospedale pediatrico Meyer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Nuove attività educative e di svago rivolte ai piccoli pazienti di lunga degenza: il Museo Galileo prosegue la collaborazione avviata già nel 2016 con la scuola primaria dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze con un ciclo di sei incontri a partire da ieri. In questo momento di emergenza pandemica, estremamente difficoltoso per tutti gli studenti, il Museo ha ripensato le proprie attività adattandole al digitale, in questo caso proponendo ai bambini del Meyer visite e attività a distanza con collegamenti online.
I percorsi didattici, personalizzati a seconda dell’età e degli interessi degli alunni e delle indicazioni dei loro insegnanti, spaziano dallo spettacolo dei burattini, per un primo approccio al mondo della scienza per i più piccoli, a visite virtuali alle splendide collezioni di strumenti scientifici del Museo con una guida d’eccezione, Galileo Galilei “in persona”.I bambini avranno così l’occasione di avvicinarsi al mondo della scienza e alle figure dei grandi scienziati del passato in maniera appassionante e divertente.Uno dei percorsi nasce direttamente dalla richiesta di uno dei piccoli pazienti, appassionato di chimica, che desiderava intervistare un ricercatore di questa materia: si tratta di “Chimicando”, un programma di attività online progettate appositamente per la scuola del Meyer in collaborazione con il Politecnico di Torino. Le divertenti e istruttive esperienze di chimica saranno svolte a distanza da un operatore, ma potranno essere eseguite anche da casa con l’aiuto di semplici schede. Per far sentire i piccoli ricoverati uniti ai loro compagni di scuola, durante le attività sarà collegata l’intera classe. (foto: lezioni galileo in copyright)

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Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo tra i migliori ospedali del mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

Per il secondo anno consecutivo c’è anche l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo tra i World’s Best Hospitals, il ranking stilato da Newsweek e Statista Inc. che identifica i 200 migliori ospedali del mondo. Sono stati considerati gli ospedali di 25 Paesi (USA, Germania, Giappone, Corea del Sud, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna, Brasile, Canada, India, Australia, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Tailandia, Svizzera, Svezia, Belgio, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Israele e Singapore), selezionati principalmente in base al tenore e aspettativa di vita, alle dimensioni della popolazione, al numero di ospedali e alla disponibilità di dati. La classifica è stilata in base a 3 fattori: il parere di esperti (medici, direttori di ospedali, professionisti sanitari che hanno partecipato ad un sondaggio online internazionale che ha coinvolto oltre 70.000 operatori), i risultati delle indagini di soddisfazione sui pazienti e i KPI sanitari (Key Performance Indicators) da database internazionali cioè gli indicatori che misurano le performance sanitarie (come sicurezza del paziente, misure igieniche e qualità dei trattamenti). “Lo scorso anno questo riconoscimento era arrivato nei giorni più difficili dell’emergenza Covid-19 a Bergamo – ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Un anno dopo è giunta la conferma dell’inserimento in classifica, nonostante i mesi difficili che abbiamo passato e il periodo tuttora di grande incertezza e di super lavoro per i nostri operatori. A loro va un grande ringraziamento per lo sforzo che ancora stanno facendo nella lotta alla pandemia e nella cura di tante altre patologie per cui il Papa Giovanni continua ad essere punto di riferimento in Italia e non solo”.

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Perchè non riaprire riaprire l’ex ospedale militare di Bari?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

L’Unione Sindacale di Base ha scritto al Ministero della Difesa, alla Regione Puglia e al Comune di Bari chiedendo la riapertura dell’ex ospedale militare Lorenzo Bonomo di Bari, stante la crisi epidemiologica in corso e il “collasso” delle strutture della sanità pugliese.Il Bonomo ha una superficie considerevole di 50mila metri quadri e giace abbandonato da oltre 12 anni nel rione “Carrassi”, con spese ordinarie di sorveglianza e manutenzione che gravano sul bilancio della Difesa. La struttura è inutilizzata nonostante fosse un ospedale di enorme prestigio, accresciuto nel corso degli anni da strutture ambulatoriali e articolazioni importanti come quelli di malattie infettive, pneumologia, allergologia, dermatologia, cardiologia e psichiatria. Nonostante abbia consentito la cura di migliaia di dipendenti militari e civili della difesa, oltre a offrire supporto alla Sanità pubblica, è stata chiusa per sconosciute ragioni, motivate con il pretesto del taglio alla spesa pubblica. Un danno inspiegabile a danno del dicastero della Difesa nonché del personale civile specialistico, costretto “forzatamente” alla rilocazione presso gli altri enti di Bari e provincia.

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L’ospedale San Camillo rivede le procedure anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Roma. Una nota firmata dal direttore sanitario del San Camillo, Daniela Orazi stabilisce la nuova organizzazione del Pronto Soccorso e del triage per garantire il contenimento del virus Sars-CoV-2.Nella nota figurano alcune sorprendenti affermazioni come, testualmente, “non sarà consentita alcuna ulteriore deroga…” Come se in questi venti giorni di impennata dei contagi al San Camillo qualcuno non avesse rispettato le misure di contenimento.Ricordiamo al direttore sanitario che è il responsabile della salute di pazienti e degli operatori sanitari e che se ci fossero state deroghe avrebbe dovuto autorizzarle proprio lei. Come se non bastasse, chiede “oggi” agli incaricati del Pronto Soccorso le planimetrie delle aree rosse, verdi e grigie. “Oggi”? Fino a ieri la direzione sanitaria non aveva dunque queste planimetrie?Tutto questo rafforza ancora di più le denunce fatte come USB, ma anche quelle dei lavoratori. Fino a ieri non era stato strutturato ancora un vero programma di contenimento del virus.Come USB sosteniamo con forza gli operatori e le operatrici sanitarie che sono stati contagiati a causa di questi ritardi nell’organizzazione. Ci riteniamo soddisfatti per l’ottenimento delle tutele necessarie a chi opera in condizioni estreme. Continueremo a monitorare da vicino l’ospedale San Camillo e a denunciare, ove necessario, criticità, carenze e omissioni, come fatto in queste settimane, garantendo la massima riservatezza a chi ci segnalerà negligenze. Sanità pubblica, assunzioni stabili! L’unico modo per uscire dall’emergenza sanitaria.

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A casa, come in ospedale: ASST Bergamo ovest attiva il telemonitoraggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

La lezione della prima ondata, in cui il paziente Covid tornava al domicilio con difficoltà nella gestione del proprio stato di salute, ha fatto tendere fortemente verso l’attivazione, quanto prima, di un sistema di tele-controllo e telemonitoraggio dei pazienti dimessi. Dopo le prime esperienze di marzo e aprile, oggi l’ASST Bergamo Ovest ha strutturato, grazie a Regione Lombardia, un sistema di telemonitoraggio che permette la dimissione del paziente, terminata la fase acuta, mantenendo per 15 giorni il controllo da remoto dei principali parametri vitali. Oltre all’Ambulatorio di follow up per pazienti affetti da covid già attivato nello scorso mese di ottobre, l’Azienda intende così ampliare il proprio ventaglio di servizi per questi pazienti, ed offrire un supporto valido alla popolazione per fronteggiare i disagi causati dall’emergenza COVID, mediante l’attivazione del telemonitoraggio. Il sistema prevede l’utilizzo di un semplice smartphone a cui sono collegati una serie di dispositivi scelti, in fase di dimissione, dal medico: dal semplice termometro, al saturimetro, al misuratore della pressione fino all’apparecchio per effettuare l’ECG (elettrocardiogramma). Prima di lasciare il reparto il paziente viene istruito all’uso degli strumenti, istruzioni molto semplici anche perché il sistema ricorda automaticamente le attività da svolgere in successione. Inoltre è disponibile una centrale di controllo che verifica costantemente lo stato di salute e contatta direttamente il paziente per conoscerne l’evoluzione. La piattaforma è condivisa con il proprio medico di medicina generale che, volendo, può così seguire contestualmente ai colleghi ospedalieri il percorso del paziente.Ad oggi, a seguito della nuova recrudescenza pandemica, sono già stati dimessi dieci pazienti dotati di questo nuovo dispositivo; la gestione è in carico al Centro Servizi dell’ASST. Il telemonitoraggio si colloca all’interno dei nuovi servizi attivati nell’ambito del “Progetto infermieri di comunità e di famiglia”. La soddisfazione dei primi utilizzatori è molto alta e perciò l’ASST continua nella dimissione “protetta” dei pazienti al fine di garantirne un monitoraggio attento e permanente al proprio domicilio.

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Un nuovo configuratore per progettare l’ospedale del futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Il progetto dell’Ospedale del Futuro, depositato e registrato presso European Intellectual Property Office, vuole ridisegnare il modo di pensare ma soprattutto di vivere la vita ospedaliera, realizzando strutture capaci sia di gestire i bisogni quotidiani, sia le emergenze come quella rappresentata dal Coronavirus. Il progetto, che fa della fruibilità della struttura, della flessibilità organizzativa degli spazi interni e dei bassi costi di gestione i propri punti cardini, parte dall’idea che un’organizzazione sanitaria moderna debba avere una struttura ”elastica”, che tenga conto delle esigenze ospedaliere e delle innovazioni tecnologiche che variano velocemente nel tempo. Il modello – composto di moduli funzionali e funzionanti – si presta per adeguarsi alle necessità del paziente secondo una logica “win-win”.Proprio per favorire il rinnovamento delle strutture sanitarie pubbliche esistenti, il configuratore consente di modulare i volumi, le superfici, l’organizzazione funzionale, i volumi di produzione attesi e restituisce una serie di dati di sintesi tra i quali spiccano per interesse le stime sui costi dell’intero sistema Ospedale. Il programma, in particolare, si basa su un algoritmo ben preciso, il cui impianto risponde ai criteri di sostenibilità funzionale, gestionale, di comfort ed economica, senza trascurare gli aspetti ambientali. L’edificio può essere quindi personalizzato, aggregando o sottraendo i moduli che lo compongono e attribuendo agli spazi destinazioni d’uso differenti. Per ogni singolo modulo sono a disposizione delle destinazioni d’uso differenti da scegliere. “L’Ospedale del Futuro è una proposta forte e concreta che vogliamo mettere al servizio del sistema sanitario, sia pubblico sia privato. Proprio in questa ottica abbiamo sviluppato un configuratore in grado di facilitare il lavoro, soprattutto quello della Pubblica Amministrazione, in fase di progettazione. Riteniamo questa web-application uno ottimo strumento per la valutazione di fattibilità nella realizzazione di un nuovo ospedale” – dichiara Marisa Giampaoli, Amministratore Delegato e Presidente Hospital Consulting.

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Il Niguarda di Milano è tra i migliori 50 ospedali a livello mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Poco prima del lockdown, l’Ospedale Niguarda era stato incluso nella prestigiosa classifica internazionale di Newsweek tra i migliori 50 ospedali a livello mondiale, unico centro italiano nella top. In questi giorni il periodico americano ha pubblicato le anticipazioni della classifica 2021. Niguarda si conferma un centro di eccellenza internazionale, posizionandosi tra i migliori 200 nel settore cardiologico. «Una eccellenza nell’eccellenza» commenta il presidente della fondazione De Gasperis, Benito Benedini, che sostiene il Cardiocenter. Infatti, i dati CNT sula Qualità dei trapianti di cuore in Italia hanno confermato che, malgrado il Covid 19, il Cardiocenter dell’Ospedale Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, è primo per numero di trapianti cardiaci, con una sopravvivenza dell’83.6% a 1 anno (media nazionale 81.5), e del 79.3% a 5 anni (media nazionale 72.8). Inoltre, la sopravvivenza dei pazienti a un anno ponderata in base alla casistica media nazionale è la più alta tra tutti i Centri italiani (86.9%, dato nazionale 82.7%). Il Cardiocenter mostra anche il miglior bilancio in termini quali-quantitativi tra tutti i Centri attivi nel nostro paese.

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Covid-19 in autunno? Noi ci prepariamo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

Parla il responsabile della terapia intensiva dell’Ospedale di Erba: “Rassicurare i parenti che nessun paziente sarebbe stato abbandonato a se stesso, non portare il virus a casa, riuscire a limitare al massimo il contagio del personale sanitario… e poi la difficoltà di reperire medici e infermieri, la capacità di fare network: la preoccupazione di non farsi cogliere impreparati da un eventuale replay dell’emergenza, in autunno. Il dottor Luca Guatteri, primario della Terapia intensiva e Rianimazione dell’Ospedale Sacra Famiglia – Fatebenefratelli di Erba (Como) parla di questi mesi drammatici. «La nostra Terapia Intensiva – racconta – è ormai da qualche anno una Terapia Intensiva “aperta” e quindi tutta l’equipe medico-infermieristica ha l’abitudine al confronto costante con i parenti: in questi mesi ci siamo dovuti abituare a comunicazioni telefoniche spesso drammatiche in merito alle condizioni cliniche dei degenti. Abbiamo dedicato svariate ore al giorno per informare telefonicamente i parenti cercando di rassicurarli che nessun Paziente veniva abbandonato a se stesso. Se mi chiede quale sia stato l’aspetto peggiore di questa pandemia, non ho dubbi a risponderle che è stato sicuramente questo: l’impossibilità di far entrare in reparto i parenti, parlare con loro di persona e fargli visitare i propri cari. A tutta la fatica fatta giorno per giorno in Ospedale, di cui peraltro ci accorgiamo solo ora, va aggiunta la paura di non portare il virus con noi fuori dall’Ospedale e quindi a casa con i nostri cari». Il reparto è stato tra quelli con il tasso più basso di contagi tra i sanitari: «E’ stato possibile grazie a due fattori determinanti: la disponibilità di DPI e l’attenzione manicale al loro utilizzo. Il rifornimento costante di maschere, camici, visiere è stato frutto del lavoro di tutta le persone che il nostro Ente ha dedicato al costante, seppur estremamente difficoltoso, approvvigionamento, sia nella sede centrale che qui a Erba e alla generosità di tante persone che hanno donato sia economicamente che direttamente i presidi. La comunità di Erba e dintorni si è attivata per il “suo” Ospedale e noi non possiamo che essere grati a tutte queste persone» sottolinea. L’Ospedale di Erba si è adoperato per entrare a far parte di studi multicentrici che sperimentavano l’utilizzo di farmaci dedicati, in epoca pre-pandemica, alla cura di altre patologie compresa tra le altre l’ozono-terapia. La carenza di Medici ed in particolar modo, la carenza di Specialisti in Anestesia e Rianimazione, è stato ed è ancora un problema reale. La pandemia ha dato vita ad un vero e proprio network di Terapie Intensive lombarde. Per l’immediato futuro, osserva, «il nostro compito è di non farci trovare impreparati: stare all’erta e preparaci al peggio anche se questo non dovesse materializzarsi. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sullo screening dei Pazienti che giornalmente accedono in Ospedale per prestazioni ambulatoriali, prelievi o ricoveri per interventi chirurgici. La pazienza che chiediamo all’utenza è finalizzata a garantire la protezione di tutti. L’Ospedale di Erba ha completamente atteso le indicazioni di Regione Lombardia nel garantire percorsi separati e screening dei Pazienti. Posso dire orgogliosamente che grazie al lavoro di tutti, ad oggi, non abbiamo documentato neanche un caso di Pazienti che hanno contratto l’infezione all’interno dell’Ospedale».

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L’Ospedale San Raffaele Arcangelo – Fatebenefratelli di Venezia riapre tutti i servizi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Si getta alle spalle l’emergenza Covid 19 e guarda al futuro. «Il sistema sanitario regionale ha reagito in modo tempestivo ottenendo i buoni risultati che tutti conosciamo a livello di contenimento del contagio – spiega il direttore Giorgio Lupazzi -. Mi sento inoltre di ringraziare il personale sanitario della nostra struttura, che si è impegnato a garantire che tutti i degenti si sentissero protetti e curati durante la fase acuta, e tuttora continuano in questa preziosa missione. Ora, in fase di riapertura, le autorità sanitarie territoriali sono molto prudenti e ci chiedono di potenziare le misure di prevenzione e di monitoraggio sia per i nuovi ingressi, sia nelle visite di familiari e caregiver». L’Ospedale ha riavviato tutte le sue attività, anche quelle ambulatoriali che erano state totalmente sospese in fase di lockdown e ottempera in toto alle indicazioni regionali sulle procedure utili a scongiurare il diffondersi del virus. Tutti i pazienti sono accolti in condizioni di assoluta sicurezza, in moduli e stanze dedicate, monitorati per un periodo fino a 14 giorni per valutare l’eventuale insorgenza di sintomi respiratori. Chiunque acceda alla Struttura deve presentarsi senza largo anticipo rispetto al motivo dell’accesso e deve poi sostare presso il punto di accoglienza posto all’ingresso per provvedere alla misurazione della temperatura e all’igiene delle mani. Rimane comunque attivo per i familiari il servizio di videochiamate che ha riscosso un notevole successo nel periodo di chiusura totale imposto dalle autorità. «A tal proposito ringraziamo sentitamente tre realtà del veneziano che in totale gratuità ci hanno raggiunto per offrirci un fattivo contributo, donandoci alcuni tablet utili per poter moltiplicare le possibilità di contatto a distanza tra degenti e familiari. Un grazie quindi al Sovrano Militare Ordine di Malta, al Club Soroptimist di Venezia e alla Lega SPI CGIL Venezia C.S. e isole» precisa il direttore, il quale annuncia che «stiamo potenziando le nostre proposte ambulatoriali, di riabilitazione e di cardiologia, anche in condivisione con la Ulss 3 Serenissima. Inoltre, continuiamo sulla strada dell’innalzamento del livello di sicurezza interna, con numerose progettualità formative e la rivisitazione dei percorsi di cura, soprattutto dopo l’esperienza acquisita nell’ultimo periodo. Proseguiremo anche l’iter di ampliamento della nostra unità di offerta di Ospedale di Comunità, e nonostante gli ultimi mesi di rallentamento di tutto il tessuto economico e sociale, abbiamo continuato a progettare ulteriori sviluppi per i nostri servizi di cui potremo dire di più solo entro fine anno».
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

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Ospedali Dipinti dona tre separé ai reparti pediatrici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Maggio 2020

Bergamo. La Lombardia è considerata il vero e proprio ‘epicentro’ dell’epidemia di nuovo coronavirus che ha colpito il nostro Paese: tra le aree più colpite, la provincia di Bergamo, con oltre 12.600 casi. Negli ultimi tre mesi l’Ospedale Papa Giovanni XXIII, fiore all’occhiello della sanità bergamasca, ha affrontato l’emergenza gestendo un numero elevatissimo e concentrato nel tempo di persone positive alla Covid-19, grazie al grande lavoro di medici e operatori sanitari.Per questo motivo Ospedali Dipinti ha voluto donare ai reparti pediatrici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, attraverso l’associazione Il sogno di Iaia, i primi tre separé decorati con le coloratissime immagini acquatiche nate dalla fantasia dell’artista Silvio Irilli: un nuovo prodotto che va ad arricchire l’offerta del progetto Ospedali Dipinti, che porta il colore e l’allegria negli ospedali italiani.I separé sono stati recapitati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII con l’intermediazione dell’associazione Il sogno di Iaia onlus, organizzazione no profit molto legata al territorio bergamasco e all’ospedale che si è preso cura di Iaia quando si è ammalata di un brutto male, anni fa.«Da quando è scoppiata questa emergenza – dichiara la famiglia di Iaia – ci siamo chiesti come potessero sentirsi i bambini ricoverati e le loro famiglie. Abbiamo accolto con grande gioia e gratitudine la notizia della donazione dei bellissimi separé all’ospedale: ci riempie il cuore pensare alla meraviglia che proveranno i piccoli pazienti quando vedranno queste opere. Il nostro più sentito grazie a Ospedali Dipinti, a Intergraphica e all’ospedale Papa Giovanni XXIII per aver reso possibile questo sogno».«Grazie a Ospedali Dipinti e a Intergraphica che con la loro donazione permettono al Papa Giovanni di essere ancora più a misura di bambino – commentano Lorenzo D’Antiga e Rossana Algeri, direttore e coordinatrice infermieristica della Pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII – Colori e immagini aiutano tantissimo a creare un contesto di cura meno traumatico per i bambini che si trovano a dover trascorrere del tempo in ospedale».Dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza coronavirus, appena sarà possibile il progetto Ospedali Dipinti proseguirà il suo ‘viaggio’ nelle strutture ospedaliere italiane, portando i suoi coloratissimi acquari, regni sottomarini, boschi e giardini incantati popolati da allegre creature nei reparti dedicati alla cura e all’accoglienza dei pazienti pediatrici: tra le prossime tappe, proprio l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Speriamo di poter tornare presto a portare il colore negli ospedali italiani: per l’Ospedale di Bergamo abbiamo in serbo, insieme all’associazione Il sogno di Iaia, un bellissimo progetto che non vediamo l’ora di poter realizzare», conclude Irilli.

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Gammastamp SpA donazione al reparto Rianimazione dell’ospedale Sant’Andrea

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

L’aggravarsi dell’emergenza sanitaria spinge il tessuto imprenditoriale italiano a fare un atto di responsabilità nei confronti del Paese per supportarlo in una fase acuta di crisi come l’attuale. Nonostante sia un periodo delicato per le imprese in prima persona, la sanità pubblica ha bisogno anche del supporto del settore privato per potersi potenziare ed essere capace di far fronte alla richiesta di posti letto e apparecchiature mediche per curare al meglio i pazienti contagiati dal Covid-19.Con questa consapevolezza, Gammastamp ha deciso di devolvere all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli una donazione di 50 mila euro destinati all’acquisto di dispositivi medici per il reparto di Rianimazione.Fortemente legata alla zona del vercellese, Gammastamp è consapevole dell’importanza per un’impresa di supportare il proprio territorio e le dinamiche economiche, sociali e umane che lo rendono efficiente e produttivo. Per questa ragione l’azienda, con la sua iniziativa, si augura di essere solo la prima di una lunga serie di organismi economici privati che contribuisco fattivamente per superare questo momento delicato! Gammastamp è un’impresa con ha cuore la propria comunità locale, per questo auspica di poter essere un modello d’esempio per altri imprenditori della provincia a diventare attivi sostenitori della comunità locale in questo momento di emergenza, e desidera dare un concreto conforto al personale medico sanitario e alle famiglie delle numerose persone che in questi giorni stanno combattendo il Covid-19. L’iniziativa del gruppo Gammastamp spinge ulteriormente l’attivismo di un territorio che ha iniziato a fare squadra per affrontare l’emergenza. Cittadini, enti e imprese della provincia di Vercelli si stanno, infatti, mobilitando a favore dei servizi e degli operatori sanitari: l’Asl di Vercelli ha ringraziato le fondazioni, banche e personalità che hanno avviato donazioni o raccolte fondi per sostenere le strutture ospedaliere impegnate a fronteggiare l’epidemia.
Non solo, l’intera provincia si è messa in moto anche per aiutare il più possibile la comunità assicurando agevolazioni alle famiglie sui mutui e le spese scolastiche, fornendo un servizio di consegna a domicilio di spesa e farmaci a opera della Croce Rossa e dell’amministrazione pubblica. Dunque, l’azione di Gammastamp si innesta in un territorio coeso e determinato nell’affrontare l’emergenza in corso, e di un’azienda pronta a investire nella salute dei concittadini e nel futuro della comunità.
Gammastamp SpA è un’azienda che opera nel territorio di Bianzè, in provincia di Vercelli, dal 1964. E’ specializzata nello stampaggio metallico e plastico, in lavorazioni meccaniche, assemblaggi, e trattamenti termici per la realizzazione di particolari di minuteria metallica e prodotti meccanici. La solida esperienza e le competenze maturate nel corso di oltre cinquant’anni di attività, hanno reso l’impresa un riferimento di mercato nel settore dello stampaggio metallico, specialmente per l’industria automobilistica.Il gruppo ha sede centrale in Italia e siti produttivi in Italia e Polonia, dai quali consegna componenti a clienti in più di 25 paesi del mondo.

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Regione Lazio. Coronavirus: riaprire l’ospedale Forlanini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2020

L’ospedale “Carlo Forlanini” è stato un ospedale di Roma chiuso definitivamente nel 2015 dalla Regione Lazio.L’ospedale “Forlanini” fu inaugurato nel 1934 proprio per la cura delle malattie respiratorie. Fu concepito come cittadella autosufficiente: dall’approvvigionamento idrico al fabbisogno alimentare, dai trasporti interni al funzionamento energetico, il tutto, in una struttura urbanistica dotata di viali alberati e illuminati, chiese, campi di bocce, biliardi, cinema, teatri, centrale termica, scuole per bambini, emittente radiofonica, barbiere, parrucchiere e refettori.Oggi, con l’epidemia da Coronavirus, potrebbe curare gli affetti da sindrome acuta respiratoria, con un adeguamento della struttura da realizzarsi in pochissimo tempo, e comunque, aumenterebbe il numero dei posti disponibili per la cura dei malati o per la quarantena dei soggetti in osservazione.La sottovalutazione degli effetti epidemici da Coronavirus (lo stesso presidente Zingaretti ne è stato colpito), ha imposto l’adozione di misure straordinarie, che speriamo raggiungano l’obiettivo di limitare al massimo la diffusione virale.Si è ancora in tempo per attivare alcuni reparti del “Forlanini” per far fronte alle emergenze.Sollecitiamo la Regione Lazio a intervenire per tempo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. Al tempo della chiusura del Forlanini inviammo una lettera a Zingaretti suggerendogli d’usare l’ospedale come nosocomio “cuscinetto” da riaprire in caso di occorrenze sanitarie impreviste e il caso del coronavirus oggi avrebbe fatto al caso nostro. Non siamo dei competenti ma era solo il buon senso a suggerirlo perché non sono mancate prima del coronavirus delle emergenze che hanno resa difficoltosa la gestione ospedaliera.)

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Il trattamento delle malformazioni cranio-facciali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Roma, 8 novembre 2019, ore: 08.30 • 14.00 Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Aula: 715 ala A VII PIANO Emergenza Sorrisi, con il contributo di Fondazione Terzo Pilastro, organizza presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli, il convegno “Il trattamento delle malformazioni cranio-facciali” destinato a medici chirurghi di tutte le discipline, infermieri e infermieri pediatrici. Il convegno propone un workshop dedicato al trattamento delle malformazioni facciali all’interno del quale saranno eseguiti dal Prof. Fabio Massimo Abenavoli due interventi di chirurgia in diretta su pazienti provenienti dai Paesi dove opera l’organizzazione.
“La chirurgia delle malformazioni cranio-facciali richiede un approccio multi-specialistico. Attraverso questo convegno vogliamo mettere a sistema esperienze diverse per un approccio sempre più multidisciplinare nei confronti dei pazienti. Le difficoltà di chi nasce con una grave malformazione del volto nei Paesi in via di Sviluppo non sono ancora conosciute abbastanza: è fondamentale quindi affrontare il problema cercando di rendere le cure sempre più accessibili nell’ottica di una buona sanità internazionale” – spiega Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Emergenza Sorrisi. Porteranno i propri saluti istituzionali S.E. Ahmad A.H.Bamarni, Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq a Roma, il Prof. Pierpaolo Sileri, Vice Ministro della Sanità, Il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente di Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, Il Prof. Foad Aodi Consigliere e Coordinatore Area rapporti con i comuni e affari Esteri dell’Ordine dei Medici di Roma e Presidente di Amsi. Chairman del convegno sarà il Prof. Achille Lucio Gaspari, Direttore Emerito della Cattedra di Chirurgia Generale dell’Università di Tor Vergata e Consigliere Emergenza Sorrisi Ong.

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