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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘ospedali’

Migliorare la sicurezza dei pazienti negli ospedali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Come fare? Lo spiega un report di 955 pagine dell’agenzia federale degli Stati Uniti Ahrq (Agency for healthcare research and quality). Un gruppo di esperti ha lavorato più di tre anni e ha infine riassunto le proprie indicazioni in un decalogo di strategie che dovrebbero essere messe in atto dalle strutture ospedaliere. La prima raccomandazione è di migliorare l’igiene lavandosi regolarmente le mani; la letteratura è chiara nello stabilire che in questo modo si potrebbe ridurre la trasmissione di infezioni, ma solo il 39% di medici e infermieri si attiene scrupolosamente a questa abitudine. Nel trattare alcune tipologie di pazienti e nell’eseguire certe manovre, servono precauzioni aggiuntive: guanti e un abbigliamento adatto sono barriere efficaci contro le infezioni, che negli Usa uccidono 99.000 persone ogni anno. L’inserimento di cateteri è un’operazione particolarmente delicata e l’accesso vascolare teleguidato con l’utilizzo degli ultrasuoni può ridurre il rischio di infezioni.
Quando si tratta di cateteri al tratto urinario, le infezioni sono particolarmente frequenti e gli esperti consigliano di seguire dei protocolli precisi nell’eseguire la procedura. Anche in caso di intervento chirurgico è importante porre un’attenzione sistematica: ricorrere a checklist preoperatorie comporta una riduzione delle complicanze che, secondo uno studio condotto su 4.000 persone, si assesta tra il 7% e l’11%. Deve essere inoltre migliorata la profilassi del tromboembolismo venoso, un killer pericoloso che uccide oltre 100.000 americani ogni anno, mentre adeguati interventi preventivi si sono mostrati in grado di ridurre polmoniti e ulcere pressorie. È importante in questi casi il concetto di “bundle”: quando un gruppo di misure sono utilizzate insieme, il risultato è migliore.
A volte, infine, decimo e ultimo punto, l’errore medico non deriva da questioni cliniche ma orto-grafiche: l’uso di sigle e abbreviazioni si collega a migliaia di somministrazioni di farmaci sbagliati. (Servizio Fidest)

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Fermare escalation violenza negli ospedali

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Gli ospedali e addirittura le sale operatorie sono diventate delle trincee, medici, chirurghi e personale ospedaliero dei bersagli da colpire. Nella sola giornata di ieri ci sono state altre due violente aggressioni a Napoli e Palermo, una addirittura appena fuori la sala operatoria. Esprimo a nome di tutta la categoria la massima solidarieta’, in particolare alla collega donna afferrata alla gola. Le aggressioni ai danni dei chirurghi aumentano di anno in anno per numero e per pericolosita’. Cos’altro deve accadere perche’ si prendano provvedimenti per garantire la sicurezza dei chirurghi negli ospedali? I chirurghi hanno l’obbligo di dare informazioni relative all’intervento ai pazienti ed ai loro familiari, anche quando queste sono drammatiche per chi le da’ e soprattutto per chi le riceve, ma non si puo’ certamente tollerare che cio’ si trasformi un un ulteriore rischio professionale. Tra il problema del contenzioso medico-legale e l’aumento della violenza fisica, rischiamo, in tempi brevi,di non avere piu’ chirurghi italiani”. Lo afferma Pierluigi Marini, presidente dell’Acoi, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani.

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Budget del ricoverato

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

ospedaleEsistono due aspetti dello stesso problema: il dovere dell’assistenza e il diritto di farsi assistere. Ciò significa che tale situazione è da considerarsi prioritaria nella gestione delle politiche per la salute della comunità internazionale. E’ un valore che non è secondo ad altri, così come lo sono il bisogno di alimentarsi e l’aria per respirare.
Se noi trasformiamo questi bisogni primari e vitali in una merce di scambio per realizzare profitti possiamo, di fatto, limitare il diritto alla vita e alla salute di milioni di esseri umani e consentirne l’accesso solo a chi ha risorse economiche e vive in aree protette. E’ questo l’aspetto più doloroso e drammatico offerto dalle logiche consumistiche che, dalla rivoluzione industriale del XVI secolo, hanno, di fatto, disumanizzato il rapporto sociale e tracciato un solco sempre più profondo tra chi cerca il necessario per vivere e chi esiste nel superfluo.
Questa pessima distribuzione delle risorse oggi raccoglie più i frutti del malessere che è dei benefici derivanti dal progresso delle scienze e della cultura della solidarietà. E’ una contraddizione che provoca gravi ricadute nel rapporto stato-cittadini. Qui non possiamo pensare che il disagio proviene perché mancano le risorse. E’ perché sono sprecate con i focolai di guerra che si accendono qua e là nel mondo. E’ perché favoriamo gli illeciti arricchimenti per l’interesse di pochi. E’ perché cerchiamo di concentrare le ricchezze nelle mani di una ristretta cerchia di persone favorendo un uso improprio di tali disponibilità.
Il nostro è anche il periodo in cui si semina l’ipocrisia con una solidarietà di facciata, la disinformazione per non farci vedere la tempesta che si avvicina, e la politica delle promesse innescando la speranza, ma che si rende sempre più lontana nel tempo, per non onorarla. E lo facciamo nelle piccole e grandi cose. Da questa premessa partono taluni escamotage come quello del budget del ricoverato che non trova regole statuite, ma è, nei fatti, una realtà. Eppure i segnali ci sono e sono molto preoccupanti. Partono dal budget assegnato alle spese sanitarie dalla finanziaria, dalla ripartizione alle regioni e dalle convenzioni stipulate con i nosocomi pubblici e privati.
In altre parole lungo questa filiera la parola d’ordine è quella che bisogna spendere di meno, bisogna restringere i tempi di degenza e si cercano delle priorità persino per fasce di età. Se spendiamo 100 per un 30/40enne dobbiamo, per la stessa malattia, utilizzarne la metà per un settantenne e giù di lì, tanto la speranza di vita, per quest’ultimo, è residua e il suo “esserci” diventa sempre più un costo senza benefici per la comunità. Lo stesso ragionamento vale per il tipo di malattie da curare che diventa trasversale alla stessa età. Esistono, infatti, patologie che ci portiamo, a volte, fin dalla nascita e che richiedono prestazioni sanitarie molto costose tanto che l’organismo erogatore cerca di sostenerle sempre meno. E’ questo l’aspetto che ci fa dire che esiste il budget del ricoverato e anche di chi si cura in casa e sta diventando una mina vagante nella cultura popolare che incomincia a generare “mostri” di cinismo, se ci lasciamo convincere che la vita è un bene solo se siamo sani e che i malati cronici i non sono altro che dei vuoti a perdere.

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Sanità: Acoi, specializzazione negli ospedali pubblici per qualità e sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

medicinadifensiva“Che molte scuole di specializzazione di medicina hanno dimostrato che il sistema formativo post laurea è in crisi, notizia che non ci stupisce. Sono anni che denunciano le carenze della formazione in ambito medico, anche sulla base di quanto ci viene riportato dagli specializzandi, in particolare in quello chirurgico”.
– così Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani, ha commentato quanto emerso oggi da organi di stampa in merito alla irregolarità formativa di 1 scuola di specializzazione su 10
– “Gli specializzandi troppo spesso non hanno l’opportunità di effettuare una vera pratica chirurgica e concludono il proprio corso di studi senza aver eseguito un numero di interventi chirurgici sufficienti a conseguire una adeguata esperienza.
Aprire la formazione agli ospedali riconosciuti, con strutture e volumi adeguati – spiega Marini – rappresenta l’unica soluzione per il futuro, prospettiva su cui Acoi si sta impegnando da tempo, e che consentirà di avere nuovi chirurghi competenti e cure sicure per i pazienti”. “Proprio per venire incontro alle esigenze di tanti medici, che lamentano la mancata pratica, non avendo altri mezzi, Acoi ha creato delle scuole che consentono una vera e propria attività chirurgica teorica e pratica. È dunque arrivato il momento che gli ospedali pubblici possano essere protagonisti della formazione degli specialisti, perché – sottolinea – solo attraverso una pratica laddove c’è l’eccellenza e gli adeguati volumi si potranno formare medici che garantiscono la qualità ela sicurezza delle cure. È importante, però, che non si ceda alla tentazione di usare gli specializzandi, che ricordo sono medici in formazione, soltanto per supplire alla carenza di organici ospedalieri”.
“Acoi, di concerto con Agenas, è in grado di fornire al Ministero della Salute un elenco delle strutture in grado di sostenere il carico formativo.
Speriamo che la legge sulla riorganizzazione delle scuole di specializzazione sia applicata nella correttezza e nella trasparenza, senza trovare facili scorciatoie, che metterebbero in discussione l’efficacia del piano formativo post laurea. Il nostro impegno – conclude Marini – per garantire una corretta formazione e una sanità pubblica sicura e di eccellenza è già in campo”.

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I grandi ospedali milanesi si confrontano

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 maggio 2017

Milano il 15 maggio si terrà nell’auditorium Testori di Palazzo Lombardia, in piazza Città di Lombardia a Milano, il convegno “La sanità a Milano: una eccellenza europea” con inizio alle ore 18. Si tratta dell’ultimo appuntamento della rassegna, dopo quelli dedicati all’internazionalizzazione, alla cultura e all’università, e vedrà la partecipazione del governatore della Lombardia Roberto Maroni, che firmerà in quest’occasione un protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e distretti Rotary 2041,2042 e 2050, che coprono l’area lombarda »per realizzare insieme diversi progetti che permettano di migliorare la qualità della vita dei cittadini lombardi» come spiega Pier Marco Romagnoli, governatore del distretto 2041. Il convegno sulla sanità – ad ingresso libero – sarà aperto da Roberto Weinstein, Direttore del Dipartimento Scienze biomediche, chirurgiche e odontoNiguardaiatriche, della Università degli Studi di Milano. “L’assistenza sanitaria pubblica a Milano” sarà analizzata da Gianvincenzo Zuccotti , Prorettore della Facoltà di Medicina della Università degli Studi di Milano. “La ricerca scientifica negli IRCCS milanesi” sarà il tema dell’intervento di Giovanni Apolone, Direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori; “il ruolo della Fondazione Ca’ Granda Policlinico” sarà presentato da Marco Giachetti, Presidente della Fondazione Ca’ Granda Policlinico; “insegnare medicina in un ateneo privato” sarà oggetto dell’intervento di Marco Montorsi , Rettore di Humanitas University; “la ricerca farmacologica e longevità” sarà al centro dell’intervento di Giorgio Racagni, Direttore del Dipartimento Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano; “la sanità non profit a Milano” sarà analizzata da Mario Colombo, direttore generale dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano; “la sanità privata a Milano” sarà analizzata da Nicola Bedin, Amministratore delegato del Gruppo Ospedaliero San Donato; infine di “Niguarda: il grande Ospedale Metropolitano” parlerà Loredana Luzzi, Direttore Socio-sanitario dell’Ospedale Niguarda.

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Ospedali e medici sui social tra informazione e privacy

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

dirittiLa vicenda dell’ospedale di Nola arrivata su tutti i giornali, in cui una persona ha fotografato pazienti curati per terra per mancanza di posti letto ha scoperchiato un vaso di Pandora: denunce, interviste e la scoperta dell’esistenza di decine di gruppi sui principali social. Sono gruppi segreti o chiusi che hanno lo scopo di raccogliere le segnalazioni sui disservizi delle varie strutture sanitarie italiane. Sono già decine, vi si accede su invito e sono difficili da individuare ma si stima che ne nascano circa 10 al giorno.Più che una moda, un desiderio di denuncia, una valvola di sfogo, un luogo dove canalizzare commenti rabbiosi. Tanto praticamente tutti hanno in tasca un tablet o uno smartphone con cui riprendere la visita medica del parente o registrare l’audio della propria, spiare cosa accade in corsia e raccogliere documentazione per eventuali denunce di disservizi. Il passo successivo è postare il video su un social network e raccogliere la solidarietà degli altri membri, oppure collezionare testimonianze analoghe. Peccato che si rischi di commettere un illecito, se non addirittura un reato, come spiega l’avvocato Salvatore Frattallone, del Foro di Padova e Chairman del Network di avvocati View Net Legal.
Il Garante per la privacy ha chiarito che se le informazioni sono caricate online e risultano visibili in rete in modo libero, da parte di chiunque si connetta al web, allora operano le più stringenti regole della privacy.Dunque, bisogna prestare attenzione alle regole sulla privacy del proprio account sui social: rendere il post visibile a tutti o solo agli amici fa una bella differenza! I social network devono essere considerati dei mezzi divulgativi di informazioni verso una quantità indeterminata di soggetti e quindi potenzialmente devastanti.Il fatto di caricare foto altrui su di un profilo facebook (o un gruppo), purché ‘chiuso’, non comporta, di per sé, l’applicazione del Codice della Privacy ma può aprire la strada del penale. Può essere commesso, infatti, il reato di corte europea giustiziadiffamazione quando si verifica una lesione dell’altrui reputazione (purché la comunicazione avvenga fra almeno tre persone).Per essere colpevoli del delitto, basta un commento offensivo o un LIKE ad un commento offensivo della dignità del soggetto ripreso; peraltro, nel processo penale, si può innestare una causa civile se la vittima intende ottenere un risarcimento per la reputazione che gli è stata lesa. In questi casi, infatti, opera l’art. 595 c.p. perché è fuori discussione che il binomio ‘immagine+didascalia’ è sicuramente idoneo a ledere la professionalità o l’immagine dell’ospedale, al pari di quella delle persone riprese in video e dileggiate.
Per la Cassazione, il post su Facebook, se offensivo, comporta l’aggravante ex art. 595, co. 3, c.p. perché il reato è stato consumato attraverso un mezzo di pubblicità, che fa scattare la pena da 6 mesi a 3 anni (Cass. Pen., Sent. n° 4873/17).“Se una persona scatta una foto o gira un video e la tiene per sé, non c’è alcuna violazione, ammesso che il documento non contenga ad esempio informazioni sullo stato di salute di un soggetto riconoscibile, perché sono dati considerati sensibili e soggetti alla riservatezza. Quindi in questo caso, social network o no, prima di effettuare la ripresa è necessario sia dare l’informativa (art. 13), che ottenere il consenso scritto dell’interessato, sennò il trattamento è illecito. Anzi, in alcuni peculiari casi è stato persino ritenuto integrato il reato di ‘interferenze illecite nella vita privata’” prosegue l’avvocato Frattallone.Se sono il familiare della persona ricoverata, posso riprendere il parente per uso personale, senza postarlo, qualora mi serva la prova di una responsabilità medica, ad esempio. Ma se la ripresa è destinata ad essere postata sui social, ho bisogno anche del consenso scritto delle altre persone riprese nella stanza d’ospedale.
Mentre nel caso sia fotografato un operatore sanitario da parte di un paziente entra in gioco l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, per il quale v’è il divieto assoluto di controllo del lavoratore tramite impianti audiovisivi o altre apparecchiature simili, salvo siano state ottenute le prescritte autorizzazioni. In questo senso, la tutela del lavoratore deve ritenersi trasversale. Se, facciamo un esempio, un infermiere gioca al pc mentre è di turno al lavoro, la condotta può essere fotografata da un paziente ma solo per allegarla ad una denuncia da consegnare alle autorità che per accertare l’illecito dovranno comunque eseguire delle indagini su mandato di un giudice. Quindi non ogni impiego delle risorse tecnologiche è di default lecito e consentito. Ricapitolando, nel caso in cui si vogliano scattare delle foto o riprendere degli operatori sanitari mentre lavorano, va richiesto preventivamente il consenso. E se si riprendono, anche accidentalmente, degli altri pazienti (ad esempio allettati nella camera in cui sono ricoverati) a loro va chiesto il consenso scritto (o va documentato che il permesso è stato chiesto e concesso) e i volti vanno oscurati, a loro tutela.

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Mmg sul piede di guerra, per i cronici in Lombardia si punta sugli ospedali. Ecco le proposte della Regione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

regione lombardiaC’è fermento tra i medici di famiglia in Lombardia per una bozza di delibera che attribuisce l’assistenza dei pazienti cronici alle Aziende sociosanitarie territoriali, cioè agli ospedali, ridimensionando il ruolo del medico curante. Poste 63 patologie croniche principali, spesso compresenti in un solo paziente, la bozza trae spunto dalla classificazione dei pazienti lombardi in tre categorie: 150 mila polipatologici fragili prevalentemente assistibili in ospedale, 1,3 milioni con più d’una patologia cronica “frequent user” dei servizi sanitari o anche dei servizi sociali; 1,6 milioni di cronici con una sola patologia cronica, fin qui effettivamente assistiti dal medico di famiglia. Ci sono poi tra i residenti 6,5 milioni di “sani”, sporadici utilizzatori dei servizi Ssn o non utilizzatori. Dunque, tra 1,6 e 3,2 milioni di lombardi potrebbero presto firmare un patto di cura non con il proprio medico ma con centri servizi esterni alla medicina generale che gestirebbero il piano assistenziale individuale (Pai), siglato sì con il curante, ma poi solo integrabile e mai modificabile da quest’ultimo.
Le ex Asl -divenute aziende di tutela sanitaria – selezionerebbero i gestori dei cronici d’estrazione ospedaliera con bandi per i quali vanno ancora individuati i requisiti d’accreditamento. Quanto alla medicina generale, poco si citano nella bozza i Creg o Chronic Related Groups, gruppi di patologie a ciascuno dei quali da alcuni anni è attribuito un budget con cui oggi si pagano le prestazioni per i pazienti cronici a provider che sono in genere coop di medici di famiglia. Quest’anno si paga ancora la vecchia tariffa, ma dal 2018 il medico dovrà adeguarsi a tariffe ridisegnate con la nuova sperimentazione: tutto qui. Fiorenzo Corti segretario di Fimmg Lombardia, conferma la sua preoccupazione (domani il sindacato tiene un consiglio regionale straordinario). «Che a decidere un percorso di medicina d’iniziativa per i pazienti cronici non sia il medico di famiglia ma un gestore, come sembrerebbe volere la Regione, è una prospettiva che può configurare secondo noi la fine della medicina di famiglia. Abbiamo ottenuto come Fimmg modifiche rispetto al testo iniziale: patto di cura e Pai inizialmente erano affidati al “gestore”, il medico di famiglia non avrebbe potuto modificare il piano assistenziale per il suo paziente e sarebbe servito a dare tachipirine, sciroppo per la tosse, antibiotico dopo 3 giorni, pillola all’iperteso giovane e certificato di malattia che il gestore non fa». Adesso si riaprono delle prospettive ma il monito di Corti è grave. «Stiamo attenti a non disegnare il Pai come una soluzione che si deduce da algoritmi imperniati su elenchi di prestazioni attese senza alcuna mediazione del medico di famiglia: sarebbe come dire che prognosi e terapia li fa oggi il gestore e domani un computer».
Differenti sentimenti animano il presidente Snami lombardo Roberto Carlo Rossi. «Colpisce positivamente che la Regione reputa sorpassato il criterio di attribuire un budget per tipologia di paziente al medico che aderisca ai Creg e di remunerare quest’ultimo in tanto in quanto rispetta quel budget: una visione che si prestava ad obiezioni deontologiche. Però – aggiunge Rossi -ci sono gravi criticità: si “ospedalizza” l’assistenza ai pazienti cronici senza sentire le rappresentanze dei medici. E si affida una prevenzione secondaria “rinforzata” a protocolli compilabili in ultima analisi da personale amministrativo, dimenticando, a torto, il ruolo fin qui avuto dal medico di famiglia nel contenere la domanda di cura». Al medico di famiglia non pare esser stata sottratta la possibilità di stilare i Pai. «Gli è però impedito di modificarli», ammette Rossi. «Eppure, sentenze della Corte dei Conti alla mano, la Regione dovrebbe sapere che al clinico (quale il mmg è), ove vi fosse un vantaggio tangibile per il suo paziente, è sempre concedibile un margine per scostarsi dalle linee guida». Per Rossi i piani assistenziali individuali potrebbero bene essere gestiti dalla medicina di famiglia, «Se il nodo è ricordare di prendere la pillola o indirizzare verso il controllo periodico, ci sono ormai decine di apps per i-phone che per una parte dei nostri assistiti potrebbero svolgere il ruolo dei centri servizi e call center previsti nella nota, a costi inferiori e con il vantaggio di trovarsi in “prossimità” del paziente». (Mauro Miserendino da Doctor33)

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La situazione dei Pronto soccorso negli ospedali di Roma è drammatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

Policlinico La Sapienza RomaRischia definitivamente di esplodere se non si interverrà subito. A quanto riportato dal sito internet della Regione Lazio, ci sono ben 6 ospedali con oltre 100 pazienti in attesa di essere visitati: Umberto I 124 pazienti; Sant’Andrea 114; Policlinico Casilino 111; Policlinico gemelli 109; Sandro Pertini 108; San camillo-Forlanini 102. Almeno 3 vicini alla soglia dei 100: Policlinico Tor Vergata 90, Sant’Eugenio 94, Grassi di Ostia 83. Sono numeri più vicini a quelli di una città in guerra, che a una capitale occidentale. Cifre indegne di una sanità che possa definirsi civile e vicina al cittadino. Questa situazione comporta un alto tasso di promiscuità, senza distinzione di genere, violazione o assenza della giusta privacy medica per i pazienti e gravi difficoltà per il personale sanitario. Nonostante le continue e assurde rassicurazioni del presidente Zingaretti, siamo di fronte al fallimento delle politiche sanitarie regionali, e al disastro delle Case della Salute e della medicina del territorio che avrebbe dovuto assorbire questa emergenza. Il taglio dei posti letto e l’assenza di una programmazione efficace hanno dato questo risultato allarmante. Chiediamo al Prefetto di Roma di intervenire urgentemente con la convocazione di un tavolo sulla sanità per scongiurare danni irreparabili all’intero sistema e ai cittadini, le cui cure e salute sono messe a serio rischio soprattutto durante le festività”. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

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Ogni giorno almeno 4 ospedali o scuole vengono attacchi o occupati da gruppi armati

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2016

unicefSecondo un’analisi dell’UNICEF, lanciata a poche ore da World Humanitarian Summit, n media ogni giorno 4 scuole o ospedali sono attaccati o occupati da gruppi e forze armate.Gli attacchi contro le scuole e gli ospedali rappresentano una delle sei gravi violazioni contro i bambini identificate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’ultimo Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui Bambini e i conflitti armati ha documentato oltre 1500 episodi di attacchi o di utilizzo per scopi militari di scuole e ospedali nel 2014, tra cui:
– In Afghanistan 163 suole e 38 strutture sanitarie sono state attaccate;
– In Siria sono stati registrati 60 attacchi a strutture scolastiche, 9 casi di scuole utilizzate per uso militare e 28 attacchi a strutture sanitarie;
– In Yemen, 92 scuole sono state utilizzate per fini militari da gruppi e forze armate;
– In Sud Sudan, si sono verificati 7 attacchi a scuole e 60 episodi di utilizzo delle scuole per scopi militari;
– Nello Stato della Palestina, sono stati 543 gli attacchi che hanno distrutto o danneggiato le strutture sanitarie e 3 sono gli attacchi documentati a scuole di Israele.
– In Nigeria, secondo le autorità dell’istruzione nel Nordest del paese, 338 scuole sono state distrutte o danneggiate tra il 2012 e il 2014;
Questi dati vengono diffusi subito dopo i recenti attacchi alle strutture e al personale medico e scolastico – come le scuole bombardate in Yemen e l’ospedale colpito ad Aleppo, in Siria lo scorso 27 Aprile, in cui sono morte almeno 50 persone, compreso uno degli ultimi pediatri della zona.“I bambini vengono uccisi, feriti e resi disabili in modo permanente nei luoghi in cui dovrebbero essere protetti e al sicuro”, ha dichiarato Afshan Khan, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF.
“Gli attacchi contro le scuole e gli ospedali durante un conflitto sono in allarmante e terribile crescita. I colpi diretti e intenzionali a queste strutture e al personale medico e scolastico sono crimini di guerra. I Governi e gli altri attori devono proteggere le scuole e gli ospedali secondo le leggi del diritto internazionale e le leggi del diritto internazionale umanitario, e gli Stati devono sottoscrivere il proprio impegno nella Dichiarazione sulle Scuole Sicure.”
Lo scorso anno, il sistema di monitoraggio delle Nazioni Unite ha documentato anche il cosiddetto “double-tap”, o anche “triple-tap”, attacchi a strutture sanitarie nelle quali i civili vengono attaccati, anche durante l’arrivo sul luogo dei primi soccorritori.
Oltre gli attacchi agli edifici, il conflitto ha avuto conseguenze di vasta portata anche sull’istruzione dei bambini e sul sistema sanitario. In Siria, per esempio gli attacchi agli ospedali e la sottrazione di kit e equipaggiamenti medici dai convogli di aiuti, le restrizioni alle evacuazioni mediche, e l’uccisione di personale medico sono la causa per cui, nelle aree colpite dal conflitto, l’accesso alle strutture sanitarie per i civili diventa giorno dopo giorno sempre più scarso.
“I bambini vengono rapiti dalle scuole in circostanza terribili in paesi come Nigeria e Sud Sudan, mentre altri subiscono violenza o vengono reclutati e utilizzati come bambini soldato”, ha continuato Khan.
Il primo World Humanitarian Summit si terrà il 23 e il 24 maggio ad Istanbul. I leader a livello globale si confronteranno su come rispondere effettivamente alle più grandi emergenze umanitarie e come organizzare una migliore risposta per le sfide future.

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Chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2015

ospedale-psichiatrico-giudiziario“Con la chiusura degli ospedali psichiatrico giudiziari si chiude anche una brutta pagina che riguarda sia l’amministrazione della giustizia che la psichiatria italiana. Abbiamo tutti negli occhi le immagini di profondo degrado degli ospedali giudiziari trasmesse con insistenza nei telegiornali e apparse in più di una inchiesta televisiva, fino a confluire in un docu-video di drammatica efficacia. Quelle immagini sono state il segno tangibile della indifferenza e della cattiva gestione della cosa pubblica, quando invece di farsi carico delle situazioni umanamente più fragili, le abbandona alla sciatteria di chi invece di prendersene cura, li punisce doppiamente come malati e come carcerati”. A dirlo è Paola Binetti, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc).
“Ben venga quindi – continua Binetti – la effettiva chiusura degli opg dopo i falsi annunci degli ultimi anni. Ma non possiamo sottovalutare che il problema non è solo chiudere gli opg ma prendersi cura di queste persone cercando di risolvere il dilemma: se e in che misura la malattia mentale sopprime la capacità di rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni, del danno che si fa ad altri, delle sofferenze che si occasionano alla società nel suo insieme. E’ mancato in questi anni un dibattito serio proprio su alcuni dei temi cruciali della psichiatria e il precipitare dell’aereo tedesco di pochi giorni fa ci restituisce la sensazione del mistero per cui il gesto di una persona con un malessere psichiatrico già documentato fa precipitare, in senso letterale, tanta gente nella follia incontenibile ed irreversibile di una morte inattesa”.E conclude: “chiudere gli opg e contestualmente riaprire un dibattito forte e scientificamente fondato sulla salute mentale e sulla malattia mentale, al di là delle ideologie, può essere un passo avanti importante sul piano del rispetto della dignità delle persone, purché si ricordi che la peculiarità di queste persone, la loro e la nostra vera sofferenza, sta proprio nella fragilità della capacità di valutare le conseguenze delle loro azioni. Servono investimenti seri sul piano della ricerca scientifica e sul piano dell’assistenza e della cura di queste persone, anche per garantire la loro e la nostra sicurezza; la loro e la nostra libertà. Dobbiamo tornare ad investire in un piano per la psichiatria, non solo ospedaliera, ma anche e soprattutto territoriale forte e deciso; un piano obiettivo che non ignori quanto e come sia difficile per la società sottrarsi alla follia lucida di persone, che magari cercano anche nella spettacolarità dei loro gesti di dare una risposta di senso alla propria vita. Più assistenza significa più risorse, più professionisti impegnati sul campo, psichiatri, psicologi, educatori, tecnici ed infermieri specializzati, strutture di accoglienza anche sotto forma di case-famiglia assistite, social day hospital. Tutto quanto può servire alla persona malata, colpevole di danni arrecati ad altri, ma anche al tessuto sociale in cui sono inseriti”.

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Eutanasia negli ospedali?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

Paola ricci sindoni“A nome di chi parla l’anonimo caposala dell’ospedale Careggi di Firenze, secondo cui nei reparti del nosocomio toscano l’eutanasia sarebbe una prassi praticata diffusamente e silenziosamente? Non certo a nome delle migliaia di medici e infermieri italiani che ogni giorno, questi sì silenziosamente e senza rilasciare interviste anonime, si prodigano affinché i malati, i lungodegenti, i disabili gravissimi, possano essere assistiti e curati secondo i migliori standard sanitari”, commenta Paola Ricci Sindoni, Presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita. “Assistiamo a un rinnovato e pretestuoso attacco dei media sulla legge relativa al fine vita, in cui si mira a confondere la legittima astensione dall’accanimento con pratiche eutanasiche non giustificabili. Un pressing in cui non ci si fa scrupolo di utilizzare dichiarazioni che non solo lasciano sconcertati i privati cittadini, che si chiedono in quali mani possano finire una volta ricoverati, ma che dovrebbero mettere in allerta la magistratura, stante l’evidenza della configurazione di reati”. “Ci chiediamo inoltre quale sia la posizione degli ordini professionali coinvolti: davvero accettano di essere appiattiti in un generico ‘così fan tutti’ che, poco onorevolmente, li etichetta come inqualificabili? Il Giuramento di Ippocrate e quello dell’Infermiere non sono facoltativi, ma elementi essenziali e distintivi di uomini e donne che si mettono al servizio di altri per aiutarli a vivere, non a morire”.

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Ospedali Lazio 2014:Molte ombre poche luci

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2013

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti (Photo credit: Niccolò Caranti)

“Parafrasando lo slogan che ci ha accompagnato per tutta la campagna elettorale, possiamo dire che il nuovo inizio per la sanità del Lazio, il presidente e commissario Zingaretti lo ha soltanto immaginato”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato. “Rileggendo gli intendimenti del candidato su un volantino diffuso prima delle regionali, possiamo tranquillamente affermare che tanti obiettivi propagandati sono rimasti soltanto sulla carta. Esaminiamoli nel dettaglio”, invita Maritato. “Una nuova sanità più vicina alle persone, esordisce Zingaretti. Ma nei pronti soccorsi zeppi di barelle, tranne estemporanee visite di ministri, si sono mai viste le autorità regionali? Hanno mai raccolto il grido di dolore di pazienti, operatori, parenti? Per non parlare di merito e trasparenza: al di là di qualche dato pubblicato sul sito regionale, in fatto di nomine e meritocrazia nelle nostre aziende tutto procede come prima. Stuoli di consulenti, senza minimamente esperire procedure per verificare la dotazione di risorse interne. L’assurdo si raggiunge poi valutando il capitolo del controllo e la valutazione, nella sezione in cui si parla di rilancio dell’Asp, agenzia di sanità pubblica le cui competenze, al contrario, sono state assorbite dagli uffici regionali. Stesso discorso per il Piano sanitario regionale e le cure territoriali. Al di fuori degli annunci sulle fantomatiche Case della Salute, con i medici di famiglia fermamente intenzionati a stabilire le proprie condizioni, sul territorio non c’è nulla. E che dire della beffa dei direttori generali? Annunciata in pompa magna l’imminente nomina, su tali designazioni è sceso un silenzio assordante mentre Asl e ospedali navigano a vista”.

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Farmacisti in ospedale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2012

Il nostro è l’unico Paese in Europa a disporre di Servizi Farmaceutici Territoriali in grado di funzionare da tramite tra l’ospedale, i cittadini e i medici di famiglia. La SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) è protagonista al Congresso della EAHP (European Association of Hospital Pharmacists) che si apre oggi Milano con la partecipazione di 3500 iscritti. E nel seminario tradizionalmente dedicato alla nazione ospitante grande spazio è riservato al ruolo dei farmacisti delle Asl. “Questi professionisti rispondono in modo ottimale alle esigenze legate alla progressiva deospedalizzazione – afferma la dott.ssa Laura Fabrizio, presidente SIFO -. Infatti si sono formati in ambiti particolarmente strategici del Servizio Sanitario Nazionale: operano presso farmacie ospedaliere e Servizi Farmaceutici Territoriali dove gestiscono non solo medicinali di fascia A e C ma anche dispositivi medici, diagnostici, radiofarmaci, farmaci orfani e farmaci di fascia H innovativi ed ad alto costo, nonché prodotti galenici sterili e non sterili preparati in laboratori ad elevato livello tecnologico”. Il nostro Paese si distingue in Europa anche per l’eccellenza raggiunta nella formazione. “Siamo gli unici a prevedere l’obbligatorietà delle scuole di specializzazione, che sono 22 nel nostro territorio – sottolinea la dott.ssa Francesca Venturini, membro del Consiglio Direttivo SIFO -. Inoltre, attraverso la condivisione dei programmi accademici su un’unica piattaforma informatica, abbiamo assicurato uno standard uniforme del percorso formativo”. Una delle lacune da colmare, in particolare rispetto ai Paesi anglosassoni, riguarda il rapporto farmacista/posti letto che in Italia non è ancora regolato da norme. “Il farmacista di reparto è una realtà consolidata da tempo ad esempio in Inghilterra e Germania – continua la dott.ssa Nicoletta Ambrogi della Asl 4 di Terni -. È la figura professionale che, affiancando il medico in corsia, porta significativi vantaggi sia ai pazienti, in termini di sicurezza e di maggiore consapevolezza delle cure cui si sottopongono, sia al Servizio Sanitario in termini di risparmio, grazie a un uso più efficiente delle risorse. La SIFO ha condotto una sperimentazione in cui questa figura è stata introdotta nei dipartimenti oncologici di cinque ospedali italiani. Ma per estenderla a tutti i reparti è necessario aumentare il numero dei farmacisti in rapporto ai posti letto”. Tema del Congresso EHAP è la cura dei pazienti più fragili, in particolare bambini e anziani. “È essenziale – conclude la dott.ssa Fabrizio – definire standard di cura dal punto di vista del farmacista ospedaliero per questi gruppi di pazienti che presentano caratteristiche uniche e che richiedono maggiori attenzioni”.

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Chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

Roma Venerdì 16 Marzo 2012 Santa Maria della Pietà. Sala Basaglia.
9.00 Introduzione Gianfranco Palma (DSM RM E) e Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E)
9.15-11.45 Chairman Alessandro Grispini (PreSaM e DSM RM E)Dipartimento di Salute Mentale e superamento della psichiatria penitenziaria: problematiche cliniche e psichiatrico-forensi derivanti dal DPCM 1.4.2008 e dal Decreto Legge 22 Dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri, convertito in legge il 14.2.2012.
Stefano Ferracuti (Università di Roma) Le iniziative della Commissione del Senato in tema di OPG e i cambiamenti determinati dal DL 211. Ignazio Marino (Senato della Repubblica) Verrà proiettato anche un breve video girato in occasione dei sopralluoghi della Commissione presso gli OPG italiani. La valutazione della psicopatia con la Hare Psychopathy Check List-Revised (PCL-R). Vincenzo Caretti (Università di Palermo)
12.00-13.30 Presentazione del libro “Matti in libertà” (Editori Riuniti, 2011) di Maria Antonietta Farina Coscioni (Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati). Intervengono: Pompeo Martelli (Centro Studi e Ricerche ASL RM E) e Gianluigi Di Cesare (PreSaM e DSM RM E)
14.30-16.30 Chairman Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E) Pericolosità sociale: tra paradigma sanitario e paradigma giuridico. Implicazioni organizzative. Gianfranco Rivellini (OPG Castiglione delle Stiviere)
La situazione del Lazio: quali sono gli interventi irrinunciabili? Gianfranco Palma (DSM RM E)

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La sanità allo sbando

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2012

Potrebbe essere il titolo di un film o di un libro, purtroppo invece si tratta della triste e cruda realtà che migliaia di persone malate e i loro familiari sono costrette a subire ogni giorno. I casi portati alla luce dai controlli dei Nas e pubblicati su tutte le pagine dei quotidiani e dei siti web – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – sono solo la punta dell’iceberg della malasanità italiana. Malasanità che va estirpata con determinazione e immediatezza. Se i Pronto Soccorso degli ospedali vengono presi d’assalto è perché manca una corretta regolamentazione del servizio svolto dai medici di famiglia. Orario ridotto di ricevimento, irreperibilità del medico di base oltre determinati orari, sono tra le principali cause di affollamento dei Pronto Soccorso e dell’errato utilizzo di queste strutture da parte dei pazienti – prosegue Giordano – Occorre una revisione delle competenze dei medici generici che devono fare da filtro alle richieste degli ammalati e un programma di informazione sul ricorso alla guardia medica. A nulla è valso introdurre il ticket sul codice bianco per evitare di intasare i Pronto Soccorso e questo perché difficilmente i medici chiamati ad assegnare i codici si prendono la responsabilità di assegnare un codice bianco.

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Case di Dio e ospedali degli uomini

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

Perchè, come e dove sono nati gli ospedali Francesco Agnoli – Fede & cultura – 2011 – pp. 144 – € 13,50 Agli ospedali siamo tutti abituati. Diamo per scontato che ogni città ne abbia più d’uno, e che funzioni! Ma difficilmente ci si chiede: come sono nati gli ospedali, che origine hanno? Quando sono divenuti un fenomeno diffuso, importante? Sono propri di tutta la storia dell’umanità, o caratterizzano soprattutto un determinato periodo? E in quale cultura hanno visto la luce, prima di diffondersi in tutto il mondo? Questo studio è il tentativo di rispondere a queste domande molto interessanti, per giustificare, alla luce della storia, della filosofia e della teologia, il perché l’ospedale sia stato, come le università, un fiore splendido sbocciato dalla civiltà cristiana.

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Negli ospedali dispositivi medici troppo costosi

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2011

La UPC dissenya un dispositiu per ajudar a cam...

Image by agenciaacn via Flickr

Un dispositivo medico su tre risulta essere troppo costoso rispetto ai benefici. Per questo occorre istituire un registro dei device più diffusi negli ospedali, che permetta di valutarne l’efficacia e governare l’innovazione, nonché prevedere un ruolo più dinamico per il farmacista ospedaliero. A sostenerlo Laura Fabrizio, presidente della Sifo, nel suo intervento al 32esimo congresso della società organizzato a Firenze. Secondo la Sifo, device come pace maker, protesi d’anca e di ginocchio, valvole cardiache impiantabili senza chirurgia, sono assai diffusi negli ospedali, pur non essendo vantaggiosi nel rapporto costo-beneficio. Mentre medicinali più in grado di cambiare la vita dei pazienti sono meno diffusi: negli ultimi cinque anni non se ne sono visti più di una decina, nonostante il rapporto beneficio-costo sia positivo in nove casi su dieci. «Per contenere la crescita ormai esponenziale della spesa sanitaria» è la denuncia «sarebbe necessario istituire quanto prima un sistema di governo dell’innovazione e implementare il ruolo del farmacista». «La selezione nel campo dei dispositivi» aggiunge Andrea Messori, vicepresidente Sifo, «deve diventare più aggressiva rispetto a quella sui farmaci, perché le condizioni di partenza sono diverse».(fonte farmacfista33)

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Cardiologia: bandiera blu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2011

Cardiologia (1)

Image by Ministério da Saúde via Flickr

Assegnare la “bandiera blu” ai reparti di cardiologia italiani, ovvero certificare la qualità del percorso di cura che i centri ospedalieri italiani sono in grado di offrire ad un paziente con infarto e promuovere un unico livello di assistenza sanitaria: questo è lo scopo dell’iniziativa presentata in anteprima oggi dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri). Traendo spunto dal sistema sanitario inglese, l’ANMCO ha illustrato il progetto pilota che coinvolge 10 cardiologie in Italia distribuite equamente tra il nord e sud della penisola per standardizzare il trattamento. Con l’intenzione di farlo adottare dalle oltre 400 unità coronariche e invitarle quindi a guadagnarsi la “bandiera blu” della cardiologia.
Il progetto annunciato nel corso del Congresso di Parigi è in linea con una tendenza generale dei paesi europei testimoniata dall’altra grande novità del Congresso ESC (European Society of Cardiology): dopo 4 anni dall’ultimo aggiornamento, sono state presentate le nuove linee guida per l’infarto NON STEMI (evento cardiaco meno grave). Nelle nuove linee guida sono stati inseriti i nuovi farmaci antitrombotici, tra cui il prasugrel che rappresenta un superamento delle opzioni terapeutiche già presenti poiché più rapido e più efficace; L’infarto NON STEMI ha un forte impatto sul Sistema Sanitario italiano sia in termini di ospedalizzazioni sia di costi sanitari. Ogni anno si ricoverano in Italia 130 mila pazienti di cui 60% è NON STEMI; nel 40% dei casi si tratta di anziani (70 anni), con una lunga storia di malattia cardiaca. Prasugrel è attualmente indicato per i pazienti con sindrome coronarica acuta sia in casi NON STEMI che nei casi di infarto più severi, ovvero STEMI, sottoposti a rivascolarizzazione per via percutanea. Nell’ultimo aggiornamento delle linee guida ESC per l’infarto STEMI, presentate nel 2010, prasugrel è stato inserito con il livello più alto di raccomandazione, grazie alle evidenze cliniche apparse nello studio TRITON.
I dati in possesso dell’ANMCO stimano che il costo annuo per il trattamento dell’infarto miocardico in Italia è di circa 1 miliardo di euro annuo (la patologia è tra i primi 5 DRG per voce di spesa). E il contenimento dei costi, con la diminuzione degli sprechi è tra gli obiettivi a lungo termine anche del percorso intrapreso dall’Anmco. “Il progetto Standard of Care, se esteso a tutti i centri della penisola, potrebbe permettere un contenimento dei costi sul trattamento dell’infarto di circa il 15%” sottolinea Scherillo. Le realtà pilota interessate:
U.O. Cardiologia A.O. “Ospedale Di Circolo Di Busto Arsizio” di Saronno (VA)
U.O. di Cardiologia e UTIC “Ospedale Civile” di Legnano
S.C. Cardiologia A.O.U. “Ospedali Riuniti-Ospedale Cattinara” di Trieste
Cardiologia Interventistica “Ospedale Ca’ Foncello” di Treviso
Cardiologia Ospedale Civile “Augusto Murri” di Fermo
Divisione Cardiologia e UTIC “Ospedale San Filippo Neri” di Roma
Cardiologia Interventistica e UTIC Azienda Ospedaliera “G. Rummo” di Benevento
Cardiologia – UTIC “Ospedale San Paolo” di Bari
U.O. Cardiologia e UTIC Ospedale Civile “San Giovanni di Dio” di Crotone
C e Cardiologia Interventistica Ospedale Civile “Pugliese” di Catanzaro

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Duo Putipù

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Les jeudis de Perpignan (Fr) Jeudis 21 juillet 2011 – à partir de 20h00 – Place de la Loge 17e édition du festival international de musique et arts de la rue.

‎”Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di dollari, quel che ci costano 8 ore di guerra in Iraq… si prendessero un giorno di ferie!” [Gino Strada] (tamburello)

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Soppressione delle Cabine Telefoniche pubbliche

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

C’è preoccupazione per l’annunciata soppressione delle cabine telefoniche pubbliche, che presto rischiano di scomparire del tutto dai Comuni. Ciò alla luce di una delibera dell’Agcom (pubblicata nella gazzetta ufficiale numero 77 del 2 gennaio 2010) che autorizza Telecom Italia a rimuovere i telefoni pubblici “in eccesso”: hanno l’obbligo di essere risparmiati solo quelli presenti negli ospedali, nelle scuole e nelle caserme. E allora in questi giorni si potrà iniziare a vedere affisso sulle poche cabine telefoniche pubbliche rimaste un grande cartello rosso con scritto: “Questa cabina sarà rimossa dal giorno” e una data. Il Presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani e il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito esprimono preoccupazione per quelle realtà, quali i Comuni montani, nei quali il telefono pubblico resta spesso un servizio essenziale, soprattutto considerando il fatto che la rete di telefonia mobile non sempre garantisce la totale copertura ai territori. Per questo motivo Giurlani ha scritto una lettera a tutti i 168 comuni montani, che come UNCEM rappresenta, per chiedere che venga fatto un quadro complessivo della presenza e dell’effettivo utilizzo delle cabine telefoniche presenti, ed ha inoltre chiesto un incontro con l’Agcom per esaminare attentamente la situazione. E’ importante per tutti i cittadini sapere che, entro 30 giorni dall’affissione del cartello di rimozione sulla cabina, sarà possibile scrivere una e-mail all’indirizzo cabinatelefonica@agcom.it per sospenderne la rimozione.

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