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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘ospedaliera’

Coronavirus e risposta ospedaliera nella Capitale e in ambito regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Roma “Il modello di risposta ospedaliera della citta’ metropolitana e dei capoluoghi di provincia finora ha retto in modo egregio, i dati ci danno ragione. Non c’e’ stato alcun rifiuto e alcuna incapacita’ di gestire situazione di criticita’. Ora, pero’, e’ importante non smantellarlo perche’ sono certo che questa epidemia ci accompagnera’ per tutto l’autunno e l’inverno prossimo, fino a che non ci sara’ un vaccino in grado di debellare il virus”. Lo ha detto il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, in un colloquio Skype con l’agenzia Dire. La struttura del quadrante a Nord della Capitale e’ un Hub della terza fase di gestione dell’emergenza Covid-19 messa in campo dalla Regione Lazio. Dispone di 50 posti letto covid e 32 posti di terapia intensiva. “E’ una delle dotazioni piu’ cospicue di tutta la rete romana”, ha sottolineato Marcolongo, ricordando che “fin dall’inizio il Sant’Andrea e’ stato interessato come ospedale Covid di riferimento. All’inizio abbiamo attivato un pre-triage con 8 tende esterne e abbiamo cercato di svuotare il Pronto soccorso, che e’ stato poi destinato ai pazienti covid. E’ stata un’operazione non facile, che ha richiesto una grande attenzione e disponibilita’ professionale”.
Inoltre “sono stati differenziati i percorsi per i pazienti chirugici – ha continuato Marcolongo – e abbiamo dedicato 22 posti letto all’area pneumologica, per i pazienti che hanno bisogno di riabilitazione o dopo lo svezzamento della terapia intensiva. Infine, abbiamo attivato subito un laboratorio per i test e nell’ultima settimana e’ stata ampliata la capacita’ dell’offerta, rendendo piu’ efficiente individuare i portatori sani, che si trovano anche tra gli operatori e non solo tra i cittadini”. Il direttore generale si dice “certo” che l’emergenza proseguira’ per tutto l’anno, almeno finche’ non sara’ pronto un vaccino. Per questo “e’ fondamentale far convivere nelle nostre organizzazioni ospedaliere i percorsi Covid e non Covid, perche’ i pazienti ci saranno ancora. Se la copertura e’ circa del 10 per cento della popolazione, non e’ che il virus sparisce all’improvviso. Non bisogna quindi smantellare le strutture costruite, ma magari ridimensionarle. Anche lo sviluppo delle app, con la possibilita’ per i medici di seguire i pazienti a domicilio, e’ fondamentale per ridurre l’impatto sulla rete ospedaliera”.
Marcolongo e’ infine scettico sull’opportunita’ di estendere il test a tutti i residenti del Lazio. “Quale test? La procedura del tampone e’ piuttosto laboriosa, richiede circa 6 ore, e anche i metodi rapidi non hanno portato successo. Piuttosto credo che i test seriologici, nonostante i dubbi, siano uno strumento efficace. E’ importante identificare chi e’ gia’ guarito, chi non lo e’, e chi e’ in dubbio. Non a caso anche altre Regioni lo hanno gia preso. Posso dire che anche noi l’abbiamo gia’ preso. Abbiamo fatto il tampone a tutto il personale e lo monitoriamo con la sierologia. A dimostrazione che lo abbiamo gia’ acquisito come metodo di monitoraggio permanente”. (Fonte agenzia Dire)

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Creare una rete nazionale di best practice in farmacia ospedaliera

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

Questi i tre punti centrali di un Comunicato espresso dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici alle Aziende Sanitarie (SIFO) a fronte della perdurante epidemia di COVID-19 che sta mettendo anche in grave pericolo la sicurezza sul lavoro degli operatori sanitari, aspetto devastante ed ancora troppo sottostimato dalle autorità del nostro Paese. L’emergenza COVID-19 domanda ogni giorno, con costante aumento, a tutto il Servizio Sanitario Nazionale livelli sempre più impegnativi e costanti di intervento a favore dei pazienti ed i farmacisti ospedalieri italiani stanno rispondendo “fuori dai riflettori” a questa situazione con energia, attenzione e generosità, rendendo possibile la gestione immediata di farmaci salvavita e dispositivi medici in tutti gli ospedali italiani, in particolare in quelli delle varie zone critiche del Nord del Paese.Ne consegue che, alla luce di quanto decretato dagli organi governativi, SIFO si associa completamente al documento firmato dal sindacato SINAFO a titolo “Immediata applicazione/estensione in favore dei Dirigenti Farmacisti DECRETO-LEGGE 9 marzo 2020, n. 14 “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19” – Carenze d’organico”. Vista la necessità di arruolare nuovo personale qualificato per far fronte alla situazione epidemica, SIFO sostiene la richiesta urgente del Sindacato di procedere velocemente a quanto disposto dal DL 14.2020, autorizzando tempestivamente e su tutto il territorio nazionale, il “reclutamento di personale farmacista dirigente, con inclusione anche dei farmacisti specializzati e specializzandi, al fine di far fronte alle esigenze straordinarie ed urgenti derivanti dalla diffusione del COVID-19” e di garantire i livelli essenziali di assistenza nella massima sicurezza possibile.Da ultimo, SIFO si è attivata per raccogliere urgentemente risposte alle domande professionali: quali sono le maggiori criticità in ambito di approvvigionamento e distribuzione registrate in questo periodo? Quali risultano essere le best practice che i farmacisti ospedalieri stanno condividendo con i colleghi? Quali sono le esperienze definite negli ospedali delle “zone rosse” del Nord Italia che possono essere trasferite come “casi di riferimento” nelle regioni del Centro-Sud? Questi interrogativi hanno portato SIFO ad avviare una “Rete nazionale informativa di raccolta di criticità e best practice” per raccogliere e prevenire problematiche professionali ed adottare soluzioni operative utili. La Rete SIFO è al centro di uno strumento di condivisione di informazioni che la SIFO ha lanciato all’interno del suo sito web istituzionale (https://www.sifoweb.it/sifo-covid-19-link.html ): si tratta di un canale che a partire da oggi raccoglie esperienze professionali che possano essere condivise e conosciute sia dagli operatori, che anche dai media e dalle istituzioni.

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Sant’Andrea di Roma: Un’eccellenza ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

“Come riportato dal ‘Secolo d’Italia’, il vicepresidente della Camera e deputato di Fdi ha effettuato un sopralluogo veloce, con la moto, per vedere con i propri occhi lo stato dell’arte dell’ospedale Sant’Andrea di Roma in piena emergenza coronavirus. E scelto dalla Regione come centro dedicato. E sede della seconda facoltà di medicina in via di Grottarossa, già fiore all’occhiello della sanità laziale. Un’ex cattedrale nel deserto che con la presidenza Storace nel 2001 si trasformò in un “gioiellino” di buona sanità. E scalò le classifiche europee per qualità. Un esempio di efficienza. Dopo più di dieci anni di abbandono del gigantesco edificio che ospita il nosocomio. Poi qualche trascuratezza di troppo da parte di Zingaretti… E ora la nuova “chiamata alle armi” che trova tutti pronti, manager, medici, infettivologi, igienisti, infermieri, tecnici. Ho trovato una situazione degna della migliore tradizione italiana. C’è stato un lavoro enorme che sta proseguendo con ritmi incessanti”, dice il vicepresidente della Camera. I numeri parlano chiaro: sei tendoni della Protezione civile montati e attrezzati in tempo reale. Nove nuovi posti letto di terapia intensiva davanti al pronto soccorso. Si tratta di postazioni di pre-triage per offrire ai “potenziali” malati di Covid-19 una corsia diversa. E poter garantire anche le prestazioni ordinarie senza pericolo di promiscuità. Riapertura del reparto di malattie infettive. Laboratorio d’analisi di riferimento. Apertura di 10 posti di terapia intensiva al nono piano dell’ospedale con cantiere aperto e previsione di altri posti letto, sempre per terapia intensiva e sub-intensiva.“Ho trovato un ospedale ordinato”, prosegue il parlamentare di Fratelli d’Italia, anche per la minore pressione sul Pronto soccorso da parte di pazienti impropri. Ovviamente il confort non è il primo pensiero di chi deve contrastare un’epidemia-pandemia, è importante anche questa centralità data al malato e alle sue esigenze”. Per ottimizzare spazi e risorse, il Sant’Andrea ha dovuto chiedere provvisoriamente grandi sacrifici a medici e infermieri. Che sono stati accolti di buon grado dalla stragrande maggioranza dei medici e degli operatori sanitari, chiarisce Rampelli. Il riferimento è alla denuncia di questa mattina del consigliere regionale Giancarlo Righini sulle difficoltà in cui versano medici e paramedici. Difficoltà amplificate dai media, sempre alla ricerca dello scandalo. “Per il confort ci sarà tempo…” Proprio per questo il vicepresidente della Camera sente di dover ringraziare “tutta la comunità dei medici del Sant’Andrea”. E degli altri ospedali della Capitale per lo sforzo incessante nel reperire spazi aggiuntivi. “Per ospitare, ahimè, i malati di coronavirus che purtroppo si prevede in arrivo nei prossimi giorni. In nome della vita e fedeli al giuramento di Ippocrate, medici in prima linea e infermieri in corsia stanno dando il meglio di sé. L’ho visto con i mei occhi…”.

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Specializzazione in farmacia ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2015

farmacia verbanoLa specializzazione è una delle chiavi del futuro della professione farmaceutica, un concetto da tempo al centro della linea d’azione della Federazione degli Ordini dei Farmacisti. Di qui la grande attenzione dedicata alla prima e per ora unica specializzazione riconosciuta: quella in Farmacia ospedaliera. Inevitabile, quindi che a Farmacista Più, l’assise professionale patrocinata dalla FOFI, grande interesse abbia suscitato il convegno “Scuole di specializzazione: le novità del DM 68/2015”, organizzato dalla Federazione e dalla SIFO. E’ stata l’occasione di mettere a fuoco che questo percorso formativo si è enormemente arricchito negli anni dal punto di vista tecnico e scientifico ed è divenuto conseguentemente più impegnativo riducendo, semmai ce ne fossero state, le differenze rispetto alle specializzazioni di area medica. L’hanno ricordato, con i loro interventi, oltre alla presidente della SIFO, dottoressa Laura Fabrizio, la Referente nazionale per il Consiglio direttivo dell’Università, dottoressa Alessia Pisterna, e il presidente della Conferenza dei direttori delle Scuole, professor Santi Mario Spampinato. Ancora più stridente, dunque, il contrasto con il diverso trattamento sul piano della retribuzione e previdenziale che la normativa attuale riserva agli specializzandi in farmacia ospedaliera. “Un tema che è da sempre centrale per l’azione della Federazione” ha detto il vicepresidente della FOFI, senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri. “Un tema che abbiamo costantemente riproposto all’attenzione della politica e sul quale abbiamo ottenuto, nel tempo, che venissero stabiliti almeno alcuni importanti punti fermi. Già nel Piano sanitario 2012-2013, con l’allora Ministro Fazio, fu fatta espressa previsione di provvedere a sanare questa disparità nel momento in cui fossero state reperite le risorse necessarie e da allora non abbiamo mai allentato l’attenzione su questo aspetto”. Vanno in questo senso, tra gli altri interventi, gli emendamenti presentati dal Senatore D’Ambrosio Lettieri alla Legge di stabilità 2014, e quello al DDL Lorenzin (AS 1324), l’ordine del giorno della 12ma Commissione Sanità del Senato, approvato trasversalmente da tutte le forze politiche. Un’azione costante, dunque, proseguita con la recentissima interrogazione al Ministro dell’Istruzione Giannini in cui si chiede “come si conti di garantire il trattamento economico di cui agli articoli 37, 38, 39, 40 e 46 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, ai soggetti non medici specializzandi in discipline dell’area sanitaria, in conformità con quanto previsto per i laureati in medicina iscritti ad analoga scuola di specializzazione ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 401 del 2000”. Interrogazione alla quale il Ministro ha risposto che il suo dicastero sta che il Ministero sta agendo in pieno accordo con il Commissario ad acta e che insieme alle altre amministrazioni interessate, Ministero della salute e MEF, “anche ai fini della ripartizione annuale delle borse di studio nell’ambito delle risorse già previste”. E’ dunque in atto un percorso positivo. “Le condizioni di fatto per una piena equiparazione di tutte le specializzazioni di area sanitaria ci sono” ha concluso d’Ambrosio Lettieri. “E un riconoscimento legislativo non deve tardare. Continueremo a operare perché questo avvenga al più presto, anche perché non possiamo accettare che ci siano giovani colleghi meritevoli che debbono abbandonare il percorso formativo solo perché le famiglie non possono sostenerne l’onere economico”. Una sorta di selezione negativa che nemmeno il Servizio sanitario può più permettersi.

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Farmaci salvavita

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2014

farmaciI farmaci anticancro salvavita devono essere subito disponibili su tutto il territorio. Oggi non è così. In alcune Regioni si registrano ancora ritardi di 50 mesi prima dell’inserimento nei prontuari locali delle terapie innovative che hanno già ottenuto il giudizio positivo dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). La grave situazione, già denunciata due anni fa, non è migliorata. Inoltre l’esame da parte dell’agenzia regolatoria per la registrazione dei nuovi farmaci deve avvenire in tempi certi, senza dilazioni: la legge che stabilisce il termine dei 100 giorni non è applicata. Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Ematologia (SIE) e la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) hanno presentato alla Commissione Igiene e Sanità del Senato e alla Commissione Affari Sociali della Camera un documento programmatico con due proposte da attuare in tempi brevi, illustrate oggi al convegno nazionale “Farmaco e sostenibilità nella cura del paziente oncologico”, che si svolge alla Camera dei Deputati (Palazzo Marini). Da un lato, clinici e pazienti chiedono che possa essere considerata la rimodulazione del “Decreto Balduzzi”, per consentire l’accesso immediato a tutti i farmaci salvavita e non solo a quelli considerati innovativi. Dall’altro, è necessario attivare uno stretto monitoraggio sul rispetto del termine dei 100 giorni per l’esame delle terapie innovative da parte dell’AIFA. Nel nostro Paese 2 milioni e 800mila persone vivono con una diagnosi di tumore (erano quasi 1.500.000 nel 1993 e 2.250.000 nel 2006). I nuovi casi registrati nel 2013 sono stati 366mila. “Siamo consapevoli – afferma il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM – che il contenimento dei costi rappresenti una priorità e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, messo a dura prova dai tagli determinati dalla spending review, la parola d’ordine è appropriatezza: vi sono cure di non comprovata efficacia che costano ogni anno circa 350 milioni di euro. Anche nel settore oncologico si deve procedere all’eliminazione di spese improprie, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’utilizzo delle risorse. Non possiamo però accettare l’idea di porre la spesa farmaceutica oncologica come l’origine di tutti i problemi. L’impatto economico per le terapie antitumorali è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Le varie commissioni regionali spesso non sono altro che inutili duplicati dell’agenzia regolatoria europea (EMA) e di quella italiana (AIFA). Il terzo livello di approvazione deve essere eliminato”. L’ostacolo pareva risolto con il cosiddetto “Decreto Balduzzi” (D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito con modificazione dalla Legge 8 novembre 2012, n. 189). “Questo provvedimento – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – avrebbe dovuto eliminare le precedenti, inaccettabili disparità di trattamento nelle varie Regioni e assicurare ovunque la disponibilità dei farmaci innovativi, riducendo la mobilità interregionale. Ma, a oggi, tutte le diseguaglianze denunciate negli anni precedenti non sono state risolte. La battaglia è stata vinta solo sulla carta, con la conseguenza che le Regioni continuano a limitare l’accesso alle terapie salvavita, indipendentemente dall’approvazione dell’AIFA. La mancata applicazione del ‘Decreto Balduzzi’ dipende da un’interpretazione limitativa del concetto di innovatività. Di fatto l’agenzia regolatoria non attribuisce questo requisito ai farmaci salvavita già in commercio. Ma va sottolineato che si tratta di cure erogate sotto stretto monitoraggio dell’AIFA ed è quindi esclusa ogni forma di inappropriatezza”. Oggi anche i cosiddetti big killer (tumore del polmone, colon retto, seno, prostata e stomaco) fanno meno paura grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci: basti pensare che il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. “La non disponibilità di cure adeguate – sottolinea il prof. Fabrizio Pane, presidente SIE – implica costi ingenti, che per i pazienti oncologici sono stati stimati in decine di miliardi di euro. Va ricordato che proprio l’ematologia ha aperto più di 10 anni fa la strada ai cosiddetti farmaci intelligenti, che sono stati applicati con successo anche nel trattamento di altre neoplasie. Le terapie mirate hanno rivoluzionato la cura delle leucemie, colpendo in modo selettivo il difetto molecolare”. Un altro punto critico è rappresentato dai tempi di approvazione dell’AIFA, ancora troppo lunghi. Dopo il giudizio positivo da parte dell’EMA (European Medicines Agency), trascorrono in media 12-15 mesi perché un nuovo farmaco riceva l’ok dall’agenzia regolatoria italiana. “Per superare questi ritardi – continua il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il cancro -, a seguito delle sollecitazioni avanzate da FAVO e AIOM e fatte proprie dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Governo Letta lo scorso luglio ha approvato un emendamento al ‘Decreto del Fare’. È stato stabilito l’obbligo per l’AIFA di valutare, ai fini della classificazione e della rimborsabilità da parte del servizio sanitario, le domande dei farmaci innovativi entro un periodo massimo di 100 giorni. Ma questa legge, allo stato attuale, non sembra sia applicata né applicabile. Chiediamo che il Parlamento si attivi per monitorare, anche attraverso un Sindacato Ispettivo, il rispetto di questa legge. Altrimenti vanno fissati termini diversi, ma certi”. La spesa farmaceutica ospedaliera dovrebbe rispettare il tetto del 2,4% del finanziamento al sistema sanitario cui concorre lo Stato. Ogni anno, invece, si registrano sforamenti che comportano il superamento del 5% del finanziamento a programma, con importi vicini ai 3 miliardi di euro che poi devono essere ripianati. Va ricordato che le terapie oncologiche rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% del totale di quella ospedaliera. “I vincoli sempre più stringenti dettati dalla spending review impongono nuove forme organizzative – sottolinea il prof. Cascinu -. A differenza dei decenni precedenti, in cui la maggioranza degli antitumorali erano chemioterapici da somministrare periodicamente per via endovenosa, molti trattamenti recentemente approvati sono a bersaglio molecolare, spesso caratterizzati dall’assunzione quotidiana e dalla via di somministrazione orale. Queste terapie rappresentano un’importante sfida per gli oncologi, anche a livello organizzativo”. “Come azienda farmaceutica il nostro impegno non si esaurisce nell’investire in ricerca e sviluppo per rendere disponibili i nuovi farmaci – conclude il dott. Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia -. Concentriamo i nostri sforzi nell’individuazione di marcatori biologici che permettano di sapere in anticipo quali pazienti trarranno giovamento dai nuovi trattamenti. Lavoriamo a fianco della comunità oncologica ed ematologica per assicurare insieme l’impiego appropriato dei nostri farmaci, coscienti che la sostenibilità del sistema sia anche nostra responsabilità”.

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Sicilia: tagli alla rete ospedaliera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

In Sicilia sindacati della dirigenza medica in agitazione dopo la rottura della trattativa con l’assessore alla Sanità della Regione, Massimo Russo, sul piano di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera. Per le organizzazioni di categoria l’esito della vertenza è il frutto della linea perseguita finora dall’assessorato: «Le decisioni vengono prese senza alcuna consultazione preventiva con le rappresentanze sindacali» spiega il segretario regionale di Anaao-Assomed, Rosario Cutrì «e messe sul tavolo come se la nostra unica scelta fosse quella di prendere atto». È il caso del piano messo a punto da Russo per razionalizzare la rete ospedaliera siciliana: tagli alle disponibilità dei nosocomi per arrivare all’obiettivo di tre posti-letto ogni mille abitanti e organici sfoltiti nella stessa proporzione. «Il problema» riprende Cutrì «è che i tagli non colpiscono né le strutture private accreditate né i policlinici universitari; risultato, pagano soprattutto gli ospedali dell’entroterra, con conseguenze gravissime per l’assistenza: il territorio non è pronto, le Pta (le unità territoriali delle cure primarie previste dalla convenzione regionale sottoscritta a luglio con i medici di famiglia, ndr) ancora non ci sono e la popolazione rimane ancorata a una cultura della sanità ospedalocentrica». Di qui la decisione di tutte le sigle della dirigenza (unica eccezione la Cisl) di rompere le trattative ed entrare in agitazione, in vista di un eventuale sciopero. «Ciò che chiediamo» conclude Cutrì «è che l’assessore Russo torni sui suoi passi e concerti con i sindacati un piano che abbia come obiettivo centrale la garanzia dell’assistenza h24 su tutta l’isola, il che significa organici completi in tutte le strutture e medici sgravati da eccessive turnazioni o reperibilità».(fonte doctornews)

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Sifo: la spesa ospedaliera non è incontrollata

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Un comunicato congiunto Sifo-SiNaFO inerente la spesa farmaceutica ospedaliera contesta i dati di Federfarma apparsi sulla stampa di recente che sottolineavano l’aumento della spesa ospedaliera, in modo incontrollato e senza garanzie di trasparenza. “Se è pur vero che nel 2009 vi è stato un aumento della spesa ospedaliera”, sottolinea il comunicato dei farmacisti ospedalieri, – “non è vero  che ciò sia avvenuto – ed ancor meno che sia dipeso – da una gestione del farmaco ospedaliero attuata in modo incontrollato e poco trasparente. Infatti, l’incremento della spesa farmaceutica ospedaliera è essenzialmente dipendente dal fatto che quasi tutti i farmaci di nuovo brevetto e di più alto costo, come antineoplasici e immunomodulatori, antimicrobici per uso sistemico ed ematologici, sono classificati in Fascia H e, quindi, la loro distribuzione/somministrazione, anch’essa numericamente aumentata nell’ultimo periodo, è riservata in via esclusiva all’ambito aziendale ospedaliero. Inoltre, la scadenza dei brevetti relativi a molti farmaci distribuiti dalle farmacie convenzionate sul territorio e la conseguente diminuzione di prezzo degli stessi, unitamente all’aumento di prescrizione di farmaci equivalenti, evidenziano ancora di più il divaricarsi nell’ambito della spesa farmaceutica del Ssn tra il costo dei farmaci ospedalieri e il costo dei farmaci distribuiti in regime convenzionato. “Peraltro – conclude la nota congiunta – “garantire la trasparenza e la tracciabilità della spesa pubblica del farmaco non rappresenta il valore aggiunto di alcuno, ma un preciso dovere verso i cittadini che deve essere garantito sia nelle attività convenzionate sia nell’attività congiuntamente svolta all’interno del SSN da tutti i soggetti a ciò istituzionalmente preposti”. (fonte farmacista33)

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