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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘ospedalieri’

Congresso Nazionale AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Milano, 30 Ottobre 2019 ore 12.00 Centro CeFAeS (sesto piano) Via Antonio da Recanate 2 presentazione del Congresso Nazionale AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, che si svolgerà a Firenze dal 13 al 16 novembre p.v.Le malattie dell’apparato respiratorio hanno un alto impatto in termini epidemiologici e rappresentano la terza causa di morte in Italia. Nonostante questo, sono spesso sottovalutate e la loro prevenzione quasi del tutto sconosciuta. Ne parleremo con:
Prof. Venerino Poletti, Presidente AIPO Dott. Sergio Harari, Direttore Unità Operativa di Pneumologia e UTIR, Ospedale San Giuseppe MultiMedica, Milano, Dott. Michele Vitacca, Direttore Unità Operativa di Pneumologia Riabilitativa Istituti Clinici Scientifici Maugeri, Istituto di Lumezzane, Achille Abbondanza, Vicepresidente della Federazione Italiana IPF e Malattie Rare del Polmone, Salvatore D’Antonio, Presidente Associazione Nazionale BPCO Onlus.

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“Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 Maggio 2019

Il mese scorso si è tenuta presso il Ministero della Salute un’importante riunione, che ha visto riuniti tre funzionarie della programmazione sanitaria (solo al termine si è aggiunto il Direttore Generale, Dott. Andrea Urbani) e i delegati di alcune Associazioni di pazienti che avevano chiesto di poter essere udite sui provvedimenti in corso di approvazione “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” ed “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”. La riunione è parsa fin dall’inizio anomala e la conversazione è stata condotta in modo incerto. Nonostante, infatti, le Associazioni invitate alla riunione nei giorni precedenti avessero avanzato reiterate richieste di ricevere ufficialmente i documenti oggetto delle osservazioni, questi non sono stati inviati. Alcune avevano avuto modo di consultarli, dopo averli ricevuti da fonti ‘non ufficiali’, e potevano quindi commentare o sollevare criticità, in modo pertinente. Altre basavano le loro osservazioni su ciò che ‘avevano potuto sentire e leggere’ sul web, sulla stampa o grazie ad un ‘tam tam’ diffuso tra chi, a vario titolo, è interessato dal provvedimento.Quando è stato chiesto perché non si poteva accedere a tali documenti, la risposta, in prima battuta, è stata che non vi era stata l’autorizzazione a diffonderli; successivamente è stato affermato che erano ancora in fase di stesura e poi ancora è parso di capire che saranno, comunque, inviati alla Conferenza Stato Regioni per la loro approvazione. A questo punto ci si chiede: perché invitare le Associazioni senza metterle in grado di esprimere le proprie osservazioni su documenti che non hanno avuta la possibilità di esaminare? Su questi le Associazioni hanno rilevato che sono da apportare alcune modifiche, ritenute essenziali per favorire il recupero ed il mantenimento delle funzionalità dei pazienti che ne hanno diritto, senza pregiudiziali restrizioni, non commisurate a bisogno e potenzialità di recupero dei pazienti, dei criteri di accesso alla riabilitazione intensiva e ad alta specialità.Si è unanimamente ribadito che devono poter accedere alla riabilitazione neurologica tutti i pazienti che, dopo un evento acuto, manifestino una disabilità più o meno grave che ne giustifica la collocazione nel setting appropriato; l’alta specialità non può essere riservata a chi è stato in coma ma piuttosto a chi ne ha bisogno, da valutarsi con criteri di appropriatezza riabilitativa.
Rispetto alle principali criticità espresse dai presenti, le maggiori preoccupazioni sono state destate dalla percentuale di ricoveri stabilita per i soggetti che non provengono dai reparti per acuti. Numerosi interventi hanno sottolineato come molte patologie croniche o ingravescenti richiedono periodi di ricovero per problematiche ‘non acute’ e quindi renderebbero inutile, troppo dispendioso o impossibile il passaggio dal reparto per acuti.
A tal proposito, è stato spiegato dai rappresentanti del Ministero che, dai dati in loro possesso, riferiti agli anni precedenti, solo il 17% del totale dei ricoveri su tutto il territorio nazionale proveniva dal domicilio e che, attenendosi a questi, nel documento si è inserito che la porzione di ricoveri a tariffa piena per soggetti provenienti appunto dal domicilio dapprima non dovesse superare il 15%, poi, tenendo conto delle osservazioni emerse, tale soglia è stata innalzata al 20%.Il dato, è stato specificato, è da intendersi su base regionale ovvero ogni singola Regione avrà un tetto massimo del 20% per tutte le strutture interessate e per tutte le patologie. Ogni Regione potrebbe anche innalzare tale soglia, ma non è chiaro in base a quali criteri e con quali conseguenze.Le criticità espresse dai presenti si sono riferite soprattutto al dato di partenza: davvero sembra troppo basso che il totale riferito di ricoveri effettuati negli anni scorsi di pazienti provenienti dal domicilio sia solo del 17%! La nuova percentuale fissata, ritenuta decisamente insufficiente a coprire il fabbisogno, porterebbe, comunque, ad una discrepanza tra i soggetti per l’accesso alle cure: ad esempio, se in una Regione nel mese di giugno la quota è già stata superata, non sarebbe più possibile per altri soggetti accedere al ricovero.Le Associazioni hanno ribadito che, nonostante i bisogni, le offerte di riabilitazione in regime di ricovero e soprattutto quelle per il servizio territoriale, sono davvero poche e in alcune Regioni quasi del tutto assenti. Non è possibile quindi pensare ad un sistema omogeneo su tutto il territorio per l’invio di soggetti alle strutture dedicate. Solo pochi potrebbero trovare attrezzature e personale specifico adeguato alle proprie esigenze.È stato affermato che il Ministero riconosce la disomogeneità presente sul territorio nazionale relativa all’offerta di riabilitazione (ricoveri e interventi territoriali), ma che è previsto che le singole Regioni debbano adeguarsi e organizzarsi al meglio, nel rispetto della loro autonomia decisionale. Permane il dubbio che tutto rimanga com’è ora, con una disparità ancora più accentuata dall’impossibilità di garantire ‘migrazioni’ nelle Regioni con maggiore offerta. È stata quindi rilevata la mancanza del coinvolgimento dei Familiari e delle Associazioni dei pazienti nella scelta dei percorsi più utili e consoni alle caratteristiche dei soggetti che rappresentano, chiaramente evidenziata dall’impossibilità di verificare anche l’ultima versione del documento, ancora una volta dichiarato ‘non visionabile’.La questione, quindi, è purtroppo rimasta in sospeso e non si può che confidare in un nuovo successivo costruttivo confronto, che offra la possibilità di visionare e, se il caso, rivedere alcuni passi del decreto. Devono, infatti, assolutamente essere garantite continuità assistenziale e cura a tutte le persone che necessitano di proseguire un percorso di neuroriabilitazione, in modo continuativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Nel complesso la sensazione è che l’audizione abbia avuto luogo perché ne è stata fatta richiesta ‘a gran voce’, ma non purtroppo per raccogliere realmente le osservazioni e le esigenze che provengono dalle varie Associazioni in rappresentanza dei propri pazienti, poiché sembra che tutto sia già stato stabilito. Speriamo di sbagliare…

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Farmacisti ospedalieri: Garantire i contratti di formazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

farmacieInvestire sui farmacisti ospedalieri e garantire anche a loro, come avviene per i medici, il pagamento dei contratti di formazione per il periodo della specializzazione, mettendo così fine a un’ingiustizia che è prima di tutto sociale. A prendere posizione sull’annosa questione della specializzazione per le professioni di area sanitaria è SIFO, la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie che chiede con forza al Governo di applicare la legge, di fatto già in vigore, e di riconoscere ai farmacisti ospedalieri i contratti di formazione a copertura del periodo della specializzazione.Sul tema, nei giorni scorsi, i senatori Luigi d’Ambrosio Lettieri e Andrea Mandelli, in sede di esame della legge di stabilità 2016, hanno presentato un ordine del giorno alla commissione Sanità del Senato (accolto) chiedendo l’equiparazione contrattuale degli specializzandi di area sanitaria a quella dei laureati in medicina, per rimediare ad una “sperequazione incomprensibile che deve trovare finalmente una soluzione”. L’intervento di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri arriva alla luce del fatto che nella legge di stabilità si parla di fondi stanziati, ma si menziona solo la formazione specialistica dei medici. La battaglia, però, non è certo nuova, e ha visto schierarsi compattamente negli ultimi tempi SIFO, SINAFO (Sindacato nazionale farmacisti dirigenti del Servizio sanitario nazionale), FOFI (Federazione ordini farmacisti italiani) e l’Università. Oggi SIFO torna alla carica.“Come SIFO plaudiamo all’iniziativa di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri, confidando che darà finalmente i risultati che vogliamo”, afferma Laura Fabrizio, presidente della SIFO. “La situazione è di una gravità e di un’ingiustizia sociale enorme ed unica in Europa. Siamo dirigenti che rappresentano una risorsa per il Servizio Sanitario Nazionale, perchè dove c’è la professionalità del farmacista, è ormai provato da studi rigorosi, c’è risparmio, appropriatezza e sicurezza per i pazienti. Eppure contrariamente ai medici, su di noi non c’è nessun investimento per il futuro della professione”, prosegue Fabrizio senza mezzi termini.A supporto della battaglia di SIFO c’è in primis la legge 401 del 2000, che già 15 anni fa, all’articolo 8, parlava chiaramente di un percorso di formazione per i farmacisti uguale a quello previsto per i medici. Si parlava infatti di una ricognizione triennale per individuare sia il numero di laureati iscrivibili alle scuole di specializzazione, sia di una successiva “ripartizione annuale delle borse di studio nell’ambito delle risorse già previste”. E questo, oltre che per i farmacisti, includeva odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi. A questo punto fermo si è poi aggiunto il decreto interministeriale 68 del 4 febbraio 2015, che ha riclassificato le scuole di specializzazione di area sanitaria restringendo di fatto il campo ad alcune professioni. Una novità che aveva aumentato non poco le speranze, per i farmacisti ospedalieri, di vedersi riconoscere i contratti di formazione durante il periodo della specialità. Si tratta di quattro anni di lavoro intenso e a tempo pieno, pro prio come quello dei medici, che esclude la possibilità di svolgere contemporaneamente un lavoro per potersi pagare la scuola e che pertanto il più delle volte grava sul bilancio delle famiglie. Ecco perchè la presidente della SIFO, Fabrizio, non esita a parlare di “ingiustizia sociale”.Il percorso di studio del farmacista, spiega ancora Fabrizio, “si sta spostando sempre più verso il clinico, ma se mancano i contratti di specializzazione le Università continueranno a non indire i bandi, e tutto resterà bloccato, sospendendo così nel prossimo futuro il fisiologico turnover calcolato in circa 150 farmacisti per anno”. Per Fabrizio, mai come ora è necessaria una svolta: “Si stanno creando situazioni gravi e poco etiche. Su questo tema c’è poca lungimiranza: è un fatto di enorme gravità e va sanato, confidiamo nelle Istituzioni”, conclude Fabrizio.Proprio l’assenza dei contratti di formazione, infatti, è uno dei motivi all’origine del blocco pressochè totale delle scuole di specializzazione di area sanitaria, ferme da oltre due anni. E su questo stop forzato, ne è certa Fabrizio, pesa non poco lo spauracchio delle cause, che potrebbero arrivare a pioggia proprio come è accaduto per i medici negli anni scorsi, che alla fine si sono visti riconoscere il pagamento del lavoro svolto negli anni della specialità. Ad oggi, in Italia, solo qualche scuola isolata, in autonomia, ha avviato il bando, dopo aver reperito in proprio le borse di studio su cui contare. La stragrande maggioranza, però, è ferma dal 2013. E da allora, di fatto, si è reso impossibile accedere alla scuola di specializzazione in Farmacia Ospedaliera.

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Crescita farmaci ospedalieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 dicembre 2011

Roma, Istituto Superiore di Sanità: ingresso p...

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Volano le prescrizioni dei farmaci erogati dalle strutture pubbliche, che nei primi nove mesi del 2011 sono aumentate del 32,8%. Lo affermano i dati del rapporto Osmed presentato ieri dall’Istituto Superiore di Sanità. Le cifre parlano di un aumento della spesa per gli ospedali dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: «Questi numeri sono dovuti a due fattori» ha spiegato Anna Maria Marata del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (Ceveas) «da una parte c’é un costo maggiore di alcuni farmaci, soprattutto degli antitumorali, e dall’altra molte Asl preferiscono sfruttare la distribuzione diretta attraverso gli ospedali, che riescono a ottenere uno sconto maggiore. In questo secondo caso il budget del singolo ospedale “soffre” ma si ha un risparmio complessivo: non a caso l’aumento riguarda soprattutto le Regioni sottoposte a piani di rientro, che prima non adottavano questa forma di distribuzione». L’analisi è confermata anche dai dati sulle categorie terapeutiche a maggior spesa: al primo posto ci sono antineoplastici e immunomodulatori seguiti dagli antimicrobici, due categorie che rappresentano il 56% della spesa erogata dalle strutture pubbliche. Il rapporto segnala anche un aumento dell’uso dei farmaci equivalenti, arrivati al 32% della spesa e al 55% delle prescrizioni, grazie anche alla scadenza quest’anno di diversi brevetti.

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Togo: nuovi reparti ospedalieri

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2010

Saranno ultimati a breve e dotati delle attrezzature necessarie i nuovi reparti di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Saint-Jean de Dieu Fatebenefratelli di Afagnan in Togo,  nosocomio che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di Ambasciatore della Salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.  I lavori nella struttura, che prevedono altresì la ristrutturazione del blocco operatorio e l’acquisto di attrezzature medico chirurgiche, sono stati possibili grazie al contributo di 253 mila euro raccolto dal Gruppo Commerciale Selex, primario operatore del settore della grande distribuzione, in collaborazione con Epsilon Onlus, attraverso la campagna di solidarietà “Contribuiamo a ristrutturare un ospedale in Africa”, di cui è testimonial Gepi Cucciara. Il settore pediatrico e neonatale dell’Ospedale conta attualmente oltre 200 bambini e neonati assistiti e oltre 2000 parti l’anno. E si prevede che saranno circa 6000 i bambini che necessiteranno di cure nei nuovi reparti. Il lavori, secondo le previsioni, saranno ultimati entro la fine di questo anno per un servizio più efficiente alla popolazione di Afagnan, in una delle aree più povere del Togo.
L’Ospedale Saint Jean De Dieu Fatebenefratelli di Afagnan si trova a circa 90 km dalla capitale Lomè. Nasce nel 1961 per volontà della Provincia religiosa Lombardo-Veneta, in una zona di 100 mila abitanti, indicata come la più povera dalle autorità locali. L’area è duramente colpita da gravi patologie, come l’Hiv e la malaria. Oggi la struttura dispone di 269 posti letto. Solo nel 2008, risultano circa 15 mila i pazienti assistiti, di cui 8.500 in regime di ricovero. Il personale attualmente in servizio nell’Ospedale è fatto di 202 laici e di 17 religiosi e religiose. http://www.uta96.it; http://www.fatebenefratelli.it
Epsilon Onlus opera dal 2005 a sostegno dell’infanzia disagiata nei paesi del Sud del Mondo con particolare riferimento alle aree sanità, educazione, alimentazione. Sono 260.000 i bambini aiutati ad oggi attraverso 60 progetti in Africa e Sud America). Il progetto: http://epsilon-onlus.org/progetti-aziende.htm

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Dirigenti ospedalieri: prevalgono le donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2010

La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (Sifo) plaude alle iniziative annunciate in questi giorni dal sottosegretario alla salute Francesca Martini  dirette a facilitare l’accesso delle donne a posizioni apicali nell’ambito del Sistema sanitario nazionale (Ssn). «I farmacisti ospedalieri rappresentano già un’eccezione nel Ssn – afferma Laura Fabrizio, una delle poche donne presidente di una società scientifica italiana, la Sifo – la maggior parte infatti, così come del resto i soci dell’associazione che rappresento, sono donne. Rispetto alla media nazionale del Ssn in cui, come riportato dal sottosegretario Martini, solo il 35% delle donne ha un ruolo di dirigente e un 10% ricopre incarichi apicali, il 77% dei farmacisti dirigenti degli ospedali e delle Asl sono donne e le stesse ricoprono circa il 60% degli incarichi apicali. Oggi appare necessario prevedere delle forme contrattualistiche e di organizzazione  del lavoro che tengano conto delle esigenze specifiche delle donne. Per questo riteniamo di poter dare il nostro contributo di esperienza per far sì che le quote rosa si amplifichino anche nel settore medico, raggiungendo quelli standard che, specie nei paesi del Nord Europa, sono ormai consolidati». Nonostante tutti gli sforzi diretti a conquistare la parità professionale, le donne sono ancora meno presenti nelle posizioni che contano nell’ambito del sistema sanitario e delle società scientifiche stesse, e ciò potrebbe incidere anche nel campo della farmacologia e nella clinica. «Molto andrebbe fatto ad esempio nella preparazione di medicinali  tarati “ad hoc” per le donne – aggiunge la Fabrizio – oltre che sul fronte dei trial clinici, della sicurezza delle terapie e della rilevazione degli effetti collaterali. Tutti fattori che come farmacisti operanti negli ospedali e nelle corsie ci vedono impegnati ogni giorno per far sì che le donne ricevano trattamento adeguati e di qualità.  Crediamo infine che il convegno sulla femminilizzazione del Ssn, annunciato dal Ministero per il prossimo ottobre, rappresenti un’occasione unica per dare rilievo a tali questioni e rilanciare con forza il ruolo primario delle donne nell’ambito del sistema sanitario italiano». (fonte farmacista33)

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XIV Congresso Primari Oncologi Ospedalieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2010

In una conferenza stampa tenutati a Roma è stato presentato il XIV congresso del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) che si svolgerà a Pesaro dal 20 al 22 maggio 2010. Erano presenti il prof. Sergio Crispino, presidente del Cipomo, il prof. Rodolfo Mattioli, presedente del Congresso e il prof. Francesco Di Costanzo, coordinatore task force operativa della commissione interdisciplinare biosimilari Cipomo. Moderava la giornalista M. Vuga. Negli interventi sono emersi tre fondamentali obiettivi: favorire al massimo la disponibilità, fornire una elevata attenzione ad accoglienza, rispetto, ascolto, comunicazione e condivisione e garantire la massima sicurezza per i pazienti sia per gli operatori durante le varie fasi del percorso assistenziale con particolare attenzione alle fasi di prescrizione, preparazione e somministrazione dei farmaci antiblastici (low risk). Uno spaccato è stato poi riservato alle oncologie mediche ospedaliere che hanno avuto negli ultimi dieci anni un progressivo aumento e che in termini assistenziali hanno preso in carico la maggior parte dei pazienti oncologici (si stima intorno al 70%) che hanno necessità di prime visite, terapie mediche, terapie di supporto e/o relativi controlli. Ma il percorso ospedaliero, per questi malati, nello specifico, è solo una parte in quanto vi è anche quella attinente le spettanze del territorio e una sinergia operativa con i medici di base. Questa continuità di cura che abbraccia tutta la storia del malato oncologico si può sintetizzare in una rete capace di rappresentare uno dei nodi principali in termini di percorso assistenziale e di ricerca. In altri termini si sta definendo un modello organizzativo che è anche virtuoso sotto l’aspetto economico e sociale e che ha delle ricadute positive poiché prevede che sia dedicato il giusto tempo all’ascolto e alla comunicazione (tempo relazionale durante le visite) e anche per garantire accessibilità, accoglienza, confort e privacy. Da qui si individua la missione del Cipomo tesa a ridefinire le unità operative e i modelli assistenziali basati sulla garanzia della continuità di cura intra ed extraospedaliera, la creazione di un osservatorio nazionale sull’accessibilità alle terapie innovative e ad alto costo, la costituzione di specifici working group e l’attuazione di sinergie con centri di rilievo nazionale (Centri di ricerca, Irccs, ecc.). Un capitolo a parte andrebbe riservato a quanto esposto dal prof. Francesco Di Costanzo riguardo la pratica clinica dei farmaci biosimilari in oncologia. “Non vi è dubbio che l’imminente disponibilità dei biosimilari, farmaci nuovi diversi dai biotecnologici di riferimento, vede una forte attenzione della società e delle associazioni scientifiche tese a contribuire alla conoscenza dei biosimilari, della loro potenzialità e del loro profilo di sicurezza, con l’intento di definire una loro appropriata collocazione nell’armamentario terapeutico e di evitare qualsiasi allarmismo e l’insorgenza di emergenze sanitarie.”

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Internet compagno fedele degli ospedalieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

Vengono spesso definiti obsoleti o fatiscenti, ma di certo su un punto gli ospedali italiani sembrano essere al passo dei tempi: l’80% dei medici ospedalieri sostiene infatti di avere la possibilità di utilizzare il web per il proprio aggiornamento professionale direttamente in corsia. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. Nello specifico, il 74% dei camici bianchi afferma di poter consultare Internet “in ogni momento”. Ad avere questa possibilità è anche un altro 3%, “ma solo nei giorni stabiliti dalla struttura”. Resta invece scollegato dalla Rete il 21% dei medici che lavorano in ospedale. Per loro l’aggiornamento online sul posto di lavoro è ancora un ‘miraggio’. C’è infine un 3% di camici bianchi che non prende posizione e a domanda risponde: “Non saprei”.

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