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Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Roma 17 novembre 2020, ore 16:00 – Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 “Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa”. Il Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) e le Chiese in Europa centro-orientale – Nel centenario della nascita di Karol Wojtyla Live streaming su bit.ly/centrooriente. «Questo papa, sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa»: così si dichiarò Giovanni Paolo II il 3 giugno 1979 durante il suo primo viaggio in Polonia. Si rivolse a tutti i cristiani dell’Europa centro-orientale. Non era un proclama politico, ma l’espressione del carisma del «papa polacco, papa slavo» proprio ora chiamato a manifestare «l’unità spirituale dell’Europa cristiana». Il volume curato dal prof. Jan Mikrut dalla Pontificia Università Gregoriana contiene più di cinquanta contributi sul pontificato di Giovanni Paolo II e i suoi rapporti con i Paesi e le Chiese dell’Europa centro-orientale; gli autori ne sono figure di spicco a livello ecclesiastico, accademico e istituzionale, che offrono il frutto di ricerche compiute e la più recente letteratura. Si offrono qui le voci di autori cattolici, sia latini che greco-cattolici, e di autori ortodossi: affrontano dal loro punto di vista le relazioni di papa Wojtyła con le loro tradizioni e i loro Paesi; per lui l’Europa deve respirare a «due polmoni, ossia orientale e occidentale» che è diventato un paradigma dell’ecumenismo.

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Cuore e ossa: un legame a doppio filo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

In Italia il 14,7% degli over 60 presenta un rischio alto o molto alto di mortalità causata da un evento cardiovascolare, rispetto al 10,3% della media europea. La percentuale sale al 77,2%, se consideriamo un rischio moderato (contro il 74,4% dell’Europa).Per quanto riguarda, invece, le fratture osteoporotiche maggiori, il 20,5% degli Italiani con più di 60 anni manifesta un alto rischio, in relazione alla media europea del 22,5%.Le percentuali, poi, tendono a salire, se puntiamo i riflettori sull’alto rischio di mortalità cardiovascolare negli uomini over 65, che nel nostro Paese arriva al 42,9% (contro il 35% della media europea), e su quello delle fratture osteoporotiche maggiori, che si riscontra nel 22,7% delle donne italiane ultrasessantacinquenni, rispetto al 34,7% dell’Europa.Questi, in estrema sintesi, i risultati dello screening eseguito lo scorso anno in 5 città europee (Barcellona, Bruxelles, Monaco, Nizza, Zurigo e Rimini) nell’ambito della campagna #ProtectUrLife, sviluppata per sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e dell’osteoporosi, molto diffuse ma, ancora oggi, sotto-diagnosticate e sotto-trattate.
La Campagna #ProtectUrLife, promossa da Amgen e sviluppata in collaborazione con EIT Health, Università Tecnica di Monaco, Università di Barcellona e BePatient (società specializzata nella gestione di database sanitari), con il supporto dell’International Osteoporosis Foundation e della World Heart Federation, nasce dalla consapevolezza che le cause di eventi come fratture da fragilità, infarti e ictus, siano in molti casi sovrapponibili e si alimentino a vicenda (es. scorretto regime alimentare, sedentarietà, fumo, eccessivo consumo di alcol, ecc.). Da qui l’idea di dare vita a uno screening che potesse far emergere e “misurare” i fattori di rischio della salute cardiovascolare ed ossea degli over 60, a seconda del genere, dell’età e del Paese d’origine, con l’obiettivo di indurre una correzione dei propri stili di vita, mettendo in atto piani di prevenzione e di trattamento che tengano in considerazione i rischi di entrambe le patologie.
“Il problema consiste nel fatto che le malattie cardiovascolari – afferma il Professor Arrigo Cicero – oltre ad essere nel nostro Paese ancora la prima causa di morte (responsabili del 44% di tutti i decessi 1), danno origine ad eventi ‘intermedi’ (come infarto e ictus) che possono determinare una grave perdita di autonomia. Per questo motivo – continua Cicero – se si riuscisse ad applicare una buona prevenzione, si potrebbe evitare o ritardare l’insorgenza di eventi che compromettono la qualità di vita di una persona.” Fra le patologie croniche che affliggono gli anziani, quelle cardiovascolari sono sicuramente quelle di cui si conoscono meglio i fattori di rischio.
Le conoscenze medico-scientifiche, sempre più approfondite, hanno messo in luce come i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari possano coincidere, se non perfino alimentare, quelli dell’osteoporosi, e viceversa come, ad esempio, l’età avanzata, il fumo, l’inattività fisica, l’eccessivo consumo di alcol. Non solo, la diminuzione della massa ossea aumenta il rischio di mortalità cardiovascolare-correlata e di malattia coronarica. Allo stesso tempo, la qualità delle ossa può essere ridotta nei pazienti con diabete, uno dei fattori di rischio cardiovascolari. Alla luce di questo, anche i piani di prevenzione e di trattamento dovrebbero considerare questa realtà.All’incremento del rischio di fratture da osteoporosi concorrono diversi fattori: costituzionali, genetici e ambientali, anche se il principale fattore di rischio è il fatto di aver già avuto un’altra frattura da fragilità.

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Ossa di porcellana per 200.000 donne di Abruzzo e Molise

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Pescara. L’osteoporosi non risparmia nemmeno Abruzzo e Molise: si stima che nelle due Regioni almeno 200.000 donne over 60 soffrano di fragilità ossea con aumento del rischio di fratture. “Se non trattata, l’osteoporosi rende le tue ossa fragili come porcellana” è il claim della campagna Il Piatto Forte che, giunta alla terza edizione, toccherà dal 24 al 29 giugno le principali città di Abruzzo e Molise, con un tour nelle piazze di screening e sensibilizzazione sul rischio fratture da fragilità. L’iniziativa è promossa da FIRMO – Fondazione Italiana per la Ricerca sulle Malattie dell’Osso in partnership con Amgen, Echolight, Senior Italia con il patrocinio di Regione Abruzzo, Regione Molise e della SIMG.
L’obiettivo è duplice, da una parte accrescere il grado di conoscenza su questa patologia silenziosa e sottodiagnosticata, dall’altra sensibilizzare la popolazione sulle fratture da fragilità che oggi possono essere evitate attraverso un’adeguata prevenzione fatta di semplici regole: alimentazione corretta, attività fisica regolare e, se serve, un trattamento farmacologico tempestivo.
L’iniziativa vedrà eventi di uno-due giorni nelle piazze delle principali città abruzzesi e molisane, dove saranno collocati un gazebo e un camper che coinvolgeranno la popolazione in diverse attività: informazione e prevenzione, grazie alla presenza di medici specialisti e nutrizionisti che risponderanno alle domande dei cittadini e alla distribuzione di materiale educazionale; screening, mediante la compilazione di un questionario e con la valutazione gratuita del rischio di frattura attraverso la misurazione della densità minerale ossea da parte di personale specializzato. A bordo del camper sarà utilizzato l’innovativo dispositivo EchoS (sviluppato da Echolight), il primo sistema per la diagnosi precoce dell’osteoporosi attraverso un semplice esame ecografico, rapido e accurato e senza l’utilizzo di radiazioni ionizzanti.
L’osteoporosi e le fratture da fragilità, la conseguenza più grave di questa patologia, rappresentano un’emergenza di sanità pubblica in tutti i Paesi ad economia avanzata. Per questo motivo AMGEN, da sempre molto attenta alle priorità di salute, ha deciso di scendere in campo a fianco della FIRMO. Nelle due precedenti edizioni del 2017 e 2018, la campagna Il Piatto Forte ha toccato 13 capoluoghi di diverse regioni italiane, coinvolgendo nelle attività di screening più di 2.000 cittadini.
Secondo l’ultimo report dell’International Osteoporosis Foundation (IOF) i costi sanitari generati dalle fratture da fragilità superano i 9 miliardi di euro, con una proiezione di crescita del 26% nei prossimi dieci anni. Ecco perché c’è bisogno di continuare a sensibilizzare la popolazione. Nata dalla partnership con FIRMO e con il patrocinio delle Regioni nella quali approda, Il Piatto Forte è una campagna educazionale che vuole creare consapevolezza sui rischi legati alla fragilità delle ossa, promuovere la prevenzione e informare sul corretto stile di vita».
La prevenzione dell’osteoporosi serve a preservare la resistenza dell’osso. Agli interventi sull’alimentazione e sull’attività fisica possono essere associati trattamenti farmacologici. Oggi sono disponibili farmaci anti-riassorbitivi, che rallentano il riassorbimento osseo, e farmaci anabolici che aumentano la formazione dell’osso.

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Anche le ossa hanno bisogno del giusto nutrimento per rimanere in salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

ancaPochi sanno che le ossa non sono una struttura inerte ma un tessuto che si rimodella costantemente e la cui salute dipende da tanti fattori che agiscono insieme.
“Nel corso della vita la dimensione del nostro scheletro e la quantità di osso in essa contenuto cambiano in modo significativo. Ad esempio, nel corso dei primi 10-12 anni di vita, la massa ossea aumenta in modo costante, sia nei ragazzi sia nelle ragazze. Durante la pubertà, il tasso di accumulo di massa ossea accelera, con un aumento più rapido nei maschi, con conseguente raggiungimento del picco di massa ossea verso la metà dei 20 anni. – avverte da Firenze il professor Ranuccio Nuti dell’Università di Siena, dove si tiene il 2° Congresso nazionale della SINuC Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo – Successivamente, un declino graduale si verifica negli uomini in età avanzata, mentre nelle donne la massa ossea resta stabile fino alla menopausa quando inizia un periodo di perdita ossea accelerata per alcuni anni dopo la menopausa. Una nutrizione adeguata è essenziale per il raggiungimento del picco di massa ossea, per il mantenimento della massa ossea durante l’età adulta e soprattutto per il controllo della perdita ossea con l’avanzare dell’età”.
In breve, per la salute dell’osso e per scongiurare il rischio che diventi fragile ammalandosi di osteoporosi è necessaria una combinazione di movimento più dieta ricca di nutrienti in calcio e proteine e una regolare esposizione alla luce del sole che favorisca la produzione di vitamina D. Solo una dieta bilanciata in cui siano presenti sia gli oligoelementi essenziali (vitamine e Sali minerali) e macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) garantisce la corretta costruzione e il mantenimento della salute dell’osso.
“Il calcio è un importante elemento costitutivo del nostro scheletro: per 1 kg di calcio presente nel corpo di un adulto medio, il 99% è localizzato nel tessuto osseo che al bisogno lo rilascia per mantenere i giusti livelli ematici. Il calcio è presente sotto forma di un complesso minerale chiamato idrossiapatite che conferisce resistenza allo scheletro. Riveste anche un ruolo importante nella funzionalità del sistema nervoso e muscolare, mantenendo livelli sierici di calcio costanti. – continua il professor Nuti – La sintesi cutanea della vitamina D è influenzata da diversi fattori, tra cui la latitudine, la pigmentazione della pelle e l’uso di creme solari e soprattutto l’intake alimentare. Le proteine alimentari rappresentano la fonte di aminoacidi indispensabile per la produzione di matrice ossea. Numerosi studi hanno dimostrato come variazioni nell’assunzione di proteine durante l’infanzia e l’adolescenza possono influenzare la crescita scheletrica e soprattutto il raggiungimento del picco di massa ossea. Per quanto riguarda la popolazione anziana un basso intake proteico è associato a perdita di densità minerale ossea sia a livello del tratto prossimale del femore che a livello del rachide lombare. Infatti alcuni studi hanno dimostrato come la supplementazione di proteine in pazienti che hanno subito una frattura dell’anca sembrerebbe ridurre sia la perdita ossea post-frattura, che le complicanze mediche e la tempistica della degenza ospedaliera di riabilitazione”.
“Le fonti alimentari di calcio (latte e latticini) devono essere l’opzione di prima scelta” sottolinea a sua volta il Professor Maurizio Muscaritoli presidente SINuC “mentre i supplementi sono indicati per i soggetti ad alto rischio. Il calcio si deposita di norma sotto forma di cristalli minerali che vedono legati insieme calcio e fosfato mentre le compresse di calcio possono ridurre l’assorbimento di fosfato da parte dell’intestino: un supplemento di 500 mg di calcio riduce l’assorbimento di fosfato pari a 166 mg alterando l’equilibrio necessario alla corretta rimineralizzazione ossea. Ma il calcio è necessario anche alla contrazione dei muscoli e la sua presenza nella dieta permette di accumulare quel ‘patrimonio’ osseo sin dall’infanzia, proteggendoci dall’osteoporosi in tarda età. Condizione patologica che non è inesorabile e non deve essere vissuta come un destino: la giusta prevenzione permette di evitare cadute e fratture talora con esiti fatali”.

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Fratture, alendronato mostra un buon rapporto rischio-beneficio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

frattureSecondo un ampio studio caso-controllo pubblicato su The Bmj da un gruppo diretto Bo Abrahamsen, endocrinologo dell’Università della Danimarca meridionale, l’alendronato assunto per lunghi periodi appare associato a una riduzione del rischio di frattura d’anca, senza nessun aumento del rischio di fratture femorali. «L’osteoporosi è una malattia che ha drammatiche implicazioni sul piano sociale, economico e clinico a causa del significativo aumento dell’incidenza delle fratture in seguito a traumi minimi o addirittura in assenza di traumi» si legge nell’articolo, che sottolinea il fatto che i bisfosfonati sono i farmaci di prima scelta nella prevenzione delle fratture vertebrali e non vertebrali da fragilità nelle donne in post-menopausa (in particolare le dimostrazioni di efficacia più solide riguardano alendronato, zoledronato e risedronato). «Dagli studi svolti negli ultimi anni emerge che i bisfosfonati sono inibitori potenti ed efficaci del riassorbimento osseo in grado di ridurre il rischio di frattura aumentando la densità ossea e riducendo il turnover scheletrico» proseguono i ricercatori, sottolineando il fatto che solo di recente è emersa l’urgenza di determinare la durata ottimale del trattamento con bisfosfonati. I ricercatori hanno preso in esame i registri nazionali danesi, identificando 62.000 pazienti con osteoporosi nuovi utilizzatori del bisfosfonato, che sono stati seguiti per molti anni allo scopo di valutare sicurezza ed efficacia dell’uso per periodi uguali o superiori a dieci anni dell’alendronato. «All’interno di questa coorte, circa 8.200 persone che avevano sperimentato una frattura di anca o femorale subtrocanterica sono state abbinate a coetanei che non avevano avuto fratture» scrivono gli autori, che dopo gli opportuni calcoli statistici hanno scoperto che l’assunzione di alendronato per oltre un decennio era associata a un rischio ridotto di frattura d’anca e a nessun aumento del rischio di frattura femorale. «Questi risultati indicano per l’alendronato un accettabile bilancio tra benefici e rischi in termini di rischio fratturativo, anche dopo più di 10 anni di uso continuativo» conclude lo studio. (fonte doctor33) (foto: fratture)

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Una giornata dedicata alla salute delle ossa

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

osteoporosiMilano. Il 20 ottobre, in occasione dell’ “Open Month”, il “Mese per la salute femminile”, porte aperte all’Istituto Ortopedico premiato con i “Bollini Rosa” di Onda. Durante la giornata, colloqui gratuiti con lo specialista nel reparto di Reumatologia e, nel pomeriggio, valutazioni densitometriche.Sempre più attente alla propria salute e informate sui rischi dell’osteoporosi, le donne possono far affidamento su uno strumento importante come quello della prevenzione. Un’occasione per confrontarsi con lo specialista e per ricevere consigli e indicazioni sullo stato di salute delle proprie ossa, è offerta dall’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano.
Martedì 20 ottobre, in occasione dell’Open Month – il “Mese per la salute femminile” – promosso da Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della donna) per mettere a disposizione alle donne servizi diagnostici, clinici e informativi gratuiti -, gli specialisti di reumatologia e malattie metaboliche dello scheletro e i radiologi dell’Istituto Pini saranno a disposizione dalle 9 alle 16,30 per colloqui gratuiti e MOC. Non è necessaria la prenotazione, basterà presentarsi al Day Hospital di Reumatologia al primo piano, monoblocco A con ingresso in via Pini 3.
“Durante i colloqui verranno valutate le variabili legate ai fattori di rischio della malattia, come la familiarità, la presenza di malattie o la fase di menopausa, in base all’età delle pazienti – spiega il dottor Massimo Varenna, responsabile del centro per la diagnosi e il trattamento delle patologie osteometaboliche dell’Istituto Pini -. Nei casi in cui ne sarà ravvisata la necessità, si procederà ad ulteriori accertamenti”. Sarà quindi possibile per la paziente eseguire un controllo con il test MOC in Radiologia, dalle 13.00 alle 16.00, se indicato a seguito del colloquio.
Dopo i 50 anni una donna su tre è affetta da osteoporosi. Il periodo più critico è quello successivo alla menopausa, quando si registrano bassi livelli di estrogeni e le ossa iniziano a perdere calcio e fosforo, diventando più fragili e più soggette a traumi e micro-traumi.
“Per questo sono sempre consigliati controlli periodici per mantenere le proprie ossa ‘in salute’ e scongiurare eventuali peggioramenti o rischiare fratture”, conclude Varenna.

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Esiste un ormone che fabbrica le ossa e il corpo lo produce praticando sport

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

corpo umanoE’ questa la scoperta tutta italiana, risultato di una ricerca svolta dall’Università di Bari in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche di Ancona e supportata dalla SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana PNAS-Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, una delle pubblicazioni scientifiche più prestigiose a livello accademico internazionale. L’esito della ricerca, durata 3 anni, cambia l’approccio della terapia sulle malattie dello scheletro, definendo il meccanismo con cui l’irisina (il cosiddetto “ormone dello sport”), prodotta dall’attività fisica, crea tessuto osseo. Inoltre, la svolta apre nuove prospettive per la nascita di farmaci simulanti un vero e proprio esercizio fisico: uno sviluppo importante soprattutto per le persone esposte all’osteoporosi, che non possono praticare sport, ad esempio anziani o malati di altre patologie. L’ormone in questione, scoperto nel 2012 dal ricercatore statunitense Bruce Spiegelman, è ancora poco conosciuto e la scoperta italiana porta un contributo importante per conoscerne il ruolo. La ricerca americana ha infatti dimostrato come l’irisina sia ‘brucia grassi’; lo studio italiano rivela che l’irisina è in grado di agire efficacemente anche sull’osso: l’effetto “dimagrante” si verifica solo in presenza di grandi quantità dell’ormone, mentre per l’effetto “fabbrica osso” ne bastano anche piccole concentrazioni.“Il risultato della nostra ricerca ha una marcata rilevanza applicativa per i pazienti anziani in condizioni difficili – spiega la professoressa Grano -: sono loro i più espositi perché non possono svolgere attività fisica, sono destinati alla riduzione patologica del tessuto muscolare, che a sua volta risente negativamente delle condizioni di ipomobilità o anche di allettamento favorite dalle fratture indotte dall’osteoporosi: si genera in tal modo una sorta di implacabile circolo vizioso, con importanti conseguenze sanitarie ed elevatissimi costi sociali”.
“La SIOMMMS è orgogliosa che la ricerca italiana abbia raggiunto livelli così eccellenti – aggiunge il Presidente della SIOMMMS Giancarlo Isaia, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso all’Ospedale Molinette di Torino -. Riteniamo che la svolta presentata dalla scoperta costituisca la prospettiva concreta non solo per la prevenzione con l’attività fisica, ma soprattutto per la cura delle malattie dell’osso in pazienti particolarmente difficili. Ora si giungerà a dare supporto osseo anche a chi non può prodursi da solo l’irisina con un cambiamento epocale in particolare per i pazienti geriatrici”. Per salvaguardare i risultati della ricerca tutta italiana Maria Grano dell’Università di Bari e Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche hanno depositato un brevetto sulla possibilità di utilizzare la molecola per la cura dell’osteoporosi.La ricerca è stata possibile grazie a un premio per giovani ricercatori attribuito nel 2014 alla dottoressa Graziana Colaianni, dell’Università di Bari, primo autore del lavoro.Una curiosità: l’irisina trae il suo nome da Iris, la dea greca che aveva il compito di far comunicare gli umani con gli dei. L’ormone dello sport, proprio come la dea, mette in comunicazione diversi tessuti dell’organismo umano: osso e muscolo.
SIOMMMS-Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro è la più importante Società Scientifica che in Italia si occupa di promuovere la diffusione di conoscenze nel settore, il progresso scientifico e la prevenzione e agli aspetti sociali di queste malattie. Attualmente riunisce oltre 500 soci in tutta Italia. Tra le sue attività: aggiornamento e formazione permanente dei soci, bandi a sostegno di giovani ricercatori e iniziative di sensibilizzazione sugli aspetti sociali di queste malattie. A livello internazionale è membro di IOF (International Osteoporosis Foundation) e di ECTS (European Calcified Tissue Society)

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Malattie della tiroide

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

malattie ipofisarie e tiroideeCrescono i disturbi della tiroide anche nel sesso maschile, guadagnando il secondo posto delle malattie endocrine dopo il diabete per numero di casi con 500mila pazienti solo in Italia. Le forme subcliniche anche nei maschi aumentano il rischio di fratture ossee, così come sottolineato anche da una recentissima metanalisi pubblicata su JAMA (2015; 313(20):2055-2065). E’ la notizia emersa a margine del Congresso CUEM che si è svolto a Brescia il 3 luglio durante la sessione dedicata alle patologie tiroidee, generalmente appannaggio del sesso femminile. La ricerca ha preso in esame oltre 70mila uomini, al 5,8% dei quali è stata riscontrata una forma subclinica di ipotiroidismo e al 3,2% ipertiroidismo subclinico, quelle condizioni in cui i valori ormonali sono al limite della patologia. “Lo studio, che ha preso in considerazione un numero pari di uomini e donne ha mostrato che un basso livello di TSH (l’ormone tireotropo, prodotto dall’ipofisi anteriore che regola la produzione tiroidei T3 e T4) e una tiroide che tende a funzionare troppo sono associati ad un più alto rischio di fratture d’anca e vertebrali, il doppio del rischio dei soggetti con valori tiroidei normali” spiega il Professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia presso l’università’ di Brescia e Presidente del Congresso:“La relazione tra ormoni tiroidei e fragilità ossea è data da un aumento del turn-over osseo causato anche da un lieve eccesso di ormoni tiroidei circolanti”. Un basso livello di TSH è associato ad un rischio di 1,6 volte superiore di fratture d’anca e di 1,9 volte per tutte le ossa. Mentre i soggetti con una tiroide pigra non sembrano avere aumentato rischio di fragilità scheletrica.Buone notizie invece per quel che riguarda i noduli tiroidei, la maggior parte sono benigni e molti possono essere tenuti sotto osservazione senza necessità di trattamento. Lo ha spiegato il Prof. Sebastiano Filetti nella sua relazione in cui ha presentato i dati rassicuranti pubblicati dello studio italiano pubblicato su JAMA: “I noduli sono un evento molto frequente nella popolazione generale e interessano dal 30% al 50% delle persone. Nella maggior parte dei casi non danno disturbi e vengono scoperti durante controlli casuali. Di questi, l’80% sono formazioni benigne, il 16,5% hanno un profilo indeterminato da sottoporre quindi ad ulteriori controlli e solo il 3,5% presentano un sospetto di malignità. Nel nostro studio multicentrico abbiamo sottoposto un gruppo di 993 pazienti a follow up con una ecografia annuale e controlli dei dosaggi FT4 e TSH evidenziando che a 5 anni il 66% dei noduli rimane stabile, il 15,4% cresce di dimensioni (sia pure lentamente, parliamo di circa 5 mm in 5 anni) e, dato rilevante, il 18% tende a regredire. In questa coorte di pazienti solo il 9% presentava nuovi noduli al controllo “Abbiamo individuato un profilo più a rischio di crescita: si tratta di soggetti che hanno più noduli, una età inferiore ai 43 anni ed indice di massa corporea superiore a 28. Questi presentano un rischio maggiore di andare incontro ad un aumento di dimensioni del nodulo tiroideo”. “L’incidenza minore della patologia nodulare tiroidea negli uomini non deve essere un pretesto per abbassare la guardia” conclude il Professor Giustina “Infatti, quando il nodulo tiroideo si riscontra in un paziente maschio ha più probabilità di essere un tumore maligno. Anche una ricerca pubblicata su BMC Cancer di aprile ha mostrato che l’incidenza di microcarcinoma papillare in pazienti con patologie tiroidee benigne sottoposti a intervento chirurgico era del 16-17% in entrambi i sessi. E’ importante che la tiroide maschile non venga trascurata”.

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Perchè il cane si mangia le ossa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Roma 25 e sabato 26 marzo (ore 21) al Teatro Biblioteca Quarticciolo debutta Francesco Suriano, autore e regista dello spettacolo “Perchè il cane si mangia le ossa”, un viaggio in una città immaginaria tra gli esclusi e gli ultimi. La storia, tra realtà e follia, di un uomo del Sud che ritorna a Torino dove per anni ha lavorato, ma dove tutti lo scambiano per un nordafricano senza permesso. Uno spettacolo per ricordare anche coloro che sono morti lavorando alla Thyssen Krupp. Un uomo del Sud, Rocco Fuoco, racconta la sua vita come fuga da sé e delirio del sé: è un  ex metalmeccanico che ritorna verso un Nord che lo ha respinto. Transito che favorisce incontri e  scambi dai toni ironici e visionari tra donne e uomini che vivono ai margini: un ostello per   casa, la stazione, il bar, le strade popolate di ragazzi razzisti con i pantaloni larghi e i capelli corti e  ragazzi razzisti con i pantaloni stretti e i capelli rasati, finti poliziotti, donne fatali e innamorate. Tutti lo scambiano per un diverso, un extracomunitario e tentano di fargli credere che facendo parte di una fantomatica associazione risolverà i suoi problemi. La sua corsa furiosa avrà termine in un cimitero dove scoprirà le tombe dei suoi ex compagni di fabbrica: qui il personaggio Rocco Fuoco diventa Carlo Marrapodi, interprete dello spettacolo ed ex operaio della Thyssen Krupp di Torino, che racconta il suo ultimo giorno di lavoro.

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Staminali: nuova vita per le ossa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

SSCB, la banca svizzera delle cellule staminali, sta sviluppando un importante progetto di ricerca per la rigenerazione ossea con cellule mesenchimali da tessuto adiposo Dalle cellule staminali del grasso una nuova vita per le ossa. SSCB -Swiss Stem Cells Bank, la banca svizzera delle cellule staminali- sta infatti sviluppando un importante progetto di ricerca per la rigenerazione del tessuto osseo. Un ambito particolarmente problematico perché, come spiega Gianni Soldati, direttore scientifico di SSCB, «le perdite di tessuto scheletrico dovute a difetti congeniti, malattie o lesioni, vengono normalmente trattate con degli interventi di trapianto autologo di tessuto osseo. Questi trattamenti sono però limitati dalla disponibilità e dalla possibilità di reperire del tessuto osseo dallo stesso paziente». La nuova prospettiva arriva dalla «possibilità di generare in vitro osso trapiantabile», continua Soldati. «Questo risolverebbe il problema di dover estrarre dal paziente questo tipo di tessuto da un’altra regione anatomica». Infatti, «il tessuto adiposo da liposuzione, in particolare, sembra essere una fonte estremamente ricca di cellule mesenchimali: sono cellule definite multipotenti, quindi capaci di differenziarsi in cellule di tipo diverso».
SSCB, in collaborazione con l’Unità di Terapia Cellulare (Utc) nata dalla collaborazione della stessa SSCB, del CardioCentro Ticino e del Laboratorio di Diagnostica Molecolare, sta sviluppando un progetto di ricerca «ottimizzando tre tappe fondamentali», precisa il direttore scientifico. Innanzitutto, «la coltura delle cellule mesenchimali staminali del paziente in un terreno totalmente definito. In secondo luogo, l’identificazione di un cocktail di induzione che permetta di ottenere tessuto osseo a partire da cellule mesenchimali staminali. Infine stiamo studiando l’utilizzo di una matrice tridimensionale biodegradabile all’interno della quale far crescere e maturare in osteoblasti o osteociti le cellule mesenchimali staminali del paziente». Questi risultati sono stati presentati lo scorso mese di novembre al Congresso Mondiale di Medicina Rigenerativa tenutosi a Lipsia, in Germania. SCCB sta operando sulla conservazione delle staminali ottenute dal grasso, sulle metodiche per far sviluppare queste staminali in modo che possano diventare tessuto osseo, non ultima, la possibilità di individuare delle matrici sintetiche in grado di mimare la struttura dell’osso umano, sulle quali far aderire le cellule in grado di “diventare” osso. Continua Soldati: «Questo progetto è in corso e si stanno accumulando dati molti interessanti che potranno portare a dei risvolti importanti nella ricerca medica e nella medicina rigenerativa». Il progetto viene sviluppato all’interno della Cell Factory; ovvero, una “camera bianca” certificata a norma GMP (Good Manufacturing Practices) e autorizzata da Swissmedic, l’istituto svizzero di controllo, avviata all’interno dell’Unità di Terapia Cellulare.
SSCB – Swiss Stem Cell Bank: Attiva dal 2005, SSCB è la prima struttura svizzera che ha proposto un servizio di conservazione privata delle cellule staminali interamente svolto sul territorio svizzero. È tra le prime sei criobanche in Europa e abbina l’attività di bancaggio con un’azione continua di ricerca scientifica nell’ambito delle cellule staminali. La struttura, che opera nel rispetto dei protocolli operativi di Swissmedic (l’ente federale svizzero di controllo sulla qualità e la sicurezza in ambito sanitario), ha adeguato il proprio sistema di qualità agli standard internazionali Netcord. La sede è a Lugano, nel Canton Ticino. Informazioni: 0800.122.788 http://www.stembank.ch

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