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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘ostacolo’

Antitrust: istruttoria per ostacolo a film gratuiti

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

L’Antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti Anica, Anec e Anec Lazio per ostacoli all’approvvigionamento di film a titolo gratuito da parte delle arene cinematografiche.”Bene, ottima notizia! Si faccia subito chiarezza” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Finalmente un provvedimento che considera anche i diritti dei consumatori, mai valutati in nessuna delle leggi sul cinema finora varate, tese solo a venire incontro alle richieste di registi e produttori e non certo a quelle dei cinefili” prosegue Dona.”D’estate le proiezioni a titolo gratuito costituiscono un importante evento per molte località turistiche, creano afflusso di spettatori e un indotto significativo per molti commercianti, dai ristoranti alle gelaterie. E’ quindi grave che si limiti questo tipo di offerta cinematografica, indipendentemente dall’esistenza o meno di un’intesa restrittiva” conclude Dona.

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“Il commercio non è il solo ostacolo alla crescita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali. All’inizio del 2019, il nostro scenario di base prevedeva il rallentamento della crescita, l’allentamento della politica monetaria su scala globale e rendimenti obbligazionari costantemente sotto pressione. Nel complesso, l’anno si è svolto in linea con le nostre previsioni, ma non sono mancate le sorprese.Fin dall’inizio eravamo convinti che le tensioni commerciali avrebbero gettato un’ombra sulla produzione mondiale nel 2019. Tuttavia, i danni economici reali si sono manifestati molto più rapidamente di quanto non avessimo previsto, a causa del rapido aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento dei colloqui bilaterali a maggio. Da allora, il deterioramento del contesto commerciale è accelerato, spingendo la produzione mondiale sull’orlo della recessione.La seconda importante sorpresa è giunta dall’economia statunitense, rivelatasi molto più robusta di quanto pensassimo, soprattutto rispetto ad altre economie avanzate. Ci attendevamo che la crescente debolezza della produzione si ripercuotesse sul settore dei consumi tramite il calo dell’occupazione, facendo aumentare i rischi di recessione. I consumi statunitensi hanno invece evidenziato una sorprendente tenuta, sostenuti dalla continua crescita dell’occupazione e dall’allentamento delle condizioni finanziarie.Per quanto riguarda i mercati finanziari, avevamo giustamente previsto il calo dei rendimenti obbligazionari (da gennaio ad agosto, il rendimento del Treasury decennale è sceso dal 2,6% a un minimo dell’1,5% circa) e l’appiattimento della curva dei rendimenti statunitense ed europea.Tuttavia, la nostra previsione che il lungo periodo di vigore del dollaro sarebbe terminato nel 2019 si è rivelata prematura.La guerra commerciale e la sua escalation hanno esercitato senza dubbio il maggiore impatto sull’attività globale nel 2019. Prima di poter formulare qualsiasi previsione per il 2020 è necessario esprimere un giudizio sulla futura evoluzione delle tensioni commerciali. Va tuttavia detto che il commercio globale aveva raggiunto il picco all’inizio del 2018 e mostrava già un rallentamento sei mesi prima che cominciassero a emergere le discussioni sui dazi. La flessione degli investimenti non dipende a nostro avviso solo dalla disputa commerciale in atto, e riteniamo che la ripresa potrebbe continuare a stentare anche in caso di distensione tra Stati Uniti e Cina.Tra i fattori che impediscono la ripresa figura il rallentamento cinese, dovuto in parte a elementi interni. Sin da quando si sono adoperate con successo per trainare l’economia mondiale implementando manovre di stimolo nel 2016, le autorità cinesi hanno tentato di ridurre l’indebitamento dell’economia domestica concentrando i propri sforzi su sacche di attività in cui è probabile che emergano pericolosi squilibri. Il paese intende mantenere l’avanzo commerciale; l’enfasi posta sulla sostituzione delle importazioni e il rallentamento della crescita dei consumi interni fa salire la domanda proveniente dal resto del mondo. È inoltre in atto un possibile mutamento strutturale della domanda globale di automobili, soprattutto in Cina. La produzione automobilistica è un importante catalizzatore dell’attività industriale globale, e una gamma di fattori, tra cui l’evoluzione dei modelli di proprietà e la crescita del car-sharing, la diffusione di veicoli elettrici e le recenti modifiche delle imposte in Cina e del regime normativo sulle emissioni in Europa, indicano che in futuro diminuirà il fabbisogno di automobili e che l’offerta dovrà adeguarsi alle diverse esigenze.

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L’insicurezza ostacola l’accesso alle popolazioni sfollate nel nordest del Burkina Faso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i suoi partner stanno incontrando serie difficoltà nell’accedere alle popolazioni rifugiate e sfollate in Burkina Faso a causa dell’insicurezza che attanaglia le regioni nordorientali del Paese.Mentre il numero di sfollati è ormai arrivato a quasi 500.000, la recente recrudescenza di attacchi violenti perpetrati dai militanti nei confronti di militari e civili stanno costringendo alla fuga altre migliaia di persone per salvarsi. Sono circa 300.000 le persone che sono dovute fuggire solo negli ultimi quattro mesi. Il numero di sfollati potrebbe arrivare a 650.000 entro la fine dell’anno.Le persone in fuga dalle violenze riferiscono di attacchi nei villaggi perpetrati da estremisti che spesso reclutano con la forza i cittadini maschi sotto la minaccia delle armi, uccidendo quanti oppongono resistenza. I militanti, inoltre, hanno fatto razzìa di bestiame e altri possedimenti. Terrorizzati dagli attacchi, i residenti sono fuggiti, molti cercando rifugio a Dori – un paese di circa 20.000 abitanti vicino al confine col Mali e col Niger.L’UNHCR rimane molto preoccupata per l’incolumità e le condizioni di sicurezza dei residenti e dei 26.000 rifugiati maliani colpiti dai recenti attacchi violenti perpetrati dai militanti nella regione burkinabè del Sahel.La sorte di coloro che vivono a ridosso del confine nordorientale nella città di Djibo – compresi i circa 7.000 rifugiati del campo di Mentao – costituisce particolare motivo di apprensione. Le vie di accesso sono chiuse da inizio novembre in seguito a una serie di attacchi a opera dei militanti. Gli aggressori hanno assassinato il sindaco, distrutto le case e gettato nel caos la vita quotidiana.All’interno del campo di Mentao i rifugiati vivono nella paura. Tutte le scuole sono state chiuse e l’accesso umanitario al campo è divenuto sempre più problematico, ostacolando seriamente la distribuzione degli aiuti, comprese le scorte alimentari. L’UNHCR si è vista costretta a trasferire temporaneamente il proprio personale da Djibo per lavorare a distanza.L’UNHCR collabora coi propri partner per fornire aiuti a coloro che si trovano ancora a Djibo e per assicurare assistenza anche ai cittadini e ai rifugiati che sono giunti a Dori, Bobo Dioulasso e Ouagadougou.Le famiglie sfollate hanno disperato bisogno di ricevere alloggio, acqua potabile e cibo. Molte dormono all’aperto, dal momento che prendere in affitto dai residenti le piccole abitazioni in muratura rappresenta una spesa non sostenibile. L’UNHCR sta distribuendo tende speciali – conosciute come unità abitative per rifugiati (Refugee Housing Units/RHU) – dotate di maggiore ventilazione, porta con serratura e un piccolo pannello solare sul tetto che permette di illuminare l’interno o ricaricare le batterie dei telefoni.Si stima che, attualmente, solo il 10 per cento delle necessità di alloggio delle persone sfollate in Burkina Faso sia soddisfatta. L’UNHCR sta intensificando il proprio intervento al fine di acquistare con urgenza ulteriori alloggi, oltre alle 3.335 unità già distribuite e alle 1.880 attualmente in fase di costruzione sia nel Sahel sia nelle regioni centrosettentrionali. Per le comunità locali e per quanti sono costretti alla fuga, l’accesso ai documenti di identità è essenziale per potersi vedere garantita libertà di movimento. Per gli sfollati interni, l’UNHCR ha facilitato e finanziato il rilascio di carte d’identità, nonché di certificati di nascita e di altri documenti necessari per dimostrare l’identità, circolare liberamente o richiedere assistenza.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiede maggiori sforzi volti a garantire la sicurezza della popolazione civile e l’accesso umanitario a tutte le persone colpite nella regione. A settembre di quest’anno, Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger hanno adottato le “Conclusioni di Bamako” riaffermando il loro impegno per proteggere i civili. Attualmente, tutte le 13 regioni del Burkina Faso accolgono persone in fuga dalle violenze. La regione del Centro-Nord accoglie il numero più esteso – oltre 196.000 persone nella sola provincia di Sanmatenga – seguita dalla regione del Sahel – con quasi 133.000 persone nella provincia di Soum.

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Il primo ostacolo per trovare lavoro è la mancanza di adeguata formazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

La prossima indagine del centro di ricerca analizzerà le professioni del settore logistico e sarà presentata venerdì 29 novembre a Piacenza. Gli italiani si formano poco e male e in molti casi sono impreparati o in possesso di competenze inadatte alle richieste delle aziende. La formazione insufficiente dei candidati è la prima barriera che impedisce alle imprese di trovare i profili di cui hanno bisogno, secondo il 66,7% dei professionisti HR che lavorano nella sede italiana di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, con particolare rilevanza delle carenze nella preparazione scolastico-universitaria (63,9%) e dell’invecchiamento della popolazione (62%). Gli altri fattori che ostacolano la selezione di profili idonei sono l’apertura alle problematiche ambientali (55,3%), l’automazione (54,8%), la digitalizzazione (53,1%), la diversificazione dei rapporti di lavoro (46,9%) e l’internazionalizzazione delle imprese (45,8%). Più marginale il ruolo dei fenomeni migratori (31,4%) e della globalizzazione dei mercati (34,5%).Sono alcuni dei risultati dell’indagine “Impreparati? Sì, e non solo. I perché della difficoltà di reperimento di alcune figure professionali chiave”, condotta su 1.160 dipendenti Randstad specializzati nella selezione del personale a cui è stato chiesto quali sono i principali ostacoli che impediscono di reperire profili idonei sul mercato. Il primo studio realizzato da Randstad Research, centro di ricerca autonomo ed indipendente a cui collaborano esperti italiani di mercato del lavoro, fra cui il Professor Enrico Giovannini, che presiede il Comitato Scientifico, e l’economista e promotore in Italia del programma Garanzia Giovani Daniele Fano, Coordinatore del Comitato Scientifico.Attraverso indagini qualitative e quantitative, case study e studi di settore, analisi della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro e delle competenze necessarie nel medio e lungo periodo a livello territoriale e internazionale, Randstad Research si propone come un osservatorio sulle professioni del futuro. Le barriere alla ricerca di profili idonei – I risultati della ricerca evidenziano come la scarsa formazione sia la barriera più frequente all’incontro fra domanda e offerta di lavoro, comune a tutte le categorie di lavoratori, dai manager agli impiegati, dai professionisti dei servizi agli operai non qualificati, anche se colpisce in particolare i tecnici e gli operai specializzati. Anche l’invecchiamento della popolazione influisce in maniera particolarmente negativa per tutte le qualifiche, dall’alta specializzazione in giù. Tra gli altri fattori, invece, la globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle imprese trovano impreparate le figure di più alto livello come i manager, la mancanza di esperienza di diversificazione nei rapporti di lavoro crea rigidità soprattutto per gli impiegati, le professioni dei servizi e gli operai. L’apertura alle problematiche ambientali è sempre rilevante ma raggiunge i livelli più elevati nelle professioni dei servizi, certamente più vicine ai consumatori, a riprova che sono questi ultimi a trainare la domanda di qualità dell’ambiente stesso.Gli ostacoli al cambiamento nei profili dei candidati – La ricerca ha anche indagato gli ostacoli al cambiamento presenti nei profili dei candidati appartenenti alle diverse categorie professionali. Fra i manager le lacune più evidenti riguardano la propensione all’innovazione e la scarsa sensibilità per l’organizzazione (24%), seguita da stili aziendali inadeguati (22%). Per i profili altamente specializzati le principali barriere sono rappresentate dagli stili aziendali inadeguati (23%), la scarsa conoscenza-formazione (22%) e i problemi di natura organizzativa (18%). Per i tecnici il primo ostacolo è la scarsa conoscenza-formazione (26%), poi vengono stili aziendali inadeguati (22%). La scarsa conoscenza è la barriera più evidente anche fra gli impiegati (29%), che mostrano anche evidenti lacune organizzative (22%). Il problema principale più riscontrato fra i professionisti dei servizi è la scarsa sensibilità per l’organizzazione (27%), seguito da problematiche di carattere sociale (20%).
La difficoltà di reperimento – Dalla survey interna di Randstad emerge chiaramente il tema della difficoltà di reperire figure professionali richieste, invece, dal mercato del lavoro; una formazione più adeguata e mirata alle competenze attese può rappresentare una risposta concreta anche al fine di avvicinare sempre di più domanda e offerta di lavoro.

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Esame di maturità: l’ansia da prestazione è un ostacolo o uno stimolo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

esami

Chiuso l’anno scolastico ordinario, per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori è il momento dei bilanci, e degli esami. L’esame per eccellenza, quello di maturità. Sono tanti gli studenti che a ridosso del momento della valutazione si fanno prendere dall’ansia, per varie ragioni. Dalle aspettative dei genitori all’importanza del passaggio all’età adulta, dal timore per il futuro al sentire l’esame non solo come una prova sulla preparazione, ma anche come giudizio sulla persona. L’aspetto tranquillizzante è che una certa dose di ansia è normale e, fino a un certo punto, anche positiva.
Spesso associata a segnali come attenzione fluttuante, sensazione di “testa vuota”, timore di non ricordare nulla di quanto studiato, l’ansia è in realtà fisiologica e necessaria per stimolare lo studio. Altre manifestazioni possono essere paura, senso d’inadeguatezza, irascibilità, cefalea, disturbi gastrointestinali, ecc. In modo simile a quanto accade nello sport, serve per spingere a dare il massimo. Superata una certa soglia, però, non ha più la funzione di stimolo: può trasformarsi in ostacolo, compromettendo le performance dello studente e l’esito stesso dell’esame. Il passaggio da una normale ansia a una patologica è questione di grado: l’intensità, la frequenza e la durata temporale della sintomatologia sono gli elementi che ne definiscono la gravità, se aumentano eccessivamente possono far sfociare una comune ansia prestazionale in uno stato psicopatologico che va curato con l’aiuto di uno specialista.
Le cause dell’ansia possono essere varie. Ad esempio, il metodo di valutazione – che fa dipendere il voto finale in buona parte dai risultati delle prove d’esame e solo in minima parte dalla carriera scolastica – può stimolare emozioni forti e reazioni ansiose anche negli studenti più preparati. Anzi, a volte questi sono proprio i più colpiti dall’ansia, perché hanno di più da perdere.
Oltre all’aspetto del superamento dell’esame, ci sono altre componenti. Il voto, ad esempio, può essere determinante, rischiando di essere percepito come una valutazione di se stessi in senso più ampio, l’espressione del proprio valore come persona adulta. L’angoscia è causata dall’immaginare che un cattivo risultato possa far perdere la stima dei genitori e degli amici. Ecco che alla complessità psicologica di questa situazione si aggiungono spesso le aspettative deigenitori, che caricano di importanza la maturità, vivendo l’esito dell’esame come un giudizio sulla loro adeguatezza genitoriale.
L’esame di maturità è una tappa fondamentale che sancisce il passaggio allo stadio adulto: spesso coincide non solo con il raggiungimento della maggiore età, ma anche con la necessità di organizzare in autonomia e responsabilità la propria vita. Rappresenta non solo la fine della scuola e la verifica di quanto si è studiato, ma anche un profondo cambiamento dell’esistenza, con conseguente coinvolgimento emotivo molto rilevante, assumendo così significato sia psicologico che sociale. Si può avvertire il peso della responsabilità, sia di dover fare una scelta per impostare e affrontare il proprio futuro – entrare all’università o nel mondo del lavoro – sia, e soprattutto, di dover sostenere in autonomia le conseguenze delle proprie decisioni.
Per aiutare e rassicurare i ragazzi è essenziale il ruolo della famiglia, che deve essere consapevole della rilevanza del momento per lo sviluppo dell’indipendenza nei figli. I genitori dovrebbero riconoscere le capacità decisionali dei figli lasciando loro la giusta autonomia, assicurando nel contempo sostegno e vicinanza senza essere iperprotettivi. I ragazzi sanno quanto si sono impegnati nello studio e i genitori dovrebbero prenderne atto senza sovraccaricare di responsabilità e aspettative i maturandi con raccomandazioni e rimproveri che rischiano di accrescere inutilmente la tensione. È importante supportarli e far capire che il voto che prenderanno non condizionerà la loro vita e che, soprattutto, non si tratta di un giudizio di valore sulla persona. Ciò che conta nella relazione è essere presenti con atteggiamento accogliente e capacità di ascolto, disponibile al dialogo e all’aiuto concreto, dando la giusta importanza all’avvenimento.

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Fine del roaming: rimosso l’ultimo ostacolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

cellulariBruxelles. L’abolizione del sovrapprezzo per le comunicazioni in roaming, programmata per il 15 giugno 2017, consentirà ai consumatori di telefonare, inviare messaggi e utilizzare dati della rete mobile mentre si trovano in altri Stati dell’UE senza pagare tariffe aggiuntive. “Questa è una grande vittoria per i consumatori europei”, ha dichiarato la relatrice Miapetra Kumpula-Natri (S&D, FI). “Possiamo celebrare il fatto che dal 15 giugno non ci saranno più tasse sul roaming. Gli utenti europei in viaggio potranno controllare le proprie e-mail, usare le mappe, caricare foto sui social media, telefonare e scrivere messaggi a casa senza costi aggiuntivi”.Il Parlamento ha rimosso l’ultimo ostacolo stabilendo limiti ai prezzi all’ingrosso dell’uso della telefonia mobile, approvando un accordo informale con il Consiglio con 549 voti favorevoli, 27 voti contrari e 50 astensioni.
Nell’’accordo informale tra il Parlamento e il Consiglio sui tetti ai prezzi all’ingrosso si stabiliscono i limiti sui costi che gli operatori telefonici potranno addebitarsi reciprocamente per l’utilizzo delle loro reti al fine di effettuare chiamate transfrontaliere in “roaming”. Tali prezzi all’ingrosso del roaming influenzeranno indirettamente i costi finali dei consumatori.I limiti per il trasferimento dati consentiranno ai consumatori europei di accedere a un maggiore numero di dati, tipo i contenuti audiovisivi, mentre viaggiano da un Paese all’altro. Ciò potrà inoltre aprire i mercati ai piccoli operatori e agli operatori di telecomunicazioni virtuali.

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Berlusconi sul debito pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

Silvio Berlusconi, mi partecipa la lettera da lui inviata al Corriere della Sera, di oggi: Gentile direttore, il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese. Sono d’accordo con le conclusioni di Dario Di Vico, esposte domenica in un testo analitico molto apprezzabile che parte dalle due proposte di imposta patrimoniale, diversamente articolate, firmate il 22 dicembre e il 26 gennaio da Giuliano Amato e da Pellegrino Capaldo. Vorrei brevemente spiegare perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, «preferirei di no», ed esprime invece un a irriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico.
Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da «formichine», un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così. L’alternativa è tra una «botta secca», ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande «frustata» al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi. Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura. Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale. La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto.
Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani. Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro. (Silvio Berlusconi)

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Friuli Venezia Giulia e Sicilia a Miss Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

“Ogni giorno si presenta una piccola sfida con me stessa: non avrei mai pensato di essere in grado di ballare e cantare in presenza di un pubblico. Ogni limite superato mi rafforza e mi dà l’energia per affrontare “l’ostacolo successivo”. È la sensazione che prova quotidianamente Martina Lombardo, n.17, Miss Deborah Milano Sicilia.
Arriva dalla stessa cittadina di Francesca Chillemi, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), la n.54, Miss Sicilia Nunziata Bambaci, studentessa di Lingue e letterature straniere all’università di Pisa.
La numero 08 Miss Valleverde Ragazza in Gambissime Nicoletta Taormina reputa ‘lontana’ da ogni aspettativa l’esperienza del concorso e promette: “tornerò a casa a testa alta, soddisfatta dei risultati ottenuti. Sarò una persona diversa, più determinata, più forte e sicuramente migliore.
Pallavolista professionista della Heraclea di Gela è la n.34  Martina Escher Miss Wella Professionals Sicilia : “proprio per gioco mi ritrovo tra le 60 finaliste.
Vuole crescere e imparare tante cose durante questo “stage di Salsomaggiore” anche Carol Beltram, n.09, Miss Liabel Friuli Venezia Giulia.
Emozionatissima di rappresentare la sua regione, che da anni non vince il titolo massimo, la numero 22 Martina Floreani Miss Friuli Venezia Giulia. (7684, 7706, 7682, 7708)

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Freedom Tower parla anche italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2010

C’è un pezzo d’Italia nella realizzazione del progetto della grandiosa Freedom Tower che con il Monumento Nazionale ai caduti ricorderà a New York e al mondo le 2.986 vittime degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. L’engineering di Fassi, secondo produttore mondiale di gru, ha risolto un ostacolo che avrebbe rallentato i lavori e, di conseguenza, i tempi di consegna, realizzando con le sue gru un sistema di movimentazione integrato, in grado di rendere Ground Zero un cantiere mobile non-stop.
Nel caso del cantiere della Freedom Tower l’engineering Fassi ha messo a punto una soluzione innovativa, mai sperimentata prima d’ora, per far fronte ad un grave problema di gestione dei carichi in cantiere. In Fassi hanno elaborato un sistema integrato di gru, montate per la prima volta non su veicolo industriale, ma direttamente su una piattaforma elevatrice. Una gru di grandi dimensioni solleva i materiali verso l’alto, piano dopo piano, e una gru di dimensioni più piccole, in maniera complementare, li distribuisce alle isole di lavoro situate sullo stesso piano.  Si è quindi potuto organizzare un cantiere sempre in working progress, che cresce e si evolve in verticale di pari passo con la costruzione dei piani delle torri. Un successo dal punto di vista sia tecnologico sia cantieristico che affonda le sue radici nella vocazione innovativa dell’Azienda di Albino. Fassi Group è da sempre sensibile a progetti di ricerca e sviluppo: partecipa ad Intellimec, consorzio della meccatronica all’interno del parco scientifico, “Kilometro Rosso” e dedica alla ricerca&sviluppo circa il 10 % del suo fatturato.
Si tratta di una torre in acciaio e titanio alta 1776 piedi sorgerà sulle ceneri del World Trade Center e sarà il primo grattacielo antiterroristico del mondo. Il progetto originale di Libeskind, scelto nel 2003 come master plan per la ricostruzione di Ground Zero, prevedeva oltre alla guglia un programma complesso che comprendeva la costruzione di un monumento con cascate, un museo sotterraneo, un centro visitatori, un negozio, un centro di transito speciale e quattro torri a spirale come sedi ufficio all’altezza della Freedom Tower. Il progetto è stato rielaborato da David Childs della Lower Manhattan Development Corporation per rendere la costruzione più impenetrabile agli attacchi terroristici e più simile alle Torri Gemelle.
Fassi Group è il secondo produttore di gru su scala mondiale. Fondata da Franco Fassi ad Albino nel 1965, è ora diretta dal figlio Giovanni. La produzione è tutta italiana: con 14 stabilimenti distribuiti sul territorio nazionale gestisce l’intero ciclo produttivo, dal foglio di lamiera alla gru finita. Esporta in 60 paesi in tutto il mondo attraverso una rete di 600 dealers e 3 filiali (in Germania, Gran Bretagna e Belgio).

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Definizione nuovi comparti P.I.

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Relativamente alle note di agenzia sull’apertura delle trattative per la definizione dei comparti il Dipartimento della funzione pubblica precisa che la contrarietà delle organizzazioni sindacali si riferiscono esclusivamente ad una indicazione delle Regioni, le quali vorrebbero un unico comparto di contrattazione per i dipendenti regionali e il servizio sanitario nazionale. Per ciò che riguarda i due comparti del settore statale (cioè quelli di competenza del ministro Brunetta)  non c’è stata alcuna osservazione da parte dei sindacati.  Il commissario straordinario dell’ARAN ha inviato una nota alla Conferenza Stato Regioni con la quale riferisce dell’esito del tavolo e chiede alla stessa quale iniziative la Conferenza intende intraprendere per superare tale ostacolo.

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D.C.: La parabola di un partito

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2009

Editoriale fidest I cattolici che hanno avvertito il bisogno di una loro militanza politica hanno incominciato con l’identificarsi con il Partito popolare alla guida di Luigi Sturzo. Il primo grosso ostacolo che ha interrotto bruscamente il loro cammino è stato con l’avvento del fascismo e con l’esilio forzato del suo segretario. Ciò non ha impedito agli “irriducibili” di lottare nella clandestinità e di riprendere alla luce del sole, negli anni del dopo guerra, negli anni quaranta, sia pure con un nuovo nome: Democrazia Cristiana e un nuovo leader Alcide De Gasperi. Da quel momento il partito ha rappresentato per milioni di italiani la “barriera naturale” ad ogni forma di dittatura in nome della libertà, della democrazia e del progresso civile e sociale del paese. Sono stati decenni nei quali non tutto è andato liscio. Vi sono stati forti contrasti interni, eventi drammatici come quelli del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, già segretario della Dc e uomo di grande richiamo nel partito. Ma Vi è stata anche l’incapacità di fare pulizia al proprio interno tra i diversi infiltrati facenti capo ai vari comitati d’affari, mafiosi, politici spregiudicati e che si ritrovarono poi davanti al giudizio degli uomini di “mani pulite” che ebbero forse il demerito di fare di tutta l’erba un fascio senza fare le giuste distinzioni. Da qui la decisione di ritenere esaurito il rapporto con il proprio elettorato e di cedere il passo ad altri soggetti politici. L’unico che si oppose allo scioglimento della DC fu l’on.le Flaminio Piccoli. Iniziò così una battaglia su due fronti: legale e di ripresa dell’azione politica sotto la bandiera di sempre, lo scudo crociato. Tra i suoi giovani collaboratori vi è oggi l’attuale segretario politico della Dc  Angelo Sandri. Questi, dunque, rappresenta fisicamente la continuità storica di un partito che, purgato dei suoi errori, intese ripresentarsi sulla scena politica italiana ma, purtroppo, con scarsi consensi. Ma questo “manipolo di irriducibili” non si perse d’animo. Con scarse risorse economiche e, per lo più, frutto d’impegni personali ebbe la forza di far sentire la sua presenza e di lottare contro chi cercò di appropriarsi di un simbolo senza aver avuto il merito, negli anni bui, di conservarne intatta l’identità ma rifiutandolo e negandolo. Ora la Dc di Sandri deve sostenere una nuova duplice sfida: è quella dei numeri e della conservazione della sua identità. Sono due aspetti destinati ad essere conflittuali tra loro. La mancanza dei numeri nel consenso elettorale impongono scelte e alleanze e anche il simbolo ne risente  e con esso la sua identità originaria. E’ un passo sofferto ma necessario. Il quadro politico nazionale lo impone. Non si tratta tanto della legge elettorale che ha uno sbarramento del 4% che mette fuori gioco tutti quei partiti che non lo raggiungono quanto del travaglio che il paese sta affrontando alla ricerca di un nuovo modello politico capace di superare l’attuale andazzo. Si punta ad una grande forza di centro e si pensa a una leadership che potrebbe essere quella di Fini o di Casini e dove la stessa Dc di Sandri potrebbe essere enucleata. (Riccardo Alfonso  http://www.fidest.it)

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Stanno boicottando il voto in Europa!

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

La segnalazione viene dai  rappresentanti della Lista Comunista e Anticapitalista in Europa. E’ detto, tra l’altro che: “ Non arrivano i certificati elettorali, “spariscono” seggi ovunque e soprattutto in Germania ed in Belgio, in Repubblica Ceca ci vogliono ORE per andare a votare da Ostrava fino al seggio di Brno… i Consolati, che fino alle ultime Elezioni Europee garantivano questo diritto, non vengono più, su disposizione di questo Ministero degli Esteri, dichiarati idonei alla propaganda elettorale. Questo ed altro. Tutto ha un solo significato: il voto dei cittadini italiani all’estero, che si era espresso in un certo modo, deve essere ostacolato”. A questo punto si son sentiti in dovere di scrivere per la seconda volta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, supremo garante del diritto costituzionale al voto affinché ne prenda atto e intervenga nel rappresentare a chi di dovere queste gravi lacune.

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