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Presente e futuro della Broncopneumopatia cronica ostruttiva al centro del Respiration Day 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 Mag 2017

parma universitàParma in questi giorni ha ospitato la 13esima edizione del Respiration Day, la conferenza internazionale dedicata alle malattie respiratorie e organizzata dall’Università di Parma con il patrocinio di Chiesi Foundation Onlus, dal titolo “Breakthroughs in basic and clinical research in chronic respiratory disease”. Presenti alla manifestazione oltre 700 clinici e ricercatori provenienti da tutto il mondo e sono attesi esponenti di spicco della comunità scientifica per discutere i nuovi scenari nel campo delle patologie respiratorie. Il focus della giornata è la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una malattia progressiva che si stima riguardi oltre 380 milioni di persone in tutto il mondo[1], tra le principali cause di mortalità e invalidità.
“La BPCO è una patologia respiratoria caratterizzata da un’infiammazione delle vie aeree, cui conseguono cambiamenti strutturali che causano ostruzione e difficoltà a respirare”, spiega Leonardo M. Fabbri, già Professore di Medicina Interna e Respiratoria presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Visiting Professor di Medicina Interna e Respiratoria all’Università di Ferrara e Gothenburg (Svezia) e tra i Presidenti della Conferenza. “Rende difficile respirare – continua Fabbri – ed è una malattia invalidante, con un enorme impatto sulle normali attività quotidiane, come fare una tranquilla passeggiata per andare a comprare il pane o addirittura lavarsi. Il quadro clinico di un paziente affetto da BPCO può peggiorare repentinamente a causa dell’insorgenza di episodi acuti, detti riacutizzazioni: uno ‘step verso il basso’ delle condizioni di salute, a seguito del quale la ripresa dai sintomi e il recupero della funzionalità respiratoria sono via via più lenti e difficili, a volte impossibili. Sta inoltre consolidandosi l’importanza delle co-morbidità: la BPCO è infatti una malattia che frequentemente si accompagna ad altre patologie. Pertanto, il malato di BPCO è un paziente piuttosto complesso che richiede un costante monitoraggio ed eventuale trattamento non solo delle condizioni respiratorie. Una diagnosi di BPCO dovrebbe mettere in allerta il clinico, perché spesso è un segnale di allarme per altre condizioni croniche, che devono essere trattate adeguatamente”.Tra gli obiettivi principali della ricerca vi è quello di rallentare e modificare il decorso della BPCO. “Il decorso clinico della BPCO riguarda più lo sviluppo di condizioni invalidanti come la mancanza di respiro e la stanchezza cronica (fatigue), la perdita della capacità di svolgere le azioni quotidiane e il progressivo peggioramento della qualità di vita, senza dimenticare coloro che accusano “riacutizzazioni della malattia”, ha commentato Jörgen Vestbo, Professore di Medicina Respiratoria presso l’Università di Manchester (Regno Unito), durante la sua presentazione. “La perdita progressiva dello stato di salute – ha spiegato Vestbo – è una caratteristica della BPCO che può essere arginata con le terapie. Anche il declino della funzionalità può essere ridotto e in alcuni casi recuperato combinando la riabilitazione polmonare e il trattamento ottimale con un broncodilatatore. I pazienti con frequenti riacutizzazioni, che hanno un impatto notevole sullo stato di salute, possono inoltre essere supportati da adeguati interventi medici, sempre più guidati dalla specifica caratterizzazione (fenotipizzazione) dei pazienti mediante osservazione della frequenza e tipo delle esacerbazioni e dai biomarcatori. Ulteriori avanzamenti nella caratterizzazione della BPCO e delle riacutizzazioni ci permetteranno di personalizzare sempre di più le terapie, in modo che possano avere un impatto sul decorso clinico della malattia e portare un reale beneficio per i pazienti”. In questo contesto, una novità dal punto di vista terapeutico è rappresentata dalla terapia tripla a dose fissa di Chiesi, la prima combinazione di tre principi attivi – un antinfiammatorio corticosteroide per via inalatoria (ICS), un broncodilatatore β2 agonista a lunga durata d’azione (LABA), un broncodilatatore antagonista del recettore muscarinico a lunga durata d’azione (LAMA) – in un unico inalatore.

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Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

milanodavedereMilano Lunedì 12 dicembre 2016 10:30 – 12:00 Spazio Open Viale Monte Nero, 6 presentazione progetto editoriale Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), se la riconosci la curi meglio Viaggio nel pianeta di una malattia “misconosciuta”. L’idea nasce dalla volontà di coinvolgere tutti gli “attori” che ruotano attorno alla Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una grave patologia diffusa ma ancora sotto diagnosticata, i cui sintomi sono a tutt’oggi sottostimati o persino poco o per nulla conosciuti.
Le voci di pazienti, medici, ricercatori, scienziati, giornalisti, industria, associazioni, istituzioni sono state ascoltate e raccolte per definire un quadro d’insieme funzionale a contrastare la BPCO e le sue complicanze, e per migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari.Parteciperanno:
– Claudio Barnini, giornalista AGIR (curatore del libro e moderatore)
– Francesco Blasi, Professore ordinario Malattie Respiratorie, Università di Milano
– Claudio Cricelli, Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e Cure Primarie
– Salvatore D’Antonio, Presidente Associazione Italiana Pazienti BPCO
– Marco Zibellini, Direttore Medico di Chiesi Farmaceutici

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Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 novembre 2014

broncopatiaAlla luce della XIII Giornata Mondiale della BPCO del 19 novembre, i rappresentanti delle principali società scientifiche italiane in materia si sono riuniti a Milano per un approfondimento dedicato alla patologia, agli approcci terapeutici attuali e futuri e all’importanza di una gestione multidisciplinare e integrata che assicuri un’efficace presa in carico del paziente. “La BPCO si manifesta con ostruzione cronica delle vie aeree e diminuzione del flusso respiratorio, risultanti dalla combinazione di lesioni diverse e variabili per sede, tipo, gravità o estensione – afferma il Professore Carlo Mereu, Direttore Struttura Complessa di Pneumologia e Direttore Dipartimento Specialità Mediche ASL2 Savona, e Presidente SIMeR (Società Italiana di Medicina Respiratoria) – Tra le maggiori cause di questa condizione, va considerato il tabagismo, seguito dall’esposizione ad agenti inquinanti e dall’inalazione di sostanze nocive”.
I sintomi della BPCO (tra i più frequenti tosse protratta, presenza di catarro, dispnea, limitata tolleranza all’esercizio fisico e influenza o bronchiti che tardano a guarire) vengono spesso sottovalutati e trascurati, poiché ritenuti conseguenza pressoché naturale del fumo o dell’invecchiamento della persona. Ciò fa sì che la diagnosi avvenga in ritardo o non avvenga affatto. Il principale strumento diagnostico per la BPCO è la spirometria, esame che verifica l’ostruzione del flusso aereo, unita alla valutazione di sintomi respiratori e/o esposizione ai fattori di rischio, della qualità di vita e a eventuali altre indagini di funzionalità respiratoria. “Si pensi che in alcuni pazienti la BPCO viene diagnosticata attorno ai 60 anni, quando la malattia è ad uno stadio avanzato e la funzione respiratoria risulta già significativamente compromessa – prosegue Mereu – La spirometria, che richiede massima collaborazione da parte del paziente, nonché la presenza di personale adeguatamente istruito, è purtroppo un esame poco effettuato. Questo aspetto, insieme alla non adeguata valutazione dei fattori di rischio, contribuisce ad accrescere la problematica della sottodiagnosi”.Come per tutte le grandi cronicità, la corretta gestione della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) richiede un programma di monitoraggio della malattia che consenta di adattare il trattamento alla progressione della stessa e, soprattutto, un precoce intervento della riabilitazione respiratoria per prevenire l’invalidità polmonare. “La terapia del paziente con BPCO in fase stabile – precisa il Professore Fausto De Michele, Primario della U.O. di Pneumologia I e Fisiopatologia Respiratoria dell’Ospedale Cardarelli di Napoli e Presidente Nazionale AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) – prevede innanzitutto la rimozione dei fattori di rischio, con particolare riferimento al fumo di sigaretta. Attualmente sono, inoltre, disponibili diversi farmaci broncodilatatori a lunga durata d’azione (LAMA, anticolinergici long acting, LABA, β2-agonisti a lunga durata d’azione associabili a steroidi inalatori) che sono molto efficaci nel controllo dei sintomi del paziente ed in grado di rallentare la progressione della malattia”.Nel corso della storia naturale della condizione patologica, il paziente con BPCO può andare incontro a riacutizzazioni, prevalentemente su base infettiva (virale e/o batterica) che rappresentano la principale causa di visite mediche, ospedalizzazioni e decessi. “Per la prevenzione delle riacutizzazioni è importante l’esecuzione in tutti i pazienti della vaccinazione antinfluenzale, associata al regolare trattamento farmacologico di base – afferma De Michele – Per quanto riguarda il trattamento delle esacerbazioni, quelle meno gravi possono essere trattate a domicilio con l’aumento del livello di trattamento basale e l’integrazione, se necessario, di antibiotici e steroidi. Nei casi più gravi bisogna ricorrere alla ospedalizzazione, possibilmente in ambiente specialistico pneumologico – conclude De Michele – per la possibilità di utilizzare, quando necessario, presidi quali l’ossigenoterapia continua e la ventilazione meccanica non invasiva al fine di ridurre il rischio di ricovero in area critica (rianimazione)”.Il paziente con BPCO richiede una gestione piuttosto complessa, soprattutto in considerazione del fatto che frequentemente si tratta di un paziente anziano, diagnosticato in ritardo, molto probabilmente fumatore (o ex fumatore) e con possibili comorbilità. Per la presa in carico ottimale di questo tipo di paziente è pertanto necessario un approccio multidisciplinare, che veda la massima collaborazione tra il medico di medicina generale e lo specialista pneumologo (ed eventuali altri figure professionali coinvolte nell’assistenza domiciliare) e che incontri un sistema di cure integrate sul territorio.“Il medico di medicina generale ricopre un ruolo fondamentale, innanzitutto nella prevenzione e nella diagnosi precoce della malattia – afferma il Dott. Germano Bettoncelli, Medico di Medicina Generale a Brescia e Responsabile Nazionale Area Pneumologica SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) – se si considera che in un anno ha la possibilità di visitare in media circa l’80% dei propri assistiti. Di fronte a un paziente con BPCO, è fondamentale che il medico di medicina generale imposti un piano di presa in carico globale, che tenga conto della cronicità della patologia, della sua progressiva evoluzione e del rischio di esacerbazioni della stessa. – conclude Bettoncelli – Soltanto una buona relazione tra medico di medicina generale e specialista, in un contesto di gestione integrata territoriale, purtroppo ancora in parte da costruire, permetterà di offrire al paziente la continuità assistenziale auspicabile”. E’ proprio con l’intento di sensibilizzare i medici di medicina generale sulla diagnosi precoce della BPCO e sulla gestione globale del paziente, che il board scientifico composto dai Presidenti delle Società AIPO, SIMeR, AIMAR e SIMG, con il contributo non condizionato di Biofutura, ha dato vita al progetto educazionale EUREKA, in occasione della XIII Giornata Mondiale della BPCO del prossimo 19 novembre. “Il progetto EUREKA – spiega il Prof. Fernando De Benedetto, Direttore dell’UOC di Pneumologia Presidio Ospedaliero Clinicizzato di Chieti e Presidente AIMAR (Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo studio delle Malattie Respiratorie) – prevede lo svolgimento di 150 incontri ECM sul territorio nazionale che coinvolgeranno oltre 1.000 medici di medicina generale con l’intento, grazie anche al coordinamento di uno specialista pneumologo, di fornire un’opportunità educazionale sulla gestione clinica integrata della BPCO”.La ricerca clinica e farmacologica attuale nell’ambito della BPCO prosegue nell’impegno di valutare i benefici derivanti dall’associazione di farmaci broncodilatatori come i LABA (β2-agonisti a lunga durata d’azione) o i LAMA (anticolinergici a lunga durata d’azione), tra loro o eventualmente associati a steroidi.
“Recenti studi clinici hanno mostrato che la combinazione fissa di due broncodilatatori con meccanismo d’azione sinergico- conclude De Benedetto – ha dimostrato di migliorare la qualità di vita del paziente, grazie a un potenziamento dell’azione e a una duplice broncodilatazione. La monosomministrazione giornaliera dei due broncodilatatori assicura una maggiore compliance senza che aumentino gli effetti collaterali. Questa associazione, dunque, ha le potenzialità per diventare un’opzione terapeutica di riferimento nel trattamento della BPCO”.
La società Biofutura Pharma nasce nel 2001 con l’obiettivo di sviluppare prodotti etici, nutraceutici e medical device per la cura di patologie dell’apparato respiratorio, del sistema nervoso centrale, dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema vascolare, nell’intento di espandere la presenza del Gruppo Sigma-Tau, di cui fa parte, nel comparto farmaceutico.

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Ridurre il rischio di riacutizzazioni della BPCO

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

I risultati dello studio POET-COPDTM(Prevention Of Exacerbations with Tiotropium), pubblicati oggi sul New England Journal of Medicine (NEJM), dimostrano che tiotropio è superiore a salmeterolo nel ridurre il rischio di riacutizzazioni della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). Lo studio POET-COPDTM è un ampio studio di confronto testa a testa, durato un anno, disegnato per confrontare gli effetti dell’anticolinergico a lunga durata d’azione tiotropio e del beta agonista a lunga durata d’azione salmeterolo sulle riacutizzazioni della BPCO di grado da moderato a grave. Le riacutizzazioni che, a causa delle loro severe ripercussioni sulla salute dei pazienti vengono anche chiamate ‘crisi respiratorie’, sono un chiaro indicatore della progressione della malattia e del deterioramento della funzione respiratoria. Per questo motivo la loro prevenzione è uno dei maggiori obiettivi terapeutici I risultati dello studio POET-COPDTM, che ha coinvolto 7.376 pazienti affetti da BPCO di grado da moderato a grave e una storia di riacutizzazioni, dimostrano che tiotropio ha ritardato in maniera significativa la comparsa della prima riacutizzazione della BPCO, con una riduzione del rischio del 17% (p<0,001) rispetto a salmeterolo.  Nell’ambito dello studio,  si sono verificate 4.411 riacutizzazioni di BPCO in 2.691 pazienti. Il 44% dei pazienti che hanno manifestato una riacutizzazione erano affetti da BPCO di grado moderato (es. Stadio II GOLD- Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease).  Le analisi dello studio POET-COPDTM confermano i profili di sicurezza di tiotropio e di salmeterolo come precedentemente descritti . Le percentuali di eventi avversi seri, che abbiano comportato l’interruzione della terapia o che abbiano avuto esito infausto, sono state simili in entrambi i gruppi in terapia.1 “Le riacutizzazioni della BPCO possono verificarsi anche nelle fasi iniziali della malattia (es. stadio II GOLD) e ripresentarsi lungo tutto il decorso della malattia stessa. Poiché costituiscono un considerevole onere economico per chi ne è colpito, per il servizio sanitario, e per la società, la prevenzione delle riacutizzazioni è un obiettivo terapeutico molto importante e centrale per i pazienti affetti da BPCO – ha dichiarato il Professor Klaus Rabe, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Kiel, Ospedale Grosshansdorf, Germania – I risultati dello studio POET-COPD , che ha messo a confronto due broncodilatatori a lunga durata d’azione, dovrebbero guidare la pratica clinica per la gestione della BPCO e la prevenzione delle riacutizzazioni” (Maria Luisa Paleari – in sintesi)

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Russare accorcia la vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2009

Un incidente automobilistico su cinque è dovuto ai disturbi respiratori del sonno. La sonnolenza diurna è infatti una delle conseguenze principali della sindrome dell’apnea ostruttiva, una patologia sottostimata ma con costi socio-sanitari rilevanti, che in Italia colpisce oltre 1.600.000 persone. E in chi russa il rischio di ictus aumenta di 3,8 volte, quello di ipertensione arteriosa di 2,5, quello di diabete raddoppia. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha quantificato in oltre 800 milioni di euro l’anno i costi direttamente riconducibili a questi disturbi. Gli pneumologi riuniti da oggi fino al 5 dicembre a Milano nel 40° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) e 10° Congresso della Unione Italiana della Pneumologia (UIP) lanciano un appello: si deve fare di più, oggi solo il 3% dei casi è diagnosticato. Anche perché vincere il problema è semplice, con rimedi a domicilio, oggi disponibili e a basso costo. “Il trattamento – spiega il prof. Antonio Corrado, presidente nazionale AIPO – prevede l’utilizzo di una maschera nasale o facciale che, applicata durante il sonno, consente di normalizzare la respirazione e dormire meglio. Ovviamente, si deve porre attenzione anche al controllo del peso corporeo, evitare il fumo e l’assunzione di alcool prima di andare a letto”. I sintomi principali di questa sindrome sono il russamento, ripetuti episodi di apnee notturne, sonno disturbato, sonnolenza diurna con pesanti ripercussioni nella vita di relazione e professionale. “La prevalenza di questa malattia – sottolinea il prof. Giuseppe Insalaco, responsabile dell’Area fisiopatologica dell’AIPO – sta aumentando in parallelo con l’epidemia di obesità che si sta diffondendo nei Paesi occidentali colpendo molto spesso persone di età media e quindi in età lavorativa. Tendono pertanto a sviluppare ipertensione arteriosa, diabete, deficit neurocognitivi e possono incorrere in complicanze cardiovascolari come angina, infarto del miocardio o ictus”. La diagnosi avviene attraverso una valutazione strumentale durante il sonno. “L’esame più affidabile – afferma il dott. Francesco Fanfulla, responsabile del gruppo di studio sui ‘Disturbi respiratori nel sonno’ dell’AIPO  – è la polisonnografia, anche se spesso si ricorre ad indagini più semplici e sufficientemente valide, riservandola solo ai casi clinici meno conclamati”. In Italia vi sono oggi solo 160 strutture pneumologiche in grado di diagnosticare e trattare correttamente questa patologia: ognuna dovrebbe seguire 10.000 pazienti. Un’indagine condotta in Toscana ha sottolineato che sono necessari 60 giorni per accedere alla prima visita, 300 per iniziare il trattamento. “E’ necessario pertanto – prosegue il dott. Fanfulla – ridefinire l’approccio a  questa patologia, a favore di un modello articolato che preveda percorsi diagnostico-terapeutici flessibili, sia ambulatoriali che riabilitativi, per venire incontro alle esigenze dei pazienti e gestire opportunamente i casi più complessi e gravi”.

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Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

Bergamo Gli Ospedali Riuniti si confermano tra i primi centri al mondo per la cura di questa malattia genetica, spesso asintomatica e causa di decessi improvvisi nei bambini e nei giovani adulti. Dal 1996 sono stati eseguiti con successo 100 interventi chirurgici, merito di un approccio multidisciplinare al problema e di una équipe di anestesisti in grado di supportare i cardiochirurghi anche negli interventi più complessi. La cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva è una patologia che interessa una persona ogni 500 mila ed è difficile da diagnosticare perchè spesso asintomatica. E’ la più comune causa di morte improvvisa tra i giovani al di sotto dei 35 anni e si caratterizza per un aumento dello spessore della parete del cuore, tale da rendere difficoltoso il passaggio del sangue dal ventricolo all’aorta. Nel 20% dei casi è necessario un delicato intervento chirurgico, in cui viene asportata una porzione di muscolo cardiaco dalla cavità del ventricolo sinistro, in modo da allargare l’area e ridurre l’ostruzione. “Gli 88 posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva che avremo nel nuovo ospedale faranno dei Riuniti una della più grandi “aree critiche” d’Europa – commenta Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione degli Ospedali Riuniti e Presidente del Corso -. Questo ci permetterà di proseguire e potenziare l’ottimo lavoro che abbiamo fatto in questi anni in tutte le specialità che ci coinvolgono, in un’ottica di sempre maggiore integrazione e collaborazione tra le équipe di specialità guidate da Valter Sonzogni, Gianmariano Marchesi, Anna Zilio e Daniela Codazzi. Oggi la presenza 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno dei nostri anestesisti consente di eseguire in qualunque momento anche interventi molto sofisticati, dai trapianti agli interventi di cardiochirurgia, neurochirurgia e chirurgia complessa, sia negli adulti che nei bambini. Il nostro compito è di ridurre al minimo la mortalità anche negli interventi più difficili, che per esempio coinvolgono pazienti anziani con diverse patologie concomitanti, seguendoli in sala operatoria e, se necessario, nelle terapie intensive, fino a quando le funzioni vitali si sono stabilizzate.”

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