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Posts Tagged ‘ottimismo’

Torna l’ottimismo delle aziende

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

Secondo l’ultimo International Business Report (IBR), analisi che il network di consulenza internazionale Grant Thornton, effettua a livello globale sui dirigenti di oltre 2500 imprese del mid-market, nei primi sei mesi dell’anno si registra un deciso aumento dell’ottimismo da parte delle aziende italiane (+20% rispetto a sei mesi fa) per quel che riguarda le aspettative economiche per i prossimi 12 mesi, con ben il 53% delle aziende fiduciose sulla ripresa. La performance italiana supera il trend di miglioramento su scala mondiale (+12%, al 69%), che tocca in ogni caso il livello più alto non soltanto pre-Covid ma dal 2018 a oggi. Anche in Europa si registra un deciso aumento dell’ottimismo che cresce addirittura del 26% rispetto al 2° semestre 2020, con ben il 62% di imprese UE positive sul prossimo anno.Un quadro di ripresa generale che – secondo Grant Thornton – riflette il clima di maggior fiducia sulle aspettative future delle imprese verso i fattori chiave della crescita economica quali fatturato, redditività e occupazione, e che preannuncia per il business un anno di ripresa e di ulteriore apertura verso l’estero e rivolta a mercati nuovi e inesplorati. Per quanto riguarda la situazione italiana, il 43% delle imprese italiane si aspetta un aumento dei ricavi nei prossimi 12 mesi, dato in netta crescita rispetto al 34% registrato nel 2° semestre 2020. Al contrario, solo il 23% prevede una diminuzione. Osservando la media globale, sale addirittura al 57% la quota delle imprese che stimano un aumento nei ricavi, in crescita di 12 punti percentuali rispetto al 2° semestre 2020.Relativamente alle performance delle diverse industries, spiccano TMT (Technology, Media & Telecoms) e Servizi finanziari, tra i più ottimisti (il 77% degli operatori intervistati si è detto fiducioso sui prossimi 12 mesi) e l’Oil & Gas, al contrario, tra i meno ottimisti (lo è “solo” il 47% del comparto).

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Covid-19: Gli italiani guardano al futuro con più ottimismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Si preparano alla “piena normalità”. In evidenza una forte volontà di riprendere appieno la vita sociale, tornare a viaggiare, fare gli acquisti nei negozi e nei centri commerciali. Questi sono i risultati che emergono dalla seconda edizione della ricerca “Mindset COVID-19” realizzata in sette Paesi (Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Cina e Sud Corea) da TRUE Global Intelligence (Omnicom PR Group) – a circa tre mesi dalla prima rilevazione.Il nuovo ottimismo degli italiani va di pari passo con l’attenzione e la valutazione critica delle azioni intraprese dalle istituzioni e dalle aziende durante la pandemia; ecco in dettaglio cosa emerge dai dati.Visione più ottimistica nei confronti della fine della pandemia: ci si aspetta di tornare alla piena “normalità” a ridosso delle prossime feste natalizie, ma c’è ancora grande attenzione alla salute e alla sicurezza.
Dopo una profonda crisi del sistema sanitario e un conseguente impatto drammatico sul sistema economico del Bel Paese, gli italiani tornano ad avere più ottimismo nei confronti del futuro:
il dato del ritorno alla normalità è il più positivo rispetto alle stime degli statunitensi (29 settimane), dei tedeschi (33 settimane) e dei britannici (34 settimane);
quasi all’unanimità (il 98%) gli italiani sono disposti ad indossare dispositivi di protezione individuali come le mascherine negli spazi pubblici per salvaguardare la salute e la sicurezza propria e degli altri;
secondo il 56% degli italiani, dispenser di mascherine e gel igienizzanti gratuiti negli spazi pubblici consentirebbero di salvaguardare meglio la salute, insieme a una pulizia approfondita degli spazi interni e, per il 41%, grazie al proseguimento dello smart working;
in più, anche in Italia – seppur in misura minore rispetto agli altri Paesi – una maggiore diffusione dei pagamenti touchless è una scelta delle aziende che i consumatori apprezzano in risposta alla fase Covid-19. In particolare: il 31% in Italia, il 38% in Germania, il 53% in UK, il 48% in Sud Corea e il 53% in Canada.

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La finanza salverà il mondo? Le ragioni dell’ottimismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Dalla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei miei principali interessi culturali è cercare di capire come cambiare le regole sociali affinché gli enormi avanzamenti tecnologici e di conoscenza che l’umanità ha sviluppato negli ultimi decenni, invece di condurci dritti verso l’estinzione (come pensano – con ottimi argomenti – i pessimisti), possano finalmente creare un mondo migliore dove i bisogni fondamentali siano soddisfatti per tutti gli esseri umani come diritto imprescindibile. Ho partecipato (e partecipo) a diverse associazioni formali e informali di persone che si propongono gli stessi obiettivi, occupandomi in particolare degli aspetti economici/monetari. Mi ricordo molto bene che nel triennio 2009/2012 l’opinione più diffusa fra le poche persone che si occupavano di questi temi era che la crisi sarebbe peggiorata sempre di più fino a portare a conseguenze così catastrofiche da rendere i radicali cambiamenti necessari non più procrastinabili. Io ero uno dei pochi che non aveva questa convinzione”). Voglio fare alcuni esempi di fenomeni culturali che vanno nella direzione di cambiamenti radicali delle regole sociali, per adattarli agli straordinari cambiamenti tecnologici che la società ha già compiuto ed a quelli – molto più strabilianti – che ci attendono nell’immediato futuro.
Andrew Yang. Alla corsa per le primarie del partito democratico USA partecipa un personaggio che sta riscuotendo un notevole successo nei media (particolarmente su internet, ma recentemente anche nei mass media) con una piattaforma di proposte estremamente radicali. La proposta più scioccante è ciò che chiama il “dividendo della libertà”, una versione radicale del concetto di “Universal Basic Income” (UBI): dare 1.000 dollari al mese ad ogni cittadino che abbia più di 18 anni, per sempre e senza condizioni. Le proposte di Andrew Yang sono molto innovative e radicali non solo sulla sua proposta portabandiera. Si comprende benissimo che è figlio di un pensiero radicalmente nuovo che si è consolidato in questo decennio
Ray Dalio. E’ un personaggio che per tutta la vita ha impersonato la figura del “cattivo” per antonomasia nel mondo della finanza: il gestore del più importante Hedge Fund del mondo.
L’approccio culturale di Ray Dalio è basato sul concetto che ogni fatto che si presenta è solo una riproposizione in forma diversa di qualcosa che si è già presentato in passato.
Ray Dalio in questi decenni è stato a stretto contatto – ed in parte ha influenzato – tutte le più importanti figure che hanno avuto in mano importanti leve decisionali come Mario Draghi, per citare forse la persona più conosciuta ai lettori. Ray Dalio è conosciuto e stimato da persone del calibro di Lerry Summers.
Tutte queste persone hanno mostrato pubblico apprezzamento per il pensiero originale di Ray Dalio su come dovremmo gestire la prossima grande crisi del debito che inevitabilmente si presenterà.
Bertrand Badrè è l’ultimo personaggio che voglio citare è meno conosciuto, al grande pubblico, ma ha fatto pienamente parte dell’establishment finanziario. Il ruolo più prestigioso che ha ricoperto è quello di CFO e Managing Director della Banca Mondiale, mi riferisco a Bertrand Badré. In Italiano è stato da poco pubblicato il libro dal titolo provocatorio: “E se la finanza salvasse il mondo?”. Si potrebbe pensare, erroneamente, che il libro intenda essere una difesa d’ufficio del sistema finanziario da parte di una delle persone che ne è stato beneficiato. Si tratta dell’opposto. Badré non nasconde affatto le distorsioni del sistema finanziario attuale e propone riforme assolutamente radicali partendo dai principi fondanti. La finanza, il denaro in generale, è un pessimo padrone, ma è un eccellente servo. Quello che dobbiamo fare è ripensare completamente le regole che stanno alla base del modo di produrre denaro e del sistema finanziario affinché sia al servizio dello sviluppo e non della crescita. Crescita e sviluppo sono due concetti molti diversi. La crescita è la metodologia delle cellule tumorali, lo sviluppo è l’approccio delle cellule staminali ed embrionali. La differenza è il progetto sottostante.
Questi sono solo alcuni dei molti concetti proposti nel libro di Badré che consiglio di leggere.
Fra i personaggi che propongono un cambiamento radicale nel mondo della finanza non si può non citare Paolo Sironi con la sua Teoria nella Trasparenza dei Mercati Finanziaria. Anche Paolo Sironi (http://www.thepsironi.com/), come tutti gli altri personaggi che di cui ho parlato in questo articolo, non è affatto una pensatore “alternativo”. Ha un ruolo importante in IBM nel settore dell’intelligenza artificiale applicata al settore della Finanza.
Ne consegue che i grandi cambiamenti strutturali avvengono sempre in funzione di nuove idee che emergono e piano piano entrano nella consapevolezza delle persone. Molti pensano che siano principalmente gli interessi a determinare il cambiamento delle cose, ma questo è vero solo superficialmente.Con la sua meravigliosa prosa, il grandissimo economista che J. M. Keynes lo dice molto chiaramente nel suo principale capolavoro «The General Theory of Employment, Interest end Money», London 1936 (trad. it. A. Campolongo, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, UTET, Torino, 1971, pagg. 526-527): “È speranza visionaria l’avverarsi di queste idee? Sono gli interessi che esse colpiscono più forti e più ovvi di quelli che esse promuovono? Non tento di rispondere in questo luogo […]. Ma se le idee sono corrette […] predico che sarebbe un errore contestare la loro potenza nel corso di un certo periodo di tempo […]. Le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga. In realtà il mondo è governato da poche cose all’infuori di quelle. Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale, sono spesso schiavi di qualche economista defunto […]. Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee […]. Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”.
Oggi abbiamo un grande numero di ottime idee che aspettano solo di essere sufficientemente diffuse per scaturire tutto il loro benefico potenziale. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio Il succitato articolo è riportato in sintesi)

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Vento di ottimismo sull’eurozona

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2015

eurozonaSull’eurozona soffia indubbiamente un vento nuovo. Dopo otto anni di una crisi che sembrava interminabile, i mercati azionari puntano decisamente al rialzo, l’ottimismo sta tornando e i consumi sono in ripresa. I fantasmi che assillavano i mercati finanziari sembrano non spaventare più nessuno, sono finiti i discorsi sulla disgregazione dell’euro, sulla deflazione o sul rischio di «giapponesizzazione». Anche il rischio di default o di uscita dall’eurozona della Grecia sembra suscitare una indifferenza quasi generale. L’eurozona è quindi uscita definitivamente dalla crisi, oppure siamo in presenza di un eccesso di ottimismo?
Bisogna ammettere che la situazione sul fronte che era meno previsto – i consumi privati – è notevolmente migliorata negli ultimi mesi. Le vendite al dettaglio hanno registrato una forte accelerazione nell’ultimo quadrimestre (+0,4% anno su anno, al 3,7% a gennaio), le immatricolazioni di veicoli sono cresciute del 18% nel corso degli ultimi 24 mesi e le aspettative dei consumatori sono ai migliori livelli da settembre 2007 a questa parte. Questa sensibile schiarita dei consumi è spiegata dal significativo miglioramento dei fondamentali. Da una parte, il mercato del lavoro si è ripreso, con l’occupazione che sta crescendo rispetto all’anno precedente in 16 paesi su 19. Dall’altra, nonostante il modesto progresso dei salari nominali, il calo dei prezzi dell’energia ha determinato un incremento in termini reali dei salari dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Infine, il lungo processo di disindebitamento delle famiglie si sta invertendo grazie in particolare alla ripresa dei prezzi delle abitazioni. Questo riguarda anche i paesi che erano stati pesantemente colpiti da una bolla immobiliare. L’esempio più evidente è il rialzo del 28% del mercato immobiliare irlandese dall’inizio del 2013.
Va detto che l’eurozona ha beneficiato di un insieme di fattori particolarmente favorevoli negli ultimi mesi. Oltre al miglioramento dei fondamentali del settore privato, le economie della regione hanno beneficiato del crollo del prezzo del petrolio e del deprezzamento dell’euro, il cui tasso di cambio era rimasto troppo elevato per troppo tempo nel corso di questa crisi. Infine, l’elemento chiave è che la BCE ha finalmente assunto il comportamento adeguato di fronte al rischio di deflazione, annunciando un programma di allentamento quantitativo (QE) al tempo stesso di grandi dimensioni e credibile. Elemento chiave, poiché quando la deflazione minaccia una economia, la sua banca centrale deve creare moneta. E in una situazione in cui i tassi d’interesse sono già a zero, il QE è lo strumento migliore per ottenere questa creazione di moneta. I benefici di questa decisione sono stati immediati. Ancora prima che le operazioni di acquisto iniziassero, le previsioni inflazionistiche sono tornate a salire, i rendimenti delle obbligazioni sono scesi ulteriormente e l’euro ha perso valore rapidamente. Questi sviluppi hanno creato un contesto particolarmente favorevole per le azioni. Tale clima propizio potrebbe permanere, grazie al fatto che il QE è appena agli inizi. Purtroppo però nell’eurozona non è tutto rose e fiori. La produzione manifatturiera stenta ad accelerare (0,2% anno su anno a gennaio), e ciò rende questa ripresa atipica. Generalmente, le uscite dalla recessione passano attraverso una accelerazione della produzione tramite le esportazioni, un fattore che innesca un ciclo di assunzioni e di investimenti. Nell’attualità, si può temere che passato l’effetto positivo di una congiunzione di eventi particolarmente favorevoli, l’attività economica ritorni su livelli a lungo termine determinati dal (debole) potenziale di crescita dell’eurozona. Sulla base delle tendenze demografiche e della produttività, la crescita viene stimata a meno dell’1% all’anno, rispetto a più del 2% per gli Stati Uniti. Inoltre, le debolezze strutturali sono sempre presenti. Senza la gamba fiscale, l’unione monetaria è incompleta e la deflazione continua a rappresentare una minaccia (14 paesi su 19 hanno una inflazione negativa). Vi è pertanto il rischio che finito il periodo di euforia l’eurozona si ritrovi in un nuovo equilibrio costituito da un forte indebitamento, una crescita economica fiacca e un bilancio della BCE eccessivamente accresciuto. Le attività finanziarie che hanno beneficiato dell’ondata di ottimismo rischierebbero in tal caso di apparire sopravvalutate.

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Gli italiani e il mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Il 54% di loro crede sia il momento giusto per comprare casa. Questo emerge dall’elaborazione dell’Indice Immobiliare.it sulla fiducia dei consumatori (www.immobiliare.it/fiducia-consumatori), che da oggi e periodicamente tasterà il polso degli Italiani in merito alla loro percezione circa l’andamento del mercato immobiliare. I dati, ottenuti intervistando oltre 5.000 persone su tutto il territorio nazionale, se da un lato rilevano un certo ottimismo rispetto a quello che accadrà ai prezzi degli immobili nel prossimo anno (il 43% del campione pensa si manterranno stabili e il 29% addirittura che diminuiranno) e al fatto che, conseguentemente, possa essere un buon momento per comprare casa, dall’altro rilevano una certa sfiducia circa l’opportunità di vendere casa. Il 61% del campione pensa non sia il momento adatto per farlo. La consistenza del campione intervistato ha permesso di avere un interessante quadro delle differenze regionali: Emilia Romagna (59,4%),Toscana (59,3%) e Lombardia (59%) sono le regioni che guardano con maggiore ottimismo al mercato immobiliare, con valori superiori alla media.

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