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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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“Italia e Germania tra Ottocento e Novecento”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

chiostro_insubriaComo Martedì 31 ottobre a partire dalle 10.00 nell’Aula Magna del Chiostro di Sant’Abbondio, in Via Sant’Abbondio 12 a Como, si terrà il convegno internazionale “Italia e Germania tra Ottocento e Novecento” organizzato dal Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria con il patrocinio del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni”.
Durante l’incontro, suddiviso in due parti, si approfondiranno l’evoluzione degli ordinamenti italiano e tedesco dalla prospettiva storica, giuridica e culturale. Nella prima sessione si parlerà nello specifico di giurisdizione superiore e fondazione interna dell’Impero tedesco (1879-1899), della codificazione italiana e tedesca, della circolazione del modello pandettistico, del linguaggio giuridico tedesco tra Ottocento e Novecento e dei riflessi del dibattito post-unitario sull’unicità della Corte di Cassazione nei lavori dell’Assemblea costituente. La seconda sessione sarà invece dedicata ad alcune riflessioni comparatistiche su religione e nazione in Germania e in Italia, ai problemi di unificazione amministrativa nei due paesi e alla questione degli orfani della Prima Guerra Mondiale e il giudice delle tutele.Al Convegno parteciperanno studiosi dell’Università degli Studi dell’Insubria e tedeschi, tra i quali il Prof. Martin Löhnig dell’Università di Regensburg, il Prof. Dian Schefold dell’Università di Brema e la Dott.ssa Christiane Liermann del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea “Villa Vigoni” e Barbara Pozzo, Valentina Jacometti, Lino Panzeri, Paolo Bernardini e Cristina Danusso dell’Università degli Studi dell’Insubria. Le conclusioni saranno affidate a Dian Schefold dell’Università di Brema. Modera Gabriella Mangione dell’Università degli Studi dell’Insubria. Ingresso libero. (foto: chiostro_insubria)

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In mostra la Venezia dell’Ottocento

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

venzia ottocentoModena. L’esposizione è arriva a Modena e ha aperto al pubblico sabato 25 marzo, presso lo studio del curatore modenese Marco Bertoli in via Carlo Farini 56, a ingresso gratuito. Saranno visibili sino a sabato 8 aprile una ventina di opere di artisti del calibro di Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi che presentano uno scorcio della pittura veneta dell’800. La mostra, è a cura di Marco Bertoli in collaborazione con l’Istituto Italiano di cultura di New York, dove è stata esposta fino a pochi giorni fa.
Un’occasione unica per ammirare la ventina di opere in mostra, tutte provenienti da collezioni private, selezionate da Bertoli – consulente di Christie’s a New York e Londra – che propongono un panorama della scuola veneziana del “vero” con paesaggi, scene di genere, ritratti, marine e vedute nelle quali gli artisti hanno catturato i colori e le atmosfere della città veneta. Tra le opere esposte alcune luminosissime marine realizzate da Guglielmo Ciardi, uno dei maggiori paesaggisti veneti, capace di far penetrare lo sguardo dello spettatore all’interno dell’opera, dove il punto focale diventa il dialogo luminoso tra il cielo e l’acqua della laguna veneta. Presenti in mostra anche tele dei suoi figli Emma e Beppe, e poi una veduta densa di effetti atmosferici di Pietro Fragiacomo e una serie di opere che descrivono con un linguaggio attento alla definizione del particolare frammenti di vita quotidiana e realtà sociale di Venezia, fatta di poveri interni, affetti domestici e feste popolari. Tra gli altri da ricordare “Festa di battesimo” di Eugenio De Blaas, “Erbe e frutta” di Giacomo Favretto, “La famiglia del gondoliere” di Alessandro Milesi, “La festa del Redentore a Venezia” di Antonio Rotta, oltre a due interni parigini del veneto Federico Zandomeneghi, capace di far determinare alla luce le variazioni tonali del colore. E poi ancora opere di alcuni tra i maggiori interpreti della laguna: tra questi il calabrese Rubens Santoro con “Venezia”, selezionata come immagine di mostra, e il ferrarese Giovanni Boldini, cherealizzò vedute della città in diversi momenti della sua vita, tra il 1887 e il 1913, nelle quali man mano sembra abbandonare ogni intento descrittivo e adotta, come in “Venezia. Punta della Dogana” visibile in mostra, una condotta pittorica realizzata da tocchi sempre più rapidi e concisi.
Questa mostra di pittura italiana dell’800, dopo “The Macchiaioli” nell’ottobre del 2014 e “The light of Southern Italy” è la terza curata da Bertoli in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York: una serie di iniziative volte a valorizzare la ricchezza della cultura italiana per il pubblico americano. Consulente d’arte presso lo studio Marco Bertoli-Art Consulting di Modena, nel 2009 Bertoli ha infatti aperto uno studio a New York, specializzato nell’arte dell’800 e del primo ‘900, ma anche nella pittura e nella scultura italiana contemporanea. L’esperienza trentennale si riflette in una visione dell’arte che lo ha portato negli ultimi anni a organizzare mostre dedicate ad artisti contemporanei. Consulente d’arte per conto di banche, enti pubblici e collezionisti privati, come parte dei suoi sforzi per promuovere la conoscenza dell’arte italiana Bertoli ha collaborato con Eataly a un progetto che prevedeva l’istallazione di sculture contemporanee nei loro punti vendita in Italia. Sposor ufficiali di “Memories of Serenissima” sono proprio la catena di punti vendita di Oscar Farinetti Eataly, Christie’s, acqua Santa Lucia, IGT, IMA Spa Bologna, Luxury Living New York, Santa Margherita USA e Consorzio di tutela Prosecco DOC. (foto: venzia ottocento)

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La pittura napoletana dell’Ottocento

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Milano, Galleria Bottegantica, 23 ottobre-23 dicembre 2010 A cura di Enzo Savoia  Le tappe fondamentali di questa grande stagione dell’arte italiana, che vide artisti “napoletani” (abruzzesi e pugliesi, calabresi, campani e siciliani) concorrere con toscani e lombardi, piemontesi e veneti alla maturazione e allo sviluppo di una pittura del “vero”, sono ripercorse nella bella mostra La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità organizzata dalla galleria Bottegantica, a cura del suo direttore, Enzo Savoia, che avrà luogo nella sede di Milano di via Manzoni 45 dal 23 ottobre al 23 dicembre 2010, e allestita in anteprima in occasione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma dal 1 al 10 ottobre.    Oltre a sottolineare gli aspetti “innovativi” della pittura napoletana, la rassegna dedica particolare importanza anche alla sua dimensione internazionale, e in particolare a quel filo diretto che legò Napoli a Parigi, grazie alla presenza cospicua dei mercanti francesi di passaggio per la città, che misero sotto contratto molti artisti, invitandoli a soggiornare per lunghi periodi nella capitale francese. Proprio la modernità dello spettacolo offerto da Parigi è la chiave di lettura di molte opere di Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Edoardo Tofano, Francesco “Lord” Mancini, Pietro Scoppetta e Ulisse Caputo che celebrano il ritmo veloce della vita nelle piazze e nei nuovi Boulevards di Haussmann, le corse ippiche a Longchamp, ma anche la bellezza sofisticata – tanto mondana e contemporanea, quanto ideale e immaginaria – delle parigine, protagoniste degli anni ruggenti della Belle Epoque.   A Parigi vissero la loro bohème artistica anche Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, fautori, una volta fatto ritorno in Italia, di una pittura personalissima, ricca di colore e di effetti luminosi, capace di coniugare le predilette tematiche regionali a un gusto internazionale più elegante e ricercato, molto apprezzata dai collezionisti francesi, come pure da quelli inglesi e americani.
L’esposizione si conclude con un gruppo cospicuo di dipinti di coloro che furono gli indiscussi cantori della terra e del mare partenopeo: Vincenzo Migliaro, Giuseppe Casciaro, Attilio Pratella e Vincenzo Irolli, che con la loro opera traghettarono la pittura napoletana verso il Novecento.
Tra le opere più  rappresentative presenti in mostra, si ricordano: la scenografica Passeggiata davanti Palazzo Ducale di Vincenzo Caprile, datata 1905, in cui tutta l’atmosfera vibra del chiarore soffuso del cielo riflesso dalle acque della laguna veneziana; Alla toeletta, incantevole tela di Ulisse Caputo, che condensa con maestria l’acuta osservazione dell’intimità muliebre con lo studio sottile degli effetti luminosi; nel segno della pittura sfavillante di Mariano Fortuny sono invece le Sirene moderne, seducente capolavoro di Edoardo Dalbono, datato 1874, dal piacevole soggetto e dall’ampio taglio paesaggistico, risolto con una pittura luminosa, ancora in parte debitrice del verismo maturato a Resina; l’enigmatico, quanto elegante Prima del ballo di Giuseppe De Nittis, selezionato per la grande mostra dedicata al pittore di Barletta che si terrà entro fine anno al Petit Palais di Parigi; l’incantevole Bevo la birra di Antonio Mancini, eseguita nel 1888 e documentata in passato nelle prestigiosi collezioni Tessitore, De Angeli, Tesorone, Casciaro e Coppa; la mondana Caccia alla volpe di Francesco “Lord” Mancini; Al mare, luminosa tela eseguita nel 1875 da un giovane, ma professionalmente maturo Federico Rossano, dove già sono portati a felice compimento gli insegnamenti appresi alla “Scuola di Resina”; per concludere, infine, con il toccante L’innamorato timido di Francesco Paolo Michetti, straordinario scrutatore di orizzonti remotissimi, capace di far convivere l’Abruzzo e l’Oriente bizantino, le presunte tradizioni popolari con l’altrettanto presunto ieratismo assoluto.

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Il volto dell’Ottocento: Da Canova a Modigliani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Padova fino al 27/2/2011 via San Francesco 27, Palazzo Zabarella a cura di Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Francesco Leone e Maria Vittoria Marini Clarelli  Canova e Modigliani sono stati simbolicamente posti da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Francesco Leone e Maria Vittoria Marini Clarelli, curatori della grande esposizione, a perimetrare l’indagine che essa dipana. L’uno a testimoniare il grande classicismo, il secondo l’irrompere del nuovo. A dire quanto gli artisti di questo secolo abbiano, forse piu’ che in ogni altro, dovuto misurarsi con l’individuazione di modalità originali nell’arte del ritratto, basti un dato: l’entrata in scena di un mezzo nuovo, concorrenziale e stimolante, la fotografia.  Cio’ che la mostra rappresenta e’ una storia tutta italiana, senza pero’ raccontare una vicenda autarchica, anzi. Gli artisti italiani vivono in un ambiente di scambi internazionali, influenzano e sono influenzati, avvertono e si confrontano con le novità, e anche di questo la mostra da conto.
Immagine: Giovanni Boldini, Ritratto di Mademoiselle Lanthelme, 1907 Olio su tela, cm. 227×118. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Su concessione per il Ministero per i Beni e le Attività Museali (Mademoiselle Lanthelme)

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La pittura napoletana dell’Ottocento

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Roma, 1-10 ottobre 2010  Palazzo Venezia  (Milano, Galleria Bottegantica 23 ottobre-23 dicembre 2010) A cura di Enzo Savoia. Le tappe fondamentali di questa grande stagione dell’arte italiana, che vide artisti “napoletani” (abruzzesi e pugliesi, calabresi, campani e siciliani) concorrere con toscani e lombardi, piemontesi e veneti alla maturazione e allo sviluppo di una pittura del “vero”, sono ripercorse nella bella mostra La pittura napoletana dell’Ottocento tra innovazione e internazionalità organizzata dalla galleria Bottegantica.  Oltre a sottolineare gli aspetti “innovativi” della pittura napoletana, la rassegna dedica particolare importanza anche alla sua dimensione internazionale, e in particolare a quel filo diretto che legò Napoli a Parigi, grazie alla presenza cospicua dei mercanti francesi di passaggio per la città, che misero sotto contratto molti artisti, invitandoli a soggiornare per lunghi periodi nella capitale francese. Proprio la modernità dello spettacolo offerto da Parigi è la chiave di lettura di molte opere di Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Edoardo Tofano, Francesco “Lord” Mancini, Pietro Scoppetta e Ulisse Caputo che celebrano il ritmo veloce della vita nelle piazze e nei nuovi Boulevards di Haussmann, le corse ippiche a Longchamp, ma anche la bellezza sofisticata – tanto mondana e contemporanea, quanto ideale e immaginaria – delle parigine, protagoniste degli anni ruggenti della Belle Epoque.
Tra le opere più rappresentative presenti in mostra, si ricordano: la scenografica Passeggiata davanti Palazzo Ducale di Vincenzo Caprile, datata 1905, in cui tutta l’atmosfera vibra del chiarore soffuso del cielo riflesso dalle acque della laguna veneziana; Alla toeletta, incantevole tela di Ulisse Caputo, che condensa con maestria l’acuta osservazione dell’intimità muliebre con lo studio sottile degli effetti luminosi; nel segno della pittura sfavillante di Mariano Fortuny sono invece le Sirene moderne, seducente capolavoro di Edoardo Dalbono, datato 1874, dal piacevole soggetto e dall’ampio taglio paesaggistico, risolto con una pittura luminosa, ancora in parte debitrice del verismo maturato a Resina; l’enigmatico, quanto elegante Prima del ballo di Giuseppe De Nittis, selezionato per la grande mostra dedicata al pittore di Barletta che si terrà entro fine anno al Petit Palais di Parigi; l’incantevole Bevo la birra di Antonio Mancini, eseguita nel 1888 e documentata in passato nelle prestigiosi collezioni Tessitore, De Angeli, Tesorone, Casciaro e Coppa; la mondana Caccia alla volpe di Francesco “Lord” Mancini; Al mare, luminosa tela eseguita nel 1875 da un giovane, ma professionalmente maturo Federico Rossano, dove già sono portati a felice compimento gli insegnamenti appresi alla “Scuola di Resina”; per concludere, infine, con il toccante L’innamorato timido di Francesco Paolo Michetti, straordinario scrutatore di orizzonti remotissimi, capace di far convivere l’Abruzzo e l’Oriente bizantino, le presunte tradizioni popolari con l’altrettanto presunto ieratismo assoluto. (pittura napoletana)

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