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Posts Tagged ‘ozono’

L’ozono “cura” la mente? Ricerca a Brescia

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

alzheimer-cervelloBrescia. Sono migliaia le scoperte scientifiche che scaturiscono dall’osservazione di fenomeni apparentemente casuali e comunque imprevisti: si spera di raggiungere lo stesso risultato all’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dove si è scoperto che l’uso dell’ossigeno-ozono terapia, ampiamente utilizzata in ortopedia ma anche in altre condizioni, produce risposte di miglioramento delle funzioni cognitive nel paziente anziano affetto da Malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza. Studi preliminari hanno infatti dimostrato che in cellule neuronali trattate con ossigeno-ozono vengono attivati specifiche funzioni cellulari coinvolte nei processi della mente (infiammazione e processi ossidativi). In questi giorni prenderà il via il progetto “Cognitive frailty and oxygen-ozone therapy: integrated approach to identify biological and neuropsychological markers” (in italiano “Fragilità cognitiva e terapia dell’ossigeno-ozono: un approccio integrato per l’identificazione di marcatori biologici e neuropsicologici”) affidato alla Geriatra Dott.ssa Cristina Geroldi, ai ricercatori Dott. Cristian Bonvicini, Catia Scassellati ed al Dott. Antonio Galoforo, quest’ultimo pioniere di questa terapia non soltanto in Italia ma anche in Africa, impegno nel terzo mondo che gli ha meritato vari riconoscimenti.Il progetto, finanziato interamente dal Ministero della Salute, ha un valore di 386mila euro, di cui metà dell’importo sarà utilizzato come borse di studio per finanziare l’attività di giovani ricercatori all’interno del progetto, il restante per acquisire materiali di laboratorio necessari per condurre gli esperimenti previsti.All’IRCCS e in molte altre realtà sanitarie sono anni che l’ossigeno-ozono terapia viene utilizzata per favorire la riabilitazione motoria dell’anziano e la sua validità scientifica è ormai riconosciuta tanto da essere sovvenzionata dal Servizio Sanitario Lombardo. “Nella pratica clinica si è visto che il paziente anziano “fragile”, oltre a migliorare sul piano più strettamente articolare e quindi motorio, presenta miglioramenti vistosi anche sul piano comportamentale e sul difficile ri-equilibrio del ritmo sonno-veglia: noi partiremo proprio da lì” spiega il Dott. Bonvicini. In pratica, da un’intuizione si studierà se ma soprattutto come l’ozono agisca sui neuroni di questi pazienti. Il dott. Bonvicini lavora all’IRCCS da ormai 18 anni e questa è per lui, e non solo per lui, una ricerca importante: “Si parla molto di cervelli in fuga, ma le opportunità esistono anche qui in Italia, dove abbiamo istituzioni che sono competitive con quelle estere, ti permettono di lavorare bene con materiali e contatti idonei e all’avanguardia, di aggiornarti e di inseguire obiettivi ambiziosi” ci racconta il ricercatore, ammettendo che “bisogna però essere motivati da una forte passione, perché altrimenti vieni attratto sicuramente dagli stipendi di altri Paesi che in ambito scientifico sono circa il doppio”.La ricerca si avvarrà delle competenze professionali di diverse Unità dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, quali Unità Alzheimer, Unità di Genetica e Laboratorio di Marcatori Molecolari, Unità di Neuropsicologia, nonché della collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nello specifico, si useranno diverse analisi (trascrittomica, immunoproteomica, metabolomica, lipidomica e bioinformatica) con le quali “cercheremo di identificare marcatori biologici e neuropsicologici/comportamentali che possano distinguere pazienti trattati con ossigeno-ozono e soggetti non trattati, per approfondire i meccanismi molecolari su cui agisce la terapia e soprattutto identificare target terapeutici mirati per la cura di questi pazienti. Mi chiede quale sarà il nostro premio? Scoprire, capire, conoscere. E vedere la gente soffrire di meno” sintetizza il ricercatore bresciano.

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Padova: Pericolo ozono

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Padova Soglia di informazione ozono superata oggi alla Mandria, 200 µg/m³ di veleni. Ed è il terzo giorno con il 27 giugno e il 4 luglio che il Comune mantiene un assoluto silenzio. Non c’è obbligo di legge che tenga: la sua pagina web è ferma ai dati del 29 giugno. Se poi seguiamo le indicazioni del sito del Comune e andiamo a leggere le previsioni Arpav ci dicono che il bollettino ozono è sospeso dal settembre 2010. Le blande misure contro l’inquinamento atmosferico che il Comune di Padova adotta nel periodo invernale si fermano ad aprile. Come se di colpo i veleni nell’aria sparissero col sole dell’estate. Ed invece l’ozono è un inquinante molto pericoloso e le sue concentrazioni dipendono fortemente dalle condizioni atmosferiche, oltre che dalla presenza di sostanze inquinanti prodotte da varie sorgenti tra veicoli a motore, industrie, processi di combustione. Gli effetti acuti per esposizioni a breve termine dell’ozono sono modificazione della funzionalità polmonare, aumentata reattività delle vie respiratorie, esacerbazioni dell’asma nelle persone suscettibili che fanno attività fisica e infiammazioni delle vie aeree. La soglia di informazione viene raggiunta quando almeno una delle centraline di rilevamento della qualità dell’aria registra una concentrazione di ozono nell’aria di 180 microgrammi al metro cubo e si chiama soglia di informazione o di allarme proprio perché, quando viene superata, le autorità cittadine hanno l’obbligo di informare la popolazione su: data, luogo, ora e durata in cui si è verificato tale superamento; possibile evoluzione del fenomeno; gruppi di popolazioni a rischio; possibili effetti sulla salute e sulle precauzioni da adottare per prevenire eventuali danni alla salute.
In città ci sono molte scuole, tra primarie e dell’infanzia e ci sono i centri estivi del Comune e quelli organizzati dalle parrocchie e dalle associazioni, luoghi in cui i bambini sono spesso impegnati in attività fisiche intense all’aperto nelle ore in cui si manifestano i massimi livelli di ozono, dalle ore 13/14 alle ore 18. Lo sanno i genitori che i loro bambini a causa della maggior frequenza degli atti respiratori inalano quantità maggiori di inquinanti e hanno anche maggiori probabilità di sviluppare l’asma o altre malattie respiratorie. L’asma è la malattia cronica più comune nei bambini e può essere aggravata dall’esposizione ad ozono. Ci rivolgiamo, nuovamente, all’amministrazione comunale affinchè emetta una ordinanza rivolta ai dirigenti dei centri estivi pubblici e privati affinchè sia evitata l’esposizione alle alte concentrazioni di ozono ai bambini, che hanno il diritto di vivere in un ambiente sano. (Maria Grazia Lucchiari ADUC)

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Bergamo maglia nera dell’inquinamento in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

“Nonostante i numerosi campanelli d’allarme lanciati da Legambiente e dagli istituti oncologici, l’assessore all’ambiente Massimo Bandera continua a minimizzare sui rischi per la salute derivanti dall’inquinamento”. La polemica di Simone Grazioso, viceresponsabile per la provincia di Bergamo dell’Italia dei Diritti, prende spunto da un rapporto Istat diretto a verificare la qualità dell’aria di 221 città europee nel quadriennio 2004-2008. Al nostro Paese spetta un primato negativo: nella classifica delle trenta città più inquinate, ben undici sono italiane. E Bergamo non è certo tra le più virtuose, avendo superato il valore limite di ozono di 120 μg/m3 in 69 giorni dell’anno (terza città più inquinata del campione) e quello di 50 μg/m3 relativo alle polveri sottili 79 volte nel corso dell’anno. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, citando dati resi noti da Francesco Galli, amministratore delegato del Policlinico San Marco e San Pietro, senza mezzi termini afferma che, a causa dell’inquinamento, “Bergamo è la seconda città italiana con la più alta incidenza tumorale. Il 41,1 % delle morti tra gli uomini e il 30,5 % tra le donne in provincia, sono causate da tumori. E al primo posto tra le patologie oncologiche più diffuse – prosegue Grazioso – figura proprio quella al polmone, responsabile del 27,7 % dei decessi. Dati che fotografano una situazione che si commenta da sé, frutto – fa notare in conclusione il viceresponsabile provinciale – anche delle scelte effettuate dalle amministrazioni locali in materia di trasporti”.

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