Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘pace’

“Cinque fucili per formare Leader di Pace”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

«Confermo l’adesione alla campagna Leaders for Peace e vi porto un gesto piccolo, simbolico, ma concreto: cinque fucili. La nostra Difesa rinuncia all’acquisto di cinque fucili per sostenere la vostra campagna». Con queste parole il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante la visita a Rondine Cittadella della Pace, ha confermato l’impegno preso a febbraio, quando firmò l’appello di “Leaders for Peace” dichiarando che avrebbe spostato il costo di un’arma dal bilancio della Difesa in borse di studio per formare leader di pace.«Chi ha responsabilità politiche di vertice come me deve dare segnali concreti – afferma il presidente, e rilancia: – Non solo aderisco con questo gesto simbolico ma concreto, ma mi farò latore con gli altri leader di governo che incontrerò, cercando di diffondere la vostra iniziativa. Ne condivido i valori di fondo, quindi sarò vostro testimonial, con i leader di governo e i capi di stato».Dalla Cittadella della Pace il Premier annuncia un impegno del Governo nella mediazione in tutti gli scenari globali di conflitto, dalla Libia al Venezuela, ribadendo la convinzione che «la violenza non può che generare violenza. Non è possibile pensare di stabilizzare un paese con l’intervento militare.»Il raggiungimento della pace necessita di una «feroce determinazione».La stessa che hanno manifestato le studentesse della World House, lo Studentato internazionale di Rondine che accoglie giovani provenienti da luoghi di conflitto o post conflitto di tutto il pianeta, che hanno scelto la Cittadella della Pace per incontrare il proprio “nemico” e formarsi come leader di pace. Tra loro Stephanie, proveniente dalla Colombia, il paese che ha subito il conflitto più lungo dell’America Latina: «In Colombia essere un leader con un pensiero diverso dall’oligarchia significa morte certa. Io ho preso la decisione di affrontare le mie paure e diventare una leader di pace, perché voglio prendermi la responsabilità di essere un’agente di cambiamento nella mia società: le decisioni che prendiamo oggi saranno la realtà di domani e noi giovani vogliamo avere il diritto di decidere». Al suo fianco Sara, dalla Bosnia-Erzegovina: «Non si può risolvere un conflitto con politiche che disumanizzano l’altro, neanche con discorsi retorici che alimentano le divisioni tra un noi e loro, tra giusti e sbagliati, tra amici e nemici. Purtroppo spesso queste azioni possono diventare il preambolo delle guerre.»«Non chiediamo il disarmo, altrimenti si confonderebbe l’obiettivo finale con il primo passo», afferma il presidente di Rondine Franco Vaccari. «Rondine ha scelto di investire sul primo passo e sul valore del simbolo e siamo felici che questo sia arrivato proprio dal governo italiano».
Alla visita presenti anche il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, l’imprenditore umanista Brunello Cucinelli e il Segretario Generale del Ministero degli Esteri Elisabetta Belloni, dalla quale è arrivato l’invito alle Nazioni Unite, luogo simbolo dove lo scorso dicembre è stata lanciata la campagna globale “Leaders for Peace” per la riduzione dei conflitti armati nel mondo, che oggi trova il suo primo sostegno concreto. Ancora 192 quindi i Paesi Membri a cui Rondine continuerà a chiedere sostegno. Intanto il primo mattone della nuova Global Leaders School è stato posato simbolicamente dal Presidente Conte, che ha concluso: «Se si riesce a condividerlo con altri leader, e io sono nella posizione per farlo, significherebbe diffondere a macchia d’olio in tutto il mondo una nuova sensibilità».

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Diritto alla Pace e Diritto ad un Ambiente sano per una Economia di Pace

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Roma, martedì 30 Aprile 2019 ore 9.30- 13.30 CESV, Via Liberiana n.17. Le donne della WILPF Italia, come tutte le wilpfers nel mondo, si impegnano a rilanciare con forza la consapevolezza collettiva dell’urgente necessità planetaria di una Economia di Pace, come unica strada per garantire un futuro all’umanità, ora sotto minaccia di un modello di sviluppo predatorio, iniquo, alimentatore di continue guerre e disastri ambientali.
“La distruzione ambientale e l’ecocidio sono entrambi cause e conseguenze di conflitti e forse il più grande pericolo che dobbiamo affrontare nel mondo moderno” (WILPF, Manifesto 2015).Centrale sarà la riflessione su due imprescindibili diritti dell’Umanità: Diritto alla Pace e Diritto all’Ambiente, la cui stretta interconnessione impone all’economia di cambiare rotta, spostando le risorse – finanziarie, umane, culturali e scientifiche – dagli armamenti e la guerra al sociale e alla tutela e salvaguardia dell’ambiente naturale.
WILPF Italia invita le associazioni ambientaliste e pacifiste a iniziare un percorso di dialogo sulle tematiche proposte per ritessere progettualità comuni miranti a costruire una comune “rode map”. L’obiettivo è una rinnovata convergenza eco-pacifista, capace di promuovere mobilitazione sociale e pressione sulla sfera politica, affinché sia realmente garante dei beni comuni da tutelare e preservare per la “collettività dei viventi”, come scritto nella Carta della Terra del 1992.

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Il presidente Touadéra a Sant’Egidio: “Una casa di pace per il Centrafrica”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustine Archange Touadéra, ha visitato stasera Sant’Egidio, dove ha incontrato il fondatore, prof. Andrea Riccardi, e alcuni responsabili della Comunità. “Vengo qui, perché è una casa di pace che ha significato molto per il mio Paese”, ha detto il presidente Touadéra, che ha sottolineato i legami di profonda amicizia che hanno unito, anche nei momenti più bui della guerra, il Centrafrica con Sant’Egidio, nella difficile ricerca della pace. Ha inoltre espresso gratitudine per il lavoro della Comunità per la cura dell’AIDS attraverso il programma DREAM, che recentemente ha aperto un centro per l’assistenza dei malati.Durante i colloqui sono stati illustrati i progressi del processo di riconciliazione nazionale e del disarmo dei gruppi armati, reso possibile dall’accordo di pace negoziato a Khartoum e firmato a Bangui lo scorso 6 febbraio.

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Pace, Sant’Egidio: in tanti alla marcia fino a San Pietro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Roma. In tanti, alcune migliaia, hanno partecipato alla marcia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio fino a San Pietro in sostegno al messaggio di Papa Francesco in occasione delle 52° Giornata Mondiale della Pace. Prima della partenza, davanti a Castel Sant’Angelo, hanno introdotto la manifestazione alcune testimonianze tra cui quella di Alessia, 13 anni, che nel quartiere romano di Tor Bella Monaca si impegna con i ragazzi della sua età per costruire la pace e contrastare la violenza e il razzismo. Oksana, ucraina, ha portato il dolore della sua terra, vittima di un conflitto nel cuore dell’Europa.
Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha spiegato che all’origine della marcia c’è la volontà di non restare indifferenti di fronte al dramma dei tanti Paesi che sono ancora in guerra, come la Siria e il Centrafrica, e che fanno tante vittime, a partire dai bambini: “Siamo qui soprattutto per loro e continueremo a lavorare per la pace con i mezzi poveri che abbiamo come la preghiera, la parola, l’incontro, il dialogo, la memoria degli orrori della guerra custodita dagli anziani: possono vincere, lo abbiamo visto, sui mezzi forti costituiti dalle armi, il commercio della droga e il traffico di essere umani”.A questo proposito Impagliazzo ha ricordato lo strumento pacifico dei corridoi umanitari che hanno strappato già un buon numero di profughi in fuga dalle guerre e ha annunciato l’imminente rinnovo dell’accordo con lo Stato italiano, realizzato da Sant’Egidio insieme alla Cei, che permetterà l’ingresso di un nuovo contingente di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa.Dopo l’Angelus Papa Francesco ha salutato i partecipanti alla marcia: “I miei auguri cordiali vanno specialmente a voi, cari romani e pellegrini che oggi siete qui in Piazza San Pietro, tanto numerosi! Sembra una canonizzazione, questa! Saluto i partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. E qui voglio esprimere il mio apprezzamento e la mia vicinanza alle innumerevoli iniziative di preghiera e di impegno per la pace che in questa Giornata si svolgono in ogni parte del mondo, promosse dalle comunità ecclesiali”.

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Giornata Mondiale della Pace: Save the Children, importante l’appello di Papa Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, condivide fortemente le parole del Papa nella Giornata Mondiale della Pace 2019, che richiamano l’attenzione della comunità internazionale, in particolare, sui bambini vittime dei conflitti: “Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze”. Infatti, come affermava con forza nel 1919, dopo i disastri della prima guerra mondiale, Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children, ogni guerra è una guerra contro i bambini.Le conseguenze delle guerre per i bambini che vivono in zone di conflitto o che sono costretti a fuggire in altri paesi con le loro famiglie, oppure da soli, sono enormi. Riguardano il rischio di morire per l’assenza di cure mediche o per la fame, o di vedere compromesso il loro futuro per i traumi subiti, perché sono tagliati fuori dall’educazione ed esposti al rischio di violenze o sfruttamento, e, nel caso delle bambine, a quello dei matrimoni precoci.Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq – più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave. In Yemen, circa 120.000 bambini sono in questo momento in condizioni catastrofiche e rischiano di perdere la vita a causa della crisi alimentare conseguenza del conflitto. Ma ci sono anche conseguenze gravi che lasciano il segno su un numero ancora più ampio di bambini, come accade per i 27 milioni di minori che non hanno più accesso all’educazione perché le loro scuole sono prese di mira dagli attacchi, occupate dai gruppi armati o perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola. Essere tagliati fuori dalla scuola aumenta anche il rischio di sfruttamento del lavoro minorile, che nelle aree di conflitto supera del 77% la media globale, mentre per le bambine i contesti di guerra sono un incentivo ai matrimoni precoci, decisi spesso dalle famiglie nel tentativo di evitare altri tipi di abusi e violenze. In Yemen, la percentuale di spose bambine supera oggi i 2/3 del totale delle giovani nel Paese, rispetto alla metà prima dell’escalation del conflitto, mentre tra i rifugiati siriani in Giordania, la percentuale di ragazze sposate prima di aver compiuto i 18 anni è quasi triplicata tra il 2011 e il 2014 raggiungendo il 32%. “Nessun bambino dovrebbe essere vittima delle violenze, della paura e dei traumi che possono avere gravi conseguenze sullo sviluppo fisico e mentale. I diritti umani fondamentali e il diritto internazionale, che dovrebbero proteggere i bambini dagli effetti devastanti della guerra, sono violati continuamente e impunemente,” ha dichiarato Daniela Fatarella, Vicedirettrice di Save the Children Italia. “I governi di tutto il mondo, come suggerisce Papa Francesco nel suo discorso, possono e devono fare tutto ciò che è in loro potere per mettere fine a questa inaccettabile violenza. In particolare chiediamo che tutti i bambini siano protetti da uccisioni e menomazioni, che scuole e ospedali siano considerati luoghi sicuri di protezione per i bambini e che ogni bambino colpito dalla guerra riceva il supporto necessario affinché possa ricostruire il proprio futuro.”
Save the Children è stata fondata in Inghilterra nel 1919, proprio per salvare e proteggere i bambini dalle conseguenze devastanti della Prima Guerra Mondiale, e da cent’anni è impegnata in prima linea nelle principali aree di conflitto nel mondo con interventi di salute, nutrizione, educazione e protezione dei bambini.

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Una marcia per un mondo più giusto e umano

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

Roma 1° gennaio 2019, a partire dalle 10.30,da Largo Giovanni XXIII (inizio di Via della Conciliazione) a Piazza S. Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco all’Angelus. Hanno aderito numerose associazioni e organizzazioni.
Il 1° gennaio, in occasione della 52a Giornata Mondiale della Pace, esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “La buona politica è al servizio della pace”, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno per la strada, insieme a chi lavora per un mondo più giusto e umano, in cui sia bandita la guerra e la violenza, e andando incontro ai tanti poveri che attendono, in tutto il mondo, frutti di pace.Per questo organizza, per il giorno di Capodanno, marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti.Il nostro pensiero andrà ai tanti popoli ancora vittime dei conflitti e del terrorismo, ma anche di politiche corrotte e ingiuste, che non guardano ai bisogni dei più deboli ma solo all’interesse di alcuni.Durante tutte le marce, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti. http://www.santegidio.org

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Da Washington un’alleanza con il mondo accademico per consegnare e diffondere il Metodo Rondine all’umanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

rondine cittadella della pace.jpgWashington. Il convegno è stato ospitato dall’Ambasciata italiana a Washington: «È bellissimo per me ospitare questo incontro e questa importante discussione. Come diplomatico so che la pace non è solo deporre le armi o la firma di un trattato di pace, ma è qualcosa che si deve offrire ogni giorno. Rondine può offrire grandi opportunità: voi giovani ci date speranze, una prova quotidiana che è possibile lavorare per costruire la pace, che è necessario l’impegno di tutti a partire dalla società civile in tutte le sue articolazioni. Questa Rondine si è fermata per un giorno sopra la nostra Ambasciata: ora volerà nel mondo, ma spero che tornerà. Vi prego di considerare l’Ambasciata come la vostra casa: noi faremo tutto il possibile per sostenervi». Queste le parole dell’ambasciatore italiano Armando Varricchio intervenuto in occasione della Prima discussione internazionale sul Metodo Rondine. Dopo il lancio della Campagna Leaders for Peace alle Nazioni Unite di New York e la presentazione dello spettacolo Dissonanze in Accordo con Oida – Orchestra Instabile di Arezzo, alla presenza del Console Generale d’Italia, Francesco Genuardi, la missione negli Usa dell’associazione toscana, impegnata per la riduzione dei conflitti armati nel mondo, continua a Washington con una conferenza internazionale che ha portato ad una prima valutazione critica del Metodo Rondine, già applicato su oltre 200 giovani provenienti da luoghi di conflitto in tutto il mondo. Un evento unico che ha visto la partecipazione di circa quindici tra i più importanti esperti ed accademici delle maggiori Università di tutto il mondo, riuniti per portare il proprio contributo sulla metodologia di Rondine sulla trasformazione creativa del conflitto, perché possa diventare uno strumento a disposizione della società globale.
«Rondine è un laboratorio, nella società globale è una periferia al centro che vuole essere sempre di più al centro dei vostri studi» ha sottolineato Franco Vaccari, presidente di Rondine. «Se Rondine ha un valore aggiunto glielo potremo dare insieme per consegnarlo e diffonderlo al mondo. Stiamo preparando un nostro ufficio studi perché Rondine diventi un luogo di ricerca-azione globale per potenziare l’esperienza con la forza della ricerca accademica interdisciplinare».«Il Metodo Rondine comporta un approccio molto più sofisticato e complesso dei comuni percorsi di conflict resolution» ha affermato Gerard F. Powers, uno dei massimi esperti mondiali di studi sulla pace del Kroc Institute presso la University of Notre Dame. «Prevede un tempo lungo e che innesca il processo di guarigione delle ferite. Anche nella dimensione spirituale e religiosa Rondine è innovativa. Così come nella questione del ritorno nei Paesi di origine per lavorare sul conflitto: anche qui l’innovazione di Rondine è il lavoro di accompagnamento e di sostegno in questo percorso che è unico».
All’incontro è intervenuto anche Ricardo de Guimaraes Pinto dell’UNESCO, che ha manifestato il suo sostegno a Rondine dichiarando: «Il programma didattico che l’UNESCO vuole guidare è mirato a formare i giovani perché abbiano un pensiero critico per superare la propaganda ed essere cittadini del mondo. A 70 anni dalla II Guerra mondiale ancora c’è molto da fare; è importante lavorare insieme: la società civile e le organizzazioni come Rondine sono fondamentali».I lavori sono stati aperti da Mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, che ha avuto un ruolo fondamentale nella ratifica dell’accordo che ha portato alla fine della guerra in Sierra Leone nel 2002. Portando i saluti del Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Biguzzi ha ricordato il lavoro in Sierra Leone delle Rondini d’Oro, ex studenti dell’associazione, per la prevenzione della violenza e la tutela dei diritti umani nel primo progetto che ha visto l’applicazione diretta del Metodo Rondine in un paese di conflitto “Initiative for Peaceful and Democratic Election in Sierra Leone”. «Dobbiamo incoraggiare i giovani », ha detto Mons. Biguzzi, che citando Don Primo Mazzolari ha ricordato: «La primavera viene dal fiorire dei primi boccioli, l’amore con il primo abbraccio e il volo delle rondini inizia perché una di loro apre le ali per prima. I nostri giovani sono il primo abbraccio, il primo bacio, il primo volo delle rondini».
Dopo la pubblicazione del volume Dentro il conflitto, oltre il nemico. Il «metodo Rondine» a cura di Luca Alici, edito da Il Mulino, che raccoglie i risultati della prima ricerca scientifica sul lavoro ventennale dell’associazione condotta da un team di ricerca dell’Università Cattolica di Milano e dell’Università di Padova, lo studio oggi si è aperto allo sguardo di altre discipline come la filosofia, l’antropologia culturale, la psicologia sociale e la conflict resolution. Inoltre, grazie alla collaborazione con la George Mason University di Washington, è già stata avviata una nuova ricerca condotta da Daniel Rothbart, docente di Analisi e risoluzione dei conflitti.Tra i tanti intervenuti ricordiamo i contributi di Andrea Bartoli, Rettore della Scuola di diplomazia della Seton Hall University; Jack Nusan Porte, da Harvard; Miguel Diaz, ex ambasciatore, oggi docente alla Loyola University; Michael David Kaiser, del Lutheran College di Washington; Adam Muller, della University of Manitoba; Aubrey Cox, del United States Institute of Peace USIP; Charles Hauss della Alliance for Peacebuilding (AfP).

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Mostra 100 anni di pace dedicata a Nanni Salio

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

Torino Venerdì 2 novembre ore 17,30, Centro Studi Sereno Regis, Via Garibaldi 13,ingresso libero inaugurazione della mostra 100 anni di pace dedicata a Nanni Salio. E’ una storia a tratti silenziosa quella che sarà raccontata, fatta di piccoli, ma enormi passi, tra i più noti e spesso bellici eventi mondiali e che si snoda lungo tre percorsi tematici, raccolti intorno alla grande cupola geodetica costruita dalla scenografa Paola Bizzarri. La mostra transmediale, che rimarrà aperta fino al 2 dicembre, si articola tra i no alla guerra, le lotte per i diritti civili tra difese e conquiste, i movimenti per la difesa dell’ambiente.

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Giornata Mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

Roma 6 novembre alle ore 10.30 presso la sede dell’Istituto Pasteur Italia (Viale Regina Elena, 291) l’Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti dedicherà la giornata al tema “Scienza è progresso: un diritto dell’umanità”, promuovendo un dibattito finalizzato a ribadire l’importanza dei progressi scientifici per garantire il diritto alla salute di tutti. Nell’ambito dell’evento verrà inoltre lanciata la Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Parola d’ordine ricerca”. Perché non può esserci progresso senza il sostegno alla ricerca scientifica e in questo campo l’impegno dell’Istituto Pasteur Italia si distingue nel panorama nazionale per sforzi e continuità. Una pratica virtuosa che si concretizza ogni anno attraverso i numerosi finanziamenti destinati a ricerche d’eccellenza su malattie infettive, malattie degenerative e tumori, dei quali possono beneficiarne non solo i ricercatori dei Laboratori Pasteur Italia, ma anche i ricercatori di Sapienza Università, affiliati all’Istituto Pasteur.
Nel triennio 2015-2017 l’Istituto Pasteur ha erogato circa 1.248.000 euro per finanziare i nuovi Laboratori Pasteur Italia e l’attività di ricerca ad essi correlata e circa 1.240.000 euro per finanziare i laboratori affiliati dell’Università Sapienza. A differenza del trend negativo che negli ultimi 10 anni ha visto i fondi pubblici per la ricerca italiana ridotti del 20%, quello del Pasteur è un modello positivo volto ad incentivare le nuove generazioni di ricercatori a non scappare oltre i confini nazionali, perché l’Italia dei “ricercatori che restano” ottiene eccellenti risultati in molti settori, come ha ricordato a febbraio 2018 Nature sostenendo che il nostro è il Paese europeo che ha maggiormente incrementato il proprio contributo al 10% delle scoperte scientifiche più citate al mondo.

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Un milione di bambini che recitano assieme il Rosario per l’unità e la pace

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Come ormai avviene da tredici anni, il 18 ottobre Aiuto alla Chiesa che Soffre invita i bambini di tutto il mondo alla preghiera.Si tratta di una proposta che negli anni scorsi ha raccolto numerosissime adesioni. «Hanno partecipato bambini di circa 80 paesi e tutti i continenti – spiega padre Martin Barta, assistente ecclesiastico internazionale di ACS – Lo scorso anno anche dall’Argentina, da Cuba, dal Camerun, dall’India o dalle Filippine. È veramente un evento della Chiesa in tutto il mondo!». Ecco perché il materiale messo a disposizione dalla Fondazione – una guida per la recitazione del Rosario, una locandina ed una lettera di invito per bambini e adulti – è disponibile in 25 lingue, anche in arabo o in hausa, lingua parlata nell’Africa occidentale e soprattutto nella perseguitata Nigeria.L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas, in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava davanti ad un’edicola votiva, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà». «E proprio di questo si tratta – afferma padre Barta – la fiducia nella forza della preghiera dei bambini. Gesù ci insegna: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18,3)». La data del 18 ottobre è stata scelta sia perché ci troviamo nel mese mariano, sia perché in questo giorno cade la memoria liturgica di Luca Evangelista. «Lui ci ha tramandato la storia dell’infanzia di Gesù e, secondo la tradizione, era molto legato a Maria, la madre di Dio. Questa è quindi la data giusta».Da sempre Aiuto alla Chiesa che Soffre unisce al sostegno della pastorale della Chiesa in tutto il mondo e alla denuncia delle limitazioni alla libertà religiosa, iniziative legate alla preghiera. «Noi ci consideriamo anche una comunità di preghiera – afferma padre Barta – Con il lavoro svolto quotidianamente in 149 Paesi, ACS vive quanto i cristiani e tutto il mondo soffrano molto per il terrore e la guerra. Solo Dio può portare la pace. Noi possiamo contribuire con il nostro lavoro, ma soprattutto con la nostra preghiera».Per questo ACS, attraverso le sue 23 sedi nazionali, invita in tutto il mondo genitori, insegnanti e quanti lavorano nelle scuole, negli asili, negli ospedali, negli orfanotrofi ed in qualunque luogo vi siano gruppi di bambini, ad esortare i piccoli a recitare il Rosario.

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Giornata della pace: Appello sant’Egidio

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

In occasione della Giornata internazionale della Pace, che si celebra domani 21 settembre, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello agli Stati e agli organismi internazionali, perché vengano moltiplicati gli sforzi di mediazione per fermare gli oltre 30 conflitti attualmente in corso nel mondo. Siamo di fronte a situazioni in molti casi irrisolte proprio per l’inerzia o, peggio, la determinazione a non chiudere guerre vergognosamente lunghe. Il caso della Siria parla per tutti: un conflitto che dura da più anni della seconda guerra mondiale e che ha già provocato oltre mezzo milione di vittime, quasi sei milioni di rifugiati e quasi sette di sfollati interni. Ma ci sono tante altre situazioni in cui basterebbe più volontà a intervenire e meno interessi di parte (economici, politici e strategici) per arrivare a negoziati efficaci.
Occorre ricordare che nessuno trae beneficio dai conflitti, solo i trafficanti di armi e chi prospera nell’instabilità. La guerra, grande o piccola che sia, si lascia dietro ferite e distruzioni che necessitano decenni per essere sanate. La Comunità di Sant’Egidio, nel cinquantesimo della sua nascita, rinnova con forza il suo impegno a intervenire per giungere ad accordi di pace, là dove viene chiamata a farlo o là dove individua anche un minimo spiraglio per portare il suo contributo di cristiani che non si rassegnano di fronte ai conflitti e alla violenza. A partire dai Paesi dove sta già operando per la pace come Centrafrica, Sud Sudan o Libia, solo per citarne alcuni.I corridoi umanitari – realizzati da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti, alla Conferenza episcopale italiana e ad altre realtà – in oltre due anni sono già riusciti ad accogliere e integrare duemila rifugiati in Europa. Sono anch’essi un’opera di pace che invita ad affrontare in modo adeguato il dramma degli oltre 68 milioni di profughi esistenti oggi nel mondo, frutto amaro di guerre ma anche di disastri ambientali e discriminazioni.

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Pagine di storia: La pace in Europa e i suoi risvolti in Italia con l’operazione “sunrise”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Tra tante contraddizioni durante e prima la seconda guerra mondiale si arrivò alla fine di questo tunnel degli orrori con la resa incondizionata di tutte le forze tedesche che fu firmata a Reims nel quartiere generale di Einsenhower il 7 maggio 1945. Ma bisogna attendere fino al 2 settembre, dello stesso anno, per veder piegata la resistenza giapponese. Resta comunque da chiedersi se fosse stato possibile pervenire a quest’atto finale, in tempi così ravvicinati, se non fossero state sganciate dagli americani, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto dello stesso anno, due micidiali bombe atomiche che rasero letteralmente al suolo, con centinaia di migliaia di vittime, soprattutto civili, le due città giapponesi.
A cavallo di queste due date, tanto funeste per tutta l’umanità, ed esattamente l’8 settembre 1945, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone. Ora, con il senno di poi, dovremmo pensare che fu la fine di un incubo o che ci siamo infilati in un altro scenario se non di guerra di certo ricco di contraddizioni e di domande senza risposta? La responsabilità la dobbiamo assegnare ai tanti europei che non seppero comprendere che i tempi stavano mutando e nuove speranze e attese stavano presentandosi. A questo punto ci sembra troppo sbrigativo concludere queste reminiscenze pensando contestualmente ai fatti di casa nostra e di cui ci hanno dato ampia e documentata testimonianza Elena Agarossi e Bradley F. Smith nel loro libro Operation Sunrise (Editore Feltrinelli). Cito questo testo, in particolare, poiché lo considero un lavoro di ampio respiro per l’analisi applicata, da quella strettamente strategico militare, a quella politica, psicologica e filologica.
L’operazione “sunrise”, così denominata dai servizi segreti americani, intendeva portare alla resa il mezzo milione di soldati tedeschi di stanza in Italia e di evitare, soprattutto, la formazione, da parte tedesca, della “ridotta alpina” nel Tirolo, una specie di fortezza di Masada ma organizzata, questa volta, nelle grandi proporzioni di un sistema fortificato in un’imprendibile posizione naturale tra le Alpi.
Gli americani, per contro, avevano fretta di terminare lo scontro contemperandovi sia esigenze prioritarie, di natura strategica e politica, sia quelle di: pervenire al controllo militare del bacino del Mediterraneo, di ridurre al minimo le perdite di vite umane delle forze armate U.S.A. e di prevenire le turbative d’ordine politico (possibili sia in Africa del Nord che in Italia) suscettibili di complicare ed ostacolare le operazioni militari. Nel frattempo s’intravedeva la possibilità di favorire, al meglio, i processi di transizione, ma con l’accortezza di evitare la possibilità di una radicalizzazione della lotta politica a sinistra e lo scatenarsi una possibile guerra civile.
Questa complessità delle motivazioni che ruotano intorno all’operazione “Sunrise” fa sì che essa, agli occhi dei più recenti studi storici sugli avvenimenti di quei tempi, riacquisti tutta la sua importanza e rappresenti, in un certo qual modo, una diversa chiave di lettura anche sulle operazioni militari e politiche operate nel resto dell’Europa e fuori di essa. Non dimentichiamo che in questo frangente vi possa essere stata una parallela identità di vedute tra il generale Wolff, comandante delle forze tedesche di stanza in Italia, e gli americani circa la possibilità di una collaborazione in chiave antisovietica.
Non a caso Wolff, dopo la resa, fu frettolosamente imbarcato alla volta degli Stati Uniti e ricoverato in una casa di cura, per dementi, per sottrarlo al processo di Norimberga.
Sta di fatto che per quanto concerne il Sud d’Europa si negò la partecipazione sovietica alla trattativa Sunrise e alla corsa per Trieste che la Sunrise stessa spianò il terreno, in modo decisivo, all’avanzata dell’armata anglo-americana. In questo “affaire” emerge il ruolo fondamentale svolto da Allen Dulles che diresse da Ginevra i contatti americani con il generale Wolff e il comando tedesco e li portò a termine con successo. Dulles, come si ricorderà, divenne il capo della CIA e fu lo stesso che affrontò la durissima prova della guerra fredda, sul finire degli anni quaranta. La resa dei tedeschi avvenne in Italia il 2 maggio del 1945. (Riccardo Alfonso)

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La pace desiderata dai tedeschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Una pace che fu desiderata, durante gli anni di guerra, non solo dagli italiani ma da una parte dei tedeschi se pensiamo a tanti tentativi per spezzare il corso degli eventi drammatici con un delitto “eccellente.” Ancora sussulti di battaglie e di congiure quando il 20 luglio del 1944 alle 12,42 un ordigno esplose nel bunker (la lagebaracke della wolfsschanze = tana del lupo) di Hitler mentre era in riunione con alcuni alti ufficiali. Molti morirono ma Hitler rimase solo lievemente ferito. Mussolini arrivato a Rastenburg, verso le quattro del pomeriggio di quel fatidico giorno, si vide venire incontro un Hitler allucinato e seppe direttamente da lui cosa era successo.
Sia Shirer, sia Wheeler-Bennet, i due massimi storiografi della caduta del terzo Reich, descrivono il Duce prima sbigottito, poi convinto di scorgere nello scampato pericolo del Fuhrer, un segno della provvidenza la quale stava dalla loro parte. In privato, ad Anfuso, lasciò capire come in fondo non gli dispiacesse la faccenda: anche i tedeschi, questo popolo senza “traditori”, avevano avuto il loro 25 luglio. Venne così alla luce il terzo attentato al Fuhrer. Tutti e tre gli eventi puntavano alla realizzazione di un solo risultato.
Nei progetti delle alte gerarchie militari tedesche tali tentativi, se fossero andati a buon segno, avrebbero potuto portare l’Europa alla pace. In quest’ultima circostanza la bomba fu piazzata dal colonnello Klaus Philip Schenk, conte di Stauffenberg, trentasettenne e con uno splendido passato militare. Egli non era nuovo a queste iniziative e già altre due volte ci aveva provato, ma in entrambe Hitler si era sottratto, per un puro caso, e all’ultimo momento.
La reazione nazista non si fece attendere. Nel processo “lampo” celebrato il 7 agosto dello stesso anno ci furono otto condanne a morte eseguite con l’impiccagione dei colpevoli ai ganci da macellaio e strozzati con corde di violino. In aula erano stati costretti a presentarsi senza cinture e bretelle in modo da doversi reggere i calzoni con le mani, rendendosi ridicoli. Difficile, in questa circostanza, sapere quanti fossero, nel complesso, le vittime della brutale reazione nazista all’attentato. Si parla, comunque, di 16/20mila uccisioni. Ultimi a morire furono quelli che sembravano ormai salvi, dimenticati nei campi di sterminio come Canaris, assassinato il 9 aprile del 1945, un mese prima della resa tedesca.
Tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944 fallirono almeno una mezza dozzina d’attentati contro Hitler. Ricordiamo, ad esempio, quello del 13 marzo del 1943 a-lorché il generale Schlabrendorff, con uno stratagemma, riuscì a piazzare una bomba ad orologeria sull’aereo in cui viaggiava il Fuhrer. Ma l’ingranaggio non funzionò. Ci riprovò nel novembre del 1943 il capitano Axel Von dem Bossche con un gesto da “kamikaze” portandosi in tasca del pastrano due bombe a mano e deciso di lanciarsi addosso al dittatore. Per sua sfortuna l’incontro fu rinviato sine die. Lo stesso tentativo avvenne nel febbraio successivo per opera del tenente Heinrich von Kleist e nuovamente fallì. Questi episodi non furono casuali. C’era stato a Monaco il movimento studentesco della “rosa bianca” finito il 18 aprile del 1943 con la barbara decapitazione, con la scure, dei fratelli Hans e Sophie Scholl e di altri martiri.
Tra le file della stessa Luftwaffe vi era una centrale di spionaggio denominata “Orchestra rossa” a favore dei sovietici e diretta dall’aristocratico conte Harold Schulze-Boysen. C’erano gli intellettuali del circolo di Kreisau, fautori non di attentati ma di resistenza passiva ai nazisti e capeggiati da un nome illustre della nobiltà tedesca: il conte Helmuth von Moltke. C’erano i politici come l’ex sindaco di Lipsia Carl Goerdeler e altri e c’era persino il capo dello spionaggio ammiraglio Canaris con i suoi agenti e pure due religiosi protestanti. Lo stato maggiore, scrive Silvio Bertoldi, in questo fermentare d’inquietudini, era stato il primo a opporsi ai nazisti in ordine di tempo.
Lo Stato Maggiore doveva vendicare tra l’altro, alcuni dei suoi capi più rappresentativi, caduti sotto i colpi di Hitler: dal generale Kurt von Schleicher, cancelliere del Reich al generale Kurt von Bredow, e più tardi, al capo di stato maggiore Werner von Blomberg, tolto di mezzo per avere sposato una ragazza di piccola virtù, per finire al generale Wilheim Fritsch, capo di stato maggiore dell’esercito, ignobilmente ricattato con la falsa accusa di intrattenere rapporti omosessuali. (Riccardo Alfonso)

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Isabelle Bourgeois: la vostra gioia è la mia destinazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

By Tony Robinson. I primi lettori di Pressenza ricorderanno Isabelle Bourgeois come una giornalista appassionata che ha fatto pate dell’equipe di base della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Quasi ogni giorno Isabelle caricava un video di riepilogo degli eventi del giorno, raccontando sia gli aspetti seri che quelli divertenti del viaggio.
In realtà, Isabelle è una giornalista professionalmente qualificata che ha lavorato in zone di guerra come Iraq, Etiopia e Kosovo per la Croce Rossa ma, disperata per le storie narrate dai media, Isabelle ha abbandonato il giornalismo mainstream e ha deciso di inseguire il suo sogno, guidata da uno scopo profondo: cercare la gioia nel mondo e trasmetterla al maggior numero possibile di persone.Poiché conosco molto bene Isabelle dal periodo in cui abbiamo partecipato alla Marcia Mondiale, lei mi ha chiamato poche settimane fa per dirmi che era in corso il suo tour “Joy for the Planet” e che voleva venire a cercare persone ispiratrici in Ungheria. Ho capito che, dopo aver dormito per sei mesi nel suo camper, probabilmente avrebbe gradito il letto per gli ospiti e la doccia calda che avrei potuto offrirle! Così è venuta a Budapest e l’ho aiutata quando ha incontrato un giovane ballerino giapponese con cui era in contatto, che si era offerto di ballare in un video per diffondere la gioia attraverso la danza. Abbiamo parlato molto del suo progetto, del suo obiettivo e del futuro.
Questo è Begoodee e quella piccola finestra sopra il sedile del conducente e del passeggero è il posto dove dorme Isabelle! Sembra proprio che Isabelle sia guidata da una grande forza. Ciò che all’inizio sembra essere una coincidenza, in seguito sembra sempre destinato ad accadere. Come dice lei stessa: “Sono la persona giusta nel posto giusto, al momento giusto con le persone giuste.”
Tony Robinson, co-direttore di Pressenza, membro del Partito Umanista Internazionale e Mondo senza Guerre e Violenza, membro del comitato di coordinamento di Abolition 2000, e autore del libro ” Coffee with Silo and the quest for meaning in life” ( Caffè con Silo e la ricerca di senso nella vita). (fonte: Pressenza International press agency)

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Ma chi vuole la pace in Medio Oriente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Scrive Ugo Volli: “Si potrebbe fare la storia del conflitto arabo-israeliano usando solo i rifiuti arabi (o meglio della sua parte “militante” islamista o vicina alle dittature fasciste e comuniste) di fare la pace. Si potrebbe incominciare con l’accordo firmato il 3 gennaio 1919 fra Chaim Weizmann, leader dell’organizzazione sionista mondiale e l’emiro Faysal re della Siria e fratello del re di Giordania, in cui gli arabi accettavano la dichiarazione Balfour in cambio del riconoscimento della loro indipendenza. L’accordo non ebbe seguito, per l’opposizione britannica e della parte araba intransigente. In effetti Faysal fu probabilmente avvelenato qualche anno dopo, nel mandato gli inglesi dettero potere al nemico suo e degli ebrei Amin Huseini, nominandolo Muftì di Gerusalemme. Anche suo figlio Abdallah, re di Giordania, che trattava con il neonato stato di Israele, fu ucciso sulla spianata del tempio di Gerusalemme da un cugino del Muftì: due occasione d’accordo perse.
Nel 1936, su istigazione del Muftì, il Mandato di Palestina fu agitato da una grande rivolta araba contro gli inglesi e soprattutto contro gli ebrei. Gli inglesi crearono la Commissione Peel, per trovare una soluzioneal conflitto La Commissione Peel, propose di creare due stati indipendenti: uno per gli ebrei e uno per gli arabi: la prima “soluzione a due stati”. La spartizione proposta da Peel era fortemente sbilanciata a favore degli arabi, che avrebbero avuto l’80% del territorio conteso mentre agli ebrei sarebbe dovuto bastare il restante 20%. Nonostante le dimensioni minuscole dello stato che veniva loro proposto, Il comitato sionista votò a favore dell’offerta. Gli arabi invece rifiutarono, e ricominciarono i pogrom.
Subito dopo la guerra mondiale ci fu un’altro rifiuto arabo, il più noto: di fronte al fallimento del mandato britannico, l’assemblea generale dell’Onu aveva votato nel ‘47 (col voto contrario degli stati arabi e l’astensione inglese) una spartizione anch’essa assai favorevole agli arabi. Ma anche questa volta essi rifiutarono e iniziarono una “guerra di sterminio” contro il neonato stato ebraico. Nel ‘49, avendo perso la guerra, rifiutarono di fare la pace e accettarono al massimo degli accordi armistiziali. Lo stesso avvenne di nuovo del ‘67, dopo la guerra dei sei giorni con la risoluzione dei “tre no” presa nel vertice dei paesi arabi a Khartoum il 1 settembre, tre mesi dopo la fine della guerra: “no peace with Israel, no recognition of Israel, no negotiations with it”. (n.r. Che dire se non che per fare la pace bisogna essere in due e che i problemi non si risolvono rinviandoli poiché si corre il rischio di renderli irrisolvibili alzando il livello della contesa? Il dubbio atroce che ci attraversa è che possiamo essere già arrivati a questo livello di rapporti) (fonte: https://www.facebook.com/FocusOnIsrael)

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Pace, Sant’Egidio: mille giovani europei alle Fosse Ardeatine lanciano un appello contro ogni violenza, razzismo e indifferenza

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

Questa mattina oltre mille Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da tutta Europa, hanno reso omaggio ai caduti delle Fosse Ardeatine. La visita si è aperta con un’assemblea nel grande spiazzo del Sacrario. Presente, oltre al presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e al colonnello Francesco Sardone, direttore del mausoleo, anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha recitato una preghiera e pronunciato un saluto ricordando l’anniversario delle leggi razziali italiane del 1938 e mettendo in guardia dal riemergere di nuove forme di antisemitismo e razzismo in Europa, anche nel nostro Paese.
Alla fine dell’assemblea è stato letto un appello in cui si afferma che oggi, tanti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, “la violenza non è stata vinta”, tanto che “inquina” ancora i Paesi europei: “Essa assume il volto dell’indifferenza, si nutre di ignoranza dell’altro, pregiudizi, antisemitismo, razzismo…I poveri e i deboli sono i primi a esserne colpiti: anziani, disabili , migranti, rifugiati, Rom, senza dimora”. Da qui l’impegno “a lavorare per un’Europa in cui tutti possano vivere insieme”, contrastando ogni violenza e scegliendo “la via dell’incontro e dell’amicizia”.
La cerimonia – che si è svolta nell’ultimo giorno del convegno internazionale Global friendship to live together (in corso da venerdì con la partecipazione di giovani da tutti i Paesi europei) – si è conclusa con un pellegrinaggio silenzioso alla cava dove il 24 marzo 1944 vennero trucidati 335 innocenti e alle loro tombe, davanti alle quali ognuno ha reso omaggio deponendo un fiore.

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Il “Metodo Rondine” per la risoluzione dei conflitti vola alle Nazioni Unite

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

“L’Italia con Rondine Cittadella della Pace intende portare alle Nazioni Unite un esempio concreto (una buona pratica) da cui ripartire sul grande tema dei Diritti Umani, ormai divenuti prioritari per il nostro pianeta. Per questo abbiamo scelto la ricorrenza del 70° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo: Rondine sarà l’esempio concreto ed esportabile di come i conflitti si possano affrontare e superare all’interno della società civile, ripartendo dal dialogo e da rapporti interpersonali, in un’ottica di sviluppo collettivo scongiurandone il degeneramento nel conflitto armato”. Queste le parole del Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni che pur non essendo riuscita ad intervenire nell’ambito della presentazione del Rapporto Annuo 2017 dell’associazione Rondine che si è svolto oggi alla Camera dei Deputati di Roma non ha mancato di inviare il suo saluto, annunciando la partecipazione di Rondine alle Celebrazioni del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in programma il prossimo 10 dicembre 2018 alle nazioni Unite di New York, in quanto eccellenza italiana nella risoluzione del conflitto.
Un metodo oggi codificato e riconosciuto a livello accademico, pronto per essere condiviso e applicato sui contesti più vari dal livello interpersonale al conflitto sociale fino ai contesti bellici o postbellici come dimostrano i risultati del progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti” presentati oggi. La ricerca è stata realizzata dalle Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Università degli Studi di Padova con il contributo di Fondazione Vodafone Italia.
18 mesi di osservazione, interviste, riflessioni; 2 gruppi di lavoro, 3 docenti e 3 ricercatori: se i numeri non colgono l’essenza aiutano però a capire l’investimento della ricerca. A partire da una “buona” pratica, che prevede la decostruzione della figura del nemico e l’articolazione della categoria del conflitto concretamente e nel quotidiano, la ricerca ha voluto indagare, con il supporto della psicologia e della filosofia, le peculiarità che caratterizzano la realtà di Rondine: da un lato “misurando” i cambiamenti che animano i conflitti intergruppi, dall’altro “verificando” la portata generativa delle categorie della giustizia riparativa fuori da un contesto penale.
A ulteriore testimonianza delle nuove frontiere applicative del Metodo Rondine nel corso dell’incontro è avvenuta la presentazione dei risultati del progetto “Initiative for democratic and peaceful elections” che rappresenta la prima applicazione concreta del Metodo Rondine nei luoghi del conflitto. Un progetto di formazione e sensibilizzazione, realizzato dai giovani che si sono formati a Rondine, che ha fortemente contribuito a evitare episodi di violenza in occasione delle recenti elezioni presidenziali in un paese ancora fortemente instabile come la Sierra Leone che dopo una sanguinosa guerra civile che dal 1991 al 2002 ha visto 50.000 morti, una faticosa ricostruzione su cui si è abbattuto l’Ebola con altri 4.000 morti infine, lo scorso anno ha subito l’ultima tragedia del fiume di fango, che ha sommerso centinaia di vite umane alla periferia della capitale Freetown.Sono state promosse attività di formazione rivolte a circa 360 leader della comunità locali che ancora oggi hanno grande autorevolezza e un ruolo determinante nella trasmissione di informazioni all’interno delle comunità locali associate. Accanto a questo una campagna di sensibilizzazione che ha attraversato i 14 distretti del paese con incontri pubblici nelle comunità, tavole rotonde nelle principali università del Paese, i mass media locali e i social network per poi costituire una commissione che ha supervisionato in modo informale il processo elettorale. Al grido di “One voice, one vote, no violence” la campagna è arrivata dalla capitale Freetown fino alle periferie più remote della Sierra Leone coinvolgendo circa 700 beneficiari diretti e circa 2,5 milioni di beneficiari indiretti.
Un progetto avvalorato dalla presenza di giovani coinvolti provenienti dalle tribù locali, insieme ai giovani di altri conflitti di tutto il mondo, che hanno operato nel contesto africano, in collaborazione con l’Università locale di Makeni sperimentando una vera e propria trasformazione sociale secondo le linee guida del Metodo.

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Bari, Riccardi (Sant’Egidio): «Una svolta per le Chiese, unite sulla via della pace e della solidarietà»

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

«Bari rappresenta una svolta nella storia dell’ecumenismo», afferma Andrea Riccardi commentando l’incontro tra papa Francesco e i capi delle Chiese del Medio Oriente, che si è da poco concluso. «Non più solo incontri bilaterali o dialoghi teologici – continua il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – ma quasi un “sinodo” tra il papa e i capi delle Chiese del Medio Oriente di fronte a un’emergenza terribile, quella della guerra in tanti suoi aspetti, e al crollo della presenza dei cristiani nella regione. Questa esperienza inaugura una nuova via che i cristiani possono percorrere in Medio Oriente e in altre regioni del mondo: un ecumenismo solidale e sinodale. Il dramma della guerra e della miseria spinge i cristiani a essere più uniti. Papa Francesco l’ha detto con chiarezza, ponendosi in mezzo e non sopra gli altri. Il patriarca di Costantinopoli Athenagoras diceva: “Popoli fratelli, Chiese sorelle”. L’amicizia tra i popoli spinge le Chiese a un lavoro più intenso per la pace. A Bari c’è stata una preghiera per la pace, ma anche un grido di pace da parte dei cristiani. Papa Francesco ha messo a frutto le relazioni con i capi delle Chiese: il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, il patriarca copto Tawadoros, il patriarca di Mosca Kirill, il patriarca siriaco Efrem».
«Da questa rete di rapporti personali – conclude Riccardi – è scaturito un evento davvero originale e significativo, avvenuto proprio nel giorno in cui si ricorda la morte di un padre dell’ecumenismo, il patriarca Athenagoras, che fu interlocutore di Paolo VI a Costantinopoli nel 1964».

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Progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Roma giovedì 5 luglio, dalle ore 11:00 presso la Camera dei Deputati presenta i risultati del progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti” realizzato dalle Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Università degli Studi di Padova con il contributo di Fondazione Vodafone Italia.
Un metodo oggi codificato e riconosciuto a livello accademico, pronto per essere condiviso e applicato sui contesti più vari dal livello interpersonale al conflitto sociale fino ai contesti bellici o postbellici.Un metodo, sperimentato per 20 anni nel laboratorio di Rondine, nella Cittadella della Pace di Arezzo dove si sono formati circa 180 ragazzi provenienti da luoghi di conflitto in tutto il mondo (dal Medio Oriente al Caucaso, dall’Africa sub-sahariana al subcontinente Indiano, fino ai Balcani e all’America) attraverso un percorso unico che per due anni li ha visti convivere con il proprio nemico, imparando ad affrontare il conflitto e a gestirlo, sviluppando nuovi modelli relazionali e competenze specifiche, fino alla definizione di un nuovo modello di governance e di leadership, che oggi consente loro di intervenire nei vari contesti di provenienza di conflitto o post conflitto, come agenti di cambiamento attraverso azioni e progettualità concrete.Questo studio scientifico, che sarà presentato dai coordinatori universitari della ricerca, prova oggi l’efficacia del Metodo Rondine e dimostra concretamente come sia possibile comprendere le dinamiche stratificate che stanno alla base del “conflitto” offrendo strumenti essenziali per la sua gestione e il suo superamento.
L’iniziativa vedrà la presenza di Ettore Rosato, Vicepresidente Camera dei Deputato, Elisabetta Belloni, Segretario Generale del Ministero degli Aff­ari Esteri, di Maria Cristina Ferradini, Consigliere Delegato di Fondazione Vodafone Italia, Susan Allen, Direttore del Center for Peacemaking Practice, George Mason University e Maurizio Milan, Presidente Associazione Italiana Formatori oltre che del Presidente di Rondine, Franco Vaccari.
Il caso concreto della Sierra Leone. A ulteriore testimonianza delle nuove frontiere applicative del Metodo Rondine nel corso dell’incontro del 5 luglio ci sarà anche la presentazione dei risultati del progetto “Initiative for democratic and peaceful elections” che rappresenta la prima applicazione concreta del Metodo Rondine nei luoghi del conflitto. Un progetto di formazione e sensibilizzazione, realizzato dai giovani che si sono formati a Rondine, ha fortemente contribuito a evitare episodi di violenza in occasione delle recenti elezioni presidenziali in un paese ancora fortemente instabile come la Sierra Leone che dopo una sanguinosa guerra civile che dal 1991 al 2002 ha visto 50.000 morti, una faticosa ricostruzione su cui si è abbattuto l’Ebola con altri 4.000 morti infine, lo scorso anno ha subito l’ultima tragedia del fiume di fango, che ha sommerso centinaia di vite umane alla periferia della capitale Freetown.Un progetto avvalorato dalla testimonianza di alcuni dei giovani coinvolti provenienti dalle tribù locali, insieme ai giovani di altri conflitti di tutto il mondo, che hanno operato nel contesto africano, in collaborazione con l’Università locale di Makeni sperimentando una vera e propria trasformazione sociale secondo le linee guida del Metodo.

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Le Donne nello Sport per la Pace, la Coesione e l’Integrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

Roma dal 29 giugno al 5 luglio a Roma Ex Snia, Via Prenestina 173 si incontreranno le atlete della squadra di Basket palestinese del Palestine Youth Club e delle squadre romane popolari (Atletico San Lorenzo, Bulles Fatales, All Reds), un’opportunità di incontro unico dove lo sport rappresenta il mezzo per entrare in contatto, divertirsi e condividere le proprie esperienze sportive e di vita. Un torneo di basket e un’occasione sia per parlare con attenzione del ruolo dello sport e dicome si vive in un campo profughi libanese come quello di Shatila, che per ricordare la resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. Le associazioni promotrici chiedono la scarcerazione di Ahed Tamimi, la diciassettenne arrestata a Dicembre per il suo impegno politico, e sostengono la campagna internazionale di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) su Israele come forma non violenta di protesta.
Il 29 Giugno a Roma arriverà la delegazione da Shatila; il cuore dell’evento sarà il 1 luglio all’Ex SNIA con il torneo, dedicato alla memoria di Gaetano D’Ovidio, cooperante, amico e socio di Un Ponte Per…, grande amante del basket e del popolo palestinese, seguito da un importante momento di incontro e confronto, e una cena palestinese. A organizzare il BBB sono David Ruggini e Daniele Bonifazi, i due attivisti che hanno ideato e realizzato la prima edizione già nel 2017; Sport Against Violence, associazione sportiva impegnata da anni in una serie di progetti ed attività in Iraq, in collaborazione con l’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative e che dal 2007 lavora per diffondere l’idea di sport come strumento di educazione alla non violenza; Un Ponte Per…associazione che opera per la prevenzione dei conflitti in Medio Oriente e nei Balcani tramite progetti di cooperazione, interventi civili di pace e iniziative di solidarietà; Palestine Youth Clubattivo nel campo profughi di Shatila, in Libano, che lavora per aiutare i giovani socialmente svantaggiati, offrendo loro la possibilità di sviluppare uno stile di vita sano e positivo e di integrarsi nella società tramite la pratica sportiva e CELIM – Centro Laici Italiani per le Missioni– Organizzazione Non Governativa nata nel 1954 che gestisce in Africa, nei Balcani e in Medio Oriente progetti di cooperazione internazionale.

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