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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Al via la campagna dei Giovani per la Pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Di fronte alla strage di migliaia di anziani in RSA, case di riposo e istituti, i Giovani per la Pace – movimento di studenti medi e universitari della Comunità di Sant’Egidio – si mobilitano in tutta Italia con la campagna “Salviamo i nostri anziani”. L’iniziativa ha preso il via con un video-appello (condividi questo link), che si sta diffondendo rapidamente sui social e attraverso l’hashtag #SalviamoINostriAnziani. I Giovani per la Pace, da anni impegnati a fianco degli anziani in istituto, non vogliono rimanere indifferenti al dramma che sta colpendo la generazione dei loro nonni. Dalle statistiche rivelate dall’Oms emerge ormai con chiarezza che, fino ad oggi, in Europa la metà delle vittime di Covid-19 erano ospiti delle Residenze Sanitarie Assistite. Anche in Italia la situazione è drammatica. Per noi, Giovani per la Pace, non si tratta, però, solo di numeri. Alcuni degli anziani morti erano nostri amici e molti degli istituti coinvolti erano (e saranno nuovamente quando la situazione lo consentirà) luogo delle nostre visite settimanali.Nelle scorse settimane i Giovani per la Pace di tutta Italia hanno continuato a chiamare al telefono gli anziani che hanno conosciuto e inviato lettere e videomessaggi per far sentire la loro vicinanza a numerosi anziani residenti negli istituti nel tentativo di superare un isolamento sociale, che è motivo di grande sofferenza. Dove mancavano dispositivi medici, si sono poi mobilitati per procurare, attraverso donazioni, guanti e mascherine. La campagna “Salviamo i nostri anziani” intende mostrare come un’alternativa alle morti, alla solitudine e all’abbandono sia effettivamente possibile e come le istituzioni hanno il dovere di ripensare e superare il sistema delle RSA, prendendo a modello esperienze come le piccole case famiglia, il cohousing e l’assistenza domiciliare che va rafforzata. Ogni anziano ha il diritto di vivere in un posto che possa chiamare casa. Di queste possibili soluzioni i Giovani per la Pace vogliono farsi promotori e, in nome di un’alleanza intergenerazionale, intendono dar voce a chi, nei giorni drammatici della pandemia, è morto nel silenzio. I Giovani per la Pace sono un movimento di giovani legato alla Comunità di Sant’Egidio, attivo nelle scuole e nelle università in numerose città italiane, impegnato a diffondere una cultura della pace e della solidarietà a partire dalle periferie e dalle persone più escluse: anziani, minori in difficoltà, migranti e senza dimora.

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Yemen: dopo cinque anni di conflitto una pace più che mai necessaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case nelle ultime settimane a causa del perdurare del conflitto in Yemen, mentre il protrarsi della condizione di sfollati sta aggravando le difficoltà e i rischi a cui sono esposte le famiglie yemenite, ha detto oggi l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.L’intensificarsi degli scontri nei governatorati di Al Jawf, Marib e Sana’a, nello Yemen settentrionale, a partire da gennaio ha costretto oltre 40.000 persone a fuggire verso la città di Marib e le aree circostanti, a est della capitale Sana’a, secondo i dati in possesso dell’OIM.Una parte delle persone in fuga, tra cui donne e bambini, ha riferito all’UNHCR di non aver avuto altra scelta se non quella di scappare a piedi, camminando per giorni senza cibo né acqua in pieno deserto.I nuovi arrivati si sono uniti ai 750.000 sfollati attualmente accolti nel governatorato di Marib.Dopo anni di conflitto ininterrotto, sfollati e comunità di accoglienza faticano a sopravvivere. Mentre a migliaia continuano a riversarsi nella città di Marib e nelle aree circostanti per mettersi al sicuro, le esigenze umanitarie aumentano rapidamente e l’assistenza e i servizi essenziali sono sottoposti a forte pressione.Servizi pubblici quali ospedali e scuole faticano a funzionare adeguatamente di fronte all’aumentare della popolazione.A Marib molti sfollati vivono presso insediamenti sovraffollati in alloggi di fortuna, e alcune famiglie si trovano a dover convivere all’interno della stessa tenda. Altre persone hanno trovato riparo all’interno di edifici ancora in costruzione.Accedere ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari è problematico: una famiglia ha riferito al personale dell’UNHCR di dover condividere l’utilizzo di una latrina con altre 60 famiglie.L’UNHCR esprime timore in merito al fatto che sfollati e comunità di accoglienza sarebbero esposti a rischi ancora più elevati nell’eventualità di una diffusione del COVID-19, considerate la situazione precaria e le condizioni sanitarie disperate in cui vivono.Nonostante gli enormi sforzi profusi dai partner umanitari sul campo, a causa della portata della crisi, per le famiglie sfollate la disponibilità di cibo continua a rappresentare un’esigenza urgente. Alcune madri hanno riferito di aver preso in considerazione di mandare i propri figli a lavorare o a chiedere l’elemosina per strada per far fronte alla situazione.Numerosi sfollati interni sono fuggiti da casa senza portare con se effetti personali o documenti di identità, tra cui i certificati di nascita dei figli. Ora, privi di documentazione legale, molti non possono iscrivere i figli a scuola o accedere a servizi essenziali come l’assistenza sanitaria, mentre altri vivono in condizioni di vulnerabilità ed esposti al rischio di sfratto forzato.L’UNHCR sta lavorando con l’OIM, le altre agenzie dell’ONU e i partner umanitari per garantire assistenza alle persone sfollate.Ad oggi, mediante i partner, l’UNHCR ha assistito oltre 5.000 famiglie sfollate nell’area di Marib con aiuti quali tende, coperte, materassi e set da cucina. Ulteriori distribuzioni avverranno nei prossimi giorni.L’UNHCR, inoltre, prevede di intensificare le attività di protezione, tra cui i servizi di orientamento e consulenza legale, e aiuterà coloro che non sono in possesso di documenti di identità. Oltre a tali misure, sarà assicurato sostegno psicosociale.In una fase in cui si stanno implementando piani di risposta nazionale alla pandemia da COVID-19 che includono yemeniti e rifugiati, l’UNHCR e i partner stanno garantendo sostegno alle misure di prevenzione e preparazione.In un’altra area del Paese, ad Aden, l’UNHCR e i partner stanno conducendo rapide valutazioni delle esigenze umanitarie degli sfollati interni che, questa settimana, sono stati colpiti da forti piogge e inondazioni.
Stime iniziali indicano che sono quasi 3.000 gli sfollati yemeniti gravemente colpiti che hanno subito danni ad alloggi e beni domestici quali materassi, scorte alimentari ed effetti personali. Inoltre, due donne e un neonato di tre mesi hanno riportato ferite e sono stati inviati per la presa in carico in ospedale. L’UNHCR sta lavorando coi partner per mobilitare ulteriori aiuti umanitari.Dopo cinque anni di conflitto, quella in corso in Yemen rimane la crisi umanitaria di più vaste dimensioni su scala mondiale, con oltre 24 milioni di persone bisognose di assistenza e più di 3,6 milioni costrette a fuggire dalle proprie case.L’UNHCR ribadisce che solo una pacifica risoluzione del conflitto può porre fine a ulteriori sofferenze e arginare le esigenze umanitarie della popolazione.

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Parlare di “Pace” tra il dire e il praticare

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Senza dubbio è lungo il cammino ancora da percorrere e grande è l’impegno necessario affinché la pace non si risolva nella semplice conservazione di un ordine formale, in una sorta di “status” immobile e vuoto, ma costituisca una permanente conquista comune di civiltà. Bisogna riempire la pace, la vera pace, di contenuti positivi:
• facendone innanzitutto la suprema garanzia dei diritti inviolabili della persona umana in tutti i Paesi del mondo, senza accezione alcuna.
• Assicurando solidamente ai paesi meno favoriti le condizioni del più completo sviluppo.
• Ripudiando definitivamente e senza rimpianti il vecchio mito della sovranità assoluta ed illimitata dei singoli stati, e sostituendolo con l’opposto principio d’una sistematica apertura a reciproche autolimitazioni, per fini di giustizia e di cooperazione tra i popoli.
• Instaurando concretamente, anche nei rapporti internazionali, la civiltà del diritto.
• Rafforzando, a tal fine, con opportune riforme strutturali, la vita e la funzionalità dei due massimi Organismi di pace costituenti anch’essi un “novum” storico assoluto.
• Creando nel loro ambito efficaci strumenti d’azione, scevri da egoismi nazionalistici (con particolare riguardo alle Corti di giustizia, alle Commissioni d’indagine e di conciliazione, alle Forze multinazionali di garanzia).
• Ponendo sotto stretto controllo il commercio mondiale delle armi e statuendo, quale prima norma di diritto e di etica internazionale, il divieto assoluto ed automatico di forniture militari a Paesi comunque coinvolti in conflitti bellici o in attività terroristiche. Come si sa, si tratta di un commercio senza frontiere. E nessuno ignora che in certi casi i capitali dati in prestito dal mondo dello sviluppo, sono serviti ad acquistare armamenti.
• Parificando e riducendo al più stretto livello difensivo (come avviamento ad un progressivo disarmo totale) gli armamenti d’ogni genere e tipo, di Stati o gruppi di Stati antagonisti.
• Internazionalizzando la ricerca scientifica, in un’aperta e diretta collaborazione tra gli scienziati e i tecnologi d’ogni paese.
• Creando senza altri indugi un organico programma internazionale di “educazione alla pace” che valga a smantellare le residue impalcature pseudo culturali il cui comune denominatore è l’apologia della guerra, della violenza e della morte, a evidenziare con razionalità e rigore scientifico gli errori storici del passato, e a dimostrare che esigenza assoluta di vita e di progresso dell’umanità è la solidarietà nella concordia.
Sono temi che appartengono già da qualche tempo nella cultura occidentale, ma è stato da sempre inascoltato il loro messaggio attraverso subdole e aberranti teorie alternative che hanno parlato di pace come un concetto astratto e privo di significati pratici. Come dire: nihil sub sole novi.
Tale discorso coincide nella sostanza con quanto menzionato nei suoi scritti da Emanuele Kant: “Una pace universale durevole, ottenuta mediante il cosiddetto “equilibrio delle potenze”, è pura chimera: come la casa di Swift, costruita da un architetto così perfettamente, secondo tutte le regole dell’equilibrio, che non appena un passeggero vi si posava essa subito crollava”. Bastano del resto le ipotesi di qualche pazzo fanatico al potere (di cui la storia anche recente ci ha fornito tipici esempi), oppure di un errore tecnico, tutt’altro che impossibile, per far crollare, esattamente come la casa di Swift, la dottrina di chi affida con tutta tranquillità la pace all’equilibrio del terrore.
In definitiva la vittoria perpetua e irreversibile della pace sulla guerra non potrà venire che da una coscientizzazione universale, da una vera metanoia dello spirito umano: paragonabile, per intensità e grandezza, solo a quella che portò a suo tempo alla definitiva scomparsa di una delle istituzioni giuridico-sociali che sembravano più radicate nella storia umana. Mi riferisco alla schiavitù. Un’istituzione che offendeva, non meno della guerra, la suprema dignità dell’uomo, proclamato quasi duemila anni fa non solo “immagine di Dio” ma figlio adottivo di Dio, fratello di ogni altro essere umano. (Riccardo Alfonso)

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Trattative per la pace in Casamance

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

Dagli incontri di giorni fa presso la Comunità di Sant’Egidio alcuni rappresentanti del presidente del Senegal Macky Sall e una delegazione del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC), guidato da Salif Sadio crescono le speranze per una pacificazione del Paese. Dopo un’interruzione del negoziato di diversi mesi, le parti hanno riaffermato solennemente la volontà politica del Presidente Macky Sall e del capo dell’MFDC Salif Sadio di trovare una soluzione al conflitto in Casamance, che da più di 30 anni affligge la regione, attraverso negoziati. Una guerra dimenticata che ha causato migliaia di vittime e rifugiati, coinvolgendo anche alcuni Stati confinanti, come il Gambia, che separa la Casamance dal resto del Senegal, e la Guinea Bissau.
La regione, popolata da poco più di un milione di persone, prende il nome dal fiume Casamance che, prima di sfociare nell’Oceano Atlantico, irriga abbondantemente il terreno e lo rende fertile. Purtroppo gran parte delle coltivazioni sono abbandonate, a causa della presenza di mine, e molti giovani sono costretti a emigrare verso il Nord del Paese per cercare un lavoro o studiare. In una dichiarazione congiunta i rappresentanti del Presidente del Senegal e del MFDC hanno dichiarato “la necessità di riprendere trattative regolari attraverso la mediazione di Sant’Egidio per dare nuovo slancio al processo di pace in Casamance”.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: nuovi progressi verso la pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Si è tenuto in questi giorni, presso la Comunità di Sant’Egidio, il primo round negoziale a seguito degli accordi per il cessate il fuoco in Sud Sudan, firmati a Roma lo scorso 12 gennaio. Alle trattative hanno partecipato una cinquantina di delegati in rappresentanza del governo del Paese africano, di tutte le forze politiche dell’opposizione (SSOMA, SPLM/IO, NDM, OPP, FDs) e di alcuni osservatori internazionali, tra cui l’IGAD, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.L’incontro, svoltosi grazie alla mediazione di Sant’Egidio, sancisce l’ingresso del SSOMA, sigla che riunisce tutti i movimenti di opposizione che non hanno aderito all’accordo di pace di Addis Abeba del settembre 2018, nel meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco. “Si tratta di un passo necessario e cruciale per il consolidamento del processo di pace – ha dichiarato Paolo Impagliazzo, che ha portato avanti la mediazione per la Comunità di Sant’Egidio –, perché verranno garantite la sicurezza della popolazione civile e l’accesso delle organizzazioni internazionali in tutto il Paese”. Barnaba Marial Benjamin, inviato speciale del presidente Salva Kiir, ringraziando Sant’Egidio per aver creato le condizioni per “un dialogo inclusivo” ha osservato: “Siamo sulla strada giusta verso la pace, tanto desiderata da Papa Francesco, e abbiamo il mandato e la buona volontà per percorrerla”. A nome del SSOMA, il generale Thomas Cirillo Swaka ha ribadito “l’impegno a cessare le ostilità sul terreno e i toni minacciosi sui social media per creare le condizioni favorevoli al dialogo”. Il negoziato proseguirà nelle prossime settimane sulla governance e le cause principali del conflitto; il prossimo round sarà dedicato all’incontro tra i capi militari che dovranno rendere operative le decisioni prese in merito al cessate il fuoco e si svolgerà sempre a Roma nel mese di marzo.

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La Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza sta per arrivare in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Dopo aver già percorso tutti i continenti e prima di concludere il suo giro del mondo a Madrid, da dove è partita il 2 ottobre dello scorso anno, la Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza arriva in Italia con un ricco programma di attività.La Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza giungerà il 26 febbraio a Trieste dal suo percorso balcanico e resterà in Italia fino al 3 marzo. Data la grande quantità di attività previste in numerose città italiane, i marciatori si divideranno in vari gruppi per poter assistere a tutte le attività, alcune delle quali in contemporanea.Il Comitato Promotore italiano ricorda che lo spirito della Marcia è quello di un’attenzione continua sui suoi obiettivi, al di là del percorso principale e di dove fisicamente si trovino i marciatori in un dato momento: la proibizioni delle armi nucleari e il disarmo nucleare, la rifondazione delle Nazioni Unite, la creazione delle condizioni per lo sviluppo sostenibile del pianeta, l’integrazione di paesi in aree e regioni adottando sistemi socioeconomici atti a garantire benessere per tutti, il superamento di ogni forma di discriminazione, la diffusione della cultura della nonviolenza.In questo senso sono state già numerose le attività promosse dai vari comitati locali; in particolare è partita proprio dall’Italia l’iniziativa “Mediterraneo Mare di Pace”, che ha portato la barca “Bamboo” in giro per i porti del Mediterraneo nel novembre dell’anno scorso.Questo il calendario generale del passaggio della Marcia in Italia:
Troncone est-ovest
26/2 entrata a Trieste e dintorni
27/2 Fiumicello Villa vicentina
28/2 Vicenza
29/2 Brescia
1/3 alto Verbano- Varese
2/3 Torino/Milano
3/3 Genova
Troncone nord-sud
27/2 Firenze-Bologna
28/2 Narni-Livorno
29/2 Cagliari/ Roma
1/3 Napoli-Avellino
2/3 Reggio Calabria/ Riace
3/3 Palermo

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“Il prezzo della Pace”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 gennaio 2020

Roma Venerdì 10.01.2020 h. 21:00-22:30 San Giovan Battista dei Fiorentini, Piazza dell’Oro 4 prosegue il percorso di formazione cristiana dell’associazione cattolica romana MEIC Sant’Ivo alla Sapienza, sul tema Profeti di Pace con l’intervengo di p. Maurizio Botta C.O. Sul tema “Il prezzo della Pace”. Il percorso “profeti di pace” vuole formare i partecipanti alla vocazione profetica del cristiano in modo pacifico. Chi è il profeta di pace? E’ colui che rimanda il contenuto divisivo della profezia seminando pace in chiunque incontra, ma al contempo è capace di rimanere fedele alle sue idee, fino al sacrificio estremo se necessario. L’obbiettivo è coniugare la pace con gli altri senza rinunciare alle istanze della propria coscienza. Il ciclo, inaugurato da p. Emidio Alessandrini, ofm, ed il prof. Marco Guzzi, proseguirà con don Luigi Maria Epicoco, p. Ottavio de Bertolis sj ed i proff. Tonino Cantelmi e Andrea Monda, si inquadra all’interno dell’offerta formativa del MEIC dell’anno 2019-2020 fatta di: Cineforum sulle relazioni affettive, percorso culturale “Storie: inconti di Letteratura” e scuola socio politica “Don Lorenzo Milani”. Maggiorni informazioni alla pagina http://www.facebook.com/meicroma
Maurizio Botta, predicatore dell’iniziativa “I 5 passi nel Mistero” che da anni riunisce in 5 felici catechesi su temi diversi presso la chiesa di S. M. in Vallicella, Prefetto dell’Oratorio Secolare San Filippo Neri e viceparroco presso la suddetta chiesa, interviene nel terzo in contro della rassegna con il tema “Il prezzo della pace”. Nell’ambito di tutta la rassegna il tema chiave è quello della morte a se stessi per fare spazio all’altro. Mettere a tacere i propri bisogni per fare spazio ai bisogni degli altri, oppure cercare di trovare una via che soddisfa i bisogni di tutti, fin quando c’è la possibilità e la forza per farlo.

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53a Giornata Mondiale della Pace

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Il 1° gennaio, in occasione della 53a Giornata Mondiale della Pace, esprimendo il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”, la Comunità di Sant’Egidio invita a cominciare il nuovo anno per la strada, insieme a chi lavora per un mondo più giusto e umano. Il mondo è una “casa comune” e tutti siamo chiamati a prendercene cura. In questo momento siamo fortemente preoccupati per le troppe guerre ancora in corso e il terrorismo che ha colpito la Somalia, il nord del Mozambico e vari Paesi del Sahel, come la Nigeria, il Burkina Faso, il Mali e il Niger, di cui si parla troppo poco.
A soffrirne più di tutti sono i poveri che hanno diritto alla pace attraverso “il dialogo e la riconciliazione”. Ma dobbiamo farci carico anche di tutte le terre ferite dallo sfruttamento della natura che attendono una “conversione ecologica”. Per questo nel primo giorno dell’anno, organizziamo marce, manifestazioni e iniziative pubbliche in centinaia di città di tutti i continenti. Durante il loro svolgimento, a partire da quella di Roma, verranno ricordati i nomi di tutti i Paesi ancora coinvolti dai conflitti e dalla violenza nei diversi continenti.

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Percorso di Formazione Cristiana: “Profeti di Pace”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Venerdì 08.11.2019 h. 21:00-22:30 San Giovan Battista dei Fiorentini, Piazza dell’Oro 4, Interviene: Prof. Marco Guzzi. Introduce e modera: Antonio Mangiola, presidente Meic Sant’Ivo alla Sapienza percorso sul tema Profeti di Pace con l’intervento di Marco Guzzi, fondatore dei gruppi DARSI PACE, http://www.darsipace.it.
Il percorso “profeti di pace” vuole formare i partecipanti alla vocazione profetica del cristiano in modo pacifico. Chi è il profeta di pace? E’ colui che rimanda il contenuto divisivo della profezia seminando pace in chiunque incontra, ma al contempo è capace di rimanere fedele alle sue idee, fino al sacrificio estremo se necessario. L’obbiettivo è coniugare la pace con gli altri senza rinunciare alle istanze della propria coscienza. Il ciclo, inaugurato da p. Emidio Alessandrini, ofm, proseguirà con don Luigi Maria Epicoco, p. Ottavio de Bertolis sj, p. Maurizio Botta ed i proff. Tonino Cantelmi e Andrea Monda, si inquadra all’interno dell’offerta formativa del MEIC dell’anno 2019-2020 fatta di: Cineforum sulle relazioni affettive, percorso culturale “Storie: inconti di Letteratura” e scuola socio politica “Don Lorenzo Milani”.
Marco Guzzi interviene venerdì 8 novembre per condividere la sua esperienza personale di cristiano laico, che lo ha portato alla fondazione 20 anni fa, dei gruppi Darsi Pace, un Movimento Culturale che si esprime attraverso gruppi di liberazione interiore, in cui la fede cristiana viene rilanciata come esperienza concreta e costante di nuova nascita: scioglimento dell’io ego-centrato, dominato dalla paura e dall’odio, ed emersione di un nuovo io spirituale, più libero e più felice. I gruppi, che propongono un cammino di guarigione interiore di 3 anni, con un incontro al mese circa, integrano tre livelli conoscitivi e formativi ordinariamente separati tra di loro: l’elemento culturale, l’elemento psicologico, e l’elemento spirituale. http://www.darsipace.it L’incontro verterà sul racconto a cuore aperto, di come Marco Guzzi (1955), poeta e filosofo, sposato con tre figli, laureato in Giurisprudenza (1977) e in Filosofia (1980), da sempre impegnato nell’animazione culturale, sia arrivato all’elaborazione ed allo sviluppo del percorso Darsi Pace, che ha festeggiato il 20° anniversario con Simone Cristicchi il 3 di ottobre u.s., dinnanzi a 600 persone, aiutando tantissime persone dal 1999 a trovare un maggiore equilibrio con se stessi e con gli altri. http://www.facebook.com/meicroma

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I veri nemici della pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Oggi si fa un grande parlare di pace e di guerra anche se il teatro delle operazioni è lontano e la minaccia che può venirci è legata solo al terrorismo integralista degli arabi. In effetti il vero rischio proviene da altri lidi: sono le fabbriche di armi ed i loro lucrosi commerci. Se gli Stati decidessero, tutti insieme, di ridurre tali produzioni di morte, noi avremmo la possibilità d’esercitare un maggiore livello di sicurezza e minore sarebbe la tentazione dei piccoli e grandi “dittatorelli” di entrarne in possesso per i loro “genocidi privati”. Vorremmo che oggi i pacifisti che scendono nelle piazze parlassero anche di queste cose, forse meno suggestive, ma più reali ed inquietanti. Siamo stati sempre convinti che dare un’arma a qualcuno può significare che costui prima o poi sia indotto in tentazione e se ne serva. Se noi glielo impediamo, privandolo di tale opportunità, forse non escluderemmo del tutto il delitto e l’atrocità dei genocidi, ma eviteremmo di “foraggiarlo” e di “eccitarlo” più del necessario. Ma a questo punto, ovviamente, dovremmo chiederci a chi andrebbero affidate le armi per esercitare, in casi estremi, il rispetto delle regole di convivenza. E da qui discende un’altra riflessione. Abbiamo speso decenni per saggiare le nostre “democrazie” liberali ed i nostri Stati di diritto, ma ci siamo accorti che essi non ci rendono immuni dall’essere razzisti, violenti e sanguinari magari non sempre in casa propria ma altrove come se andando all’estero vi fosse licenza di uccidere e di praticare leggi illiberali. In buona sostanza non basta dichiararsi pacifisti per esserlo. E’ un concetto che deve appartenerci geneticamente e deve plasmarsi con un bagaglio culturale adeguato. In caso contrario continueremo a fare le guerre e invocare la pace sulle piazze e sui campi di battaglia di tutto il mondo in uno sterile e ripetitivo gioco delle parti. (Riccardo Alfonso)

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Si chiude l’incontro internazionale: “Pace senza confini”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Madrid Una grande invocazione per uscire dai recinti, da frontiere che diventano prigioni e barriere, per riscoprire il mondo come “una casa comune”. I leader delle religioni, che da tutto il mondo hanno raggiunto Madrid per l’incontro internazionale di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi” Pace senza confini, hanno voluto dare voce al “lamento silenzioso e al grido di chi è lasciato fuori dal benessere, come se non fosse un uomo o una donna come noi”. E, soprattutto, di chi è vittima delle troppe guerre ancora in corso nel nostro mondo. Da Madrid si è levato anche un forte “no” all’estremismo religioso e alla tentazione antica di credere che i grandi problemi possano essere risolti da soli. In una piazza dell’Almudena affollata da migliaia di partecipanti accorsi da tutta l’Europa per vivere tre giorni di dialogo e partecipare ai 27 panel che si sono svolti nella capitale spagnola si è svolta la cerimonia finale: “Siamo preoccupati per le future generazioni – recita l’appello dei leader religiosi – perché vediamo consumarsi l’unico pianeta di tutti, come se fosse solo di alcuni. Perché vediamo riaffacciarsi il culto della forza e le contrapposizioni nazionalistiche, che hanno creato grandi distruzioni nella storia. Perché il terrorismo non cessa di colpire gente inerme. Perché sembra indebolito il sogno di pace”, a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino che aveva dato tanta speranza al mondo. Guerre e pace, epidemie, sicurezza e sicurezza informatica, spostamenti di popolazioni, sostenibilità del pianeta e riscaldamento globale, fine del rischio nucleare e riduzione delle disuguaglianze “sono ben più vasti di una sola nazione”. Ma c’è anche una richiesta precisa che sale dall’incontro internazionale: “Chiediamo a tutti, ai responsabili politici, ai più ricchi del mondo, agli uomini e alle donne di buona volontà, di fornire le risorse per evitare che milioni di bambini muoiano ogni anno senza cura e per mandare a scuola i milioni di bambini che non possono andarci. Non nascondiamoci dietro un muro di indifferenza”.Il cardinale Carlos Osoro Sierra, che ha promosso insieme a Sant’Egidio l’incontro, parla di giorni “in cui siamo stati incoraggiati a non essere isole, a non seminare pregiudizi, ma la pace, perché l’umanità porta iscritta in sé la vocazione della fraternità”. È vero, c’è chi cerca di ripristinare i confini, in quello che il messicano, padre Alejandro Solalinde, minacciato più volte dai narcotrafficanti, ha suggestivamente definito un “tempo migrante”, ma – avverte il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, dal grande palco allestito a piazza dell’Almudena – “il cielo è uno solo” e ad esso tutti si rivolgono, “nella disperazione come nella gioia, dai precari rifugi sotto le bombe in Siria come nel culto delle chiese, delle sinagoghe, delle moschee, dei templi”.
A Madrid tutti sono stati unanimi anche nella difesa dell’ambiente: “Oggi – sottolinea Impagliazzo – manifestiamo la nostra solidarietà con i popoli dell’Amazzonia. L’aria che respiriamo non conosce dogane: è la stessa per tutti. Proprio i giovani per primi l’hanno compreso e si mobilitano in ogni parte del mondo con generosità per un pianeta vivibile. E tanti giovani hanno partecipato a questo incontro a Madrid”. Alla fine l’annuncio della città che ospiterà il prossimo incontro internazionale nello “spirito di Assisi”: nel 2020 a Roma.

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No alla legge del più forte e per una “pace senza confini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

“A livello globale s’indeboliscono i meccanismi multilaterali a favore dell’unilateralismo, si afferma la legge del più forte. L’Unione Europa è un contrappeso a questa tendenza. Affermare la necessità dell’Europa è come dimostrare la legge della gravità: esiste senza alcun dubbio”.
Dall’incontro “Pace senza confini”, organizzato a Madrid (15-17 settembre) dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’Arcidiocesi della capitale spagnola, arriva una delle prime prese di posizione sull’Europa da parte di Josep Borrell Fontelles dopo la sua nomina ad Alto Rappresentante UE per la Politica estera. “La sfida – ha detto – è unirci per contare di più. Condividere la sovranità è il contributo dell’Europa al mondo. Il momento è critico: all’Onu i veti delle grandi potenze sulle decisioni a maggioranza sono cresciuti in modo esponenziale, gli accordi internazionali sul commercio sono in crisi, si smantellano il patto con l’Iran e il trattato internazionale sulle armi atomiche mettendo a rischio la stabilità nucleare; è emblematica la crisi degli Accordi di Parigi sul clima, nonostante la crisi ambientale”.
“Condividere la sovranità – conclude Borrell – è l’ideale radicato nella storia europea: dalla sconfitta dei due totalitarismi nel 1945 e nel 1989 è nata la nostra libertà, che si è affermata contro la legge del più forte”.

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Tour estivo del progetto “Tamburi di Pace”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

E’ nato dal sodalizio della European Spirit of Youth Orchestra – ESYO, ensemble sinfonico composto da settantacinque giovani musicisti provenienti da tredici paesi europei, con il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, che anche quest’anno l’Università di Camerino di Camerino ha fortemente sostenuto. L’idea di “Tamburi di Pace” nasce dal desiderio di riaffermare, attraverso il linguaggio universale della musica, i valori della pace e del dialogo interculturale. L’edizione 2019 è stata infatti dedicata a una rilettura della mitica traversata mediterranea della principessa fenicia Europa, proponendo una rivisitazione attuale e fortemente metaforica del mito fondativo del nostro continente. Le composizioni narrative che Paolo Rumiz ha recitato durante gli spettacoli si sono ispirate all’antico mito di Europa e hanno dialogato con le musiche di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, Maurice Ravel e Ludvig v. Beethoven, eseguite magistralmente dalla ESYO Orchestra. “L’Università di Camerino – ha dichiarato il Rettore Unicam prof. Claudio Pettinari – con grande soddisfazione ha voluto proseguire anche quest’anno la collaborazione con la European Spirit of Youth Orchestra, progetto di alta valenza formativa ed interculturale, che abbiamo fin da subito sostenuto per i valori che vuole trasmettere, voluti dal maestro e fondatore Igor Coretti, e condivisi da Paolo Rumiz, tanto da rientrare a pieno titolo nel nostro Ateneo all’interno del Centro per la Musica e le Arti figurative. Sia i nostri studenti che la cittadinanza di questo nostro territorio, che hanno risposto in maniera eccellente partecipando numerosi a tutti gli appuntamenti, hanno così potuto non solo godere di un meraviglioso concerto, ma anche tornare a casa arricchiti nell’anima, sia per i temi trattati che per la magistrale esecuzione dei giovani musicisti”.

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La pace desiderata dai tedeschi

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Una pace che fu desiderata, durante gli anni di guerra, non solo dagli italiani ma da una parte dei tedeschi se pensiamo a tanti tentativi per spezzare il corso degli eventi drammatici con un delitto “eccellente.” Ancora sussulti di battaglie e di congiure quando il 20 luglio del 1944 alle 12,42 un ordigno esplose nel bunker (la lagebaracke della wolfsschanze = tana del lupo) di Hitler mentre era in riunione con alcuni alti ufficiali. Molti morirono ma Hitler rimase solo lievemente ferito. Mussolini arrivato a Rastenburg, verso le quattro del pomeriggio di quel fatidico giorno, si vide venire incontro un Hitler allucinato e seppe direttamente da lui cosa era successo.
Sia Shirer, sia Wheeler-Bennet, i due massimi storiografi della caduta del terzo Reich, descrivono il Duce prima sbigottito, poi convinto di scorgere nello scampato pericolo del Fuhrer, un segno della provvidenza la quale stava dalla loro parte. In privato, ad Anfuso, lasciò capire come in fondo non gli dispiacesse la faccenda: anche i tedeschi, questo popolo senza “traditori”, avevano avuto il loro 25 luglio. Venne così alla luce il terzo attentato al Fuhrer. Tutti e tre gli eventi puntavano alla realizzazione di un solo risultato.
Nei progetti delle alte gerarchie militari tedesche tali tentativi, se fossero andati a buon segno, avrebbero potuto portare l’Europa alla pace. In quest’ultima circostanza la bomba fu piazzata dal colonnello Klaus Philip Schenk, conte di Stauffenberg, trentasettenne e con uno splendido passato militare. Egli non era nuovo a queste iniziative e già altre due volte ci aveva provato, ma in entrambe Hitler si era sottratto, per un puro caso, e all’ultimo momento.
La reazione nazista non si fece attendere. Nel processo “lampo” celebrato il 7 agosto dello stesso anno ci furono otto condanne a morte eseguite con l’impiccagione dei colpevoli ai ganci da macellaio e strozzati con corde di violino. In aula erano stati costretti a presentarsi senza cinture e bretelle in modo da doversi reggere i calzoni con le mani, rendendosi ridicoli. Difficile, in questa circostanza, sapere quanti fossero, nel complesso, le vittime della brutale reazione nazista all’attentato. Si parla, comunque, di 16/20mila uccisioni. Ultimi a morire furono quelli che sembravano ormai salvi, dimenticati nei campi di sterminio come Canaris, assassinato il 9 aprile del 1945, un mese prima della resa tedesca.
Tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944 fallirono almeno una mezza dozzina d’attentati contro Hitler. Ricordiamo, ad esempio, quello del 13 marzo del 1943 a-lorché il generale Schlabrendorff, con uno stratagemma, riuscì a piazzare una bomba ad orologeria sull’aereo in cui viaggiava il Fuhrer. Ma l’ingranaggio non funzionò. Ci riprovò nel novembre del 1943 il capitano Axel Von dem Bossche con un gesto da “kamikaze” portandosi in tasca del pastrano due bombe a mano e deciso di lanciarsi addosso al dittatore. Per sua sfortuna l’incontro fu rinviato sine die. Lo stesso tentativo avvenne nel febbraio successivo per opera del tenente Heinrich von Kleist e nuovamente fallì. Questi episodi non furono casuali. C’era stato a Monaco il movimento studentesco della “rosa bianca” finito il 18 aprile del 1943 con la barbara decapitazione, con la scure, dei fratelli Hans e Sophie Scholl e di altri martiri.
Tra le file della stessa Luftwaffe vi era una centrale di spionaggio denominata “Orchestra rossa” a favore dei sovietici e diretta dall’aristocratico conte Harold Schulze-Boysen. C’erano gli intellettuali del circolo di Kreisau, fautori non di attentati ma di resistenza passiva ai nazisti e capeggiati da un nome illustre della nobiltà tedesca: il conte Helmuth von Moltke. C’erano i politici come l’ex sindaco di Lipsia Carl Goerdeler e altri e c’era persino il capo dello spionaggio ammiraglio Canaris con i suoi agenti e pure due religiosi protestanti. Lo stato maggiore, scrive Silvio Bertoldi, in questo fermentare d’inquietudini, era stato il primo a opporsi ai nazisti in ordine di tempo.
Lo Stato Maggiore doveva vendicare tra l’altro, alcuni dei suoi capi più rappresentativi, caduti sotto i colpi di Hitler: dal generale Kurt von Schleicher, cancelliere del Reich al generale Kurt von Bredow, e più tardi, al capo di stato maggiore Werner von Blomberg, tolto di mezzo per avere sposato una ragazza di piccola virtù, per finire al generale Wilheim Fritsch, capo di stato maggiore dell’esercito, ignobilmente ricattato con la falsa accusa di intrattenere rapporti omosessuali. (Riccardo Alfonso)

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Pagine di storia: La pace in Europa e i suoi risvolti in Italia con l’operazione “sunrise”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Tra tante contraddizioni durante e prima la seconda guerra mondiale si arrivò alla fine di questo tunnel degli orrori con la resa incondizionata di tutte le forze tedesche che fu firmata a Reims nel quartiere generale di Einsenhower il 7 maggio 1945. Ma bisogna attendere fino al 2 settembre, dello stesso anno, per veder piegata la resistenza giapponese. Resta comunque da chiedersi se fosse stato possibile pervenire a quest’atto finale, in tempi così ravvicinati, se non fossero state sganciate dagli americani, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto dello stesso anno, due micidiali bombe atomiche che rasero letteralmente al suolo, con centinaia di migliaia di vittime, soprattutto civili, le due città giapponesi.
A cavallo di queste due date, tanto funeste per tutta l’umanità, ed esattamente l’8 settembre 1945, l’U.R.S.S. dichiarò guerra al Giappone. Ora, con il senno di poi, dovremmo pensare che fu la fine di un incubo o che ci siamo infilati in un altro scenario se non di guerra di certo ricco di contraddizioni e di domande senza risposta? La responsabilità la dobbiamo assegnare ai tanti europei che non seppero comprendere che i tempi stavano mutando e nuove speranze e attese stavano presentandosi. A questo punto ci sembra troppo sbrigativo concludere queste reminiscenze pensando contestualmente ai fatti di casa nostra e di cui ci hanno dato ampia e documentata testimonianza Elena Agarossi e Bradley F. Smith nel loro libro Operation Sunrise (Editore Feltrinelli). Cito questo testo, in particolare, poiché lo considero un lavoro di ampio respiro per l’analisi applicata, da quella strettamente strategico militare, a quella politica, psicologica e filologica.
L’operazione “sunrise”, così denominata dai servizi segreti americani, intendeva portare alla resa il mezzo milione di soldati tedeschi di stanza in Italia e di evitare, soprattutto, la formazione, da parte tedesca, della “ridotta alpina” nel Tirolo, una specie di fortezza di Masada ma organizzata, questa volta, nelle grandi proporzioni di un sistema fortificato in un’imprendibile posizione naturale tra le Alpi.
Gli americani, per contro, avevano fretta di terminare lo scontro contemperandovi sia esigenze prioritarie, di natura strategica e politica, sia quelle di: pervenire al controllo militare del bacino del Mediterraneo, di ridurre al minimo le perdite di vite umane delle forze armate U.S.A. e di prevenire le turbative d’ordine politico (possibili sia in Africa del Nord che in Italia) suscettibili di complicare ed ostacolare le operazioni militari. Nel frattempo s’intravedeva la possibilità di favorire, al meglio, i processi di transizione, ma con l’accortezza di evitare la possibilità di una radicalizzazione della lotta politica a sinistra e lo scatenarsi una possibile guerra civile.
Questa complessità delle motivazioni che ruotano intorno all’operazione “Sunrise” fa sì che essa, agli occhi dei più recenti studi storici sugli avvenimenti di quei tempi, riacquisti tutta la sua importanza e rappresenti, in un certo qual modo, una diversa chiave di lettura anche sulle operazioni militari e politiche operate nel resto dell’Europa e fuori di essa. Non dimentichiamo che in questo frangente vi possa essere stata una parallela identità di vedute tra il generale Wolff, comandante delle forze tedesche di stanza in Italia, e gli americani circa la possibilità di una collaborazione in chiave antisovietica.
Non a caso Wolff, dopo la resa, fu frettolosamente imbarcato alla volta degli Stati Uniti e ricoverato in una casa di cura, per dementi, per sottrarlo al processo di Norimberga.
Sta di fatto che per quanto concerne il Sud d’Europa si negò la partecipazione sovietica alla trattativa Sunrise e alla corsa per Trieste che la Sunrise stessa spianò il terreno, in modo decisivo, all’avanzata dell’armata anglo-americana. In questo “affaire” emerge il ruolo fondamentale svolto da Allen Dulles che diresse da Ginevra i contatti americani con il generale Wolff e il comando tedesco e li portò a termine con successo. Dulles, come si ricorderà, divenne il capo della CIA e fu lo stesso che affrontò la durissima prova della guerra fredda, sul finire degli anni quaranta. La resa dei tedeschi avvenne in Italia il 2 maggio del 1945. (Riccardo Alfonso)

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Nono Congresso annuale di PACE

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

Praga. Qual è il ruolo delle lobby e del Public Affair oggi in Europa? E come influenza la democrazia? Questi i temi principali della nona riunione annuale di PACE– Public Affairs Community of Europe – svoltasi il 17 e 18 maggio scorso presso il Malostranská Beseda a Praga (Repubblica Ceca), ospiti dell’associazione residente CEC Government Relations.
Il network delle associazioni di lobbisti in Europa è stato creato per fornire alle organizzazioni aderenti un’identità europea solida e riconosciuta. Promotore della fondazione – nonché uno dei membri aderenti – è il Chiostro, trasparenza e professionalità delle lobby- associazione italiana da sempre interessata a promuovere la cultura, la pratica e la regolamentazione a tutela della trasparenza nella rappresentanza degli interessi.Durante il Congresso annuale PACE, Maria Grazia Persico è stata nominata Board Managing Director. Già vice Presidente del Chiostro e CEO e Founder della società di consulenza MGP&Partners, Maria Grazia opera nel settore del Public Affairs dall’inizio della sua carriera professionale, prima in ANIMA – Federazione della Meccanica di Confindustria – poi in Orgalime – Federazione Europea della Meccanica – e successivamente presso il Comune di Milano. “Il pay off di PACE – Trasparenza. Interessi. Democrazia” sostiene Maria Grazia Persico “dovrebbe aiutare a far comprendere come la difesa degli interessi è parte integrante del processo democratico, ed è forse per questo motivo che il nostro settore è in rapido sviluppo. Consapevoli di questo sarebbe necessario lavorare e impegnarsi per migliorare la reputazione dei lobbisti e cercare di individuare e concretizzare una legislazione che possa favorire una crescita costante e sostenibile di queste organizzazioni”.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: governo e opposizione al lavoro per la pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Avanza il processo di riconciliazione in Sud Sudan, il più giovane Stato del mondo, nella consapevolezza che la pace e la stabilità dipendono dall’accettazione del pluralismo politico e religioso. “Siamo grati alla Comunità di Sant’Egidio di aver ospitato questi giorni di riflessione e dialogo sul futuro del nostro Paese, ancora segnato da divisioni e ostilità: un’importante occasione che ci ha permesso di lavorare insieme per la pace, tra forze politiche diverse, e rende possibile l’impossibile”, ha detto Gabriel Changson Chang, vicepresidente del National Pre-Transitional Committee, intervenendo in conferenza stampa a Sant’Egidio. Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità, ha ripercorso le tappe di un lavoro di mediazione che mira a porre fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata all’indomani dell’indipendenza nel 2011. Dopo la firma dell’accordo di pace ad Addis Abeba, nel settembre 2018, il dialogo tra le parti ha avuto un momento decisivo nel ritiro spirituale a Santa Marta voluto da papa Francesco lo scorso aprile. “Stiamo lavorando insieme nonostante le difficoltà: questo è un punto importante. Ora la sfida è includere i movimenti e i partiti che non hanno firmato la pace e sostenere con ancora maggiore convinzione il National Pre-Transitional Committee, fino alla scadenza del suo mandato, prevista fra tre mesi”, ha osservato Garofalo. Changson ha espresso fiducia nella tregua e nel ritorno della popolazione nei villaggi, insieme all’impegno a preservare lo spirito di unità e la leale collaborazione tra le parti, “i mattoni con cui costruire il futuro del Paese”. Il ruolo dei cristiani, e in particolare del South Sudan Council of Churches, si è rivelato essenziale nei momenti di crisi – ha aggiunto Garofalo – come segno della “volontà di superare le divisioni e lavorare per il bene della popolazione, stremata da lunghi anni di guerra”. Changson ha infine sottolineato come tra i compiti della National Pre-Transitional Committee vi sia quello di individuare e liberare i bambini soldato, utilizzati da diverse fazioni nelle operazioni belliche.

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Fondo per la pace in Africa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Nel corso della sua missione ad Addis Abeba (Etiopia) Neven Mimica, commissario responsabile per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, ha firmato con Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana (UA), un accordo con il quale l’Unione europea si impegna a stanziare 800 milioni di EUR supplementari per sostenere l’UA nei suoi sforzi volti a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità in Africa. Il commissario Mimica ha dichiarato: “L’Europa rimane il primo partner dell’Africa nel campo della pace e della sicurezza. Dal 2004 a oggi il Fondo per la pace in Africa ha fornito oltre 2,7 miliardi di EUR per finanziare soluzioni africane ai problemi africani. La quota più consistente della somma aggiuntiva di 800 milioni di EUR annunciata oggi sarà utilizzata per operazioni di sostegno della pace condotte dai nostri partner africani”. Grazie a tali finanziamenti supplementari l’Unione europea sosterrà il potenziamento delle strutture e dei meccanismi di prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti in un contesto di rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Il nuovo stanziamento permetterà inoltre all’UA di finanziare un meccanismo di reazione rapida (link is external) per iniziative di diplomazia preventiva e di mediazione, oltre allo svolgimento di operazioni di pace condotte sotto direzione africana.

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“Pace senza confini”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Madrid dal 15 al 17 settembre 2019.In migliaia arriveranno da tutta Europa per assistere all’evento, che sarà di fatto una grande manifestazione per la pace. Il programma prevede l’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 15 settembre al Palacio Municipal de Congresos de Madrid, lo svolgimento dei panel per tutta la giornata del 16 e la mattina del 17 (nel centro storico della Capitale) e la cerimonia finale nella Plaza de la Catedral de la Almudena.“Pace senza confini”, promosso insieme all’arcidiocesi della capitale spagnola, ha l’obiettivo di dare risposte concrete di pace e di dialogo non solo di fronte ai focolai di guerre esistenti ma anche ad un clima di conflitto permanente a cui si stanno abituando le nostre società, a partire dalla violenza del linguaggio verbale e dal risorgere di fenomeni di razzismo e xenofobia.Rinnovando lo “spirito di Assisi” – come fa ogni anno Sant’Egidio assumendo l’eredità della prima grande Preghiera per la Pace, voluta da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986 – si intende far crescere quella rete di dialogo, capace in passato di operare una “pace preventiva” in tanti angoli del mondo e di dissociare in modo fermo le religioni dalle guerre e da ogni forma di violenza e di terrorismo.Per tre giorni leader cristiani, ebrei, musulmani e delle religioni asiatiche interverranno, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura, in una trentina di tavole rotonde. Tanti gli argomenti al centro dell’attenzione, non solo il dialogo interreligioso e la prevenzione dei conflitti, ma anche la necessità del disarmo, l’emergenza ambientale, il futuro dell’Europa, il fenomeno delle migrazioni, i temi dello sviluppo e della giustizia sociale.Prevista la partecipazione di numerose personalità istituzionali, religiose e del mondo della cultura, per il momento oltre 300, provenienti da tutti i continenti, tra cui l’arcivescovo di Madrid, cardinale Carlos Osoro Sierra, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, l’economista statunitense Jeffrey Sachs, il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, il rabbino capo di Tel Aviv, Israel Meir Lau, il rettore dell’università di Al-Azhar, Mohammad Al-Mahrasawi e il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.https://preghieraperlapace.santegidio.org/

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“Cinque fucili per formare Leader di Pace”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

«Confermo l’adesione alla campagna Leaders for Peace e vi porto un gesto piccolo, simbolico, ma concreto: cinque fucili. La nostra Difesa rinuncia all’acquisto di cinque fucili per sostenere la vostra campagna». Con queste parole il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante la visita a Rondine Cittadella della Pace, ha confermato l’impegno preso a febbraio, quando firmò l’appello di “Leaders for Peace” dichiarando che avrebbe spostato il costo di un’arma dal bilancio della Difesa in borse di studio per formare leader di pace.«Chi ha responsabilità politiche di vertice come me deve dare segnali concreti – afferma il presidente, e rilancia: – Non solo aderisco con questo gesto simbolico ma concreto, ma mi farò latore con gli altri leader di governo che incontrerò, cercando di diffondere la vostra iniziativa. Ne condivido i valori di fondo, quindi sarò vostro testimonial, con i leader di governo e i capi di stato».Dalla Cittadella della Pace il Premier annuncia un impegno del Governo nella mediazione in tutti gli scenari globali di conflitto, dalla Libia al Venezuela, ribadendo la convinzione che «la violenza non può che generare violenza. Non è possibile pensare di stabilizzare un paese con l’intervento militare.»Il raggiungimento della pace necessita di una «feroce determinazione».La stessa che hanno manifestato le studentesse della World House, lo Studentato internazionale di Rondine che accoglie giovani provenienti da luoghi di conflitto o post conflitto di tutto il pianeta, che hanno scelto la Cittadella della Pace per incontrare il proprio “nemico” e formarsi come leader di pace. Tra loro Stephanie, proveniente dalla Colombia, il paese che ha subito il conflitto più lungo dell’America Latina: «In Colombia essere un leader con un pensiero diverso dall’oligarchia significa morte certa. Io ho preso la decisione di affrontare le mie paure e diventare una leader di pace, perché voglio prendermi la responsabilità di essere un’agente di cambiamento nella mia società: le decisioni che prendiamo oggi saranno la realtà di domani e noi giovani vogliamo avere il diritto di decidere». Al suo fianco Sara, dalla Bosnia-Erzegovina: «Non si può risolvere un conflitto con politiche che disumanizzano l’altro, neanche con discorsi retorici che alimentano le divisioni tra un noi e loro, tra giusti e sbagliati, tra amici e nemici. Purtroppo spesso queste azioni possono diventare il preambolo delle guerre.»«Non chiediamo il disarmo, altrimenti si confonderebbe l’obiettivo finale con il primo passo», afferma il presidente di Rondine Franco Vaccari. «Rondine ha scelto di investire sul primo passo e sul valore del simbolo e siamo felici che questo sia arrivato proprio dal governo italiano».
Alla visita presenti anche il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei, l’imprenditore umanista Brunello Cucinelli e il Segretario Generale del Ministero degli Esteri Elisabetta Belloni, dalla quale è arrivato l’invito alle Nazioni Unite, luogo simbolo dove lo scorso dicembre è stata lanciata la campagna globale “Leaders for Peace” per la riduzione dei conflitti armati nel mondo, che oggi trova il suo primo sostegno concreto. Ancora 192 quindi i Paesi Membri a cui Rondine continuerà a chiedere sostegno. Intanto il primo mattone della nuova Global Leaders School è stato posato simbolicamente dal Presidente Conte, che ha concluso: «Se si riesce a condividerlo con altri leader, e io sono nella posizione per farlo, significherebbe diffondere a macchia d’olio in tutto il mondo una nuova sensibilità».

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