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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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A Bergamo il più giovane paziente italiano con mini-pacemaker senza fili

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Bastava un po’ di agitazione, un’emozione più forte del solito e il cuore di Marco (il nome è di fantasia) smetteva di battere. Un dolore improvviso al petto e il buio, uno svenimento, fin dai 7 anni. Interminabili secondi per i genitori, imprevisti e imprevedibili, capaci anche di non manifestarsi per mesi, anni e poi all’improvviso ricomparire. Un disturbo che la scienza definisce asistolia: il cuore di colpo smette di battere. Si tratta di un particolare tipo di bradiaritmia, un’alterazione del ritmo cardiaco per cui, per un periodo più o meno lungo, manca l’impulso che dovrebbe generarsi automaticamente nel nodo del seno e far battere il cuore. Così, senza sintomi premonitori, il battito cardiaco si ferma, provocando l’improvvisa perdita di coscienza e spesso brusche cadute a terra. Questa condizione risulta pericolosa sia per i possibili traumi, sia perché il cuore potrebbe non ripartire in modo corretto, ma con quella particolare aritmia ventricolare maligna che porta alla morte.L’equipe di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione cardiaca del Papa Giovanni XXIII segue il bambino fin dal 2013 e, vista l’età e la frequenza irregolare dei disturbi, hanno fatto ricorso a un loop recorder. Con una specie di siringa, i medici posizionano sotto la cute, vicino al cuore, una sorta di minuscolo “registratore automatico”, grande solo un terzo di una pila ministilo AAA, in grado di registrare l’elettrocardiogramma, giorno e notte continuativamente, distinguendo e memorizzando sia le pause del battito che le aritmie pericolose. I curanti possono valutare il tracciato sul computer dell’ospedale, a cui viene inviato durante la notte. Registrare le aritmie al momento giusto aiuta i medici a diagnosticare con precisione l’irregolarità del battito cardiaco e a prendere una decisione tempestiva. Nel 2016 il cuore di Marco si ferma ancora, poco prima si era agitato per un piccolo incidente. La sincope dura 9 secondi. Già si inizia a parlare della possibilità di dover impiantare un pace maker endocavitario convenzionale, con un catetere, una sorta di filo che arriva al cuore. Un dispositivo che lo avrebbe sì protetto dalle asistolie, togliendogli però la possibilità di vivere come tutti i suoi coetanei, di fare sport, di giocare a pallone, di sciare e molto altro ancora. I genitori e i medici discutono a lungo e si concorda di aspettare: è un rischio, ma Marco non vuole smettere di giocare a pallone, né essere diverso dagli amici.
“Per arrivare al cuore non apriamo il torace – commenta la dottoressa Paola Ferrari -. La sonda passa attraverso la vena femorale. In questo caso però l’incognita maggiore riguardava il diametro della vena. Trattandosi di un ragazzino, lo strumento che ci permette di arrivare al cuore poteva avere dimensioni maggiori del vaso sanguigno di Marco, perciò abbiamo dovuto agire con estrema delicatezza. Siamo risaliti dall’inguine con il dispositivo che libera il pacemaker, lo abbiamo posizionato all’interno del cuore, nel ventricolo destro, e rilasciato nel sito d’ancoraggio, dove rimane grazie a piccoli ganci”.
“La scelta del dispositivo non è stata compiuta a cuor leggero. E’ una conquista tecnologica che ha ancora un grosso limite – prosegue la dottoressa Ferrari -. Quando la pila di un pace maker classico si esaurisce, noi riapriamo la ferita e lo sostituiamo. In questo caso, almeno per il momento, l’unica soluzione è lasciarlo nel cuore e metterne un altro simile, oppure posizionare un pace maker tradizionale”.
“In tutti i campi della medicina – conclude la dottoressa Ferrari – le nuove tecnologie stanno aiutando i medici e i pazienti, in particolare nell’aritmologia. Se poi parliamo di cuori piccoli come il pugno di un bimbo, tutto ciò che è “mini” può essere un “grandissimo” passo avanti”.
Il loop recorder fornisce un perfetto monitoraggio del battito cardiaco, ma i tracciati vanno interpretati. Al Papa Giovanni questo compito spetta a una nuova figura professionale, laureata in tecnica di fisiopatologia e perfusione cardiaca che ha seguito un training ad hoc durante la formazione universitaria, seguita dall’équipe del Papa Giovanni. Cristina Leidi, entrata a far parte della squadra di elettrofisiologia, è la persona che ogni giorno visiona i tracciati inviati da casa all’ospedale, da tutti i pazienti seguiti al Papa Giovanni, 750 fra adulti e pediatrici. Se qualcosa non va, il caso viene discusso collegialmente e nel caso sia necessario intervenire o modificare la terapia, il paziente viene contattato tempestivamente. Una soluzione che permette di seguire scrupolosamente anche i pazienti che abitano lontano, fuori provincia o regione. (foto: equipe elettrofisiologia copyright ASST Papa Giovanni XXIII)

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Telemedicina: in Italia la prima trasmissione dati mondiale tra pacemaker e smartphone

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Si chiama Bluesync® ed è il nuovo sistema di comunicazione Bluetooth di Medtronic presentato oggi a Bologna in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC). Permette la trasmissione dei dati provenienti da un pacemaker direttamente su smartphone o tablet. Il primo paziente a godere di questa tecnologia a livello mondiale è un italiano in terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT) con dispositivo impiantabile, seguito dall’equipe del dottor Giulio Molon dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar in provincia di Verona.
Il tele-monitoraggio a distanza è possibile già da diversi anni grazie al sistema Medtronic CareLink. Un monitor installato presso l’abitazione del paziente che, connesso a internet, permette l’invio dei dati dal pacemaker in modo automatico o manuale, visionabili dal medico tramite un sito web dedicato e protetto. In Italia sono circa 65mila i pazienti a cui ogni anno viene impiantato un pacemaker, il 10% sono controllati in remoto con questa tecnologia.
Oggi, grazie a Bluesync®, il pacemaker può comunicare direttamente e in qualsiasi momento con un’applicazione scaricabile gratuitamente su un dispositivo mobile, tramite un protocollo sicuro e protetto NIST (National Institute of Standard Technology). I dati memorizzati dal dispositivo vengono inviati automaticamente tramite smartphone al cardiologo. Il paziente, inoltre, attraverso la App può avere accesso per la prima volta ad alcune informazioni come lo stato della batteria, l’attività fisica giornaliera e il numero di trasmissioni che invia allo specialista.
Una tecnologia oggetto di studio e di sviluppo da parte di Medtronic negli ultimi cinque anni: progettata per essere parte integrante di tutti i nuovi prodotti, è la prima soluzione disponibile sul mercato capace di gestire in remoto e in maniera completamente automatica e sicura, tramite piattaforma mobile, il paziente portatore di pacemaker.
“Attraverso questa nuova tecnologia si riuscirà a gestire il paziente in remoto in maniera semplice e snella – ha affermato il dottor Giulio Molon, responsabile di Elettrofisiologia dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar in provincia di Verona -. Essere coinvolti nella gestione del proprio dispositivo cardiaco impiantabile direttamente dal proprio smartphone o tablet, permette al paziente di sentirsi opportunamente monitorato durante la sua vita quotidiana. Condividendo, infatti, alcuni dati del pacemaker, si potrà avere un individuo sempre più informato e consapevole della propria terapia”.
Il sistema composto da App e tecnologia Bluesync® rappresenta, quindi, il primo passo di Medtronic verso una trasformazione della cura, che si pone l’obiettivo di migliorare la gestione dei pazienti, coinvolgendoli in prima persona nel monitoraggio della propria condizione clinica.

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Sessant’anni fa il primo pacemaker

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

firat duruZurigo dal 05 al 07 ottobre 2017 “Hot topic in cardiology” Meeting promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. L’Ospedale Universitario di Zurigo vanta una lunga tradizione nella conduzione di ricerche d’avanguardia e nello sviluppo di innovazioni pionieristiche nel campo della medicina cardiovascolare. Fu proprio a Zurigo che, nel 1958, il celebre cardiochirurgo Ake Senning eseguì il primo impianto di pacemaker al mondo. Inoltre, fu sempre a Zurigo che nel 1977 Andreas Grüntzig eseguì con successo la prima angioplastica coronarica con l’ausilio di un catetere a palloncino di sua invenzione.
«Il programma concentrerà la propria attenzione sulle particolari aree in cui recentemente si sono compiuti progressi e si sono introdotte innovazioni in termini terapeutici nel trattamento dell’angina e delle sindromi coronariche acute, nella fibrillazione atriale, nelle valvulopatie e nell’insufficienza cardiaca» spiega Thomas F. Lüscher, Direttore della Cardiologia all’Ospedale Universitario di Zurigo e presidente del meeting. «A lezioni all’avanguardia si accompagneranno dimostrazioni di casi clinici, tavole rotonde e videovisite dal vivo per procedure interventistiche valvolari. Particolare attenzione sarà dedicata all’insufficienza cardiaca cronica ed acuta, la nuova epidemia del 21°secolo»
cuoreZurich 5. October 2017 to 7. October 2017 Auditorium Careum / Hotel Marriott The University Hospital Zurich has a long tradition in pioneering research and developments in cardiovascular medicine. Indeed, in the sixties the renowned cardiac surgeon Ake Senning established one of the first cardiac surgery departments in Zurich. Besides the worldwide first implantation of a pacemaker, he developed new surgical techniques and procedures particularly for patients with congenital heart disease. Furthermore, in 1977 Andreas Grüntzig successfully performed in Zurich the first percutaneous coronary intervention with a balloon catheter he had developed. His seminal intervention has become one of the most frequently performed procedures in patients with coronary disease and opened the door for interventions in structural heart disease. The current department has continued this tradition and contributed substantially to the understanding and management of atherosclerotic vascular disease and heart failure.On the background of these historic milestones in cardiovascular medicine, it is our great pleasure to continue this tradition as a center of excellence in cardiovascular medicine and to invite you to the preceptorship programme on hot topics in cardiology in Zurich. The programme will focus on special areas with most recent therapeutic advances and innovations including risk factors and cardiovascular prevention, angina and acute coronary syndromes, atrial fibrillation, valve disease and heart failure. A distinguished international teaching faculty will contribute to an outstanding programme on the latest scientific and therapeutic developments in the respective areas.The educational objectives are to provide a comprehensive update on new diagnostic approaches, clinical trials and treatment modalities. State of the art lectures will be illustrated with demonstrations of patient cases, round table discussions and video live cases for interventional valve procedures. A particular emphasis will be placed on chronic and acute heart failure, the new epidemic of the 21st century.Cardiovascular clinicians, internists, and primary care physicians attending will derive benefit from this three-day preceptorship course with the goal to better serve their patients.We are looking forward to welcoming you in Zurich and spending a stimulating meeting together. (Thomas F. Lüscher, M.D. FRCP, FESC Professor and Chairman of Cardiology) (photo: firat duru)

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Dal pacemaker alla cardiocapsula

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2015

pacemakerIl pacemaker più piccolo del mondo arriva in Italia. I primi impianti, iniziati nei giorni scorsi, proseguiranno nelle prossime settimane, coinvolgendo 12 aziende ospedaliere e cliniche nelle città di Bari, Bologna, Brescia, Cotignola, Milano, Pisa, Roma, Torino, Udine.Poco più grande di una pillola, un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, il sistema di stimolazione intracardiaco transcatere Micra™ Transcatheter Pacing System (TPS) di Medtronicè una vera e propria cardiocapsula, pesa 2 grammi, misura poco più di 2 cm e ha una durata che può variare dai 7 ai 14 anni. Viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato, il sistema Micra™, ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati, emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo.A differenza delle attuali procedure di impianto, quella del Micra™ TPS non necessita di alcun filo o catetere e non richiede incisioni nel torace, né la creazione di una tasca sottocutanea, eliminando, così, il rischio di potenziali complicanze legate alla procedura tradizionale.Il dispositivo ha ricevuto il Marchio CE nell’aprile 2015, sulla base dei risultati dei primi 60 pazienti arruolati nello studio clinico mondiale Micra™ Transcatheter Pacing Study, a distanza dei primi tre mesi dall’impianto.Lo studio, multicentrico, a singolo braccio, procede per completare il follow up con il coinvolgimento di 700 pazienti in 56 centri di 19 Paesi. Durante il 36° Annual Scienfic Session della Heart Rhythm Society svoltosi nel maggio scorso, sono stati presentati i risultati relativi a 140 pazienti, che hanno dimostrato il successo della proceduta nel 100% dei casi. Non si sono verificati episodi di infezione o eventi che abbiano richiesto un nuovo intervento. In tutte le visite di follow up dei pazienti (1-3 mesi), poi, i valori della stimolazione elettrica rientravano nei parametri previsti. I soggetti coinvolti coprivano un’ampia gamma di “profili”, dal punto di vista dell’età (da 21 a 94 anni), del peso corporeo (da 41 a 148 Kg), delle comorbilità (BPCO, ipertensione polmonare).La stimolazione del cuore senza elettrocateteri rappresenta un’innovazione rivoluzionaria che si posiziona come una pietra miliare nella storia dei pacemaker, che da circa sessant’anni ha visto numerose ed importanti evoluzioni.
Micra™ TPS, infatti, è uno dei segni tangibili dell’impegno profuso da Medtronic nell’innovazione tecnologica, mirata soprattutto alla miniaturizzazione dei dispositivi cardiaci impiantabili, che comporta notevoli vantaggi e benefici per il paziente. Elemento molto importante, se consideriamo le dimensioni del numero di device cardiaci impiantabili: nel 2014, in Italia, sono stati impiantati, infatti, circa 89.500 dispositivi cardiaci, di cui, 63.440 pacemaker per la bradicardia, circa 2.000 per la resincronizzazione cardiaca (nello scompenso cardiaco) e oltre 24.000 defibrillatori impiantabili.

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Pacemaker a risonanza magnetica

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2011

An artificial pacemaker from St. Jude Medical,...

Image via Wikipedia

Presso l’ospedale Santa Chiara di Pisa è stato impiantato su un paziente di 32 anni, affetto da blocco atrio-ventricolare, il primo pacemaker Accent MRI e il catetere Tendril MRI, nuove tecnologie di St. Jude Medical. Il nuovo sistema permette anche ai pazienti che debbono portare questi dispositivi salvavita di sottoporsi a una risonanza magnetica (MRI) ad alta risoluzione di tutto il corpo. Ciò consente loro di accedere, nella massima sicurezza, ad esami ritenuti oggi essenziali per determinate rilevanze cliniche e trattamenti curativi. Grazie all’utilizzo di questa nuova tecnologia, i pazienti colpiti da gravi patologie quali cancro o ictus, possono sottoporsi in sicurezza a risonanza magnetica sia alla testa che a tutto il corpo, senza compromissioni per il pacemaker impiantato. Le scansioni MRI sono importanti perché possono fornire informazioni di imaging tali da valutare meglio la presenza di alcune malattie che non possono essere adeguatamente valutate con metodi di imaging, come raggi X o ultrasuoni.
Ogni anno, circa 1 milione di pacemaker vengono impiantati in tutto il mondo. I pazienti con pacemaker sono attualmente scoraggiatti a sottoporsi a una scansione a risonanza magnetica poiché gli attuali sistemi di stimolazione possono incidere sulla sicurezza del dispositivo o del paziente durante una MRI. Il nuovo sistema Accent MRI di St. Jude Medical è una piattaforma di stimolazione cardiaca avanzata che fornisce una telemetria wireless e algoritmi personalizzazibili per il singolo paziente, con l’ulteriore vantaggio della possibilità di sottoporsi a MRI.
St. Jude Medical ha sviluppato una soluzione unica in grado di ottimizzare le relazioni tra i reparti di cardiologia e di radiologia. Il sistema consente inoltre di memorizzare le impostazioni di risonanza magnetica pre-approvate nel pacemaker Accent MRI dei loro pazienti, per eventuali indagini diagnostiche future.
I pacemaker cardiaci sono usati per trattare bradicardia, che è una frequenza cardiaca troppo lenta. Questi dispositivi monitorano il cuore e forniscono una stimolazione elettrica quando il cuore batte troppo lentamente per le specifiche esigenze fisiologiche del paziente.
L’ospedale Santa Chiara è un centro di eccellenza nel settore dell’elettrofisiologia e del trattamento del ritmo cardiaco. In particolare, gli elettrocateteri sono sempre stati di grande interesse per il centro. E’ infatti uno dei pochi centri al mondo che si occupa di estrazione di elettrocateteri. Lo dimostrano le numerose pubblicazioni su autorevoli riviste scientifiche internazionali
La Professoressa Maria Grazia Bongiorni, oltre ad essere Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Santa Chiara è il Presidente in carica dell’Associazione Nazionale di Aritmologia e Cardiostimolazione AIAC, associazione finalizzata alla solidarietà sociale nel settore della medicina con particolare attenzione alla aritmologia cardiaca e riunisce circa 1500 specialisti cardiologi o cultori della materia attivamente impegnati nei settori della elettrofisiologia, stimolazione e defibrillazione cardiaca
St. Jude Medical è impegnata nello sviluppo di tecnologie e servizi medici volti a conferire maggior controllo a quanti trattano pazienti affetti da disturbi cardiaci e neurologici e dolore cronico in tutto il mondo. http://www.sjm.com

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Vivere con un “pacemaker” nel cervello

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

Varsavia 20 e 21 settembre un workshop internazionale sulla stimolazione celebrale profonda per malattie psichiatriche e neurologiche coordinato dalla Sissa di Trieste
All’età di soli 36 anni Lucilla Bossi, allora ballerina alla Scala di Milano, scoprì i primi sintomi del Parkinson. I tremori hanno tormentato Lucilla per più di un decennio, finché non è stato possibile attenuarli grazie alla stimolazione celebrale profonda (DBS), una tecnica chirurgica che prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione nel cervello, controllati da uno strumento simile a un pacemaker. Ora Lucilla è una delle oltre 50 mila persone al mondo che si sono sottoposte alla DBS per alleviare i sintomi di malattie trattamento-resistenti. Ma quali sono le potenzialità, i limiti e i costi di tale tecnologia? Quali gli effetti su comportamento e personalità dei pazienti che la subiscono? La DBS cambia la definizione di essere umano?
Ne discuteranno in Polonia, pazienti, ricercatori, medici, sociologi, filosofi e giornalisti da tutta Europa in occasione del workshop brains in dialogue on deep brain stimulation, organizzato nell’ambito del progetto europeo bid-brains in dialogue coordinato dalla Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste. L’utilizzo terapeutico della stimolazione celebrale profonda è in continuo aumento in diversi ambiti: Parkinson, distonia, dolore cronico, epilessia, disturbo ossessivo-compulsivo, Sindrome di Tourette e depressione. Il workshop consentirà di fare il punto sui benefici e i rischi della DBS e di discutere delle sfide etiche e sociali collegate al suo utilizzo.
Lucilla Bossi (ora presidente di Parkinson Italia) e Verona Butler (presidente di A.D.D.E.R., UK) apriranno i lavori del meeting raccontando la loro esperienza come pazienti DBS. Alcune tematiche affrontate: Mauro Porta (IRCCS Galeazzi e Policlinico San Marco, Italia) parlerà degli ultimi sviluppi nell’utilizzo della DBS per la Sindrome di Tourette; Thomas Schlaepfer (Università di Bonn, Germania) esporrà sull’uso della DBS nel trattamento dei disordini psichiatrici e della depressione; Maartje Schermer (Erasmus Medical Centre, Olanda) discuterà dei rischi di alterazione della personalità; Emma McIntosh (Università di Oxford, UK) parlerà dei costi della DBS per la sanità pubblica.
La due giorni si concluderà con la tavola rotonda aperta al pubblico Brain, machine and something in between, martedì 21 settembre alle 18:00 al Caffé Skwer (in polacco con traduzione consecutiva). Piotr Durka (Università di Varsavia, Polonia), Tomasz Mandat (CO-I, Polonia), Maartje Schermer (Erasmus MC, Olanda) e Marcin Rotkiewicz (Polityka Magazine, Polonia) porteranno la discussione sulla DBS tra il pubblico, allargandola alle interfaccia cervello-computer, quei sistemi che promettono di aiutare le persone disabili a controllare autonomamente computer, sedie a rotelle e protesi. L’evento si svolgerà nell’ambito del Festival della Scienza di Varsavia (www.festiwalnauki.edu.pl).

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