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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘padre’

Il padre, il figlio e l’asino

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2018

Abbiamo fatto riferimento in un nostro precedente articolo, a proposito del rifiuto renziano ad un’alleanza con i pentastellati, alla famosissima fiaba di Esopo della volpe e l’uva. La volpe tentò più volpe di raggiungere un grappolo d’uva ma non riuscendovi disse che era troppo acerba. Ora mi sovviene un’altra storia, che fa al mio caso, prendendo lo spunto dalle tantissime critiche che sono state scritte e rilanciate sul social a proposito del contratto di governo pentastellati-lega.
Mi riferisco a quella del “padre, del figlio e dell’asino” e il giudizio dei passanti sempre negativo se il padre andava il groppa all’asinello per alleviare la fatica del percorso lasciando a piedi il figlio e per contro se avveniva il contrario l’immancabile commento era: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”. Se poi entrambi montavano in sella all’asino questo diventava un piccolo ed esile animale che doveva sopportare il peso di due persone. Ma se l’asino veniva liberato, dal figlio e dal padre, da tale carico gli asini diventavano due “mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi.” Alla fine i due viaggiatori con il loro asinello smisero di ascoltare i critici e continuarono a fare come erano soliti. D’altra parte le critiche che i pentastellati hanno dovuto subire da alcuni anni a questa parte sono state sproporzionalmente feroci e ingiuste e figurarsi ora che sono arrivati nella stanza dei bottoni se i loro critici potevano perdersi questa ghiotta occasione. Non dico che sono perfetti. La perfezione non è di questo mondo. Stanno, nel loro piccolo, cercando solo di portare avanti un impegno che i precedenti governi hanno disatteso e ci vorrà del tempo perché si possano vedere i risultati per risollevarci dallo sfacelo lasciato.
L’Italia in queste cose ha perso più di un’occasione. La prima a mio avviso è stata al tempo che è seguita la fine della seconda guerra mondiale. Gli anni della ricostruzione e del boom industriale dovevano essere consolidati e non sfruttati per fini personali. La corruzione, infatti, richiamata dallo stesso Amintore Fanfani in un’assise congressuale del suo partito negli anni sessanta e colta nella sua gravità sia da Berlinguer sia da Aldo Moro, non fu sconfitta ma semmai pianificata nel modo peggiore. Giunsero gli anni di mani pulite e nutrimmo la speranza di un rinsavimento. E ora ci stanno provando in due ad usare la fionda di Davide per opporsi alla lancia di Golia. Ci riusciranno? (Riccardo Alfonso)

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Padre, Figlio e Sottospirito

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

antonio-tintisRoma Sarà in scena al Teatro dei Conciatori Via dei conciatori, 5 dal 22 al 27 novembre Padre, Figlio e Sottospirito, drammaturgia e regia Mauro Santopietro, con Antonio Tintis produzione Indigena Teatro – Residenza Artistica Errare Persona/Casa D’Arte sostenuta da MIBACT e Regione Lazio. La vicenda si svolge in una provincia dimenticata dove i Paesi hanno nome di Santi, l’Italia. In questa terra tre ragazzi, fratelli, abbandonati, vittime e carnefici a loro volta, vivono in crisi ai margini di una crisi. Spinti dal bisogno di soldi e dalla necessità di scoprirsi finalmente adulti si rendono tutti e tre martiri. Il fratello più grande, Nino, decide di arruolarsi come militare, certo di ottenere uno stipendio che sarebbe difficile da conquistare per qualsiasi ragazzo oggi. La sorella, Alessia, decide di prestare servizio volontario in qualche associazione di aiuti umanitari, con l’intento di scoprirsi finalmente utile a qualcuno. Simone invece, il protagonista di questa vicenda, rimane. I tre fratelli si dividono, perdendosi per qualche tempo. Avviene poi che Nino ed Alessia, gli unici ad aver avuto il coraggio di allontanarsi dalla loro terra, vengono uccisi, lì dove la guerra però si fa per davvero. Sarà Simone a doverli seppellire, lui che per mancanza di spirito è stato l’unico a rimanere nel Paese in cui è nato e cresciuto, il solo a poterli seppellire, a poter fare i conti con le scelte fatte, le sue e quelle dei fratelli. Sceglie di farsi prete, perché si guadagna circa mille euro al mese e si ha diritto a vitto e alloggio gratuito; perché facendosi prete ha l’occasione di rivedere almeno le salme dei fratelli. Quella di Simone diventa così una discesa agli inferi, forse inevitabile, che viene raccontata riavvolgendo il nastro dei ricordi quando ormai tutto è già stato compiuto. (foto: antonio tintis)
TIPOLOGIA BIGLIETTI: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 € ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

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Il padre infedele

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 luglio 2014

il padre infedeleAutore: Antonio Scurati Editore: Romanzo Bompiani Prezzo: € 9,99. ‘Forse non mi piacciono gli uomini.» Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l’accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con Il padre infedele Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell’educazione sentimentale di una generazione.

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Genitorialità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2010

Lettera a direttore. C’è una cosa in particolare di mio padre che vorrei ricordare, una cosa molto semplice ma anche molto importante. E’ il suo modo di fare il genitore.  Quando ero piccolo ed eravamo io e lui era padre per me, quando c’erano altri ragazzi invece era padre per tutti.. nessuna preferenza, sguardo particolare, favore, tutti sulla stessa barca, nel bosco o su un campo di calcio.. tutti fratelli, tutti con le stesse regole e con le stesse opportunità di merito.  Questa cosa era molto diffusa tra gli adulti del secondo ‘900 perché essendo molti padri mai tornati dalle guerre era frequente il prendersi carico di bambini e ragazzi meno fortunati, ma non solo.. era anche un modo di esercitare quei valori della Costituzione Italiana appena scritta, valori di fratellanza e unità dove a caro prezzo si era visto il lato oscuro del possesso e dell’individualismo spinti agli eccessi.  Condividere i figli e donare la genitorialità non era dunque solo atto di compassione e bontà ma anche spessore di persone lungimiranti che avevano intuito il significato complesso dell’esistenza e che niente era tuo per sempre tanto meno una vita nascente di cui eri custode assieme ad altri e soprattutto coltivatore per il futuro.  Negli occhi di chi ha avuto un padre così e ne ha capito il significato si può  ancora vedere la convinzione di chi sa che l’amicizia, l’apertura, la trasparenza e l’onestà sono l’unico modo per andare d’accordo, mettere insieme delle regole comuni e costruire una società che rispetti sia l’individuo (uomo e donna) che la collettività e la sua necessaria coesione e straordinaria forza umana.  Oggi vedo spesso mamme (e talvolta mammi) che invece trattano i propri figli in modo troppo esclusivo, egocentrico, privilegiato, materiale, fanno continue differenze con i figli degli altri (da come vestono a come sono educati a come vanno a scuola o guadagnano) e invece che parlare con le altre mamme e trovare amicizia e punti d’incontro, si chiudono nella critica, nel bisbiglio, ma soprattutto chiudono i loro figli prematuramente tra le mura altissime dello scetticismo, del mal pensare, della sfiducia, quasi come se il successo del prossimo fosse l’insuccesso proprio, il progresso di uno stato il regresso di un altro.. ed insinuano lentamente nelle giovani menti una domanda, una posizione di scelta.  Ma è una domanda stupida e ottusa, che non ha senso farsi ed incentivare: l’unico progresso possibile è quello mio e del prossimo assieme, degli individui e della collettività, del mio stato e di quello accanto, chi sceglie o vuole scegliere sbaglia perché i due piani sono legati e non possono che progredire e regredire assieme.   I genitori del futuro dovranno perciò essere più aperti alla condivisione, pensare più globalmente, consapevoli di crescere i figli in una grande unica città dai mille quartieri, che è il mondo. Ci sono regole da riscrivere è vero, ma anche altre da preservare come questa semplice che ho appena raccontato e che è bellissima perché ti permette di essere ovunque e di poter sempre incontrare uomini e donne che ti fanno sentire a casa tua, perché sebbene lingua, colori o usanze posano essere diverse, l’essere genitori o figli è sempre la stessa cosa.   La conoscenza viene soprattutto quando faccio lo sforzo di cercarla: se non la cerco non sarò libero, se non la dono non sarà libero il mio mondo. (Fabio Barzagli resp. portale nazionale http://www.infanzia-adolescenza.info)

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Padre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Ci saranno ancora sacerdoti nel futuro della Chiesa? Chi è il prete? Un uomo comune, peccatore come gli altri, investito di poteri così straordinari da mutare il pane e il vino nel corpo e sangue di Cristo, chiamato da una vocazione così sublime da fare di lui un ponte tra il cielo e la terra. di Massimo Camisasca Edizioni San Paolo 222 pagine – € 16,00

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