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3° Rapporto I padroni della terra 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Roma Venerdì 16 ottobre 2020, ore 10.00 – 12.30 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani – Via della Dogana Vecchia, 29 su iniziativa della Senatrice Loredana De Petris e in collaborazione con FOCSIV sarà presentato il 3° Rapporto “I Padroni della Terra. Rapporto sull’accaparramento della terra 2020: conseguenze su diritti umani, ambiente e migrazioni”. Il Rapporto è realizzato nell’ambito del progetto Volti delle Migrazioni, cofinanziato dall’Unione Europea, e in collaborazione con GCAP Italia e CIDSE. Per il terzo anno consecutivo il Rapporto, ideato e realizzato da FOCSIV, analizza e focalizza il fenomeno dell’accaparramento delle terre – conosciuto come land grabbing, ossia il crescente impossessamento di grandi appezzamenti di terra fertili da parte di imprese multinazionali, finanza ed investitori immobiliari interazionali e Stati, a danno delle comunità di contadini locali e dei popoli indigeni- nel quadro della competizione globale per le risorse naturali, sempre più scarse. […]

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“In politica estera questo è un governo con troppi padroni e nessuna linea”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

“Sul Venezuela abbiamo fatto una figuraccia mondiale, stando a favore del dittatore comunista Maduro e negando solidarietà a decine di migliaia di venezuelani di origine italiana perseguitati dal regime. In Libia abbiamo sbagliato interlocutore consegnando alla Francia un ruolo decisivo nella gestione della crisi e mettendo a repentaglio i pozzi gestiti da Eni. In Medio Oriente confusione totale. D’altra parte se, come i 5 Stelle, non si ha un’identità ben definita non si possono che fare danni”.Lo dice in una intervista ad Affari Italiani il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
“Più vicina a Putin o Trump? Non faccio la tifosa di altri leader stranieri – spiega il presidente di FdI – Ho sostenuto Putin nella sua azione militare in Siria che è stata decisiva per distruggere l’Isis ma non ho esitato a schierarmi dalla parte del popolo venezuelano mentre i russi sostengono Maduro. Allo stesso modo mi piace Trump con la sua idea di patriottismo anche economico e per la sua politica di shock fiscale che vorremmo importare anche da noi ma abbiamo dubbi sulle sanzioni all’Iran e alla Russia, che danneggiano le nostre imprese. Entrambi mettono al centro delle loro politiche l’identità e l’orgoglio nazionale e per questo sono odiati dai sacerdoti del politicamente corretto. Via della Seta? Il governo italiano è stato troppo ingenuo e subalterno ai cinesi: chi controlla le reti oggi controlla tutto e non possiamo correre il rischio di lasciarle in mano a uno Stato in cui capitalismo aggressivo e comunismo si sono fusi in un mix micidiale. Siamo l’Italia, dobbiamo ambire ad essere rispettati da tutti e sudditi di nessuno”, continua Meloni.

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TAV, ILVA e i Sindacati Padroni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

A Torino, il presidente dell’Unione industriali, accompagnato da sindacalisti e politici complici, ha evocato la marcia dei 40.000 del 1980 come possibile risposta se si bloccasse la TAV. La ‘’grande opera” è difesa con le unghie e con i denti da quell’intreccio perverso partiti/sindacati/impresa/malaffare che si è materializzato lo scorso lunedì sotto le finestre del palazzo comunale di Torino. Poco importa che la TAV sia inutile, dal costo insostenibile, che sottragga risorse allo stato sociale, foraggi un sistema clientelare corrotto e che sia ambientalmente devastante; l’importante che sia profittevole per i loro indicibili e privatissimi interessi. Non è certo un caso che i SI TAV rievochino quella marcia che dopo 35 giorni di sciopero in Fiat, segnò la capitolazione della cgil alla volontà del padronato, trascinando nella polvere l’intero movimento operaio. I padroni hanno paura che la protesta, fortissima nel territorio, si saldi con le lotte del movimento sindacale conflittuale a cui essi tentano a loro volta di fare paura. A Taranto, da lunedì ha avuto inizio all’Ilva la nuova era della multinazionale dell’acciaio, con sede in Lussemburgo, l’ArcelorMittal. Sono infatti cominciate ad arrivare le lettere di messa in cassa integrazione agli oltre 2600 operai di cui l’Ilva vuole liberarsi . Grazie all’accordo firmato il 6 settembre da cgil,cisl,uil,ugl e usb con governo e ArcelorMittal, quest’ultima ha avuto mani completamente libere per decidere chi espellere dalla fabbrica.
Esattamente come avevamo denunciato il giorno dopo l’accordo e nei giorni del referendum truffa, durante il quale gli operai dovevano votare a scheda aperta davanti agli stessi sindacalisti che avevano firmato l’accordo.
Ora, chi ha osato tenere la testa alta e votare no, chi ha scioperato il 26 ottobre con la FLMU/CUB e SGB, chi ha lottato in questi anni per la riconversione delle fonti inquinanti e per il diritto alla salute e al lavoro; dal 1 novembre non dovrà più presentarsi al
lavoro. L’ammucchiata dei sindacati firmatari, oggi versa lacrime di coccodrillo per tentare di salvare la faccia dopo avere venduto il culo degli operai, dando dimostrazione di non curarsi minimamente dei veri interessi dei lavoratori e della classe in generale, ma esclusivamente di quelli dei padroni.
La Taranto dell’Ilva e la Torinodella TAV, sono due dei luoghi dove in questa fase emergono maggiormente le contraddizioni politiche interne ed esterne ad un governo che si definisce “del popolo” e dove allo stesso tempo si rende evidente la natura complice degli interessi padronali ed antipopolari di alcuni sindacati. Le grandi, belle e combattivemanifestazioni che il 26 ottobre hanno percorso le strade di quelle città rappresentano metaforicamente un filo rosso che come SGB, abbiamo steso in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, un filo che vogliamo rafforzare a favore degli interessi dei lavoratori e dei settori popolari, contro la prepotenza del padronato, della politica e del sindacalismo complice. Sosteniamo le lotte dei lavoratori e della cittadinanza tarantina per la riconversione dell’Ilva e le lotte NOTAV della popolazione torinese per lo STOP alla “grande opera”!

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I contenuti prevalgono sulla politica

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

«Sul Teatro Valle prevalgano i contenuti sulla politica. La Capitale ha bisogno di un luogo significativo dove collocare e valorizzare la tradizione italiana, tra cui emerge la Commedia dell’Arte, una forma d’arte che sta per essere riconosciuta come “patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco” e che tutto il mondo ci invidia, eppure completamente assente da Roma e dell’Italia. Ricordo che ‘L’arlecchino, servitore di due padroni’ è lo spettacolo italiano più rappresentato nel mondo». È quanto dichiara in una nota il deputato romano del Pdl e membro della Commissione Cultura di Montecitorio, Fabio Rampelli, che ha aggiunto: «Paradossalmente, mentre altri Paesi, che hanno in questo senso una tradizione decisamente meno ricca della nostra, valorizzano il loro patrimonio con interventi e iniziative di spessore, come ad esempio con il Teatro Nero di Praga, il teatro Shakespeariano di Londra e la Comédie-Française, l’Italia dimentica un patrimonio inestimabile come la Commedia dell’Arte. Dunque invece di pensare a chi debba gestire il Teatro Valle o gli altri enti culturali della città, sarebbe opportuno elaborare e sviluppare progetti di valorizzazione e cercare poi le persone più titolate a farlo, anche in previsione di tessere rapporti internazionali». «L’impressione che spesso si ha, al contrario, è di una spasmodica rincorsa di nomi altisonanti, magari di personalità ‘spompate’ che non hanno più stimoli a fare bene, e che talvolta neanche accettano, salvo controllare tutti i ruoli artistici e le strutture con persone di loro riferimento, senza nessuna trasparenza», ha concluso Rampelli.

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