Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘paese’

Governo: Un Paese normale, che non c’è

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Un Paese normale è una aspirazione: un maggioranza che governa e una minoranza che fa opposizione.Purtroppo, non c’è. Chi governa fa opposizione a se stesso, litiga, si insulta e si ricompone, di giorno in giorno, mentre l’opposizione è latente.Sicchè, abbiamo un governo gialloverde, cioè Lega e M5S, uniti da un contratto, di volta in volta invocato, per poi per essere disatteso, il che lascia spazio a litigi continui.
Il Pd dà fiochi segnali di vita; Fi e FdI, formalmente all’opposizione, in realtà sono nella maggioranza. Siamo il paese di Arlecchino e Pulcinella, mi dicono gli amici. Forse, a me pare il Paese dell’avanspettacolo nel quale ci si esibisce tra le urla e il motteggio degli spettatori. Basterebbe guardare i cosiddetti talkshow, trasformati in arene, dove la voglia di rivalsa trasuda abbondantemente ogni volta che il malcapitato di turno è messo alla gogna.Avremmo bisogno di un Paese normale, purtroppo questo è il Paese del “vaffa” e della “rottamazione”. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Quale strategia italiana per lo sviluppo delle reti ultraveloci e la crescita economica del Paese?

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Roma Mercoledì 17 Luglio 2019 Ore 17:00 – 19:00 Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani Via della Dogana Vecchia, 29. Il futuro della rete italiana a banda ultralarga tra stop-and-go.Quali le ragioni e quali i nodi da sciogliere? Quali i quesiti sullo schema operativo adottabile e quali i dubbi sui modelli di business? La presentazione del libro di Fabrizio Dalle Nogare “Regolazione e mercato delle comunicazioni elettroniche” (Giappichelli Editore), che proprio su questi temi ha centrato la riflessione tra Governance della rete e nuovo Codice europeo delle Comunicazioni elettroniche, sarà occasione di confronto in un momento cruciale per l’assunzione di decisioni consapevoli.
I lavori avranno inizio con il saluto di apertura diMirella Liuzzi, Segretario di Presidenza, Camera dei Deputati. A seguire gli intervento di
Antonio Sassano, Professore, Università La Sapienza
Andrea Zoppini, Professore, Università Roma Tre
Franco Bassanini, Presidente, Open Fiber
Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato, TIM
Mauro Coltorti, Presidente VIII Commissione, Senato
Alessandro Morelli, Presidente IX Commissione, Camera dei Deputati
Modera: Raffaele Barberio, Direttore, Key4biz
Conclude: Angelo Marcello Cardani, Presidente, AGCOM

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Unione Naz. Consumatori su Istat: il Paese arranca

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Secondo la nota mensile resa nota oggi dall’Istat, l’indicatore anticipatore conferma uno scenario a breve termine caratterizzato dalla debolezza dei livelli produttivi.
“Il Paese arranca. Se non si produce la ricchezza non ci possono essere miglioramenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, riassumendo la nota tecnica dell’Istat.”Fino a che la produzione industriale diminuisce, anche il dato positivo dell’occupazione risulta precario. Se a questo aggiungiamo che le previsioni per l’Eurozona indicano un possibile rallentamento, ecco che per l’Italia non ci possiamo attendere nulla di buono. Infatti anche per l’Istat l’economia italiana prosegue nella sua fase di debolezza” conclude Dona.

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Sostenere le grandi Città per la ripresa del Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Roma Mercoledì 17 aprile 2019 ore 16 – Ministero dell’Economia e delle Finanze A seguito del recente conferimento della delega agli enti locali, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, incontrerà i Comuni capoluogo di Città Metropolitana, Istituzioni che rappresentano il motore del PIL nazionale, sia per concentrazione di abitanti che per importanza del tessuto economico, produttivo, culturale e turistico.
Il Vice Ministro Castelli ritiene infatti che l’eterogeneità del nostro territorio debba essere valorizzata, anche attraverso l’individuazione di strumenti normativi validi, che si adattino alle diverse dimensioni demografiche ed organizzative di questi Enti.
In queste Città, dove il tessuto economico e sociale è vivace e produce ricchezza non possiamo avere Comuni spenti o rallentamenti dalle eredità del passato.
L’iniziativa è connessa alla riforma del Testo Unico degli Enti Locali, cui il Governo sta lavorando, ed alla volontà politica di attivare un Tavolo permanente di confronto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitane. All’incontro parteciperà anche il Sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni, Sen. Stefano Candiani.

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Investimenti che contribuiscono alla crescita del Paese”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

“Da parte del Governo c’è un impegno concreto per promuovere ogni investimento che contribuisca alla crescita dell’economia del Paese, alla creazione di nuovi posti di lavoro. C’è la volontà chiara di intervenire per il miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini. La scelta di Amazon di continuare a investire in Italia, in armonia con le nuove previsioni normative in materia di tassazione di piattaforme digitali, testimonia da un lato la competitività della nostra economia e d’altro canto dimostra come una pianificazione realmente attenta alle esigenze dei territori e dei cittadini possa promuovere e attrarre investimenti privati di grande interesse”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, oggi a Torrazza in Piemonte per la presentazione del nuovo centro di Amazon.

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Il terrorismo è e resta un pericolo incombente per il nostro Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Nonostante sia fino ad oggi rimasto indenne dai sanguinosi attacchi che hanno funestato l’Europa, non può e non deve abbassare la guardia e anzi, deve investire e puntare più che mai sul rafforzamento di organi e misure deputate a combatterlo, a prevenirlo e sconfiggerlo. Puntare, soprattutto, sulla maggior formazione possibile delle Forze di Polizia che hanno in mano le redini della sicurezza del Paese. E’ questa la sintesi di quanto emerso al convegno organizzato a Ravenna dall’Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, che non a caso ha scelto proprio il terrorismo come tematica su cui incentrare la giornata di studio, valida come aggiornamento professionale per gli oltre cento poliziotti presenti.E l’importanza della formazione sulla più attuale minaccia dei nostri giorni è stata sottolineata dai rappresentanti dell’Fsp presenti, a partire dal Segretario provinciale, Caterina Durante, che ha introdotto il convegno, passando dal Segretario Nazionale, Gianni Pollastri, che lo ha moderato, fino al Segretario Generale, Valter Mazzetti il quale, nel suo intervento, ha voluto rimarcare anche la fondamentale importanza di un’azione forte e coesa contro il terrorismo all’interno dei confini nazionali ma anche al di fuori di essi: “La tenuta e l’efficienza dell’intero sistema contro un nemico comune passa per la salda unità d’intenti di chi lo governa a tutti i livelli. La sicurezza – ha detto il leader dell’Fsp Polizia – è e deve restare un patrimonio intoccabile del Paese e dei cittadini, e non può tollerare di essere strumentalizzato ai fini della contrapposizione di ideologie politiche. E’ ora che la politica si assuma le proprie responsabilità perché garantire la sicurezza non può ricadere sulle sole spalle, sulla sola professionalità e sul solo ‘volontariato’ dei lavoratori in uniforme. Non c’è alcun dubbio che la migliore arma per fronteggiare ogni forma di terrorismo è quella della coesione politica, di un migliore scambio di informazioni tra le intelligence dei vari paesi e di una legislazione europea più omogenea”.E il valore dello scambio di conoscenze in materie come quella di terrorismo è stato sottolineato anche da Tony Capuozzo, giornalista e scrittore, il cui intervento ha impreziosito il convegno dell’Fsp. Partendo dalla presentazione del suo libro “La culla del terrore”, il famoso inviato di guerra ha potuto esporre nella Sala stampa della Questura di Ravenna letteralmente gremita, messa a disposizione dal Questore Rosario Russo, una vasta esperienza in materia di terrorismo internazionale accumulata sul campo. Una conoscenza del fenomeno che ha consentito a Capuozzo di fornire una testimonianza diretta rispetto al terrorismo islamista, di cui è stato possibile intravedere la fisionomia con descrizioni vivide e concrete, al fine di saper meglio identificare e distinguere la “parte buona di quell’islamismo cultore della propria fede, da quelle manifestazioni di fanatismo che sono alla base di una minaccia ancora terribilmente attuale”. Una minaccia rispetto a cui, ha rimarcato Capuozzo, “nessuno può dirsi al sicuro per sempre”.

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Centralità alla lettura nel futuro del Paese

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

“I primi segnali sui risultati dell’anno 2018 dell’industria editoriale libraria evidenziano una sostanziale tenuta del settore nel quadro di un generale rallentamento dell’economia ma questo non basta: occorrono misure forti per ridare centralità alla lettura nel futuro del Paese”. È l’appello lanciato dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi al Governo nel corso dell’incontro convocato dal Ministro Bonisoli con l’industria editoriale per discutere delle prospettive del settore.“Per questo – ha proseguito Levi – è fondamentale sostenere e allargare la domanda di cultura. I linguaggi ormai sono i più diversi: in molti di questi settori si è già intervenuti. Considerata l’importanza del libro è indispensabile una politica che rafforzi libro e lettura, a partire dalla conferma della 18app, che si è rivelata uno strumento prezioso, e dalla straordinaria iniziativa di promozione della lettura che, da quattro anni, è #ioleggoperché. Non chiediamo contributi per gli editori ma promozione della lettura, sostegno – anche fiscale – a librerie e biblioteche, investimenti per l’innovazione”.“Il libro – ha proseguito – è un elemento fondamento della società della conoscenza. É uno strumento di cittadinanza. Per questo va riaffermato il suo valore nell’istruzione e nella formazione lungo tutto l’arco della vita, per garantire democrazia e competenze necessarie per lo sviluppo nella società della conoscenza. E’una battaglia di civiltà in cui muoversi insieme e davvero con forza”.

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Meridione: «Le infrastrutture sono la colonna portante di un paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

“Strade, aeroporti, porti determinano maggiore efficienza e diventano motori di produttività: non ci può essere quindi sviluppo nel meridione senza infrastrutture.La situazione economica e sociale del meridione è tale da richiedere provvedimenti immediati e non una “politica pitocca del tozzo di pane”: iniziative di natura strutturale a medio e lungo termine coerenti con una visione strategica in grado di trasformare finalmente il sud in una componente organica e non surrogale dello sviluppo del Paese. Occorre modificare il piano strategico della portualità che è limitata, soprattutto ai porti del sud, a puro trasbordo da nave a nave. Attrezzare i porti e i retroporti favorendo l’intermodalità. Perché i grandi investitori internazionali parlano di porti solo se sono collegati alle grandi arterie di comunicazione». È quanto ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Maria Carmela Bucalo nel corso della discussione generale sulla mozione che riguarda le iniziative per il rilancio del mezzogiorno.

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Paese che vai, usanza che trovi

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Recita così un noto proverbio popolare, che trova effettivo riscontro anche nelle scelte di tutti noi quando ci troviamo a decidere la meta delle nostre vacanze, analizzando tutti i pro e i contro prima di arrivare alla conclusione finale.
Un’indagine Doxa commissionata da Groupon, azienda leader nel settore degli acquisti online, rivela come tra i criteri di scelta ci sia anche la voglia di provare nuovi sapori e di fare un viaggio gastronomico attraverso le tradizioni culinarie offerte dalla meta. In fondo, le emozioni e le memorie di un viaggio passano non solo attraverso paesaggi e sensazioni, ma anche attraverso il ricordo di un particolare gusto.Ma gli italiani, che sono così legati alle proprie radici territoriali e culinarie, come si comportano quando viaggiano? Dalla ricerca emerge che il 73% degli intervistati sceglie la meta di un viaggio o di una gita anche in base alle specialità enogastronomiche del luogo ed il 77% è disposto a viaggiare per raggiungere un locale al di fuori della regione dove vive per sperimentare nuovi piatti.Un particolare piatto o un ristorante tipico diventano quindi a loro volta mete nelle mete, particolari punti di interesse sulla mappa o semplicemente una scusa per organizzare una gita fuori porta in attesa delle vacanze vere.Alla domanda “Se ti trovassi all’estero, cosa sceglieresti di mangiare?”, gli italiani non hanno dubbi: l’86% risponde di provare le specialità straniere del luogo, mentre solo il 14% si mostra ossessionato dalla cucina nostrana e sceglie un piatto italiano per andare sul sicuro. Curiosa anche la classifica delle Regioni italiane più disposte a sperimentare, la cui top 3 prevede Toscana (94%), Liguria (91%) e Campania (91%).Infine, l’indagine studia i criteri di scelta di un ristorante o locale quando si è in una città o paese che non si conosce. Al primo posto della classifica c’è la ricerca online sui siti o sulle app di recensioni (57%), seguita dalla richiesta di suggerimenti alle persone del luogo (39%) e dal girovagare scegliendo direttamente per strada mentre si passeggia (32%). Appena fuori dal podio ci sono i consigli del personale dell’hotel dove si alloggia (30%) e all’ultimo posto la consultazione della cara vecchia guida cartacea, che comunque si difende con un buon 16%.

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Le priorità del Paese, il rischio di fermare la crescita: l’appello degli industriali italiani oggi a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Durante l’Assemblea Pubblica di Confindustria, tenutasi questa mattina presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Presidente Vincenzo Boccia è tornato a parlare delle priorità del sistema economico italiano: “Meno debito pubblico, riduzione del cuneo fiscale, detassazione e decontribuzione delle assunzioni dei giovani: se continuiamo a produrre più debito e più deficit non solo non aiutiamo né le nostre imprese né il Paese, ma tradiamo le giovani generazioni ostacolandone la realizzazione sociale e professionale.” Di fronte a 5mila delegati intervenuti da tutte le Confindustria d’Italia, il numero uno di Viale dell’Astronomia ribadisce le parole chiave che aveva già espresso durante le Assise generali tenutesi lo scorso 16 febbraio a Verona “Lavoro e crescita: queste sono le basi su cui costruire quella società aperta ed inclusiva che sta alla base dell’ideologia di Confindustria. Senza lavoro non c’è crescita, dobbiamo riuscire a creare delle concrete opportunità di occupazione affinché i nostri ragazzi decidano di investire nella loro formazione professionale qui in Italia”.
Il Presidente di Confindustria Toscana Sud Paolo Campinoti si unisce a quanto detto da Boccia: “Le nostre sono proposte concrete, volte a raggiungere la nostra mission, ovvero la crescita della nostra economia, che può trovare realizzazione solo tramite la creazione di posti di lavoro” e sugli ultimi dati dell’export e degli investimenti privati dichiara “I numeri delle esportazioni italiane sono incoraggianti, si è registrato un +7% rispetto allo scorso anno, ed anche gli investimenti privati sono aumentati del +30%, segnale che ci stiamo avvicinando alla ripresa. Il salto decisivo può essere fatto solo attraverso l’azione congiunta delle imprese, dell’Europa e della politica italiana: le imprese devono accelerare il cambiamento ed essere in grado di rispondere alla domanda mondiale, l’Europa deve fungere da motore di crescita economica e la politica italiana deve creare le condizioni migliori per gli investimenti.”

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L’Italia è un Paese vecchio?

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

Sono 60,5 milioni gli italiani che popolano il bel Paese, per il terzo anno consecutivo diminuiscono ancora, quasi 100mila persone in meno rispetto all’anno precedente. Il dato Istat è aggiornato a gennaio 2018 e l’incidenza negativa è evidentemente il risultato, oltre che della diminuzione delle nascite, dell’emigrazione dei giovani verso l’estero. Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo. “Molti italiani con alto livello di istruzione lasciano il Paese, pochi vi fanno ritorno-dice l’Istat-. Selezionando i migranti italiani con più di 24 anni, nel corso del 2016 si ottiene un saldo migratorio con l’estero di circa 54 mila unità, di cui circa 15 mila hanno almeno la laurea. La fascia d’età in cui si registra la perdita più marcata è quella dei giovani dai 25 ai 39 anni (circa 38 mila unità in meno) e, tra questi, quasi il 30 per cento è laureato. La giovane età di questi emigrati testimonia la difficoltà del Paese nel trattenere competenze e professionalità”. L’importanza di valorizzare le loro capacità l’ha acquisita bene Soft Strategy, un’azienda che produce proprio innovazione e che grazie all’assunzione di giovani talenti italiani ha più che raddoppiato il proprio fatturato negli ultimi anni. A raccontare la sua esperienza è proprio uno di loro, Antonio di Ronza, oggi divenuto partner oltre che responsabile della Service Line di Data Protection Compliance Risk & Security della stessa azienda.«Quando entrai in Soft Strategy -racconta Di Ronza- erano i primi anni della grande crisi economica italiana, sposai in pieno un progetto imprenditoriale che puntava tutto su giovani laureati e sull’innovazione, all’epoca sembrava un’idea da folli. Quell’idea, oggi, fattura oltre 14 milioni di euro l’anno ed ha un organico di circa cento persone, ed io, a 37 anni, forse sono ormai uno dei più “anziani”. Cosa davvero strana in Italia, ma all’estero invece è normalità».L’istituto di ricerche, utilizzando come dato migratorio specifico il tasso di mobilità dei laureati, rileva segnali del tutto negativi rispetto alla capacità dell’Italia di “attrarre occupazione altamente qualificata ovvero di favorire prospettive di occupazione per i laureati italiani. Nel 2016 il tasso di mobilità dei laureati italiani continua ad essere negativo, indicando una perdita netta a favore dei paesi esteri e proseguendo il trend degli ultimi anni”. Ad emigrare, evidenzia il report, sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. L’Italia, dunque, non è in grado di arginare il fenomeno della fuga dei cervelli e quindi le aziende si organizzano da sole. «La mia storia all’interno del Gruppo Soft Strategy è unica nel suo genere forse, e in netta controtendenza rispetto a quanto riportano i dati che rileva l’Istat- prosegue Di Ronza-. Una volta laureato ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare nel settore Privacy Compliance all’interno dell’azienda che mi ha dato fiducia da subito. Col tempo ho iniziato a sviluppare una linea di servizi insieme ai miei colleghi specializzandomi sempre più in questo settore, nel quale ho fatto da pioniere sui vari step di carriera diventando il primo manager quadro cresciuto dall’interno, il primo dirigente e, da qualche giorno, il primo Partner e Responsabile di Service Line».Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, dice però l’Istat. “Inoltre, i processi d’emigrazione di giovani con qualifiche terziarie rischiano di rendere insufficiente l’offerta attuale di personale qualificato, in una fase di crescita e ristrutturazione sostenuta dai processi di digitalizzazione”. Rispetto alla necessità delle imprese di colmare il divario digitale nel momento epocale del passaggio all’industria 4.0 una risposta risiede nella capacità delle stesse di formare, assumere e credere nei giovani italiani, dando una possibilità di crescita competitiva a sé stesse e trattenendo le intelligenze migliori in Italia.«Non ho mai perso di vista il mio punto di partenza – rilancia di Ronza – oggi anche io continuo a puntare sui giovani. Infatti in questi anni ho provato ad emulare chi mi ha guidato facendo crescere tutto il team della mia Service Line. È stato davvero gratificante vedere ragazzi giovanissimi impegnarsi con passione e abnegazione. Sì, perché in Italia purtroppo le aziende investono poco in formazione, ma quella vera, nonostante viviamo in una nazione che pur senza materie prime si è ingegnata sull’innovazione ed ha creato eccellenze mondiali. Noi, per esempio, abbiamo lanciato un programma, l’Information Security Academy, inserendo quindici laureati in aula per un mese a nostre spese che ricevono formazione teorica, ma soprattutto tecnica ed esperienziale da parte di docenti di altissimo livello oltre ai nostri professionisti: Chief Information Security Officer di grandi aziende, Data Protection Officer, Etical Hacker, a cui si sono aggiunte testimonianze di membri di alcune Autorità italiane. Un vero acceleratore di competenze tecniche, trasversali e manageriali. Oggi nella nostra Service Line siamo in trenta circa e stiamo continuando a crescere anche grazie ad un momento storico in cui la tutela della privacy e della sicurezza dei dati personali nel mondo iperconnesso è diventato un diritto inalienabile, non solo dell’individuo, ma soprattutto delle diverse ed innumerevoli forme di proiezione dell’io reale nel mondo digitale». L’io reale nel mondo digitale.

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Pentastellati: C’è chi cambia il Paese e c’è chi lo ha distrutto. Più ci attaccano, più ci motivano!

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2018

By MoVimento 5 Stelle. Dopo gli strafalcioni costituzionali della riforma Boschi sonoramente bocciata dagli italiani, è grottesco che esponenti del Pd e affini parlino di “mancanza di cultura costituzionale” del MoVimento 5 Stelle, che ha rappresentato invece un baluardo della nostra Carta. Altrettanto ridicole sono le analogie tra il Comitato di conciliazione previsto dalla bozza del Contratto di Governo e il gran consiglio del fascismo, analogie che dimostrano una grande ignoranza della storia costituzionale italiana ed europea.Innanzitutto, il Comitato di conciliazione è uno strumento tipico dei contratti di Governo stipulati tra forze politiche diverse, come dimostra la decennale esperienza tedesca. Rispetto a quanto previsto dalla bozza di contratto tra MoVimento 5 Stelle e Lega, il Comitato di conciliazione ha il compito di creare un ponte tra Parlamento, Governo e forze politiche contraenti: è infatti composto dal Presidente del Consiglio, dal Ministro competente per materia, dai presidenti dei gruppi parlamentari, dal Capo politico del MoVimento 5 Stelle e dal segretario della Lega. Ha un ruolo quindi totalmente diverso sia dal Consiglio dei Ministri sia dal Parlamento, perché il suo obiettivo è esclusivamente quello di ricomporre le controversie che dovessero sorgere rispetto all’interpretazione o all’applicazione di norme del contratto, oppure di arrivare a una posizione comune rispetto a tematiche non presenti nel contratto o con carattere di urgenza, cioè imprevedibili al momento della sottoscrizione del contratto. Non è un organo occulto e non è in contrasto con la Costituzione, perché una sede di compensazione non limita le prerogative istituzionali delle Camere e del Consiglio dei Ministri, ma anzi esalta il principio di leale collaborazione istituzionale.

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Forza Italia si candida al governo del Paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2018

“Pur con il dovuto rispetto che si deve alle conclusioni cui è giunto il Presidente della Repubblica ad esito delle ultime consultazioni, la posizione di Forza Italia non cambia. Va riconosciuto al centrodestra, prima forza politica nel Paese ed in Parlamento, l’onore e l’onere di governare, incaricando un suo esponente che, partendo da un programma scelto dal 37% degli elettori, provi a cercare i numeri per mettere in piedi una maggioranza di governo stabile e coesa. La soluzione proposta dal Quirinale, per quanto rispettabile, rappresenterebbe il contrario della volontà di cambiamento a più riprese manifestata dagli Italiani il 4 marzo e alle successive elezioni regionali. Peraltro, non si comprende per quale ragione un governo “neutrale”, privo di legittimazione popolare e con esponenti che non si sono mai sottoposti al giudizio degli Italiani – peraltro sostenuto solo dal Partito democratico e dunque nient’affatto di garanzia e con prevedibili simpatie sinistre – debba fare scelte rilevanti per i cittadini e traghettare il Paese alle elezioni, mentre alla prima forza politica – con la legittimità che le deriva dal voto democratico – non sia stata offerta la medesima opportunità.
Siamo sicuri che, a parti invertite, e dunque con un Pd prima forza politica, sarebbe stato riservato lo stesso trattamento al vincitore? A coloro che invece gridano “alle urne subito, entro l’estate”, addirittura fissando una data per l’apertura dei seggi in spregio alle prerogative esclusive del Capo dello Stato, è utile ricordare che sarebbe un inedito condurre una campagna elettorale sotto gli ombrelloni, soprattutto in tempi di antipolitica e disaffezione degli Italiani verso le istituzioni, con il rischio di aumentare a dismisura l’astensionismo.
Peraltro un ritorno immediato alle elezioni graverebbe per circa 400 milioni di euro sulle tasche degli Italiani quando sono ben altre le priorità in cui occorre investire, dall’occupazione alla riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese. L’impasse istituzionale che stiamo vivendo da oltre 60 giorni e l’esito cui probabilmente si andrà incontro, è frutto esclusivamente dell’irresponsabilità, della spregiudicatezza, dell’immaturità del Movimento 5 Stelle che, rifiutando ogni forma di dialogo con i veri vincitori delle elezioni, ha anteposto gli interessi del suo leader a quelli degli Italiani”.Lo afferma in una nota Marta Fascina, deputata di Forza Italia.

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Il settore agricolo in attesa di un governo del Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

La situazione di stallo che sta precedendo la formazione del nuovo governo e che paventa anche il possibile ritorno alle urne – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – sta prolungando quel già lungo periodo storico nel quale il Paese non è riuscito ad attuare le riforme di cui ha assoluto bisogno.Il settore agricolo, ad esempio – continua Tiso –, ha fatto dei passi in avanti nel recente periodo, ma non è ancora riuscito a sviluppare il suo grande potenziale e le sue tante multifunzionalità. Gli investimenti sull’aumento della qualità delle produzioni, sulla valorizzazione delle Pmi e sulla razionalizzazione della filiera sono infatti ancora insufficienti per dar vita ad una nuova stagione che abbia al centro proprio il primario.
Una ulteriore verità – conclude Tiso – è che le situazioni derivanti dai difficili contesti internazionali e nazionali richiedono interventi immediati e tempestivi; ed è anche per questo che urge come non mai la nascita di un governo che si ponga alla guida di quei processi essenziali per risollevare il Paese e la qualità della vita dei cittadini.

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Andiamo al governo per cambiare il Paese!

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

di Giulia Grillo e Danilo Toninelli. L’elezione di Roberto Fico a Presidente della Camera è solo il primo e potentissimo segnale di cambiamento che arriva da questa legislatura. La scelta di rinunciare a oltre 4.000 euro di indennità al mese è solo il preludio degli importanti obbiettivi che ci siamo prefissati di portare a casa. La prima questione che porranno i nostri all’Ufficio di Presidenza è l’abolizione dei vitalizi e l’eliminazione degli sprechi, una partita che inizierà a giocarsi già nelle prossime settimane e su cui vi terremo costantemente aggiornati.
Dall’altro lato noi due in prima persona stiamo lavorando per porre al centro dei lavori del Parlamento quelle problematiche che sono in cima all’agenda dei cittadini, delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori, dei commercianti, degli artigiani, dei disoccupati, degli insegnanti, dei pensionati, dei risparmiatori. Insomma di tutto quel mondo che ha bisogno di risposte concrete e immediate e che per troppo tempo è stato lasciato ai margini perché qui dentro si sono messi in primo piano gli interessi dei partiti. Quell’epoca è finita. I cittadini saranno finalmente al centro dei processi decisionali.Noi stiamo portando in Parlamento prima di tutto un metodo, che è quello della massima trasparenza. Lo abbiamo fatto con l’elezione dei presidenti delle Camere e abbiamo intenzione di farlo anche per quanto riguarda la creazione di un governo per questo Paese, un governo che sia di vero cambiamento, come i cittadini hanno preteso con il voto del 4 marzo.Per noi le basi dell’attività di governo sono i temi, i progetti, le idee per risolvere i problemi degli italiani. Su questo, come Luigi ha ripetuto ogni giorno della campagna elettorale, siamo disposti a confrontarci con tutte le forze politiche. Per fare questo abbiamo invitato i capigruppo di tutti i gruppi parlamentari ad incontrarsi con noi per un confronto sui temi da porre al centro dell’attività parlamentare. Per noi il punto di partenza è il nostro programma e l’obbiettivo è trovare le convergenze con i programmi degli altri e la disponibilità a lavorare insieme sui punti comuni. Non è un esercizio di stile, perché al di là della composizione del governo questi temi saranno comunque portati avanti in sede parlamentare. Invitiamo anche chi ha già deciso di autocollocarsi all’opposizione, come freno del cambiamento chiesto dagli italiani. Per ora loro hanno rifiutato il nostro invito anteponendo l’interesse per le poltrone al trovare soluzioni per gli italiani. (fonte: il blog delle stelle)

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Italia: un paese di allocchi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

catilina4Un lettore mi scrive: “C’è il partito di quelli che non vogliono rinunciare a vivere da nababbi a spese degli allocchi (ovviamente nel pensiero dei politici) che li votano, e c’è il partito di quelli che non vogliono vivere da nababbi alle spalle degli elettori.” E’ un ragionamento che implica una riflessione più approfondita poiché oggi, più rudemente che in passato, ci troviamo al cospetto di una realtà che tende sempre di più a radicalizzare la lotta tra due tendenze e a limare quelle parti più sfumate che ne fanno da contorno. Mi riferisco ovviamente a quella borghesia che nei secoli scorsi si agitava in cerca di una posizione benestante a ridosso delle ricchezze capitalistiche adoperandosi per fare da cerniera tra i due estremi: il proletariato, i plebei dei tempi antichi e il padronato industriale e finanziario, i patrizi del nuovo corso storico. Diremmo a questo punto tertium non datur, ma tale consapevolezza ancora è dura ad essere recepita ai giorni nostri.
Questa è la forza di chi ha nell’illudere quella fascia “cuscinetto” che è ma vorrebbe avere e resta nel guado nella speranzosa attesa salvifica dalla sua condizione di “mezzo”.
Forse ragionando in questo modo s’interpretò la rivoluzione francese sotto l’etichetta di “borghese” e quella leninista sotto l’egida della spinta proletaria. Due rivoluzioni che si sono sciolte nel tempo della mediocrità e delle speranze tradite.
Oggi le menti più sensibili e riflessive sono consapevoli che è un andazzo che non regge e che la società che abbiamo costruito in occidente come in oriente riesce solo a produrre un mero trasformismo camaleontico: dal colonialismo ai governi fantoccio del “colono” di turno, dalle dittature di comodo alle guerre chiamate di libertà e di giustizia, ma surrettizie alla logica della convenienza e del possesso.
L’Italia è figlia di tutto questo, perché generata dalle logiche capitalistiche. Ma per spezzare queste catene occorrono parecchi gradienti, nel corso opera, nella loro scalarità da quelli culturali allo stimolo sociale, in senso lato. E nel frattempo il nemico è sempre in agguato per fare mistificazione della verità, per instillare dubbi e generare allarmismi, per suscitare timori e infondere rassegnazione, nella logica del meno peggio rispetto al peggio che si prospetta. Ora posta così la questione dovrei riprendere il discorso del citato lettore e chiedermi quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Per quel Catilina, parafrasando il detto, che s’identifica in capitalista e vessatore. E alla fine chiederci: a quando il punto di rottura? (Riccardo Alfonso)

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UNC: Paese arretra, da luglio 2008 vendite -6,3%

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite in valore diminuiscono dello 0,2% su giugno e restano stazionarie su luglio 2016. “Il Paese non solo è fermo, ma arretra. Le cose, insomma, invece di migliorare, peggiorano. Dopo i dati positivi di giugno, ora le vendite scendono rispetto al mese precedente e, anche su base annua, segnano una battuta d’arresto in valore e calano dello 0,4% in volume” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se a questo aggiungiamo che rispetto a luglio del 2008, le vendite in valore sono diminuite del 6,3%, e per i piccoli negozi del 12,7%, è chiaro che siamo ancora ben lontani dal poter dire di essere usciti dalla crisi” prosegue Dona.”Le vendite annue sia degli ipermercati che dei supermercati segnano ancora un calo, rispettivamente dell’1,2 e dello 0,2 per cento. E’ solo l’incremento delle vendite dei discount, +2,6%, a consentire alla grande distribuzione di registrare un andamento positivo. Insomma, non c’è da stare allegri” conclude Dona.

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Italia il paese degli “allocchi?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

alloccoUn lettore mi scrive: “C’è il partito di quelli che non vogliono rinunciare a vivere da nababbi a spese degli allocchi (ovviamente nel pensiero dei politici) che li votano, e c’è il partito di quelli che non vogliono vivere da nababbi alle spalle degli elettori.” E’ un ragionamento che implica una riflessione più approfondita in quanto oggi, più crudemente che in passato, ci troviamo al cospetto di una realtà che tende sempre di più a radicalizzare la lotta tra due tendenze e a limare quelle parti più sfumate che ne fanno da contorno. Mi riferisco, ovviamente, a quella borghesia che nei secoli scorsi si agitava in cerca di una collocazione benestante a ridosso delle ricchezze capitalistiche adoperandosi per fare da cerniera tra i due estremi: il proletariato, i plebei dei tempi moderni e il padronato industriale e finanziario, i patrizi del nuovo corso storico. Diremmo a questo punto tertium non datur, ma tale consapevolezza ancora è dura ad essere recepita ai giorni nostri.
Questa è la forza di chi ha nell’illudere quella fascia “cuscinetto” che è ma vorrebbe avere e resta nel guado nella speranzosa attesa salvifica dalla sua condizione di “mezzo”.
Forse ragionando in questo modo si interpretò la rivoluzione francese sotto l’etichetta di “borghese” e quella leninista sotto l’egida della spinta proletaria. Due rivoluzioni che si sono sciolte nel tempo della mediocrità e delle speranze tradite.
Oggi le menti più sensibili e riflessive sono consapevoli che è un andazzo che non regge e che la società che abbiamo costruito in occidente come in oriente riesce solo a produrre un mero trasformismo camaleontico: dal colonialismo ai governi fantoccio del “colono” di turno, dalle dittature di comodo alle guerre chiamate di libertà e di giustizia, ma surrettizie alla logica della convenienza e del possesso. E l’Italia è figlia di tutto questo, perchè figlia del mondo e delle sue logiche capitalistiche. Ma per spezzare queste catene occorrono parecchi gradienti, nel corso opera, nella loro scalarità a partire da quelli culturali, in senso lato. E nel frattempo il nemico è sempre in agguato per fare mistificazione della verità, per instillare dubbi e generare allarmismi, per suscitare timori e infondere rassegnazione, nella logica del meno peggio rispetto al peggio che si prospetta. E ora posta così la questione dovremmo riprendere il discorso del lettore citato e chiederci quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Per quel Catilina, parafrasando il detto, che identifichiamo nel capitalista e vessatore. A quando il punto di rottura? (Riccardo Alfonso)

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Italia: un paese ingovernabile?

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

tribunale-milanoCredo che molti non hanno centrato il problema. Gli scandali di ieri, da Mani pulite, ad oggi, per intenderci, non hanno fatto clamore per il loro disvelamento quanto, pur sapendolo, i responsabili non siano stati subito emarginati. Mi spiego. Se in un partito vi erano mele marce era dovere della sua dirigenza farsene carico ed espellerle, denunciando le malefatte alla giustizia. E invece sono state tollerate se non si è diventati correi per potersi cibare nella stessa mangiatoia. E non ci vengono a dire che i loro leader erano all’oscuro di tutto perché anche se lo fossero stati resta la responsabilità oggettiva che politicamente vale una dimissione, se non altro. Ciò che si sta verificando in questi giorni con arresti e denunce quasi quotidiane dove a primeggiare su tutti vi è quasi sempre un politico tanto che vi è chi afferma, senza dubbio esagerando, che l’Italia è il paese dei corrotti, dei corruttori e dei corrompibili. Ma ciò che il magistrato Piercamillo Davigo ha tenuto a sottolineare è che un tempo ci si vergognava se si veniva colti a rubare o a farsi corrompere mentre oggi diventa solo un incidente di percorso.  E se ci facciamo caso tutti si dichiarano innocenti e bisogna aspettare tantissimi anni prima che una sentenza definitiva passi in giudicato e nel frattempo chi ruba continua a rubare e l’innocente si tormenta dietro le sbarre. A latere di questi signori vi sono coloro che li giustificano e persino li osannano osservando: dopo qualche anno di carcere saranno messi in libertà per godersi i frutti delle loro malefatte. Come dire: oremus et pro perfidis ludaeis. Alla fine subentra la pietà collettiva e la contrarietà nei confronti di coloro che hanno scoperto gli altarini e in confidenza si sussurra: non potevano farsi i fatti loro?
Tutto questo perché stiamo perdendo il senso della moralità e quasi ci dispiace che la furbizia non sia stata premiata con la reiterazione dell’illecito. Ora i veri colpevoli sono i delatori, i magistrati che hanno aperto nelle varie procure i fascicoli, la polizia che arresta.  Ma si può davvero governare e far prosperare un Paese di tale fatta? (Riccardo Alfonso)

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Tassazione: le multinazionali devono rivelare quante tasse pagano per paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

strasburgoStrasburgo. I deputati europei hanno approvato in prima lettura nuove regole UE che obbligherebbero le grandi multinazionali a fornire informazioni pubbliche sul quante tasse che pagano in ogni Paese del mondo.I deputati hanno approvato una proposta legislativa che obbligherebbe le multinazionali di fornire al pubblico le dichiarazioni contabili paese per paese – con possibili esenzioni in caso di informazioni commercialmente sensibili. Si tratta del cosiddetto ‘country by country reporting’ (Cbcr).L’obiettivo è quello di aumentare la trasparenza fiscale rendendo pubblico il quadro delle imposte pagate dalle imprese e il luogo in cui tali imposte vengano pagate.Secondo le misure proposte dai deputati, che dovranno essere concordate con i ministri UE, le informazioni sull’imposta sul reddito delle multinazionali con un fatturato globale pari o superiore a 750 milioni di euro verrebbero pubblicate per ogni giurisdizione fiscale in cui l’impresa o la sua affiliata opererebbe. Questi dati sarebbero disponibili gratuitamente e resi accessibili a tutti sul sito web dell’impresa.La società sarebbe inoltre responsabile di inserire le informazioni in un registro pubblico gestito dalla Commissione europea.Tra le informazioni da condividere ci sono:
· il nome della compagnia e, ove possibile, la lista di tutte le affiliate, una breve descrizione delle attività e la posizione geografica di ognuna di essa;
· il numero di impiegati a tempo pieno;
· l’ammontare del fatturato netto;
· il capitale dichiarato;
· l’ammontare dell’utile o della perdita prima dell’imposta sul reddito;
· l’importo dell’imposta sul reddito pagata durante l’anno fiscale in questione da parte dell’impresa e delle sue succursali nella relativa giurisdizione;
· l’ammontare dei guadagni totali, e
· se le imprese, le affiliate o le succursali beneficiano di un trattamento fiscale preferenziale.

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