Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘paese’

Il futuro del Paese passa attraverso l’istruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Dopo l’intervento del presidente Anief Marcello Pacifico agli Stati generali di Villa Pamphili voluti dal premier Giuseppe Conte, anche la ministra dell’Istruzione chiede un ruolo di tutto rispetto ad assegnare alla scuola nell’assegnazione dei fondi europei finalizzati al rilancio dei Paesi membri colpiti dalla pandemia da Covid19: “È necessario – ha detto Azzolina – che una parte consistente delle risorse a disposizione nell’ambito del Recovery Fund sia destinata al capitolo Istruzione. Si tratta di un impegno che Governo e Parlamento non possono non condividere perché proprio dalla scuola passa il futuro del Paese”. Marcello Pacifico (Anief): “Ha fatto bene la ministra Azzolina a rimarcare l’esigenza di assegnare alla scuola una parte consistente dei fondi provenienti dal Recovery Fund: i nostri istituti necessitano, oltre agli interventi di edilizia e digitalizzazione, anche di risorse professionali. Con la riattivazione di 15 mila plessi, 4 mila istituti autonomi dismessi, vanno infatti riabilitati altrettanti presidi e Dsga, ma anche ripristinati 200 mila cattedre e 50 mila posti di personale Ata, anche per garantire quel tempo scuola settimanale tagliato in tutti i cicli inopinatamente dal dimensionamento attuato dal 2008. È tempo di superare quelle logiche, come di cancellare classi pollaio e supplentite, svecchiare la classe docente e fare entrare a regime di tutte quelle figure professionali previste per legge ma mai attuate”. È determinata la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervenuta oggi in commissione Istruzione e Cultura alla Camera, sui fondi del Recovery Fund che Bruxelles assegnerà la prossima primavera. “Le nostre idee e i nostri progetti saranno attentamente vagliati ma possiamo dire che il Governo ha già posto su di essi grande attenzione”, ha assicurato la ministra.La bozza del progetto sarà presto sotto esame del Parlamento italiano, in vista della consegna alla Commissione europea prevista per gennaio 2021. “Ascolteremo con profondo spirito di collaborazione e condivisione tutti i suggerimenti che giungeranno dal Parlamento”, ha proseguito Azzolina sottolineando però che “abbiamo un’occasione di grande rilievo che non possiamo sprecare e una chiamata ad una grande responsabilità a cui non possiamo non rispondere. Se utilizziamo bene le risorse che perverranno dall’Europa potremo insieme intervenire su alcuni dei mali storici della nostra scuola, potremo lasciarci alle spalle le stagioni peggiori che l’hanno ferita più volte e l’hanno mortificata togliendole risorse e speranze”.

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Su Rai 3 “Il nostro Paese” di M. Parisini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Un film di Matteo Parisini Un viaggio nell’Italia di oggi alla scoperta di giovani donne che sono parte integrante di questo paese ma che la legge considera straniere. “Ricordati che c’è di peggio fuori. Neanche gli italiani con gli italiani vanno d’accordo.” È la risposta ironica e lucidissima di Rabia, 22 anni, nata in Pakistan e arrivata in Italia all’età di due mesi, al racconto dei quotidiani episodi di razzismo subiti al liceo dalla sua amica. Raia vive e studia a Cremona. Dopo oltre vent’anni, non ha ancora la cittadinanza italiana. Rabia è una delle otto protagoniste de Il nostro Paese, il film di Matteo Parisini prodotto da Ladoc che verrà trasmesso in prima visione per la tv il 4 settembre su Doc3 Rai3. Il film racconta le vite e le aspirazioni di otto ragazze, testimoni esemplari di quel milione circa di giovani nati in altri paesi che hanno trovato la propria casa in Italia. Insaf, Alessia, Marya, Anna, Sabrine, Ihsane, Ana Laura e Rabia vivono e studiano in Italia, parlano naturalmente italiano, condividono abitudini e costumi dei loro coetanei: essere italiani è per loro una condizione di fatto. Contribuiscono attivamente alla costruzione della società civile, sono perfettamente integrate nel nostro tessuto sociale ma senza un documento che lo possa testimoniare perché lo Stato nega loro il riconoscimento formale della cittadinanza. La politica ne discute da anni, cercando senza successo una legge che regolamenti la materia.A sentirle rispondere su articoli della Costituzione a un esame universitario, riflettere sulla diversità come condizione essenziale della crescita individuale e collettiva e immaginare con fiducia, nonostante tutto, il loro futuro qui, vien da pensare che forse i veri stranieri oggi siamo noi italiani riconosciuti, estranei a noi stessi, al nostro passato di emigranti e di popolo accogliente. Estranei a quella carta costituzionale che regola il nostro vivere civile da oltre 70 anni e immemori del contesto storico che portò a scriverla quella carta. Eppure, Il nostro Paese, come le sue protagoniste, non cede al pessimismo e si trasforma in un’occasione per esplorare la provincia italiana: la vita reale di un paese che si rivela a volte migliore rispetto a quanto il racconto mediatico dipinge quotidianamente, un paese capace di offrire sorprendenti e concrete pratiche di integrazione.Insaf, Alessia, Marya, Anna, Sabrine, Ihsane, Ana Laura e Rabia, “straniere per la burocrazia”, rappresentano una generazione che ha già compreso che la globalizzazione non è un processo che si può ostacolare ma una condizione definitiva. E che la diversità è uno strumento per comprendere la complessità del presente e così crescere, evolversi. Fedele al proprio impegno a raccontare la realtà attraverso il documentario narrativo e a valorizzare punti di vista nuovi su temi, storie e personaggi di rilevanza sociale e di attualità, con Il nostro Paese la casa di produzione Ladoc dà voce a un autore, Matteo Parisini, che intende stimolare una riflessione condivisa sull’idea di cittadinanza, esplorando la complessità dei concetti di identità e di nazione, a partire proprio da chi si confronta con una molteplicità di identità e un contraddittorio senso di appartenenza.

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Castelli: Il Paese è cambiato grazie alla collaborazione dei pentastellati con altre forze politiche

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

Roma – “Io in questi anni ho imparato, grazie al movimento, che l’unico modo per realizzare i progetti e i sogni che sembravano impossibili è superare i propri limiti. Noi lo abbiamo fatto. Abbiamo governato, e ancora lo stiamo facendo, con forze politiche con le quali anni fa non immaginavamo di poter collaborare. Per il coraggio di averlo fatto, questo Paese è cambiato, profondamente, grazie al nostro modo di far politica, ai temi che sono stati messi al centro, ai valori che rappresentiamo. Abbiamo demolito l’ideologia stantia per far concentrare tutto il panorama politico sui programmi e sulle cose da realizzare. Precludersi la possibilità di poter fare sempre meglio, di superare i propri limiti e scegliere a priori una regola che di fatto è stata derogata in singole occasioni, trovo sia stupido. Oltre che una mancanza di fiducia nei confronti delle persone che sono sul territorio. Non è machiavellico, non è sintomo di evoluzione, non è il metodo con il quale cresci e realizzi i sogni del MoVimento 5 Stelle.”.Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, su Facebook, rilanciando il post del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Italia: un paese di allocchi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Un lettore mi scrive: “C’è il partito di quelli che non vogliono rinunciare a vivere da nababbi a spese degli allocchi (ovviamente nel pensiero dei politici) che li votano, e c’è il partito di quelli che non vogliono vivere da nababbi alle spalle degli elettori.” È un ragionamento che implica una riflessione più approfondita poiché oggi più rudemente che in passato ci troviamo al cospetto di una realtà che tende sempre di più a radicalizzare la lotta tra due tendenze e a limare quelle parti più sfumate che ne fanno da contorno. Mi riferisco ovviamente a quella borghesia che nei secoli scorsi si agitava in cerca di una posizione benestante a ridosso delle ricchezze capitalistiche adoperandosi per fare da cerniera tra i due estremi: il proletariato, i plebei dei tempi antichi e il padronato industriale e finanziario, i patrizi del nuovo corso storico. Diremmo a questo punto tertium non datur, ma tale consapevolezza ancora è dura ad essere recepita ai giorni nostri.
Questa è la forza di chi ha nell’illudere quella fascia “cuscinetto” che è ma vorrebbe avere e resta nel guado nella speranzosa attesa salvifica dalla sua condizione di “mezzo”.
Forse ragionando in questo modo s’interpretò la Rivoluzione francese sotto l’etichetta di “borghese” e quella leninista sotto l’egida della spinta proletaria. Due rivoluzioni che si sono sciolte nel tempo della mediocrità e delle speranze tradite.
Oggi le menti più sensibili e riflessive sono consapevoli che è un andazzo che non regge e che la società che abbiamo costruito in occidente come in oriente riesce solo a produrre un mero trasformismo camaleontico: dal colonialismo ai governi fantoccio del “colono” di turno, dalle dittature di comodo alle guerre chiamate di libertà e di giustizia, ma surrettizie alla logica della convenienza e del possesso.
L’Italia è figlia di tutto questo, perché generata dalle logiche capitalistiche. Ma per spezzare queste catene occorrono parecchi gradienti, nel corso opera, nella loro scalarità da quelli culturali allo stimolo sociale, in senso lato. E nel frattempo il nemico è sempre in agguato per fare mistificazione della verità, per instillare dubbi e generare allarmismi, per suscitare timori e infondere rassegnazione, nella logica del meno peggio rispetto al peggio che si prospetta. Ora posta così la questione dovrei riprendere il discorso del citato lettore e chiedermi quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Per quel Catilina, parafrasando il detto, che s’identifica in capitalista e vessatore. E alla fine chiederci: a quando il punto di rottura? (Riccardo Alfonso)

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Unc: consumi al palo, Paese ancora fermo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

Secondo i dati provvisori di giugno resi noti dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,2%, come a maggio.
“Consumi al palo. Nonostante il lockdown a giugno sia ufficialmente finito, il Paese è ancora fermo. La deflazione, i cui effetti sono comunque positivi, dato che aumenta il potere d’acquisto delle famiglie, ha radici nella grave recessione dovuta all’emergenza Covid, ormai diventata un’emergenza economica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il carrello della spesa, comunque, gli unici beni acquistati e acquistabili anche durante i mesi di lockdown, continuano a pesare sulle tasche degli italiani” prosegue Dona.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il carrello a +2,3% significa avere un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 207 euro su base annua, 195 euro per gli alimentari. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 188 euro per le compere quotidiane, 175 euro per il cibo, per una famiglia media sono, rispettivamente, 155 e 145 euro. Per un pensionato con più di 65 anni, sono 100 euro per le spese obbligate.

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Stati Generali dell’Economia: “nuove politiche pubbliche per consentire ai giovani di partecipare alla ricostruzione del Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

“Le conseguenze di questa crisi saranno devastanti per le giovani generazioni. Tuttavia il momento che stiamo vivendo rappresenta un’occasione storica per consentire ai giovani di partecipare in modo pieno e diretto alla ricostruzione del Paese. Abbiamo rappresentato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la necessità di un confronto strutturato attraverso un processo sistematico di ascolto dei giovani che dovranno farsi carico del peso economico delle misure messe in atto. La scommessa che insieme siamo chiamati a vincere è quella di costruire le basi per lo sviluppo del nostro Paese, che non può non passare dal coinvolgimento di chi dovrà governarlo e abitarlo”. Così la Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani, agli Stati Generali dell’Economia a Villa Doria Pamphilij. “Per questo abbiamo chiesto – ha proseguito Pisani – un intervento legislativo organico sulle politiche per le giovani generazioni anche perché a causa dell’ennesima crisi una nuova ondata di under 35 è pronta a emigrare. Abbiamo chiesto di liberare nuove energie contrastando le rendite esistenti per impedire che molti di loro cumulino pensioni da fame, conseguenza di carriere discontinue, part time involontari e salari bassissimi. Abbiamo chiesto nuove politiche economiche anche perché rispetto alle generazioni di trent’anni fa i redditi dei giovani si sono ridotti del trenta per cento. Abbiamo chiesto investimenti materiali ed immateriali per limitare i fenomeni migratori di giovani dalle aree interne e dal Mezzogiorno del Paese. E abbiamo evidenziato alcune linee di intervento: valorizzare i tanti giovani italiani emigrati all’estero che non sono stati adeguatamente sostenuti in questi anni e che avrebbero tutte le capacità di contribuire al rilancio dell’Italia; definire un nuovo patto sociale per le giovani generazioni rafforzando strumenti di lotta alla precarietà, favorendo un nuovo confronto sulla pensione di garanzia per i giovani; sostenere la digitalizzazione e l’innovazione dei processi educativi e lavorativi; investire nella formazione e nell’orientamento; istituire un obbligo di valutazione dell’impatto generazionale per ogni legge e provvedimento pubblico”. “La crisi attuale ci ha dolorosamente insegnato che le scelte politiche dovranno d’ora in poi essere lungimiranti e che è più utile progettare il futuro piuttosto che subirne l’impatto. Quello che chiediamo è un’Italia dei redditi e non delle rendite, un’Italia della cooperazione e non della contrarietà, un’Italia delle opportunità per milioni di giovani”. Ha concluso la Presidente Pisani.

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“Innovare il Paese, come mai è stato fatto prima”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

È un’occasione unica, irripetibile, che non possiamo assolutamente sprecare. Per questo sono importanti tutte le opportunità di confronto, a partire dagli Stati Generali. Dispiace per chi ha deciso di sottrarsi, tentando di sminuire un’occasione che non è certo alternativa al confronto Parlamentare. Stiamo mettendo in campo molte risorse economiche, e avremo l’opportunità di programmare la spesa di quelle che arriveranno dal Recovery Fund. Un grande passo in avanti dell’Europa, a cui siamo arrivati anche grazie alla determinazione del nostro Governo.Adesso, con il più ampio coinvolgimento possibile, dobbiamo stabilire come ricostruire l’Italia post Covid.Da questi Stati Generali usciremo con provvedimenti concreti, non con un libro dei sogni. Trasformeremo in Leggi le idee di rilancio del Paese. E lo faremo secondo un fitto cronoprogramma, perché non c’è un minuto da perdere. Dobbiamo accelerare su alcuni dossier a cui già stavamo lavorando, come quello della riforma fiscale. Che dovrà essere ancora più seria e radicale. Un riforma che ci porterà alla necessaria riduzione delle tasse.
A questo abbineremo un processo di riordino e semplificazione normativa, ci stiamo già lavorando con gli Uffici del Ministero e con l’Agenzia delle Entrate. 800 norme in materia fiscale sono uno sproposito, le ricondurremo all’interno di un Testo Unico. Un lavoro che andrà replicato anche in altri settori.E poi c’è tutta la parte legata alla lotta all’evasione fiscale. In questi anni abbiamo fatto molto, ma evidentemente non è ancora sufficiente se l’economia sommersa supera ancora i 100 miliardi annui. Il confronto con le categorie produttive e con le parti sociali, anche su questo, è fondamentale.Nelle prossime settimane il Governo varerà un nuovo Decreto, a cui stiamo lavorando, per la sburocratizzazione, la semplificazione e lo sblocco degli investimenti. Ne ha già parlato il Presidente Giuseppe Conte. Sono norme che consentiranno di “mettere a terra”, velocemente, centinaia di miliardi di euro che sono fermi nelle casse dello Stato. Un grande piano, già finanziato, che darà una scossa immediata all’economia. Da una prima ricognizione sono almeno 127 miliardi, e ancora non abbiamo terminato con la mappatura.Ma per far ripartire il Paese dobbiamo tornare ad essere quello che siamo per tradizione millenaria, sprone ed esempio. Siamo il più bel Paese al mondo, il più ammirato e desiderato. Il piano dell’export che sta portando avanti il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è importantissimo per un’offerta, turistica e non solo, personalizzata. Dobbiamo andare ad intercettare i flussi e portarli qui da noi, offrendo quell’ospitalità e quell’accoglienza di cui siamo maestri. Alle grandi Città d’Arte dovremo abbinare anche percorsi di scoperta dei piccoli borghi, per un turismo diffuso.Dal sostengo alle famiglie, alle imprese, all’artigianato e al mondo delle professioni, anche intellettuali, parte la ripresa. Avanti!” Lo scrive, in un post su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Pronti? Via! Via per dove? Non si sa

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

La conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di ieri, ha aumentato i dubbi. Il presidente Conte ha annunciato, con la “fase 3”, il “Progetto di rinascita del Paese”. Quale sia non è dato di sapere.Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, del governo Conte 1, aveva dichiarato che erano disponibili 118 miliardi di euro di investimenti immediatamente attivabili. Sono passati due anni e non se ne è fatto nulla. Oggi sarebbe il caso di utilizzarli, considerato il disastro sanitario, sociale ed economico che l’Italia subisce e subirà ancor di più dall’autunno prossimo, quando verranno a mancare la cassa integrazione e il divieto di licenziamento.Ci si nasconde dietro la burocrazia che frena tutto ma, vorremmo ricordare, che la burocrazia applica le norme deliberate dal Governo e dalla sua maggiorana parlamentare. Basta cambiarle per liberare da lacci e lacciuoli tutto ciò che impedisce di rendere operativi gli investimenti.Il presidente Conte ha annunciato che valuterà diverse opzioni per il rilancio economico e, per questo vuole convocare gli “Stati Generali dell’Economia”.Non è tempo di valutazioni ma di decisioni.Vogliamo informare il presidente Conte, e anche il ministro Di Maio, che il famoso Mes, abborrito come prestito da restituire (perché i Btp non devono essere restituiti?) ha raggiunto tassi finali negativi, il che vuol dire che non pagheremo gli interessi ma li riceveremo.
Nel frattempo, il presidente Conte valuta. Deve essere un pensiero faticoso. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Leila Slimani: Il paese degli altri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Collana Oceani, trad. Anna D’Elia, pp. 352, 19 euro. Dall’autrice Premio Goncourt, il primo volume della trilogia Il paese degli altri: una saga famigliare che copre tre generazioni, dal 1946 ai giorni nostri, tra il Marocco, la Francia e New York.
Un romanzo dall’intreccio magistrale, illuminato dalla forza e dalla profondità delle sue protagoniste femminili, in perenne lotta per la propria emancipazione.
Nel 1944, durante la guerra, Mathilde, una giovane alsaziana, s’innamora di Amin, un soldato marocchino che combatte nell’esercito francese contro l’occupazione nazista. Lui è affascinato dalla vitalità e dalla libertà di Mathilde; lei è sedotta dalla bellezza e dalla sensibilità dell’uomo. Al termine della guerra decidono di sposarsi e di trasferirsi nei dintorni di Meknes, dove Amin aveva ereditato un terreno che sognava di trasformare in una fattoria moderna. Ma l’impatto con la nuova realtà è traumatico per entrambi. Mathilde deve imparare a vivere in un mondo fatto di regole che non comprende e non condivide mentre Amin scopre a sue spese che non è facile essere un proprietario terriero né un marito moderno e liberale in un paese come il suo. Nonostante le difficoltà e i contrasti il loro amore e la dedizione ai figli, Aisha e Selim, prevalgono anche quando, con l’esplodere della lotta per l’indipendenza del Marocco, la Storia torna a bussare alla loro porta.Leila Slimani ci regala un romanzo dall’intreccio magistrale, illuminato dalla forza e dalla profondità delle sue protagoniste femminili. Perché tutti, in questa storia, vivono nel “paese degli altri”. Ci vivono i coloni francesi ospiti indesiderati dei marocchini che, a loro volta, sopportano a fatica il giogo degli europei. Ci vivono i soldati, costretti ad operare in un territorio ostile, così come i contadini che lavorano una terra che non appartiene a loro. Ma sono soprattutto le donne, costrette a vivere nel paese degli uomini, a dover lottare per la loro emancipazione.
LEILA SLIMANI è nata nel 1981 a Rabat, in Marocco, e vive a Parigi. Con il suo primo romanzo, Nel giardino dell’orco (2016), ha vinto il prestigioso Prix Mamounia, il più importante premio letterario marocchino. Nel 2016 ha vinto il premio Goncourt con il suo secondo romanzo, Ninna nanna. È autrice anche del saggio-inchiesta I racconti del sesso e della menzogna sulla vita sessuale delle donne in Marocco.

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Editoria: “Tutelare l’Ansa è tutelare il Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Per questo considero criticabile il comportamento dell’azienda che, dopo oltre una settimana, non ha ancora dato risposte concrete e convincenti ai dipendenti in agitazione per difendere le proprie condizioni lavorative. Si mettono a rischio 75 anni di gloriosa attività dell’Ansa, cioè della prima agenzia italiana, che pure in emergenza Covid ha svolto brillantemente il proprio lavoro al servizio dell’informazione. Ritengo che le misure proposte dall’azienda con massiccio ricorso alla cassa integrazione e soprattutto col taglio del budget dei collaboratori (quindi dei più deboli e meno tutelati), sarebbero pesantemente negative per i lavoratori, e determinerebbero conseguenze negative su tutto il sistema informativo nazionale, anche per le conseguenze sulle sedi locali ed estere. Il governo dimostri sensibilità per l’Ansa e l’azienda rifletta sulla natura e sulla mission della storica agenzia nazionale, che è parte del nostro Paese”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Leila Slimani: Il paese degli altri

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

Collana Oceani, trad. Anna D’Elia, pp.352, 19 euro. Dall’autrice Premio Goncourt, il primo volume della trilogia Il paese degli altri: una saga famigliare che copre tre generazioni, dal 1946 ai giorni nostri, tra il Marocco, la Francia e New York. Un romanzo dall’intreccio magistrale, illuminato dalla forza e dalla profondità delle sue protagoniste femminili, in perenne lotta per la propria emancipazione.Nel 1944, durante la guerra, Mathilde, una giovane alsaziana, s’innamora di Amin, un soldato marocchino che combatte nell’esercito francese contro l’occupazione nazista. Lui è affascinato dalla vitalità e dalla libertà di Mathilde; lei è sedotta dalla bellezza e dalla sensibilità dell’uomo. Al termine della guerra decidono di sposarsi e di trasferirsi nei dintorni di Meknes, dove Amin aveva ereditato un terreno che sognava di trasformare in una fattoria moderna. Ma l’impatto con la nuova realtà è traumatico per entrambi. Mathilde deve imparare a vivere in un mondo fatto di regole che non comprende e non condivide mentre Amin scopre a sue spese che non è facile essere un proprietario terriero né un marito moderno e liberale in un paese come il suo. Nonostante le difficoltà e i contrasti il loro amore e la dedizione ai figli, Aisha e Selim, prevalgono anche quando, con l’esplodere della lotta per l’indipendenza del Marocco, la Storia torna a bussare alla loro porta. In libreria dall’11 giugno

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Il Paese comincia a ripartire

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Ma il lockdown ha costretto milioni di italiani a cambiare le proprie abitudini con piccole e grandi ripercussioni sull’economia. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat sono ad esempio 8.655.000 gli italiani (19,7%) che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa, magari anche tramite le consegne a domicilio, preferendoli alle grandi catene.Nella stessa indagine si scopre che l’attenzione per i negozi di prossimità sia stata ancora maggiore nei grandi centri urbani (oltre 250.000 residenti) al Meridione e tra gli over 55. Vero e proprio boom anche per la solidarietà sia in forma di raccolta fondi e donazioni (vi hanno partecipato più di 7,4 milioni di italiani) sia di disponibilità gratuita delle proprie competenze professionali (4,6 milioni di individui)

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Cinque azioni strategiche per rilanciare l’economia del Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

La mobilitazione di risorse straordinarie promessa dal Governo deve innescare un ciclo virtuoso per assicurare sviluppo e competitività nel lungo periodo, non solo la sopravvivenza nella fase post-emergenza. Pensiamo che l’innovazione sia centrale in questo momento storico perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale.L’emergenza legata al Coronavirus può essere l’opportunità per investire nei grandi trend trasformativi e assicurare al nostro Paese un futuro rilevante nell’economia mondiale che verrà (e che probabilmente non sarà globalizzata come siamo stati abituati a pensarla negli ultimi trent’anni). In Cariplo Factory, siamo convinti che l’innovazione sia uno strumento essenziale per affrontare le sfide che ci attendono perché, se il mondo non tornerà a essere quello che conoscevamo, la capacità di produrre cambiamento sarà una risorsa vitale. Pensiamo che le startup siano il miglior agente d’innovazione disponibile sul mercato e, per questo, siano un patrimonio da tutelare e valorizzare.
Il Governo ha promesso di mettere sul piatto centinaia di miliardi di garanzie pubbliche per salvare le imprese: una dimostrazione di credito fondamentale nei confronti del sistema produttivo. Come Cariplo Factory, crediamo sia importante che questo maxi-investimento possa e debba fruttare anche in termini di innovazione, ricerca e sviluppo. Un sistema in grado di fare fronte ai bisogni di liquidità può diventare terreno fertile per accelerare su diversi fronti competitivi e adeguare i modelli di creazione del valore in una logica più sostenibile, nel rispetto non solo del patrimonio naturale ma anche del capitale umano e sociale.Abbiamo individuato cinque azioni per sostenere l’innovazione, e in particolare le startup, in questa fase di ripartenza. Cinque azioni ambiziose affinché questa crisi possa anche essere un’occasione di crescita per il sistema Italia. Le proiezioni sull’intero 2020 mostrano un crollo del PIL superiore al 10%, il dato peggiore nella nostra storia repubblicana. Molti analisti hanno già fatto scattare l’allarme per una depressione economica prolungata. In questo contesto, il rischio di paralizzare l’intero ecosistema congelando l’innovazione italiana per il prossimo decennio è concreto. Nella nostra esperienza, l’innovazione fiorisce laddove quegli agenti di cambiamento che sono le startup possono interagire con capitali o grandi aziende.
Creare un piano strategico 2020-30 per accelerare la transizione verso l’economia circolare e i nuovi modelli di creazione del valore.
Non sappiamo quando potremo dichiarare finita l’emergenza, ma già oggi sappiamo che difficilmente le cose torneranno come prima. A cominciare dalla globalizzazione: in molti, a partire dall’economista Jeremy Rifkin, si sono espressi sulla crisi di questo modello. L’economia circolare è la massima espressione di questi modelli. E per una volta l’Italia si trova nel ruolo della lepre: diversi indicatori sono concordi nel collocarci primi in Europa in molti settori dell’economia circolare. Siamo davanti anche a Francia e Germania che però, in virtù di una pianificazione più strutturata e di lungo periodo, stanno crescendo a una velocità superiore alla nostra. L’Italia utilizza al meglio le risorse destinate all’avanzamento tecnologico e ha un buon indice di efficienza (3,5 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorsa consumata, la media europea è di 2,24), tuttavia è penalizzata dalla scarsità degli investimenti (circa 2,5 volte più basso rispetto a quello della Germania e 2 volte inferiore a quello della Francia), che si traduce in carenza di innovazione (siamo all’ultimo posto per brevetti depositati), e dalle lacune sul fronte normativo. È urgente invertire la rotta: finora abbiamo agito con le leve dei bonus, degli incentivi e delle misure spot. È arrivato il momento di una misura strutturale, in grado di assicurare continuità agli investimenti e alle risorse. Crediamo che si opportuno definire una strategia nazionale di lungo periodo e un piano di azione decennale per l’economia circolare, due strumenti che potrebbero assicurare al Paese un progetto di sviluppo (sostenibile) nel lungo periodo. La pandemia ci ha permesso di toccare con mano le enormi potenzialità della trasformazione digitale. Nonostante le difficoltà di una situazione estrema, milioni di italiani hanno sperimentato i benefici dello smart working. Gli studenti di scuole e università, nel giro di pochi giorni, hanno cominciato a seguire le lezioni dietro a un tablet o un pc anziché in classe. La telemedicina è stata una panacea per assistere anziani, pazienti cronici e altri soggetti fragili, senza farli muovere da casa. Il digitale, insomma, ci ha permesso di tenere accesi i motori del Paese durante i giorni del lockdown. Ma non sono state tutte rose e fiori: mai come in questi giorni abbiamo capito che il digital divide non è una questione tecnologica bensì un tema di inclusione sociale: in Italia solo il 24% delle abitazioni è raggiunto da servizi di rete ultraveloce e ci sono molte zone a “fallimento di mercato” dove gli operatori non hanno convenienza a portare la loro offerta.
Tuttavia, il problema vero non è l’hardware, ma il software, cioè i nuovi contenuti, i nuovi servizi, i nuovi processi, le nuove soluzioni di efficientismo, i nuovi canali di vendita. In una parola, il change management. Enormi opportunità che rischiamo di non cogliere. Il digitale è il principale fattore abilitante per la crescita post emergenza e per la competitività delle nostre imprese, grandi e piccole che siano, nel lungo periodo. Per questo occorre una strategia che stimoli la trasformazione digitale: crediamo che defiscalizzare gli investimenti pubblici e privati destinati allo sviluppo di progetti innovativi sia il modo migliore per perseguire questo obiettivo. Soprattutto se questi progetti coinvolgono le startup in una logica di open innovation e di collaborazione con le imprese.
Le startup e le PMI innovative costituiscono il motore dell’innovazione. Sono imprese fragili, che esprimono numeri poco rilevanti da un punto di vista macroeconomico (il valore della produzione ammonta a circa 1,2 miliardi di euro per 12 mila posti di lavoro), tuttavia con un enorme potenziale di crescita. Lo stallo dell’economia, causa emergenza Covid-19, rischia di colpire prima di tutto loro. Prive di significative riserve di cassa, spesso esposte dal modello “as a service” e fortemente impegnate nella continua evoluzione della loro soluzione, una parte rilevante delle startup italiane rischia di non superare l’anno in corso. E, come detto, è un rischio che l’innovazione italiana non può permettersi di correre. Il perché è tutto in un numero: 10 miliardi di euro. È la valutazione media delle cosiddette startup unicorno (cioè con valutazione superiore al miliardo), poco meno di 500 aziende nel mondo che 30 anni fa non esistevano e che hanno utilizzato moltiplicatori di crescita possibili soltanto grazie a servizi e prodotti innovativi.Alla luce di questa fotografia, pensiamo che le grandi corporate Italiane (e in generale le aziende di qualsiasi dimensione) debbano essere stimolate alla creazione di fondi di Corporate Venture Capital prevedendo logiche di matching fund di finanza pubblica. Vale a dire che a fronte della costituzione di un fondo di Corporate Venture Capital, un contributo pubblico con la medesima quota di capitale ne raddoppierebbe la capacità di investimento. Crediamo che questa misura possa creare le condizioni ideali per permettere alle grandi aziende del nostro Paese di lavorare con il comparto startup e innescare virtuosamente l’innovazione made in Italy. (abstract)

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Promuovere il rilancio del sistema paese

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

La ripresa economica ed occupazionale del sistema Italia dopo l’emergenza Coronavirus passa attraverso interventi mirati che sappiano sfruttare al meglio le risorse disponibili e valorizzino know how e competenze nei diversi settori, mettendo le imprese in condizione di assumere risorse capaci di misurarsi con una sfida epocale. Le aziende e le istituzioni stanno prendendo consapevolezza che occorre comprendere e anticipare le nuove sfide, le opportunità e le responsabilità che si presentano loro e adattarvisi se vogliono continuare ad avere un impatto sociale significativo e durevole. Cambiamo i paradigmi del fare impresa e dello stesso sviluppo economico, per affrontare i quali occorre fare sistema tra tutte le istanze ed iniziative che hanno a cuore la ripresa del Paese. Nasce con l’obiettivo di trovare risposte concrete a queste sfide impegnative la partnership siglata tra Talents in Motion e Stati Generali del Mondo del Lavoro che nei prossimi mesi definiranno una serie di iniziative in ambito territoriale con il coinvolgimento di realtà imprenditoriali, istituzioni e professionisti di settori diversi, al fine di creare nuove sinergie per valorizzare le nuove competenze del mondo del lavoro “Ci siamo dati l’obiettivo comune di fondere le rispettive competenze per riuscire ad incidere in maniera più significativa e dare risposte immediate e di valore aggiunto a beneficio di tutta a collettività. Il progetto infatti si occupa di promuovere e favorire la circolarità del talento riportando al centro l’Italia e le opportunità che offre scrollandosi di dosso gli antichi e ormai superati stereotipi nazionali”. spiega Patrizia Fontana, Presidente e fondatrice di Talents in Motion. Talents in Motion è un’associazione senza scopo di lucro, fondata e presieduta da Patrizia Fontana che si presenta come il primo progetto di Social Responsibility d’impresa con l’obiettivo di accrescere l’attrattività dell’Italia per i talenti italiani e stranieri e favorirne così la circolazione, valorizzando le opportunità lavorative che le aziende italiane offrono e creando uno spazio comune di comunicazione tra le parti. Partner del progetto oltre 30 gruppi multi nazionali come Coca Cola, Heineken, Leonardo, Enel, DiaSorin, SNAM, Bosch. Nel consiglio direttivo siedono Salvatore Paparelli, vice president, Raffaele Fiorella, Giorgio Boggero e Simone Dominici.

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Italia: è un Paese che se vuole funziona

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

“Mi è capitato di partecipare alle Cabine di regia con i Presidenti delle Regioni e con i rappresentanti dei Comuni, sono momenti di lavoro serio in cui ognuno dice cosa manca, cosa va migliorato o quali sono le esperienze positive che possono mutuate dagli altri. Questo è un Paese che se vuole funziona, è un Paese capace di mettere assieme le forze migliori. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella quando ha detto che nella ricostruzione sappiamo esprimere il meglio.Questa esperienza ci cambierà tutti nel profondo. Mi auguro che si capisca che solo insieme, e forse anche con la forza della nostra generazione, si può superare tutto”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante una diretta Facebook con il Deputato Questore Francesco D’Uva.

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Siamo un Paese meraviglioso. Ripartiamo da qui

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Roma – “Sembra passato un secolo e invece sono solo 15 giorni. In un’intervista al Messaggero del 5 marzo affermavo con chiarezza che andavano messe in campo misure straordinarie per far fronte a questa epidemia che rischia di provocare gravissimi danni economici. Misure che l’Italia e l’Europa devono adottare all’interno di una stessa cornice, perché questa è una guerra che dobbiamo vincere tutti assieme. Tra queste c’era la proposta di sospendere il Patto di stabilità.
Ci hanno messo qualche giorno, ma finalmente l’Europa lo ha compreso e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha confermato che il patto di stabilità verrà sospeso.
Molti in queste ore mi stanno scrivendo la rabbia che hanno dentro, perché i 25 miliardi non bastano a far vivere in serenità tutti gli italiani, e noi abbiamo provato a fare il possibile per questo primo step. Scusateci se ci siamo dovuti fermare a quota 25.
Ma oggi lo scenario cambia e questa sospensione di una regola assurda, cappio al collo per tutti noi, ci permette di pensare di nuovo a sostenere la sanità, le imprese, le famiglie. Dobbiamo affrontare questa situazione guardando al domani, perché se oggi ci fermiamo domani dobbiamo essere in grado di ripartire velocemente. Lo ha detto benissimo, anche oggi, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Con loro stiamo lavorando ad un grande piano per l’internazionalizzazione e la promozione Made in Italy.
Ci sarà bisogno di un grande sforzo economico, di tante risorse. A quelle, ve lo assicuro, ci penseremo noi. Stiamo già lavorando, in raccordo con il Parlamento, maggioranza e opposizione, al prossimo Decreto in cui prevederemo, sulla base del calo dei fatturati, un ristoro per le imprese. Abbiamo bisogno di un grande piano straordinario che deve mettere in campo tutte le nostre energie e la nostra creatività. In questo periodo in cui tutti dobbiamo restare a casa, per contenere il virus, lavoriamo su questo.
Siamo un Paese meraviglioso. Ripartiamo da qui”.

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Burkina Faso: “Il nostro paese rischia di scomparire”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

«Le armi non bastano. Il nostro Paese rischia di scomparire se non ci difendiamo insieme contro i terroristi, attraverso la preghiera, l’unità e la solidarietà. Soltanto così potremo combattere il terrorismo». Così ha dichiarato padre Pierre Claver Belemsigri, segretario generale della Conferenza Episcopale di Burkina Faso e Niger ad una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre che includeva il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro e che ha visitato il Burkina Faso nei giorni scorsi.La situazione nel Paese sta rapidamente precipitando e non si arresta la serie di attacchi jihadisti che ha già causato la morte di decine di cristiani e ha costretto centinaia di migliaia di burkinabé alla fuga. Secondo l’ultimo bilancio ufficiale del 12 febbraio scorso, sarebbero infatti 765.517 gli sfollati interni. 89.783 famiglie sono ripartite in 169 campi di accoglienza. Tra i profughi vi sono 369.139 bambini.Padre Claver nota come negli ultimi venti o trent’anni l’Islam in Burkina Faso si sia andato trasformando a causa delle correnti fondamentaliste provenienti dalla penisola arabica. «I giovani si recano lì per lavorare o studiare e quando ritornano riportano in patria una diversa visione dell’Islam che ha un impatto sulla convivenza e la coesistenza tra le diverse religioni».I numerosi attacchi di matrice islamica non sono mai rivendicati e colpiscono indistintamente cattolici e cristiani di altre denominazioni, così come i musulmani contrari all’interpretazione dell’Islam dei fondamentalisti. «Vi sono dei terroristi burkinabé o stranieri che, pistola alla mano, vogliono far sì che l’intera Africa diventi islamica. Vogliono perfino introdurre la sharia nel nostro Paese».Il dramma del Burkina Faso si sta purtroppo consumando nell’indifferenza mondiale e sono pochissime le realtà caritative internazionali presenti in loco. La Chiesa cattolica – sostenuta anche da ACS – è in prima linea nel sostenere la popolazione e soprattutto le centinaia di migliaia di sfollati. «Stiamo valutando come affrontare questa sfida – continua padre Claver – Abbiamo in programma di organizzare un grande forum quest’anno dedicato alle questioni pastorali e a quelle relative alla sicurezza. Sarà un’occasione per riflettere su come essere cristiani e vivere la fede in un nuovo contesto di grave insicurezza segnato dagli attacchi ai nostri luoghi di culto». Nonostante la persecuzione i cristiani del Burkina Faso non rinnegano la propria fede. «Al contrario gli attacchi terroristici contro la nostra comunità hanno rafforzato la nostra fede. Nonostante la loro vita sia minacciata, i fedeli sono fieri di essere cattolici».

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Leila Slimani: Il paese degli altri

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Traduzione di Anna D’Elia uscita prevista: 16 aprile.Dall’autrice Premio Goncourt, il primo volume della trilogia Il paese degli altri: una saga famigliare che copre tre generazioni, dal 1946 ai giorni nostri, tra il Marocco, la Francia e New York. Un romanzo dall’intreccio magistrale, delle protagonisti femminili forti, sfaccettate, capaci di abitare il loro tempo con volontà, intelligenza, forza.
Francia, anni ‘40. Durante la guerra Mathilde si innamora di Amin, un marocchino venuto a combattere in Francia: se lui è affascinato dalla bellezza e dalla libertà di lei, Mathilde è sedotta invece dalla sensibilità di lui. Si sposano contro il parere di tutti e, finita la guerra, Amin decide di tornare in Marocco con la sua nuova sposa. Qui, quasi subito, la donna si trova imprigionata in un mondo di costrizione e controllo cui non è abituata e che confligge con il suo carattere. Anche con Amin non mancano i contrasti ma sempre prevale l’amore e la dedizione ai due figli: Aisha e Sélim. Aisha è una bambina renitente alle regole, selvaggia, a volte in preda a crisi mistiche. Ipersensibile, molto attaccata alla madre, elogiata a scuola per la sua intelligenza vivissima. La famiglia di Amin è molto tradizionale: una madre anziana, da sempre ligia alle regole del mondo arabo; il fratello Omar, maschilista, retrogrado e autoritario, la sorella Selma, ribelle e politicizzata, che trova in Mathilde una sponda. I due mondi sono destinati a collidere quando Selma, grazie a Mathilde, conosce un ragazzo francese, di cui si innamora e che progetta di sposare: non solo Amin manderà a monte le nozze, ma si rivolterà contro la sua stessa moglie. Sullo sfondo, le tensioni politiche in Marocco che si accendono, giorno dopo giorno.

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Cuneo Fiscale: ennesima misura assistenziale in deficit. Non servirà a rilancio Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

“La riduzione del cuneo fiscale, così come prevista da questo governo, è la terza misura assistenziale dopo gli ‘ottanta euro’ di Renzi ed il reddito di cittadinanza giallo verde, e non rappresenta affatto una misura per lo sviluppo e la tanto necessaria ripresa dell’Economia nazionale. Il presidente dell’Inps Tridico, che nel corso della sua audizione in Commissione Finanze ha richiamato gli anni ’80, farebbe bene a rievocarli non tanto per il calo delle diseguaglianze quanto, piuttosto, per il ritorno a provvedimenti di assistenzialismo in deficit per ben 23 miliardi nello stile del ‘panem et circenses’. Politiche che hanno indebitato l’Italia e che ora sono in gran voga nei governi della Sinistra. Si consuma, inoltre, l’ennesima iniquità e sperequazione nei confronti dei lavoratori autonomi e delle partite Iva in genere, cioè dei produttori di ricchezza e lavoro, che vengono costantemente ignorati e finanche penalizzati dal governo, come peraltro evidenziato, dati alla mano, dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti”. A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia e segretario della Commissione Finanze e Tesoro Andrea de Bertoldi al termine delle audizioni in Commissione sulla riduzione del cuneo fiscale.

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Nigeria: Ora vi è insicurezza in tutto il Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

«In passato, i problemi legati alla sicurezza erano limitati al nord-est della Nigeria. Ora vi è insicurezza in tutto il Paese». Così dichiara, in un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, monsignor Augustine Akubeze, arcivescovo di Benin City e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria. Il presule denuncia una insicurezza senza precedenti, «se non durante la guerra civile», che grava in particolar modo sui cristiani, come conferma il recente rapimento di quattro seminaristi a Kaduna, uno dei quali è stato rilasciato. «La notizia del sequestro ci ha riempito di tristezza», afferma il presule ricordando tuttavia che non si tratta di una novità per la locale comunità cattolica. «Molti sacerdoti e religiosi sono stati rapiti recentemente!». Riguardo al seminarista rilasciato, monsignor Akubeze informa che sta ricevendo cure mediche. Il presidente della Conferenza episcopale aggiunge che quasi tutti i seminari della Nigeria hanno mura di protezione, ma che «purtroppo però non sono sufficienti a fermare gli attacchi di Boko Haram». Non tutte le strutture hanno invece telecamere di sicurezza. «Se tutti i seminari, i monasteri e i conventi che ospitano religiosi disponessero di telecamere, sarebbe utile perlomeno per catturare alcuni terroristi». Ma purtroppo le risorse della Chiesa sono limitate e le parrocchie sono perfino costrette a pagare per avere la protezione della polizia durante le messe domenicali. Il presule ricorda anche il recente omicidio di Lawan Andima, membro dell’Associazione cristiani in Nigeria (CAN) decapitato da Boko Haram, e si domanda perché il presidente nigeriano Muhammad Buhari abbia ha recentemente dichiarato di essere scioccato dalle numerosi uccisioni che avvengono in Nigeria, soprattutto a danno dei cristiani. «Molti nigeriani si chiedono se il presidente viva in un universo parallelo. Come può essere sorpreso? Dopo che alcuni di noi hanno partecipato a numerose sepolture di massa di cristiani uccisi da Boko Haram?».Monsignor Akubeze si sofferma inoltre sulla composizione del governo guidato da Buhari, appartenenti alla stessa estrazione etnica hausa-fulani del presidente. «Il 95 percento di loro sono musulmani, in un Paese in cui vi sono circa il 50 percento di cristiani. Chi dovrebbe assicurare la nostra sicurezza appartiene ad una setta di una religione, ad un solo gruppo etnico, in una nazione multi-religiosa e multietnica!». L’appartenenza etnica del presidente getta ombre anche sulla totale passività con cui il governo sta affrontato l’emergenza rappresentata dalle violenze dei pastori islamisti fulani. Pur specificando che non vi sono prove certe di un supporto governativo ai fulani, l’arcivescovo di Benin City sottolinea come «la mancanza di azioni penali significative nei loro confronti alimenta ulteriormente la convinzione che essi godano del sostegno del governo federale».Di fronte ad una grave mancanza di sicurezza e all’aumento di attacchi anticristiani, monsignor Akubeze rivolge tramite ACS un accorato appello ai governi e ai media occidentali. «Raccontate le atrocità che avvengono in Nigeria. In questo modo il nostro governo potrebbe sentirsi sotto pressione ed agire. La nostra speranza è che le nazioni dell’Unione europea e gli Stati Uniti sentano l’obbligo morale di proteggere le vite dei cristiani e di tutti i nigeriani che vengono costantemente attaccati e uccisi da Boko Haram e dai pastori fulani».

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