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Posts Tagged ‘paesi’

Contrastare fake news e interferenza elettorale dei Paesi stranieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 ottobre 2019

Le ingerenze elettorali straniere sono una minaccia per le democrazie europee e gli unici a beneficiarne sono i movimenti anti-UE e le forze estremiste e populiste.Nella risoluzione non legislativa adottata giovedì, con 469 voti favorevoli, 143 contrari e 47 astensioni, i deputati hanno sottolineato come i tentativi di influenzare i processi decisionali negli Stati membri mettano a rischio le società democratiche europee.
Il PE ha evidenziato che l’interferenza di Paesi stranieri nelle elezioni nazionali e europee è ormai sistematica e può assumere forme diverse: campagne di disinformazione sui social media, attacchi hacker contro infrastrutture elettorali critiche o sostegno finanziario diretto e indiretto ad attori politici. Nella maggior parte dei casi, queste ingerenze favoriscono candidati anti-UE, estremisti e populisti.Nonostante la maggioranza dei Paesi UE abbia vietato, in tutto o in parte, le donazioni estere ai partiti politici e ai candidati, alcuni attori stranieri riescono a eludere le leggi e a offrire sostegno ai propri alleati.Nel testo si rimanda anche ai casi denunciati da Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung nei confronti del Partito della libertà austriaco, da Buzzfeed e L’Espresso (il 10 luglio 2019) nei confronti della Lega per Salvini Premier e alle denunce della stampa britannica a proposito della campagna Leave.EU.I deputati affermano di essere estremamente preoccupati dal “carattere altamente pericoloso della propaganda russa”, la principale fonte di disinformazione in Europa. I casi di fake news attributi a fonti russe sono infatti più che raddoppiati dal gennaio 2019 (998) rispetto allo stesso arco di tempo nel 2018 (434).Inoltre, nella risoluzione si condannano fortemente le “azioni sempre più aggressive” compiute da attori statali e non statali di paesi terzi che cercano di compromettere la sovranità di tutti i Paesi candidati all’adesione all’UE nei Balcani occidentali e nei Paesi del partenariato orientale.Per far fronte alla situazione, il PE chiede che la task force East StratCom sia potenziata, divenga una struttura permanente e riceva una maggiore dotazione finanziaria. Si invitano inoltre i social media a cooperare nella lotta contro disinformazione, senza compromettere la libertà di espressione, mentre l’UE dovrebbe elaborare un quadro giuridico che possa far fronte alle minacce ibride (attacchi informatici e disinformazione).
L’UE si occupa attivamente di disinformazione dal 2015, da quando è stata istituita la Task Force East StratCom nell’ambito del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), con l’obiettivo di comunicare correttamente le politiche e le decisioni dell’UE ai vicini Paesi orientali. Nell’ottobre 2018, prima delle elezioni europee, Facebook, Google, Twitter e Mozilla hanno aderito al Codice di condotta (dal 2019 anche Microsoft), accordandosi volontariamente su standard di autoregolamentazione per combattere la disinformazione. Nel dicembre 2018, la Commissione europea ha pubblicato un Piano d’Azione contro la Disinformazione. Entro il 2020, saranno più di 50 le elezioni che si svolgeranno negli Stati membri, tra elezioni presidenziali, nazionali, locali o regionali.

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“L’impatto del lavoro domestico nei paesi d’origine”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

E’ stato presentato a Roma il Dossier DOMINA “L’impatto socio-economico del lavoro domestico nei Paesi d’origine”.I risparmi inviati nei paesi di origine dai lavoratori stranieri regolari in Italia valgono 6,2 miliardi di Euro – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di lavoro domestico – di questi, 1,4 miliardi (22,5%) arrivano da 632 mila lavoratori domestici stranieri assunti dalle famiglie.In attesa dell’uscita dei dati Inps sull’andamento della regolarità del lavoro domestico anno 2018, Massimo De Luca, Direttore dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico, anticipa che in base all’analisi dei dati Inps trimestrali, potremmo aspettarci un incremento dei lavoratori domestici regolari, il numero totale si avvicinerà alle 900 mila unità. A questo va sempre aggiunto un 60% di lavoratori irregolari per un mercato di lavoro che coinvolge circa 2 milioni di posti di lavoro.

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Italia: bolletta energetica più cara d’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2016

energia bluSecondo i dati Eurostat resi noti oggi, l’Italia si situa tra i Paesi più cari dell’Ue per la bolletta energetica a carico delle famiglie. Il costo del gas in Italia è il quarto più alto nell’Ue in termini assoluti. Ben sopra la media Ue anche l’impatto fiscale sulle bollette: 39% la tassazione sui costi dell’elettricità in Italia contro il 31% Ue, il quarto onere più alto, 35% sul gas contro il 23% Ue, il quinto più alto. “Eurostat attesta che le accise e le imposte sull’energia in Italia sono esorbitanti e vanno abbassate, a cominciare dagli oneri di sistema, dove paghiamo gli incentivi per le fonti rinnovabili, per la messa in sicurezza del nucleare, per le imprese energivore e per le Ferrovie dello Stato” ha dichiarato Pieraldo Isolani, Responsabile settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.” “A questa situazione va aggiunto che l’aumento dei prezzi dell’energia derivante dalla eliminazione del mercato tutelato a partire dal 1° gennaio 2018 contenuta nel ddl concorrenza, produrrà un ulteriore aggravio per le famiglie ed un regalo alle società energetiche” ha concluso Isolani.

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Cure del neonato nei paesi a limitate risorse

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

milanodavedereMilano. Il 13 ottobre a partire dalle ore 9.00 si tiene presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono 7) il IV CONGRESSO NAZIONALE DI CURE DEL NEONATO NEI PAESI A LIMITATE RISORSE. Il congresso, organizzato dalla Società Italiana di Neonatologia, dal Gruppo di Studio Neonatologia e Sviluppo della Società Italiana di Neonatologia e da Mangiagalli Life, ha preso il nome NASCERE, la parola chiave che, declinata nelle lingue del mondo, va a formare il Duomo di Milano nel logo. Sarà l’occasione non solo per porre nella massima attenzione le tematiche della salute della donna e del neonato nei paesi a limitate risorse, ma anche per mettere a confronto su base permanente gli attori dello scenario, ovvero i tecnici della comunità scientifica e gli implementing agent delle organizzazioni umanitarie.La risposta degli attori è stata generosa e infatti NASCERE vanta:
I PATROCINI di Ministero Degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Ministero Della Salute, Comune Di Milano, Università degli Studi di Milano, Società Italiana Di Pediatria, Società Italiana Di Neonatologia, Women For Expo, Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano
La presenza delle 18 più importanti ONG italiane: Coopi, Cuamm, Project For People, Emergency, Medici Senza Frontiere Francia, Fondazione Pro-Africa, Osservatorio Nazionale Specializzandi Pediatria (Onsp), Medicu Mundi, Institute Of Tropical Medicine, Karibu Africa Onlus, Comitato Collaborazione Medica, Progetto Sorriso Nel Mondo, Cesvi, Fondazione Veronesi, Patologi Oltre Frontiera, Amici Del Mondo – World Friends Onlus, Mangiagalli Life
La presentazione di progetti in 18 PAESI : Mali, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Uganda, Burundi, Togo, Burkina Faso, Sud Africa, Sud Sudan, Sierra Leone, Kenya, India, Bangladesh, Afghanistan, Pakistan, Ecuador.
Tra i relatori spiccano:
GINO STRADA, fondatore e direttore esecutivo di EMERGENCY
TAREK MEGUID, membro di IERG (Independent Expert Review Group), un gruppo di 6 persone, scelte da Ban Ki Moon, che riferisce alle Nazioni Unite sulla salute mondiale della donna e del bambino
GRAMMENOS MASTROJENI, Consigliere del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
PADRE PAUL OUEDRAOGO, pediatra, direttore sanitario Ospedale Saint Camille, Ougagadougu, Burkina Faso, Padre superiore Provincia camilliana Burkina Faso e Benin.

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La guerra infinita in Medioriente e altrove

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

agostino spataroQuel che propongo non è un saggio, nemmeno un articolo, ma una “tabella” contenente i dati relativi alla produzione e alle riserve petrolifere dei principali Paesi che, nell’ultimo ventennio, sono stati coinvolti, come vittime o promotori, in questa sorta di “guerra infinita” che sta sconquassando il Medio Oriente e provocando pericolose tensioni in Europa e nel Mediterraneo. Si tratta di dati fin troppo eloquenti che, da soli, spiegano perché i principali Paesi detentori delle più grandi riserve petrolifere (Venezuela, Libia, Iran, Iraq, Siria, Russia) siano stati inseriti nella “lista nera” e sottoposti ad attacchi di ogni tipo, anche militari. Da notare che ad attaccare non sono stati tutti gli Stati membri della Nato ma solo alcuni, specie quelli cui appartengono le principali multinazionali del petrolio ovvero: Usa, Francia, Gran Bretagna, Spagna e, purtroppo, anche Italia.
Nei giorni scorsi, nella “lista” è stato inserito il Venezuela, bollato con decreto del presidente Obama come una minaccia per la sicurezza nazionale degli Usa. Ovviamente, nessuno crede a questa boutade che, in realtà, rafforza il sospetto di una nuova, pericolosa ingerenza mirata ad assumere il controllo della più grande riserva petrolifera del mondo che- come si evidenzia nella tabella- corrisponde a una previsione di 300 anni di produzione ai livelli attuali. Ancora tre secoli di produzione contro i 10 anni degli Usa! Seguono la Libia con 139 anni, l’Iran con 135 anni, ecc. ecc. In tempi di esaurimento delle riserve proprie, il Venezuela, cosi come gli altri paesi della “lista” nera, come il colore del greggio che vi abbonda, è un boccone troppo ghiotto per lasciarlo al popolo venezuelano, unico e legittimo proprietario, per il suo sviluppo economico e civile. Siamo all’apertura di un fronte di destabilizzazione, di guerra anche in America latina? C’è da sperare che la reazione, forte e unitaria, dei paesi dell’Unasur dissuada, faccia rinsavire i governanti Usa, come sembra stiano facendo rispetto alla disastrosa guerra provocata contro la Siria con il cui presidente (Bashara Assad) -a detta di Kerry- si vuole negoziare. Potevano farlo prima questo negoziato e si sarebbero evitati quattro anni di morte e di rovina che hanno provocato circa 200.000 vittime e diversi (dieci?) milioni di profughi. Comunque, meglio tardi che mai! (Agostino Spataro)

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Le città più visitate

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 gennaio 2015

LungoTevereRoma, Venezia e Milano si confermano le grandi città italiane più visitate dai viaggiatori stranieri nel 2014. Nessun cambio di rotta, dunque, rispetto al 2013; a conferma che la capitale, la città lacustre e il capoluogo milanese continuano ad affascinare i visitatori esteri provenienti da tutto il mondo.In particolare, la città eterna si trova in testa alle preferenze dei viaggiatori provenienti dalla Russia, e risulta una meta apprezzata anche da chi parte dall’Irlanda e dalla Spagna, trovandosi nella Top 5 delle mete più visitate da entrambi. Inoltre, seppur in posizioni più basse della classifica, Roma è presente anche nella Top 10 dei seguenti Paesi: Finlandia e Svezia, Argentina, Brasile, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Corea del Sud.Seguono a ruota Firenze, da sempre amata dai viaggiatori di tutto il mondo, e Bologna con il suo affascinante centro storico. Anche Napoli e Sorrento non subiscono variazioni rispetto al 2013, occupando il sesto e settimo posto della classifica di Hotels.com. Subito dopo le due città campane si posiziona Verona, la città degli innamorati per eccellenza, e Pisa, nota in tutto il mondo per la splendida torre pendente. Torino, invece, guadagna un gradino rispetto al 2013, entrando in decima posizione e scalzando Palermo. Chiudono la Top 20 della classifica delle città più visitate dai viaggiatori stranieri nel 2014 le seguenti città italiane: Alghero, Palermo, Genova, Rimini, Taormina, Siena, Positano Catania, Lucca e Sirmione. La romantica Parigi si conferma la città più amata dagli Italiani nel 2014, seguita da New York. Entrambe le città conquistano una posizione rispetto al 2013, facendo slittare Londra dal primo al terzo posto.Barcellona, la patria di Dalí e Mirò, conquista il quarto posto, salendo di un gradino in confronto al 2013, mentre Berlino scende in quinta posizione.Amsterdam, la città dei canali e dei tulipani, rimane stabile al sesto posto, seguita da Vienna e Monaco di Baviera che fanno scivolare le spiagge e il mare di Miami dalla settima alla nona posizione.La cosmopolita Istanbul nel 2014 conclude la Top 10, scalzando Madrid dalle prime dieci città più visitate dai connazionali nell’anno appena concluso.Chiudono la Top 20 della classifica le seguenti città internazionali: Praga, Madrid, Bruxelles, Budapest, Las Vegas, Dublino, Lisbona, Los Angeles, San Francisco e Tokyo. (foto Fidest Lungotevere)

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Aiuti UE più rapidi per i paesi colpiti da calamità

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

BruxellesSecondo le modifiche alla normativa approvata mercoledì, gli aiuti comunitari ai paesi UE e a quelli candidati colpiti da inondazioni o da altre calamità naturali saranno inviati più celermente ed efficacemente grazie al Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE). Tali modifiche, già concordate con i ministri europei, comprendono l’estensione del termine per la richiesta di aiuti per calamità naturale da 10 a 12 settimane, il versamento di un anticipo pari al 10% degli aiuti e la semplificazione dei criteri di approvazione degli aiuti per i disastri meno gravi a livello regionale. “Il Fondo di solidarietà è uno degli esempi più visibili ed efficaci di solidarietà nell’UE. Questa riforma renderà il Fondo uno strumento ancora più efficace. Si definisce in modo chiaro, con un unico criterio, quando una regione può ottenere il sostegno del Fondo. I nuovi anticipi possibili sono un altro successo molto importante per i negoziatori del Parlamento, perché in una catastrofe un supporto rapido è vitale, e siamo stati in grado di sbloccare la questione dopo difficili negoziati”, ha dichiarato la relatrice Rosa Estaràs Ferragut (PPE, ES). La sua relazione è stata approvata con 525 voti a favore, 12 contrari e 41 astensioni.La clausola che permetterà l’anticipo del 10% (per un importo massimo di 30 milioni di euro) dell’aiuto previsto è stata approvata grazie agli sforzi dei deputati e nonostante le obiezioni durante i negoziati con il Consiglio. Il FSUE normalmente si concentra su catastrofi gravi, che hanno causato danni superiori ai 3 miliardi di euro a prezzi del 2011 o superiori allo 0,6% del reddito nazionale lordo del paese colpito. Tuttavia, il fondo potrà essere mobilitato anche per catastrofi regioni più limitate. Per questi casi, le nuove norme prevedono un singolo e semplice criterio di ammissibilità – una soglia di danno dell’1,5% del prodotto interno lordo della regione – cosi da facilitare il compito della Commissione europea nel valutare le applicazioni e velocizzare lo stanziamento degli aiuti. I deputati hanno anche fissato una soglia inferiore all’1% del PIL per le regioni ultraperiferiche dell’UE, garantendo che il fondo potrà essere utilizzato anche per alcuni tipi di catastrofi, come la siccità, che si sviluppano su un arco di tempo più lungo prima che se ne risentano gli effetti disastrosi.

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Scuola ai bambini dei paesi in guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Le nazioni ricche non stanno facendo abbastanza per  assicurare istruzione a 37 milioni di bambini in paesi guerra Insufficiente l’impegno finanziario dei donatori istituzionali – con l’Italia terzultima della lista –  per garantire l’accesso a scuola ai bambini che ne sono esclusi a causa dei conflitti. Per 1 anno di scuola elementare di un bambino, un paese industrializzato – Italia compresa – spende 500 volte di più rispetto a quanto si spende per l’istruzione di un bambino in un paese afflitto o reduce da guerre. Il Lussemburgo per esempio sborsa 12.000 dollari per garantire 1 anno di istruzione a ogni bambino lussemburghese. La Svezia quasi 10.000. L’Italia 6.796. Per contro ammonta a 17 dollari annui la spesa pro-capite per istruzione primaria in Burundi:  il costo di uno zainetto e di qualche quaderno, o di un tamagotchi, per i nostri bambini. L’Italia, in particolare, è tra i paesi meno generosi e si colloca al terzultimo posto nella graduatoria degli aiuti governativi all’educazione primaria. Si stima che nel mondo siano 72 milioni i minori che non hanno accesso all’istruzione di base. Se vogliamo che entro il 2015 si persegua l’obiettivo del millennio dell’istruzione primaria universale per tutti i bambini ”, continua il Direttore Generale di Save the Children Italia, “le nazioni avanzate e più ricche, compresa l’Italia,  debbono aumentare sensibilmente i finanziamenti per l’educazione, destinandone una quota rilevante alle nazioni in conflitto”. Per quanto riguarda l’Italia,  il nostro paese risulta al terzultimo posto della lista dei paesi donatori di aiuti all’istruzione primaria: data infatti la cifra di 9 miliardi di dollari necessaria a garantire educazione per tutti i bambini entro il 2015, l’Italia risulta tra le nazioni che hanno contribuito meno,  per appena il 7% di quota “equa”. All’interno dei fondi per l’educazione primaria, una parte significativa – circa il 34% –  è stata allocata ai paesi in guerra, il 30% ai paesi a medio reddito, il 12% a quelli a basso reddito.

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