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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘pagamenti’

Acquisti e pagamenti online al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Un argomento che, sebbene sempre attuale, in questo periodo assume particolarmente rilievo: come il consumatore può tutelarsi nel caso in cui, dopo aver effettuato un pagamento online, la merce non venga consegnata oppure venga consegnata in misura diversa rispetto a quella ordinata.Cosa prevede la Legge? Gli acquisti online debbono essere consegnati entro e non oltre 30 giorni.
Unica deroga è costituita dall’accordo intercorso tra venditore ed acquirente. Cosa accade se il termine di consegna non viene rispettato? Il consumatore ha diritto tanto al rimborso di quanto pagato quanto al risarcimento del danno per la mancata consegna.
Come agire per la tutela dei propri interessi? La prima cosa da fare, nel caso in cui la merce non venga consegnata oppure vi sia un grave ritardo, è quella di sollecitare il venditore inviando una pec o una raccomandata a/r di diffida alla sede legale. Potrebbe anche andar bene utilizzare una chat oppure andare sul sito per inviare una segnalazione ma se la risposta non arriva in modo tempestivo consigliamo di utilizzare pec oppure raccomandata a/r di diffida.Nel caso di mancata consegna della merce è opportuno allegare la prova del pagamento, l’elenco dei beni acquistati, la bolla di consegna, se disponibile, e contestare che nell’ordine consegnato mancano alcuni beni che dovranno essere indicati precisamente e per i quali si richiede il rimborso della somma versata.Nel caso di ritardo nella consegna della merce le comunicazioni da inviare potrebbero essere tre.Nella prima occorre sempre allegare la prova del pagamento nonché indicare il bene o i beni acquistati, ma l’elemento più importante è costituito dall’indicazione della data entro cui la merce avrebbe dovuto essere consegnata. Tale passaggio è necessario per tutelare il proprio diritto!La formula da utilizzare, può essere di questo tipo: “la merce dovrà essere consegnata entro e non oltre la data del… . La mancata consegna nel termine indicato determinerà la risoluzione del contratto per inadempimento”.Altra raccomandazione: la tentazione di indicare un termine nell’immediato è sicuramente forte ma rischia di essere controproducente.Occorre evitare che il venditore possa eccepire di non aver potuto adempiere perché il termine rendeva la prestazione impossibile!Il consiglio è, quindi, quello di dare 15 giorni di tempo.Se la merce arriva… bene!Se la merce non arriva sarà necessario inviare la seconda pec, o seconda lettera raccomandata a/r di diffida, sempre indirizzata alla sede legale, in cui si comunicherà la formale disdetta per inadempimento del venditore utilizzando una formula del genere: “non avendo consegnato la merce nel successivo termine indicato, con la presente comunico formale disdetta determinata dal Vostro inadempimento”.Questa lettera deve essere inviata il giorno, o nei giorni successivi, alla scadenza del termine. Una doverosa precisazione: prima si invia meglio è.La disdetta sarà efficace solo dopo l’invio di questa comunicazione.Il che comporta che se la merce arriva, anche oltre il termine indicato, prima dell’invio della disdetta questa merce dovrà essere accettata.Una volta inviata la disdetta, si potrà, sempre a mezzo pec o raccomandata a/r di diffida (sarebbe la terza comunicazione) richiedere di annullare il contratto per inadempimento del venditore e conseguentemente chiedere il rimborso del prezzo.Altra strada percorribile, se la merce riveste particolare interesse, è quella, sempre con i soliti strumenti, di continuare a richiedere la consegna della merce esigendo, tuttavia, il risarcimento del danno subito a causa della spedizione tardiva.Sebbene superfluo si precisa che in questo caso non deve essere inviata alcuna disdetta!
Cosa fare se il venditore rifiuta il rimborso? Occorre ricorrere all’Autorità Giudiziaria.Il ricorso all’Autorità Giudiziaria può essere duplice.Agire in giudizio, dopo aver esperito la procedura di negoziazione assista, per ottenere il rimborso del prezzo ed il risarcimento del danno ed anche denunciare, entro e non oltre 90 giorni dal pagamento, l’accaduto.Da ultimo si ricorda che i siti delle aste online non sono responsabili di quanto accade con le transazioni e che le richieste vanno rivolte direttamente al venditore anche se l’acquisto è stato effettuato tramite una specifica piattaforma. (Sara Astorino, legale, consulente Aduc)

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Sbloccare pagamenti PA per dare risorse a imprese e professionisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“In questo momento di estrema difficoltà, non soltanto sanitaria ma anche economica dovuta alle restrizioni per il contenimento del contagio, occorre mettere in campo ogni azione possibile per sostenere il sistema produttivo, che ha bisogno soprattutto di liquidità. Per questo riteniamo opportuno uno sblocco immediato di tutti i pagamenti dell’Amministrazione Pubblica verso aziende e professionisti. Sono risorse già disponibili e messe a bilancio e non c’è bisogno di fare nuovi debiti. Penso alle tante aziende che devono ancora ricevere il saldo delle loro fatture e che spesso sopportano pagamenti lunghi. Ma anche ai vari professionisti o agli avvocati penalisti che in molti casi devono ricevere ancora i compensi per il patrocinio gratuito fatto da tre/quattro anni. Così come devono essere sbloccati anche i pagamenti da parte degli enti pagatori nei confronti del comparto agricolo. Queste non sono risorse che devono essere trovate, sono già disponibili nei bilanci dello Stato e degli Enti locali, semplicemente vanno sbloccate rendendo più veloce il pagamento per dare liquidità alle aziende e ai professionisti. Fratelli d’Italia sta dando piena collaborazione presentando proposte concrete sul piano economico, ma occorre sbloccare subito quello che già è disponibile mettendo a disposizione di imprese e professionisti importanti risorse per far ripartire l’economia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

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Pagamenti online: utilità ai tempi del Coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

La possibilità di effettuare dei pagamenti online non costituisce una novità. Ormai da molto tempo è possibile, ed in alcuni casi costituisce l’unico mezzo di pagamento, utilizzare la modalità online al fine di concludere un acquisto.Questi pagamenti possono avvenire utilizzando la carta di credito oppure delle carte prepagate che possono essere ottenute rivolgendosi a qualsiasi istituto bancario e non. Il primo consiglio, pertanto, che vi diamo e di controllare bene che si tratti di una semplice carta ricaricabile e non di una revolving card. In questo momento di emergenza sanitaria, in cui evitare ogni contatto è il modo migliore per bloccare la diffusione del contagio nonché per proteggere noi stessi e i nostri cari, in diverse compagnie hanno attivato la modalità di consegna contactless.Ovvero nessun contatto.
Come si fa ad evitare il contatto se ordiniamo una pizza? Pagando online ovvero utilizzando la stessa modalità richiesta per poter usufruire della spesa online oppure per ordinare libri o altre merci. La pizza, al pari della spesa o di altri pacchi, verranno poi lasciati di fronte casa così che la persona ed il fattorino, cui dovremmo essere tutti grati, non abbiano contatti.
Sembrerebbe tutto bellissimo tuttavia esiste un “ma”. Quante persone hanno una carta di credito o una ricaricabile? Quanti sono in grado di usarla? Penso alle fascia di età più elevate, magari ad una nonna. I nostri nonni o genitori non sono abituati a questa tecnologia, non hanno questa carta ed alcuni non saprebbero nemmeno utilizzare la spesa online.Va benissimo, quindi, utilizzare questo metodo di pagamento ma credo che bisognerebbe trovare un metodo alternativo anche per garantire la possibilità di usufruire dei medesimi servizi anche a chi non ha carte di credito oppure carte ricaricabili. (Sara Astorino, legale, consulente Aduc)

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Coronavirus e pagamenti in contanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Il denaro contante è per eccellenza ancora molto utilizzato per i pagamenti, sopratutto per quelli di piccola entità. Nello stesso tempo tutti sappiamo che il denaro contante (soprattutto le banconote) sono un canale di trasmissione di ogni tipo di sostanza. Questi giorni al bar, per esempio, tra addetti in guanti e mascherina che devono far rispettare il metro di distanza e trasmissione di soldi, ci sembra logico se qualcuno si chieda a cosa serva la bardatura del barista, rispetto al fatto che, magari, con le stesse mani inguantate prende i soldi e ci porge una pasta (caso limite? Mica tanto…).
Se si chiede di pagare con un bancomat o una carta di credito, si viene guardati di traverso, e in alcuni bar vigono anche i cartelli che recitano “pagamenti con carta minimo 10 euro”…. Comprensibile! Visto che per ogni transazione, i gestori dei pos trattengono ai commercianti commissioni tra l’1 e il 3 per cento, dipende dai loro specifici contratti legati alla quantità del giro d’affari.
E’ da tempo che si parla di queste questioni e, mentre in genere in altri Paesi è normale il pagamento con carta anche per piccole consumazioni, da noi sembra che istituti di credito, gestori di pos e commercianti non riescano a trovare un qualche accordo.
Oggi la motivazione/occasione c’è, ed anche di un certo peso: prevenzione trasmissione coronavirus.
Visto che in questo periodo alcuni istituti si sono anche esposti in donazioni consistenti a destra e a manca per aiutare istituzioni private e pubbliche, quindi un po’ di soldi da parte li hanno… perché non si affronta anche in modo più radicale l’attenuazione preventiva della trasmissione del virus intervenendo sulle commissioni delle carte, incentivando quindi i commercianti a farle utilizzare ai consumatori?Un suggerimento per istituti di credito e legislatori. E anche per i commercianti che, commissioni o meno cambiate, possono dare un loro contributo alla prevenzione e incentivare i consumi presso i loro esercizi. Ricordiamo che, con l’uso di carte per piccoli importi, vigendo il sistema contactless, non si devono neanche toccare i tasti per inserire il proprio pin. (fonte Aduc)

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MyBank per i pagamenti sicuri con bonifico immediato

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Julian Fashion, uno dei primi retailer multi-brand del lusso in Italia, annuncia di aver integrato sul suo e-shop il pagamento con MyBank, il bonifico immediato per pagare e incassare online tramite il servizio di home banking della propria banca.Selezionando MyBank come soluzione di pagamento, i clienti dell’e-commerce di moda Julian Fashion potranno effettuare il pagamento del loro shopping online con bonifico immediato e senza limiti di importo. Al momento del pagamento, i consumatori saranno ridirezionati sull’online banking della propria banca dove potranno confermare il bonifico precompilato per completare la transazione: un gesto semplice e sicuro che rende possibile un’esperienza d’acquisto fluida e la massima protezione dell’identità, senza la condivisione di dati sensibili con terze parti.“Siamo lieti di aver adottato MyBank sul nostro sito e-commerce per offrire un ulteriore servizio ai nostri clienti. Da tempo, la nostra strategia punta alla customer centricity e con soluzioni di pagamento come MyBank riusciamo a garantire ai nostri clienti una shopping experience fluida e sicura in tutti i canali.” ha commentato Giulia Tondini, Sales Director di Julian Fashion.
MyBank, in prima linea in materia di sicurezza dei pagamenti e di protezione dell’identità degli utenti, permette al merchant di risolvere i problemi legati all’incertezza del pagamento: grazie alla conferma immediata dell’avvenuto pagamento irrevocabile, l’evasione dell’ordine diventa estremamente rapida.

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Adyen: le tendenze nel settore dei pagamenti per il 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Ci sono importanti cambiamenti in atto nel 2020, alcuni più evidenti, altri meno. Nel frammentato panorama dei pagamenti, la sfida si giocherà sul fronte della user convenience e della customer experience, sia attraverso un incremento della sicurezza nell’utilizzo delle carte, sia offrendo innovative modalità di pagamento. Ad esempio, i servizi di pagamento, dall’online all’in-store, andranno sempre di più verso un sistema di gestione centralizzato e unificato. Ma questa è solo una delle grandi tendenze in atto. Philippe De Passorio, Country Manager di Adyen Italia, la piattaforma di pagamento scelta da aziende leader a livello mondiale, ci parla dei trend che interesseranno il settore dei pagamenti e che vedremo protagoniste durante quest’anno.L’e-commerce sta continuando ad espandersi supportando la crescita della subscription economy e dei modelli di business di piattaforme innovative. Con dati delle carte sempre più sensibili che vengono condivisi per completare i pagamenti, è necessario che tutte le parti coinvolte nel processo adottino misure di protezione delle informazioni che garantiscano il cliente. In ottica di contrasto all’aumento delle frodi, la tokenizzazione diventerà un metodo sempre più diffuso per proteggere i dati di pagamento. Nel primo semestre del 2019 sono stati registrati da parte del team Fraud and Risk Intelligence (FRI) di RSA ben 140.344 attacchi fraudolenti. Si tratta di 32 attacchi ogni ora, in forte aumento rispetto agli 86.344 degli ultimi sei mesi del 2018.
La tokenizzazione serve per proteggere il Primary Account Number (PAN) di una carta di pagamento sostituendolo con una generica stringa di numeri – un token, appunto. I token di pagamento vengono generati per ogni carta, per ogni merchant. Ciò significa che il PAN del cliente viene sostituito da un token senza essere trasmesso durante la transazione, rendendo il pagamento più sicuro. La cosa importante della tokenizzazione è che aiuta a proteggere le aziende e i clienti dal furto di dati. Infatti, anche nel caso in cui un hacker riesca a rubare i dati tokenizzati, non potrà utilizzare i token per effettuare pagamenti online, poiché non sarà in grado di collegare il token alle informazioni di pagamento archiviate in modo sicuro dal partner di pagamento. Inoltre, i network token sono costantemente aggiornati. Se la carta di pagamento cambia dopo uno smarrimento o un furto, il token può comunque essere utilizzato per pagare, garantendo la possibilità di continuare a usufruire, ad esempio, dei servizi di streaming senza la sospensione dell’abbonamento.
L’attuazione della seconda direttiva sui servizi di pagamento (PSD2) continuerà in tutta Europa nel corso del 2020, con alcune transazioni che d’ora in poi richiederanno l’autenticazione per l’acquisto. Il protocollo 3DS 2.0 utilizza tutte le funzionalità dei dispositivi mobili per creare un modo più sicuro per identificare il cliente, senza aggiungere “attrito” alla sua esperienza di acquisto.
Alcune banche dovrebbero adottare la SCA (Strong Customer Authentication) in modo graduale nel corso del 2020, mentre altre non saranno attive fino alla fine di quest’anno. Ciò è dovuto al fatto che l’Autorità bancaria europea ha annunciato un’estensione del termine di applicazione della PSD2 al 31 dicembre 2020. Persiste ancora molta incertezza fra i merchant che vogliono assicurarsi di essere in grado di supportare la nuova direttiva. Con la possibilità che i regolatori dell’UE impongano PSD2 in momenti diversi, le aziende avranno bisogno di una tecnologia in grado di applicare in modo dinamico SCA per garantire che i pagamenti non vengano rifiutati a causa della sua mancanza.Il 2019 ha visto l’emissione della prima carta di credito biometrica in Gran Bretagna. Ebbene, aspettatevi nel 2020 ancora più innovazioni di questo tipo nel settore dei pagamenti. La sicurezza biometrica è già molto radicata nella nostra vita di tutti i giorni. Basti pensare agli smartphone che si sbloccano attraverso il riconoscimento facciale o la scansione delle impronte digitali. Poiché i fornitori di servizi di pagamento cercano di aumentare la sicurezza, sia in risposta alle normative PSD2 che alla crescente sofisticazione delle strategie di frode, i dati biometrici diventeranno uno strumento incredibilmente importante per gli acquisti. Oltre all’Europa e al Regno Unito, anche le banche australiane e brasiliane stanno entrando a far parte di 3DS 2.0, in vista della disattivazione di 3DS 1.0 nei prossimi anni.Le transazioni tramite 3D Secure 2 prevedono già sistemi di autenticazione biometrica come l’impronta digitale, il riconoscimento vocale o facciale. Inoltre, 3DS 2.0 può utilizzare i dati raccolti in fase di checkout per autenticare una transazione senza intervento da parte del cliente, con il risultato di offrire un’esperienza di pagamento migliore per le transazioni mobile che richiedono un’autenticazione forte.Dunque, aspettatevi di vedere le vostre caratteristiche personali (impronta, viso, voce…) diventare sempre più una modalità sicura di pagamento, sempre più utilizzata da banche e merchant che si impegnano ad intensificare la lotta contro i truffatori.Il panorama dei pagamenti avanza rapidamente per supportare clienti sempre più connessi che utilizzano dispositivi mobile intelligenti. Chioschi self-service nei ristoranti con servizio rapido, inventari senza limiti nei negozi, app che possono diventare una key card di un hotel o il mezzo per prenotare e pagare un pernottamento. Tutte queste esperienze offrono possibilità incredibili di migliorare la vita dei clienti e forniscono livelli senza precedenti di dati e insight per le aziende. Assicuratevi che il vostro payments stack sia pronto per il 2020, per offrire le esperienze che i vostri clienti meritano.

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Rc auto: quasi 1,2 milioni di italiani pagheranno di più

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

Secondo Facile.it sono quasi 1,2 milioni gli automobilisti italiani che, avendo causato un incidente con colpa nel 2019, nel 2020 dovranno fare i conti con un peggioramento della propria classe di merito e, di conseguenza, un premio RC auto più caro rispetto a quello pagato l’anno prima e, sempre in virtù dell’incidente causato, per loro non sarà nemmeno possibile ricorrere alla nuova Rc familiare.Buone notizie, invece, per gli automobilisti virtuosi; a dicembre 2019, sempre secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 536,16 euro, ovvero il 7,67% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018.

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Pagamenti in contante: novità 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 29 dicembre 2019

La conversione in Legge del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio ha nuovamente messo mano alla soglia da cui scatta il divieto di utilizzare i contanti per i pagamenti, portandola da 3.000 a 2.000 euro dal 1 Luglio 2020 e poi a 1.000 euro dal 1 Gennaio 2022. Cambieranno alle stesse date, e per gli stessi importi, anche le sanzioni minime applicabili in caso di violazione.Ricordiamo che il limite riguarda il trasferimento di contante di qualsiasi tipo e natura, dal pagamento di una fattura a quello di una merce o servizio, del conto di un professionista, medico, dentista, etc. fino al prestito o donazione tra due persone. Attenzione anche ai pagamenti frazionati, perché la soglia li riguarda tutte le volte che il frazionamento appare artificioso ed eseguito con fini elusivi. La regola, come ampiamente chiarito, NON riguarda invece i prelievi di contante agli sportelli e/o ai bancomat, non trattandosi di pagamenti. I movimenti in contante sul conto corrente, tuttavia, sono monitorati ed eventualmente segnalati alla Banca d’Italia
Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

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Stop ai contanti: 1 italiano su 2 non è ancora pronto

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Gli italiani sono pronti a dire definitivamente addio a banconote e monete? La risposta è no, almeno per 1 italiano su 2 (50,1%), vale a dire 22,4 milioni di cittadini. È questo uno dei dati emersi dell’indagine commissionata da Facile.it e realizzata da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.Perché non si è pronti? Il 36% dei rispondenti ritiene più comodo pagare con denaro contante, mentre per il 18% si tratta, semplicemente, di abitudine; tanti (10,2%) coloro che hanno dichiarato di aver paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese.E cosa, invece, potrebbe far cambiare idea a coloro che non sono ancora pronti ad abbandonare i contanti? Alla domanda, quasi 6 rispondenti su 10 hanno ammesso di essere disposti a dire addio alle banconote qualora venissero riconosciuti degli sconti per le transazioni effettuate con carte elettroniche; solo 1 su 3 afferma che la riduzione dell’evasione fiscale possa essere una leva efficace per fargli cambiare idea.

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L’Italia è al 13° posto in Europa per puntualità dei pagamenti da parte delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

E’ stata sorpassata da Paesi come Polonia (1°), Slovenia (7°), Irlanda (8°) e Belgio (12°) mentre, complice anche la Brexit, la Gran Bretagna si posiziona 14° alle nostre spalle. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2019 effettuato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento di 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.In Italia nel 2018 soltanto il 35,5% di imprese rispettano i tempi concordati e l’11,5% di aziende saldano i conti con ritardi superiori ai 30 giorni.A livello europeo, la Polonia nel 2018 è il Paese con il maggior numero di imprese puntuali, il 79,3%, seguita dai Paesi Bassi, con il 73,8% e dalla Germania con il 67,1%. Chiude la classifica continentale il Portogallo, che con il 14,2% di aziende virtuose guadagna l’ultimo posto, preceduto dalla Romania con il 20,3% e dalla Bulgaria con il 20,4%. Nella parte centrale della classifica stilata da CRIBIS, troviamo al quarto posto la Svezia (57,1%) seguita da Lussemburgo (51,6%), Slovenia (49,9%), Irlanda (47,8%), Spagna (47,5%), Finlandia (45,5%), Francia (43,3%) e Belgio (40,6%). Nel Regno Unito il numero di imprese puntuali nei pagamenti si attesta al 34,7%, mentre crescono le aziende che pagano con più di 30 giorni di ritardo, dal 7,6% del 2017 all’8,1% del 2018.“Lo scenario europeo è dominato dalle imprese dell’Europa settentrionale – afferma Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – in Polonia le imprese virtuose sono cresciute del 3,8% mentre quelle che pagano con gravi ritardi sono diminuite del 3,9%. Dall’altra parte in Italia le aziende puntuali sono diminuite dell’1,8% a fronte di un aumento dell’1% dei pagamenti oltre i trenta giorni”.Per quanto riguarda la percentuale di imprese che pagano oltre i 30 giorni di ritardo, la Grecia presenta la performance peggiore (32,1%), sostanzialmente in linea con i dati del 2017 (31,6%). In Svezia, invece, si trova la più bassa percentuale di imprese ritardatarie (solo lo 0,4%), seguita da Finlandia (0,8%) e Paesi Bassi (1,4%). I cattivi pagatori diminuiscono leggermente in Romania (dal 37,2% al 31,6%) e Bulgaria (dall’11,7% al 9,2%).
Tra le aree geografiche analizzate da CRIBIS, nel continente asiatico le Filippine sono il Paese con il maggior numero di imprese che pagano con ritardi superiori ai 30 giorni (38,6%), anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2017 (52,3%). I cattivi pagatori diminuiscono anche a Honk Kong (dal 14,3% al 13,9%), Thailandia (dal 6,8% al 5,7%) e India (dal 17% al 13%), mentre crescono in Cina (dal 22,8% al 24,2%) e Israele (dal 20,6% al 21,9%).In Nord America “gli Stati Uniti registrano un buon andamento – prosegue Preti – con le performance di pagamento che migliorano dello 0,7%, raggiungendo il 57,1% di pagatori puntuali mentre i ritardi superiori ai 30 giorni diminuiscono dell’1,8%, raggiungendo il 6,4%. In Canada diminuisce di 10 punti, dal 42% al 31,9%, la quota di aziende che paga entro i termini previsti e contemporaneamente si riduce anche quella di chi adempie ai propri obblighi con ritardi superiori a 30 giorni dall’8,2% al 6,3%. In Messico la percentuale di imprese che paga abitualmente con grave ritardo è del 2,8%, in crescita rispetto al 2,5% del 2017”

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Quanto pagano gli italiani per mantenere l’abitazione principale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Tra rate del mutuo, bollette luce, gas e acqua, manutenzione e tasse? In media 11.304 euro l’anno, vale a dire 942 euro al mese. Il valore arriva dallo studio condotto da Facile.it e Mutui.it che, partendo da dati Istat e del Dipartimento delle Finanze, ha evidenziato come nel Nord Italia il costo complessivo sia, in media, il 20% più alto che al Sud.
Analizzando le principali città italiane emerge che Roma è la più cara; per mantenere un immobile nella capitale servono in media 14.628 euro l’anno, l’8% in più che a Milano (13.560 euro). Cifre molto alte sono richieste anche a Firenze (13.860 euro) e a Bologna (13.824 euro), mentre i costi più contenuti sono stati registrati a Palermo (8.208 euro l’anno) e Napoli (9.324 euro l’anno).Dati interessanti si notano anche analizzando le differenze delle singole voci di costo; per le utenze domestiche e la manutenzione della casa, nelle regioni settentrionali si arriva a pagare anche il 35% in più che in quelle meridionali. Se si guarda alla sola Tari, invece, risulta mediamente più cara al Sud, con valori da capogiro a Napoli (444 euro l’anno) e, soprattutto, a Cagliari (504 euro l’anno).

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Edilizia: nel 2019 previsti in aumento i mancati pagamenti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Aumentano insolvenze e mancati pagamenti nel settore delle costruzioni in Italia nel 2019 anche se a un ritmo più contenuto rispetto allo scorso anno. È questo lo scenario descritto dal Market Monitor Costruzioni di Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia come il 2019 sarà un altro anno particolarmente impegnativo per le aziende del comparto, caratterizzato da una domanda debole e un’ulteriore contrazione dei margini di profitto. A fronte di un aumento seppur contenuto degli investimenti nel segmento residenziale e commerciale (+2% nel 2018), nonostante 1,4 milioni di unità abitative invendute, rimane ancora critica la performance nel campo dell’edilizia pubblica. L’andamento economico del settore per il 2019 è previsto in deterioramento a causa della minore crescita del Pil e dall’aumento dell’incertezza sulle attese dell’economia in generale.Allargando lo sguardo ai principali paesi europei, mentre in Francia si è registrato un forte incremento dei mancati pagamenti nel 2018 e si prospetta un aumento delle insolvenze nel 2019, un peggioramento per il comparto è atteso anche nel Regno Unito dove, a fronte di tempi di pagamento già molto dilatati, da 75 a 90 giorni di media, le insolvenze hanno registrato nel corso del 2018 un incremento del 16% e si prevede che continueranno a crescere anche nel 2019. In sofferenza anche il comparto edile della Danimarca dove si attende un incremento compreso tra il 5% e il 10% dei fallimenti delle aziende del settore, mentre peggiorano i comportamenti di pagamento anche nell’area di Singapore, dove si prevede prosegua l’andamento crescente dielle insolvenze. Ritardi di pagamento e insolvenze stabili nel 2019 invece per il settore edile in Belgio, Germania e sul mercato statunitense. http://www.secrp.com

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Pagamenti in contanti vietati negli uffici pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Da più parti d’Italia ci giungono segnalazioni riguardo enti pubblici che non accettano più pagamenti in contanti presso i propri sportelli. Ad esempio, da un anno a questa parte l’Azienda Sanitaria della Provincia di Cuneo rifiuta il pagamento in contanti per visite e analisi, con grosso disagio per molte persone -soprattutto anziani e malati- costrette successivamente a recarsi in farmacia per pagare il dovuto con anche l’aggiunta di 1,50 euro. Nel caso di una Asl, una risposta plausibile è che la gestione dei pagamenti sia stata affidata ad un soggetto esterno tramite servizio di supporto specialistico, ossia un servizio erogato sulla base della specializzazione e della competenza nel supportare l’ente in uno specifico ambito di attività. La gestione del servizio cassa per contanti è molto onerosa, essendo esposta a possibili furti e malversazioni, per non parlare degli oneri relativi al conteggio e al trasporto della valuta. Si provocano però disagi alla cittadinanza, specie la più debole, sotto forma di maggiori adempimenti e costi. Aspetti che andrebbero attentamente valutati prima di prendere certe decisioni.Ancora meno comprensibile è che dallo scorso 1 gennaio non è ammesso il pagamento in contanti dei servizi agli sportelli anagrafici municipali di Roma Capitale, dove ora si accettano esclusivamente carte di credito, bancomat o sistema PagoPA, con relative commissioni. In alternativa è possibile pagare sul sito internet di Roma Capitale oppure attraverso il servizio CBill se offerto dalla propria banca. Ancora, tramite i Prestatori di Servizio di Pagamenti riconosciuti (Sisal, Lottomatica, Banche PA, ecc.). Infine, presso gli Uffici Postali, oppure online su poste.it. Il tutto con corollario di inserimento del numero di conto e di codici assortiti relativi alla propria pratica.
“Queste modalità di pagamento -si legge nel comunicato- più semplici, sicure e trasparenti, consentono al cittadino di corrispondere gli importi dovuti ottenendo ricevuta del pagamento effettuato da presentare agli sportelli per usufruire dei servizi richiesti”.
Siamo anche d’accordo sul concetto, ma perché obbligare i cittadini ad avvalersi di alternative meno pratiche e anche più costose? I cittadini, ricordiamo, di uno dei paesi meno bancarizzati d’Europa, peggio ancora riguardo i pagamenti digitali. Ancora di più considerando gli importi davvero esigui pagati agli sportelli dell’anagrafe e consistenti in pochi euro, spesso solo alcune decine di centesimi. Anche in questo caso pensiamo agli anziani, oltre che agli stranieri.Non vogliamo arrivare a scomodare l’art. 693 del Codice Penale che punisce chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato o peggio ancora l’interruzione di pubblico servizio, ed anzi forse esistono anche i supporti giuridici per certe decisioni, ma invitare gli amministratori dei servizi ad utilizzare il buon senso, quello sì. (Giuseppe D’Orta Responsabile Aduc per la tutela del risparmio)

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Pagamenti: 16 milioni di italiani preferiscono ancora il contante

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

A frenare l’economia italiana è anche il mercato sommerso dei pagamenti in nero; nonostante si cerchi di sfavorirlo con l’incentivo all’uso di sistemi tracciabili, ben 16 milioni di italiani sembrano non voler rinunciare a banconote e monete e, secondo l’indagine commissionata da Facile.it, il 37% della popolazione adulta preferisce ancora pagare con denaro contante piuttosto che utilizzare carte di credito, bancomat o prepagate.
Dall’indagine, realizzata per Facile.it da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta, emerge che a preferire i contanti in misura maggiore sono le donne (40% rispetto al 34% del campione maschile), i residenti nel Meridione (41% rispetto al 31% dei cittadini del Nord-Ovest) e i giovani 18-24 anni (43% rispetto al 31% degli adulti 65-74 anni).Quando si usano banconote e monete? Ancora molti, 5 milioni di italiani, scelgono il denaro contante sempre come prima opzione di pagamento, indipendentemente dall’importo e, anche quando viaggiano all’estero, sono ben 14 milioni gli italiani continuano a mantenere la loro abitudine all’utilizzo del denaro contante rispetto alla moneta elettronica.Tornando entro i confini nazionali e continuando a scorrere i dati dell’indagine, si vede che banconote e monete sono usate (70% dei casi) principalmente per pagare importi di piccolo taglio, ma qualcosa sembra cominciare e muoversi nel verso giusto e un importante 18% del campione dichiara di piegarsi al contante solo se è l’unico metodo di pagamento accettato.

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Raddoppiate in otto anni le imprese con gravi ritardi nei pagamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Negli ultimi otto anni (4° trim 2010 – 4° trim2018) sono raddoppiate (+108%), dal 5,5% all’11,4%, le aziende italiane che pagano clienti e fornitori con più di 30 giorni di ritardo, anche se il picco del 15,7% è stato raggiunto nel 2013 e 2014. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2018 di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Dall’analisi di CRIBIS, aggiornata al quarto trimestre 2018, emerge che oltre un terzo (35,5%) delle imprese del nostro Paese effettua i suoi pagamenti nei termini previsti, una percentuale in calo rispetto a quella rilevata nello stesso periodo del 2017 (37,3%). Oltre la metà delle aziende (53,1%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni, un valore sostanzialmente in linea con l’anno precedente (52,2%).
“Nell’ultimo trimestre 2018 – spiega Massimiliano Solari, direttore generale di CRIBIS – tra i settori con la minore incidenza di imprese con ritardi oltre i 30 giorni sono state nel manifatturiero (8,1%), nel settore finanziario (8,7%) e nel commercio all’ingrosso (8,8%). La situazione più critica nel commercio al dettaglio con incidenza di imprese con ritardi gravi del 17,3%. Di fronte a un simile scenario generale che vede aumentare i gravi ritardi nei pagamenti, è necessario che le aziende selezionino con sempre maggiore cura e prudenza i loro interlocutori, dotandosi di strumenti di monitoraggio e analisi dell’affidabilità economico-commerciale di partner e fornitori”. I ritardi superiori ai 30 giorni sono molto diffusi anche nel settore rurale, caccia e pesca (12,1%), dei servizi (10,1%) e minerario (10%), mentre percentuali di poco più contenute sono state rilevate nel comparto costruzioni (9,9%), trasorti e distribuzione (9,1%). Lo Studio Pagamenti di CRIBIS rileva che nell’ultimo trimestre 2018, rispetto all’analogo periodo 2017, i pagamenti con ritardi superiori al mese sono aumentati del 9%, mentre quelli con una dilazione inclusa nei 30 giorni sono cresciuti dell’1,7%. Nell’arco dell’anno sono, invece, diminuite del 4,9% le aziende che adempiono puntualmente ai propri impegni pecuniari.L’analisi di CRIBIS, società del gruppo CRIF che offre alle aziende servizi per le decisioni di business in Italia e all’estero, evidenzia che a livello territoriale il 44,1% delle aziende che mantiene i propri impegni entro i termini previsti si trova nel Nord-Est e il 41,3% nel Nord-Ovest, mentre maggiori difficoltà incontrano le aziende del Sud e delle Isole, dove il 19,1% esegue i pagamenti con più di 30 giorni di ritardo) e del Centro (13,1%). In Lombardia ed Emilia-Romagna (45,2% ciascuna) ci sono le aziende più puntuali, mentre in Sicilia (22,1%) e Calabria (21,2%) quelle che dilazionano le scadenze oltre i 30 giorni.

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Pagamenti contactless: quasi 5 milioni di italiani non si fidano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

Il pagamento contactless sta diventando sempre più comune anche nel nostro Paese e secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research sono oltre 18 milioni gli italiani che ne fanno uso. Eppure, leggendo i numeri, questa piccola rivoluzione ha ancora molti scettici da conquistare; il 17,7% del campione intervistato, rappresentativo della popolazione nazionale adulta, pari a circa 7.6 milioni di persone, ammette di non conoscere questo metodo di pagamento, mentre sono 4,7 milioni gli individui che, pur conoscendolo, non lo utilizzano perché non si fidano.
Se i più disinformati risultano essere le donne (22.1% rispetto al 13.3% del campione maschile) e i giovani con età compresa fra i 18 ed i 24 anni, ad avere meno fiducia sono invece gli uomini (13.8% rispetto all’8.4% del campione femminile), nella fascia di età compresa tra i 35 e i 54 anni.
A differenza delle carte tradizionali, dotate di banda magnetica o microchip, non richiedono l’inserimento fisico della carta nel lettore, ma è sufficiente l’avvicinamento.

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L’ecosistema dei pagamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Negli ultimi anni, l’evoluzione dei pagamenti ha vissuto una notevole accelerazione. Nel 2017, abbiamo raggiunto un momento cruciale, quando i pagamenti elettronici hanno superato i pagamenti in contanti a livello mondiale per la prima volta. Le carte hanno conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi anni: un tempo, per esempio, non erano elettroniche e il negoziante tramite dispositivi manuali trasferiva su voucher cartacei l’impronta dei dati della carta e chiedeva autorizzazione telefonica; successivamente la carta si è dotata di una banda magnetica da strisciare nei Pos. Oggi, alle carte con banda magnetica, si sono aggiunte le carte col microchip da inserire nel terminale, e le cosiddette contactless che basta avvicinare al terminale e digitare il PIN e la transazione è effettuata. Ma anche questo non è un punto di arrivo, ma di passaggio: la carta si sta trasformando in un Token, con un alias che cambia ogni volta con la generazione di un codice numerico, il POS semplicemente, si sta integrando con il cellulare. La carta di domani, dematerializzata e in connessione con sistemi di IOT (Internet of Things), potrà essere nel frigorifero che fa la spesa da solo, nel decoder della TV che acquista la mia serie preferita, nelle auto che non soltanto pagheranno l’autostrada ma anche la benzina, nel contatore di luce e gas, etc. Quello che vogliamo far sparire è l’esperienza negativa insita in ogni acquisto, cioè il momento del pagamento.

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Agenzia entrate non può chiedere gli interessi e i compensi quando riscuote le sanzioni al Codice della Strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia), non può richiedere gli interessi pari addirittura ad un decimo ogni semestre di ritardo nel pagamento né i relativi compensi, quando riscuote le sanzioni pecuniarie previste dal Codice della Strada perché nella fattispecie va applicato l’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada in deroga all’articolo 27 della Legge 689/81 di depenalizzazione delle sanzioni amministrative. È questo il principio di diritto stabilito dal Giudice di Pace di Lecce nella persona dell’avvocato Nicola Brunetti con la sentenza n. 2561/2018 e depositata il 9 giugno 2018 che ha accolto l’opposizione ad una cartella esattoriale proposta da un’automobilista leccese che si era rivolta allo “Sportello dei Diritti”. La donna, assistita dall’avvocato Donato Maruccia, aveva ritenuto esorbitanti e ben oltre la sanzione edittale della multa a cui si riferivano, le somme riportate nell’atto impositivo ed aveva deciso di proporre ricorso che è stato ritenuto fondato dal giudice onorario del capoluogo leccese. Ricorda il giudice di Pace che la Corte di Cassazione con sentenza n. 3701/07 ha chiarito che “…alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza-ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale non anche degli aumenti semestrali del 10%…”. Ed è a questo orientamento che ha aderito anche il Giudice di Pace con un’articolata decisione che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, costituisce un ulteriore importante precedente in materia e che dovrebbe essere generalmente applicato, in quanto le somme rivenienti dalla sanzioni amministrative pecuniarie al Codice della Strada sono iscritte a ruolo anche a distanza di anni con conseguenti ingiustificate maggiorazioni di un decimo ogni semestre e di ulteriori compensi per la riscossione che non sono dovuti in ragione della corretta applicazione della richiamata disciplina di cui all’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada. È bene, quindi, che tutti i contribuenti, prima di pagare una cartella esattoriale o un’ingiunzione proveniente da un ente che assume di aver notificato un verbale per un’infrazione stradale, prestino la massima attenzione alle voci di pagamento riportate nell’atto impositivo, al fine di presentare tempestiva opposizione nella sede competente.

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Bollette elettriche: dal 1 Marzo conguagli per massimo due anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Dal 1 Marzo 2018 il “diritto al corrispettivo”sulle bollette elettriche si prescrive in due anni. I venditori di energia elettrica quindi non possono più fatturare conguagli per periodi superiori. Per le bollette del gas e dell’acqua la stessa novità scatterà -rispettivamente- dal 2019 e dal 2020.Questa in grandi linee la novità introdotta dall’ultima Legge di Bilancio a cui l’Autorità garante ARERA ha dato una prima attuazione -proprio per il settore elettrico- con una delibera di Febbraio.Vediamo tutti i dettagli della nuova regola.
Per prima cosa va detto che la novità in sé e quindi lo scopo dell’intervento normativo è una protezione dalle cosiddette “maxibollette” per determinate categorie di utenti -domestici e piccole imprese- e riguarda fatturazioni ANOMALE derivanti da irregolarità (ritardi di fatturazione) oppure da conguagli legati a rettifiche o mancate letture dei contatori.
In condizioni normali le fatturazioni nel settore elettrico del cliente domestico sono bimestrali con conguagli almeno annuali effettuati sulla base di letture effettive o di autoletture.
Chiara questa premessa, la nuova prescrizione di due anni -al posto di quella dei precedenti cinque- decorre dal termine entro cui le fatture devono essere emesse, ovvero:
– per i clienti del mercato vincolato, entro 45 giorni dall’ultimo giorno di consumo fatturato;
– per i clienti del mercato libero da quello indicato sul contratto o, in mancanza, quello suddetto.Lo stesso termine, 45 giorni, viene fatto valere per i conguagli per rettifica, a partire da quando il dato viene reso disponibile dal distributore locale.Se viene rilevata una irregolarità -va precisato- occorre tempestivamente contestare perché il mancato rispetto del termine di prescrizione -questo in generale- deve essere rilevato espressamente non avendo nessuna conseguenza “automatica”.Quindi, ricevendo nei prossimi mesi una fattura elettrica che abbraccia un periodo di tempo superiore a due anni l’utente dovrà subito contestarla con una raccomandata a/r o una pec rilevando il decorso del nuovo termine di prescrizione previsto dalla legge e chiedendo uno storno parziale o una rifatturazione.La procedura di contestazione, per l’ambito “energia elettrica” prevede poi l’obbligo di tentare una conciliazione presso l’Autorità garante ARERA seguita -eventualmente- da una causa presso il giudice di pace.
Per quanto riguarda il pagamento la questione si complica. In linea di massima il consiglio è pagare e chiedere poi il rimborso nella contestazione e nei passaggi successivi già detti.
La legge ha tuttavia precisato che l’utente dopo aver inviato la contestazione/reclamo può sospendere il pagamento SE il proprio venditore risulta sottoposto ad un procedimento dell’AGCM (autorità garante della concorrenza e del mercato) per accertamento di violazioni del Codice del Consumo relative alle modalità di fatturazione o conguaglio o rilevazione dei consumi. Anche il rimborso delle cifre eventualmente comunque pagate potrà avvenire solo a conclusione del procedimento con accertamento di una violazione.
A tal fine il venditore deve comunicare agli utenti, con la fattura o almeno 10 giorni prima della scadenza della stessa, l’eventuale avvio di un procedimento di accertamento a proprio carico informandolo dei suoi diritti inerenti la sospensione del pagamento.Tutto ciò, dal tono incerto e farraginoso, non cambia le regole del gioco relativamente alla procedura “standard” da seguire dopo la contestazione -conciliazione al Garante ed eventuale causa-, trattandosi di tutele che non possono essere tolte all’utente/consumatore.Nulla impedisce quindi al consumatore di fruire di ambedue le strade, considerando che la seconda, prevista dalla legge in senso “eccezionale”, costituisce a nostro avviso una possibilità data in più. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Direttiva pagamenti e novità per le carte: nuova scheda pratica di Aduc

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

A Gennaio 2018 è entrato in vigore il decreto di recepimento della Direttiva europea “Psd2” (payment services directive) che ha aggiornato le regole relative ai sevizi di pagamento, conti e carte in ambito europeo nella cosiddetta “area SEPA” (area pagamenti unica europea), adeguando inoltre le normative italiane al regolamento europeo che disciplina il tetto delle commissioni sui pagamenti con carte.
Alcune regole sono state semplicemente riscritte con aggiornamenti non sostanziali, altre sono nuove.Tra quelle nuove rileviamo le più importanti:
– l’obbligo per gli emittenti di carte di pagamento di preavvisare i clienti prima della loro iscrizione al CAI -la cenrale d’allarme interbancaria- a causa per esempio di un debito relativo all’utilizzo di una carta di credito o di una carta revolving non andato a buon fine, dando loro la possibilità di pagare evitando l’iscrizione;
– abbassamento da 150 a 50 euro della franchigia di “responsabilità” nel caso di utilizzo indebito della carta di pagamento a seguito di furto o smarrimento, stante la regolare segnalazione del fatto alla banca o altro istituto di emissione con blocco dello strumento. Si tratta in pratica della massima perdita sopportabile dal cliente nel caso ovviamente in cui non venga ravvisato un suo comportamento fraudolento o incauto in termini di conservazione della carta stessa (o dei suoi codici di utilizzo).
– nuovi limiti alle commissioni interbancarie sulle carte di debito e prepagate: per ogni singolo utilizzo commissione non superiore a 5 centesimi di euro in combinazione con una percentuale massima dello 0,2% del valore dell’operazione.Per i micropagamenti -di importo inferiore a 5 euro- da Aprile 2018 dovranno essere applicate commissioni inferiori rispetto alle altre operazioni di pagamento.Altre novità arriveranno in futuro, dopo l’adozione di decreti tecnici con ampi termini di adeguamento per le banche. Si tratta di un nuovo metodo di identificazione del cliente più stringente -detta “autenticazione forte” e della possibilità di affidare singoli ordini di pagamento o accessi alle informazioni sui propri conti a prestatori di servizi di pagamento diversi da quello presso il quale si ha il conto corrente.Si fa presente in ultimo che i clienti titolari di contratti attivi al Gennaio 2018 -precisamente al 13/1/18- dovranno essere preavvisati dalla propria banca -o altro istituto di pagamento- relativamente alle novità introdotte a seguito del recepimento della nuova Direttiva entro il 12 Marzo 2018, con una comunicazione scritta o effettuata mediante altro supporto durevole accettato preventivamente.
Il cliente, lo ricordiamo, ha conseguentemente il diritto di recedere senza spese dal contratto entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, con applicazione in sede di liquidazione del rapporto delle condizioni preesistenti. ( Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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