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Agenzia entrate non può chiedere gli interessi e i compensi quando riscuote le sanzioni al Codice della Strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia), non può richiedere gli interessi pari addirittura ad un decimo ogni semestre di ritardo nel pagamento né i relativi compensi, quando riscuote le sanzioni pecuniarie previste dal Codice della Strada perché nella fattispecie va applicato l’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada in deroga all’articolo 27 della Legge 689/81 di depenalizzazione delle sanzioni amministrative. È questo il principio di diritto stabilito dal Giudice di Pace di Lecce nella persona dell’avvocato Nicola Brunetti con la sentenza n. 2561/2018 e depositata il 9 giugno 2018 che ha accolto l’opposizione ad una cartella esattoriale proposta da un’automobilista leccese che si era rivolta allo “Sportello dei Diritti”. La donna, assistita dall’avvocato Donato Maruccia, aveva ritenuto esorbitanti e ben oltre la sanzione edittale della multa a cui si riferivano, le somme riportate nell’atto impositivo ed aveva deciso di proporre ricorso che è stato ritenuto fondato dal giudice onorario del capoluogo leccese. Ricorda il giudice di Pace che la Corte di Cassazione con sentenza n. 3701/07 ha chiarito che “…alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza-ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale non anche degli aumenti semestrali del 10%…”. Ed è a questo orientamento che ha aderito anche il Giudice di Pace con un’articolata decisione che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, costituisce un ulteriore importante precedente in materia e che dovrebbe essere generalmente applicato, in quanto le somme rivenienti dalla sanzioni amministrative pecuniarie al Codice della Strada sono iscritte a ruolo anche a distanza di anni con conseguenti ingiustificate maggiorazioni di un decimo ogni semestre e di ulteriori compensi per la riscossione che non sono dovuti in ragione della corretta applicazione della richiamata disciplina di cui all’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada. È bene, quindi, che tutti i contribuenti, prima di pagare una cartella esattoriale o un’ingiunzione proveniente da un ente che assume di aver notificato un verbale per un’infrazione stradale, prestino la massima attenzione alle voci di pagamento riportate nell’atto impositivo, al fine di presentare tempestiva opposizione nella sede competente.

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Bollette elettriche: dal 1 Marzo conguagli per massimo due anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Dal 1 Marzo 2018 il “diritto al corrispettivo”sulle bollette elettriche si prescrive in due anni. I venditori di energia elettrica quindi non possono più fatturare conguagli per periodi superiori. Per le bollette del gas e dell’acqua la stessa novità scatterà -rispettivamente- dal 2019 e dal 2020.Questa in grandi linee la novità introdotta dall’ultima Legge di Bilancio a cui l’Autorità garante ARERA ha dato una prima attuazione -proprio per il settore elettrico- con una delibera di Febbraio.Vediamo tutti i dettagli della nuova regola.
Per prima cosa va detto che la novità in sé e quindi lo scopo dell’intervento normativo è una protezione dalle cosiddette “maxibollette” per determinate categorie di utenti -domestici e piccole imprese- e riguarda fatturazioni ANOMALE derivanti da irregolarità (ritardi di fatturazione) oppure da conguagli legati a rettifiche o mancate letture dei contatori.
In condizioni normali le fatturazioni nel settore elettrico del cliente domestico sono bimestrali con conguagli almeno annuali effettuati sulla base di letture effettive o di autoletture.
Chiara questa premessa, la nuova prescrizione di due anni -al posto di quella dei precedenti cinque- decorre dal termine entro cui le fatture devono essere emesse, ovvero:
– per i clienti del mercato vincolato, entro 45 giorni dall’ultimo giorno di consumo fatturato;
– per i clienti del mercato libero da quello indicato sul contratto o, in mancanza, quello suddetto.Lo stesso termine, 45 giorni, viene fatto valere per i conguagli per rettifica, a partire da quando il dato viene reso disponibile dal distributore locale.Se viene rilevata una irregolarità -va precisato- occorre tempestivamente contestare perché il mancato rispetto del termine di prescrizione -questo in generale- deve essere rilevato espressamente non avendo nessuna conseguenza “automatica”.Quindi, ricevendo nei prossimi mesi una fattura elettrica che abbraccia un periodo di tempo superiore a due anni l’utente dovrà subito contestarla con una raccomandata a/r o una pec rilevando il decorso del nuovo termine di prescrizione previsto dalla legge e chiedendo uno storno parziale o una rifatturazione.La procedura di contestazione, per l’ambito “energia elettrica” prevede poi l’obbligo di tentare una conciliazione presso l’Autorità garante ARERA seguita -eventualmente- da una causa presso il giudice di pace.
Per quanto riguarda il pagamento la questione si complica. In linea di massima il consiglio è pagare e chiedere poi il rimborso nella contestazione e nei passaggi successivi già detti.
La legge ha tuttavia precisato che l’utente dopo aver inviato la contestazione/reclamo può sospendere il pagamento SE il proprio venditore risulta sottoposto ad un procedimento dell’AGCM (autorità garante della concorrenza e del mercato) per accertamento di violazioni del Codice del Consumo relative alle modalità di fatturazione o conguaglio o rilevazione dei consumi. Anche il rimborso delle cifre eventualmente comunque pagate potrà avvenire solo a conclusione del procedimento con accertamento di una violazione.
A tal fine il venditore deve comunicare agli utenti, con la fattura o almeno 10 giorni prima della scadenza della stessa, l’eventuale avvio di un procedimento di accertamento a proprio carico informandolo dei suoi diritti inerenti la sospensione del pagamento.Tutto ciò, dal tono incerto e farraginoso, non cambia le regole del gioco relativamente alla procedura “standard” da seguire dopo la contestazione -conciliazione al Garante ed eventuale causa-, trattandosi di tutele che non possono essere tolte all’utente/consumatore.Nulla impedisce quindi al consumatore di fruire di ambedue le strade, considerando che la seconda, prevista dalla legge in senso “eccezionale”, costituisce a nostro avviso una possibilità data in più. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Direttiva pagamenti e novità per le carte: nuova scheda pratica di Aduc

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

A Gennaio 2018 è entrato in vigore il decreto di recepimento della Direttiva europea “Psd2” (payment services directive) che ha aggiornato le regole relative ai sevizi di pagamento, conti e carte in ambito europeo nella cosiddetta “area SEPA” (area pagamenti unica europea), adeguando inoltre le normative italiane al regolamento europeo che disciplina il tetto delle commissioni sui pagamenti con carte.
Alcune regole sono state semplicemente riscritte con aggiornamenti non sostanziali, altre sono nuove.Tra quelle nuove rileviamo le più importanti:
– l’obbligo per gli emittenti di carte di pagamento di preavvisare i clienti prima della loro iscrizione al CAI -la cenrale d’allarme interbancaria- a causa per esempio di un debito relativo all’utilizzo di una carta di credito o di una carta revolving non andato a buon fine, dando loro la possibilità di pagare evitando l’iscrizione;
– abbassamento da 150 a 50 euro della franchigia di “responsabilità” nel caso di utilizzo indebito della carta di pagamento a seguito di furto o smarrimento, stante la regolare segnalazione del fatto alla banca o altro istituto di emissione con blocco dello strumento. Si tratta in pratica della massima perdita sopportabile dal cliente nel caso ovviamente in cui non venga ravvisato un suo comportamento fraudolento o incauto in termini di conservazione della carta stessa (o dei suoi codici di utilizzo).
– nuovi limiti alle commissioni interbancarie sulle carte di debito e prepagate: per ogni singolo utilizzo commissione non superiore a 5 centesimi di euro in combinazione con una percentuale massima dello 0,2% del valore dell’operazione.Per i micropagamenti -di importo inferiore a 5 euro- da Aprile 2018 dovranno essere applicate commissioni inferiori rispetto alle altre operazioni di pagamento.Altre novità arriveranno in futuro, dopo l’adozione di decreti tecnici con ampi termini di adeguamento per le banche. Si tratta di un nuovo metodo di identificazione del cliente più stringente -detta “autenticazione forte” e della possibilità di affidare singoli ordini di pagamento o accessi alle informazioni sui propri conti a prestatori di servizi di pagamento diversi da quello presso il quale si ha il conto corrente.Si fa presente in ultimo che i clienti titolari di contratti attivi al Gennaio 2018 -precisamente al 13/1/18- dovranno essere preavvisati dalla propria banca -o altro istituto di pagamento- relativamente alle novità introdotte a seguito del recepimento della nuova Direttiva entro il 12 Marzo 2018, con una comunicazione scritta o effettuata mediante altro supporto durevole accettato preventivamente.
Il cliente, lo ricordiamo, ha conseguentemente il diritto di recedere senza spese dal contratto entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, con applicazione in sede di liquidazione del rapporto delle condizioni preesistenti. ( Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Ingenico estende l’accettazione dei pagamenti Alipay alle banche e agli Acquirer europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

ingenico-alipayIngenico Group leader mondiale nelle soluzioni di pagamento elettronico, ha siglato un accordo con Alipay, la più grande piattaforma al mondo di pagamento on-line e off-line appartenente al gruppo Ant Financial Services, per consentire ai turisti cinesi di pagare con il proprio wallet e con la massima sicurezza anche presso i negozi europei.A completamento dell’accordo già in essere dal 2016 relativo ai pagamenti on-line, Ingenico ha sviluppato una soluzione “chiavi-in-mano” per l’accettazione anche in-store dei wallet Alipay, il mobile wallet più diffuso in Cina con oltre 520 milioni di utenti. Il sistema consente di garantire agli utenti cinesi la stessa user-experience che sono soliti avere facendo acquisti nel loro Paese.La soluzione è compatibile con tutti i dispositivi Ingenico della famiglia Telium 2 e Telium TETRA ed è rivolta a Banche e Acquirer, consentendo loro di abilitare in modo semplice l’accettazione del nuovo wallet su tutta la propria rete di terminali. Il sistema fornisce anche strumenti per la registrazione dei merchant, la trasmissione delle transazioni al server Alipay e i tool di monitoraggio e controllo.L’accettazione dei pagamenti Alipay può avvenire in due modalità: “transaction scan” (riconoscimento tramite bar-code, esterno o integrato nel POS, del QR-code Alipay mostrato sullo smartphone dell’utente) e “merchant scan” (lettura con lo smartphone del cliente del QR-code Alipay sul display del POS). Ingenico ha progettato il sistema in modo che sia compatibile con ogni tipo di applicazione di pagamento locale già presente sul terminale POS, assicurando quindi la più agevole implementazione della soluzione in ogni Paese, indipendentemente da protocollo, linguaggio o valuta in essere.Il POS Ingenico diventa così il punto di accettazione di qualsiasi transazione elettronica all’interno del negozio, sia essa generata dalle tradizionali carte di credito e debito, che da mobile wallet e altri strumenti innovativi. (foto: ingenico-alipay)

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Le imprese puntuali nei pagamenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

marco pretiLa Danimarca, con l’86,5% di imprese puntuali nei pagamenti commerciali, è il Paese più virtuoso d’Europa. Seguono, per completare le prime tre posizioni, la Germania con l’81,7% di pagamenti puntuali e l’Ungheria con una percentuale del 55,4%. Performance negative invece per le imprese rumene, in fondo alla classifica europea, con il 55,7% di ritardi gravi, seguita da Grecia, con il 29,8% di pagamenti oltre i trenta giorni di ritardo, e da Polonia e Portogallo. Nel corso del 2016, il Regno Unito mostra dei miglioramenti nelle abitudini di pagamento rispetto al 2015, con una crescita dei pagatori puntuali e una riduzione dei ritardi gravi a quota 9,5%.All’interno dello scenario l’Italia si posiziona in 12esima posizione sulle 19 nazioni europee analizzate, con una percentuale di pagamenti virtuosi del 35,6%. Peggio del nostro Paese hanno fatto solo la Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania con il 17,6%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, con una quota del 12,3%, l’Italia si posiziona nella parte bassa del ranking europeo. E’ quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2017 realizzato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato a fine 2016 i comportamenti di pagamento di 30 Paesi nel mondo, di cui diciannove europei. Dopo Danimarca, Germania e Ungheria, la speciale classifica delle imprese più puntuali d’Europa vede l’Olanda (53,6%), Spagna (51,1%), Turchia (51%), Repubblica Ceca (44,7%), Slovenia (43,7%), Polonia (43,5%), Francia (40,1%), Belgio (37,9%), Italia (35,6%), Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania (17,6%).
Analizzando i risultati emersi dallo Studio Pagamenti, l’Italia in tema di ritardi gravi si posiziona in quattordicesima posizione con una percentuale di cattivi pagatori pari al 12,3%. Peggio hanno fatto solo Turchia (12,7%), Portogallo (19,1%), Polonia (22,5%), Grecia (29,8%) e Romania (55,7%). Nonostante un calo dei ritardi gravi del 13% rispetto ad un anno fa, i dati italiani dimostrano ancora un importante ritardo rispetto ai Paesi come la Danimarca (0,4%), la Germania (0,7%), Spagna (7,6%) o Francia (8,1%). “I ritardi oltre i 30 giorni sono uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa e identificano bene la situazione economica dei diversi paesi. Ne emergono imprese in difficoltà come ad esempio quelle rumene, greche, portoghesi o polacche e realtà solide come la Germania o la Danimarca che esibiscono ritardi gravi quasi nulli. Un recente studio di Dun & Bradstreet sui trend dei fallimenti in 38 paesi, il 2017 Global Bankruptcy Report, mostra un generale miglioramento, con ben 26 paesi che vedono un trend più positivo. Un buon segnale per il tessuto imprenditoriale italiano che ha l’export nel suo DNA.”Lo scenario italiano è in miglioramento. Le nostre ultime rilevazioni mostrano come i ritardi oltre il mese di ritardo siano in costante diminuzione, ben il 13% rispetto al 2015. C’è però ancora molto lavoro da fare per migliorare le proprie performance di pagamento”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS. “ Negli ultimi anni i mercati si sono allargati e le aziende italiane sono uscite dai confini dell’Unione Europea per sfruttare le nuove opportunità, trovandosi così ad affrontare mercati molto più complessi come quello asiatico. In questo contesto le aziende cercano nuovi partner e clienti con cui stringere partnership di lungo termine. Ma molte di queste aziende si affacciano per la prima volta in nuovi contesti e avere rapporti commerciali con nuove aziende estere significa spesso rapportarsi con dinamiche differenti. E’ diventato dunque sempre più strategico verificare come un’azienda paga i suoi fornitori per conoscere il suo reale stato di salute come controparte ed evitare cattive sorprese come i mancati pagamenti”, conclude Preti. (foto: marco preti)

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I pagamenti digitali tramite app fanno crescere le aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

mercato digitaleMilano, Italia – 28 febbraio 2017 Le aziende che crescono più in fretta sono spesso quelle che accettano pagamenti via mobile. E’ ciò che emerge da un’indagine – appena pubblicata – condotta su un totale di 2.300 aziende e consumatori in tutto il mondo. Lo studio intitolato “Future of Money”, condotto per NTT DATA e Ingenico ePayments da Oxford Economics e Charney Research ha rilevato che il 42% delle aziende che hanno una crescita annuale del fatturato superiore all’11% propone una app che supporta acquisti e pagamenti, mentre solo il 32% di chi cresce più lentamente ne dispone.
“Un terzo dei consumatori pensa che il mobile diventerà la forma di pagamento dominante nei prossimi 10 anni e al tempo stesso ben il 70% è preoccupato per il furto di dati. Le società devono quindi prepararsi a questo grande cambiamento, che in Europa avrà come acceleratore la normativa PSD2 che entrerà in vigore da gennaio 2018” afferma Mauro Giorgi, SVP Financial Services NTT DATA Italia “Vincente sarà chi avrà la migliore Customer Experience. A Malta con la soluzione Myney, abbiamo dimostrato il vantaggio competitivo ottenibile dall’innovazione nei pagamenti”
I pagamenti via mobile sono anche associati a una rapida crescita dei profitti. La ricerca, che ha esaminato 2000 clienti e 300 dirigenti d’impresa in 10 regioni del mondo ha rivelato che il 43% delle imprese i cui profitti crescono dell’11% o più offrono una app per i pagamenti. Invece, solo il 34% delle aziende con una crescita dei profitti inferiore offre app di questo tipo. Tra le società con una crescita nulla o negativa dei profitti, solo l’8% offre la possibilità di pagamento tramite app.
Seppur con un divario leggermente meno accentuato, il 51% delle aziende a crescita rapida vende beni e servizi online, mentre solo il 47% di quelle a crescita lenta lo fa.
Questi risultati sottolineano la necessità per le aziende di fare dell’innovazione dei pagamenti un parte integrante della loro strategia di crescita” ha dichiarato Peter Olynick, Retail Banking Senior Practice Lead di NTT DATA Consulting in America “le imprese dovrebbero operare per fornire un’esperienza di pagamento fluida offrendo prodotti e processi innovativi. Tali sforzi incideranno positivamente sulla soddisfazione del consumatore, faciliteranno il commercio al di là delle frontiere nazionali e renderanno l’esperienza dello shopping più efficiente”.

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UE: Nuove regole per la sicurezza nei pagamenti elettronici

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

european-unionIl 23 Febbraio 2017 L’EBA (European Banking Authority) ha proposto dei nuovi requisiti per tutti i pagamenti elettronici nell’Unione Europea. Il motivo principale per cui sono state introdotte tali regole è per tutelare il consumatore sulle truffe online attraverso l’uso dei dati delle carte rubate (in effetti ad un ladro, per la maggior parte degli acquisti online, basterebbe avere Nome e Cognome dell’intestatario, il numero della carta e il codice CVV per ottenere l’autorizzazione da parte della banca alla transazione).E’ stato stimato che l’ammontare dei soldi rubati in questo modo nel 2013 in Europa, ammonti a €1.44 miliardi e che sia incrementato dell’ 8% dal 2012.Ciò che l’EBA ha proposto è una soglia per i pagamenti per cui, al di sotto dei 30€ non si applica alcuna delle nuove norme di sicurezza e per i pagamenti compresi tra i 30 e i 500€ le misure di sicurezza si applicano solo in base al tasso di frode stabilito dalla banca. L’Eba vorrebbe infatti che vengano applicate le nuove misure di sicurezza sulla base di quest’ultimo piuttosto che applicare lo stesso livello di sicurezza a tutti i pagamenti, e siccome solo le banche sanno quale sia il proprio tasso di frode e non vengono certo a dirlo a noi, sarà quasi impossibile per le Autorità verificare se le banche hanno infranto le regole.Questo ci lascia perplessi in quanto Associazione di consumatori, perché un elevato numero di transazioni effettuate dai consumatori, seppur di lieve entità, verrebbero escluse dalle nuove norme per la sicurezza.Si rende necessario quindi introdurre regole più sicure anche per le transazioni al di sotto dei 30€, come afferma Monique Goyens, Direttore Generale del Beuc (Organizzazione dei consumatori europei), per quale strana ragione dovrebbero esserne escluse?

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CRIBIS D&B: PA, solo un’azienda su quattro puntuale nei pagamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

impreseNel terzo trimestre del 2016 solamente il 22,3% delle aziende della Pubblica Amministrazione salda alla scadenza i propri debiti economici con i fornitori. Una performance nettamente inferiore rispetto alla media delle imprese italiane, che è risultata pari al 35,9%. Per quanto riguarda invece i ritardi gravi, uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa, il 25,3% paga con oltre un mese di ritardo contro una media del Paese del 12,6%. Dunque solo un’impresa su quattro della della PA rispetta i termini di pagamento prestabiliti, mentre una su quattro fatica a saldare i debiti, performance non positive rispetto alla media degli altri settori italiani.Questo in sintesi è quanto è emerso dallo Studio Pagamenti della Pubblica Amministrazione, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information.Se si paragonano inoltre i dati aggiornati a fine settembre 2016 con quelli del 2010 il confronto mette in mostra gli attuali problemi che la PA ha nel saldo delle fatture nei confronti dei fornitori. Se da un lato sono cresciuti di 10,8 punti percentuali le aziende della PA che pagano puntualmente, dall’altro sono aumentate anche quelle con ritardi gravi, passate dal 20,0% del 2010 all’attuale 25,3%. All’interno di questo scenario il dato che stupisce in negativo è quello relativo ai pagamenti nel settore della sanità e delle Asl, che ha una quota di pagamenti alla scadenza sostanzialmente nulla. Il 39,0% invece salda entro il mese di ritardo mentre il restante 61% delle aziende della sanità paga generalmente con grande ritardo.Situazione leggermente migliore per gli Enti Territoriali, virtuosi nel 15% dei casi. Gli Enti territoriali che pagano entro il mese di ritardo sono invece pari al 56,7%, i ritardi gravi sono del 28,3%.“La PA è un settore strategico per le imprese italiane, essendo destinataria di una grande quantità di beni e servizi”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B. “Per questa ragione il ritardo nei pagamenti ha sicuramente degli impatti molto rilevanti sui flussi di cassa di tutta la filiera, rappresentando una criticità per le aziende italiane. Se si osservano le evidenze emerse dal nostro studio balza all’occhio il dato preoccupante di ASL e Sanità, un settore che non salda abitualmente i fornitori alla scadenza. Dal lato opposto ben il 61% delle aziende fatica a pagare fornitori, due chiari segnali delle gravi delle difficoltà che sta attraversando il settore in questione. Situazione migliore per gli Enti Locali, dove il 15% è puntuale, mentre il 28,3% salda le fatture oltre il mese di ritardo”, prosegue Preti. “C’è dunque molto da lavorare, da migliorare per un settore strategico come quello della Pubblica Amministrazione che ha impatto con un gran numero di imprese di tutta Italia. Ci sono poi aree più virtuose, come il nord ovest, dove un’impresa su quattro è virtuosa. C’è sicuramente chi si sta impegnando per rispettare i termini o almeno ridurre i ritardi, ma non è ancora sufficiente. Proprio per questa ragione possiamo dire che anche nel settore della PA il comportamento di pagamento è lo specchio più fedele dell’affidabilità e della solidità finanziaria di un possibile cliente. In quanto partner di oltre 15000 aziende italiane e di tutti i principali leader di settore, CRIBIS D&B è un osservatorio privilegiato sui cambiamenti in atto nel mondo delle imprese; per questo possiamo affermare che, come è già avvenuto per le imprese di altri settori, anche i fornitori della PA inizieranno a valutare e a offrire condizioni migliori a quelle realtà che sono più virtuose e attente al rispetto dei termini di pagamento. Così anche per comuni, regioni, ASL e tutti gli altri soggetti della PA essere dei buoni pagatori sarà sempre più un’importante elemento della propria reputazione”, conclude Preti.
Tornando al settore delle ASL e della Sanità, le elaborazioni di CRIBIS D&B mettono in evidenza il crollo della puntualità nei pagamenti nel corso degli ultimi sei anni. Nel 2010 i pagamenti alla scadenza erano comunque bassi, pari al 4,8% del totale, mentre le aziende della PA con ritardi gravi erano il 49,7%; ora sono il 61,0%.A livello territoriale è il nord ovest l’area più virtuosa: il 26,4% salda alla scadenza le fatture, mentre il 20,2% oltre il mese di ritardo dai termini prestabiliti. Performance leggermente inferiori per la Pubblica Amministrazione del nord est, che è meno puntuale (22,4%) ma anche meno ritardatario (16,3%). Situazione diametralmente opposta per il sud e le isole, dove i ritardi gravi sono pari al 41,0% del totale. (foto: marco preti)

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Migliorano i pagamenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

marco-pretiMigliora la puntualità dei pagamenti delle imprese italiane. L’altra buona notizia è che calano, seppur leggermente, i ritardi gravi nel saldo delle fatture, uno dei principali indicatori dello stato di salute delle imprese. Attualmente la percentuale di ritardi gravi è infatti pari al 12,6%, un calo, rispetto allo stesso periodo del 2015, del 13,1%. Il 35,4% delle imprese, dati aggiornati a fine settembre 2016, invece paga alla scadenza, il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto positivo. Certamente rispetto al 2010, lo scenario attuale rimane preoccupante: i ritardi oltre il mese di ritardo segnano un +129,1%, mentre i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 4,3%. A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.“Le aziende italiane, dopo anni di ristrutturazioni e ridefinizione di mercati, prodotti e obiettivi, stanno dimostrando una maggiore solidità economica e commerciale. Nel corso dell’ultimo anno, seppur di poco, continuano a calare i ritardi gravi nei pagamenti delle nostre imprese” – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS D&B. “E proprio il calo dei pagamenti oltre il mese di ritardo è un ottimo segnale per le imprese e lascia spazio a un cauto ottimismo per il futuro. Le imprese hanno infatti affrontato la crisi concentrandosi soprattutto sulla ricerca di nuovi mercati e sulla ridefinizione delle strategie di gestione della clientela. Come CRIBIS D&B, possediamo un osservatorio privilegiato per valutare entrambi gli aspetti, essendo il leader in Italia sulle informazioni sulle imprese estere e fornendo informazioni e servizi per la gestione del credito e del portafoglio clienti. In particolare, le imprese che hanno ottenuto le migliori performance sono quelle che hanno fatto 2 cose principalmente: prima di tutto hanno utilizzato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela, in sinergia con le esigenze e gli obiettivi commerciali; in secondo luogo, hanno reso la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Non stupisce che nella gestione del credito le priorità siano divenute il monitoraggio costante della clientela, l’adozione di strategie per la riduzione degli insoluti e l’efficientamento delle procedure. Adesso, in questo clima di maggiore fiducia, le imprese devono continuare a investire nella gestione del credito per non disperdere il patrimonio di competenze e di risultati ottenuto. I segnali di miglioramento non devono però fare abbassare la guardia” – conclude Marco Preti.Le imprese del nord est, anche a fine settembre 2016, si confermano le più puntuali d’Italia nei pagamenti, anzi hanno leggermente migliorato le loro performance nel corso dell’ultimo trimestre. Il 44,4% paga alla scadenza, mentre i ritardi gravi sono solo del 7,4%. Situazione opposta per il sud e le isole, dove solo il 22,7% è virtuoso e ben il 21,4% fatica a saldare i debiti con i fornitori. Bene anche il nord ovest (41,7% di pagamenti alla scadenza, 8,4% oltre il mese di ritardo), situazione intermedia per il centro Italia (31,5% di imprese puntuali, 15,1% i cattivi pagatori).Entrando nel dettaglio delle singole Regioni, invece, è la Lombardia ad aggiudicarsi il primo posto in fatto di puntualità con il 45,5% di imprese virtuose. Seguono, per completare le prime posizioni, l’Emilia Romagna (45,3%) e il Veneto (44,9%). In fondo alla classifica troviamo la Sicilia, con solo il 19,1% di pagamenti regolari, contro un 23,2% di gravi ritardi. Male anche Calabria (20,9%) e Campania (21%)
A livello provinciale, Sondrio si conferma ancora una volta la Provincia più puntuale d’Italia. Seguono Bergamo, Lecco, Belluno, Brescia, Trento, Como, Mantova, Cremona e Vicenza. In fondo alla classifica Enna e Caltanissetta.
Continua la crisi del commercio al dettaglio. Solo il 26,2% delle imprese che operano in questo settore è infatti puntuale, il 20,1% invece fatica a saldare i debiti. Situazione opposta per i servizi finanziari, puntuali nel 46,3% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari al 9,5%.Le micro imprese sono le più puntuali nel saldo delle fatture. Ben il 37% salda i debiti alla scadenza. Dal lato opposto, sono anche quelle che esibiscono la maggior percentuale di ritardi gravi pari al 13,8%. Situazione opposta per le grandi imprese, ritardatarie nel 6,1% dei casi. (foto: marco preti)

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Pagamenti in contanti e con carte: le novità dal 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

euroSi tratta dell’ennesima modifica alla soglia oltre la quale i pagamenti in contanti sono vietati, alzata da 1.000 a 3.000 euro. Precisiamo che l’unica novità è questa, mente le regole fissate dalle norme antiriciclaggio rimangono invariate.
In estrema sintesi è vietato effettuare tramite contanti pagamenti, di qualsiasi tipo e natura, di somme pari o superiori a 3.000 euro. Si va dal pagamento di una fattura, di un debito tra due persone, del conto di un medico, della merce acquistata in un negozio, etc.etc. La regola vale per tutti i soggetti, imprese, professionisti e privati consumatori, in rapporto tra di loro.Il divieto riguarda anche pagamenti frazionati in modo artificioso, ovvero in modo non certificato da un contratto oppure da una rateizzazione promozionale o di legge. Vi rientrano , in poche parole, tutti i casi dove il frazionamento appare eseguito con fini elusivi.La regola si applica anche al pagamento di stipendi, ora possibile in contanti fino a 3.000 euro e con qualsiasi altro mezzo per importi superiori (assegno, bonifico, etc.). Attenzione, però, ciò vale solo in ambito privato. Le aziende pubbliche devono continuare ad eseguire i pagamenti di stipendi e pensioni oltre la vecchia soglia di 1.000 euro con modalità esclusivamente elettroniche (bonifici bancari o postali, accredito su carte prepagate, etc.).Per quanto riguarda il pagamento dei canoni di affitto, una interessante ulteriore novità: torna la possibilità di pagarli in contanti perché è stata abrogata la norma che imponeva pagamenti tracciabili a prescindere dal loro importo. Ovviamente deve comunque essere rispettata la nuova soglia. La vecchia soglia di 1.000 euro resta per gli assegni (bancari e circolari) trasferibili, i vaglia (postali e cambiari), i libretti di deposito al portatore e per i trasferimenti in contanti nell’ambito dei servizi di pagamento, ovvero quando dietro compenso un prestatore di servizi trasferisce contanti da un soggetto ad un altro.
Per altri servizi di pagamento, dove il trasferimento non avviene in contanti ma è tracciato (per banca, posta, istituti di moneta elettronica,etc.) non si applica alcun limite.Non cambia nulla per i prelievi di contanti agli sportelli bancari o al bancomat. Per questi non si applica la soglia (non sono pagamenti) né scatta in automatico alcuna segnalazione della banca alle Autorità di controllo. Le segnalazioni avvengono solo se vi sono sospetti che l’operazione avvenga per scopi elusivi della legge antiriciclaggio.
Già dal Giugno 2014 i negozi, i professionisti ed in genere i venditori di prodotti e/o servizi devono accettare, per pagamenti di importo superiore a 30 euro, mezzi elettronici come il bancomat.
Dal 1 Gennaio 2016 l’obbligo si è esteso anche ai pagamenti effettuati con carte di credito, a parte i casi di oggettiva impossibilità tecnica. Inoltre dal 1 Luglio 2016 la regola si applicherà anche ai pagamenti dei parcheggi nelle aree destinate alla sosta (1).
Viene anche ridato impulso ai micropagamenti con carta (di credito o debito), prevedendo per quelli inferiori ai 5 euro nuove disposizioni ministeriali che dovranno assicurare l’applicazione del Regolamento UE 751/2015 in special modo relativamente alla riduzione delle commissioni applicabili.
E’ il Ministero dell’economia che dovrà provvedere, e quindi le vere novità per il consumatore si vedranno in quel momento.
Per finire, una nota curiosa sulla modifica della soglia al contante: la Legge di Stabilità 2016 è intervenuta sull’art.49 comma 1 del D.lgs.231/2007 stabilendo che “le parole: «euro mille» sono sostituite dalle seguenti: «euro tremila»”. Ma in realtà la cifra rimasta sul suddetto comma 1 era ancora di “12.500 euro” perché le successive modifiche alla soglia erano avvenute non intervenendo direttamente sul comma ma semplicemente enunciando la modifica (si veda per esempio il D.lgs.201/2011 che citava “ Le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore di cui all’articolo 49 comma 1 (….) sono adeguate all’importo di euro mille.” ). E’ chiaro per chiunque, quindi, quanto mal eseguita e volendo dubbia sia questa modifica, pur potendo dirsi chiara l’intenzione del legislatore. Materia per avvocati? La segnalazione era dovuta. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Il 36% delle imprese puntuale nei pagamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

impreseCirca un’impresa su tre è puntuale nei pagamenti. Solo il 36,2% delle imprese italiane infatti si è dimostrata virtuosa, la peggior performance degli ultimi cinque anni. Il 48,5% paga con 30 giorni al massimo di ritardo, mentre è stabile al 15,3% la quota di chi salda le fatture oltre un mese dopo la scadenza, una percentuale cresciuta però del 178,2% rispetto a fine 2010. Questo in estrema sintesi il nuovo scenario dei pagamenti commerciali che vede assestarsi i ritardi gravi – cresciuti molto negli scorsi anni – ma che parallelamente mette in mostra anche le difficoltà delle imprese italiane nel saldare puntualmente i fornitori. .
A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine giugno 2015, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.

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Lazio: imprese e pagamenti

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2015

marco pretiLe imprese della Provincia di Roma, dati aggiornati a fine marzo 2015, si posizionano al penultimo posto nel Lazio in tema di puntualità nei pagamenti commerciali. Il 25,5% ha saldato puntualmente le fatture ai fornitori, il 50,8% ha regolato i conti con un ritardo fino a 30 giorni dai termini concordati, il 23,7% oltre i 30 giorni. Una performance peggiore sia della media regionale (25,8% di pagamenti puntuali) sia di quella nazionale (36,3%). Si segnala il peggioramento dei ritardi gravi, passati in 5 anni dal 7,8% del 2010 al 23,7% attuale.
E’ quanto emerge dallo Studio Pagamenti realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese Laziali del nel primo trimestre 2015.
Dopo Viterbo (30,8%) nella classifica delle province più puntuali troviamo Rieti (26,3%), Frosinone (25,9%), Roma (25,5%). Chiude Latina, con solo il 24,3% di pagamenti alla scadenza a fronte di un 22,1% di ritardi gravi. A livello regionale il Lazio ha mostrato difficoltà nei pagamenti commerciali. Solo il 25,8% delle imprese laziali ha infatti saldato puntualmente le fatture ai propri fornitori, mentre il 50,7% ha regolato i conti con un ritardo fino a 30 giorni dai termini concordati e il 23,5% con un ritardo oltre i 30 giorni. Il Lazio inoltre mostra una performance di pagamento inferiore sia alla media italiana (36,7% di imprese puntuali, 15,7% di imprese oltre i 30 giorni di ritardo), sia a quella del centro del Paese (31,5% di imprese puntuali, 18,5% oltre i 30 giorni di ritardo)Una situazione in cui si segnala anche la preoccupante crescita dei ritardi oltre i 30 giorni dai termini concordati, che dal 2010 ad oggi hanno conosciuto un incremento del 200,9%. Nel contempo, sempre rispetto a 5 anni fa appaiono in calo del 14,2% le imprese con ritardi entro 30 giorni dalla scadenza e in diminuzione del 22% i buoni pagatori. (foto: marco preti )

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Pagamenti: il 90% dei negozianti chiede trasparenza alle banche sui costi del pos

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

pagamenti elettroniciI pagamenti tramite Pos fra professionisti, artigiani e negozianti si stanno diffondendo anche in Italia, ma meno del previsto. Uno dei motivi che frenano il passaggio dal contante ai pagamenti elettronici è la scarsa chiarezza sui costi. Un’indagine commissionata da Jusp, la società che ha messo a punto un sistema innovativo per i pagamenti in mobilità anche con smartphone, mostra che il 90 per cento dei circa un milione di esercenti dotati di pos non conosce i costi legati all’uso del dispositivo per le transazioni. Dall’indagine emerge una diffusa mancanza di chiarezza nelle condizioni poste dalle banche per l’uso del pos: “gli esercenti lamentano in particolare la mole di voci, fra costi fissi e commissioni per carte di credito e bancomat, che non contribuisce certo a dare l’immediata percezione di quanto costi ogni transazione eseguita e quale sia la differenza di offerta tra le varie banche”, riferisce il Ceo di Jusp Stefano Calderano.
La trasparenza che ormai le banche, dopo anni di pressioni da parte delle associazioni dei consumatori, garantiscono su conti correnti, mutui e prestiti, non sembra sia stata estesa anche ai pos, considerati BtoB e quindi fuori dalle garanzie offerte ai cittadini comuni. “Il mondo pos in effetti – sostiene Calderano – è un residuo del vecchio modo delle banche di fare pricing, e la legge sulla trasparenza di Bankitalia non aiuta: impone infatti un’enorme quantità di documenti, tutt’altro che trasparenti e comprensibili”.
Secondo Calderano ci vorrebbe, come per i conti correnti, un indicatore sintetico di costo che almeno una volta all’anno riassuma tutte le voci di spesa del pos in un’unica cifra. Oppure un unico costo, come quello proposto da Jusp che ha abolito qualsiasi canone e costo fisso e chiede ai suoi clienti solo una quota del 2,5% sulle transazioni eseguite.
Jusp, fondata nel 2011 da Jacopo Vanetti, grazie all’ingresso dei fondi Principia SGR e Vertis SGR diventa la startup più finanziata del 2013. Attualmente guidata da Stefano Calderano (precedentemente a capo della divisione Retail e Private Banking di BNL e prima ancora Marketing Director di Banca Intesa), la società ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’eccellenza raggiunta nel produrre innovazione, conquistando i titoli di “Champions of European Innovation” al Bully Award Winner sia nel 2013 sia nel 2014 e di “Transaction Services Innovation Awards” al Florin Award Winner 2013. (Martina Trecca)

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Ritardare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni può costare caro al Paese

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2014

La procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia conferma la gravità della situazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni che tutto il comparto del farmaco denuncia da tempo. Per AssoGenerici la decisione della Commissione deve richiamare l’attenzione del Governo su un aspetto che penalizza in particolare i produttori di equivalenti. “All’inizio del 2013 le aziende associate vantavano quasi 200 milioni di crediti con tempi medi di pagamento superiori a 200 giorni” spiega il presidente di AssoGenerici Enrique Häusermann “quando tutto il settore vale circa 2 miliardi di euro. Già così il bilancio non è esattamente roseo, ma diviene critico se si aggiungono gli effetti del pay-back, irrazionalmente applicato anche ai farmaci a brevetto scaduto, per il quale ci si trova a restituire al SSN una parte di somme anc ora non percepite”. AssoGenerici ha ben chiare le difficoltà del paese, e ha più volte dimostrato di essere pronta a fare la propria parte. “Tuttavia non si può nascondere che siamo giunti a un bivio” sottolinea Häusermann “e occorre raccogliere le indicazioni che vengono dall’Europa, come l’attivazione di un meccanismo di compensazione tra debiti e crediti che vada ben al di là dei primi, seppur meritori, passi avanti fatti in questi giorni con le indicazioni diramate dall’Agenzia delle Entrate. Lasciare le cose come stanno significherebbe deprimere ulteriormente un settore strategico per il paese, capace di indurre un risparmio anno dopo anno, e incorrere in sanzioni economiche che tutti i cittadini sarebbero chiamati a pagare. In pratica, aumentare le uscite della finanza pubblica nel tentativo di ridurle” conclude il presidente di AssoGenerici.

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Pagamenti elettronici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2013

Banca d'Italia

Banca d’Italia (Photo credit: Smeerch)

secondo i dati divulgati oggi da Bankitalia e in particolare nel rapporto “La Sepa e i suoi riflessi sul sistema dei pagamenti italiano”, in Italia l’uso del contante è nettamente preferito ai più moderni strumenti di pagamento. Nel 2012, infatti, ben l’83% delle transazioni complessive è stato eseguito in contante (la media europea è del 65%) e il numero delle operazioni pro capite annue effettuate con strumenti di pagamento diversi dal contante sono solo 71 (187 è la media europea e 194 quella dell’area euro).Per favorire la diffusione dell’utilizzo dei pagamenti elettronici nel nostro Paese, Maurizio Santacroce, Direttore della Business Unit Digital Games & Services di Sisal, commenta:“Secondo i dati evidenziati da Bankitalia, il nostro Paese è agli ultimi posti in merito all’uso dei pagamenti elettronici, ma ha grandi potenzialità di crescita, soprattutto se si guarda al futuro della moneta elettronica – dichiara Maurizio Santacroce Direttore, Divisione Digital Games & Services Sisal -. Nel 2013, secondo una nostra recente indagine, ben l’87% degli italiani si dichiara favorevole all’utilizzo di strumenti più moderni, con un trend di crescita. Bisogna quindi investire nell’infrastruttura tecnologica e oltre a quanto già previsto per la digitalizzazione delle Pubbliche amministrazioni, che entro il 31 dicembre 2015 dovranno essere in regola, è necessario affiancare anche quelli provenienti da soggetti privati. Solo in questo modo si possono ottenere risultati soddisfacenti e in questo ambito SisalPay ha previsto un forte investimento sulla propria rete per consentire ai cittadini di effettuare pagamenti utilizzando le carte di credito, debito e bancomat. Un passo che porterà la moneta elettronica nella vita quotidiana degli italiani”.

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Ritardi Pagamenti PA: emergenza nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

Roma 17 aprile (ore 11.30) presso l’Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio. E’ questo il titolo della conferenza stampa, promossa dal Taiis – il Tavolo Interassociativo Imprese di Servizi, che si terrà il prossimo Nel corso della conferenza stampa saranno resi noti gli ultimi dati relativi all’ammontare dei debiti della P.A. nei confronti delle imprese di servizi e saranno delineate possibili soluzioni a questo inaccettabile fenomeno, tutto italiano, che costringe ogni giorno un numero crescente di aziende al fallimento. Alla conferenza stampa prenderanno parte imprenditori e Associazioni che illustreranno casi paradigmatici di aziende con bilanci in attivo, ma in crisi a causa dei debiti contratti e non onorati dalle pubbliche amministrazioni, nonché numerosi rappresentanti parlamentari.

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Italia. Lo Stato che esige le tasse e non paga i debiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2012

Come potremmo definire una persona che pretende da noi i crediti ma non paga i debiti? Strozzino no, perche’ l’usuraio almeno i soldi li presta. Ladro no, perche’ il furfante ruba soltanto. Avremmo qualche definizione in mente ma lasciamo perdere. La circostanza riguarda lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni. Tutti attingono alle tasche degli italiani ma contestualmente sono restii ad onorare i propri impegni. Si parla di 70 miliardi di euro, cifra enorme che manda in tilt i bilanci delle imprese. Eppure c’e’ una direttiva europea, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno, che impone i pagamenti a 30/60 giorni. I ritardi possono attivare un meccanismo perverso: le imprese, consapevoli dei differimenti, cercano soluzioni di rientro con il costo degli appalti, oppure possono ricorrere alle “lusinghe”, che sfociano nella corruzione che, secondo la Corte dei Conti, vale qualcosa come 60 miliardi. Ovvio che non si puo’ continuare in questo modo, strozzando le imprese e quindi l’economia nazionale. Per risolvere il problema lo Stato, le Regioni e gli enti locali dovrebbero vendere cio’ che hanno: gli immobili. Il ministero dell’Economia ne stima il valore in 400 miliardi. Bene ci si metta mano.

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La P.A. e i pagamenti alle piccole imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Premio Nuova Pubblica Amministrazione - Contes...

Image by Forum PA via Flickr

“Sono più di 4 i mesi (122,3 giorni) che la Pubblica Amministrazione impiega, in media, per pagare le piccole imprese. Questi i risultati di un’indagine di Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese italiane con meno di 20 addetti. Nelle transazioni con i clienti privati le piccole imprese devono aspettare di meno (86,5 giorni) ma in questo caso i tempi di pagamento sono cresciuti maggiormente: tra il primo e il secondo semestre del 2011 sono 32,7 i giorni in più rispetto ai +29,1 giorni della Pubblica Amministrazione. In effetti – come sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – nei rapporti commerciali con i clienti privati l’incidenza delle imprese che hanno riscontrato un aumento dei tempi di attesa (rispetto al I semestre 2011) è elevata (50,2% del totale) mentre nei rapporti con la Pubblica Amministrazione la percentuale di piccole imprese che ha dichiarato un aumento dei tempi di pagamento scende al 35,2%. Questo segnale è in parte incoraggiante e si suggerisce che le campagne di sensibilizzazione legate al tema dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione possano portare ad una riduzione dei tempi di attesa complessivi. Chiaramente la piaga dei ritardi di pagamento – proseguono i ricercatori di Fondazione Impresa – non è ancora risolta e l’auspicio è quello di un intervento normativo che faciliti la riduzione dei tempi di pagamento in conformità con quanto previsto dalla direttiva dell’Unione Europea che stabilisce pagamenti entro 30 o al massimo 60 giorni da parte della Pubblica Amministrazione”.
I tempi medi di pagamento dei clienti privati sono pari a 86,5 giorni mentre nel caso della Pubblica Amministrazione le piccole imprese (<20 addetti) devono attendere di più (122,3 giorni). Rispetto al I semestre del 2011, i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione si sono tuttavia allungati di meno rispetto al caso dei clienti privati (+29,1 giorni per la PA e +32,7 giorni per i clienti privati). I settori che attendono di più i pagamenti della Pubblica Amministrazione sono la piccola impresa manifatturiera (138,3 giorni) e l’artigianato (125,2 giorni).Per quanto riguarda i rapporti con i clienti privati sono le imprese artigiane ad attendere più giorni (117,5 ); segue la piccola impresa manifatturiera (102,3 giorni). Questi i principali risultati dell’indagine condotta da Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese con meno di 20 addetti.

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Saldi: che senso hanno?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2011

Anacronistica e inefficace, dichiara Pietro Giordano Segretario Generale di Adiconsum, la stagione dei Saldi. Una norma violata sempre di più dagli stessi commercianti, che ormai operano – giustamente secondo Adiconsum – secondo leggi di mercato e non secondo leggi pensate e scritte nel dopoguerra. Che senso ha, continua Giordano, continuare con Saldi che ormai sono sovrastati ed annullati dai pre-saldi che i consumatori ricevono da più di un mese sui loro telefonini tramite sms o tramite e-mail, con sconti fino al 60%? Che senso hanno i saldi quando le nostre città sono ormai piene di negozi che fanno promozioni e liquidazioni e con una presenza massiccia di outlet con grandi griffe con sconti anche del 30-40%? Il commercio elettronico riesce a far risparmiare significativamente i consumatori, non solo quando acquistano servizi quali viaggi e vacanze, ma anche quando acquistano abbigliamento, arredamento per la casa, ecc.
Pensare che – soprattutto in un periodo di crisi – i saldi coprano il flop delle vendite registratosi in dicembre è illusorio oltre che anacronistico. E’ tempo, continua Giordano, di cancellare la legge sui Saldi e dare piena realizzazione ad una completa liberalizzazione del commercio, solo così i consumatori potranno godere di un abbattimento dei prezzi, con un sempre migliore rapporto qualità-prezzo dei prodotti acquistati. In attesa e nella speranza che il Governo Monti operi anche questa liberalizzazione nella Fase 2, Adiconsum ricorda e propone un Decalogo per gli acquisti con Saldi:
1. Sull’oggetto in saldo deve essere sempre riportato il prezzo d’origine non scontato, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale;
2. È meglio diffidare di quei negozi che espongono cartelli con sconti esagerati e fare riferimento a negozi già conosciuti per acquistare la merce in saldo: sconti superiori al 50-60 per cento nascondono spesso merce non proprio nuova;
3. Fate attenzione all’eventuale presenza di merce venduta a prezzo pieno insieme alla merce in sconto;
4. Confrontare i prezzi con quelli di altri negozi, magari annotando il prezzo di un capo o della merce a cui si è interessati;
5. È bene verificare che il prodotto offerto in vetrina sia lo stesso che verrà presentato in negozio;
6. Nel periodo dei saldi i negozianti che normalmente accettano pagamenti con bancomat o carte di credito ed espongono il relativo logo sono tenuti ad accettare i pagamenti elettronici;
7. Diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati, anche se è a discrezione del commerciante consentire o meno di fare provare la merce;
8. Chi vuol fare regali faccia attenzione perché si può cambiare solo ed esclusivamente la merce difettosa che deve essere riconsegnata al commerciante entro 2 mesi dalla scoperta del difetto (non si può sostituire la merce se avete cambiato idea sul colore o sul modello);
9. È bene conservare sempre lo scontrino per potere eventualmente cambiare la merce difettosa;
10. Qualora il commerciante si rifiuti di cambiare un articolo difettoso in saldo o non voglia restituirvi i soldi rivolgetevi alla Polizia Municipale e segnalate il caso alle sedi Adiconsum.

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