Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘pagamenti’

L’Italia è al 13° posto in Europa per puntualità dei pagamenti da parte delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

E’ stata sorpassata da Paesi come Polonia (1°), Slovenia (7°), Irlanda (8°) e Belgio (12°) mentre, complice anche la Brexit, la Gran Bretagna si posiziona 14° alle nostre spalle. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2019 effettuato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento di 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.In Italia nel 2018 soltanto il 35,5% di imprese rispettano i tempi concordati e l’11,5% di aziende saldano i conti con ritardi superiori ai 30 giorni.A livello europeo, la Polonia nel 2018 è il Paese con il maggior numero di imprese puntuali, il 79,3%, seguita dai Paesi Bassi, con il 73,8% e dalla Germania con il 67,1%. Chiude la classifica continentale il Portogallo, che con il 14,2% di aziende virtuose guadagna l’ultimo posto, preceduto dalla Romania con il 20,3% e dalla Bulgaria con il 20,4%. Nella parte centrale della classifica stilata da CRIBIS, troviamo al quarto posto la Svezia (57,1%) seguita da Lussemburgo (51,6%), Slovenia (49,9%), Irlanda (47,8%), Spagna (47,5%), Finlandia (45,5%), Francia (43,3%) e Belgio (40,6%). Nel Regno Unito il numero di imprese puntuali nei pagamenti si attesta al 34,7%, mentre crescono le aziende che pagano con più di 30 giorni di ritardo, dal 7,6% del 2017 all’8,1% del 2018.“Lo scenario europeo è dominato dalle imprese dell’Europa settentrionale – afferma Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS – in Polonia le imprese virtuose sono cresciute del 3,8% mentre quelle che pagano con gravi ritardi sono diminuite del 3,9%. Dall’altra parte in Italia le aziende puntuali sono diminuite dell’1,8% a fronte di un aumento dell’1% dei pagamenti oltre i trenta giorni”.Per quanto riguarda la percentuale di imprese che pagano oltre i 30 giorni di ritardo, la Grecia presenta la performance peggiore (32,1%), sostanzialmente in linea con i dati del 2017 (31,6%). In Svezia, invece, si trova la più bassa percentuale di imprese ritardatarie (solo lo 0,4%), seguita da Finlandia (0,8%) e Paesi Bassi (1,4%). I cattivi pagatori diminuiscono leggermente in Romania (dal 37,2% al 31,6%) e Bulgaria (dall’11,7% al 9,2%).
Tra le aree geografiche analizzate da CRIBIS, nel continente asiatico le Filippine sono il Paese con il maggior numero di imprese che pagano con ritardi superiori ai 30 giorni (38,6%), anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2017 (52,3%). I cattivi pagatori diminuiscono anche a Honk Kong (dal 14,3% al 13,9%), Thailandia (dal 6,8% al 5,7%) e India (dal 17% al 13%), mentre crescono in Cina (dal 22,8% al 24,2%) e Israele (dal 20,6% al 21,9%).In Nord America “gli Stati Uniti registrano un buon andamento – prosegue Preti – con le performance di pagamento che migliorano dello 0,7%, raggiungendo il 57,1% di pagatori puntuali mentre i ritardi superiori ai 30 giorni diminuiscono dell’1,8%, raggiungendo il 6,4%. In Canada diminuisce di 10 punti, dal 42% al 31,9%, la quota di aziende che paga entro i termini previsti e contemporaneamente si riduce anche quella di chi adempie ai propri obblighi con ritardi superiori a 30 giorni dall’8,2% al 6,3%. In Messico la percentuale di imprese che paga abitualmente con grave ritardo è del 2,8%, in crescita rispetto al 2,5% del 2017”

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Quanto pagano gli italiani per mantenere l’abitazione principale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Tra rate del mutuo, bollette luce, gas e acqua, manutenzione e tasse? In media 11.304 euro l’anno, vale a dire 942 euro al mese. Il valore arriva dallo studio condotto da Facile.it e Mutui.it che, partendo da dati Istat e del Dipartimento delle Finanze, ha evidenziato come nel Nord Italia il costo complessivo sia, in media, il 20% più alto che al Sud.
Analizzando le principali città italiane emerge che Roma è la più cara; per mantenere un immobile nella capitale servono in media 14.628 euro l’anno, l’8% in più che a Milano (13.560 euro). Cifre molto alte sono richieste anche a Firenze (13.860 euro) e a Bologna (13.824 euro), mentre i costi più contenuti sono stati registrati a Palermo (8.208 euro l’anno) e Napoli (9.324 euro l’anno).Dati interessanti si notano anche analizzando le differenze delle singole voci di costo; per le utenze domestiche e la manutenzione della casa, nelle regioni settentrionali si arriva a pagare anche il 35% in più che in quelle meridionali. Se si guarda alla sola Tari, invece, risulta mediamente più cara al Sud, con valori da capogiro a Napoli (444 euro l’anno) e, soprattutto, a Cagliari (504 euro l’anno).

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Edilizia: nel 2019 previsti in aumento i mancati pagamenti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Aumentano insolvenze e mancati pagamenti nel settore delle costruzioni in Italia nel 2019 anche se a un ritmo più contenuto rispetto allo scorso anno. È questo lo scenario descritto dal Market Monitor Costruzioni di Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia come il 2019 sarà un altro anno particolarmente impegnativo per le aziende del comparto, caratterizzato da una domanda debole e un’ulteriore contrazione dei margini di profitto. A fronte di un aumento seppur contenuto degli investimenti nel segmento residenziale e commerciale (+2% nel 2018), nonostante 1,4 milioni di unità abitative invendute, rimane ancora critica la performance nel campo dell’edilizia pubblica. L’andamento economico del settore per il 2019 è previsto in deterioramento a causa della minore crescita del Pil e dall’aumento dell’incertezza sulle attese dell’economia in generale.Allargando lo sguardo ai principali paesi europei, mentre in Francia si è registrato un forte incremento dei mancati pagamenti nel 2018 e si prospetta un aumento delle insolvenze nel 2019, un peggioramento per il comparto è atteso anche nel Regno Unito dove, a fronte di tempi di pagamento già molto dilatati, da 75 a 90 giorni di media, le insolvenze hanno registrato nel corso del 2018 un incremento del 16% e si prevede che continueranno a crescere anche nel 2019. In sofferenza anche il comparto edile della Danimarca dove si attende un incremento compreso tra il 5% e il 10% dei fallimenti delle aziende del settore, mentre peggiorano i comportamenti di pagamento anche nell’area di Singapore, dove si prevede prosegua l’andamento crescente dielle insolvenze. Ritardi di pagamento e insolvenze stabili nel 2019 invece per il settore edile in Belgio, Germania e sul mercato statunitense. http://www.secrp.com

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Pagamenti in contanti vietati negli uffici pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

Da più parti d’Italia ci giungono segnalazioni riguardo enti pubblici che non accettano più pagamenti in contanti presso i propri sportelli. Ad esempio, da un anno a questa parte l’Azienda Sanitaria della Provincia di Cuneo rifiuta il pagamento in contanti per visite e analisi, con grosso disagio per molte persone -soprattutto anziani e malati- costrette successivamente a recarsi in farmacia per pagare il dovuto con anche l’aggiunta di 1,50 euro. Nel caso di una Asl, una risposta plausibile è che la gestione dei pagamenti sia stata affidata ad un soggetto esterno tramite servizio di supporto specialistico, ossia un servizio erogato sulla base della specializzazione e della competenza nel supportare l’ente in uno specifico ambito di attività. La gestione del servizio cassa per contanti è molto onerosa, essendo esposta a possibili furti e malversazioni, per non parlare degli oneri relativi al conteggio e al trasporto della valuta. Si provocano però disagi alla cittadinanza, specie la più debole, sotto forma di maggiori adempimenti e costi. Aspetti che andrebbero attentamente valutati prima di prendere certe decisioni.Ancora meno comprensibile è che dallo scorso 1 gennaio non è ammesso il pagamento in contanti dei servizi agli sportelli anagrafici municipali di Roma Capitale, dove ora si accettano esclusivamente carte di credito, bancomat o sistema PagoPA, con relative commissioni. In alternativa è possibile pagare sul sito internet di Roma Capitale oppure attraverso il servizio CBill se offerto dalla propria banca. Ancora, tramite i Prestatori di Servizio di Pagamenti riconosciuti (Sisal, Lottomatica, Banche PA, ecc.). Infine, presso gli Uffici Postali, oppure online su poste.it. Il tutto con corollario di inserimento del numero di conto e di codici assortiti relativi alla propria pratica.
“Queste modalità di pagamento -si legge nel comunicato- più semplici, sicure e trasparenti, consentono al cittadino di corrispondere gli importi dovuti ottenendo ricevuta del pagamento effettuato da presentare agli sportelli per usufruire dei servizi richiesti”.
Siamo anche d’accordo sul concetto, ma perché obbligare i cittadini ad avvalersi di alternative meno pratiche e anche più costose? I cittadini, ricordiamo, di uno dei paesi meno bancarizzati d’Europa, peggio ancora riguardo i pagamenti digitali. Ancora di più considerando gli importi davvero esigui pagati agli sportelli dell’anagrafe e consistenti in pochi euro, spesso solo alcune decine di centesimi. Anche in questo caso pensiamo agli anziani, oltre che agli stranieri.Non vogliamo arrivare a scomodare l’art. 693 del Codice Penale che punisce chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato o peggio ancora l’interruzione di pubblico servizio, ed anzi forse esistono anche i supporti giuridici per certe decisioni, ma invitare gli amministratori dei servizi ad utilizzare il buon senso, quello sì. (Giuseppe D’Orta Responsabile Aduc per la tutela del risparmio)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Pagamenti: 16 milioni di italiani preferiscono ancora il contante

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

A frenare l’economia italiana è anche il mercato sommerso dei pagamenti in nero; nonostante si cerchi di sfavorirlo con l’incentivo all’uso di sistemi tracciabili, ben 16 milioni di italiani sembrano non voler rinunciare a banconote e monete e, secondo l’indagine commissionata da Facile.it, il 37% della popolazione adulta preferisce ancora pagare con denaro contante piuttosto che utilizzare carte di credito, bancomat o prepagate.
Dall’indagine, realizzata per Facile.it da mUp Research su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta, emerge che a preferire i contanti in misura maggiore sono le donne (40% rispetto al 34% del campione maschile), i residenti nel Meridione (41% rispetto al 31% dei cittadini del Nord-Ovest) e i giovani 18-24 anni (43% rispetto al 31% degli adulti 65-74 anni).Quando si usano banconote e monete? Ancora molti, 5 milioni di italiani, scelgono il denaro contante sempre come prima opzione di pagamento, indipendentemente dall’importo e, anche quando viaggiano all’estero, sono ben 14 milioni gli italiani continuano a mantenere la loro abitudine all’utilizzo del denaro contante rispetto alla moneta elettronica.Tornando entro i confini nazionali e continuando a scorrere i dati dell’indagine, si vede che banconote e monete sono usate (70% dei casi) principalmente per pagare importi di piccolo taglio, ma qualcosa sembra cominciare e muoversi nel verso giusto e un importante 18% del campione dichiara di piegarsi al contante solo se è l’unico metodo di pagamento accettato.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Raddoppiate in otto anni le imprese con gravi ritardi nei pagamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Negli ultimi otto anni (4° trim 2010 – 4° trim2018) sono raddoppiate (+108%), dal 5,5% all’11,4%, le aziende italiane che pagano clienti e fornitori con più di 30 giorni di ritardo, anche se il picco del 15,7% è stato raggiunto nel 2013 e 2014. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2018 di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Dall’analisi di CRIBIS, aggiornata al quarto trimestre 2018, emerge che oltre un terzo (35,5%) delle imprese del nostro Paese effettua i suoi pagamenti nei termini previsti, una percentuale in calo rispetto a quella rilevata nello stesso periodo del 2017 (37,3%). Oltre la metà delle aziende (53,1%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni, un valore sostanzialmente in linea con l’anno precedente (52,2%).
“Nell’ultimo trimestre 2018 – spiega Massimiliano Solari, direttore generale di CRIBIS – tra i settori con la minore incidenza di imprese con ritardi oltre i 30 giorni sono state nel manifatturiero (8,1%), nel settore finanziario (8,7%) e nel commercio all’ingrosso (8,8%). La situazione più critica nel commercio al dettaglio con incidenza di imprese con ritardi gravi del 17,3%. Di fronte a un simile scenario generale che vede aumentare i gravi ritardi nei pagamenti, è necessario che le aziende selezionino con sempre maggiore cura e prudenza i loro interlocutori, dotandosi di strumenti di monitoraggio e analisi dell’affidabilità economico-commerciale di partner e fornitori”. I ritardi superiori ai 30 giorni sono molto diffusi anche nel settore rurale, caccia e pesca (12,1%), dei servizi (10,1%) e minerario (10%), mentre percentuali di poco più contenute sono state rilevate nel comparto costruzioni (9,9%), trasorti e distribuzione (9,1%). Lo Studio Pagamenti di CRIBIS rileva che nell’ultimo trimestre 2018, rispetto all’analogo periodo 2017, i pagamenti con ritardi superiori al mese sono aumentati del 9%, mentre quelli con una dilazione inclusa nei 30 giorni sono cresciuti dell’1,7%. Nell’arco dell’anno sono, invece, diminuite del 4,9% le aziende che adempiono puntualmente ai propri impegni pecuniari.L’analisi di CRIBIS, società del gruppo CRIF che offre alle aziende servizi per le decisioni di business in Italia e all’estero, evidenzia che a livello territoriale il 44,1% delle aziende che mantiene i propri impegni entro i termini previsti si trova nel Nord-Est e il 41,3% nel Nord-Ovest, mentre maggiori difficoltà incontrano le aziende del Sud e delle Isole, dove il 19,1% esegue i pagamenti con più di 30 giorni di ritardo) e del Centro (13,1%). In Lombardia ed Emilia-Romagna (45,2% ciascuna) ci sono le aziende più puntuali, mentre in Sicilia (22,1%) e Calabria (21,2%) quelle che dilazionano le scadenze oltre i 30 giorni.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Pagamenti contactless: quasi 5 milioni di italiani non si fidano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

Il pagamento contactless sta diventando sempre più comune anche nel nostro Paese e secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research sono oltre 18 milioni gli italiani che ne fanno uso. Eppure, leggendo i numeri, questa piccola rivoluzione ha ancora molti scettici da conquistare; il 17,7% del campione intervistato, rappresentativo della popolazione nazionale adulta, pari a circa 7.6 milioni di persone, ammette di non conoscere questo metodo di pagamento, mentre sono 4,7 milioni gli individui che, pur conoscendolo, non lo utilizzano perché non si fidano.
Se i più disinformati risultano essere le donne (22.1% rispetto al 13.3% del campione maschile) e i giovani con età compresa fra i 18 ed i 24 anni, ad avere meno fiducia sono invece gli uomini (13.8% rispetto all’8.4% del campione femminile), nella fascia di età compresa tra i 35 e i 54 anni.
A differenza delle carte tradizionali, dotate di banda magnetica o microchip, non richiedono l’inserimento fisico della carta nel lettore, ma è sufficiente l’avvicinamento.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

L’ecosistema dei pagamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Negli ultimi anni, l’evoluzione dei pagamenti ha vissuto una notevole accelerazione. Nel 2017, abbiamo raggiunto un momento cruciale, quando i pagamenti elettronici hanno superato i pagamenti in contanti a livello mondiale per la prima volta. Le carte hanno conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi anni: un tempo, per esempio, non erano elettroniche e il negoziante tramite dispositivi manuali trasferiva su voucher cartacei l’impronta dei dati della carta e chiedeva autorizzazione telefonica; successivamente la carta si è dotata di una banda magnetica da strisciare nei Pos. Oggi, alle carte con banda magnetica, si sono aggiunte le carte col microchip da inserire nel terminale, e le cosiddette contactless che basta avvicinare al terminale e digitare il PIN e la transazione è effettuata. Ma anche questo non è un punto di arrivo, ma di passaggio: la carta si sta trasformando in un Token, con un alias che cambia ogni volta con la generazione di un codice numerico, il POS semplicemente, si sta integrando con il cellulare. La carta di domani, dematerializzata e in connessione con sistemi di IOT (Internet of Things), potrà essere nel frigorifero che fa la spesa da solo, nel decoder della TV che acquista la mia serie preferita, nelle auto che non soltanto pagheranno l’autostrada ma anche la benzina, nel contatore di luce e gas, etc. Quello che vogliamo far sparire è l’esperienza negativa insita in ogni acquisto, cioè il momento del pagamento.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Agenzia entrate non può chiedere gli interessi e i compensi quando riscuote le sanzioni al Codice della Strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia), non può richiedere gli interessi pari addirittura ad un decimo ogni semestre di ritardo nel pagamento né i relativi compensi, quando riscuote le sanzioni pecuniarie previste dal Codice della Strada perché nella fattispecie va applicato l’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada in deroga all’articolo 27 della Legge 689/81 di depenalizzazione delle sanzioni amministrative. È questo il principio di diritto stabilito dal Giudice di Pace di Lecce nella persona dell’avvocato Nicola Brunetti con la sentenza n. 2561/2018 e depositata il 9 giugno 2018 che ha accolto l’opposizione ad una cartella esattoriale proposta da un’automobilista leccese che si era rivolta allo “Sportello dei Diritti”. La donna, assistita dall’avvocato Donato Maruccia, aveva ritenuto esorbitanti e ben oltre la sanzione edittale della multa a cui si riferivano, le somme riportate nell’atto impositivo ed aveva deciso di proporre ricorso che è stato ritenuto fondato dal giudice onorario del capoluogo leccese. Ricorda il giudice di Pace che la Corte di Cassazione con sentenza n. 3701/07 ha chiarito che “…alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza-ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale non anche degli aumenti semestrali del 10%…”. Ed è a questo orientamento che ha aderito anche il Giudice di Pace con un’articolata decisione che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, costituisce un ulteriore importante precedente in materia e che dovrebbe essere generalmente applicato, in quanto le somme rivenienti dalla sanzioni amministrative pecuniarie al Codice della Strada sono iscritte a ruolo anche a distanza di anni con conseguenti ingiustificate maggiorazioni di un decimo ogni semestre e di ulteriori compensi per la riscossione che non sono dovuti in ragione della corretta applicazione della richiamata disciplina di cui all’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada. È bene, quindi, che tutti i contribuenti, prima di pagare una cartella esattoriale o un’ingiunzione proveniente da un ente che assume di aver notificato un verbale per un’infrazione stradale, prestino la massima attenzione alle voci di pagamento riportate nell’atto impositivo, al fine di presentare tempestiva opposizione nella sede competente.

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Bollette elettriche: dal 1 Marzo conguagli per massimo due anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Dal 1 Marzo 2018 il “diritto al corrispettivo”sulle bollette elettriche si prescrive in due anni. I venditori di energia elettrica quindi non possono più fatturare conguagli per periodi superiori. Per le bollette del gas e dell’acqua la stessa novità scatterà -rispettivamente- dal 2019 e dal 2020.Questa in grandi linee la novità introdotta dall’ultima Legge di Bilancio a cui l’Autorità garante ARERA ha dato una prima attuazione -proprio per il settore elettrico- con una delibera di Febbraio.Vediamo tutti i dettagli della nuova regola.
Per prima cosa va detto che la novità in sé e quindi lo scopo dell’intervento normativo è una protezione dalle cosiddette “maxibollette” per determinate categorie di utenti -domestici e piccole imprese- e riguarda fatturazioni ANOMALE derivanti da irregolarità (ritardi di fatturazione) oppure da conguagli legati a rettifiche o mancate letture dei contatori.
In condizioni normali le fatturazioni nel settore elettrico del cliente domestico sono bimestrali con conguagli almeno annuali effettuati sulla base di letture effettive o di autoletture.
Chiara questa premessa, la nuova prescrizione di due anni -al posto di quella dei precedenti cinque- decorre dal termine entro cui le fatture devono essere emesse, ovvero:
– per i clienti del mercato vincolato, entro 45 giorni dall’ultimo giorno di consumo fatturato;
– per i clienti del mercato libero da quello indicato sul contratto o, in mancanza, quello suddetto.Lo stesso termine, 45 giorni, viene fatto valere per i conguagli per rettifica, a partire da quando il dato viene reso disponibile dal distributore locale.Se viene rilevata una irregolarità -va precisato- occorre tempestivamente contestare perché il mancato rispetto del termine di prescrizione -questo in generale- deve essere rilevato espressamente non avendo nessuna conseguenza “automatica”.Quindi, ricevendo nei prossimi mesi una fattura elettrica che abbraccia un periodo di tempo superiore a due anni l’utente dovrà subito contestarla con una raccomandata a/r o una pec rilevando il decorso del nuovo termine di prescrizione previsto dalla legge e chiedendo uno storno parziale o una rifatturazione.La procedura di contestazione, per l’ambito “energia elettrica” prevede poi l’obbligo di tentare una conciliazione presso l’Autorità garante ARERA seguita -eventualmente- da una causa presso il giudice di pace.
Per quanto riguarda il pagamento la questione si complica. In linea di massima il consiglio è pagare e chiedere poi il rimborso nella contestazione e nei passaggi successivi già detti.
La legge ha tuttavia precisato che l’utente dopo aver inviato la contestazione/reclamo può sospendere il pagamento SE il proprio venditore risulta sottoposto ad un procedimento dell’AGCM (autorità garante della concorrenza e del mercato) per accertamento di violazioni del Codice del Consumo relative alle modalità di fatturazione o conguaglio o rilevazione dei consumi. Anche il rimborso delle cifre eventualmente comunque pagate potrà avvenire solo a conclusione del procedimento con accertamento di una violazione.
A tal fine il venditore deve comunicare agli utenti, con la fattura o almeno 10 giorni prima della scadenza della stessa, l’eventuale avvio di un procedimento di accertamento a proprio carico informandolo dei suoi diritti inerenti la sospensione del pagamento.Tutto ciò, dal tono incerto e farraginoso, non cambia le regole del gioco relativamente alla procedura “standard” da seguire dopo la contestazione -conciliazione al Garante ed eventuale causa-, trattandosi di tutele che non possono essere tolte all’utente/consumatore.Nulla impedisce quindi al consumatore di fruire di ambedue le strade, considerando che la seconda, prevista dalla legge in senso “eccezionale”, costituisce a nostro avviso una possibilità data in più. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Direttiva pagamenti e novità per le carte: nuova scheda pratica di Aduc

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 febbraio 2018

A Gennaio 2018 è entrato in vigore il decreto di recepimento della Direttiva europea “Psd2” (payment services directive) che ha aggiornato le regole relative ai sevizi di pagamento, conti e carte in ambito europeo nella cosiddetta “area SEPA” (area pagamenti unica europea), adeguando inoltre le normative italiane al regolamento europeo che disciplina il tetto delle commissioni sui pagamenti con carte.
Alcune regole sono state semplicemente riscritte con aggiornamenti non sostanziali, altre sono nuove.Tra quelle nuove rileviamo le più importanti:
– l’obbligo per gli emittenti di carte di pagamento di preavvisare i clienti prima della loro iscrizione al CAI -la cenrale d’allarme interbancaria- a causa per esempio di un debito relativo all’utilizzo di una carta di credito o di una carta revolving non andato a buon fine, dando loro la possibilità di pagare evitando l’iscrizione;
– abbassamento da 150 a 50 euro della franchigia di “responsabilità” nel caso di utilizzo indebito della carta di pagamento a seguito di furto o smarrimento, stante la regolare segnalazione del fatto alla banca o altro istituto di emissione con blocco dello strumento. Si tratta in pratica della massima perdita sopportabile dal cliente nel caso ovviamente in cui non venga ravvisato un suo comportamento fraudolento o incauto in termini di conservazione della carta stessa (o dei suoi codici di utilizzo).
– nuovi limiti alle commissioni interbancarie sulle carte di debito e prepagate: per ogni singolo utilizzo commissione non superiore a 5 centesimi di euro in combinazione con una percentuale massima dello 0,2% del valore dell’operazione.Per i micropagamenti -di importo inferiore a 5 euro- da Aprile 2018 dovranno essere applicate commissioni inferiori rispetto alle altre operazioni di pagamento.Altre novità arriveranno in futuro, dopo l’adozione di decreti tecnici con ampi termini di adeguamento per le banche. Si tratta di un nuovo metodo di identificazione del cliente più stringente -detta “autenticazione forte” e della possibilità di affidare singoli ordini di pagamento o accessi alle informazioni sui propri conti a prestatori di servizi di pagamento diversi da quello presso il quale si ha il conto corrente.Si fa presente in ultimo che i clienti titolari di contratti attivi al Gennaio 2018 -precisamente al 13/1/18- dovranno essere preavvisati dalla propria banca -o altro istituto di pagamento- relativamente alle novità introdotte a seguito del recepimento della nuova Direttiva entro il 12 Marzo 2018, con una comunicazione scritta o effettuata mediante altro supporto durevole accettato preventivamente.
Il cliente, lo ricordiamo, ha conseguentemente il diritto di recedere senza spese dal contratto entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, con applicazione in sede di liquidazione del rapporto delle condizioni preesistenti. ( Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

Posted in Diritti/Human rights, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ingenico estende l’accettazione dei pagamenti Alipay alle banche e agli Acquirer europei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

ingenico-alipayIngenico Group leader mondiale nelle soluzioni di pagamento elettronico, ha siglato un accordo con Alipay, la più grande piattaforma al mondo di pagamento on-line e off-line appartenente al gruppo Ant Financial Services, per consentire ai turisti cinesi di pagare con il proprio wallet e con la massima sicurezza anche presso i negozi europei.A completamento dell’accordo già in essere dal 2016 relativo ai pagamenti on-line, Ingenico ha sviluppato una soluzione “chiavi-in-mano” per l’accettazione anche in-store dei wallet Alipay, il mobile wallet più diffuso in Cina con oltre 520 milioni di utenti. Il sistema consente di garantire agli utenti cinesi la stessa user-experience che sono soliti avere facendo acquisti nel loro Paese.La soluzione è compatibile con tutti i dispositivi Ingenico della famiglia Telium 2 e Telium TETRA ed è rivolta a Banche e Acquirer, consentendo loro di abilitare in modo semplice l’accettazione del nuovo wallet su tutta la propria rete di terminali. Il sistema fornisce anche strumenti per la registrazione dei merchant, la trasmissione delle transazioni al server Alipay e i tool di monitoraggio e controllo.L’accettazione dei pagamenti Alipay può avvenire in due modalità: “transaction scan” (riconoscimento tramite bar-code, esterno o integrato nel POS, del QR-code Alipay mostrato sullo smartphone dell’utente) e “merchant scan” (lettura con lo smartphone del cliente del QR-code Alipay sul display del POS). Ingenico ha progettato il sistema in modo che sia compatibile con ogni tipo di applicazione di pagamento locale già presente sul terminale POS, assicurando quindi la più agevole implementazione della soluzione in ogni Paese, indipendentemente da protocollo, linguaggio o valuta in essere.Il POS Ingenico diventa così il punto di accettazione di qualsiasi transazione elettronica all’interno del negozio, sia essa generata dalle tradizionali carte di credito e debito, che da mobile wallet e altri strumenti innovativi. (foto: ingenico-alipay)

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le imprese puntuali nei pagamenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

marco pretiLa Danimarca, con l’86,5% di imprese puntuali nei pagamenti commerciali, è il Paese più virtuoso d’Europa. Seguono, per completare le prime tre posizioni, la Germania con l’81,7% di pagamenti puntuali e l’Ungheria con una percentuale del 55,4%. Performance negative invece per le imprese rumene, in fondo alla classifica europea, con il 55,7% di ritardi gravi, seguita da Grecia, con il 29,8% di pagamenti oltre i trenta giorni di ritardo, e da Polonia e Portogallo. Nel corso del 2016, il Regno Unito mostra dei miglioramenti nelle abitudini di pagamento rispetto al 2015, con una crescita dei pagatori puntuali e una riduzione dei ritardi gravi a quota 9,5%.All’interno dello scenario l’Italia si posiziona in 12esima posizione sulle 19 nazioni europee analizzate, con una percentuale di pagamenti virtuosi del 35,6%. Peggio del nostro Paese hanno fatto solo la Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania con il 17,6%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, con una quota del 12,3%, l’Italia si posiziona nella parte bassa del ranking europeo. E’ quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2017 realizzato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato a fine 2016 i comportamenti di pagamento di 30 Paesi nel mondo, di cui diciannove europei. Dopo Danimarca, Germania e Ungheria, la speciale classifica delle imprese più puntuali d’Europa vede l’Olanda (53,6%), Spagna (51,1%), Turchia (51%), Repubblica Ceca (44,7%), Slovenia (43,7%), Polonia (43,5%), Francia (40,1%), Belgio (37,9%), Italia (35,6%), Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania (17,6%).
Analizzando i risultati emersi dallo Studio Pagamenti, l’Italia in tema di ritardi gravi si posiziona in quattordicesima posizione con una percentuale di cattivi pagatori pari al 12,3%. Peggio hanno fatto solo Turchia (12,7%), Portogallo (19,1%), Polonia (22,5%), Grecia (29,8%) e Romania (55,7%). Nonostante un calo dei ritardi gravi del 13% rispetto ad un anno fa, i dati italiani dimostrano ancora un importante ritardo rispetto ai Paesi come la Danimarca (0,4%), la Germania (0,7%), Spagna (7,6%) o Francia (8,1%). “I ritardi oltre i 30 giorni sono uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa e identificano bene la situazione economica dei diversi paesi. Ne emergono imprese in difficoltà come ad esempio quelle rumene, greche, portoghesi o polacche e realtà solide come la Germania o la Danimarca che esibiscono ritardi gravi quasi nulli. Un recente studio di Dun & Bradstreet sui trend dei fallimenti in 38 paesi, il 2017 Global Bankruptcy Report, mostra un generale miglioramento, con ben 26 paesi che vedono un trend più positivo. Un buon segnale per il tessuto imprenditoriale italiano che ha l’export nel suo DNA.”Lo scenario italiano è in miglioramento. Le nostre ultime rilevazioni mostrano come i ritardi oltre il mese di ritardo siano in costante diminuzione, ben il 13% rispetto al 2015. C’è però ancora molto lavoro da fare per migliorare le proprie performance di pagamento”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS. “ Negli ultimi anni i mercati si sono allargati e le aziende italiane sono uscite dai confini dell’Unione Europea per sfruttare le nuove opportunità, trovandosi così ad affrontare mercati molto più complessi come quello asiatico. In questo contesto le aziende cercano nuovi partner e clienti con cui stringere partnership di lungo termine. Ma molte di queste aziende si affacciano per la prima volta in nuovi contesti e avere rapporti commerciali con nuove aziende estere significa spesso rapportarsi con dinamiche differenti. E’ diventato dunque sempre più strategico verificare come un’azienda paga i suoi fornitori per conoscere il suo reale stato di salute come controparte ed evitare cattive sorprese come i mancati pagamenti”, conclude Preti. (foto: marco preti)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I pagamenti digitali tramite app fanno crescere le aziende

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

mercato digitaleMilano, Italia – 28 febbraio 2017 Le aziende che crescono più in fretta sono spesso quelle che accettano pagamenti via mobile. E’ ciò che emerge da un’indagine – appena pubblicata – condotta su un totale di 2.300 aziende e consumatori in tutto il mondo. Lo studio intitolato “Future of Money”, condotto per NTT DATA e Ingenico ePayments da Oxford Economics e Charney Research ha rilevato che il 42% delle aziende che hanno una crescita annuale del fatturato superiore all’11% propone una app che supporta acquisti e pagamenti, mentre solo il 32% di chi cresce più lentamente ne dispone.
“Un terzo dei consumatori pensa che il mobile diventerà la forma di pagamento dominante nei prossimi 10 anni e al tempo stesso ben il 70% è preoccupato per il furto di dati. Le società devono quindi prepararsi a questo grande cambiamento, che in Europa avrà come acceleratore la normativa PSD2 che entrerà in vigore da gennaio 2018” afferma Mauro Giorgi, SVP Financial Services NTT DATA Italia “Vincente sarà chi avrà la migliore Customer Experience. A Malta con la soluzione Myney, abbiamo dimostrato il vantaggio competitivo ottenibile dall’innovazione nei pagamenti”
I pagamenti via mobile sono anche associati a una rapida crescita dei profitti. La ricerca, che ha esaminato 2000 clienti e 300 dirigenti d’impresa in 10 regioni del mondo ha rivelato che il 43% delle imprese i cui profitti crescono dell’11% o più offrono una app per i pagamenti. Invece, solo il 34% delle aziende con una crescita dei profitti inferiore offre app di questo tipo. Tra le società con una crescita nulla o negativa dei profitti, solo l’8% offre la possibilità di pagamento tramite app.
Seppur con un divario leggermente meno accentuato, il 51% delle aziende a crescita rapida vende beni e servizi online, mentre solo il 47% di quelle a crescita lenta lo fa.
Questi risultati sottolineano la necessità per le aziende di fare dell’innovazione dei pagamenti un parte integrante della loro strategia di crescita” ha dichiarato Peter Olynick, Retail Banking Senior Practice Lead di NTT DATA Consulting in America “le imprese dovrebbero operare per fornire un’esperienza di pagamento fluida offrendo prodotti e processi innovativi. Tali sforzi incideranno positivamente sulla soddisfazione del consumatore, faciliteranno il commercio al di là delle frontiere nazionali e renderanno l’esperienza dello shopping più efficiente”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

UE: Nuove regole per la sicurezza nei pagamenti elettronici

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

european-unionIl 23 Febbraio 2017 L’EBA (European Banking Authority) ha proposto dei nuovi requisiti per tutti i pagamenti elettronici nell’Unione Europea. Il motivo principale per cui sono state introdotte tali regole è per tutelare il consumatore sulle truffe online attraverso l’uso dei dati delle carte rubate (in effetti ad un ladro, per la maggior parte degli acquisti online, basterebbe avere Nome e Cognome dell’intestatario, il numero della carta e il codice CVV per ottenere l’autorizzazione da parte della banca alla transazione).E’ stato stimato che l’ammontare dei soldi rubati in questo modo nel 2013 in Europa, ammonti a €1.44 miliardi e che sia incrementato dell’ 8% dal 2012.Ciò che l’EBA ha proposto è una soglia per i pagamenti per cui, al di sotto dei 30€ non si applica alcuna delle nuove norme di sicurezza e per i pagamenti compresi tra i 30 e i 500€ le misure di sicurezza si applicano solo in base al tasso di frode stabilito dalla banca. L’Eba vorrebbe infatti che vengano applicate le nuove misure di sicurezza sulla base di quest’ultimo piuttosto che applicare lo stesso livello di sicurezza a tutti i pagamenti, e siccome solo le banche sanno quale sia il proprio tasso di frode e non vengono certo a dirlo a noi, sarà quasi impossibile per le Autorità verificare se le banche hanno infranto le regole.Questo ci lascia perplessi in quanto Associazione di consumatori, perché un elevato numero di transazioni effettuate dai consumatori, seppur di lieve entità, verrebbero escluse dalle nuove norme per la sicurezza.Si rende necessario quindi introdurre regole più sicure anche per le transazioni al di sotto dei 30€, come afferma Monique Goyens, Direttore Generale del Beuc (Organizzazione dei consumatori europei), per quale strana ragione dovrebbero esserne escluse?

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

CRIBIS D&B: PA, solo un’azienda su quattro puntuale nei pagamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

impreseNel terzo trimestre del 2016 solamente il 22,3% delle aziende della Pubblica Amministrazione salda alla scadenza i propri debiti economici con i fornitori. Una performance nettamente inferiore rispetto alla media delle imprese italiane, che è risultata pari al 35,9%. Per quanto riguarda invece i ritardi gravi, uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa, il 25,3% paga con oltre un mese di ritardo contro una media del Paese del 12,6%. Dunque solo un’impresa su quattro della della PA rispetta i termini di pagamento prestabiliti, mentre una su quattro fatica a saldare i debiti, performance non positive rispetto alla media degli altri settori italiani.Questo in sintesi è quanto è emerso dallo Studio Pagamenti della Pubblica Amministrazione, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information.Se si paragonano inoltre i dati aggiornati a fine settembre 2016 con quelli del 2010 il confronto mette in mostra gli attuali problemi che la PA ha nel saldo delle fatture nei confronti dei fornitori. Se da un lato sono cresciuti di 10,8 punti percentuali le aziende della PA che pagano puntualmente, dall’altro sono aumentate anche quelle con ritardi gravi, passate dal 20,0% del 2010 all’attuale 25,3%. All’interno di questo scenario il dato che stupisce in negativo è quello relativo ai pagamenti nel settore della sanità e delle Asl, che ha una quota di pagamenti alla scadenza sostanzialmente nulla. Il 39,0% invece salda entro il mese di ritardo mentre il restante 61% delle aziende della sanità paga generalmente con grande ritardo.Situazione leggermente migliore per gli Enti Territoriali, virtuosi nel 15% dei casi. Gli Enti territoriali che pagano entro il mese di ritardo sono invece pari al 56,7%, i ritardi gravi sono del 28,3%.“La PA è un settore strategico per le imprese italiane, essendo destinataria di una grande quantità di beni e servizi”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B. “Per questa ragione il ritardo nei pagamenti ha sicuramente degli impatti molto rilevanti sui flussi di cassa di tutta la filiera, rappresentando una criticità per le aziende italiane. Se si osservano le evidenze emerse dal nostro studio balza all’occhio il dato preoccupante di ASL e Sanità, un settore che non salda abitualmente i fornitori alla scadenza. Dal lato opposto ben il 61% delle aziende fatica a pagare fornitori, due chiari segnali delle gravi delle difficoltà che sta attraversando il settore in questione. Situazione migliore per gli Enti Locali, dove il 15% è puntuale, mentre il 28,3% salda le fatture oltre il mese di ritardo”, prosegue Preti. “C’è dunque molto da lavorare, da migliorare per un settore strategico come quello della Pubblica Amministrazione che ha impatto con un gran numero di imprese di tutta Italia. Ci sono poi aree più virtuose, come il nord ovest, dove un’impresa su quattro è virtuosa. C’è sicuramente chi si sta impegnando per rispettare i termini o almeno ridurre i ritardi, ma non è ancora sufficiente. Proprio per questa ragione possiamo dire che anche nel settore della PA il comportamento di pagamento è lo specchio più fedele dell’affidabilità e della solidità finanziaria di un possibile cliente. In quanto partner di oltre 15000 aziende italiane e di tutti i principali leader di settore, CRIBIS D&B è un osservatorio privilegiato sui cambiamenti in atto nel mondo delle imprese; per questo possiamo affermare che, come è già avvenuto per le imprese di altri settori, anche i fornitori della PA inizieranno a valutare e a offrire condizioni migliori a quelle realtà che sono più virtuose e attente al rispetto dei termini di pagamento. Così anche per comuni, regioni, ASL e tutti gli altri soggetti della PA essere dei buoni pagatori sarà sempre più un’importante elemento della propria reputazione”, conclude Preti.
Tornando al settore delle ASL e della Sanità, le elaborazioni di CRIBIS D&B mettono in evidenza il crollo della puntualità nei pagamenti nel corso degli ultimi sei anni. Nel 2010 i pagamenti alla scadenza erano comunque bassi, pari al 4,8% del totale, mentre le aziende della PA con ritardi gravi erano il 49,7%; ora sono il 61,0%.A livello territoriale è il nord ovest l’area più virtuosa: il 26,4% salda alla scadenza le fatture, mentre il 20,2% oltre il mese di ritardo dai termini prestabiliti. Performance leggermente inferiori per la Pubblica Amministrazione del nord est, che è meno puntuale (22,4%) ma anche meno ritardatario (16,3%). Situazione diametralmente opposta per il sud e le isole, dove i ritardi gravi sono pari al 41,0% del totale. (foto: marco preti)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Migliorano i pagamenti delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

marco-pretiMigliora la puntualità dei pagamenti delle imprese italiane. L’altra buona notizia è che calano, seppur leggermente, i ritardi gravi nel saldo delle fatture, uno dei principali indicatori dello stato di salute delle imprese. Attualmente la percentuale di ritardi gravi è infatti pari al 12,6%, un calo, rispetto allo stesso periodo del 2015, del 13,1%. Il 35,4% delle imprese, dati aggiornati a fine settembre 2016, invece paga alla scadenza, il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto positivo. Certamente rispetto al 2010, lo scenario attuale rimane preoccupante: i ritardi oltre il mese di ritardo segnano un +129,1%, mentre i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 4,3%. A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine settembre 2016, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.“Le aziende italiane, dopo anni di ristrutturazioni e ridefinizione di mercati, prodotti e obiettivi, stanno dimostrando una maggiore solidità economica e commerciale. Nel corso dell’ultimo anno, seppur di poco, continuano a calare i ritardi gravi nei pagamenti delle nostre imprese” – commenta Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS D&B. “E proprio il calo dei pagamenti oltre il mese di ritardo è un ottimo segnale per le imprese e lascia spazio a un cauto ottimismo per il futuro. Le imprese hanno infatti affrontato la crisi concentrandosi soprattutto sulla ricerca di nuovi mercati e sulla ridefinizione delle strategie di gestione della clientela. Come CRIBIS D&B, possediamo un osservatorio privilegiato per valutare entrambi gli aspetti, essendo il leader in Italia sulle informazioni sulle imprese estere e fornendo informazioni e servizi per la gestione del credito e del portafoglio clienti. In particolare, le imprese che hanno ottenuto le migliori performance sono quelle che hanno fatto 2 cose principalmente: prima di tutto hanno utilizzato la gestione del credito come uno dei parametri di segmentazione della clientela, in sinergia con le esigenze e gli obiettivi commerciali; in secondo luogo, hanno reso la puntualità dei pagamenti uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e migliorare i processi interni. Non stupisce che nella gestione del credito le priorità siano divenute il monitoraggio costante della clientela, l’adozione di strategie per la riduzione degli insoluti e l’efficientamento delle procedure. Adesso, in questo clima di maggiore fiducia, le imprese devono continuare a investire nella gestione del credito per non disperdere il patrimonio di competenze e di risultati ottenuto. I segnali di miglioramento non devono però fare abbassare la guardia” – conclude Marco Preti.Le imprese del nord est, anche a fine settembre 2016, si confermano le più puntuali d’Italia nei pagamenti, anzi hanno leggermente migliorato le loro performance nel corso dell’ultimo trimestre. Il 44,4% paga alla scadenza, mentre i ritardi gravi sono solo del 7,4%. Situazione opposta per il sud e le isole, dove solo il 22,7% è virtuoso e ben il 21,4% fatica a saldare i debiti con i fornitori. Bene anche il nord ovest (41,7% di pagamenti alla scadenza, 8,4% oltre il mese di ritardo), situazione intermedia per il centro Italia (31,5% di imprese puntuali, 15,1% i cattivi pagatori).Entrando nel dettaglio delle singole Regioni, invece, è la Lombardia ad aggiudicarsi il primo posto in fatto di puntualità con il 45,5% di imprese virtuose. Seguono, per completare le prime posizioni, l’Emilia Romagna (45,3%) e il Veneto (44,9%). In fondo alla classifica troviamo la Sicilia, con solo il 19,1% di pagamenti regolari, contro un 23,2% di gravi ritardi. Male anche Calabria (20,9%) e Campania (21%)
A livello provinciale, Sondrio si conferma ancora una volta la Provincia più puntuale d’Italia. Seguono Bergamo, Lecco, Belluno, Brescia, Trento, Como, Mantova, Cremona e Vicenza. In fondo alla classifica Enna e Caltanissetta.
Continua la crisi del commercio al dettaglio. Solo il 26,2% delle imprese che operano in questo settore è infatti puntuale, il 20,1% invece fatica a saldare i debiti. Situazione opposta per i servizi finanziari, puntuali nel 46,3% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari al 9,5%.Le micro imprese sono le più puntuali nel saldo delle fatture. Ben il 37% salda i debiti alla scadenza. Dal lato opposto, sono anche quelle che esibiscono la maggior percentuale di ritardi gravi pari al 13,8%. Situazione opposta per le grandi imprese, ritardatarie nel 6,1% dei casi. (foto: marco preti)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Pagamenti in contanti e con carte: le novità dal 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

euroSi tratta dell’ennesima modifica alla soglia oltre la quale i pagamenti in contanti sono vietati, alzata da 1.000 a 3.000 euro. Precisiamo che l’unica novità è questa, mente le regole fissate dalle norme antiriciclaggio rimangono invariate.
In estrema sintesi è vietato effettuare tramite contanti pagamenti, di qualsiasi tipo e natura, di somme pari o superiori a 3.000 euro. Si va dal pagamento di una fattura, di un debito tra due persone, del conto di un medico, della merce acquistata in un negozio, etc.etc. La regola vale per tutti i soggetti, imprese, professionisti e privati consumatori, in rapporto tra di loro.Il divieto riguarda anche pagamenti frazionati in modo artificioso, ovvero in modo non certificato da un contratto oppure da una rateizzazione promozionale o di legge. Vi rientrano , in poche parole, tutti i casi dove il frazionamento appare eseguito con fini elusivi.La regola si applica anche al pagamento di stipendi, ora possibile in contanti fino a 3.000 euro e con qualsiasi altro mezzo per importi superiori (assegno, bonifico, etc.). Attenzione, però, ciò vale solo in ambito privato. Le aziende pubbliche devono continuare ad eseguire i pagamenti di stipendi e pensioni oltre la vecchia soglia di 1.000 euro con modalità esclusivamente elettroniche (bonifici bancari o postali, accredito su carte prepagate, etc.).Per quanto riguarda il pagamento dei canoni di affitto, una interessante ulteriore novità: torna la possibilità di pagarli in contanti perché è stata abrogata la norma che imponeva pagamenti tracciabili a prescindere dal loro importo. Ovviamente deve comunque essere rispettata la nuova soglia. La vecchia soglia di 1.000 euro resta per gli assegni (bancari e circolari) trasferibili, i vaglia (postali e cambiari), i libretti di deposito al portatore e per i trasferimenti in contanti nell’ambito dei servizi di pagamento, ovvero quando dietro compenso un prestatore di servizi trasferisce contanti da un soggetto ad un altro.
Per altri servizi di pagamento, dove il trasferimento non avviene in contanti ma è tracciato (per banca, posta, istituti di moneta elettronica,etc.) non si applica alcun limite.Non cambia nulla per i prelievi di contanti agli sportelli bancari o al bancomat. Per questi non si applica la soglia (non sono pagamenti) né scatta in automatico alcuna segnalazione della banca alle Autorità di controllo. Le segnalazioni avvengono solo se vi sono sospetti che l’operazione avvenga per scopi elusivi della legge antiriciclaggio.
Già dal Giugno 2014 i negozi, i professionisti ed in genere i venditori di prodotti e/o servizi devono accettare, per pagamenti di importo superiore a 30 euro, mezzi elettronici come il bancomat.
Dal 1 Gennaio 2016 l’obbligo si è esteso anche ai pagamenti effettuati con carte di credito, a parte i casi di oggettiva impossibilità tecnica. Inoltre dal 1 Luglio 2016 la regola si applicherà anche ai pagamenti dei parcheggi nelle aree destinate alla sosta (1).
Viene anche ridato impulso ai micropagamenti con carta (di credito o debito), prevedendo per quelli inferiori ai 5 euro nuove disposizioni ministeriali che dovranno assicurare l’applicazione del Regolamento UE 751/2015 in special modo relativamente alla riduzione delle commissioni applicabili.
E’ il Ministero dell’economia che dovrà provvedere, e quindi le vere novità per il consumatore si vedranno in quel momento.
Per finire, una nota curiosa sulla modifica della soglia al contante: la Legge di Stabilità 2016 è intervenuta sull’art.49 comma 1 del D.lgs.231/2007 stabilendo che “le parole: «euro mille» sono sostituite dalle seguenti: «euro tremila»”. Ma in realtà la cifra rimasta sul suddetto comma 1 era ancora di “12.500 euro” perché le successive modifiche alla soglia erano avvenute non intervenendo direttamente sul comma ma semplicemente enunciando la modifica (si veda per esempio il D.lgs.201/2011 che citava “ Le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore di cui all’articolo 49 comma 1 (….) sono adeguate all’importo di euro mille.” ). E’ chiaro per chiunque, quindi, quanto mal eseguita e volendo dubbia sia questa modifica, pur potendo dirsi chiara l’intenzione del legislatore. Materia per avvocati? La segnalazione era dovuta. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il 36% delle imprese puntuale nei pagamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2015

impreseCirca un’impresa su tre è puntuale nei pagamenti. Solo il 36,2% delle imprese italiane infatti si è dimostrata virtuosa, la peggior performance degli ultimi cinque anni. Il 48,5% paga con 30 giorni al massimo di ritardo, mentre è stabile al 15,3% la quota di chi salda le fatture oltre un mese dopo la scadenza, una percentuale cresciuta però del 178,2% rispetto a fine 2010. Questo in estrema sintesi il nuovo scenario dei pagamenti commerciali che vede assestarsi i ritardi gravi – cresciuti molto negli scorsi anni – ma che parallelamente mette in mostra anche le difficoltà delle imprese italiane nel saldare puntualmente i fornitori. .
A diffondere i dati è lo Studio Pagamenti, aggiornato a fine giugno 2015, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha studiato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »