Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘pagamento’

La bufala del pagamento in rubli e sostegno alla Russia con i proventi delle forniture di gas all’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Avete visto come il presidente russo, Vladimir Putin, ha messo nel sacco l’Italia, imponendo il pagamento delle forniture di gas in rubli e aggirando le sanzioni per cui con la vendita del gas si sostiene la Russia? E’ la notizia è apparsa sui media nei giorni scorsi. E’ così? No. L’Eni paga il gas russo in euro o dollari, come da contratto e, una volta arrivato a buon fine il pagamento, quei soldi vengono posti sotto sequestro a causa delle sanzioni imposte alla Russia. Tra l’altro, Gazprombank, la banca ricevente, non li può riversare alla Banca centrale russa che è sanzionata, né può usarli per pagamenti per conto di altre società sanzionate, né per pagare le importazioni di armi che è soggetta a embargo. L’ENI ha aperto anche un conto in rubli in via precauzionale e temporanea, in attesa di ulteriori chiarimenti, ma non c’è nessun pagamento in rubli che potrebbero essere rimessi in circolazione nel mercato interno russo. Riepilogando, l’ENI paga il gas russo in euro o in dollari che sono congelati dalle sanzioni, quindi non utilizzabili. Eppure, abbiamo sentito raccontare la fiaba del gas pagato dall’Italia che serve a riarmare la Russia.I media dovrebbero informare. Dovrebbero. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Studio Younited sul pagamento rateale

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

Un periodo di rimborso più lungo presenta diversi vantaggi per il consumatore, come mensilità più contenute con un impatto limitato sul budget, e la possibilità di allineare la scadenza del credito al ciclo di utilizzo del prodotto. I rimborsi più lunghi sono piuttosto frequenti in Italia e in Germania (54%); mentre questa preferenza diminuisce in Spagna, Portogallo e Francia, registrando rispettivamente il 47%, il 40% e solo il 22% di utenti che hanno deciso di dilazionare il rimborso in più di 7 rate mensili. Allo stesso modo, la quota di acquisti superiori a 800 euro è maggiore in questi paesi: 35% degli utenti francesi contro il 40% dei portoghesi, 50% degli spagnoli, 52% degli italiani e 58% dei tedeschi. Il fattore “fiducia” resta il criterio di decisione principale per il 53% dei francesi e il 39% degli spagnoli intervistati, meno determinante per il 27% dei portoghesi e il 22% dei tedeschi. Quindi la notorietà del marchio del pagamento frazionato è un fattore necessario ma non determinante, soprattutto in Italia e in Francia. Infatti, solo il 33% degli utenti italiani di split payment e il 26% di quelli francesi hanno scelto questa soluzione di pagamento perché conoscevano il marchio che la offriva, rispetto al 53% di utenti in Germania e Portogallo e al 43% in Spagna. È quindi probabile che questa percentuale per l’Italia rifletta l’incapacità delle tradizionali società di credito al consumo di differenziarsi le une dalle altre e infondere fiducia nei clienti senza doversi associare al brand di un commerciante. L’istantaneità è ormai la norma nel mercato dei pagamenti rateali. Ma se in Francia il 77% dei consumatori con pagamento frazionato afferma che l’intero processo ha richiesto meno di 3 minuti (si registra così un’esperienza più rapida rispetto a quella degli altri paesi oggetti di questo studio) in Italia questa percentuale scende al 49%. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, questa immediatezza non corrisponde anche per i pagamenti ripartiti su scadenze lunghe per i quali spesso sono necessarie più fasi di verifica. L’esperienza del cliente soffre quindi di una scarsa trasformazione perché questi passaggi scoraggiano i consumatori.

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Putin e il bluff sul pagamento in rubli

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 marzo 2022

Putin fa una cosa e ne sbaglia due. Non sapendo cosa fare dopo l’aggressione all’Ucraina, il presidente della Federazione russa gioca con il cambio del rublo, ridotto al valore della carta su cui è stampato.Dunque, Putin pretende il pagamento delle forniture energetiche in rubli, invece che in dollari o euro, come da contratto. Le società acquirenti dovrebbero convertire euro o dollari in rubli acquistandoli dalla Banca centrale della Federazione russa, e con quelli pagare Gazprom o altre aziende. In questo modo la Banca russa acquisirebbe valuta pregiata.C’è un particolare: Gazprom, da tempo, gira alla Banca russa l’80% degli introiti in valuta pregiata in cambio di rubli e trattiene solo il 20% dei pagamenti in euro o dollari, che le servono per saldare le scadenze sui propri bond societari. Portare al 100% le entrate di Gazprom in rubli condurrebbe al non rispetto degli obblighi finanziari e al fallimento, a meno che la Banca russa non supporti tali obblighi.Il risultato finale sarà quello di spingere la ricerca di altre fonti energetiche da parte dell’Ue e Gazprom, cioè Putin si terrà il gas a casa, non avendo i gasdotti verso l’Europa connessioni con altri Paesi.La mancata integrazione economica della Russia con l’Occidente, la porterà a ulteriore povertà e alla dipendenza dal gigante economico asiatico: la Cina. Un risultato putiniano. Primo Mastrantoni, Aduc

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A24 a pagamento sparisce emendamento nel dl Infrastrutture

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

“Ha cominciato male e sta proseguendo peggio. E non può neanche appellarsi allo sport principale degli ultimi sindaci: lo scaricabarile. Durante la campagna elettorale il neo sindaco Gualtieri aveva promesso, con l’eco rinforzato di ministri e sottosegretari del Pd, di rendere gratuito il tratto urbano dell’autostrada A24 ai romani residenti in numerosi quartieri della zona est della Capitale: Lunghezza, Ponte di Nona e Settecamini e zone limitrofe da Corcolle a Castelverde passando per Villaggio Prenestino, Villaggio Falcone, Case Rosse, Casale Caletto. Oltre 260 mila romani usufruiscono di questo tratto di strada pagando una gabella imposta da anni solo per uscire dalle loro case. Non solo è sparito l’emendamento nel DL Infrastrutture ma si profila all’orizzonte una gestione di mille parole e zero fatti con l’aggravante dell’inganno e del ridicolo considerato che il partito di Gualtieri e Letta è al Governo nazionale e al governo della Regione Lazio. Gualtieri, più impegnato a stringere mani a qualche ministro o personalità straniera, non ha capito che fare il sindaco non è fare il ministro. Ha annunciato una campagna di pulizia straordinaria che sembra solo aver ripulito il bilancio senza peraltro chiarire i fondi destinati all’operazione e senza spiegare dove Ama avrebbe conferito il raccolto. Ad oggi l’insipienza amministrativa è pari a quella della gestione passata. Per questa ragione, e per tutelare i cittadini mi farò promotore presso i nostri deputati e senatori al fine di riproporre un testo che spazzi via definitivamente questa vessazione” Lo dichiara il consigliere capitolino della Lega, Fabrizio Santori.

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Agricoltura: Accelerare pagamento allevatori

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

“Il Ministero delle Politiche Agricole è al lavoro per superare le criticità che rallentano e rendono macchinoso il pagamento del contributo assicurativo per gli allevatori per lo smaltimento dei capi di bestiame morti per cause diverse dalla macellazione. Dal 2015 al 2019 sono state presentate 11.769 domande e sono stati liquidati 7,1 milioni di euro su un totale erogabile di 15,4 milioni”. Lo dichiara il deputato Luciano Cadeddu (M5S) a margine del question time in commissione Agricoltura sulle risorse per la zootecnia a valere sul Fondo di Solidarietà Nazionale.“I mancati pagamenti delle domande di aiuto finora presentate sono dovuti, in gran parte, a problematiche riscontrate in fase di controllo, come l’assenza del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) – prosegue -. Per superare almeno temporaneamente questa criticità, nell’avviso pubblico per il biennio 2018-2019 (su cui sono in corso di elaborazione i parametri contributivi) è stata introdotta la possibilità di erogare un acconto al beneficiario fino al 40% della spesa premi sostenuta”.“Inoltre – aggiunge Cadeddu – sono state attivate nuove modalità di dialogo con la banca dati Inps per semplificare il rilascio del DURC ed è in corso l’implementazione della piattaforma del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN) per procedere al pagamento delle domande parzialmente ammissibili nonché sono state ottimizzate le verifiche grazie alla Banca Dati Nazionale zootecnia (BDN). A novembre sono previsti, poi, ulteriori pagamenti per lo smaltimento carcasse”.”Seguiremo e solleciteremo il lavoro di accelerazione dei pagamenti così da essere realmente d’aiuto ai nostri allevatori ed evitare ulteriori beffe per la parte produttiva” conclude.

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Skrill offre servizi di pagamento gratuiti in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Skrill offre gratuitamente e per la durata di due mesi il proprio digital wallet e la soluzione Quick Checkout anche alle aziende in Italia che utilizzeranno il servizio per la prima volta entro la fine dell’anno. Skrill consente alle aziende di predisporre una serie di diverse opzioni di pagamento come carte, trasferimenti bancari istantanei, pagamenti in contanti e altri metodi di pagamento alternativi tramite un’unica integrazione. L’iniziativa vuole supportare in particolare le piccole imprese che sono dovute passare a un servizio esclusivamente digitale durante il lockdown. Inoltre, qualsiasi commerciante che inizi ad accettare Skrill come metodo di pagamento avrà la possibilità di essere promosso presso milioni di utenti Skrill in tutto il mondo.La decisione di offrire gratuitamente i servizi di Skrill è stata annunciata oggi da Lorenzo Pellegrino, il CEO di nazionalità italiana di Skrill, per aiutare e sostenere i cittadini e le imprese italiane durante la pandemia. La società aveva rimosso le sue commissioni anche durante il precedente lockdown.Una recente ricerca di Skrill realizzata in seguito allo scoppio del COVID-19 ha evidenziato la crescente dipendenza dai servizi di pagamento digitale sia tra le aziende che tra i consumatori. Il 17% dei consumatori italiani ha dichiarato di aver iniziato a fare acquisti online per la prima volta durante il lockdown e il 47% ha dichiarato di fare più acquisti online perché non era in grado di accedere ai negozi al dettaglio. Dopo il primo lockdown, il 43% degli italiani ha dichiarato di aver ridotto la gestione del contante a causa dell’emergenza sanitaria e il 31% ha dichiarato di essersi rivolto ai portafogli digitali perché il modo più rapido, efficace e conveniente per trasferire denaro all’estero.Un ulteriore studio realizzato tra le imprese italiane che operano online, commissionata da Skrill a settembre 2020, ha evidenziato che per il 70% di loro offrire più modalità di pagamento è diventato più importante che mai. Inoltre, il 76% delle aziende italiane che operano online ha in programma di aggiungere ulteriori metodi di pagamento al proprio checkout e il 41% ha visto un notevole aumento del numero di clienti che pagano con i digital wallet dall’inizio della pandemia.

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Modalità di pagamento alle Amministrazioni Pubbliche

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha formulato alcune osservazioni sulla disciplina delle modalità di pagamento alle Amministrazioni Pubbliche, soprattutto per quanto riguarda PagoPA.”Non ci può essere un monopolio per i pagamenti alle amministrazioni pubbliche. Al consumatore deve sempre essere data una possibile alternativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo, inoltre, deve cancellare le commissioni anche per i versamenti PagoPA. E’ il colmo che proprio per i pagamenti verso la pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi si paghino balzelli anacronistici. La Pubblica Amministrazione dovrebbe dare il buon esempio, visto che si vuole far partire la moneta elettronica e azzerare le commissioni sui micro-pagamenti” conclude Dona.

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Telefonia: esposto sui call center a pagamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

“Talvolta il call center è utilizzato da consumatori che non sono clienti, ma questo non esclude i doveri di trasparenza sui costi della chiamata”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, annunciando la segnalazione depositata all’Antitrust nei confronti di Tim, Vodafone e WindTre.Nello specifico, telefonando ai servizi di assistenza dei suddetti operatori, si osserva che: solo per Vodafone, la voce registrata informa che per i non clienti la chiamata è a pagamento, purtuttavia non rivela i costi; mentre per TIM e WindTre, la voce registrata omette totalmente di informare che la chiamata per i non clienti è onerosa.“Questa omissione delle informazioni è grave perché non permette ai consumatori di fare scelte consapevoli -afferma Dona- sapendo infatti dei costi di chiamata avrebbero probabilmente scelto un altro canale per parlare con l’operatore. Chiediamo, dunque, l’intervento dell’Autorità che se accerti la violazione intervenga con le adeguate sanzioni”.

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Pagamento bollo auto, novità dal 2020 con chiarimenti dell’ACI

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Secondo quanto previsto dall’ultimo decreto fiscale, dal 2020 i pagamenti relativi alla tassa automobilistica (bollo auto) devono essere effettuati esclusivamente tramite il sistema PagoPA della pubblica amministrazione. La notizia ha subito distorsioni, al punto da far intervenire l’ACI che ha precisato che i pagamenti possono essere effettuati, nel rispetto del nuovo obbligo di legge, come sempre presso le delegazioni ACI tramite un sistema che dirotta su PagoPA. Si fa presente che PagoPA è un sistema telematico fruibile attraverso diversi prestatori di servizi di pagamento, come le banche, la posta, i punti vendita SISAL, Lottomatica, etc. Queste nuove modalità sono accessibili anche pagando il bollo direttamente dal sito dell’ACI (https://bollo.aci.it/#/main/home) Informazioni su PagoPA si trovano sul sito istituzionale del servizio: https://www.pagopa.gov.it/it/pagopa/ (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Adyen e The Next Web ampliano la nuova edizione di Tech5

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Adyen, la piattaforma di pagamento preferita da molte aziende leader a livello mondiale, e The Next Web (TNW) hanno aperto le candidature per la settima edizione di TECH5, il concorso che ogni anno premia le migliori startup e scale-up europee.
Vetrina fra le più importanti a livello europeo, Tech5 offre alle scale-up in più rapida crescita la possibilità di entrare a far parte di un network che riunisce le migliori aziende, i più importanti investitori e i maggiori esperti provenienti da tutto il continente.La selezione si basa su criteri quali i round di investimenti, la crescita del team, la presenza sui media e l’impatto social. Tra i candidati delle scorse edizioni figurano realtà di spicco come la danese Too Good To Go (vincitrice dell’ultima edizione), la società olandese Tiqets, la britannica Transferwise e la estone Bolt. Solo queste 4 società insieme hanno raccolto oltre 1 miliardo di euro di finanziamenti.
La community di Tech5, incluse le scale-up che partecipano al concorso, nel corso dell’anno si ritrova ai più grandi eventi di tecnologia in Europa. La finale di quest’anno si svolgerà il 17 giugno ad Amsterdam, dove le cinque migliori aziende di ogni paese celebreranno i loro successi nel corso del Founders Day e della TNW Conference. Nella scorsa edizione, per l’Italia furono selezionate Musement, Oval Money, Satispay, Soundreef e Supermercato24.Roelant Prins, CCO di Adyen, ha commentato: “Adyen è stata fondata nel 2006 e da allora abbiamo fatto un percorso straordinario fino alla IPO dello scorso anno. Per noi è importante condividere il nostro successo con la community di scale-up, mettendo a loro disposizione le nostre conoscenze e il nostro network. Lo facciamo dal 2012 con Tech5 di cui oggi celebriamo la straordinaria crescita”.
Patrick de Laive, co-founder di TNW, ha aggiunto: “Si tratta di un gruppo di persone e Aziende unico. Riunirle e dare loro visibilità, significa contribuire a sviluppare nuovi business, a stimolare nuove idee, nuove collaborazioni e innovazioni, che possono far crescere sempre di più la scena tech europea”.Le iscrizioni a Tech5 sono aperte da ieri 18 novembre 2019 e termineranno il 12 dicembre 2019. Le Aziende possono candidarsi condividendo i dati sulla loro crescita e i tre risultati più importanti conseguiti negli ultimi due anni, come premi, round di investimenti e sviluppo di prodotti.

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Stop al contante: la strada urgente dei pagamenti digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Commento a cura di Valeria Portale e Ivano Asaro, Direttori Osservatorio Innovative Payments. Quello che manca oggi è un piano strategico completo volto alla lotta all’evasione e alla promozione dei servizi elettronici e digitali di pagamento. Un sistema che sia in grado di modernizzare il nostro Paese, facendo in primis leva sul cambiamento culturale che deve coinvolgere esercenti e consumatori.Sembra quanto mai urgente intraprendere azioni concrete che possano spingere i pagamenti elettronici per colmare il ritardo accumulato rispetto agli altri paesi europei. Un ritardo sempre più accentuato, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale Europea. Vediamo insieme qualche dato: nel 2018 le carte sono state utilizzate per effettuare poco più di 55 miliardi di pagamenti in Europa (+13%), per un totale di circa 2,2 trilioni di euro di spesa. Il report della BCE, che è da quest’anno orfano della Gran Bretagna, a causa della imminente Brexit, vede salire la Francia (oltre 13 miliardi di pagamenti) in prima posizione per numero di pagamenti con carta, posizione finora detenuta appunto dal Regno Unito, seguita da Germania (5,3 miliardi) e dal terzetto Olanda-Polonia-Spagna (4,7miliardi).Tra i Paesi più sviluppati in termini di pagamenti digitali troviamo, anche quest’anno, gli scandinavi dell’Unione: Danimarca, Svezia e Finlandia. In questi, oltre ad essere molto in auge alcuni servizi di Mobile Payment locali come Swish e MobilePay, la carta è utilizzata quotidianamente, con un numero di transazioni annuali pro-capite che si aggira intorno ai 350 con una crescita rispetto al 2017 del “solo” 4%, che dimostra come i pagamenti digitali siano ormai diventati pervasivi nella vita delle persone.
Dai dati della BCE risulta invece evidente come gli italiani non utilizzino ancora questo strumento di pagamento al livello delle proprie controparti europee, nonostante l’Italia, insieme alla Grecia, abbia la più alta diffusione di terminali POS (circa 52 mila per milione di abitanti). I dati mostrano chiaramente che l’Italia si trova agli ultimi posti in termini di utilizzo dei pagamenti elettronici e rischia di perdere ulteriori posti nei prossimi anni. Per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei è necessaria un’azione decisa da parte del Governo. Tale azione deve avere 5 caratteristiche: deve essere ampia (deve cioè coinvolgere un elevato numero di consumatori e/o esercenti), efficace (capace di colmare il gap in breve tempo), persistente (capace di cambiare le abitudini e la cultura anche nel momento in cui dovesse essere “spento” l’incentivo), semplice (per accedere a incentivi o detrazioni consumatori ed esercenti devono poterlo fare senza una eccessiva burocratizzazione del processo) e positiva (sì agli incentivi, no agli obblighi). In questa direzione vanno molteplici proposte che sono già state avanzate: dagli incentivi sullo spesa, alle detrazioni fiscali. La strada è lunga e piena di ostacoli. Ma è necessario iniziare a percorrerla in fretta.

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I “Forzati della sanità a pagamento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

“Nel 2019, quasi 1 italiano su 2 (il 44% della popolazione), a prescindere dal proprio reddito, si è “Rassegnato” a pagare personalmente di tasca propria per ottenere una prestazione sanitaria senza neanche provare a prenotarla attraverso il SSN. E’ chiaro che cosi non si può continuare, i dati parlano chiaro – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, commentando i risultati del IX Rapporto RBM-CENSIS, una delle più grandi indagini mai condotta sulla sanità italiana, realizzata su un campione nazionale di 10.000 cittadini maggiorenni, presentata a Roma in occasione del “Welfare Day 2019.
Nella vita vissuta degli italiani la spesa sanitaria di tasca propria è una integrazione necessaria del Servizio Sanitario Nazionale: ”Ognuno di noi – prosegue Vecchietti – ha sperimentato senza dubbio la necessità di “surfare” tra pubblico e privato per completare, in tempi certi, un iter clinico o diagnostico, prescritto dal proprio medico. I dati parlano chiaro: considerando le visite specialistiche, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio Sanitario di visite ginecologiche sono 51,7 quelli che transitano nella sanità a pagamento, 45,7 le visite oculistiche, 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; tra gli accertamenti diagnostici, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio sanitario, transitano nel privato 30,1 ecografie, 27,4 elettrocardiogrammi, 26,3 risonanze magnetiche e 25,7 RX”.
Sono pagate di tasca propria nella quasi totalità dei casi, il 92%, delle cure odontoiatriche (che si caratterizzano anche per il costo medio più elevato, 575 euro). Nell’ambito dei beni sanitari di assoluta evidenza, i farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di frequenza (38%), costi medi oltre i 220 euro per lenti e occhiali e di 185 per protesi e presidi, ma con frequenza decisamente più contenute (rispettivamente 18% e 9%). Più alto il presidio pubblico sugli esami diagnostici, che comunque vengono pagati privatamente nel 23% dei casi, e sulle prestazioni ospedaliere, dove comunque i cittadini sostengono direttamente i costi dell’acquisto in quasi il 10% dei casi. La necessità di ricorrere a prestiti e credito al consumo per finanziare le proprie cure passa dal 10,54% al 27, 14%”. Inoltre:”Per le visite specialistiche infatti, solo a titolo di esempio si hanno circa: 128 giorni medi di attesa per una visita endocrinologica, 114 per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e 49 giorni per una visita cardiologica. È evidente che a fronte di queste lungaggini molti cittadini (il 44% degli intervistati) si rivolgono direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. L’evidenza è nei numeri: tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del + 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta del + 0,5%. Appare evidente che nel lungo periodo solo un cambio di passo potrà consentire di risolvere il difficile rebus della sanità italiana: la soluzione è la prevenzione sanitaria intesa come una azione di lungo periodo in grado di prevenire l’insorgere delle patologie o almeno individuarle in fase iniziale, prima che diventino gravi o irreversibili, con relativa moltiplicazione dei costi sanitari. Oggi di prevenzione sanitaria si parla molto e si pratica troppo poco: la sfida è far entrare nella cultura sociale la priorità della prevenzione, dagli stili di vita al ricorso alle tante forme di screening”.

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Un fondo per contribuire al pagamento del debito dei Comuni capoluogo di città metropolitana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Dichiara il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, sulla norma “Risparmia Italia”:”Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitano, alcuni dei quali si trovano in una fase di riequilibrio finanziario, ovvero in dissesto e pre-dissesto finanziario. Stare al fianco delle Amministrazioni vuol dire garantire un’elevata qualità dei servizi pubblici ai cittadini che, diversamente, potrebbero vederli ridotti, per responsabilità che spesso vanno imputate a vecchi amministratori. Dall’approfondito confronto tecnico è uscita una norma corposa che contribuisce a risolvere, o quanto meno alleviare, le problematiche delle amministrazioni coinvolte. I relatori al provvedimento hanno infatti presentato un emendamento al Decreto Crescita, cui abbiamo lavorato da ultimo in questa fase di conversione, in virtù del quale attingendo ai risparmi derivanti dalla rimodulazione del debito di Roma Capitale, abbiamo istituito un fondo finalizzato al “concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo di città metropolitana”. E’ un lavoro che proseguirà, in modo certosino, perché ad ogni “malato” serve la giusta cura”.

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Crac Marenco: tra i capi di imputazione omesso versamento delle imposte e sottrazione al pagamento delle accise

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Il Crac Marenco da 4 miliardi coinvolge ben 12 società di import-export di gas naturale ed energia elettrica.Leggendo tra le righe dei capi di imputazione si scorge come gli illeciti ipotizzati nei confronti degli indagati siano principalmente reati tributari: dichiarazione fiscale infedele, omesso versamento delle imposte, sottrazione al pagamento delle accise.
In tal modo la Cassa per i servizi energetici e ambientali (la stessa da cui si vorrebbero prelevare le risorse per il salvataggio di Alitalia, idea improponibile che ci trova nettamente contrari) si trova depauperata di ingenti somme necessarie a tutelare i cittadini in caso di repentini aumenti del costo dell’energia.Non vorremmo che tale vicenda si riveli nell’ennesima beffa a danno dei cittadini: nessuno si azzardi a scaricare in bolletta o in qualsiasi modo sugli utenti i costi dei mancati versamenti delle aziende coinvolte nel crac.Quanto accaduto mette in luce, per l’ennesima volta, l’urgenza di prevedere una riforma generale degli oneri di sistema, come promesso dal Presidente della X Commissione al Senato in occasione della consegna delle migliaia di firme raccolta nella campagna condotta da Federconsumatori.Inoltre è necessario aprire un tavolo di confronto con consumatori, aziende, Autorità e rappresentanti di grossisti e trader per prevedere le forme di tutela indispensabile in caso di mancato versamento di oneri e imposte da parte delle aziende, per fare in modo che in nessun caso siano chiamati a pagare i cittadini.Si tratta di una misura fondamentale e doverosa, soprattutto alla luce del delicato momento che stanno attraversando le famiglie testimoniato dall’aumento della povertà energetica nel nostro Paese.

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Pa: Fp Cgil, salta pagamento elemento perequativo per Statali

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Salta il pagamento dell’elemento perequativo in busta paga per i dipendenti dello Stato. A denunciarlo è la Funzione Pubblica Cgil Nazionale, in merito alla mancata erogazione per i dipendenti delle Funzioni Centrali dello Stato di quella misura introdotta nel passato rinnovo contrattuale per sterilizzare la perdita del diritto al bonus di 80 euro dovuta all’aumento previsto dal nuovo contratto.”È inaccettabile – sostiene la Fp Cgil -. Abbiamo appena verificato il mancato pagamento dell’elemento perequativo ai dipendenti dello Stato, benché il ministro Bongiorno avesse preso un impegno su questo punto. Non solo: la stessa legge di Bilancio ha previsto uno stanziamento specifico perché fosse garantito il pagamento, senza soluzione di continuità. Quanto accaduto è molto grave ed è per questo che rivendichiamo gli impegni, nonché le disposizioni stesse, presi dal ministro. Il pagamento deve avvenire subito e senza ulteriori passaggi”, conclude la Fp Cgil.

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Limiti più stringenti ai ritardi di pagamento per evitare fallimento delle PMI

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Strasburgo. Il PE propone delle misure per aiutare le migliaia di PMI e start-up nell’UE che falliscono ogni anno in attesa del pagamento di crediti dovuti anche dalle autorità pubbliche.
La risoluzione non legislativa sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali è stata approvata giovedì con 570 voti favorevoli, 23 contrari e 26 astensioni.
“In Europa 6 imprese su 10 sono pagate in ritardo rispetto a quanto stabilito nel contratto. Con questa proposta introduciamo un maggiore sforzo per pagare entro i 30 giorni, una maggiore trasparenza riguardo il comportamento in materia di ritardo nei pagamenti, una white list per promuovere le imprese che si comportano correttamente e forme di compensazione obbligatorie e adeguate a livello fiscale”, ha dichiarato Lara Comi (EPP, IT), relatrice per la commissione per il mercato interno.I deputati hanno sottolineato l’importanza di controlli più rigorosi sui termini di pagamento, nonché di forme obbligatorie di compensazione adeguata per le imprese in attesa delle somme dovute da parte delle autorità pubbliche, in modo che non siano costrette a fallire a causa di ciò.Poiché la direttiva in vigore consente termini di pagamento oltre i 60 giorni, i deputati vogliono ridurre tali termini a 30 giorni.

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Tempi di pagamento delle imprese non più in calo, crescono i protesti in tutta la Penisola

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Torna a crescere il numero di società con almeno un assegno o una cambiale protestati e si arresta il trend virtuoso che vedeva in calo da ben 6 anni i tempi di pagamento delle imprese: secondo l’ultimo Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, tra luglio e settembre sono state protestate 7656 imprese non individuali, il 7,5% in più rispetto al minimo storico dello stesso periodo del 2017 (-28,6% sul 2016).
L’aumento dei protesti ha riguardato tutta la Penisola, con la sola eccezione del Nord-Est, e in particolare i settori delle costruzioni (+12,9%) e dei servizi (+9%). L’industria nel suo complesso è invece in calo (-1,5%), se si eccettuano l’automotive (+28%), la meccanica (+8,1%) e la chimica (+14%).
Quanto ai pagamenti, i dati di Payline, il database di Cerved con informazioni su oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che per la prima volta dopo sei anni i tempi di pagamento, costantemente in calo, sono invece rimasti stabili nel terzo trimestre 2018. In media, infatti, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, cioè 13,1 in più rispetto alla scadenza, proprio come lo scorso anno.
I ritardi sono però cresciuti tra le PMI (da 10,9 a 11 giorni), tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Di contro, è aumentato il numero delle società puntuali (dal 47,7% al 51%) ma anche quello dei casi di grave ritardo, cioè oltre i 60 giorni (dal 6% al 6,1%), che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default. A livello territoriale, si allargano i differenziali tra le aree più e meno virtuose: sempre in calo i tempi di pagamento nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre al Sud il miglioramento si è interrotto. I dati regionali confermano il quadro di una Penisola spaccata a metà, con una eccessiva presenza di aziende in ritardo grave in Sicilia (11,7%), Calabria (11,5%), Sardegna (9,1%), Campania (8,7%) e Puglia (8%). Viceversa, le regioni meno a rischio risultano Veneto (3,6%), Trentino Alto Adige (3,9%) e Lombardia (3,9%).
Calabria, Campania e Lazio (che con il suo +24,5% compromette la buona performance del resto del Centro) sono anche tra le regioni dove maggiormente aumentano i protesti, mentre calano in Sicilia, Sardegna e in tutto il Nord-Est con l’eccezione dell’Emilia Romagna. Non bene nemmeno il Nord Ovest (+11%), in particolare Liguria e Lombardia che crescono a due cifre.

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Atac: Raggi, ‘rivoluzione digitale’, sistemi pagamento più semplici e moderni

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Viaggiare sui mezzi pubblici comprando i biglietti tramite smartphone. Aprire i tornelli della metro con un ticket virtuale sul cellulare. Girare sui bus con in tasca un’unica carta contactless, con un chip on paper, dove si possono caricare i Bit. Pagare la sosta sulle strisce blu tramite carta di credito e non dover più rientrare in macchina per esporre il tagliando. Questa è la Roma del futuro. Oggi abbiamo presentato con Atac alcune iniziative per agevolare l’utilizzo del trasporto pubblico. Per rendere più semplice la vita della persone, in una città grande e complessa come la nostra. Vogliamo che la nostra città sia sempre più smart, una città competitiva a livello mondiale”. Così in una nota la Sindaca di Roma, Virginia Raggi.
“L’azienda migliora l’offerta – spiega l’assessore alla Città in Movimento, Linda Meleo – apportando un cambiamento radicale che è l’inizio di un percorso verso lo sviluppo di sistemi di pagamento più facili e intuitivi per i cittadini. Con l’ acquisto del BIT tramite smartphone o il pagamento della sosta tramite carta di credito, oltre a semplificare i processi, sarà limitata l’evasione tariffaria o il mancato pagamento del parcheggio. Con questi nuovi strumenti migliora, infatti, l’accessibilità ai mezzi del trasporto pubblico, si producono maggiori ricavi per l’azienda, in un’ottica di risanamento di Atac, e i parcometri in pochi mesi diventeranno strumenti multifunzionali di ricarica e di pagamento”.“La sostituzione progressiva dei titoli cartacei con supporti di tipo chip on paper è un incentivo in più per favorire l’uso del trasporto pubblico e il corretto pagamento dei biglietti anche per gli utenti occasionali. La digitalizzazione significa enorme risparmio di tempo, meno file alle biglietterie e un servizio più efficiente. Inoltre questo è un altro passo per dare nuovo slancio all’azienda”, afferma il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno.

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Servizi a pagamento “abusivi” su smartphone e telefonini

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

Ritorna più forte che mai il tema dei servizi a pagamento attivati abusivamente su smartphone e telefonini cui più volte noi dello “Sportello dei Diritti” abbiamo detto di prestare attenzione e fornito i consigli utili per evitare di cadere nella trappola o di uscirne, se incappati. Anche questa volta prendiamo spunto da un post della Polizia Postale pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale “Commissariato di PS On Line – Italia”. Questo il testo dell’allerta lanciata da poche ore dalla Polpost corredata dallo screenshot del tipo di messaggio che può causare la perdita del credito telefonico o addebiti non desiderati in bolletta: “TEMPESTIVITA’. Non perdete tempo ma contattate immediatamente il vostro operatore telefonico ed esigere la disattivazione dei servizi a pagamento e la restituzione del maltolto”. Insomma, se ci troviamo il credito telefonico azzerato o addebiti per servizi non richiesti, è sufficiente contattare il nostro operatore telefonico per pretenderne la disattivazione e la restituzione di quanto indebitamente percepito dalle aziende che hanno attivato i servizi abusivi. Se non otteniamo il dovuto, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si dovrà procedere con un reclamo formale contenente anche una diffida nei confronti della società telefonica e, in caso di mancata risposta o risposta insoddisfacente si potrà agire in giudizio previo tentativo obbligatorio di conciliazione. Per fare tutto ciò, potrete rivolgervi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per la vostra tutela.

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Sacchetti: vengono pagati anche se non sono presi!

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

sacchetti plastica“Clamoroso! I consumatori pagano i sacchetti anche se non li prendono. E’ quanto segnalano i nostri iscritti. La famosa foto circolata su vari giornali e social con 4 arance ed 1 scontrino appiccicato sopra ogni arancia, è pericolosissima. Il rischio, in quel caso, è di pagare, infatti, 4 sacchetti … mai presi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Alle casse, infatti, non viene digitato a parte il sacchetto, ma il sovraprezzo scatta in automatico nel momento stesso in cui viene passato il codice a barre della frutta e della verdura. Insomma, dopo il danno, la beffa!” prosegue Dona.”Chiediamo di porre immediatamente rimedio a questa situazione assurda o scatteranno le denunce e le azioni legali a tutela dei consumatori” conclude Dona.L’associazione invita i consumatori a continuare a segnalare allo sportello del nostro sito (www.consumatori.it) tutte le anomalie riscontrate e ad inviarci copia dello scontrino con il prezzo pagato per il sacchetto.

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