Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘pagamento’

Telefonia: esposto sui call center a pagamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

“Talvolta il call center è utilizzato da consumatori che non sono clienti, ma questo non esclude i doveri di trasparenza sui costi della chiamata”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, annunciando la segnalazione depositata all’Antitrust nei confronti di Tim, Vodafone e WindTre.Nello specifico, telefonando ai servizi di assistenza dei suddetti operatori, si osserva che: solo per Vodafone, la voce registrata informa che per i non clienti la chiamata è a pagamento, purtuttavia non rivela i costi; mentre per TIM e WindTre, la voce registrata omette totalmente di informare che la chiamata per i non clienti è onerosa.“Questa omissione delle informazioni è grave perché non permette ai consumatori di fare scelte consapevoli -afferma Dona- sapendo infatti dei costi di chiamata avrebbero probabilmente scelto un altro canale per parlare con l’operatore. Chiediamo, dunque, l’intervento dell’Autorità che se accerti la violazione intervenga con le adeguate sanzioni”.

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Pagamento bollo auto, novità dal 2020 con chiarimenti dell’ACI

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Secondo quanto previsto dall’ultimo decreto fiscale, dal 2020 i pagamenti relativi alla tassa automobilistica (bollo auto) devono essere effettuati esclusivamente tramite il sistema PagoPA della pubblica amministrazione. La notizia ha subito distorsioni, al punto da far intervenire l’ACI che ha precisato che i pagamenti possono essere effettuati, nel rispetto del nuovo obbligo di legge, come sempre presso le delegazioni ACI tramite un sistema che dirotta su PagoPA. Si fa presente che PagoPA è un sistema telematico fruibile attraverso diversi prestatori di servizi di pagamento, come le banche, la posta, i punti vendita SISAL, Lottomatica, etc. Queste nuove modalità sono accessibili anche pagando il bollo direttamente dal sito dell’ACI (https://bollo.aci.it/#/main/home) Informazioni su PagoPA si trovano sul sito istituzionale del servizio: https://www.pagopa.gov.it/it/pagopa/ (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Adyen e The Next Web ampliano la nuova edizione di Tech5

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Adyen, la piattaforma di pagamento preferita da molte aziende leader a livello mondiale, e The Next Web (TNW) hanno aperto le candidature per la settima edizione di TECH5, il concorso che ogni anno premia le migliori startup e scale-up europee.
Vetrina fra le più importanti a livello europeo, Tech5 offre alle scale-up in più rapida crescita la possibilità di entrare a far parte di un network che riunisce le migliori aziende, i più importanti investitori e i maggiori esperti provenienti da tutto il continente.La selezione si basa su criteri quali i round di investimenti, la crescita del team, la presenza sui media e l’impatto social. Tra i candidati delle scorse edizioni figurano realtà di spicco come la danese Too Good To Go (vincitrice dell’ultima edizione), la società olandese Tiqets, la britannica Transferwise e la estone Bolt. Solo queste 4 società insieme hanno raccolto oltre 1 miliardo di euro di finanziamenti.
La community di Tech5, incluse le scale-up che partecipano al concorso, nel corso dell’anno si ritrova ai più grandi eventi di tecnologia in Europa. La finale di quest’anno si svolgerà il 17 giugno ad Amsterdam, dove le cinque migliori aziende di ogni paese celebreranno i loro successi nel corso del Founders Day e della TNW Conference. Nella scorsa edizione, per l’Italia furono selezionate Musement, Oval Money, Satispay, Soundreef e Supermercato24.Roelant Prins, CCO di Adyen, ha commentato: “Adyen è stata fondata nel 2006 e da allora abbiamo fatto un percorso straordinario fino alla IPO dello scorso anno. Per noi è importante condividere il nostro successo con la community di scale-up, mettendo a loro disposizione le nostre conoscenze e il nostro network. Lo facciamo dal 2012 con Tech5 di cui oggi celebriamo la straordinaria crescita”.
Patrick de Laive, co-founder di TNW, ha aggiunto: “Si tratta di un gruppo di persone e Aziende unico. Riunirle e dare loro visibilità, significa contribuire a sviluppare nuovi business, a stimolare nuove idee, nuove collaborazioni e innovazioni, che possono far crescere sempre di più la scena tech europea”.Le iscrizioni a Tech5 sono aperte da ieri 18 novembre 2019 e termineranno il 12 dicembre 2019. Le Aziende possono candidarsi condividendo i dati sulla loro crescita e i tre risultati più importanti conseguiti negli ultimi due anni, come premi, round di investimenti e sviluppo di prodotti.

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Stop al contante: la strada urgente dei pagamenti digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Commento a cura di Valeria Portale e Ivano Asaro, Direttori Osservatorio Innovative Payments. Quello che manca oggi è un piano strategico completo volto alla lotta all’evasione e alla promozione dei servizi elettronici e digitali di pagamento. Un sistema che sia in grado di modernizzare il nostro Paese, facendo in primis leva sul cambiamento culturale che deve coinvolgere esercenti e consumatori.Sembra quanto mai urgente intraprendere azioni concrete che possano spingere i pagamenti elettronici per colmare il ritardo accumulato rispetto agli altri paesi europei. Un ritardo sempre più accentuato, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Centrale Europea. Vediamo insieme qualche dato: nel 2018 le carte sono state utilizzate per effettuare poco più di 55 miliardi di pagamenti in Europa (+13%), per un totale di circa 2,2 trilioni di euro di spesa. Il report della BCE, che è da quest’anno orfano della Gran Bretagna, a causa della imminente Brexit, vede salire la Francia (oltre 13 miliardi di pagamenti) in prima posizione per numero di pagamenti con carta, posizione finora detenuta appunto dal Regno Unito, seguita da Germania (5,3 miliardi) e dal terzetto Olanda-Polonia-Spagna (4,7miliardi).Tra i Paesi più sviluppati in termini di pagamenti digitali troviamo, anche quest’anno, gli scandinavi dell’Unione: Danimarca, Svezia e Finlandia. In questi, oltre ad essere molto in auge alcuni servizi di Mobile Payment locali come Swish e MobilePay, la carta è utilizzata quotidianamente, con un numero di transazioni annuali pro-capite che si aggira intorno ai 350 con una crescita rispetto al 2017 del “solo” 4%, che dimostra come i pagamenti digitali siano ormai diventati pervasivi nella vita delle persone.
Dai dati della BCE risulta invece evidente come gli italiani non utilizzino ancora questo strumento di pagamento al livello delle proprie controparti europee, nonostante l’Italia, insieme alla Grecia, abbia la più alta diffusione di terminali POS (circa 52 mila per milione di abitanti). I dati mostrano chiaramente che l’Italia si trova agli ultimi posti in termini di utilizzo dei pagamenti elettronici e rischia di perdere ulteriori posti nei prossimi anni. Per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei è necessaria un’azione decisa da parte del Governo. Tale azione deve avere 5 caratteristiche: deve essere ampia (deve cioè coinvolgere un elevato numero di consumatori e/o esercenti), efficace (capace di colmare il gap in breve tempo), persistente (capace di cambiare le abitudini e la cultura anche nel momento in cui dovesse essere “spento” l’incentivo), semplice (per accedere a incentivi o detrazioni consumatori ed esercenti devono poterlo fare senza una eccessiva burocratizzazione del processo) e positiva (sì agli incentivi, no agli obblighi). In questa direzione vanno molteplici proposte che sono già state avanzate: dagli incentivi sullo spesa, alle detrazioni fiscali. La strada è lunga e piena di ostacoli. Ma è necessario iniziare a percorrerla in fretta.

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I “Forzati della sanità a pagamento”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

“Nel 2019, quasi 1 italiano su 2 (il 44% della popolazione), a prescindere dal proprio reddito, si è “Rassegnato” a pagare personalmente di tasca propria per ottenere una prestazione sanitaria senza neanche provare a prenotarla attraverso il SSN. E’ chiaro che cosi non si può continuare, i dati parlano chiaro – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, commentando i risultati del IX Rapporto RBM-CENSIS, una delle più grandi indagini mai condotta sulla sanità italiana, realizzata su un campione nazionale di 10.000 cittadini maggiorenni, presentata a Roma in occasione del “Welfare Day 2019.
Nella vita vissuta degli italiani la spesa sanitaria di tasca propria è una integrazione necessaria del Servizio Sanitario Nazionale: ”Ognuno di noi – prosegue Vecchietti – ha sperimentato senza dubbio la necessità di “surfare” tra pubblico e privato per completare, in tempi certi, un iter clinico o diagnostico, prescritto dal proprio medico. I dati parlano chiaro: considerando le visite specialistiche, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio Sanitario di visite ginecologiche sono 51,7 quelli che transitano nella sanità a pagamento, 45,7 le visite oculistiche, 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; tra gli accertamenti diagnostici, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio sanitario, transitano nel privato 30,1 ecografie, 27,4 elettrocardiogrammi, 26,3 risonanze magnetiche e 25,7 RX”.
Sono pagate di tasca propria nella quasi totalità dei casi, il 92%, delle cure odontoiatriche (che si caratterizzano anche per il costo medio più elevato, 575 euro). Nell’ambito dei beni sanitari di assoluta evidenza, i farmaci rappresentano la seconda voce di spesa pagata direttamente dai cittadini in termini di costo medio (380 euro) e la prima in termini di frequenza (38%), costi medi oltre i 220 euro per lenti e occhiali e di 185 per protesi e presidi, ma con frequenza decisamente più contenute (rispettivamente 18% e 9%). Più alto il presidio pubblico sugli esami diagnostici, che comunque vengono pagati privatamente nel 23% dei casi, e sulle prestazioni ospedaliere, dove comunque i cittadini sostengono direttamente i costi dell’acquisto in quasi il 10% dei casi. La necessità di ricorrere a prestiti e credito al consumo per finanziare le proprie cure passa dal 10,54% al 27, 14%”. Inoltre:”Per le visite specialistiche infatti, solo a titolo di esempio si hanno circa: 128 giorni medi di attesa per una visita endocrinologica, 114 per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e 49 giorni per una visita cardiologica. È evidente che a fronte di queste lungaggini molti cittadini (il 44% degli intervistati) si rivolgono direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. L’evidenza è nei numeri: tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del + 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta del + 0,5%. Appare evidente che nel lungo periodo solo un cambio di passo potrà consentire di risolvere il difficile rebus della sanità italiana: la soluzione è la prevenzione sanitaria intesa come una azione di lungo periodo in grado di prevenire l’insorgere delle patologie o almeno individuarle in fase iniziale, prima che diventino gravi o irreversibili, con relativa moltiplicazione dei costi sanitari. Oggi di prevenzione sanitaria si parla molto e si pratica troppo poco: la sfida è far entrare nella cultura sociale la priorità della prevenzione, dagli stili di vita al ricorso alle tante forme di screening”.

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Un fondo per contribuire al pagamento del debito dei Comuni capoluogo di città metropolitana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Dichiara il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, sulla norma “Risparmia Italia”:”Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitano, alcuni dei quali si trovano in una fase di riequilibrio finanziario, ovvero in dissesto e pre-dissesto finanziario. Stare al fianco delle Amministrazioni vuol dire garantire un’elevata qualità dei servizi pubblici ai cittadini che, diversamente, potrebbero vederli ridotti, per responsabilità che spesso vanno imputate a vecchi amministratori. Dall’approfondito confronto tecnico è uscita una norma corposa che contribuisce a risolvere, o quanto meno alleviare, le problematiche delle amministrazioni coinvolte. I relatori al provvedimento hanno infatti presentato un emendamento al Decreto Crescita, cui abbiamo lavorato da ultimo in questa fase di conversione, in virtù del quale attingendo ai risparmi derivanti dalla rimodulazione del debito di Roma Capitale, abbiamo istituito un fondo finalizzato al “concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo di città metropolitana”. E’ un lavoro che proseguirà, in modo certosino, perché ad ogni “malato” serve la giusta cura”.

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Crac Marenco: tra i capi di imputazione omesso versamento delle imposte e sottrazione al pagamento delle accise

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Il Crac Marenco da 4 miliardi coinvolge ben 12 società di import-export di gas naturale ed energia elettrica.Leggendo tra le righe dei capi di imputazione si scorge come gli illeciti ipotizzati nei confronti degli indagati siano principalmente reati tributari: dichiarazione fiscale infedele, omesso versamento delle imposte, sottrazione al pagamento delle accise.
In tal modo la Cassa per i servizi energetici e ambientali (la stessa da cui si vorrebbero prelevare le risorse per il salvataggio di Alitalia, idea improponibile che ci trova nettamente contrari) si trova depauperata di ingenti somme necessarie a tutelare i cittadini in caso di repentini aumenti del costo dell’energia.Non vorremmo che tale vicenda si riveli nell’ennesima beffa a danno dei cittadini: nessuno si azzardi a scaricare in bolletta o in qualsiasi modo sugli utenti i costi dei mancati versamenti delle aziende coinvolte nel crac.Quanto accaduto mette in luce, per l’ennesima volta, l’urgenza di prevedere una riforma generale degli oneri di sistema, come promesso dal Presidente della X Commissione al Senato in occasione della consegna delle migliaia di firme raccolta nella campagna condotta da Federconsumatori.Inoltre è necessario aprire un tavolo di confronto con consumatori, aziende, Autorità e rappresentanti di grossisti e trader per prevedere le forme di tutela indispensabile in caso di mancato versamento di oneri e imposte da parte delle aziende, per fare in modo che in nessun caso siano chiamati a pagare i cittadini.Si tratta di una misura fondamentale e doverosa, soprattutto alla luce del delicato momento che stanno attraversando le famiglie testimoniato dall’aumento della povertà energetica nel nostro Paese.

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Pa: Fp Cgil, salta pagamento elemento perequativo per Statali

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Salta il pagamento dell’elemento perequativo in busta paga per i dipendenti dello Stato. A denunciarlo è la Funzione Pubblica Cgil Nazionale, in merito alla mancata erogazione per i dipendenti delle Funzioni Centrali dello Stato di quella misura introdotta nel passato rinnovo contrattuale per sterilizzare la perdita del diritto al bonus di 80 euro dovuta all’aumento previsto dal nuovo contratto.”È inaccettabile – sostiene la Fp Cgil -. Abbiamo appena verificato il mancato pagamento dell’elemento perequativo ai dipendenti dello Stato, benché il ministro Bongiorno avesse preso un impegno su questo punto. Non solo: la stessa legge di Bilancio ha previsto uno stanziamento specifico perché fosse garantito il pagamento, senza soluzione di continuità. Quanto accaduto è molto grave ed è per questo che rivendichiamo gli impegni, nonché le disposizioni stesse, presi dal ministro. Il pagamento deve avvenire subito e senza ulteriori passaggi”, conclude la Fp Cgil.

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Limiti più stringenti ai ritardi di pagamento per evitare fallimento delle PMI

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Strasburgo. Il PE propone delle misure per aiutare le migliaia di PMI e start-up nell’UE che falliscono ogni anno in attesa del pagamento di crediti dovuti anche dalle autorità pubbliche.
La risoluzione non legislativa sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali è stata approvata giovedì con 570 voti favorevoli, 23 contrari e 26 astensioni.
“In Europa 6 imprese su 10 sono pagate in ritardo rispetto a quanto stabilito nel contratto. Con questa proposta introduciamo un maggiore sforzo per pagare entro i 30 giorni, una maggiore trasparenza riguardo il comportamento in materia di ritardo nei pagamenti, una white list per promuovere le imprese che si comportano correttamente e forme di compensazione obbligatorie e adeguate a livello fiscale”, ha dichiarato Lara Comi (EPP, IT), relatrice per la commissione per il mercato interno.I deputati hanno sottolineato l’importanza di controlli più rigorosi sui termini di pagamento, nonché di forme obbligatorie di compensazione adeguata per le imprese in attesa delle somme dovute da parte delle autorità pubbliche, in modo che non siano costrette a fallire a causa di ciò.Poiché la direttiva in vigore consente termini di pagamento oltre i 60 giorni, i deputati vogliono ridurre tali termini a 30 giorni.

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Tempi di pagamento delle imprese non più in calo, crescono i protesti in tutta la Penisola

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Torna a crescere il numero di società con almeno un assegno o una cambiale protestati e si arresta il trend virtuoso che vedeva in calo da ben 6 anni i tempi di pagamento delle imprese: secondo l’ultimo Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved, primario operatore in Italia nell’analisi e nella gestione del rischio di credito, tra luglio e settembre sono state protestate 7656 imprese non individuali, il 7,5% in più rispetto al minimo storico dello stesso periodo del 2017 (-28,6% sul 2016).
L’aumento dei protesti ha riguardato tutta la Penisola, con la sola eccezione del Nord-Est, e in particolare i settori delle costruzioni (+12,9%) e dei servizi (+9%). L’industria nel suo complesso è invece in calo (-1,5%), se si eccettuano l’automotive (+28%), la meccanica (+8,1%) e la chimica (+14%).
Quanto ai pagamenti, i dati di Payline, il database di Cerved con informazioni su oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che per la prima volta dopo sei anni i tempi di pagamento, costantemente in calo, sono invece rimasti stabili nel terzo trimestre 2018. In media, infatti, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, cioè 13,1 in più rispetto alla scadenza, proprio come lo scorso anno.
I ritardi sono però cresciuti tra le PMI (da 10,9 a 11 giorni), tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Di contro, è aumentato il numero delle società puntuali (dal 47,7% al 51%) ma anche quello dei casi di grave ritardo, cioè oltre i 60 giorni (dal 6% al 6,1%), che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default. A livello territoriale, si allargano i differenziali tra le aree più e meno virtuose: sempre in calo i tempi di pagamento nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre al Sud il miglioramento si è interrotto. I dati regionali confermano il quadro di una Penisola spaccata a metà, con una eccessiva presenza di aziende in ritardo grave in Sicilia (11,7%), Calabria (11,5%), Sardegna (9,1%), Campania (8,7%) e Puglia (8%). Viceversa, le regioni meno a rischio risultano Veneto (3,6%), Trentino Alto Adige (3,9%) e Lombardia (3,9%).
Calabria, Campania e Lazio (che con il suo +24,5% compromette la buona performance del resto del Centro) sono anche tra le regioni dove maggiormente aumentano i protesti, mentre calano in Sicilia, Sardegna e in tutto il Nord-Est con l’eccezione dell’Emilia Romagna. Non bene nemmeno il Nord Ovest (+11%), in particolare Liguria e Lombardia che crescono a due cifre.

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Atac: Raggi, ‘rivoluzione digitale’, sistemi pagamento più semplici e moderni

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Viaggiare sui mezzi pubblici comprando i biglietti tramite smartphone. Aprire i tornelli della metro con un ticket virtuale sul cellulare. Girare sui bus con in tasca un’unica carta contactless, con un chip on paper, dove si possono caricare i Bit. Pagare la sosta sulle strisce blu tramite carta di credito e non dover più rientrare in macchina per esporre il tagliando. Questa è la Roma del futuro. Oggi abbiamo presentato con Atac alcune iniziative per agevolare l’utilizzo del trasporto pubblico. Per rendere più semplice la vita della persone, in una città grande e complessa come la nostra. Vogliamo che la nostra città sia sempre più smart, una città competitiva a livello mondiale”. Così in una nota la Sindaca di Roma, Virginia Raggi.
“L’azienda migliora l’offerta – spiega l’assessore alla Città in Movimento, Linda Meleo – apportando un cambiamento radicale che è l’inizio di un percorso verso lo sviluppo di sistemi di pagamento più facili e intuitivi per i cittadini. Con l’ acquisto del BIT tramite smartphone o il pagamento della sosta tramite carta di credito, oltre a semplificare i processi, sarà limitata l’evasione tariffaria o il mancato pagamento del parcheggio. Con questi nuovi strumenti migliora, infatti, l’accessibilità ai mezzi del trasporto pubblico, si producono maggiori ricavi per l’azienda, in un’ottica di risanamento di Atac, e i parcometri in pochi mesi diventeranno strumenti multifunzionali di ricarica e di pagamento”.“La sostituzione progressiva dei titoli cartacei con supporti di tipo chip on paper è un incentivo in più per favorire l’uso del trasporto pubblico e il corretto pagamento dei biglietti anche per gli utenti occasionali. La digitalizzazione significa enorme risparmio di tempo, meno file alle biglietterie e un servizio più efficiente. Inoltre questo è un altro passo per dare nuovo slancio all’azienda”, afferma il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno.

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Servizi a pagamento “abusivi” su smartphone e telefonini

Posted by fidest press agency su domenica, 7 gennaio 2018

A modern smartphone and a old classic cell phone side by side.

Ritorna più forte che mai il tema dei servizi a pagamento attivati abusivamente su smartphone e telefonini cui più volte noi dello “Sportello dei Diritti” abbiamo detto di prestare attenzione e fornito i consigli utili per evitare di cadere nella trappola o di uscirne, se incappati. Anche questa volta prendiamo spunto da un post della Polizia Postale pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale “Commissariato di PS On Line – Italia”. Questo il testo dell’allerta lanciata da poche ore dalla Polpost corredata dallo screenshot del tipo di messaggio che può causare la perdita del credito telefonico o addebiti non desiderati in bolletta: “TEMPESTIVITA’. Non perdete tempo ma contattate immediatamente il vostro operatore telefonico ed esigere la disattivazione dei servizi a pagamento e la restituzione del maltolto”. Insomma, se ci troviamo il credito telefonico azzerato o addebiti per servizi non richiesti, è sufficiente contattare il nostro operatore telefonico per pretenderne la disattivazione e la restituzione di quanto indebitamente percepito dalle aziende che hanno attivato i servizi abusivi. Se non otteniamo il dovuto, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si dovrà procedere con un reclamo formale contenente anche una diffida nei confronti della società telefonica e, in caso di mancata risposta o risposta insoddisfacente si potrà agire in giudizio previo tentativo obbligatorio di conciliazione. Per fare tutto ciò, potrete rivolgervi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per la vostra tutela.

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Sacchetti: vengono pagati anche se non sono presi!

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

sacchetti plastica“Clamoroso! I consumatori pagano i sacchetti anche se non li prendono. E’ quanto segnalano i nostri iscritti. La famosa foto circolata su vari giornali e social con 4 arance ed 1 scontrino appiccicato sopra ogni arancia, è pericolosissima. Il rischio, in quel caso, è di pagare, infatti, 4 sacchetti … mai presi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Alle casse, infatti, non viene digitato a parte il sacchetto, ma il sovraprezzo scatta in automatico nel momento stesso in cui viene passato il codice a barre della frutta e della verdura. Insomma, dopo il danno, la beffa!” prosegue Dona.”Chiediamo di porre immediatamente rimedio a questa situazione assurda o scatteranno le denunce e le azioni legali a tutela dei consumatori” conclude Dona.L’associazione invita i consumatori a continuare a segnalare allo sportello del nostro sito (www.consumatori.it) tutte le anomalie riscontrate e ad inviarci copia dello scontrino con il prezzo pagato per il sacchetto.

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I grandi debitori di MPS non pagano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

corriere-della-seradi Luigi Di Maio Dal Corriere della Sera: “Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dice no alla black list dei debitori, la lista delle aziende che hanno ottenuto e poi non restituito prestiti pesanti dalle banche finite poi in difficoltà, a partire dal Monte dei paschi di Siena. “No, secondo me non va pubblicata la lista dei grandi debitori insolventi”, segnando un cambio di direzione rispetto all’orientamento che il governo aveva lasciato filtrare nei giorni scorsi”. Il principio – spiega il ministro – è che l’imprenditore va dalla banca a chiedere i soldi. È responsabilità della banca capire se è insolvente. È un po’ strano spostare l’onere su chi chiede i soldi”E’ molto strano che siano i cittadini comuni a dover pagare per quelli, che come riportato dagli organi di stampa (Corriere, Il Sole, Libero), sono i grandi debitori insolventi di MPS, su tutti Carlo De Benedetti (tessera numero 1 del Pd e patron de La Repubblica che infatti su questo scandalo non scrive mezza riga), che con i 600 milioni di euro di Sorgenia risulta il maggior debitore del Monte dei Paschi, almeno tra i privati citati dai giornali. Perchè Calenda tutela gli interessi del numero 1 del Pd e se ne frega dei cittadini che gli pagano lo stipendio? Pensi a fare il ministro dello Sviluppo Economico di un Paese in macerie anzichè il palo ai grandi debitori insolventi. Vogliamo che la lista dei grandi debitori insolventi MPS venga pubblicata al più presto, prima di prendere altri soldi ai cittadini devono essere loro a pagare! (fonte: blog di Grillo)

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I consumatori europei pronti all’uso della biometria per la sicurezza dei pagamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

sistema riconoscimentoSecondo una recente ricerca Visa (Visa Inc – NYSE: V) i consumatori europei sono favorevoli all’utilizzo della biometria nei sistemi di pagamento in particolare quando è integrata con altre misure di sicurezza. Circa tre quarti della popolazione europea (73%; 76% la media italiana) ritiene l’autenticazione a due fattori, cioè nei casi in cui un parametro biometrico è utilizzato in combinazione a un dispositivo di pagamento fisico, un metodo sicuro per autentificare il titolare al momento del pagamento. L’autenticazione a due fattori implica un qualcosa che si ha, come una carta o un telefonino; un qualcosa che si è, come un parametro biometrico; oppure qualcosa che si sa, come un PIN o una password. Oltre due terzi dei consumatori, 68%, desiderano usare soluzioni biometriche per l’autenticazione nei pagamenti per lo shopping sia a casa che in giro per negozi. La quota di consumatori propensi alle tecnologie di biometria sale al 74% in Italia, la più alta registrata in Europa. Per gli esercenti online, in particolare, questa è un’opportunità da cogliere tempestivamente, considerando che il 31% dei consumatori ha abbandonato l’acquisto online a causa del processo di sicurezza del pagamento. […]
Tuttavia al momento la sfida maggiore per la biometria si colloca in quegli scenari in cui è l’unica forma di autenticazione utilizzata. […] I sistemi biometrici di riconoscimento funzionano al meglio se combinati con altri fattori quali il dispositivo fisico, le tecnologie di geo-localizzazione e metodi di autenticazione aggiuntivi […]
La popolarità delle impronte digitali – La ricerca, con uno studio condotto su oltre 14mila consumatori europei, rivela che la familiarità e la conoscenza delle forme di biometria sono fattori fondamentali per il progresso in questa direzione. Con il sopraggiungere dei pagamenti tramite dispositivi mobili, il riconoscimento delle impronte digitali sembra essere il metodo biometrico più promettente per la sua facilità di utilizzo e la sicurezza […] oltre la metà dei consumatori (53%) dichiara di prediligere le impronte digitali […]La chiave tra sicurezza e facilità dei processi d’acquisto – Oltre due terzi dei consumatori (67%) riconosce l’importanza dei dettagli di sicurezza per proteggere la propria identità: […] La ricerca ha rilevato, infatti, che l’autenticazione biometrica è considerata importante in egual misura sia negli acquisti face-to-face, quando cioè efficienza e velocità sono prioritarie, sia nelle transazioni online.
Tutto ciò si rispecchia nei risultati della ricerca:
· Il 48% vorrebbe usare l’autenticazione biometrica per i pagamenti sui trasporti pubblici
· Il 47% desidera utilizzare metodi di autenticazione biometrica per i pagamenti al bar o al ristorante
· Il 46% li utilizzerebbe per tutto lo shopping, dalla spesa quotidiana al caffè ai pagamenti al fast-food
· Il 40% vorrebbe utilizzarlo per l’e-commerce
· Il 39% per pagare contenuti scaricati online (foto: sistema riconoscimento)

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Contestare ai cittadini un mancato pagamento, ponendo a carico degli oneri quando poi dimostrano di aver regolarmente pagato

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2016

camperANCORA OGGI il cittadino è tenuto a conservare le ricevute per anni ma, alla luce dell’informatizzazione.il Governo e i Parlamentari devono cambiare dette norme perché il cittadino è stanco di vedersi porre a carico oneri che comportano stress e costi quando poi chi sbaglia è colui che viene pagato dai cittadini per ben amministrare.Per quanto sopra, chiediamo a Governo e Parlamentari di intervenire,RICORDANDO CHE:
– Da 15 anni vi è una informatizzazione diffusa ed efficace, quindi, le Pubbliche amministrazioni non archiviano più delle carte che poi potrebbero andare disperse, ma ricevono giornalmente i dati inerenti i versamenti a loro diretti da parte dei cittadini direttamente da un software che consente di verificare in automatico sia dei pagamenti dovuti e non effettuati (quindi contestabili in tempo utile al cittadino) sia controllare eventuali pagamenti (come in questo caso) che sono incassati ma non vengono attribuiti per vari motivi.
– Da 15 anni non è accettabile che una Pubblica Amministrazione incassi non attribuendo in modo certo un pagamento e non accertando la provenienza di un pagamento qualora non sia certo il dove attribuirlo.
EMANINO UNA NORMA CHE
a una richiesta di pagamento rivolta al cittadino che poi dimostri di averlo già effettuato, quindi è pacifica l’inefficienza e il costo che l’Amministrazione ha posto sia a carico del cittadino per le ricerche e risposte – a parte lo stress subito – e alla stessa amministrazione che paga per aver creato la pratica e attivato la spedizione) –
1) obblighi chi ha emesso tale atto a pagare i relativi costi perché non ha tenuto in ordine i pagamenti ricevuti;
2) attivi automaticamente una sanzione disciplinare per i dipendenti che non hanno svolto il loro dovere (dal capo che deve organizzare bene il servizio al dipendente che non ha svolto bene il suo compito di verifica e archiviazione) nonché attivi una verifica sulla loro competenza nello svolgere i compiti a loro assegnati.
Quanto sopra è indispensabile per rispettare il cittadino che lavora e mantiene chi è in servizio nella Pubblica Amministrazione del Paese. (Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti, portatrice di un interesse collettivo) www.coordinamentocamperisti.it

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Paga canone Rai chi ha tv, anche la radio, ma non altri device

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

televisori“Rimane l’impianto della normativa in vigore. E’ il possesso di un televisore il requisito per il pagamento del canone, non degli altri device. Nella norma abbiamo solo aggiunto una presunzione del possesso del televisore che è il contratto di fornitura elettrica per l’abitazione in cui si è residenti. Questo è il presupposto, in futuro vedremo per prendere in esame l’evoluzione tecnologica” Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli a 24Mattino su Radio 24 e ha aggiunto “Secondo i dati Istat – ha sottolineato – il 97% degli italiani possiede un televisore. Eppure questo non emerge dai dati sul pagamento del canone”.
Alla domanda del conduttore di Radio 24 Alessandro Milan se anche chi ha una radio debba pagare il canone, Giacomelli risponde: “Secondo me non è importante quello che uno ascolta e come fruisce. Il requisito rimane lo stesso, il possesso di un apparecchio atto a ricevere. Sono esclusi, al momento, computer, tablet e smartphone”

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Valorizzare i veri autonomi: una risposta a Tiziano Treu

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2015

tiziano treuSul Sole 24 ore del 6 maggio è apparso un interessante contributo del senatore Tiziano Treu (“Ora vanno valorizzati i veri autonomi”), che testimonia un’attenzione crescente al lavoro autonomo, il riconoscimento del suo ruolo per il funzionamento dell’economia moderna e l’accettazione della sua specifica identità, non più lavoro atipico da riportare entro gli schemi del lavoro subordinato. Nell’articolo Treu sostiene la necessità di interventi sostanziali.
Innanzitutto sul fronte previdenziale dove auspica una riduzione della contribuzione alla gestione separata (non solo il blocco alla situazione attuale) e “l’integrazione delle pensioni contributive, a condizioni definite, con prestazioni ulteriori finanziate dal fisco” con cui sembra richiamare un suo vecchio disegno di legge (del 2009 a firma anche di Giuliano Cazzola), che come Acta abbiamo subito apprezzato e che prevedeva una pensione di base, equiparabile all’assegno sociale, aggiuntiva rispetto a quanto garantito dal sistema contributivo. Un meccanismo che aiuterebbe a riequilibrare il divario che separa il sistema contributivo da quello retributivo e incentiverebbe l’investimento pensionistico.
Treu cita inoltre una serie di misure che accolgono molte delle proposte che fanno parte della “piattaforma” Acta: tutele nelle situazioni di malattia e disoccupazione, congedi parentali, detassazione della formazione, garanzia dei tempi di pagamento.
Allo stesso tempo tuttavia, l’articolo contiene alcuni punti che ci preoccupano, laddove menziona una proposta di legge (più volte rivista) per uno Statuto del lavoro autonomo e dove sottolinea, peraltro in coerenza con il citato Statuto, la necessità di configurare tutele specifiche per i lavoratori economicamente dipendenti, identificati principalmente sulla base della monocommittenza, eventualmente con un parametro aggiuntivo legato al reddito.
Questo della monocommittenza è un vecchio refrain. Rispetto alle interpretazioni dominanti degli ultimi anni osserviamo un’evoluzione: la monocommittenza non è più considerata necessariamente dimostrazione di subordinazione[2], ma la monocommittenza rappresenta comunque una situazione che deve essere trattata in maniera diversa. In sostanza chi è monocommittente ha minori possibilità concrete di reperire sul mercato adeguate alternative, è più debole e perciò deve fruire di alcune tutele essenziali relative al contratto, al welfare e alle politiche attive.
Tutto ciò in coerenza con i pareri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e con quanto avviene in altri paesi europei, ed in particolare in Spagna, che ha introdotto uno Statuto del lavoro autonomo che prevede la figura del lavoratore economicamente dipendente (TRADE).
La scelta di agire a favore esclusivamente dei freelance monocommittenti è però un modo per continuare a legare il sistema di tutele alla posizione lavorativa. Come Acta sosteniamo invece la necessità di strumenti universalistici, che prescindano dalla specifica posizione lavorativa, per più motivi.
1. L’esigenza di tutele essenziali interessa tutti i freelance, non solo quelli monocommittenti. Anche un pluricommittente può essere economicamente debole, perché pur avendo più clienti il suo fatturato complessivo è esiguo. Anche un pluricommittente con elevato fatturato può essere messo in crisi da clienti che non pagano o da una situazione di malattia che gli impedisce di lavorare per lunghi periodi. Tutto il lavoro autonomo per le imprese non può essere abbandonato alla regolamentazione del mercato, ma richiede un quadro di nuove garanzie.
2. L’adozione di un sistema di tutele specifico per il lavoro economicamente dipendente prevede oneri a carico del committente, che sarà perciò incentivato a trovare fornitori non monocommittenti, in modo da ridurre i propri impegni.
3. Il lavoratore monocommittente può non voler rendere nota questa situazione al proprio committente, in modo da non indebolire il proprio potere contrattuale.
Quindi non solo non è risolutivo per tutti i freelance, ma è anche di difficile applicazione per resistenze che possono riguardare sia il lavoratore sia il committente, tanto è vero che l’esperienza spagnola non può certo dirsi di successo[3].
Lo statuto del lavoro autonomo tuttavia non tratta solo del lavoro economicamente dipendente. Esso ha il merito di affermare la centralità di tutto il lavoro autonomo e contiene alcune novità interessanti, come ad esempio l’estensione anche agli autonomi dello stesso diritto concesso ai dipendenti di prelazione in caso di fallimento del committente, l’introduzione di linee guida per la determinazione di equi compensi da parte della pubblica amministrazione e la definizione di tempi certi di pagamento.
Ma nel complesso è una proposta pasticciata, che rivela l’inadeguatezza di un approccio che non riconosce le specificità dei freelance, del lavoro autonomo di seconda generazione. Esso si rivolge a tutto il lavoro autonomo – imprenditoriale e usa una logica additiva. Alle tradizionali politiche per l’imprenditorialità (incentivi ai primi anni di attività, politiche per imprenditorialità femminile, sostegno alle riconversioni, interventi in situazioni di crisi, sostegno alla Ricerca e sviluppo, fondi di garanzia) aggiunge strumenti che provengono dal lavoro dipendente (contrattazione collettiva[4] e sportelli informativi e per l’incrocio tra domanda e offerta, servizi pubblici e privati accreditati che offrano consulenza e bilanci delle competenze[5]), il tutto condito con misure volute per dare sostanza alla legge 4/2013 sul riconoscimento delle professioni, per regolare e limitare l’accesso alla professione[6]. Un mix che è ben lontano dal fornire un quadro coerente per il lavoro autonomo, come si richiederebbe ad uno statuto, e che insospettisce perché molte parti sono dirette a rafforzare le rappresentanze più che i lavoratori autonomi[7]. Infatti, con lo Statuto l’iscrizione ad un’associazione riconosciuta diventerebbe necessaria ad esercitare una professione, e più in generale le organizzazioni di rappresentanza potrebbero partecipare all’erogazione di nuovi servizi, come gli sportelli informativi, di incontro domanda e offerta, di consulenza, per il bilancio delle competenze…, e avere un ruolo chiave nella formazione, che sarà incentivata (attraverso la totale deducibilità dei costi) solo se svolta entro enti accreditati o se funzionale all’acquisizione di crediti formativi. Con quali conseguenze per i freelance? Di sicuro maggiori costi (iscrizione obbligatoria ad una associazione rappresentata) e limitazioni, in particolare con riferimento alla formazione, dove la presenza di vincoli è spesso funzionale agli interessi degli enti formativi. La formazione è uno dei principali canali di finanziamento per molte organizzazioni di rappresentanza ed è la prova tangibile del crescente divario tra i propri interessi e quelli dei soggetti che dovrebbero essere rappresentati.
In definitiva ci sembra che la situazione non sia ancora matura per proporre uno Statuto del lavoro autonomo, e ancor meno uno Statuto dei lavori. Più pragmaticamente siamo interessati a discutere singole misure, a partire dai temi prioritari richiamati nell’articolo di Treu: riduzione dei contributi alla gestione separata (attualmente al 27,72%) e pensioni contributive adeguate (a fine maggio Boeri ha promesso la busta arancione con le proiezioni pensionistiche anche agli iscritti alla Gestione Separata e allora sarà chiaro a tutti l’abisso tra il sistema contributivo e quello retributivo), tutele nelle situazioni di malattia grave, accogliendo la battaglia che stiamo conducendo a supporto di Afrodite K[8], e di disoccupazione, norme sulla conciliazione che favoriscano anche la partecipazione dei papà ai compiti di cura, detassazione totale della formazione (senza vincoli corporativi), abbandono delle gare pubbliche al massimo ribasso, a vantaggio di una valorizzazione delle competenze, interventi per garantire l’effettivo rispetto dei tempi di pagamento e porre così un argine ad un problema drammatico per molti freelance… (Anna Soru)

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Gli italiani non pagano il condominio

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 luglio 2014

Policlinico Caserta Nov 2010Sul mercato delle locazioni si fa avvertire in modo sempre più pesante la morosità delle spese condominiali, e non più soltanto il mancato pagamento dei canoni di affitto. Un aumento che rispecchia il protrarsi del difficile momento che sta attraversando l’economia italiana e che l’osservatorio di “Affitto assicurato”, società specializzata nel rilascio di contratti a tutela delle obbligazioni derivanti da contratti di locazione, stima in un + 33% sullo stesso periodo del 2013, e che si attesta su base nazionale al 23% con un ritardo medio di 7 mesi.
«Il mancato pagamento delle spese condominiali è un’ulteriore riprova delle difficoltà in cui si dibattono molte famiglie italiane –commenta Claudio De Angelis, responsabile brand Affitto Assicurato–. Se negli ultimi anni si era assistito a un’impennata nella morosità sui canoni d’affitto, con un aumento, di conseguenza, delle procedure di sfratto, negli ultimi mesi abbiamo registrato una crescita decisa di richiesta per mancato pagamento delle spese condominiali.Questo trend ha fatto crescere l’esigenza di maggiori garanzie da parte dei proprietari degli immobili locati, perché nel caso l’inquilino non paghi, l’amministratore provvede a riscuotere le spese condominiali dal condomino, ossia dal proprietario dell’appartamento locato. Quest’ultimo, soltanto in seguito, nella sua veste di locatore, potrà richiedere all’inquilino il rimborso della quota di spese posta dalla legge a suo carico».

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Spot canone Rai 2014. Pubblicita’ ingannevole? Denuncia all’Antitrust

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2014

Firenze, Anche quest’anno la tv di Stato, per ricordare agli italiani che possiedono un apparecchio tv il pagamento dell’imposta di possesso per finanziare il servizio pubblico televisivo (1) -dovuta anche se non si guarda mai la Rai- ha messo in onda sui propri canali uno spot pubblicitario (2). “Il canone si deve, il canone si vede”, questo lo slogan dello spot che, se gia’ non si sa che che cosa sia il cosiddetto canone/abbonamento, non aiuta per niente a comunicare quello che vorrebbe (il pagamento di un’imposta, per l’appunto). Non solo, ma siccome allo slogan basato sulla parola “canone”, passano poi in rassegna i loghi di tutta l’offerta del servizio pubblico (3), il messaggio che viene percepito da chi non e’ gia’ informato in merito, e’ che si tratti del pagamento di un canone per la visione dei vari canali Rai. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere l’intervento dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, perche’ verifichi se non ci siano gli estremi di una pubblicita’ ingannevole.

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