Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘pagamento’

I romani pagheranno il pedaggio del g.r.a.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Icon of autostrada A90 "Grande Raccordo A...

Image via Wikipedia

Lo ha dichiarato il ministro Matteoli. “A seguito dell’audizione in commissione, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, conferma che il pagamento del pedaggio sul Grande Raccordo Anulare di Roma è previsto per legge e, dunque, nessun intervento, da parte di Regione o Comune, potrà superare quanto stabilito dalla legge. E’ impensabile che i romani non paghino il pedaggio, perché così facendo si incorrerebbe in una infrazione europea, dato che il mancato pagamento da parte dei romani verrebbe considerato dall’Europa un aiuto di Stato. Al momento non sappiamo come l’Anas provvederà ad esercitare la riscossione del pedaggio, ma è certo che tra poco inizieremo a pagare, nonostante i ripetuti proclami in difesa dei romani del sindaco Alemanno e della presidente Polverini.” Lo dichiarano, in una nota congiunta, i deputati di FLI Francesco Proietti Cosimi, Antonio Buonfiglio, Aldo Di Biagio.

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Canone RAI non tutti sono tenuti a pagare

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Mag 2011

La Finanziaria statale del 2008 – dichiara Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” – ha abolito il pagamento del canone Rai per gli over 75 anni con un reddito non superiore a 516,46 euro per tredici mensilità: una platea di persone più ampia di quello che si potrebbe immaginare ma poca pubblicità è stata data dai media e dagli uffici competenti alla circolare che stabilisce i requisiti per l’esenzione. Di fatto, hanno diritto alla esenzione del pagamento del Canone Rai tutti coloro i quali, avendo compiuto 75 anni di età prima della scadenza del pagamento del canone stesso,vivano da soli o con il coniuge, e abbiamo un reddito complessivo non superiore a € 6713,98. Il documento a cui fare riferimento per ottenere l’esenzione è il CUD dell’anno precedente.
• La domanda di esenzione deve riferirsi al canone Rai dell’apparecchio televisivo presente nell’abitazione in cui si ha la residenza “entro il 30.04.2011? per gli abbonamenti annuali ed “entro il 31.07.2011? per quelli semestrali. Con allegata copia di documento d’identità e precise indicazioni dell’Abbonamento in essere, deve essere inoltrata a: AGENZIA DELLE ENTRATE – Ufficio Torino 1 S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – 10121 – Torino.
• Gli over 75 possono ottenere “entro il 30.04.2011? anche il rimborso del canone versato nel triennio 2008-2010 (sempre che ci siano gli stessi presupposti), compilando l’apposito modulo messo a disposizione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
• Per i pensionati che non hanno ancora raggiunto l’età e non abbiano un reddito che superi i 18.000,00 €, il Canone si può pagare anche a rate con una detrazione dalle tasse, in massimo 11 rate.
La richiesta va presentata entro il 15/11 dell’anno precedente a quello cui si riferisce il canone Rai all’ente che eroga la pensione. L’ente comunica poi al pensionato l’accettazione della domanda entro il 15 del successivo mese di gennaio. L’addebito avviene come trattenuta sulla pensione, in 11 rate mensili a partire dal mese di gennaio dell’anno a cui si riferisce il canone Rai.
E’ facile immaginare che in molti, pur avendone diritto, non hanno fruito materialmente dell’esonero dal canone a causa le lungaggini burocratiche che ledono soprattutto i diritti di tutti quegli anziani con difficoltà motorie e problemi di salute, che trovano oggettive difficoltà negli spostamenti.
Pertanto lo Sportello Dei Diritti chiede ai mezzi di informazione di dare un’ampia informazione a tutti gli italiani che sono nelle condizioni di accedere a questo esonero per evitare che i cittadini siano costretti prima a pagare e poi a chiedere un improbabile rimborso.

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Residenze Sanitarie Assistenziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Il Consiglio di Stato sembra finalmente aver messo la parola fine alla vicenda Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). La vicenda e’ nota e l’Aduc se ne occupa da anni, denunciando le prassi illegittime di moltissimi comuni d’Italia che, a fronte di ricoveri di soggetti anziani non autosufficienti o disabili gravi, calcolano la quota di retta a carico dell’utente non solo sulla base del suo reddito, come prevede la legge, ma anche del reddito dei suoi familiari, a cui poi viene richiesto il pagamento. Una prassi che spesso mette in ginocchio famiglie intere, costrette a pagare cifre esorbitanti. La legge ISEE prevederebbe, infatti, che le rette di ricovero in Rsa siano pagate per il 50% dal SSN e per il restante 50% dai Comuni con l’eventuale compartecipazione dell’utente. Cio’ non accade in molti comuni d’Italia. I Tribunali amministrativi nel corso di questi anni si sono pronunciati in maniera oscillante: il TAR Lombardia da’ da sempre ragione agli utenti; il Tar Toscana, dopo una prima sentenza favorevole agli utenti, ha poi cambiato indirizzo dando ragione ai comuni. Dopo anni di alti e bassi, si e’ finalmente pronunciato il Consiglio di Stato (n.1607/2011), organo di secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, dando ragione agli utenti: le rette per la degenza in RSA di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e disabili gravi devono tener conto dei redditi del solo assistito e non anche dei redditi dei parenti. La sentenza sul punto è chiara, estesamente motivata e sgombra il campo da qualsiasi dubbio:“In precedenza, è già stato evidenziato come il d. lgs. n. 109/98 abbia introdotto l’I.S.E.E. come criterio generale di valutazione della situazione economica delle persone che richiedono prestazioni sociali agevolate e l’applicazione di tale parametro comporta che la condizione economica del richiedente sia definita in relazione ad elementi reddituali e patrimoniali del nucleo familiare cui egli appartiene. Rispetto a particolari situazioni, lo stesso d. lgs. n. 109/98 prevede tuttavia l’utilizzo di un diverso parametro, basato sulla situazione del solo interessato.In particolare, l’art. 3, comma 2-ter […]. La deroga rispetto alla valutazione dell’intero nucleo familiare è limitata, sotto il profilo soggettivo, alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti (con specifico accertamento in entrambi i casi) e, con riguardo all’ambito oggettivo, alle prestazioni inserite in percorsi integrati di natura sociosanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, di tipo diurno oppure continuativo.Ricorrendo tali presupposti, deve essere presa in considerazione la situazione economica del solo assistito. La tesi che esclude l’immediata applicabilità della norma, in virtù dell’attuazione demandata ad un apposito d.p.c.m., benché sostenuta da questo Consiglio di Stato in sede consultiva (sez. III, n. 569/2009) non appare convincente ed è già stata disattesa dalla Sezione in alcuni precedenti cautelari (sez. V, ord. nn. 3065/09, 4582/09 e 2130/10), che hanno trovato conferma in una recente sentenza (sez. V, sent. n. 551/2011, in cui è affermato che la mancata adozione del d.p.c.m. non può paralizzare l’operatività della norma, salve ulteriori considerazioni legate al caso di specie sulla situazione reddituale complessiva). Deve ritenersi che il citato art. 3, comma 2-ter, pur demandando in parte la sua attuazione al successivo decreto, abbia introdotto un principio, immediatamente applicabile, costituito dalla evidenziazione della situazione economica del solo assistito, rispetto alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende unità sanitarie locali. Tale regola non incontra alcun ostacolo per la sua immediata applicabilità e il citato decreto, pur potendo introdurre innovative misure per favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza, non potrebbe stabilire un principio diverso dalla valutazione della situazione del solo assistito; di conseguenza, anche in attesa dell’adozione del decreto, sia il legislatore regionale sia i regolamenti comunali devono attenersi ad un principio, idoneo a costituire uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, attendendo proprio ad una facilitazione all’accesso ai servizi sociali per le persone più bisognose di assistenza.” Il Consiglio di Stato “ritorna” anche sulla sentenza emessa poco tempo fa, la n. 551/2011 – che i Comuni italiani avevano erroneamente interpretato come una vittoria delle proprie tesi esprimendo “Grande soddisfazione a nome di tutti i Comuni per una sentenza che ristabilisce un principio fondamentale di giustizia” (così Attilio Fontana, Sindaco di Varese e Presidente di Anci Lombardia) – spiegando, come si legge nella parte di sentenza sopra riportata, che anche nel provvedimento 551/2011 i giudici affermano la immediata applicabilita’ dell’art. 3 comma 2 ter, d.lgs. 109/98. La pronuncia del Consiglio di Stato e’ una importantissima vittoria degli utenti, vessati da anni da richieste illegittime da parte dei Comuni, e da rette spropositato rispetto ai redditi delle persone ricoverate. Crediamo che questa importante sentenza avrà gran peso sui prossimi giudizi innanzi ai Tar regionali, che non potranno non tenerne conto nella decisione dei prossimi ricorsi.

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Esenzione per reddito dal pagamento del ticket

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Bologna. Cambiano la modalità per certificare il diritto alla esenzione per reddito dal pagamento del ticket, così come previsto da un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze dell’11 dicembre 2009. Secondo la nuova modalità, chi ha diritto alla esenzione per reddito deve essere in possesso del certificato rilasciato dall’Azienda Usl di residenza o di appartenenza. Sulla base di questo certificato, il medico che prescrive visite o esami specialistici indica il diritto alla esenzione sulla ricetta di prescrizione. Il certificato di esenzione è indispensabile solo quando si ha necessità di prenotare visite o esami specialistici e può essere richiesto in qualunque momento dell’anno. Sino al 30 aprile chi è esente per reddito dal pagamento del ticket, se non ancora in possesso del certificato di esenzione, potrà continuare ad autocertificare la propria condizione al momento della prenotazione di visite ed esami. Dal 1° maggio non sarà più possibile autocertificare il diritto alla esenzione al momento della prenotazione di una visita o di un esame, come avviene ora. Chi è esente per reddito può richiedere il certificato di esenzione all’Azienda Usl di Bologna, recandosi personalmente agli sportelli. E’ possibile, inoltre, delegare per iscritto una persona di fiducia, ma solo per la consegna della autocertificazione già firmata dal diretto interessato e/o per il ritiro del certificato di esenzione. Per ottenere il certificato è necessario compilare un modulo di autocertificazione, in distribuzione a Bologna presso gli sportelli CUP e nei comuni dell’area metropolitana presso gli sportelli unici distrettuali della Azienda USL di Bologna, o disponibile sul suo sito internet  (www.ausl.bologna.it).

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Piccole imprese Veneto: in lenta ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Le dinamiche economiche delle piccole aziende del territorio del Comune veneziano hanno iniziato a mostrare nella seconda parte del 2010 dei timidi segnali di ripresa, che si faranno più concreti nei primi mesi del nuovo anno. La moderata crescita della produzione, del fatturato e degli ordinativi non permette però agli operatori economici di ritenersi fuori della crisi: infatti, ipotizzando che il tunnel della crisi sia lungo 100 metri, le imprese ne hanno percorsi appena 58,5. Di ostacolo all’attività aziendale è l’allungamento dei tempi di pagamento (che si attestano mediamente a 65 giorni), che aumentano se si ha a che fare con la Pubblica Amministrazione (96,4 giorni). Queste alcune delle indicazioni che provengono dall’ “Osservatorio congiunturale sull’Artigianato e la Piccola Impresa nel territorio di Venezia e Mestre” promosso dalla Fondazione Leone Moressa e che ha coinvolto un campione di 1.400 imprese (da 1 a 19 addetti) che operano all’interno dei confini comunali di Venezia.
Rispetto alla prima parte dell’anno si registra un leggero progresso nella produzione / domanda (+0,2%) e nel fatturato (0,1%) con entità di crescita che però riflettono una situazione di sostanziale stabilità. Più rilevante è l’incremento degli ordini, la cui crescita si aggira intorno al punto percentuale; ma più di tutti cresce il fatturato legato all’export sulla scia dei progressi già evidenziati a metà anno: negli ultimi sei mesi il volume d’affari oltre confine è cresciuto di 2,5 punti percentuali con buone prospettive anche per la prima parte del 2011 (+3,3%). Note negative si ricavano invece dall’analisi della dinamica occupazionale e dal livello degli investimenti. Partendo dal mercato del lavoro si registra, rispetto a metà anno, una contrazione di addetti pari a -1,4%, mentre negli investimenti appena il 9,6% delle aziende ha operato in questo senso, a testimonianza di una situazione economica ancora particolarmente difficile e non del tutto superata.
Le previsioni per il prossimo semestre esprimono un cauto ottimismo: si prevede, infatti, un moderato progresso dei volumi produttivi e di fatturato (rispettivamente +0,4% e +0,2%), un incremento più sostenuto negli ordini (+0,8%), mentre nell’occupazione si potrebbe assistere a qualche nuovo ingresso (+0,2%). Si manterrà ancora bassa la propensione ad investire, con una quota di investitori analoga a quella dell’ultima parte del 2010, ma vincolata nella maggior parte dei casi alle condizioni economiche che si verranno a realizzare.

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Bollo auto e pretesa illegittimi pagamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

“In questi giorni sembra siano diversi i consumatori che stanno ricevendo dalla Regione Lazio un ‘atto di accertamento e contestuale irrogazione di sanzioni’ per il mancato pagamento del bollo auto per l’anno 2007”. E’ quanto rende noto l’Unione Nazionale Consumatori (UNC). “Nulla di strano -prosegue l’Unione- se non fosse che questi consumatori avendo acquistato un’auto beneficiando degli incentivi avrebbero dovuto usufruire dell’esenzione dal pagamento del bollo auto per due o tre annualità”. “Questo -incalza l’UNC- in virtù della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), che prevedeva tali agevolazioni per chi avesse acquistato nel 2007 un’automobile nuova ‘euro 4’ o ‘euro 5’, rottamandone una ‘euro 0’ o ‘euro 1’”. “Come si spiega allora che la Regione punisca il cittadino con una sanzione? E’ l’ennesima grave inefficienza di una Pubblica Amministrazione che ricade sui consumatori? La nostra Unione -conclude l’Associazione- sta indagando sulla questione ed invita tutti i consumatori che si trovano loro malgrado coinvolti in questa vicenda a scriverci alla casella info@consumatori.it mettendo in oggetto ‘bollo 2007’ ed indicando generalità e recapiti”.

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Canone Rai e contratto elettrico

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2010

Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha ritirato fuori l’idea di legare il pagamento dell’imposta per il possesso di un apparecchio tv -il cosiddetto canone- al contratto di fornitura di energia elettrica di casa o dell’ufficio. Una sua vecchia idea che aveva già bocciato ma che, visto il prossimo avvio delle campagne pubblicitarie che ci prometteranno premi se paghiamo in tempo un’imposta, ha ritenuto di rimettere in gioco; probabilmente per avere qualcosa da dire di fronte al fatto che -come dice lui stesso- l’evasione di questa imposta e’ intorno al 30% di quelli che lui e la Rai considerano obbligati, cioe’ tutti coloro che, avendo una residenza anagrafica, sono per questo considerati possessori di un apparecchio tv. Un vuoto di proposta che, partendo dal presupposto “duro e forte” che nessuno si fara’ tagliare la corrente pur di non pagare questa imposta, si scontra con un banale problema tecnico: non esiste un unico fornitore di energia elettrica, ma centinaia e centinaia (2), piccoli e grandi, ognuno coi propri problemi, anche economici, e tutti dovranno versare all’Erario/Rai la relativa imposta. Lo faranno gratis o -come e’ scontato- i contribuenti pagheranno in piu’ perquesti nuovi esattori? Non solo, ve l’immaginate le migliaia di contenziosi che la Rai aprira’ con questo o quell’altro fornitore perche’ non paga in tempo o non paga affatto? Siamo noi pessimisti o c’e’ qualcuno che non ha considerato che la cosiddetta liberalizzazione del mercato elettrico e’ sostanzialmente una schifezza con varie aziende/banditi che si comportano illegalmente nei confronti degli utenti (le nostre denunce alle Autorita’ -Antitrust e Energia- sono prassi costanti) e che quando incassano soldi non dovuti, prima di sganciarli occorre “torturarli”?
Se il nuovo esattore dell’imposta per pagare il cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo e’ di tal fatta, perche’ andare ad infilarsi in un simile ginepraio? I casi sono due. O il ministro Romani non ha contezza di cio’ che propone o ha deciso che per incassare cento vale anche pagarne cinquanta (ad essere ottimisti). Come sempre restiamo basiti di fronte a tanta sfrontatezza e ignoranza e ci poniamo -gia’ da molto tempo- una domanda: perche’ non abolire l’imposta piu’ odiata dagli italiani e, per esempio, seguire modelli come quello spagnolo (i soldi al servizio pubblico arrivano attraverso la tassazione indiretta). Ovviamente il metodo per levarsi il problema c’e’ e rifugge da artifici vari: privatizzare la Rai e mettere sul mercato un bando per chi meglio potrebbe offrire un servizio pubblico di informazione, servizio che, pero’, non dovrebbe essere in competizione con la televisione cosiddetta commerciale, ma solo informare. Ma questa e’ fantascienza? (fonte http://tlc.aduc.it/rai/)

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La class action dell’Antitrust…

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Per accelerare i pagamenti della pubbliche amministrazioni l’Antitrust dovrebbe poter attivare class action contro quelle che ritardano le erogazioni. Lo ha chiesto il presidente Antonio Catricala’ nel corso del convegno dei giovani di Confindustria, sottolineando che questo sarebbe una via praticabile per attuare concretamente la direttiva Ue che impone il termine di 30 giorni per i pagamenti. ‘Dateci la possibilita’ -ha detto- di attivare la class action contro le pubbliche amministrazioni che non pagano, con la rimozione del dirigente che ritarda il pagamento’.
Complimenti al presidente dell’Antitrust che, al pari dei piu’ disinformati gazzettisti o associazioni, auspica l’uso della class action come se lui vivesse negli Usa e non in quel Paese in cui la class action, allo stato, e’ solo una chimera. Il presidente Catricalà si e’ messo ala pari di chi declama l’uso dell’azione giudiziaria collettiva solo come specchietto delle allodole: abituati ad usare quasi esclusivamente termini superlativi e parossistici per aggettivare fatti e circostanze si’ che tutto abbia sempre l’aspetto di straordinario ed estremo (e -secondo loro- “vendere meglio” il proprio prodotto), quando intuiscono che per far valer le proprie ragioni c’e’ solo il ricorso giudiziario… ecco che avocano la mitica class action, quasi sempre quando questa azione giudiziaria non e’ possibile che sia utilizzata. Ma fintanto che lo fanno gazzettisti ed associazioni, pur se disdicevole, queste ultime rientrano in quel diffuso clima di urlatori che concepiscono la comunicazione civica quasi esclusivamente come un “rutto continuo”… ma se lo fa il presidente della più importante autorita’ che sovrintende al passaggio al mercato libero e concorrenziale, la cosa ci preoccupa per due motivi:
1 – Catricalà parla così perchè non conosce come funziona la class action alla matriciana approvata in Italia…
2 – parla così perche’ anche lui usa il metodo di gazzettisti e associazioni urlatrici, anche se in modo raffinato: infatti Catricalà precisa “Dateci la possibilità di attivare la class action contro le pubbliche amministrazioni”… quindi forse sa che la legge non prevede questo tipo di class action e usa quest’ultima, visto che parla ad un convegno di Confindustria, come spauracchio (pur se finto) contro la Pubblica Amministrazione che paga le aziende fornitrici con tempi jurassici e, soprattutto, per invogliarsi chi lo sta ascoltando e strappare applausi e consensi. Povera class action… che per ora continua a restare nei film americani con John Travolta e Julia Roberts. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Un pedaggio sull’anulare di Roma?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2010

“L’Anas dovrebbe pensare a rendere più sicure le strade, anziché riempirsi ulteriormente le tasche con questo scempio”. Questo il commento di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, sul pedaggio elettronico voluto dall’Anas sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’autostrada che collega la Capitale con Fiumicino. La società gestrice della rete stradale italiana pubblicherà oggi il bando di gara di 150 milioni per la cosiddetta “esanzione dinamica senza barriere”, una sorta di occhio elettronico in grado di leggere le targhe dei veicoli in transito e di inviare automaticamente a casa la richiesta di pagamento. Il Campidoglio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio hanno già fatto fronte comune per impedire un progetto che – pur non riguardando chi si muove all’interno alla città, bensì solo chi vi arriva dall’autostrada o coloro i quali verso questa si dirigono – darebbe il colpo di grazia a tutti quei pendolari già penalizzati dai rincari delle tariffe autostradali scattati in estate e poi bloccati dalle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. “Il Gra è utilizzato ogni giorno da migliaia di lavoratori come percorso quasi obbligato per andare a lavoro – incalza Soldà –, e altrettanto vale per la bretella Roma-Fiumicino. E’ impensabile tassare il pedaggio su strade di così vitale importanza, a maggior ragione se si calcola che quella dei pendolari già non è una delle categorie più fortunate. Se al traffico, al lungo viaggio, ai rincari della benzina, si deve aggiungere anche una tassa extra per 5 giorni settimanali, per i lavoratori che vengono dall’hinterland romano recarsi in ufficio diventerà un’impresa”. Italia dei Diritti promette battaglia nei confronti di tale progetto e invita tutti i sostenitori del movimento ad appoggiare le iniziative che verranno a breve rese note.

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Autostrade: se perdete il biglietto. Consigli

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Che cosa succede se si perde il biglietto di ingresso autostradale? Si paga l’intera tratta. L’automobilista che smarrisce il biglietto non è, ovviamente, in grado di dimostrare l’effettivo percorso, cioè il casello autostradale di entrata. Di conseguenza la società autostradale impone il pagamento dell’intera distanza. Se, ad esempio, si è entrati nell’A1 a Bologna e si esce a Milano e non si trova piu’ la scheda, il casellante chiede il pagamento della tratta dichiarata (Bologna – Milano), contestualmente redige un rapporto di mancato pagamento in base al quale lo sfortunato automobilista si vedrà recapitare a casa una lettera, con la quale si intima il pagamento della tratta Salerno – Bologna, che si aggiunge al versamento già effettuato Bologna – Milano, cioè l’intero percorso.  Insomma son guai, a meno che il nostro malcapitato non risponda all’intimazione di pagamento con una lettera raccomandata, nella quale dovrà essere riportata una dichiarazione che attesti l’effettivo percorso, accludendo la fotocopia di un documento di riconoscimento. Questo dovrebbe essere sufficiente a dimostrare la veridicità di quanto dichiarato. Se non bastasse si può sempre ricorrere al giudice di pace.

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Quote latte: la lega sfiducia di fatto Galan

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2010

“Evidentemente la Lega preferisce difendere pochi truffatori e non la maggioranza di cui fa parte. Quanto avvenuto oggi in Commissione Agricoltura alla Camera segna prima di tutto una sconfitta del governo che incassa il parere negativo alla manovra da parte di una Commissione parlamentare. In secondo luogo, l’uscita dall’aula della Lega – che, pur di non votare le modifiche all’articolo 41 che condizionava la sospensione del pagamento delle multe sulle quote latte  a un parere della UE, ha preferito mettere in minoranza il centrodestra – rappresenta di fatto una sfiducia nei confronti del ministro Galan e di tutto il governo”.  Così Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, commenta a caldo sul suo blog il voto della XIII commissione di Montecitorio dove è stato respinto il parere presentato dalla maggioranza.

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Parco pubblico e giochi a pagamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

Il Comune di Messina, in modo involontario, ha comunque somministrato ed ammannito, ai giovanissimi suoi concittadini una lezione che sarà utile loro per la vita e che introietteranno a mo’ di imprinting data la loro giovane età. Ci riferiamo al fatto che il parco giochi di villa Dante, affidato dal Comune alla gestione di  una ditta privata, non abbia al suo interno neppure  un gioco gratis o per dirla nella nostra lingua materna “ a francavigghia”.  Così i messinesi di domani, future donne e futuri uomini, sapranno che tutto si paga e potranno essere grati a quell’Amministrazione che da bimbi evitò di illuderli.  Tuttavia qualcuno all’interno della stessa Amministrazione Comunale deve essersi accorto che fare pagare tutto, poteva apparire un po’ “troppo radicale” e allora leggiamo da fonti stampa che un Assessore ha dichiarato che auspica di “poter realizzare un’altra area con giochi gratuiti” . Bilancio permettendo. Forse sarebbe stato però meglio  pensarci prima.  Resta per Noi Indipendentisti Progressisti du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” la convinzione che sia possibile ed utile offrire alcuni servizi sociali, compresi quelli ludici per i bambini, in forma gratuita, risparmiando semmai, più e meglio, su altri capitoli di spesa, a Messina, città Siciliana come altrove.

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Iva sui rifiuti

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Il gestore della raccolta dei rifiuti nell’area fiorentina, Quadrifoglio, fa opera di cattiva e sbagliata informazione. Il presidente dell’azienda, Giorgio Moretti, interpellato oggi dal quotidiano “La Nazione” canta vittoria contro rimborsi e applicazione dell’Iva grazie ad una disposizione approvata nel recente decreto legge n.78/2010 che qualifica la Tia come corrispettivo e non tributo. Quindi, dice il nostro: “a differenza di altri abbiano fatto bene a tenere duro”, continuando a far pagare l’Iva nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia qualificato il pagamento delle bollette dei rifiuti come un tributo e non un corrispettivo per un servizio. Vediamo perche’ sbaglia.
La Tia (tariffa igiene ambientale) che viene applicata da Quadrifoglio non e’ quella a cui fa riferimento il decreto legge 78/2010. Che invece riguarda la Tia del Codice ambientale (dlgs 152/2006), non ancora in vigore perche’ mancano i decreti attuativi. La Tia fiorentina e’ quella del Decreto Ronchi (d.lgs.22/97), poi abrogato dal Decreto ambientale. La questione, quindi e’ tutt’altro che risolta, perche’ e’ nel marasma totale: la Tia applicata e’ quella di una legge abrogata e sostituita da una nuova che non e’ entrata in vigore per assenza degli specifici decreti, decreti che dovevano essere emanati entro il 30 giugno 2010…. In questo marasma e’ bene non cantar vittoria e dedicarsi ad autoelogi, perche’ una sola e’ la certezza: la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che le bollette per i rifiuti sono il pagamento di un tributo e non il corrispettivo per un servizio (quindi niente Iva). Non solo, per i rifiuti oggi si paga: – rispetto al metraggio della propria abitazione e non alla produzione specifica di rifiuti; – e, per esempio, per il lavaggio strade, la raccolta dei cani morti, la pulizia delle scritte sui muri, etc.. sono forse questi corrispettivi che il cittadino paga per un servizio preciso e non un tributo per un servizio generico di igiene ambientale? Infine, il decreto legge 78/2010 e’ solo entrato in vigore, ma non ha concluso il proprio iter, tant’e’ che al Senato abbiamo fatto presentare emendamenti soppressivi proprio della norma che fa cantare vittoria al presidente di Quadrifoglio. Al momento, quindi, e’ legittimata da parte dei contribuenti la richiesta di rimborso dell’Iva pagata illecitamente negli ultimi cinque anni e la pretesa che l’Iva non sia applicata… pretesa non tanto campata in aria visto che, per esempio, il gestore della capitale, Ama, non la fa pagare da tempo.

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Difficoltà nel pagamento delle Pensioni all’Inpdap

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Alcuni pensionati non hanno trovato in banca l’accredito della propria pensione. Il problema, che riguarda circa 700 pensionati in tutta Italia è collegato alla modifica dei codici ABI e CAB nel nuovo codice IBAN, senza il quale è impossibile l’accredito della pensione, che tuttavia può essere riscossa in qualsiasi ufficio postale. Al momento non si comprende bene a chi spettava, tra Banche, INPDAP e gli stessi pensionati, la comunicazione del nuovo codice IBAN, sta di fatto che i pensionati che non hanno trovato l’accredito in banca  faranno bene a recarsi nelle sedi dell’Istituto per comunicare il nuovo codice IBAN. A tale difficoltà se ne aggiunge tuttavia un’altra  ben più preoccupante relativa alle inefficienze del nuovo sistema informatico (SIN) dell’Istituto Previdenziale dei dipendenti pubblici, che sta rallentando l’attività di elaborazione delle pensioni con il rischio che il prossimo 16 Aprile possa saltare il pagamento delle nuove pensioni. Le difficoltà del Sistema Informatico dell’INPDAP costato quasi 400.000.000 di Euro, che doveva essere portato a regime già a Giugno 2008 e che ancora non è stato completato, ha fatto insorgere i lavoratori dell’Istituto, preoccupati delle ricadute su tutta l’attività di produzione. Gli “errori” gestionali da parte dei vertici dell’Istituto produrranno un danno non solo agli utenti ma anche ai dipendenti a cui verranno addossate responsabilità non proprie e che dovranno subire, oltre alle ire dei pensionati, le accuse di “fannullonismo” e, con le nuove norme introdotte da Brunetta, la decurtazione di parti consistenti di salario legate alla produttività. Pagando per l’incapacità di altri. Per rispondere a tale situazione la RdB ha dichiarato lo stato di agitazione e promosso per il giorno 23 Marzo la convocazione delle assemblee di tutti i lavoratori in tutte le Sedi dell’Istituto con un contestuale Black Out Informatico. Durante l’assemblea che si terrà a Roma la RdB, che era già intervenuta sull’argomento con diversi comunicati interni, presenterà un “Libro Bianco” sulla travagliata storia della realizzazione del nuovo sistema che dalla previsione di spesa di 173.000.920 di Euro deliberati nel 2004 ha fatto registrare un aumento dei costi che ha raggiunto ormai i 400.000.000 di Euro, senza per altro ottenere gli obiettivi fissati.

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Roma: concordato multe

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2010

Mentre già sono oltre 125mila, su 235mila previste, le lettere inviate da Equitalia Gerit per l’adesione al cosiddetto “concordato” sulle multe, il Comune di Roma lancia un nuovo servizio on-line per i cittadini romani interessati alla definizione agevolata delle vecchie contravvenzioni mai pagate, relative a infrazioni al Codice della Strada commesse fino al 31 dicembre 2004. Dal portale del Comune (www.comune.roma.it) è possibile sapere subito, semplicemente attraverso il proprio codice fiscale oppure il numero di partita Iva nel caso di società, se si riceverà da Equitalia Gerit una comunicazione di pagamento. L’interrogazione è aperta a tutti, senza necessità di accreditamento ai servizi on-line del portale. Per utilizzare il servizio, basta entrare nell’Home Page, cliccare sulla destra “Concordato Multe” e, quindi, sul nuovo servizio “Verifica se stai per ricevere la comunicazione del concordato”. Il termine per aderire al concordato scadrà il prossimo 15 maggio. La definizione agevolata delle vecchie multe consente di ridurre mediamente di due terzi (in qualche caso anche di tre quarti) l’importo dovuto per mettersi in regola. Fino a oggi gli sportelli dedicati a fornire informazioni al pubblico non hanno registrato segnalazioni che evidenzino dubbi o criticità sull’andamento delle operazioni. L’elenco dei destinatari della comunicazione, ora consultabile anche in Rete, contiene, infatti, esclusivamente i nominativi di coloro che, dopo i controlli incrociati eseguiti tra la banca dati del Comune e quella dell’Agente per la riscossione, sono risultati intestatari di cartelle esattoriali non prescritte nel termine di 5 anni e 150 giorni dalla data dell’ultima notifica. Per evitare, tuttavia, possibili disagi connessi a una prevedibile intensificazione, in prossimità della scadenza, delle richieste di informazioni agli sportelli appositamente istituiti dall’Amministrazione, l’assessore al Bilancio e allo Sviluppo Economico, Maurizio Leo, invita i cittadini interessati a non attendere l’ultimo momento per eseguire eventuali verifiche sulla propria posizione.

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Sanità Lazio: Indagine su Ticket e Quota Fissa

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

Dopo l’indagine sui tempi di attesa abbiamo voluto affrontare un altro tema delicato che coinvolge un ampia fetta di cittadini laziali e che riguarda il pagamento del Ticket sulle visite specialistiche. Lo dice in una nota il Dirigente Regionale Ugl Sanità Lazio Pietro Bardoscia. In premessa vorremmo ricordare che il Decreto n.42 del 17/11/2008, firmato dall’allora Commissario ad Acta Piero Marrazzo ha introdotto a partire dal 1 Gennaio 2009 delle quote fisse che i cittadini devono pagare per ogni impegnativa in aggiunta al ticket di 36,15 euro: 4 euro aggiuntivi per tutte le impegnative in cui vengono prescritte le visite specialistiche, esami di laboratorio e Radiografie; 5 euro aggiuntivi per le Fisioterapie e ben 15 euro per le Risonanze magnetiche e TAC. In particolare – prosegue il sindacalista – ci siamo soffermati sugli esami di laboratorio analisi visto che per questo tipo di esami il cittadino si presenta con più di una impegnativa, arrivando anche a 4 – 5 a seconda degli esami da effettuare e con la conseguenza di un esborso di denaro che per un cittadino con un reddito medio inizia a diventare difficile da sostenere ( es. 4 impegnative comportano un esborso di 144,6 euro di ticket + 16 euro di quota fissa per un totale di 160,6 € ). Su un campione di 100 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni con reddito, fascia che rappresenta la maggioranza di coloro che sono obbligati a pagare il ticket ( escludendo quindi gli esenti Totali, gli esenti per invalidità Parziale, gli esenti per Età e Reddito, gli esenti per Stato Sociale e Reddito, Esenti per Gravidanza, esenti per altre Categorie e Esenti per Patologia ) ne è uscito un quadro preoccupante. Di questi 100, il 19% dichiara di eseguire periodicamente ( o quando occorre) gli esami ritenendo congruo e giusto pagare l’attuale prezzo del Ticket e la quota fissa; il 43% dichiara di eseguire gli esami quando si rende necessario ma si lamenta del costo eccessivo del ticket e ritiene ingiusta la quota fissa; il 23% dichiara di rinviare gli esami ai soli casi urgenti,evitando dei controlli periodici, perché ritengono il ticket e la quota fissa un costo davvero eccessivo; il 15% non effettua nessun esame neanche se necessari perché non possono permetterselo. Soddisfazione per l’ indagine portata avanti da Bardoscia è stata espressa anche dal Segretario Provinciale Ugl Sanità di Roma Antonio Cuozzo “perchè dimostra quanto la Ugl Sanità sia vicino ai lavoratori e ai cittadini del Lazio sulle vere problematiche quotidiane, ma si rimane colpiti soprattutto per l’alta percentuale emersa, 23% e 19% , delle persone con difficoltà a curarsi o ad effettuare dei controlli , e anche se ci rendiamo conto che l’indagine è stata condotta su un campione di cittadini  limitato, non possiamo non essere amareggiati del fatto che ancora oggi nel Lazio ci siano cittadini che non possono curarsi come desiderano, o non possono farlo affatto, a causa degli alti costi degli esami”.

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Esposto Taiis contro Finanziaria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

Dopo gli appelli inascoltati al Governo affinché fosse cambiata una norma della Finanziaria iniqua ed in contrasto con le disposizioni europee sui ritardi di pagamento, il Taiis -Tavolo interassociativo imprese di servizi- ha deciso di rivolgersi all’Unione Europea. Nei giorni scorsi è  stato infatti inviato alla Commissione un esposto formale contro l’art. 2, comma 89 della legge finanziaria, che prevede il blocco per dodici mesi di qualsiasi azione esecutiva, inclusi i pignoramenti già eseguiti, per crediti verso le Asl delle regioni oggetto dei piani di rientro dai disavanzi sanitari, in sostanza quelle maggiormente indebitate. Per di più, la norma prevede che alle imprese, per quei 12 mesi, gli interessi siano dovuti solo al tasso legale e non sulla base di quanto stabilito dal decreto legislativo di recepimento della Direttiva contro i ritardi di pagamento. Il contenuto di tale norma, secondo gli esponenti del Taiis, oltre che inaccettabile nella sostanza, è in contrasto formale con le disposizioni europee vigenti (appunto, la Direttiva 35/2000 contro i ritardi di pagamento).  Nell’esposto presentato, il Taiis ha richiesto l’attenzione e l’azione della Commissione Europea anche contro alcune disposizioni del decreto legge 195 del 30 dicembre scorso, che riguarda l’emergenza rifiuti in Campania.Tale decreto, infatti, all’art. 3, ultimo comma, stabilisce che fino al 31 gennaio 2011 “non possono essere intraprese azioni giudiziarie e arbitrali nei confronti delle strutture commissariali e della Unità stralcio … e che le azioni pendenti sono sospese”. Il provvedimento prevede, inoltre, che “i debiti insoluti, dalla data di entrata in vigore del decreto non producono interessi e non sono soggetti a rivalutazione monetaria”.

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Toscana: Publiacqua e bollette doppie

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

L’ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori rende noto: “Publiacqua predica bene, ma razzola male. In un suo intervento alla trasmissione televisiva il Caso (Rete 37), Erasmo D’Angelis, il neo-presidente del gestore idrico fiorentino, martedi’ 12 gennaio dichiara che non ci saranno problemi per gli utenti coinvolti nel fallimento della società letturista Asco. Peccato che, nel frattempo, chi ancora non ha effettuato il (doppio) pagamento continua a ricevere intimazioni, con minaccia di sospensione del servizio. La vicenda risale ad almeno gennaio 2009 quando alcuni documenti, pubblicati sul nostro sito (2), dimostrano che Publiacqua era consapevole delle difficolta’ finanziarie di Asco, e che quest’ultima continuasse a incassare soldi dagli utenti senza poi versarli (come dovuto) nelle casse di Publiacqua. Quest’ultima si fa viva con gli utenti in piena estate, con una minaccia di sospensione del servizio se non ripetono il pagamento delle somme gia’ pagate ad Asco (in totale circa 104 mila euro) e da questa ‘distratte’.
La pubblica denuncia induce Publiacqua a soprassedere, ma solo temporaneamente. Torna all’attacco col nuovo anno, stessa minaccia: pagate (magari a rate) o saremo costretti a sospendere il servizio. Questo accade, mentre il neo-presidente parla di etica in Publiacqua, sempre nella trasmissione televisiva di cui sopra. Una parola vuota, in bocca a Publiacqua, che su tutta la vicenda ha tenuto un comportamento per lo meno ambiguo, tanto da spingerci e convincerci sempre di piu’ della bonta’ di una class action contro il gestore per la vicenda Asco e per altri comportamenti vessatori nei confronti degli utenti. Nel frattempo che la nostra class action sia formalizzata, cosa deve fare chi riceve l’intimazione al pagamento doppio? Consigliamo di non pagare e inviare una raccomandata A/R a Publiacqua: – ricordando che si e’ gia’ pagato ad Asco e che loro sono responsabili quanto Asco perchè, pur non ricevendo da mesi i soldi di questa società letturista hanno consentito alla stessa di continuare a raccogliere soldi che non sarebbero andati a loro per il pagamento del servizio; – diffidandoli dal taglio del servizio – ricordando che il loro neo-presidente ha pubblicamente dichiarato che non ci saranno problemi per quegli utenti che loro considerano inadempienti”.

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Ricorso giudici di pace a pagamento

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

“La situazione è analoga alla nave dei folli che anziché turare la falla  ne apre un’altra mentre la nave allegramente affonda”. Questo il sarcastico commento del responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli sul provvedimento del pagamento di minimo trentotto euro per far ricorso al giudice di pace anche per multe di minore importo. “Il legislatore – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – , convinto di risolvere il problema dell’ingolfamento dei giudici di pace, ha creato le sicure premesse per il collasso degli uffici del Governo ex prefetture. E’ facile infatti essere profeti nell’immaginare come l’inferocito popolo italico non perderà la catarchica soddisfazione del ricorso, semplicemente opterà per quello, esente da spese, della via amministrativa davanti al prefetto. La situazione è oltremodo complessa perché riguarda la problematica della mobilità negata e la necessità dell’utilizzo del mezzo privato. La mancanza d’infrastrutture che rende inevitabile il comportamento non ligio al codice della strada,  l’inadeguatezza della prassi amministrativa che mostra il fianco a facili ricorsi, il diritto costituzionale alla giustizia ma anche le sacrosante esigenze di bilancio. In mezzo a questo caos – conclude Marinelli – non si sa come uscirne e continua il mistero italiano di come facciano gli aerei a volare senza precipitare visto la banda d’impiastri che governa la complessità dei fenomeni. Certamente c’è il rischio di eliminare l’unico sfogo di un popolo che anziché indignarsi collettivamente per il dissesto generale, si accontenta di innocue proteste davanti a già pensionati, ora giudici di pace, in questa farsa nazionale nella quale sono tutti spettatori e attori”.

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Pagamento contributi unificati

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2010

Sollevata questione di legittimità costituzionale per violazione dell’art. 3 e 24 della Costituzione da parte della norma contenuta nella Finanziaria 2010 che ha introdotto l’obbligo del pagamento del contributo unificato nelle cause d’opposizione a sanzioni amministrative.  Il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA ritiene che la norma crei un iniquo, evidente ed irragionevole squilibrio fra Enti o pubbliche amministrazione con poteri sanzionatori da una parte e cittadini dall’altra, violando e vulnerando, quindi, il diritto alla difesa di quest’ultimi.  L’appello rivolto al Governo relativo allo stralcio dell’art. 2 al comma 212 della Legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Legge finanziaria) che ha introdotto il comma 6 bis nel decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 che ha generato in sordina una nuova tassa, ossia l’obbligo del pagamento del “contributo unificato” per i giudizi di opposizione a sanzioni amministrative di cui all’articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni, non è stato accolto. Dal 1°  gennaio infatti, le opposizioni a sanzioni amministrative che da sempre erano dichiarate per legge “esenti” e quindi sostanzialmente gratuite per tutti quei cittadini colpiti da multe e sanzioni amministrative illegittime ed ingiuste, con tale intervento legislativo per tutte le cause d’opposizione a sanzioni dovrà essere versato il contributo unificato che secondo la tabella allegata al Testo unico delle spese di Giustizia di cui al D.P.R. 115/2002 e successive modificazioni avrà il costo minimo di euro 30,00, oltre ad ulteriori 8,00 euro per spese forfettizzate. Per fare un semplice esempio, infatti, un cittadino erroneamente o illegittimamente sanzionato dalla Polizia Municipale per aver omesso di reiterare il pagamento della sosta sulle “strisce blu” (la cosiddetta multa per “grattino scaduto”), la cui sanzione amministrativa prevista dal Codice della Strada è pari ad appena 22,00 euro, dovrà pagarne ben euro 38,00 per poter proporre ricorso innanzi al Giudice di Pace, con ciò evidenziandosi un’evidente sproporzione tra il valore della controversia e le spese che devono in ogni caso essere anticipate dal ricorrente, confermando la violazione del principio di ragionevolezza scaturente dall’art. 3 della Costituzione. La norma introdotta dalla legge finanziaria, peraltro, mina sostanzialmente anche il diritto alla difesa di cui all’art. 24, che si assume anch’esso violato dei soggetti sanzionati i quali saranno senz’alcun dubbio disincentivati a presentare un ricorso il cui costo anticipato potrebbe essere in gran parte dei casi inferiore al valore della sanzione. Per queste ragioni, ritenuto che tale provvedimento sia incostituzionale per la violazione degli artt., 3 e 24, in quanto creerebbe un iniquo, evidente ed irragionevole squilibrio fra Enti o pubbliche amministrazioni con poteri sanzionatori da una parte e cittadini dall’altra, violando e vulnerando, quindi, il diritto alla difesa di quest’ultimi, lo scrivente componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA ha ritenuto opportuno porre questione di legittimità costituzionale nei ricorsi che presenterà lunedì 11 gennaio al Giudice di Pace di Lecce, ai fini dell’abrogazione della norma.

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