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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘paladino’

Filippo D’Edimburgo: Paladino dell’ambiente

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

Il Principe Filippo di Edimburgo fu Presidente del WWF Internazionale dal 1981 al 1996 e fino ad oggi ne era presidente emerito.Fulco Pratesi, Presidente Onorario e tra i fondatori del WWF Italia lo ricorda così: “Credo di poter dire di aver avuto un sincera amicizia con Filippo d’Edimburgo. Col primo Presidente del WWF Internazionale ho avuto modo di avere spesso incontri e di ammirare la sua semplicità, il suo humour. Il nostro comune passato (era più anziano di me di 13 anni) di cacciatori pentiti e l’amore per la natura mi consentirono di frequentarlo spesso. Ricordo negli anni 70 un’escursione al Parco Nazionale d’Abruzzo dove arrivò con un solo collaboratore e abitò con noi in un Motel Agip che preferì al Grand Hotel dove abitavano i turisti ricchi. Poi in una lunga salita in montagna dove, miracolosamente, riuscimmo a osservare due orsi marsicani al pascolo che il marito della Regina riprese con una minuscola macchina fotografica. Un viaggio all’Oasi WWF di Palo Laziale, invitati dalla principessa Nicoletta Odescalchi, nell’auto dell’Ambasciata britannica, mi chiese cosa significassero le schioppettate dei cacciatori che risuonavano lungo la via Aurelia. Ne fu indignato. In un volo nel suo aereo da Roma a Londra, nel quale si metteva sempre alla cloche ai decolli e agli atterraggi, parlavamo di natura e di animali da salvare. In una delle visite al WWF di Roma (nel 1995 incontrò tutto lo staff, visitando tutto l’ufficio) ci disse che se fosse stato distrutto il Colosseo, disponendo di disegni e rilievi, si sarebbe potuto in qualche modo ricostruirlo. Se si fosse estinto il rinoceronte indiano (allora in grave pericolo) nemmeno Dio avrebbe potuto rifarlo”. Fautore dell’incontro tra i movimenti ambientalisti e le grandi religioni monoteiste, venne in Italia anche in occasione del grande incontro interreligioso organizzato dal WWF ad Assisi nel 1986. “La sua scomparsa – conclude Pratesi – lascia un grande vuoto nel WWF”. Il principe Filippo è stato fra i padri fondatori del WWF, voce appassionata, sostenitore e un esempio per il lavoro dell’organizzazione fin dalla sua creazione, in particolare nel periodo in cui ne fu presidente. Nel 1970, il WWF ha intitolato a lui il suo più alto premio di conservazione, chiamato Duke of Edinburgh Conservation Award, per riconoscere e incoraggiare risultati significativi nel campo ambientale globale. Il principe è stato anche il primo presidente del WWF-UK, dalla sua fondazione nel 1961 al 1982.

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Il diagramma di Hayek

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

di Pietro Di Muccio de Quattro. Ian Bremmer ha scritto sul Corriere della Sera che “a livello globale, i valori liberali, come il rispetto delle leggi, i diritti umani, il libero mercato e le frontiere aperte, sono ancora alla ricerca di un paladino”. Lasciamo stare il “livello globale”, se cioè questo paladino siano gli Stati Uniti o l’Unione europea, e quanto lo siano o vogliano o possano esserlo. Occupiamoci del livello locale, dell’Italia. Da quando sono state introdotte le liste bloccate e nonostante il blando temperamento dell’ultima legge elettorale, il nostro sistema politico ha cessato d’essere una vera e propria democrazia. E’ stato deliberatamente pervertito in un’oligarchia temperata dal voto, come non mi stanco di definirla. Hanno dimenticato che con il porcellum la scheda elettorale non conteneva neppure i nomi dei candidati bensì soltanto rotondi e colorati simboli di partito, non dissimili dai tappi delle birre, in assoluta contraddizione con il concetto stesso di elezione, cioè scelta, dei parlamentari?
In questa oligarchia, esiste il paladino dei “valori liberali”? Sarò miope e presbite, io non lo scorgo. Non mi riferisco, ovviamente, a singole persone, che, per quanto non abbondino, esistono tuttavia e sono di valore in ogni campo della società. Alludo ad una formazione politica rea confessa del reato di liberalismo classico. Ne avemmo una nel 1994, che ha il merito storico di aver fermato gli epigoni ancora pericolosi del comunismo italico. Ma essa, da “partito liberale di massa”, a cui aspirava, si trasformò ben presto in “partito liberale di messa”, i cui fedeli celebrarono la funzione alla maniera di Andreotti, secondo la quale, in chiesa, mentre De Gasperi si rivolgeva a Dio, i democristiani parlavano con il prete. Oggi è di moda affermare che le ideologie sono finite. Per esempio, il più grande partito italiano proclama d’essere né di destra né di sinistra; e gli altri, senza dirlo, lo pensano ugualmente. Pur di acchiappare voti, i partiti truccano i connotati sulla carta d’identità.
Aveva ragione Longanesi: “Il moderno invecchia; il vecchio ritorna di moda”. Il vecchio dell’Italia, il vero Grande Vecchio nostrano è l’eterno trasformismo, nel quale moderni invecchiati e vecchi mondani sono del pari mascherati da “nuovisti”, bensì impegnati in forsennato tiro alla fune, tuttavia restando inevitabilmente sulla stessa linea di trazione. Come pensava Hayek, il liberale differisce tanto dal progressista (Sinistra) quanto ne differisce il conservatore (Destra): “Mentre il conservatore offre semplicemente una versione moderata dei pregiudizi del suo tempo, il liberale oggi deve opporsi in modo più positivo ad alcune delle idee fondamentali, condivise in gran parte da conservatori e socialisti.”
Permane gigantesca un’esigenza insoddisfatta della storia nazionale del ’900: la formazione di un vero partito del liberalismo. I liberali, quelli veri cosiddetti classici, non appartengono né alla destra né alla sinistra. Non sono né socialisti né conservatori. L’idea che i liberali si trovino in qualche punto al centro dello schieramento è, al contempo, vaga, equivoca, perdente. Non chiarisce affatto i reali rapporti reciproci tra socialprogressisti (Sinistra), conservatori antagonisti (Destra), liberali tout court. “Se vogliamo un diagramma – ha scritto Hayek, un classico che troppi liberalucci e sedicenti liberali contemporanei disprezzano alla stregua d’un oscurantista reazionario – sarebbe più appropriato disporli in triangolo, mettendo i conservatori in un angolo, con i socialisti che tirano verso il secondo angolo e i liberali verso il terzo.”
Il partito del liberalismo è indispensabile che proceda secondo il diagramma di Hayek. Diversamente sarà un partito tra tanti, di cui non s’avverte il bisogno. I fautori della via di mezzo (i “moderati” senza qualità aristotelica!) ma privi della tensione coerente con la loro specifica direzione, finiscono con il convincersi che la verità sta tra i due estremi e, non volendolo, seguono lo spostamento impresso dagli altri. Senza accorgersene, mutano posizione mantenendo le distanze, però facendosi trascinare sull’altrui terreno. Insomma, come diceva Demostene di Filippo, il loro nemico diventa il loro stratega. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Concerto festa della repubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2011

Torino 2 giugno 2011 alle 21.30 in piazzetta Reale a Torino, per la 65° Festa della Repubblica. Il concerto si aprirà con il saluto del presidente del Consiglio regionale del Piemonte e del vicepresidente delegato al Comitato Resistenza e Costituzione e sarà trasmesso anche quest’anno in diretta sul canale Rai Storia del digitale terrestre e su Radio3. In programma una scelta di celebri pagine sinfoniche e corali dal grande repertorio operistico italiano. Unica eccezione l’apertura, affidata all’Ouverture dell’Egmont di Beethoven, che fa rivivere la storia del paladino della libertà fiamminga contro l’oppressione spagnola, decapitato nel 1567 per ordine di Filippo II. A seguire pagine di Giuseppe Verdi come i cori “O Signore, dal tetto natio” da I Lombardi alla prima Crociata, “Si ridesti il leon di Castiglia” dall’Ernani, il Coro di zingari dal Trovatore, I Cori di zingarelle e mattadori dalla Traviata, “Patria oppressa” dal Macbeth, la Sinfonia daGiovanna d’Arco e il Preludio dalla Traviata. E non mancano altre voci del melodramma italiano, come Gioachino Rossini, con la Sinfonia dalla Semiramide, e Giacomo Puccini, con l’Intermezzo da Manon Lescaut. Per il giovanissimo astro nascente della direzione d’orchestra Andrea Battistoni – già sul podio dei più importanti teatri italiani e Primo direttore ospite del Teatro Regio di Parma – il concerto del 2 giugno segna il debutto sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, che tornerà a dirigere nel corso della prossima stagione con un programma interamente dedicato a Beethoven. (concerto, battistoni)

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