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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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L’Unione Europea ha consentito a Khaled Barakat di parlare al Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Un episodio sorprendente visto che lo scrittore palestinese appartiene al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), che la stessa Unione Europea ritiene essere gruppo terroristico (così come Stati Uniti, Israele, Australia, Canada e Giappone).
Barakat, anche membro della ong pro-BDS Samidoun, è stato invitato del neo-eletto eurodeputato spagnolo Manu Pineda, attivista BDS che ha un curriculum tutt’altro che immacolato:nel 2012 si fece immortale in una foto con il capo di Hamas Ismail Haniyeh;
2013 pubblicò su Facebook una foto che lo ritraeva insieme a terroristi del Fplp con armi e volto coperto;nel 2015 commemorò sul proprio account Instagram l’ex segretario generale del Fplp, Abu Ali Mustafa, accusato d’essere la mente di numerosi di attentati in Israele.In un incontro, datato 2016, in Sudafrica e riportato da media palestinesi, Barakat affermò che l’obiettivo della ong pro-BDS Samidoun era:“Rovesciare il progetto del movimento sionista e costruire una Palestina su tutto il territorio nazionale”.Khaled Barakat ha parlato al Parlamento europeo il 10 luglio scorso. Poco più di due settimane prima (22 giugno) è stato fermato mentre andava a tenere un discorso sull’attacco americano ai diritti dei palestinesi a Berlino.È stato portato in una stazione di polizia, dove gli è stato consegnato un documento di otto pagine che gli proibiva di prendere parte a qualsiasi tipo di attività politica fino al 31 luglio, inclusi incontri, eventi e riunioni. Documento che elencava molti discorsi pronunciati da Barakat a Berlino e lo avvertiva che i suoi interventi avrebbero potuto causare tensioni fra ebrei, palestinesi e arabi presenti a Berlino.
Khaled Barakat è stato invitato da Manu Pineda, membro del Parlamento europeo in rappresentanza di Izquierda Unida (Sinistra unita) dello stato spagnolo. Era accompagnato da Charlotte Kates, coordinatrice internazionale della rete di solidarietà dei prigionieri palestinesi di Samidoun e Mohammed Khatib, coordinatore europeo di Samidoun.Tutto normale?

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Gaza: Perché Israele non ha reagito ai bombardamenti di Hamas con un’operazione militare

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

By Ugo Volli. Tutti sappiamo che nei giorni scorsi ci sono stati una serie di gravi incidenti a Gaza e dintorni. Una missione segreta, forse di raccolta di informazioni ma di cui non conosciamo l’obbiettivo e lo svolgimento, è stata scoperta e ha subito un’imboscata. Un tenente colonnello israeliano particolarmente stimato è stato ucciso e un altro ufficiale ferito. Nell’operazione di salvataggio la squadra dei terroristi che li aveva assaliti è stata distrutta, con sette morti dalla loro parte, fra cui un alto dirigente militare di Hamas; un’altra dozzina è stata ferita. In rappresaglia a queste perdite i terroristi hanno spedito quasi cinquecento fra razzi e colpi di mortaio su obiettivi civili Israele, uccidendo una persona (il caso ha voluto che fosse un lavoratore arabo di Hebron, che dormiva in una casa di Ashkelon e ferendone in diversa misura parecchie altre. Iron Dome ha abbattuto quasi tutti (ma non tutti) i razzi che apparivano diretti su luoghi abitati. L’aviazione israeliana ha risposto distruggendo una settantina di obiettivi militari e uccidendo una dozzina di terroristi. Dopo un giorno l’incidente è finito: Hamas ha chiesto il cessate il fuoco e il gabinetto di guerra israeliano ha deciso di non procedere con l’operazione di terra che era pronta. Gli abitanti delle comunità intorno a Gaza hanno protestato, e giustamente perché la loro vita è spesso resa difficilissima dagli attacchi missilistici e dai palloni molotov dei terroristi. Meno giustamente l’opposizione di sinistra (che rivendica l’eredità dei governi di Peres che ha consegnato quasi tutta Gaza all’Autorità Palestinese e di Sharon che ha sgomberato gli ebrei da quel che restava) ha attaccato il governo come incapace di difendere il paese. Ma questo sta nella dialettica democratica e saranno gli elettori a decidere chi ha ragione. All’estero e anche in Italia ci sono stati alcuni generali da salotto che senza alcun diritto politico o morale e soprattutto senza alcuna competenza hanno predicato l’occupazione di Gaza o la sua “distruzione”, dando dell’imbelle a Netanyahu.
In realtà il problema di Gaza non è risolvibile, può solo essere delimitato. Cerchiamo di guardare le cose dal punto di vista freddo di chi deve prendere le decisioni per Israele. A Gaza vi è un milione e mezzo di persone che non c’è modo di fare magicamente scomparire. Buona parte fra loro appoggiano i terroristi, che sono forti di parecchie decine di migliaia di uomini armati e hanno usato tutte le loro risorse per preparare tunnel e bunker di difesa, fortemente minati. Questi e i loro centri comando, le loro fabbriche e i loro depositi di armi, sono accuratamente sistemati vicino o sotto case d’abitazione, ospedali, scuole. Naturalmente non è possibile, per ragioni etiche e anche politiche, pensare di “spianare la striscia” con bombardamenti, come scrivono alcuni stupidi o provocatori. Né Hiroshima né Dresda possono essere esempi per l’esercito israeliano. Chi fosse così pazzo da tentarlo, provocherebbe la distruzione morale e probabilmente anche politica di Israele.
L’esercito israeliano può però conquistare sul terreno quest’incubo militare, ma a prezzo di molte decine o centinaia di morti suoi, e di migliaia o decine di migliaia di morti arabi, in buona parte civili. Ci sarebbe un prezzo politico altissimo da pagare, non solo sulle piazze occidentali ma anche nelle relazioni fondamentali che Israele sta costruendo con gli stati arabi contro l’Iran, che è il vero nemico pericoloso. Questa è la ragione per cui l’Iran sta finanziando Hamas esattamente per risucchiare Israele in un’operazione del genere.Una volta conquistata Gaza, bisognerebbe decidere che farne. Tenerla occupata, senza avere eliminato tutti i terroristi fino all’ultimo (il che è impossibile), ci sarebbe un’emorragia continua di morti e feriti nell’esercito, a causa di attentati. Inoltre dovrebbero stare qui truppe che servono a difendere il Nord, richiedendo richiami massicci di riservisti, con i problemi conseguenti. Lasciarla vorrebbe dire restituirla a Hamas, che ha radici profonde nella striscia e quadri anche all’estero; o darla alla Jihad islamica, che è espressione diretta dell’Iran, o consegnarla a Fatah, cioè ad Abbas, ammesso che volesse e sapesse tenerla; ma non bisogna farsi illusioni, il movimento non ha meno propensione al terrorismo di Hamas. Più probabilmente ne uscirebbe una specie di anarchia, in cui le bande terroriste competerebbero fra loro sulla capacità di infliggere danni a Israele. Si potrebbe infine fare un’operazione limitata come le precedenti, l’ingresso di qualche chilometro nel territorio di Gaza, con distruzione di risorse e organizzazione terroriste. Ma il risultato sarebbe solo provvisorio come nei casi precedenti. Al prezzo di qualche decina di morti fra i soldati israeliani e di qualche centinaia o migliaia di terroristi (ma anche di civili), e di costi politici notevoli, si restaurerebbe per un po’ di tempo la calma. Purtroppo se c’è una cosa che a Hamas non manca sono i ricambi militari, dato il lavaggio del cervello che ha inflitto alla popolazione. Le perdite, come è accaduto in passato, sarebbero presto ripianate.Guardiamo ora l’altro lato della bilancia, sempre con la lucidità al limite del cinismo che occorre in questi casi. Hamas ha usato 500 missili in un paio di giorni, ottenendo un morto e qualche ferito. Di fatto non ha danneggiato Israele se non nel morale degli abitanti vicino alla Striscia, costretti a subire un logorante bombardamento nei rifugi. Ma sul piano militare non è accaduto nulla di significativo. Anzi, si è dimostrata con chiarezza l’impotenza del terrorismo dei missili. Hamas avrebbe potuto continuare una settimana o un mese, senza fare davvero male allo stato ebraico. Anche il tentativo di concentrare nel tempo e nello spazio il bombardamento non ha avuto esiti: ci sono stati 80 missili lanciati in un’ora su un territorio limitato, e Iron Dome ha retto. Si può dire che questa occasione abbia dimostrato che l’arma dei razzi, almeno di quelli a corto raggio di Hamas, è spuntata. (Per quelli molto più sofisticati di Hezbollah e dell’Iran il discorso potrebbe essere diverso.) Come del resto non sono decisivi i loro tunnel e gli assalti in massa alla frontiera. Hamas è nell’angolo, può gridare vittoria quanto vuole, sul piano militare, come su quello politico è perdente.
In nome della “deterrenza” bisognava fare un’operazione di rappresaglia e entrare a Gaza, come Hamas ha in sostanza invitato a fare? No, era una trappola. Così ha valutato l’esercito israeliano e così ha deciso il gabinetto di guerra e Netanyahu. Israele è interessato alla calma, non vuole avere perdite inutili, non vuole offrire il fianco alla propaganda antisemita, sa che la guerra vera è quella del Nord, con Iran, Hezbollah, Siria (e dietro, almeno in parte la Russia). Ha scelto una linea razionale, non emotiva. Non si è fatto tentare dalla logica di “punire” Hamas per le sue provocazioni, ma ha badato al calcolo dei propri interessi. Non ha consentito che si lacerasse la trama del dialogo con i paesi sunniti. Non ha dato armi propagandistiche ai boicottatori. Non ha mostrato debolezza, ma lucidità.

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Perché nessuno si indigna per i disastri ecologici provocati da Hamas?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Se c’è un valore condiviso nella nostra società, a l di là delle divergenze politiche sociali, nazionali, è quello della natura. Tutti, più o meno, ci rendiamo conto che l’aumento del numero degli esseri umani e delle risorse che consumano mette a rischio il pianeta, che in particolare fauna e flora sono a rischio e che se non stiamo attenti rischiamo di lasciare ai nostri discendenti una Terra difficile da abitare e più povera di quella che abbiamo ricevuto. E’ necessario curare l’ambiente, combattere la desertificazione, ripiantare i boschi, proteggere gli animali, evitare di inquinare con fumi, rifiuti, residui industriali.Fin qui, credo, tutti saranno d’accordo, anche se magari sulla gravità dei mali e sui rimedi da adottare ci può essere discussione. Ma allora saremo anche tutti d’accordo che bisogna lodare i comportamenti ecologici dei vari stati e movimenti e condannare quelli che invece abusano delle risorse, le sprecano o le rovinano per scopi politici. Per esempio, bisogna guardare a Israele e a Hamas.Israele è un miracolo ecologico. Tutte le testimonianze e le immagini che ci sono rimaste dicono che la terra di Israele, prima della costituzione dei primi rinnovati insediamenti ebraici, un secolo e mezzo fa, era uno dei luoghi più desolati della costa mediterranea: paludoso e malarico sulla costa, desertico all’interno, quasi totalmente privo di alberi e di popolazione. Oggi chi è stato anche solo per un breve viaggio turistico in Israele ne riporta il sentimento di un territorio verde, con campi ordinati e boschi ombrosi, pieno di verde anche dove la natura è di per sé molto aspra, come nella valle del Giordano o nel Negev. In una regione devastata da una carestia che dura ormai da sei anni, Israele ne ha limitato moltissimo i danni, grazie all’uso di tecnologie innovative come i grandi desalinizzatori, l’irrigazione a goccia, il riciclo intensivo delle acque usate. Bisogna aggiungere che Israele ha tanta attenzione e amore per la sua fauna selvatica, da essere diventato la tappa più importante del Mediterraneo per gli uccelli migratori e da aver recuperato una popolazione di animali selvatici del Medio Oriente altrove quasi distrutta, come antilopi, avvoltoi, caprioli e cani del deserto, che non è difficile vedere anche nei parchi delle grandi città.
Hamas invece dell’ecologia non ha alcuna cura, anzi evidentemente la disprezza. Nonostante tutti gli aiuti internazionali ricevuti ha scelto di non istallare depuratori e di lasciare che le acque di scarico di Gaza fluiscano senza controllo in mare, ottenendo con ciò non solo di inquinare alcune delle più belle spiagge israeliane del sud, ma anche il suo territorio. Di recente, per orchestrare la lugubre scenografia degli assalti di massa che ha organizzato contro la frontiera israeliana, ha fatto bruciare migliaia di pneumatici provocando un inquinamento inaudito dell’aria, del suolo e della falda, infinitamente peggiore di quello delle zone industriali più arretrate. Sempre in questa occasione, ha scoperto una nuova arma terroristica e cioè gli aquiloni e i palloni a elio con carichi incendiari che hanno messo a fuoco migliaia di ettari di campi e di riserve naturali in Israele. L’odio per la natura è arrivato al punto di usare come veicolo incendiario un povero falco selvatico, condannato così a morte atroce. (Ugo Volli)

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Turchia, il premier Erdogan: “Con i palestinesi contro la giudaizzazione di Gerusalemme”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

erdoganIncontrando il primo ministro palestinese Rami Hamdallah in visita ad Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha promesso che il suo governo collaborerà con il popolo palestinese contro quella che ha definito la “giudaizzazione di Gerusalemme”.
Le parole di Erdogan, riprese dall’emittente israeliana “Channel 2”, sono giunte durante un incontro tra il presidente turco e il primo ministro dell’ANP, in visita ufficiale a Istanbul. Il presidente turco ha anche fatto appello ai “musulmani di tutto il mondo” a visitare la Moschea al Aqsa, situata sul monte del Tempio a Gerusalemme. “Come comunità musulmana, abbiamo l’obbligo di visitare al Aqsa più spesso. Ogni giorno dell’occupazione israeliana di Gerusalemme rappresenta per noi un insulto“, ha affermato Erdogan, che poche ore prima aveva anche accusato Israele di “uccidere bambini”.Il ministero degli Esteri israeliano ha reagito con una dura nota ufficiale: “Chi viola sistematicamente i diritti umani nel proprio paese non dovrebbe permettersi di impartire lezioni all’unica democrazia della regione. Israele garantisce la piena libertà di culto a ebrei, musulmani e cristiani, e continuerà a farlo a dispetto delle infondate diffamazioni rivolte contro“. Commentando le parole di Erdogan, il presidente della Knesset, Yuli Edelstein, ha dichiarato che il presidente turco “era e rimane un nemico di Israele”Dura anche la replica del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, che ha così commentato: “È sorprendente che Erdogan, alla guida di uno stato che ha occupato Gerusalemme per 400 anni, voglia farci la predica su come gestire la nostra città. A differenza che sotto occupazione turca – ha proseguito Barkat – Gerusalemme sotto sovranità israeliana è una città fiorente, aperta e libera che garantisce la libertà di religione e di culto a tutti. Negli ultimi anni, un numero record di musulmani ha visitato e pregato sul Monte del Tempio esercitando assoluta libertà di religione sotto la sovranità israeliana. Il legame del popolo ebraico con Gerusalemme risale a più di 3.000 anni fa. Gerusalemme è e rimarrà sempre la nostra capitale. In ogni angolo della città vediamo radici ebraiche risalenti alle epoche del Primo e del Secondo Tempio, al periodo musulmano e alla conquista ottomana. Mentre celebriamo i 50 anni dalla riunificazione di Gerusalemme invito Erdogan a visitare la nostra città per stupirsi nel vedere di persona come è cambiata per il meglio rispetto a quando la governavano i turchi”. (Fonte: Agenzia Nova, Israele.net) (foto: erdogan)

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“E’ tempo di giustizia in Palestina. Le responsabilità dell’Europa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

la sapienzaRoma 23 MARZO, Università La Sapienza, Fac. di Mineralogia Aula LUCCHESI h. 15 – 18 All’ incontro interverranno:
– Mahmoud Zawhare, palestinese, coordinamento della resistenza popolare non violenta
– Michel Warshawski, israeliano, Alternative Information Center
– Pierre Galand, da Bruxelles, coordinatore del Tribunale Russell sulla Palestina
Nella successiva tavola rotonda coordinata da Luisa Morgantini interverranno i parlamentari:
– Filippo Fossati, PD
– Marietta Tidei, PD
– Manlio Di Stefano, M5S (da confermare)
– Brando Bonifei, S&D PE (intervento scritto)
– Eleonora Forenza, GUE, PE
Verrà presentata la campagna europea “Justice for Palestine. End European complicity”
Arci, AssopacePalestina, Cultura è Libertà, Ebrei contro l’occupazione, Fiom, Gazzella onlus, Oltre il mare, Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese, Rete della Pace, Transform!

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Il difficile compito di Papa Francesco in Palestina

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

palestinaIl problema della cittadinanza è solamente uno dei problemi e neanche il più urgente. Il vero e ineludibile problema sta nel cercare e attualizzare la possibilità di integrazione culturale, senza la pretesa (fortunatamente messa all’angolo con le dimissioni di Ratzinger) di negare un dialogo interreligioso a solo vantaggio delle predicazioni tendenti a sostenere il primato religioso del cristianesimo, cercando ciò che divide Cattolicesimo e Islam, mortificando o trascurando ciò che unisce.
I danni commessi da Benedetto XVI hanno rischiato uno scisma, dopo l’accertamento fallimentare di una teologia scientista e non fideistica. Arduo il compito di Papa Francesco che dovrà riaprire quelle porte che il suo predecessore aveva chiuso.
Si risvegliano ansie mai sopite, ma solo distratte; ora ovunque si vuole parlare di dialogo cristiano-islamico, creando una confusione di progetti che disorienta, perché manca l’argomento sul quale concentra un possibile dialogo.
Le religioni monoteiste sono tre, intrise di cultura mediterranea e umanistica, vantano la medesima discendenza di Abramo, ma subiscono una frattura verticale, che le divide.E’ la figura di Cristo, con il suo insegnamento, che, erroneamente viene interpretato come una barriera, della quale servirsi a proprio comodo, ad aprire lettere di credito a piacimento, senza una discrezionalità coerente.
Dobbiamo chiarirci le idee nel nostro interno prima di affrontare un dialogo, perché ne usciremmo molto male; specialmente un dialogo con i musulmani, perché nei temi più importanti ne usciremmo pesantemente maltrattati.
Argomenti come La Pace, la guerra, i Sacramenti e i pilastri dell’Islam, le fonti della religione, “ma quali radici !!!”, sono tali da zittirci, specie se dovessimo fare riferimento alla predicazione del pontefice dimissionario.
Papa Francesco tenta l’ impresa difficile di un dialogo con il mondo ebreo; e tale difficoltà mi duole, perché li considero fratelli semiti, ma sono diventati uno Stato, lo Stato sionista di Israele, ritornando al loro antico vezzo di allearsi con i più forti.
Furono le frange marginali degli ebrei che vollero la morte di Cristo, quelle alleate ai romani; così adesso sono le frange sioniste che impongono il loro verbo che nulla mantiene delle Scritture.Se non facciamo una netta distinzione tra sionisti ed ebrei non caveremmo mai un ragno del buco.Ma rimane la presenza inquietante di Cristo a tenerci separati, mentre tale presenza ci unisce al mondo musulmano.
Noi cristiani crediamo in Cristo nella sua duplice natura umana e divina, ma non riusciamo e non riusciremo mai a fornire una spiegazione razionale. Ci impongono dottrine semantiche, teorie analogiche e anagogiche, letture esegetiche, ma rimane il mistero che non penetra nella nostra intelligenza, ma nella nostra coscienza e si fa Fede.
Per cui crediamo in Cristo con Fede ma non con intelligenza.
I musulmani hanno bisogno di capire, per questo l’Islam non impone dogmi, né impone una gerarchia religiosa che si fa da tramite tra Dio e l’Uomo.Non capiscono e non potrebbero mai capire l’adesione ad un dogma sancito da un uomo ex cattedra, o da tanti uomini riuniti in Concilio. Da qui la loro venerazione per Gesù con intelligenza, ma non con fede.
Non possiamo smettere di interrogarci sul nostro “Chi siamo ?”, perché rischiamo che la domanda possa tramutarsi in “Chi crediamo di essere ?”Continuiamo a sancire formule, come se la Fede possa mai essere racchiusa nelle parole di un qualunque uomo (Ma voi non fatevi chiamare Rabbi, perché siete tutti fratelli).Finora è emersa una tensione che parte dal vaticano, che avrebbe voluto forzare un avvicinamento allo Stato Sionista di Israele; ma questo avrebbe potuto farlo il vaticano in quanto Stato città del Vaticano, ma non certo come Stella polare del cristianesimo; questo ruolo viene rilanciato da Papa Francesco per cui ogni cristiano cerca dentro di sé la sua Stella polare: “In interiore homine habitat veritas. Noli foras ire, in te ipsum redi.”
Da qui il difficile impegno di Papa Francesco: il mondo musulmano , nella sua stragrande maggioranza sunnita che rappresenta il 90% del mondo musulmano, cerca e vuole il dialogo interreligioso, considerando gli ebrei fratelli semiti, ma non avviene la reciprocità da parte dello Stata sionista di considerare i Palestinesi fratelli semiti. Auguri Santità Papa Francesco. (Rosario Amico Roxas)

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Gerusalemme: altra serie di attentati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

attentatiUn 13enne ebreo e’ in gravissime condizioni dopo essere stato accoltellato in un quartiere a nord di Gerusalemme da due palestinesi. Si tratta del terzo attacco della giornata, dopo un’aggressione vicino alla Porta dei Leoni e un secondo accoltellamento ad Ammunition Hill. Il bilancio e’ di due palestinesi uccisi e due feriti, mentre tra gli israeliani, oltre al 13enne in pericolo di vita, si registra un ferito grave, un terzo ha riportato ferite lievi mentre un quarto e’ rimasto illeso.
Il primo attacco e’ avvenuto di prima mattina nei pressi della Porta dei Leoni, all’ingresso della Citta’ Vecchia. Un palestinese ha tentato di accoltellare un poliziotto, rimasto pero’ illeso grazie al giubotto anti-proiettile. Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco e hanno ucciso l’aggressore. Il secondo incidente e’ avvenuto a Gerusalemme Est, nella zona di Ammunition Hill, poco distante dal quartier generale della polizia. Una donna palestinese e’ stata colpita dopo aver attaccato un agente, rimasto leggermente ferito. Il poliziotto si era insospettito dal suo comportamento e le aveva chiesto di fermarsi. Lei invece aveva continuato a camminare, poi si era voltata e l’aveva accoltellato. La donna e’ stata portata all’ospedale in condizioni serie.
Meno di un’ora dopo, nel quartiere settentrionale di Pisgat Zeev, un 25enne ebreo e’ stato colpito da due palestinesi, rimanendo gravemente ferito. I due aggressori hanno poi accoltellato un 13enne in bici, prima di tentare la fuga, ma uno e’ stato colpito da un auto mentre il secondo e’ stato ucciso dai poliziotti. Il 13enne e’ stato trasportato privo di conoscienza e intubato all’ospedale Hadassah Ein Kerem, in condizioni critiche.In serata un altra attentato, il quarto di oggi sempre a Gerusalemme, da parte di un terrorista ‪arabo che ha tentato di prendere un arma da un soldato su un autobus all’entrata di ‪Gerusalemme, per poi accoltellare lui e altre due persone. Il terrorista è stato ucciso.
L’ondata di violenze che si registra in Israele “non viene dalla frustrazione palestinese per la mancanza di una soluzione diplomatica” ma dal desiderio di “distruggere” lo Stato ebraico. Lo ha affermato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, intervenendo alla Knesset, il Parlamento, in occasione dell’apertura della sessione invernale. Nonostante “un centinaio di anni di terrorismo e di tentativi di distruggere l’impresa sionista, i nostri nemici non hanno ancora imparato“, ha sostenuto, sottolineando che “non c’e’ modo di fermarci, questa e’ la nostra patria“. Il premier israeliano ha poi respinto le “bugie pericolose” secondo cui Israele starebbe cercando di modificare lo status quo del Monte del Tempio, la Spianata delle Moschee per i musulmani. “Vogliamo la coesistenza tra arabi ed ebrei“, “non siamo in guerra con l’Islam“, ha aggiunto, invitando a “rafforzare la reciproca comprensione“.(Fonte: AGI.it, 12 Ottobre 2015) (foto: attentati)

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Meridiani Paralleli-Palestina Chiave di Cultura e di Pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

Khaled HouraniMilano Venerdì 25 settembre 2015, alle ore 17, nel Foyer di Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto 2. viene presentata in Anteprima la quarta tappa della manifestazione culturale Meridiani Paralleli-Palestina Chiave di Cultura e di Pace. Il progetto a cura di Laura Turco Liveri è promosso dalla Città Metropolitana di Milano, organizzato dagli Archivi del Presenteismo di Roma e dalla Comunità Palestinese in Milano, in collaborazione con l’Ambasciata dello Stato Palestinese in Italia, il Comune di Milano – Ufficio Relazioni Internazionali e Città Expo.La manifestazione vuole ribadire l’attualità delle problematiche della situazione in Palestina e l’importanza internazionale che esse tuttora rivestono.Particolare attenzione è dedicata ai vari aspetti della cultura palestinese moderna e contemporanea, che si prefigge l’intento di far conoscere sempre più la creatività di un popolo, pur nell’estrema difficoltà della congiuntura storica.
Dal 26 settembre all’11 ottobre 2005 sarà esposta una selezione di opere di artisti palestinesi e italiani (Khaled Hourani, Solaiman Mansour, Hosni Radwan, Alessandro Piccinini, Claudia Sabellico, Silvia Stucky), e la proiezione di un video a circuito chiuso, realizzato dal videomaker Ugo Bongarzoni con musiche ed effetti sonori del compositore Marco Visconti, sulle opere di tutti gli artisti europei partecipanti a questa tappa del progetto (Palestina: K. Hourani, SHosni Radwan. Mansour; Iraq: H. Radwan; Libano: A. A. Moussa; Spagna: E. Andujar, J. Capilla Fernandez, M. C. Ochoa, M. Ruiz Ruiz; Austria: S. Herler; Francia: Monil (Monique Gougis); Romania: D. Lihor; Italia: F. M. Bonifazi, U. Bongarzoni, L. M. Bruno, S. Carletti, P. Dottori, F. Durelli, M. Emanuele, A. Gentile, L. Lombardi; I. Nurigiani, A. Piccinini; C. Sabellico, I. Seta, S. Stucky). La mostra avrà i seguenti orari: da lunedì a domenica dalle 10 alle 19. Ingresso libero.
Lunedì 28 settembre, alle ore 15 e alle ore 17, verrà proiettato, nella Sala Cinema Alda Merini il docufilm Pop Palestine. Salam cuisine da Hebron a Jenin, 2015, di Silvia Chiarantini e Alessandra Cinquemani, con Stefano Sivieri, Armando Siesto, Alessandra Cinquemani, Silvia Chiarantini, Chef Fidaa Ibrahim Abuhamdieh. (foto: Khaled Hourani,Hosni Radwan)

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La richiesta di Abu Mazen

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2011

President Barack Obama and Israeli Prime Minis...

Image via Wikipedia

New York. La FOCSIV chiede all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di accogliere la richiesta palestinese che il presidente Abu Mazen sta per avanzare alla stessa Assemblea di vedere riconosciuti i suoi Territori come Stato sovrano. Subito dopo il suo intervento c’è attesa per quello del premier israeliano Benjamin Netanyahu. “La richiesta dell’Autorità palestinese sebbene priva di valore giuridico, dato che un eventuale voto dell’Assemblea non sarebbe comunque vincolante, è di grande rilevanza per le ricadute morali – commenta Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV che a New York sta seguendo i lavori del vertice onusiano -. Nonostante alcuni detrattori dell’iniziativa imputando ai palestinesi un’assenza di responsabilità, segnalano il rischio di reazioni violente nella popolazione dei Territori, ottenere un ‘parere morale’ dell’Assemblea avrebbe come risultato di enfatizzare agli occhi dell’intera comunità internazionale una eventuale, quanto probabile, opposizione del Consiglio di Sicurezza al riconoscimento della Palestina come Stato sovrano”. Messi alle strette dalla forzatura delle procedure in vigore al Palazzo di Vetro fatta da Abu Mazen, questa volta, a tentare l’ennesima mediazione dovranno essere i 193 Governi degli Stati membri. Intanto però, mentre a New York ci si perde in chiacchiere, in Palestina e soprattutto in Cisgiordania la tensione cresce, tant’è che ieri un migliaio di persone hanno marciato a Ramallah contro il discorso di Obama. “I margini di manovra diventano sempre più ristretti – commenta Marelli – vista la comprensibile impazienza e il giusto limite di sopportazione raggiunto dai palestinesi, nel tentativo di ricondurre al tavolo dei negoziati il Governo di Israele e l’Autorità Palestinese”. Per questo motivo in attesa della risposta dell’Assemblea Generale la tensione sale. “Oltre agli aspetti giuridici, politici e ideali che il riconoscimento a pieno titolo dello Stato palestinese comporterebbe – spiega Marelli – l’ammissione all’ONU significherebbe per l’Autorità palestinese innanzitutto poter accedere direttamente alle decisioni e ai finanziamenti delle Agenzie specializzate ONU (come FAO, UNESCO, UNHCR, ecc.), e poter far ricorso alla Corte Criminale Internazionale aprendo così eventuali procedimenti nei confronti degli insediamenti abusivi dei coloni israeliani da un lato, e dall’altro verso i continui attentati operati da Hezbollah e formazioni terroristiche antagoniste al ‘governo’ dei Territori”. Altri due aspetti della intricata vicenda che hanno rilevanza fondamentale, tanto da essere in qualche modo tra le cause principali dello stallo dei negoziati delle diplomazie internazionali, naturalmente sono: il ritiro degli insediamenti e la restituzione dei territori occupati ai palestinesi da un lato, e la sicurezza di Israele e il riconoscimento del suo ‘carattere di Stato ebraico’ dall’altro.

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Teatro: Ricordati di chiudere bene la porta

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

Roma dal 6 al 9 gennaio 2011 ore 21 domenica ore 17.00 TeatroLoSpazio.it via Locri, 42 (traversa di via Sannio) – Metro San Giovanni prenotazioni 0677076486 – 0677204149 ore 16-20,30 Ricordati di chiudere bene la porta vita in Palestina di Marina Sorrenti e Chiara de Bonis con Marina Sorrenti e Ada Totaro Regia di  Nadia Baldi Spettacolo vincitore del premio “Donna mostra donna”
Le chiavi di una casa lontana che non esiste più. Il rumore dei bombardamenti, e il silenzio del coprifuoco.  Occhi sgranati, corpi tesi.   Il desiderio di una terra da vivere.  Territori Occupati. Palestina. La storia di un incontro -…reale o immaginato?- tra due donne, una palestinese e una israeliana.  Una possibilità di vita, in un luogo dove di vita ne è rimasto un niente. Attraverso la loro voce, una moltitudine di storie. Mentre sullo sfondo il tragico racconto di una guerra sempre in atto va avanti, il quotidiano, con i suoi piccoli, semplici accadimenti si manifesta, a tratti goffo, ironico, leggero… Un incontro possibile…impossibile…desiderato…temuto?  Per un attimo due vite si intrecciano, e si apre la porta dell’immaginario, che annienta le nostre certezze di avere tutto nel palmo di una mano. Bianco o nero. E ci dona uno stupore confuso, meravigliato, incredulo, di fronte alla complessità della storia. Tutto e il suo opposto in una sottile lingua di terra.

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Israele e Palestina: sport strumento di pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

I valori dello sport, valido strumento per giungere alla pace, sono i protagonisti dell’originalissimo  video proveniente dall’Australia, “Tackling Peace” attraverso cui, il famoso regista Marc Radomsky, lancia  il messaggio di pace ed evidenzia il sogno di unire israeliani e palestinesi attraverso le regole del football australiano. La pace attraverso lo sport con l’intento di tentare di fermare decenni di conflitti tra i due popoli del Medio Oriente con la creazione di una squadra di sportivi israeliani e palestinesi uniti da un’unica passione, quella per il football, abbattendo così le barriere dell’odio, della guerra e del razzismo.  Dopo “Peace through Sport” prodotto dal HRH Principe Feisal Al Hussein di Giordania, video che – con il suo incisivo messaggio di pace – ha vinto la 25° edizione di “Sport Movies & Tv”, la pace e lo sport scendono in campo a “Sport Movies & Tv 2010”, evento mondiale dedicato Sport, Cinema, TV, Cultura e Comunicazione che avrà luogo a Milano dal 28 Ottobre al 2 Novembre 2010.  L’evento, che costituisce la Finale Mondiale delle 14 fasi del Circuito Internazionale “World FICTS Challenge” che si svolgono nei 5 Continenti, si articola in 180 proiezioni, 7 Convegni, 8 Incontri, 3 Workshop, 2 Mostre, 9 Eventi collegati, 4 Conferenze Stampa, 30 Premiazioni e la partecipazione di 230 giornalisti. Il Festival è organizzato dalla FICTS (Fédération Internationale Cinéma Télévision Sportifs, a cui aderiscono 103 Nazioni) riconosciuta dal CIO (www.sportmoviestv.com).
“Sport Movies & Tv 2010” è una qualificata vetrina internazionale per media, emittenti televisive, network mondiali, case di produzione, produttori, registi, Comitati Olimpici e Federazioni sportive, campioni sportivi, radio, agenzie pubblicitarie e di comunicazione che illustrano l’universo del cinema e della televisione sportiva attraverso documentari, spot, reportage, fiction, cartoon, etc.
La scadenza delle iscrizioni e della consegna delle opere è fissata per il 5 Settembre 2010. Il Regolamento Ufficiale è disponibile al link: http://www.sportmoviestv.com/regolamento. La “Scheda d’iscrizione” al link http://www.sportmoviestv.com/entry_form.pdf.

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Occupied Palestine

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 maggio 2010

Palestinian civil society represented by the Boycott, Divestment and Sanctions National Committee (BNC), a wide coalition of the largest Palestinian mass organizations and trade unions, issued a strong condemnation of OECD’s decision to welcome Israel as a member of the organization at its ministerial meeting to take place on May 27-28. A BNC spokesperson commented, “By accepting Israel, OECD member countries show a blatant complicity with Israeli war crimes, destroying the very foundations of international law. Rewarding Israel entrenches its impunity and dashes any realistic hope for achieving a just peace in the region.” The OECD’s decision is the culmination of a process that began in 2007 whereby Israel had to pass a number of technical tests and implement reforms to be eligible for accession. According to the “Road Map for the accession of Israel to the OECD Convention”, it was required to demonstrate commitment to the “fundamental values” of the OECD. The BNC had released a paper showing how Israel has consistently breached these requirements, making it ineligible for accession (see: holdisraelaccountable.net/2010/05/05 /memo/). A BNC spokesperson commented: “Officials of OECD member states are perfectly aware that Israel does not comply with any of the objective criteria put forth. Yet, they have decided to single out Israel, elevate it above all these objective criteria, reward it for its defiance of the OECD, not to mention of international law, and make the entire accession process a farce.” Most important for OECD member states should be the fact that they themselves are violating their own legal obligations, in the moment they accept Israel into the OECD as currently agreed upon. The PLO, supported by renowned international law experts, presented to the OECD and its member states a legal opinion that highlights this serious legal matter and requested that it be clarified prior to Israel’s accession. Governments are yet to respond. Having accepted economic data from Israel that include its illegal settlements in the occupied West Bank, the OECD is, in legal terms, considering Israel’s accession into the OECD as a state and an Occupying Power. The Fourth Geneva Convention (GCIV) requires that Israel as an Occupying Power ensures the economic wellbeing of the occupied Palestinian population. Under the Convention, Israel’s settlements in the occupied West Bank constitute population transfer, which is defined as a war crime. OECD member states are under legal obligation to ensure compliance with the Fourth Geneva Convention (GCIV) under international humanitarian law and the law on state responsibility. Accepting economic data of the illegal settlements makes it absolutely required to ensure that the protected Palestinian population is also included in this data. Under the Convention, Israel’s settlements in the occupied West Bank constitute population transfer which is defined as a war crime. Moreover, accepting Israel into the OECD based on economic data which include the illegal settlements in the occupied West Bank but arbitrarily exclude the four million Palestinians living there constitutes a direct and blatant breach by the OECD and member states of their legal obligations under both bodies of international law. OECD member states as High Contracting Parties to the GCIV would thereby endorse and become complicit in Israel’s war crime of population transfer.

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Terra Santa: ponti solidarietà

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

Anche nel 2010 si svolgerà l’annuale visita (dal 10 al 14 gennaio) di una delegazione di ventisei persone tra vescovi e rappresentanti di Conferenze episcopali e organismi ecclesiali europei e nord americani visiteranno le popolazioni cristiane e le Chiese presenti in Terra Santa. L’annuale visita, è organizzata dal Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa (abbreviato con Holy Land Co-ordination: HLC 2010). Quest’anno, su esplicito mandato dei Presidenti delle Conferenze episcopali membri del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa) riunitisi in Plenaria nell’ottobre scorso (Parigi, 1-4 ottobre 2009), farà parte della delegazione ecclesiale anche P. Duarte da Cunha, Segretario generale del CCEE. La delegazione inizierà il suo viaggio incontrando le comunità cristiane a Gaza e le parrocchie nella West Bank. Nei giorni seguenti sono previsti incontri con le popolazioni locali, giovani sacerdoti e seminaristi, una visita all’università di Bethlehem e al Seminario di Beit Safa. Particolarmente attesi sono gli incontri, mercoledì 13, con il Presidente Shimon Peres e il Presidente Mahmud Abbas. La visita si concluderà giovedì 14 gennaio a Gerusalemme con una celebrazione al Santo Sepolcro e con una conferenza stampa.

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