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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘pandemia’

Per un Sistema Sanitario Nazionale nel post pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

Ridefinizione del Sistema sanitario nazionale, modernizzazione degli ospedali, rifondazione della medicina territoriale, netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid, programmi avanzati e strutturati di telemedicina e riavvio degli screening anti-cancro su tutto il territorio. Non solo. Anche campagne di informazione per tranquillizzare i cittadini sulla sicurezza degli ospedali per il ritorno alle cure durante e nel periodo successivo alla pandemia. Sono le principali proposte concrete d’intervento del “Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post Covid” promosso da diverse società scientifiche e costituito da Giordano Beretta (Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIOM), Ivan Cavicchi (Docente di Sociologia dell’Organizzazione Sanitaria e di Filosofia della Medicina), Francesco Cognetti (Coordinatore del Forum e Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro), Paolo Corradini (Presidente Società Italiana di Ematologia, SIE), Roberto Gerli (Presidente Società Italiana di Reumatologia, SIR), Ciro Indolfi (Presidente Società Italiana di Cardiologia, SIC), Dario Manfellotto (Presidente Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, FADOI), Pierluigi Marini (Presidente Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, ACOI), Vincenzo Mirone (Past President Società Italiana di Urologia, SIU), Giovanni Muriana (Presidente Società Italiana di Chirurgia Toracica, SICT), Fabrizio Pane (Professore Ordinario di Ematologia, Università Federico II di Napoli), Flavia Petrini (Presidente Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, SIAARTI), Francesco Romeo (Presidente ‘Il cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione’), Gioacchino Tedeschi (Presidente Società Italiana di Neurologia, SIN) e Alessandro Vergallo (Presidente Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica, AAROI – EMAC). Il primo incontro del Forum, che si è svolto recentemente con la partecipazione di Domenico Mantoan (Direttore Generale AGENAS, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), ha condotto alla stesura di un documento programmatico. “Bastano alcuni numeri per comprendere la portata delle prestazioni ancora da recuperare a causa della pandemia – affermano le società scientifiche nel documento -. Nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019, sono saltati anche quelli urgenti (-554.123). I ricoveri di chirurgia oncologica hanno visto una contrazione vistosa ed una diminuzione di circa l’80% dell’attività elettiva. Ridotti del 15% i ricoveri per radioterapia e del 10% quelli per chemioterapia”. Nell’ambito cardiovascolare il calo è stato di circa il 20% (impianti di defibrillatori, pacemaker ed interventi cardiochirurgici rilevanti). Si stima che i ricoveri in area medica (in gran parte riconvertita e dedicata ai ricoveri dei pazienti COVID) per i pazienti cronici complessi e con riacutizzazione, si siano ridotti di circa 600.000 rispetto al 2019. “Siamo molto preoccupati per l’elevatissima mortalità per Covid registrata nel nostro Paese, la seconda in Europa e nelle primissime posizioni a livello mondiale – continuano le società scientifiche -. È molto elevata anche la mortalità per patologie non Covid, già registrata a carico delle malattie cardiovascolari tempo-dipendenti e destinata nei prossimi mesi e anni ad aumentare significativamente anche per le malattie oncologiche. La ristrutturazione del sistema sanitario deve partire dagli ospedali. In Italia, il numero complessivo di posti letto ordinari per 100 mila abitanti è molto più basso rispetto alla media europea (314 rispetto a 500) e ci colloca al 22esimo posto tra tutti i Paesi europei. Gli operatori sanitari sono inadeguati per la popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila unità in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. Anche per le spese sanitarie correnti l’Italia è negli ultimi posti in Europa. Il nostro Paese spende solo l’8,8% del suo PIL per la Sanità, che peraltro include 1,5-2% di contribuzione da parte dei privati cittadini, mentre Paesi come Francia e Germania superano l’11%. Vi è inoltre una vera e propria ‘Questione Meridionale’: gli ospedali del Sud sono i più malandati e rischiano di non poter fornire servizi adeguati ai pazienti. Il Recovery Plan prevede di riservare solo l’8,3% dei fondi alla sanità (18,5 miliardi su 222): 7 miliardi sono per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale, 8,6 miliardi (3,9%) per l’aggiornamento tecnologico degli ospedali e la ricerca scientifica. Ma questo non basta. Si pone l’assoluta necessità di ridisegnare il Sistema Sanitario Nazionale anche sulla base delle carenze emerse durante la pandemia ed utilizzando i fondi cospicui, anche se insufficienti, che arriveranno con il Recovery Fund.”. “Una norma, il Decreto Ministeriale 70 – spiegano le società scientifiche nel documento -, prevede per gli ospedali la conferma della logica di Hub e Spoke chiudendo i piccoli ospedali, sostituiti da nuove strutture del territorio, gli ospedali della comunità, gestiti prevalentemente da infermieri e parzialmente da medici, per assorbire le piccole patologie. Ma su questo tipo di provvedimenti la comunità medico-scientifica ha già dichiarato la sua contrarietà”. Anche nel Recovery Plan, gli ospedali sono considerati come del tutto ancillari rispetto al territorio. “Siamo di fronte a una grave sottovalutazione dei problemi legati all’ospedale – continuano le società scientifiche -. Anche gli investimenti strutturali e tecnologici previsti non tengono conto della complessità e importanza degli ospedali. Chiediamo al Governo di riconsiderare la questione dell’ospedale valutandone i problemi strutturali, organizzativi e funzionali. In buona sostanza, siamo contrari alla concezione di ospedale minimo ‘di prossimità’ e, tantomeno, alla sua gestione delegata agli infermieri. L’ospedale di comunità rappresenta una concezione obsoleta, eccessivamente semplificante ma, soprattutto, inadeguata a far fronte alle tante e diverse complessità poste in essere dalle domande di salute della medicina moderna. L’ospedale moderno per definizione è una realtà ad alta complessità, che non si governa in modo monocratico ma partecipato, diffuso e decentrato. È necessaria una modernizzazione dei nosocomi italiani, la cui vita media in moltissimi casi ha ben superato ogni limite plausibile, rendendoli spesso inadeguati anche solo ad ospitare le nuove tecnologie. Ed è necessario avviare un’attività straordinaria di informazione e comunicazione rivolta ai cittadini, un vero e proprio ‘Piano Marshall’ per il recupero dei ritardi accumulati negli screening, nelle visite programmate, in quelle di follow-up e negli interventi chirurgici”.

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Siamo più poveri o più tirchi, introversi, diffidenti o asociali rispetto al pre-pandemia?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

ci fa sapere che l’80% delle famiglie spende meno per bar, ristoranti, alberghi, abbigliamento rispetto a prima della pandemia. Un’Italia che sembra diversa da quella che ci è stata narrata in questi ultimi mesi con l’allentamento dei divieti di mobilità, soprattutto per le vacanze: periodo che per gli italiani è intoccabile quanto la mamma. Comportamento che comunque, in soldoni, va valutato considerando anche che il cosiddetto carrello della spesa (cura della casa e della persona) ad agosto ha registrato +0,8%, e i prezzi dei prodotti più ad alta frequenza +2,5%, in un contesto di crescita inflattiva che non si vedeva dal 2013. Non sappiamo, quindi, se si tratta di consumatori più poveri, tirchi, introversi, diffidenti o asociali. Che molti non stiano bene, anche economicamente, a causa della pandemia, non è una scoperta. Ma che questi molti siano l’80% cambia la situazione. E non si tratta solo della differenza tra realtà e percezione della stessa. 80% è roba! In attesa che lo Stato ci aiuti a comprendere meglio cosa accade, e che Governo e legislatore siano all’altezza per la diffusione del benessere e della felicità, ci resta solo da navigare a vista! Vincenzo Donvito, Aduc

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Come la pandemia ha cambiato la medicina estetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

La medicina estetica è cambiata ed è cambiato anche il suo rapporto con i pazienti. Un anno e mezzo di pandemia ha di fatto modificato le abitudini, ma soprattutto la percezione della bellezza. E non si tratta solamente di un processo indotto da un maggiore ricorso alle videochiamate, ma una nuova tendenza che rimescola le carte e mette al centro il tema della fiducia e dello stare bene. È di fatto emersa una nuova visione di bellezza molto più legata al concetto del benessere, è cambiato anche il rapporto con il medico estetico da mero “esecutore” dei trattamenti a consulente e si è fatta avanti una forte ricerca di sicurezza, in termini di luogo sicuro e “a prova” di Covid. Sono questi i tre principali elementi che Sotherga, clinica milanese dedicata alla medicina estetica non invasiva, ha registrato negli ultimi 18 mesi. «Dal lockdown in avanti, nonostante la complessità del momento, il settore della medicina estetica ha continuato a crescere con ritmi a doppia cifra, contro una chirurgia sostanzialmente stabile: segno che l’attenzione al proprio aspetto, spesso accentuato dal continuo rivedersi su uno schermo grazie alle video chiamate, non è venuto meno. E non è venuta meno l’attenzione a un approccio mini invasivo» afferma Angelo Castello, CEO di Sotherga. «Dall’altra parte però, non possiamo ignorare i cambiamenti che abbiamo registrato. Elementi che di fatto hanno introdotto un nuovo concetto di bellezza, nuove modalità nella relazione medico-paziente e accentuato il tema della sicurezza sanitaria. Sono tutti indicatori che ci dicono, già oggi, come sarà la medicina estetica di domani».Dall’approccio trasformativo a quello conservativo. «Se prima chi si rivolgeva alla medicina estetica voleva cambiare ciò che non gli piaceva o veniva percepito come un problema, ora nel concetto di bellezza viene ricompreso il proprio benessere – spiega Marco Bartolucci, fondatore della clinica Sotherga –. Questo ha portato a vedere il trattamento non come azione di cambiamento o di trasformazione del proprio aspetto, ma come scelta di prevenzione. C’è una maggiore attenzione allo stare bene, quindi al tema della cura personale. In quest’ottica, negli ultimi mesi abbiamo avuto un aumento di under 35». La parola chiave diventa: autenticità. «Non esiste più un metro univoco che possa definire la bellezza. La richiesta dei pazienti va nella direzione di conservare le proprie caratteristiche, all’interno di un processo di benessere non solo estetico, ma anche fisico e mentale».Un nuovo rapporto tra medico e paziente. «Soprattutto i mesi di lockdown hanno accentuato un processo di relazione basato sulla fiducia. I pazienti che sono venuti da noi volevano parlare, confrontarsi, farsi conoscere e conoscere lo specialista», prosegue il dottor Bartolucci. «La mera attenzione al risultato, quindi all’eliminazione dell’inestetismo, si è trasformata in un processo di consulenza, dove il medico accompagna il paziente in un percorso dedicato. L’approccio d’equipe di Sotherga, che vede medico estetico, dermatologo e nutrizionista lavorare insieme, risponde a questa nuova esigenza».

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Una pandemia si può e si deve combattere

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

By Pier Luigi Ciolli.Le pandemie erano prevedibili da decenni e le nazioni dovevano predisporre i Piani di Emergenza, stoccando i relativi materiali e aggiornando gli elenchi delle persone che erano necessarie per metterli in atto. Al contrario, chi abbiamo pagato a rappresentarci e a preparare e aggiornare il Piano di Emergenza Pandemia non lo ha fatto e NON sono stati sbattuti subito in galera per i morti che potevano evitare nonché non gli hanno confiscato i beni per ristorare lo Stato e i privati che hanno subito enormi perdite economiche. I governi di altre nazioni e l’OMS non si sono subito attivati per contrastare la pandemia (unica eccezione la Repubblica di Cina che non fa parte dell’OMS) ma questo non giustifica chi, in Italia (preposto e pagato), ci ha fatto trovare inermi nel contrastare la pandemia. Anche noi, dal gennaio 2020 abbiamo subito scritto “Pandemia” quando gli altri proseguivano a trattarla come un’epidemia e contestarci tale termine. Abbiamo inviato tempestivamente al Governo, ai parlamentari e al Presidente della Repubblica lettere e relazioni: con analisi e proposte per una soluzione strategica e tattica per individuare il virus, curare i contagiati e far lavorare i non contagiati: nessuna risposta ci è mai pervenuta (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php); per informarli che i divieti di spostarci con i propri veicoli non aumenta la pandemia, perché la stessa si attiva con i contatti tra le persone. Pertanto, non servono blocchi alla circolazione dei veicoli mentre è indispensabile spiegare e far rispettare i distanziamenti tra le persone nonché procedere alla sanificazione delle merci (il virus rimane attivo per più giorni sui materiali) e, soprattutto, procedere continuamente all’igiene personale; per spiegare che le mascherine chirurgiche monouso (usa e getta dopo poche ore) non solo non bloccavano il virus ma costituivano un costo milionario sia per l’acquisto sia per lo smaltimento delle centinaia di migliaia di tonnellate, quando invece bastava invitare i cittadini a proteggere gli altri indossando sulla bocca e naso un tessuto (https://anteritalia.org/basta-mascherine-monouso-le-alternative-per-combattere-emergenza-ambientale/). Gli scandali si sono susseguiti e da parte nostra sono state inviate dettagliate istanze alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php); inserendo in indirizzo mail e/o PEC le società di grande distribuzione, la soluzione (GUIDAeRITIRA) per evitare le lunghe file ai supermercati ma nessuna risposta ci è mai pervenuta e tantomeno hanno attivato detto semplice sistema per contrastare la pandemia (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php).

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2,5 miliardi di € a sostegno dei lavoratori autonomi e degli operatori sanitari nel contesto della pandemia di coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

La Commissione europea ha approvato un regime da 2,5 miliardi di € dello Stato italiano a sostegno dei lavoratori autonomi e di determinati operatori sanitari, che nel contesto della pandemia di coronavirus saranno parzialmente esentati dal versamento dei contributi previdenziali. La Commissione ha adottato un quadro temporaneo per consentire agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’emergenza del coronavirus. La Commissione consentirà inoltre agli Stati membri di convertire fino al 31 dicembre 2022 gli strumenti rimborsabili concessi in applicazione del quadro temporaneo (quali garanzie, prestiti e anticipi rimborsabili) in altre forme di aiuto, ad esempio sovvenzioni dirette, a patto che siano soddisfatte le condizioni del quadro.Il quadro temporaneo permette agli Stati membri di combinare tra loro tutte le misure di sostegno ad eccezione dei prestiti e delle garanzie sullo stesso prestito, sempre nel rispetto dei massimali fissati nel quadro stesso. Gli Stati membri possono inoltre combinare tutte le misure di sostegno autorizzate nell’ambito di tale quadro con le possibilità già previste per concedere aiuti de minimis alle imprese, fino a un massimo di 25 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle che operano nel settore dell’agricoltura primaria, di 30 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle nel settore della pesca e dell’acquacoltura e di 200 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle attive in tutti gli altri settori. Al tempo stesso gli Stati membri devono impegnarsi ad evitare cumuli indebiti delle misure di sostegno a favore delle stesse imprese, limitandone l’importo a quanto necessario per sopperire al fabbisogno effettivo.Il quadro temporaneo integra inoltre le numerose altre possibilità di cui gli Stati membri già dispongono per attenuare l’impatto socioeconomico dell’emergenza coronavirus, in linea con le norme dell’UE sugli aiuti di Stato.

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Pandemia da Covid-19: Abbiamo diritto a delle chiare risposte

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

Pier Luigi Ciolli ci invia in copia, che noi riproduciamo in abstrac, una lettera inviata Ai membri del Governo, a tutti i parlamentari, al Presidente della Repubblica sul tema delle “pandemie” che riteniamo particolarmente interessante. Per approfondimenti: https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php. “l’ISTAT non comunica ogni giorno (inserendo nel loro sito internet) quanti, ogni giorno, sono i nati e i morti nei 7.914 comuni italiani. Un dato essenziale per comprendere sia l’andamento della pandemia sia altri aspetti. È un segreto di Stato? Sono degli incapaci da licenziare? I Comuni non gli trasmettono quotidianamente questi semplici due dati e sono da commissariare? siamo stati e sia tutt’ora investiti da decine di migliaia di pagine di provvedimenti per contrastare la pandemia: atti da leggere e rispettare (dal 25 gennaio 2020 al 7 luglio 2021 abbiamo letto ben 2.489 provvedimenti) ma redatti in modo incomprensibile al cittadino con la scuola dell’obbligo, trasformandolo così in un suddito che deve solo obbedire, anche quando gli sono cancellati dei diritti costituzionali; dobbiamo ancora sentire alla televisione e leggere sui giornali che: la pandemia era una situazione imprevista … le altre nazioni come la nostra erano ovviamente impreparate quindi chi governa non poteva far altro … era indispensabile obbligare all’acquisto e uso delle mascherine chirurgiche … era necessario fare la spesa in file lunghissime e solo una persona per nucleo familiare …. serviva imporre i coprifuoco notturni e diurni e vietare di spostarci dentro i nostri veicoli … chi non si fa inoculare un allertatore del RNA (lo chiamano vaccino) danneggia gli altri … dobbiamo per legge farci inoculare un allertatore del RNA … dobbiamo e, ogni giorno, ancora un dobbiamo … E prosegue: “Le pandemie erano da decenni prevedibili e le nazioni dovevano predisporre i Piani di Emergenza, stoccando i relativi materiale e aggiornando gli elenchi delle persone che erano necessarie per metterli in atto. Al contrario, chi abbiamo pagato a rappresentarci e a preparare e aggiornare il Piano di Emergenza Pandemia non lo ha fatto e NON sono stati sbattuti subito in galera e confiscati i loro beni; il fatto che i governi di altre nazioni (con eccezione della Repubblica di Cina) e l’OMS non si sono subito attivati per contrastare la pandemia non giustifica che chi era preposto e pagato in Italia ci abbia fatto trovare inermi nel contrastare la pandemia. abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica lettere e relazioni, spiegando che la mascherine chirurgiche monouso (usa e getta dopo poche ore) non solo non bloccavano il virus ma costituivano un costo milionario sia per acquistarle (gli scandali si sono susseguiti) sia per smaltire le centinaia di migliaia di tonnellate, quando invece bastava invitare i cittadini a proteggere gli altri indossando sulla bocca e naso un tessuto (https://anteritalia.org/basta-mascherine-monouso-le-alternative-per-combattere-emergenza-ambientale/ ); abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica e alle società di grande distribuzione una soluzione (GUIDA & RITIRA) per evitare le lunghe file ai supermercati ma non hanno risposto e tantomeno attivato detto semplice sistema per contrastare la pandemia; ci hanno imposto il coprifuoco notturno/diurno e hanno vietato di spostarci dentro i nostri veicoli quando, invece, invece non è lo spostarsi dentro un proprio veicolo che aumenta la pandemia perché la pandemia si attiva con i contatti tra le persone. Pertanto, non servono blocchi alla circolazione dei veicoli ma è indispensabile spiegare e far rispettare i distanziamenti tra le persone nonché procedere alla sanificazione delle merci perché il virus rimane per giorni anche sui materiali e, soprattutto, procedere continuamente all’igiene personale; oltre 3 milioni di italiani, e il sottoscritto che dal 1947 ha ricevuto tutti i vaccini, è stato ed è sempre a favore delle vaccinazioni ma è e sarà contrario a farsi inoculare dei farmaci, anche se chiamati “vaccini” che allertano solo l’organismo e che hanno alla base contratti e dati secretati; una legge che obblighi a farsi inoculare un farmaco, anche se chiamato “vaccino” è in violazione di tutti i diritti a meno che alla base non abbia un database internazionale dove registrano tutti coloro che si sottopongono a dette inoculazioni, verificandoli ogni 15 giorni per 2 mesi (tamponi e in ultimo un sierologico) per accertare in modo oggettivo se hanno o meno contratto il virus e/o se lo hanno superato, se lo possono trasmettere ad altri. Un database di facile allestimento e gestione visto che siamo nel tempo dell’informatizzazione. Ovviamente a oggi non esiste perché le Big Pharma non lo vogliono perché i risultati potrebbero dimostrare che la riduzione dei contagi può dipendere dal naturale andamento di una pandemia, le persone non sono immuni e/o lo sono per pochi giorni, il numero degli effetti collaterali è inaccettabile, eccetera. By Pier Luigi Ciolli

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Pandemia e pandemie da salto di specie

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

Un instant book, che mette al centro la figura del medico veterinario, ora più che mai determinante nel contrasto e soprattutto nella prevenzione delle pandemie in un’ottica imprescindibile e indifferibile di One Health, e al tempo stesso importantissima per l’auspicata e pronta ripresa dell’economia italiana e di uno dei suoi principali settori strategici: l’agroalimentare. Strutturato in una serie di contributi/interviste a virologi, ricercatori medici umani e medici veterinari, divulgatori scientifici, giornalisti, il libro fresco di stampa di Academ Editore, presentato oggi con moderatore il giornalista Marco Ferrazzoli, capoufficio stampa del Cnr, e gli interventi di Mario Tozzi, geologo e divulgatore, e di Antonio Limone, medico veterinario e coordinatore degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali in Italia, tratta la “questione pandemia” a tutto tondo, e prova a rispondere alla principale e fondamentale domanda che viene su oggi: “solo” un’emergenza, o una convivenza? Un’accidentalità o una coabitazione? A cura di Gaetano Penocchio, medico veterinario e Presidente della Federazione nazionale Ordini veterinari italiani, il libro ha animato il dibattito alla seconda giornata di lavori del Consiglio nazionale della FNOVI, in corso di svolgimento a Roma, con la riflessione sul fatto che – come ha spiegato lo stesso Penocchio -: “il futuro possa obbligarci ad una sorta di coesistenza, o almeno di coabitazione, con sempre più̀ ‘ravvicinate’ e rinnovate crisi sanitarie pandemiche. Un’eventualità e un’ipotesi allarmante e preoccupante, ora che è sensazione collettiva il fatto che una volta superata l’emergenza da Covid-19, il domani potrebbe rivelarsi altrettanto complicato, con altri virus pronti a diventare pericolosi, pure se la scienza ha le armi giuste per prevenire e combattere. La pandemia che stiamo vivendo, e che ha provocato finora oltre 2,5 milioni di vittime nel mondo e oltre 110mila in Italia, dovrebbe farci prendere consapevolezza che virus e batteri esistono sul nostro pianeta da miliardi di anni, mentre noi esseri umani probabilmente siamo comparsi appena 2,4 milioni di anni fa. Quando noi ci saremo estinti, loro continueranno ad esistere. Volenti o nolenti, dobbiamo dunque imparare a conviverci. E questo, più̀ che emergenza, sembra che sarà convivenza, come recita il titolo del libro, modificando radicalmente il nostro modello di sviluppo e agendo alla luce della consapevolezza della stretta interconnessione tra la salute delle persone, la protezione dell’ambiente, e la sanità animale”.

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Mobilità comunitaria in pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

In Europa vi sono oltre 17 milioni di cittadini europei in mobilità, ossia che risiedono in uno Stato membro diverso da quello di cui hanno la cittadinanza, diretta conseguenza della libera circolazione che vige nell’Unione. Tuttavia i loro diritti civili e politici, garantiti dalla cittadinanza europea, non sempre vengono pienamente riconosciuti quando essi si spostano in altri Stati membri, e perdurano difficoltà di inserimento e di integrazione anche per chi fa giuridicamente parte della stessa entità politica sovranazionale. In un’Europa politicamente divisa e contraddittoria, i cittadini europei stanno diventando sempre più consapevoli della necessità di essere rappresentati, tutelati e tra loro connessi, proprio come ha dimostrato l’affluenza record alle elezioni europee del 2019. Il progetto Eureka, finanziato dall’UE, intende contribuire a facilitare l’esercizio dei diritti di libera circolazione, l’inclusione e la partecipazione dei cittadini mobili dell’UE negli Stati membri ospitanti, attraverso un mutuo scambio locale, nazionale e transnazionale di capacità e competenze, basato anche su un aumentato livello di accesso e fruizione delle informazioni digitali. In particolare, il progetto promuove una campagna di disseminazione per aumentare la visibilità e ampliare le conoscenze e le competenze dei cittadini comunitari in mobilità, grazie all’utilizzo di tre strumenti inediti: un handbook dal titolo Eu Citizens go digital sulle buone pratiche e raccomandazioni da mettere in campo per ciascuno Stato membro; un Portale web unico, pratico e di facile utilizzo, denominato Key for mobility; e, soprattutto, un’APP ad esso collegata, che consente in ogni momento, da ogni dispositivo mobile, di trovare informazioni e indicazioni utili, rappresentando così un vademecum del cittadino comunitario in movimento. Questi tre media digitali rappresentano strumenti preziosi per esercitare con maggiore pienezza e consapevolezza i diritti di cittadinanza dell’UE e per rafforzare il senso di appartenenza a valori comuni. Cittadini informati, consapevoli e digitalmente alfabetizzati sono europei più integrati e tra loro connessi. Tuttavia, l’attuale fase di contrasto al Covid mette sul tavolo alcune sfide importanti proprio riguardo alla circolazione dei cittadini comunitari nell’Unione: come garantire e tutelare il diritto alla libera mobilità tra Stati membri in tempo di restrizioni differenziate a causa della pandemia, a campagna vaccinale ancora in corso e con la persistenza di discrepanze amministrative e procedurali tra i singoli Paesi? Come arginare il rischio di sfruttamento dei migranti comunitari, visto che dall’inizio dell’emergenza pandemica la circolazione intra-UE è stata consentita soprattutto a lavoratori stagionali e badanti? E quali questioni giuridiche si dovranno affrontare con l’adozione del green pass, che mette in conflitto la tutela della salute con il pilastro europeo della libera circolazione? Questi ed altri nodi problematici saranno trattati nel corso del mid-term meeting del progetto Eureka, nel cui ambito, a partire dalle sollecitazioni di alcuni main speaker europei, scaturirà un dibattito dialogato nel quale saranno raccolti commenti e domande da parte di un gruppo selezionato di esperti, giornalisti, practictioners provenienti da Croazia, Francia, Germania, Italia, Portogallo e Romania. Un evento unico e da non perdere, per tornare insieme al futuro dell’Europa.

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La pandemia accelera la trasformazione digitale dei comuni italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2021

E’ stata trainata soprattutto dall’aumento dei servizi digitali offerti in risposta all’emergenza sanitaria, mentre c’è ancora un divario da colmare in termini di integrazione con le piattaforme abilitanti come SPID e PagoPA e di disponibilità e interoperabilità degli open data. Le città digitalmente più mature sono ancora soprattutto quelle del Nordest e del Nordovest e quelle con la maggiore densità abitativa, ma non mancano casi virtuosi fra i piccoli comuni e nel Mezzogiorno. È il quadro che emerge dall’”Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo”, realizzata fra aprile e maggio 2021 da FPA, società del gruppo Digital360, per Dedagroup Public Services, società in prima linea nello sviluppo delle nuove infrastrutture pubbliche digitali del Paese, e presentata oggi a FORUM PA 2021 nel corso del convegno “Italia digitale: il ruolo dei Comuni per una PA al servizio di cittadini e imprese”. L’indagine analizza il grado di maturità digitale dei 110 comuni italiani capoluogo sulla base di tre dimensioni: Digital public services, il livello di disponibilità online di 20 tra i principali servizi al cittadino e alle imprese; Digital PA, l’integrazione dei Comuni con le principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l’informatica pubblica (SPID, CIE, PagoPA, ANPR); Digital Openness, la numerosità e l’interoperabilità degli open data e la comunicazione con i cittadini attraverso i canali social. È basata sul modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Dedagroup Public Services, frutto di una rielaborazione del DESI rispetto agli obiettivi definiti dal Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione e di una sua contestualizzazione a livello locale. Sono 49 le città italiane che nel 2021 hanno raggiunto un livello elevato di maturità digitale (14 in più rispetto al 2020), 38 si attestano nella fascia intermedia (+1) e solo 23, contro i 37 dello scorso anno, si collocano nella fascia più bassa evidenziando così il generale trend positivo. Nella fascia alta, 39 comuni mostrano performance almeno sufficienti in tutte le tre dimensioni esaminate ed elevate in almeno una di queste: Aosta, Arezzo, Bari, Bergamo, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Cremona, Cuneo, Ferrara, Forlì, Genova, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Lucca, Matera, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Siena, Torino, Trento, Treviso, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza. Completano l’elenco 7 comuni che ottengono il punteggio più elevato in tutti e tre gli ambiti analizzati (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Modena, Pisa e Cesena) e 3 città che si fermano al livello più basso in una dimensione ma registrano quello più alto nelle altre due (Asti, Caltanissetta e Piacenza).Le città più mature si collocano prevalentemente nelle regioni del Nordovest (15 comuni su 24 in fascia alta, 7 in quella intermedia) e del Nordest (17 comuni su 24 in fascia alta, 5 a livello medio) e presentano mediamente un’elevata densità abitativa. Ma fra i 49 comuni più digitali figurano anche 9 città del Sud (Bari, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Lecce, Matera, Napoli, Palermo), tre in più rispetto al 2020, e 8 città di piccole dimensioni, contro le tre registrate nella precedente edizione.L’offerta di servizi pubblici digitali – L’offerta di servizi pubblici digitali è l’ambito in cui sono stati fatti i maggiori progressi: 47 dei 110 comuni analizzati hanno raggiunto un elevato livello di disponibilità dei servizi digitali (contro i 30 del 2020), 42 si sono posizionati in fascia intermedia (-3) e 21 in fascia bassa (erano 34 l’anno scorso). Tutte le grandi città (oltre i 240mila abitanti) si collocano in fascia alta, insieme a 11 comuni medio-grandi (su un totale di 22) e 16 medi (su 41), mentre raggiungono il livello più elevato solo 8 realtà piccole su 35. Lo stesso divario si registra a livello geografico, con solo 12 comuni del Mezzogiorno (su 40) e 8 del Centro (su 22) che entrano in fascia alta, contro le 27 città del Nord (su 48).I servizi maggiormente offerti dai comuni in modalità digitale sono quelli legati allo Sportello unico delle attività produttive (SUAP), disponibili in 109 comuni, e alla prenotazione di appuntamenti per il rinnovo della carta d’identità, online in 107 città. Seguono l’iscrizione alla mensa scolastica (96), la presentazione di pratiche di edilizia privata (84) e la visualizzazione e il pagamento di contravvenzioni (81). I servizi meno accessibili sono la richiesta del contrassegno auto per disabili (16) e la domanda di assegno per le famiglie numerose (12).Digital PA, integrazione con le piattaforme abilitanti ancora incompleta – L’integrazione con le grandi piattaforme nazionali – come SPID, PagoPA, ANPR, CIE etc – rappresenta un passaggio fondamentale nel processo di digitalizzazione della PA. Questo indicatore, però, appare meno dinamico rispetto a quello dedicato ai servizi pubblici digitali. Solo 27 città si collocano nella fascia alta (erano 23 nel 2020), 58 si attestano nella fascia intermedia (+2) e 25 a un livello basso (-5). Metà delle grandi città (5 comuni su 12) entra in fascia alta, ma la maggior parte delle città medie (26 su 41) e medio-grandi (13 su 22) si ferma a un livello intermedio e ben 16 città piccole su 35 non vanno oltre la fascia bassa. Fra le 27 città più mature, 19 si trovano nelle regioni del Nord, e solo due (Caltanissetta e Campobasso) al Sud.I servizi digitali maggiormente integrati con i sistemi di autenticazione SPID, CIE e CNS, sono il rinnovo della carta d’identità (102 con SPID, 99 con CIE e 4 con CNS) e quelli legati al SUAP (96 SPID, 76 CIE, 89 CNS). Seguono le pratiche edilizie (64 SPID, 42 CIE e 53 CNS), i certificati anagrafici (62 SPID, 44 con CIE e CNS), l’iscrizione agli asili nido (58 SPID, 36 con CIE e CNS) e i certificati di stato civile (58 SPID, 40 CIE e 41 CNS). Il processo che ha registrato più progressi è la migrazione delle anagrafi comunali in ANPR, dove a maggio 2021 figuravano oltre 7.500 comuni subentrati, fra cui 106 comuni capoluogo su 110, con i restanti 4 con la migrazione in corso. Tutti i comuni capoluogo risultano attivi sulla piattaforma PagoPA, con almeno una transazione registrata, ma solo 15 comuni hanno registrato mille transazioni o più ogni mille abitanti e per ben 30 città ne risultano meno di 50. Sono invece 89 i comuni capoluogo che espongono almeno un servizio sull’app IO, fra le quali spiccano Rimini (20 servizi online accessibili), Modena (14) e Vibo Valentia (12). Nella Digital Openness il gap più evidente – La Digital Openness si conferma la dimensione in cui i Comuni faticano maggiormente a progredire. Nonostante una leggera crescita, sono appena 18 le città digitalmente mature da questo punto di vista (+2 sul 2020), 50 si collocano in fascia intermedia e 42 in fascia bassa. Un risultato dovuto allo scarso punteggio ottenuto negli indicatori relativi agli open data, che hanno vanificato le buone performance registrate nella comunicazione con i cittadini attraverso i canali social. Fra le 18 città mature, ci sono 7 grandi comuni e nessuna piccola realtà, 12 sono nel Nord, 3 nel Centro e 3 nel Sud (Lecce, Matera e Palermo).Dall’analisi condotta su portali open data e siti dei 110 comuni capoluogo emerge un quadro polarizzato, con poche eccellenze con numerosi dataset rilasciati e ampie fasce del campione con maturità bassa o bassissima. Complessivamente i comuni analizzati hanno pubblicato meno di 15mila dataset (erano 17mila nel 2020). A Firenze, Milano, Palermo e Torino, che valgono il 42,5% del totale con oltre mille dataset a testa, si contrappongono 48 comuni che non hanno ancora pubblicato open data. Per quanto riguarda la comunicazione sui social media, il numero di Comuni attivi aumenta su sei canali su sette, restando invariato solo su Twitter, e salgono da 16 a 23 le città che usano tutti gli strumenti analizzati. Sono 46 le città mature per livello di presenza, penetrazione, aggiornamento e produttività sui sette canali social analizzati.

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Codici: con la pandemia si aggrava la situazione dei nuovi poveri

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

È un quadro triste e preoccupante quello che emerge dai dati diffusi dalla Caritas sui pesanti effetti socio-economici della pandemia. Quello che colpisce, e che l’associazione Codici evidenzia, è l’aumento dei nuovi poveri e di chi ne fa parte.”Quasi la metà dei nuovi poveri, visto che il dato si attesta al 46% – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – è rappresentato da padri separati non collocatari, ovvero con figli che, dopo la separazione, abitano stabilmente con la madre. Oltre la metà di loro, circa il 66%, non riesce a sostenere le spese per i beni di prima necessità. L’assegno di mantenimento per i figli diventa un peso insostenibile, anche perché in molti casi si aggiungono le spese per una nuova abitazione, visto che la casa spesso viene assegnata alla ex. È per questo che chiediamo un cambio di rotta da parte dei giudici, perché non si può andare avanti con decisioni a senso unico, che ignorano la situazione dei genitori, aggravando una realtà diventata ancora più difficile a causa della pandemia. I numeri forniti dalla Caritas, che purtroppo non sono una sorpresa ma una dolorosa conferma – prosegue Giacomelli – meritano la massima attenzione. I padri separati o divorziati sono 4 milioni e 800mila vivono sulla soglia di povertà. È arrivato il momento di intervenire per mettere un argine a questa situazione. Qualche segnale finalmente c’è. Come il bonus per i genitori separati arrivato con il Decreto Sostegni o come la legge recentemente approvata dal Consiglio della Regione Lazio per sostenere i genitori separati che vivono una condizione di disagio economico. Un’iniziativa bipartisan, firmata Pd e Fdi, come dovrebbe accadere sempre in questi casi, perché problematiche del genere devono unire, non dividere. Quello dei genitori separati e, in particolare, dei padri separati è un tema che la politica deve affrontare e risolvere, senza divisioni ideologiche ormai fuori dal tempo”.

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Istat: Cia, agricoltura paga effetti pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Maggio 2021

Nonostante l’agricoltura abbia continuato a lavorare per garantire tutti i giorni cibo sano e sicuro agli italiani, nel 2020 ha comunque pagato gli effetti drammatici della pandemia. In misura minore sulla produzione, che si è ridotta in volume del 3,2%; moltissimo invece sulle attività secondarie come l’agriturismo, che è crollato in un anno del 60,8% in volume, o le attività di sistemazione di parchi e giardini (-25%), e ovviamente il florovivaismo, che ha perso l’8,4% con il blocco quasi ininterrotto delle cerimonie. Così Cia-Agricoltori Italiani in merito al report dell’Istat sull’andamento dell’economia agricola nel 2020.Ecco perché -secondo Cia- tenuto conto delle difficoltà ataviche del settore e della fase di ripresa che l’economia del Paese dovrà affrontare per uscire da una crisi senza precedenti, è ora necessaria una politica di crescita coraggiosa che riconosca definitivamente nei fatti, il valore del comparto agricolo e agroalimentare. L’agricoltura italiana chiede, dunque, di essere messa nelle condizioni per poter contribuire al rimbalzo atteso nei prossimi mesi, anche grazie alle connessioni con l’industria alimentare e il settore turistico su cui si attendono interventi mirati e consistenti, determinanti alla ripartenza dell’Horeca su cui poggiano le sorti del comparto vitivinicolo e l’incremento delle produzioni agricole tutte. Dal Recovery, Cia si attende l’estensione delle misure strategiche Industria 4.0 anche al settore agricolo per garantirne la competitività, mettendo il comparto al riparo, per esempio con misure ad hoc sulla gestione del rischio, dai danni divenuti ormai ciclici e strutturali, determinati da fenomeni climatici come le gelate tardive. I dati Istat, ribadisce Cia, rinnovano l’urgenza di decreti attuativi che siano realmente in linea con gli obiettivi del piano Transizione 4.0 e un chiaro processo innovativo che passi per la blockchain e l’ammodernamento delle infrastrutture fisiche e digitali, ma anche per il rinnovo del parco macchine, una migliore movimentazione delle merci e la non più rinviabile digitalizzazione del sistema burocratico. Lo sviluppo sostenibile richiesto da Green Deal Ue -chiarisce ancora Cia- non può mettere al margine l’agricoltura che ne è l’evidente protagonista ed è pronta a esserlo se può disporre di liquidità e incentivi a investire. Infine -conclude Cia- sono necessari, nell’immediato, dettagli più precisi sull’implementazione del PNRR e sulla definizione di tempi e strumenti di attuazione, per dare concretezza ai sostegni e rafforzare la competitività delle imprese.

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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Come la pandemia ha cambiato per sempre il nostro modo di abitare

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

Con Il Laboratorio dell’Abitare, Fuorisalone.it e Strategy Innovation, puntata dopo puntata, indagano come questo cambiamento stia influenzando, non solo i progetti di architetti e interior design e trendsetter, ma direttamente le stesse aziende che producono gli oggetti e forniscono i servizi del nostro vivere quotidianamente la casa.Un viaggio virtuale attraverso le diverse stanze della casa, che non trascura nemmeno il ruolo degli animali da compagnia, ormai sempre più partecipi della vita famigliare con spazi e momenti dedicati, e la cuccia che diventa un ambiente a sé, di pari dignità di una stanza da letto. E se la camera da letto, come racconta nel video Stefano Foffano, Founder di Staygreen, diventa sempre più un luogo di benessere, che deve rigenerare attraverso la qualità dei materiali, dell’aria e la disposizione dei punti luce, perché solo in questo modo può produrre sogni, unico spazio in cui possiamo entrare in relazione con il futuro, è in cucina che avverrà il vero cambiamento.“Il cibo è una passione e come tutte le passioni dovrà avere uno spazio dedicato e degli strumenti ad hoc per poter essere coltivato. La cucina del futuro troverà perciò sempre un suo spazio nelle case degli appassionati – dice nel video Nicola Michelon, CEO di Unox, azienda leader nella produzione di forni professionali -. Il cibo torna a essere un viatico di legami e relazioni, sia tra i membri della famiglia sia con i divi dei fornelli, uniti dalla stessa passione e dalla stessa voglia di sperimentare”.Il vero centro della casa continuerà però a essere il salotto, luogo per eccellenza in cui prendono forma le dinamiche relazionali di una famiglia: incontri, saluti, distacchi, festeggiamenti e cordogli, lontano dalla dispersione che caratterizza social e community, come bene racconta Riccardo Zanette, Vice-president di MCZ Group, specializzati nella produzione di stufe e camini, che restano uno dei simboli del calore famigliare nell’immaginario collettivo degli italiani. Un salotto che spesso si trasforma in studio per andare incontro alle nuove esigenze dell’homeworking e dello smartworking, che a loro volta tenderanno a diventare sempre di più funworking con un continuo rimescolarsi di ruoli e attività. Uno spazio multifunzionale dove si integrano le esigenze di tutta la famiglia e il confine tra lavoro e vita privata sfuma sempre di più in un fluire continuo, come sottolinea Lara Facchinetti, HR Manager di Zamperla. Il luogo dedicato al divertimento, però, resta comunque la cameretta dei bambini, spazio della creatività e della ribellione in cui coltivare la propria immaginazione, l’intelligenza e la socialità attraverso il gioco. “La cameretta non è solo per i bambini – sottolinea però Marco Moro, Presidente di Morocolor -. L’adulto deve continuare a rifugiarsi nella propria cameretta a riscoprire se stesso per dare voce al proprio fanciullino”. Il luogo più intimo delle nostre abitazioni resta comunque il bagno. Conquista recente nella storia evolutiva dell’abitare, ma con un ruolo sempre più centrale. Non solo spazio dedicato alla cura di se stessi, da intendere sempre più come nell’antica tradizione romana delle terme, ma anche camerino dove, di fronte allo specchio, mettere in scena le mille versioni di noi stessi, prima di decidere quale mostrare agli altri. “Nel bagno – osserva Stefania Fabiano, Direttore Generale della Divisione Cosmetics Active di L’Oréal – la relazione tra benessere del corpo e della mente è protagonista, avvantaggiata da tutti gli aiuti che la tecnologia può fornire”.Una funzione che il bagno condivide con un altro spazio, considerato fino a poco tempo fa un vezzo, ma che la pandemia ci ha fatto rivalutare nella sua più antica accezione di luogo dedicato al benessere fisico ma anche e soprattutto a quello mentale. Che sia un angolo del balcone oppure uno spazio ricavato accanto al letto o nel garage condominiale, la palestra diventa il posto dove coltivare l’energia e la vitalità che l’attività sportiva trasmette, preziosa chiave per superare le difficoltà e stare bene con se stessi e con gli altri, sottolinea Walter Bertin, Presidente di Labomar. Giardino, serra e garage assumono dunque nuovi significati e si preparano a una nuova evoluzione, dall’illuminazione all’arredamento. Luoghi dove riflettere grazie al potere taumaturgico dell’ombra degli alberi in contrapposizione alla luce diretta del sole, secondo Carlo Urbinati, Presidente di Foscarini, ma anche spazi per coltivare sogni, passioni e talenti senza la paura di sbagliare come suggerisce Valeria Zampieri, HR Manager di Everel Group. Luoghi infine dove custodire solo mezzi a energia biologica come biciclette o bastoncini da nordic walking perché torneremo a essere Flâneur, esploratori di città, vagabondi urbani, che hanno bisogno di camminare per pensare, stare in forma e conoscere il proprio ambiente, come profetizza Gianpietro Beltramello, Presidente di Gabel.

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La pandemia ha puntato i riflettori sulla sostenibilità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2021

A cura di Andrea Carzana, Portfolio Manager, azionario europeo di Columbia Threadneedle Investments. Le tematiche ESG, già cresciute in maniera esponenziale e su scala globale nelle scelte di portafoglio di tutti gli investitori, un trend globale e da qualche anno inarrestabile, hanno avuto un ulteriore boost con la pandemia. La sostenibilità è da sempre insita nel processo di investimento di Columbia Threadneedle Investments e nell’anno del Covid questo dogma è stato ulteriormente rafforzato. Siamo da sempre focalizzati su società di alta qualità dotate di un solido vantaggio competitivo, potere di prezzo ed elevate barriere all’entrata, selezionate combinando la ricerca finanziaria e non finanziaria.La nostra competenza in ambito sostenibilità è riconosciuta dai fatti anche in Italia: di recente Columbia Threadneedle Investments ha organizzato un evento dal titolo “I pagamenti digitali a supporto della sostenibilità” durante il quale ci si è confrontati sul tema insieme a Paolo Bertoluzzo, CEO di Nexi. Come emerso dal webinar, la PayTech è un pioniere nei pagamenti digitali, fondamentali per la realizzazione di alcuni dei 17 sustainable goal dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Nexi si è focalizzata in anticipo in un settore oggi in rapida crescita per la domanda che arriva dalla Gen Z ed è riuscita a cogliere il balzo in avanti che la digitalizzazione ha compiuto nel nostro Paese in concomitanza con i lockdown e il distanziamento forzato. Nell’ambito dell’evento sono state evidenziate, in particolare, le tre fasi attraverso cui viene definita la sostenibilità: la prima è la verifica della sostenibilità “interna”, ossia della presenza di processi e regole precise di governance che possano prevenire eventuali problematiche ESG al cuore dell’organizzazione. La seconda è la valutazione della sostenibilità finanziaria, che consiste nell’analizzare la presenza di vantaggi competitivi attraverso il framework delle cinque forze di Porter. Infine, la terza fase è quella della validazione della sostenibilità “esterna”, attraverso cui si analizza l’impatto dei prodotti e dei servizi di ogni compagnia sul mondo economico, sociale e ambientale.Come società di gestione, negli ultimi 18 mesi, abbiamo reso sempre più esplicito il nostro approccio alla sostenibilità con azioni concrete. A inizio 2019 Columbia Threadneedle ha lanciato un sistema proprietario di rating che fornisce al team d’investimento globale un solido sistema di valutazione degli investimenti responsabili e una capacità di analisi ottimizzata su oltre 5.500 aziende di tutto il mondo. Basandosi su stewardship finanziaria e fattori ESG, i rating forniscono un unico segnale di investimento prospettico che consente di individuare e valutare rischi e opportunità potenzialmente significativi. Le aziende con i punteggi migliori (pari a 1) tendono a sovraperformare, mentre quelle con i punteggi peggiori (pari a 5) a sottoperformare. I test retrospettivi ne sono la prova, a dimostrazione che i nostri rating si sono dimostrati un valido aiuto nel processo di ricerca, individuazione dei rischi e selezione dei titoli.Quando all’inizio del 2020 il Covid-19 si è diffuso in tutta Europa, Philips ha raddoppiato la fabbricazione di ventilatori polmonari e L’Oreal ha iniziato a fabbricare disinfettante per le mani su larga scala. Due brillanti esempi di capacità di reazione e adattamento rapido all’evolversi delle condizioni di mercato a vantaggio della società: due esempi di sostenibilità con un impatto positivo sul business. I due titoli erano già parte del portafoglio del Threadneedle (Lux) Pan European Equities Fund. Non è un caso che la strategia Pan European Equities si sia distinta per la sua straordinaria resilienza in uno dei periodi più difficili per i mercati azionari. A fine aprile 2020, evidenziava una flessione annuale del 4,3% (al netto delle commissioni) a fronte di un calo dell’11% dell’indice MSCI Europe, una sovraperformance dovuta principalmente alla nostra capacità di selezione dei titoli. Il 2 ottobre scorso è partito il Threadneedle (Lux) Pan European ESG Equities (ridenominazione del Pan European Equities), festeggiando così il suo ingresso nella gamma dei fondi sostenibili della casa. Abbiamo poi lanciato anche il Threadneedle (Lux) Emerging Market ESG Equities: i due nuovi comparti si vanno ad aggiungere alle strategie UK Sustainable Equity e Global Sustainable Equity, Il Threadneedle (Lux) European Social Bond Fund, European Sustainable Infrastructure e Carbon Neutral Real Estate.Per molti versi, consolidare il nostro percorso negli investimenti ESG significa semplicemente dar corso concreto all’evoluzione naturale della realtà con il nostro approccio di lunga data. Le tematiche ESG sono sempre più presenti in questo nuovo assetto economico, caratterizzato tanto da rischi quanto da grandi opportunità. Per i vincitori di domani, l’analisi ESG contribuirà a generare e a favorire i rendimenti economici e noi ci siamo impegnati a contribuire a questo cambiamento.www.columbiathreadneedle.it

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Scuola:Rojc (Pd), pandemia ha evidenziato lacune in campo digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

“E’ necessario confrontarci con l’impreparazione in campo digitale, che costituisce una delle massime sfide del Next Generation EU per porre le basi del nostro futuro”. Lo ha detto la senatrice Tatjana Rojc (Pd) intervenendo oggi nell’aula di Palazzo Madama durante la discussione della mozione, approvata,sul potenziamento dell’insegnamento della matematica edell’educazione digitale. “Per decenni – ha sottolineato la senatrice – il nostro Paese non ha voluto né saputo cogliere in toto le sfide che invece nel mondo, dagli Stati Uniti all’India, trovavano spazio attraverso la consapevolezza che il digitale, e quindi la formulazione matematica, sarebbe divenuto la lingua globale per eccellenza, l’investimento per il futuro dell’umanità” Per Rojc, che ha ricordato il premio Nobel Carlo Rubbia e il pioniere della computer art Edvard Zajec,“la pandemia ha messo in evidenza molte delle nostre lacune,scardinato innumerevoli certezze, portato alla luce la voragine tra ciò che è e ciò che invece dovrebbe essere, soprattutto in quella che generalmente viene definita una scienza esatta”.

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La metà dei ricoveri programmati è saltata nei primi sei mesi 2020 a causa della pandemia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

Lo ha certificato l’Agenas che la Scuola Sant’Anna di Pisa (MES) ha condotto e presentato uno studio ad hoc, da cui il “lato peggiore” che emerge è la differenza nelle Regioni, che genera una netta mancanza di equità tra i cittadini.A dicembre lo stesso allarme lo ha lanciato Salutequità, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, che oltre alla caduta libera di ricoveri (una media del -40%, ma non solo tra quelli programmati) ha messo in evidenza il crollo delle ricette per prestazioni di specialistica ambulatoriale (-58%, 13,3 milioni di accertamenti diagnostici e 9,6 milioni di visite specialistiche in meno) e screening oncologici (-50/55%: nel complesso nei primi mesi 2020 non sono state diagnosticate circa 4.300 neoplasie e 4.000 adenomi) oltre che una drastica contrazione della spesa per farmaci innovativi non oncologici che, in alcune Regioni, ha riguardato anche quelli oncologici.Covid-19 è stato ed è ancora un moltiplicatore di disuguaglianze, con un rischio prevedibile sul livello di salute degli italiani.E su questo Salutequità incalza: se nei primi sei mesi il risultato è questo, cosa è accaduto fino a fine anno? Perché un dato che dovrebbe essere già ormai, purtroppo, evidente, tarda ancora a essere reso noto? “Nella seconda parte dell’anno, solo per fare un esempio – ricorda Tonino Aceti, presidente di Salutequità – l’ulteriore riduzione degli screening ha prodotto 13.011 minori diagnosi tra lesioni, carcinomi e adenomi avanzati: il 57% in più del dato della prima metà dell’anno”. Aceti punta il dito sul ritardo con cui sono resi noti i dati: “I ritardi nella pubblicazione dei dati contenuti nelle rilevazioni ufficiali hanno sempre rappresentato una criticità importante del SSN, sia dal punto di vista della verifica dell’efficacia degli interventi, sia da quello sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, a partire da quelle previste nei provvedimenti emergenziali per il potenziamento del SSN, dall’assistenza territoriale, al recupero delle liste di attesa”. E Salutequità lancia precise proposte per colmare il gap di cui anche Agenas e i suoi partner potrebbero essere attori.

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Nuove abitudini di acquisto post pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

I giganti dell’e-commerce hanno registrato un boom di vendite senza precedenti durante la crisi pandemica. Solo in Italia il 21% dei consumatori ha ordinato dai 3 ai 4 prodotti in più rispetto alla normalità. Eppure, sembra che gli acquirenti europei simpatizzino principalmente per i negozi online locali. Secondo il report di Sendcloud, la piattaforma di spedizioni e-commerce, in Italia, il 59% degli acquirenti si è dichiarato preoccupato che la pandemia possa danneggiare in modo irreversibile le realtà locali.Il 31% degli italiani ha dichiarato di aver effettuato ordini da negozi locali piuttosto che da negozi e marketplace internazionali a seguito dell’epidemia di Covid-19 e il 43% ha iniziato a ordinare di più da negozi locali durante il lockdown. Lo stesso trend si è verificato in tutta Europa, dove quasi la metà dei consumatori europei (49%) ha preferito acquistare da negozi online nazionali.

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La pandemia frena il passaggio alla fase adulta dei giovani italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Sono le nuove generazioni a essere messe in ginocchio dalla pandemia da coronavirus. E mentre prima della pandemia più del 30% dei giovani prendeva in considerazione la possibilità di andare a vivere per conto proprio o a convivere nel breve periodo, un’indagine di Zappyrent (https://www.zappyrent.com/it), startup tecnologica italiana che punta a semplificare il mercato degli affitti a medio-lungo termine, rivela che la percentuale di under 30 alle prese con la richiesta di un affitto a medio termine è scesa di 30 punti. Se a marzo 2020 questa fascia di età rappresentava ben l’80% del totale dei richiedenti oggi, 12 mesi dopo, siamo al 50%. Tra le componenti che incidono su questo andamento pesano la condizione economica e lavorativa, fattori determinanti nella percezione del rischio. L’analisi del portale, condotta sui volumi di prenotazioni per affitto a medio termine – fino a 24 mesi – realizzate negli ultimi 12 mesi, conferma anche per il settore degli affitti gli effetti della pandemia su quella generazione che da quest’anno prende una nuova etichetta, “Generazione Standby”. Mentre a inizio 2020 il desiderio di progettualità dei giovani italiani registrava un trend positivo, stando ai risultati dell’indagine di Zappyrent oggi, un anno dopo, tutto rallenta o si ferma e sale del 19,1% l’età media di chi cerca un affitto a medio termine per intraprendere il più importante dei progetti di vita tipici del passaggio alla fase adulta: lasciare la casa dei genitori.
Se è vero che oltre il 60% dei giovani italiani, Millennials e Generazione Z, percepisce i propri progetti di vita a rischio e crede che l’emergenza sanitaria avrà un impatto negativo sul futuro, vivere da soli è il primo elemento a cui si rinuncia. Anche gli affitti a medio termine, che sono – per il loro ridotto numero di vincoli – i preferiti di chi si imbarca in progetti lavorativi e personali nuovi e magari temporanei, registrano questo fenomeno: a marzo 2021 l’età media di chi ha scelto questo contratto ha per la prima volta superato i 30 anni. Analizzando il fenomeno in termini geografici sono Torino e Roma le città più colpite, dove viene fotografata la diminuzione più significativa di affitti i cui titolari rientrano nella fascia di età 19-29. La precaria condizione occupazionale e l’incertezza del reddito sono le componenti che più influiscono sulla decisione di rimandare o abbandonare progetti di vita, come affittare una casa per conto proprio. Nel tentativo di far fronte a queste difficoltà, Zappyrent ha ideato un’innovativa forma di protezione a garanzia dell’affitto a medio termine, a vantaggio sia degli inquilini che dei proprietari. Grazie a Protezione Zappyrent il proprietario riceve l’affitto mensile direttamente dal portale ogni 12 del mese, indipendentemente dal fatto che l’inquilino abbia versato o meno il canone: questo non solo a tranquillità dei proprietari, ma anche per incoraggiarli ad affittare ai giovani a prescindere dalla loro stabilità occupazionale. È il portale a versare la somma concordata, gestendo da intermediario le transazioni e le comunicazioni tra le parti. Questa protezione evita, inoltre, che i locatari più giovani (studenti universitari, Erasmus o professionisti all’inizio della propria carriera) ricorrano alla fideiussione, perché è la piattaforma stessa a porsi come garante. Per saperne di più: https://www.zappyrent.com/it/protezione-zappyrent.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari durante pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio sui prodotti più rincarati durante la pandemia, facendo il confronto con i prezzi di febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, ossia prima che scattassero i rialzi avvenuti durante l’emergenza Covid, elaborando i dati Istat. Il record spetta alla voce E-book download, con i prezzi che sono più che raddoppiati dal febbraio 2020, con un’impennata del 54,4%. Si è approfittato, insomma, dell’esigenza di trascorrere il tempo libero in casa per far lievitare i listini.Al secondo posto il prodotto simbolo dello smart working e della didattica a distanza, ossia Computer portatile, palmare e tablet, con un balzo del 20,6%. I rincari a danno dei lavoratori e degli studenti sono anche al quinto posto con gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, saliti del 12,8%, e al settimo posto, con gli Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini, come le cuffie con microfono, indispensabili per webinar e webmeeting, e gli E-book reader, con un incremento del 10,3%..Al terzo posto un altro bene utile per intrattenere i ragazzi a casa nel tempo libero, i giochi elettronici, con +16,9%. Un altro gruppo che ha registrato rialzi lunari è quello dei trasporti: trasporto ferroviario appena giù dal podio con +15% (per fortuna le compagnie ferroviarie avevano sostenuto di non aver aumentato i prezzi…..), voli intercontinentali al sesto posto con +10,9%.Altri segmenti di consumo per i quali si è sfruttata l’esigenza di dover stare in casa sono gli Altri piccoli apparecchi elettrici per la casa, come le centrifughe che segnano un +8,6% e, appena fuori dalla top ten, all’undicesimo posto, gli Apparecchi per la telefonia fissa, +4,9% (i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era durante il giorno tra le quattro mura di casa).Al nono posto le spese bancarie, che salgono del 7% e al decimo posto le Macchine fotografiche e videocamere, +6,8%.”C’è chi si è approfittato del fatto che gli italiani erano costretti ad acquistare alcuni prodotti per via dell’emergenza Covid, in particolare lockdown, smart working e Dad, per lucrare. Gli aumenti sono talmente stratosferici che appaiono ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Pandemia e vitamina D

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

“In riferimento alla revisione del protocollo per la presa in carico dei Pazienti COVID a domicilio, messo a punto dalla Regione Piemonte (link), l’Accademia di Medicina di Torino esprime il suo compiacimento per l’introduzione della Vitamina D come supporto terapeutico, in aderenza ai numerosi dati della letteratura prodotti da Ricercatori di tutto il mondo che, pur in assenza di una definitiva e incontrovertibile evidenza scientifica, suggeriscono l’utilità di somministrarla, sempre sotto controllo medico, nella prevenzione e nel trattamento della malattia da COVID-19”. Con queste parole il prof Giancarlo Isaia, Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, ha commentato il provvedimento della Regione Piemonte, auspicando anche che altre Regioni assumano al più presto un’analoga posizione. L’Accademia di Medicina di Torino da tempo sostiene l’utilizzo della Vitamina D, sia in prevenzione che in terapia dell’infezione da COVID-19, e ne ha suggerito le modalità di somministrazione in un documento propositivo (link) che è stato condiviso e sottoscritto da 156 Medici e Ricercatori italiani.

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