Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

Posts Tagged ‘pandemia’

Misure economiche adottate in ambito europeo ed internazionale per contrastare la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2022

La Commissione europea ha comunicato i piani di emissione per coprire il fabbisogno di finanziamenti nell’ambito di NextGenerationEu per il primo semestre del 2022, prevedendo l’emissione, tra gennaio e giugno di quest’anno, di 50 miliardi di euro di obbligazioni comuni a lungo termine, che saranno integrate da buoni dell’UE a breve termine, con queste operazioni l’UE sarà in grado di coprire tutti i pagamenti dovuti a titolo del dispositivo per la ripresa e la resilienza e di tutti gli altri programmi collegati nel corso di tale periodo. Nei giorni scorsi, la Commissione europea e l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale hanno varato il nuovo Fondo per le PMI, che mette a disposizione delle piccole e medie imprese con sede nell’Unione europea dei voucher che serviranno a sostenerle nella tutela dei propri diritti di proprietà intellettuale, nella ripresa dalla pandemia e nelle transizioni verde e digitale per il prossimo triennio. Sempre a sostegno delle PMI, nell’ambito del quadro delle norme UE in materia di aiuti di Stato, la Commissione ha anche approvato un regime di buoni per un valore complessivo di 610 milioni di euro, per favorire l’accesso delle piccole e medie imprese ai servizi a banda larga ad alta velocità, che consentendo connessioni Internet efficaci rendono possibile la fruizione di servizi e offerte online, limitando nel contempo le distorsioni della concorrenza. In ambito fiscale, l’informativa segnala due importanti iniziative della Commissione europea. La prima volta a contrastare l’uso improprio di società di comodo a fini fiscali e a garantire che le società che esercitano un’attività economica minima o nulla non possano beneficiare di agevolazioni fiscali e non pesino quindi sui contribuenti. La seconda consiste nella proposta di direttiva che garantisce un’aliquota fiscale effettiva minima per le attività mondiali dei grandi gruppi multinazionali. La proposta rispecchia l’accordo internazionale, concordato tra 137 paesi e stabilisce le modalità di applicazione dei principi dell’aliquota fiscale effettiva del 15% nell’Unione europea, comprende inoltre un insieme comune di norme sul calcolo di tale aliquota, affinché sia applicata con correttezza e coerenza in tutta la UE. Infine, gli ultimi dati pubblicati dalla Banca mondiale mostrano un’economia globale in netta frenata, soprattutto a causa dei timori legati al Covid e alle nuove varianti che gettano più di un’ombra sulla ripresa dell’attività economica. La crescente inflazione, l’aumento del debito e delle disuguaglianze di reddito potrebbero minacciare il rilancio soprattutto nelle economie emergenti e in via di sviluppo, i cui margini di bilancio non consentirebbero l’eventuale erogazione di nuovi sostegni laddove il perdurare della crisi pandemica lo rendesse necessario.

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Sandro Colombi (UILPA): Estendere lo smart-working per combattere la pandemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2022

La pre-intesa sul rinnovo del CCNL Funzioni Centrali firmata il 21 dicembre scorso contiene una sezione dedicata alla regolamentazione del lavoro agile nella Pubblica Amministrazione. Di fatto, abbiamo riportato sotto l’egida del sistema di relazioni sindacali tutta la disciplina che regola l’organizzazione e lo svolgimento delle forme di lavoro a distanza nelle amministrazioni del nostro comparto.Proprio negli stessi giorni in cui all’ARAN si concludeva la trattativa sul Contratto collettivo nazionale, l’Italia veniva investita da Omicron, l’ultima variante del Covid-19. Un’ondata che sta causando centinaia di migliaia di nuovi contagi e costringe le autorità sanitarie a varare provvedimenti restrittivi per la collettività. Tutto questo mentre gli esperti ci informano che il picco massimo di diffusione di Omicron non è stato ancora raggiunto e nel breve periodo dobbiamo attenderci un peggioramento della situazione. Se così stanno le cose ritengo opportuno che le Amministrazioni dello Stato organizzino il lavoro in modo da ridurre al minimo indispensabile la presenza fisica del personale nelle strutture. Si tratta ovviamente di una soluzione temporanea, già sperimentata con successo e riproponibile oggi con i necessari miglioramenti. A differenza del passato (marzo 2020), oggi le amministrazioni hanno a disposizione strumenti normativi e contrattuali molto più efficaci per gestire con flessibilità e intelligenza l’organizzazione del lavoro da remoto.Penso sia arrivato il momento di lanciare un’iniziativa per rivedere in tutta la Pubblica Amministrazione l’organizzazione del lavoro da remoto, elevando il più possibile il numero di dipendenti coinvolti e delle giornate lavorative rese in modalità agile. Pertanto sarebbe necessario che le amministrazioni emanino al più presto provvedimenti in tal senso, previo confronto con le rappresentanze sindacali. È in gioco la sicurezza dei lavoratori, la salute dell’utenza e l’efficienza dei servizi pubblici. Oggi le amministrazioni sono in condizioni di agire con la massima autonomia. Dipende dalle scelte che si intendono fare per contribuire all’uscita dall’emergenza. Per parte sua la UILPA chiederà l’estensione dello smart working in tutte le sedi di contrattazione integrativa. Poiché si parla tanto di flessibilità organizzativa per cambiare la Pubblica Amministrazione questo è il momento di passare dalle parole ai fatti. Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione.

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Scuola: Rientro dalle vacanze e la pandemia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2022

Si riscontrano oggettive criticità nella gestione dei tracciamenti dei contatti stretti e della complessità delle procedure di comunicazione alle Usca di riferimento. Nella Nota tecnica sono state date indicazioni alle scuole per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico che hanno suscitato tanto clamore tra gli operatori della scuola e, in particolare, tra i referenti scolastici covid19 a tal punto da indurre il Presidente dell’Ancodis Rosolino Cicero a chiedersi se le scuole fossero diventate delle dépendance dei Dipartimenti di prevenzione.Infatti, si legge che “Nel caso in cui le autorità sanitarie siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente o comunque secondo la organizzazione di regione/P.A. o ASL….” e purtroppo, come avevamo previsto – anche sulla base dell’esperienza dello scorso anno scolastico – si sono scaricati sui referenti scolastici covid19 i già ben noti oneri e nuove procedure richieste dai dipartimenti di prevenzione locali che hanno complicato e reso oggettivamente insostenibile il carico di lavoro e le incombenze comunicative “imposte” nell’espletamento nell’incarico tutti i giorni della settimana e anche fuori dall’orario di servizio. Viene richiesto al referente covid di dare la tempestiva comunicazione alle famiglie per l’esecuzione del test T0 e di acquisire dalle stesse famiglie l’esito del T0, di trasmettere i dati anagrafici, i contatti telefonici e gli indirizzi mail di tutti i contatti stretti integrata degli esiti del test T0 e di provvedere tempestivamente a inoltrare i referti dei tamponi eseguiti presso altre strutture convenzionate. Viene, infine, richiesto al referente covid – al fine di assicurare una precisa valutazione globale del gruppo classe – di segnalare con sollecitudine eventuali notizie di nuove positività. Non possiamo non rilevare che la previsione “Nel caso in cui le autorità sanitarie siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente o comunque secondo la organizzazione di regione/P.A. o ASL….” ha portato di fatto ad assegnare ulteriori carichi di lavoro per il Referente scolastico covid! Un carico di lavoro snervante che impone un quotidiano monitoraggio, una reperibilità per l’intero giorno e una responsabilità nella trasmissione di dati sensibili!Nell’ultimo rapporto ISS si rileva che la diffusione della variante Omicron tra i casi totali diagnosticati per il 26% interessa gli under 20. Questo dato induce i referenti scolastici covid a una seria preoccupazione poiché, al rientro dalle vacanze di Natale, avremo una assoluta incertezza sui numeri dei casi che ci attenderanno.“Per questa ragione – afferma Cicero – i referenti scolastici covid iscritti ad Ancodis ritengono la loro condizione di lavoro non più sostenibile; chiedono l’attenzione al Ministro e alle organizzazioni sindacali con l’esplicita denuncia sulle condizioni di lavoro alle quali sono stati e saranno impegnati per l’espletamento dell’incarico. Rivendicano il diritto a un’indennità di reperibilità oltre l’orario di servizio, ad uno specifico riconoscimento contrattuale e una tutela giuridica fino al perdurare dello stato di emergenza e annunciano alla ripresa delle attività didattiche di gennaio – in caso di indifferenza istituzionale – l’intenzione di svolgere l’incarico esclusivamente nei giorni feriali e limitatamente al servizio scolastico in orario antimeridiano”. Ancodis chiede il RISPETTO del lavoro di migliaia di donne e uomini in “trincea” nel contenimento della diffusione del covid dentro le scuole.

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Scuola: Mai così tanti contagi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 dicembre 2021

Raddoppiare lo stanziamento per il personale scolastico assunto a causa dell’emergenza pandemica e permettere in questo modo la conferma di tutti gli insegnanti e Ata Covid, altrimenti in migliaia verranno licenziati tra pochi giorni: lo chiede il sindacato Anief, attraverso uno degli 11 emendamenti presentati dal giovane sindacato per modificare la Legge di Bilancio 2022 approvata poco prima di Natale al Senato ed in procinto di essere votata anche dai deputati di Montecitorio.L’organizzazione sindacale guidata da Marcello Pacifico spiega che, in caso contrario, qualora l’emendamento non passasse, sarebbero garantiti i contratti solo per “20 mila posti di organico docenti e 7.800 posti di organico ata”: viceversa, con la modifica, che prevede una copertura di 400 milioni ulteriori, si garantirebbe la permanenza in servizio per tutto l’anno scolastico di “40 mila unità di personale docente e 15.600 di personale ata, comunque, inferiori agli 80 mila autorizzati l’anno precedente quando i numeri di contagio erano nettamente inferiori”, permettendo anche alle scuole “di valutare l’opzione in caso di numeri incontrollati di contagio di ritornate alla didattica al 50/70%”.

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La Commissione europea presenta il profilo sanitario dell’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2021

Il rapporto della Commissione Europea sullo stato della salute in Italia nel 2020 evidenzia le difficoltà dovute al Covid-19, ma fa anche notare che il paese ha ora uno dei tassi di vaccinazione più alti in Europa. Il profilo sanitario presentato dalla Commissione, con lo scopo di supportare le scelte decisionali dei responsabili sanitari, parte dal presentare la forte riduzione di oltre un anno dell’aspettativa di vita nel nostro paese dovuta alla pandemia di COVID-19. Nonostante questo, tuttavia, l’Italia continua ad avere uno dei più alti livelli di aspettativa di vita nell’Unione europea (UE), anche se le disuguaglianze geografiche sotto questo aspetto sono significative, con un divario tra regioni meridionali e settentrionali di quasi tre anni. Gli esperti sottolineano che tale differenza dovrebbe ridursi almeno temporaneamente nel 2020, poiché la pandemia ha avuto un impatto maggiore sulle regioni settentrionali. Il documento analizza poi l’onere del cancro in Italia, che è notevole. Nel 2018 sono decedute per cause oncologiche oltre 180.000 persone, più del doppio del numero di decessi per COVID-19 registrato nel 2020. I tassi di screening per il cancro al seno, al collo dell’utero e al colon-retto sono diminuiti di circa il 40-45% nel 2020 a causa della pandemia, e si prevede che questo fatto si tradurrà in un ritardo nella diagnosi.Vengono poi analizzati i fattori di rischio per la salute, tra cui fumo, cattiva alimentazione, inattività fisica e obesità sono i più importanti nel paese. Per quanto riguarda il fumo, in particolare, quasi il 30% dei quindicenni ha riferito di aver fumato nell’ultimo mese, uno dei tassi più alti dell’UE. Tre bambini su dieci di età compresa tra otto e nove anni erano in sovrappeso o obesi nel 2019, con una prevalenza nel sud del paese e nelle famiglie con condizioni socioeconomiche sfavorevoli, e la percentuale di ragazzi e bambini in sovrappeso o obesi è superiore alla media UE.Il rapporto si sofferma poi sulla spesa sanitaria pro capite, che in Italia è stata di 2.525 euro nel 2019, pari all’8,7% del PIL, e quindi inferiore alla media UE del 9,9%. Gli esperti notano che negli ultimi anni è cresciuta molto la parte di spesa sanitaria pagata di tasca propria dalle famiglie, ma notano anche che la spesa pubblica in senso sanitario è aumentata notevolmente in risposta alla pandemia.Per quanto riguarda la gestione di COVID-19, i ricercatori sostengono che, nonostante il sistema sanitario fosse ben sviluppato nelle regioni più colpite, il paese non è stato in grado di appiattire con abbastanza anticipo la curva dei contagi, con conseguente saturazione degli ospedali e crescita dei decessi, per cui in Italia si è verificato uno dei tassi di mortalità più alti per COVID-19 durante la prima ondata della pandemia. La pur ampia serie di misure restrittive messe in atto non è stata in grado di prevenire una seconda ondata della pandemia, anche se l’aumento della capacità dei letti di terapia intensiva e la mobilitazione di operatori sanitari aggiuntivi hanno contribuito a rispondere alle pressioni durante i picchi di pandemia. La mortalità è stata comunque elevata fino alla primavera del 2021, tanto che il tasso di mortalità cumulativo da COVID-19 in Italia ad agosto 2021 era superiore alla media UE di circa il 35%. La campagna vaccinale contro il COVID-19 ha portato il 60% della popolazione totale a essere completamente vaccinato con due dosi o a una situazione equivalente entro agosto 2021, con una percentuale superiore alla media dell’UE. (fonte doctor33)

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“Capital Group: I mercati di frontiera dopo la pandemia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 dicembre 2021

A cura di Holger Siebrecht, Fixed Income Investment Analyst di Capital Group. La pandemia ha gravemente interrotto il percorso di crescita di molte economie, anche di quelle dei mercati di frontiera, ma i Paesi a più elevata crescita ne hanno risentito meno. Il seguente grafico evidenzia come nel 2020 il rallentamento della crescita nei mercati di frontiera sia dipeso linearmente dal tasso di crescita registrato in tali Paesi nel 2019. La pendenza (1,25) della linea di regressione lineare indica che per ogni punto percentuale aggiuntivo di crescita che un Paese ha registrato nel 2019, la successiva recessione nel 2020 è stata meno profonda di 1,25 punti percentuali. Vari mercati di frontiera presentano elevati tassi di crescita strutturale, tanto da poter diventare nel tempo mercati emergenti (ME). Molti non hanno sperimentato una recessione nel 2020 e potrebbero registrare un continuo aumento della crescita. Tra questi figurano le economie di frontiera più tradizionali, come il Benin e l’Etiopia, che spesso presentano bassi livelli di PIL pro capite e altre misure di sviluppo umano, dipendono largamente dall’agricoltura, hanno mercati finanziari poco sviluppati e bassi livelli di debito. All’estremità opposta si trovano Paesi come l’Ecuador e la Tunisia, dove la recessione ha assunto dimensioni impressionanti nel 2020. Entrambi i Paesi non registravano un’elevata crescita prima della pandemia; pertanto, nel 2020 hanno evidenziato ingenti crolli nel PIL. Gli elevati prezzi delle materie prime hanno migliorato le condizioni commerciali di molti mercati di frontiera esportatori delle stesse. Dopo lo shock iniziale, la ripresa dei prezzi delle materie prime ha infatti sostenuto i saldi con l’estero di molte economie di frontiera. Il Ghana, ad esempio, presentava nel 2020 un saldo più solido di quanto giustificato dai fondamentali grazie alle esportazioni di oro nonché alle rimesse e alla riduzione delle importazioni. Oltre agli elevati prezzi delle materie prime, tali mercati beneficiano di un solido sostegno proveniente dalle istituzioni. I saldi con l’estero hanno inoltre risentito della pandemia a causa delle restrizioni imposte alla mobilità. Molti mercati di frontiera sono infatti popolari destinazioni turistiche. Sebbene il 2021 si preannunci migliore del 2020 per il settore turistico, la pandemia ha continuato ad avere un notevole impatto su di esso. L’OCSE stima che il turismo internazionale sia diminuito di circa l’80% nel 2020. In molti mercati di frontiera il turismo rappresenta un fattore trainante a livello economico, ma il seguente grafico evidenzia un’ampia divergenza tra i Paesi che fanno molto affidamento su di esso e quelli che ne sono meno dipendenti. Alcuni Paesi dipendono dal turismo sia per la crescita del PIL che per la bilancia dei pagamenti (come il Marocco), mentre altri solo per quest’ultima (come l’Etiopia). Tuttavia, per i mercati di frontiera, rispetto ai Paesi più sviluppati dei ME o ai mercati sviluppati, risulta ancora più importante un approccio basato sulla ricerca poiché i tradizionali indicatori ESG possono essere retrospettivi e spesso penalizzano i Paesi meno sviluppati. In alcuni Paesi, ad esempio in Ruanda, i fattori ESG possono variare notevolmente anche all’interno della stessa nazione, il che conferma la necessità di un approccio basato sulla ricerca. Il quadro istituzionale in Ruanda è sotto vari aspetti paragonabile (e persino migliore) di quello sudafricano, il contesto commerciale è tra i migliori del continente e il Paese conta un numero di donne in parlamento tra i più alti. Al contempo, però, il regime è repressivo, come illustrato dal basso punteggio ottenuto nella voce “Libertà di espressione e responsabilità” degli indicatori di governance globale della Banca Mondiale, alla pari, ad esempio, dell’Etiopia e del Camerun. (abstract)

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Cosa sappiamo su Omicron, e cosa possiamo aspettarci

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2021

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha designato la variante B.1.1.529 del SARS-CoV-2 come variant of concern, variante preoccupante e gli ha assegnato la lettera greca Omicron. È stata rilevata per la prima volta in una manciata di campioni prelevati l’8 novembre nella provincia del Gauteng in Sudafrica, dove è in corso un rapido aumento dei casi. Oltre all’accelerazione del contagio, la variante preoccupa per il gran numero di mutazioni presenti nel suo genoma, più di 50. Oltre 30 di queste si trovano sulla parte dell’RNA virale che determina la forma della proteina spike del virus, quella responsabile per l’ingresso del virus nelle cellule dell’ospite, e che rappresenta il bersaglio degli anticorpi prodotti in seguito all’infezione o alla vaccinazione. La variante Omicron è stata rilevata in una serie di stati dell’Africa meridionale e poi in diversi paesi del mondo, compresi quattro casi in Italia originati da un cittadino residente in Campania rientrato da un viaggio in Mozambico che ha poi contagiato i suoi familiari e altri conoscenti. Stando ai dati del National Institute for Communicable Diseases del Sudafrica (NCID), nella provincia del Gauteng, che comprende le città di Johannesburg e Pretoria, i casi diagnosticati nella settimana dal 26 novembre al 2 dicembre sono quasi quintuplicati rispetto alla settimana dal 19 al 25 novembre, passando da 5 500 circa a 26 600 circa. Nella settimana ancora precedente, quella dal 12 al 18 novembre, i nuovi contagi erano stati circa 1 300.Il rapporto pubblicato mercoledì dal Network for Genomic Surveillance in South Africa (NGS-SA), il consorzio di centri di ricerca e laboratori privati che si occupa del sequenziamento dei campioni che risultano positivi al SARS-CoV-2 in Sudafrica, indica che dei 249 sequenziamenti effettuati nel mese di novembre il 74% sono Omicron. Si tratta di un numero ancora limitato di sequenze per trarre conclusioni. Tuttavia, Omicron ha due delezioni nelle posizioni 69 e 70 del suo genoma e per questo i test PCR più utilizzati per diagnosticare l’infezione con SARS-CoV-2 non rilevano il gene S su cui sono presenti queste delezioni (come accadeva con la variante Alpha). È stato il suo gruppo ad avvisare per primo l’OMS della presenza di Omicron, come de Oilveira ha raccontato al New Yorker. A metterlo in allerta è stato l’aumento dei casi osservato dalla metà di novembre nel Gauteng, una provincia fortemente colpita dall’ondata di Delta dove i test sierologici indicano che tra il 60% e l’80% della popolazione potrebbe essere stata infettata. Oltre a questo, c’è stata la rilevazione da parte di uno dei laboratori del network di sorveglianza genomica di sei sequenze fortemente mutate rispetto al ceppo di Wuhan.L’altro dato preoccupante riguarda le ospedalizzazioni. Nella settimana dal 21 al 27 novembre sono state ricoverate 788 persone negli ospedali della provincia, più del doppio di quelle ricoverate nella settimana precedente. Come ha osservato John Burn-Murdoch, chief data reporter del Financial Times, i contagi crescono più velocemente che nelle ondate precedenti, inclusa quella guidata dalla variante Delta, ma la velocità di crescita del numero di ricoveri settimanali sembra minore. Tuttavia, è ancora presto per dire se questo dato indichi che la Omicron sia meno virulenta della Delta o che l’elevato grado di immunità già presente nella popolazione, ottenuta soprattutto tramite infezione naturale, la stia proteggendo dalle forme gravi della malattia. Il contagio sembra infatti guidato dagli under 40, ha fatto notare Tom Moultrie, demografo alla University of Cape Town, e questo potrebbe almeno in parte spiegare il minor tasso di ospedalizzazioni. In più sappiamo che il numero di ricoveri segue con almeno una settimana di ritardo i contagi. Fonte Scienza in rete

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Anatomia di uno studio clinico durante la pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Lunedì 29 novembre 2021, ore 12.30 XX Congresso SIMIT MiCo – Milano Convention Centre, Sala White 1 Via Gattamelata, Gate 14, Piano 2 L’evento si potrà seguire anche da remoto, previa registrazione https://www.streamingwit.online/eventi/techdow/register L’infezione da SARS-CoV-2 è spesso accompagnata da un’importante coagulopatia. Macro e microtrombosi rappresentano una complicanza ma, ancor più, una caratteristica specifica del Covid-19. Numerose ricerche hanno confermato che instaurare una profilassi tromboembolica può essere di grande utilità nei pazienti.Il farmaco più impiegato a questo scopo è l’enoxaparina, una Eparina a Basso Peso Molecolare, ma quando utilizzarla e a quale dosaggio? Lo studio clinico INHIXACOVID19, primo trial con enoxaparina approvato da AIFA nel 2020, ha cercato di rispondere a queste domande trattando, con una dose innovativa del farmaco, pazienti ricoverati in uno stadio della malattia da moderato a grave. I risultati preliminari dello studio, che ha coinvolto 13 centri italiani, saranno presentati nel corso della conferenza stampa prevista durante il XX Congresso SIMIT.Interverranno: • Andrea Stella, Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna • Pierluigi Viale, Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Bologna, Direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi • Giorgio Foresti, Managing Director di Techdow Pharma Italy Modererà i lavori Annalisa Manduca, giornalista di Rai Radio 1

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Effetti economici delle nuove restrizioni legate alla pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

A cura di Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR. Novembre ha marcato, per diversi Paesi europei, un ritorno del coronavirus. Di recente in Germania il numero di contagi giornalieri ha oltrepassato la soglia dei 50.000, con la stessa Merkel a parlare senza mezzi termini di “situazione drammatica”. Anche in Italia si assiste ad una crescita dei casi, sebbene i numeri abbiano per il momento un diverso ordine di grandezza. Negli USA, peraltro, l’andamento non è tanto dissimile, con contagi nuovamente in aumento. È sensato quindi soffermarci sull’argomento, chiaramente dal lato che ci compete, ovvero le possibili conseguenze su economia e investimenti.Nel tentare di prevedere l’evoluzione, può aiutarci quanto già accaduto nel Regno Unito e in Israele: nel primo caso, l’ondata in termini di numeri è paragonabile a quanto osservato lo scorso inverno, ma i vaccini hanno modificato in maniera decisiva il quadro: i ricoveri sono inferiori dell’85% al picco di fine 2020 e i letti occupati da pazienti Covid, nonostante quattro mesi di dati al di sopra dei 30.000 contagi giornalieri, sono solo il 5% del totale. In Israele, dove il 40% della popolazione ha avuto accesso alla terza dose, dopo una crescita autunnale i casi si contano oggi nell’ordine delle decine. Inoltre, a livello globale con il nuovo anno arriveranno i primi farmaci che, se assunti a inizio contagio, sarebbero in grado di evitare le conseguenze più serie del virus.Con tutte le cautele necessarie, soprattutto in relazione a variabili in via di definizione (durata efficacia vaccini, velocità e tasso somministrazione terze dosi, etc.), riteniamo quindi che decisioni di lockdown siano altamente improbabili o potrebbero essere limitate localmente. Non ci attendiamo conseguentemente effetti dirompenti sull’economia, se non per periodi limitati e senza far deragliare il recupero in atto. Tuttavia, è probabile che alcuni degli effetti osservati sulle nostre abitudini e quindi, più in generale, sull’economia, tendano a prolungarsi. Fra questi uno dei più eminenti è rappresentato dai problemi dal lato dell’offerta: il covid “rende il mondo meno efficiente” dal punto di vista di produzione e logistica. Alcune difficoltà di approvvigionamento potrebbero proseguire, continuando ad esercitare pressione sui prezzi, per quanto in qualche misura il rallentamento economico in atto attenui la problematica.Dall’altro lato, il graduale recupero del mercato del lavoro, sia in Europa che negli USA, dovrebbe evitare effetti pronunciati sui consumi, anche in presenza di inflazione persistente. Lo scenario descritto, con tassi reali negativi, poche alternative d’investimento e utili in sostanziale tenuta, continua quindi ad essere di supporto all’azionario sebbene, a questi livelli di valutazione, sia plausibile mettere in conto correzioni. Ad avvantaggiarsi di questo quadro dovrebbero essere i settori correlati positivamente all’inflazione, le società con potere di determinazione del prezzo e i cui conti non siano troppo dipendenti da costi del lavoro in crescita.

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Convegno: “Stato e sistema delle autonomie dopo la pandemia: problemi e prospettive”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2021

Roma 23 e 24 Novembre 2021 ore 9.30 Sala Perin del Vaga – Istituto Luigi Sturzo Via delle Coppelle 35. Saluti: Mariastella Gelmini e Bruno Tabacci. Introduzione: Nicola Antonetti e Alessandro Pajno. Interventi: Renato Balduzzi, Massimo Bordignon, Floriana Cerniglia, Maria De Benedetto, Gian Candido De Martin, Marcello Cecchetti, Ugo De Siervo, Franco Gallo, Patrizia Lattarulo, Bernardo Giorgio Mattarella, Simone Pajno, Stefania Parisi, Cesare Pinelli, Anna Poggi, Stefania Profeti, Giovanni Tarli Barbieri, Livia Salvini, Francesco Saraceno, Claudia Tubertini. L’accesso sarà consentito solo dietro presentazione del green pass e fino ad esaurimento posti.

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La pandemia frena la “nuova migrazione” qualificata degli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

Alla vigilia della Giornata di Unità Nazionale e delle Forze Armate, che riguarda anche i molti cittadini italiani che ancora oggi vivono e lavorano all’estero, il Centro Studi e Ricerche IDOS diffonde i dati principali sulle “nuove migrazioni” raccolti dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dall’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire).Nel corso degli ultimi 10 anni quasi un milione di italiani si sono “cancellati” dalle anagrafi comunali per espatrio all’estero, con un ritmo crescente nel tempo che ha visto superare le 100mila unità all’anno già a partire dal 2015. Nel 2020, in particolare, sono stati 112.218 i cancellati per l’estero e, di questi, il 45,5% era rappresentato da donne. Si tratta di un flusso annuale notevole (incidendo per il 2,1‰ sulla popolazione italiana), ma che risulta in diminuzione per la prima volta nel corso del nuovo millennio (-8,0, rispetto ai 122.020 i cancellati per l’estero del 2019). È l’annuncio di un cambiamento di rotta delle nuove migrazioni degli italiani? Quello che è certo è che la pandemia e le restrizioni alla circolazione internazionale non hanno completamente fermato i flussi, né incrementato in maniera significativa i ritorni (solo 43.229 nel 2020), nonostante molti abbiano perso il posto di lavoro all’estero e un certo numero abbia potuto usufruire di forme di telelavoro a distanza. L’analisi del movimento anagrafico di medio periodo, su dati Istat, conferma la peculiarità della nostra emigrazione contemporanea, caratterizzata da tanta “fuga di cervelli” e poca “circolazione di cervelli”. Nonostante un sistema che produce davvero pochi laureati (nel 2018 la percentuale di 30-34enni con un livello di istruzione terziaria raggiungeva in Italia il 27,8%, contro il 40,7% della media Ue), la laurea continua a non offrire, come invece avviene nel resto dei Paesi Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore: tra il 2008 e il 2020 sono ufficialmente espatriati dall’Italia 355mila giovani tra 25-34 anni e circa 96mila coetanei sono rimpatriati. La differenza tra rimpatri ed espatri è rimasta costantemente negativa negli anni e, cumulata tra il 2008 e il 2020, ha comportato una perdita complessiva di 259mila giovani, di cui 93mila con al più la licenza media (36%), 91mila diplomati (35%) e 76mila laureati (29%).A livello di Paesi di destinazione, le perdite nette di giovani registrate nel periodo 2008-2020 si sono risolte prevalentemente a favore di Paesi europei, come il Regno Unito (cumulativamente -19mila giovani) e Germania (-11mila). Secondo le nostre stime, oltre che per i 112mila iscritti all’Aire per espatrio, il numero globale degli italiani all’estero è cresciuto nel 2020 per effetto di oltre 78mila iscritti per nascita all’estero, 8mila acquisizioni della cittadinanza italiana dall’estero e 22mila iscrizioni per altri motivi, pervenendo così ad un numero complessivo di 5.652.080 italiani iscritti all’Aire (di cui il 48,1% è costituito da donne, il 15% da minorenni, il 64,7% da adulti tra i 18 e i 64 anni e il 20,3% da ultra65enni).Apparentemente il virus sembra essere stato in grado di invertire una linea di tendenza che anni di incentivi e altre iniziative (sia pubbliche che private) non erano riusciti a scalfire. I dati del primo anno di pandemia, infatti, vedono un leggero rallentamento dell’emigrazione dei laureati e ha tendenzialmente favorito il rientro di giovani dall’estero, ma resta difficile intravedere una reale. inversione di tendenza in assenza di politiche mirate a ridurre significativamente le perdite in termini di capitale umano che l’emigrazione sottende. Per ora le condizioni perché si realizzi la cosiddetta “migrazione di ritorno” in Italia risultano obiettivamente insufficienti: il mercato del lavoro resta poco attrattivo e ancor meno competitivo; il Paese è bloccato dal punto di vista delle infrastrutture, dell’innovazione, della qualità dei servizi; una burocrazia barocca, il clientelismo politico e il radicamento della malavita condizionano le prospettive per il futuro. In questo contesto sarà determinante investire in maniera virtuosa e nei tempi definiti i fondi allocati dall’Europa con il piano “Next Generation Eu”, un’occasione unica per rilanciare il nostro Paese.

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Per un Sistema Sanitario Nazionale nel post pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

Ridefinizione del Sistema sanitario nazionale, modernizzazione degli ospedali, rifondazione della medicina territoriale, netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid, programmi avanzati e strutturati di telemedicina e riavvio degli screening anti-cancro su tutto il territorio. Non solo. Anche campagne di informazione per tranquillizzare i cittadini sulla sicurezza degli ospedali per il ritorno alle cure durante e nel periodo successivo alla pandemia. Sono le principali proposte concrete d’intervento del “Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post Covid” promosso da diverse società scientifiche e costituito da Giordano Beretta (Presidente Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIOM), Ivan Cavicchi (Docente di Sociologia dell’Organizzazione Sanitaria e di Filosofia della Medicina), Francesco Cognetti (Coordinatore del Forum e Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro), Paolo Corradini (Presidente Società Italiana di Ematologia, SIE), Roberto Gerli (Presidente Società Italiana di Reumatologia, SIR), Ciro Indolfi (Presidente Società Italiana di Cardiologia, SIC), Dario Manfellotto (Presidente Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, FADOI), Pierluigi Marini (Presidente Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, ACOI), Vincenzo Mirone (Past President Società Italiana di Urologia, SIU), Giovanni Muriana (Presidente Società Italiana di Chirurgia Toracica, SICT), Fabrizio Pane (Professore Ordinario di Ematologia, Università Federico II di Napoli), Flavia Petrini (Presidente Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, SIAARTI), Francesco Romeo (Presidente ‘Il cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione’), Gioacchino Tedeschi (Presidente Società Italiana di Neurologia, SIN) e Alessandro Vergallo (Presidente Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica, AAROI – EMAC). Il primo incontro del Forum, che si è svolto recentemente con la partecipazione di Domenico Mantoan (Direttore Generale AGENAS, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), ha condotto alla stesura di un documento programmatico. “Bastano alcuni numeri per comprendere la portata delle prestazioni ancora da recuperare a causa della pandemia – affermano le società scientifiche nel documento -. Nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019, sono saltati anche quelli urgenti (-554.123). I ricoveri di chirurgia oncologica hanno visto una contrazione vistosa ed una diminuzione di circa l’80% dell’attività elettiva. Ridotti del 15% i ricoveri per radioterapia e del 10% quelli per chemioterapia”. Nell’ambito cardiovascolare il calo è stato di circa il 20% (impianti di defibrillatori, pacemaker ed interventi cardiochirurgici rilevanti). Si stima che i ricoveri in area medica (in gran parte riconvertita e dedicata ai ricoveri dei pazienti COVID) per i pazienti cronici complessi e con riacutizzazione, si siano ridotti di circa 600.000 rispetto al 2019. “Siamo molto preoccupati per l’elevatissima mortalità per Covid registrata nel nostro Paese, la seconda in Europa e nelle primissime posizioni a livello mondiale – continuano le società scientifiche -. È molto elevata anche la mortalità per patologie non Covid, già registrata a carico delle malattie cardiovascolari tempo-dipendenti e destinata nei prossimi mesi e anni ad aumentare significativamente anche per le malattie oncologiche. La ristrutturazione del sistema sanitario deve partire dagli ospedali. In Italia, il numero complessivo di posti letto ordinari per 100 mila abitanti è molto più basso rispetto alla media europea (314 rispetto a 500) e ci colloca al 22esimo posto tra tutti i Paesi europei. Gli operatori sanitari sono inadeguati per la popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila unità in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. Anche per le spese sanitarie correnti l’Italia è negli ultimi posti in Europa. Il nostro Paese spende solo l’8,8% del suo PIL per la Sanità, che peraltro include 1,5-2% di contribuzione da parte dei privati cittadini, mentre Paesi come Francia e Germania superano l’11%. Vi è inoltre una vera e propria ‘Questione Meridionale’: gli ospedali del Sud sono i più malandati e rischiano di non poter fornire servizi adeguati ai pazienti. Il Recovery Plan prevede di riservare solo l’8,3% dei fondi alla sanità (18,5 miliardi su 222): 7 miliardi sono per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale, 8,6 miliardi (3,9%) per l’aggiornamento tecnologico degli ospedali e la ricerca scientifica. Ma questo non basta. Si pone l’assoluta necessità di ridisegnare il Sistema Sanitario Nazionale anche sulla base delle carenze emerse durante la pandemia ed utilizzando i fondi cospicui, anche se insufficienti, che arriveranno con il Recovery Fund.”. “Una norma, il Decreto Ministeriale 70 – spiegano le società scientifiche nel documento -, prevede per gli ospedali la conferma della logica di Hub e Spoke chiudendo i piccoli ospedali, sostituiti da nuove strutture del territorio, gli ospedali della comunità, gestiti prevalentemente da infermieri e parzialmente da medici, per assorbire le piccole patologie. Ma su questo tipo di provvedimenti la comunità medico-scientifica ha già dichiarato la sua contrarietà”. Anche nel Recovery Plan, gli ospedali sono considerati come del tutto ancillari rispetto al territorio. “Siamo di fronte a una grave sottovalutazione dei problemi legati all’ospedale – continuano le società scientifiche -. Anche gli investimenti strutturali e tecnologici previsti non tengono conto della complessità e importanza degli ospedali. Chiediamo al Governo di riconsiderare la questione dell’ospedale valutandone i problemi strutturali, organizzativi e funzionali. In buona sostanza, siamo contrari alla concezione di ospedale minimo ‘di prossimità’ e, tantomeno, alla sua gestione delegata agli infermieri. L’ospedale di comunità rappresenta una concezione obsoleta, eccessivamente semplificante ma, soprattutto, inadeguata a far fronte alle tante e diverse complessità poste in essere dalle domande di salute della medicina moderna. L’ospedale moderno per definizione è una realtà ad alta complessità, che non si governa in modo monocratico ma partecipato, diffuso e decentrato. È necessaria una modernizzazione dei nosocomi italiani, la cui vita media in moltissimi casi ha ben superato ogni limite plausibile, rendendoli spesso inadeguati anche solo ad ospitare le nuove tecnologie. Ed è necessario avviare un’attività straordinaria di informazione e comunicazione rivolta ai cittadini, un vero e proprio ‘Piano Marshall’ per il recupero dei ritardi accumulati negli screening, nelle visite programmate, in quelle di follow-up e negli interventi chirurgici”.

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Siamo più poveri o più tirchi, introversi, diffidenti o asociali rispetto al pre-pandemia?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2021

ci fa sapere che l’80% delle famiglie spende meno per bar, ristoranti, alberghi, abbigliamento rispetto a prima della pandemia. Un’Italia che sembra diversa da quella che ci è stata narrata in questi ultimi mesi con l’allentamento dei divieti di mobilità, soprattutto per le vacanze: periodo che per gli italiani è intoccabile quanto la mamma. Comportamento che comunque, in soldoni, va valutato considerando anche che il cosiddetto carrello della spesa (cura della casa e della persona) ad agosto ha registrato +0,8%, e i prezzi dei prodotti più ad alta frequenza +2,5%, in un contesto di crescita inflattiva che non si vedeva dal 2013. Non sappiamo, quindi, se si tratta di consumatori più poveri, tirchi, introversi, diffidenti o asociali. Che molti non stiano bene, anche economicamente, a causa della pandemia, non è una scoperta. Ma che questi molti siano l’80% cambia la situazione. E non si tratta solo della differenza tra realtà e percezione della stessa. 80% è roba! In attesa che lo Stato ci aiuti a comprendere meglio cosa accade, e che Governo e legislatore siano all’altezza per la diffusione del benessere e della felicità, ci resta solo da navigare a vista! Vincenzo Donvito, Aduc

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Come la pandemia ha cambiato la medicina estetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2021

La medicina estetica è cambiata ed è cambiato anche il suo rapporto con i pazienti. Un anno e mezzo di pandemia ha di fatto modificato le abitudini, ma soprattutto la percezione della bellezza. E non si tratta solamente di un processo indotto da un maggiore ricorso alle videochiamate, ma una nuova tendenza che rimescola le carte e mette al centro il tema della fiducia e dello stare bene. È di fatto emersa una nuova visione di bellezza molto più legata al concetto del benessere, è cambiato anche il rapporto con il medico estetico da mero “esecutore” dei trattamenti a consulente e si è fatta avanti una forte ricerca di sicurezza, in termini di luogo sicuro e “a prova” di Covid. Sono questi i tre principali elementi che Sotherga, clinica milanese dedicata alla medicina estetica non invasiva, ha registrato negli ultimi 18 mesi. «Dal lockdown in avanti, nonostante la complessità del momento, il settore della medicina estetica ha continuato a crescere con ritmi a doppia cifra, contro una chirurgia sostanzialmente stabile: segno che l’attenzione al proprio aspetto, spesso accentuato dal continuo rivedersi su uno schermo grazie alle video chiamate, non è venuto meno. E non è venuta meno l’attenzione a un approccio mini invasivo» afferma Angelo Castello, CEO di Sotherga. «Dall’altra parte però, non possiamo ignorare i cambiamenti che abbiamo registrato. Elementi che di fatto hanno introdotto un nuovo concetto di bellezza, nuove modalità nella relazione medico-paziente e accentuato il tema della sicurezza sanitaria. Sono tutti indicatori che ci dicono, già oggi, come sarà la medicina estetica di domani».Dall’approccio trasformativo a quello conservativo. «Se prima chi si rivolgeva alla medicina estetica voleva cambiare ciò che non gli piaceva o veniva percepito come un problema, ora nel concetto di bellezza viene ricompreso il proprio benessere – spiega Marco Bartolucci, fondatore della clinica Sotherga –. Questo ha portato a vedere il trattamento non come azione di cambiamento o di trasformazione del proprio aspetto, ma come scelta di prevenzione. C’è una maggiore attenzione allo stare bene, quindi al tema della cura personale. In quest’ottica, negli ultimi mesi abbiamo avuto un aumento di under 35». La parola chiave diventa: autenticità. «Non esiste più un metro univoco che possa definire la bellezza. La richiesta dei pazienti va nella direzione di conservare le proprie caratteristiche, all’interno di un processo di benessere non solo estetico, ma anche fisico e mentale».Un nuovo rapporto tra medico e paziente. «Soprattutto i mesi di lockdown hanno accentuato un processo di relazione basato sulla fiducia. I pazienti che sono venuti da noi volevano parlare, confrontarsi, farsi conoscere e conoscere lo specialista», prosegue il dottor Bartolucci. «La mera attenzione al risultato, quindi all’eliminazione dell’inestetismo, si è trasformata in un processo di consulenza, dove il medico accompagna il paziente in un percorso dedicato. L’approccio d’equipe di Sotherga, che vede medico estetico, dermatologo e nutrizionista lavorare insieme, risponde a questa nuova esigenza».

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Una pandemia si può e si deve combattere

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2021

By Pier Luigi Ciolli.Le pandemie erano prevedibili da decenni e le nazioni dovevano predisporre i Piani di Emergenza, stoccando i relativi materiali e aggiornando gli elenchi delle persone che erano necessarie per metterli in atto. Al contrario, chi abbiamo pagato a rappresentarci e a preparare e aggiornare il Piano di Emergenza Pandemia non lo ha fatto e NON sono stati sbattuti subito in galera per i morti che potevano evitare nonché non gli hanno confiscato i beni per ristorare lo Stato e i privati che hanno subito enormi perdite economiche. I governi di altre nazioni e l’OMS non si sono subito attivati per contrastare la pandemia (unica eccezione la Repubblica di Cina che non fa parte dell’OMS) ma questo non giustifica chi, in Italia (preposto e pagato), ci ha fatto trovare inermi nel contrastare la pandemia. Anche noi, dal gennaio 2020 abbiamo subito scritto “Pandemia” quando gli altri proseguivano a trattarla come un’epidemia e contestarci tale termine. Abbiamo inviato tempestivamente al Governo, ai parlamentari e al Presidente della Repubblica lettere e relazioni: con analisi e proposte per una soluzione strategica e tattica per individuare il virus, curare i contagiati e far lavorare i non contagiati: nessuna risposta ci è mai pervenuta (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php); per informarli che i divieti di spostarci con i propri veicoli non aumenta la pandemia, perché la stessa si attiva con i contatti tra le persone. Pertanto, non servono blocchi alla circolazione dei veicoli mentre è indispensabile spiegare e far rispettare i distanziamenti tra le persone nonché procedere alla sanificazione delle merci (il virus rimane attivo per più giorni sui materiali) e, soprattutto, procedere continuamente all’igiene personale; per spiegare che le mascherine chirurgiche monouso (usa e getta dopo poche ore) non solo non bloccavano il virus ma costituivano un costo milionario sia per l’acquisto sia per lo smaltimento delle centinaia di migliaia di tonnellate, quando invece bastava invitare i cittadini a proteggere gli altri indossando sulla bocca e naso un tessuto (https://anteritalia.org/basta-mascherine-monouso-le-alternative-per-combattere-emergenza-ambientale/). Gli scandali si sono susseguiti e da parte nostra sono state inviate dettagliate istanze alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php); inserendo in indirizzo mail e/o PEC le società di grande distribuzione, la soluzione (GUIDAeRITIRA) per evitare le lunghe file ai supermercati ma nessuna risposta ci è mai pervenuta e tantomeno hanno attivato detto semplice sistema per contrastare la pandemia (documenti consultabili aprendo https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php).

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2,5 miliardi di € a sostegno dei lavoratori autonomi e degli operatori sanitari nel contesto della pandemia di coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

La Commissione europea ha approvato un regime da 2,5 miliardi di € dello Stato italiano a sostegno dei lavoratori autonomi e di determinati operatori sanitari, che nel contesto della pandemia di coronavirus saranno parzialmente esentati dal versamento dei contributi previdenziali. La Commissione ha adottato un quadro temporaneo per consentire agli Stati membri di avvalersi pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato al fine di sostenere l’economia nel contesto dell’emergenza del coronavirus. La Commissione consentirà inoltre agli Stati membri di convertire fino al 31 dicembre 2022 gli strumenti rimborsabili concessi in applicazione del quadro temporaneo (quali garanzie, prestiti e anticipi rimborsabili) in altre forme di aiuto, ad esempio sovvenzioni dirette, a patto che siano soddisfatte le condizioni del quadro.Il quadro temporaneo permette agli Stati membri di combinare tra loro tutte le misure di sostegno ad eccezione dei prestiti e delle garanzie sullo stesso prestito, sempre nel rispetto dei massimali fissati nel quadro stesso. Gli Stati membri possono inoltre combinare tutte le misure di sostegno autorizzate nell’ambito di tale quadro con le possibilità già previste per concedere aiuti de minimis alle imprese, fino a un massimo di 25 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle che operano nel settore dell’agricoltura primaria, di 30 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle nel settore della pesca e dell’acquacoltura e di 200 000 € nell’arco di tre esercizi finanziari a quelle attive in tutti gli altri settori. Al tempo stesso gli Stati membri devono impegnarsi ad evitare cumuli indebiti delle misure di sostegno a favore delle stesse imprese, limitandone l’importo a quanto necessario per sopperire al fabbisogno effettivo.Il quadro temporaneo integra inoltre le numerose altre possibilità di cui gli Stati membri già dispongono per attenuare l’impatto socioeconomico dell’emergenza coronavirus, in linea con le norme dell’UE sugli aiuti di Stato.

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Pandemia da Covid-19: Abbiamo diritto a delle chiare risposte

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

Pier Luigi Ciolli ci invia in copia, che noi riproduciamo in abstrac, una lettera inviata Ai membri del Governo, a tutti i parlamentari, al Presidente della Repubblica sul tema delle “pandemie” che riteniamo particolarmente interessante. Per approfondimenti: https://www.coordinamentocamperisti.it/pandemia.php. “l’ISTAT non comunica ogni giorno (inserendo nel loro sito internet) quanti, ogni giorno, sono i nati e i morti nei 7.914 comuni italiani. Un dato essenziale per comprendere sia l’andamento della pandemia sia altri aspetti. È un segreto di Stato? Sono degli incapaci da licenziare? I Comuni non gli trasmettono quotidianamente questi semplici due dati e sono da commissariare? siamo stati e sia tutt’ora investiti da decine di migliaia di pagine di provvedimenti per contrastare la pandemia: atti da leggere e rispettare (dal 25 gennaio 2020 al 7 luglio 2021 abbiamo letto ben 2.489 provvedimenti) ma redatti in modo incomprensibile al cittadino con la scuola dell’obbligo, trasformandolo così in un suddito che deve solo obbedire, anche quando gli sono cancellati dei diritti costituzionali; dobbiamo ancora sentire alla televisione e leggere sui giornali che: la pandemia era una situazione imprevista … le altre nazioni come la nostra erano ovviamente impreparate quindi chi governa non poteva far altro … era indispensabile obbligare all’acquisto e uso delle mascherine chirurgiche … era necessario fare la spesa in file lunghissime e solo una persona per nucleo familiare …. serviva imporre i coprifuoco notturni e diurni e vietare di spostarci dentro i nostri veicoli … chi non si fa inoculare un allertatore del RNA (lo chiamano vaccino) danneggia gli altri … dobbiamo per legge farci inoculare un allertatore del RNA … dobbiamo e, ogni giorno, ancora un dobbiamo … E prosegue: “Le pandemie erano da decenni prevedibili e le nazioni dovevano predisporre i Piani di Emergenza, stoccando i relativi materiale e aggiornando gli elenchi delle persone che erano necessarie per metterli in atto. Al contrario, chi abbiamo pagato a rappresentarci e a preparare e aggiornare il Piano di Emergenza Pandemia non lo ha fatto e NON sono stati sbattuti subito in galera e confiscati i loro beni; il fatto che i governi di altre nazioni (con eccezione della Repubblica di Cina) e l’OMS non si sono subito attivati per contrastare la pandemia non giustifica che chi era preposto e pagato in Italia ci abbia fatto trovare inermi nel contrastare la pandemia. abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica lettere e relazioni, spiegando che la mascherine chirurgiche monouso (usa e getta dopo poche ore) non solo non bloccavano il virus ma costituivano un costo milionario sia per acquistarle (gli scandali si sono susseguiti) sia per smaltire le centinaia di migliaia di tonnellate, quando invece bastava invitare i cittadini a proteggere gli altri indossando sulla bocca e naso un tessuto (https://anteritalia.org/basta-mascherine-monouso-le-alternative-per-combattere-emergenza-ambientale/ ); abbiamo inviato tempestivamente a Governo, parlamentari e Presidente della Repubblica e alle società di grande distribuzione una soluzione (GUIDA & RITIRA) per evitare le lunghe file ai supermercati ma non hanno risposto e tantomeno attivato detto semplice sistema per contrastare la pandemia; ci hanno imposto il coprifuoco notturno/diurno e hanno vietato di spostarci dentro i nostri veicoli quando, invece, invece non è lo spostarsi dentro un proprio veicolo che aumenta la pandemia perché la pandemia si attiva con i contatti tra le persone. Pertanto, non servono blocchi alla circolazione dei veicoli ma è indispensabile spiegare e far rispettare i distanziamenti tra le persone nonché procedere alla sanificazione delle merci perché il virus rimane per giorni anche sui materiali e, soprattutto, procedere continuamente all’igiene personale; oltre 3 milioni di italiani, e il sottoscritto che dal 1947 ha ricevuto tutti i vaccini, è stato ed è sempre a favore delle vaccinazioni ma è e sarà contrario a farsi inoculare dei farmaci, anche se chiamati “vaccini” che allertano solo l’organismo e che hanno alla base contratti e dati secretati; una legge che obblighi a farsi inoculare un farmaco, anche se chiamato “vaccino” è in violazione di tutti i diritti a meno che alla base non abbia un database internazionale dove registrano tutti coloro che si sottopongono a dette inoculazioni, verificandoli ogni 15 giorni per 2 mesi (tamponi e in ultimo un sierologico) per accertare in modo oggettivo se hanno o meno contratto il virus e/o se lo hanno superato, se lo possono trasmettere ad altri. Un database di facile allestimento e gestione visto che siamo nel tempo dell’informatizzazione. Ovviamente a oggi non esiste perché le Big Pharma non lo vogliono perché i risultati potrebbero dimostrare che la riduzione dei contagi può dipendere dal naturale andamento di una pandemia, le persone non sono immuni e/o lo sono per pochi giorni, il numero degli effetti collaterali è inaccettabile, eccetera. By Pier Luigi Ciolli

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Pandemia e pandemie da salto di specie

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

Un instant book, che mette al centro la figura del medico veterinario, ora più che mai determinante nel contrasto e soprattutto nella prevenzione delle pandemie in un’ottica imprescindibile e indifferibile di One Health, e al tempo stesso importantissima per l’auspicata e pronta ripresa dell’economia italiana e di uno dei suoi principali settori strategici: l’agroalimentare. Strutturato in una serie di contributi/interviste a virologi, ricercatori medici umani e medici veterinari, divulgatori scientifici, giornalisti, il libro fresco di stampa di Academ Editore, presentato oggi con moderatore il giornalista Marco Ferrazzoli, capoufficio stampa del Cnr, e gli interventi di Mario Tozzi, geologo e divulgatore, e di Antonio Limone, medico veterinario e coordinatore degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali in Italia, tratta la “questione pandemia” a tutto tondo, e prova a rispondere alla principale e fondamentale domanda che viene su oggi: “solo” un’emergenza, o una convivenza? Un’accidentalità o una coabitazione? A cura di Gaetano Penocchio, medico veterinario e Presidente della Federazione nazionale Ordini veterinari italiani, il libro ha animato il dibattito alla seconda giornata di lavori del Consiglio nazionale della FNOVI, in corso di svolgimento a Roma, con la riflessione sul fatto che – come ha spiegato lo stesso Penocchio -: “il futuro possa obbligarci ad una sorta di coesistenza, o almeno di coabitazione, con sempre più̀ ‘ravvicinate’ e rinnovate crisi sanitarie pandemiche. Un’eventualità e un’ipotesi allarmante e preoccupante, ora che è sensazione collettiva il fatto che una volta superata l’emergenza da Covid-19, il domani potrebbe rivelarsi altrettanto complicato, con altri virus pronti a diventare pericolosi, pure se la scienza ha le armi giuste per prevenire e combattere. La pandemia che stiamo vivendo, e che ha provocato finora oltre 2,5 milioni di vittime nel mondo e oltre 110mila in Italia, dovrebbe farci prendere consapevolezza che virus e batteri esistono sul nostro pianeta da miliardi di anni, mentre noi esseri umani probabilmente siamo comparsi appena 2,4 milioni di anni fa. Quando noi ci saremo estinti, loro continueranno ad esistere. Volenti o nolenti, dobbiamo dunque imparare a conviverci. E questo, più̀ che emergenza, sembra che sarà convivenza, come recita il titolo del libro, modificando radicalmente il nostro modello di sviluppo e agendo alla luce della consapevolezza della stretta interconnessione tra la salute delle persone, la protezione dell’ambiente, e la sanità animale”.

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Mobilità comunitaria in pandemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

In Europa vi sono oltre 17 milioni di cittadini europei in mobilità, ossia che risiedono in uno Stato membro diverso da quello di cui hanno la cittadinanza, diretta conseguenza della libera circolazione che vige nell’Unione. Tuttavia i loro diritti civili e politici, garantiti dalla cittadinanza europea, non sempre vengono pienamente riconosciuti quando essi si spostano in altri Stati membri, e perdurano difficoltà di inserimento e di integrazione anche per chi fa giuridicamente parte della stessa entità politica sovranazionale. In un’Europa politicamente divisa e contraddittoria, i cittadini europei stanno diventando sempre più consapevoli della necessità di essere rappresentati, tutelati e tra loro connessi, proprio come ha dimostrato l’affluenza record alle elezioni europee del 2019. Il progetto Eureka, finanziato dall’UE, intende contribuire a facilitare l’esercizio dei diritti di libera circolazione, l’inclusione e la partecipazione dei cittadini mobili dell’UE negli Stati membri ospitanti, attraverso un mutuo scambio locale, nazionale e transnazionale di capacità e competenze, basato anche su un aumentato livello di accesso e fruizione delle informazioni digitali. In particolare, il progetto promuove una campagna di disseminazione per aumentare la visibilità e ampliare le conoscenze e le competenze dei cittadini comunitari in mobilità, grazie all’utilizzo di tre strumenti inediti: un handbook dal titolo Eu Citizens go digital sulle buone pratiche e raccomandazioni da mettere in campo per ciascuno Stato membro; un Portale web unico, pratico e di facile utilizzo, denominato Key for mobility; e, soprattutto, un’APP ad esso collegata, che consente in ogni momento, da ogni dispositivo mobile, di trovare informazioni e indicazioni utili, rappresentando così un vademecum del cittadino comunitario in movimento. Questi tre media digitali rappresentano strumenti preziosi per esercitare con maggiore pienezza e consapevolezza i diritti di cittadinanza dell’UE e per rafforzare il senso di appartenenza a valori comuni. Cittadini informati, consapevoli e digitalmente alfabetizzati sono europei più integrati e tra loro connessi. Tuttavia, l’attuale fase di contrasto al Covid mette sul tavolo alcune sfide importanti proprio riguardo alla circolazione dei cittadini comunitari nell’Unione: come garantire e tutelare il diritto alla libera mobilità tra Stati membri in tempo di restrizioni differenziate a causa della pandemia, a campagna vaccinale ancora in corso e con la persistenza di discrepanze amministrative e procedurali tra i singoli Paesi? Come arginare il rischio di sfruttamento dei migranti comunitari, visto che dall’inizio dell’emergenza pandemica la circolazione intra-UE è stata consentita soprattutto a lavoratori stagionali e badanti? E quali questioni giuridiche si dovranno affrontare con l’adozione del green pass, che mette in conflitto la tutela della salute con il pilastro europeo della libera circolazione? Questi ed altri nodi problematici saranno trattati nel corso del mid-term meeting del progetto Eureka, nel cui ambito, a partire dalle sollecitazioni di alcuni main speaker europei, scaturirà un dibattito dialogato nel quale saranno raccolti commenti e domande da parte di un gruppo selezionato di esperti, giornalisti, practictioners provenienti da Croazia, Francia, Germania, Italia, Portogallo e Romania. Un evento unico e da non perdere, per tornare insieme al futuro dell’Europa.

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La pandemia accelera la trasformazione digitale dei comuni italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2021

E’ stata trainata soprattutto dall’aumento dei servizi digitali offerti in risposta all’emergenza sanitaria, mentre c’è ancora un divario da colmare in termini di integrazione con le piattaforme abilitanti come SPID e PagoPA e di disponibilità e interoperabilità degli open data. Le città digitalmente più mature sono ancora soprattutto quelle del Nordest e del Nordovest e quelle con la maggiore densità abitativa, ma non mancano casi virtuosi fra i piccoli comuni e nel Mezzogiorno. È il quadro che emerge dall’”Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo”, realizzata fra aprile e maggio 2021 da FPA, società del gruppo Digital360, per Dedagroup Public Services, società in prima linea nello sviluppo delle nuove infrastrutture pubbliche digitali del Paese, e presentata oggi a FORUM PA 2021 nel corso del convegno “Italia digitale: il ruolo dei Comuni per una PA al servizio di cittadini e imprese”. L’indagine analizza il grado di maturità digitale dei 110 comuni italiani capoluogo sulla base di tre dimensioni: Digital public services, il livello di disponibilità online di 20 tra i principali servizi al cittadino e alle imprese; Digital PA, l’integrazione dei Comuni con le principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l’informatica pubblica (SPID, CIE, PagoPA, ANPR); Digital Openness, la numerosità e l’interoperabilità degli open data e la comunicazione con i cittadini attraverso i canali social. È basata sul modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Dedagroup Public Services, frutto di una rielaborazione del DESI rispetto agli obiettivi definiti dal Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione e di una sua contestualizzazione a livello locale. Sono 49 le città italiane che nel 2021 hanno raggiunto un livello elevato di maturità digitale (14 in più rispetto al 2020), 38 si attestano nella fascia intermedia (+1) e solo 23, contro i 37 dello scorso anno, si collocano nella fascia più bassa evidenziando così il generale trend positivo. Nella fascia alta, 39 comuni mostrano performance almeno sufficienti in tutte le tre dimensioni esaminate ed elevate in almeno una di queste: Aosta, Arezzo, Bari, Bergamo, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Cremona, Cuneo, Ferrara, Forlì, Genova, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Lucca, Matera, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Siena, Torino, Trento, Treviso, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza. Completano l’elenco 7 comuni che ottengono il punteggio più elevato in tutti e tre gli ambiti analizzati (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Modena, Pisa e Cesena) e 3 città che si fermano al livello più basso in una dimensione ma registrano quello più alto nelle altre due (Asti, Caltanissetta e Piacenza).Le città più mature si collocano prevalentemente nelle regioni del Nordovest (15 comuni su 24 in fascia alta, 7 in quella intermedia) e del Nordest (17 comuni su 24 in fascia alta, 5 a livello medio) e presentano mediamente un’elevata densità abitativa. Ma fra i 49 comuni più digitali figurano anche 9 città del Sud (Bari, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Lecce, Matera, Napoli, Palermo), tre in più rispetto al 2020, e 8 città di piccole dimensioni, contro le tre registrate nella precedente edizione.L’offerta di servizi pubblici digitali – L’offerta di servizi pubblici digitali è l’ambito in cui sono stati fatti i maggiori progressi: 47 dei 110 comuni analizzati hanno raggiunto un elevato livello di disponibilità dei servizi digitali (contro i 30 del 2020), 42 si sono posizionati in fascia intermedia (-3) e 21 in fascia bassa (erano 34 l’anno scorso). Tutte le grandi città (oltre i 240mila abitanti) si collocano in fascia alta, insieme a 11 comuni medio-grandi (su un totale di 22) e 16 medi (su 41), mentre raggiungono il livello più elevato solo 8 realtà piccole su 35. Lo stesso divario si registra a livello geografico, con solo 12 comuni del Mezzogiorno (su 40) e 8 del Centro (su 22) che entrano in fascia alta, contro le 27 città del Nord (su 48).I servizi maggiormente offerti dai comuni in modalità digitale sono quelli legati allo Sportello unico delle attività produttive (SUAP), disponibili in 109 comuni, e alla prenotazione di appuntamenti per il rinnovo della carta d’identità, online in 107 città. Seguono l’iscrizione alla mensa scolastica (96), la presentazione di pratiche di edilizia privata (84) e la visualizzazione e il pagamento di contravvenzioni (81). I servizi meno accessibili sono la richiesta del contrassegno auto per disabili (16) e la domanda di assegno per le famiglie numerose (12).Digital PA, integrazione con le piattaforme abilitanti ancora incompleta – L’integrazione con le grandi piattaforme nazionali – come SPID, PagoPA, ANPR, CIE etc – rappresenta un passaggio fondamentale nel processo di digitalizzazione della PA. Questo indicatore, però, appare meno dinamico rispetto a quello dedicato ai servizi pubblici digitali. Solo 27 città si collocano nella fascia alta (erano 23 nel 2020), 58 si attestano nella fascia intermedia (+2) e 25 a un livello basso (-5). Metà delle grandi città (5 comuni su 12) entra in fascia alta, ma la maggior parte delle città medie (26 su 41) e medio-grandi (13 su 22) si ferma a un livello intermedio e ben 16 città piccole su 35 non vanno oltre la fascia bassa. Fra le 27 città più mature, 19 si trovano nelle regioni del Nord, e solo due (Caltanissetta e Campobasso) al Sud.I servizi digitali maggiormente integrati con i sistemi di autenticazione SPID, CIE e CNS, sono il rinnovo della carta d’identità (102 con SPID, 99 con CIE e 4 con CNS) e quelli legati al SUAP (96 SPID, 76 CIE, 89 CNS). Seguono le pratiche edilizie (64 SPID, 42 CIE e 53 CNS), i certificati anagrafici (62 SPID, 44 con CIE e CNS), l’iscrizione agli asili nido (58 SPID, 36 con CIE e CNS) e i certificati di stato civile (58 SPID, 40 CIE e 41 CNS). Il processo che ha registrato più progressi è la migrazione delle anagrafi comunali in ANPR, dove a maggio 2021 figuravano oltre 7.500 comuni subentrati, fra cui 106 comuni capoluogo su 110, con i restanti 4 con la migrazione in corso. Tutti i comuni capoluogo risultano attivi sulla piattaforma PagoPA, con almeno una transazione registrata, ma solo 15 comuni hanno registrato mille transazioni o più ogni mille abitanti e per ben 30 città ne risultano meno di 50. Sono invece 89 i comuni capoluogo che espongono almeno un servizio sull’app IO, fra le quali spiccano Rimini (20 servizi online accessibili), Modena (14) e Vibo Valentia (12). Nella Digital Openness il gap più evidente – La Digital Openness si conferma la dimensione in cui i Comuni faticano maggiormente a progredire. Nonostante una leggera crescita, sono appena 18 le città digitalmente mature da questo punto di vista (+2 sul 2020), 50 si collocano in fascia intermedia e 42 in fascia bassa. Un risultato dovuto allo scarso punteggio ottenuto negli indicatori relativi agli open data, che hanno vanificato le buone performance registrate nella comunicazione con i cittadini attraverso i canali social. Fra le 18 città mature, ci sono 7 grandi comuni e nessuna piccola realtà, 12 sono nel Nord, 3 nel Centro e 3 nel Sud (Lecce, Matera e Palermo).Dall’analisi condotta su portali open data e siti dei 110 comuni capoluogo emerge un quadro polarizzato, con poche eccellenze con numerosi dataset rilasciati e ampie fasce del campione con maturità bassa o bassissima. Complessivamente i comuni analizzati hanno pubblicato meno di 15mila dataset (erano 17mila nel 2020). A Firenze, Milano, Palermo e Torino, che valgono il 42,5% del totale con oltre mille dataset a testa, si contrappongono 48 comuni che non hanno ancora pubblicato open data. Per quanto riguarda la comunicazione sui social media, il numero di Comuni attivi aumenta su sei canali su sette, restando invariato solo su Twitter, e salgono da 16 a 23 le città che usano tutti gli strumenti analizzati. Sono 46 le città mature per livello di presenza, penetrazione, aggiornamento e produttività sui sette canali social analizzati.

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