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Posts Tagged ‘paniere’

L’Istat ha reso noto il nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

“Bene l’ingresso dei prezzi dell’energia elettrica del mercato libero, considerato che secondo la recente indagine dell’Antitrust, oltre che stando alle ultime rilevazioni di Arera, i prezzi sono in media maggiori di quelli del mercato di maggior tutela” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Come risulta dal provvedimento di condanna dell’Antitrust dei giorni scorsi, infatti, le aziende sanzionate, avevano un margine di profitto di 20-50 euro per i clienti in maggior tutela contro 50-80 euro per quelli sul mercato libero, con una differenza di margine pari a circa il 48 per cento. Ottimo, quindi, che si registrino i prezzi del mercato libero, così da registrare il fallimento di questo attuale modello” prosegue Dona.”Non possiamo poi che esprime grande soddisfazione per il fatto che l’Istat abbia accolto la nostra proposta, ufficialmente fatta in occasione della riunione con il Mise del 21 novembre, di posticipare il calendario di rilevazione in occasione dei saldi, per evitare distorsioni nella rilevazione degli sconti praticati. Un miglioramento importante di cui andiamo orgogliosi” conclude Dona.

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Va creato un nuovo paniere di valute

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Il Seul Action Plan contiene un impegno dei paesi del G20 ad «astenersi da svalutazioni competitive sulle monete» che sembra essere un minimo accordo razionale contro le guerre valutarie. In realtà è lontano anni luce dalla necessaria e improcrastinabile riforma del sistema monetario internazionale.  Per dirla con la Angela Merkel «una politica che scommette di mantenere bassi i tassi di cambio e di favorire l’export in modo artificiale, alla fine danneggia tutti». In questo modo si creano inevitabili tensioni e distorsioni che indebolirebbero la ripresa economica globale.  Effettivamente si vive oggi senza un ordine monetario. Lo si sa dal 1971, l’anno in cui il presidente americano Richard Nixon decise di sganciare il valore del dollaro da quello dell’oro e di abbandonare il riferimento alle riserve auree per passare ad un sistema di cambi flessibili. La progressiva regressione dell’economia americana e il suo indebitamento, l’emergere dell’Unione europea e delle nuove potenze economiche dei paesi del Bric hanno successivamente reso sempre più insostenibile il ruolo del dollaro come unico strumento del commercio internazionale.
Tuttavia ancora oggi l’egemonia del biglietto verde c’è ed è sostenuta dal fatto che l’85% delle transazioni mondiali dei cambi ed il 62% delle riserve delle banche centrali sono in dollari. Il flusso di dollari che si registra quotidianamente sui mercati internazionali è di circa 4.000 miliardi. È amaro dover constatare il verificarsi dell’ammonimento dell’allora segretario del Tesoro di Nixon, John Connolly, che affermava: «Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema».  Prima si pensava che le riserve monetarie servissero per affrontare situazioni di emergenza valutaria nazionale e per pagare i disavanzi commerciali, oggi invece esse sono diventate quasi delle bolle di liquidità e strumenti di possibili pressioni sulle politiche monetarie dei paesi debitori da parte dei paesi creditori. I paesi emergenti hanno infatti circa 7.000 miliardi di dollari nelle loro riserve, 2.500 miliardi dei quali in possesso della sola Cina.  Mentre la Fed stampa dollari per pagare i debiti, dovremmo riflettere sul fatto che gli Usa aumentino nel contempo le loro riserve auree. Hanno 8.133 tonnellate di oro nelle loro riserve monetarie, mentre la Germania ne ha 3.412 , la Francia e l’Italia circa 2.450 ciascuna e la Cina 1.050 tonnellate. Il messaggio è chiaro. Non può essere frainteso: voi vi tenete i dollari, il cui valore sarà tutto da scoprire, noi l’oro, il cui prezzo è passato dai 34 dollari l’oncia del fatidico 1971 agli attuali 1.400 l’oncia! È un evidente atto di difesa contro il rischio di possibili grandi rivolgimenti.  Ciò pone con urgenza la necessità di riformulare l’intero sistema monetario internazionale. L’era del dollaro sta volgendo alla fine. Da tempo, non solo noi, sosteniamo la necessità di creare un paniere di valute. Al dollaro sarebbe opportuno affiancare altre monete come l’euro, lo yen giapponese, lo yuan cinese e nuove monete di riferimento di blocchi regionali emergenti per un nuovo e più regolato sistema dei cambi, dei pagamenti internazionali e delle riserve. Un sistema che deve combinare mercato e regole da parte degli stati che vi aderiscono.  Recentemente anche il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, lo ha proposto sulle pagine del Wall Street Journal.  In questo campo l’Europa, che è stata troppo ai margini delle discussioni anche nell’ultimo summit di Seul, potrebbe avere un ruolo molto importante e trainante. Prima di arrivare alla moneta unica, nel 1979 si istituì il Sistema Monetario Europeo (Sme) che potrebbe essere considerato per il nuovo sistema monetario mondiale multi polare. Lo Sme nasceva dopo il crollo del sistema di Bretton Woods e mirava a rafforzare l’unione dei paesi europei e a contenere le fluttuazioni tra le monete dell’allora Comunità Europea all’interno di una fascia di oscillazione del 2,25%. Fu creata anche un’unità di conto sintetica, l’Ecu, basata su un paniere di monete Cee in relazione alla loro forza economica e all’oro. È stato un sistema che ha funzionato abbastanza bene fino al 1992 quando cominciò a sfidare l’egemonia solitaria del dollaro e fu distrutto dalla speculazione più incontrollata.  Oggi un sistema monetario multi laterale basato su un paniere di monete e sull’oro non è più  soltanto un’opzione desiderabile. È un’ineludibile necessità  per evitare la crescente volatilità monetaria e finanziaria e per scongiurare atti di protezionismo aggressivo e il rischio di vere e proprie guerre monetarie.  (Mario Lettieri Sottosegretario dell’economia nel governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Il dollaro, l’euro e…

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

Oggi si parla sempre con più insistenza di un pacchetto di monete alternative al dollaro. Ci sembra opportuno incominciare proprio dall’euro che è nato dalla ragionevole speranza di diventare la seconda moneta del mondo. Ma l’impresa ci sembra molto ardua se pensiamo che già per l’euro non sono tutte luci quelle che vediamo nel nostro futuro. Il trattato di Maastricht prevede che l’Uem cammini su due gambe, quella economica e quella monetaria. Se una delle due è forte e l’altra debole, l’Uem zoppica. E’ forse un modo elegante per escludere la “politica” da questo disegno egemone e significa, per noi, la terza gamba. Ma sia chiaro. La politica alla quale intendiamo riferirci è quella che può meglio d’ogni altro strumento mediare le ragioni dell’economia con le attese del sociale. L’Europa della moneta unica si porta dietro un pesante fardello. Non si tratta tanto di garantire che le regole sull’equilibrio dei bilanci non siano valide solo nell’anno dell’esame di passaggio, ma che restassero durature, significa pure prendere atto che vi sono 23 milioni di disoccupati, 6 milioni di sotto occupati, 48 milioni di poveri ed enormi differenze nel modo di definire il rapporto giustizia, previdenza, assistenza ed istruzione tra i vari paesi della comunità. Va in primo luogo ricordato, che l’obiettivo ultimo dell’Uem non è la costruzione astratta di un sistema monetario unificato fine a se stesso. Tutto deve essere, invece, al servizio del benessere del cittadino. Lo scopo non è di aiutare i disoccupati e gli emarginati sociali con un’assistenza supplementare, anche se nella fattispecie è necessaria. Lo scopo è, invece, di ridefinire ed orientare in modo nuovo tutte le attività comunitarie e di armonizzare, nella stessa direzione, quelle nazionali. Tanto per cominciare la pressione fiscale sul lavoro deve diminuire, compensando la riduzione delle entrate con l’aumento della fiscalità sull’energia e sulle attività inquinanti in genere, e soprattutto sui redditi del risparmio. L’iva stessa potrebbe essere ridotta su certe attività ricche in mano d’opera. Gli stessi finanziamenti dei Fondi strutturali dell’Ue devono essere maggiormente orientati verso gli investimenti in cui l’intensità del capitale abbia meno importanza dell’intensità occupazionale. I disoccupati vanno preparati ad attività nuove e non abbandonati a se stessi come accade oggi. Solo in questo modo saranno in grado di occupare posti di lavoro per i quali esiste domanda e talora addirittura penuria di mano d’opera. Il contrappeso politico o, se vogliamo, il “pendant politico” oggi è indirizzato esclusivamente alla responsabilità nazionale. E’ un grossolano errore. Nel momento in cui ci prefiguriamo un’economia ed una finanza capaci di offrirci uno sviluppo armonioso della Comunità, noi dimentichiamo che la battaglia in atto la stiamo facendo azienda dopo azienda, e non tanto e non solo per la quadratura di uno o più bilanci, ma per dare ad esse uno spazio vitale, per farle prosperare, per offrire maggiori opportunità lavorative, per restituire dignità agli esseri umani attraverso un corretto impegno di lavoro. Tenere separata la politica dagli affari economici e finanziari significa perseguire una logica consumistica e capitalista d’altri tempi. Significa riversare sull’uomo il prezzo di un successo che appartiene ad altri e non è il frutto di un impegno comune, per marciare insieme uniti e non divisi da interessi contrapposti e dialetticamente inconciliabili. Questo stesso discorso se non maggiorato vale per coloro che pensano di concentrare le monete in un pacchetto unico. Le riforme se vogliamo che riescano devono riguardare tutta la filiera.

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Affiancare al dollaro un paniere di monete

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Il presidente Nicolas Sarkozy, parlando nei giorni scorsi di fronte agli ambasciatori francesi riuniti a Parigi, ha giocato una carta pesante sul tavolo della riforma della governance finanziaria e monetaria globale. Ha detto che “il mondo non può più basarsi su un’unica moneta”, cioè sul dollaro, ma deve cercare soluzioni alternative misurate alla nuova situazione creatasi da una parte dall’evolversi della crisi finanziaria e dall’altra dall’emergere di nuovi grandi attori economici e politici sulla scena mondiale. Fino a poco fa a parlare di un “paniere di monete”, come base di un nuovo sistema monetario internazionale e di nuovi accordi sulle riserve monetarie, erano stati soltanto i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Da ultimo, all’inizio di luglio, il presidente russo Dmitri Medvedev intervenendo a nome di tutti i presenti all’incontro dei capi di stato del BRIC riuniti a Ekaterinburg in Russia, aveva infatti ribadito che “l’economia non può funzionare se gli strumenti finanziari sono denominati in un’unica valuta.” In contemporanea con Sarkozy, negli ultimi giorni della campagna elettorale giapponese, anche il leader del Partito Democratico e neoeletto primo ministro, Yukio Hatoyama, ha dichiarato che “ovunque ci sono dubbi sulla permanenza del dollaro come moneta mondiale di riferimento”. Ammettendo che un processo alternativo sarà lungo almeno 10 anni, ha aggiunto che in ogni caso “l’unilateralismo potrebbe essere alla fine” e che Giappone, Corea del Sud, Taiwan e le nazioni dell’ASEAN del sudest asiatico stanno pensando ad una moneta unica. D’altra parte questa area, anche senza la Cina, conta già un quarto del Pil mondiale. L’entrata in campo di Parigi e di Tokyo a favore di un paniere di monete in alternativa al dollaro, come moneta unica del commercio, delle riserve, dei pagamenti e dei movimenti finanziari internazionali, cambia decisamente il peso e l’andamento della partita. Inoltre, in questi giorni il presidente francese visiterà il Brasile di Lula con cui ha un “partenariato strategico” e con cui ha firmato a luglio un “accordo per il cambiamento, con una visione comune sulla governance mondiale”. Le posizioni di Sarkozy mirano a riaffermare una vecchia idea di indipendenza, anche in campo economico, espressa in passato da De Gaulle. Jacques Rueff, il principale economista gaullista, nel 1971 aveva già sfidato la decisione americana di sganciare il dollaro dal valore delle riserve auree, denunciando questa mossa come l’inizio della grande speculazione e della globalizzazione finanziaria senza regole e senza controlli. In seguito, dalla fine degli anni ottanta, il premio Nobel francese per l’economia, Maurice Allais, una voce solitaria contro la perversione delle bolle finanziarie, aveva bollato il sistema finanziario internazionale basato sul dollaro come un “casinò mondiale”. E’ chiaro che da soli gli Stati Uniti e il dollaro non possono più essere il perno dell’economia come lo furono a Bretton Woods alla fine della seconda guerra mondiale. Hanno un debito totale (pubblico e privato) pari a circa il 200% del Pil, un deficit di bilancio vero di almeno duemila miliardi, un deficit commerciale cronico con il resto del mondo e tante bolle speculative gigantesche. La crisi è globale e richiede un impegno globale. Per quanto riguarda il sistema monetario internazionale occorrerà passare ad un paniere di monete, cosa assai impegnativa che richiederà la collaborazione di tutti. Ciò dovrebbe essere uno dei principali argomenti al G20 di Pittsburgh di fine settembre. Purtroppo, com’era prevedibile, l’opposizione alle riforme è grande. Da giorni la questione dei bonus bancari è stata trasformata in una cortina fumogena dentro la quale far scomparire le profonde e più fondamentali sfide sistemiche. Abbiamo più volte ribadito l’aspetto etico e morale riguardo ai bonus, ma ci sentiamo in dovere di avvisare che, visto il risvolto altamente emotivo e popolare della questione, sull’argomento si sta giocando una grande partita mediatica mirante a distogliere l’attenzione dalle questioni di fondo della governance, della nuova architettura economica e finanziaria globale. L’Europa dovrebbe comunque fare il primo passo unitario. E’ noto che la Germania, anche se un po’ in sordina per ovvie ragioni storiche, appoggia le spinte in avanti di Sarkozy. Francamente stupisce il silenzio del governo italiano. Eppure era stato proprio Giulio Tremonti nel suo libro del 2008 “La paura e la speranza” a prospettare la necessità di affiancare al dollaro altre monete per un sistema più stabile e lungimirante. Egli si chiedeva: “Se il dollaro è come un re che ha perso il trono, se non è più la (indiscussa) “moneta di riserva” del mondo, può ancora essere il dollaro quella “moneta di debito” su cui gli USA hanno impostato la loro vita?”. Speriamo che la voce di Tremonti, tuonante in Italia, non sia flebile a Pittsburgh! (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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Missioni internazionali italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

La lettura dei 76 commi dell’art. 24 del DL 78/2009, relativo alla proroga delle missioni internazionali, evidenzia molti cambiamenti rispetto ai decreti precedenti. Avere inserito un tema di così grande rilevanza politica come la presenza italiana nei contesti internazionali in un provvedimento legislativo sulle misure anticrisi, ne sminuisce l’importanza e non permette di raccogliere, attraverso il dibattito parlamentare, l’approfondimento e l’ampio consenso che la materia richiede. Sarebbe politicamente auspicabile che l’art 24 sia “stralciato” dal DL 78/2009 e abbia un iter parlamentare e un dibattito autonomi. La novita (e la confusione) sta nel fatto che i 510 milioni di euro disponibili per il quadrimestre luglio-ottobre 2009 costituiscono un paniere unico da cui attingere per tutte le attivita/presenze elencate, senza definire lo stanziamento relativo a ciascuna di esse, esautorando così il Parlamento dal pronunciarsi su tale definizione. L’elenco delle altre attività/presenze finanziate all’interno del paniere e molto lungo ed mette sullo stesso piano la missione del singolo funzionario e quella dei quasi cinquemila militari in Afghanistan e in Libano, gli interventi di assistenza alla popolazione locale e le opere infrastrutturali, l’azione militare e quella diplomatica.  Viene stabilito inoltre che il MAE identifichi “le misure volte ad agevolare l’intervento delle organizzazioni non governative che intendono operare in Pakistan e in Afghanistan”.  Ulteriore novita, rispetto ai DL dei precedenti semestri, e la possibilità dei comandanti dei contingenti militari di utilizzare per interventi urgenti di ripristino dei servizi essenziali “risorse messe a tal fine a disposizione da amministrazioni dello Stato, enti e organismi pubblici”. Le amministrazioni dello Stato intervengono così, con proprie risorse, a sostegno delle attivita sociali e di ricostruzione dei contingenti militari. (fonte: Paola Amicucci Comunicazione Intersos http://www.intersos.org/italia_ missioniinternazionali.htm)

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Punto immagine dei prodotti del “Paniere”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2009

Rivarolo Canavese sabato 18 aprile alle 19,30 La Provincia di Torino e la Pro Loco di Rivarolo Canavese uniscono le forze per valorizzare i prodotti tipici del territorio: sarà infatti inaugurato un punto immagine dei prodotti del “Paniere”, che sarà abbinato ad un Ufficio Informazioni turistiche ed ospitato nella nuova sede della Pro Loco, in via Trieste 22. La nuova sede della Pro Loco verrà a sua volta inaugurata alle 18, con un convegno che si terrà nel Salone dell’Oratorio San Michele, in via Fiume 15. Il tema del convegno, non a caso, sarà “Le Pro Loco: una risorsa per il turismo”. Tra i relatori vi saranno il Presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, il Vice-Presidente (con deleghe all’Agricoltura e Montagna) Sergio Bisacca, la Presidente della Pro Loco di Rivarolo Canavese, Marina Vittone, i Presidenti provinciale e regionale dell’UNPLI (Unione Pro Loco d’Italia) Fabrizio Ricciardi e Bruno Verri, il Segreterio Generale dell’UNPLI, Eleonora Norbiato. Al convegno sono state invitate a partecipare tutte le 274 Pro Loco del territorio provinciale. Nel corso del convegno sarà siglato il Protocollo d’intesa tra la  Provincia di Torino e la Pro Loco Rivarolo, che fissa i dettagli della collaborazione per la valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti tipici. L’Ufficio turistico e Punto immagine dei “Prodotti del Paniere” di Rivarolo Canavese sarà aperto al pubblico dal martedì a sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19; la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 (in caso di manifestazioni in città).

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