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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘Paolo Gentiloni’

Paolo Gentiloni, candidato italiano per il portafoglio economico

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Nel suo intervento introduttivo, Gentiloni ha sottolineato come la crescita economica e la trasformazione delle economie non debbano andare contro le pressanti priorità ambientali e sociali. Si è impegnato a concentrarsi sulla riduzione del debito pubblico, incoraggiando al tempo stesso l’uso di qualsiasi spazio fiscale disponibile per gli investimenti. Anche la revisione del quadro fiscale a livello comunitario sarà fra le azioni prioritarie del suo mandato, ha aggiunto.I deputati hanno mostrato particolare interesse nelle intenzioni di Gentiloni relative al Patto di stabilità e di crescita; alcuni per chiedere garanzie sull’applicazione delle regole UE, altri per capire il suo punto di vista su come il Patto potrebbe essere riformato. Molti deputati hanno inoltre sottolineato la necessità, per la Commissione, di affrontare in maniera più adeguata evasione fiscale e paradisi fiscali, in particolare introducendo un’aliquota minima UE dell’imposta sulle società, ampliando l’elenco dei paesi considerati paradisi fiscali e negoziando con gli Stati membri dell’UE che si comportano come paradisi fiscali.I deputati hanno poi chiesto a Gentiloni come concretizzare la proposta per un regime europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione e quali strumenti potrebbero essere utilizzati per gestire in maniera migliore le politiche anticicliche. Nel corso dell’audizione, i deputati hanno infine sollevato la questione del rafforzamento della dimensione sociale del semestre europeo e hanno chiesto come poter avanzare sui dossier bloccati in seno al Consiglio dei Ministri UE.

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Italia ultimo posto per livello di crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

Il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm

“Il governo di Paolo Gentiloni e del suo ministro Pier Carlo Padoan si congedano dall’Europa lasciando l’Italia all’ultimo posto per livello di crescita. Secondo i dati appena pubblicati dalla Commissione Ue, infatti, il nostro paese si conferma il peggiore a livello europeo per tasso di crescita del Pil per tutto il periodo di previsioni preso in considerazione da Bruxelles. Una crescita che, fra l’altro, è già destinata a ridursi già dal prossimo anno, quando gli effetti delle politiche monetarie ultraespansive della BCE cesseranno. Purtroppo non è l’unica cattiva notizia che arriva da Bruxelles. Sempre secondo le previsioni d’autunno della Commissione, infatti, anche la finanza pubblica non migliorerà. Nonostante i proclami del Governo e le fantascientifiche previsioni inserite nei documenti di programmazione economica, la Commissione certifica, purtroppo, che il debito pubblico italiano scenderà ‘solo marginalmente’, nonostante la fase di espansione dell’economia. Tra le cause ricordate da Bruxelles c’è quella relativa al denaro pubblico che il Tesoro ha stanziato per salvare il disastrato sistema bancario italiano, conclamando il salasso finanziario che i contribuenti hanno dovuto sopportare per rimediare agli errori compiuti dai governi di centrosinistra nella penosa gestione della questione banche.Ancora peggiore è la situazione del deficit, dal momento che i funzionari della Commissione hanno previsto un peggioramento del saldo strutturale per quest’anno, che migliorerà solo ‘marginalmente’ nel 2018.L’Italia osserva quindi con tristezza i dati economici sull’andamento del resto dell’Europa, dove la crescita raggiunge i massimi da 10 anni e la disoccupazione i minimi dal 2009. Nel nostro paese, invece, il tasso di disoccupazione sarà ancora sopra il 10% nel 2019, mentre l’occupazione rallenterà dell’1% nel 2017 dopo ‘il phasing-out degli sgravi per le assunzioni’, a 0,9% nel 2018 e 0,5% nel 2019. Un modo molto elegante per dire quello che noi abbiamo sempre affermato, ovvero che gli sgravi contributivi sono soltanto dei palliativi fiscali che non contribuiscono a creare occupazione di lungo periodo.Ultimi per crescita, con un debito che non cala, un deficit che aumenta e una occupazione che si riduce. La Commissione Europea ha certificato così il disastro finale dell’operato del duo Gentiloni-Padoan. C’è solo una considerazione positiva da farsi, dopo aver letto questi dati: abbiamo almeno la certezza che questa è l’ultima Legge di Bilancio scritta dal ministro Padoan, che forse riuscirà a proseguire la sua carriera in Europa, mentre in Italia si lascia dietro soltanto disastri”.

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Via della seta: cambia il mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

pechinoLa conferenza internazionale sulla Nuova Via della Seta, oggi chiamata anche «Belt and Road Initiative» (Bri), tenutasi recentemente a Pechino inciderà profondamente sulle strategie delle potenze mondiali e sull’intero pianeta. Ciò a prescindere dal fatto se si sia preoccupati delle sue implicazione geo-politiche e geo-economiche. Non è un caso che abbiano partecipato oltre 120 Paesi e ben 29 capi di stato e di governo, tra cui anche il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Paolo Gentiloni.
In effetti il grande progetto può diventare il ponte di sviluppo tra i vari continenti attraverso importanti infrastrutture viarie, ferroviarie, marittime e telematiche. Sarà una nuova forma di globalizzazione, questa volta non sottomessa alle leggi della finanza.
Il presidente cinese Xi Jinping, presentando il «progetto del secolo», ha fatto appello alla cooperazione produttiva internazionale, in quanto «le industrie sono il fondamento dell’economia». Una maggiore cooperazione internazionale vuol dire migliorare la governance globale. Ben consapevole del ruolo delle banche e del credito il leader cinese ha detto che «la finanza è la linfa dell’economia moderna. Servono una finanza stabile e inclusiva, nuovi modelli di investimento e di finanziamento diversificato e una forte cooperazione tra governi e capitale privato». Ci sono già finanziamenti governativi cinesi per oltre 110 miliardi di dollari.
Il presidente Vladimir Putin, pur riconoscendo che gli obiettivi posti sono di non facile realizzazione, ha confermato il sostegno della Russia. «Quanto proposto è molto necessario e grandemente voluto e segue il trend dello sviluppo moderno», ha detto. «Questa è la ragione per cui la Russia non solo appoggia il progetto Bri ma intende parteciparvi attivamente insieme ai partner cinesi e degli altri Paesi interessati». Complessivamente sono previsti investimenti per oltre mille miliardi di dollari destinati a circa 900 progetti.
L’Occidente, purtroppo, ha avuto finora un atteggiamento molto miope rispetto al Bri, anche confermato dalla decisione americana, inglese, francese e tedesca di mandare a Pechino rappresentanti di secondo piano. Anche l’India ha disertato il vertice a causa del coinvolgimento del Pakistan e per le temute implicazioni geopolitiche del previsto corridoio Cina-Pakistan.
La nuova Via della Seta altro non è che una complessa rete di infrastrutture: strade, ferrovie ad alta velocità, oleodotti, porti, fibra ottica, telecomunicazioni. Intanto si collegherà la Cina con sei regioni: la Russia, l’Asia centrale, il Medio Oriente, il Caucaso, l’Europa orientale e infine l’Europa occidentale, diramandosi fino a Venezia, Rotterdam, Duisburg e Berlino. Ci sono poi i corridoi che collegheranno l’Asia meridionale: Cina-Birmania-Bangladesh-India e Cina-Afghanistan-Pakistan-Iran.
Il Bri è quindi un’iniziativa fondamentale per lo sviluppo e decisiva per la pace nel mondo. È il caso di ricordare che dal suo annuncio del 2013 Che ad oggi la Cina ha già investito oltre 50 miliardi di dollari con fondi della Banca Centrale e dell’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) di più recente costituzione.
È importante notare che con il Bri la Cina intende coinvolgere tutti gli stati dell’Unione europea, anche quelli più piccoli dell’Europa centrale e orientale e, in particolare, i Paesi del Mediterraneo. Coi primi, nel 2016, ha già sviluppato 50 progetti in differenti settori. Dal 2011 è entrato in attività il trasporto di merci su ferrovia tra l’Europa e la Cina: ben 3.600 treni merci hanno toccato 27 città cinesi e 28 città in 11 Paesi dell’Europa! Il Bri apre all’Italia grandi opportunità in tutti i campi, a cominciare da quelli industriali, del turismo e della cultura.
È noto che dal 2015 il canale di Suez è raddoppiato, anche con investimenti cinesi. Ciò fa del Mediterraneo un naturale terminale strategico. Perciò occorre modernizzare e potenziare in tempi brevissimi tutta la nostra rete portuale, soprattutto nel Mezzogiorno, portando le ferrovie fin dentro ai porti. È opportuno ricordare che i porti di Genova, Venezia e Trieste già «arrivano» direttamente al centro dell’Europa più del Pireo o di qualsiasi altro porto mediterraneo. Occorre agire subito, ragionando però su uno spazio temporale di 30-50 anni. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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L’ultimo dei Troikani

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2016

regentIl Governo di Paolo Gentiloni, per l’Italia, rappresenta l’ultimo esecutivo dei Troikani. Nonostante il loro assurdo credo che vede nella cessione di sovranità un mantra da seguire, nessuno di questi avatar si dovrà azzardare ad invocare il contributo del MES per aiutare il sistema bancario italiano. Una scelta così folle e sconsiderata consegnerebbe le chiavi dell’Italia alla Troika tramite commissariamento (BCE, Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea) e costituirebbe l’accelerazione del processo di svendita del Bel Paese in mano agli avidi speculatori, che non vedono l’ora di comprarci con prezzi ancor più di saldo. Questo ennesimo Governo non legittimato dal voto popolare, e quindi debole per definizione, oltre a rappresentare l’ultimo disgustoso rantolo di tecnocrazia e ingerenza anti-democratica, ha infatti la facoltà di ricorrere al fondo per ripulire i conti del Monte Paschi di Siena e di altri istituti di credito.Il MES è un trattato intergovernativo (approvato quasi all’unanimità dal Senato il 12 luglio 2012, dalla Camera il 19 luglio 2012 e promulgato da Giorgio Napolitano il 23 luglio 2012) che istituisce un’organizzazione finanziaria col potere d’influire pesantemente sulle nostre sorti economiche. È un fondo che a pieno regime ha una dotazione 700 miliardi di Euro, di diritto lussemburghese – tanto per cambiare – a cui l’Italia si è impegnata a conferire 125 miliardi di Euro. Nel caso in cui un Paese membro abbia necessità di essere salvato, citiamo la Grecia come esempio, i tecnocrati europei potranno concedere soldi in cambio di un memorandum d’intesa. In questo “contratto” la Troika inserisce le basi per la cessione della sovranità di alcuni asset strategici del Paese richiedente (strade, ferrovie, acqua, ecc…), oltre alla richiesta di controllo delle politiche economiche, leggasi Mario Monti a Presidente del Consiglio.
Il MES è insomma un mostro tecnocratico gestito da un consiglio di governatori formato dai ministri finanziari dell’Eurozona, da un consiglio di amministrazione (nominato dal consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni – ovunque si trovino e chiunque li detenga -, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario. Inoltre, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali.Lo scenario che abbiamo dinanzi con la crisi annunciata del Monte Paschi e del sistema bancario italiano non lascia sereni: una ricapitalizzazione di MPS da parte del Tesoro è inevitabile. Qualora dovesse avvenire, il sacrificio dovrà essere compensato con il controllo pubblico, cacciando gli amministratori che hanno generato disastri e i responsabili politici del PD. Dovranno essere chiamati per nome e cognome tutti i Governi che hanno sostenuto la follia con cui i cittadini devono fare i conti oggi: si parte dalla separazione tra il Tesoro e la Banca d’Italia degli anni ’80, fino ad arrivare ai vincoli dell’Unione bancaria, dei Trattati “made in Troika”, del bail-in e degli altri assurdi vincoli europei ed internazionali che il Partito Democratico e i partiti federalisti hanno implementato senza battere ciglio. Un disastro su tutta la linea che gli italiani supereranno pagando come sempre, a patto che si rimanga sovrani di decidere delle nostre sorti. Il tutto senza interventi di mostri tecnocratici come il MES e soprattutto con la sparizione dal panorama politico di quei partiti responsabili.La situazione è evidentemente compromessa tanto quanto lo era nel 2011, con la differenza che in Italia c’è il Movimento 5 Stelle: una forza politica che rappresenta i cittadini, che lotta per la sovranità del popolo Italiano e per un’Europa nuova e non tecnocratica. Il Movimento 5 Stelle è evidentemente una minaccia per quel sistema di controllo a cui fa capo la Troika, rappresentato dal nuovo avatar di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Ecco perché non siamo ancora andati al voto. (fonte: blog cinque stelle) (foto: regent)

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I nuovi e i vecchi ministri del governo Gentiloni

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2016

camera deputatiLa compagine governativa è stata formata in tutta fretta dal presidente incaricato Paolo Gentiloni. Dodici sono i ministri confermati su 18. Già stamani il governo si presenterà prima alla Camera e poi al Senato e la fiducia sarà votata entro mercoledì prossimo per consentire al presidente del Consiglio di presentarsi al Consiglio europeo di giovedì prossimo con i pieni poteri.
Sono tre i volti nuovi di questo governo da Minniti ad Anna Finocchiaro, già presidente dei senatori del Pd, che va ai Rapporti con il Parlamento, e a Valeria Fedeli, che prende il posto del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Alfano, a sua volta, lascia gli interni per andare agli esteri. Lo stesso accade a a Claudio de Vincenti, che da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, passa al nuovo ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno e Luca Lotti da sottosegretario alla presidenza con delega all’Editoria a ministro dello Sport.
Mentre Gentiloni presenta i ministri per il giuramento al Presidente Mattarella vanno annotate le rimostranze di Verdini che minaccia di togliere la fiducia perché ritiene che la sua compagine non è stata adeguatamente rappresentata in seno al governo. Il senatore Paolo Naccarato militante nel gruppo Autonomie e Libertà fa invece sapere che al Senato, nonostante la minacciata defezione di Verdini il governo non ha problemi di rappresentanza potendo confidare in una maggioranza solida. Resta il giudizio negativo di tutte le opposizioni. Questo malumore si può sintetizzare con quanto scrive su facebook il vicepresidente della Camera del M5s, Luigi Di Maio: “Pensano di poter tirare a campare fino alla pensione parlamentare (settembre 2017) e intanto faranno le nomine nelle grandi aziende di Stato. Sono degli illusi. Più lasceranno Gentiloni a Palazzo Chigi, più il loro consenso crollerà e saranno costretti a mollare”.
Ecco i ministri e il loro dicastero: Marco Minniti (Pd) all’interno, Alfano passa agli esteri, Pier Carlo Padoan all’Economia, Andrea Orlando alla Giustizia e Roberta Pinotti alla Difesa (entrambi del Pd). Carlo Calenda allo Sviluppo economico, Maurizio Martina (Pd) all’agricoltura, Beatrice Lorenzin (Ncd) alla Salute, Dario Franceschini (Pd) ai Beni culturali, Graziano Delrio (Pd) al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Giuliano Poletti al ministero del lavoro, all’Ambiente Gianluca Galletti (Pd) mentre Valeria Fedeli (Pd), già vice presidente del Senato, è il nuovo ministro dell’Istruzione e della Ricerca.
Tra i ministri senza portafoglio Anna Finocchiaro (Pd) ministro dei Rapporti con il parlamento, al posto di Maria Elena Boschi passata a sottosegretario alla presidenza del consiglio con funzione di segretario del Consiglio dei ministri. Marianna Madia (Pd) alla Semplificazione e Pubblica amministrazione. Agli Affari regionali Enrico Costa (Ncd). Il professor Claudio De Vincenti al dicastero della Coesione territoriale e Mezzogiorno, Luca Lotti (Pd) va al ministero dello Sport, con anche le deleghe per l’editoria e il Cipe.

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Governo: Incarico a Gentiloni

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2016

gentiloniPaolo Gentiloni è il nuovo presidente del consiglio incaricato. E’ stata una scelta del capo dello Stato non da tutti accettata di buon grado. Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale non usa mezzi termini: “Con l’incarico a un ministro Pd, uomo di punta di Renzi, il presidente Mattarella prende atto che il Partito democratico tradisce, ancora una volta, la volontà popolare e si assume la responsabilità di costituire il quarto governo non eletto dai cittadini”. E aggiunge: “La maggioranza Renzi-Alfano si riappropria della guida della Nazione, nonostante sia stata bocciata dagli elettori. Una maggioranza che ha fallito sulla sicurezza per gli svuota-carceri, per aver favorito l’immigrazione clandestina, che si è tradotta in un’autentica invasione, per aver tradito le aspettative delle Forze dell’ordine, che ha fallito sulla gestione delle dinamiche sociali, quelle dei giovani costretti ad andare all’estero per una crisi economica affrontata con una fasulla riforma del lavoro, per una pessima riforma della scuola. E ancora per una gestione demagogica del rapporto con i dipendenti pubblici, senza dimenticare il fallimento nella politica estera per la gaffe contro Israele e contro i nuovi Stati Uniti di Trump, proprio tramite il presidente incaricato Paolo Gentiloni”. “Noi saremo ancora una volta contro questo governo – conclude Cirielli – per difendere la volontà di milioni di italiani che si erano chiaramente espressi solo una settimana fa”. Non è da meno Ignazio La Russa dello stesso partito di Ciriello che affema: “Del discorso di Paolo Gentiloni fa impressione l’assenza di ogni riferimento ai tempi della nuova legge elettorale mentre al contempo il premier incaricato individua tra i compiti da assolvere addirittura la ricostruzione dei guasti del terremoto: una ricostruzione che potrebbe durare anni. Bene ha fatto quindi Giorgia Meloni ad annunciare per il 22 gennaio una mobilitazione contro il quarto governo scelto dall’alto e non dal popolo e per confermare l’urgenza di andare ad elezioni”.
Sullo stesso avviso, sia pure con toni diversi che vanno tra i più accesi come quello di Salvini della Lega ai più pacati  nei toni e in un certo senso più attendista da parte del Movimento 5 Stelle, si sta vivendo questo momento di crisi istituzionale e vulnus del popolo italiano. La sostanza dei giudizi espressi dalle opposizioni più in generale è chiaramente attendista ma con molta diffidenza convinti che se in un primo momento Renzi pensava di andare subito al voto per riscuotere quello che riteneva fosse il 40% incassato al referendum un consenso che poteva bastargli per vincere le elezioni, ora si rende conto che la migliore strada è un’altra nel senso che occorre decantare l’onda di contrarietà nei suoi confronti per ritornare in auge nella convinzione che con il tempo gli italiani si dimenticheranno di quelli che sono stati i suoi errori. Li ha confessati e come si fa con un ragazzaccio cattivo ma buono d’animo si merita una sculacciata e nulla di più. E’ il caso “pinocchio” di collodiana memoria. L’essersi messo da parte è come se la maestra gli avesse messo una nota di biasimo e dopo qualche giorno di sospensione potrà ritornare in classe tra i suoi compagni e i suoi maestri per ricominciare come se nulla fosse. In buona sostanza si affida alla “memoria corta” degli italiani. Non crediamo che tutto ciò possa attagliarsi nella fattispecie perché la ferita resta aperta da chi non trova lavoro, in specie i giovani, tra chi ha visto tradito i suoi diritti da lavoratore, da chi vive nell’indigenza e di quanti vi finiranno con una economia che non decolla e dalla mina vagante di una immigrazione che tende sempre più ad andare fuori controllo e a  creare insicurezza tra la gente come ha ben dichiarato l’on.le Cirielli. Quousque tandem abutere, Renzi, patientia nostra?

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La guerra non risolve i problemi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

gentiloniTIRANA – Sala affollata alla tavola rotonda che ha come tema “il ruolo delle religioni e della politica” nel costruire la pace, all’incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio, dove sono intervenuti il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Ignatius Aphrem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia, il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico “Marshall T. Meyer” in Argentina, moderati dal giornalista del Corriere della Sera Antonio Ferrari.
Gentiloni ha affrontato con forza gli argomenti di attualità del panorama internazionale esprimendo giudizi e indicando vie da seguire. Integrazione. “Senza l’apporto dell’immigrazione la nostra economia oggi avrebbe seri problemi. Occorre gestire i flussi migratori”. Unione Europea: “Abbiamo temuto le settimane scorse che la preziosa e indispensabile costruzione dell’Europa, che ha alle spalle oltre 50 anni di lavoro e ha fatto crescere il nostro continente e garantito la pace, potesse venire messa in discussione dalla reazione di alcuni Stati all’arrivo di poche migliaia di rifugiati. Per fortuna siamo riusciti a reagire e a invertire la rotta della discussione”.
Intervento militare e approccio culturale. “Si è pensato in passato che con la forza militare si potessero risolvere tutti i problemi esistenti nelle aree di crisi. Ancora oggi c’è chi crede che l’unica soluzione sia quella di un intervento diretto, ma io credo che da solo non serva a niente. Di fronte a fenomeni come quello dell’Isis, che solo per il 2015 potrà vantare un bilancio di 1 miliardo di dollari e il controllo di importanti asset economici, occorre rispondere anche con un approccio culturale, altrimenti sarà molto difficile se non impossibile il ritorno delle minoranze nelle città e nei villaggi da cui sono stati allontanati, a partire dalle comunità cristiane”.Siria. “Per la prima volta vedo aprirsi qualche spiraglio per una via di uscita nella difficilissima situazione siriana. Quando ci si divideva tra pro e anti-Assad abbiamo subito chiarito che per l’Italia la soluzione non poteva che essere quella di un’iniziativa politica. L’iniziativa di Sant’Egidio per una tregua umanitaria ad Aleppo, il lavoro di Staffan de Mistura, sono andati in questa direzione. L’accordo tra Iran e Usa sul nucleare sta inaugurando un nuovo clima che sta portando ad alcuni primi, seppur difficili, passi avanti”.Le religioni. “Il loro ruolo è fondamentale nella soluzione dei conflitti: rende realistico il titolo del vostro convegno “La pace è sempre possibile”. L’Europa deve mobilitarsi per difendere le minoranze cristiane nei Paesi dove sono a rischio: la loro presenza in tanti Paesi del Medio Oriente è stata sempre un prezioso fattore di moderazione e di pluralismo”.
Rifugiati. “Oltre all’europeizzazione del diritto d’asilo, che abbiamo già evocato nei giorni scorsi, occorre realizzare un pacchetto di iniziative che prevedano anche corridoi umanitari e ingressi regolari, con il sistema della sponsorship”, così come aveva chiesto il giorno prima la Comunità di Sant’Egidio sostenuta dai leader delle grandi religioni presenti all’incontro di Tirana.

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Broadband Forum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2012

Roma 17 maggio 2012 ore 9,30-13,30 Forum PA – Fiera di Via Portuense 1555 A che punto è l’Agenda Digitale in Italia? Qual è lo sviluppo della banda larga nel Paese? Quali le soluzioni per garantire il diritto d’accesso alla rete a tutti i cittadini? Questi e altri gli argomenti del Broadband Forum: Agenda Digitale e banda larga nell’Italia delle Regioni, l’evento organizzato da Key4Biz in collaborazione con Forum PA e con il supporto di Skylogic.
Hanno confermato il loro intervento: Paolo Gentiloni (PD), Mario Valducci (PDL, Presidente Commissione Trasporti Poste e Telecomunicazioni), Graziano Delrio (Presidente Anci, Sindaco Reggio Emilia), Karim Antonio Lesina (Executive Director EMEA Governments Affairs AT&T), Mario Calderini (Consigliere per la Ricerca e Innovazione MIUR), Achille De Tommaso (Presidente ANFoV, CEO Skylogic), Stefano Nocentini (Responsabile Marketing Top Clients & Public Sector Telecom Italia), Pietro Pacini (Responsabile Governo della Tecnologia Poste Italiane), Francesco Vatalaro (Università Tor Vergata, Presidente Comitato NGN-Agcom), Carlo Maccari (Assessore Digitalizzazione e Semplificazione Regione Lombardia, Rappresentante Regioni ADI), Roberto Azzano (Practice Leader NetConsulting), Cesare Avenia (Presidente Asstel, membro Consiglio Direttivo Confindustria Digitale), Marco Mena (Director Between), Sergio Veroli (Presidente Consumers’ Forum), Gianluca Mazzini (Università di Ferrara, Direttore Generale Lepida Spa), Nicola De Carne (Amministratore delegato Wi-Next), Salvatore Lombardo (Direttore Generale Infratel). A giorni l’agenda completa.

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