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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Papa Francesco in Campidoglio: l’abbraccio a Roma e ai romani

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Roma. Per la prima volta il Santo Padre ha fatto visita in Campidoglio. Un gesto d’amore nei confronti della città a dieci anni esatti dall’ultima volta che un Pontefice è salito sul Colle Capitolino. Segno tangibile della grande attenzione che il Vescovo di Roma ha per la sua comunità. Il Santo Padre è giunto in Campidoglio alle 10.15 accolto dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi all’ingresso di Sisto IV del Palazzo Senatorio. Da qui ha raggiunto lo studio della Sindaca per un colloquio privato e si è affacciato dal balconcino con la vista sui Fori Romani. Dopo aver incontrato il Vice Sindaco, i presidenti dei Gruppi Consiliari e i dirigenti capitolini nella Sala dell’Arazzo e gli Assessori capitolini e i Presidenti dei Municipi nella Sala delle Bandiere, ha qui posto la sua firma nel Libro d’Oro Capitolino.
Il Santo Padre ha fatto poi ingresso nell’Aula Giulio Cesare dove ha ascoltato il saluto della sindaca e ha rivolto all’Assemblea un suo messaggio.“Roma, città ospitale, è chiamata ad affrontare questa sfida epocale nel solco della sua nobile storia; ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita. Roma, fecondata dal sangue dei Martiri, sappia trarre dalla sua cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili. Questi potrebbero far fiorire la città, affratellare e creare occasioni di sviluppo, tanto civico e culturale, quanto economico e sociale. Roma città dei ponti, mai dei muri!”, ha detto nel suo intervento in Aula il Pontefice.“È un onore per me accoglierLa in Campidoglio ed è con profonda e sincera emozione che Le do il benvenuto in quest’Aula, a nome di tutti cittadini di Roma”, ha dichiarato Raggi sottolineando che la Capitale è “città aperta, città del multilateralismo e del multiculturalismo. Roma guarda al futuro e si conferma ancora una volta città del dialogo”.Al termine del discorso la Sindaca ha ringraziato il Santo Padre per la sua presenza in Campidoglio e ha annunciato l’istituzione di due borse di studio e l’intitolazione della Sala della Piccola Protomoteca di Palazzo Senatorio all’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.Il Santo Padre a ricordo della Sua visita ha donato un mosaico che riproduce il Colosseo e medaglie del Pontificato.Papa Francesco, insieme alla Sindaca, si è poi affacciato alla loggia del Palazzo Senatorio dove ha salutato i cittadini e le scolaresche presenti in piazza del Campidoglio.Sua Santità, prima di terminare la visita in Campidoglio, ha raggiunto la Sala della Protomoteca dove ha incontrato e salutato con affetto i dipendenti capitolini con i loro familiari.

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Non a tutte le donne è piaciuta l’apologia della donna fatta da papa Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Lo ha detto nel corso dell’Incontro “sulla protezione dei minori nella Chiesa” quando, intervenendo di sorpresa, ha detto che ascoltando parlare una donna – la sottosegretaria del dicastero dei laici e della famiglia – aveva sentito la Chiesa parlare di se stessa, delle sue ferite, perché la donna è l’immagine della Chiesa, che è donna, è sposa, è madre, e la Chiesa stessa va pensata con le categorie della donna; infatti senza la donna, senza il genio femminile, essa sarebbe forse un sindacato, non un popolo.
Il disappunto è che sia tornata anche in queste parole l’idealizzazione “della” donna, che le donne hanno molto sofferto, essendo poi misconosciute come persone.
Ci ha scritto dopo la nostra lettera del 26 febbraio in cui parlavamo di questo, la teologa Marinella Perroni: “Sono del tutto d’accordo – come peraltro sempre – con le riflessioni proposte. Mi permetto però una considerazione critica, anche se non ho grande fiducia di poter essere, se non capita, almeno ascoltata. Il discorso che Papa Francesco ha fatto a braccio dopo la relazione di Linda Ghisoni ha messo in luce, al di là delle sue migliori intenzioni, quanto anche lui resti totalmente prigioniero di luoghi comuni che, sia pure con retoriche diverse, da secoli impediscono alla chiesa di includere le donne (si veda per esempio al riguardo la nota di Antonio Autiero sul blog del “regno-delle-donne”). L’esaltazione è sempre stata l’altra faccia dell’esclusione. Era un discorso impregnato di paternalismo patriarcale e, quindi, totalmente in linea con quel clericalismo che dice di voler sconfiggere. Finché non si ascolterà il pensiero che le donne hanno elaborato negli ultimi due secoli, la cultura delle donne, le istanze delle donne e si continuerà a parlare “sulla” donna, non sarà possibile liberare la chiesa dal clericalismo, che è una delle più tristi manifestazioni del sessismo. Un giorno, forse, gli uomini di chiesa, chierici o laici poco importa, accetteranno non di parlarne ma di ascoltare e, forse, capiranno che aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che sono rimasti duecento anni indietro”.
Così scrive la nostra teologa (“nostra” per affetto e per stima). Ma anche su Facebook si è accesa una discussione sulla nostra lettera, a prova di quanto la questione sia patita. Ha scritto per esempio Franca Morigi: “Posso mostrarmi perplessa e un po’ perturbata dalla donna madre-moglie figura o specchio della Chiesa? Molto più significative le espressione ‘principio femminile, pensare con le categorie di una donna’ e “diritto di Antigone, del più umile, vincolato ai nutrimenti terrestri, alla pietà’. Pietà contro Maestà” .
È stata anche citata una poesia di Anonima: “Io sono quella che cantano i poeti… io sono parlata ma non parlo sono scritta ma non scrivo, io sono dipinta, ritratta, scolpita, il pennello e lo scalpello mi sono estranei. Nessuno ascolta le mie grida silenziose…… Io sono quella che non ha linguaggio, non ha volto, non esiste… la donna”.
Quanto al blog del “Regno delle donne” edito “in collaborazione con il Coordinamento delle teologhe italiane”, citato da Marinella Perroni, esso si chiede se si può ancora pensare “al soggetto ecclesiale secondo una linea di distinzione tra maschile e femminile”.
No, non si può, non si può più. Un’esclusione delle donne dai ministeri nella Chiesa basata sulla sola differenza di genere non è più concepibile a questo punto della cultura, dell’antropologia e della storia. Lo è stato per secoli, fino ad ora, fino alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II “sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini” che dava per decisa “in modo definitivo” la questione (ma senza alcun crisma di autorità infallibile) con l’argomento che così avrebbe stabilito Cristo stesso “chiamando solo uomini come suoi apostoli”, e agendo “in un modo del tutto libero e sovrano”, che era come dire senza che umanamente se ne possa rendere ragione, cosa di per sé incompatibile con tutta la pedagogia di Gesù.
In realtà i teologi, per fare stare in piedi la dottrina, hanno cercato di darne ragione, ognuno con la cultura del suo tempo (sempre, peraltro, sfavorevole alle donne), fino all’argomento novecentesco che Gesù era maschio, il sacerdote è lui, e così devono esserlo tutti gli altri. Ma prima di questo, essi hanno insegnato per secoli – come ci ha ricordato Giovanni Cereti, l’animatore della “Fraternità degli anawim” – che le donne non potevano essere ordinate preti “ratione servitutis”, a causa della condizione di servitù. Ossia, non erano libere; e tre erano le categorie escluse dal sacerdozio per questo motivo: gli schiavi, gli Indios e le donne. La ragione era che non avevano il “dominium sui”, la proprietà cioè di sé e delle proprie azioni, in cui propriamente, secondo gli scolastici, consisteva la libertà. Oggi nessuno più dice che gli schiavi non possono diventare preti, perché la schiavitù è felicemente (almeno in punto di diritto) abolita; di preti e vescovi indigeni ce n’è quanti se ne vuole; ma solo per le donne, e solo “perché donne” la discriminazione è rimasta; e se non sono padrone di sé, vuol dire che sono di qualche altro padrone. Né se ne può uscire con l’espediente del ripristino delle donne diacone, in funzione del prete, o a compensare la mancanza di clero; la discussione sul diaconato femminile non è che una strategia della distrazione che non può durare; il vero problema sono i ministeri nella Chiesa, ivi compreso il sacerdozio alle donne, e non come imitazione del maschio, ma come capacità originaria divinamente fondata.
Però ci sono due buone ragioni a difesa dell’esternazione del papa, che fanno anche di quel suo breve intervento all’Incontro romano una gemma. La prima è che, anche a voler introdurre questa novità nella Chiesa, la sua scelta è di cambiare la Chiesa non per decreto, ma con la Parola; e la parola nella Chiesa è performativa, opera ciò che dice, se non resta isolata ed è seminata nel fecondo terreno della collegialità.
La seconda è che il papa è un uomo, e le donne devono rassegnarsi ad essere pensate non solo come esse pensano se stesse, ma anche come sono pensate dagli uomini. Non, naturalmente, da quelli che le uccidono e vogliono farle da padroni, ma da quelli che le amano, ciò che non è un fatto di sentimento, ma un’antropologia. E, almeno finora, nell’immaginario maschile “la donna” , anche quella più vincolata alla terra, “ai nutrimenti terrestri”, ha una sua potenza, un suo fascino ideale, come il divino, che è molto raccontato ma anche apofatico, che non si può dire. Come ha detto papa Francesco parlando un giorno della Genesi, Adamo, prima di vedere la donna, “l’ha sognata”, diversa da tutto il resto. Ciò non dovrebbe essere peraltro solo a riguardo della donna, ma di tutti gli esseri umani, perché in tutti gli esseri umani bisognerebbe saper vedere il divino, riconoscere l’arcano che è in loro, capire cosa significa per tutti essere “figlio e figlia di Dio”. Ma forse ciò riesce meglio agli uomini nel pensare le donne, come dicono i miti e le culture che nella donna hanno intravisto il divino, da Venere alla donna biblica destinata a schiacciare la testa del serpente, dalla bella Sulammita del Cantico dei Cantici, il cui amore è “fiamma di Jahvé, alla “Celeste Aida, forma divina” che cantiamo spensieratamente nei nostri teatri. Altro che “ratione servitutis”! O è solo poesia? C’è una potenza delle donne che forse nemmeno il femminismo è riuscito finora del tutto a pensare. Ma certo qui è la storia che si deve dipanare.
Intanto la politica si incupisce. Nel sito pubblichiamo un’analisi degli psicologi che spiegano come la logica del nemico, veicolata dal “decreto sicurezza”, rischia di inquinare tutto il “capitale sociale”, cioè il nostro sentire civile. Ma il Movimento Cinque Stelle ha mancato il momento opportuno per aprire la crisi di governo, mettendosi in mano a Salvini e così, consegnato il popolo, votandosi alla fine.
Annunziamo anche un convegno a Roma, che prelude a una nuova mobilitazione in difesa della Costituzione, e aggiorniamo il programma dell’assemblea del 6 aprile di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri, sulle maggiori emergenze da affrontare nella crisi, a cui tutti, e specialmente i giovani, sono invitati. http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Papa Francesco annuncia: nel 2020 l’apertura degli archivi di Pio XII

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Papa Francesco ha annunciato che nel 2020 sarà possibile consultare gli archivi di Pio XII, che salì al soglio di Pietro il 2 marzo 1939 e rimase in carica fino al 9 ottobre 1958.
La figura di Papa Pacelli e il suo pontificato sono sempre stati oggetti di polemiche e opinioni discordanti: c’è chi l’ha sempre accusato di non aver fatto nulla per salvare gli ebrei dal genocidio nazista e c’è chi, invece, sostiene la caparbietà delle suo operato nascosto.Motivo per cui l’apertura dei suoi archivi potrebbe rappresentare un spartiacque decisivo alla scrittura di quanto avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale.Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, non crede che la consultazione della carte possa aprire nuovi scenari:“Non abbiamo dubbi su quello che sia successo. Il nostro giudizio storico sugli eventi non cambia. Dovranno uscire fuori cose clamorose per smentire i dati oggettivi storici Vorremmo sapere quali documenti saranno messi a disposizione. Ci sono tutti o solo una parte? Ci auguriamo che il Vaticano renda accessibile tutto. Ci sono studiosi accreditati ma anche quelli della nostra comunità probabilmente studieranno le carte. Ci sarà da lavorare”.Sulla notizia data da Papa Francesco si è espresso anche lo Yad Vashem, che in comunicato ha reso noto:“Per anni abbiamo fatto appello per la loro apertura, cosa che consentirà una ricerca obiettiva e aperta, nonché un discorso comprensivo sulle questioni collegate alla condotta del Vaticano in particolare, e della Chiesa cattolica in generale, durante l’Olocausto”.Così come auspicato da Di Segni, anche il museo della Shoah “si aspetta che ai ricercatori sia dato pieno accesso a tutti i documenti archiviati”.
In passato ci sono state apre polemiche sulla figura di Papa Pacelli, soprattutto sulla sua mancata opposizione alle leggi razziali e al silenzio durante la Shoah.

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Papa Francesco incontra la comunità Ail

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

ailCittà del Vaticano, 2 marzo 2019 – Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza speciale una nutrita rappresentanza della numerosissima comunità di AIL, l’Associazione Italiana contro le Leucemie, i linfomi e il mieloma che, in occasione dei 50 ANNI dalla sua fondazione, è giunta da ogni parte di Italia. Erano 6.000 i volontari delle 81 sezioni provinciali AIL che insieme ai pazienti e ai loro familiari, ai medici e ai ricercatori hanno affollato, festanti ed emozionati, l’Aula Paolo VI per incontrare il Santo Padre. Prima dell’ingresso di Papa Francesco i ragazzi del progetto In viaggio per guarire hanno fatto vivere alla comunità di AIL un momento molto toccante. Dalla scuola in corsia degli Spedali Civili di Brescia un gruppo di giovanissimi, capitanato dalla professoressa Annamaria Berenzi, gira la penisola per raccontare il vissuto della malattia ematologica ai coetanei, cosa si prova a pensare che la vita non è più una certezza e raccontare di una scuola su misura che ha permesso loro di mantenere il legame con la vita di prima. “La Chiesa elogia e incoraggia ogni sforzo di ricerca dedicato alla cura dei più sofferenti. Con l’assistenza sanitaria – ha detto Papà ail1.JPGFrancesco rivolgendosi ai volontari – vi fate prossimi a chi soffre, affinché nessuno si senta mai solo. Una delle cose che più mi ha colpito quando sono arrivato in Italia è stato il volontariato italiano.” E poi Sua Santità ha aggiunto “I medici sono chiamati alla cura della persona nella sua totalità, di corpo e spirito”.
All’incontro con il Santo Padre erano presenti, nella delegazione AIL, oltre al Presidente Nazionale professor Sergio Amadori, al Direttore Generale e a una rappresentanza dei Presidenti delle sezioni provinciali, alcuni volontari storici dell’Associazione, che con il loro infaticabile lavoro rappresentano la linfa vitale dell’Associazione; molti pazienti, tra cui i piccoli Chiara e Matteo dalle cui mani Sua Santità ha accettato in dono dei disegni, e la famiglia dell’indimenticato professor Franco Mandelli, scomparso nel luglio scorso.
“Dal 1969 abbiamo fatto un lungo cammino, a tratti faticoso, cercando di alimentare sempre i principi ispiratori della nostra missione: il dono, l’impegno solidale concreto, la gratuità e soprattutto, l’esercizio dell’umanizzazione delle cure”. Queste le parole del professor Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL, che prima dell’incontro con il Santo Padre ha ringraziato gli oltre 20.000 volontari e ricordato l’importanza dell’attività svolta dall’Associazione, che da 50 anni dà ai malati nuovi orizzonti di speranza grazie al sostegno alla ricerca scientifica e ai servizi di assistenza a favore dei pazienti affetti da tumori del sangue. Quindi il Santo Padre ha concluso: “La vostra storia, le vostre opere, i risultati raggiunti da voi in questi 50 anni, siano di stimolo per migliorare la vita di malati”. (Alessandro Spinelli)

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Miracolo cristiano-musulmano con Francesco

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione Internazionale laica inter-religiosa (Cili-Italia) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, con le associazioni e le comunità aderenti, esprimono grande soddisfazione per lo storico ed importantissimo documento firmato, ad Abu Dhabi,dal Papa e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib sulla “Fratellanza Umana” per la pace mondiale e la convivenza comune e la storica messa di oggi 05.02 con più di 200 mila tra cristiani e musulmani dentro e fuori lo stadio che hanno testimoniato una giornata che auguriamo sia solo l’inizio del miracolo cristiano-musulmano nella penisola arabica e con il mondo musulmano a favore della convivenza inter-religiosa e il rispetto dei diritti umani e di trovare soluzioni urgenti per il massacro nello Yemen e la sofferenza dei milioni di bambini Yemeniti .Il dialogo inter-religioso torna ad essere il fulcro principale dell’azione che viene intrapresa tra il Cristianesimo e L’Islam, dove la pace, la convivenza e la collaborazione tra i popoli sono elementi fondamentali di unione e non di divisione. Le due guide spirituali chiedono a tutti i religiosi del mondo di combattere, con fermezza , chiunque usi qualsiasi religione per scopi politici o la strumentalizzi per farne del terrorismo criminale. Entrambi auspicano che tutte le risorse naturali del pianeta vengano messe a disposizione di tutti gli uomini, in nome della fratellanza. Il prof Foad Aodi, Fondatore e Presidente Nazionale delle Co-mai, medico fisiatra e consigliere all’OMCEO di Roma commenta l’evento con gioia” Con tutte le nostre associazioni e movimenti ci siamo sempre messi in gioco senza paura e ambiguità per promuovere il dialogo inter-religioso ed inter-culturale, anche in momenti in cui nessuno doveva tirarsi indietro (osservanti e laici) e decidere di non aderire a queste importanti iniziative. nelle giornate del 11 e 12.09.2016 abbiamo ottenuto un enorme riscontro di partecipazione con la nostra iniziativa #CristianinMoschea, dopo quella di #MusulmaninChiesa il 31.07.2016 dove è stata grande la presenza di autorità religiose e cittadini italiani e di origine straniera, cristiani , musulmani e laici uniti tutti contro il terrorismo e le guerre alle religioni, mentre nel 2017 abbiamo organizzato le 1000 #Cenedeldialogo, le quali hanno ottenuto grande successo, promuovendo un evento culturale senza precedenti. Ha perso l’occasione storica chi non ha aderito e addirittura cercato di ostacolare il gesto forte di aprire tutte le moschee ai cristiani e le chiese ai musulmani e laici -continua Aodi-ha solo dimostrato un inutile chiusura mentale ed inutile individualismo. Il gesto di Papa Francesco e del Grande Imam, invece, vanno nella direzione opposta, la stessa che abbiamo sempre seguito e continueremo a seguire nel nome della pace e del rispetto della dignità umana.
Il nostro appello al Governo Italiano di riconoscere il patto della fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi come PattodiReciprocità e intensificare politiche a favore del dialogo inter-religioso e andare oltre l’esperienza delle consulte islamiche che non hanno prodotto niente di concreto e anzi ha diviso le associazioni musulmane in “accreditati “e “non accreditati” presso il Ministero degli Interni trascurando l’85 per cento di musulmani laici e numerose associazioni e comunità rappresentative che non sono mai state coinvolte.

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SvoltaMusulmana scriviamo una pagina storica con Francesco siamo figli di un unico Dio

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

Cosi le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e la Confederazione Internazionale laica interreligiosa (Cili-italia) e il Movimento internazionale Uniti per Unire con tutte le relative associazioni e comunità aderenti manifestano il proprio apprezzamento per la visita storica, coraggiosa, tempestiva e piena di messaggi di dialogo e di speranza di Papa Francesco,  la quale si svolge negli Emirati Arabi Uniti dal 03 al 05 febbraio, e in occasione dell’incontro della fraternità umana che si terra’ il 04. Febbraio ad Abu Dhabi.
“Siamo orgogliosi e molto soddisfatti di assistere, ancora una volta, ai gesti storici , forti e coraggiosi di Papa Francesco -commenta Prof.Foad Aodi Fondatore delle Co-mai sulla visita in Emirati Arabi Uniti-il quale “conferma che Papa Francesco oltre ad essere promotore di pace e dialogo interreligioso a livello internazionale è anche l’uomo che sta abbattendo i muri della paura, della diffidenza, dei pregiudizi ,della povertà,della fame e della disuguaglianza, ancora difficili da combattere, perché stanno diventando fenomeni cronici , strumentalizzati quasi tutti i giorni dal punto di vista politico, che creano inevitabilmente forti disagi sociali. Si penalizza così la proficua convivenza, il dialogo, la conoscenza interculturale ed inter-religiosa. Noi siamo vicini a Papa Francesco nella sua missione intrapresa sin dal primo giorno in favore del riformismo e della modernizzazione delle religioni, nel rispettare tutti, sia I conservatori quanti i laici – prosegue Aodi -auspicando che questa visita possa rafforzare il legame tra musulmani e cristiani e tutelare i diritti dei cristiani che lavorano e risiedono da anni negli Emirati Arabi Uniti, per arrivare finalmente ad un processo di reciproco rispetto religioso in tutti in nostri paesi arabi, musulmani e occidentali compreso l’Italia.
Aodi si appella al mondo arabo musulmano, affinché si unisca ed archivi il massacro nello Yemen dove si registrano giornalmente morti di bambini e donne anche per fame dove manca di tutto,cibo e medicinali e medici,inoltre mettere fine alle divisioni sia politiche quanto religiose che non aiutano nessuno. Bisogna prendere esempio dalla missione di Papa Francesco, per costruire una “svolta musulmana” in favore dell’unità e del riformismo della religione musulmana, per combattere senza ambiguità chi utilizza l’Islam per interessi propri o per scopi politici o da chi, addirittura, la utilizza per scopri terroristici solo per scatenare una Guerra alle religioni ed alla civiltà.
Le Co-mai inoltre mettono l’accento al rispetto dei diritti umani appoggiando tutte le sfide sociali e aperture a favore delle donne sia nel mondo del lavoro, sanità, sociale, sport, calcio e politico.

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Natale: le celebrazioni in diretta con Papa Francesco

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

papa francesco natale 2018.jpgLunedì 24 dicembre ore 21.30 – Messa della notte di Natale
Martedì 25 dicembre ore 12 – Benedizione Urbi et Orbi
Mercoledì 26 dicembre ore 12 – Angelus da piazza San Pietro
Domenica 30 dicembre ore 12 – Angelus da piazza San Pietro
Lunedì 31 dicembre ore 17 – Primi Vespri, Te Deum di ringraziamento e visita al presepio
Martedì 1 gennaio ore 10 – Messa nella solennità di Maria Ss. Madre di Dio
ore 12 – Angelus da piazza San Pietro
Domenica 6 gennaio ore 10 – Messa dell’Epifania ore 12 – Angelus da piazza San Pietro
(fonte testo e foto TV2000 in blu)

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Il grido del povero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

“Il grido del povero” è il messaggio di papa Francesco per la II giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica prossima, 18 novembre. Celebrare non è la parola adatta, perché si tratta piuttosto di gridare sui tetti la condizione angosciata dei poveri che tutto il sistema di potere tende oggi ad occultare e rimuovere. E’ appunto al grido dei poveri che fa eco il messaggio del papa, pubblicato già il 13 giugno scorso ma che è bene ora riprendere in mano. Colpisce che nel riproporre la questione della povertà e nel promuovere un’azione, anche della Chiesa, per alleviarla, il papa non si rifugi in alcuna spiritualizzazione o mistica della povertà, ma la denunci come frutto di ingiustizia, avidità ed egoismo; il povero grida non solo perché è privo di mezzi, ma perché è scacciato, scartato, umiliato, naufrago, e addirittura fronteggiato, se si mette in marcia, da eserciti in armi. Perciò la risposta che è di Dio ma dovrebbe essere anche del mondo e della Chiesa, non è quella di arricchirlo, ma ancor più di liberarlo. Certo gli ci vuole un reddito (e un lavoro, una casa, gli strumenti per produrre beni e dignità) ma deve essere un reddito di liberazione perché la povertà, dice il papa, è una prigionia. E proprio questa sembra la novità più significativa di questo messaggio di Francesco, l’aver messo in contraddizione nella condizione del povero non la povertà e la ricchezza ma la prigionia e la liberazione.
Si è svolto a Camaldoli, dal 1 al 4 novembre scorso, il colloquio “Oggi la parola” sul tema “Abitare il futuro”. Questo futuro si è mostrato come un futuro tutto posseduto e determinato dalla tecnica, su un precipizio di ignoto che oggi è perfino impossibile immaginare. In gioco c’è infatti la produzione di robot che simulano l’uomo e vorrebbero essere più prestanti di lui, c’è l’intelligenza artificiale che si pretende più performante dell’umana, e un uomo “potenziato” oltre i suoi limiti, non solo per curarne le malattie ma per fargli battere ogni record in sempre nuove conquiste; e ciò non solo a valere per i viventi di oggi ma, attraverso l’ingegneria genetica tale da modificare anche le generazioni future. Di grande interesse le informazioni che sono state fornite, ma anche di grande ambivalenza e allarme le conclusioni che se ne possono trarre. Come diceva un documento del 2008 della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae” c’è il rischio che tali manipolazioni, genetiche e cibernetiche, volte al potenziamento della specie umana, introducano “un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti” e che enfatizzino “doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano”, ciò che contrasta “con la verità fondamentale dell’uguaglianza fra tutti gli essere umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui”. La vera domanda è che idea ci sia di questo uomo che si vuole oltrepasssare.
Di questi materiali forniamo nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it una preziosa relazione di Daniela Turato sull'”enhancement” o potenziamento dell’umano, e un link a una riflessione del prof. Paolo Bettiolo che ha evocato una pagina dell’Apocalisse.
Nel contesto del colloquio c’è stata anche una relazione di Raniero La Valle sul camaldolese padre Benedetto Calati, basata su fonti inedite. Nella ricostruzione del suo itinerario e della sua testimonianza monastica è emersa forse la maggiore riserva che si può fare al progettato uomo artificiale: che esso è pensato né uomo né donna, neutro e asessuato, e perciò del tutto opposto all’uomo che, come risulta dal racconto della Genesi, Dio ha pensato come maschio e femmina, “due in una carne sola”.

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Perché vogliono distruggere papa Francesco?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

La cosa è diventata chiara all’apertura del Sinodo dei giovani. Dopo tanto parlare della crisi dei giovani, del loro sbandarsi senza la bussola di una vocazione, del loro aver perduto la fede, il papa nel discorso dall’altare all’apertura dell’assise ha chiesto loro di “non smettere di profetizzare”; ma perché questo avvenga, perché i giovani amplino i loro cuori alla dimensione del mondo, sono gli adulti o anziani, a cominciare dai vescovi, che devono cambiare, “allargare lo sguardo”. Essi devono essere capaci di sogni e speranze, perché i giovani siano capaci di profezia e di visione. È un singolare rovesciamento: il papa avrebbe potuto chiedere ai vecchi patriarchi, cardinali, vescovi e preti di fornire la profezia della retta dottrina ai giovani che in genere sono perduti dietro i loro sogni e speranze, e invece ha chiesto agli anziani di sognare e sperare, perché i giovani ne traggano linfa per profetizzare e spingere oltre la vista. Anziani e giovani, secondo il papa, devono sognare insieme, e noi anziani dobbiamo sperare facendoci carico insieme a loro di lottare contro ciò che impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità, e di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà di esclusione e di violenza alle quali sono esposti; e così si ispiri ai giovani “la visione di un futuro ricolmo della gioia del Vangelo” contro i profeti di calamità e di sventura.
Ancora una volta dunque il papa annuncia la gioia, come nell’ “Evangelii gaudium”, nella “Veritatis gaudium”, la “Misericordiae vultus”, la “Laudato sì”, la “Gaudete et exsultate”, l’ “Amoris laetitia”.Gli avversari non vogliono la gioia, sono intenti ad infliggere dolore: senza dolore il potere non regge, le guerre non si possono fare, i poveri non possono essere esclusi, i naufraghi non possono essere fatti affondare, i porti non si possono chiudere, l’economia non può uccidere, le armi non si possono vendere. Il dolore ci vuole, l’amore deve produrre tormento e non gioia, la massa dannata deve essere soggiogata con la legge e ricattata con la “morte seconda”, la perfetta letizia predicata dal Francesco di Assisi deve essere spregiata come una bambinata buonista. La ragione per cui papa Francesco è avversato è, a ben vedere, la stessa ragione per cui è stata distrutta la politica; la politica, infatti, fin da Aristotile, ma poi perfino nelle Costituzioni moderne, doveva essere ordinata alla felicità o almeno, come diceva la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, a garantire il diritto alla ricerca della felicità; doveva corrispondere all’ordine del cosmo o, più modernamente, doveva non solo salvaguardare “la nuda vita”, ma promuovere “la buona vita”; e perfino l’Europa, prima di tradire, si era presentata al mondo con l’Inno alla gioia.Ma la gioia e il potere che si pretende indiviso, la gioia e il denaro che governa invece di servire, la gioia e il debito sovrano, la gioia e la confisca delle coscienze per addomesticarle a essere oggetto di dominio e di scarto, non vanno d’accordo, non abitano su monti vicini, anzi sono incompatibili.
Per questo motivo oggi viviamo nella contraddizione – e in gran parte è una nuova contraddizione – di una Chiesa ed un papa che militano per la gioia, e un’antichiesa e un mondo che lottano per il dolore. Non a caso la reazione contro il papa si è organizzata e scatenata con “i dubbi” e il rifiuto dell’ “Amoris laetitia”, cioè delle nuove nozze tra l’amore e la gioia. Da qui nasce la nostra sofferenza di oggi, che potremmo chiamare una sofferenza messianica, perché si fa carico del futuro quando ne va dell’avverarsi o del fallire della promessa di salvezza che dai tempi antichi fino ad oggi ha accompagnato e lenito l’arduo cammino dell’umanità. (fonte: chiesa dei poveri)

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Appello a Papa Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ci siamo commossi sino alle lacrime sulla bontà e il carisma di questo Papa. A ben considerare si tratta di un discorso che va avanti da secoli nel quale la Chiesa ha sempre voluto dimostrare la sua vicinanza alla povera gente per consolarla, per affidarla alla felicità che non è di questo mondo. Ciò che oggi chiediamo alla Chiesa di Roma e a tutte le professioni di Fede è di essere conseguenti ai loro insegnamenti. Quando si afferma che esiste un altro diritto che è quella di vivere perché le religioni tentennano limitandosi a pregare sui cadaveri di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e per mancanza di medicine e non escono dalle loro ridotte per ribellarsi alla logica imperante di chi considera aberrante l’equa ripartizione delle risorse, vivendo del superfluo, mentre manca il necessario a miliardi di esseri umani?
Se incontrassi il papa gli direi: Santo padre oggi non è più il tempo della sola preghiera. Occorre essere conseguenti poiché diventa sempre più stridente quel diritto a metà che dona la vita per riprendersela imponendo la miseria e l’abbandono a miliardi di suoi figli. Oggi la sofferenza non è il frutto del sacrificio individuale ma la conseguenza degli egoismi di una minoranza di satrapi che fa delle proprie ricchezze il risultato di uno sfruttamento indecoroso dei propri fratelli sino a condurli alla morte. (Servizio Fidest)

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Santità ho un sogno: le cittadelle del sapere

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Lettera aperta al Papa Francesco. Da dieci anni cerco di sensibilizzare i potenti della terra dai politici alle multinazionali, dalla Bill & Melinda Gates Foundation e alle altre dello stesso genere, ai governi e ai movimenti per la pace su un progetto che non lo ritengo solo umanitario ma culturale e sociale significativo. Pochi mi hanno risposto incoraggiandomi a non desistere ma non sono andati oltre. La mia, sia chiaro, è solo un’idea e una speranza ma agli altri è assegnato il compito di concretizzarla. Penso ai migranti che in tutto il mondo vagolano da un paese all’altro per salvarsi dalle violenze e per costruirsi un sia pur modesto avvenire soprattutto per i loro figli. Spesso ad accoglierli ci sono i grandi campi profughi dove la miseria è di casa per non dire altro. Perché mi sono chiesto non si può fare qualcosa di diverso? Così ho pensato a tante cittadelle del sapere sparse, ad esempio, lungo le coste africane che si affacciano sul Mediterraneo. Potrebbero sorgere sotto il protettorato dell’Onu e in un’area ceduta dai paesi ospitanti per farvi soggiornare autoctoni, migranti ed europei. Il modulo abitativo dovrebbe prevedere due distinti appartamenti ma contigui dove in uno cederlo a una coppia di pensionati europei e l’altra ad una famiglia del posto o immigrata. Una soluzione fatta per scambiarsi un aiuto concreto: per gli europei una stampella per la vecchiaia e per gli altri la possibilità di apprendere un mestiere o di assicurare ai propri giovani una professione in base alle loro abilità manuale o intellettiva. In questo modo imparano, tra l’altro, a convivere e a comprendersi. Cittadine, non troppo popolose (tra i 50mila e i centomila abitanti) che potrebbero autogestirsi e autofinanziarsi con le rendite pensionistiche degli europei e con le locali produzioni artigianali e attività turistiche. Potrebbero nascere e prosperare anche con il contributo di fondazioni private e con una tassazione sui profitti ottenuti dalle imprese che producono armamenti. Questa idea ha, a mio avviso, anche un risvolto pratico perché chi intende lasciare tali insediamenti può portare in dote una professione, un certo livello d’istruzione e una buona conoscenza delle lingue. Perché tutto questo dovrebbe interessare il Papa? Perché la Chiesa di Roma è stata capace in passato di fare molto per elevare la qualità della vita attraverso il lavoro e l’istruzione: Penso a S. Giovanni Bosco e non è il solo, ovviamente. (Riccardo Alfonso)

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Papa Francesco ha incontrato i piccoli ambasciatori di pace saharawi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Papa Francesco ha incontrato mercoledì 8 agosto, durante l’udienza generale, una delegazione dell’iniziativa “piccoli ambasciatori di pace”, attività tradizionale delle associazioni di sostegno della causa saharawi. L’iniziativa consiste nel garantire ai bambini saharawi che vivono nei campi profughi di fare delle vacanze in Italia e, al tempo stesso, sensibilizzare alla causa del loro popolo le popolazioni dove vengono ospitati.
È stato, per la comunità saharawi, un evento importante con una persona straordinaria, Papa Francesco, che ha invitato i Messaggeri di Pace Saharawi all’interno della Città del Vaticano.
I bambini saharawi erano vestiti con il loro abito tradizionale e hanno portato la bandiera della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
Dentro alla grande sala dello Stato del Vaticano vi erano migliaia di persone che sono venute da tutte le parti del mondo, all’evento hanno partecipato delegati di molti paesi musulmani e rappresentanti di diverse religioni e culture che sono venuti dal Vaticano per partecipare a questa manifestazione.
Il Papa ha salutato i bambini e i membri della delegazione augurando a tutti vivere in pace, sicurezza e tranquillità.
I piccoli ambasciatori saharawi di pace hanno ringraziato il Papa, sottolineando che la loro società vuole la libertà e attende un mondo di giustizia, pace dove sia possibile la convivenza tra tutte le religioni e le culture. Gli ambasciatori hanno regalato al Papa un dono a nome del popolo Saharawi, un quadro che simboleggia la pace e un piccolo pacchetto con la polvere della loro terra e un messaggio di benedizione.
All’incontro hanno partecipato anche il rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Mih Omar, e i responsabili delle associazioni di solidarietà con il Sahara Occidentale. (Fonte: Pressenza International press agency – Wesa times)

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TV2000 e il Papa: Francesco incontra i giovani del Sinodo al Circo Massimo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Roma sabato 11 agosto dalle ore 16 e domenica 12 dalle 9.10 – Papa Francesco incontra i giovani al Circo Massimo in vista del Sinodo. in diretta su Tv2000 in collaborazione con Vatican Media. In onda lo speciale della trasmissione ‘Il diario di Papa Francesco’ condotto da Gennaro Ferrara. Domenica lo speciale del Diario di Papa Francesco con ospiti in studio e la diretta della messa del Papa con i giovani da piazza san Pietro. E alle 12.20 l’instant film della veglia del Papa.

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Papa Francesco modifica il Catechismo sulla pena di morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il Santo Padre Francesco, nel Discorso in occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione della Costituzione Apostolica Fidei depositum, con la quale Giovanni Paolo II promulgava il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha chiesto che fosse riformulato l’insegnamento sulla pena di morte, in modo da raccogliere meglio lo sviluppo della dottrina avvenuto su questo punto negli ultimi tempi. Questo sviluppo poggia principalmente sulla coscienza sempre più chiara nella Chiesa del rispetto dovuto ad ogni vita umana. In questa linea affermava Giovanni Paolo II: «Neppure l’omicida perde la sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante».
In tale luce va compreso l’atteggiamento verso la pena di morte che si è affermato sempre più largamente nell’insegnamento dei pastori e nella sensibilità del popolo di Dio. Se, infatti, la situazione politica e sociale di un tempo rendeva la pena di morte uno strumento accettabile per la tutela del bene comune, oggi la sempre più viva coscienza che la dignità di una persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi, l’approfondita comprensione del senso delle sanzioni penali applicate dallo Stato, e la messa a punto di sistemi di detenzione più efficaci che assicurano la doverosa difesa dei cittadini, hanno dato luogo ad una nuova consapevolezza che ne riconosce l’inammissibilità e perciò chiede la sua abolizione.
In questo sviluppo è di grande importanza l’insegnamento della Lettera enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II. Il Santo Padre annoverava tra i segni di speranza di una nuova civiltà della vita «la sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte anche solo come strumento di “legittima difesa” sociale, in considerazione delle possibilità di cui dispone una moderna società di reprimere efficacemente il crimine in modi che, mentre rendono inoffensivo colui che l’ha commesso, non gli tolgono definitivamente la possibilità di redimersi». L’insegnamento di Evangelium vitae è stato raccolto poi nell’editio typica del Catechismo della Chiesa Cattolica. In esso, la pena di morte non si presenta come una pena proporzionata alla gravità del delitto, ma si giustifica solo se fosse «l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani», anche se di fatto «i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura inesistenti» (n. 2267).
Giovanni Paolo II è intervenuto anche in altre occasioni contro la pena di morte, appellandosi sia al rispetto della dignità della persona sia ai mezzi che possiede la società odierna per difendersi dal criminale. Così, nel Messaggio natalizio del 1998, egli auspicava «nel mondo il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate … per bandire la pena di morte». Il mese successivo, negli Stati Uniti, egli ripeteva: «Un segno di speranza è costituito dal crescente riconoscimento che la dignità della vita umana non deve mai essere negata, nemmeno a chi ha fatto del male. La società moderna possiede gli strumenti per proteggersi senza negare in modo definitivo ai criminali la possibilità di ravvedersi. Rinnovo l’appello lanciato a Natale, affinché si decida di abolire la pena di morte, che è crudele e inutile». (fonte: newsletter@news.aleteia.org)

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Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Tra i temi del colloquio il convegno del Papa con i Capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente, che si terrà a Bari il prossimo 7 luglio. Nell’udienza sono stati anche toccati altri argomenti cari all’impegno di Sant’Egidio, che quest’anno festeggia il suo cinquantesimo anniversario: l’ecumenismo, la costruzione della pace, il lavoro per i poveri e nelle periferie, il problema dei migranti, con un’attenzione particolare ai corridoi umanitari, una via sicura e legale attraverso cui la Comunità ha già portato in Italia, Francia e Belgio oltre 1800 rifugiati.

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Papa Francesco e il Concistoro per creazione 14 nuovi cardinali

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Giovedì 28 giugno dalle ore 15.20 alle 18 – Papa Francesco presiede il Concistoro per la nomina di 14 nuovi cardinali. La loro provenienza, ha spiegato il Pontefice, “esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento di nuovi cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo”. Per l’occasione in onda lo speciale del “Diario di papa Francesco” con ospiti in studio Luis Badilla, direttore del Sismografo; Stefania Falasca, vaticanista e vice-postulatrice della causa di canonizzazione di Papa Giovanni Paolo I; Marinella Perroni, teologa e biblista e Roberto Rusconi, storico del Cristianesimo e delle Chiese.Ecco i nomi dei nuovi cardinali:
Sua Beatitudine Louis-Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei;
Mons. Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede;
Mons. Angelo De Donatis, vicario generale di Roma;
Mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, e Delegato speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta;
Mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere apostolico;
Mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi;
Mons. Antonio dos Santos Martos, vescovo di Leiria-Fátima;
Mons. Pedro Barreto, arcivescovo di Huancayo;
Mons. Desiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina;
Mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila;
Mons. Tomas Aquinas Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka.
Insieme ad essi unirò ai membri del Collegio cardinalizio un arcivescovo, un vescovo e un religioso che si sono distinti per il loro servizio alla Chiesa:
Mons. Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito di Jalapa;
Mons. Toribio Porco Ticona, prelato emerito di Coro Coro;
il reverendo Padre Aquilino Bocos Merino, claretiano. (fonte: Tv2000 CANALE 28, SKY CANALE 146, TIVÙSAT 18)

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Partita la macchina organizzativa in vista della visita del Santo Padre Francesco a Palermo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

Avverrà il 15 settembre 2018, in occasione del XXV anniversario del martirio di don Pino Puglisi. In proposito l’Arcivescovo ha nominato il Comitato di accoglienza la cui segreteria generale sarà coordinata dal vicario generale dell’Arcidiocesi di Palermo, mons. Giuseppe Oliveri e formata da don Salvo Priola, don Rosario Francolino, don Salvatore Amato, Vincenzo Grimaldini, Francesco Lombardo, Sergio Quartana e Maurizio Artale. Previsti anche 8 diversi ambiti operativi.
1. Accoglienza e volontari: Giuseppe Bellanti, Vincenzo Ceruso, mons. Raffaele Mangano;
2. Logistica e strutture: Maurizio Russo e Maurizio Puleo;
3. Liturgie: don Giosuè Lo Bue e mons. Filippo Sarullo;
4. Organizzazione vitto: Vescovi e seguito papale in seminario Maria Di Fierro. Papa presso Missione “Speranza e Carità” padre Pino Vitrano;
5. Trasporti Amat e viabilità: Sergio Quartana;
6. Sala stampa: diac. Pino Grasso, Nuccio Vara, Luigi Perollo e Michelangelo Nasca;
7. Assistenza sanitaria: Franco D’Ancona e Paola Geraci;
8. Giovani: Pazza Politeama don Giuseppe Calderone e Fabio Pace.
Collaboratori: don Angelo Tomasello, don Rosario Di Lorenzo, diac. Onofrio Catanzaro, Luciano Carota e Guglielmo Francavilla.
Il programma della visita prevede alle 10.45, l’atterraggio in elicottero nel Porto di Palermo di Papa Francesco che sarà accolto da mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, dal prefetto di Palermo, Antonella De Miro, e dal sindaco, Leoluca Orlando. Alle 11.45 la celebrazione Eucaristica al Foro Italico dove si prevede l’affluenza di migliaia di fedeli provenienti da ogni parte della Sicilia.
Al termine della celebrazione, il saluto di mons. Lorefice. Alle 13.30, alla Missione di Speranza e Carità, il Papa pranzerà pranza con gli ospiti della missione e una rappresentanza di detenuti e immigrati. Alle 15, la visita in forma privata alla Parrocchia San Gaetano al Quartiere Brancaccio e alla Casa del Beato Pino Puglisi. Mezz’ora dopo Francesco incontrerà in Cattedrale il clero, i religiosi e i seminaristi. Poi il discorso del Papa e, alle 17, l’incontro con i giovani in piazza Politeama, con il discorso. Il decollo per Roma è previsto alle 18.30 all’aeroporto di Palermo-Punta Raisi, con il congedo dalle autorità e l’atterraggio a Ciampino alle 19.20.

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Papa Francesco a Bari con capi delle Chiese del Medio Oriente

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

La Comunità di Sant’Egidio si rallegra ed esprime vivo apprezzamento per la notizia che Papa Francesco si recherà a Bari, il prossimo 7 luglio, insieme ai capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente per riflettere e pregare per la situazione drammatica della regione. Si tratta di un’iniziativa di pace particolarmente opportuna in un tempo difficile, che ha visto tanta sofferenza a causa dell’inasprimento della guerra in Siria. Numerosi saranno i frutti che scaturiranno dalla testimonianza di amicizia e unità tra i leader delle diverse confessioni cristiane, in un tempo di violenza diffusa. Ma sarà anche l’occasione per tutti di mostrare solidarietà alle antiche Chiese del Medio Oriente, la cui vita è segnata dalla sofferenza e i cui fedeli sono troppo spesso costretti all’emigrazione.

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Nel quinto anniversario dell’inizio del pontificato di Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

E molti parlano di lui. Ne parla anche l’ex papa Benedetto XVI, il “papa teologo” che con le sue dimissioni ha avuto l’ardire di demitizzare il papato; e se proprio al culmine del processo attraverso cui la Chiesa latina aveva mitizzato il primato romano (basta pensare al grido della piazza: “santo subito!”) un papa ha demitizzato il papato, vuol dire che molte altre cose lo sono con esso. Sono demitizzati la Curia e i Sacri Palazzi, i signori cardinali, e le “opere di religione”, e dunque rimangono a troneggiare il Vangelo e i poveri; e così può esserci un papa come Francesco che non cammina solo processionalmente, mangia con i poveri, torna a casa portandosi con sé gli stranieri, governa ogni giorno spiegando il Vangelo e vive a Santa Marta: e proprio di lui dice il vecchio papa precedente: “è un vero teologo!”.
Stabilita questa regola comune, che non ci devono essere mitizzazioni nella Chiesa, demitizzato risulta anche il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e dunque non vale più nemmeno il vecchio mito curiale per il quale il capo dell’ex Sant’Uffizio, una volta insediato, deve restarne il prefetto per sempre. E il cardinale Gerhard Müller, che non ha più quell’ufficio, non deve dolersene, né pensare che, in carica o no, debba fare il guardiano della fede del papa, né lasciare che qualcuno pensi di poterlo in questo modo giocare contro di lui. Perciò forse egli ha sbagliato a prendere le parti della Curia colpita dagli strali di Francesco – “Io non posso accettare tutto” -, come ha fatto nell’intervista che ha rilasciato al TG2 dossier, anche se ha detto di non voler fare l’oppositore del papa. Müller è stato un grande prefetto della Congregazione per la fede (basta ricordare straordinari documenti come quello sulla nonviolenza di Dio come principio per un cambiamento epocale dell’idea stessa di religione), e non merita di essere usato da nessuno. Ed è allora proprio per dissipare questo equivoco di una gigantomachia di teologi in Vaticano, che è arrivata la ferma e tranquilla replica di Benedetto “allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica”.
Questo intervento ha portato con sé una bellissima notizia: non è più tempo di papi e antipapi nella Chiesa; non ce ne sono due né può esserci un partito dell’uno e un partito dell’altro, ce n’è uno solo e c’è una sola Chiesa. La grande testimonianza che sta dando papa Ratzinger è proprio quella della sua assoluta lealtà, che introduce uno stile nuovo nella Chiesa e permette a chi è stato papa di vivere in santa pace, continuando in modo diverso il suo cammino di fede e il suo servizio alla Sapienza e all’unità ecclesiale. Questo va tenuto presente, leggendo i resoconti di ciò che dicono di Francesco.
Certo è che il dibattito su questo pontificato è aperto e appassiona, come mostrano anche le reazioni che il nostro contributo sul “papato messianico” ha suscitato sui “social”. (Dal sito: Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Il Papa in visita a Trastevere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Roma 11 marzo visita di Francesco a Trastevere per i 50 anni della Comunità S. Egidio. La Comunità di Sant’Egidio accoglie con gioia l’annuncio della visita di Papa Francesco a Trastevere il prossimo 11 marzo per il suo cinquantesimo anniversario. Nel pomeriggio, in piazza Santa Maria in Trastevere, il Papa rivolgerà un discorso alla Comunità nel suo complesso e celebrerà una Liturgia della Parola.
Nel corso dell’evento Francesco avrà l’occasione di un nuovo incontro con il “popolo di Sant’Egidio”, a partire da Andrea Riccardi che 50 anni fa iniziò il cammino della Comunità a Roma, con rappresentanze venute da diverse città d’Italia e dal mondo, con giovani e poveri amici della Comunità, tra cui i profughi arrivati con i corridoi umanitari, anziani, bambini delle “Scuole della Pace”, persone con disabilità dei laboratori d’arte, senza dimora accolti in questi giorni di freddo. La Comunità ringrazia e attende l’incontro con gratitudine e affetto.

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