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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘papa’

Papa Francesco celebra la Santa Messa nella sede dell’Università cattolica romana

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

Roma. venerdì 5 novembre 2021, alle ore 10.30, il Santo Padre Francesco celebrerà la Santa Messa nella Sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione del Sessantesimo anniversario di inaugurazione della Facoltà di Medicina e chirurgia.La famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore apprende con gioia ed emozione la notizia che il Santo Padre ha accolto l’invito a presiedere la celebrazione eucaristica che si terrà presso il campus romano dell’Ateneo nella ricorrenza dei 60 anni dall’inaugurazione della Facoltà di Medicina e chirurgia.L’apertura della Scuola medica, avvenuta il 5 novembre 1961 alla presenza di San Giovanni XXIII, rappresentò il completamento del progetto di Padre Agostino Gemelli di dar vita a un’università che mettesse la persona umana al centro di ogni attività di ricerca e di formazione.Ricordando solennemente quel momento, nell’anno in cui l’Università Cattolica celebra il proprio centenario, l’Ateneo riafferma la propria unitaria identità. Il Rettore, professor Franco Anelli, e l’Assistente Ecclesiastico Generale, monsignor Claudio Giuliodori esprimono al Santo Padre la più profonda gratitudine dei docenti, del personale, degli assistenti pastorali, delle studentesse e degli studenti dell’Ateneo per il dono della Sua presenza in una ricorrenza così importante per la comunità universitaria.

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Papa Francesco in Porziuncola il prossimo 12 novembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2021

Assisi. Si tratta di un momento di preparazione alla quinta edizione della Giornata Mondiale dei poveri istituita da Francesco con lo scopo di sensibilizzare all’ascolto del grido dei poveri e dei sofferenti e prevista domenica 14 novembre sul tema del Vangelo di Marco:”I poveri li avete sempre con voi”.Nel comunicato dell’evento, il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione spiega che il Papa si recherà in forma privata ad Assisi e nella Basilica di Santa Maria degli Angeli incontrerà sempre in forma privata un gruppo di 500 poveri provenienti da diverse parti dell’Europa e trascorrerà con loro un momento di ascolto e preghiera.Sarà la quinta volta di Francesco nel cuore della cristianità francescana dopo la prima visita pastorale il 4 ottobre 2013, e quelle successive del 4 agosto 2016 nell’ottavo centenario del Perdono di Assisi, del 20 settembre dello stesso anno per la Giornata mondiale di preghiera per la pace e infine del 3 ottobre 2020 per la la firma dell’enciclica Fratelli tutti.

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Ricovero del Papa al Gemelli di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

Il Santo Padre ha colto un po’ tutti di sorpresa recandosi nelle prime ore del pomeriggio di oggi all’ospedale Gemelli in macchina con il suo autista, ma senza scorta. Degenti e personale del Policlinico non si sono accorti dell’illustre visitatore salvo il personale direttamente coinvolto per il suo ricovero. Eppure la degenza del Papa era stata prevista da tempo. Dopo qualche ora dal ricovero è stato operato dal prof. Alfieri ed ora siamo già al bollettino medico che informa sulla riuscita sull’intervento. La patologia del Papa riguarda una infiammazione dei diverticoli del colon. Si tratta di un’operazione che prevede la resezione della parte compromessa. Resterà in ospedale una decina di giorni. L’intervento è ritenuto di una certa importanza ma non è infrequente per le persone di una certa età. Ora l’ospedale è, praticamente, cinto d’assedio dalle troupe televisive, da giornalisti e da una folla di fedeli ma anche di curiosi ma tenuti a bada da un presidio di pattuglie della polizia municipale e da quella di Stato. Per il prof. Pappalardo, docente di chirurgia generale all’Università La Sapienza di Roma la forte infiammazione dei diverticoli del colon provoca un restringimento del lume impedendo il passaggio delle feci. E’ stato, quindi, necessario provvedervi chirurgicamente anche se in precedenza era stato già sottoposto a cure mediche. Ci associamo a quanti, e sono già numerosi a partire dal Presidente della Repubblica, che hanno espresso al Santo Pafre gli auguri di pronta guarigione.

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Nuevo documental sobre el papa Benedicto XVI

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

Coincidiendo con el 94 cumpleaños de Benedicto XVI el próximo día 16 de abril, Goya Producciones lanza el documental “Benedicto XVI, el Papa Emérito” que descubre facetas ignoradas de la azarosa vida del papa Ratzinger, cuya insospechada dimisión en 2013, ha cambiado el curso de la historia de la Iglesia católica.Joseph Ratzinger será el último papa que haya vivido los horrores de la segunda Guerra Mundial y del nazismo. Fue reclutado a los 16 años, mientras luchaba por defender su vocación sacerdotal. Luego, como profesor de teología, enseña en las más prestigiosas universidades alemanas. Su nombre suena entre los expertos más escuchados en el Concilio Vaticano II. Acabado éste, deberá tomar una dura decisión: o la continuidad, o la ruptura con la tradición de la iglesia. Ratzinger elige la fidelidad a las enseñanzas conciliares. Esa será su guía, como arzobispo, cardenal y Papa, en medio de incontables contradicciones de dentro y de fuera de la Iglesia.“El Papa Emérito” documental escrito y dirigido por Andrés Garrigó, se centra en su época al servicio de Juan Pablo II como Cardenal prefecto de la Doctrina de la Fe y más tarde como Papa. En esta época tuvo que afrontar crisis como la de la Teología de la Liberación en su versión marxista afín a la guerrilla, y la de los casos de pedofilia que empezaban a aflorar entonces. Como Papa, elegido en 2005, se enfrenta a dos inmensas tareas: cara afuera, defender la doctrina católica frente a “dictadura del relativismo” y, cara adentro, la reforma la Iglesia, empezando por la confusa estructura de las finanzas vaticanas. Años de servicio a la Iglesia y aplastantes tareas cuyo peso piensa no poder soportar. ¿Hizo bien en dimitir? El documental no juzga, pero sí revela que hubo en su entorno quien intentó disuadirle. Lo admite sin ambages en el documental su secretario Mons. Georg Gänswein, a lo que el papa le contestó que lo había rezado y no habría marcha atrás… como así ha sido. Todas estas preocupaciones no le impidieron seguir escribiendo libros de teología, que forman hoy parte de su gran legado. Entre los otros expertos que intervienen en el documental figuran cardenales como Müller, Herranz, o Rouco, historiadores como el francés Ardura, vaticanistas como los italianos Valli, de la RAI, o Tornielli, actualmente en el dicasterio de la Comunicación, y Andrea Monda hoy director de l’Osservatore Romano. También aportan nuevas perspectivas algunos amigos de Benedicto XVI como el teólogo canadiense Tremblay, y la socióloga alemana Gabriele Kuby.“Benedicto XVI, el Papa Emérito” estará disponible a nivel mundial, en español e inglés, para alquiler online a partir del viernes 16 de abril en la plataforma estrenosdecinedigital.com y a partir del mes de junio en DVD en librerías y grandes almacenes. Joseph Ratzinger nace en Baviera el 16 de abril de 1927. A los 16 años piensa hacerse sacerdote pero es reclutado como soldado en la II Guerra Mundial. Inclinado al estudio, será profesor de teología. Durante el Concilio Vaticano II alcanza fama como experto. Juan Pablo II le nombrado Arzobispo de Munich y más tarde le hace Cardenal y colaborador suyo en la Curia. En 2005 es elegido Papa a los 78 años y se enfrenta a graves problemas de la Iglesia que acomete con firmeza pero que, ocho años después, se reconoce incapaz de gestionar. Eso motiva su histórica dimisión de 2013 que llevará a la elección de Jorge Mario Bergoglio como Papa.

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La Lettera apostolica di Papa Francesco su Dante

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

In occasione del settimo centenario della morte di Dante, Papa Francesco ha firmato la Lettera apostolica Candor Lucis Aeternae dedicata alla figura del grande poeta, «profeta di speranza, patrimonio di tutti». Articolato in nove punti, il documento, dopo aver ripercorso il magistero più recente dei Papi su Dante, presenta la vita del poeta come paradigma della condizione umana e la sua missione quale cantore del desiderio dell’uomo, della misericordia di Dio e della libertà. E ancora la lettera apostolica esamina tre figure femminili simboli delle virtù teologali (la Vergine Maria, la carità; Beatrice, la speranza; e santa Lucia, la fede) e quella di Francesco d’Assisi «sposo di Madonna povertà», per concludersi con una riflessione sull’attualità di Dante che – scrive il Pontefice – «non ci chiede, oggi, di essere semplicemente letto, commentato, studiato, analizzato. Ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinerario verso la felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità». La profondità e l’importanza culturale di questo documento ci ha spinto a pensarne una pubblicazione critica coinvolgendo teologi, scrittori e critici, ora è disponibile l’edizione con l’introduzione del cardinale Gianfranco Ravasi, il commento poetico del Premio Strega Daniele Mencarelli, il commento teologico di Giuliano Vigini e il commento critico letterario della dottoressa Natascia Tonelli.

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Antonio Preziosi: Il Papa doveva morire

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

Il 13 maggio 1981, in piazza San Pietro, a Roma, alle ore 17.17 si consuma uno degli attentati più gravi e conosciuti della nostra storia recente: un sicario, forse incaricato da mandanti ancora oggi non identificati, spara a distanza ravvicinata a papa Giovanni Paolo II per ucciderlo. A quarant’anni da quel tragico avvenimento, Antonio Preziosi ricostruisce quel giorno con dettagli poco conosciuti o addirittura inediti, analizza le ragioni e le conseguenze del gesto, evidenziando tutte le implicazioni di cronaca, storiche e spirituali dell’attentato. L’Autore racconta alcune testimonianze dirette (come quelle di suor Letizia Giudici che “arrestò” il terrorista Ali Ağca o del professor Renato Buzzonetti, il medico del Papa) e tantissimi dettagli ricordati dal cardinale Stanislao Dziwisz – già segretario personale del Papa – e da tanti altri testimoni. Il racconto coinvolge il lettore come in un “film” che ha una duplice regia: una umana (i mandanti ancora oscuri dell’attentato) e una soprannaturale (la mano che deviò il proiettile salvando la vita a quel Papa che quel giorno “doveva morire”). Antonio Preziosi, Il Papa doveva morire. La storia dell’attentato a Giovanni Paolo II, Edizioni San Paolo 2021, pp. 240, euro 22,00 Antonio Preziosi è giornalista, saggista e scrittore. Attualmente è direttore di Rai Parlamento. A lungo corrispondente del servizio pubblico da Bruxelles, ha svolto per anni l’incarico di inviato speciale seguendo i principali avvenimenti di politica interna e internazionale. Ha diretto Radio Uno, Giornale Radio e Gr Parlamento. Studioso di questioni religiose e vaticane, è stato anche Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

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La visita di Papa Francesco è molto attesa in Iraq e nel Kurdistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Per l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) sono soprattutto i membri delle minoranze che sperano che Papa Francesco possa sensibilizzare il governo centrale di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan riguardo alle preoccupazioni delle comunità cristiane, yezidi, mandee e altre. Le minoranze religiose soffrono da anni di attacchi da parte di gruppi islamisti radicali sia sunniti sia sciiti. Sperano quindi in un segnale che dia loro un senso di sicurezza nella loro patria storica.In vista della visita in Iraq, l’APM ha fatto appello a Papa Francesco affinché, nei colloqui con i leader iracheni e curdi, sostenga chiaramente una vera libertà religiosa e un miglioramento della situazione delle minoranze cristiane e di altre minoranze. La costituzione irachena dell’ottobre 2005 “garantisce” in linea di principio la libertà di credo. Tuttavia, nessuna legge può essere approvata che violi i precetti dell’Islam e il suo sistema giuridico. Allo stesso tempo, l’Islam è dichiarato “religione di stato”. Questa discrepanza è un problema giuridico quasi insolubile che i cristiani, così come altri gruppi non musulmani, così come le donne in Iraq, devono combattere. La sharia è rimasta un punto di riferimento centrale nell’approvazione di leggi che si applicano non solo ai musulmani, ma a tutti. I giudici conservatori e le maggioranze parlamentari dei partiti sciiti e sunniti stanno facendo la loro parte per limitare le libertà delle minoranze religiose. Il viaggio del 5-8 marzo sarà il primo viaggio all’estero del Papa dallo scoppio della pandemia di Coronavirus. Francesco incontrerà i
rappresentanti del governo centrale dell’Iraq e del governo regionale del Kurdistan. In programma c’è anche un incontro con la massima autorità della popolazione a maggioranza sciita del paese, il Gran Ayatollah Sayyid Ali Sistani. Inoltre, il Papa incontrerà i
rappresentanti di tutte le comunità cristiane – anche nelle pianure di Ninive. Questa regione era stata invasa nel 2014 dal cosiddetto Stato islamico e quasi tutti i gruppi cristiani, yezidi e sciiti erano stati cacciati. Ad Arbil, la capitale del Kurdistan, il Papa terrà una messa in uno stadio. Nel frattempo, il declino del numero di cristiani in Iraq continua in modo inesorabile. La loro quota della popolazione totale è scesa da oltre il 3% del 2003 a meno dell’1% di oggi. Delle 500 chiese originali, 57 sono ancora aperte. Ma anche lì, i banchi di solito rimangono vuoti la domenica. Solo nella parte curda del paese c’è ancora più vita cristiana, perché qui molti hanno trovato rifugio dopo gli attacchi islamisti.

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Caritas attende il Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Caritas Internationalis è con il Santo Padre in questo pellegrinaggio in Iraq, che rappresenta un momento cruciale per esprimere solidarietà ai cristiani nel Paese e in tutto il Medio Oriente. Un momento per chiedere dialogo e riconciliazione in una nazione che ha affrontato decenni di guerra. La confederazione si unisce al Papa in questa visita che sarà «un forte segno di speranza sia per i cristiani che per i musulmani».«La nostra forza è ispirata dalla nostra fede e dalla nostra speranza che saranno entrambe rafforzate dalla Sua visita – afferma il direttore di Caritas Iraq, Nabil Nissan, in un messaggio indirizzato a Papa Francesco – Siamo sicuri che Lei non ci lascerà soli e ci ispirerà ad essere presenti ovunque vi siano dolore e sofferenza».Dal 1992, Caritas Iraq è in prima linea, servendo, difendendo e accompagnando i più poveri e vulnerabili senza alcuna distinzione di fede e costruendo pertanto ponti tra le diverse comunità in un Paese profondamente segnato dalle divisioni settarie. Attualmente Caritas serve più di 5000 famiglie ogni mese e lavora in aree difficili e dimenticate quali Fallujah e Mosul. Da quando l’ISIS ha iniziato la sua drammatica avanzata nel 2014, Caritas ha servito quasi 390.000 persone in Iraq.«La visita di Papa Francesco è un momento importante, specialmente in questo in questo tempo di Quaresima. È un segno di speranza per i cristiani, è un messaggio di pace e riconciliazione per le diverse comunità per costruire ponti con altre fedi», commenta Aloysius John, segretario generale di Caritas Internationalis. «Caritas Iraq semina la speranza e i semi di riconciliazione attraverso la propria presenza e le proprie opere in favore delle comunità irachene e ci ricorda che l’unità prevarrà solo quando i diritti umani saranno rispettati e sarà promossa la dignità umana».
In questi momenti bui della storia dell’Iraq, la missione di Caritas è anche di infondere speranza attraverso la solidarietà con le comunità cristiane, e con altre minoranze religiose, che sono gravemente private dei loro bisogni e che hanno lasciato il Paese in gran numero negli ultimi 20 anni a causa di gravi discriminazioni e violenze, come quelle perpetrate dallo Stato Islamico. Accanto all’aiuto materiale, il sostegno di Caritas Iraq contribuisce a restituire ai cristiani la fiducia in loro stessi, a riconoscerli in quanto cittadini al pari degli altri iracheni, a mostrare la presenza e il sostegno della Chiesa alle comunità più vulnerabili, a offrire ai cristiani l’opportunità di vivere la propria fede attraverso il loro servizio in Caritas.Caritas rappresenta un messaggio di dialogo tra le comunità e opera in quattro governatorati dell’Iraq (Baghdad, Anbar, Mosul, Duhok) grazie all’impegno di oltre 270 collaboratori e circa 200 volontari.Le iniziative in Iraq comprendono programmi per la pace e la riconciliazione, la fornitura di mezzi di sussistenza – per offrire la possibilità di ricostruire la propria vita a quanti sono stati messi in ginocchio dalla guerra, dalla violenza e dalla crisi economica – la fornitura di alloggi, programmi di istruzione, il sostegno psicologico e sanitario –inclusi i programmi di sensibilizzazione per prevenire i contagi da COVID-19 – e i programmi per promuovere un ruolo attivo delle donne e dei giovani. Caritas Iraq è sostenuta dai diversi membri della confederazione Caritas.

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Il Papa in viaggio verso l’Iraq

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

Il viaggio in Iraq dal 5 all’8 marzo, il primo nel mondo trasformato dalla pandemia, mette nuovamente al centro una periferia. Certo non è privo di rischi, come sono venuti a ricordare i recentissimi attacchi ad Erbil, anche se Francesco ha già chiarito la sua opinione in merito nel 2015, quando scelse di inaugurare il giubileo della misericordia da Bangui, capitale di una Repubblica Centrafricana dilaniata dalla guerra civile, specificando che ci sarebbe andato «pure col paracadute». E s’inserisce senza dubbio in una realtà molto complessa, sia dal punto di vista religioso, che etnico, linguistico e politico. Del resto ci sarà una ragione se la Genesi situa proprio in Mesopotamia, a Babele, la fine dell’unità indifferenziata del genere umano, nella mitica era anteriore al Diluvio, con la suddivisione in popoli e lingue e quindi con l’inizio della politica.Tre sembrano essere gli assi portanti di questo viaggio: l’incontro con la comunità cristiana, il dialogo con l’Islam, soprattutto sciita, e la riflessione sulla crisi politica in cui l’Iraq si dibatte da decenni. Per aiutare a comprendere queste tre dimensioni, Oasis ha pensato a questo speciale, attingendo all’ampio materiale pubblicato negli ultimi anni e arricchendolo ulteriormente con un’intervista a Jawad al-Khoei, segretario generale dell’Istituto al-Khoei di Najaf.

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Papa Francesco è atteso con impazienza in Iraq

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

I cristiani perseguitati e oppressi del Paese confidano infatti in un incoraggiamento e in una guida spirituale. Molti di loro hanno tuttavia già sperimentato con modalità insolite l’aiuto del Santo Padre molto prima della sua visita. Nel novembre 2017 Papa Francesco ha ricevuto in dono dalla casa automobilistica Lamborghini un numero unico del modello Huracán. Il Santo Padre, dopo averne autografato il cofano, ha deciso di vendere all’asta l’autovettura per destinare il ricavato in beneficenza. Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è stata una delle organizzazioni alle quali il Pontefice ha devoluto la somma raccolta. Alla fondazione pontificia sono stati infatti affidati 200.000 euro che ACS, su indicazione del Santo Padre, ha destinato al sostegno delle comunità cristiane che in Iraq, nella Piana di Ninive, dopo la disarticolazione militare del sedicente Stato Islamico, avevano immediatamente espresso il desiderio di rientrare nei propri villaggi. Sono stati «realizzati due progetti a sostegno dei cristiani della Piana di Ninive grazie alla Lamborghini donata da Papa Francesco», commenta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia. «Il primo è la ricostruzione della sala polivalente siro-cattolica intitolata alla Vergine Maria a Bashiqa, totalmente distrutta dai jihadisti dell’ISIS. Dei 200.000 euro donati dal Papa, ACS ha destinato a questa iniziativa 166.000 euro, ai quali sono stati aggiunti altri 124.000 euro offerti dai benefattori della Fondazione, per un totale di 290.000 euro». La seconda iniziativa è la ricostruzione della scuola materna siro-cattolica anch’essa intitolata alla Vergine Maria a Bashiqa, parzialmente devastata dagli estremisti islamici. «Dei 200.000 euro donati dal Papa, ACS ha destinato a questa iniziativa 34.000 euro. L’edificio, che accoglierà circa 70 bambini, è ormai completato, anche se le attività non hanno avuto ancora inizio a causa della pandemia da Covid-19», aggiunge Monteduro.
«Siamo felici di terminare i lavori della scuola materna Vergine Maria, il che aiuterà e incoraggerà i nostri bambini a tornare a Bashiqa e a studiare ancora», commentano mons. Yohanna Boutros Mouche, vescovo siro-cattolico di Mosul, e Don Rezqallah Alsimanni, parroco della chiesa della Vergine Maria. Secondo gli ultimi dati di ACS, aggiornati al 12 gennaio 2021, oltre il 45% delle famiglie originariamente residenti nella Piana di Ninive, e scacciate dalla violenza islamista, è tornato a casa, grazie anche al grande sforzo di solidarietà profuso dalla comunità cattolica internazionale, a cominciare dai benefattori di ACS. Le case ricostruite con il contributo di diverse organizzazioni sono quasi il 57% di quelle distrutte. «Con i due progetti descritti – conclude Alessandro Monteduro – Aiuto alla Chiesa che Soffre ha voluto onorare la donazione del Santo Padre ponendosi concretamente a fianco dei cristiani aggrediti dall’ISIS, ed è lieta che essi siano stati terminati a ridosso dello storico Viaggio apostolico dello stesso Francesco in Iraq».

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Spectaculum facti sumus e il viaggio del Papa in Iraq

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

La democrazia americana (una democrazia senza diritti fondamentali, non per i condannati a morte, non per i senza cure, non per i sacrificati alla ragion di Stato americana in ogni Paese) ha dato spettacolo. Per ricordare che cosa è stata la presidenza Trump per gli Stati Uniti e per il mondo vi segnaliamo un illuminante articolo di Domenico Gallo, “Ci avevano avvertito”. Noi qui vogliamo solo prendere atto, evangelicamente, di come siano dispersi i superbi nel pensiero del loro cuore; lo si vede se pensiamo che così finisce la pretesa conclamata agli inizi di questo secolo dalla destra americana, di fare del 2000 “il nuovo secolo americano”, concepito come un ordine imperiale ben munito di armi spaziali e nucleari. E di tale ordine, come abbiamo imparato durante questa crisi, lo spartiacque universale, il criterio del bene, anche per i capipopolo, sarebbe stato tra ciò che è “american” e ciò che è “unamerican” (non conforme all’uso americano). In questo contesto si inserisce il viaggio del Santo Padre in Iraq. A questo riguardo è illuminante l’articolo di Antonio Spadaro sull’ultimo numero (il 4093) della Civiltà Cattolica. Spadaro conosce le motivazioni del papa, e qui la motivazione riferita del viaggio in Iraq è davvero fondamentale, essa sta nel “Ripartire da Bagdad”, per andare “oltre l’Apocalisse”. L’Apocalisse è come si sa quel genere letterario presente nella Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, che ispira la “logica che combatte contro il mondo, perché crede che questo sia l’opposto di Dio, cioè idolo, e dunque da distruggere al più presto per accelerare la fine del tempo”. Questa, come vediamo ogni giorno, non è la logica di papa Francesco. Il mondo non è opposto a Dio, ciò che il cristiano attende no, non è la sua fine, e non è idolatrare il mondo amarlo, fare di tutto per salvarlo, fino a dare la vita per esso (Dio ha dato suo figlio).Ma recarsi in Iraq vuol dire anche andare nella piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, andare a Mosul, nella piana di Ninive, bombardata nella guerra del Golfo, vuol dire andare alla “grande città” legata alla storia di Giona (quando Dio si pentì di avere fatto annunziare la distruzione della città, così piena com’era di abitanti e di animali, e la salvò). Ma la piana di Ninive è anche quella che era stata occupata dal cosiddetto Stato islamico tra il 2014 e il 2017, e così Ur, luogo di origine delle tre religioni abramitiche, ebraismo, cristianesimo e Islam. C’è un filo, dice padre Spadaro, che lega piazza san Pietro dove Francesco ha pregato da solo per il mondo in piena pandemia, e i luoghi della Mesopotamia profanata dalle violenze dello Stato islamico, dai conflitti regionali e internazionali, dalle persecuzioni dei cristiani e dagli esodi di massa in fuga dalla disperazione. E papa Francesco l’ha detta così: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli”: Fratelli Tutti.

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Il papa dei Medici ritorna a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Firenze Dopo più di due anni di restauro all’Opificio delle Pietre dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale che celebrava i 500 anni dalla morte di Raffaello, il Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, capolavoro del genio urbinate, rientra finalmente a casa, alle Gallerie degli Uffizi. Lo fa da protagonista, con una mostra interamente dedicata all’opera: “Raffaello e il ritorno del Papa Medici – restauri e scoperte”, curata dal soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, nella sala delle Nicchie della Galleria Palatina di Palazzo Pitti (dal 27 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021). L’allestimento è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull’opera, ora di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli, che l’hanno resa una delle creazioni più famose del Sanzio. Grazie alle molte tecniche di indagine preliminari (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) è stato possibile rintracciare integralmente la ‘trama’ del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l’opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio – avanzato da alcuni studiosi – che le figure dei cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo. Al termine dell’esposizione nella Sala delle Nicchie in Galleria Palatina, il Ritratto di Leone X tra due cardinali troverà collocazione nella Sala di Saturno dello stesso museo, in compagnia di una serie di capolavori dell’Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena, ha annunciato il direttore delle Gallerie Eike Schmidt. Realizzato dagli specialisti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione del soprintendente Marco Ciatti e con la direzione di Cecilia Frosinini, l’intervento, iniziato nell’autunno 2017, si era reso necessario per la presenza di numerosi piccoli, pericolosi sollevamenti degli strati pittorici originari, collocati in un’area del dipinto caratterizzata da numerose creste di colore malamente schiacciate e frantumate durante antichi restauri e causati principalmente dalla compressione di forze contrastanti che le traverse ottocentesche scaricavano sulla superficie pittorica. L’opera risultava inoltre integrata pittoricamente nell’intervento precedente con una cura meticolosa, ma che allo stesso tempo comunicava l’impressione di una generale mancanza di definizione, a causa del sovrapporsi di abbondanti, ancorché raffinate velature di restauro. Tale fenomeno era accentuato anche dall’alterazione della vernice che si è scoperto essere leggermente pigmentata. Il certosino lavoro effettuato ha restituito al dipinto la sua originaria e amplissima gamma di sfumature del colore, la perfezione del dettaglio impressa dalla mano di Raffaello agli abiti, alle stoffe ed agli oggetti presenti nell’opera; e ha permesso un recupero della spazialità dell’ambientazione architettonica, che prima risultava quasi totalmente appiattita. Anche il supporto ligneo, che iniziava a mostrare alcune rigidità, è stato restaurato e il sistema di traversatura è stato reso reso più ‘flessibile’ ad assecondare i naturali movimenti del legno.

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Nuova Enciclica “Fratelli tutti…”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Assisi. «Sabato 3 ottobre alle 15 il Santo Padre si recherà al Sacro Convento di Assisi per firmare la nuova Enciclica “Fratelli tutti…” – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa, padre Enzo Fortunato – . Alle ore 15.00 il Papa celebrerà la Santa Messa presso la Tomba di San Francesco e al termine firmerà l’enciclica. La visita si svolgerà in forma privata, senza partecipazione di fedeli». «E’ con grande gioia e nella preghiera che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco. Una tappa che evidenzierà l’importanza e la necessità della fraternità – ha dichiarato il Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti».

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Francesco: papa economista

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. E’ sorprendente costatare che papa Francesco sembra essere l’unico statista ed economista con una visione globale e con delle idee concrete per le sfide future relative all’economia e agli assetti socioeconomici. Ne siamo ovviamente contenti, anche se la sua missione sarebbe solo quella di essere una guida spirituale e morale. Evidentemente la gravità dei problemi e la “pochezza progettuale” di coloro che sono preposti al governo della cosa pubblica sono tali da esigere forti prese di posizioni anche al Papa. Recentemente, in piena pandemia, nel corso di un seminario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha evidenziato la necessità di trovare le giuste “modalità di alleggerimento, di dilazione o anche di estinzione del debito dei paesi poveri”. Circa la povertà e l’emarginazione ha affermato: “Si tratta di problemi risolvibili e non di mancanza di risorse. Non esiste un determinismo che ci condanni all’iniquità universale. Se esiste la povertà estrema in mezzo alla ricchezza — a sua volta estrema — è perché abbiamo permesso che il divario si ampliasse fino a diventare il più grande della storia.”. I dati gli danno ragione: le cinquanta persone più ricche del mondo hanno un patrimonio equivalente a 2.200 miliardi di dollari!
Ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza”, che si manifesta come inazione e come vere e proprie “strutture del peccato”. Tra queste include il taglio delle tasse per i più abbienti, la corruzione e i paradisi fiscali Infatti, ricorda che oltre cento miliardi di dollari si accumulano ogni anno in conti di paradisi fiscali, “impedendo così la possibilità dello sviluppo degno e sostenuto di tutti gli attori sociali.”.
I suoi giudizi si collocano nel solco del documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones”, “Questioni economiche e finanziarie” della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicato il 6 gennaio 2018. Il tema riguarda la finanza e i suoi giochi che ignorano non solo l’etica ma, soprattutto, le regole e il bene comune. Potrebbero sembrare i normali appelli morali destinati a cadere nel vuoto, come spesso è successo. Oggi, però, lo choc sociale, esistenziale ed economico provocato dalla pandemia impone risposte concrete, non solo dal punto di vista tecnico ma anche di quello valoriale. A livello globale gli Stati si trovano tutti nella straordinaria situazione di aver messo migliaia di miliardi nel ciclo economico che potrebbero consentire loro di determinare non solo le condizioni rigorose per i salvataggi di talune attività economiche m anche di incidere sugli investimenti e sullo sviluppo socioeconomico. Riteniamo perciò che la lettura del succitato documento potrebbe essere molto istruttiva per tutti gli operatori pubblici e privati. Si chiede finanche che le autorità pubbliche forniscano una certificazione per i prodotti generati dall’innovazione finanziaria, al fine di prevenire effetti negativi. E si richiede con urgenza “un coordinamento sovranazionale tra le diverse strutture dei sistemi finanziari locali”. In altre parole, fa sua l’idea di creare una nuova architettura finanziaria globale con regole condivise.
Nelle “Questioni”, tra l’altro, si evidenzia che “la crisi finanziaria degli anni scorsi poteva essere l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria”. Ma, nonostante “sforzi positivi a vari livelli”, non c’è stata “una reazione che abbia portato a ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”.Il documento, infine, declina in modo chiaro quali comportamenti non dovrebbero essere più permessi. Inaccettabile dovrebbe essere “lucrare sfruttando la propria posizione dominante con ingiusto svantaggio altrui o arricchirsi generando nocumento o turbative al benessere collettivo”. Ancora di più “quando il mero intento di guadagno da parte di pochi – magari di importanti fondi di investimento – mediante l’azzardo di una speculazione volta a provocare artificiosi ribassi dei prezzi di titoli del debito pubblico, non si cura di influenzare negativamente o di aggravare la situazione economica di interi Paesi”.
Il succitato testo, quindi, si avventura a fornire proposte concrete relative alla tassazione di certe operazioni finanziarie. “È stato calcolato – si scrive – che basterebbe una minima tassa sulle transazioni compiute offshore per risolvere buona parte del problema della fame nel mondo.” “Profitto e solidarietà non sono più antagonisti”, ma al centro dell’economia deve esserci l’uomo e il suo lavoro. In questo senso l’azione imprenditoriale assume una grande importanza per contrastare quello che il Papa chiama “la cultura dello scarto”. Francesco invita a tendere la mano ai poveri del mondo denunciando, però, “quelle mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni.”

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Il Papa all’Angelus ha chiamato tutti a favorire un’alleanza tra generazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Anche alla luce della pandemia, che sta colpendo il mondo in modo globale, appare oggi la strada da percorrere se si vuole costruire un futuro più umano e solidale. La “fantasia dell’amore”, di cui ha parlato Francesco, è un’urgenza necessaria per raggiungere, prima di tutto, chi – a causa del lockdown – è rimasto solo negli istituti, privato della vicinanza dei propri cari e di contatti con il mondo esterno. Si può e si deve, nel rispetto delle dovute precauzioni, rompere questo isolamento e proteggere gli anziani dal “virus” della solitudine che era già diffuso prima ancora del covid-19.Per la Comunità di Sant’Egidio è anche un incoraggiamento a continuare, con ancora più forza e convinzione, la diffusione dell’appello internazionale “Senza anziani non c’è futuro” che ha già raccolto migliaia di firme su http://www.santegidio.org

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Il Papa prega per studenti e insegnanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Il Pontefice dice di stare vicino ai docenti “che devono lavorare tanto per fare lezione via internet e altre vie mediatiche”. La viceministra all’Istruzione si sofferma sullo svilimento della professione degli insegnanti che continuano ad essere “bistrattati”. Anche studenti e famiglie si dicono grati a chi sta facendo i salti mortali, anche con mezzi tecnologici di fortuna, a proprie spese e di notte, per portare avanti l’offerta didattica. Marcello Pacifico (Anief): “Cosa altro dobbiamo attendere per dare il giusto merito ai nostri straordinari insegnanti, che con il personale Ata e i dirigenti scolastici, anche senza avere indicazioni tempestive e chiare dall’amministrazione, stanno portando avanti la didattica online? Perché, invece, di essere stabilizzati i nostri maestri vengono addirittura licenziati, pure dopo essere stati immessi in ruolo? Appena terminata questa emergenza, il Governo convochi i sindacati per arrivare a sottoscrivere un contratto che dia finalmente il giusto merito, economico e organizzativo, a questi professionisti della formazione che operano in silenzio sempre e comunque”.È diventata ancora più forte l’attenzione delle massime istituzioni per la scuola: oggi, Papa Francesco, nell’introduzione della messa a Santa Marta, ha dedicato un pensiero ad alunni e docenti, alle prese con lockdown imposto dall’emergenza coronavirus. “Preghiamo oggi – ha detto il Pontefice – per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezione via internet e altre vie mediatiche. E preghiamo per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati”.

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Carta del papa Francisco a los movimientos populares

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

foto fabioEl papa Francisco se ha dirigido mediante carta (se anexa), hoy Domingo de Resurrección, a los movimientos populares del mundo, haciendo memoria de sus tres encuentros que “me hace bien, me acerca a ustedes, me hace repensar en tantos diálogos”; y para “recordar de modo especial y estar cerca” de las organizaciones de trabajadores y trabajadoras más empobrecidos, precarizados y excluidos, ante la dureza de la pandemia de la COVID-19. Los movimientos populares “están ahí, poniendo el cuerpo (…) para hacer las cosas menos difíciles, menos dolorosas”. En este tiempo de “tanta angustia y dificultad”, los movimientos populares “son un verdadero ejército invisible que pelea en las más peligrosas trincheras (…) sin más arma que la solidaridad, la esperanza y el sentido de la comunidad que reverdece en estos días en los que nadie se salva solo”, construyendo poesía social “desde las periferias olvidadas crean soluciones dignas”, con apenas recursos y donde no llega “las soluciones del mercado y escasea la presencia protectora del Estado”, subraya Francisco. Esta actitud de lucha por “el bien común” y por los sagrados derechos a tierra, techo y trabajo, que sintetizan los criterios de justicia social, “me ayuda, cuestiona y enseña mucho”, dice el Papa, en un contexto donde se les “mira con desconfianza por superar la mera filantropía a través la organización comunitaria o reclamar por sus derechos en vez de quedarse resignados esperando a ver si cae alguna migaja de los que detentan el poder económico” que sigue generando enormes desigualdades y sosteniendo privilegios.En la carta, Francisco tiene un recuerdo y reconocimiento especial de “las mujeres, que multiplican el pan en los comedores comunitarios cocinando” con escaso material “para cientos de niños”; de los enfermos y a los ancianos, tantas veces olvidados en esta sociedad enferma de soledad; de campesinos y agricultores familiares “que siguen labrando para producir alimentos” cuidando la casa común y atendiendo las necesidades del pueblo humilde y trabajador. “Los males que aquejan a todos, a ustedes los golpean doblemente”, denuncia Francisco. Un pueblo con dificultades mayores para el confinamiento cuando la vivienda es precaria o “carece de un techo”, cuando se vive “el día a día sin ningún tipo de garantías legales que los proteja”, como sufren los trabajadores y las trabajadores “independientes o de la economía popular” que Francisco cita: “los vendedores ambulantes, los recicladores, los feriantes, los pequeños agricultores, los constructores, los costureros, los que realizan distintas tareas de cuidado”, y que “no tienen un salario estable para resistir este momento”. Ante esta realidad de desprotección, el papa Francisco considera que es “tiempo de pensar en un salario universal” que dignifique la “noble e insustituibles tareas que realizan” y haga realidad “esa consigna tan humana y tan cristiana: ningún trabajador sin derechos”. Un pueblo humilde y trabajador al que “nuestro Padre Celestial los mira, los valora, los reconoce y fortalece en su opción”. Las personas, en el centro de la vida. Pensar “el después” En este contexto de enorme impacto del coronavirus en todo el mundo, Francisco espera que “los gobiernos comprendan que los paradigmas tecnocráticos (…) no son suficientes para abordar esta crisis ni los otros grandes problemas de la humanidad”. Sin embargo, para el Papa “ahora más que nunca, son las personas, las comunidades, los pueblos quienes deben estar en el centro, unidos para curar, cuidar, compartir”. En la misiva, Francisco invita a los movimientos populares a “pensar en ‘el después’” y abordar las “graves consecuencias ya se sienten”. Esta experiencia de diálogo del Papa con los movimientos populares, se desarrolla desde una cultura del encuentro y la “sabiduría que se amasa con la levadura de sentir el dolor del otro como propio”. Motivo para que “pensemos en el proyecto de desarrollo humano integral que anhelamos, centrado en el protagonismo de los pueblos en toda su diversidad y el acceso universal a esas tres T que ustedes defienden: tierra, techo y trabajo” y que tuvo su máxima expresión en los tres encuentros mundiales de movimientos populares con Francisco. “Espero que este momento de peligro nos saque del piloto automático, sacuda nuestras conciencias dormidas y permita una conversión humanista y ecológica que termine con la idolatría del dinero y ponga la dignidad y la vida en el centro. Nuestra civilización, tan competitiva e individualista, con sus ritmos frenéticos de producción y consumo, sus lujos excesivos y ganancias desmedidas para pocos, necesita bajar un cambio, repensarse, regenerarse”, advierte Francisco, para destacar a los movimientos popular como “constructores indispensables de ese cambio impostergable; es más, ustedes poseen una voz autorizada para testimoniar que esto es posible. Ustedes saben de crisis y privaciones…, que con pudor, dignidad, compromiso, esfuerzo y solidaridad logran transformar en promesa de vida para sus familias y comunidades”, ha señalado el Papa. Contacto medios de comunicación Abraham Canales Oficina de Comunicación • Communication Office Encuentro Mundial de Movimientos Populares (EMMP) World Meeting of Popular Movements (WMPM)

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Francesco. Il Papa delle donne: Di Nina Fabrizio

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

In occasione dei 7 anni di pontificato di papa Francesco, esce il 21 febbraio in libreria un volume che per la prima volta affronta in modo completo il rapporto di Bergoglio con le donne della chiesa Francesco è il Papa che più conosce le donne. Le ha frequentate da arcivescovo a Buenos Aires, le ha incoraggiate come nessuno prima in Vaticano. Bergoglio conosce la sofferenza di tante donne che hanno lottato: per ritrovare figli, parenti, per rivendicare i propri diritti, per liberarsi dagli sfruttatori, per guadagnare la dignità. E conosce anche le donne che, fuori e dentro la Chiesa, operano per un movimento dal basso che conduca a una rivoluzione gentile grazie alla quale le donne non siano più schiave, in nessun ambito, ma consapevoli portatrici di contributi autentici e singolari nella società.A partire dagli interventi più significativi del Papa, il volume ripercorre il particolare legame e l’attenzione di Francesco nei confronti dell’emisfero femminile: da alcune nomine importanti ai vertici della Curia romana al richiamo per cui le suore non siano più confinate nel ruolo di “badanti” dai grandi temi femminili – come il femminicidio, l’aborto, la tratta delle schiave – alle storie che hanno avuto, spesso dietro le quinte, protagonisti proprio Francesco e tante donne battagliere.
Nina Fabrizio, Francesco. Il Papa delle donne, Edizioni San Paolo 2020, pp. 208, euro 18,00 Prefazione di Alessandra Smerilli Postfazionefi Giulio Maira

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Scuola. Il Papa: i docenti svolgono un ruolo cruciale ma sono sottopagati

Posted by fidest press agency su martedì, 11 febbraio 2020

Parlando degli insegnanti, il Pontefice si sofferma sul fatto che la loro professione dedita all’educazione dei giovani, va sostenuta con tutti i mezzi e le risorse possibili. Non è la prima volta che Bergoglio affronta questo tema, bacchettando le istituzioni per non sapere valorizzare l’operato di chi garantisce la formazione delle nuove generazioni: lo scorso settembre, durante una visita al Cantiere di Mahatazana ad Antananarivo, nel Madagascar, chiese pubblicamente compensi per chi insegna a scuola commisurati al costo della vita, perché “i professori consacrino tempo a questo compito, senza aver bisogno di altre attività per la sussistenza quotidiana”. “L’articolo 36 della Costituzione non può continuare ad essere disatteso – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – assegnando una retribuzione non veto proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro, nonché insufficiente per assicurare a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. Un insegnante che percepisce meno di 1.300 euro per tutto il periodo di precariato e i primi otto anni di servizio è una vergogna da cancellare. Bene ha fatto Bergoglio a ribadirlo”.“Davanti alle sfide dell’educazione ruolo cruciale è quello dei docenti, sempre sottopagati”. Papa Bergoglio, riferisce Adnkronos, torna sul tema dei docenti italiani e sulla funzione importantissima che svolgono, in cambio di compensi inadeguati: lo fa nel corso di un intervento tenuto in un seminario organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema Istruzione: il Patto globale.

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Dove va la giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Durante il viaggio del Papa in Thailandia e Giappone non è andato trascurato un discorso da lui pronunciato il 15 novembre scorso in occasione del Congresso mondiale sul diritto penale, perché esprime un giudizio critico e fortemente innovativo sullo stato attuale della giustizia penale. Intanto egli nota che l’attuale situazione economica, caratterizzata dalla globalizzazione del capitale speculativo, e dal “principio di massimizzazione del profitto”, è esso stesso punitivo e porta ad eccessi di irrazionalità punitiva come reclusioni di massa, affollamento e torture nelle prigioni, arbitrio e abusi delle forze di sicurezza, criminalizzazione della protesta sociale, abuso della reclusione preventiva, ripudio del sistema delle garanzie.Nello stesso tempo non vengono sanzionati i delitti dei più potenti, in particolare la macro-delinquenza delle corporazioni (o imprese) che offende le persone e l’ambiente e colpisce l’economia di intere Nazioni. Spesso si tratta di crimini contro l’umanità che provocano fame, miseria, migrazioni forzate, mancanza di cure, disastri ambientali e etnocidio di popoli indigeni.
Il papa critica poi recenti aggravamenti della legislazione sulla legittima difesa e la giustificazione, in nome del dovere, di crimini commessi dalle forze di sicurezza (l’America Latina ne sa qualcosa!). Francesco denuncia poi come la cultura dello scarto stia degenerando nella cultura dell’odio (a volte, dice, sembra di sentir parlare Hitler!) ed evoca non a caso le persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari e le persone (uomini e donne) omosessuali. Il papa critica anche l’abuso dei mezzi giudiziari col pretesto della lotta contro la corruzione per rovesciare governi, combattere politici (si pensi a Lula!) e promuovere l’antipolitica.Papa Francesco annuncia poi che nel catechismo della Chiesa cattolica sarà introdotto il peccato ecologico, ed esorta a non fare della funzione giudiziaria penale un meccanismo cinico e impersonale e ad instaurare invece una “giustizia penale restaurativa” nella quale il fare giustizia alla vittima è tutt’altra cosa che giustiziare l’aggressore.
Sul piano delle novità nella vita della Chiesa sono da segnalare gli sviluppi della Dichiarazione di Abu Dhabi, con la costituzione di un Comitato interreligioso per attuarla, in cui sono entrati anche gli Ebrei dando luogo così a una simbolica “casa abramitica”, e una dichiarazione della Santa Sede che conferma la linea dei “due popoli in due Stati” in Palestina, contro la decisione di Trump che legittima l’annessione israeliana delle colonie nei Territori Occupati.È uscito anche un manifesto delle “sardine” il movimento che riempie le piazze contro Salvini. Non è ancora politica ma è la riapparizione, rovesciata, di quella che una volta era chiamata la “maggioranza silenziosa”; questa volta essa ha soprattutto la funzione di togliere credibilità alla pretesa dei populisti di parlare a nome “degli italiani”, “dei cittadini”: italiani e cittadini sono di là, ma anche, e in maggioranza, dall’altra parte. La seconda cosa significativa è che quest’altra parte si raccoglie e manifesta non su una opzione di partito, ma su una posizione identitaria e morale: essa è contro la cultura, la politica e il linguaggio dell’odio, del disprezzo, dei respingimenti, della rissa; l’Italia non è questa, ed è su questo che Salvini già da tempo, già durante il suo esercizio del governo, è stato e viene sconfitto, come allora scrivemmo. E quando le “sardine” dicono: “avete il diritto di parola, ma non il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”, espressione che è stata criticata come “fascio-comunista”, non negano in realtà alcun “diritto all’ascolto”, che non esiste, perché se esistesse significherebbe che altri avrebbero “il dovere” dell’ascolto, cosa che non c’è in nessuna Costituzione, c’è solo negli Stati totalitari e di polizia che mettono gli altoparlanti in tutte le piazze. Invece quella frase vuol dire un’altra cosa: che c’è parola e parola, e c’è una parola dell’odio che non passa, di cui la maggioranza rigetta l’ascolto. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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