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Francesco: Un papato messianico

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Giungono a compimento, questo 13 marzo, i primi cinque anni del pontificato di papa Francesco; è un giorno perciò di auguri, per lui e per la Chiesa, ma anche occasione di un bilancio di ciò che è avvenuto finora.
Quanto agli auguri li accompagniamo con un regalo per lui, il video che pubblichiamo di una struggente canzone di dolore, di sorrisi e di speranza di bambini sradicati e profughi della Siria, ricordando che la Siria dilaniata è stata fin dall’inizio in questi anni al cuore dell’amore del papa.
Quanto al bilancio dedichiamo ad esso vari contributi. Anzitutto pubblichiamo un discorso dello stesso Francesco in cui c’è un po’ la chiave del rinnovamento della fede e della Chiesa: il vangelo della Parola di Dio non è un libro sigillato, ci sono molte cose che ancora non sono venute alla luce, la conoscenza della verità progredisce e la dottrina della fede non può stare in naftalina come una vecchia coperta da proteggere dai parassiti.
Ricordiamo poi il recente convegno sui primi cinque anni di Francesco tenutosi per iniziativa dell’UCSI presso la Federazione Nazionale della Stampa, nel quale il cardinale Bassetti ha annunciato di voler promuovere un incontro dei vescovi dell’area mediterranea, culla delle tre religioni monoteiste, riprendendo l’intuizione dei convegni per la pace di La Pira.
Di quel convegno, come avevamo anticipato nella lettera del 2 marzo, pubblichiamo l’intervento di Raniero La Valle, in cui si dà una rilettura (Relectio de papa Francisco) di questo pontificato non solo come di un pontificato profetico, ma come di un pontificato messianico. Nel vocabolario delle nostre Chiese, messianico vuol dire semplicemente cristiano. Dire messianico è il contrario che dire apocalittico (nel senso della fine) ma è anche il contrario che dire utopico (nel senso dell’attesa o auspicio di un futuro che non arriva mai). Dire messianico vuol dire invece parlare del presente, nel quale però accade la novità, irrompe l’inedito, si apre un passaggio. È il termine che definisce ciò che fa Gesù quando nella sinagoga di Nazaret, all’inizio del cammino che lo porterà sul Golgota, legge la buona notizia di Isaia 61 (gli umili esaltati, i cuori feriti fasciati, gli schiavi liberi e i prigionieri scarcerati) e dice: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi udite”, ma fa esplodere quella parola in una straordinaria discontinuità: infatti non annuncia più un giorno di vendetta di Dio a favore del suo popolo di Sion, ma annuncia l’anno di misericordia del Signore a favore di tutti i popoli, imprimendo così una svolta alla storia umana.
Dentro questa svolta storica c’è tutta la tradizione che oggi viene chiamata giustamente giudeo-cristiana, ci sono le Chiese del Nuovo Testamento e ci sono anche i papi. Se ora si guarda a questi cinque anni si possono cogliere i punti di svolta salienti di questo passaggio d’epoca: la chiusura dell’età dello scarto e il ripudio del pensiero (anche religioso) della disuguaglianza; il congedo dall’idea violenta (anche religiosa) della giustizia intesa come contrappasso; la riapertura del Vangelo e perciò il ritorno del Figlio a rivelare i volti inediti del Padre. (By Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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