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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘paracetamolo’

Osteoartrosi e controllo del dolore cronico

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2015

doloreIl paracetamolo risulta sicuro per la gestione del dolore cronico nei pazienti con artrosi sia sul piano cardiovascolare che su quello gastrointestinale. “Anche nelle persone con un alto rischio di eventi cerebro e cardiovascolari o quando usato a lungo termine – sottolinea il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) – il paracetamolo non appare associato a un aumento del rischio di ictus e cardiopatia ischemica”. È quanto emerge dalla prima analisi effettuata nel nostro Paese sull’impatto effettivo di questa molecola in persone colpite dalla malattia al di fuori dei criteri di selezione tipici degli studi clinici, cioè appartenenti al cosiddetto mondo reale (real life). La ricerca è stata condotta dalla SIMG grazie al database di “Health Search” selezionando una coorte di circa 37 mila pazienti con osteoartrosi trattati per un decennio, fra il 2002 e il 2012. “Solo una medicina generale evoluta e dotata di una delle banche dati più grandi d’Europa – afferma il dott. Cricelli – è in grado di condurre studi retrospettivi fondati sul mondo reale. Queste conclusioni dovrebbero determinare un salto culturale fra i clinici. Infatti in Italia il paracetamolo rappresenta solo il 6% delle prescrizioni come terapia analgesica”. Il dolore cronico non oncologico costituisce uno dei più comuni motivi di consultazione medica: basti pensare che interessa nel nostro Paese oltre 15 milioni di persone (20% della popolazione), la maggior parte delle quali (75%) soffre proprio di artrosi. La ricerca ha analizzato i pazienti in relazione alla comparsa di eventi cardiovascolari acuti ed emorragie digestive superiori in corrispondenza del trattamento con paracetamolo. “Nello studio condotto con ‘Health Search’, l’uso di paracetamolo è stato definito corrente (da 0 a 90 giorni), recente (da 91 a 180 giorni) o passato (da 181 a 365 giorni) in relazione alla data dell’ultima prescrizione antecedente l’insorgenza di eventi cardiovascolari acuti e di emorragie del tratto gastrointestinale superiore – spiega il dott. Francesco Lapi, Direttore della Ricerca di ‘Health Search’ -. La presenza di due diversi eventi clinici ha richiesto di suddividere i pazienti in due coorti: la prima ha individuato 2.215 casi per gli eventi cardiovascolari acuti, la seconda 462 casi per le emorragie digestive superiori. L’analisi ha dimostrato che l’utilizzo corrente, recente o passato del farmaco non presenta alcuna associazione significativa con eventi cardiovascolari acuti. Anche sul fronte delle problematiche gastrointestinali, l’uso di paracetamolo è risultato di per sé sicuro: in questo contesto il rischio di emorragie superiori ha riguardato solo i pazienti esposti anche a antinfiammatori (FANS).” A conferma di ciò, è stato osservato che rispettando un intervallo di almeno 150 giorni tra interruzione dei FANS e avvio della terapia del paracetamolo, l’insorgenza di emorragie risultava sensibilmente ridotta. “Sappiamo che nel mondo ‘reale’ è necessario tenere conto dell’assunzione contemporanea di antinfiammatori, di analgesici da banco e dell’esposizione a FANS, che rappresentano un fattore di rischio certo per eventi cardiovascolari e gastrointestinali – afferma il dott. Pierangelo Lora Aprile, segretario scientifico SIMG e responsabile Area medicina del dolore e cure palliative -. La nostra analisi multivariata ha tenuto conto di fattori potenzialmente confondenti quali stili di vita, altre patologie e terapie farmacologiche concomitanti: ossia, di quanto avviene nella pratica clinica italiana, che vede tra l’altro la frequente assunzione di FANS. Proprio perché calata nella realtà del nostro Paese, l’indagine fornisce dati solidi e utili al medico e queste conclusioni dovrebbero determinare un importante salto culturale”.

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Terapia del dolore e impiego di oppioidi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2010

Nonostante le recenti semplificazioni nella prescrizione degli oppioidi per il trattamento del dolore, circa l’80% dei medici di medicina generale utilizza nella pratica clinica ancora in misura ridotta questi farmaci – che rappresentano meno del 25% di tutte le prescrizioni a scopo antalgico – riservandone l’impiego prevalentemente nella terapia del dolore di natura neoplastica (75% dei casi). Per quanto riguarda il dolore cronico non oncologico, poi, 8 volte su 10 la terapia risulta non appropriata.  Questi alcuni dei dati emersi da una recente ricerca promossa dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), con il supporto del Centro Studi Mundipharma, allo scopo di valutare approccio terapeutico e comportamento prescrittivo dei medici di famiglia impegnati, a fianco dei pazienti, nella lotta alla sofferenza inutile. L’indagine, condotta da Metis (Società scientifica dei Medici di Medicina Generale), ha visto coinvolti 752 iscritti alla Federazione, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale, tramite la compilazione spontanea di un questionario, reso disponibile online per due mesi sul sito FIMMG.  Dalla ricerca si evince che, sebbene oltre il 50% dei medici (52,76%) affermi di impostare la terapia antalgica con oppioidi più frequentemente, a seguito delle recenti semplificazioni nella prescrizione di questi farmaci, e che quasi il 49% dichiari di seguire le Linee Guida internazionali, in realtà il 52,74% degli intervistati non effettua di prassi nei pazienti una misurazione dell’intensità del dolore, né per impostare la terapia, né per verificarne l’efficacia, determinando così una mancata appropriatezza terapeutica.  Per quanto riguarda, ad esempio, il trattamento del dolore cronico moderato, in circa il 64% dei casi vengono impiegati oppioidi deboli – da soli (22,7%) o in associazione (41,26%) – FANS (27,10%) e paracetamolo (7,6%), contro solo l’1,34% del campione, che ricorre agli oppioidi forti. La situazione non migliora di molto per quanto concerne il trattamento del dolore severo: se, da un lato, il 64% dei medici afferma di impiegare oppioidi forti,- da soli (46,6%) o in associazione (17,4%) – analizzando il tipo di terapia che viene adottata per curare il dolore cronico non oncologico, si scopre che nell’80% dei casi questi farmaci sono impiegati in maniera non corretta. Il 28% dei medici, infatti, utilizza oppioidi transdermici – contravvenendo alle Linee Guida, che indicano le formulazioni orali come via di somministrazione di prima scelta – mentre più del 50% usa oppioidi forti, come l’ossicodone coniugato a paracetamolo, che ha un’indicazione per il trattamento di dolore acuto e non cronico. Questa tipologia di farmaco in associazione diminuisce significativamente la compliance del paziente, a causa delle sue molteplici somministrazioni giornaliere, e limita il dosaggio del farmaco stesso, per via del paracetamolo presente a dosi fisse.

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La “buona medicina” per i vecchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2010

Un caso clinico: Donna di 85 anni affetta da demenza lieve-moderata mai diagnosticata, con un buon livello di autosufficienza motoria. Cade accidentalmente in casa il giorno di Natale e si procura una lussa zione della spalla. Viene vista in  pronto soccorso (riduzione, bendaggio, antidolorifici) e dimessa al domicilio. A casa la signora rimane allettata e lamenta  dolore spalla, dolore all’ addome e manifesta delirium. La guardia medica prescrive del buscopan (i famigliari si sarebbero lamentati perché la guardia medica ha “messo solo una mano sulla pancia!”). Compaioni febbre, oligoanuria e vomito. Viene rivista dalla guardia medica  che prescrive del plasil per il vomito, del paracetamolo per la febbre e del lasix  per l’anuria. Persistono dolore addominale e sopore. I familiari decidono di recarsi in pronto soccorso dove vengono eseguiti TAC Cerebrale (atrofia cortico-sottocorticale ed esiti ischemici)e Rx addome diretto (coprostasi). Persiste anuria. La signora è assopita, non beve, è disidratata. Viene posizionato un  catetere vescicale che conferma la presenza di globo vescicale. Si decide per un ricovero in geriatria. Diagnosi: disidratazione in corso di febbre da IVU; ritenzione acuta di urina e coprostasi in paziente affetta da demenza, recentemente allettata per lussazione di spalla. Schematicamente si possono fare alcuni commenti: – ad ogni sintomo un farmaco (sono stati valutati i possibili rischi?)
– non si è ricercato la causa di una possibile complicanza, ma inseguito i soli sintomi; spesso il disagio ha cause semplici  – la paziente è affetta da demenza e quindi non viene visitata; nessuno parla con i famigliari  – la TAC (finalmente!) non si nega a nessuno; in questo caso però è inutile!
– la guardia medica è risultata marginale rispetto a diagnosi e cura. Dov’è il medico di famiglia?
– la geriatria è in grado di ricostruire un processo clinico. I reparti ospedalieri sono un supporto indispensabile al pronto soccorso Qualcuno suggerisce che questa non è geriatria, ma semplicemente buona medicina! E’ la solita questione: dovremmo ambire non ad una primogenitura sulle macerie cliniche, ma ad una capacità di insegnare (a chi vuole ascoltare) in modo incisivo una medicina delicata, attenta, precisa, tecnologica e moderna.  L’aumento progressivo e imponente del numero delle persone molto vecchie è destinato a porre ai servizi sanitari domande sempre più pressanti sulla linea di questo caso; la tematica formativa di medici e infermieri diviene quindi la vera emergenza. Ma, di fronte alla riduzione in senso assoluto del numero dei medici –peraltro sempre più attratti da professioni più “facili” rispetto alla cura dei vecchi- a chi saranno affidati gli anziani ammalati nei prossimi anni?  Come è avvenuto per altri paesi europei dovremo importare professionalità dall’Africa e dall’Asia; ancora una volta saranno i poveri a risolvere i problemi che noi ricchi non riusciamo ad affrontare con le nostre forze, come è avvenuto per le badanti. (Marco Trabucchi da una segnalazione di una collega) Articolo pubblicato su: http://www.nesti.org/post/1207125779/Geriatria%3A+la+%22buona+medicina%22+per+i+vecchi#more

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