Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘paradisi fiscali’

Paradisi fiscali e banche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 marzo 2017

BANCA

Un quarto dei guadagni delle venti maggiori banche europee ha origine nei paradisi fiscali. Ce la sapere uno studio della ONG britannica Oxfam. Ovviamente ne sono coinvolte anche banche italiane (Unicredit, per esempio). E’ illegale? Secondo la ONG l’uso di paradisi fiscali puo’ permettere di “delocalizzare artificialmente i loro guadagni per ridurre il loro contributo fiscale, facilitare l’evasione fiscale dei loro clienti o aggirare gli obblighi regolamentari”. Vedremo se, a seguito di questo studio ci sara’ un qualche legislatore e/o autorita’, nazionale o comunitaria, che ne chiedera’ conto magari dopo aver avviato delle indagini specifiche. Di per se’, infatti, coinvolti anche Paesi comunitari come Irlanda e Lussemburgo, non ci sembra illecito che queste banche muovano i propri interessi anche in quelli che nelle liste di -per esempio- Ocse e Fondo monetario Internazionale, vengono considerati paradisi fiscali.
In attesa degli sviluppi, che fare? Il piccolo correntista bancario, quello al di sotto dei 100.000 euro di deposito, e’ tutelato dalla normativa e non dovrebbe essere coinvolto in nessuna eventuale ritorsione negativa della avventure del proprio istituto in questo o quell’altro mercato, illegale o meno che sia: lo Stato garantisce!
Rimane un dubbio piu’ generale: ma le banche, che non sono associazioni benefiche, perche’ agiscono nei paradisi fiscali? Il dubbio sollevato dallo studio della ONG sui risvolti illeciti possibili, ci sembrano reali, e siccome in tutto, anche nel mondo della gestione del denaro, e’ meglio prevenire che combattere, crediamo sarebbe opportuno avere regole precise e stringenti. Chi le fa queste regole e chi le controlla? Non ci sono alternative ad organismi extra-nazionali. Che’ quelli che ci sono, al momento, fanno delle belle liste, ma quali poteri di intervento e di controllo hanno? Scarsi, visto che queste banche agiscono senza problemi. Una situazione che ci deve piu’ che mai far considerare come la transnazionalita’ e -piu’ limitata ma non meno importante- l’europeizzazione delle norme di controllo e di azione sono fondamentali, anche solo per far capire a chi potrebbe delinquere che non e’ facile restare impuniti.(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La Banca europea per gli investimenti finanzia i paradisi fiscali

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

Banca europea per gli investimentiDi Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa. La Banca europea per gli investimenti (BEI) è il braccio finanziario di Bruxelles. Il suo giro di denaro è pari al bilancio di un piccolo stato: 77 miliardi e mezzo di euro finanziati nel 2015 destinati a infrastrutture, finanziamenti alle imprese e progetti al fine di produrre posti di lavoro, crescita e innovazione. Tutto questo è ben pubblicizzato sul sito della BEI. C’è però un lato oscuro, al quale non viene dato lo stesso risalto, fatto di investimenti non trasparenti in paradisi fiscali. Di giurisdizioni sospette, casi di conflitti di interesse e «revolving doors» che coinvolgono gestori dei fondi i quali hanno precedentemente lavorato per la Bei o altre istituzioni finanziarie internazionali. Questi aspetti controversi sono ben documentati nel Rapporto della ONG Counter Balance “The dark side of EIB funds: How the EU’s bank supports non-transparent investment funds based in tax havens”, pubblicato lo scorso settembre. Il rapporto svela che, nelle proprie attività, la Banca europea per gli investimenti fa uso di una serie di intermediari per i suoi prestiti, sia all’interno che all’esterno della UE. La BEI, quindi, non presta direttamente i soldi ai progetti finali ma piuttosto fa uso di intermediari finanziari per un terzo delle sue operazioni. Nei progetti extra UE si parla addirittura del 40% delle operazioni totali. In Africa, in Medio-Oriente e nella regione pacifica la BEI lavorerebbe principalmente attraverso private equity funds. Nel rapporto della Counter Balance si parla di 50 progetti di questo tipo, per un valore totale di circa 5 miliardi. Nella regione cosiddetta ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) la BEI nel 2015 ha investito 154 milioni in 9 private equity funds.
Il dato più preoccupante, tuttavia, è un altro. Dal 2011 al 2015 sono stati investiti 470 milioni di euro in fondi di investimento situati in giurisdizioni segrete. Solo nel 2015 il 67% del volume delle operazioni è andato a clienti che si trovano in cima alla classifica delle 30 giurisdizioni più oscure dal punto di vista fiscale. Il paese in cui la maggior parte di tali fondi di investimento sono domiciliati è l’isola di Mauritius, dove i non residenti vedono tassati localmente solo i redditi prodotti in loco e il reddito delle persone fisiche ha un’aliquota fissa del 15%. Questi dati, se confermati, implicherebbero automaticamente che una grande parte delle attività di prestito della BEI non risponde a quegli standard genuini di trasparenza che sono tanto importanti per la UE e, in particolare, per il Parlamento europeo. Qualche giorno fa Andrew McDowell, il VicePresidente della BEI, è venuto in Commissione Affari Esteri per uno scambio di vedute con gli eurodeputati. Non ho potuto non cogliere l’occasione per rivolgergli qualche domanda. In particolare gli ho chiesto:
– Cosa sta facendo la BEI per risolvere questo tipo di problematica, anche considerando il chiaro impegno della UE nella lotta ai paradisi fiscali e a favore della trasparenza finanziaria?
– Dato che la BEI si deve attenere, per gli investimenti nei paesi terzi, alla visione politica dell’Unione Europea (vincoli ambientali, sociali e di sviluppo), quali sono gli indicatori di performance dei fondi assegnati e come vengono gestiti? Quali strumenti di valutazione vengono utilizzati per valutare il successo (non soltanto economico ma anche in termini di sviluppo) dei progetti finanziati?
Alle mie domande, McDowell e gli altri rappresentanti della BEI hanno risposto dicendo che alla base dell’utilizzo di intermediari finanziari ci sarebbe la necessità di semplificare la gestione dei prestiti a migliaia di piccole imprese e progetti locali, che difficilmente potrebbero interfacciarsi direttamente con la BEI. Hanno inoltre assicurato che tutte le loro operazioni vengono pubblicate sul sito della Banca e che sono quindi soggette alla massima trasparenza. Sui paradisi fiscali, invece, scena muta. Hanno glissato completamente sulla domanda. Peccato per loro che a partire da questa legislatura il MoVimento 5 Stelle faccia parte dell’Europarlamento e che non permetteremo che si sottraggano all’interfacciarsi con noi e con le nostre domande scomode. (fonte: blog grillo)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Ong Oxfam: “Africa saccheggiata di 500 mld”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

african_migrants.jpg.crop_display“Cinquecento miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali, mentre i governi perdono 14 miliardi di tasse l’anno: quanto basta a salvare la vita di 4 milioni di bambini africani e 200.000 madri”. Lo denuncia l’organizzazione umanitaria Oxfam, una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre 90 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. Uno dei filoni dei documenti sullo scandalo dei Panama Papers, pubblicati dal consorzio di giornalisti investigativi (Icij), secondo Oxfam, rivelano infatti come, “attraverso società anonime offshore, l’Africa venga derubata di miliardi di dollari di gettito fiscale proveniente dalla gestione delle sue risorse naturali quali l’estrazione di diamanti, petrolio e altre materie spostando così miliardi di dollari intorno al mondo grazie a società schermo registrate a Panama, alle Isole Vergini britanniche e altri paradisi fiscali. Secondo Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, “i paradisi fiscali, cui fanno ricorso privati e aziende, procurano danni enormi alle comunità più povere del mondo. In Africa un bambino su 12 muore prima dei 5 anni di età, 34 milioni non vanno a scuola e 40 milioni di giovani sono senza lavoro”. È un saccheggio che deve finire, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,perché sottrae risorse essenziali per istruzione, sanità e lavoro. Una situazione che, secondo l’ong con sede in Gran Bretagna, “sta ampliando sempre di più la forbice tra ricchi e poveri in Africa”. La segretezza dei paradisi fiscali e la complessità dei meccanismi con cui le offshore fanno i loro affari, impediscono ai paesi in via di sviluppo di ricevere la giusta quota di reddito proveniente dalle loro risorse naturali. “Nonostante tutta la retorica e le buone intenzioni, i governi semplicemente non stanno facendo abbastanza per fermare i flussi illeciti, l’evasione e l’elusione fiscale”, conclude Byanyima nella nota di Oxfam.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il PE chiede una lista nera dei paradisi fiscali e nuove norme fiscali per le società

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

strasburgo-parlamento-europeoLe raccomandazioni del Parlamento per rendere più equa e chiara la tassazione per le imprese sono state approvate mercoledì. I deputati chiedono un registro pubblico UE dei beneficiari effettivi delle aziende, una lista nera dei paradisi fiscali, provvedimenti contro l’abuso dei sistemi di “patent box”, un codice di condotta per banche e consulenti tributari, una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB) e una ritenuta alla fonte sugli utili che lasciano l’UE.Le raccomandazioni, redatte dai co-relatori Michael Theurer (ALDE, DE) e Jeppe Kofod (S&D, DK) per conto della commissione speciale per le decisioni in materia fiscali (TAXE II), sono state approvate con 514 voti a favore, 68 contrari e 125 astenuti.”Il dumping fiscale è fatto a spese delle imprese pubbliche e di quelle di piccole e medie dimensioni, che sono la spina dorsale dell’economia europea. In un sistema fiscale equo, le multinazionali pagano la loro parte e devono farlo nei luoghi in cui generano i propri profitti e aumentano il proprio valore”, ha detto Theurer.”Con questa relazione, l’Europa intensifica la lotta contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali. Stiamo stabilendo richieste chiare per una maggiore responsabilità, deterrenti efficaci sotto forma di un marcato aumento delle sanzioni per i paradisi fiscali, le banche, i consulenti fiscali e le imprese, e chiediamo una maggiore cooperazione europea e internazionale su questo tema estremamente problematico”, ha detto Kofod.
I deputati accolgono le proposte della Commissione per l’elaborazione di una lista nera europea delle giurisdizioni non-cooperative. Il Parlamento sottolinea che la procedura di inserimento nella lista nera dovrebbe avvenire per gradi, consentendo un dialogo con la giurisdizione.Il Parlamento sostiene anche sanzioni contro le giurisdizioni non cooperative, tra cui la possibilità di sospendere gli accordi di libero scambio e vietare l’accesso ai fondi comunitari. Le sanzioni dovrebbero essere rivolte ad aziende, banche, società di revisione contabile e legali e consulenti fiscali di cui è stato dimostrato il coinvolgimento in attività illegali o illecite con quelle giurisdizioni.In particolare, i deputati chiedono agli Stati membri di introdurre sanzioni contro i responsabili aziendali coinvolti nell’evasione fiscale inclusa la revoca delle licenze commerciali nei casi in cui i professionisti siano coinvolti in schemi di pianificazione fiscale illecita ed evasione. La Commissione europea dovrebbe inoltre valutare la possibilità di introdurre una responsabilità finanziaria per i consulenti fiscali che partecipano a pratiche illecite.I deputati sono critici anche nei confronti dei regimi di “patent box” per i redditi derivanti dalla proprietà intellettuale. Questi sistemi “non si sono dimostrati efficaci nel promuovere l’innovazione. Purtroppo, sono invece utilizzati dalle imprese multinazionali per trasferire gli utili attraverso schemi di pianificazione fiscale aggressiva (…), che conduce a una corsa al ribasso per quanto concerne la contribuzione fiscale effettiva delle imprese multinazionali”.I deputati chiedono quindi alla Commissione di presentare proposte legislative comunitarie al fine di vietare l’uso improprio dei patent box e garantire che essi siano collegati a una reale attività economica.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I paradisi fiscali vanno in Parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

camera deputatiRoma Interrogazione alla Camera dopo la denuncia di Donzelli sulla realizzazione degli outlet: “Chi c’è dietro le off-shore di Panama e Cipro?” Operazioni sulle quali c’è una “evidente ambiguità” per cui è necessario “verificare se sussistano conflitti d’interessi o sistemi mirati ad eludere il fisco”, “quali siano gli orientamenti del ministro” e “verificare i trasferimenti finanziari collegati ai cosiddetti paradisi fiscali, accertando, tra l’altro, i nominativi di coloro che sono collegati alle società in questione”. E’ quanto chiede il deputato di “Fratelli d’Italia – Terra Nostra” Walter Rizzetto, in una interrogazione presentata oggi alla Camera in seguito alla denuncia del coordinatore dell’esecutivo nazionale e capogruppo in Toscana di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, pubblicata dalla stampa, su movimenti anomali e l’utilizzo dei paradisi fiscali in alcune società legate ai soci del papà e ai finanziatori del premier Matteo Renzi. “Si tratta di passaggi di denaro anomali per 12,5 milioni di euro di cui 8,1 milioni provenienti dai paradisi fiscali e finiti nelle casse di tre società, la Mall Re, la Egnazia Shopping Mall e la Dil Invest, impegnate nella realizzazione di outlet a Reggello (Firenze), Fasano (Brindisi) e Sanremo (Imperia), operazioni nelle quali ha avuto un ruolo anche il padre del premier, Tiziano Renzi – spiega Rizzetto – il governo ha il dovere di spiegare le anomalie in cui sono coinvolti personaggi vicini al Presidente del Consiglio. Vogliamo sapere chi c’è dietro a queste società con sede nei paradisi fiscali, a cosa siano mirati i passaggi di quote e se siano state condotte per evadere il fisco – conclude Rizzetto – il governo lo deve ai cittadini onesti che lavorano e pagano le tasse più alte d’Europa”.

Posted in Cronaca/News, Politica/Politics, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I soldi sporchi

Posted by fidest press agency su sabato, 10 dicembre 2011

Money for Nothing (film)

Image via Wikipedia

Secondo l’FMI il denaro sporco muove tra il 3 e il 5% del Pil del pianeta, pari a una cifra che oscilla tra 600 e 1500 miliardi di dollari solo negli Usa, come dire: l’intera economia italiana.
E secondo Bankitalia, in Italia l’industria del riciclaggio rappresenta da sola il 10% del Pil, ossia 150 miliardi di euro. «Il riciclaggio – ha detto il vice direttore generale Anna Maria Tarantola – è una sfida per il Paese». In gioco è «la tutela dell’integrità del sistema finanziario». Ma su scala internazionale vi sono allarmi ancor più preoccupanti. È passata quasi inosservata la denuncia pubblica di Antonio Maria Costa – per otto anni, fino al 2010, direttore dell’Unodc – secondo cui con il denaro del narcotraffico sarebbero state salvate «numerose banche» coinvolte nel crac finanziario del 2008 di Lehman Brothers. A fronte di debiti per 1400 miliardi di dollari, una boccata d’ossigeno per il mondo della finanza in crisi sarebbe arrivata da oltre 350 miliardi di narcodollari. Del resto nella severissima America, prima del Patriot Act diverse banche erano state coinvolte in casi di riciclaggio: il più eclatante quello della Wachovia che in tre anni ha favorito il riciclaggio di 378 miliardi di narcodollari dei cartelli messicani.
Per un lettore comune è sconvolgente scoprire che gli stessi Stati uniti e l’Europa sono disseminati di staterelli che costituiscono dei buchi neri per la tracciabilità dei capitali. Dal Delaware, dove nascondono i soldi grandi Corporation e faccendieri italiani, all’Austria che ha l’anomalia di 25 milioni di conti anonimi su una popolazione di appena 8 milioni di persone. Alla garantista Inghilterra dove un solo ufficio di cambio ha smerciato 4 milioni di euro in banconote da 500, più di un colosso bancario. Un mondo popolato da figure sfuggenti, dai magnati della mafia russa che agiscono in mezzo mondo, ad avvocati d’affari come il tedesco Herbert Batliner, coinvolto nello scandalo dei fondi neri della Cdu, nel riciclaggio di 15 milioni di euro di un narcos, ma condannato solo per una mega evasione da 250 milioni. Quanto ai tanto vituperati paradisi fiscali, la guerra lanciata da Obama due anni fa, e più recentemente da Sarkozy e Merkel, ha prodotto ben miseri risultati. All’ultimo G20 la Cina ha ottenuto che non si accendessero i fari su Hong Kong e Macao. Sono solo alcune delle storie e dei dati con cui il libro racconta le forme e le figure del riciclaggio, dai paradisi fiscali a quelli virtuali fino ai money transfer, e dai banchieri fino ai semplici prestanome. I confini della complicità sono sfuggenti, la lotta è impari. Ma il messaggio è chiaro: bisogna colmare un deficit culturale e legislativo fra i vari Stati, per contrastare un fenomeno che per dimensioni e pervasività è diventato la minaccia più grande al sistema economico mondiale.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

…Ma i soldi dove li trovo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

E’ il dilemma che assilla il cavaliere, più della riforma della giustizia, più della revisione fiscale, più del processo Ruby, più del processo Mills, più del processo Mediatrade. Ma non perché manchi la liquidità necessaria per far fronte ad una più che probabile condanna, ma perché si ritroverebbe nella condizione di dover far rientrare tale liquidità dai paradisi fiscali dove giacciono in barba alle norme, alle leggi, ai regolamenti. Devono spuntare perché altrimenti si ritroverebbe con una ingiunzione di pagamento con relativa confisca di tutto ciò che gli appartiene; ritorna lo spauracchio di una vendita all’incanto che farebbe crollare per intero il castello di sabbia costruito in tanti anni e puntellato con decisioni assunte dal governo presieduto dal medesimo. Potrebbe cominciare con il vendere le tante case che, ha dichiarato, di non conoscere neppure. Si tratta di 21 case, comprendendo l’ultimo acquisto di Lampedusa, strombazzato in TV. I terreni intorno alla villa La Certosa in Sardegna, dove progettava di costruire un mega centro turistico, con tanto di porto abusivo, costruito su terreno demaniale e coperto da segreto di Stato per eludere le indagini di abusivismo, non sono più utilizzabili, perché un pastore testardo ha vinto la causa facendo scucire alla finanziaria del premier 600.000 euro, ma mettendo in risalto il progetto di cementificazione che ha già allarmato gli ambientalisti. La villa di Pantelleria sarebbe un buon cespite; confina a Nord con il casinò che il premier ha fatto costruire; a Sud con il campo da golf realizzato in gran fretta: il porto è in piena attività grazie alla benzina gratuita che il presidente del consiglio ha fatto avere ai pescatori, mentre gli solani mostrano la loro gratitudine per essere stati premiati, grazie ai buoni uffici del cavaliere,con il premio Nobel per la pace, nonché l’applicazione delle leggi come “zona franca”. Basterebbe trattenere una sola di quelle “case”, che case non sono, ma castelli o mega ville, tra cui Arcore, quella che fu della giovane marchesina Casati Stampa (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Un sì agli eurobond

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Secondo alcuni recenti studi, suffragati anche dai dati della Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri), nel 2009 il mercato obbligazionario mondiale ha raggiunto i 91 trilioni di dollari. C’è stata una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Non vi sono ancora calcoli precisi per il 2010, ma l’aumento dovrebbe essere ragguardevole.  Ormai questo mercato è  diventato una grande fonte sistemica di finanziamento. Circa il 70%, pari a 64 trilioni, è costituito da obbligazioni emesse all’interno dei vari paesi. Per il restante 30% invece sono bond internazionali, tra cui quelli sottoscritti nei paradisi fiscali.  Globalmente nel 2009 sono state emesse nuove obbligazioni per 6,8 trilioni di dollari per tappare i buchi di bilancio delle banche e degli stati, i cui debiti pubblici sono cresciuti per finanziare le operazioni di salvataggio del sistema bancario.  Secondo l’Ocse, nel 2010, tra rifinanziamenti di obbligazioni in scadenza e nuovi titoli, nel mondo sarebbero stati emessi bond di debito pubblico per 16 trilioni di dollari! C’è stato un aumento di ben 4 trilioni rispetto al 2008. Esso è stato determinato dal fatto che nei paesi industrializzati il rapporto debito pubblico/Pil è passato mediamente dal 78% del 2006 a oltre il 100% del 2010.  Si evidenzia che dei complessivi 64 trilioni citati, il 39% riguarda gli Usa, il 18% il Giappone e il 20% l’intera zona dell’euro. Purtroppo, 10 trilioni di bond americani si basano su ipoteche e in parte, circa 1,4 trilioni di dollari, sui mutui subprime speculativi. Complessivamente trattasi di quantitativi enormi che rivelano la malattia e la debolezza dell’intero sistema finanziario. Ci si chiede perché, rispetto alle differenti situazioni geo economiche citate, sotto tiro della speculazione siano i debiti pubblici dei paesi dell’euro e non i Treasury bond e le altre obbligazioni americani.  Lungi da noi l’intento di voler ignorare le responsabilità dell’Europa e le sue urgenti correzioni alla sua politica economica. Ma non si comprende l’agitazione dei mercati sulla solvibilità della Grecia, o dell’Irlanda, che pur avendo rispettivamente un debito totale di 236 e di 867 miliardi di dollari (dati Bri d qualche mese fa), hanno però un’economia reale sottostante abbastanza funzionante. Stranamente l’accanimento di “lor signori” non riguarda il trilione e mezzo di dollari di mutui subprime inesigibili.
I grandi operatori finanziari internazionali, capitanati dalle 5 banche americane dominanti, puntano di volta in volta le loro scommesse contro una delle pedine europee più deboli, consapevoli evidentemente della non coesione nelle politiche economiche e finanziarie e di confronto alla speculazione dell’Ue. A fronte di tutto ciò  si ripropone con forza la necessità di far ricorso agli eurobonds, come risposta difensiva e come misura di rilancio dell’economia. La proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di emettere obbligazioni europee per rimpiazzare titoli di debito pubblico dei paesi dell’Ue in quantità non superiore al 40% del loro Pil è valida.
Non si tratta di creare nuovo debito, ma di fornire uno scudo più robusto al debito pubblico dei paesi europei impegnati in politiche di risanamento dei loro conti pubblici. Contrariamente a quanti temono un allentamento nel rigore di bilancio degli stati più indebitati, questi sarebbero messi in condizione di operare con maggior sicurezza e continuità nella realizzazione delle loro politiche correttive.  La stessa Germania, oggi non del tutto d’accordo con gli eurobonds, avrebbe il vantaggio di ridurre la propria quota nel fondo di salvataggio, garantendo così anche le banche tedesche pesantemente esposte nei confronti della Grecia, dell’Irlanda del Portogallo e della Spagna per oltre 520 miliardi di dollari.  Gli oppositori degli eurobond sono invece tra i più facinorosi sostenitori della politica del «quantitative easing» della Bce. Tale politica, con la immissione di nuova liquidità, ricalca la vecchia strada monetaria che avvantaggerebbe il sistema bancario internazionale, creando nel contempo una spinta inflattiva.  Si ricordi che già nel 1993 Jacques Delors propugnava gli Union Bond europei per finalizzarli alla produzione di ricchezza reale e all’aumento dell’occupazione attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di innovazione tecnologica nei settori dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, della ricerca, ecc.  Noi riteniamo che gli eurobond siano le due facce della stessa medaglia, una che protegge dalla speculazione e l’altra che favorisce la crescita economica per aiutare l’Ue a uscire dalla pericolosa impasse in cui oggi si trova.   (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Paradisi fiscali e fuga di capitali

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Potenziare l’azione dell’UE e adottare misure concrete e immediate, incluse sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali. E’ quanto chiede il Parlamento auspicando l’applicazione dello scambio automatico delle informazioni nell’UE e con i paesi terzi e la promozione di accordi antifrode. Raccomanda anche la creazione di un sistema di incentivi per recuperare i crediti fiscali transfrontalieri e di una base imponibile comune per i gruppi industriali.  Approvando con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni la relazione di Leonardo Domenici (S&D, IT), il Parlamento “condanna fermamente il ruolo svolto dai paradisi fiscali nell’incoraggiare e nel trarre profitto dall’evasione fiscale, dall’elusione fiscale e dalla fuga di capitali”. Esortando pertanto gli Stati membri “a considerare prioritaria” la lotta contro questi fenomeni, invita l’UE “a potenziare la sua azione e ad adottare misure concrete e immediate, ad esempio sanzioni, contro i paradisi fiscali, l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali”.   Propone anche l’istituzione di un registro pubblico dell’UE “che elenchi i nomi delle persone e delle imprese che hanno creato società e aperto conti in paradisi fiscali”, con lo scopo di svelare i veri beneficiari celati dietro alle società off-shore. Esorta inoltre l’Unione europea ad adottare misure che impediscano l’abuso del “principio di residenza” mediante regimi di domicilio e proprietà fittizi che consentono alle holding senza attività o alle società di comodo di evitare ai loro proprietari effettivi di pagare le tasse nel loro paese di domiciliazione. L’UE dovrebbe inoltre adottare un approccio comune all’applicazione di misure anti-abuso, che sia “efficace, equo e coerente con il concetto di costruzione di puro artificio”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

G20 e i paradisi fiscali

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

Alla vigilia dell’incontro dei ministri delle Finanze di St Andrews, la CRBM chiede al G20 di compiere dei passi concreti nella lotta contro i paradisi fiscali. Secondo la CRBM finora al riguardo si è fatto ben poco. Affidare un ruolo fondamentale all’OCSE non ha pagato i dividendi, tanto che la lista nera dell’organizzazione sovranazionale è già vuota, quasi come se il problema fosse quasi del tutto risolto. Meglio allora far riferimento al Financial Secrecy Index (http://www.financialsecrecyindex.com/), che invece annovera ben 60 Paesi nella sua lista nera basata su una serie di indicatori ben precisi. Colpisce come in “prima posizione” si trovi lo Stato americano del Delaware, meno rinomato come paradiso fiscale rispetto a Lussemburgo, Svizzera e Cayman Island, che invece seguono “in classifica”. “E’ inutile l’attivismo nazionale dell’ultima ora del ministro Giulio Tremonti”, ha dichiarato Andrea Baranes della CRBM, presente in Inghilterra nei giorni del vertice, “se poi non si riesce a fare veri progressi a livello multilaterale”. “E’ palese che le liste OCSE sono inefficaci, e l’evasione e l’elusione fiscali continuano indisturbate in barba agli impegni del G20 o ai dubbi scudi fiscali” ha continuato Baranes. “Il problema non si risolve solo con sortite lampo in Svizzera, ma è l’intera rete internazionale dei paradisi fiscali che va smontata ed oggi la società civile internazionale propone la via di uscita tecnica ed operativa per farlo. Serve solo una vera volontà politica” ha concluso Baranes

Posted in Cronaca/News, Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Vertice dei G20 è solo un primo passo

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2009

Mani Tese-CRBM considera il vertice dei G20 di Londra un primo passo necessario ma non del tutto sufficiente per farfronte alla crisi attuale e prevenire quelle future. Viste le fosche previsioni di numerosi analisti, il G20 non è stato un clamorosofallimento, ma ha prodotto dei risultati solo in parte positivi,lasciando aperte molte partite. Le note parzialmente liete sono arrivate nell’ambito della regolamentazione del contesto finanziario e della lotta ai paradisi fiscali. Gli hedge funds, ovvero i fondi più speculativi e “selvaggi” saranno finalmente regolamentati. Le agenzie di rating dovranno sottostare a più stringenti regole di condotta internazionali. Siamo poi tutti in attesa di conoscere la lista dei paradisi fiscali che verrà a breve diramata dall’OCSE. Ma l’aumento di risorse per il Fondo monetario internazionale, complessivamente fino a 750 miliardi di dollari, è un assegno in bianco senza precedenti ad un’istituzione che ha grosse responsabilità nell’aver promosso nel tempo politiche che hanno portato a questa situazione di crisi. E’ preoccupante che prima non si metta mano in maniera energica al cambiamento delle politiche e del funzionamento interno dell’istituzione di Washington.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »