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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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Michele Ainis: “Demofollia La repubblica dei paradossi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Collana i Fari, pp. 224, 17 euro In libreria dal 31 ottobre. Dall’autore di Il regno dell’Uroboro, Risa e La costituzione e la bellezza (con Vittorio Sgarbi), un saggio lucido e sferzante che mette in luce tutte le incongruenze, i cortocircuiti, le manchevolezze e i paradossi di un sistema democratico che, per essere rimesso in sesto, va prima analizzato e compreso.
Demofollia è frutto di trent’anni di riflessioni, articoli, interventi sui paradossi della democrazia italiana, che ora come mai sono esplosi. Filo conduttore è la descrizione del paradosso della democrazia italiana, che deriva dal pessimo rendimento della politica, dai suoi umori volatili e incoerenti, dallo “sguardo corto” con cui viene amministrata la cosa pubblica. Michele Ainis compone un glossario di quelle parole così abusate e così controverse: asilo, legittima difesa, sovranismo, autonomia, bilancio, fake news, ius soli, legge elettorale, paura, poltrone, razza, sicurezza, utopia, terza repubblica. «La democrazia italiana è lunatica come un adolescente implume, come una ballerina di flamenco. Da qui la sua cifra distintiva: gli sbalzi d’umore, l’incoerenza, le scelte capricciose. E un’onda emotiva perennemente inquieta, che sommerge la ragione.
I nostri governanti – non tutti, si capisce – non conoscono il passato, non hanno abbastanza fantasia per proiettarsi nel futuro. Sicché girano in tondo, scambiandosi ruoli e competenze come durante una quadriglia, il vecchio ballo popolare. Ma a ballare sono soprattutto le istituzioni dello Stato italiano, quando succede che la legge faccia le veci della sentenza, quando il governo detta legge in luogo delle Camere, quando la magistratura colma i buchi della legislazione. Ogni Stato è un’impalcatura che serve a imbrigliare le passioni. Se l’impalcatura crolla, le decisioni collettive diventano per lo più emotive, contraddittorie, irragionevoli nel loro bilancio complessivo. E il seme della follia s’impadronisce della cittadella pubblica, della stessa vita democratica. Forgiando una nuova forma di governo, o meglio di non governo: demofollia, chiamiamola così.»
Michele Ainis è fra i più noti costituzionalisti italiani. Scrive su “la Repubblica” e su “L’Espresso”. Dal 2016 è membro dell’Antitrust. Fra i suoi ultimi volumi: Privilegium (2012), Le parole della Costituzione (2014), La piccola eguaglianza (2015), L’umor nero (2015). Per La nave di Teseo ha pubblicato La Costituzione e la Bellezza (2016, con Vittorio Sgarbi), il romanzo Risa (2018) e Il regno dell’uroboro (2018).

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La politica e i suoi paradossi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

I temi ricorrenti in questi giorni di campagna elettorale vertono quasi tutti nelle promesse di natura economica da una parte e alla dissacrazione delle stesse definendole irrealizzabili. Il problema, a nostro avviso, non sta tanto nell’aprire o chiudere il borsellino per erogare qualche miliardo di euro da una parte invece che dall’altra, quanto nella necessità di rivedere totalmente le reali priorità che il paese attende da fin troppo tempo. E sono necessità legate a quel diritto sempre bistrattato che ci lega al vivere. Che senso ha, infatti, proclamare il diritto alla vita per poi lasciarla languire tra mille difficoltà? E il tutto parte dalla famiglia che accoglie i nuovi venuti e dalla società che li prende in carica. Che certezze diamo ad essi in tema d’istruzione, di assistenza sanitaria, di sicurezza, di lavoro e per una vecchiaia serena? Poche, purtroppo, sino ad ora.
Ed è, invece, il percorso che le istituzione devono garantire in via prioritaria e chi si appresta a go-vernarci deve darcene contezza sin da ora. E su questa misura il popolo degli elettori deve giudicare prima del voto. E’ qui che la politica si trasforma in democrazia e cura l’interesse dei suoi cittadini. E’ quella, per intenderci, che noi chiamiamo la “filiera della vita” dove i giovani devono credere in qualcosa di sicuro dal momento in cui si guardano intorno e dialogano con i loro coetanei e che questa sicurezza ci può accompagnare in tanti modi ma in primo luogo nell’affermare l’intangibilità dei valori per credere ed essere creduti per quello che sono e non per quello che hanno. E i valori hanno bisogno di autorevoli esempi a partire da ciò che noi costruiamo con la crescita di una classe dirigente aperta al bene comune e non chiusa nei loro egoismi e interessi partigiani. Pensiamo quindi che il voto che andiamo ad esprimere possa essere il frutto di questi ragionamenti e la guida, se non altro, possiamo averla pensando alla pochezza delle cose fatte e dell’aria fritta che gli stessi propongono per il nostro futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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La politica e i suoi paradossi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

logo fidest ookI temi ricorrenti in questi giorni di campagna elettorale vertono quasi tutti nelle promesse di natura economica da una parte e alla dissacrazione delle stesse definendole irrealizzabili. Il problema, a nostro avviso, non sta tanto nell’aprire o chiudere il borsellino per erogare qualche miliardo di euro da una parte invece che dall’altra, quanto nella necessità di rivedere totalmente le reali priorità che il paese attende da fin troppo tempo. E sono necessità legate a quel diritto sempre bistrattato che ci lega al vivere. Che senso ha, infatti, proclamare il diritto alla vita per poi lasciarla languire tra mille difficoltà? E il tutto parte dalla famiglia che accoglie i nuovi venuti e dalla società che li prende in carica. Che certezze diamo ad essi in tema d’istruzione, di assistenza sanitaria, di sicurezza, di lavoro e per una vecchiaia serena? Poche, purtroppo, sino ad ora. Ed è, invece, il percorso che le istituzione devono garantire in via prioritaria e chi si appresta a governarci deve darcene contezza sin da ora. E su questa misura il popolo degli elettori deve giudicare prima del voto. E’ qui che la politica si trasforma in democrazia e cura l’interesse dei suoi cittadini. E’ quella, per intenderci, che noi chiamiamo la “filiera della vita” dove i giovani devono credere in qualcosa di sicuro dal momento in cui si guardano intorno e dialogano con i loro coetanei e che questa sicurezza ci può accompagnare in tanti modi ma in primo luogo nell’affermare l’intangibilità dei valori per credere ed essere creduti per quello che sono e non per quello che hanno. E i valori hanno bisogno di autorevoli esempi a partire da ciò che noi costruiamo con la crescita di una classe dirigente aperta al bene comune e non chiusa nei loro egoismi e interessi partigiani. Pensiamo quindi che il voto che andiamo ad esprimere possa essere il frutto di questi ragionamenti e la guida, se non altro, possiamo averla pensando alla pochezza delle cose fatte e dell’aria fritta che gli stessi propongono per il nostro futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Conti pubblici: Governo nel caos

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

Ministro brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Era lo scorso lunedì che Renzi ha dichiarato, con mirabile sicumera, di avere già in tasca, in quanto concesso dalla Commissione europea, un extra deficit, in termini di flessibilità per la prossima Legge di stabilità, di 17 miliardi, pari a oltre un punto di Pil. Nessuno aveva replicato. Solo noi avevamo chiesto al presidente del Consiglio e al suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di confermare o smentire tale affermazione, francamente surreale. Per tempi, quantità e modalità.
Per tutto il giorno ieri abbiamo incalzato il ministro. Silenzio di tomba. Oggi leggiamo un retroscena di ‘Repubblica’ che dice che il governo sta faticosamente negoziando con Bruxelles per avere qualche decimale di deficit in più. E, paradosso dei paradossi, a fronte di una informazione giornalistica a nostro parere corretta, Palazzo Chigi, coda di paglia, smentisce le trattative in corso.
Delle due l’una: o il governo ha già ottenuto tutto e ha ragione Renzi (e a questo punto siamo noi a chiedere alla Commissione europea su quale base giuridica e tecnica questo sia avvenuto e quando, visto che i documenti contabili governativo-parlamentari dell’Italia sono ancora di là da venire); oppure non solo Bruxelles non ha concesso nulla a Renzi, smentendo dunque il presidente del Consiglio italiano, ma non ha intenzione di dare niente di più di quanto già concesso lo scorso anno.
Qualunque sia la risposta, Renzi è in un mare di guai. Stretto fra le sue affermazioni false, al limite della manipolazione del mercato, e una trattativa con Bruxelles che, a detta della smentita di Palazzo Chigi, evidentemente appare ancora tutta in salita.
Stando così le cose, chiediamo ufficialmente alla Commissione Ue, nelle persone di Jyrki Katainen, Pierre Moscovici, Valdis Dombrovskis e dello stesso presidente Jean Claude Juncker, di fare chiarezza.
Ha la Commissione europea già concesso al presidente del Consiglio italiano 17 miliardi di extra deficit? Ha intenzione di concederglieli? O questi 17 miliardi sono solo frutto della fervida fantasia di Renzi e del suo governo? Non è pensabile che l’opinione pubblica, il Parlamento, i mercati, italiani ed europei, vengano così platealmente presi in giro. Se il ministro Padoan non risponde, risponda almeno la Commissione europea”.

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L’uomo comune

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

A un primo sguardo, “L’uomo comune” appare come una raccolta di saggi piuttosto eterogenea. Vi sono testi di argomento letterario, in cui si parla di Shakespeare, del dottor Johnson, di Henry James, Tolstoj, Elizabeth Barrett Browning, Dickens. Ci sono scritti d’interesse sociale che toccano i temi più svariati: la frivolezza, la risata, la volgarità, l’importanza della filosofia, il fanatismo, il nudismo. Altrove prevale invece l’elemento religioso, più precisamente cattolico: si affaccia però ad ogni riga l’inesorabile capacità di analisi e di ragionamento del miglior Chesterton che, tra apparenti ovvietà e brillanti paradossi, smonta pezzo per pezzo quel castello di pseudoteorie in cui si è rinchiuso l’uomo contemporaneo. Un elogio del buon senso e della tradizione Gilbert K. Chesterton – Lindau – 2011 – pp. 378 – € 26,00 scontato 23,40

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“La pace denunciata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Venezia, 8 aprile 2011, ore 21.00 Teatro all’Avogaria, (Dorsoduro 1617), storico spazio scenico veneziano, è di scena “La pace denunciata” di e con Irene Lamponi. Un cabaret in cui la giovane attrice, sgombra da oggetti, scenografie e musica, si interroga in modo istrionico ed insolito sull’assurdità  della vita contemporanea. La performance si svolge in una aula di tribunale in cui la protagonista è chiamata a difendersi dal crimine di cui è accusata. Da questa situazione scenica parte una difesa che si snoda mediante paradossi, dubbi, verità, dove la testimonianza della protagonista costringe gli spettatori a fermarsi ed interrogarsi sulle proprie azioni, spesso convulse e prive di senso.  Basato su un testo scritto a quattro mani dalla stessa Lamponi e dal poeta olandese Ilja Leonard Pfeijffer, lo spettacolo trascina il pubblico in una contraddizione continua dove vittima e persecutore sembrano essere la stessa persona  e diventa sempre più arduo schierarsi con una parte.  Un monologo che ci ricorda il sogno che appartiene ad ognuno di noi e ci apre alla possibilità di scelta personale in contrasto con un mondo in cui delegare sembra essere diventata la norma.Irene Lamponi diplomatasi all’Accademia di Recitazione “Giovanni Poli” presso il Teatro a l’Avogaria di Venezia, lavora con diversi registi tra cui Luca Ferraris, Riccardo Bellandi, Marco Ghelardi, Filippo Dionisi e David Jentgens. Nel 2009 inizia una collaborazione con lo scrittore olandese Ilja Leonard Pfeijffer e con la compagnia Il Teatro delle Formiche di Genova L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondatore del Teatro Universitario di Venezia, Cà Foscari, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli  tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti,  su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. (fotolrenel)

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I paradossi della realtà

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

Beppe Grillo in politica? In questa italietta tutto è possibile… Il paradosso sta  nel fatto che rapportato all’80%  dei politici presenti alla camera e al Senato, apparirà come un elemento serio, produttivo, propositivo, informato. Dal PdL si ironizza per le dichiarazioni di un comico professionista, ma anche qui un altro paradosso: a ironizzare sono altri comici, ma dilettanti anche come comici. Beppe Grillo in politica? Si levano critiche bipartisan, con l’ulteriore  paradosso  che a  sollevare criticche sono pseudo politici con troppi grilli per la testa ! Mi piace l’idea di Beppe Grillo in politica? No!  Ma il paradosso sta nel dovere riconoscere che è riuscito a capovolgere il binomio che lo coinvolge di comico-in-politica che si confronta con i troppi politici nella comica.. (Rosario Amico Roxas)

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