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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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I paradossi del sistema democratico

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2018

Accade che, in occasione di grandi aggregazioni di folla, basta che scoppi un innocuo petardo che si scatena il panico che obbliga la folla a operare scelte totalmente irrazionali. La folla non ragiona, specialmente quando si scatena il panico, in tal caso la folla umana si trasforma in marea incapace di ragionare. Nella fuga viene identificata la via di salvezza, mentre diventa una scelta tragica, con corpi calpestati o, peggio, schiacciati su cancelli chiusi, in balia delle ondate umane che si susseguono. Un modesto manipolo riesce a riflettere e a fermarsi, magari protetto da una solida colonna; è il solo gruppo che finirà a non dover fare la conta dei morti e dei feriti. Nell’evento del 4 marzo la folla di elettori si lasciò prendere la mano dalle paure di invasioni barbariche e cedette alla voglia di manifestare apertamente il proprio rigetto preferendo l’ipotesi di un cambiamento come panacea dei mali che sintetizzano il corrente modulo politico-amministrativo.Il risultato che ne sortì fu il peggiore dei tanti mali che hanno afflitto settant’anni di sistema democratico. Così come nell’irrazionalità delle folle che si calpestano reciprocamente, è la maggioranza dell’ assembramento che opera ed impone scelte di follia. In democrazia vige la regola della maggioranza che, proprio in quanto “maggioranza”, ritiene di avere il diritto-dovere di assumere il controllo di una nazione.E’ la “ragione” della maggioranza, che non sempre coincide con il “bene” comune.Il risultato è sotto gli occhi anche dei più miopi; l’Italia, dopo quel disastroso 4 marzo, si ritrova a non poter essere governata, è ciò è un bene, vista la qualità dei sedicenti vincitori, a fronte dei quali l’assenza di un legittimo governo rappresenta il solo bene comune. Ciò che ha deciso la maggioranza condanna l’intera popolazione allo sbando, che non potrà essere contrastato dai personaggi che si stanno autonominando leaders di un evanescente governo: da Di Maio a Salvini, per arrivare al peggio con un Berlusconi che continua a ritenersi il sale della terra. Con esempi di tale levatura viene meno anche la fiducia nel sistema democratico, in quanto emergono i più furbi e non i migliori.Anche in questo caso è emerso un manipolo di elettori che ha preferito sistemarsi al sicuro senza partecipare alla folle corsa verso il peggiore ignoto.
Ma anche tale manipolo risulta inquinato dalla discontinuità nelle scelte, con troppi piccoli personaggi che ritengono di poter determinare scelte salvifiche, che, guarda caso, coincidono con chiari interessi di parte. Esiste una soluzione efficace? Probabilmente. Ma occorrerebbe tornare a valutare la volontà popolare con nuove elezioni, ma precedute da primarie in grado di identificare i candidati e i candidabili, di eliminare i nominati, automaticamente eletti, in modo che il popolo elettore possa esprimere la propria volontà non sulle persone, ma su programmi credibili, eliminando l’ignobile fiera delle promesse a cui abbiamo assistito in quel tragico 4 marzo. (Rosario Amico Roxas)

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Il paradosso della socialdemocrazia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

falce e martelloSi possono chiamare anche socialisti e persino comunisti ma in effetti non hanno nulla da spartire con il marxismo e soprattutto con le sue idee guida. La socialdemocrazia è nata nei “salotti buoni” della borghesia lacchè del capitalismo. Oggi forse più di allora si pensa che il virus che si vuole introdurre nel pensiero comunista possa rendere compatibile un rapporto di coesistenza pacifica tra le due correnti di pensiero come se il capitale e il lavoro potessero incamminarsi fraternamente lungo il cammino della vita. L’esempio tipico l’abbiamo in Italia e mi riferisco non solo al suo passato ma all’idea maturata in questi giorni di creare un nuovo soggetto politico di sinistra. Incominciamo con il dire che vi è stata la stagione dei diritti che la classe operaia si è vista riconoscere e che il capitalismo ha concesso sotto l’effetto della paura per via del comunismo abbracciato dall’Urss e dalla sua capacità d’affascinare le masse. Una volta caduto il “sipario” il capitalismo si è ripreso, con gli interessi, tutto quello che aveva elargito e non solo. Si è servito di governi deboli e succubi degli interessi padronali per consolidare le sue posizioni e lo ha fatto, per lo più, servendosi proprio dei movimenti cosiddetti di sinistra. E costoro hanno operato tanto bene, secondo i loro padroni, che non si sono fatti scrupolo di “catturare” parole come “sinistra”, diritti civili e quanto altro pur di confondere le acque e lasciare le masse interdette perché hanno finito con il perdere la stessa idea di socialdemocrazia. La domanda che a questo punto è doverosa porsi è se non siamo arrivati a un bivio dove non è più possibile associare il socialismo come termine di contrasto con le politiche che ci conducono verso una crisi irreversibile dell’economia di mercato che privilegia le speculazioni finanziarie, una grande concentrazione di ricchezza a scapito di quanti, e sono miliardi di persone, vivono ai margini della società e elemosinano il necessario mentre gli altri sguazzano nel superfluo.Oggi la risposta che possiamo formulare è davvero inquietante e drammatica se lo stesso Papa si è sentito in dovere di tranquillizzare le masse popolari che sono giunte a un livello critico per disperazione e povertà. E’ che la Chiesa ha, a nostro avviso, un peccato d’origine poiché se ha fatto bene a difendere il diritto alla vita non ha saputo esserne conseguente rispetto all’altro diritto che è quello del vivere. Non è possibile affidare ai mercenari, come sta accadendo in molte parti del mondo, il destino di intere popolazioni ridotte in miseria perché le tante o le poche risorse sono dirottate per l’acquisto di armi che i mercanti occidentali offrono copiose per mantenere in sella i dittatori di turno. E oggi nel mondo occidentale si aggiunge la disoccupazione che non potrà mai essere assorbita dal sistema capitalistico che puntando al profitto tende sempre più a schiavizzare le masse. Vi potrà mai essere una risposta adeguata? Nutro forti dubbi che possa accadere a breve, ma non si sa mai. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Il paradosso dei medicinali generici

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

farmaciLa pubblicazione dei dati di ripiano della spesa farmaceutica ospedaliera 2013 ripropone tutta l’irrazionalità del meccanismo del payback applicato ai produttori di farmaci equivalenti. “Un meccanismo, introdotto dalla Legge 135/2012 che penalizza in modo insopportabile il comparto dei farmaci a brevetto scaduto” dice Francesco Colantuoni, vicepresidente di AssoGenerici. “I generici vengono acquistati esclusivamente attraverso il meccanismo delle gare che, come spesso si dimentica, si basano sul criterio del minor prezzo, che non viene stabilito da chi vende, ma da chi compra. Nel momento in cui i produttori di questi farmaci si aggiudicano una gara hanno quindi già fatto risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale. Se la spesa complessiva supera il tetto, come nel 2013, anche il comparto fuori brevetto è chiamato alla restituzione attraverso il pay back nonostante gli acquisti di equivalenti abbiano contribuito in maniera determinate al contenimento di questa parte della spesa rispetto al 2012. Ma non basta: ci troviamo ogni anno a restituire somme che ancora non abbiamo incassato, visti i cronici ritardi nei pagamenti”. In alcune regioni, a nove mesi dalla chiusura del 2013 le forniture non sono state saldate. “Se si aggiunge che la Legge stabilisce che non è possibile interrompere le forniture alle strutture ospedaliere in vigenza di contratto anche a fronte della più ostinata morosità, c’è da domandarsi se la vendita di generici in ospedale in Italia sia un modello di attività proponibile” prosegue Colantuoni. Per le aziende di AssoGenerici resta fondamentale che i farmaci fuori brevetto vengano esclusi dal meccanismo del payback sulla spesa ospedaliera, e intendono mettere in atto tutte le possibili azioni per contrastare una norma che nel tempo potrebbe portare, come di fatto in alcuni casi già accade, alla scomparsa della concorrenza con il ritorno del monopolio. Un intervento del legislatore nel caso specifico sarebbe quanto mai auspicabile.

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Roma capitale del gioco

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2012

Roma_Colosseo

Roma_Colosseo (Photo credit: javier.losa)

“Migliaia di famiglie stanno cadendo nella trappola del gambling patologico e nella cosiddetta ludopatia, ma sopportare questa devastante onda d’urto sono solo le amministrazioni locali, con i servizi sociali che stanno esplodendo nel tentativo di dare risposte alle ripercussioni economiche di questo tragico fenomeno. Il gioco d’azzardo, anche quando è legale, può essere infatti molto pericoloso”. Lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, membro della Commissione Sociale di Roma Capitale e presidente della Commissione Sicurezza, che ha preso parte oggi a piazza Mastai, davanti alla sede dell’Aams ex Monopoli di Stato, alla manifestazione organizzata dai giovani del movimento Res (Roma Europa Sociale). “Sta iniziando l’iter parlamentare per riconoscere la ludopatia come malattia sociale, vietare la pubblicità ingannevole ed esigere la massima trasparenza in un settore che deve essere regolamentato da norme più severe. Siamo convinti che l’impegno del senatore Raffaele Lauro sarà determinante in una battaglia che anche la Commissione sicurezza combatte per la tutela di migliaia di persone e delle loro famiglie, abbandonate nella disperazione e nei debiti dagli effetti devastanti di una vera e propria malattia la cui tragicità è resa ancora più allarmante dal paradosso che vede lo Stato come untore invece che come strumento di cura e garanzia del cittadino”, conclude Santori.

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Il vaso di Pandora del federalismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

Enrico Letta

Image via Wikipedia

“E’ bastato un dossier serio e fondato su evidenze scientifiche per scoperchiare il vaso di Pandora del federalismo fiscale. Lo studio condotto dal senatore Marco Stradiotto in merito agli effetti sui Comuni della riforma in cantiere  ha avuto un duplice effetto. Da un lato, ha posto sotto gli occhi di tutti il rischio effettivo che il ridisegno della finanza pubblica possa tradursi in uno sbilanciamento insostenibile tra città  e territori. Dall’altro, ha fatto emergere, con straordinaria evidenza, quello che noi ormai chiamiamo il ‘paradosso del federalismo’. E’ uno strano fenomeno della politica italiana attuale per il quale coloro che, a parole, si fanno alfieri del federalismo fiscale – ‘la madre di tutte le riforme’ dicono un giorno sì e l’altro pure – non vogliono ammettere che,  almeno per come è stato concepito finora, il federalismo municipale potrebbe, per la più classica delle eterogenesi dei fini, declinarsi in  una nuova, più subdola forse, centralizzazione. Che senso ha – chiedo al professore Antonini, che pure è persona seria e‘informata sui fatti’ – richiamarsi al fondo di perequazione per tamponare tutti gli scompensi tra Comuni se questi ultimi si possono correggere normativamente? Perché, per responsabilizzare gli amministratori,  riequilibrare le entrate municipali e correggere le distorsioni ormai conclamate e più volte denunciate, non si individuano eventuali compartecipazioni ad altre imposte, oltre all’attuale ipotesi dell’IMU? Certo – rispondiamo ad Antonini – che ci vuole il Fondo di perequazione, ma come veicolo di redistribuzione e non come il fulcro del riassetto della finanza pubblica. I veri federalisti lo sanno e, anche se in queste ore lo nega, lo sa anche il ministro Calderoli: il federalismo può funzionare solo se le correzioni ‘dal centro’ sono limitate e non sistematiche. In caso contrario, non stiamo facendo il federalismo fiscale, ma una sua pallida e farsesca  imitazione. La verità è che – fatti (per bene) due conti – ci siamo dimostrati più federalisti di Bossi e Calderoli. Siamo noi quelli che vogliono il federalismo: un federalismo  responsabile, equilibrato e sostenibile. E questo alla maggioranza proprio non va giù”.  Lo dice, in un editoriale pubblicato sul web magazine di TrecentoSessanta, Paola De Micheli, deputato PD e tra i fondatori, insieme a Stradiotto, dell’Associazione di Enrico Letta.

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Lazio: paradosso nucleare

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

“Siamo davvero arrivati ad un paradosso dal quale mi auguro si riesca ad uscire: le notizie fondamentali, a cui tutti i cittadini nonché le Istituzioni dovrebbero avere accesso, sono pubblicate sui siti aziendali che sembrano ormai parlare al posto del Governo” quanto dichiara Claudio Bucci, portavoce dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio. “Mi sembra quantomeno fuori luogo, per rimanere nel politically correct, che tempistica e modalità di costruzione di eventuali centrali nucleari nel nostro Paese sia pubblicato sul sito internet dell’Enel, che addirittura traccia una scaletta dei prossimi provvedimenti governativi: in una parola, vergognoso” aggiunge Bucci. “Dopo la manovra per esautorare le competenze regionali in materia” continua il portavoce IDV “Adesso, da quanto leggiamo sul sito Enel, ci troveremmo di fronte a giochi già fatti. Riporto testualmente: prima colata di calcestruzzo 9 luglio 2015, metà febbraio decreti governativi, luglio 2010 individuazione dei siti. Alla faccia di concetti quali dialogo, concertazione e corretta informazione”. “Undici Regioni hanno già deciso di impugnare la legge 99/2009 del Governo” conclude Bucci “L’Italia dei Valori porterà nelle piazze il no al nucleare, combattendo contro le truffe e le manovre occulte del Governo, nell’interesse primario del benessere di ambiente e cittadini”.

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