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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘pareri’

Campidoglio: no a interpretazioni pareri Anac

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

virginia raggi5Roma In merito a quanto riportato da alcuni organi di stampa, il Campidoglio manifesta disappunto e stupore per la leggerezza con cui viene definita “illegittima” la nomina del dottor Salvatore Romeo a capo della segreteria della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Con le virgolette viene attribuito all’Autorità nazionale anticorruzione un giudizio che non ha mai espresso nel “parere concernente l’applicazione dell’art. 90” del Tuel “ai dipendenti interni all’amministrazione comunale”, redatto dalla stessa Autorità e trasmessa alla prima cittadina della capitale che ne aveva fatto richiesta. Nel citato parere, Anac ha evidenziato i contorni dell’applicazione dell’art.90 del Tuel, ai quali l’amministrazione capitolina si è correttamente attenuta. Pertanto le odierne ricostruzioni di stampa, pur nel rispetto della libertà di informazione, appaiono prive di fondamento, pretestuose e lesive delle prerogative e dell’onorabilità dell’amministrazione di Roma Capitale.

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Avvocato, dove ha lo studio? Se lo si dice in un articolo si è sanzionabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

studio legaleChe gli ordini professionali e molte delle regole deontologiche che disciplinano il comportamento dei liberi professionisti siano residuati ed arzigogoli del periodo fascista non vi sono dubbi e sono gli stessi ordini a mettersi d’impegno per ribadire questo concetto.
Il Consiglio Nazionale forense (la massima espressione dei vari Ordini degli avvocati) l’ha voluto recentemente ribadire. Vediamo come. Si legge in una sentenza resa da quest’organismo che costituisce illecito disciplinare per l’avvocato l’aver consentito l’inserimento dei propri recapiti di studio nella pubblicazione di un articolo “con la conseguenza, …, di aver ricevuto personalmente, per un certo periodo, a tali indirizzi le lettere con richiesta di pareri e consigli legali” ciò, si prosegue nel provvedimento “integra una forma di pubblicità non ammessa dai canoni del codice deontologico, in quanto potenziale strumento di accaparramento o sviamento della clientela. Sono, infatti, gli strumenti usati che configurano come lecita, ovvero conforme alla correttezza ed al decoro, ai sensi dell’art. 19 CDF, o meno l’attività di acquisizione della clientela” (C.N.F. sentenza n. 83/2014).
Essere figlio di un avvocato con studio avviato e ritrovarsi la clientela dietro la porta è una fortuna, essere un giovane avvocato e cercala facendo conoscere la propria attività attraverso la pubblicazione di un articolo d’interesse, no, anzi potrebbe diventare una macchia sul proprio curriculum professionale. Se un qualunque avvocato volesse fare sapere alla cittadinanza che è in grado di risolvere un problema (o magari che l’ha già risolto) spiegandone i motivi e facendo sapere dov’è, non potrebbe farlo o se lo facesse (e molti lo fanno) rischierebbe una condanna per violazione del codice deontologico. Si può firmare l’articolo ma non dire dove si ha lo studio. Che ipocrisia! L’acquisizione di clientela, per la massima espressione del corporativismo forense, non può avvenire in questo modo, ma evidentemente solo incrementando una rete di relazioni personali che sfuggono a valutazioni d’ogni genere: alla faccia della tutela del decoro professionale! Qual è il danno reale al decoro professionale che può derivare da un avvocato che tiene una rubrica su un giornale (on-line o cartaceo)? La pubblicità, come quella che utilizza chi fa impresa, è vietata: qual è il senso di vietare anche la possibilità di far conoscere la propria professionalità attraverso questa forma di comunicazione? Le risposte vanno cercate volgendo i lumi della ragione alle giustificazioni che si usavano quando Guttenberg doveva ancora nascere e che già allora un cittadino di media intelligenza avrebbe considerato errate. Vietare la diffusione di conoscenza e soprattutto la legittima aspirazione di un qualunque professionista a crearsi la propria clientela senza sotterfugi, ma solamente contando sulla propria intelligenza, è cosa mortifera innanzitutto rispetto al concetto di libera professione, oltre che naturalmente per l’utenza finale. Sanzionare queste forme di comunicazione vuol dire rafforzare e difendere non il decoro professionale ma l’indecoroso sistema di baronie presenti in tanti studi legali nel nostro paese. Molti praticanti avvocati e molti giovani avvocati, è cosa nota, vedono svilita la propria dignità – e qui sì il decoro della professione – da chi molto spesso ha l’interesse a tenere a freno la concorrenza piuttosto che a valorizzare le professionalità che lo circondano. Siamo convinti che nessun avvocato di buon senso, qualunque sia la sua età, veda come dannoso un proprio collega che per far conoscere una questione e la sua possibile soluzione lo faccia tramite un articolo su un giornale o su internet.
Una rivisitazione in chiave liberale di questo e di altri ridicoli limiti previsti dal codice deontologico forense sarebbe auspicabile, ma questa è una chimera visto che il codice deontologico è stato appena modificato. E nel frattempo? Nel frattempo accadrà quel che è accaduto all’automobilista che per una vita ha parcheggiato in sosta vietata davanti al comando dei vigili urbani senza essere mai multato e poi un bel giorno si è svegliato con la contravvenzione sul parabrezza: insomma l’avvocato resterà in balia dei suoi colleghi controllori che discrezionalmente ed arbitrariamente, ma con il diritto dalla loro, potranno sanzionarlo a proprio piacimento. Con buona pace della certezza del diritto e della sua funzione. (Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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Tagli alla macchina parlamentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Giulio Tremonti, italian politician.

Image via Wikipedia

Il 94% degli Italiani approva i tagli ai costi del Parlamento proposti da Giulio Tremonti e il 76% degli stessi pensa che in Italia sia necessaria una riforma fiscale. Questo quanto emerso da un sondaggio, effettuato tramite mail e controllo dati, dall’Osservatorio Giornalistico Mediawatch a giugno 2011 su un campione di 1025 italiani tra i 18 e i 60 anni. Gli intervistati sembrano però sfiduciati (al 42%) sul fatto che il Ministro dell’Economia riuscirà a convincere il Parlamento ai tagli su di esso proposti e indecisi sul momento più adatto per attuare la riforma (secondo il 56% è un buon momento, di parere contrario il 42%) . Qui sotto tutti i dati emersi:
Pensa sia necessaria una riforma del fisco in Italia? Sì 76% No 14% Non so 10%
Pensa che, visto lo storico momento di austerity e gli occhi dell’Europa puntati sui nostri conti pubblici, sia il momento giusto per una riforma del fisco? Sì 56% No 42% Non so 2%
Pensa che, togliendo due aliquote dall’Irpef e aggiungendo di un punto percentuale l’Iva, si possa dare uno slancio all’economia o si rischia un ulteriore indebolimento del potere d’acquisto dei cittadini? Slancio 28% Indebolimento 30% Non so 42%
Approva i tagli ai costi del parlamento proposti nella riforma fiscale? Sì 94% No 4% Non so 2%
Pensa che il Ministro Tremonti riuscirà a convincere il Parlamento sui tagli alle spese della macchina parlamentare? Sì 31% No 42% Non so 17%
“Le misure di rigore e austerità che sono state e verranno chieste all’Italia, – spiega CarloVittorio Giovannelli, Presidente dell’Osservatorio Giornalistico Mediawatch – richiedono sacrifici da parte di tutti. Trovo giusto che i politici facciano la loro parte tagliando dove possibile i loro costi.”

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La rimozione del bene difettoso è a carico dei venditori

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2011

Importante sentenza della Corte di Giustizia europea in materia di beni di consumo: in caso di prodotto difettoso, le spese per la sua rimozione, onde consentirne la riparazione o la sostituzione, sono a carico del venditore. La sentenza della Corte di Giustizia Europea – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario Adiconsum – è una decisione importante che pone fine alla molteplicità dei diversi pareri su chi sia tenuto al pagamento delle spese per la rimozione del bene difettoso da riparare o da sostituire e della conseguente installazione e amplia, completandola, la normativa sulla garanzia legale sull’acquisto dei beni di consumo. La Sentenza precisa anche che il venditore è tenuto ad installare il bene sostitutivo o a sostenere almeno le spese necessarie all’installazione e che nel caso in cui tali spese fossero oltre il valore del bene, si può stabilire un risarcimento adeguato all’entità del danno. Adiconsum – conclude Giordano – invita i consumatori a segnalare all’Associazione attraverso le proprie sedi territoriali i cui riferimenti sono sul sito http://www.adiconsum.it eventuali comportamenti scorretti da parte dei venditori.

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Perplessità francesi sul vaccino A

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2009

Mentre in Italia ancora si attende che il Consiglio superiore di sanità formuli i pareri sulla vaccinazione contro l’influenza A a bimbi e ragazzi fra i 2 e i 18 anni d’età e alle donne incinte. I medici francesi si dichiarano perplessi sul vaccino pandemico. Quasi un operatore sanitario su 10 (9,6%) non si farà immunizzare contro il virus H1N1, e il 28,6% dice di non aver ancora deciso cosa fare. A tastare il polso ai medici francesi alle prese con la nuova influenza è un’indagine pubblicata dal settimanale L’Express, condotta intervistando 4.752 fra medici e infermieri tra il 27 luglio e il 6 settembre. Il sondaggio, realizzato dallo Spazio Etico dell’Assistenza pubblica ospedaliera di Parigi, rileva che più di un terzo del personale sanitario coinvolto “esita o rifiuta” di sottoporsi all’iniezione. “L’inchiesta mostra che la decisione di farsi vaccinare non va da sé”, sottolinea Marc Guerrier, direttore aggiunto dello Spazio etico. E, anche se il campione non è rappresentativo dell’intera categoria, permette di tastare il polso a un gruppo di persone particolarmente vicine alla questione. Ebbene, la preoccupazione più grande dei medici scettici riguarda gli effetti collaterali del vaccino. Secondo i contrari, infatti, il siero in arrivo – concepito secondo tecniche nuove e con un sistema rapido – sarà commercializzato dopo pochissimi controlli, tanto che un medico arriva ad affermare di non essere affatto convinto della sua innocuità. E qualcuno ricorda che anche la stessa Organizzazione mondiale.

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Autovelox e auto “civetta”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

Ecco come i comuni pur di “far cassa” continuano a tartassare i cittadini utilizzando metodi illegittimi e pericolosi per la sicurezza stradale. Due casi emblematici segnalatici da un cittadino a Gallipoli (Le) ed in provincia di Trapani.  Nonostante i pareri del Ministero dei Trasporti, dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e le numerose sentenze su tutto il territorio nazionale e persino della Cassazione Penale alcuni comuni in barba alla legge e alle più elementari regole della correttezza e trasparenza dell’agire amministrativo sancite, peraltro, a livello costituzionale, proseguono nell’utilizzo di autovetture “civetta” abilmente nascoste sui cigli delle strade o addirittura truccate da macchine civili. Le segnalazioni questa volta ci arrivano dal Comune di Gallipoli (Le) e dalla provincia di Trapani che possiamo verificare dalle foto scattate da un diligente automobilista salentino che per evitare un tamponamento sul luogo dov’era nascosta una pattuglia della Polizia Municipale di Gallipoli, era stato costretto a frenare energicamente e ad accostare sul ciglio della strada. Riteniamo gravissimo il comportamento di questi enti che continuano a perseverare in questa odiosa prassi al solo scopo di “far cassa” e che sortisce l’effetto contrario rispetto al fine primario del controllo della velocità per la sicurezza stradale, costituendo, in realtà, una vera e propria insidia o trabocchetto per gli automobilisti. Per questi motivi e per l’ennesima volta, il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, invita le pubbliche amministrazioni che hanno utilizzato e che continuano a perseguire queste prassi illegittime ad adeguarsi alla legge e ad annullare in via di autotutela i verbali per infrazioni al Codice della Strada sin qui redatti e ai Prefetti ad intervenire una volta per tutte a sanzionare tali comportamenti illegittimi.

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