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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘parità’

“La parità di genere, soprattutto nel lavoro, si costruisce partendo da istruzione e da formazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Che da lì si deve partire lo dimostra anche il ridotto numero di donne che nel mondo universitario procedono con la carriera e il numero, ancora troppo esiguo, delle donne che hanno il ruolo di rettori. Il pericolo è che il gap di genere possa in futuro aumentare senza adeguata formazione femminile tenuto conto della evoluzione dei lavori nel futuro. Deve essere posto rimedio a tutto ciò”. A dirlo è Antonella Giachetti, presidente di Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda.Giachetti ha commentato i dati raccolti da Ipsos per il Barometro 2021 sull’equità di genere, diffusi al Women’s Forum G20, a Milano. In particolare emerge che sono poche le giovani che studiano e lavorano nei settori Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), considerati il futuro dal punto di vista occupazionale. Il 47% dei lavori tradizionali rischia infatti di scomparire e la maggior parte di questi posti (65%) sono occupati attualmente da donne.“In un piano di trasformazione del sistema c’è bisogno delle donne e del valore della cura di cui le donne sono naturalmente portatrici – ha aggiunto Giachetti -. Serve fare un salto di qualità, in modo da poter avere sempre più donne che studiano nei settori Stem: la tecnologia porterà sempre di più ad un minore impegno della risorsa del lavoro come sforzo fisico, ma questo processo trasformativo avrà bisogno di individui competenti, in grado di poter controllare le macchine monitorando che il loro utilizzo sia effettivamente sempre indirizzato al bene delle persone”.“È necessario dunque – ha concluso – colmare il divario tra sessi, anche per una vera ripresa economica: è un modo per portare la dimensione della cura nella società ed evitare condizioni squilibrate da un punto di vista sociale, ambientale ed economico”.

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Parità di genere: Nasce “Femministi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2021

Una scuola di formazione politica per la parità di genere rivolta a dirigenti politici uomini. Nasce a Roma “Femministi! – Laboratorio per un altro genere di politica”, promossa e sostenuta da +Europa con i fondi del 2×1000 e partecipata, per ora, anche da PD, Azione, Verdi, Volt, Italia Viva, M5S e Lista Sala.L’iniziativa fa seguito alla prima esperienza varata lo scorso anno da +Europa, dal titolo “Prime Donne”, che aveva formato 23 aspiranti leader politiche.Il primo ciclo di due lezioni si terrà a Roma fino al 9 luglio 2021 nella sede dell’Istituto Luigi Sturzo (via delle Coppelle, 35). “Femministi!” prevede 15 ore di formazione, con laboratori che spaziano dalla valutazione d’impatto di genere delle politiche pubbliche, una metodologia richiesta dalla stessa Commissione europea per i programmi di spesa del Recovery Fund, all’applicazione della politica delle quote, passando per il “trattamento” che i media riservano alle campagne elettorali delle donne. Ai partecipanti sarà richiesto un impegno preciso volto a riprodurre i modelli condivisi durante il laboratorio, nell’ambito delle rispettive formazioni politiche.Il 9 luglio, dopo gli interventi della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti e di altre personalità impegnate nel settore delle pari opportunità, saranno consegnati 10 riconoscimenti per la parità di genere. Tra i premiati, la direttrice del Giornale Radio Rai e Radio1 Rai Simona Sala per la promozione della campagna “No Women No Panel – Senza donne non se ne parla”. A seguire, la senatrice Emma Bonino risponderà alle domande di Carlo Pastore. “Alla fine dell’esperienza dello scorso anno ci siamo rese conto che non sono le donne ad avere bisogno di una formazione specifica per fare politica – dichiara Costanza Hermanin, fellow dell’Istituto universitario europeo e fondatrice della scuola – Ci sono prassi escludenti e politiche pubbliche che rendono difficile il raggiungimento della parità, soprattutto in politica. Questi elementi devono essere portati all’attenzione degli uomini politici, perché ne prendano coscienza e affianchino le donne nella battaglia per la parità in politica, su cui l’Italia sconta un ‘gap’ più grande che in qualsiasi altro settore”.

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Parità di genere: la Commissione pubblica raccomandazioni per colmare il divario di genere nei settori culturali e creativi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2021

Bruxelles. La Commissione ha pubblicato la relazione sulla parità di genere nei settori culturali e creativi, che contiene raccomandazioni e una panoramica di oltre 250 buone pratiche in tutta l’UE per migliorare le condizioni di lavoro delle donne in questi settori. La relazione, coordinata dalla Commissione europea ed elaborata da esperti degli Stati membri, fa parte del piano di lavoro del Consiglio per la cultura 2019-2022 ed evidenzia le principali sfide in questi settori, dagli stereotipi di genere alle molestie sessuali, dal divario retributivo all’accesso alle posizioni dirigenziali.Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “I settori culturali e creativi influenzano i valori e gli atteggiamenti della nostra società. Nonostante gli importanti progressi nel miglioramento della situazione femminile, il successo delle donne incontra ancora ostacoli. Questa relazione giunge in un momento cruciale, in cui riapriamo i settori culturali e creativi e li ripensiamo affinché diventino più inclusivi e sostenibili dopo la pandemia di COVID-19. Le raccomandazioni ci aiuteranno a rimuovere questi ostacoli e a garantire che gli artisti e i professionisti dei settori creativi possano beneficiare delle stesse opportunità in tutta l’UE, a prescindere dal genere.” Oltre a fornire una panoramica della situazione relativa alla parità di genere nei settori culturali e creativi, compreso l’impatto della pandemia di COVID-19, la relazione contiene raccomandazioni dettagliate ed esempi di buone pratiche. Le raccomandazioni suggeriscono, ad esempio, di migliorare la raccolta di dati affidabili e comparabili sul divario di genere nell’UE. L’uso di un linguaggio che tenga conto della dimensione di genere, l’attuazione della parità sul luogo di lavoro, come pure l’integrazione della dimensione di genere nell’elaborazione dei bilanci e di tutte le azioni trasversali sono fondamentali per colmare il divario tra uomini e donne. L’attuazione di alcune raccomandazioni specifiche è già iniziata nel nuovo programma Europa creativa (2021-2027). La relazione completa e le informazioni supplementari sono disponibili online.

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Parità di genere

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2021

Parma giovedì 10 giugno alle 17 sul canale YouTube Unipr. Chiara Saraceno converserà con Vincenza Pellegrino, docente di Politiche sociali e Sociologia della globalizzazione all’Università di Parma, sul Goal numero 5 dell’Agenda 2030, “Parità di genere”. Tra le sociologhe italiane più autorevoli e note, Chiara Saraceno è autrice di importanti studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali. Ha insegnato Sociologia della famiglia all’Università di Torino ed è stata professoressa di ricerca al Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. Ha fatto parte di due Commissioni governative sulla povertà. Collabora con diversi siti di informazione ed è editorialista dei quotidiani “La Repubblica” e “La Stampa”. Nel 2005 è stata nominata Grand’Ufficiale della Repubblica italiana dal Presidente Ciampi. Nel 2011 è stata nominata corresponding fellow della British Academy. “UNIPR On Air” è organizzata dall’Università di Parma ed è patrocinata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS e dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile – RUS. La realizzazione è a cura del Centro per le Attività e le Professioni delle Arti e dello Spettacolo – CAPAS dell’Ateneo. L’intervista durerà mezz’ora e sarà on line sul canale YouTube dell’Università di Parma alle 17. Resterà poi on line anche successivamente, su YouTube, sul sito di “Facciamo conoscenza” https://www.facciamoconoscenza.unipr.it/ e sul sito del CAPAS al link https://www.capas.unipr.it/le-nostre-produzioni-video/

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Su parità salari sentenza storica Ue

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

“Una sentenza storica che fa fare un passo avanti a tutta l’Europa. Nel momento in cui le donne sempre più fanno sentire la loro esigenza di partecipazione, presenza e affermazione, la Corte Ue ha colto non solo un dato di principio ma soprattutto la necessità di dare strumenti per esercitare il diritto alla parità retributiva. E’ anche una sentenza che, rispetto alla proposta di legge in esame in commissione Lavoro dove abbiamo un testo base condiviso da tutti i gruppi politici, richiama a procedere velocemente con un lavoro congiunto tra Parlamento e Ministeri del Lavoro e delle Pari opportunità. Se lo vogliamo, siamo ancora in tempo per portare a casa una legge di importanza storica in un momento in cui si intende ricostruire secondo effettiva equità”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), a proposito della sentenza della Corte di giustizia della Ue, che ha stabilito che il principio della parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici costituisce uno dei principi fondamentali dell’Unione e può essere fatto valere in sede giudiziale.

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Parità di genere nei libri di testo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2021

Un tavolo di lavoro tra Università e impresa per analizzare il tema della parità di genere nei libri di testo per le scuole primaria e secondaria è la base dell’accordo stipulato tra il Gruppo Editoriale ELI e l’Università di Macerata, che hanno unito le forze per sviluppare il tema della parità, molto sentito oggi e importante da comunicare anche alle giovanissime generazioni.È stato così attivato un rapporto di collaborazione per studiare le questioni di genere e costituire un team che lavori su linee guida per la promozione delle pari opportunità nei testi pubblicati dal Gruppo Editoriale sulla base della ricerca che sarà co-progettata.L’Università identificherà gli esperti che coordineranno il gruppo di lavoro, mentre il Gruppo Editoriale non solo fornirà i testi da analizzare e parteciperà con proprio personale specializzato ai seminari organizzati dall’Ateneo, ma sosterrà anche la ricerca-azione con un finanziamento per tre borse di studio all’UniMC, così da creare un osservatorio sperimentale sul tema della parità di genere che faccia un monitoraggio delle pubblicazioni ELI e che potrà divenire permanente. A coordinare il progetto saranno Paola Nicolini, docente di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Macerata, e Beatrice Loreti, in qualità di responsabile editoriale della casa editrice La Spiga, interna al Gruppo ELI. Faranno, inoltre, parte del nucleo di ricerca e gestione le docenti Donatella Pagliacci, che insegna filosofia morale e Ninfa Contigiani, giurista e presidente del consiglio delle donne di Macerata, oltre a Simona Franzoni, Mafalda Brancaccio e l’Amministratore Delegato del Gruppo Editoriale ELI Michele Casali. “Questo accordo – commenta Casali – ci consente di alzare la nostra asticella, migliorando gli standard qualitativi di produzione editoriale. Il tema dell’attenzione alla parità nei libri di testo è molto sentito e siamo ben contenti di essere promotori di questo progetto con l’Università di Macerata, che siamo certi porterà anche al miglioramento dei prodotti, che vorremmo esenti da ogni tipo di stereotipo”. L’Università attesta così la sua aderenza alle esigenze del territorio, mostrando ancora una volta la necessità di intrecciare la ricerca alla cultura aziendale e il forte contributo che possono offrire le discipline umanistiche. La convenzione, che prevede il finanziamento di tre borse di ricerca a carico del gruppo editoriale, offre anche un importante contributo alla formazione post laurea di giovani laureati, che potranno mettere a frutto le conoscenze e le competenze acquisite nel percorso universitario applicandole in esperienze sul campo.

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Strategia per la parità di genere 2020-2025: reazione e contributo del PE

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2021

Il PE accoglie con favore le misure positive incluse nella nuova strategia UE per la parità di genere, ma chiede ulteriori azioni e obiettivi specifici e vincolanti. Con la relazione adottata giovedì, i deputati descrivono la strategia per la parità di genere della Commissione per il periodo 2020-2025 come ambiziosa, ma allo stesso tempo si rammaricano per la vaghezza e la mancanza di specifici obiettivi da raggiungere entro il 2025, nonché di chiari strumenti di monitoraggio.Il testo non legislativo è stato adottato con 464 voti favorevoli, 119 contrari e 93 astensioni. Per quanto riguarda la Convenzione di Istanbul, il PE sostiene l’intenzione della Commissione di proporre, nel corso del 2021, delle misure per raggiungere gli obiettivi della Convenzione, nel caso in cui alcuni Stati membri continuino a bloccarne la ratifica.I deputati nutrono profonde preoccupazioni per la natura, la portata e la gravità della violenza e delle molestie sul posto di lavoro e chiedono delle misure vincolanti per definire e impedire che ciò accada. Tra queste, l’accesso a meccanismi sicuri ed efficaci per la denuncia di genere e la risoluzione delle controversie, campagne di formazione e di sensibilizzazione, servizi di supporto e di risarcimento.Inoltre, i deputati chiedono una direttiva UE per prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, in particolare le mutilazioni genitali femminili, la sterilizzazione e i matrimoni forzati, lo sfruttamento e il traffico sessuale, la violenza sul web e l’incitamento online all’odio verso le donne.Per colmare il divario retributivo di genere, la Commissione dovrebbe presentare quanto prima una serie di misure vincolanti in materia di trasparenza salariale.Nel contesto della pandemia, il 70% della forza lavoro globale in ambito sanitario e sociale è costituita da donne, che spesso percepiscono una retribuzione minimo. I deputati chiedono che i salari e le condizioni di lavoro nei settori fortemente dominati dalle donne, come l’assistenza, la sanità e la vendita al dettaglio, siano uniformati. I deputati sono poi profondamente preoccupati per il contraccolpo a sfavore dei diritti delle donne in alcuni Paesi UE, in particolare per il diritto all’aborto e l’accesso ad un’educazione sessuale completa in Polonia e per la riforma adottata in Ungheria che attacca i diritti della comunità transessuale e intersessuale. Il PE chiede che la situazione dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere sia continuamente monitorata, comprese le campagne di disinformazione e le iniziative regressive in tutti i Paesi UE, e che venga messo a punto un sistema di allarme che avvisi quando questi diritti vengono negati.

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Testo base sulla parità salariale uomo donna

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

“Oggi la commissione lavoro della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità il via libera al testo base sulla parità salariale tra uomo e donna. Questo è un voto che è importante per due motivi : anzitutto per il suo contenuto, perché rende applicabile un principio fondamentale che è già contenuto sia nella nostra costituzione sia nella legislazione, ma che poi non viene applicato e cioè che a parità di lavoro una donna non può essere pagata meno di un uomo come invece avviene ancora oggi. L’altro elemento importante è l’unanimità, grazie al lavoro della relatrice Gribaudo, con cui si è espressa la commissione su questo principio di civiltà, perché questo significa che adesso in Parlamento ci sono tutte le condizioni politiche per approvare una legge che stabilisca concretamente che la parità salariale non può rimanere scritta dentro una norma e chiusa dentro un cassetto, ma che va praticata e fatta applicare concretamente ovunque. Segnale tanto più importante nella giornata europea della parità retributiva”.Così la presidente della commissione lavoro della Camera dei deputati, Debora Serracchiani, commenta l’approvazione della proposta di legge sulla parità salariale tra uomo e donna.

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Parità retributiva per le donne: i deputati europei chiedono misure ambiziose

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

Bruxelles. Nella risoluzione non legislativa approvata giovedì con 493 voti favorevoli, 82 contrari e 79 astensioni, il Parlamento accoglie con favore l’impegno della nuova Presidente della Commissione di fare della “parità di retribuzione a parità di lavoro” il principio fondante della nuova strategia europea di genere che sarà presentata a marzo.I deputati vogliono che tale strategia includa delle disposizioni vincolanti sulla trasparenza delle retribuzioni e sul divario retributivo tra i generi, da applicare sia al settore pubblico che a quello privato, nonché degli obiettivi chiari e un monitoraggio più efficace dei progressi compiuti. Chiedono inoltre che il Piano d’azione per affrontare il problema del divario retributivo di genere, che dovrebbe fissare obiettivi chiari per gli Stati membri al fine di ridurre il divario nei prossimi cinque anni, sia rivisto entro la fine del 2020.
Per affrontare alla radice le cause del divario retributivo, il Parlamento esorta gli Stati membri a investire nell’istruzione e nei servizi di assistenza alla prima infanzia, nonché nelle modalità di lavoro a misura di famiglia, così da garantire alle donne un’equa partecipazione al mercato del lavoro. Considerando che il divario retributivo di genere è più del doppio per i pensionati, i deputati chiedono anche delle disposizioni adeguate per le donne più anziane, come crediti per i periodi di cura, pensioni minime adeguate e prestazioni di reversibilità.
L’apprendimento continuo e la formazione professionale dovrebbero garantire alle donne l’accesso a occupazione e opportunità di alta qualità. In particolare, i deputati chiedono una maggiore promozione delle materie imprenditoriali, scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM) e dell’educazione digitale per le ragazze fin dalla più giovane età, al fine di combattere gli stereotipi educativi esistenti e garantire alle donne l’accesso a settori in via di sviluppo e ben remunerati.

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La Scuola che esclude e le Responsabilità della Politica

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Prendiamo atto della determinazione delle scuole paritarie che nella persona dei loro gestori – eroi ordinari – decidono di restare quale voce di pluralismo educativo accanto alla scuola statale. Nessuna contrapposizione con questa ma la consapevolezza che il pluralismo educativo è un “bene necessario” da custodire.Allo stesso tempo, l’esserci consente di tenere desta l’attenzione sulle responsabilità dello Stato che non pone le condizioni per il raggiungimento di una piena parità. A 20 anni dalla Legge sulla parità (L.62/2000) è quanto mai chiaro che il diritto ad essere leso è quello dello studente – anche diversamente abile -, dei genitori, dei docenti economicamente più fragili.A questo proposito vorrei condividere con Voi la discriminazione che quotidianamente subiscono gli allievi disabili e i loro genitori. Il sistema scolastico Italiano, secondo i dati Ocse-Pisa, non è affatto inclusivo. Nel corso del Convegno promosso dalla paraolimpica Giusy Versace, è emerso con chiarezza che, oltre al dramma della protesi, il disabile affronta una barriera proprio all’ingresso della Scuola, prima di entrare e non potendolo fare, con grave compromissione del suo futuro perché, se la discriminazione parte dalla scuola, viene impedita la “madre di tutte le opportunità”.Eppure sarebbe possibile per l’allievo disabile frequentare la scuola pubblica statale non dovendo “elemosinare” l’integrazione, oppure frequentare la scuola pubblica paritaria non dovendo sentirsi dire dal gestore “a fronte di un tuo diritto reale e di un mio dovere ideale c’è lo Stato che discrimina te e blocca me”. Ah l’inganno della legge alla Azzeccagarbugli.Ma allora come stanno le cose? La famiglia del disabile a ragion veduta pretende che il figlio possa essere incluso nella scuola pubblica, sia nella statale come nella paritaria. Ma nella prima il dirigente lamenta di essere senza docente di sostegno e invita la famiglia a tenere il pargolo a casa (alla faccia delle politiche famigliari e dell’aiuto alle donne per lavorare) e il gestore della seconda dice che lo Stato non provvede alla copertura del docente di sostegno, quindi se i disabili vengono accolti, la scuola chiude. Ma all’USR la famiglia si sente rispondere che lo Stato ha destinato 20mila euro alla scuola statale e ha erogato 20 mila alla scuola paritaria… Rimbalzano le reponsabilità, la famiglia già stressata si arrende e l’ingiustizia continua senza soluzione di sorta. Pazienza: ci si abitua a tutto, al non senso, alle bugie, alle mezze verità.E’ necessario chiarire per non alimentare la discriminazione e legittimare l’inerzia politica, per non lasciare nella frustrazione il disabile, nell’impotenza il dirigente della scuola statale e il gestore della scuola paritaria nel capolavoro dell’ingiustizia che appare giusta senza esserlo.

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La parità di genere ha bisogno di atti concreti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

L’Italia è al 70° posto sul tema del Gender Gap come rilevato dal World Economic Forum 2018; se si considera la sola equità retributiva, l’Italia indietreggia addirittura al 118° posto su un totale di 149 Paesi. Molte aziende si stanno attrezzando per diminuire il cosiddetto Gender Gap con specifiche iniziative di promozione della parità di genere su diversi fronti critici: l’accesso al lavoro, la retribuzione, la carriera, la maternità e l’equilibrio vita privata-lavoro. Il tema centrale, in questo senso, per incentivare le pari opportunità nelle aziende è la certificazione. Da poco più di un anno in Italia è attiva l’iniziativa di Winning Women Institute, la prima società italiana che rilascia il cosiddetto Bollino Rosa a quelle organizzazioni che, dopo un severo percorso di valutazione, garantiscono e si distinguono per la sussistenza di determinati standard. L’obiettivo è coinvolgere il maggior numero possibile di aziende, come atto concreto verso il superamento strutturale anche nel nostro Paese del Gender Gap. Da questo punto di vista la legislazione islandese è un role model unico al mondo.
In occasione del Festival del lavoro 2019, in un workshop promosso da Winning Women Institute, dal titolo “La certificazione delle pari opportunità. Le prime aziende certificate in Italia e il caso dell’Islanda”, sull’esempio della vitale democrazia islandese, riconosciuta come il paese più pro-gender a livello globale, si discuterà con l’ex ministro islandese promotore della specifica norma in Islanda, Thorsteinn Víglundsson ed Enrico Gambardella, Presidente di Winning Women Institute, dell’opportunità di introdurre anche in Italia una legge che incentivi la certificazione delle aziende sul tema delle pari opportunità. Parteciperanno alla tavola rotonda, tra gli altri, anche Paola Corna Pellegrini, Ceo di Allianz Partners e Presidente del Comitato Scientifico di Winning Women Institute, Roberto Maroni, già Ministro dell’Interno e del Welfare e già Governatore della Lombardia e Árni Kristinsson, Managing Director di BSI Islanda.
In Italia molte aziende si stanno distinguendo per l’introduzione di attività e iniziative in tale senso. Le prime 9 aziende che hanno già ricevuto la Certificazione della Parità di Genere di Winning Women Institute, il cosiddetto Bollino Rosa, sono: cameo, GRENKE, Alés Groupe, Biogen, Allianz Partners, Amgen, Sanofi, Sas e Ipsen. Oltre a ricevere un riconoscimento per gli standard raggiunti in termini di pari opportunità, con le loro testimonianze ed interventi contribuiranno ad arricchire il workshop promosso presso il Festival del Lavoro 2019.

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Ue. de Bertoldi (FdI): FdI chiede parità di trattamento per Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

“Il trattato di Aquisgrana di quest’anno, e i rapporti bilaterali, potrebbero determinare in futuro altre Brexit all’interno dell’unità europea. Da sovranista mi chiedo, come si pone Aquisgrana in rapporto ad un’Europa davvero dei popoli europei? E per quanto riguarda l’unione monetaria comune, ricordo che gli accordi di Schauble del 2012 e 2013 si basavano su due pilastri fondamentali: la vigilanza bancaria da parte della Bce a fronte della garanzia europea sui risparmi. Ad oggi invece è stata realizzata solo la vigilanza europea, ma non è stata attuata la garanzia comune sui depositi e sui risparmi, e quindi su questi aspetti bisogna riflettere perché altrimenti la nostra nazione rimetterà in discussione l’unione bancaria europea in quanto i presupposti su cui era basata non vengono rispettati. Non c’è stato quindi un adeguato trattamento”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, nel corso di un incontro con una delegazione della Commissione Finanze del Bundestag tedesco. “Vorrei poi capire, se davvero si vuole costruire un’Europa unita, come si fa ad avere una moneta unica e al contempo una politica fiscale e finanziaria diversa? Inoltre – prosegue il senatore de Bertoldi – vorrei avere un chiarimento sull’applicazione inerente al Bail in. Come mai a noi, in Italia, è stato impedito, mentre in altre situazioni analoghe, la Germania ha utilizzato i soldi pubblici per supportare il proprio sistema creditizio? Noi di Fratelli d’Italia chiediamo pari dignità, uguale trattamento e una collaborazione che avvantaggi l’intera Europa” conclude il senatore de Bertoldi

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E’ così difficile pensare che tutti gli esseri umani sono nati uguali?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

terra madre1E che questo principio non è solo il frutto di un pensiero religioso? L’attuale sistema economico e finanziario manipolato dal Nord industrializzato a danno del Sud è la classica dimostrazione di quanta indifferenza si coglie in questo rapporto incompreso. Ne consegue la marginalizzazione economica e finanziaria di molte regioni e l’impoverimento di interi popoli. E’ un modo come spingere in un vicolo cieco milioni di disperati e costringerli a passare sotto le forche caudine dell’emigrazione. E diventa un esodo biblico, ma confuso, irrazionale, disperato che può generare altri tipi di reazione e non solo di gratitudine nei confronti degli ospitanti dato che a loro volta sono anch’essi divisi in aree di benessere e in quelle dell’emarginazione. D’altra parte l’emigrante, e non ci riferiamo ovviamente a quelli che non hanno un’istruzione o conoscono un mestiere, sono anche coloro che hanno una formazione superiore, ma per mancanza d’impiego nel paese d’origine, sono costretti a cercarne uno altrove. Si tratta di una vera fuga di cervelli che indebolisce ulteriormente il potenziale di sviluppo di tali paesi ma che solo marginalmente arricchiscono l’ospitante per l’assurdità delle leggi esistenti, guarda caso in Italia, dove l’iniziativa, ad esempio, di qualche anno fa di favorire l’immigrazione di infermieri è fallita dato che non era possibile, formalmente, riconoscere il titolo professionale acquisito all’estero. La verità è che si stanno negando due fondamentali diritti dell’uomo sia quello di restare nel proprio Paese sia quello di emigrare. Tutto questo perché non esiste una stabilità politica generalizzata, non esistono relazioni internazionali impostate su criteri di maggiore equità, è fatiscente la lotta contro il sottosviluppo. Si tratta di una sfida che ci coinvolge tutti, religiosi e laici, perché non si costruisce un mondo migliore senza che ogni uomo, senza eccezione di razza, di religione e di nazionalità, possa vivere, nel suo paese, una vita pienamente umana, libera dalla schiavitù da altri uomini e dall’incubo di cadere vittima di una natura non adeguatamente controllata. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Sodexo in prima linea per la parità di genere

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2016

sodexoPromuovere un sostegno concreto, duraturo e strategico del capitale umano a favore della parità di genere nel mondo del lavoro. È questo l’obbiettivo della campagna internazionale “HeForShe”, ideata dall’ente delle Nazioni Unite per la parità di genere e l’empowerment femminile UN Women, di cui si è ampiamente discusso in Senato in occasione del convegno “HeForShe: ancora insieme verso la parità di genere”. All’importante appuntamento ha preso parte anche Sodexo, gruppo internazionale francese presente in 80 paesi, leader mondiale nei servizi che migliorano la Qualità della Vita, che ad oggi conta 425.000 dipendenti, di cui ben il 54% sono donne. Un impegno che non si ferma al solo sostegno delle donne che lavorano in azienda, ma che si sviluppa e cresce costantemente grazie a numerose iniziative che sono valse a Sodexo numerosi riconoscimenti a livello internazionale.
“La parità di genere in Sodexo non è un trend da cavalcare o una trovata di comunicazione estemporanea per far parlare di noi. Nell’azienda che qui rappresento, l’attenzione al tema delle pari opportunità si declina innanzitutto come inclusione femminile nel mondo del lavoro. Un tema che per noi di Sodexo non è disgiunto dal business ma al contrario è una leva per stare sul mercato in modo sostenibile e vincente: basti pensare che da quest’anno la massima carica di Sodexo nel mondo è ricoperta proprio da una donna, ovvero Sophie Bellon, Presidente del CDA del Gruppo – ha spiegato alla platea Sergio Satriano, Managing Director di Sodexo Benefits&Rewards Services – Ma anche i numeri parlano chiaro: a livello internazionale, le donne che lavorano per la nostra azienda rappresentano il 54% del totale della forza lavoro e compongono il 30% del senior management”.Ai numeri, seppur molto positivi e incoraggianti, s’accompagnano anche azioni concrete che nel corso del tempo hanno riscosso ampio successo: “L’istituzione dello SWIFT, ovvero il forum internazionale composto da 35 donne per supportare le strategie aziendali di gender diversity, e la sottoscrizione dei Principi per l’Empowerment delle donne stilati dalle Nazioni Unite sono solo alcune delle iniziative che hanno permesso a Sodexo di entrare nella top10 mondiale delle aziende promotrici di queste politiche e di ricevere importanti riconoscimenti internazionali, tra cui quello della Casa Bianca – ha proseguito Sergio Satriano – Ma non è tutto: abbiamo organizzato seminari e workshop a tema, tra i quali “Spirit of Inclusion”, aderito ad iniziative come la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne e al progetto Sodalitas Social AWARD, così come la collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) per offrire a tutte le donne una giornata formativa sull’alimentazione sana, all’interno del progetto SmartFood, allo scopo di accompagnare le donne in un percorso di prevenzione contro il cancro. Sodexo, sostenuta anche dalle recenti politiche ed interventi di defiscalizzazione promossi dal Governo, ha da anni una grande ambizione: quella di creare cultura positiva intorno al tema della qualità della vita in azienda. Grazie alla grande esperienza relativa ai temi del Welfare aziendale, del work life balance, conciliazione vita privata e lavoro per le donne, Sodexo contribuisce da oltre 50 anni alla sensibilizzazione di aziende e consumatori sui valori di diversità e inclusione”. (Matteo Gavioli)

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Parlamento europeo: Strategia per la parità di genere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2015

parlamento europeoLa risoluzione non vincolante approvata martedì chiede che la nuova strategia post-2015 dell’UE per la parità di genere sia dotata di obiettivi chiari, azioni concrete e un monitoraggio più efficace per progredire nella lotta alla discriminazione nel mercato del lavoro, nell’istruzione e nel processo decisionale.Il Parlamento evidenzia, inoltre, che sono necessarie azioni specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle donne anziane, delle madri single e le LGBTI.La risoluzione è stata approvata con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni.La relatrice, Maria Noichl (S&D, DE), ha sottolineato che, “malgrado le nostre differenze interne, i deputati si sono concentrati sul nostro obiettivo centrale: raggiungere finalmente una reale parità di genere in Europa”. Ha quindi aggiunto che “la risoluzione costituirà una base buona, equilibrata e che guarda in avanti per una nuova strategia dei diritti delle donne e per la parità di genere di tutte le donne e uomini nell’Unione europea”.I deputati invitano la Commissione a proporre nuove leggi che contengano misure vincolanti per proteggere le donne dalla violenza e invitano tutti gli Stari membri a ratificare al più presto possibile la Convenzione di Istanbul. Una particolare attenzione – sottolineano – deve essere dedicata alla nuove forme di violenza contro le donne, come le cyber-molestie, il cyber-stalking e il cyber-bullismo. Inoltre, il fenomeno della femminilizzazione della povertà potrebbe portare a un aumento del traffico di sesso femminile, dello sfruttamento sessuale e della prostituzione forzata. Gli Stati membri dovrebbero quindi trovare il modo di scoraggiare la domanda e mettere in atto programmi per abbandonare la prostituzione.Un’adeguata maternità, paternità e adeguati congedi parentali sono necessari per aumentare i tassi di occupazione femminile. I genitori hanno bisogno anche di servizi di qualità per l’infanzia a prezzi accessibili, che siano compatibili con il tempo pieno lavorativo sia delle donne sia degli uomini.I deputati sottolineano l’importanza delle forme di lavoro flessibili che permettere alle donne e agli uomini di conciliare il lavoro e la vita familiare secondo le proprie scelte.
Gli Stati membri devono lottare contro il lavoro precario e sommerso delle donne, poiché contribuisce all’aumento della povertà tra le donne. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero adottare misure appropriate per ridurre il divario della retribuzione tra i generi e quello pensionistico.I deputati chiedono al Consiglio di raggiungere al più presto una posizione comune sulle quote per le donne, in quanto questo sistema si è dimostrato efficace nei Paesi che hanno già introdotto le quote obbligatorie. Invitano inoltre le autorità nazionali e comunitarie a garantire l’uguaglianza all’interno dei loro organi decisionali, proponendo sia un candidato di sesso femminile sia uno di sesso maschile per le posizioni di alto livello.Il Parlamento chiede servizi di qualità e facilmente accessibili nei settori della salute sessuale e riproduttiva e il diritto a contraccezione e aborto sicuri e legali, sostenendo il diritto delle donne al controllo del proprio corpo. Programmi di educazione sessuale dovrebbero essere creati nelle scuole.
I deputati invitano gli Stati membri a promuovere un’immagine equilibrata e non stereotipata delle donne nei media e nella pubblicità.La lotta contro il bullismo e il pregiudizio contro le persone LGBTI nelle scuole dovrebbe essere parte degli sforzi dell’UE per combattere gli stereotipi di genere. L’istruzione e la responsabilizzazione svolgono un ruolo importante nella lotta contro gli stereotipi di genere e nel porre fine alla discriminazioni di genere.
L’UE dovrebbe fornire un modello per la parità di genere e per i diritti delle donne all’interno e all’esterno dei suoi confini. La prospettiva di genere e la lotta contro la violenza di genere dovrebbero essere integrate nella politica estera, di sviluppo e commerciale dell’UE.Il Parlamento invita la Commissione a promuovere l’uso del mainstreaming di genere, il bilancio di genere e la valutazione dell’impatto di genere in tutti i settori e per ogni proposta legislativa, a tutti i livelli di governo.Allo stesso modo, gli Stati membri dovrebbero introdurre la dimensione di genere nei loro bilanci, al fine di analizzare i programmi di governo e le politiche, il loro impatto sulla ripartizione delle risorse e il loro contributo alla parità tra uomini e donne.

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I deputati europei chiedono maggior impegno per la parità di genere

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2015

parlamento europeoNella risoluzione non legislativa approvata martedì, il Parlamento chiede che siano migliorate le politiche per raggiungere la parità tra donne e uomini. Nonostante i progressi ottenuti per colmare la disuguaglianza di genere, molto resta ancora da fare per ridurre il divario retributivo, applicare le pari opportunità alle carriere professionali, rimediare alla mancanza di indipendenza economica delle donne, migliorare l’equilibrio lavoro/vita, compresi il congedo di maternità e paternità e proteggere i diritti alla contraccezione e all’aborto.

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Rapporto parità uomo-donna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2012

“Una lezione di civiltà arriva dall’Europa mentre noi siamo sempre ad inseguire sul piano dei diritti civili. Un passaggio epocale sul piano del riconoscimento dei diritti delle coppie gay”. Il commento di Alessandro Cresci, responsabile diritti civili IdV Toscana è in riferimento a quanto emerso nel Parlamento Europeo ieri, per cui i governi europei, secondo il Parlamento europeo, non devono dare ”definizioni restrittive di famiglia” allo scopo di negare protezione alle coppie gay e ai loro figli. E’ la posizione espressa nel rapporto sulla parita’ di diritti uomo-donna presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in’t Veld ed approvato dall’Eurocamera. Il passaggio piu’ nettamente a favore dei matrimoni gay e’ contenuto nel paragrafo 7 del rapporto, che il Ppe voleva cancellare con un emendamento (bocciato in aula con 322 si’ e 342 no). Sono stati inoltre approvati, nonostante l’opposizione dei popolari, i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione Ue di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli stati membri che gia’ le ammettono e al Consiglio europeo di ”riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilita’, eta’ o orientamento sessuale”. “Non una parola – continua Cresci – ho sentito sul tema dai principali telegiornali Rai e Mediaset che come al solito sono succubi di certa cultura restauratrice regnante nel Belpaese, anziché fare il proprio lavoro di corretta informazione. L’Italia dovrà adeguarsi volente o nolente, per porre fine alla cassificazione in corso tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ci viene richiesto uno scatto in avanti che richiederà ancora molto sforzi e battaglie, ma ci arriveremo checchè ne dicano Angelino Alfano da una parte e Rosy Bindi dall’altra in una sorta di consociativismo PDL-PD di stampo omofobico sul matrimonio che deve essere solo eterosessuale”.(Antonio Di Pietro)

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Diritti degli omosessuali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2011

Dopo che già tanti stati nel mondo hanno compiuto sforzi legislativi affinché anche la legge fosse adeguata alla società, perché troppo spesso, anche nei paesi cosiddetti sviluppati la legislazione arriva troppo tardi rispetto all’andamento ed ai comportamenti dei propri cittadini, anche l’ONU compie un grande slancio per la tutela dei diritti di tutti gli uomini con l’approvazione da parte del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu il 17 giugno di una risoluzione che sin da subito è stata definita ”storica” e che stabilisce la parità dei diritti per tutti gli esseri umani, indipendentemente dall’orientamento sessuale, segnando un progresso significativo di livello mondiale nella battaglia per i diritti degli omosessuali. Il provvedimento che è stato presentato dal Sud Africa, è stato emanato con 23 voti a favore, 19 contrari e tre astensioni, nonostante la forte opposizione da parte degli stati arabi e africani. Di straordinaria significatività la frase contenuta nel testo: ”Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e a ciascuno di loro spettano tutti i diritti e le libertà senza distinzione di alcun tipo” e che apre scenari importanti se al dato persuasivo insito nel provvedimento, comporterà anche effetti nelle legislazione degli stati che ancora sono in ritardo nell’equiparazione universale dei diritti di tutti. Se il mondo fa un passo così avanti, aggiunge Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è ora che anche l’Italia si adegui ed il Parlamento approvi nell’immediato e contemporaneamente due leggi: una contro l’omofobia ed un’altra per la parità di tutte le “unioni civili”. È giunta l’ora, ribadisce D’Agata, che sia realizzato compiutamente nel Belpaese l’articolo 3 della Costituzione.

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Unioni omosessuali: no a discriminazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2011

Da tempo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia come le istituzioni europee siano in molti casi più avanti per quanto riguarda la tutela dei diritti civili e come invece gli stati membri ed in particolare quello italiano si dimostrino arretrati ed in non rare volte discriminatori. Un’altra decisione della Corte di Giustizia, la sentenza 10.05.2011 n° C-147/08, dimostra questa tendenza. Questa volta la Corte si occupa di parità di trattamento tra coppie ed in particolare, sulla base del principio di parità di trattamento e sul divieto di discriminazione fondato sulle tendenze sessuali in materia di occupazione e lavoro, ha stabilito un’equiparazione tra la pensione complementare di vecchiaia percepita da un soggetto coniugato e quella di colui che ha contratto un’unione civile, nel caso in cui lo Stato membro abbia legittimato, mediante registrazione, l’unione per coppie dello stesso sesso. Peraltro, secondo la sentenza che riportiamo, il cittadino ha facoltà di invocare la disciplina contenuta in una direttiva UE, in virtù del primato del diritto comunitario su quello nazionale, senza dover aspettare il recepimento da parte del legislatore interno abbia e sia scaduto il termine impartito allo Stato membro per la trasposizione. Una decisione non applicabile in Italia, in quanto, come a tutti è noto, in Italia si dibatte da anni sui diritti tra coppie di fatto e coppie dello stesso sesso senza però arrivare ad una conclusione mentre migliaia di famiglie di questo tipo sono ad aspettare e subiscono una serie di evidenti discriminazioni che dovrebbero essere bandite in uno stato che ritiene di essere civile.Secondo la Corte, la direttiva n. 2000/78 sulla parità di trattamento in ambito di occupazione e condizioni di lavoro deve essere interpretata nel senso che non sono escluse dalla propria applicazione le pensioni complementari di vecchiaia oggetto del ricorso principale: siffatta direttiva si rende quale ostacolo di un’eventuale normativa interna degli Stati membri, come quella tedesca citata nel giudizio principale, dove un beneficiario partner di una unione civile registrata percepisce una pensione complementare di vecchiaia inferiore rispetto a quella percepita da un soggetto sposato. Chiaramente tutto ciò è condizionato dalla circostanza che che nello Stato membro il matrimonio sia riservato a soggetti di sesso diverso e coesista ad un’unione civile, come quella prevista in Germania, nonché sussista una discriminazione diretta basata sulle tendenze sessuali poiché, per quanto concerne la pensione di vecchiaia, il partner si trova in una condizione di fatto e di diritto paragonabile a quella di un soggetto sposato. In ultimo i giudici hanno precisato che il giudizio sulla “paragonabilità” compete al giudice del rinvio e che in ogni caso deve essere compiuto sui diritti e obblighi dei coniugi e delle persone che hanno contratto un’unione civile.

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I pakistani e la parità uomo-donna

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Le comunità pakistane di Modena e Reggio Emilia, non trovano le  parole per esprimere la propria rabbia ed il proprio sdegno per il drammatico omicidio di Shenaz Begum per aver difeso la figlia Nosheen Butt dal padre che la voleva costringere ad un matrimonio imposto. Noi crediamo che questi episodi isolati di violenza contro le donne infrangano il lavoro sincero degli immigrati che hanno la volontà di convivere con le tradizioni del paese ospitante, distruggano l’immagine della maggioranza degli immigrati che è contro la violenza e crede nella parità uomo e donna, interpretino male le tradizioni degli immigrati stessi. Crediamo che fare il padrone dei propri figli non abbia niente a che fare con nessuna religione e nessuna cultura civile. Nella legge pakistana un matrimonio combinato o una promessa di matrimonio di un minorenne non ha nessun valore giuridico. Secondo la religione Islamica, praticata dal 97% degli abitanti nel Pakistan, ‘’chi ammazza un essere umano è come se ammazzasse tutta l’umanità.’’ La religione e la tradizione islamica non dicono che il matrimonio va  imposto o combinato. Questi casi, seppur isolati, ci preoccupano per il nostro futuro in Italia. I casi isolati vanno isolati. Noi riteniamo che questa cultura che prende di mira le donne e che  fino a pochi anni, fa era presente in molte parti del mondo, vada combattuta insieme. Dobbiamo cercare tutte le soluzioni possibili per sconfiggere questo pensiero non soltanto perché rappresenta un problema di convivenza tra i cittadini immigrati e gli italiani, ma perché crediamo alla sacralità della vita e alla parità tra uomo e donna. Se il caso di Nosheen, in cui la madre ha difeso la figlia(cosa che non si era vista nel caso di Hina di Brescia e Saana di Pordenone) dà una segnale chiaro che la metà del nostro cammino è stata fatta, ora ci manca un altro pezzo che dobbiamo fare tutti insieme, prendendo le distanze dalla mentalità malata che crede nella supremazia dell’uomo. L’Associazione Pakistana di Reggio Emilia e la comunità pakistana condannano duramente questa idea ed esprimono tutta la solidarietà a Nosheen.

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