Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘parità’

La parità di genere ha bisogno di atti concreti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

L’Italia è al 70° posto sul tema del Gender Gap come rilevato dal World Economic Forum 2018; se si considera la sola equità retributiva, l’Italia indietreggia addirittura al 118° posto su un totale di 149 Paesi. Molte aziende si stanno attrezzando per diminuire il cosiddetto Gender Gap con specifiche iniziative di promozione della parità di genere su diversi fronti critici: l’accesso al lavoro, la retribuzione, la carriera, la maternità e l’equilibrio vita privata-lavoro. Il tema centrale, in questo senso, per incentivare le pari opportunità nelle aziende è la certificazione. Da poco più di un anno in Italia è attiva l’iniziativa di Winning Women Institute, la prima società italiana che rilascia il cosiddetto Bollino Rosa a quelle organizzazioni che, dopo un severo percorso di valutazione, garantiscono e si distinguono per la sussistenza di determinati standard. L’obiettivo è coinvolgere il maggior numero possibile di aziende, come atto concreto verso il superamento strutturale anche nel nostro Paese del Gender Gap. Da questo punto di vista la legislazione islandese è un role model unico al mondo.
In occasione del Festival del lavoro 2019, in un workshop promosso da Winning Women Institute, dal titolo “La certificazione delle pari opportunità. Le prime aziende certificate in Italia e il caso dell’Islanda”, sull’esempio della vitale democrazia islandese, riconosciuta come il paese più pro-gender a livello globale, si discuterà con l’ex ministro islandese promotore della specifica norma in Islanda, Thorsteinn Víglundsson ed Enrico Gambardella, Presidente di Winning Women Institute, dell’opportunità di introdurre anche in Italia una legge che incentivi la certificazione delle aziende sul tema delle pari opportunità. Parteciperanno alla tavola rotonda, tra gli altri, anche Paola Corna Pellegrini, Ceo di Allianz Partners e Presidente del Comitato Scientifico di Winning Women Institute, Roberto Maroni, già Ministro dell’Interno e del Welfare e già Governatore della Lombardia e Árni Kristinsson, Managing Director di BSI Islanda.
In Italia molte aziende si stanno distinguendo per l’introduzione di attività e iniziative in tale senso. Le prime 9 aziende che hanno già ricevuto la Certificazione della Parità di Genere di Winning Women Institute, il cosiddetto Bollino Rosa, sono: cameo, GRENKE, Alés Groupe, Biogen, Allianz Partners, Amgen, Sanofi, Sas e Ipsen. Oltre a ricevere un riconoscimento per gli standard raggiunti in termini di pari opportunità, con le loro testimonianze ed interventi contribuiranno ad arricchire il workshop promosso presso il Festival del Lavoro 2019.

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Ue. de Bertoldi (FdI): FdI chiede parità di trattamento per Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

“Il trattato di Aquisgrana di quest’anno, e i rapporti bilaterali, potrebbero determinare in futuro altre Brexit all’interno dell’unità europea. Da sovranista mi chiedo, come si pone Aquisgrana in rapporto ad un’Europa davvero dei popoli europei? E per quanto riguarda l’unione monetaria comune, ricordo che gli accordi di Schauble del 2012 e 2013 si basavano su due pilastri fondamentali: la vigilanza bancaria da parte della Bce a fronte della garanzia europea sui risparmi. Ad oggi invece è stata realizzata solo la vigilanza europea, ma non è stata attuata la garanzia comune sui depositi e sui risparmi, e quindi su questi aspetti bisogna riflettere perché altrimenti la nostra nazione rimetterà in discussione l’unione bancaria europea in quanto i presupposti su cui era basata non vengono rispettati. Non c’è stato quindi un adeguato trattamento”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, nel corso di un incontro con una delegazione della Commissione Finanze del Bundestag tedesco. “Vorrei poi capire, se davvero si vuole costruire un’Europa unita, come si fa ad avere una moneta unica e al contempo una politica fiscale e finanziaria diversa? Inoltre – prosegue il senatore de Bertoldi – vorrei avere un chiarimento sull’applicazione inerente al Bail in. Come mai a noi, in Italia, è stato impedito, mentre in altre situazioni analoghe, la Germania ha utilizzato i soldi pubblici per supportare il proprio sistema creditizio? Noi di Fratelli d’Italia chiediamo pari dignità, uguale trattamento e una collaborazione che avvantaggi l’intera Europa” conclude il senatore de Bertoldi

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E’ così difficile pensare che tutti gli esseri umani sono nati uguali?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

terra madre1E che questo principio non è solo il frutto di un pensiero religioso? L’attuale sistema economico e finanziario manipolato dal Nord industrializzato a danno del Sud è la classica dimostrazione di quanta indifferenza si coglie in questo rapporto incompreso. Ne consegue la marginalizzazione economica e finanziaria di molte regioni e l’impoverimento di interi popoli. E’ un modo come spingere in un vicolo cieco milioni di disperati e costringerli a passare sotto le forche caudine dell’emigrazione. E diventa un esodo biblico, ma confuso, irrazionale, disperato che può generare altri tipi di reazione e non solo di gratitudine nei confronti degli ospitanti dato che a loro volta sono anch’essi divisi in aree di benessere e in quelle dell’emarginazione. D’altra parte l’emigrante, e non ci riferiamo ovviamente a quelli che non hanno un’istruzione o conoscono un mestiere, sono anche coloro che hanno una formazione superiore, ma per mancanza d’impiego nel paese d’origine, sono costretti a cercarne uno altrove. Si tratta di una vera fuga di cervelli che indebolisce ulteriormente il potenziale di sviluppo di tali paesi ma che solo marginalmente arricchiscono l’ospitante per l’assurdità delle leggi esistenti, guarda caso in Italia, dove l’iniziativa, ad esempio, di qualche anno fa di favorire l’immigrazione di infermieri è fallita dato che non era possibile, formalmente, riconoscere il titolo professionale acquisito all’estero. La verità è che si stanno negando due fondamentali diritti dell’uomo sia quello di restare nel proprio Paese sia quello di emigrare. Tutto questo perché non esiste una stabilità politica generalizzata, non esistono relazioni internazionali impostate su criteri di maggiore equità, è fatiscente la lotta contro il sottosviluppo. Si tratta di una sfida che ci coinvolge tutti, religiosi e laici, perché non si costruisce un mondo migliore senza che ogni uomo, senza eccezione di razza, di religione e di nazionalità, possa vivere, nel suo paese, una vita pienamente umana, libera dalla schiavitù da altri uomini e dall’incubo di cadere vittima di una natura non adeguatamente controllata. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Sodexo in prima linea per la parità di genere

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2016

sodexoPromuovere un sostegno concreto, duraturo e strategico del capitale umano a favore della parità di genere nel mondo del lavoro. È questo l’obbiettivo della campagna internazionale “HeForShe”, ideata dall’ente delle Nazioni Unite per la parità di genere e l’empowerment femminile UN Women, di cui si è ampiamente discusso in Senato in occasione del convegno “HeForShe: ancora insieme verso la parità di genere”. All’importante appuntamento ha preso parte anche Sodexo, gruppo internazionale francese presente in 80 paesi, leader mondiale nei servizi che migliorano la Qualità della Vita, che ad oggi conta 425.000 dipendenti, di cui ben il 54% sono donne. Un impegno che non si ferma al solo sostegno delle donne che lavorano in azienda, ma che si sviluppa e cresce costantemente grazie a numerose iniziative che sono valse a Sodexo numerosi riconoscimenti a livello internazionale.
“La parità di genere in Sodexo non è un trend da cavalcare o una trovata di comunicazione estemporanea per far parlare di noi. Nell’azienda che qui rappresento, l’attenzione al tema delle pari opportunità si declina innanzitutto come inclusione femminile nel mondo del lavoro. Un tema che per noi di Sodexo non è disgiunto dal business ma al contrario è una leva per stare sul mercato in modo sostenibile e vincente: basti pensare che da quest’anno la massima carica di Sodexo nel mondo è ricoperta proprio da una donna, ovvero Sophie Bellon, Presidente del CDA del Gruppo – ha spiegato alla platea Sergio Satriano, Managing Director di Sodexo Benefits&Rewards Services – Ma anche i numeri parlano chiaro: a livello internazionale, le donne che lavorano per la nostra azienda rappresentano il 54% del totale della forza lavoro e compongono il 30% del senior management”.Ai numeri, seppur molto positivi e incoraggianti, s’accompagnano anche azioni concrete che nel corso del tempo hanno riscosso ampio successo: “L’istituzione dello SWIFT, ovvero il forum internazionale composto da 35 donne per supportare le strategie aziendali di gender diversity, e la sottoscrizione dei Principi per l’Empowerment delle donne stilati dalle Nazioni Unite sono solo alcune delle iniziative che hanno permesso a Sodexo di entrare nella top10 mondiale delle aziende promotrici di queste politiche e di ricevere importanti riconoscimenti internazionali, tra cui quello della Casa Bianca – ha proseguito Sergio Satriano – Ma non è tutto: abbiamo organizzato seminari e workshop a tema, tra i quali “Spirit of Inclusion”, aderito ad iniziative come la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne e al progetto Sodalitas Social AWARD, così come la collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) per offrire a tutte le donne una giornata formativa sull’alimentazione sana, all’interno del progetto SmartFood, allo scopo di accompagnare le donne in un percorso di prevenzione contro il cancro. Sodexo, sostenuta anche dalle recenti politiche ed interventi di defiscalizzazione promossi dal Governo, ha da anni una grande ambizione: quella di creare cultura positiva intorno al tema della qualità della vita in azienda. Grazie alla grande esperienza relativa ai temi del Welfare aziendale, del work life balance, conciliazione vita privata e lavoro per le donne, Sodexo contribuisce da oltre 50 anni alla sensibilizzazione di aziende e consumatori sui valori di diversità e inclusione”. (Matteo Gavioli)

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Parlamento europeo: Strategia per la parità di genere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2015

parlamento europeoLa risoluzione non vincolante approvata martedì chiede che la nuova strategia post-2015 dell’UE per la parità di genere sia dotata di obiettivi chiari, azioni concrete e un monitoraggio più efficace per progredire nella lotta alla discriminazione nel mercato del lavoro, nell’istruzione e nel processo decisionale.Il Parlamento evidenzia, inoltre, che sono necessarie azioni specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle donne anziane, delle madri single e le LGBTI.La risoluzione è stata approvata con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni.La relatrice, Maria Noichl (S&D, DE), ha sottolineato che, “malgrado le nostre differenze interne, i deputati si sono concentrati sul nostro obiettivo centrale: raggiungere finalmente una reale parità di genere in Europa”. Ha quindi aggiunto che “la risoluzione costituirà una base buona, equilibrata e che guarda in avanti per una nuova strategia dei diritti delle donne e per la parità di genere di tutte le donne e uomini nell’Unione europea”.I deputati invitano la Commissione a proporre nuove leggi che contengano misure vincolanti per proteggere le donne dalla violenza e invitano tutti gli Stari membri a ratificare al più presto possibile la Convenzione di Istanbul. Una particolare attenzione – sottolineano – deve essere dedicata alla nuove forme di violenza contro le donne, come le cyber-molestie, il cyber-stalking e il cyber-bullismo. Inoltre, il fenomeno della femminilizzazione della povertà potrebbe portare a un aumento del traffico di sesso femminile, dello sfruttamento sessuale e della prostituzione forzata. Gli Stati membri dovrebbero quindi trovare il modo di scoraggiare la domanda e mettere in atto programmi per abbandonare la prostituzione.Un’adeguata maternità, paternità e adeguati congedi parentali sono necessari per aumentare i tassi di occupazione femminile. I genitori hanno bisogno anche di servizi di qualità per l’infanzia a prezzi accessibili, che siano compatibili con il tempo pieno lavorativo sia delle donne sia degli uomini.I deputati sottolineano l’importanza delle forme di lavoro flessibili che permettere alle donne e agli uomini di conciliare il lavoro e la vita familiare secondo le proprie scelte.
Gli Stati membri devono lottare contro il lavoro precario e sommerso delle donne, poiché contribuisce all’aumento della povertà tra le donne. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero adottare misure appropriate per ridurre il divario della retribuzione tra i generi e quello pensionistico.I deputati chiedono al Consiglio di raggiungere al più presto una posizione comune sulle quote per le donne, in quanto questo sistema si è dimostrato efficace nei Paesi che hanno già introdotto le quote obbligatorie. Invitano inoltre le autorità nazionali e comunitarie a garantire l’uguaglianza all’interno dei loro organi decisionali, proponendo sia un candidato di sesso femminile sia uno di sesso maschile per le posizioni di alto livello.Il Parlamento chiede servizi di qualità e facilmente accessibili nei settori della salute sessuale e riproduttiva e il diritto a contraccezione e aborto sicuri e legali, sostenendo il diritto delle donne al controllo del proprio corpo. Programmi di educazione sessuale dovrebbero essere creati nelle scuole.
I deputati invitano gli Stati membri a promuovere un’immagine equilibrata e non stereotipata delle donne nei media e nella pubblicità.La lotta contro il bullismo e il pregiudizio contro le persone LGBTI nelle scuole dovrebbe essere parte degli sforzi dell’UE per combattere gli stereotipi di genere. L’istruzione e la responsabilizzazione svolgono un ruolo importante nella lotta contro gli stereotipi di genere e nel porre fine alla discriminazioni di genere.
L’UE dovrebbe fornire un modello per la parità di genere e per i diritti delle donne all’interno e all’esterno dei suoi confini. La prospettiva di genere e la lotta contro la violenza di genere dovrebbero essere integrate nella politica estera, di sviluppo e commerciale dell’UE.Il Parlamento invita la Commissione a promuovere l’uso del mainstreaming di genere, il bilancio di genere e la valutazione dell’impatto di genere in tutti i settori e per ogni proposta legislativa, a tutti i livelli di governo.Allo stesso modo, gli Stati membri dovrebbero introdurre la dimensione di genere nei loro bilanci, al fine di analizzare i programmi di governo e le politiche, il loro impatto sulla ripartizione delle risorse e il loro contributo alla parità tra uomini e donne.

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I deputati europei chiedono maggior impegno per la parità di genere

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 marzo 2015

parlamento europeoNella risoluzione non legislativa approvata martedì, il Parlamento chiede che siano migliorate le politiche per raggiungere la parità tra donne e uomini. Nonostante i progressi ottenuti per colmare la disuguaglianza di genere, molto resta ancora da fare per ridurre il divario retributivo, applicare le pari opportunità alle carriere professionali, rimediare alla mancanza di indipendenza economica delle donne, migliorare l’equilibrio lavoro/vita, compresi il congedo di maternità e paternità e proteggere i diritti alla contraccezione e all’aborto.

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Rapporto parità uomo-donna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2012

“Una lezione di civiltà arriva dall’Europa mentre noi siamo sempre ad inseguire sul piano dei diritti civili. Un passaggio epocale sul piano del riconoscimento dei diritti delle coppie gay”. Il commento di Alessandro Cresci, responsabile diritti civili IdV Toscana è in riferimento a quanto emerso nel Parlamento Europeo ieri, per cui i governi europei, secondo il Parlamento europeo, non devono dare ”definizioni restrittive di famiglia” allo scopo di negare protezione alle coppie gay e ai loro figli. E’ la posizione espressa nel rapporto sulla parita’ di diritti uomo-donna presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in’t Veld ed approvato dall’Eurocamera. Il passaggio piu’ nettamente a favore dei matrimoni gay e’ contenuto nel paragrafo 7 del rapporto, che il Ppe voleva cancellare con un emendamento (bocciato in aula con 322 si’ e 342 no). Sono stati inoltre approvati, nonostante l’opposizione dei popolari, i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione Ue di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli stati membri che gia’ le ammettono e al Consiglio europeo di ”riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilita’, eta’ o orientamento sessuale”. “Non una parola – continua Cresci – ho sentito sul tema dai principali telegiornali Rai e Mediaset che come al solito sono succubi di certa cultura restauratrice regnante nel Belpaese, anziché fare il proprio lavoro di corretta informazione. L’Italia dovrà adeguarsi volente o nolente, per porre fine alla cassificazione in corso tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ci viene richiesto uno scatto in avanti che richiederà ancora molto sforzi e battaglie, ma ci arriveremo checchè ne dicano Angelino Alfano da una parte e Rosy Bindi dall’altra in una sorta di consociativismo PDL-PD di stampo omofobico sul matrimonio che deve essere solo eterosessuale”.(Antonio Di Pietro)

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Diritti degli omosessuali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2011

Dopo che già tanti stati nel mondo hanno compiuto sforzi legislativi affinché anche la legge fosse adeguata alla società, perché troppo spesso, anche nei paesi cosiddetti sviluppati la legislazione arriva troppo tardi rispetto all’andamento ed ai comportamenti dei propri cittadini, anche l’ONU compie un grande slancio per la tutela dei diritti di tutti gli uomini con l’approvazione da parte del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu il 17 giugno di una risoluzione che sin da subito è stata definita ”storica” e che stabilisce la parità dei diritti per tutti gli esseri umani, indipendentemente dall’orientamento sessuale, segnando un progresso significativo di livello mondiale nella battaglia per i diritti degli omosessuali. Il provvedimento che è stato presentato dal Sud Africa, è stato emanato con 23 voti a favore, 19 contrari e tre astensioni, nonostante la forte opposizione da parte degli stati arabi e africani. Di straordinaria significatività la frase contenuta nel testo: ”Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e a ciascuno di loro spettano tutti i diritti e le libertà senza distinzione di alcun tipo” e che apre scenari importanti se al dato persuasivo insito nel provvedimento, comporterà anche effetti nelle legislazione degli stati che ancora sono in ritardo nell’equiparazione universale dei diritti di tutti. Se il mondo fa un passo così avanti, aggiunge Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è ora che anche l’Italia si adegui ed il Parlamento approvi nell’immediato e contemporaneamente due leggi: una contro l’omofobia ed un’altra per la parità di tutte le “unioni civili”. È giunta l’ora, ribadisce D’Agata, che sia realizzato compiutamente nel Belpaese l’articolo 3 della Costituzione.

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Unioni omosessuali: no a discriminazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2011

Da tempo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia come le istituzioni europee siano in molti casi più avanti per quanto riguarda la tutela dei diritti civili e come invece gli stati membri ed in particolare quello italiano si dimostrino arretrati ed in non rare volte discriminatori. Un’altra decisione della Corte di Giustizia, la sentenza 10.05.2011 n° C-147/08, dimostra questa tendenza. Questa volta la Corte si occupa di parità di trattamento tra coppie ed in particolare, sulla base del principio di parità di trattamento e sul divieto di discriminazione fondato sulle tendenze sessuali in materia di occupazione e lavoro, ha stabilito un’equiparazione tra la pensione complementare di vecchiaia percepita da un soggetto coniugato e quella di colui che ha contratto un’unione civile, nel caso in cui lo Stato membro abbia legittimato, mediante registrazione, l’unione per coppie dello stesso sesso. Peraltro, secondo la sentenza che riportiamo, il cittadino ha facoltà di invocare la disciplina contenuta in una direttiva UE, in virtù del primato del diritto comunitario su quello nazionale, senza dover aspettare il recepimento da parte del legislatore interno abbia e sia scaduto il termine impartito allo Stato membro per la trasposizione. Una decisione non applicabile in Italia, in quanto, come a tutti è noto, in Italia si dibatte da anni sui diritti tra coppie di fatto e coppie dello stesso sesso senza però arrivare ad una conclusione mentre migliaia di famiglie di questo tipo sono ad aspettare e subiscono una serie di evidenti discriminazioni che dovrebbero essere bandite in uno stato che ritiene di essere civile.Secondo la Corte, la direttiva n. 2000/78 sulla parità di trattamento in ambito di occupazione e condizioni di lavoro deve essere interpretata nel senso che non sono escluse dalla propria applicazione le pensioni complementari di vecchiaia oggetto del ricorso principale: siffatta direttiva si rende quale ostacolo di un’eventuale normativa interna degli Stati membri, come quella tedesca citata nel giudizio principale, dove un beneficiario partner di una unione civile registrata percepisce una pensione complementare di vecchiaia inferiore rispetto a quella percepita da un soggetto sposato. Chiaramente tutto ciò è condizionato dalla circostanza che che nello Stato membro il matrimonio sia riservato a soggetti di sesso diverso e coesista ad un’unione civile, come quella prevista in Germania, nonché sussista una discriminazione diretta basata sulle tendenze sessuali poiché, per quanto concerne la pensione di vecchiaia, il partner si trova in una condizione di fatto e di diritto paragonabile a quella di un soggetto sposato. In ultimo i giudici hanno precisato che il giudizio sulla “paragonabilità” compete al giudice del rinvio e che in ogni caso deve essere compiuto sui diritti e obblighi dei coniugi e delle persone che hanno contratto un’unione civile.

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I pakistani e la parità uomo-donna

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Le comunità pakistane di Modena e Reggio Emilia, non trovano le  parole per esprimere la propria rabbia ed il proprio sdegno per il drammatico omicidio di Shenaz Begum per aver difeso la figlia Nosheen Butt dal padre che la voleva costringere ad un matrimonio imposto. Noi crediamo che questi episodi isolati di violenza contro le donne infrangano il lavoro sincero degli immigrati che hanno la volontà di convivere con le tradizioni del paese ospitante, distruggano l’immagine della maggioranza degli immigrati che è contro la violenza e crede nella parità uomo e donna, interpretino male le tradizioni degli immigrati stessi. Crediamo che fare il padrone dei propri figli non abbia niente a che fare con nessuna religione e nessuna cultura civile. Nella legge pakistana un matrimonio combinato o una promessa di matrimonio di un minorenne non ha nessun valore giuridico. Secondo la religione Islamica, praticata dal 97% degli abitanti nel Pakistan, ‘’chi ammazza un essere umano è come se ammazzasse tutta l’umanità.’’ La religione e la tradizione islamica non dicono che il matrimonio va  imposto o combinato. Questi casi, seppur isolati, ci preoccupano per il nostro futuro in Italia. I casi isolati vanno isolati. Noi riteniamo che questa cultura che prende di mira le donne e che  fino a pochi anni, fa era presente in molte parti del mondo, vada combattuta insieme. Dobbiamo cercare tutte le soluzioni possibili per sconfiggere questo pensiero non soltanto perché rappresenta un problema di convivenza tra i cittadini immigrati e gli italiani, ma perché crediamo alla sacralità della vita e alla parità tra uomo e donna. Se il caso di Nosheen, in cui la madre ha difeso la figlia(cosa che non si era vista nel caso di Hina di Brescia e Saana di Pordenone) dà una segnale chiaro che la metà del nostro cammino è stata fatta, ora ci manca un altro pezzo che dobbiamo fare tutti insieme, prendendo le distanze dalla mentalità malata che crede nella supremazia dell’uomo. L’Associazione Pakistana di Reggio Emilia e la comunità pakistana condannano duramente questa idea ed esprimono tutta la solidarietà a Nosheen.

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Parità diritti per congedo maternità

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Strasburgo Parlamento europeo. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero garantire il livello standard di protezione sociale, comprese le indennità di congedo di maternità per almeno 14 settimane, alle lavoratrici autonome e alle mogli o conviventi dei lavoratori autonomi: questo è quanto afferma una proposta di modifica di una direttiva UE in tema di diritti delle donne.

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Politiche sociali

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2010

“Alleanza strategica e pragmatica delle Consigliere di parità e degli Ispettori del lavoro a tutela delle lavoratrici madri in particolare, e in generale dello sviluppo delle politiche attive a promozione dell’occupabilità regolare  nel mercato del lavoro. Sul territorio l’intensa attività di vigilanza degli ispettori e la stretta collaborazione con le consigliere di parità ha registrato nel 2009  un significativo aumento del controllo sia delle violazioni amministrative in ordine alla tutela economica delle lavoratrici madri , rispetto all’anno 2008 ,  è aumentato del 67%; sia delle  ipotesi di reato in ordine alla tutela fisica delle lavoratrici madri , che sempre rispetto all’anno 2008 sono aumentate del 155%. L’attività dell’anno in corso è orientata a  sviluppare  i criteri di rischi  connessi alle differenze di genere previsti dall’art. 28 del Testo Unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Questa attività  tra Consigliere e Ispettori è la risposta più efficace alle polemiche sollevate anche recentemente sulla abolizione della legge n. 188 del 2007, che obbligava i lavoratori ad utilizzare una procedura telematica per le dimissioni volontarie. Tale procedura infatti è stata abrogata con il decreto 112 ( art 39, comma 10,lettera l) .Per presentare le dimissioni volontarie non è più  necessario adempiere alla procedura informatica che rappresentava un deterrente per i datori di lavoro all’assunzione di personale femminile.La maternità , i rischi di licenziamenti a tutela delle lavoratrici madri si prevengono e si contrastano  sostenendo il lavoro regolare in un rapporto corretto tra datori di lavoro e lavoratrici promuovendo controlli efficaci , responsabilizzando le aziende ,le parti sociali, sensibilizzando efficacemente  il sistema del mercato del lavoro locale.” (Alessandra Servidori –Consigliera nazionale di parità)

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Rafforzare le politiche di parità tra i sessi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Promuovere l’imprenditorialità  femminile, colmare il divario retributivo tra uomini e donne, garantire i servizi di assistenza a bambini e anziani, rivedere il congedo di maternità e introdurre quello di paternità. E’ quanto propone il Parlamento per garantire la parità di genere e conciliare meglio lavoro e famiglia. Chiede poi l’istituzione di “quote rosa”, di adottare una direttiva per la lotta alle violenze sulle donne e di garantire un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto.  Deplorando che i piani di ripresa economica “si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini”, i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l’imprenditorialità femminile nel settore industriale e “a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese”. Pongono l’accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell’economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti – nell’artigianato, nel commercio, nell’agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.  Il Parlamento osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini “stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000”, nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.   Il Parlamento esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a fare in modo che la crisi economica e finanziaria “non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l’assistenza agli anziani”. Anche perché l’accesso a tali servizi “è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all’istruzione e alla formazione” e per una “migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata”.

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Rete per le consigliere di parità

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2010

Roma Palazzo Chigi 2 e 3 febbraio – via di santa Maria in Via n. 37 e  il giorno 4 febbraio proseguiranno presso l’Aula Magna dell’Università degli studi Roma Tre in Via Ostiense 159si svolgeranno i lavori sui temi prioritari dello sviluppo di politiche attive, di nuove opportunità e tutele nel mondo del lavoro con particolare riferimento al lavoro femminile. Ai lavori, che saranno coordinati dalla Consigliera Nazionale di Parità Alessandra Servidori, parteciperanno i Capi di Gabinetto del Ministero del lavoro, Cons. Caro Lucrezio Monticelli, e del Ministero per le Pari Opportunità, Cons. Simonetta Matone, la vice Presidente del Comitato Pari Opportunità  Santina Giorgio ed altri autorevoli relatori e tecnici del Ministero Del Lavoro, dell’Inail, di Confindustria e della Cisl per le parti sociali. Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con le riforme del nuovo Testo Unico che pone   specifica   attenzione all’ottica di genere, le innovazioni normative sulle pari opportunità che,  recependo le direttive comunitarie,  offrono nuove garanzie per la salvaguardia del  principio di parità  di trattamento fra donne e uomini in materia di occupazione e di impiego, le recenti opportunità di lavoro nell’ambito dei green jobs- lavori verdi, sono i temi affrontati. Tematiche nelle quali si inserisce, coerentemente, l’impegno della Consigliera Nazionale di Parità  e della Rete delle Consigliere da tempo impegnate in interventi concreti per favorire l’occupazione e la permanenza nel mercato del lavoro delle lavoratrici  e per garantire l’applicazione delle tutele di legge.

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Rete consigliere di parità

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2009

Roma 13  e mercoledì 14 ottobre  all’Hotel Sheraton  Golf Parco de’Medici si  riunirà  la Rete Nazionale delle Consigliere di Parità per la programmazione dell’attività delle 240 Consigliere che operano  sul territorio nazionale. Parteciperanno alle due giornate di lavori, aperte dalla Consigliera Nazionale Alessandra Servidori , tra gli altri, il Sottosegretario   del  Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, Sen. Pasquale Viespoli, il Capo di Gabinetto Cons. Caro Lucrezio Monticelli, il Direttore Generale per l’Innovazione Tecnologica  e Comunicazione Grazia Strano e Dirigenti  della Direzione Generale del Mercato del Lavoro, per illustrare le attività intraprese in collaborazione con  l’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità.  Nello specifico,  sarà illustrato il programma per il 2010 con particolare attenzione alle attività di politiche attive, conciliative e antidiscriminatorie;  nell’ambito delle attività sarà lanciato il piano di comunicazione “Sicuramente noi”  che vede impegnate le Consigliere sui temi della sicurezza “ per e sul” lavoro ; sarà  lanciata l’implementazione- in ambito nazionale e internazionale- della Carta delle Pari Opportunità promossa dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ,  dalle Consigliere  di parità e dal Ministero delle Pari Opportunità. L’appuntamento precede la Conferenza  Europea dei servizi alla persona che vede la Rete delle Consigliere di parità  impegnate in partnership per l’implementazione dei servizi integrati alla persona su tutto il territorio nazionale.

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Le Commissioni in Video a Parma

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

Prosegue la rubrica ‘Le Commissioni in Video ogni martedì e giovedì filmati, interviste e approfondimenti sull’attività delle Commissioni consiliari di Parma Le pari opportunità non sono solo una questione di genere. Si tratta di tutelare le fasce più deboli dei nostri cittadini: un’esigenza molto trasversale, che all’interno dell’Amministrazione comunale coinvolge assessorati e competenze differenti. A parlare è Maria Teresa Guarnieri, consigliera di Altra Politica e presidente della settima commissione consiliare, dedicata appunto alle Pari Opportunità. Abbiamo all’ordine del giorno alcune sfide strategiche spiega la Guarnieri nella video intervista per Le Commissioni in Video, pubblicata alla fine di questo articolo. Dal punto di vista delle differenze di genere ritengo sia doveroso organizzare un incontro con le Consigliere di Parità della Provincia, un figura molto importante ma ancora poco conosciuta. Poi sarà strategico aprire lo sguardo sulla tutela delle fasce deboli della popolazione, tema su cui abbiamo registrato la disponibilità dell’assessore Lasagna: ricercando nuove testimonianze ed interventi qualificati cercheremo di proporre una lettura della realtà inedita, utile sia per ai consiglieri che all’Amministrazione.  L’intervista completa è visibile nei filmati on streaming a fondo pagina. Il prossimo appuntamento con ‘Le Commissioni in Video’ è per martedì 22 settembre, con la videointervista a Giuseppe Pantano, presidente della quinta Commissione consiliare.

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