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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘parkinson’

Scoperto un nuovo meccanismo alla base della malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Grazie allo studio di una rara forma ereditaria della malattia di Parkinson, ricercatori dell’Università di Trento hanno descritto un nuovo meccanismo patologico alla base della malattia che potrebbe in futuro essere sfruttato in chiave terapeutica anche per le forme non genetiche. Pubblicato sulla rivista Brain*, il lavoro è stato coordinato da Giovanni Piccoli, ricercatore del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio), con il supporto del programma carriere della Fondazione Telethon, l’Istituto Telethon Dulbecco.Quella di Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge specifiche aree del cervello, i gangli della base, deputate al controllo del movimento e dell’equilibrio. Nel tempo si assiste alla degenerazione di specifici neuroni presenti nei gangli della base, quelli dopaminergici, e parallelamente alla comparsa di aggregati di proteine con effetto tossico sulle cellule. Ad oggi le basi molecolari della malattia non sono ancora note e questo ha ostacolato lo sviluppo di farmaci risolutivi: infatti, le terapie farmacologiche attuali basate sul trattamento L-DOPA o DOPA agonisti sono in grado soltanto di alleviare i sintomi, ma non di risolvere la malattia alla radice.Si stima che nel mondo siano oltre 10 milioni le persone colpite dalla malattia di Parkinson. Nella maggior parte dei casi l’insorgenza è del tutto sporadica, ma esistono anche rare forme familiari di origine genetica, causate cioè da mutazioni a carico di specifici geni: studiarle si è rivelato molto utile per fare luce sui meccanismi, ancora in gran parte oscuri, della patologia. Il gruppo guidato da Piccoli si occupa di una particolare proteina espressa sia nel cervello che in altri tessuti, LRRK2, che quando presenta la mutazione G2019S è responsabile di circa il 10 per cento delle forme genetiche di Parkinson.Coinvolta in diversi meccanismi cellulari, fra cui il controllo dell’attività neuronale, LRRK2 è una chinasi, ovvero una proteina che agisce trasferendo un gruppo fosfato ad altre molecole: questa reazione chimica, denominata fosforilazione, è un meccanismo fondamentale usato dalle proteine per regolare i programmi cellulari. In presenza della mutazione G2019S, associata all’insorgenza di forme familiari di Parkinson, LRRK2 aumenta la sua attività di fosforilazione. Inoltre, studi condotti su materiale autoptico di pazienti e neuroni umani generati a partire da cellule pluripotenti hanno evidenziato come la mutazione G2019S di LRRK2 induca morte cellulare e formazione di aggregati proteici. Tra le proteine bersaglio di LRRK2 c’è anche NSF, un enzima coinvolto nel traffico delle vescicole: ed è proprio su questo enzima che si sono concentrati i ricercatori del Cibio.

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Progetto neuroscienze per malati di Parkinson

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2021

Mercoledì 25 marzo alle ore 11.30, saranno presentati i risultati della Neuroscience Caregiver Academy (NCA), il progetto di formazione gratuita per i caregiver che si prendono cura dei malati di Parkinson nato dalla partnership di AbbVie, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus e ANIN (Associazione Nazionale Infermieri in Neuroscienze). Il progetto, in particolare durante l’emergenza COVID-19, ha visto l’attivazione di corsi di formazione virtuale tenuti da specialisti afferenti ai principali centri clinici d’eccellenza italiani, fornendo un supporto concreto per i caregiver e favorendo l’introduzione di un percorso istituzionale di supporto a questa importante figura. Oltre ai referenti dei partner del progetto, saranno presenti la Sen. Simona Nunzia Nocerino e l’On. Fabiola Bologna, Membro della Commissione Affari sociali della Camera, per discutere delle iniziative istituzionali in atto dedicate al caregiver, sia in termini di aiuti economici che di formazione.

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La malattia di Parkinson in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Si stima che in Italia siano circa 300.000 i pazienti affetti da malattia di Parkinson, il secondo disturbo neurodegenerativo piu’ diffuso al mondo. Ma chi assiste tutti i giorni questi pazienti? Sono i caregiver, spesso i familiari piu’ prossimi i quali si trovano ad affrontare un compito difficile che puo’ avere un notevole impatto sul loro stesso benessere psicofisico. Tanto che da una indagine e’ emerso che il 79% dei caregiver ha avuto ripercussioni sulla salute. Diventa essenziale, quindi, sviluppare programmi in grado di fornire loro gli strumenti assistenziali, psicologici, legali per prendersi cura al meglio del paziente. Un’esigenza che e’ acuita nel periodo del lockdown ma persiste nel corso di questa pandemia. Per questo motivo AbbVie, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus e ANIN, si sono fatti promotori della Neuroscience Caregiver Academy (NCA), a spiegare gli obiettivo del progetto a tappe che coinvolge tutta Italia e le nuove frontiere di trattamento nella cura delle patologie degenerative e’ Annalisa Iezzi, direttore medico Abbvie Italia. Gli eventi in presenza sono necessariamente diventati virtuali ma comunque fanno riferimento a grandi ospedali delle rispettive zone di appartenenza. Stiamo ancora definendo le date per gli eventi che si svolgeranno a Catania e Milano che fara’ riferimento all’Istituto neurologico Besta. Lavoriamo con tutti questi importanti centri di riferimento perche’ sono in grado di erogare il supporto necessario”. Quali sono le nuove frontiere nel trattamento della malattia di parkinson ma anche in generale dei disturbi neurodegenerative? “Per noi la priorita’ e’ perseguire l’innovazione in questo campo. La ricerca farmacologica molto spesso e’ soggetta a frustrazioni e fallimenti ma il ricercatore lo mette in conto quando fa questo lavoro. Abbvie e’ una delle poche aziende che continua ad investire nelle malattie neurodegenerative, una delle poche che ha degli asset in sviluppo per l’alzheimer. Quello che noi vediamo a breve e lungo termine e’ continuare a sviluppare farmaci innovativi per il Parkinson in cui l’efficacia clinica e’ ad un ottimo punto di avanzamento nel rallentare la progressione della malattia. Si sta lavorando all’inibizione della proteina Tau che ha un ruolo fondamentale nella patogenesi dell’alzheimer. In Abbvie mette a disposizione per tale patologie un’ampia area dell’azienda”. Ci siamo resi conto che sono stati resi in tale contesto procedimenti piu’ agili che in Italia, molto spesso, erano rallentati dalla burocrazia con cui ci troviamo a lavorare. Posso dire che in questo specifico progetto c’e’ una vera e propria alleanza in cui le competenze di un attore privato vengono poste allo stesso livello di quelle assolutamente elevate del sistema statale e dunque del Ssn. Credo che questa sia la prima di moltissime altre partnership che andranno avanti. E’ una ottima opportunita’ per noi e come coinvolgimento delle Istituzioni mettiamo in campo una triade di collaborazioni anche con le Istituzioni e con l’ambiente politico che ci governa”.

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Progetto formativo per chi si prende cura dei malati di Parkinson

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Mercoledì 21 ottobre alle 11.30, verrà presentata in diretta streaming la Neuroscience Caregiver Academy, il progetto formativo dedicato ai caregiver nato dalla partnership tra AbbVie Italia, Accademia LIMPE-DISMOV, Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus, Associazione Nazionale Infermieri in Neuroscienze (A.N.I.N.) e realizzato in collaborazione con alcuni Centri Clinici d’eccellenza del territorio italiano (Torino, Padova, Milano, Catania, Napoli-Salerno). Per l’occasione, interverranno e saranno disponibili per interviste il Prof. Leonardo Lopiano, Presidente della Fondazione LIMPE, il Prof. Mario Zappia, Presidente Accademia LIMPE-DISMOV, la Dott.ssa Cristina Razzini, Presidente dell’Associazione Nazionale Infermieri in Neuroscienze (A.N.I.N.), la Dott.ssa Annalisa Iezzi, Direttore Medico AbbVie Italia e l’On. Fabiola Bologna, Neurologa e Membro della XII Commissione Affari sociali. Nel corso della conferenza stampa oltre al progetto e alle novità istituzionali in materia, saranno presentati i risultati del primo incontro formativo che si è tenuto a Torino il 2 e 3 ottobre. Inoltre, sarà dedicato ampio spazio all’analisi alla situazione dei caregiver e dei pazienti ai tempi al tempo del Covid-19: è emerso infatti, con maggiore forza, la solitudine e il grande stress sia fisico che psicologico a cui sono sottoposti.

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Estate e malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

L’estate rappresenta generalmente un importante momento di svago e di relax, ma per le persone con Malattia di Parkinson (MP), circa 300.000 in Italia, può essere fonte di problematiche che devono essere necessariamente affrontate.Per questa ragione, la Società Italiana di Neurologia invita pazienti e caregiver ad adottare alcune precauzioni per evitare di andare incontro a eventi sfavorevoli, semplici accorgimenti suggeriti dalla Michael J. Fox Foundation e dalla Parkinson Foundation:
1. Proteggere la pelle dall’esposizione solare. È noto che i pazienti con MP hanno un aumentato rischio di sviluppare un melanoma della pelle. L’uso di creme protettive (protezione >30) è assolutamente consigliato per evitare lo sviluppo di questa patologia, anche se non ci si dovesse esporre direttamente alla luce solare.
2. Idratazione. Il caldo estivo può causare disidratazione ed esacerbare le condizioni ipotensive associate alla MP. È assolutamente raccomandabile assumere dagli 8 ai 12 bicchieri d’acqua al giorno.
3. Farmaci. Per chi dovesse andare in vacanza, è bene fare un approvvigionamento di farmaci per tutto il periodo previsto, portando con sé le prescrizioni originali. Se si prevede di non potere assumere i farmaci agli orari previsti è meglio anticipare le dosi piuttosto che saltarle completamente. Gli orari devono essere rispettati adattandoli ad un eventuale nuovo fuso orario e mantenendo gli intervalli fra le dosi.
4. Luoghi di vacanza. Se si va in vacanza in un luogo al di fuori della propria residenza per un periodo prolungato è bene conoscere eventuale punti di riferimento sanitari e specialistici locali.
5. Riposo. È consigliabile avere un giorno di riposo prima del viaggio e dopo essere arrivati nel luogo di vacanza per consentire un migliore adattamento.
6. Pazienti con impianti di stimolazione cerebrale profonda (DBS) e aeroporti. I “metal detector” presenti negli aeroporti non danneggiano l’impianto di stimolazione cerebrale. Tuttavia, poiché nel passaggio attraverso il “metal detector” si potrebbe verificare un transitorio aumento della stimolazione, onde evitare tale problema, potrebbe essere necessario spegnere lo stimolatore. A tal fine è bene portare con sé il programmatore dello stimolatore e la relativa documentazione.
7. DBS e nuoto. I pazienti con DBS, in base a quanto riportato recentemente da uno studio svizzero (Waldvogel et al. 2020), possono andare incontro ad un peggioramento della loro capacità di nuoto. Questo studio è stato condotto in pazienti che avevano una buona capacità natatoria prima dell’intervento di DBS (in alcuni casi partecipavano a competizioni di nuoto) e queste abilità peggioravano dopo la DBS. È interessante però notare che tutti i pazienti di questo studio hanno riportato difficoltà a nuotare soltanto in un ambiente lacustre (lago di Zurigo).

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International Congress of Parkinson’s

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Nice, France September 22-26, 2019 The data include two posters, which will be presented on Tuesday, September 24, 2019 from 1:45 PM to 3:15 PM CEST:Dyskinesia Rates in Patients with Parkinson’s Disease on CVT-301 (levodopa inhalation powder)(Abstract #1035)
Impact of OFF periods on aspects of employment for people with Parkinson’s disease(Abstract #905)Acorda and other industry sponsors are members of The Michael J. Fox Foundation Industry Advisory Board and contributed to the design of and provided funding for the “Financial and Social Impact of Parkinson’s Disease Survey.” Results of the survey were also presented at the 5th World Parkinson Congress in June 2019.Acorda will also host a Corporate Therapeutics Symposium, “Rethinking the Approach to Managing OFF Periods,” on Tuesday, September 24 from 12:45 PM to 1:45 PM CEST in the Nice Acropolis Convention Centre. The symposium will be led by Peter LeWitt, M.D., M.Med.Sc., Director of the Parkinson’s Disease and Movement Disorders Program at Henry Ford Hospital, Fernando Pagan, M.D., Professor and Vice Chairman for the Department of Neurology at MedStar Georgetown University Hospital, and Mark Lew, M.D., Professor of Clinical Neurology at the Keck School of Medicine of the University of Southern California.
Acorda Therapeutics develops therapies to restore function and improve the lives of people with neurological disorders. INBRIJA™ (levodopa inhalation powder) is approved for intermittent treatment of OFF episodes in adults with Parkinson’s disease treated with carbidopa/levodopa. INBRIJA is not to be used by patients who take or have taken a nonselective monoamine oxidase inhibitor such as phenelzine or tranylcypromine within the last two weeks. INBRIJA utilizes Acorda’s innovative ARCUS® pulmonary delivery system, a technology platform designed to deliver medication through inhalation. Acorda also markets the branded AMPYRA® (dalfampridine) Extended Release Tablets, 10 mg.

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5th World Parkinson Congress

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Acorda Therapeutics, Inc. (NASDAQ: ACOR) today announced that it will debut an art gallery inspired by people with Parkinson’s (PwP) at the 5th World Parkinson Congress (WPC) in Kyoto, Japan. The six pieces of art, ranging from acrylic sculptures to oil paintings, are the centerpiece of Acorda’s Framing OFF Through Art initiative. OFF periods are the re-emergence of Parkinson’s symptoms, and affect approximately 40 percent of the one million people living with Parkinson’s in the U.S. This initiative builds on Acorda’s “Live Well. Do Tell.℠” program; its goal is to help initiate effective conversations about OFF periods between PwPs and their healthcare professionals.Framing OFF Through Art uses the power of art to help PwPs better identify and articulate their experiences with OFF periods. It includes a series of artworks inspired by the personal stories of people with Parkinson’s and their care partners. The artworks were created by artists who also have a personal connection to the disease. Conference attendees can view the gallery and learn more at Acorda’s booth, #209.
In addition, new research on the nature and diversity of Parkinson’s disease will be presented by Connie Marras, M.D., Ph.D., associate professor at University Health Network, University of Toronto, during the Morning Plenary on June 6, 2019, at 9:30 am JST. Dr. Marras will also be presenting research around OFF periods during the poster tour on June 5, 2019. The research on OFF periods was supported by an Acorda Therapeutics research grant, administered by The Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research.

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Convegno sulla ricerca per le malattie di Parkinson e di Alzheimer

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Maggio 2019

Parma Giovedì 30 maggio, dalle 14 alle 17 nell’Aula C del Polo Bio-Tecnologico del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma (via Volturno 39), si terrà il convegno “Malattia di Parkinson e Malattia di Alzheimer: nuovi paradigmi nella ricerca scientifica, e applicazioni in clinica, nell’intervento assistenziale coordinato e multidisciplinare, e per la formazione della rete di assistenza al paziente e ai caregiver”. L’incontro è aperto alla cittadinanza.
Al convegno interverranno il prof. Ubaldo Bonuccelli, Direttore della Clinica neurologica dell’Università di Pisa, esperto di levatura internazionale in particolare della malattia di Parkinson, la dott.ssa Maria Modugno, della UOC di Geriatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, esperta anche di cure palliative e che persegue un approccio multidisciplinare alle malattie geriatriche con particolare attenzione anche ai “caregever”, la dott.ssa Stefania Miodini, Psicologa e Psicoterapeuta, direttrice della ASP “Ad Personam” di Parma, il dott. Davide M. Cammisuli, assegnista di ricerca su un protocollo di ricerca interateneo Pisa-Parma e neuropsicologo impegnato in varie ricerche cliniche a livello nazionale e internazionale, e il prof. Carlo Pruneti, responsabile dei laboratori di Psicologia clinica, Psicofisiologia clinica e Neuropsicologia clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e docente di Psicologia clinica e Psicopatologia generale, da tempo impegnato nell’area dell’interdisciplinarietà tra malattia organica e i fattori clinico psicologici collegati alla genesi, fattori predisponenti o concomitanti nell’interfaccia tra la clinica medica e psicologica.
La malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson rappresentano oggi due dei più rilevanti temi della ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze cliniche e sperimentali. Questo, però, è anche uno dei problemi più attuali e importanti della sanità pubblica e privata. Infatti, con l’invecchiamento della popolazione e la conseguente più probabile disabilità apportata da tali patologie neurodegenerative, milioni di pazienti nel mondo e di “caregiver” preposti al loro sostegno, determinano un costo assistenziale e sociale altissimo, oltre che richiedere un’adeguata preparazione per le varie figure sanitarie preposte alla cura e all’accudimento. Nello stesso tempo, si è assistito all’enorme sviluppo delle scienze del comportamento e delle neuroscienze, con un’enorme quantità di forze messe in campo dalla ricerca biomedica volte alla migliore comprensione e cura dei vari quadri clinici. L’approccio fornito dalla ricerca sperimentale ha però avuto recentemente varie battute d’arresto dovute principalmente agli alti costi di quest’ultima e dagli ancora scarsi o pressoché inconsistenti progressi nella cura effettiva, a livello farmacologico, in particolare, della malattia di Alzheimer.
L’équipe dei Laboratori di Psicologia Clinica, Psicofisiologia Clinica e Neuropsicologia Clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma svolge da tempo ricerca clinica in questo campo, ed è, tra l’altro, convenzionato con la ASP “Ad Personam” di Parma e collabora con centri di riabilitazione cognitiva anche di Lombardia e Toscana. Inoltre, sta portando a termine due importanti protocolli di ricerca, con collaborazioni sia internazionali che con centri di eccellenza nazionali.
Un altro protocollo di ricerca congiunto tra l’Università di Pisa e l’Università di Parma sta al contempo esplorando gli effetti della stimolazione transcranica (mindcaps), a corrente continua (tDCS) sulle funzioni cognitive superiori (esecutive) in pazienti con malattia di Parkinson. Interventi come quelli realizzati con tDCS offrono ad oggi utili strumenti di lavoro per una adeguata stimolazione cognitiva e per il miglioramento del quadro motorio in questi pazienti, offrendo moderne tecniche ad alta ripetibilità ed esenti da effetti collaterali e disegnando scenari moderni in tema di riabilitazione.

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“Parkinson’s Disease Drugs Market – Growth, Trends, and Forecast (2019-2024)”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 Maggio 2019

Parkinson’s disease drugs market is expected to witness significant growth, owing to the increasing cases of Parkinson’s disease, with the growth in aging population levels. Therefore, it may drastically result in increasing the market size during the forecast period.Pharmaceutical firms are developing new and improved therapies for Parkinson’s disease (PD), and recently, there have been some major product launches in Parkinson disease therapeutics and other assistive therapeutics.For instance, Adamas Pharmaceuticals’ amantadine extended-release capsules / Gocovri launched in Jan 2018, which was the first drug indicated for dyskinesia developed due to long-term use of levodopa.Furthermore, most of the global firms have a robust drug pipeline for the treatment of Parkinson’s disease, and as per the estimates, the forecast period may witness the launch of a few blockbuster drugs.

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Caccia aperta alla proteina che “infiamma” la malattia di Alzheimer e di Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

alzheimer-cervelloI giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia tornano a caccia di proteine come potenziali target farmacologici per curare la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questa volta si tratta della proteina LRRK2: si cercherà di capire se e come possa essere associata alla neuroinfiammazione, caratteristica presente in entrambe le malattie neurodegenerative. L’associazione tra la proteina LRRK2 e la neuroinfiammazione è già stata studiata in modelli cellulari e animali che riproducono la malattia di Parkinson, la domanda attuale è capire se LRRK2 possa essere associata anche alla malattia di Alzheimer, spiega la dottoressa Isabella Russo, che coordinerà due giovani ricercatori presso l’unità di Genetica dell’ IRCCS Fatebenefratelli nel progetto di ricerca “LRRK2 come nuovo target farmacologico per la cura delle malattie neurodegenerative” (costo 410.000 euro). L’obiettivo è scoprire il meccanismo d’azione della proteina in queste patologie, a scopo terapeutico. «Diversi studi in letteratura – racconta – indicano eventi neuropatologici in comune tra la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questo progetto si pone l’obiettivo di investigare se la neuroinfiammazione mediata dalla proteina LRRK2 possa rappresentare un pathway comune alle due patologie. LRRK2 è un gene mutato nelle forme genetiche di Parkinson e, di interesse, varianti genetiche nel gene LRRK2 sono state associate ad un rischio maggiore di insorgenza di entrambe le malattie. Questo progetto ha la potenzialità in futuro di identificare LRRK2 come un target farmacologico per rallentare la progressione delle due malattie neurodegenerative».

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Parkinson: individuata alterazione nella fase iniziale della malattia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

Parkinson04Un team formato da Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli e Faculty presso l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, Barbara Picconi e Paolo Calabresi della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell’Università di Perugia, ha scoperto un nuovo meccanismo di memoria cellulare attivato dall’apprendimento motorio, che viene alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione con il Sud e dal Miur, è stato pubblicato sulla rivista Brain.
La memoria motoria è l’abilità attraverso cui impariamo a compiere azioni come scrivere, andare in bicicletta, suonare uno strumento, ed è caratterizzata da un apprendimento lento e progressivo che richiede tanto addestramento ma che, una volta acquisito, consente di compiere automaticamente i movimenti. Si sapeva già che la sede cerebrale dell’apprendimento motorio fosse il corpo striato, una struttura antica del cervello posta al di sotto della corteccia cerebrale. Non era chiaro, invece, come le cellule dello striato riuscissero a ricordare quanto già appreso e, partendo da lì, ad apprendere nuovi movimenti e a perfezionare quelli noti. “Nel nostro studio abbiamo scoperto, in modelli animali, che l’esercizio motorio lascia un segno per giorni nei neuroni dello striato”, spiega De Leonibus, coordinatrice del team di ricerca. “Se applichiamo uno stimolo elettrico ai neuroni dello striato di animali non addestrati, questi danno una risposta inibitoria; se lo stesso stimolo è applicato ad animali sottoposti alle prime sessioni di apprendimento, i neuroni rispondono eccitandosi e questo li rende riconoscibili e consente di perfezionare i movimenti appresi. Tuttavia, una volta che l’esercizio motorio viene acquisito alla perfezione e il movimento viene effettuato automaticamente, i neuroni tornano a dara una risposta inibitoria allo stimolo elettrico”.
Il gruppo di ricerca, che ha coinvolto numerosi giovani ricercatori, come Nadia Giordano e Attilio Iemolo, ha studiato la rilevanza di questa nuova forma di memoria cellulare nella malattia di Parkinson, i cui sintomi (tremori a riposo e lentezza nei movimenti) indicano la morte di un particolare tipo di cellule che porta allo striato la dopamina. “Oggi sappiamo che l’aumento nella produzione della proteina alfa-sinucleina può da sola portare alla morte dei neuroni dopaminergici e, quindi, allo sviluppo della malattia. I ricercatori hanno quindi inserito all’interno delle cellule che producono dopamina il gene dell’alfa-sinucleina umana, in modo che questa venisse prodotta in quantità spropositate nelle cellule che rilasciano dopamina nello striato, determinandone la morte”, prosegue la ricercatrice dell’Igb-Cnr. “Si è visto così che molto prima di arrivare alla morte l’eccesso di alfa-sinucleina impediva agli animali di effettuare automaticamente i movimenti appresi. Questi risultati identificano per la prima volta una manifestazione clinica molto precoce nell’apprendimento motorio che precede la morte dei neuroni nella malattia di Parkinson. È quindi un campanello d’allarme utile per la diagnosi precoce e per lo sviluppo di nuove terapie che, se somministrate subito, possono prevenire o rallentare la morte dei neuroni”.
I ricercatori si sono chiesti a questo punto in che modo l’eccesso di alfa-sinucleina impedisse la formazione della memoria cellulare, una domanda importante per capire le primissime modificazioni biologiche legate allo sviluppo del Parkinson. “Abbiamo visto che l’eccesso di alfa-sinucleina preveniva la formazione della memoria cellulare riducendo drasticamente la quantità del trasportatore della dopamina, una sorta di controllore dei punti di contatto tra diversi neuroni, e quando i livelli di questo trasportatore si riducono tutte le vescicole di dopamina rilasciate disturbano il corretto scambio di informazioni tra le cellule nervose e, dunque, la formazione della memoria motoria”, conclude De Leonibus. “L’identificazione di bassi livelli del trasportatore della dopamina in questo stadio precoce, quando ancora non c’è neurodegenerazione, è perciò un aspetto molto rilevante per la diagnosi della malattia. I risultati di questa ricerca suggeriscono che bassi livelli del trasportatore non necessariamente indicano la morte dei neuroni dopaminergici, ma possono invece indicare una sinucleinopatia, un’ipotesi diagnostica che merita approfondimenti mirati con indagini genetiche e prelievo di liquor, al fine di prevederne l’evoluzione”.
Questo risultato è stato reso possibile anche grazie ai finanziamenti di Fondazione Telethon che proprio in questi giorni sta promuovendo #presente, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca scientifica contro le malattie genetiche rare. Inoltre, fino al 23 dicembre si terrà la 28° edizione della Maratona televisiva in collaborazione con la Rai e fino al 24 dicembre sarà possibile fare una donazione inviando un sms o chiamando il numero solidale 45518

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Il Parkinson in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

parkinsonOggi in Italia sono circa 300.000 le persone con malattia di Parkinson, e purtroppo questo numero è destinato a raddoppiare. Nei prossimi 15 anni si stima che si arriverà a 6.000 nuovi pazienti l’anno, di cui la metà colpiti ancora in età lavorativa.
Il prossimo 25 novembre in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson promossa dall’Accademia Italiana Malattia di Parkinson e Disordini del Movimento, la Società Italiana di Neurologia (SIN) fa il punto sui progressi della ricerca scientifica.Per la prima volta in Italia verrà realizzato uno studio con l’obiettivo di valutare il complesso dei fattori di rischio e dei fattori protettivi della malattia di Parkinson per identificare le probabili associazioni che possono impattare sulla malattia.“Finora la letteratura scientifica ha riportato gli effetti dei singoli fattori di rischio sullo sviluppo della Malattia di Parkinson – afferma il Prof. Alfredo Berardelli, Ordinario di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma – Attraverso questo primo studio italiano multicentrico osservazionale intendiamo capire in che modo i diversi fattori interagiscono tra di loro e creano i cambiamenti nel cervello che sviluppano la malattia, cosi come indagare sull’associazione tra fattori di rischio e fattori di protezione con l’obiettivo di prevenire o rallentare il progredire della malattia”. “Tra i fattori di rischio più frequenti – dichiara il Prof. Giovanni Defazio, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Cagliari – si annoverano l’età avanzata, la familiarità, il sesso maschile, l’etnia (i più colpiti sono i Caucasici), diversi fattori ambientali, i traumi cranici e i disturbi dell’umore come la depressione. Mentre tra quelli protettivi l’attività fisica è il più importante, seguita da un’attività lavorativa; sembra che anche il fumo e il caffè, malgrado nocivi sotto altri punti di vista, siano considerati fattori protettivi”.Oltre a questo studio italiano, i neurologi continuano a lavorare intensamente a nuove tecniche che permettano una diagnosi il più precoce possibile, addirittura pre-clinica, ossia prima della comparsa dei sintomi motori.“Ai fini di una diagnosi quanto più precoce – afferma il Prof Pietro Cortelli, Ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna – è molto importante che i pazienti riferiscano al proprio specialista tutti quei sintomi apparentemente non riconducibili alla Malattia di Parkinson come ad esempio il deficit olfattivo, la depressione, i dolori delle grosse articolazioni e i disturbi comportamentali durante il sonno. Si tratta, infatti, di sintomi non motori che possono aiutare a identificare soggetti a rischio di sviluppare la malattia con un anticipo di 10-12 anni. In questo modo si potrebbe iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo nella fase pre-motoria della malattia e sarebbe possibile cambiare il decorso della malattia, rallentandone la progressione.La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Convivere con il Parkinson in estate

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

parkinsonIl caldo estivo rappresenta causa di disagio per la maggior parte delle persone ma, ancora di più, per quelle che devono convivere con una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale quale è il Parkinson. “Oggi il Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, circa l’1% di quella sopra i 65 anni – dichiara il Prof. Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie (DIBINEM) Alma Mater Studiorum, Università di Bologna – IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna Ospedale Bellaria. Nel nostro Paese i malati sono circa 300.000, per lo più uomini (1,5 volte in più rispetto alle donne) e con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Come Società Italiana di Neurologia (SIN) e Accademia LIMPE DisMov riteniamo sia molto importante dare il nostro contributo attraverso una serie di consigli utili per aiutare i pazienti ad affrontare al meglio questi mesi estivi”. Le persone affette da Parkinson hanno difficoltà ad iniziare i movimenti e questi stessi risultano generalmente molto lenti: per accrescere la capacità fisica e il grado di allenamento si consiglia dunque di praticare ogni mattina una serie di esercizi di riscaldamento e allungamento per una ventina di minuti. In questo modo la riattivazione della mattina può avvenire con una maggiore celerità e facilità.
“Mantenere alcune abitudini giornaliere – dichiara il Dottor Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson dell’Istituto neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia) – può essere utile per aiutare il cervello a preservare la gestione di alcuni automatismi. Ad esempio, rispettare la cadenza dei pasti giornalieri: non è importante mantenere un orario fisso, ma curare la regolarità. Altrettanto importante è avere uno spazio della giornata dedicato all’attività fisica all’aria aperta: è utile ricordare che la fascia mattutina dalle 7.00 alle 11.00 e quella pomeridiana dalle 18.00 alla sera sono i momenti della giornata in cui è preferibile praticare delle attività fisiche e motorie”.
Attenzione ovviamente alle cadute che sono più frequenti nelle fasi avanzate della malattia; in genere aumentano dopo il decimo anno e nei mesi caldi, a volte a causa della stanchezza e della paura di cadere che spesso genera strategie motorie difensive che aumentano il rischio di caduta. Con l’aumento delle fasi di “off”, che spesso si verifica nei mesi estivi, aumenta il rischio cadute.
Seguire un programma di riabilitazione motoria aiuta non solo a ridurre questo rischio, ma insegna anche come cadere, in modo da farsi meno male.
Se il rischio di caduta è elevato può anche essere consigliato l’utilizzo di un deambulatore, nei momenti della giornata in cui si verificano i blocchi motori. Per i pazienti che utilizzano dei bastoni o mezzi di ausilio, si raccomanda di sostituirli con i bastoncini da trekking o nordic walking. Si ricorda anche che camminare con i bastoncini da nordic walking accresce la capacità fisica ed il grado di allenamento rispetto alla passeggiata senza mezzi di ausilio di circa il 20%.
La stitichezza o stipsi è una conseguenza della lentezza dei movimenti e quindi della malattia in sé, ma anche di alcuni farmaci che possono essere prescritti per la cura del Parkinson. E’ un disagio che aumenta in estate a causa della tendenza alla disidratazione o della scarsa idratazione e per la vita sedentaria. Alcuni semplici consigli: dedicatevi a un’attività fisica regolare, consumate liquidi in maniera adeguata (1,5 litri d’acqua al giorno, 8-10 bicchieri al giorno) e scegliete un’alimentazione ricca di frutta e verdura e di fibre in generale.
Con il caldo aumenta la sensazione di stanchezza per più di un fattore, tra cui i farmaci, la malattia stessa (gli sforzi per gestire i sintomi ma anche le variazioni chimiche nel cervello), il sonno disturbato, la depressione e la ipotensione che di estate si accentua. Si consiglia quindi di dedicare tutto il tempo necessario a svolgere le varie attività, imparando a riconoscere e sfruttare i momenti in cui i farmaci sono più efficaci e ci si sente meno stanchi. E’ importante assicurarsi che la dieta sia bilanciata come apporto energetico, evitare la stitichezza che causa stanchezza ed effettuare un regolare esercizio fisico in modo da mantenere i muscoli tonici.
La dieta non deve essere restrittiva, ma bilanciata e variata nella scelta degli alimenti, e anche nei modi di cottura. La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti. La composizione ideale della dieta bilanciata dovrebbe essere la seguente: la maggior parte dell’energia (55-58%) dovrebbe provenire dai carboidrati (cereali e loro derivati, patate), una quota del 25-30% dai grassi e il 12-15 % dalle proteine.
Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 2-3 litri d’acqua. Questa quantità va aumentata in caso di sudorazione abbondante; si può bere l’acqua sia a pasto che fuori pasto. Una buona occasione per imparare a bere molto è di assumere un bicchiere d’acqua ogni volta che si assumono i farmaci, oltre che durante i pasti. E’ consentito consumare non più di 1-2 bicchieri al giorno di vino, privilegiando il bianco fresco d’estate, mentre i superalcolici andrebbero ridotti o eliminati. Sì a caffè e thé.
Fortemente raccomandata è una passeggiata serale prima di andare a letto. Diverse esperienze riportate dai pazienti suggeriscono, infatti, che arrivare la sera con un senso di stanchezza fisica dovuto alle diverse attività praticate durante il giorno accresce il senso di benessere riducendo la diversa sensazione di stanchezza dovuta all’astenia e all’ipotensione.
Questi suggerimenti vanno ovviamente ridimensionati per i pazienti con maggiori gradi di disabilità e con una ridotta autonomia motoria. Dove possibile, si consiglia di praticare l’attività fisica con delle passeggiate di lunghezza relativa alle possibilità, con presenza di frequenti pause ristoratrici. Per i pazienti impossibilitati a passeggiare è comunque consigliato portarli sempre all’aria aperta ed in mezzo ad altre persone per diversi tratti della giornata, avendo sempre cura di farli bere spesso.

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Giornata della Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2015

Il 28 di novembre si celebra la Giornata della Malattia di Parkinson, patologia che colpisce più di 5 milioni di persone al mondo, di cui oltre 220.000 solo in Italia, e che si manifesta intorno ai 60 anni di età. La Società Italiana di Neurologia coglie l’occasione proprio della Giornata per ribadire il ruolo cruciale della ricerca scientifica nella lotta a questo disturbo neurodegenerativo con il preciso obiettivo di raggiungere non solo una diagnosi precoce ma addirittura preclinica e la personalizzazione della terapia per cparkinsoniascun paziente.
Nella Malattia di Parkinson la diagnosi preclinica viene fatta alla persona “apparentemente” sana che non manifesta ancora i sintomi motori tipici della patologia, mentre la diagnosi precoce avviene quando i primi segni clinici sono già comparsi, sebbene siano ancora incerti o sfumati. La diagnosi preclinica permette di anticipare di molti anni la comparsa della malattia di Parkinson e di modificarne addirittura il decorso attraverso una tempestiva terapia a base di farmaci dopaminergici o di farmaci neuro protettivi.Il fattore tempo rappresenta una questione cruciale se si pensa che alla comparsa dei primi sintomi motori, come lentezza nei movimenti o tremore a riposo, la malattia ormai non può più essere bloccata in quanto risulta già in una fase troppo avanzata.
Per diagnosticare la Malattia di Parkinson sono stati individuati segni preclinici e precoci molto precisi che a volte, però, possono essere la manifestazione di altre malattie neurodegenerative. Di recente, quindi, è stata introdotta nella pratica clinica la diagnostica differenziale dei diversi campanelli d’allarme che interessano la Malattia di Parkinson: ad esempio, il disturbo del comportamento del sonno in fase REM (RBD – REM Behaviour Disorders) può riguardare, in fase preclinica, la Malattia di Parkinson oppure riferirsi al Tremore Essenziale.Il trattamento della sintomatologia deve essere personalizzato sulla base delle caratteristiche espresse nella persona affetta dalla Malattia di Parkinson, al fine di offrire le risorse terapeutiche più opportune a seconda del quadro clinico, dell’evoluzione e del comportamento individuale.Le competenze neurologiche sono, inoltre, cruciali nelle fasi avanzate della malattia al fine di definire l’approccio terapeutico più adeguato alle problematiche in grado di compromettere la qualità della vita (disturbi del sonno, deficit cognitivi, difficoltà di deglutizione, costipazione ecc).La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Nuovi studi scientifici internazionali sulla terapia AMPS

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

parkinsonRoma lunedì 23 novembre 2015 alle ore 11.30 Hotel Boscolo Exedra Piazza della Repubblica 47 conferenza stampa per la presentazione in anteprima mondiale di nuovi studi scientifici internazionali sulla terapia AMPS (Automated Mechanical Peripheral Stimulation) per il trattamento dei sintomi motori della Malattia di Parkinson, in anteprima rispetto al prossimo Congresso Mondiale sul Parkinson. Relatori:
Prof. Fabrizio Stocchi MD PhD, Responsabile del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson e del Clinical Trial Center dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma
Dott. Cosimo Quattrocchi MD PhD, Ricercatore di Diagnostica per Immagini e di Neuroradiologia, Università Campus Bio-Medico di Roma
Dott.ssa Maria Francesca De Pandis MD PhD, Responsabile dell’U.O. di Riabilitazione Neuromotoria del Centro per la cura del Parkinson, Osp. San Raffaele di Cassino. Programma:
· I sintomi motori della malattia di Parkinson e gli ‘unmet need’
· Epidemiologia della patologia e proiezioni
· Il nuovo approccio terapeutico di Stimolazione Automatica Meccanica Periferica: principi, applicazioni, potenzialità
· I vantaggi della terapia per i pazienti: non invasiva, disponibile in autoerogazione a domicilio
· I nuovi studi scientifici documentano l’efficacia della terapia: migliore attivazione di aree cerebrali deputate al movimento, efficacia rapida, durata degli effetti a lungo termine
· Conclusioni

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Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

Parkinson04Sono tre, ad oggi, i principali fattori critici nella gestione della malattia di Parkinson, patologia neurodegenerativa dal forte impatto sociale, che ha pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie: non se ne parla abbastanza, non esiste ancora una cura definitiva, e la maggior parte delle Regioni italiane non ha sviluppato uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (PDTA). Il Parkinson, seconda malattia degenerativa per prevalenza, dopo l’Alzheimer, colpisce in Italia circa 250.000 persone, numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni dal momento che ogni anno si registrano circa 6.000 nuovi casi, con un’incidenza da 1,5 a 2 volte maggiore negli uomini rispetto alle donne. Nonostante il Parkinson venga spesso etichettato erroneamente come malattia della terza età, una persona su cinque ha meno di 50 anni al momento della comparsa dei sintomi iniziali. Il campanello d’allarme della malattia sono la fatica nel camminare, i disordini del movimento e la perdita dell’equilibrio, a volte i tremori.Tutto ciò dà luogo a pesanti ripercussioni sulla qualità di vita di migliaia di famiglie, soprattutto perché non esiste ancora una cura definitiva della malattia, né sono state individuate soddisfacenti strategie preventive. Per il Parkinson, infatti, esistono solo cure sintomatiche, in quanto i farmaci ad oggi disponibili agiscono unicamente sui primi segnali della malattia e sui disturbi che essi comportano.A fronte di questa situazione si rileva anche una certa impreparazione del sistema sanitario nella presa in carico dei pazienti affetti dal morbo: sono infatti pochissimi in Italia i centri di cura specializzati, e solo alcune Regioni hanno definito un apposito Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PDTA).Di questi aspetti, dei costi diretti e indiretti della patologia per il Servizio Sanitario Nazionale, dei programmi delle Istituzioni per la presa in carico dei pazienti sul territorio e del ruolo delle associazioni dei pazienti, si è discusso nel corso del convegno di questa mattina “La gestione della malattia di Parkinson in Italia”, organizzato da Aboutpharma and Medical Devices con il contributo incondizionato di Zambon.Alfredo Berardelli, presidente dell’Accademia Limpe-Dismov e professore ordinario di Neurologia alla Sapienza di Roma ha fornito indicazioni precise sullo stato dell’arte nella cura della malattia e sulle speranze che si possono riporre nella ricerca: “La ricerca neurologica in Italia è di primissimo livello, con strutture d’avanguardia, assolutamente competitive rispetto a quelle presenti in Europa e negli Stati Uniti. L’obiettivo degli studi in corso è quello di trovare una terapia che agisca sul meccanismo fisiopatologico che dà luogo alla malattia di Parkinson. Al momento risulta essenziale – conclude Berardelli – che la diagnosi venga effettuata da un neurologo, l’unico professionista che può seguire il paziente durante tutte le fasi di progressione della malattia, per consigliare il trattamento più idoneo e garantirgli sempre una buona qualità di vita”.“Nelle prime fasi della malattia, oggi si riesce a intervenire con farmaci che potenziano la produzione di dopamina da parte del cervello e riescono a migliorare la sintomatologia motoria– afferma a sua volta Giovanni Abbruzzese, Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI Università degli Studi di Genova -. Nel momento in cui le manifestazioni della patologia diventano più serie, si fa ricorso a terapie complesse, di tipo neurochirurgico, con impianto di stimolatori all’interno del cervello, o di tipo infusionale, con impianto di infusori nell’intestino. Rimedi per lo più sintomatici, che inoltre non possono essere usati nella totalità dei pazienti.Un aiuto importante può venire invece dalla riabilitazione, che non deve essere un’alternativa alla terapia farmacologica, ma un’integrazione alla stessa. Una speranza arriva anche dalla ricerca, che sta iniziando a individuare biomarcatori in grado di rilevare la patologia prima dei suoi esordi sintomatici, e sta identificando anche nuove cure, probabilmente capaci di rallentare, o addirittura bloccare definitivamente la progressione della malattia”.
Il professor Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Altems), ha illustrato i risultati di uno studio, condotto dall’Altems per quantificare la spesa che SSN, malati di Parkinson e famiglie e Società sostengono per la malattia: “Sia per quanto concerne le spese del SSN sia per quelle dei malati, le cifre sono più alte nelle Regioni del Centro, rispetto a quelle del Nord e del Sud. Il costo annuale per paziente affetto da malattia di Parkinson varia fra 3.500 e 4.800 euro per il SSN, fra 1.500 e 2.700 euro per i malati e fra 10.000 e 17.000 euro per la Società. Riportando questi dati al numero di persone con malattia di Parkinson presenti in Italia, è stato calcolato che il carico totale per il SSN, relativo a questa patologia, sia compreso fra 1.1 e 1.3 miliardi di euro e quello per la Società fra 2.2 e 2.9 miliardi di euro.Sebbene le risorse messe in campo dal SSN per questa malattia siano considerevoli, esiste ancora un ampio margine di manovra per l’ottimizzazione, che potrebbe passare anzitutto per la chiara definizione di PDTA che migliorino la continuità dell’assistenza e garantiscano una migliore gestione del paziente”.

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“La gestione della malattia di Parkinson in Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Parkinson04Roma, 18 novembre 2015 dalle 10 alle 13,30 Senato della Repubblica – Sala Capitolare Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva 38. La malattia di Parkinson, seconda patologia neurologica per frequenza dopo la malattia di Alzheimer, colpisce in Italia circa 300.000 persone, un numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni. È una patologia neurodegenerativa gravemente invalidante, dal forte impatto sociale, e con pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie. In considerazione del progressivo abbassamento dell’età di esordio della malattia (il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni) e in ragione dell’attuale strutturazione del modello di presa in carico nel nostro Paese, si rende necessario avviare uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale. Programma: Giovanni Defazio, Professore Associato di Neurologia, Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso – Università degli Studi di Bari
Giovanni Abbruzzese, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI – Università degli Studi di Genova
Leonardo Lopiano, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”- Università di Torino
Alfredo Berardelli, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma
Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS – l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
PDTA e interventi necessari per la presa in carico dei pazienti: implicazioni in termini di politica sanitaria, assistenza sul territorio e sostenibilità
On. Gian Luigi Gigli, Membro Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali, Camera dei Deputati; Professore Ordinario di Neurologia, Università di Udine
On. Federico Gelli, Membro Commissione Parlamentare Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. Annalisa Silvestro, Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità, Senato della Repubblica; Consigliere, IPASVI
Francesco Alberti, Componente Comitato Centrale, FNOMCeO; Presidente, Ordine provinciale di Imperia
La voce delle Associazioni pazienti
Grazia Nardone, Referente Roma/Lazio, AIP – Associazione Italiana Parkinson
Antonino Marra, Presidente Parkinson Italia
Claudia Milani, Presidente A.I.G.P. Onlus – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani

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4 anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

Parkinson046 milioni di euro di finanziamento, 100 ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea e avviato con il kick-off meeting svoltosi ieri e oggi presso la sede dell’ISNB, a Bologna.20 ricercatori da Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna e Italia, in rappresentanza dei 9 istituti di ricerca europei che partecipano al progetto, si sono dati appuntamento a Bologna, all’ISNB, per dare il via a quella che si prospetta come una delle più vaste ricerche sul Parkinson degli ultimi anni. Malgrado i grandi sforzi compiuti dalla comunità medico-scientifica, l’intervento farmacologico sulla malattia di Parkinson risulta spesso tardivo e non in grado di rallentarne o bloccarne la progressione. La mancanza di bersagli terapeutici efficaci e, soprattutto, di marcatori precoci della malattia rappresentano, infatti, un limite nella cura di questa patologia.
E’ questa una delle ragioni alle origini di Propag-Ageing, che vuole approfondire proprio la conoscenza delle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e punta ad individuare:
1) marcatori precoci della malattia, che consentano di diagnosticarla prima che la maggior parte dei neuroni dopaminergici sia compromessa;
2) marcatori prognostici, che permettano di personalizzare il trattamento;
3) nuovi bersagli molecolari “druggable”, che possano, cioè, essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi in studi clinici futuri.
Propag-Ageing, che ha ottenuto il massimo finanziamento previsto per la sua categoria, è stato scelto, assieme ad altri 7, su 400 progetti candidati. Contribuirà al raggiungimento di uno dei macro obiettivi del programma di finanziamento della ricerca della Commissione Europea, Horizon 2020, e cioè l’innalzamento di due anni della aspettativa di vita dei cittadini europei.L’invecchiamento è il maggior fattore di rischio per le malattie neurodegenerative come la malattia di Parkinson (che in Europa colpisce l’1 – 2% degli over 60 e il 4% degli over 85). L’approccio che i ricercatori bolognesi hanno deciso di adottare per studiare la malattia di Parkinson è innovativo e potenzialmente rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, questa patologia è reinterpretata in un’ottica più generale, che coinvolge l’intero processo di invecchiamento. Sebbene sia noto che l’età avanzata rappresenti uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Parkinson, sino ad oggi non è stata adeguatamente approfondita la relazione tra le normali modificazioni cellulari/molecolari che accompagnano l’invecchiamento fisiologico in salute e le alterazioni che caratterizzano questa patologia. Tuttavia, esistono evidenze sperimentali che indicano che invecchiamento e malattia di Parkinson condividono alcune importanti caratteristiche. Per esempio, molte persone anziane, anche se sane, subiscono un progressivo declino nelle abilità motorie. E l’analisi di preparati autoptici cerebrali derivanti da persone anziane ha evidenziato segni anatomo-patologici simili a quelli della malattia di Parkinson in più di 1/3 dei casi, pur in assenza della malattia.Secondo il prof. Claudio Franceschi, coordinatore di Propag-Ageing, il denominatore comune tra invecchiamento e malattia di Parkinson è rappresentato da fenomeni propagatori, nei quali sia le cellule invecchiate (cellule senescenti) che quelle alterate/malate liberano sostanze che entrano nel sangue e circolano nell’organismo, stimolando una condizione infiammatoria persistente a livello sistemico, denominata inflammaging.Assumendo che malattia di Parkinson ed invecchiamento abbiano caratteristiche comuni, come mai alcune persone si ammalano ed altre invece invecchiano in salute, raggiungendo e superando talvolta anche i 100 anni? Per rispondere a questa domanda, Propag-Ageing si propone di confrontare persone affette da malattia di Parkinson e persone molto longeve, che hanno superato i 100 anni in buona salute, senza soffrire di malattia di Parkinson né di altre patologie neurodegenerative.Propag–Ageing punta ad identificare proprio quei meccanismi che con l’avanzare dell’età fanno deviare l’organismo dal percorso di invecchiamento in salute, sino a consentire lo sviluppo della malattia di Parkinson. La combinazione di un approccio concettuale innovativo e delle più avanzate tecnologie per analisi molecolari e statistiche consentirà di approfondire la conoscenza sulle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e, auspicabilmente, di identificare e caratterizzare meglio le alterazioni cellulari e molecolari che determinano il passaggio da un invecchiamento fisiologico e in salute (centenari sani) ad un invecchiamento patologico con malattia di Parkinson clinicamente evidente.
Queste nuove conoscenze dovrebbero permettere, inoltre, di individuare nuovi bersagli molecolari che possano essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi e/o facilitare la diagnosi e la prognosi di questa patologia.
Ciascuno dei 9 centri europei che partecipano allo studio metterà a disposizione di tutti i partner i propri dati, dando così vita alla più grande banca dati sulla malattia di Parkinson attualmente esistente. La ricerca studierà pazienti ai quali è stata appena diagnosticata la malattia, ma che non hanno ancora iniziato alcuna terapia (pazienti de novo), e pazienti per così dire storici. Saranno oggetto di studio, inoltre, dati e campioni provenienti da due studi svedesi condotti per 10 e 35 anni su gemelli omozigoti adulti e anziani affetti dalla malattia di Parkinson, che includono sia coppie concordanti (entrambi i componenti malati) che discordanti (un componente malato e uno sano), e cervelli donati alla ricerca post mortem.Infine, la ricerca utilizzerà le stesse metodiche impiegate sui malati di Parkinson per lo studio di un gruppo di ultracentenari e dei loro figli che non hanno mai mostrato segnali clinici di disabilità motorie, cioè persone sane che, proprio per questa ragione, rappresentano i gold standard dell’invecchiamento in salute.I Partecipanti
IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche – Azienda USL di Bologna (coordinatore), Italia
University College of London, Regno Unito
University Medical Center of Goettingen, Germania
Servicio Andaluz de Salud, Spagna
Personal Genomics, Italia
University of Cambridge, Regno Unito
Consorzio interuniversitario Risonanze Magnetiche di Metallo Proteine, Italia
Karolinska Institutet, Svezia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia

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Profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

Parkinson04Bologna 22 settembre, alle 12, all’Hotel Relais Bellaria, in via Altura 11 bis. 4 gli anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson, 6 i milioni di euro di finanziamento, 100 i ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che avrà il suo kick-off meeting presso la sede dell’ISNB, a Bologna. Saranno presenti Agostino Baruzzi, direttore scientifico dell’ISNB, Claudio Franceschi, professore di Immunologia all’Università di Bologna e coordinatore del progetto di ricerca per l’ISNB, Chiara Gibertoni, direttore generale dell’Azienda USL di Bologna.

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Parkinson e qualità della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

Parkinson04Cosa faresti se avessi 1 ora di tempo in più al giorno? Con questa semplice domanda si esprime il vero valore del “TEMPO” per i malati di Parkinson. “1 Hour More”, un progetto nato con lo scopo di aumentare la consapevolezza sulla Malattia di Parkinson a livello internazionale dando, a chi ne è affetto, un supporto psicologico e pratico, è stata lanciato oggi al Congresso della European Academy of Neurology (EAN) a Berlino dalla European Parkinson’s Disease Association (EPDA), in collaborazione con Zambon, azienda farmaceutica internazionale fortemente focalizzata nell’area del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
Il cuore dell’iniziativa è rappresentato da una pubblicazione che racchiude 24 storie di vita reale, di speranza e reazione, scritte da autori professionisti che raccontano la malattia, attraverso interviste realizzate in Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Francia e Svizzera. A completamento dei racconti, sono stati abbinati 24 consigli utili per affrontare la vita quotidiana, suggeriti da coloro che hanno scelto di condividere la propria esperienza personale di malati di Parkinson.
Il libro ha inoltre dato vita ad una piattaforma digitale dedicata http://www.1hourmore.eu, disponibile in 4 lingue in cui gli utenti possono leggere esperienze di vita particolarmente significative sul valore del tempo, inviare un racconto a partire dal vissuto personale e cercare di rispondere alla domanda di fondo: “Cosa faresti se avessi 1 ora in più al giorno”? Scopo dell’iniziativa, come sottolineato, è garantire un aiuto anche psicologico al paziente in tutte le diverse fasi della malattia: dalla diagnosi, all’accettazione dei sintomi, fino alla gestione dei delicati aspetti legati agli effetti della cura.La Malattia di Parkinson è la seconda più comune patologia neurodegenerativa progressiva cronica negli anziani dopo la Malattia di Alzheimer, e si stima che il numero di pazienti che ne verranno affetti raddoppierà entro il 2030. Colpisce 1 persona su 500, non solo di età più avanzata, ma anche persone più giovani. L’insorgenza dei sintomi e delle complicazioni motorie ha un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sulle loro famiglie, nonché sui professionisti della salute che faticano a fornire soluzioni efficaci per ridurre l’impatto di questa patologia. «E’ necessario continuare ad impegnarsi per estendere la conoscenza della Malattia di Parkinson in Europa. La Malattia di Parkinson ha un grande peso sociale, destinato ad aumentare nei prossimi anni. Dobbiamo quindi agire ora, per limitare l’impatto della patologia sui pazienti, le loro famiglie, chi li assiste e sulla società intera – afferma Knut-Johan Onarheim, President of EPDA – Il progetto “1HourMore”, sponsorizzato da Zambon, ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su questa patologia, mettendo in primo piano la lotta contro il Parkinson e sostenendo i pazienti nel trovare soluzioni alle loro necessità non soddisfatte. EPDA ha una lunga storia nel supporto ai pazienti con Malattia di Parkinson in Europa e ciò che abbiamo imparato è chiaro. Chi è affetto da questa patologia non riceve una diagnosi, i trattamenti o le cure, in modo ottimale o tempestivo, né viene trattato secondo gli standard di cura che gli stessi specialisti riconoscono quale “best practice”».Elena Zambon, Presidente di Zambon, ha commentato: «Come azienda familiare italiana con una storia lunga 109 anni nella cura della salute delle persone, crediamo fortemente che, occupandoci di salute, sia nostro dovere offrire soluzioni terapeutiche innovative per il trattamento di patologie gravi ed allo stesso tempo per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Questo progetto vuole connettere le persone per evitare che si sentano sole, creare una vera comunità e condividere le esperienze. Siamo fieri di lavorare con un’associazione come EPDA per raggiungere questo obiettivo».Il libro “1HourMore”, edito da BookRepublic, è gratuito e disponibile sulle più importanti piattaforme dedicate agli eBook quali BookRepublic, Amazon and IBS.

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