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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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5th World Parkinson Congress

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Acorda Therapeutics, Inc. (NASDAQ: ACOR) today announced that it will debut an art gallery inspired by people with Parkinson’s (PwP) at the 5th World Parkinson Congress (WPC) in Kyoto, Japan. The six pieces of art, ranging from acrylic sculptures to oil paintings, are the centerpiece of Acorda’s Framing OFF Through Art initiative. OFF periods are the re-emergence of Parkinson’s symptoms, and affect approximately 40 percent of the one million people living with Parkinson’s in the U.S. This initiative builds on Acorda’s “Live Well. Do Tell.℠” program; its goal is to help initiate effective conversations about OFF periods between PwPs and their healthcare professionals.Framing OFF Through Art uses the power of art to help PwPs better identify and articulate their experiences with OFF periods. It includes a series of artworks inspired by the personal stories of people with Parkinson’s and their care partners. The artworks were created by artists who also have a personal connection to the disease. Conference attendees can view the gallery and learn more at Acorda’s booth, #209.
In addition, new research on the nature and diversity of Parkinson’s disease will be presented by Connie Marras, M.D., Ph.D., associate professor at University Health Network, University of Toronto, during the Morning Plenary on June 6, 2019, at 9:30 am JST. Dr. Marras will also be presenting research around OFF periods during the poster tour on June 5, 2019. The research on OFF periods was supported by an Acorda Therapeutics research grant, administered by The Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research.

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Convegno sulla ricerca per le malattie di Parkinson e di Alzheimer

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Parma Giovedì 30 maggio, dalle 14 alle 17 nell’Aula C del Polo Bio-Tecnologico del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma (via Volturno 39), si terrà il convegno “Malattia di Parkinson e Malattia di Alzheimer: nuovi paradigmi nella ricerca scientifica, e applicazioni in clinica, nell’intervento assistenziale coordinato e multidisciplinare, e per la formazione della rete di assistenza al paziente e ai caregiver”. L’incontro è aperto alla cittadinanza.
Al convegno interverranno il prof. Ubaldo Bonuccelli, Direttore della Clinica neurologica dell’Università di Pisa, esperto di levatura internazionale in particolare della malattia di Parkinson, la dott.ssa Maria Modugno, della UOC di Geriatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, esperta anche di cure palliative e che persegue un approccio multidisciplinare alle malattie geriatriche con particolare attenzione anche ai “caregever”, la dott.ssa Stefania Miodini, Psicologa e Psicoterapeuta, direttrice della ASP “Ad Personam” di Parma, il dott. Davide M. Cammisuli, assegnista di ricerca su un protocollo di ricerca interateneo Pisa-Parma e neuropsicologo impegnato in varie ricerche cliniche a livello nazionale e internazionale, e il prof. Carlo Pruneti, responsabile dei laboratori di Psicologia clinica, Psicofisiologia clinica e Neuropsicologia clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e docente di Psicologia clinica e Psicopatologia generale, da tempo impegnato nell’area dell’interdisciplinarietà tra malattia organica e i fattori clinico psicologici collegati alla genesi, fattori predisponenti o concomitanti nell’interfaccia tra la clinica medica e psicologica.
La malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson rappresentano oggi due dei più rilevanti temi della ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze cliniche e sperimentali. Questo, però, è anche uno dei problemi più attuali e importanti della sanità pubblica e privata. Infatti, con l’invecchiamento della popolazione e la conseguente più probabile disabilità apportata da tali patologie neurodegenerative, milioni di pazienti nel mondo e di “caregiver” preposti al loro sostegno, determinano un costo assistenziale e sociale altissimo, oltre che richiedere un’adeguata preparazione per le varie figure sanitarie preposte alla cura e all’accudimento. Nello stesso tempo, si è assistito all’enorme sviluppo delle scienze del comportamento e delle neuroscienze, con un’enorme quantità di forze messe in campo dalla ricerca biomedica volte alla migliore comprensione e cura dei vari quadri clinici. L’approccio fornito dalla ricerca sperimentale ha però avuto recentemente varie battute d’arresto dovute principalmente agli alti costi di quest’ultima e dagli ancora scarsi o pressoché inconsistenti progressi nella cura effettiva, a livello farmacologico, in particolare, della malattia di Alzheimer.
L’équipe dei Laboratori di Psicologia Clinica, Psicofisiologia Clinica e Neuropsicologia Clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma svolge da tempo ricerca clinica in questo campo, ed è, tra l’altro, convenzionato con la ASP “Ad Personam” di Parma e collabora con centri di riabilitazione cognitiva anche di Lombardia e Toscana. Inoltre, sta portando a termine due importanti protocolli di ricerca, con collaborazioni sia internazionali che con centri di eccellenza nazionali.
Un altro protocollo di ricerca congiunto tra l’Università di Pisa e l’Università di Parma sta al contempo esplorando gli effetti della stimolazione transcranica (mindcaps), a corrente continua (tDCS) sulle funzioni cognitive superiori (esecutive) in pazienti con malattia di Parkinson. Interventi come quelli realizzati con tDCS offrono ad oggi utili strumenti di lavoro per una adeguata stimolazione cognitiva e per il miglioramento del quadro motorio in questi pazienti, offrendo moderne tecniche ad alta ripetibilità ed esenti da effetti collaterali e disegnando scenari moderni in tema di riabilitazione.

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“Parkinson’s Disease Drugs Market – Growth, Trends, and Forecast (2019-2024)”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Parkinson’s disease drugs market is expected to witness significant growth, owing to the increasing cases of Parkinson’s disease, with the growth in aging population levels. Therefore, it may drastically result in increasing the market size during the forecast period.Pharmaceutical firms are developing new and improved therapies for Parkinson’s disease (PD), and recently, there have been some major product launches in Parkinson disease therapeutics and other assistive therapeutics.For instance, Adamas Pharmaceuticals’ amantadine extended-release capsules / Gocovri launched in Jan 2018, which was the first drug indicated for dyskinesia developed due to long-term use of levodopa.Furthermore, most of the global firms have a robust drug pipeline for the treatment of Parkinson’s disease, and as per the estimates, the forecast period may witness the launch of a few blockbuster drugs.

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Caccia aperta alla proteina che “infiamma” la malattia di Alzheimer e di Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

alzheimer-cervelloI giovani ricercatori dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia tornano a caccia di proteine come potenziali target farmacologici per curare la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questa volta si tratta della proteina LRRK2: si cercherà di capire se e come possa essere associata alla neuroinfiammazione, caratteristica presente in entrambe le malattie neurodegenerative. L’associazione tra la proteina LRRK2 e la neuroinfiammazione è già stata studiata in modelli cellulari e animali che riproducono la malattia di Parkinson, la domanda attuale è capire se LRRK2 possa essere associata anche alla malattia di Alzheimer, spiega la dottoressa Isabella Russo, che coordinerà due giovani ricercatori presso l’unità di Genetica dell’ IRCCS Fatebenefratelli nel progetto di ricerca “LRRK2 come nuovo target farmacologico per la cura delle malattie neurodegenerative” (costo 410.000 euro). L’obiettivo è scoprire il meccanismo d’azione della proteina in queste patologie, a scopo terapeutico. «Diversi studi in letteratura – racconta – indicano eventi neuropatologici in comune tra la malattia di Alzheimer e di Parkinson. Questo progetto si pone l’obiettivo di investigare se la neuroinfiammazione mediata dalla proteina LRRK2 possa rappresentare un pathway comune alle due patologie. LRRK2 è un gene mutato nelle forme genetiche di Parkinson e, di interesse, varianti genetiche nel gene LRRK2 sono state associate ad un rischio maggiore di insorgenza di entrambe le malattie. Questo progetto ha la potenzialità in futuro di identificare LRRK2 come un target farmacologico per rallentare la progressione delle due malattie neurodegenerative».

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Parkinson: individuata alterazione nella fase iniziale della malattia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

Parkinson04Un team formato da Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli e Faculty presso l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, Barbara Picconi e Paolo Calabresi della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell’Università di Perugia, ha scoperto un nuovo meccanismo di memoria cellulare attivato dall’apprendimento motorio, che viene alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione con il Sud e dal Miur, è stato pubblicato sulla rivista Brain.
La memoria motoria è l’abilità attraverso cui impariamo a compiere azioni come scrivere, andare in bicicletta, suonare uno strumento, ed è caratterizzata da un apprendimento lento e progressivo che richiede tanto addestramento ma che, una volta acquisito, consente di compiere automaticamente i movimenti. Si sapeva già che la sede cerebrale dell’apprendimento motorio fosse il corpo striato, una struttura antica del cervello posta al di sotto della corteccia cerebrale. Non era chiaro, invece, come le cellule dello striato riuscissero a ricordare quanto già appreso e, partendo da lì, ad apprendere nuovi movimenti e a perfezionare quelli noti. “Nel nostro studio abbiamo scoperto, in modelli animali, che l’esercizio motorio lascia un segno per giorni nei neuroni dello striato”, spiega De Leonibus, coordinatrice del team di ricerca. “Se applichiamo uno stimolo elettrico ai neuroni dello striato di animali non addestrati, questi danno una risposta inibitoria; se lo stesso stimolo è applicato ad animali sottoposti alle prime sessioni di apprendimento, i neuroni rispondono eccitandosi e questo li rende riconoscibili e consente di perfezionare i movimenti appresi. Tuttavia, una volta che l’esercizio motorio viene acquisito alla perfezione e il movimento viene effettuato automaticamente, i neuroni tornano a dara una risposta inibitoria allo stimolo elettrico”.
Il gruppo di ricerca, che ha coinvolto numerosi giovani ricercatori, come Nadia Giordano e Attilio Iemolo, ha studiato la rilevanza di questa nuova forma di memoria cellulare nella malattia di Parkinson, i cui sintomi (tremori a riposo e lentezza nei movimenti) indicano la morte di un particolare tipo di cellule che porta allo striato la dopamina. “Oggi sappiamo che l’aumento nella produzione della proteina alfa-sinucleina può da sola portare alla morte dei neuroni dopaminergici e, quindi, allo sviluppo della malattia. I ricercatori hanno quindi inserito all’interno delle cellule che producono dopamina il gene dell’alfa-sinucleina umana, in modo che questa venisse prodotta in quantità spropositate nelle cellule che rilasciano dopamina nello striato, determinandone la morte”, prosegue la ricercatrice dell’Igb-Cnr. “Si è visto così che molto prima di arrivare alla morte l’eccesso di alfa-sinucleina impediva agli animali di effettuare automaticamente i movimenti appresi. Questi risultati identificano per la prima volta una manifestazione clinica molto precoce nell’apprendimento motorio che precede la morte dei neuroni nella malattia di Parkinson. È quindi un campanello d’allarme utile per la diagnosi precoce e per lo sviluppo di nuove terapie che, se somministrate subito, possono prevenire o rallentare la morte dei neuroni”.
I ricercatori si sono chiesti a questo punto in che modo l’eccesso di alfa-sinucleina impedisse la formazione della memoria cellulare, una domanda importante per capire le primissime modificazioni biologiche legate allo sviluppo del Parkinson. “Abbiamo visto che l’eccesso di alfa-sinucleina preveniva la formazione della memoria cellulare riducendo drasticamente la quantità del trasportatore della dopamina, una sorta di controllore dei punti di contatto tra diversi neuroni, e quando i livelli di questo trasportatore si riducono tutte le vescicole di dopamina rilasciate disturbano il corretto scambio di informazioni tra le cellule nervose e, dunque, la formazione della memoria motoria”, conclude De Leonibus. “L’identificazione di bassi livelli del trasportatore della dopamina in questo stadio precoce, quando ancora non c’è neurodegenerazione, è perciò un aspetto molto rilevante per la diagnosi della malattia. I risultati di questa ricerca suggeriscono che bassi livelli del trasportatore non necessariamente indicano la morte dei neuroni dopaminergici, ma possono invece indicare una sinucleinopatia, un’ipotesi diagnostica che merita approfondimenti mirati con indagini genetiche e prelievo di liquor, al fine di prevederne l’evoluzione”.
Questo risultato è stato reso possibile anche grazie ai finanziamenti di Fondazione Telethon che proprio in questi giorni sta promuovendo #presente, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca scientifica contro le malattie genetiche rare. Inoltre, fino al 23 dicembre si terrà la 28° edizione della Maratona televisiva in collaborazione con la Rai e fino al 24 dicembre sarà possibile fare una donazione inviando un sms o chiamando il numero solidale 45518

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Il Parkinson in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

parkinsonOggi in Italia sono circa 300.000 le persone con malattia di Parkinson, e purtroppo questo numero è destinato a raddoppiare. Nei prossimi 15 anni si stima che si arriverà a 6.000 nuovi pazienti l’anno, di cui la metà colpiti ancora in età lavorativa.
Il prossimo 25 novembre in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson promossa dall’Accademia Italiana Malattia di Parkinson e Disordini del Movimento, la Società Italiana di Neurologia (SIN) fa il punto sui progressi della ricerca scientifica.Per la prima volta in Italia verrà realizzato uno studio con l’obiettivo di valutare il complesso dei fattori di rischio e dei fattori protettivi della malattia di Parkinson per identificare le probabili associazioni che possono impattare sulla malattia.“Finora la letteratura scientifica ha riportato gli effetti dei singoli fattori di rischio sullo sviluppo della Malattia di Parkinson – afferma il Prof. Alfredo Berardelli, Ordinario di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma – Attraverso questo primo studio italiano multicentrico osservazionale intendiamo capire in che modo i diversi fattori interagiscono tra di loro e creano i cambiamenti nel cervello che sviluppano la malattia, cosi come indagare sull’associazione tra fattori di rischio e fattori di protezione con l’obiettivo di prevenire o rallentare il progredire della malattia”. “Tra i fattori di rischio più frequenti – dichiara il Prof. Giovanni Defazio, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Cagliari – si annoverano l’età avanzata, la familiarità, il sesso maschile, l’etnia (i più colpiti sono i Caucasici), diversi fattori ambientali, i traumi cranici e i disturbi dell’umore come la depressione. Mentre tra quelli protettivi l’attività fisica è il più importante, seguita da un’attività lavorativa; sembra che anche il fumo e il caffè, malgrado nocivi sotto altri punti di vista, siano considerati fattori protettivi”.Oltre a questo studio italiano, i neurologi continuano a lavorare intensamente a nuove tecniche che permettano una diagnosi il più precoce possibile, addirittura pre-clinica, ossia prima della comparsa dei sintomi motori.“Ai fini di una diagnosi quanto più precoce – afferma il Prof Pietro Cortelli, Ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna – è molto importante che i pazienti riferiscano al proprio specialista tutti quei sintomi apparentemente non riconducibili alla Malattia di Parkinson come ad esempio il deficit olfattivo, la depressione, i dolori delle grosse articolazioni e i disturbi comportamentali durante il sonno. Si tratta, infatti, di sintomi non motori che possono aiutare a identificare soggetti a rischio di sviluppare la malattia con un anticipo di 10-12 anni. In questo modo si potrebbe iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo nella fase pre-motoria della malattia e sarebbe possibile cambiare il decorso della malattia, rallentandone la progressione.La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Convivere con il Parkinson in estate

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

parkinsonIl caldo estivo rappresenta causa di disagio per la maggior parte delle persone ma, ancora di più, per quelle che devono convivere con una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale quale è il Parkinson. “Oggi il Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, circa l’1% di quella sopra i 65 anni – dichiara il Prof. Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie (DIBINEM) Alma Mater Studiorum, Università di Bologna – IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna Ospedale Bellaria. Nel nostro Paese i malati sono circa 300.000, per lo più uomini (1,5 volte in più rispetto alle donne) e con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Come Società Italiana di Neurologia (SIN) e Accademia LIMPE DisMov riteniamo sia molto importante dare il nostro contributo attraverso una serie di consigli utili per aiutare i pazienti ad affrontare al meglio questi mesi estivi”. Le persone affette da Parkinson hanno difficoltà ad iniziare i movimenti e questi stessi risultano generalmente molto lenti: per accrescere la capacità fisica e il grado di allenamento si consiglia dunque di praticare ogni mattina una serie di esercizi di riscaldamento e allungamento per una ventina di minuti. In questo modo la riattivazione della mattina può avvenire con una maggiore celerità e facilità.
“Mantenere alcune abitudini giornaliere – dichiara il Dottor Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson dell’Istituto neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia) – può essere utile per aiutare il cervello a preservare la gestione di alcuni automatismi. Ad esempio, rispettare la cadenza dei pasti giornalieri: non è importante mantenere un orario fisso, ma curare la regolarità. Altrettanto importante è avere uno spazio della giornata dedicato all’attività fisica all’aria aperta: è utile ricordare che la fascia mattutina dalle 7.00 alle 11.00 e quella pomeridiana dalle 18.00 alla sera sono i momenti della giornata in cui è preferibile praticare delle attività fisiche e motorie”.
Attenzione ovviamente alle cadute che sono più frequenti nelle fasi avanzate della malattia; in genere aumentano dopo il decimo anno e nei mesi caldi, a volte a causa della stanchezza e della paura di cadere che spesso genera strategie motorie difensive che aumentano il rischio di caduta. Con l’aumento delle fasi di “off”, che spesso si verifica nei mesi estivi, aumenta il rischio cadute.
Seguire un programma di riabilitazione motoria aiuta non solo a ridurre questo rischio, ma insegna anche come cadere, in modo da farsi meno male.
Se il rischio di caduta è elevato può anche essere consigliato l’utilizzo di un deambulatore, nei momenti della giornata in cui si verificano i blocchi motori. Per i pazienti che utilizzano dei bastoni o mezzi di ausilio, si raccomanda di sostituirli con i bastoncini da trekking o nordic walking. Si ricorda anche che camminare con i bastoncini da nordic walking accresce la capacità fisica ed il grado di allenamento rispetto alla passeggiata senza mezzi di ausilio di circa il 20%.
La stitichezza o stipsi è una conseguenza della lentezza dei movimenti e quindi della malattia in sé, ma anche di alcuni farmaci che possono essere prescritti per la cura del Parkinson. E’ un disagio che aumenta in estate a causa della tendenza alla disidratazione o della scarsa idratazione e per la vita sedentaria. Alcuni semplici consigli: dedicatevi a un’attività fisica regolare, consumate liquidi in maniera adeguata (1,5 litri d’acqua al giorno, 8-10 bicchieri al giorno) e scegliete un’alimentazione ricca di frutta e verdura e di fibre in generale.
Con il caldo aumenta la sensazione di stanchezza per più di un fattore, tra cui i farmaci, la malattia stessa (gli sforzi per gestire i sintomi ma anche le variazioni chimiche nel cervello), il sonno disturbato, la depressione e la ipotensione che di estate si accentua. Si consiglia quindi di dedicare tutto il tempo necessario a svolgere le varie attività, imparando a riconoscere e sfruttare i momenti in cui i farmaci sono più efficaci e ci si sente meno stanchi. E’ importante assicurarsi che la dieta sia bilanciata come apporto energetico, evitare la stitichezza che causa stanchezza ed effettuare un regolare esercizio fisico in modo da mantenere i muscoli tonici.
La dieta non deve essere restrittiva, ma bilanciata e variata nella scelta degli alimenti, e anche nei modi di cottura. La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti. La composizione ideale della dieta bilanciata dovrebbe essere la seguente: la maggior parte dell’energia (55-58%) dovrebbe provenire dai carboidrati (cereali e loro derivati, patate), una quota del 25-30% dai grassi e il 12-15 % dalle proteine.
Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 2-3 litri d’acqua. Questa quantità va aumentata in caso di sudorazione abbondante; si può bere l’acqua sia a pasto che fuori pasto. Una buona occasione per imparare a bere molto è di assumere un bicchiere d’acqua ogni volta che si assumono i farmaci, oltre che durante i pasti. E’ consentito consumare non più di 1-2 bicchieri al giorno di vino, privilegiando il bianco fresco d’estate, mentre i superalcolici andrebbero ridotti o eliminati. Sì a caffè e thé.
Fortemente raccomandata è una passeggiata serale prima di andare a letto. Diverse esperienze riportate dai pazienti suggeriscono, infatti, che arrivare la sera con un senso di stanchezza fisica dovuto alle diverse attività praticate durante il giorno accresce il senso di benessere riducendo la diversa sensazione di stanchezza dovuta all’astenia e all’ipotensione.
Questi suggerimenti vanno ovviamente ridimensionati per i pazienti con maggiori gradi di disabilità e con una ridotta autonomia motoria. Dove possibile, si consiglia di praticare l’attività fisica con delle passeggiate di lunghezza relativa alle possibilità, con presenza di frequenti pause ristoratrici. Per i pazienti impossibilitati a passeggiare è comunque consigliato portarli sempre all’aria aperta ed in mezzo ad altre persone per diversi tratti della giornata, avendo sempre cura di farli bere spesso.

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Giornata della Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2015

Il 28 di novembre si celebra la Giornata della Malattia di Parkinson, patologia che colpisce più di 5 milioni di persone al mondo, di cui oltre 220.000 solo in Italia, e che si manifesta intorno ai 60 anni di età. La Società Italiana di Neurologia coglie l’occasione proprio della Giornata per ribadire il ruolo cruciale della ricerca scientifica nella lotta a questo disturbo neurodegenerativo con il preciso obiettivo di raggiungere non solo una diagnosi precoce ma addirittura preclinica e la personalizzazione della terapia per cparkinsoniascun paziente.
Nella Malattia di Parkinson la diagnosi preclinica viene fatta alla persona “apparentemente” sana che non manifesta ancora i sintomi motori tipici della patologia, mentre la diagnosi precoce avviene quando i primi segni clinici sono già comparsi, sebbene siano ancora incerti o sfumati. La diagnosi preclinica permette di anticipare di molti anni la comparsa della malattia di Parkinson e di modificarne addirittura il decorso attraverso una tempestiva terapia a base di farmaci dopaminergici o di farmaci neuro protettivi.Il fattore tempo rappresenta una questione cruciale se si pensa che alla comparsa dei primi sintomi motori, come lentezza nei movimenti o tremore a riposo, la malattia ormai non può più essere bloccata in quanto risulta già in una fase troppo avanzata.
Per diagnosticare la Malattia di Parkinson sono stati individuati segni preclinici e precoci molto precisi che a volte, però, possono essere la manifestazione di altre malattie neurodegenerative. Di recente, quindi, è stata introdotta nella pratica clinica la diagnostica differenziale dei diversi campanelli d’allarme che interessano la Malattia di Parkinson: ad esempio, il disturbo del comportamento del sonno in fase REM (RBD – REM Behaviour Disorders) può riguardare, in fase preclinica, la Malattia di Parkinson oppure riferirsi al Tremore Essenziale.Il trattamento della sintomatologia deve essere personalizzato sulla base delle caratteristiche espresse nella persona affetta dalla Malattia di Parkinson, al fine di offrire le risorse terapeutiche più opportune a seconda del quadro clinico, dell’evoluzione e del comportamento individuale.Le competenze neurologiche sono, inoltre, cruciali nelle fasi avanzate della malattia al fine di definire l’approccio terapeutico più adeguato alle problematiche in grado di compromettere la qualità della vita (disturbi del sonno, deficit cognitivi, difficoltà di deglutizione, costipazione ecc).La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Nuovi studi scientifici internazionali sulla terapia AMPS

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

parkinsonRoma lunedì 23 novembre 2015 alle ore 11.30 Hotel Boscolo Exedra Piazza della Repubblica 47 conferenza stampa per la presentazione in anteprima mondiale di nuovi studi scientifici internazionali sulla terapia AMPS (Automated Mechanical Peripheral Stimulation) per il trattamento dei sintomi motori della Malattia di Parkinson, in anteprima rispetto al prossimo Congresso Mondiale sul Parkinson. Relatori:
Prof. Fabrizio Stocchi MD PhD, Responsabile del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson e del Clinical Trial Center dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma
Dott. Cosimo Quattrocchi MD PhD, Ricercatore di Diagnostica per Immagini e di Neuroradiologia, Università Campus Bio-Medico di Roma
Dott.ssa Maria Francesca De Pandis MD PhD, Responsabile dell’U.O. di Riabilitazione Neuromotoria del Centro per la cura del Parkinson, Osp. San Raffaele di Cassino. Programma:
· I sintomi motori della malattia di Parkinson e gli ‘unmet need’
· Epidemiologia della patologia e proiezioni
· Il nuovo approccio terapeutico di Stimolazione Automatica Meccanica Periferica: principi, applicazioni, potenzialità
· I vantaggi della terapia per i pazienti: non invasiva, disponibile in autoerogazione a domicilio
· I nuovi studi scientifici documentano l’efficacia della terapia: migliore attivazione di aree cerebrali deputate al movimento, efficacia rapida, durata degli effetti a lungo termine
· Conclusioni

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Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

Parkinson04Sono tre, ad oggi, i principali fattori critici nella gestione della malattia di Parkinson, patologia neurodegenerativa dal forte impatto sociale, che ha pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie: non se ne parla abbastanza, non esiste ancora una cura definitiva, e la maggior parte delle Regioni italiane non ha sviluppato uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (PDTA). Il Parkinson, seconda malattia degenerativa per prevalenza, dopo l’Alzheimer, colpisce in Italia circa 250.000 persone, numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni dal momento che ogni anno si registrano circa 6.000 nuovi casi, con un’incidenza da 1,5 a 2 volte maggiore negli uomini rispetto alle donne. Nonostante il Parkinson venga spesso etichettato erroneamente come malattia della terza età, una persona su cinque ha meno di 50 anni al momento della comparsa dei sintomi iniziali. Il campanello d’allarme della malattia sono la fatica nel camminare, i disordini del movimento e la perdita dell’equilibrio, a volte i tremori.Tutto ciò dà luogo a pesanti ripercussioni sulla qualità di vita di migliaia di famiglie, soprattutto perché non esiste ancora una cura definitiva della malattia, né sono state individuate soddisfacenti strategie preventive. Per il Parkinson, infatti, esistono solo cure sintomatiche, in quanto i farmaci ad oggi disponibili agiscono unicamente sui primi segnali della malattia e sui disturbi che essi comportano.A fronte di questa situazione si rileva anche una certa impreparazione del sistema sanitario nella presa in carico dei pazienti affetti dal morbo: sono infatti pochissimi in Italia i centri di cura specializzati, e solo alcune Regioni hanno definito un apposito Percorso Diagnostico-Terapeutico Assistenziale (PDTA).Di questi aspetti, dei costi diretti e indiretti della patologia per il Servizio Sanitario Nazionale, dei programmi delle Istituzioni per la presa in carico dei pazienti sul territorio e del ruolo delle associazioni dei pazienti, si è discusso nel corso del convegno di questa mattina “La gestione della malattia di Parkinson in Italia”, organizzato da Aboutpharma and Medical Devices con il contributo incondizionato di Zambon.Alfredo Berardelli, presidente dell’Accademia Limpe-Dismov e professore ordinario di Neurologia alla Sapienza di Roma ha fornito indicazioni precise sullo stato dell’arte nella cura della malattia e sulle speranze che si possono riporre nella ricerca: “La ricerca neurologica in Italia è di primissimo livello, con strutture d’avanguardia, assolutamente competitive rispetto a quelle presenti in Europa e negli Stati Uniti. L’obiettivo degli studi in corso è quello di trovare una terapia che agisca sul meccanismo fisiopatologico che dà luogo alla malattia di Parkinson. Al momento risulta essenziale – conclude Berardelli – che la diagnosi venga effettuata da un neurologo, l’unico professionista che può seguire il paziente durante tutte le fasi di progressione della malattia, per consigliare il trattamento più idoneo e garantirgli sempre una buona qualità di vita”.“Nelle prime fasi della malattia, oggi si riesce a intervenire con farmaci che potenziano la produzione di dopamina da parte del cervello e riescono a migliorare la sintomatologia motoria– afferma a sua volta Giovanni Abbruzzese, Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI Università degli Studi di Genova -. Nel momento in cui le manifestazioni della patologia diventano più serie, si fa ricorso a terapie complesse, di tipo neurochirurgico, con impianto di stimolatori all’interno del cervello, o di tipo infusionale, con impianto di infusori nell’intestino. Rimedi per lo più sintomatici, che inoltre non possono essere usati nella totalità dei pazienti.Un aiuto importante può venire invece dalla riabilitazione, che non deve essere un’alternativa alla terapia farmacologica, ma un’integrazione alla stessa. Una speranza arriva anche dalla ricerca, che sta iniziando a individuare biomarcatori in grado di rilevare la patologia prima dei suoi esordi sintomatici, e sta identificando anche nuove cure, probabilmente capaci di rallentare, o addirittura bloccare definitivamente la progressione della malattia”.
Il professor Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Altems), ha illustrato i risultati di uno studio, condotto dall’Altems per quantificare la spesa che SSN, malati di Parkinson e famiglie e Società sostengono per la malattia: “Sia per quanto concerne le spese del SSN sia per quelle dei malati, le cifre sono più alte nelle Regioni del Centro, rispetto a quelle del Nord e del Sud. Il costo annuale per paziente affetto da malattia di Parkinson varia fra 3.500 e 4.800 euro per il SSN, fra 1.500 e 2.700 euro per i malati e fra 10.000 e 17.000 euro per la Società. Riportando questi dati al numero di persone con malattia di Parkinson presenti in Italia, è stato calcolato che il carico totale per il SSN, relativo a questa patologia, sia compreso fra 1.1 e 1.3 miliardi di euro e quello per la Società fra 2.2 e 2.9 miliardi di euro.Sebbene le risorse messe in campo dal SSN per questa malattia siano considerevoli, esiste ancora un ampio margine di manovra per l’ottimizzazione, che potrebbe passare anzitutto per la chiara definizione di PDTA che migliorino la continuità dell’assistenza e garantiscano una migliore gestione del paziente”.

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“La gestione della malattia di Parkinson in Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Parkinson04Roma, 18 novembre 2015 dalle 10 alle 13,30 Senato della Repubblica – Sala Capitolare Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva 38. La malattia di Parkinson, seconda patologia neurologica per frequenza dopo la malattia di Alzheimer, colpisce in Italia circa 300.000 persone, un numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni. È una patologia neurodegenerativa gravemente invalidante, dal forte impatto sociale, e con pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie. In considerazione del progressivo abbassamento dell’età di esordio della malattia (il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni) e in ragione dell’attuale strutturazione del modello di presa in carico nel nostro Paese, si rende necessario avviare uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale. Programma: Giovanni Defazio, Professore Associato di Neurologia, Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso – Università degli Studi di Bari
Giovanni Abbruzzese, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI – Università degli Studi di Genova
Leonardo Lopiano, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”- Università di Torino
Alfredo Berardelli, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma
Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS – l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
PDTA e interventi necessari per la presa in carico dei pazienti: implicazioni in termini di politica sanitaria, assistenza sul territorio e sostenibilità
On. Gian Luigi Gigli, Membro Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali, Camera dei Deputati; Professore Ordinario di Neurologia, Università di Udine
On. Federico Gelli, Membro Commissione Parlamentare Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. Annalisa Silvestro, Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità, Senato della Repubblica; Consigliere, IPASVI
Francesco Alberti, Componente Comitato Centrale, FNOMCeO; Presidente, Ordine provinciale di Imperia
La voce delle Associazioni pazienti
Grazia Nardone, Referente Roma/Lazio, AIP – Associazione Italiana Parkinson
Antonino Marra, Presidente Parkinson Italia
Claudia Milani, Presidente A.I.G.P. Onlus – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani

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4 anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

Parkinson046 milioni di euro di finanziamento, 100 ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea e avviato con il kick-off meeting svoltosi ieri e oggi presso la sede dell’ISNB, a Bologna.20 ricercatori da Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna e Italia, in rappresentanza dei 9 istituti di ricerca europei che partecipano al progetto, si sono dati appuntamento a Bologna, all’ISNB, per dare il via a quella che si prospetta come una delle più vaste ricerche sul Parkinson degli ultimi anni. Malgrado i grandi sforzi compiuti dalla comunità medico-scientifica, l’intervento farmacologico sulla malattia di Parkinson risulta spesso tardivo e non in grado di rallentarne o bloccarne la progressione. La mancanza di bersagli terapeutici efficaci e, soprattutto, di marcatori precoci della malattia rappresentano, infatti, un limite nella cura di questa patologia.
E’ questa una delle ragioni alle origini di Propag-Ageing, che vuole approfondire proprio la conoscenza delle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e punta ad individuare:
1) marcatori precoci della malattia, che consentano di diagnosticarla prima che la maggior parte dei neuroni dopaminergici sia compromessa;
2) marcatori prognostici, che permettano di personalizzare il trattamento;
3) nuovi bersagli molecolari “druggable”, che possano, cioè, essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi in studi clinici futuri.
Propag-Ageing, che ha ottenuto il massimo finanziamento previsto per la sua categoria, è stato scelto, assieme ad altri 7, su 400 progetti candidati. Contribuirà al raggiungimento di uno dei macro obiettivi del programma di finanziamento della ricerca della Commissione Europea, Horizon 2020, e cioè l’innalzamento di due anni della aspettativa di vita dei cittadini europei.L’invecchiamento è il maggior fattore di rischio per le malattie neurodegenerative come la malattia di Parkinson (che in Europa colpisce l’1 – 2% degli over 60 e il 4% degli over 85). L’approccio che i ricercatori bolognesi hanno deciso di adottare per studiare la malattia di Parkinson è innovativo e potenzialmente rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, questa patologia è reinterpretata in un’ottica più generale, che coinvolge l’intero processo di invecchiamento. Sebbene sia noto che l’età avanzata rappresenti uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Parkinson, sino ad oggi non è stata adeguatamente approfondita la relazione tra le normali modificazioni cellulari/molecolari che accompagnano l’invecchiamento fisiologico in salute e le alterazioni che caratterizzano questa patologia. Tuttavia, esistono evidenze sperimentali che indicano che invecchiamento e malattia di Parkinson condividono alcune importanti caratteristiche. Per esempio, molte persone anziane, anche se sane, subiscono un progressivo declino nelle abilità motorie. E l’analisi di preparati autoptici cerebrali derivanti da persone anziane ha evidenziato segni anatomo-patologici simili a quelli della malattia di Parkinson in più di 1/3 dei casi, pur in assenza della malattia.Secondo il prof. Claudio Franceschi, coordinatore di Propag-Ageing, il denominatore comune tra invecchiamento e malattia di Parkinson è rappresentato da fenomeni propagatori, nei quali sia le cellule invecchiate (cellule senescenti) che quelle alterate/malate liberano sostanze che entrano nel sangue e circolano nell’organismo, stimolando una condizione infiammatoria persistente a livello sistemico, denominata inflammaging.Assumendo che malattia di Parkinson ed invecchiamento abbiano caratteristiche comuni, come mai alcune persone si ammalano ed altre invece invecchiano in salute, raggiungendo e superando talvolta anche i 100 anni? Per rispondere a questa domanda, Propag-Ageing si propone di confrontare persone affette da malattia di Parkinson e persone molto longeve, che hanno superato i 100 anni in buona salute, senza soffrire di malattia di Parkinson né di altre patologie neurodegenerative.Propag–Ageing punta ad identificare proprio quei meccanismi che con l’avanzare dell’età fanno deviare l’organismo dal percorso di invecchiamento in salute, sino a consentire lo sviluppo della malattia di Parkinson. La combinazione di un approccio concettuale innovativo e delle più avanzate tecnologie per analisi molecolari e statistiche consentirà di approfondire la conoscenza sulle basi molecolari e cellulari della malattia di Parkinson e, auspicabilmente, di identificare e caratterizzare meglio le alterazioni cellulari e molecolari che determinano il passaggio da un invecchiamento fisiologico e in salute (centenari sani) ad un invecchiamento patologico con malattia di Parkinson clinicamente evidente.
Queste nuove conoscenze dovrebbero permettere, inoltre, di individuare nuovi bersagli molecolari che possano essere oggetto di trattamento con farmaci innovativi e/o facilitare la diagnosi e la prognosi di questa patologia.
Ciascuno dei 9 centri europei che partecipano allo studio metterà a disposizione di tutti i partner i propri dati, dando così vita alla più grande banca dati sulla malattia di Parkinson attualmente esistente. La ricerca studierà pazienti ai quali è stata appena diagnosticata la malattia, ma che non hanno ancora iniziato alcuna terapia (pazienti de novo), e pazienti per così dire storici. Saranno oggetto di studio, inoltre, dati e campioni provenienti da due studi svedesi condotti per 10 e 35 anni su gemelli omozigoti adulti e anziani affetti dalla malattia di Parkinson, che includono sia coppie concordanti (entrambi i componenti malati) che discordanti (un componente malato e uno sano), e cervelli donati alla ricerca post mortem.Infine, la ricerca utilizzerà le stesse metodiche impiegate sui malati di Parkinson per lo studio di un gruppo di ultracentenari e dei loro figli che non hanno mai mostrato segnali clinici di disabilità motorie, cioè persone sane che, proprio per questa ragione, rappresentano i gold standard dell’invecchiamento in salute.I Partecipanti
IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche – Azienda USL di Bologna (coordinatore), Italia
University College of London, Regno Unito
University Medical Center of Goettingen, Germania
Servicio Andaluz de Salud, Spagna
Personal Genomics, Italia
University of Cambridge, Regno Unito
Consorzio interuniversitario Risonanze Magnetiche di Metallo Proteine, Italia
Karolinska Institutet, Svezia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia

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Profili molecolari del Parkinson

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

Parkinson04Bologna 22 settembre, alle 12, all’Hotel Relais Bellaria, in via Altura 11 bis. 4 gli anni per scoprire i profili molecolari del Parkinson, 6 i milioni di euro di finanziamento, 100 i ricercatori di 5 Paesi coordinati dall’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB) e, infine, la più ampia banca dati esistente sulla malattia. Sono i numeri di Propag-Ageing, il progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea che avrà il suo kick-off meeting presso la sede dell’ISNB, a Bologna. Saranno presenti Agostino Baruzzi, direttore scientifico dell’ISNB, Claudio Franceschi, professore di Immunologia all’Università di Bologna e coordinatore del progetto di ricerca per l’ISNB, Chiara Gibertoni, direttore generale dell’Azienda USL di Bologna.

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Parkinson e qualità della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2015

Parkinson04Cosa faresti se avessi 1 ora di tempo in più al giorno? Con questa semplice domanda si esprime il vero valore del “TEMPO” per i malati di Parkinson. “1 Hour More”, un progetto nato con lo scopo di aumentare la consapevolezza sulla Malattia di Parkinson a livello internazionale dando, a chi ne è affetto, un supporto psicologico e pratico, è stata lanciato oggi al Congresso della European Academy of Neurology (EAN) a Berlino dalla European Parkinson’s Disease Association (EPDA), in collaborazione con Zambon, azienda farmaceutica internazionale fortemente focalizzata nell’area del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
Il cuore dell’iniziativa è rappresentato da una pubblicazione che racchiude 24 storie di vita reale, di speranza e reazione, scritte da autori professionisti che raccontano la malattia, attraverso interviste realizzate in Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Francia e Svizzera. A completamento dei racconti, sono stati abbinati 24 consigli utili per affrontare la vita quotidiana, suggeriti da coloro che hanno scelto di condividere la propria esperienza personale di malati di Parkinson.
Il libro ha inoltre dato vita ad una piattaforma digitale dedicata http://www.1hourmore.eu, disponibile in 4 lingue in cui gli utenti possono leggere esperienze di vita particolarmente significative sul valore del tempo, inviare un racconto a partire dal vissuto personale e cercare di rispondere alla domanda di fondo: “Cosa faresti se avessi 1 ora in più al giorno”? Scopo dell’iniziativa, come sottolineato, è garantire un aiuto anche psicologico al paziente in tutte le diverse fasi della malattia: dalla diagnosi, all’accettazione dei sintomi, fino alla gestione dei delicati aspetti legati agli effetti della cura.La Malattia di Parkinson è la seconda più comune patologia neurodegenerativa progressiva cronica negli anziani dopo la Malattia di Alzheimer, e si stima che il numero di pazienti che ne verranno affetti raddoppierà entro il 2030. Colpisce 1 persona su 500, non solo di età più avanzata, ma anche persone più giovani. L’insorgenza dei sintomi e delle complicazioni motorie ha un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sulle loro famiglie, nonché sui professionisti della salute che faticano a fornire soluzioni efficaci per ridurre l’impatto di questa patologia. «E’ necessario continuare ad impegnarsi per estendere la conoscenza della Malattia di Parkinson in Europa. La Malattia di Parkinson ha un grande peso sociale, destinato ad aumentare nei prossimi anni. Dobbiamo quindi agire ora, per limitare l’impatto della patologia sui pazienti, le loro famiglie, chi li assiste e sulla società intera – afferma Knut-Johan Onarheim, President of EPDA – Il progetto “1HourMore”, sponsorizzato da Zambon, ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su questa patologia, mettendo in primo piano la lotta contro il Parkinson e sostenendo i pazienti nel trovare soluzioni alle loro necessità non soddisfatte. EPDA ha una lunga storia nel supporto ai pazienti con Malattia di Parkinson in Europa e ciò che abbiamo imparato è chiaro. Chi è affetto da questa patologia non riceve una diagnosi, i trattamenti o le cure, in modo ottimale o tempestivo, né viene trattato secondo gli standard di cura che gli stessi specialisti riconoscono quale “best practice”».Elena Zambon, Presidente di Zambon, ha commentato: «Come azienda familiare italiana con una storia lunga 109 anni nella cura della salute delle persone, crediamo fortemente che, occupandoci di salute, sia nostro dovere offrire soluzioni terapeutiche innovative per il trattamento di patologie gravi ed allo stesso tempo per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Questo progetto vuole connettere le persone per evitare che si sentano sole, creare una vera comunità e condividere le esperienze. Siamo fieri di lavorare con un’associazione come EPDA per raggiungere questo obiettivo».Il libro “1HourMore”, edito da BookRepublic, è gratuito e disponibile sulle più importanti piattaforme dedicate agli eBook quali BookRepublic, Amazon and IBS.

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Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2015

Parkinson04Martedì 9 giugno, alle ore 14.30, nell’Aula della Biblioteca della Clinica Geriatrica (Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Ateneo), il prof. Emanuele Cereda, medico ricercatore nel Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica della Fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia, terrà la lettura magistrale Aspetti Nutrizionali nella Malattia di Parkinson. La lettura magistrale sarà introdotta dal prof. Gian Paolo Ceda, Direttore della Scuola di Specializzazione di Geriatria e Presidente della Facoltà di Medicina dell’Ateneo.La terapia continua e sostitutiva con levodopa è tuttora quella più efficace nei pazienti con Malattia di Parkinson anche nel soggetto anziano, laddove si verifica la maggiore prevalenza ed incidenza della patologia. Il paziente geriatrico affetto da Malattia di Parkinson costituisce una tipologia molto specifica, in quanto frequentemente affetto da malnutrizione calorico-proteica e con un costo del cammino energeticamente più dispendioso rispetto ai soggetti di pari età. Sfortunatamente componenti delle proteine della dieta possono competere con l’assorbimento intestinale e il trasporto della levodopa attraverso la barriera emato-encefalica, limitando l’efficacia del farmaco e concorrendo all’insorgenza di fluttuazioni motorie.La relazione del prof. Cereda cercherà di far luce sul non facile punto di incontro tra le linee guida che raccomandano regimi a basso contenuto proteico e la ridistribuzione proteica da un lato e la necessità di regimi ad alto contenuto proteico per trattare la perdita di efficienza muscolare legata sia all’età che alla malattia.L’evento, promosso dai proff. Marcello Maggio e Fulvio Lauretani, dalla Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma di concerto con l’Unità Operativa Complessa Clinica Geriatrica del Dipartimento Geriatrico-Riabilitativo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, è rivolto agli studenti del IV-V-VI anno del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia nell’ambito dell’Attività didattica elettiva Sindrome della fragilità nel soggetto anziano, agli specializzandi dell’area medica e a tutto il personale medico e infermieristico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

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Giornata della malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 novembre 2014

Parkinson04Si celebra il 29 novembre prossimo, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ribadisce il ruolo fondamentale della diagnosi precoce per un intervento terapeutico tempestivo e mirato finalizzato a rallentare il decorso della malattia.La questione tempo infatti è fondamentale; basti pensare che, al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come la lentezza dei movimenti e il tremore di riposo, la malattia di Parkinson è già in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche della sostanza nera sono già morte.“Nella malattia di Parkinson la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per poter attuare una strategia terapeutica capace di modificare la storia naturale della malattia – dichiara il Prof. Aldo Quattrone, Presidente della SIN e Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro – Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria potrebbe rappresentare la strategia terapeutica del futuro mirata a controllare bene i sintomi e evitare gli effetti indesiderati a lungo termine della terapia farmacologica. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare o perfino arrestare il decorso della malattia.”Per diagnosticare la malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia.I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno REM (Rapid eye movement Behavioural Disorder, RBD), caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. RBD al momento rappresenta il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno REM, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni.
La malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre 220.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. La ricerca nel nostro Paese, già molto attiva su questo fronte, si sta concentrando sempre di più sulla fase pre-motoria della malattia, i cui sintomi caratteristici possono manifestarsi anche molti anni prima della comparsa dei sintomi motori.La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Sabato 30 novembre, Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson Due appuntamenti a Bologna.

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2013

Una serata di beneficienza per raccogliere fondi per la ricerca contro il Parkinson e un incontro con pazienti e familiari. Due iniziative organizzate in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson, il 30 novembre, con la collaborazione del Centro Disordini del Movimento del Policlinico Sant’Orsola e dell’Azienda Usl di Bologna. La prima si terrà giovedì 28 novembre alle 21.30 presso il Let’s Go di Ozzano nell’Emilia in via Tolara di Sotto n. 21, l’altra, dal titolo Vivere con la malattia di Parkinson oltre la terapia farmacologica: il canto e il ballo come strumenti riabilitativi, sabato 30 novembre, alle 9.30, presso il Circolo Arci di San Lazzaro di Savena in via Bellaria 7. A questo incontro parteciperanno i neurologi dei centri Dismov-Sin – Associazione italiana disordini del movimento e malattia di Parkinson, assieme a fisiatri e fisioterapisti del Policlinico Sant’Orsola e dell’Azienda Usl di Bologna.Il Centro Parkinson del Policlinico di Sant’Orsola, che afferisce alla Unità operativa di Neurologia, è operativo dal 2000. Nel 2005 è nato un percorso assistenziale interamente dedicato alla gestione della malattia, che si avvale, oltre che dei neurologi esperti in Disordini del Movimento, di un team multidisciplinare che assicura interventi specifici e diversificati necessari nelle diverse fasi di malattia (fisiatra, fisioterapista, gastroenterologo, urologo, psicologo, dietologo, otorinolaringoiatra e foniatra, psichiatra, pneumologo, ortopedico, genetista, neuroradiologo, medico di medicina nucleare). Il Centro effettua attualmente circa 800 visite all’anno e si avvale di due neurologi, uno psicologo e un medico in formazione specialistica. Da tre anni è attiva, inoltre, una collaborazione con l’Associazione We Help You – WHY che ha portato all’apertura all’interno dell’Azienda di uno “Sportello Parkinson”, un punto d’ascolto sia per i pazienti sia per i familiari che devono fronteggiare le difficoltà quotidiane create dalla malattia.Il Centro Parkinson e Disordini del Movimento dell’IRCCS delle Scienze Neurologiche dell’Azienda USL di Bologna, ha sede all’Ospedale Bellaria. Dispone di uno specifico percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale (PDTA), e si avvale di un èquipe medica multidisciplinare, in relazione alle diverse esigenze cliniche. La forte integrazione con i servizi territoriali dell’Azienda USL offre la possibilità di seguire i cittadini anche nelle fasi avanzate della malattia, quando il paziente necessita di terapie complesse, come per esempio l’infusione continua duodenale di levodopa o l’impianto neurochirurgico di elettrodi per la stimolazione cerebrale profonda,
per la quale l’Ospedale Bellaria è referente regionale.
Il Centro Parkinson e Disordini del Movimento è referente nazionale per la neurofarmacologia per la valutazione degli effetti dei farmaci antiparkinsoniani e per lo studio della funzionalità del sistema nervoso vegetativo.Il Centro, nel quale operano 6 neurologi e 2 neurochirurghi, ha seguito nel 2012 oltre 1.500 pazienti. Da alcuni anni, inoltre, è attiva una collaborazione con l’Associazione Iniziativa Parkinsoniani O.N.L.U.S., con l’obiettivo di sostenere e aiutare i malati di Parkinson, promuovendo corsi di rieducazione neuromotoria, logopedia, yoga e sostegno psicologico, per i pazienti e per i loro familiari.La Giornata nazionale della Malattia di Parkinson è promossa da Dismov-Sin e da Limpe – Lega Italiana per la lotta contro la malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze. La Giornata ha ottenuto il patrocino del Ministero della Salute e l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Anche per questa edizione sono stati attivati molteplici canali per la raccolta di fondi a sostegno del progetto di ricerca sulle cadute. È possibile dare il proprio contributo attraverso il sito http://www.giornataparkinson.it, o scaricando la app gratuita YouGive, oppure scegliendo di donare 1 euro con sms al 45593 inviato da cellulari Vodafone, 3, WIND, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca, 2 euro chiamando il 45593 da rete fissa TWT, o ancora 2 o 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Fastweb. Il numero sarà attivo fino al 30 novembre 2013.
Il Policlinico di Sant’Orsola è la principale Azienda Ospedaliero-Universitaria dell’Emilia-Romagna e uno dei centri più qualificati a livello nazionale per la ricerca e la cura di numerose patologie. Organizzata in 7 Dipartimenti ad attività integrata, cui afferiscono 87 Unità Operative, è dotata di 1.362 posti letto con un organico di 5.666 dipendenti, compresi i ricercatori e i medici universitari. Vi si effettuano circa 72.000 ricoveri all’anno e 4.000.000 di prestazioni specialistiche per esterni.

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Diagnosi e gestione Parkinson

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

La V Giornata nazionale Parkinson, il 30 novembre prossimo, sarà arricchita da un importante strumento informativo: le linee guida per la diagnosi e il trattamento della malattia, promosse da Limpe (organizzatrice con Dismov-Sin dell’evento) con l’Istituto superiore d i sanità (Iss). «Il lavoro» spiega Alfonso Mele, responsabile del progetto per l’Iss «sistematizza le conoscenze acquisite in merito e rappresenta il primo passo verso un sistema integrato efficace ed efficiente nella gestione della patologia». Rispetto a un precedente documento scozzese del 2010, le raccomandazioni attuali affrontano tredici nuovi quesiti relativi a temi diagnostici, farmacologici, riabilitativi, neurologici e al trattamento con cellule staminali. Dal documento emerge quanto sia fondamentale una standardizzazione e una sistematizzazione della diagnosi: negli ultimi anni è, infatti, apparso evidente come sintomi non motori siano presenti talvolta anche nella fase che precede l’esordio del disturbo motorio, così come altre sindromi condividono i sintomi motori della malattia di Parkinson, complicando la diagnosi differenziale; generalmente l’accuratezza diagnostica migliora nel tempo con l’evolvere del quadro sintoma tologico ed è quindi importante una costante rivisitazione della diagnosi. Non a caso nelle linee guida si sottolinea come i neurologi debbano essere consapevoli della scarsa specificità della diagnosi all’esordio e della necessità di effettuare regolari follow-up a lungo termine, soprattutto per verificare i benefici ottenuti con la terapia dopaminergica. «Per la sostenibilità dei sistemi sanitari pubblici con risorse economiche limitate» rileva Giovanni Abbruzzese del Limpe «è vitale costruire modelli di gestione delle malattie croniche capaci di contenere gli sprechi, perseguire l’appropriatezza degli interventi terapeutici e offrire una maggiore qualità all’assistenza dei pazienti»: in questa logica generale uno snodo cruciale è costituito dal rapporto tra neurologo esperto in disordini del movimento (responsabile della diagnosi e della gestione della patologia) e medico di medicina generale (cogestor e delle variazioni terapeutiche).

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Stimolazione cerebrale profonda allevia i sintomi del Parkinson

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2012

Attraverso una revisione critica della letteratura, tre studiosi dell’Istituto di neurologia dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno esaminato le potenzialità offerte dalla stimolazione cerebrale profonda, o Dns (deep brain stimulation) per il trattamento dei pazienti affetti da malattia di Parkinson. I numerosi studi pubblicati e archiviati su Pubmed mostrano che diversi nuclei cerebrali profondi sono stati stimolati da ricercatori e clinici, portando a un’ampia gamma di effetti sui sintomi motori e non-motori che tipicamente si associano al morbo di Parkinson. Esistono evidenze di alta qualità sui benefici a lungo termine della stimolazione del nucleo subtalamico e del globo pallido interno: in entrambi si ottiene un miglioramento delle funzionalità motorie. Altrettanto provata è la riduzione del tremore che si può conseguire stimolando il nucleo talamico ventrale intermedio. Dati sugli effetti a breve termine sono disponibili riguardo alla stimolazione di altre aree cerebrali profonde, quali il nucleo peduncolo-pontino e il complesso talamico centromediano-parafascicolare. Alcuni sintomi non motori migliorano dopo la Dbs, in parte come effetto diretto della stimolazione e in parte indirettamente, in conseguenza dei benefici ottenuti nelle funzionalità motorie e grazie a terapie farmacologiche meno intense. Lancet Neurol, 2012; 11(5):429-42 (fonte Doctornews33)

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Flavonoidi: possibile ruolo protettivo dal Parkinson

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2012

L’assunzione abituale di quote elevate di alcuni flavonoidi può ridurre il rischio di malattia di Parkinson (Pd), soprattutto negli uomini, ma non può essere escluso l’effetto protettivo di altre sostanze presenti in alimenti di origine vegetale. È la conclusione di uno studio condotto da Xiang Gao dell’Harvard medical school di Boston (Usa) e colleghi su 49.281 uomini e 80.336 donne , in cui si è valutata l’assunzione dei flavonoidi totali e delle loro sottoclassi (flavononi, antocianine, flavan-3-oli, flavonoli, flavoni, e polimeri) usando un archivio sulla composizione degli alimenti e un questionario validato sulla frequenza dei pasti. Inoltre si sono esaminate le cinque principali sorgenti alimentari di tali sostanze: tè, frutti di bosco, mele, vino rosso, e arance o succo d’arancia. Sono stati identificati 805 partecipanti (438 uomini, 367 donne) che hanno sviluppato Pd nel corso di un follow-up di 20-22. Tra gli uomini, dopo aggiustamento per vari fattori confondenti, quelli posizionati nel quintile più elevato di intake di flavonoidi totali hanno avuto una riduzione del 40% del rischio di Pd rispetto ai partecipanti posti nel quintile più basso. Non si sono invece osservate correlazioni significative nelle donne o nelle analisi raggruppate. Nelle analisi raggruppate in base alle sottoclassi, però, le assunzioni di antocianine e una loro ricca sorgente alimentare, ossia i frutti di bosco, sono apparsi significativamente associati a un minore rischio di Pd. Neurology, 2012; 78(15):1138-45(fonte doctornews33)

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