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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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“I parlamentari diano i loro stipendi alla sanità pubblica e trattengano solo 600 euro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

“Parlamentari e consiglieri regionali, in questo momento di emergenza coronovirus, non possono svolgere il loro lavoro, ma potrebbero rendersi utili donando i loro stipendi alla sanità pubblica e trattenendo per sé 600 euro, tanto quanto è stato destinato ai detentori di partita Iva”. L’idea è di Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, movimento fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile.
“Continuano ad essere pagati con soldi pubblici, nonostante il blocco totale che interessa il Paese e, quindi, anche loro. Cosa aspettano a dimostrare che sono sempre al servizio degli italiani? Questo è l’unico modo in cui possono dimostrarlo: sostenere il sistema sanitario pubblico che è al collasso. Se 600 euro è una cifra ritenuta sufficente per la sopravvivenza di chi ha la partita Iva, lo sarà anche loro. Non parlo – sottolinea Calderone – di azioni individuali, né di beneficenza privata: tutti i rappresentati dei consigli regionali, dalla Calabria alla Valle d’Aosta, quelli del Parlamento siciliano e quelli del Parlamento nazionale, dovrebbero immediatamente farsi carico di questa esigenza, magari guardando ai propri territori di provenienza, perché non ha senso che intaschino i soldi dei cittadini mentre i cittadini hanno il disperato bisogno che i loro ospedali siano dotati di tutto il necessario. Dovrebbero farlo e comunicarlo a tutti, mentre chi non la fa, dovrà spiegarlo ai suoi elettori”.
“Verrà il giorno- osserva il responsabile siciliano del Movimento per l’Equità Territoriale – in cui dovranno occuparsi della sanità dagli scranni istituzionali: va rivisto tutto il sistema sanitario italiano che, alla prima seria difficoltà, si è dimostrato del tutto inadeguato. A dire il vero, in molte regioni, lo era già da prima. Verrà il giorno in cui non potranno più girare la testa dall’altra parte e lasciare che si macelli la sanità pubblica come hanno fatto finora. Ma non è questo il momento. Adesso possono solo dimostrare che i cittadini non stanno sprecando i loro soldi pagando politici che stanno a casa, mentre negli ospedali manca di tutto”.
“Va da sé – chiosa Calderone- che l’appello vale in particolar modo per i parlamentari meridionali: la nostra sanità è, infatti, quella che ha pagato il prezzo più alto alle politiche liberiste selvagge avallate dai governi nazionali su input dell’Unione europea. Non possiamo neanche sperare nella beneficenza di qualche milionario, perché questo non esenterebbe i parlamentari dalle loro responsabilità dinnanzi ai propri elettori, Inoltre i milionari, finora, hanno versato soldi alle strutture del Nord, addirittura a quelle private come ha fatto uno nota coppia italiana, che, praticamente, ha dato soldi a chi già ce li ha”.

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Referendum in materia di riduzione del numero dei parlamentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Ci sarà il 29 marzo 2019. Si voterà anche all’estero, per corrispondenza, per cui ogni iscritto all’AIRE riceverà a casa il plico contenente il materiale per votare. Il Referendum popolare avrà il seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019 ?». La posta in gioco è il taglio dei parlamentari e soprattutto il taglio dei parlamentari eletti all’estero. Saranno chiamati a votare tutti gli iscritti AIRE e non ci sarà il quorum, cioè un numero minimo di elettori necessario affinché la votazione sia valida, per cui se il 51% sarà contrario alla riforma fatta dal Governo che prevede il taglio della rappresentanza estera, tale riforma sarà cancellata. Infatti, in base a quanto prevede l’articolo 138 della Costituzione, in questo caso non conta il quorum dei votanti che invece determina la validità dei Referendum abrogativi.Ora bisognerà scegliere per il bene del Paese ed evitare che la propaganda prenda il sopravvento sulla politica e forse questo referendum è l’occasione per far tornare la gente a ragionare di politica e del bene dell’Italia oltre i populismi. E’ stata fatta una riforma frettolosa che non mette in conto i gravi problemi di rappresentanza che apre, di impatto con l’ordinamento costituzionale e di funzionamento del Parlamento così com’è strutturato. Infatti, nella riforma si sarebbero dovuti inquadrare anche questi altri aspetti ma sull’onda del taglio a tutti i costi e del populismo si è proceduto a varare una riforma zoppa: è proprio vero quel detto popolare che recitava: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi! Poi si afferma che tale riforma, che porta il numero complessivo dei parlamentari da 945 a 600, con un taglio del 36,5% degli eletti, è stata necessaria per abbattere i costi della politica: non è vero perché si tratta dei costi della democrazia e non dei costi dei partiti e poi, come dicono esperti che di tagli se ne intendono, il risparmio non sarebbe quello annunciato di 500 milioni di euro per Legislatura ma di soli 285 milioni, una cifra pari allo 0,007 % del bilancio dello Stato. Quindi diciamo la verità e soprattutto diciamo che se vogliamo ridurre i costi della rappresentanza allora possiamo pure abolire la democrazia piano piano e arrivare a 10 o a uno solo al comando! In realtà con questa riforma i partiti vedranno il loro potere rafforzato e sceglieranno quei pochi fedelissimi a rappresentarli in Parlamento azzerando le altre voci! Inoltre, se guardiamo ad altri Paesi europei, simili all’Italia, vediamo che agli attuali 945 parlamentari, tra Camera e Senato, corrispondono i 923 parlamentari francesi e i 1426 parlamentari in Gran Bretagna, tra Camera dei Comuni e House of Lords! Quindi, quella che viene mortificata è la rappresentanza che avrebbe bisogno di correttivi che non vediamo attualmente. Saranno penalizzate le minoranze e gli italiani all’estero.Infatti, non è stata minimamente considerata la specificità della Circoscrizione Estero, come avevo chiesto a più riprese nel corso della mia attività parlamentare!
Il Governo ha fatto dei tagli lineari al numero dei parlamentari senza alcun criterio logico e di proporzionalità. Infatti, se consideriamo che all’estero il numero dei residenti è quasi raddoppiato da quando è stata istituita la Circoscrizione estera, senza che aumentasse il numero degli eletti, fermi sempre a 12 alla Camera e a 6 al Senato, si capisce bene che il potere democratico di esprimere una rappresentanza di chi risiede all’estero si sia affievolito negli anni e, ora, con questa riforma subisce una riduzione ulteriore e non giustificabile. In Nord e Centro America passeremo dall’eleggere 1 senatore e due deputati a eleggere 1 senatore ed 1 deputato, forse allargando ancora di più il territorio della Ripartizione! Capite che sarà molto complesso poter rappresentare territori così vasti, cosa già difficile ora. Devo dire che gli italiani all’estero non sono stati proprio considerati, come fossero trasparenti!
Di conseguenza, io voterò contro il taglio degli eletti all’estero perché non è giusto penalizzare la rappresentanza di chi vive all’estero rendendola tanto esigua quanto poco forte per incidere nei processi parlamentari, cosa già difficile oggi!Per questo chiedo anche ai connazionali all’estero di votare con me contro questo taglio iniquo della rappresentanza, espressione della crescente emarginazione che questo governo ha verso gli italiani all’estero!Sarà l’occasione per far sentire forte la nostra voce e ridare forza alla capacità democratica dei residenti all’estero. E’ ora di invertire la rotta e il referendum può essere l’occasione buona! “

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Parlamentari volta gabbana: Dura lex sed lex

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendessero in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Parlamentari volta gabbana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendono in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Incontro informale con una delegazione di parlamentari canadesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

nissoli - canadesiRoma. Scrive l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald: “In Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati, ho partecipato ad un incontro informale con una delegazione di parlamentari canadesi, guidata dall’amico deputato Francesco Sorbara, di origini italiane, ed accompagnata dall’Amb. Alexandra Bugailiskis. Durante l’incontro si è parlato dei rapporti tra i due Paesi ed io sono intervenuta evidenziando che in Canada “vivono più di 140 mila italiani e la loro presenza è in crescita”. Inoltre, ho sottolineato che le relazioni umane, che l’emigrazione ha contribuito a intessere, sono alla base di una solida amicizia che con l’Accordo CETA potrà avere uno sviluppo fondamentale e nella cui ottica devono essere visti i processi di riforma che permettono una maggiore possibilità di circolazione delle persone tra i due Paesi, anche nella prospettiva di una concreta applicazione del capitolo 10 del CETA che interessa la mobilità dei lavoratori qualificati tra l’UE e il Canada e che si attua anche tramite la rimozione dei requisiti richiesti dal Labour Market Impact Assessment (LMIA)”.Sono particolarmente contenta di questo incontro perché il dialogo parlamentare è fondamentale per contribuire a costruire percorsi di amicizia utili ai due popoli, al popolo italiano e canadese, e ancora di più agli italiani che vivono in Canada.” (foto: nissoli – canadesi)

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L’on. Fucsia Fiztgerald Nissoli dice no al taglio dei parlamentari eletti all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

“Oggi, dovendo esprimere il mio voto finale alla legge di riforma costituzionale in cui è contenuto il taglio dei parlamentari eletti all’estero, che diventano sostanzialmente marginali, più di quanto lo siano adesso, già sottodimensionati rispetto al numero di cittadini rappresentati, ho spiegato perché non posso votare questa riforma. Infatti, ho detto, “oggi, questa maggioranza di Governo, presa dalla frenesia di tagliare per far vedere ai cittadini di aver risparmiato sui costi della politica senza fare una riflessione sulla qualità della democrazia, ha di fatto ucciso la rappresentanza parlamentare all’estero riducendola ad un gruppetto che si conta sulla punta delle dita e che non da merito alla grandezza della Comunità italiana nel mondo, ormai più di 5 milioni di cittadini. Cittadini italiani a tutti gli effetti, che amano profondamente l’Italia, con gli stessi diritti di quelli che risiedono sul territorio nazionale. Che pensereste se una Regione come il Lazio avesse solo 6 deputati e 4 senatori a rappresentarla in Parlamento? Perché la Circoscrizione estero conta tanti cittadini quanti la regione Lazio! Chissà che direbbe, oggi, il compianto Ministro Tremaglia che ha tanto voluto il voto all’estero?! Avete dimezzato i diritti di cittadinanza degli italiani all’estero ma se ci sarà un referendum su questa riforma il voto all’estero sarà pieno e chiedo sin da oggi a quei cinque milioni di italiani di bocciarla! Signor Presidente, non posso votare una legge che umilia gli italiani all’estero, una riforma che va contro lo spirito innovatore di inclusione degli italiani all’estero nelle dinamiche istituzionali della Madrepatria che caratterizzò l’istituzione della Circoscrizione estero! Per queste ragioni non voterò questa riforma!”

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Fratelli d’Italia sarà per la riduzione dei parlamentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

“Fratelli d’Italia non farà la controfigura e voterà a favore della riduzione del numero dei parlamentari. Non siamo contrari a ridurre deputati e senatori, anzi il centrodestra su questo può vantare il merito di avere per primo posto il tema. E soprattutto chiediamo che finalmente i cittadini possano eleggere il Capo dello Stato, grazie ad una riforma in senso presidenziale”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, nel corso della sua dichiarazione di voto in Aula sul disegno di legge di riduzione del numero dei parlamentari.”Non accetteremo che i partiti di governo si facciano un grande spot elettorale per coprire i loro fallimenti. Per far dimenticare che non si è fatto nulla a sostegno della famiglia, che la flat tax è stata abbandonata, che non c’è il blocco navale e che il rimpatrio degli immigrati non è stato mai fatto. E pure sulle infrastrutture registriamo altri fallimenti, il balletto sulla Tav e sul Tap, e persino sul reddito di cittadinanza, che non ci piace, si registrerà l’ennesimo fallimento di questa maggioranza. Perciò, non ci presteremo alla propaganda della maggioranza, ma siamo consapevoli che il percorso di questo ddl è ancora lungo e vedremo se la maggioranza sarà capace di cambiare rotta e di costruire una riforma che parta dalle fondamenta. Che parli di elezione diretta del Capo dello Stato, e anche della riforma della legge elettorale, che soltanto FdI ha contrastato. Su questo certamente saremo presenti e faremo sentire la nostra voce”, conclude il senatore di FdI.

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I tagli degli stipendi dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle andranno per i cittadini colpiti dal maltempo!

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

“Ciao a tutti, oggi ho da fare un importante annuncio di cui sono molto orgoglioso. Di cui tutti noi del MoVimento 5 Stelle dobbiamo essere molto orgogliosi. Come sapete i parlamentari del MoVimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio. Siamo gli unici a farlo e lo abbiamo sempre fatto. La scorsa legislatura abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro al fondo del microcredito.Quest’anno solo con la prima restituzione per i mesi che vanno da marzo a luglio abbiamo versato circa 2 milioni e mezzo di euro sempre al fondo del microcredito. Da oggi tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, me compreso, iniziamo la seconda restituzione per i mesi che vanno da luglio a settembre. Questa volta abbiamo deciso di cambiare la destinazione di questi soldi. Non andranno al microcredito, ma li verseremo in un fondo della Protezione Civile a favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni in queste ultime settimane. Ben 11 regioni hanno chiesto lo stato di calamità, praticamente mezza Italia, e questo governo glielo riconoscerà. Ma è giusto secondo me che anche il MoVimento faccia la sua parte.Lo stipendio dei parlamentari è un privilegio. Secondo noi i parlamentari guadagnano troppo e presto dovremo mettere mano agli stipendi di tutti i parlamentari utilizzando l’ufficio di Presidenza della Camera e del Senato. Noi ce lo tagliamo, come abbiamo stabilito, e l’eccedenza la diamo agli alluvionati. Un piccolo gesto, ma molto concreto. Parliamo di circa 2 milioni di euro da parte dei 300 parlamentari del MoVimento 5 Stelle derivanti dal taglio dello stipendio da “onorevole”. Sono molto orgoglioso di questa iniziativa come vi ho detto perché dimostra che i soldi per aiutare le persone, se tagliamo sprechi e privilegi ci sono sempre. Sono orgoglioso, ma non sono geloso. Invito tutti i parlamentari della Repubblica a fare altrettanto. A rubare questa iniziativa del MoVimento 5 Stelle. E’ molto semplice: tagliatevi lo stipendio da onorevoli e versate almeno 2.000 euro per ogni mese da cui è iniziata la legislatura a questo conto della Protezione Civile intestato alla:
Presidenza del Consiglio dei Ministri IBAN: IT49J0100003245350200022330 Causale: donazione a favore popolazioni colpite da eventi alluvionali ottobre novembre 2018 Spero che aderiscano tantissimi parlamentari! Perché c’è davvero bisogno di concretezza e solidarietà! Soprattutto da parte di una politica che per troppo tempo è stata solo sprechi e privilegi. Sono stato in Sicilia, Veneto e Trentino Alto Adige per essere presente anche come Ministro e ascoltare i cittadini. Ho incontrato in particolare gli imprenditori perché sono stati fortemente danneggiati e hanno bisogno di tutto il supporto dello Stato per rialzare la testa e andare avanti. Ce la mettiamo tutta per esservi vicino in questi momenti di difficoltà. Possono accusarci di tutto, ma non potranno mai dirci di essere distanti dalle persone.” E’ quanto dichiara Luigi Di Maio.

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Costituzione: Il vincolo di mandato. Cosa vuol dire?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Articolo 67 della Costituzione. Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori.
La norma contenuta dell’art. 67 non è un’esclusiva della Costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie. Tale norma fu inserita nella Costituzione francese del 1791 e nello Statuto Albertino del 1848.
Non ci vogliamo dilungare nella spiegazione complessa di un articolo che è ignorato dai più e, in particolare, da quelli che dovrebbero rispettarlo: i partiti. Infatti, con la minaccia di non ricandidatura alle successive elezioni, i partiti hanno sistematicamente violato il dettato costituzionale che, ricordiamo, è stato confermato, a stragrande maggioranza, dal referendum del 4 dicembre scorso. Imporre i deliberati partitici ai parlamentari significa violare apertamente la Costituzione, oltre a dar prova di evidente antidemocraticità. Purtroppo, i seguaci della democrazia scarseggiano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riunione assemblea parlamentari Ue-America Latina

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

firenzeFirenze Palazzo Vecchio – Sala d’Arme, 23 maggio 2017 ore 13.00. I membri del Parlamento europeo e i parlamentari latinoamericani si riuniranno dal 22 al 24 maggio a Firenze per discutere delle relazioni bilaterali Ue-America Latina e preparare il prossimo vertice UE-CELAC.
All’inaugurazione, martedì 23 maggio, parteciperanno il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, il Sindaco di Firenze Dario nardella e i due co-presidenti dell’assemblea Euro-Latinoamericana (EuroLat) Ramón Jáuregui (Spagna) e Roberto Requião (Brasile).I parlamentari si concentreranno sulla preparazione del prossimo vertice UE-CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), che avranno luogo a El Salvador a ottobre 2017.Nel programma dei parlamentari ci saranno discussioni e votazioni riguardo al commercio, con particolare attenzione al potenziale effetto del TTIP e al TTP nelle relazioni bilaterali Ue America Latina, e riguardo a come far fronte alla crisi del debito sovrano. La volatilità dei prezzi degli alimenti e la creazione delle scorte alimentari in entrambe le regioni, così come le questioni della sicurezza, soprattutto il traffico di armi, occuperanno un posto di rilievo nelle riunioni.La riduzione delle disuguaglianze sociali mediante le politiche di coesione e i progressi verso la creazione di un’area comune di investigazione UE-CELAC sono ugualmente nel programma dei lavori di Firenze.
Gli ultimi sviluppi della situazione in Venezuela e in Brasile, il processo di pace in Colombia, le relazioni con la nuova amministrazione statunitense, la crisi migratoria e la ratificazione dell’accordo UE-Cuba sul dialogo politico e la cooperazione sono alcuni dei temi di attualità che, prevedibilmente, saranno trattati negli incontri.
Il futuro dell’UE, sessant’anni dopo la firma del Trattato di Roma, in un contesto di crescente minaccia populista in vari Stati membri, e le conseguenze della Brexit per le relazioni bilaterali Ue America Latina, emergeranno allo stesso modo nelle discussioni tra i parlamentari.

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Gli stipendi dei parlamentari in Europa. L’Italia al primo posto

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

parliamentEletti ben pagati in Europa? Tutto dipende dl Paese di cui si parla. Il sito irlandese thejournal.ie ha pubblicato dei grafici comparativi degli stipendi dei politici attraverso l’Europa. Vista la grande difficolta’ di recensire l’integralita’ dei guadagni supplementari e altri vantaggi degli eletti, lo studio si concentra sullo stipendio base dei parlamentari (camere basse) e dei capi di governo. Quanto basta per rilevare differenze notevoli. Tre Paesi vanno oltre i 100.000 euro per lo stipendio base annuale dei loro parlamentari. L’Italia e’ il Paese che li paga meglio, con 125.220 euro all’anno per i membri della Camera dei Deputati, seguita dagli eletti della Nationalrat autrichien (121.608 euro) e quelli del Bundestag tedesco (108.984). La differenza e’ notevole coi Paesi che occupano la parte bassa della classifica. I parlamentar della Romania e della Bulgaria sono pagati meno di 20.000 euro ogni anno.
Attenzione, pero’, perche’ le remunerazioni vanno valutate anche rispetto al loro contesto economico. Per avere una migliore idea di cio’ che rappresenta lo stipendio degli eletti, bisogna quindi compararlo con il prodotto interno lordo (PIL). In Italia, lo stipendio annuale di una parlamentare equivale a piu’ di quattro volte il PIL per abitante (29.599 euro).
basic-salaryAnche se un parlamentare greco con uno stipendio di 61.620 euro guadagna in media meno della meta’ del suo omologo italiano, rapportato al livello di vita, questo stipendio ha tutto un altro valore: guadagna tre volte di piu’ del PIL a persona, cioe’ 18.331 euro.
Angela Merkel guadagna otto volte lo stipendio medio tedesco
Solo 20 dei 28 paesi europei sono stati in grado di fornire i dati sugli stupendi di base annui dei loro capi di governo. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e’ il capo di governo meglio pagato dell’Unione Europea. Combinando il posto di cancelliere con quello di deputato, ha uno stipendio di 325.955 euro, otto volte il PIL medio tedesco. 114.797 euro lo stipendio del nostro capo di governo, solo al decimo posto.Il Paese che ne esce meglio e’ il Lussemburgo, con il primo ministro che viene pagato 182.770 euro, ma che e’ solo 2,63 volte in piu’ del PIL medio. E’ bene ricordarsi che il Lussemburgo e’ il Paese col livello di vita piu’ alto al mondo.
Su questi dati, ognuno ne tragga le conseguenze che ritiene opportune. Certamente non e’ diminuendo questi stupendi che ogni singolo Paese risolve i propri problemi economici. Ma, talvolta -e non solo-, l’esempio puo’ essere un buon punto di riferimento, vista la grande esposizione mediatica e la grande responsabilita’ che ogni parlamentare ha nel proprio Paese. (foto: parliament, basic salary)

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I parlamentari cinque stelle hanno rinunciato ai privilegi e quando Renzi dice il contrario mente e sa di mentire

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2016

grillo_farageA Pescara Renzi ha avuto il coraggio di dire che i senatori del M5S sono uguali a tutti gli altri perché non rinunciano ai privilegi e che Di Maio è un assenteista. È un piccolo uomo senza vergogna. In spagnolo si dice ‘descarado’, e rende ancor meglio l’idea: uno sfacciato, senza pudore .I senatori del M5S, come anche i deputati, percepiscono la metà delle loro indennità mensili, dall’inizio della legislatura, finanziando con l’eccedenza il fondo per il microcredito alle imprese. 19,1 milioni finora accumulati, che hanno garantito finanziamenti a più di 3000 imprese, e un lavoro a quasi 8000 cittadini. Non solo. I senatori M5S con cariche di prestigio rinunciano alle indennità aggiuntive e a qualsiasi privilegio previsto. La senatrice Laura Bottici, questore del Senato, non percepisce un euro in più e non utilizza le auto blu. Lo stesso vale per i nostri vicepresidenti delle varie commissioni parlamentari, che rinunciano a tutti i benefit. Come se non bastasse i 3.500 euro di diaria vengono rendicontati euro per euro dai nostri senatori sul sito http://www.tirendiconto.it. I soldi non spesi per vitto, alloggio e collaboratori vengono restituiti e i nostri senatori si sono anche impegnati per iscritto a rinunciare all’assegno di fine mandato che spetta ai parlamentari.Luigi Di Maio, poi, rinuncia ai corposi benefici che spetterebbero al vicepresidente della Camera: niente indennità aggiuntiva, niente auto blu, niente voli di Stato, a differenza del Bomba, che mentre taglia i servizi pubblici nella manovra di bilancio acquista in leasing un aereo presidenziale da 175 milioni di euro.Anche la questione dell’assenteismo di Di Maio è una bufala pazzesca. Di Maio è spesso impegnato in missioni istituzionali che lo tengono lontano dal parlamento, ma che deve svolgere proprio in quanto vicepresidente della Camera. Se si considerano anche le missioni le presenze di Di Maio sono altissime, vicine al 90%, e la sua produttività parlamentare è ampiamente sopra la media.Il M5S ha rinunciato anche ai 42,7 milioni di euro di rimborsi elettorali che gli spettavano dopo il trionfo elettorale del 2013. Usiamo solo i soldi strettamente necessari al funzionamento della democrazia. Tutto il resto viene rifiutato o reinvestito nell’economia reale, cioè alle piccole e medie imprese. Vogliamo parlare del Pd e di Renzi? Il Pd negli ultimi 7 anni ha incassato 500 milioni di euro! Di questi, 436 milioni sono “rimborsi” elettorali (45 solo per le politiche 2013), ma del rimborso hanno solo il nome, dato che non corrispondo affatto alle spese sostenute durante le campagne elettorali. 60 milioni invece derivano dai “contributi” di fatto obbligatori che ogni parlamentare del Pd deve versare al partito. Gli stessi parlamentari Pd, comunque, se la passano alla grande, dato che si intascano tutti i privilegi possibili. Lo stesso, infine, vale per Renzi: il Bomba si vanta di guadagnare quanto un parlamentare, ma chi le paga le spese di Palazzo Chigi, dove abita con tutti gli agi? E chi paga il suo aereo da megalomane? I cittadini italiani. Renzi si vergogni, e si sciacqui la bocca quando parla del M5S, l’unica forza politica che davanti ai sacrifici dei cittadini italiani ha deciso di dare l’esempio. (by Beppe Grillo)

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Taglio indennità parlamentari: non se ne parla. La “casta” si difende

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2016

camera deputati“Dal Partito Democratico e dalle forze omologhe, un pietoso rinvio in commissione che dimostra quanto il governo Renzi sia lontano dai reali sentimenti degli italiani. Fdi-An avrebbe preferito che diventasse operativo il suo ordine del giorno che lega le indennità dei parlamentari all’andamento economico della Nazione. Ma non si saremmo sottratti al dibattito e al voto. Sarebbe stato un segnale importante per gli italiani che vivono la crisi economica sulla loro pelle. Purtroppo alla Camera i diritti delle opposizioni sono ormai negati e la pdl è tornata in commissione. Un’ennesima vergogna targata Pd”. È quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Achille Totaro.
“FdI-An-Terra Nostra ha votato contro il rinvio in Commissione del provvedimento sugli stipendi dei parlamentari. Spogliati di ogni atteggiamento populista avremmo fatto la nostra proposta in Aula ma ormai i diritti delle minoranze sono azzerati. In un momento così delicato per il Paese sarebbe stato meglio dare un ulteriore segnale forte. Ci riproveremo in Commissione”. E’ quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Terra Nostra Walter Rizzetto.

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Sicurezza alimentare: i deputati chiedono l’indicazione del paese d’origine delle carni utilizzate in alimenti trasformati

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2015

parlamento europeoBruxelIes Parlamento europeo. Le carni utilizzate come ingrediente nei prodotti alimentari trasformati, come ad esempio le lasagne, dovrebbero prevedere l’indicazione del paese di origine sulle etichette, come avviene già per le carni bovine fresche, hanno chiesto i deputati mercoledì. Essi invitano la Commissione europea, che ha pubblicato un rapporto su tale questione alla fine del 2013, a presentare proposte legislative in modo da riconquistare la fiducia dei consumatori dopo lo scandalo della carne equina e altre frodi alimentari.La risoluzione, approvata con 460 voti favorevoli, 204 contrari e 33 astensioni, sollecita la Commissione a dare seguito alla propria relazione del 2013 con proposte legislative che rendano obbligatoria l’indicazione del paese di origine delle carni utilizzate nei prodotti alimentari trasformati, in modo da assicurare una maggiore trasparenza in tutta la catena alimentare, informare meglio i consumatori europei aiutando così a riconquistare la loro fiducia.“Oggi dobbiamo riconquistare la fiducia dei consumatori europei, che anche a seguito di frodi alimentari (…) auspicano regole più severe in materia di tracciabilità e informazione” ha affermato il presidente della commissione per l’ambiente Giovanni La Via. “L’intervento legislativo: “dovrà tener conto della trasparenza e della leggibilità delle informazioni per i consumatori pur consentendo allo stesso tempo alle imprese europee di operare in modo economicamente redditizio”, ha aggiunto.
I deputati ribadiscono la loro preoccupazione per il potenziale impatto di frodi alimentari sulla sicurezza alimentare, la fiducia dei consumatori e la loro salute, il funzionamento della catena alimentare e i prezzi dei prodotti agricoli.

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Le priorità della Presidenza italiana discusse nelle commissioni parlamentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 luglio 2014

consiglio europeoIl 22 e il 23 luglio, i ministri italiani hanno illustrato le priorità della Presidenza italiana del Consiglio nelle varie commissioni parlamentari. Questo testo sarà aggiornato quotidianamente.
Libertà civili: immigrazione e protezione dei dati fra le priorità
Dinanzi ai membri della commissione per le libertà civili, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato che alcune delle priorità della Presidenza italiana sono: il contrasto dell’immigrazione con “azioni che portino a risultati” nel breve, medio e lungo termine, la lotta al traffico di essere umani, alla corruzione e al terrorismo, come pure contro i crimini dovuti all’odio, alla xenofobia e alla discriminazione. Rispondendo alle domande dei deputati in materia di controllo alle frontiere e immigrazione, ha detto che “responsabilità e solidarietà devono andare di pari passo”, sottolineando inoltre la necessità di una maggiore cooperazione tra l’UE e i paesi africani di origine e di transito degli immigrati.Sempre martedì, Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ha detto che la Presidenza italiana si propone di compiere progressi sui temi della riforma della legislazione sulla protezione dei dati personali e sullo scambio di dati con paesi terzi, della Procura europea e della cooperazione in materia civile e penale. “Cercheremo di raggiungere una strategia comune durante la Presidenza” sulla protezione dei dati, ha aggiunto il ministro, assicurando che la Presidenza terrà conto del “diritto all’oblio”, alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea (CGE). Per quanto riguarda la conservazione dei dati, ha ricordato che il Consiglio è in attesa di una proposta dalla Commissione, a seguito della sentenza della Corte di giustizia che ha dichiarato non valida la direttiva del 2006.
Problemi economici: “riorientarsi sui fattori che possono creare crescita”
Martedì, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha presentato ai deputati della commissione per i problemi economici e monetari una strategia di crescita fondata su “tre pilastri”: una migliore integrazione dei mercati, riforme strutturali e investimenti. “La strategia dell’UE per il 2020 deve essere riorientata verso fattori che possano creare crescita”, ha detto il ministro, aggiungendo che la creazione di un fondo d’investimento a lungo termine dell’UE, la lotta contro il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale e l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie saranno settori chiave del lavoro legislativo.La disoccupazione giovanile occuperà i primi posti dell’agenda, ha affermato Padoan, rassicurando i deputati che gli ponevano domande su una possibile riforma della Troika – formata da Commissione europea, BCE e FMI – su quanto farà la Presidenza per alleviare la stretta creditizia, in particolare per le piccole e medie imprese, sulle sue opinioni in merito al deficit di bilancio e sulla flessibilità della spesa. Nelle sue risposte, il ministro ha sottolineato che è possibile ottenere risultati improntanti con una migliore applicazione delle regole esistenti e imparando dalle migliori prassi degli altri paesi dell’UE.
Trasporti: negoziati sul quarto pacchetto ferroviario e sui “mega trucks” da riavviare al più presto
Il dibattito di martedì con Maurizio Lupi, ministro per le infrastrutture e i traporti, è iniziato con un minuto di silenzio per le vittime del volo MH17 della Malaysia Airlines, chiesto dal nuovo presidente della commissione per i trasporti e il turismo, Michael Cramer (Verdi/ALE, DE). Lupi ha ribadito che il trasporto e le infrastrutture di trasporto rappresentano le priorità vitali per la crescita e lo sviluppo. Ha quindi sottolineato che la Presidenza si propone di avviare i negoziati con il Parlamento sui documenti del “pilastro tecnico” del quarto pacchetto ferroviario e insisterà presso il Consiglio anche per ottenere progressi sul “pilastro politico”. Le proposte sul Cielo unico europeo (CUE) avranno un grande impatto sullo scenario del settore industriale e la Presidenza, ha dichiarato il ministro, incoraggerà il dibattito sul pacchetto dell’aggiornamento delle regole sul CUE, denominato SES2+. La Presidenza, ha proseguito, mira anche a completare i negoziati con il Parlamento sui fascicoli riguardanti le dimensioni dei veicoli (“mega trucks”) e a proseguire il lavoro sulle norme di applicazione transfrontaliera.
I deputati hanno chiesto al ministro Lupi di chiarire la linea temporale riguardante i progressi sul pacchetto ferroviario, sottolineando che le trattative sul cosiddetto “pilastro tecnico” dovrebbero iniziare il prima possibile. Hanno inoltre chiesto in che modo si possano ottenere i progressi sulle proposte sui servizi portuali, sulla sicurezza stradale, sui documenti del pacchetto aeroporti, sulla proposta e-call e su come gli sforzi per combattere i cambiamenti climatici possano essere posti al centro delle politiche dei trasporti.
Sviluppo: Il sostegno umanitario rappresenta la prima priorità della Presidenza
“Il sostegno umanitario rappresenta la prima priorità della Presidenza nel settore dello sviluppo”, ha dichiarato martedì il vice-ministro degli Affari Esteri, Lapo Pistelli, dinanzi alla commissione per lo sviluppo. La Presidenza, ha proseguito, si concentrerà anche sul rafforzamento del legame tra l’assistenza umanitaria e la protezione civile, migliorando la protezione per i gruppi vulnerabili in situazioni di emergenza e intensificando il coinvolgimento del settore privato nella fornitura di aiuti umanitari. Gli argomenti discussi con i deputati europei hanno spaziato dai vincoli di bilancio dell’Unione europea in materia di aiuti umanitari ai legami tra la politica di sviluppo e immigrazione come pure le prospettive per il quadro di aiuti allo sviluppo dopo il 2015.
Occupazione: contrastare la disoccupazione giovanile, la povertà e l’esclusione sociale
Nel dibattito con i deputati della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, il ministro per le Politiche Sociali, Giuliano POLETTI, ha dichiarato che la Presidenza perseguirà una crescita inclusiva e sostenibile, per affrontare le sfide occupazionali e “riconquistare la fiducia dei cittadini europei”. I deputati hanno accolto con favore l’ambizioso programma della Presidenza, che mira a contrastare la disoccupazione giovanile, la povertà e l’esclusione sociale. La Presidenza si propone, tra l’altro, di porre fine al lavoro sommerso, di aiutare i disoccupati aumentando la loro mobilità attraverso l’iniziativa EURES e di fornire una migliore tutela ai marittimi. Il ministro si è quindi impegnato a raggiungere un accordo in Consiglio su queste tematiche.
I deputati hanno convenuto che la lotta contro l’occupazione giovanile deve rappresentare una priorità fondamentale, pur auspicando misure più concrete e adeguate. Stimolare la mobilità della forza lavoro non è di per sé una soluzione alla disoccupazione, hanno aggiunto, e la maggiore mobilità dovrebbe essere integrata da misure per ridurre la burocrazia, allo scopo di aiutare le piccole imprese a creare più posti di lavoro di qualità. I deputati hanno invitato la Presidenza ad affrontare le discrepanze delle competenze sul mercato del lavoro attraverso l’istruzione e la formazione. Infine, hanno sottolineato che la dimensione sociale non dovrebbe essere un fattore secondario per il raggiungimento della crescita economica. Chiudendo il dibattito, il Presidente della commissione Thomas Händel (GUE/NGL, DE) ha voluto evidenziare che sia il Parlamento sia la Presidenza devono garantire che il programma REFIT della Commissione non comprometta l’attuale occupazione e i diritti sociali.
Commissione per gli affari costituzionali: la trasparenza rappresenta una priorità
Tra le priorità della Presidenza, presentati martedì alla commissione per gli affari costituzionali dal Sottosegretario di Stato agli affari europei Sandro GOZI, figurano i diritti fondamentali che devono essere un punto focale dell’agenda politica, per allinearsi alla richiesta di cambiamento formulata dai cittadini con le elezioni europee. Il Sottosegretario ha quindi evidenziato la necessità di rivedere i progressi nell’applicazione del trattato di Lisbona e le modalità per incrementare la cooperazione interistituzionale.I deputati hanno richiesto una maggiore trasparenza, in particolare sui procedimenti del Consiglio e della Corte di giustizia, sulla sussidiarietà, sulla sede del Parlamento europeo, sul registro pubblico UE per i lobbisti (Registro per la trasparenza) e sull’implementazione dello strumento dell’Iniziativa dei cittadini europei.
Prossime tappe
La Presidenza Italiana concluderà il giro di presentazioni delle sue priorità nelle commissioni parlamentari a settembre.

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Il ruolo dei collaboratori parlamentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2013

Il coordinamento dei collaboratori parlamentari (Co.co.parl.) ha scritto una lettera ai presidenti della Camere, Piero Grasso e Laura Boldrini, “per sottoporre una questione che rientra in quelle iniziative finalizzate alla razionalizzazione e alla riduzione delle spese per l’attività istituzionale e per una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici a ciò destinati”. Esprimendo vivo apprezzamento per le prime prese di posizione dei Presidenti, il Cocoparl sottolinea come “la questione dei collaboratori parlamentari sia diventata in qualche modo una cartina al tornasole per l’opinione pubblica circa la reale volontà (o la mancanza) di cambiamento all’interno del Parlamento.“Crediamo – prosegue il Cocoparl – che siano maturi i tempi perché anche il nostro Paese proceda ad una regolamentazione del rapporto fra parlamentare e collaboratore attraverso l’adozione del cosiddetto ‘modello europeo’. In estrema sintesi, si tratta di identificare uno specifico “fondo per lo staff”, a disposizione di ciascun parlamentare, vincolandone rigidamente l’erogazione all’effettivo instaurarsi di un rapporto di lavoro regolare con i collaboratori e far sì che questo rapporto sia amministrato direttamente dal Parlamento, anche attraverso l’individuazione di contratti tipo che superi l’attuale giungla contrattuale.In Italia, invece, tale fondo viene erogato direttamente ai parlamentari in maniera di fatto forfettaria, indipendentemente cioè dal suo effettivo utilizzo per i fini ai quali è destinato. Per fare un esempio, secondo gli ultimi dati resi pubblici, nel 2010 i contratti regolarmente registrati presso la Camera dei deputati erano circa 230. Ciò significa che circa 400 deputati non utilizzavano per la stipula di un contratto con il collaboratore il fondo (pari a 3690 euro). In questa situazione, che ad oggi non risulta essersi modificata sostanzialmente, l’adozione del ‘modello europeo’ porterebbe ad un risparmio per la sola Camera di circa 17 milioni di euro l’anno (3690 euro per 400 deputati moltiplicati per 12 mensilità) e comunque, costituirebbe un formidabile incentivo alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro.Il risultato sarebbe un immediato impatto sui costi, un innegabile vantaggio in termini di trasparenza e, soprattutto, rimuoverebbe alla radice il dubbio che, proprio nel cuore delle istituzioni, possano sussistere rapporti lavorativi poco nitidi e poco equi”.

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Parlamentari pro vita: pillola 5 giorni dopo è abortiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

L’associazione parlamentare “Intergruppo per il valore della vita”, formato da 85 esponenti di tutti i gruppi politici, denuncia le potenzialità abortive della pillola dei cinque giorni dopo da poche settimane in commercio anche in Italia. E annuncia, in una conferenza stampa bipartisan promossa ieri dal senatore del Pdl Stefano De Lillo, un’interrogazione al ministro Balduzzi e un esposto all’Antitrust. Il farmaco, sostengono i parlamentari del gruppo, è in contrasto con la legislazione italiana vigente: «È in contrasto, infatti, con la legge 194, che è a tutela della maternità» ha spiegato De Lillo «ed è in contrasto con la legge 405 sui consultori e a tutela del prodotto del concepimento». Secondo il senatore la pillola «è in vendita come contraccettivo di emergenza ma in realtà questa pillola è potenzialmente abortiva poiché impedisce all’eventuale embrione di annidarsi in utero e agisce, in pratica, uccidendolo. Chiediamo quindi al ministro della Salute Balduzzi che venga data a tutte le donne una conoscenza esatta del meccanismo di funzionamento di tale farmaco; un anticoncezionale deve infatti intervenire prima del concepimento mentre i dati dimostrano che ulipistral può intervenire anche a concepimento avvenuto». De Lillo ha quindi annunciato la presentazione di un esposto all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato «affinché venga data una corretta informazione alle donne che voles sero utilizzare tale farmaco». L’esposto ha reso noto De Lillo è stato presentato dall’avvocato Gian Franco Amato, presidente dell’associazione “Scienza e Vita” di Grosseto.(fonte farmacista33)

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I costi della politica e non solo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

Italiano: L'interno del Palazzo di Montecitori...

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Editoriale fidest. La recente polemica che è montata in questi giorni sui costi della politica e che hanno riguardato in primo luogo le indennità dei parlamentari e, in decrescendo, quelle degli amministratori locali con i casi “limite” della Regione Sicilia dove sembra che i compensi siano superiori ai parlamentari nazionali, ci rende consapevoli di un qualcosa di anormale che nel tempo si è incancrenito. Di certo l’abilità dei “contabili” italiani è imbattibile nel mondo. Noi riusciamo ad assegnare una indennità base mensile ai parlamentari di 5.500 euro, mentre sotto altre forme si arriva sino a 20 mila euro mensili e restando fermi sulla prima cifra si grida ai quattro venti che tali compensi sono addirittura inferiori alla media dei colleghi parlamentari europei. Ma è anche vero che hanno ragione i nostri deputati quanto dicono di non essere soli se si pensa che un usciere della Camera dei deputati dopo 20 anni di servizio può raggiungere una retribuzione lorda di 150mila euro mentre il suo omologo ministeriale può contare solo su 25.000. Ma l’usciere della Camera ci fa subito notare che lui ha una preparazione ben superiore a quella del Ministeriale e svolge, tra l’altro, funzioni molto delicate. Se pure diamo atto di questa diversità ci sembra, tuttavia, esagerata la differenza di trattamento, dal punto di vista economico, tanto è vero che non ha pari nemmeno confrontandola con un direttivo ministeriale. Ma non finisce qui. Se si sale di livello entriamo in fasce retributive che ci portano da 200 a 450 mila euro annui e in taluni casi superano di gran lunga l’indennità parlamentare. Lo stesso dicasi per i funzionari e gli esecutivi della Presidenza della Repubblica e degli altri Palazzi del Governo.
Questa “anomalia” fu fatta notare a più riprese in passato e si scrissero numerosi articoli in proposito ma alla fine tutto finì come dicono i toscani in “brodo di giuggiole”. Ora si riprende e siamo certi che passata la buriana il tutto sarà messo nuovamente a tacere. Eppure vorremmo tenere, in qualche modo, desta l’attenzione degli italiani al riguardo perché ci pare oggi, più che in passato, ingiusto vedere tanti quattrini spesi indebitamente e in modo così palesemente sperequativo a vantaggio di una pur sempre categoria di lavoratori. E la circostanza stride ancora di più se si pensa ai milioni di italiani costretti a vivere con pensioni da fame, a giovani disoccupati, ai cassa integrati e alle famiglie monoreddito composte di 3-4 persone che sono costrette a vivere con una retribuzione di chi lavora che spesso non va oltre i 1400 euro mensili e che il solo fitto dell’abitazione ne assorbe, se va bene, il 60%. Ma la vergogna è anche un’altra: per fare la oramai famosa manovra “lacrime e sangue” con la benedizione del Presidente della Repubblica, ci hanno messo poco meno di una settimana mentre per ridurre il costo della politica si calcola che ci vorranno non meno di due anni. E questi dovrebbero essere i rappresentanti eletti dal cosiddetto popolo sovrano. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Italiani: manovra accettata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

l Presidente Monti sostiene che la manovra, che è diventata legge da qualche giorno e che ha segnato una profonda lacerazione nel paese, è stata accettata di buon grado dagli italiani, intesi nella loro totalità. Chi scrive è stato, ovviamente, escluso essendone dissenziente, ma cosa rappresento se non me stesso?
Ma ad un certo punto mi chiedo se sono proprio il solo. Vediamo l’atteggiamento dei partiti: tanto per cominciare hanno votato contro la lega e l’Idv, quest’ultima sia pure in seconda battuta, e una manciata di altri parlamentari, in ordine sparso. Diciamo che ci avviciniamo al 15% senza aggiungere, ovviamente, quelli che hanno detto si a malincuore. E fuori dal palazzo vi anche un’altra fetta di scontenti che non dovrebbero essere scartati dalla conta: mi riferisco ai sindacati, ai movimenti e alla gente in genere dove vi albergano pensionati, precari, cassa integrati, disoccupati e persino famiglie monoreddito. Dovremmo dire che sono contenti? Che hanno accettato di buon grado d’essere tartassati al posti di quanti l’hanno fatta franca? Dovremmo forse dire come aveva osservato in una lettera una lettrice con un sillogismo sulle tasse che “Se io affermo che gli alunni della mia classe con la pelle bianca non hanno fatto merenda oggi e non la faranno neppure domani, significa che quelli che hanno fatto merenda oggi e la faranno domani sicuramente non hanno la pelle bianca. Fila il ragionamento? Bene, se affermo che gli italiani stanno facendo sacrifici oggi e dovranno farli domani, significa che quelli che i sacrifici non li stanno facendo oggi e non li faranno domani, non sono italiani. Giusto? Deduzione: il politici e i ricchi del nostro beato Paese non sono italiani” e allora perché non se vanno? I paradisi fiscali, d’altra parte, sono anche famosi per essere terre ospitali e con un clima oltremodo gradevole. Questa riflessione mi ricorda tanto quella tra i plebei e i patrizi nell’antica Roma. Mi chiedo se al posto dei plebei se ne fossero andati i patrizi cosa sarebbe successo ai superstiti? Con molta probabilità allora, come oggi, i plebei se la sarebbero cavata meglio dei patrizi, e allora caro presidente non sarebbe stato più corretto dire: chi non vuole sacrificarsi nell’interesse generale se ne vada pure, non ci serve. E avrebbe avuto anche il mio plauso. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Collaborazioni parlamentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

Italiano: L'interno del Palazzo di Montecitori...

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“Accogliamo con soddisfazione l’impegno assunto oggi dal presidente Fini di intervenire entro fine gennaio anche sulla questione dei collaboratori parlamentari”. È quanto dichiarano in una nota i Collaboratori Parlamentari di Camera e Senato. “L’assenza di un qualsiasi tipo di riconoscimento professionale e, soprattutto, la mancanza di una regolamentazione del rapporto tra parlamentare e collaboratore, ha fatto sì che potessero svilupparsi negli anni fenomeni di irregolarità lavorativa tali da essere oggetto di campagne denigratorie verso l’istituzione parlamentare.
Come da tempo auspicato, e come recentemente richiesto da numerosi parlamentari, chiediamo che anche il nostro Paese proceda ad una regolamentazione del rapporto fra parlamentare e collaboratore attraverso l’adozione del cosiddetto ‘modello europeo’. Si tratta di vincolare l’erogazione del fondo per gli staff, attualmente disposizione forfettaria di ciascun parlamentare, all’effettivo instaurarsi di un rapporto di lavoro regolare con i collaboratori e far sì che questo rapporto, che resta di natura fiduciaria, sia amministrato direttamente dal Parlamento, come del resto avviene nelle principali assemblee elettive d’Europa. Secondo i dati forniti dalla Camera dei deputati, nel 2010 i contratti regolarmente registrati erano circa 230 per quel solo ramo del Parlamento. Ciò significa che circa 400 deputati non utilizzavano per la stipula di un contratto con il collaboratore il fondo a ciò destinato, che attualmente ammonta a 3690 euro mensili. In questa situazione, che ad oggi non risulta essersi modificata sostanzialmente, l’adozione del modello europeo porterebbe ad un risparmio per la sola Camera di circa 17.712.000 euro l’anno (3690 euro per 400 deputati moltiplicati per 12 mensilità) e costituirebbe, comunque, un incentivo formidabile alla regolarizzazione dei rapporto di lavoro. È di tutta evidenza che una riforma di questo genere avrebbe un immediato impatto sui costi e un innegabile vantaggio in termini di trasparenza e prestigio dell’istituzione parlamentare, rimuovendo alla radice ogni dubbio che, proprio nel cuore delle istituzioni, possano sussistere rapporti lavorativi poco nitidi e poco equi”.

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