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Posts Tagged ‘parlamentari’

Governo: Cosa dicevano Di Maio, Salvini, Meloni, Berlusconi, Renzi dei “voltagabbana”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 gennaio 2021

C’è un gran parlare in questi giorni di “costruttori”, cioè di parlamentari che dovrebbero sostenere il governo Conte, cambiando “casacca”, cioè passando da un gruppo parlamentare all’altro.Cosa dicevano i vari esponenti politici dei parlamentari “voltagabbana”? Vediamo.
Luigi Di Maio (M5S), prima delle elezioni sosteneva che chi entra in Parlamento con un partito e poi lo cambia se ne deve tornare a casa. Ieri li definiva traditori, oggi costruttori.
Matteo Salvini (Lega) ha dichiarato che un parlamentare che cambia casacca dovrebbe dimettersi, ma accetta i voltagabbana.
Matteo Renzi (Italia viva) ha dichiarato che un parlamentare che cambia casacca dovrebbe dimettersi, però eletto nelle liste del PD ne esce per fondare il gruppo parlamentare di Italia viva.
Giorgia Meloni (FdI) ha fatto sottoscrivere dai suoi un patto d’onore che li impegna a non “cambiare casacca”, ma accetta i voltagabbana.
Silvio Berlusconi (FI) è contrario al “cambio di casacca” ma accetta i voltagabbana. Insomma, se vieni nella mia Chiesa sei un converso e benedetto, se vai in altra Chiesa sei un traditore e un maledetto.
Quando si smetterà con le appartenenze chiesastiche sarà sempre tardi. Nessuno di costoro ricorda che i parlamentari rappresentano la Nazione e non i partiti, così come previsto dalla nostra Costituzione e da tutte le Costituzioni dei Paesi democratici e che parlare di casacche e gabbane non ha alcun significato perché non c’è il vincolo di mandato partitico.
Sappiamo che è difficile comprendere il significato di rappresentante della Nazione e non di partito, ma così è. Lo ricordiamo, per memoria, a un popolo smemorato e, soprattutto, ai parlamentari che, benché eletti, non conoscono e non osservano la Costituzione. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Sassoli: Il PE si è adattato per poter continuare a funzionare e le voci dei parlamentari europei vengono ascoltate

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo sul funzionamento del Parlamento durante la pandemia. “Durante la pandemia, abbiamo lavorato per garantire che il Parlamento europeo rimanesse aperto e che potesse continuare a svolgere le sue funzioni fondamentali. Tutto ciò ha permesso alla nostra istituzione di votare rapidamente delle misure sanitarie che erano necessarie per affrontare la crisi del COVID-19 in aprile e maggio”. “In tutta Europa stiamo ora assistendo ad una seconda ondata della pandemia. Ciò incide profondamente sul nostro lavoro in Parlamento che continua a funzionare, adattando metodi di lavoro per garantire la continuità democratica e fare in modo che le voci dei deputati possano essere ascoltate. Questa settimana votiamo dossier legislativi molti importanti, con 13 sessioni di voto e più di 1500 votazioni. Siamo partiti a marzo con solo 11 operazioni di voto e siamo arrivati ad oggi con un numero di votazioni che è tre volte superiore a quello di settembre. Questo è un chiaro esempio di come il Parlamento si stia adattando e svolga il suo ruolo anche nelle circostanze più difficili”. “Abbiamo anche adattato il modo in cui i deputati possono partecipare ai dibattiti, permettendo collegamenti dagli uffici di Rappresentanza del Parlamento in ogni Stato membro, dando così la possibilità ai membri del Parlamento di prendere la parola anche senza dover essere fisicamente presenti in Aula. Proprio oggi, questo processo ha permesso a 130 deputati di intervenire durante la sessione Plenaria. Il dibattito è essenziale per il nostro lavoro, perché sono queste riflessioni che danno forma alle decisioni che prendiamo. Questi cambiamenti contribuiscono a garantire che tutti gli eurodeputati siano pienamente coinvolti nel processo decisionale, permettendo loro di discutere e controllare le principali decisioni che vengono prese sul futuro dell’Europa”.

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Dichiarazione Vice Ministro Castelli sul Referendum

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La quarta proiezione sul referendum per i tagli alla rappresentanza parlamentare danno un netto vantaggio dei si portandolo al 68,1%. Riportiamo, in proposito, la seguente dichiarazione di Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze: “Senza di noi questo risultato sarebbe stato impossibile. Portare i cittadini nelle Istituzioni vuol dire riportare le loro istanze al centro dell’azione politica. Ogni giorno, su ogni tema. Stiamo cambiando il Paese!” E quella del Pd dove si sottolinea la soddisfazione del segretario Zingaretti per la validità della scelta fatta da parte degli elettori. Ma vi è anche la sollecitazione ad andare avanti con le riforme che devono completare il quadro complessivo nel contesto del nuovo assetto istituzionale del Paese “non reputando insoddisfacente il solo taglio dei parlamentari”.

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La riduzione dei parlamentari ha un senso?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Quando i padri costituenti stabilirono il numero, nei due rami del Parlamento, dei loro rappresentanti il loro calcolo fu condizionato dalla necessità di ridare alle istituzioni rappresentative un forte collegamento popolare. Giustamente, anni dopo, l’on.le Nilde Jotti lo spiegò nell’intento di rafforzare in modo significativo il rapporto tra gli elettori e gli eletti. Solo nel 1970 il voto popolare ebbe una ulteriore rappresentanza, per altro già prevista dalla Costituzione ma rimasta sulla carta per anni, con la realizzazione dei consigli regionali elettivi con i loro statuti e le loro autonomie. Ciò avrebbe dovuto aprire, sin d’allora, il dibattito tra i partiti per il ridimensionamento del numero dei parlamentari essendo stato il loro ruolo controbilanciato a livello regionale. Ma ciò non è stato sino al tentativo odierno. E qui ci imbattiamo conuna grossa contraddizione. Nel voto parlamentare vi è stata la quasi unanimità nel convenire sulla necessità di una cura dimagrante della loro compagine rappresentativa salvo poi rimangiarsi tale intendimento in presenza del referendum confermativo. Come si può spiegare questo voltafaccia? È una questione di poltrone? È il timore che la governance centrale diventi succube delle spinte localistiche? Forse. Ma la preoccupazione più grande è che si abbia una classe politica timorosa che le forze sociali e la coscienza morale del popolo prendano il sopravvento rafforzando la vigilanza di tutta la società. E la vigilanza e il buon governo parte dal territorio se vogliamo avere meno voltagabbana in parlamento e indecorosi inciuci partitici. (Riccardo Alfonso)

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Taglio dello stipendio ai parlamentari: Proposta accolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

“C’è sempre un lato positivo nelle cose. Tu parli del referendum per il taglio del numero dei parlamentari votato quasi all’unanimità in quarta lettura, e “loro” rilanciano sul taglio degli stipendi! Perfetto. Facciamolo, al più presto. Proposta accolta.
La politica è già cambiata da quando il MoVimento 5 Stelle è in Parlamento e al Governo. La risposta di Luigi Di Maio, nell’accogliere il passo avanti di alcuni partiti, che dicono “vanno tagliati gli stipendi dei politici”, è chiara. Mi aspettavo un po’ più di entusiasmo per un altro accordo raggiunto, per far tornare questo Paese alla normalità. Ma sono certa giungerà nelle prossime ore…“.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Referendum numero parlamentari. Un mondo distaccato? Partecipiamo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

A meno di un mese dal referendum che dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari, mentre gli italiani sembrano distratti tra vacanze liberatorie e i politici che sembrano discutano fra loro solo a colpi di slogan o di silenzio, la scadenza si avvicina e… speriamo sia rispettata (la nostra principale preoccupazione è l’estendersi della pandemia covid). Così come speriamo sia rispettata l’apertura di quelle scuole che dovrebbero riaprire e richiudere dopo meno di una settimana per “ospitare” i seggi elettorali. Noi cittadini economici (consumatori ed utenti) ci limitiamo ad una osservazione: perché tagliare il numero dei parlamentari?
1 – la motivazione dei promotori è di risparmiare. Chi lo dice è lo stesso che, per esempio, quando emergono fatti come i 600 euro presi dei parlamentari gridano allo scandalo e si prodigano con richieste e iniziative di espulsioni dei loro colleghi e/o eletti. Notare che chi ha avuto i 600 euro è perché la legge glielo consentiva, legge votata dagli stessi che hanno gridato allo scandalo e che, col fumo dello sdegno, coprono la loro incapacità di legislatore.
Sull’ammontare dei soldi che verrebbero risparmiati con meno parlamentari… stiamo parlando dello “Zero virgola Zero” dei bilanci dello Stato, somme ininfluenti per qualunque tipo di progetto economico su cui utilizzarli in alternativa per un bene pubblico. Sono i cosiddetti costi della democrazia che, a parte i regimi autoritari, sono necessari per far funzionare il nostro sistema. Si potrebbe disquisire come utilizzarli e distribuirli meglio, ma non è questo l’argomento del referendum.
2 – l’altra motivazione è che con meno parlamentari il sistema democratico funzionerebbe meglio. Questo argomento è sostenuto da promotori che si dicono interpreti del popolo e nuovo sistema di collegamento tra lo stesso popolo e le istituzioni. Qui ci sfugge qualcosa. Come si fa a sostenere che diminuendo il numero dei parlamentari si migliorerebbero i rapporti degli stessi coi loro eletti? Già oggi (ripartizione numerica che viene contestata dal referendum) è praticamente impossibile per un elettore interloquire con la persona che ha eletto (tranne alcuni casi rari e per testarda volontà dell’eletto)… perché dovrebbe esserlo un domani che il numero di elettori per nominare un deputato dovrebbe essere maggiore?
Noi coltiviamo un intendimento in merito: un sistema elettorale secco, all’inglese o grossomodo all’americana, dove un collegio piccolo elegge un suo deputato che vince a maggioranza sugli altri in gara, e questo eletto sarebbe giocoforza costretto ad avere un rapporto continuo con gli elettori del collegio, anche quelli che non lo hanno votato, perché rappresenterebbe le istanze del territorio nell’assemblea legislativa. Quindi, se una riforma in merito si volesse fare, sarebbe proprio quella di approvare un sistema elettorale uninominale secco (senza recuperi di resti che farebbero eleggere chi è stato bocciato in qualche altro collegio); riforma che potrebbe comportare anche un aumento dei parlamentari da eleggere non certo una diminuzione.
Oggi i promotori diffondono cortine di fumo facendo credere di fare il bene del popolo. Di fatto promuovono un sistema di rappresentanza che per il numero maggiore di elettori necessari a nominare un rappresentante e la necessaria ampiezza del territorio di riferimento, allontana ancora di più eletti ed elettori. Più di quanto già siano lontani grazie ad un sistema elettorale (quello vigente) che fa decidere a priori ai partiti chi deve essere candidato ed eletto… che non sarebbe male se i partiti rappresentassero il popolo… ma qualcuno si sente di affermare che questa rappresentanza oggi sia tale?
In sintesi questo referendum potrebbe solo peggiorare l’attuale situazione. Conoscere per giudicare. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Cosa scriveva la Iotti sul taglio dei parlamentari

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

“Era il 1984 (due anni prima che nascessi), Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera dei Deputati, parlava del taglio dei parlamentari.“Nel 1948, quando è entrata in vigore la Costituzione, uscivamo dal fascismo e c’era la necessità di ristabilire un rapporto del tutto democratico con la società. Ma adesso ci sono Consigli Regionali che sono stati eletti nel 1970, Consigli Provinciali, Consigli Comunali, siamo cioè di fronte a una società molto più articolata, una democrazia molto più articolata. Allora io ritengo che il numero dei parlamentari sia davvero troppo alto”.A 36 anni di distanza questo intervento è ancora molto attuale e grazie al MoVimento 5 Stelle tra circa un mese gli italiani potranno esprimersi e dire come la pensano!”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Parlamentari volta gabbana: Dura lex sed lex

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendessero in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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“I parlamentari diano i loro stipendi alla sanità pubblica e trattengano solo 600 euro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

“Parlamentari e consiglieri regionali, in questo momento di emergenza coronovirus, non possono svolgere il loro lavoro, ma potrebbero rendersi utili donando i loro stipendi alla sanità pubblica e trattenendo per sé 600 euro, tanto quanto è stato destinato ai detentori di partita Iva”. L’idea è di Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale, movimento fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile.
“Continuano ad essere pagati con soldi pubblici, nonostante il blocco totale che interessa il Paese e, quindi, anche loro. Cosa aspettano a dimostrare che sono sempre al servizio degli italiani? Questo è l’unico modo in cui possono dimostrarlo: sostenere il sistema sanitario pubblico che è al collasso. Se 600 euro è una cifra ritenuta sufficente per la sopravvivenza di chi ha la partita Iva, lo sarà anche loro. Non parlo – sottolinea Calderone – di azioni individuali, né di beneficenza privata: tutti i rappresentati dei consigli regionali, dalla Calabria alla Valle d’Aosta, quelli del Parlamento siciliano e quelli del Parlamento nazionale, dovrebbero immediatamente farsi carico di questa esigenza, magari guardando ai propri territori di provenienza, perché non ha senso che intaschino i soldi dei cittadini mentre i cittadini hanno il disperato bisogno che i loro ospedali siano dotati di tutto il necessario. Dovrebbero farlo e comunicarlo a tutti, mentre chi non la fa, dovrà spiegarlo ai suoi elettori”.
“Verrà il giorno- osserva il responsabile siciliano del Movimento per l’Equità Territoriale – in cui dovranno occuparsi della sanità dagli scranni istituzionali: va rivisto tutto il sistema sanitario italiano che, alla prima seria difficoltà, si è dimostrato del tutto inadeguato. A dire il vero, in molte regioni, lo era già da prima. Verrà il giorno in cui non potranno più girare la testa dall’altra parte e lasciare che si macelli la sanità pubblica come hanno fatto finora. Ma non è questo il momento. Adesso possono solo dimostrare che i cittadini non stanno sprecando i loro soldi pagando politici che stanno a casa, mentre negli ospedali manca di tutto”.
“Va da sé – chiosa Calderone- che l’appello vale in particolar modo per i parlamentari meridionali: la nostra sanità è, infatti, quella che ha pagato il prezzo più alto alle politiche liberiste selvagge avallate dai governi nazionali su input dell’Unione europea. Non possiamo neanche sperare nella beneficenza di qualche milionario, perché questo non esenterebbe i parlamentari dalle loro responsabilità dinnanzi ai propri elettori, Inoltre i milionari, finora, hanno versato soldi alle strutture del Nord, addirittura a quelle private come ha fatto uno nota coppia italiana, che, praticamente, ha dato soldi a chi già ce li ha”.

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Referendum in materia di riduzione del numero dei parlamentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Ci sarà il 29 marzo 2019. Si voterà anche all’estero, per corrispondenza, per cui ogni iscritto all’AIRE riceverà a casa il plico contenente il materiale per votare. Il Referendum popolare avrà il seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019 ?». La posta in gioco è il taglio dei parlamentari e soprattutto il taglio dei parlamentari eletti all’estero. Saranno chiamati a votare tutti gli iscritti AIRE e non ci sarà il quorum, cioè un numero minimo di elettori necessario affinché la votazione sia valida, per cui se il 51% sarà contrario alla riforma fatta dal Governo che prevede il taglio della rappresentanza estera, tale riforma sarà cancellata. Infatti, in base a quanto prevede l’articolo 138 della Costituzione, in questo caso non conta il quorum dei votanti che invece determina la validità dei Referendum abrogativi.Ora bisognerà scegliere per il bene del Paese ed evitare che la propaganda prenda il sopravvento sulla politica e forse questo referendum è l’occasione per far tornare la gente a ragionare di politica e del bene dell’Italia oltre i populismi. E’ stata fatta una riforma frettolosa che non mette in conto i gravi problemi di rappresentanza che apre, di impatto con l’ordinamento costituzionale e di funzionamento del Parlamento così com’è strutturato. Infatti, nella riforma si sarebbero dovuti inquadrare anche questi altri aspetti ma sull’onda del taglio a tutti i costi e del populismo si è proceduto a varare una riforma zoppa: è proprio vero quel detto popolare che recitava: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi! Poi si afferma che tale riforma, che porta il numero complessivo dei parlamentari da 945 a 600, con un taglio del 36,5% degli eletti, è stata necessaria per abbattere i costi della politica: non è vero perché si tratta dei costi della democrazia e non dei costi dei partiti e poi, come dicono esperti che di tagli se ne intendono, il risparmio non sarebbe quello annunciato di 500 milioni di euro per Legislatura ma di soli 285 milioni, una cifra pari allo 0,007 % del bilancio dello Stato. Quindi diciamo la verità e soprattutto diciamo che se vogliamo ridurre i costi della rappresentanza allora possiamo pure abolire la democrazia piano piano e arrivare a 10 o a uno solo al comando! In realtà con questa riforma i partiti vedranno il loro potere rafforzato e sceglieranno quei pochi fedelissimi a rappresentarli in Parlamento azzerando le altre voci! Inoltre, se guardiamo ad altri Paesi europei, simili all’Italia, vediamo che agli attuali 945 parlamentari, tra Camera e Senato, corrispondono i 923 parlamentari francesi e i 1426 parlamentari in Gran Bretagna, tra Camera dei Comuni e House of Lords! Quindi, quella che viene mortificata è la rappresentanza che avrebbe bisogno di correttivi che non vediamo attualmente. Saranno penalizzate le minoranze e gli italiani all’estero.Infatti, non è stata minimamente considerata la specificità della Circoscrizione Estero, come avevo chiesto a più riprese nel corso della mia attività parlamentare!
Il Governo ha fatto dei tagli lineari al numero dei parlamentari senza alcun criterio logico e di proporzionalità. Infatti, se consideriamo che all’estero il numero dei residenti è quasi raddoppiato da quando è stata istituita la Circoscrizione estera, senza che aumentasse il numero degli eletti, fermi sempre a 12 alla Camera e a 6 al Senato, si capisce bene che il potere democratico di esprimere una rappresentanza di chi risiede all’estero si sia affievolito negli anni e, ora, con questa riforma subisce una riduzione ulteriore e non giustificabile. In Nord e Centro America passeremo dall’eleggere 1 senatore e due deputati a eleggere 1 senatore ed 1 deputato, forse allargando ancora di più il territorio della Ripartizione! Capite che sarà molto complesso poter rappresentare territori così vasti, cosa già difficile ora. Devo dire che gli italiani all’estero non sono stati proprio considerati, come fossero trasparenti!
Di conseguenza, io voterò contro il taglio degli eletti all’estero perché non è giusto penalizzare la rappresentanza di chi vive all’estero rendendola tanto esigua quanto poco forte per incidere nei processi parlamentari, cosa già difficile oggi!Per questo chiedo anche ai connazionali all’estero di votare con me contro questo taglio iniquo della rappresentanza, espressione della crescente emarginazione che questo governo ha verso gli italiani all’estero!Sarà l’occasione per far sentire forte la nostra voce e ridare forza alla capacità democratica dei residenti all’estero. E’ ora di invertire la rotta e il referendum può essere l’occasione buona! “

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Parlamentari volta gabbana: Dura lex sed lex

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendessero in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Parlamentari volta gabbana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendono in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Incontro informale con una delegazione di parlamentari canadesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

nissoli - canadesiRoma. Scrive l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald: “In Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati, ho partecipato ad un incontro informale con una delegazione di parlamentari canadesi, guidata dall’amico deputato Francesco Sorbara, di origini italiane, ed accompagnata dall’Amb. Alexandra Bugailiskis. Durante l’incontro si è parlato dei rapporti tra i due Paesi ed io sono intervenuta evidenziando che in Canada “vivono più di 140 mila italiani e la loro presenza è in crescita”. Inoltre, ho sottolineato che le relazioni umane, che l’emigrazione ha contribuito a intessere, sono alla base di una solida amicizia che con l’Accordo CETA potrà avere uno sviluppo fondamentale e nella cui ottica devono essere visti i processi di riforma che permettono una maggiore possibilità di circolazione delle persone tra i due Paesi, anche nella prospettiva di una concreta applicazione del capitolo 10 del CETA che interessa la mobilità dei lavoratori qualificati tra l’UE e il Canada e che si attua anche tramite la rimozione dei requisiti richiesti dal Labour Market Impact Assessment (LMIA)”.Sono particolarmente contenta di questo incontro perché il dialogo parlamentare è fondamentale per contribuire a costruire percorsi di amicizia utili ai due popoli, al popolo italiano e canadese, e ancora di più agli italiani che vivono in Canada.” (foto: nissoli – canadesi)

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L’on. Fucsia Fiztgerald Nissoli dice no al taglio dei parlamentari eletti all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

“Oggi, dovendo esprimere il mio voto finale alla legge di riforma costituzionale in cui è contenuto il taglio dei parlamentari eletti all’estero, che diventano sostanzialmente marginali, più di quanto lo siano adesso, già sottodimensionati rispetto al numero di cittadini rappresentati, ho spiegato perché non posso votare questa riforma. Infatti, ho detto, “oggi, questa maggioranza di Governo, presa dalla frenesia di tagliare per far vedere ai cittadini di aver risparmiato sui costi della politica senza fare una riflessione sulla qualità della democrazia, ha di fatto ucciso la rappresentanza parlamentare all’estero riducendola ad un gruppetto che si conta sulla punta delle dita e che non da merito alla grandezza della Comunità italiana nel mondo, ormai più di 5 milioni di cittadini. Cittadini italiani a tutti gli effetti, che amano profondamente l’Italia, con gli stessi diritti di quelli che risiedono sul territorio nazionale. Che pensereste se una Regione come il Lazio avesse solo 6 deputati e 4 senatori a rappresentarla in Parlamento? Perché la Circoscrizione estero conta tanti cittadini quanti la regione Lazio! Chissà che direbbe, oggi, il compianto Ministro Tremaglia che ha tanto voluto il voto all’estero?! Avete dimezzato i diritti di cittadinanza degli italiani all’estero ma se ci sarà un referendum su questa riforma il voto all’estero sarà pieno e chiedo sin da oggi a quei cinque milioni di italiani di bocciarla! Signor Presidente, non posso votare una legge che umilia gli italiani all’estero, una riforma che va contro lo spirito innovatore di inclusione degli italiani all’estero nelle dinamiche istituzionali della Madrepatria che caratterizzò l’istituzione della Circoscrizione estero! Per queste ragioni non voterò questa riforma!”

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Fratelli d’Italia sarà per la riduzione dei parlamentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

“Fratelli d’Italia non farà la controfigura e voterà a favore della riduzione del numero dei parlamentari. Non siamo contrari a ridurre deputati e senatori, anzi il centrodestra su questo può vantare il merito di avere per primo posto il tema. E soprattutto chiediamo che finalmente i cittadini possano eleggere il Capo dello Stato, grazie ad una riforma in senso presidenziale”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, nel corso della sua dichiarazione di voto in Aula sul disegno di legge di riduzione del numero dei parlamentari.”Non accetteremo che i partiti di governo si facciano un grande spot elettorale per coprire i loro fallimenti. Per far dimenticare che non si è fatto nulla a sostegno della famiglia, che la flat tax è stata abbandonata, che non c’è il blocco navale e che il rimpatrio degli immigrati non è stato mai fatto. E pure sulle infrastrutture registriamo altri fallimenti, il balletto sulla Tav e sul Tap, e persino sul reddito di cittadinanza, che non ci piace, si registrerà l’ennesimo fallimento di questa maggioranza. Perciò, non ci presteremo alla propaganda della maggioranza, ma siamo consapevoli che il percorso di questo ddl è ancora lungo e vedremo se la maggioranza sarà capace di cambiare rotta e di costruire una riforma che parta dalle fondamenta. Che parli di elezione diretta del Capo dello Stato, e anche della riforma della legge elettorale, che soltanto FdI ha contrastato. Su questo certamente saremo presenti e faremo sentire la nostra voce”, conclude il senatore di FdI.

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I tagli degli stipendi dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle andranno per i cittadini colpiti dal maltempo!

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

“Ciao a tutti, oggi ho da fare un importante annuncio di cui sono molto orgoglioso. Di cui tutti noi del MoVimento 5 Stelle dobbiamo essere molto orgogliosi. Come sapete i parlamentari del MoVimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio. Siamo gli unici a farlo e lo abbiamo sempre fatto. La scorsa legislatura abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro al fondo del microcredito.Quest’anno solo con la prima restituzione per i mesi che vanno da marzo a luglio abbiamo versato circa 2 milioni e mezzo di euro sempre al fondo del microcredito. Da oggi tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, me compreso, iniziamo la seconda restituzione per i mesi che vanno da luglio a settembre. Questa volta abbiamo deciso di cambiare la destinazione di questi soldi. Non andranno al microcredito, ma li verseremo in un fondo della Protezione Civile a favore delle popolazioni colpite dalle alluvioni in queste ultime settimane. Ben 11 regioni hanno chiesto lo stato di calamità, praticamente mezza Italia, e questo governo glielo riconoscerà. Ma è giusto secondo me che anche il MoVimento faccia la sua parte.Lo stipendio dei parlamentari è un privilegio. Secondo noi i parlamentari guadagnano troppo e presto dovremo mettere mano agli stipendi di tutti i parlamentari utilizzando l’ufficio di Presidenza della Camera e del Senato. Noi ce lo tagliamo, come abbiamo stabilito, e l’eccedenza la diamo agli alluvionati. Un piccolo gesto, ma molto concreto. Parliamo di circa 2 milioni di euro da parte dei 300 parlamentari del MoVimento 5 Stelle derivanti dal taglio dello stipendio da “onorevole”. Sono molto orgoglioso di questa iniziativa come vi ho detto perché dimostra che i soldi per aiutare le persone, se tagliamo sprechi e privilegi ci sono sempre. Sono orgoglioso, ma non sono geloso. Invito tutti i parlamentari della Repubblica a fare altrettanto. A rubare questa iniziativa del MoVimento 5 Stelle. E’ molto semplice: tagliatevi lo stipendio da onorevoli e versate almeno 2.000 euro per ogni mese da cui è iniziata la legislatura a questo conto della Protezione Civile intestato alla:
Presidenza del Consiglio dei Ministri IBAN: IT49J0100003245350200022330 Causale: donazione a favore popolazioni colpite da eventi alluvionali ottobre novembre 2018 Spero che aderiscano tantissimi parlamentari! Perché c’è davvero bisogno di concretezza e solidarietà! Soprattutto da parte di una politica che per troppo tempo è stata solo sprechi e privilegi. Sono stato in Sicilia, Veneto e Trentino Alto Adige per essere presente anche come Ministro e ascoltare i cittadini. Ho incontrato in particolare gli imprenditori perché sono stati fortemente danneggiati e hanno bisogno di tutto il supporto dello Stato per rialzare la testa e andare avanti. Ce la mettiamo tutta per esservi vicino in questi momenti di difficoltà. Possono accusarci di tutto, ma non potranno mai dirci di essere distanti dalle persone.” E’ quanto dichiara Luigi Di Maio.

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Costituzione: Il vincolo di mandato. Cosa vuol dire?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Articolo 67 della Costituzione. Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori.
La norma contenuta dell’art. 67 non è un’esclusiva della Costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie. Tale norma fu inserita nella Costituzione francese del 1791 e nello Statuto Albertino del 1848.
Non ci vogliamo dilungare nella spiegazione complessa di un articolo che è ignorato dai più e, in particolare, da quelli che dovrebbero rispettarlo: i partiti. Infatti, con la minaccia di non ricandidatura alle successive elezioni, i partiti hanno sistematicamente violato il dettato costituzionale che, ricordiamo, è stato confermato, a stragrande maggioranza, dal referendum del 4 dicembre scorso. Imporre i deliberati partitici ai parlamentari significa violare apertamente la Costituzione, oltre a dar prova di evidente antidemocraticità. Purtroppo, i seguaci della democrazia scarseggiano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riunione assemblea parlamentari Ue-America Latina

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

firenzeFirenze Palazzo Vecchio – Sala d’Arme, 23 maggio 2017 ore 13.00. I membri del Parlamento europeo e i parlamentari latinoamericani si riuniranno dal 22 al 24 maggio a Firenze per discutere delle relazioni bilaterali Ue-America Latina e preparare il prossimo vertice UE-CELAC.
All’inaugurazione, martedì 23 maggio, parteciperanno il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, il Sindaco di Firenze Dario nardella e i due co-presidenti dell’assemblea Euro-Latinoamericana (EuroLat) Ramón Jáuregui (Spagna) e Roberto Requião (Brasile).I parlamentari si concentreranno sulla preparazione del prossimo vertice UE-CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), che avranno luogo a El Salvador a ottobre 2017.Nel programma dei parlamentari ci saranno discussioni e votazioni riguardo al commercio, con particolare attenzione al potenziale effetto del TTIP e al TTP nelle relazioni bilaterali Ue America Latina, e riguardo a come far fronte alla crisi del debito sovrano. La volatilità dei prezzi degli alimenti e la creazione delle scorte alimentari in entrambe le regioni, così come le questioni della sicurezza, soprattutto il traffico di armi, occuperanno un posto di rilievo nelle riunioni.La riduzione delle disuguaglianze sociali mediante le politiche di coesione e i progressi verso la creazione di un’area comune di investigazione UE-CELAC sono ugualmente nel programma dei lavori di Firenze.
Gli ultimi sviluppi della situazione in Venezuela e in Brasile, il processo di pace in Colombia, le relazioni con la nuova amministrazione statunitense, la crisi migratoria e la ratificazione dell’accordo UE-Cuba sul dialogo politico e la cooperazione sono alcuni dei temi di attualità che, prevedibilmente, saranno trattati negli incontri.
Il futuro dell’UE, sessant’anni dopo la firma del Trattato di Roma, in un contesto di crescente minaccia populista in vari Stati membri, e le conseguenze della Brexit per le relazioni bilaterali Ue America Latina, emergeranno allo stesso modo nelle discussioni tra i parlamentari.

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Gli stipendi dei parlamentari in Europa. L’Italia al primo posto

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

parliamentEletti ben pagati in Europa? Tutto dipende dl Paese di cui si parla. Il sito irlandese thejournal.ie ha pubblicato dei grafici comparativi degli stipendi dei politici attraverso l’Europa. Vista la grande difficolta’ di recensire l’integralita’ dei guadagni supplementari e altri vantaggi degli eletti, lo studio si concentra sullo stipendio base dei parlamentari (camere basse) e dei capi di governo. Quanto basta per rilevare differenze notevoli. Tre Paesi vanno oltre i 100.000 euro per lo stipendio base annuale dei loro parlamentari. L’Italia e’ il Paese che li paga meglio, con 125.220 euro all’anno per i membri della Camera dei Deputati, seguita dagli eletti della Nationalrat autrichien (121.608 euro) e quelli del Bundestag tedesco (108.984). La differenza e’ notevole coi Paesi che occupano la parte bassa della classifica. I parlamentar della Romania e della Bulgaria sono pagati meno di 20.000 euro ogni anno.
Attenzione, pero’, perche’ le remunerazioni vanno valutate anche rispetto al loro contesto economico. Per avere una migliore idea di cio’ che rappresenta lo stipendio degli eletti, bisogna quindi compararlo con il prodotto interno lordo (PIL). In Italia, lo stipendio annuale di una parlamentare equivale a piu’ di quattro volte il PIL per abitante (29.599 euro).
basic-salaryAnche se un parlamentare greco con uno stipendio di 61.620 euro guadagna in media meno della meta’ del suo omologo italiano, rapportato al livello di vita, questo stipendio ha tutto un altro valore: guadagna tre volte di piu’ del PIL a persona, cioe’ 18.331 euro.
Angela Merkel guadagna otto volte lo stipendio medio tedesco
Solo 20 dei 28 paesi europei sono stati in grado di fornire i dati sugli stupendi di base annui dei loro capi di governo. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e’ il capo di governo meglio pagato dell’Unione Europea. Combinando il posto di cancelliere con quello di deputato, ha uno stipendio di 325.955 euro, otto volte il PIL medio tedesco. 114.797 euro lo stipendio del nostro capo di governo, solo al decimo posto.Il Paese che ne esce meglio e’ il Lussemburgo, con il primo ministro che viene pagato 182.770 euro, ma che e’ solo 2,63 volte in piu’ del PIL medio. E’ bene ricordarsi che il Lussemburgo e’ il Paese col livello di vita piu’ alto al mondo.
Su questi dati, ognuno ne tragga le conseguenze che ritiene opportune. Certamente non e’ diminuendo questi stupendi che ogni singolo Paese risolve i propri problemi economici. Ma, talvolta -e non solo-, l’esempio puo’ essere un buon punto di riferimento, vista la grande esposizione mediatica e la grande responsabilita’ che ogni parlamentare ha nel proprio Paese. (foto: parliament, basic salary)

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I parlamentari cinque stelle hanno rinunciato ai privilegi e quando Renzi dice il contrario mente e sa di mentire

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2016

grillo_farageA Pescara Renzi ha avuto il coraggio di dire che i senatori del M5S sono uguali a tutti gli altri perché non rinunciano ai privilegi e che Di Maio è un assenteista. È un piccolo uomo senza vergogna. In spagnolo si dice ‘descarado’, e rende ancor meglio l’idea: uno sfacciato, senza pudore .I senatori del M5S, come anche i deputati, percepiscono la metà delle loro indennità mensili, dall’inizio della legislatura, finanziando con l’eccedenza il fondo per il microcredito alle imprese. 19,1 milioni finora accumulati, che hanno garantito finanziamenti a più di 3000 imprese, e un lavoro a quasi 8000 cittadini. Non solo. I senatori M5S con cariche di prestigio rinunciano alle indennità aggiuntive e a qualsiasi privilegio previsto. La senatrice Laura Bottici, questore del Senato, non percepisce un euro in più e non utilizza le auto blu. Lo stesso vale per i nostri vicepresidenti delle varie commissioni parlamentari, che rinunciano a tutti i benefit. Come se non bastasse i 3.500 euro di diaria vengono rendicontati euro per euro dai nostri senatori sul sito http://www.tirendiconto.it. I soldi non spesi per vitto, alloggio e collaboratori vengono restituiti e i nostri senatori si sono anche impegnati per iscritto a rinunciare all’assegno di fine mandato che spetta ai parlamentari.Luigi Di Maio, poi, rinuncia ai corposi benefici che spetterebbero al vicepresidente della Camera: niente indennità aggiuntiva, niente auto blu, niente voli di Stato, a differenza del Bomba, che mentre taglia i servizi pubblici nella manovra di bilancio acquista in leasing un aereo presidenziale da 175 milioni di euro.Anche la questione dell’assenteismo di Di Maio è una bufala pazzesca. Di Maio è spesso impegnato in missioni istituzionali che lo tengono lontano dal parlamento, ma che deve svolgere proprio in quanto vicepresidente della Camera. Se si considerano anche le missioni le presenze di Di Maio sono altissime, vicine al 90%, e la sua produttività parlamentare è ampiamente sopra la media.Il M5S ha rinunciato anche ai 42,7 milioni di euro di rimborsi elettorali che gli spettavano dopo il trionfo elettorale del 2013. Usiamo solo i soldi strettamente necessari al funzionamento della democrazia. Tutto il resto viene rifiutato o reinvestito nell’economia reale, cioè alle piccole e medie imprese. Vogliamo parlare del Pd e di Renzi? Il Pd negli ultimi 7 anni ha incassato 500 milioni di euro! Di questi, 436 milioni sono “rimborsi” elettorali (45 solo per le politiche 2013), ma del rimborso hanno solo il nome, dato che non corrispondo affatto alle spese sostenute durante le campagne elettorali. 60 milioni invece derivano dai “contributi” di fatto obbligatori che ogni parlamentare del Pd deve versare al partito. Gli stessi parlamentari Pd, comunque, se la passano alla grande, dato che si intascano tutti i privilegi possibili. Lo stesso, infine, vale per Renzi: il Bomba si vanta di guadagnare quanto un parlamentare, ma chi le paga le spese di Palazzo Chigi, dove abita con tutti gli agi? E chi paga il suo aereo da megalomane? I cittadini italiani. Renzi si vergogni, e si sciacqui la bocca quando parla del M5S, l’unica forza politica che davanti ai sacrifici dei cittadini italiani ha deciso di dare l’esempio. (by Beppe Grillo)

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