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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

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Come parlare con gli ammalati?

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

Bergamo convegno del 31 ottobre al Centro Congressi Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII. La Fondazione di ricerca Ospedale Maggiore (From), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII con il sostegno della Fondazione Menarini, promuovono un meeting che vuole pconvegnorendere atto di come sono cambiati i pazienti, che non delegano più le decisioni sulla propria salute ai tecnici, ma si informano, spesso su Internet; confrontano professionisti, centri e terapie; propongono soluzioni e priorità.Gli operatori dal canto loro si trovano a vivere in un contesto profondamente cambiato, senza che la formazione universitaria ne tenga conto. Allora ben venga una giornata di riflessione e scambio, che sottolinei l’importanza di parlare (e ascoltare!) gli ammalati, anche cercando di capire se e come si possa imparare a farlo bene.
Non si tratta di umanizzazione, brutto termine che sembra sottintendere che finora cura e assistenza fossero disumane. Prendere atto dei cambiamenti in corso, delle soluzioni messe in campo e di quello che resta da fare perché il colloquio – ma sarebbe meglio dire dialogo – tra medico e paziente non assomigli più a quello tra Renzo e l’Azzeccagarbugli.Sul tema interverranno, stimolati da Giuseppe Remuzzi, medici, infermieri, psicologi, anche l’ex ministro Fabio Mussi, in dialogo con il pubblico presente, cittadini, studenti, associazioni. Emilio Zanetti, vicepresidente From, ha sottolineato: “L’innovazione riguarda anche il modo di rapportarsi con i malati. La ricerca serve a fare le cose in modo nuovo, migliore e questo vale anche per gli aspetti di relazione. Una realtà come la nostra, che ha un forte legame con la città e il territorio, non può che appoggiare questa iniziativa”.
Giuseppe Remuzzi, Direttore del Dipartimento di Medicina, ha raccontato della madre di un paziente, che, dopo aver approfondito in Internet le possibili terapie per il figlio affetto da malattia rara, scrisse una mail al medico curante: “Forse potremmo incontrarci e parlarne”. Quello che il New England Journal of Medicine chiama “the changing task of medicine”, la sfida della medicina che cambia, è tutto qua, in questo “potremmo trovarci e parlarne”. Una delle sfide più grandi è quella di parlare con gli ammalati e sapersi spiegare. All’Università a parlare agli ammalati non te lo insegna nessuno. E un bravo medico deve anche saper ascoltare per poi suggerire le soluzioni e i vantaggi e i rischi. E se una cosa non la sa fare lui, ti manda dalla persona giusta, senza connotazioni affettive o caritatevoli però, perché oggi è l’ammalato l’artefice vero del suo guarire. Un po’ come dal barbiere – irriverente se volete ma rende l’idea – quasi nessuno di quelli che ci vanno dice “faccia lei”. I più vogliono i capelli così, la messa in piega cosà, il barbiere consiglia, ma si decide insieme”.
Tiziano Barbui, direttore scientifico di From ha concluso: “La medicina è cambiata, sono cambiati i pazienti, è cambiato il modo di curare, che è sempre più multidisciplinare e sempre più dipendente dalla tecnologia. Per questo è necessario ripensare il rapporto con gli ammalati, perché al centro resti la persona di cui dobbiamo prenderci cura e la relazione con chi se ne deve occupare”. (foto: convegno)

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Ministro tecnico e parlare politichese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

“L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Paola Severino, nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Quello della battaglia contro la pena di morte, ha ricordato il ministro, è un “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona” e l’applicazione della pena capitale “non dà nessuna garanzia di sicurezza”. (Fonte: Adnkronos, 29 novembre 2011) Ci vuole certo un bel coraggio a dichiarare che l’Italia è contro la pena di morte quando nel suo paese esiste la “Pena di Morte Viva” che è molto più disumana di quella di morte.
Signora Ministra, non me ne voglia se mi permetto di ricordarle che lo scrittore e politico Benjamin Constant (Losanna 1767- Parigi 1830) arrivò a giustificare la pena di morte, ma non la pena perpetua, nel quale vide “un ritorno alle più rozze epoche, un consacrare la schiavitù, un degradare l’umana condizione”.Fu tale nella Francia rivoluzionaria l’orrore di murare vivo un uomo per tutta la vita senza la compassione cristiana di ammazzarlo che l’Assemblea Costituente, mentre mantenne la pena capitale, vietò le pene perpetue. E fu così che nel codice penale del 28 settembre del 1791 la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni di detenzione.
Signora Ministra, molti uomini ombra, come sono chiamati dagli altri detenuti gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario, preferirebbero la ghigliottina che essere murati vivi fino all’ultimo dei propri giorni.
Signora Ministra, Lei non può immaginare cosa vuol dire essere vivi, ma dichiarati morti dallo Stato, dalle leggi e dalla Società. E mi creda, l’ergastolo ostativo è una pena bestiale, perché molto più lunga, dura e inumana di quella di morte.
Signora Ministra, l’ergastolo ostativo senza nessuna possibilità di uscita è un inferno ancora più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto, ma questo lo sconti da vivo.La nostra vita è già tanto difficile, non ci faccia sentire dichiarazioni a proposito della pena di morte: “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona”. E adesso la lascio con una preghiera di Luigi Settembrini, (Napoli 1813- 1876), letterato e patriota italiano condannato dell’ergastolo:
O Dio Padre
Fammi la grazia della morte
Giacché gli uomini
Per tormentarmi
Mi hanno fatto la grazia della vita.
Le auguro Buon Natale con la speranza che lei mi auguri una buona morte. (Carmelo Musumeci)

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Per parlare del linguaggio della mafia

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2010

Poggibonsi (Si) dal 15 al 17 aprile per le 18.00, nella Sala minore del Teatro Politeama incontro dal titolo “Parole d’onore?”. Il linguaggio della mafia ha codici precisi. A svelarceli sarà Michele Prestipino, il magistrato che ha arrestato Provenzano e tradotto il codice dei cosiddetti “pizzini”. Il Procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria sarà, infatti, a Poggibonsi per partecipare ad un atteso incontro del festival “Le parole, I giorni”, promosso dal Comune di Poggibonsi con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena realizzato attraverso Vernice Progetti Culturali e diretto da Stefano Bartezzaghi e Maria Perosino. e lo vedrà impegnato in un dialogo con il giornalista Attilio Bolzoni vincitore questo anno del premio “E’ Giornalismo” fondato nel 1995 da Montanelli, Bocca, Biagi e Aneri, e autore del testo dello spettacolo da cui nasce il titolo dell’incontro e che andrà in scena sempre sabato 17 aprile, alle 21.00.  Lo spettacolo “Parole d’onore” con Marco Gambino e Patrizia Bollini, per la regia di Manuela Ruggiero, è stato presentato al Festival di Edimburgo, era in cartellone al Jeremyn Theatre di Londra e sarà in tournée in Argentina e negli Stati Uniti.  Le parole feroci di Bolzoni prendono forma nell’interpretazione del bravissimo Marco Gambino, che veste i panni di Riina e di altri personaggi della malavita, mentre grazie alle scelte registiche di Manuela Ruggiero siamo catapultati in uno scenario poetico, quasi mistico.

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Parlare di politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Editoriale Fidest Sanremo ha dimostrato, ammesso che ce ne fosse bisogno, che parlare di politica stona. Lo ha capito perfettamente il Ministro Scajola che pur intervenendo lo ha ricordato a Costanzo nel suo talk show mentre non è sembrato dello stesso parere il segretario del Pd Bersani. Eppure da anni assistiamo alla “sudditanza” della politica alle esigenze dello spettacolo ora televisivo ora espresso con scritti sulla carta stampata. Lo notiamo anche noi da questo piccolo osservatorio. Ne dobbiamo parlare, ovviamente, perché siamo un’agenzia generalista e la politica vi rientra di diritto, ma ne faremmo volentieri a meno. Questo perché se esaminiamo gli “indici di gradimento” dei nostri lanci rileviamo che i visitatori si contano sulle dita di una sola mano per le notizie di carattere politico mentre se parliamo del festival di Sanremo il gradimento è elevatissimo (diciamo, per intenderci di un rapporto di uno a duecento). Questo si ripete se parliamo di spettacoli, di curiosità, ecc. Ciò spiega il perché la politica si appropria di spazi mediatici che trattano pettegolezzi, favoriscono forti contrapposizioni, si fa premura di trasformare i politici in “provocatori”. Questo andazzo, a nostro avviso, sta prendendo una piega pericolosa per la tenuta della democrazia in quanto rileva una disaffezione per la politica sempre più marcata e l’instaurarsi di rapporti poco chiari tra le istituzioni e gli elettori. Sempre più numerosi sono quelli che considerano i politici per lo più corrotti, bugiardi e cinici. Il  guaio è che stanno facendo la stessa fine anche i giornali e gli stessi giornalisti. Nella realtà non è così, ovviamente, anche se le eccezioni non mancano. Si sa, tuttavia, che fanno più clamore i cattivi esempi e non certo quelli buoni, anche se costituiscono la maggioranza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Parlare per non sentire

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

A volte, seguendo gli interventi di un politico, ci sembra di esserci imbattuti in un indottrinatore che pensa solo di vendere bene le sue idee e a farle gustare, come un succulento primo piatto di manicaretti, agli ascoltatori di turno ed ai propri fedeli. Si diceva di uno scrittore francese dell’ottocento che quando parlava delle miserie di Parigi e delle sofferenze umane soleva usare per scrivere una penna d’oro e circondarsi di servitori pronti a servirlo a dovere ad ogni battito di ciglio. Un dramma umano da descrivere come se si trattasse di un saggio, ma si era lontani anni luce dal viverlo nella comprensione della realtà e a cercarne un riscatto. Il mondo è fatto così. Ai poveri e agli emarginati spetta l’obolo, forse qualche lacrimuccia ma quel che abbiamo lo teniamo stretto e non lo dividiamo di certo con tali “pezzenti”. Proprio per questo motivo abbiamo incominciato a disprezzare la parola “pietà” e a sostituirla con la “solidarietà” come tributo diretto alla ricerca di una soluzione radicale del dramma umano che si matura non solo nei paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo, ma anche nelle periferie delle grandi e piccole città. E se qualcuno ci viene a dire che gli italiani, tutto sommato, sono un popolo felice e ricco ci sentiamo di rispondergli: brav’uomo come sei saggio, ma lo saresti ancora di più se all’iniezione di ottimismo ad oltranza vi aggiungessi atti concreti per portare, allo stesso livello di prosperità anche i tanti infelici e poveri del tuo paese, che pure ci sono anche se tu mostri di non vederli perché non hai il carisma di ascoltarli e meno che mai di vivere intimamente i loro drammi esistenziali. Probabilmente gli manca la dote dell’ascoltatore una virtù a nostro avviso non comune ai nostri tempi più che in passato e noi continuiamo ad essere come Diogene alla ricerca di quel profeta illuminato della storia che riuscirà a risvegliare negli esseri umani la sopita dote della solidarietà a tutto campo per i propri simili e a farne un atto compiuto.

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