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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘parole’

Rinnoviamo le pubbliche amministrazioni: dalle parole i fatti

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

“Abbiamo apprezzato il metodo e la volontà di dialogo del ministro Dadone, attendiamo a breve il merito delle scelte, a partire dalle risorse da investire nei servizi pubblici. La vera sfida è l’innovazione, come abbiamo detto oggi: il rinnovamento delle pubbliche amministrazioni. Una sfida da cogliere e vincere intervenendo su alcune questioni nodali. In estrema sintesi: il rinnovo dei contratti, un piano straordinario di nuove assunzioni, la stabilizzazione dei precari e il nuovo sistema di classificazione. Su questi, e altri punti, facendo seguito alle parole del ministro, ci attendiamo a breve una convocazione”. Ad affermarlo sono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, in merito all’incontro di oggi con il ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, in occasione del presidio unitario ‘Rinnoviamo la Pa – Contratti, Assunzioni, Risorse’. (Giorgio Saccoia)

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Trasparenza negli investimenti finanziari: è ora di passare dalle parole ai fatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2019

Sulla questione della trasparenza negli investimenti finanziari è giunto il momento di fare un salto di qualità per la tutela dei diritti degli investitori. Aduc Investire Informati sta lavorando in queste settimane per preparare una nuova iniziativa che non sarà a termine, ma durerà fino a quando gli intermediari finanziari e le banche non rispetteranno le norme; non solo formalmente, ma nella sostanza.
Ricordiamo qual è il problema. Dal 2018 le banche avrebbero dovuto comunicare ai clienti i costi complessivi effettivamente sostenuti nell’anno precedente per la gestione degli investimenti. L’informazione deve essere espressa sia in termini percentuali che in termini monetari.Nel 2018, di fatto, le banche sono state esonerate. Ad inizio 2019 hanno iniziato a dire che fare i calcoli era troppo complesso, che i software dovevano essere aggiornati (erano anni che si sapeva che avrebbero avuto questo obbligo) ed hanno chiesto un’ulteriore proroga. Dopo che sulla stampa è uscita la notizia di un incontro fatto con la Consob (allora il presidente non era ancora il prof. Paolo Savona) per cercare di ottenere questa proroga, la Consob ha preso una posizione pubblica molto chiara ribadendo gli obblighi degli intermediari. Messi alle strette, la maggioranza degli intermediari ha iniziato a preparare un rendiconto che rendesse il meno probabile possibile che il cliente venisse realmente a conoscenza del dato rilevante: quanto effettivamente ha speso nel 2018.
Quali sono gli stratagemmi che la maggior parte delle grandi banche hanno messo in atto?
In primo luogo hanno deciso di inviare i rendiconti nel periodo estivo, durante le vacanze.
In questo modo è molto probabile che i clienti di ritornano dalle vacanze, trovandosi la “mazzetta” di lettere, pongano meno attenzione e tendano a cestinare con più facilità le comunicazione che appaiono poco rilevante.
Il secondo stratagemma è quello di “affogare” il dato rilevante all’interno di un mare di carte non importanti. Nella maggioranza dei casi il rendiconto è inserito in una ventina di pagine che contengono informazioni come l’andamento dei mercati finanziari nel 2018, modifiche normative, grafici e tabelle generiche, in alcuni casi addirittura ritagli di giornali e pubblicità di enti di beneficenza! Il chiaro obiettivo è quello di far cestinare la comunicazione prima di arrivare a conoscere il dato rilevante!
E’ evidente che questa sia una pratica, nella sostanza, scorretta la quale non risponde allo spirito della norma. E’ vero che la norma non specifica un modello standard con il quale presentare i dati. Anzi, specifica che i dati possono essere comunicati insieme ad altri rendiconti. Esiste, quindi, anche una battaglia da fare con i regolatori affinché le norme vengono aggiornate per evitare i comportamenti palesemente elusivi degli intermediari. Al tempo stesso, però, è anche necessario che i clienti si facciano parte diligente e utilizzino il potere che le nuove norme gli mettono a disposizione.
I clienti, infatti, possono richiedere le informazioni sui costi effettivamente pagati nell’anno precedente anche in forma ANALITICA. Davanti ad una specifica richiesta è chiaro che la banca non potrà fare “giochetti”. E’ chiaro che per un investitore informato e consapevole che esercita i propri diritti, purtroppo, ci sono centinaia – se non migliaia – di investitori distratti. Per questo Aduc ha deciso di concentrare le proprie energie su questo specifico tema e cercare di sensibilizzare il maggior numero di persone possibili affinché esercito il proprio diritto di conoscere quanto effettivamente hanno speso per far gestire i propri risparmi alla banca. Una volta conosciuto il dato di quanto spendono, finalmente, potranno valutare se a fronte della spesa hanno ricevuto un servizio adeguato.
Nelle prossime settimane ci saranno novità importanti. Nel frattempo, invitiamo tutti a richiedere alla propria banca i dettagli analitici dei costi effettivamente subiti nel 2018. Fino a prima delle vacanze, le banche rispondevano dicendo che stavano facendo i conti. Adesso che il grosso delle banche ha inviato i rendiconti sintetici non potranno più nascondersi dietro questa scusa e dovranno tirar fuori i dati veri. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Il linguaggio di Trump: fra parole e violenza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

By Domenico Maceri. La retorica divisiva del presidente Donald Trump è “direttamente responsabile” per la sparatoria a El Paso, Texas. Queste le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, la parlamentare liberal di New York, mentre parlava a una veglia funebre tenutasi a Brooklyn per le vittime di El Paso e quelle di Dayton, Ohio. Corey Booker, senatore del New Jersey e candidato alla nomination democratica, ha fatto eco alle parole di Ocasio-Cortez, addossando anche lui la colpa a Trump poiché alimenta la paura e l’odio, invece di condannare la supremazia bianca. Julian Castro, però, ex sindaco di San Antonio e membro del cabinet dell’amministrazione di Barack Obama, ha detto che “l’unico direttamente responsabile” in questi sanguinosi episodi è l’individuo che ha sparato.Castro ha letteralmente ragione, ma il linguaggio incendiario di Trump si collega indirettamente (ma probabilmente anche direttamente) alle recenti stragi. Le informazioni finora venute a galla spiegherebbero la motivazione dell’individuo responsabile per la morte di 22 persone, additando a una matrice suprematista. Poche ora prima della tragedia, il killer avrebbe postato un manifesto in cui riprende il linguaggio anti-immigranti di Trump. Il manifesto, postato nello stesso sito di ultra destra usato dal killer responsabile per la morte di 50 musulmani in Nuova Zelanda, reitera “l’invasione” degli immigrati. Ci dice anche che lui si sente attaccato da questi stranieri e quindi vuole “difendere il suo Paese”. Accusa gli immigrati di volere rimpiazzare la razza bianca, idea anche caldeggiata dai suprematisti bianchi nelle vicende di Charlottesville del 2017 e parecchie altre stragi in cui giovani bianchi sono stati responsabili di sparatorie, causando la morte di decine di persone, in genere membri di gruppi minoritari.Il manifesto non si collega direttamente a Trump ma l’affinità con il linguaggio incendiario e pericoloso usato dall’inquilino della Casa Bianca deve essere valutata. Trump ha fatto uso di attacchi agli immigrati dall’inizio della sua campagna, avendola iniziata accusando i messicani di essere stupratori. In uno dei suoi tanti comizi il candidato Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a “prendere a botte” alcuni manifestanti, offrendo di pagare loro le eventuali spese legali. Un linguaggio retorico continuato nella sua presidenza come ci dimostra il più recente discorso a Panama City, in Florida. Parlando della situazione al confine col Messico, Trump si è riferito ai migranti dicendo che non “li lasceremo entrare”. Non si useranno armi da fuoco per fermarli anche se altri Paesi lo fanno, ha continuato il 45esimo presidente. “Come si fermano dunque?” ha domandato Trump al suo pubblico. La risposta immediata da alcuni sostenitori è stata di “spararli”.
Sarà coincidenza ma è proprio quello che ha fatto il killer della strage di El Paso. La scelta della città al confine col Messico non è stata casuale poiché l’80 percento della popolazione è formata da latinos, la maggior parte di origine messicana. Inoltre, 8 delle vittime della tragedia erano infatti cittadini messicani che avevano attraversato la frontiera per fare shopping a Walmart.Trump ha condannato, anche se debolmente, la strage di El Paso e anche quella di Dayton, Ohio, leggendo dal teleprompter che la “nostra nazione condanna il razzismo e la supremazia bianca”. Al di là del suo sbaglio “geografico” (ha detto che la strage era avvenuta a Toledo anziché di Dayton ), le parole del 45esimo presidente odoravano di falsità e incoerenza. Trump ha cercato di addossare la colpa delle stragi ai videogiochi e all’accesso di armi ai malati di mente. In ciò reitera il linguaggio della National Rifle Association (NRA) che le armi da fuoco non sono pericolose in sé ma i veri colpevoli sono le persone che premono il grilletto.I videogiochi e i malati di mente esistono anche in molti altri Paesi, i quali non subiscono queste stragi che in America sono divenute routine. La spiegazione dunque risiede nella disponibilità di armi da fuoco. Quando il linguaggio politico che demonizza alcuni gruppi etnici o razziali si fonde con il facile accesso ai fucili di assalto, si ottiene un clima letale.Trump però non è completamente responsabile per queste stragi, nemmeno quelle che si collegano almeno indirettamente alla sua retorica politica. Non ha nemmeno lui inventato l’idea degli immigrati come invasori che distruggono l’America. Patrick Buchanan, candidato presidenziale nel 1992 e 1996, ne aveva già parlato usando infatti la stessa espressione di “invasione illegale”. Trump l’ha definitivamente adottata e ampliata nella campagna elettorale e continuata durante la presidenza. In ciò lui ha ricevuto notevole sostegno dai media di destra, in particolar modo dalla Fox News. Già nel 2014, prima che Trump annunciasse la sua corsa alla presidenza, parecchi conduttori della rete di Rupert Murdoch, parlavano di immigrazione come “invasione”. Rush Limbaugh, il noto conduttore radiofonico conservatore, ha anche lui amplificato gli aspetti negativi degli immigrati, dicendo che si tratta di “un’invasione” che alla fine farà perdere l’identità all’America (vedi identità bianca). Ann Coulter, una delle star di Fox News, ha detto in un’occasione che bisognava “sparare questi invasori”.Un’analisi comprensiva del New York Times di questo linguaggio anti-immigranti promosso dai media di destra ha rilevato più di centinaia di esempi che si sovrappongono alle parole del manifesto del killer di El Paso. Trump ripete questo linguaggio e i media di destra lo riecheggiano, ottenendo un effetto cumulativo che non spiega fino in fondo queste stragi. Di certo però le alimenta, colorandole anche di legittimità con le parole incendiarie attualmente in auge nel linguaggio della Casa Bianca attuale.La scrittrice americana Toni Morrison, deceduta recentemente, nel suo discorso di accettazione del premio Nobel nel 1993, disse che “la lingua oppressiva va oltre la rappresentazione della violenza; è la violenza stessa”. Le parole vengono usate per tanti scopi dalle aziende per vendere prodotti e dai politici per convincere gli elettori e dunque contengono un forte peso. Trump dà l’impressione di non capire che le parole feriscono e a volte uccidono. In realtà lo capisce molto bene e continuerà a usare il suo solito linguaggio aggressivo perché lo considera la sua carta vincente.
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Marcello Alessandra, “Siamo a Mare – Parole e Musica”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

Palermo domenica 14 aprile con doppio set alle ore 18.00 e alle ore 21.00, al Real Teatro Santa Cecilia. Saliranno sul palco oltre allo stesso scrittore Marcello Alessandra anche Rosanna Minafò, che si alternerà alla lettura con lo stesso autore, con degli interventi musicali tematici legati alla canzone d’autore italiana eseguiti dai Maestri della Scuola Popolare di Musica della Fondazione The Brass Group Fabio Lannino, che ne cura anche il coordinamento artistico, al basso, Giuseppe Preiti al piano, Vito Giordano guest, Walter Nicosia voce e gli allievi della Scuola Popolare di Musica del Brass, Ciccio Foresta alla batteria, Eleonora Pampillonia, Alisia Ingrassia, Rossella Palermo, Dalila Torrisi, Silvia Caruso vocalists. Durante lo spettacolo verrà proiettato anche il video realizzato da Pucci Scaffidi “Sua Altezza Palermo”, ed un escursus storico attraverso immagini scattate da Franco Lannino. Tra i brani musicali che verranno interpretati, in scena: “La cura” di Battiato, “Mio fratello che guarda il mondo” di Fossati ed anche “Palermo dai” di Ignazio Garsia.
Una lettura non retorica, piuttosto una visione diversa ed alla fine costruttiva su eventi e personaggi, tra i quali Don Pino Puglisi, Mario Francese, Piersanti Mattarella, Rocco Chinnici, Claudio Domino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Libero Grassi, Emanuela Loi,Paolo Borsellino , che hanno, indubbiamente, segnato la vita di tutti noi, arricchendoci e dando l’esempio giusto per “venirne fuori”. Una passeggiata tra la Palermo che si affaccia sul mare e quella che “vive” tra questo e le montagne che l’abbracciano. Un racconto fatto di suoni e di immagini per ripercorrere le memorie sensoriali caratteristiche della nostra terra. Finalità del progetto sarà un sostegno fattivo al prossimo. Con l’incasso, si intende aiutare delle realtà cittadine da sempre impegnate nel sociale, e quindi partecipare all’acquisto degli arredi dell’asilo nido che grazie al Centro Padre Nostro di Brancaccio sorgerà appunto in questo quartiere; una biblioteca rivolta ai bambini del Centro Santa Chiara; infine un corso di arte-terapia rivolto ai pazienti della Clinica Psichiatrica Universitaria di Palermo. In un momento storico così “particolare e difficile” mi sembra importante dare un messaggio di presenza verso realtà diverse ed indipendenti che tra mille difficoltà portano quotidianamente avanti progetti rivolti “agli altri”. Sull’evento interviene lo stesso Alessandra che nel suo percorso di vita ha già realizzato diversi incontri di beneficenza. “Lo spettacolo ritengo potrebbe essere “educativo/informativo” per le nuove generazioni che non hanno vissuto fatti importanti della nostra città né conosciuto quindi alcuni “personaggi” che si sono sacrificati per rendere liberi anche loro e pertanto sarebbe molto bello successivamente un coinvolgimento delle scuole, proprio per non dimenticare”. Un ritorno alla memoria”. L’incontro ha anche il patrocinio del Comune di Palermo, della Fondazione the Brass Group, dell’Ordine degli Avvocati, dei Lions Club Palermo Guglielmo II, dell’associazione l’Orizzonte e di ArcaPharma, mentre la parte grafica è stata curata dalla società Idead. (by Rosanna Minafò)

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Le parole e le loro forme: gli incontri del Cortona Mix Festival

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

Cortona dal 18 al 22 luglio 2018, il Festival coinvolgerà il proprio pubblico nel tradizionale “mix delle arti”, fra narrativa e poesia, cinema e musica, giornalismo e teatro, alla ricerca di quell’armonia che solo il perfetto bilanciamento degli equilibri sa dare. Ad inaugurare il ciclo Gli incontri di Cortona (tutti in programma al Centro Sant’Agostino, a ingresso libero e accompagnati da un aperitivo offerto dall’Azienda Agricola Leuta) è Goffredo Fofi, che mercoledì 18 alle 17.15 spiega in che senso Le parole sono pietre, come titola il saggio di Carlo Levi dal quale parte la sua riflessione, abbracciando tanto la parola scritta o dichiarata quanto quella agita. La stessa di cui si intende Roberto Olivi, esperto comunicatore, fermamente convinto che sarà la letteratura a salvare il marketing: La comunicazione è un posto dove ci piove dentro, recita il titolo del suo libro, e a Cortona, insieme a Giuseppe Fantasia, spiegherà perché e in quali contesti è salutare “farsi bagnare” (ore 18.15). Chiude la giornata d’apertura Laura Morante, a Cortona nella speciale veste di esordiente. Dopo una lunga carriera accanto ai più importanti registi, l’attrice si allontana per un attimo dal palcoscenico cinematografico e, insieme a Wlodek Goldkorn, accende i riflettori su quello narrativo, calcato oggi per la prima volta con Brividi immorali (ore 19.15).
Dai meccanismi dell’efficacia comunicativa si passa, giovedì 19, alle suggestioni della parola poetica grazie all’intenso reading di Valerio Magrelli, appassionante e deciso già dal titolo, Potere alla poesia (ore 17.15). Dalla melodia dei versi a quella delle note musicali, sarà Pietro Grossi a compiere un viaggio Negli abissi e ritorno (ore 18.15) intrecciando le parole di Orrore, suo ultimo romanzo, con le ipnotiche musiche dei “The Doors” suonate dal vivo da Matteo Urro (voce), Filippo Regoli (chitarra), Giacomo Bianchi (batteria) e Gianluca Caprili (tastiera). E, per continuare con le analogie canore, la chiusura del secondo giorno di incontri è un vero e proprio acuto di livello internazionale: alle 19.15 arriva a Cortona il premio Pulitzer 2018 per la narrativa Andrew Sean Greer, protagonista di un incontro insieme alla sua traduttrice italiana Elena Dal Pra sulla preziosa capacità delle parole di unire lingue, paesi e culture diverse nel comune segno del loro significato. Una curiosità caratterizza il dialogo, moderato da Anna Cherubini: Less, romanzo vincitore del prestigioso premio, inizia proprio con il protagonista Arthur in procinto di partecipare al primo di una lunga serie di festival letterari… Casualità o fortunato presagio?
Venerdì 20 luglio torniamo agli avvenimenti della nostra contemporaneità con il giornalista Sergio Rizzo che alle 18.15 fa luce su una delle inchieste più note e complesse degli ultimi anni (al centro del suo ultimo libro Il pacco), le cui tracce portano Dal “quartierino” all’Europa, sul sentiero della finanza, lasciandosi dietro una scia di famiglie e piccoli risparmiatori sul lastrico. Sul crinale di verità più o meno camuffate si muovono anche i protagonisti del primo degli incontri del weekend: sabato 21 alle 17.15, i redattori Andrea Michielotto e Augusto Rasori giocano con il verosimile e l’inversione dei luoghi comuni spiegando le ragioni che hanno portato “Lercio” ad affermarsi come uno dei più noti siti web di satira, con notizie così assurdamente sbilanciate rispetto ai canoni del reale da sembrare vere. Una professione di fede è invece quella di Annalena Benini che alle 18.15 dà voce alle storie di coloro che hanno fatto della scrittura la ragione profonda del loro stare al mondo: ad Alessandra Tedesco, la giornalista e scrittrice racconta il momento in cui gli autori da lei intervistati hanno preso consapevolezza di essere diventati scrittori, quel momento in cui, come afferma il titolo, tra La scrittura o la vita non c’è più differenza. Dai diversi spaccati di vita, a uno solo: alle 19.15 Marco Damilano chiama tutti a rievocare una storia in particolare, quella del caso Aldo Moro, ancora oggi caratterizzata da ombre: Un atomo di verità nella materia del presente è tutto ciò che possiamo trarre da quella vicenda, abbastanza però per riflettere su cosa è stato e su chi siamo oggi.
Basta invece il titolo di una canzone ormai famosissima per introdurre il dialogo tra Gino Paoli e Amanda Sandrelli di domenica 22 luglio (ore 17.15): Una semplice magia, colonna sonora del cartone animato La bella e la bestia interpretato dai due in un memorabile duetto. Tra parole pubbliche e confessioni private, padre e figlia si racconteranno al Cortona Mix Festival, prima del concerto del cantautore con i Tri(o)Kàla. È invece un’atmosfera davvero insolita, nella Toscana del Festival, quella portata dalla scrittrice siciliana Giuseppina Torregrossa con i profumi del Sud del suo ultimo romanzo. Insieme ad Alessandra Tedesco, due storie di passione intrecciate in una trama fitta e tutta da scoprire, con un avvertimento: Prima ‘i parari mastica i paroli (ore 18.15). A chiudere il ciclo Gli incontri di Cortona, con un deciso richiamo al problema politico e culturale del fondamentalismo, Gabriele Del Grande (ore 19.15). Con il suo reportage su Dawla, lo Stato islamico, il giornalista incarcerato lo scorso anno in Turchia spinge alla riflessione con una domanda che riporta al centro il tema del Festival: se le parole sono importanti, quanto c’è di autentico nella nostra convinzione di vivere nella Fortezza Europa?

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Il potere sovrano: tra parole e arte

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

Roma 21 giugno ore 17.30 Pastificio Cerere – Rufa Space, via degli Ausoni, 7. Dall’attualità all’arte, dal linguaggio ai concetti, dalla logica al sentimento. Un confronto aperto per determinare un percorso cognitivo “alto” in grado di declinare tutto ciò che ruota intorno al “potere sovrano”. La discussione trae spunto da ciò che la dottrina giuridica ha universalmente riconosciuto come “sovrano”: lo Stato, all’interno del proprio territorio, ha un potere superiore a quello di qualunque altro soggetto. In questo caso, infatti, “sovrano” è “colui che sta al di sopra”. Numerose sono le conseguenze che, a partire da questo assunto, coinvolgono la vita umana nelle città. Questi i temi che faranno da sfondo al talk che si terrà il prossimo 21 giugno nella sede RUFA di via degli Ausoni 7, all’interno dell’ex Pastificio Cerere, nel cuore di San Lorenzo.Un confronto “fuori dalla norma”, che parte dall’immagine dell’”Allegoria della Giustizia” di Giovanni Andrea De Ferrari per parlare dell’attualità e del futuro della città eterna. Ad accompagnare la discussione una mostra degli studenti del secondo anno di graphic design che hanno lavorato sulla questione del potere nella tragedia classica e nella civiltà greco-romana. La visione è epica. Roma come Tebe: la peste si diffonde tra i cittadini o giunge Dioniso a sconvolgere l’ordine costituito. Edipo e Penteo devono affrontare lo stato d’eccezione. I poteri politici, giuridici e religiosi mostrano, nella crisi, tutti i loro limiti; i dispositivi normativi e differenziali sono travolti da forze che ne evidenziano l’inefficacia a garantire sia la convivenza pacifica tra cittadini, che la sopravvivenza delle istituzioni.Intenso il programma: alle 17.40 l’introduzione di Enrico Parisio, docente RUFA; alle 18 l’intervento di Walter Tocci, già senatore ed ex consigliere comunale e vicesindaco di Roma; alle 18.20 la parola passa a Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio. Prima dei contributi da parte del pubblico, ancora due brevi interventi di Giuseppe Allegri, ricercatore e organizzatore culturale, e Nicolas Martino, critico e curatore del Rufa Space. In chiusura l’intervento del filosofo Giacomo Marramao. La mostra degli studenti RUFA sarà inaugurata alle 20, con la colonna sonora di un dj set che proseguirà fino alle 23.30

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Lectio magistralis di musica e parole condotta da Giacomo Fornari

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 Mag 2018

Palermo sabato 5 maggio alle 18 al Teatro Real Santa Cecilia di Palermo, una lectio magistralis di musica e parole condotta da Giacomo Fornari, direttore del Conservatorio “Claudio Monteverdi” di Bolzano e membro dell’Akademie für Mozartforschung di Salisburgo, guiderà i presenti in un viaggio tra le maglie della vita (conosciuta e non) di Mozart. L’evento è aperto al pubblico ed è organizzato dalla R.L. Sicilia Libera 291 del Grande Oriente d’Italia nell’ambito del cinquantesimo anniversario del Collegio dei Maestri Venerabili della Sicilia. La lectio magistralis ha nel suo programma una serie di interventi musicali che coinvolgeranno anche altri due relatori, il pianista Piero Barbareschi e il tenore Erlendur Tor Elvarsson. Nel particolare: W. A. Mozart: musica per Fratelli.
Il repertorio massonico costituisce un momento centrale nella produzione di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Se nei primi anni il fanciullo prodigio sembrava limitarsi a soddisfare le richieste di un mecenate “misterioso” con cui aveva contatti occasionali, come accade ad esempio nel caso del Lied massonico O heiliges band KV 148 (125h), le cose cambiano con il definitivo ingresso nell’Ordine avvenuto a Vienna nel dicembre del 1784. Da quella data, infatti, sembra cambiare anche l’intero linguaggio mozartiano, così come lo stesso destino del repertorio massonico. Senza dubbio fondamentale in questo contesto il Lied Gesellenreise («Die ihr einem neuen Grade») KV 468, che Mozart scrisse ed eseguì personalmente nella loggia viennese zur wahren Eintracht per il passaggio a compagno d’arte per il proprio padre Leopold (1719-1787). info http://www.biasinstitute.it

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Parole e Immagini in Omaggio a Remo Pagnanelli

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

Silvio CraiaCarlo IacomucciMacerata Inaugurata la preziosa mostra alla Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti di Macerata, piazza san Giovanni con “I colori della poesia in mostra- IO, REMO”. 15 artisti invitati che hanno magistralmente illustrato le poesie del poeta Remo Pagnanelli (Macerata, 6 maggio 1955 – Macerata, 22 novembre 1987).Una mostra ben curata in particolar modo nell’allestimento, un ringraziamento va all’Associazione culturale”Remo Pagnanelli” con la collaborazione di Art Club Studio.Sono intervenuti: Roberto Cresti, Guido Garufi ,Stefania Monteverde, Sabina Pagnanelli, Domenico Sirocchi, Daniele Taddei.Una mostra davvero significativa dove 15 Artisti interpretano e rappresentano il pensiero di REMO PAGNANELLI per non dimenticarlo ricordandone tutta la sua sensibilità, curiosità e spiritualità. 15 Artisti dai linguaggi diversi, dai percorsi diversi, dai supporti diversi, dalle tecniche diverse, dai pensieri diversi, ebbene tutte queste differenze fanno di questa mostra un raro esempio di sapienza e di creatività che albergano del territorio. Il territorio non sempre è generoso con gli Artisti, spesso non agevola il percorso ed il riconoscimento, ma in questa mostra, in questo incontro magico tra poesia e arte visiva si è raggiunto un risultato encomiabile , destinato a far parlare di se anche in ambiti nazionali, ancora una volto lo stare assieme ritorna premiante, alimentando l’entusiasmo e la passione, alla base di ogni manifestazione artistica. (foto: Silvio Craia, Carlo Iacomucci)

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Grasso, Serracchiani e le parole che fanno male

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

pietro grasso“Non condivido nulla di quello che ha detto quando ha giustificato la sua uscita dal PD, credo che debba molto al Partito Democratico e credo anche che avrebbe dovuto rispettare di più, non tanto me o altri dirigenti, facciamo politica e a volte facciamo confronti anche aspri, ma i tanti militanti del Partito Democratico”. Lo afferma Debora Serracchiani, Presidente Friuli Venezia Giulia, da Luca Telese e Oscar Giannino ai microfoni di 24Mattino su Radio 24. Sono in particolare le parole con cui il Presidente Grasso avrebbe giustificato la sua uscita dal PD ad aver infastidito la Serracchiani che su Radio 24 spiega: “ Dire ‘Non c’è più il partito democratico. Il partito democratico è un’altra cosa’, io avrei utilizzato parole diverse, ma siamo diversi” (n.r. Comprendiamo che alla Serracchiani certe verità le fanno male (veritas odium parit) ma deve farsene una ragione. Renzi ha impresso una svolta al partito che ha di fatto escluso gran parte di quella componente che si rifà alla sinistra italiana e che in precedenza, sia pure con una dialettica interna serrata, conviveva con l’altra anima centrista. D’altra parte se puntualizziamo il fatto che Grasso non ha “giustificato” come afferma la Serracchiani, la sua uscita dal PD ma lo ha “spiegato” e ciò vuol dire che si tratta di un lessema non da poco.)

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Le parole ostili e amiche della meteorologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Philippine climateRovereto. Esagerazione, bomba d’acqua, superficialità, notizia a tutti i costi. Da opporre ad affidabilità, elasticità, conoscenza, attenzione, sviluppo, intelligenza, competenza e passione. Sono queste alcune delle parole ostili e delle parole amiche della meteorologia raccolte in occasione della tavola rotonda che il Festival meteorologia di Rovereto ha dedicato alla comunicazione delle previsioni del tempo e dell’allerta meteo.
La comunicazione meteorologica è al centro di interessi economici sempre più forti e il dato dell’impatto dell’audience del pubblico sulle meteo notizie riveste oggi un ruolo sempre più cruciale. Questo fa si che non manchino polemiche e contraddizioni, anche a causa del progressivo moltiplicarsi di canali mediali dove vengono proposte informazione sul meteo. Per rispondere e ribaltare il trend è fondamentale costruire un’informazione di qualità che contrasti quello che spesso finisce per essere un flusso comunicativo superficiale e inopportuno. Il Festivalmeteorologia, che ha richiamato al Polo Meccatronica di Trentino Sviluppo oltre duemila tra esperti, appassionati, curiosi e stakeholder del settore provenienti da tutta Italia e che si è chiuso oggi con l’ultima sessione di lavori dedicata alla formazione in meteorologia, ha dunque posto particolare attenzione in questa edizione al tema della comunicazione. Durante la tavola rotonda del sabato pomeriggio, condotta da Luca Calzolari direttore de Ilgiornaledellaprotezionecivile.it, gli spunti emersi hanno confermato quanta attenzione venga posta anche dal pubblico generalista all’informazione meteorologica. Il confronto ha visto tra i protagonisti Guido Caroselli, meteorologo e giornalista; Daniele Mocio, meteorologo, tenente colonnello dell’Aeronautica; Paolo Corazzon meteorologo e responsabile del rapporto con i media di 3B Meteo; Andrea Giuliacci, previsore Centro Epson Meteo; Carlo Cacciamani, Dirigente Responsabile del Servizio Centro Funzionale Centrale, Dipartimento della Protezione Civile Alberto Trenti, Direttore di Meteotrentino; Marco Ferrazzoli, Capo Ufficio stampa CNR; Mario Rusconi, Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi.
Positivo il bilancio finale per la manifestazione organizzata da Università di Trento, Comune di Rovereto, Trentino Sviluppo e Fondazione Museo Civico di Rovereto e patrocinata da Provincia autonoma di Trento, Trentino Marketing, Accademia roveretana degli Agiati e SAT – Società degli Alpinisti Tridentini. Grande partecipazione, livello scientifico elevato, punto d’incontro per amatori, appassionati e aziende, questi i punti che confermano il Festivalmeteorologia come manifestazione di riferimento italiano e che consentono già da oggi di lanciare l’invito a tutti per l’edizione 2018.

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Un mondo senza parole?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

mondo-multi-polareNon è esatto. Diciamo, piuttosto, che è stufo di parole. Di quelle false, vuote, retoriche “che non nascono dal cuore”. Di quelle che sono viziate dalla menzogna, derisione, inganno, di promesse non mantenute. Questo stato d’anima diventa più tangibile volgendo lo sguardo ai gestori della politica. Se c’è qualcuno che si chiede come possiamo fare per invertire tale tendenza mi riduco a guardarlo sconsolato e penso a Geremia e a quel suo non saper cosa fare tra la gente. Siamo stati troppo a lungo educati a guardare, il nostro prossimo, non certo con amore distratti come siamo stati dall’ansia di possesso, di successo, di esaltazione del nostro ego. Abbiamo staccato la presa dalla corrente di pensiero che ci educa al bene, alla solidarietà, all’amore per fare mercimonio degli altri e di noi stessi. E’ mancata la grazia dell’intendersi. Se usciamo per un momento dal nostro cinismo esistenziale ci accorgiamo che la madre che uccide il figlio ancora in fasce o di qualche anno non è solo il frutto di uno stress post-partum ma è la sintesi di una cultura aberrante nella quale tutto è tensione, interesse, sollecitazione a ricercare equilibri nei quali non sembrano trovarvi spazio i valori.
La verità è che noi stiamo creando dei mostri generando una nuova scala di valori dove si esiste solo se si considerano certi parametri: la conquista del potere sugli altri, l’indifferenza per la sofferenza altrui, il rispetto solo per chi ha e non per chi è. Nel nostro “fondo coscienza” sappiamo d’errare e che questo procedere ci farà cadere nel vuoto, eppure non riusciamo a riscattarci per eccesso di veleni ingurgitati. L’unica strada rimane la parola, quella che appaga, quella che ha un suono armonioso, quella che può compiacere il nostro spirito. Quella che ci riconcilia con il nostro prossimo e fa di noi messaggeri di pace. (Riccardo Alfonso)

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

corte europea giustiziaTralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. La recente finanziaria è un campione di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto gli umori, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi. Possibile che da 40 anni a questa parte non siamo riusciti ad abbreviare sensibilmente gli iter processuali che possono durare anche tre lustri per darci una sentenza definitiva? Possibile che le evasioni fiscali viaggiano a un ritmo di centinaia di miliardi di euro per poi accontentarci di qualche misero successo? Possibile che continuiamo a lasciar incancrenire la questione meridionale che risente i suoi effetti negativi oramai da oltre 150 anni? E potremmo continuare a lungo su questi temi, ma a che pro? Queste cose vorremmo non più dirle ma vederle risolte. E quel che è peggio sarebbe possibile porvi mano se mancasse proprio la volontà politica, quelle che tutte le volte con il nostro voto cerchiamo di stimolare invano.(Riccardo Alfonso)

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La povertà e la carità cambiano il senso delle loro parole

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

poveroAl povero si offre l’obolo e il buon cristiano, musulmano, buddista o quanto altro, si mette l’anima in pace: ha dato una sua sia pur minima parte del suo ad un volto che resta anonimo e sfocato che gli ha teso una mano, ha chiesto un aiuto. Ora chi chiediamo se tutto ciò che resta un rituale oramai secolare se non millenario, ha un senso o lo abbia avuto mai. Probabilmente no. Noi abbiamo operato una scelta impropria nel guidare la mano verso l’altra mano come per scaricare in qualche modo un senso di colpa che nell’intimo riconosciamo ma che in realtà neghiamo con tutte le nostre forze. Vi è in tutto ciò un rapporto incompreso, una anomalia del sistema. Sappiamo bene che non dovrebbero esservi poveri così come non dovrebbero esservi persone ricche o benestanti. E’ questa e non altra la vera anomalia della nostra società. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze e per millenni di stabilire un primato umano che sappia distinguersi per censo e per possesso di beni oltre ogni misura facendone pagare un prezzo iniquo a coloro che sono stati respinti ai margini della società. A costoro possono spettare solo le briciole, ovvero la carità, ovvero quella liberalità che il signore si concede rispetto agli inferiori. Tutto ciò rappresenta la più brutale ed iniqua forma di violenza nei confronti del nostro prossimo e rappresenta la negazione dei valori di fede di cui tutti noi siamo i depositari. E’ tempo che si cambi registro e che la società muti il suo atteggiamento nei confronti di coloro che vivono ai suoi margini senza un tetto dove ripararsi, un lavoro per vivere con minore affanno e si esprima con una solidarietà che non sia la solita ed odiosa carità, un riconoscimento del valore della persona per ciò che è e non per quello che rappresenta. E questo cambiamento noi lo attendiamo soprattutto dalla civiltà e dalla cultura religiosa, perché è un segno tangibile di quel legame che più degli altri sa andare dritto al cuore e sa parlargli con la forza della ragione e del sentimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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La politica delle parole

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

cassa del mezzogiornoMolte volte siamo costretti, in presenza di fax e e-mail di protesta per taluni atteggiamenti assunti dai partiti sia della maggioranza sia della minoranza che oggi ci governa o è stata all’opposizione, a difendere il ruolo centrale della politica. Lo facciamo, e non lo nascondiamo, con crescente difficoltà. Non è necessario, d’altra parte, avere una memoria da “elefanti” per ricordarci anche e solo una piccola parte di quelle tante promesse che ci hanno rifilato da decenni. Sono tante come quella “storica” del nostro Mezzogiorno la cui soluzione era auspicata sin dall’inizio del XX secolo e lo sta a dimostrare l’archivio storico dei dibattiti parlamentari sulla questione meridionale, che oggi si possono leggere, e che ha tanto appassionato i parlamentari di quel periodo. Parole, sempre parole e nulla di più. Persino quando si è passati ai “fatti” con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, la delusione è diventata più cocente per i modesti risultati conseguiti che alla fine si sono vanificati dopo aver affrontato spese ingenti per un progetto di industrializzazione del meridione così ben orchestrato a livello politico e propagandistico. Con questo bagaglio di delusioni come possiamo pensare che la politica si possa riscattare o anche presentare in modo credibile con un suo pur qualificato progetto? Ed oggi dobbiamo aggiungere anche la circostanza che se gli italiani non sono diventati tutti comunisti o democratici di sinistra è perché da quel pulpito si predicavano e si predicano ancora più sacrifici mentre si lasciano insolute le riforme strutturali che ci avrebbero consentito di tagliare decisamente i rami secchi e dirottare le risorse, pur scarse, verso gli investimenti produttivi ed un più ordinato riequilibrio dei nostri conti pubblici. Oggi, se vogliamo dirla proprio tutta, la sinistra per raccogliere voti sta diventanto “populista” rincorrendo a perdifiato i loro naturali detentori di tali attributi, ma solo per spiazzarli. E questo doppio inganno dovrebbe farci riflettere, per via che l’opinione pubblica riesca a percepirlo nella giusta misura. (Riccardo Alfonso)

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Le parole della musica. ComunicaTre incontra Fiorella Mannoia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

Roma Martedì 4 Aprile 2017, ore 16:00 Scuola di Lettere, Filosofia e Lingue, Aula 2 Via Ostiense 234 Le parole della musica ComunicaTre incontra Fiorella Mannoia. Incontro riservato agli studenti di Roma Tre. La cantautrice incontrerà gli studenti per confrontarsi sul tema Le parole della musica Ad introdurre i lavori Paolo D’Angelo, Direttore del Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo, Enrico Menduni, docente di Culture e formati della televisione e della radio al DAMS dell’Università di Roma Tre. Interverranno Anna Bisogno, docente di Storia e linguaggi della radio e della televisione a Scienze della Comunicazione, e Chiara Di Giambattista, autore televisivo e critico musicale. ComunicaTre è promossa dal Corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Roma Tre in collaborazione con Roma 3 Radio e promuove e favorisce il confronto tra i personaggi del mondo del giornalismo, dello spettacolo, dei media e gli studenti.

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Canzoni e parole dal mondo con Tosca

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

tosca.jpgRoma 6 gennaio 2017 Auditorium Parco della musica di Roma Sala Petrassi h 21 con Tosca. Torna sul palco dell’Auditorium Parco della musica di Roma per raccontarsi in un concerto-evento con tanti ospiti che, nel suo stesso nome, racchiude il senso dell’unicità della serata. Appunti Musicali dal Mondo: confini e sconfini del suono della voce è un progetto che mette il punto e ripercorre le tappe più significative del suo cammino artistico tra sperimentazioni, ricerca e nuovi arrangiamenti e che per la prima volta riunisce alcuni grandi artisti, nonché suoi eccezionali compagni nelle tappe fondamentali del suo viaggio musicale.Tra intrecci sonori, abbracci linguistici, lontananze e assonanze, si alterneranno sul palco: il regista della musica Nicola Piovani che l’ha iniziata alla riscoperta delle radici musicali romane; il grande musicista e cultore musicale Gegè Telesforo, che ha conosciuto ai tempi del suo esordio televisivo a Doc condividendo insieme le tappe più importanti della sua gavetta nella banda di Renzo Arbore; Gabriele Mirabassi, con il quale ha in comune l’amore per la musica brasiliana; Joe Barbieri, da Tosca definito il suo corrispettivo al maschile, autore di alcune delle sue canzoni più significative; Danilo Rea fuoriclasse che con le sue note al pianoforte dipinge ogni canzone; ed infine, l’amico e collaboratore di sempre, Germano Mazzocchetti, sua anima della musica teatrale.Uno spettacolo di suoni e parole, poetico e vibrante, quasi un “racconto in musica” anche grazie al sapiente utilizzo di lingue molto lontane fra loro, che passa da un fado portoghese a la morna, da una canzone libanese a un tradizionale dei matrimoni Yiddish, da una ballata zingara fino ad approdare alle sponde italiane della musica d’autore e popolare, con uno straordinario omaggio alla canzone romana che da tempo Tosca valorizza oltre i confini laziali. Mi considero una discepola di Gabriella Ferri – racconta – e se faccio questo mestiere lo devo a lei.Pezzi rari e melodie introvabili, contaminazioni con altre culture intrecciate alle nostre radici, in una serata che per l’occasione abbraccerà anche canti del Natale dal mondo insieme a grandi classici della tradizione italiana e canzoni dal suo repertorio come Il suono della voce, brano scritto da Ivano Fossati che dà il titolo al suo ultimo album.Il tutto legato da un percorso drammaturgico attraverso le parole di grandi poeti del mondo, creato per l’occasione dal regista Massimo Venturiello.Parafrasando Pessoa – afferma Tosca – ‘in un momento di sbandamento politico e sociale la musica del popolo ti protegge perché ti fa appartenere, se vuoi’. La mia non è una ricerca filologica, ma una ricerca per affinità artistica dove potevo affondare anche le mie radici. È un’avventura nelle molte anime della canzone. Ho scelto brani tra i viaggi che abitualmente faccio due o tre volte all’anno e quelli virtuali che ho compiuto in quasi venti anni di teatro e canzone. Mi sono fatta guidare dall’istinto, dalla bellezza delle canzoni che trovavo e che portavo via con me.Attenta, appassionata e rigorosa, capace di trovare il giusto equilibrio tra audacia e misura, intensità interpretativa e genuina teatralità, nel tempo Tosca ha dimostrato di essere sempre meno prevedibile e in costante evoluzione. La nobile arte della canzone colta va curata, trattata e custodita, come fossero gioielli di famiglia – dice. E nella sua carriera vissuta tra concerti, teatro e collaborazioni illustri tra cui Ron, Dalla, Buarque, Zero, Morricone, l’artista è rimasta sempre fedele a se stessa; ha forgiato canzoni, lavorando sulla ricerca e sulle emozioni, cercando di trasmettere quel qualcosa in più che solo la musica sa dare.
Un corredo di esperienze disparate, da cui Tosca è riuscita a trarre stimoli sempre nuovi, e che l’hanno resa indiscutibilmente una delle personalità più prismatiche della canzone d’autore italiana, capace di dare vita a differenti “vite artistiche”. Ultima in ordine di tempo, quella di Officina delle arti Pier Paolo Pasolini, innovativo Laboratorio di Alta Formazione del teatro, della canzone e del multimediale, culla di giovani artisti, un luogo di appartenenza che – conclude – forse può salvare i ragazzi da tante trappole mediatiche. Sono nipote di contadini emigranti, per me la musica e il teatro sono come una terra dove mettere un seme. E aspettare il raccolto… senza passare per OGM di alcun genere…solo tempo, talento e onesta! Biglietti 20 euro + diritti di prevendita (foto: tosca)

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“La scultura contemporanea fra musica e parole”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

alessandro ruggerimicheleCastello d’Agogna Sabato 24 ottobre alle 17 la Fondazione Vera Coghi di Castello d’Agogna organizza nel suggestivo scenario delle scuderie di Castello Isimbardi la lezione-concerto “La scultura contemporanea fra musica e parole”: lo storico e critico d’arte Michele Tavola accompagnerà il pubblico alla scoperta di alcuni degli artisti più geniali del Novecento che hanno saputo raggiungere livelli altissimi nell’espressione scultorea: da Medardo Rosso a Costantin Brancusi, da Henry Moore a Giacometti, da Umberto Boccioni ad Alberto Ghinzani.Il tutto intervallato da brani musicali per clarinetto, viola e piano suonati da un trio di musica da camera della prestigiosa Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano: Chiara Sarchini (pianoforte), Enrico de Angelis (viola), Alessandro Ruggeri (clarinetto), apriranno e chiuderanno la serata con due sonate del compositore e pianista tedesco Robert Alexander Schumann, fra i maggiori compositori di musica romantica, mentre fra un racconto e un altro sulle diverse prospettive scultoree proporranno autori quali M.Ravel, B.Bartòk, N.Rota, P.Hindemith e lo stesso R.Schumann.
Per poter partecipare alla lezione-concerto è necessario prenotarsi allo 0384-296584 entro la mattina di sabato 24. E’ previsto un costo di € 10, interamente devoluto in beneficienza e che comprende anche un aperitivo dai sapori della Lomellina.La lezione-concerto è l’ultimo appuntamento collaterale alla mostra “Open | Air”, dedicata allo scultore di Valle Lomellina Alberto Ghinzani e aperta al pubblico sino al 31 ottobre. (foto: alessandro ruggeri, michele)

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Amazon presenta il nuovo Kindle Paperwhite

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2015

amazonLUSSEMBURGO, Amazon presenta oggi il nuovo Kindle Paperwhite: ha rinnovato il suo Kindle più popolare e più venduto, dotandolo dello schermo Paperwhite, con la risoluzione più alta, dell’esclusivo carattere Kindle denominato Bookerly, e di un nuovo sistema di impaginazione per una visualizzazione più piacevole delle pagine. È possibile scoprire il nuovo Kindle Paperwhite alla pagina: http://www.amazon.it/paperwhite. Amazon annuncia, inoltre, che Kindle Voyage, il Kindle più avanzato di sempre, è ora disponibile in Italia. A questo link è possibile conoscerne le caratteristiche: http://www.amazon.it/kindlevoyage.“Amiamo inventare per i lettori,” ha affermato Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon.com. “I nuovi Kindle Paperwhite e Kindle Voyage sono stati creati partendo dall’ossessione per i dettagli che contano di più per i lettori. Abbiamo introdotto il nostro schermo con la risoluzione più alta per un testo chiaro e nitido sulla pagina, un nuovo tipo di carattere realizzato esclusivamente per i libri Kindle, e un nuovo sistema di impaginazione che rende le pagine più belle da vedere. Insieme, tutti questi dettagli aiutano a leggere più rapidamente e con meno affaticamento per gli occhi, in modo da permettere al lettore di perdersi nel mondo dell’autore.”Il nuovo Kindle Paperwhite dispone del nostro schermo Paperwhite con la risoluzione più alta, offrendo gli stessi 300 pixel per pollice del nostro e-reader di punta, Kindle Voyage. Con una risoluzione mai vista prima e il doppio della quantità di pixel rispetto al modello precedente, il nuovo Kindle Paperwhite riproduce un testo con la stessa qualità tipografica di un libro stampato, rendendo facile e comoda la lettura con qualsiasi dimensione di carattere, anche la più piccola, così da far entrare più parole in ciascuna pagina. Anche in presenza del nuovo schermo ad alta risoluzione, la batteria di Kindle Paperwhite dura settimane, non ore. Kindle Voyage presenta un accattivante fronte di vetro a filo con la cornice e un retro in magnesio: è quindi resistente, sottile e leggero. Con soltanto 7,6 mm di spessore e meno di 180 grammi di peso, Kindle Voyage è il dispositivo più sottile che abbiamo mai costruito: pertanto è ancora più facile tenerlo con una mano e leggere per ore.Kindle Voyage è dotato di uno schermo con risoluzione da 300ppi, contrasto più elevato e luminosità più intensa di qualsiasi altro Kindle. L’esclusivo display a filo con la cornice è di un vetro particolarmente rinforzato, progettato per resistere ai graffi.Oltre a garantire la maggiore luminosità offerta da un Kindle, la nuova luce integrata è in grado di adattarsi automaticamente alla luce circostante.Non tutti i lettori hanno gli stessi gusti quando si tratta di illuminazione; per questo la luce integrata a regolazione automatica può essere adattata sulla base delle proprie preferenze personali. Inoltre, visto che l’occhio umano si adatta progressivamente all’oscurità, la luce integrata a regolazione automatica abbassa lentamente la luminosità del display col passare del tempo nello stesso modo in cui l’occhio risponde all’oscurità.Kindle Voyage presenta, inoltre, VoltaPagina, un nuovo modo per cambiare pagina. VoltaPagina utilizza un sensore a pressione progettato su misura, che si trova direttamente sotto la cornice. Basterà applicare una leggera pressione sulla cornice per girare la pagina. Quando si cambia pagina, Kindle Voyage fornisce un risposta tattile alla pressione, grazie a un generatore di vibrazioni. È possibile personalizzare sia il livello di pressione necessaria per girare la pagina, sia il livello di risposta tattile. Kindle Paperwhite e Kindle Voyage presentano Bookerly, un esclusivo carattere creato appositamente per la lettura digitale. Piacevole e moderno, Bookerly si ispira all’arte dei migliori font offerti dalla moderna tipografia ma è stato sviluppato ad hoc per offrire una leggibilità eccezionale a qualsiasi grandezza. Presenta un aspetto più leggero ed elegante e offre prestazioni migliori rispetto ad altri font per la lettura digitale, aiutando così i lettori a leggere più velocemente con meno affaticamento per gli occhi. Bookerly sarà disponibile su Kindle Voyage come parte di un aggiornamento software gratuito che sarà reso disponibile nelle prossime settimane. A questo link è possibile scoprire di più sul Bookerly: http://www.amazon.it/bookerly.I nuovi Kindle Paperwhite e Kindle Voyage presentano anche un sistema di impaginazione completamente nuovo che dispone le parole esattamente secondo le intenzioni dell’autore:
sillabazione e spaziatura migliorate: Kindle utilizza la sillabazione per mandare a capo le parole nel punto giusto, crea paragrafi con righe allineate e regola lo spazio tra le parole. Tutto questo si traduce in una spaziatura più naturale tra le parole e nella possibilità di visualizzare più parole per ogni pagina, per una lettura più rapida con meno affaticamento per gli occhi.Migliore posizionamento dei caratteri: le nuove crenatura e legatura regolano automaticamente la spaziatura dei caratteri per rendere più facile e più veloce il riconoscimento delle parole, qualsiasi sia la dimensione del carattere. Nello stesso modo in cui un impaginatore imposta un libro stampato, Kindle Paperwhite e Kindle Voyage esaminano coppie vicine di lettere all’interno del testo e regolano la spaziatura dei caratteri a seconda della parola, togliendo quegli spazi vuoti tra le lettere che sono fonte di distrazione. La forma della parola diventa così più piacevole e aumenta la velocità con cui le parole vengono riconosciute. Ad esempio, nella parola “fiuto”, la “f” e “i” sono collegate per creare una legatura.
Layout di pagina accattivante: i libri stampati spesso usano capilettera per enfatizzare e rendere più bella la prima pagina di un capitolo. Negli eBook, questo è difficile da replicare nonostante la possibilità di regolare la grandezza del carattere e l’interlinea. Il nuovo sistema di impaginazione riproduce su Kindle capilettera, testo e immagini nella modalità pensata dall’autore, e regola dinamicamente il layout della pagine quando il lettore cambia la grandezza del testo.
Caratteri grandi, senza compromessi: uno dei vantaggi della lettura su Kindle è che è possibile personalizzare la dimensione dei caratteri in base alle proprie preferenze: oltre la metà dei clienti Kindle approfittano di questa funzionalità e utilizzano un carattere più grande rispetto all’impostazione predefinita. Mano a mano che si aumenta la dimensione di un carattere, un minor numero di parole compare su ogni pagina, generando spesso elementi di disturbo per la lettura, come i grandi spazi bianchi o le frasi spezzate. Ora, Kindle Paperwhite e Kindle Voyage regolano automaticamente il testo quando un lettore sceglie dei caratteri più grandi, personalizzando i margini, le colonne, i rientri, gli elenchi laterali, i bordi e i capilettera per far sì che la pagina sia facile da leggere.

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Parole per mangiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Facciata della sede dell'Università Statale di...

Facciata della sede dell'Università Statale di Milano in via Festa del Perdono, vista dal giardino di largo Richini. (Photo credit: Wikipedia)

Milano martedì 3 aprile alle 11.30 nell’aula T3 del Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano (piazza Montanelli 1, Sesto San Giovanni, Mi – MM1 Sesto Marelli) sarà presentato in anteprima al pubblico e alla stampa Il progetto, che è dedicato alle tematiche al centro di Expo 2015 (gastronomia, nutrizione, sicurezza alimentare, biotecnologie) e che si avvale anche della collaborazione di esperti nutrizionisti e biologi.
Per gli ospiti stranieri che visiteranno Milano in occasione dell’Expo 2015, sarà un aiuto da portare sempre con sé. Per gli operatori dell’Expo, sarà uno strumento di lavoro per comunicare con i visitatori stranieri e con gli altri operatori sulle tematiche specifiche di Milano 2015. Per gli specialisti, diventerà una risorsa per ulteriori ricerche in ambito linguistico-contrastivo. Sono questi gli obiettivi con cui è nato il progetto “Parole per mangiare”: ideato dal Dipartimento di Lingue e Culture contemporanee dell’Università degli Studi di Milano, sostenuto dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, con l’appoggio del Comitato organizzatore di Expo 2015, esso prevede la realizzazione di un dizionario pratico Italiano – Cinese – Inglese e di una banca dati terminologici multilingue (italiano, cinese, inglese, arabo, russo, francese, spagnolo, hindi e tedesco).
Marie-Christine Jullion, direttore del Dipartimento di Lingue e Culture contemporanee dell’Università degli Studi di Milano,Giuliana Garzone, ordinario di Lingua inglese del dipartimento, e Javier Santos, ricercatore di Lingua spagnola dell’Università degli Studi di Milano, presenteranno il contenuto del progetto, i metodi e le risorse utilizzate, sottolineando anche la sua portata formativa per gli studenti che partecipano alla ricerca. In qualità di partner dell’iniziativa, interverranno alla presentazione Alessandra Lavagnino, direttore dell’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, e Giuseppe Cerroni, direttore generale comunicazione e affari istituzionali di Autogrill. rogramma:
h.11.30: Le competenze del Dipartimento investite nella realizzazione del progetto Marie-Christine Jullion, direttore del Dipartimento di Lingue e culture contemporanee
h. 11.40: Saluti Marino Regini, prorettore all’internazionalizzazione dell’Università degli Studi di Milano Claudia Sorlini, delegata Expo 2015 dell’Università degli Studi di Milano
h. 11.50: La realizzazione di un dizionario pratico trilingue Italiano Cinese Inglese Giuliana Garzone, co-responsabile del progetto Dizionario trilingue
h. 12.00: Il Database multilingue e l’innovazione metodologica in ambito terminologico legata alla specificità dei temi Expo Javier Santos, co-responsabile del progetto Database multilingue
h. 12.10: I partner Alessandra Lavagnino, direttore dell’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di MilanoGiuseppe Cerroni, direttore generale comunicazione e affari istituzionali, Autogrill

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Il carcere delle parole e delle assenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

Nuova edilizia penitenziaria, otto per mille per ristrutturare gli istituti di pena, porte girevoli da arginare, condanne residue da scontare agli arresti domiciliari-penitenziari, nessun indulto né amnistia per tentare di consolidare un senso di giustizia equa a una disumana ingiustizia.Rimangono ancora tanti problemi e non di poco conto sul carcere italiano, i troppi extracomunitari da riconsegnare ai propri paesi, la miriade di tossicodipendenti abbandonati dentro le celle in attesa della prossima tirata, del prossimo buco, l’esercito di persone miserevoli con le tasche vuote, tanti rumori nella testa, la sofferenza nel cuore da curare, da accompagnare fuori da un carcere che non si piega a nessuna utilità, scopo e prevenzione sociale.Questo carcere costringe a torsioni innaturali quanto il reato commesso, su questa linea di confine che sembra non appartenere ad alcuno, è fin troppo facile affermare con una verità comprata al supermercato delle parole che in galera non ci finisce più nessuno.Eppure chi scrive vi è ristretto da quarant’anni, senza dubbio c’è chi muore strozzato e disperato in una cella, c’è persino chi ci entra come cittadino adulto e ne esce come un adulto bambino, pronto alla detonazione che senz’altro avverrà.In carcere ci si va e come, si resta in un angolo dimenticato, non per pensare al male fatto agli altri ed a se stessi, ma perché schiacciati nella violenza del nulla, spingendo la mente a mosse obbligate per contenere l’ingiustizia di una pena, che sortisce l’effetto ipnotico autoassolvente, che mette in scacco la propria colpevolezza, figuriamoci le eventuali responsabilità.C’è in atto un nascondimento della follia individuale, dimenticando quella sociale in fase di implosione, peggio, di indifferente fatalità, al punto da accettare passivamente la tesi di un recinto dove ognuno è potenzialmente un morto che cammina.Non si tratta di emanare un atto di clemenza, occorre ripensare davvero ai tetti spropositati delle condanne, alle celle anguste che devastano ciò che è già sufficientemente ammaccato, ai benefici carcerari ridotti al lumicino. E’ necessario pensare ai programmi, ai progetti fattibili perchè chi esce non abbia a ritornarvi.Ma quali investimenti sono approntati, per rendere inattuabile la pratica darwiniana dell’alzare il tiro onde assicurarsi un’impossibile impunibilità.Cambiare è possibile, cambiare mentalità e atteggiamenti è un ‘opera di ricostruzione attuabile, ma nessuno si salva da solo.Quel che è sotto gli occhi di tutti induce a richiedere subito questo balzo in avanti, perché nelle carceri le persone muoiono, esse non scontano soltanto una condanna, ma un sovrappiù che consiste nelle sofferenze fisiche e psicologiche, negli abbandoni e nelle rese di una sconfitta che non esprime alcuna pietà.Ci sono situazioni devastanti, degradanti: alcune assolutamente non scelte, né mai totalmente descritte dalla cronaca o dalla romanzata fiction televisiva, permane il parassitismo strutturale che non consente responsabilizzazione nell’irresponsabile, ma altera e compromette ogni processo cognitivo, creando un arretramento culturale galoppante e una sorda commiserazione.Allora è davvero urgente una riforma che sottenda un valore in sé e trascini con sé la volontà a progettare e organizzare percorsi alternativi al carcere, per evitare inutili effetti spostamento-trascinamento.Posso assicurare che in carcere non si sta bene, è un luogo di afflizione, ma il sopravvivere abbruttendosi non ha alcun valore di interesse collettivo. Fino a quando non si comprenderà che in carcere si va perché puniti e non per essere puniti, questa dicotomia spingerà il detenuto privato della libertà a sedersi a tavola con la morte, decidendo di guardarla in faccia e sfidarla. Senza però tenere in considerazione che la morte quasi sempre vince. E’ una prova questa, che indica la paura del potere della morte, ma ugualmente il carcere continua a rimanere un luogo non autorizzato a fare nascere vita nè speranza, non rammentando che l’uomo privato della speranza è un uomo già morto.Momento dopo momento, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in compagnia del solo passato che ricompone la sua trama, e passato, presente e futuro sono lì, in un presente che è attimo dove non esiste futuro.
Quando il sentimento dell’amore è segregato, sei ancorato a una stanchezza che ti fa sentire perduto; hai in comune con il tuo simile solo un dolore sordo, che evita di guardare all’indietro nè di pensare al domani, e allora riconoscere i propri errori è un’impresa ardua.Le analisi sistematiche a questo punto servono poco, per rendere più umano l’inumano: sono più propenso a credere che dobbiamo convincerci noi, quelli dentro, della possibilità di raggiungere dei traguardi e degli obiettivi, per ritornare a volerci un po’ bene, per riuscire a essere persone e non solo numeri usati per la statistica.Finchè i ragionamenti saranno un’estensione degli atteggiamenti negativi, le rappresentazioni mentali si trasformeranno in eventi negativi.Spesso la voce sociale indica il carcere come extrema ratio sulla carta ma prima necessità nelle intenzioni di chi sta all’angolo della paura e della sofferenza. Un carcere-medico sprovvisto di lauree per intervenire sui sintomi, sulle malattie, le terapie da apportare, affinché sordi, muti e ciechi non abbiano a continuare a calpestare i diritti altrui.Quando l’investimento ( non mi riferisco esclusivamente a quello finanziario ) copre quasi interamente il comparto della sicurezza, riservando poca attenzione-volontà, quella vera per la prevenzione-ricostruzione individuale, si produce una torsione che ammutolisce la coscienza.La stessa richiesta di giustizia giusta, perché pronta, equa, corrispondente alla esigenza di riparazione, non riceve alcun conforto, così che la sensazione comune indossa la maschera e i denti affilati della solitudine, spingendo ad affidarci al carcere che ancora non c’è.Sicurezza, rieducazione, risocializzazione, riparazione, appaiono sempre meno come il collante che può tenere insieme una società e farla crescere, politica e stili di vita si travestono di ideologie d’accatto, gli obiettivi a tutela delle persone divengono esigenze contrapposte, una didattica inversa a una pedagogia in costante affanno, come se ognuna di queste facce della stessa medaglia fossero improvvisamente vissute come aut aut al fare sicurezza: mettere in salvo il benessere delle persone, eliminando la parte di interventi che riguardano un preciso interesse collettivo, quella ricomposizione della frattura sociale, da attuare attraverso pratiche, funzioni, trattamenti che rimandano a una giustizia che rispetta la dignità delle persone, di quanti sono detenuti e stanno scontando la propria condanna, e intendono ritornare parte attiva del consorzio sociale, non certamente come soggetti antagonisti, perché ancora delinquenti.Le parole tentano di nascondere assenze e mancanze politiche, giungendo a fare di qualche certezza il terreno fertile della dubitosità, al punto da raccontare che sulla giustizia, sulla pena, sul carcere, le modalità da registrare sono quelle che vorrebbero la prigione come un albero senza radici, una città senza storia, un luogo di castigo sommerso indicibile, una sopravvivenza-negazione di una reale possibilità di riscatto da parte di chi paga il proprio debito alla collettivitàQuest’ultima pretende giustamente sanzioni efficaci a ripristinare l’ordine violato, ma deve evitare che l’esclusione del reo diventi una mera conseguenza di un sonno intellettivo, rimandando a tempo indeterminato la rielaborazione del reato, soprattutto dell’atteggiamento criminale, diventato nel frattempo uno status quo per lo più miserabile, ma non per questo meno pericoloso.Istituzione carceraria bistrattata e umiliata nei suoi contenuti “tutti”, ma tirata per i gomiti senza tanti complimenti, allorché sale disperata la richiesta di assolvimento dei problemi sociali, una specie di strategia studiata a tavolino, affinché sul carcere scenda un silenzio auto-assolvente, che produce noncuranza indifferente sui doveri e pure su qualche diritto di chi sta in cella. Forse la condicio sine qua non per una carcerazione meno brutale sta nel non indulgere in umanitarismi falsificanti le responsabilità, ritornando a consegnare al carcere la sua funzione, che non può essere basata su un versante prettamente retributivo, in quanto ciò non combatte efficacemente la recidiva, anzi la aumenta spaventosamente. (Vincenzo Andraous)

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