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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘parti sociali’

Scuola: Terminato incontro ministro Azzolina e sottosegretari Ascani e De Cristoforo con parti sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Serve una norma per disciplinare la chiusura dell’anno scolastico. Probabile recupero del tempo scuola. Partiranno i tavoli tecnici per affrontare diverse questioni aperte. Nessun rinvio per le domande di mobilità per garantire avvio prossimo anno scolastico. I bandi dei concorsi ordinari e straordinari partiranno a breve, ma le procedure potranno slittare. Si pensa a retrodatazione giuridica. Il presidente Anief, Marcello Pacifico, nel suo intervento ha chiesto la stabilizzazione dei precari, la conferma dei ruoli degli assunti con riserva, dei neo-immessi in ruolo e indicazioni certe entro Pasqua su valutazione, verifiche, esami di Stato. Nel suo intervento, il presidente di Anief, Marcello Pacifico, ha chiesto l’apertura di un tavolo permanente per fronteggiare insieme l’emergenza e ha rassicurato sulle procedure attivate dal sindacato per aiutare il personale nella presentazione della domanda di mobilità; ha, inoltre, ricordato la necessità di linee guida ministeriali rivolte ai collegi docenti e ai dirigenti scolastici circa la valutazione per la validazione del corrente anno scolastico nel caso in cui fin dai prossimi giorni si pensi di non riaprire le scuole il 3 maggio. Il leader di Anief ha ribadito l’estrema urgenza di soluzioni tese a sconfiggere la supplentite e a riconoscere il lavoro svolto da tutti i precari, emergenza già presente in autunno e oggi non più procrastinabile. Ha chiesto in particolare un provvedimento che consenta l’immissione in ruolo straordinaria dalle graduatorie di istituto provinciali, lo svuotamento di tutte le graduatorie di merito e GaE, la conferma nei ruoli di chi assunto con riserva ha superato l’anno di prova, l’assunzione del personale dalle graduatorie Ata 24 mesi da aggiornare online, un concorso riservato per risolvere il contenzioso avverso i bandi di concorso da dirigente scolastico, la conversione nei ruoli di Dsga dei facenti funzione, la stabilizzazione del personale educativo e di religione cattolica. Queste misure, secondo il sindacalista autonomo, devono essere accompagnate da percorsi abilitanti telematici riservati al personale con 24 mesi di servizio anche su posti di sostegno e corsi di qualificazione professionali telematici per il personale di ruolo cui deve essere garantita una mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti, senza alcun vincolo quinquennale.

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Secondo incontro tra Governo e parti sociali

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Roma. E’ stato convocato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e avente per oggetto: un Piano per il Sud.Il Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, presente al tavolo di discussione, ha illustrato le proposte della Confederazione per il rilancio del Mezzogiorno d’Italia, un’area compromessa da un sempre crescente aumento delle diseguaglianze interne e dall’ampliamento della povertà.La CISAL ha evidenziato il grande potenziale che il sud Italia ha con riferimento al settore turistico e alberghiero, al settore agricolo e alle attività industriali ma, tali settori, per essere effettivamente performanti, devono poter contare su efficaci reti stradali, ferrovie, strutture aereoportuali e scali marittimi.Da qui le richieste della CISAL di un piano di investimenti straordinari rivolto, in via prioritaria, al potenziamento delle infrastrutture, inclusa l’alta velocità ferroviaria, oggi quasi completamente assente, e a un piano di collegamenti autostradali efficiente.
E’ stata evidenziata, poi, la necessità di intervenire nella pubblica amministrazione, rendendo più efficienti le modalità di distribuzione delle risorse pubbliche, e di rafforzare le misure di contrasto alla criminalità e al lavoro nero.E’ stata auspicata l’istituzione di un fondo speciale per il sud destinato alle opere pubbliche e sottolineata l’esigenza di approntare un piano di investimenti per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio.Cavallaro, ha infine ribadito la proposta, già formulata in occasione del tavolo di confronto del 25 luglio con il Governo in materia di riforma fiscale, l’introduzione di una sorta di franchigia fiscale per le aziende del meridione che dimostrino di aumentare il loro fatturato.In relazione al confronto appena avuto, la CISAL ha evidenziato e confermato la necessità di affrontare la questione dello sviluppo del Mezzogiorno con un deciso approccio metodologico rimuovendo lungaggini e sprechi al fine di consentire, finalmente, la piena espressione di potenzialità e di risorse di cui il territorio è dotato.

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Incontro Governo – parti sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

Roma. Si è concluso l’incontro convocato dal Premier Giuseppe Conte per discutere con le parti sociali in materia di riforma del fisco in vista della prossima Legge di Bilancio.
Il Segretario Generale della CISAL Francesco Cavallaro, presente al tavolo, ha colto l’occasione per richiamare, appunto a proposito di lotta al fisco, la proposta sostenuta dalla CISAL stessa di introdurre una normativa sul “contrasto di interessi” che consenta un’ampia deducibilità delle spese sostenute per le esigenze delle famiglie.Cavallaro ha brevemente richiamato i punti della proposta, esponendo l’idea di istituire una sorta di “carta del contribuente” sulla quale registrare, tramite “POS”, le spese per le quali si potrebbe consentire una parziale/totale deduzione/detrazione, favorendo l’interesse del cittadino alla fatturazione o emissione di scontrinatura/ricevuta fiscale.Si concretizzerebbe, in questo modo, una sorta di patto sociale tra il cittadino e lo Stato affinché il “contrasto di interessi” si trasformi in una vera e propria “collaborazione di interessi”, assicurando al cittadino il ruolo, non solo morale, di primo garante della fiscalità dello Stato.Nella circostanza, inoltre, la CISAL ha espresso le seguenti valutazioni.
La politica fiscale non deve abdicare al proprio ruolo di sostegno allo sviluppo economico e alla redistribuzione del reddito, in tale quadro il carico fiscale deve ispirarsi al principio della progressività e non costituire un freno per la competitività delle imprese: ecco perché la CISAL continua a prediligere una politica che si orienti verso la riduzione del cuneo fiscale, anziché verso l’introduzione di una flat tax.Riducendo il carico fiscale sul costo del lavoro, infatti, si riespandono i redditi dei lavoratori e si favorisce la ripresa di competitività delle imprese.Rispetto a tale ultima questione, inoltre, Cavallaro ha anche suggerito l’idea di prevedere una sorta di franchigia fiscale per le aziende del meridione che dimostrino di aumentare il loro fatturato.Serve, poi, una omogeneizzazione delle normative fiscali europee per una corretta e leale competizione tra i vari Paesi appartenenti all’U.E., aspetto che dovrà essere affrontato con priorità, con specifico riguardo a tutte le grandi imprese che operano sul web.La Cisal, infine, ha chiesto una semplificazioni delle normative fiscali ed il ritorno ad una regolamentazione specifica per il personale delle Agenzie Fiscali e dell’Inps da sempre impegnato in prima linea nella lotta all’evasione fiscale e contributiva.

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Governo Monti e parti sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

Il Governo Monti ha posto al centro della politica governativa la crescita senza la quale anche la sostenibilità del nostro debito pubblico sarebbe a rischio. A tal fine ha delineato una strategia complessiva che si fa carico di rimuovere gli ostacoli che hanno scoraggiato fino ad oggi la partecipazione del nostro paese ai benefici del mercato globale.Tra gli interventi, la riforma delle istituzioni del mercato del lavoro, al duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e della sicurezza sociale, nonché di facilitare la crescita della produttività con cui favorire una riallocazione delle risorse a vantaggio delle imprese e dei settori più espansivi. La stessa linea, peraltro, sostenuta dall’ormai famosa lettera della BCE laddove si propone, sul modello dei paesi più avanzati, “sistemi di assicurazione dalla disoccupazione e politiche attive del lavoro” per una mobilità del lavoro socialmente garantita. Qualcosa che non può essere liquidato con lo slogan dei “licenziamenti facili” quanto piuttosto ascrivibile all’obiettivo di creare nuove e più appropriate opportunità occupazionali per i giovani e per le donne, le categorie sociali più acculturate e disponibili al cambiamento. Lo stesso Governo Monti è però avvertito che per riformare le istituzioni e le regole del lavoro occorre la piena assunzione di responsabilità delle parti sociali perché si è in presenza di materie che in una democrazia pluralistica appartengono alla loro legittima sfera di autonomia. Ciò significa che il ruolo del Governo è quello di promuovere i suoi obiettivi appoggiandosi alle Organizzazioni degli interessi più importanti, ridefinendo il proprio intervento regolativo in forme di indirizzo dell’autoregolazione sociale. Risultato non facile da conseguire nell’attuale situazione di pluralismo sindacale competitivo che proprio sui temi del lavoro ha accentuato le proprie interne divisioni. Se guardiamo al passato, occorre ritornare alla crisi del ’92 contraddistinta da elevata inflazione, bassa crescita, squilibri nella finanza pubblica, deprezzamento del cambio, caduta di credibilità internazionale con l’uscita del Paese dallo SME e la messa a garanzia a vantaggio della Germania (paese creditore) di parte delle nostre riserve auree. In questa circostanza Governo e parti sociali convennero su una politica dei redditi all’interno della quale il collegamento realizzato tra dinamica salariale ed inflazione programmata fu la soluzione che facilitò la fuoriuscita dalla crisi. Questa strategia fu gestita con un forte coordinamento verticistico che ridusse le propensioni inerziali del processo inflazionistico. Il limite di questa esperienza fu il suo trascinamento nel tempo, nonostante il determinarsi di nuove condizioni economiche, ed uno degli effetti negativi fu la lunga stagione della moderazione salariale che, tra l’altro, determinò una caduta dei salari nella loro capacità di stimolare ed accompagnare la crescita della produttività. Un ulteriore fattore “protezionistico” che, con altri, ha scoraggiato l’innovazione nelle imprese ed il ricambio strutturale del nostro apparato produttivo. Ed è questo il tema che è di fronte ora al Governo ed alle parti sociali su come rianimare la ripresa produttiva rimettendo in moto una nuova propensione produttivistica quale condizione per partecipare ai benefici del mercato globale. A partire dal 2000 la dinamica della produttività globale dei fattori è stata, sia pure leggermente, negativa in Italia nelle sue variazioni annue (-0,02 dato ISTAT 2001-2002) a fronte di una crescita intorno all’1% nei paesi a noi più vicini per struttura economica (Gran Bretagna 1,24 – Francia 0,91 – Germania 0,99). Questo significa che il più basso valore aggiunto creato per ogni unità incrementale di lavoro e di capitale è all’origine dell’arretramento relativo del nostro reddito pro-capite rispetto alla media Europea. A questo punto l’interrogativo che viene posto è se il confronto Governo-Parti sociali non possa essere facilitato dall’assumere quale variabile privilegiata la “crescita programmata della produttività”. L’obiettivo di aumentare la dimensione della “zuppiera” non può che essere condiviso purchè tutti ne possano e vogliano partecipare. Si è consapevoli che la produttività è una variabile multifattoriale che incorpora fattori strutturali riconducibili più alle dinamiche del mercato globale che alla volontà delle “istituzioni” nazionali. Ma nello stesso tempo non si può negare che le istituzioni nazionali governano alcune regole, tra cui quelle del lavoro che possono essere riorientate verso l’obiettivo di favorire un riallineamento verso l’alto dei tassi di produttività delle strutture produttive. Quindi l’azione a livello aziendale, sede dello sviluppo effettivo della produttività, è decisiva. L’ipotesi è così quella di prevedere un indirizzo comune con cui Governo e parti sociali individuano aumenti di produttività in linea con quanto avviene nei paesi nostri concorrenti per sostenere la competitività del sistema Italia nella nuova più agguerrita concorrenza.Qualcosa che ci richiama alle pratiche in vigore negli USA nel corso degli anni ’60 che prevedevano un incremento di produttività annuo del 3% su cui si bilanciavano le politiche di impiego e di redistribuzione delle risorse. L’obiettivo è di creare una condivisione sull’obiettivo da realizzare lasciando a ciascun soggetto la responsabilità dei mezzi con cui raggiungerlo. Quanto proposto è sicuramente più complesso rispetto all’esperienza richiamata dell’inflazione programmata in quanto, con riferimento alle responsabilità delle parti sociali, entrano in gioco una pluralità di attori contrattuali e di situazioni economiche produttive, da connettere in un flessibile rapporto tra contrattazione centralizzata e decentrata ed attraverso una rivisitazione delle regole del mercato del lavoro che riducano l’invasività della legge a vantaggio della regolazione sociale. E’ positivo che recenti intese intervenute – come detto – tra i Sindacati si muovano in tale direzione. Questo può essere lo scenario entro cui riconsiderare le regole del lavoro, nel duplice aspetto delle regole del mercato del lavoro e delle tutele contrattuali dei lavoratori perchè una condivisa propensione produttivistica possa riaccendere i motori della crescita. Base per affrontare la riduzione del debito, aumentare i consumi, incentivare gli investimenti. I temi di maggiore rilevanza possono essere così individuati: rimozione delle barriere fra “insider” ed “outsider” che penalizzano la buona occupazione, soprattutto per i giovani e le donne e che scoraggiano, da parte delle imprese, gli investimenti nel capitale umano; una maggiore autorità e responsabilità delle parti sociali nella gestione di una mobilità del lavoro, socialmente garantita, per favorire il ricambio strutturale di un apparato produttivo irrigidito nelle sue specializzazioni settoriali e nelle sue caratteristiche dimensionali; la condivisione di un impegno rivolto al rafforzamento delle rappresentanze collettive, nelle grandi come nelle piccole imprese, tramite la diffusione della contrattazione a livello aziendale e territoriale; l’esclusivo ancoraggio delle politiche salariali alla produttività, rimediando all’attuale rigidità dei differenziali salariali, a livello di settore, di azienda e di territorio; un uso condiviso delle flessibilità del lavoro nelle aziende per contenere l’attuale degrado nella precarietà; criteri trasparenti e partecipati con cui associare il lavoro alla gestione dei progetti produttivistici ed ai benefici economici della maggiore produttività realizzata, valorizzando le agevolazioni fiscali esistenti.Questa ristrutturazione delle politiche del lavoro deve essere ovviamente accompagnata da non meno penetranti interventi del Governo nella ristrutturazione della più generale “regolazione pubblica” rimuovendo quelle patologie del sistema normativo che sono all’origine della scarsa attrattività degli investimenti esterni, del peso sproporzionato delle piccole imprese e del lavoro autonomo nonché della dimensione elevata dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale. Ciò che può stimolare questo impegno congiunto di Governo e delle parti sociali è la percezione dell’emergenza che vede il Paese, nonché il progetto europeo di cui è parte, al bivio di un processo di ricostruzione o di decomposizione, dagli sbocchi oggi imprevedibili. Si è avvertiti che i risultati attesi da una strategia di crescita sostenuta da una maggiore produttività può dare risultati non immediati, ma si è anche avvertiti che iniziative in tale direzione costituirebbero pur sempre segnali decisivi in grado di orientare favorevolmente le aspettative degli investitori nei nostri titoli pubblici.
Più tardi si faranno le riforme necessarie più elevati saranno i costi sociali che, ancorché ripartiti con equità, non potranno non colpire le fasce più deboli della popolazione, già provate da anni di contenimento dei loro redditi. Un altro aspetto non secondario è costituito dal valore che può assumere il sostegno delle parti sociali nei confronti di un Governo, politicamente isolato. Le condizioni di eccezionalità che hanno portato alla sua legittimazione richiedono un vasto consenso nell’opinione pubblica che sarà tanto maggiore quanto più ampia è la dimensione delle reti sociali che ne condividono e ne attuano le decisioni. Norberto Bobbio ci ricorda che la democrazia politica, soprattutto nei periodi di crisi, ha bisogno di essere sostenuta da una attivazione convergente degli interessi in grado di rappresentare la composizione pluralistica della società. Una considerazione di alto valore storico che è un indispensabile ingrediente per la tonificazione della fiducia in noi stessi.

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Roma: quoziente familiare

Posted by fidest press agency su sabato, 7 agosto 2010

«Il Quoziente Roma è un valido strumento che andrà ad integrare il  percorso già avviato con la delibera di Giunta su “Roma città Famiglia” e che consentirà di avviare una programmazione condivisa a favore della famiglia. Ringrazio pertanto il consigliere Onorato per aver contribuito a questo percorso che vedrà la maggioranza proseguire nel percorso di confronto sui questi temi, anche con l’associazionismo familiare e le parti sociali». È quanto dichiara l’assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù del Comune di Roma, Laura Marsilio. «Occorre dar vita a una vera e propria “cultura della famiglia”, invertendo quel trend che privilegia l’individuo e non la persona e il nucleo familiare. Tutto ciò verrà realizzato integrando servizi per l’infanzia, attività che coniugano scuola e famiglia, al fine di sostenere le famiglie nella conciliazione tra tempo di lavoro e genitorialità, e anche nella fruizione del tempo libero», conclude l’assessore Marsilio.

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Comune Roma: sbloccati i fondi produttività

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2009

Roma Campidoglio. «Oltre 16 milioni di euro destinati al miglioramento di uffici e servizi e, prevalentemente, alla produttività; “sblocco” dei fondi residui degli anni 2007-2008; valorizzazione della meritocrazia: il Campidoglio e le parti sociali hanno firmato l’accordo sulla ripartizione del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività dell’anno 2008 relativi al comparto (personale non dirigente). Il mese prossimo verrà liquidata ai dipendenti la produttività residua del 2007 mentre, entro marzo 2010, i dipendenti legati a progetti di produttività si troveranno in busta paga tra i 700 e gli 800 euro».  Lo comunica l’assessore alle Risorse umane, Enrico Cavallari. «Con la firma dell’accordo finalmente siamo in grado di poter distribuire ai nostri dipendenti tutte le risorse disponibili fino ad oggi bloccate nelle casse comunali – commenta Cavallari – Il miglioramento quali-quantitativo dei servizi è tra gli obiettivi fondamentali di questo mandato amministrativo e per raggiungere tale scopo è essenziale una riqualificazione meritocratica dei dipendenti attraverso l’istituto della produttività. L’adozione di questo provvedimento è volta ad implementare lo sviluppo della retribuzione dei capitolini, senza ulteriori spese per il Comune di Roma, con l’obiettivo di rendere i lavoratori più motivati e gratificati a vantaggio di una macchina amministrativa maggiormente efficiente e funzionale. La produttività, infatti, non verrà più distribuita “a pioggia” ma sarà attribuita sulla base di progetti specifici in linea con un piano obiettivi dando risalto al contributo individuale di ciascun dipendente».  «Con il 2009 – conclude Cavallari – si chiude con le code contrattuali ereditate dal passato in vista degli sviluppi organizzativi legati alla riforma della macrostruttura comunale finalizzata ad uno snellimento della macchina capitolina al contempo altamente qualificata e specializzata».

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Politica. Perché si naviga a vista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

Editoriale Fidest. La famiglia rappresenta, in una società composita come la nostra, il primo nucleo di un raggruppamento sempre più ampio e composito. Se configuriamo lo stato come la summa di tutti i nuclei familiari esistenti in una comunità possiamo dire che ci troviamo in una grande famiglia allargata dove si dilatano necessariamente i vari problemi ma che abbiamo anche l’opportunità di riconoscerci in essi, sia pure nel nostro piccolo, in quanto la sola variabile è nell’ordine di grandezza ma non nei contenuti. Se partiamo da questa considerazione possiamo comprendere meglio la conflittualità che può nascere tra il capo famiglia e i suoi componenti e, in un modello più vasto, tra il capo dell’esecutivo e le varie parti sociali. Questo raffronto è ancora più pregnante se prendiamo a “modello base” una famiglia patriarcale, da una parte, e il capo dell’esecutivo dall’altra. In entrambi i casi abbiamo rilevato un calo netto dell’autorità che un tempo si riconosceva al capo famiglia e al rispetto che si nutriva per l’anziano. Non basta più far calare i propri meriti dal fatto che si è padre e marito. La moglie chiede una corresponsabilità nella gestione del menage, solo pochi anni fa impensabile, e i figli, a loro volta, tollerano poco essere richiamati anche se chi lo fa è motivato non solo dal suo ruolo genitoriale. Lo stesso sta accadendo nella famiglia più grande che ruota intorno al concetto di stato. Si giudica per quello che si è e non per quello che si rappresenta. Per questo motivo che ricopre cariche istituzionali ha l’obbligo-dovere d’essere d’esempio, di mostrare maggiore preparazione, più equilibrio, più obiettività. E i partiti, che nel piccolo sono rappresentati dal modo come i familiari interpretano la funzione guida di chi si è assunto l’incarico e ne esprime una valutazione critica, devono riflettere un rapporto altrettanto valido se vogliono essere rispettati, seguiti, sostenuti. Proprio per questo motivo noi abbiamo bisogno a tutti i livelli di “comando” e di partecipazione e di adesione di una figura che sappia essere all’altezza del compito che gli abbiamo assegnato non come capo ma come primus inter pares. Se non entriamo in quest’ordine d’idee prevarrà solo il nostro spirito gregario, acritico, servile, pappagallesco. E la famiglia e la società avranno di che lamentarsi. Diventa, inesorabilmente, una crisi di sistema. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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CASAGuida al preliminare di vendita

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2009

Varata la Guida al Preliminare di vendita per l’acquisto della casa. Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum, esprime soddisfazione per l’ulteriore passo in favore della tutela dei consumatori, passo fortemente voluto dall’Adiconsum e dalle Associazioni dei consumatori unitamente al Consiglio Nazionale del Notariato. Certamente i costi del preliminare di vendita hanno pesato e pesano sulla sua diffusione. Pietro Giordano, Segretario Nazionale dell’Adiconsum, ha aggiunto che “tale lavoro concertativo, che ha esitato le Guide, assegna anche un importante ruolo sociale alla categoria dei notai, sempre più sensibile giustamente alle esigenze dei consumatori. Su questa strada di rafforzamento delle tutele dei consumatori e dei ruoli sociali del mondo delle professioni, l’Adiconsum è intenzionata a proseguire un lavoro proficuo per le parti sociali”.  Giordano ha poi affermato che “tale istituto che  tutela maggiormente il consumatore, richiede una valutazione caso per caso, sulla convenienza dello stesso, soprattutto quando i tempi tra la trascrizione del preliminare e la stipula del rogito sono tempi molto stretti”. Stessa valutazione va fatta e sarà in futuro affrontata con il Consiglio Nazionale del Notariato in merito al risparmio energetico, già inserito nella guida tra gli obblighi del venditore, ma che indubbiamente pesando fortemente sui costi delle famiglie, spesso fa la differenza nel prezzo dell’immobile. Su queste ed altre problematiche, Giordano ha affermato che si dovrà continuare e sviluppare un dialogo con il Consiglio Nazionale del Notariato, dialogo capace di realizzare strumenti concertativi idonei alla divulgazione (Convegni, Seminari, ecc.) sui territori del lavoro fatto e da fare, occasioni di percorsi formativi comuni, organismi bilaterali di conciliazione dei contenziosi, ecc.

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Cassa integrazione, è la Regione Toscana ad autorizzarla

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2009

Firenze Cassa integrazione straordinaria in deroga, al via dopo i primi 10 milioni, anche la seconda tranche. Si tratta di 50 milioni assegnati dal governo alla Toscana, in attesa che si sblocchi l’intero pacchetto frutto dell’accordo Stato-Regioni, che possono cominciare ad essere utilizzati a partire dal 4 maggio. L’accordo fra Regione sindacati e associazioni di categoria è stato firmato dai rappresentanti delle parti sociali e dall’assessore all’istruzione, formazione e lavoro.  La principale novità è quella che vede affidate alla Regione le procedure per l’autorizzazione che prima erano di competenza dell’ufficio regionale del lavoro. Da lunedì prossimo quindi, le domande per la richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria in deroga, a favore di dipendenti di imprese operanti in Toscana, dovranno essere inviate alla Regione Toscana. I tempi per l’istruttoria delle pratiche saranno brevissimi: 7 giorni. E per garantire tanta rapidità la Regione ha già assunto una piccola task force di 4 dipendenti Le risorse assegnate permettono di dare risposta ai lavoratori delle aziende che non possono usufruire degli ammortizzatori sociali, investite da processi straordinari di crisi. L’accordo destina 46 milioni di euro al pagamento dell’integrazione salariale dei lavoratori di imprese che, in base alla normativa ordinaria, non hanno accesso all’integrazione salariale, quelle cioè sotto i 15 dipendenti. Altri 4 milioni di euro saranno destinati invece alle imprese (ad esempio Delphi di Livorno o Pecci di Prato) che hanno esaurito o che non possono più accedere agli ammortizzatori. Confermata anche l’estensione del sostegno a tutti i settori produttivi e l’ampliamento delle tipologie contrattuali che potranno accedere alla Cigs in deroga, quali apprendisti, soci lavoratori delle coop e altri. L’assessore si è detto soddisfatto dell’accordo, che consente di dare una risposta in tempi rapidi a un’emergenza che cresce di settimana in settimana. In marzo la cassa integrazione in Toscana complessivamente è cresciuta, rispetto a febbraio, del 14,7% e rispetto al marzo 2008 di oltre il 300%.  I 60 milioni (i 10 assegnati in precedenza e gli attuali 50) destinati per ora alla Toscana sono parte di una somma più consistente cui la Toscana, in base all’accordo firmato fra governo e Regioni, contribuisce con 105 milioni di euro e che vedrà, a regime, un cofinanziamento statale di circa 200 milioni di euro. Come ha sottolineato l’assessore regionale queste misure si inseriscono nella cornice di interventi decisa dalla Regione per affrontare la crisi e che hanno una duplice valenza: il sostegno alle imprese e all’innovazione e il varo di interventi di mitigazione degli effetti della crisi sui lavoratori e le famiglie. Questo intervento sulla cassa integrazione in deroga, insieme agli incentivi per i contratti di solidarietà e ai due bonus da 1650 euro ciascuno riguardanti coloro i quali hanno perso il lavoro e quanti, in cassa integrazione o senza lavoro, devono sostenere un mutuo, fanno parte della politica di sostegno ai lavoratori e alle famiglie.

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