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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘partito democratico’

PD: Anche Grasso abbandona

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

pietro grasso“Continua, senza sosta, lo smottamento a sinistra. Il Partito democratico negli ultimi mesi ha perso tre ex segretari del Pci-Pds-Ds-Pd – D’Alema, Bersani, Epifani – oltre a numerosi parlamentari, sindaci, consiglieri regionali e comunali. Un intero popolo di amministratori e militanti che hanno detto ‘no’ a Renzi e al suo stile nel guidare una formazione politica comunque rappresentativa di una parte del Paese.Ieri un altro ceffone all’ex premier: il presidente del Senato Pietro Grasso ha abbandonato il gruppo del Partito democratico di Palazzo Madama, in aperta polemica con i vertici del partito. Il Fiorentino fa spallucce, continua il suo finto viaggio – rumorosamente contestato ad ogni tappa – con il trenino e prosegue come se nulla fosse.Poco male per il centrodestra unito. Con una sinistra così dilaniata ci apprestiamo a vincere i prossimi appuntamenti elettorali: dapprima in Sicilia e nel 2018 le elezioni politiche. Nel Partito democratico – sempre meno democratico e sempre più Partito di Renzi – alla fine resteranno solo l’ex premier, il Lotti e la Boschi. Un giglio ormai appassito”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Tutti economisti nel partito democratico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

renato-brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Divertente: tutti economisti nel Partito democratico! All’amico Rosato, che ha tante qualità ma non quella di essere attrezzato con le cifre e i numeri della politica economica, e agli improbabili esperti Rotta, già brava giornalista di Telearena, e Lattanzi, esperto in accoglienza profughi – che con le loro dichiarazioni fatte con lo stampino provano a difendere l’indifendibile trio Renzi-Gentiloni-Poletti e il produttore di debito Padoan – ricordiamo quello che ha certificato nel 2005 l’università di Siena sulla creazione di posti di lavoro dei governi Berlusconi.Il quarto punto del contratto con gli italiani del 2001, da cui tutto ebbe inizio, prevedeva il dimezzamento del tasso di disoccupazione con la creazione di almeno 1 milione e mezzo di nuovi posti di lavoro. E in effetti, nel 2003 la riforma del Lavoro (Legge Biagi) ha creato 1.560.000 nuovi posti di lavoro (di cui 2 su 3 a tempo indeterminato) e ridotto il tasso di disoccupazione dal 9,6% al 7,1% .
Più tutele, più stabilità per i rapporti di lavoro precari. Con la riforma Biagi, donne, giovani, disoccupati di lunga durata, lavoratori sopra i 55 anni e disabili hanno avuto più possibilità di inserirsi o di tornare nel mercato del lavoro. Nuovi tipi di contratto per conciliare il lavoro e le esigenze di ciascuno: a tempo parziale, a progetto, a coppia, di formazione per le neo-mamme, di inserimento per i disabili. Part-time più conveniente per i lavoratori e per le imprese. Sostegno alle agenzie private di collocamento e servizi privati gratuiti per chi cerca lavoro: ecco quello che abbiamo fatto.Per quanto riguarda gli anni 2008-2011, ricordiamo infine che quelli sono gli anni della grande crisi che ha colpito l’Europa e che il nostro Paese ha comunque retto anche in quel difficile frangente. E che l’ultimo governo Berlusconi ha lasciato un tasso di disoccupazione pari all’8,7% (ottobre 2011), sotto la media dell’eurozona che era al 10,2%, con quello giovanile al 29,3%. Mentre ad agosto 2017 sono rispettivamente all’11,2% e al 35,1%, nonostante la congiuntura favorevole. E le ultime previsioni della Commissione europea riportano un tasso di disoccupazione per l’Italia nel 2017 pari all’11,5%, ben al di sopra della media dell’eurozona, che è al 9,4%.Le comparazioni, miei improbabili critici del Pd, si fanno per periodi di congiuntura omogenea e relativamente alle performance di tutti i Paesi dell’Eurozona. Mettetevi l’anima in pace, il Jobs act di Renzi è stata una politica fallimentare e costosa. Chiedetelo ai tanti giovani precari che non vi votano più. Non me ne vogliano, per questa lezioncina, la brava giornalista di Telearena, Rotta, e il bravissimo esperto in accoglienza, Lattanzi. Quanto all’amico Rosato, nulla se non bene”.

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Il partito democratico è incapace di dare risposte ai problemi dell’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

Il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm

“Gli italiani da diversi anni ormai sono ostaggio del perenne ‘congresso’ del Partito democratico e delle ipocrisie che questo comporta. Una guerra fratricida tra Renzi, i capicorrente e chi ha gravitato in passato nell’orbita del Pd che si ripercuote drammaticamente nell’attività del governo. Un esecutivo debole, piegato alle logiche correntizie, indeciso e ondivago”. Lo afferma, in una nota, la parlamentare di Forza Italia, Vincenza Labriola. “Di fronte alle due macroscopiche emergenze sociali ed economiche che l’Italia sta affrontando – prosegue -, immigrazione e disoccupazione, è assai preoccupante l’immobilismo reale dell’esecutivo Gentiloni, mal celato da una narrazione balbettante e conformista ai canoni della politica dell’ordinaria amministrazione.Di ordinario però nel nostro Paese non c’è proprio nulla: non è tollerabile, infatti, che una donna in preda alla disperazione si sia data fuoco perché non riesce a ottenere un lavoro che le consenta di vivere degnamente, né tanto meno – continua l’espoinente azzurra – è da considerarsi normale la lunga e duratura sequenza di sbarchi nei nostri porti di decine di migliaia di migranti.Crisi sociali e umanitarie che i governi del Pd a guida Renzi e Gentiloni non sono stati in grado di affrontare nel migliore dei modi. Incentivi a tempo determinato e bonus non creano strutturalmente lavoro, semmai drogano il mercato e spostano più in la’ l’asticella della resa dei conti, così come – aggiunge – i moniti contro l’Europa cinica e bara che i membri dei governi di sinistra si affannano a esternare sono inutili e privi di riscontri oggettivi.Serve altro, servirebbe essere più determinati. Servono idee chiare e azioni risolute. Per questo – conclude Labriola – Forza Italia dice: più Europa per gestire l’immigrazione e più Italia per dare risposte ai reali problemi sociali del Paese”.

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“Elezioni anticipate? Tutto dipende dal Partito democratico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

pierluigi bersani.medium_300“Il Pd nel 2013 è risultato il secondo partito alle politiche dopo il Movimento 5 stelle, e che ha preso per pochi decimali il premio di maggioranza alla Camera: 130 deputati in più. E in questi quattro anni il Pd ha fatto tutto e il contrario di tutto. Ha iniziato Bersani con la sua corte ai grillini, poi abbiamo avuto Letta, poi Renzi che ha fatto fuori Letta, poi Renzi fatto fuori dal referendum, e adesso abbiamo Gentiloni”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a un incontro al “Caffè de La Versiliana”, a Pietrasanta (Lucca).“In Parlamento in questi giorni si sta discutendo di legge elettorale. Noi abbiamo presentato i nostri emendamenti per cambiare il Verdinellum o Rosatellum e per trasformarlo in sistema tedesco. Un sistema che in Germania funziona molto bene e che al momento in Parlamento sembra essere condiviso dalla stragrande maggioranza delle forze politiche.La nostra proposta, il modello tedesco, garantisce rappresentanza e governabilità, e con la soglia al 5% darà anche un piccolo premio di maggioranza alle forze politiche che la supereranno. Penso sia una proposta equilibrata.Tra lunedì e martedì ci saranno incontri a livello parlamentare tra le forze politiche per confrontarsi e provare a trovare una sintesi. Sono fiducioso. Si incontreranno Renzi e Berlusconi? Ah, saperlo…”.

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Partito Democratico cercasi

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

democraticiLe amministrative di giugno si avvicinano e il PD è costretto a fare i conti con la perdita di credibilità di un partito che non è stato in grado di ascoltare il Paese né i propri elettori. Così è costretto a presentarsi alle elezioni senza metterci la faccia e in alcune città nemmeno il simbolo. Il partito di governo, dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, e dell’attuale premier Paolo Gentiloni, ha annusato l’aria che tira nel Paese e ha capito che per prendere voti è meglio camuffarsi, confondersi, quasi sparire. A Palermo, hanno fatto un vero capolavoro, un’indigeribile accozzaglia da Prima Repubblica: il Pd si è fuso in un listone con Angelino Alfano e gli ex Udc, a sostegno del sindaco uscente Leoluca Orlando, fino a ieri attaccato un giorno sì e l’altro pure. Nel listone il simbolo del Partito Democratico è scomparso, è rimasta solo una D sbiadita. Per fare quest’operazione su larga scala hanno fatto cambiare nome al partito di Alfano, che da Nuovo Centrodestra è diventato Alternativa Popolare: hanno tolto la dicitura ‘centrodestra’ ma la sostanza resta la stessa.Il PD, rimasto senza credibilità e senza candidati, non ha più nemmeno il coraggio di presentarsi con il proprio simbolo.(foto: democratici)

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Renzi ammette che sulla scuola si è creata una frattura. Anief: colpa sua, non ci ha ascoltato

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cIl sindacato replica al premier, secondo il quale il malcontento generale di un anno fa, che portò in piazza oltre 600mila docenti, è stato comunque gestito dal Pd: non è vero, perché la Legge 107/2015 è stata approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola. Lo avevamo detto in sede di discussione alla Camera, al Senato e pure nella sede del Partito Democratico. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): eppure ci eravamo espressi contro il “merito”, che si sarebbe potuto adottare a patto di incrementare a tutti lo stipendio del 20 per cento, e contro le assunzioni rivolte a frange di precari. Avevamo messo in guardia l’Esecutivo pure sulla cattiva gestione del “potenziamento”, sulla mancata considerazione del personale Ata, sulla chiamata diretta, già reputata incostituzionale, sull’aggiornamento, che ha inspiegabilmente escluso precari, amministrativi, tecnici e ausiliari. Nulla di quanto abbiamo detto ha avuto seguito. Perché? Finalmente, ad oltre un anno di distanza, Matteo Renzi sostiene quello che sinora era stato clamorosamente negato: sulla scuola, ha detto il premier, “oggettivamente, è stata prodotta una frattura”. Il resto del suo racconto, invece, non trova riscontro nei fatti: dire, infatti, che lo strappo con docenti, studenti e famiglie “è stato gestito dal Pd, con una discussione che ha portato passi avanti”, non corrisponde al vero. Perché la Legge 107/2015, approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola, non contiene le rivendicazioni espresse da 600mila insegnanti il 5 maggio del 2015.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “nella stesura di quella che doveva essere la Buona Scuola, non sono stati considerati neanche i pareri dei sindacati che, come l’Anief, in quelle settimane sono stati formulati pure nei due rami del Parlamento. Anche nella stessa sede del Partito Democratico, abbiamo spiegato i motivi per cui certe norme erano e rimangono invise da tutti. Ad iniziare dal ‘merito’ professionale: come si fa a parlare di aumenti per il 10-20 per cento degli insegnanti, quando gli stipendi rimangono 20 punti sotto l’inflazione disattendendo pure all’incremento obbligatorio previsto per legge in fase di mancato rinnovo contrattuale quale è l’indennità di vacanza contrattuale”.“La nostra organizzazione sindacale – spiega Pacifico – aveva fornito ai parlamentari anche altri suggerimenti, tutti puntualmente disattesi. Come quello di stabilizzare tutti i docenti supplenti abilitati, prescindendo dalle graduatorie di collocazione e dando finalmente seguito alle indicazioni provenienti dall’UE e dalla Corte di Giustizia Europea sulla stabilizzazione dei precari con oltre 36 mesi di servizio alle spalle svolti su posti vacanti. Invece, anche su questo fronte si è preferito andare avanti con la logica dello ‘struzzo’, estrapolando i candidati alle assunzioni da graduatorie ormai esaurite e mandando alle ortiche anche quasi 15mila assunzioni per mancanza di candidati. Peccato, che questi c’erano. Solo che sono stati lasciati ai margini per poi essere chiamati come supplenti annuali. Nel caso del sostegno, ad esempio, rappresentano ancora il 30 per cento dell’organico totale”.
“Ad essere penalizzato dalla riforma – continua il sindacalista Anief-Cisal – è stato pure il personale Ata, per il quale non è stata prevista una sola assunzione, completamente ignorato dalla riforma malgrado costituisca una risorsa fondamentale per la sua attuazione e per lo stesso ‘potenziamento’, tanto che ancora oggi stiamo reclamando almeno 20mila immissioni in ruolo. Ma anche altri errori sono stati prodotti sul ‘potenziamento’ degli istituti, realizzato alla rovescia, con i docenti neo-assunti assegnati alle scuole in base alle disponibilità di docenti precari presenti nelle province e non rispondendo alle necessità effettive delle scuole espresse attraverso il collegio dei docenti”.“Gestire positivamente le contestazioni – dice ancora Pacifico – avrebbe dovuto comportare pure una retromarcia sulla scelta del personale da parte del preside anziché sulla base di graduatorie super partes. Tra l’altro, andando contro pure a quanto espresso, nemmeno troppo tempo fa, dalla Corte Costituzionale a proposito della sperimentazione in Lombardia della chiamata diretta, con l’articolo 8 della Legge n. 2/2012 bocciato, perché gli insegnanti possono essere scelti solo in base al merito. Per non parlare del bonus da 500 euro per l’aggiornamento professionale, che ha inspiegabilmente escluso non solo i precari, ma anche tutti gli amministrativi, tecnici e ausiliari”. Anief continua, pertanto, la sua battaglia in tribunale.

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Mafia capitale e il PD

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

regione-lazio“È imbarazzante il silenzio che Nicola Zingaretti ha fatto calare sulla vicenda che ha coinvolto il presidente della Commissione Bilancio e un altro consigliere del Partito Democratico. Silenzio che avvolge anche i vertici del Pd nazionale e i renziani al governo sempre pronti a bacchettare il prossimo. Auspichiamo che emerga la verità politica di questi intrecci tra Buzzi e il Partito Democratico. Quanti fondi sono stati pagati dalla galassia delle coop di Mafia Capitale nelle casse del Pd e quanti sono stati trasferiti nei conti del mandatario di Zingaretti per la sua sontuosa campagna elettorale? Basta silenzi è venuto il momento che Zingaretti riferisca in aula ma con le sue dimissioni sul tavolo” lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia in merito agli ultimi sviluppi dell’indagine di Mafia Capitale.

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I bersagli di Grillo e il Pd

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2016

debora  serracchiani“Gli attacchi continui, gratuiti e infamanti di Grillo offendono nel profondo il popolo del Pd e sentiamo il dovere di difenderne l’onorabilità, prima di tutto con i comportamenti quotidiani, ma se occorre, come in questo caso, ricorriamo anche allo scudo della legge, perché i nostri iscritti e militanti non sono un bersaglio su cui tirare”. Lo ha affermato la vicesegretaria dem Debora Serracchiani, commentando l’annuncio di un’azione in sede penale e civile da parte del Pd avverso Beppe Grillo per le sue dichiarazioni contro il partito.
“Il Partito Democratico è la più grande comunità politica italiana – ha aggiunto Serracchiani – composta da centinaia di migliaia di iscritti e da milioni di elettori e simpatizzanti. Un popolo onesto e generoso che tutti i giorni in ogni angolo del Paese dedica tempo e fatica per il progresso della propria comunità. Grillo – ha concluso – non si può permettere di insultarlo”.

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P.D.:Un partito senza spina dorsale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2013

Qualche giorno fa un gruppo di senatori del Pd ha fatto sentire la propria voce protestando sull’atteggiamento del partito nei confronti di certe iniziative dell’attuale alleato il Pdl. Ben poca cosa, ovviamente, e senza un seguito convincente ma a mio avviso un sintomo di un grave disagio che si avverte tra chi non ha ancora interrotto del tutto i rapporti con la propria base. Un elettorato che in massima parte non si sente più rappresentato dai camaleonti della politica che in campagna elettorale dicono una cosa e poi in parlamento diventano dei volta gabbana. La forza di un partito sta nel suo modo di essere e di realizzarsi secondo una visione della società e un proprio background culturale.
Oggi invece è come una banderuola. E’ indeciso sulle riforme da farsi dalla possibile cancellazione dell’Imu all’iva, alla detassazione delle retribuzioni da lavoro dipendente e dei pensionati. E’ indeciso sulla tenuta o meno dell’attuale coalizione, è indeciso se rendere o meno ineleggibile Silvio Berlusconi come avrebbe dovuto già fare venti anni fa e ora spera che queste castagne dal fuoco le possa levare la magistratura.
Ora si prosterna persino davanti alle esternazioni di Brunetta che un giorno si e uno no bacchetta il governo e riesce ad ottenere un audience incredibile nei media mentre l’attuale segretario Epifani segue la stessa tendenza del suo predecessore Bersani tenendo bassi i toni e dando l’impressione che non sappia che dire e che fare.
Ora mi chiedo se è questo il partito che il popolo del Pd vuole? Stiamo proprio toccando il fondo se non ci siamo già. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Il partito democratico con gli alpini

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Una delegazione di Parlamentari del Partito Democratico, composta dai Senatori Mauro DEL VECCHIO e Magda NEGRI e dai Deputati Mario LOVELLI e Giorgio MERLO, ha trascorso ieri una giornata con gli alpini del Comando della Brigata Taurinense e del dipendente 3° Reggimento, nelle loro storiche sedi di Torino e Pinerolo. “La Brigata Taurinense è una preziosa risorsa delle nostre Forze Armate e dell’Italia, perché sa esprimere grande capacità operativa, grazie alla spiccata professionalità, alla forte tenacia ed all’elevatissimo senso del dovere del personale militare che la compone” hanno dichiarato al termine della visita i Parlamentari del PD.
Il Senatore Mauro DEL VECCHIO, che ha operato più volte all’estero con gli alpini del Comando della Brigata Taurinense e del 3° Reggimento, ha aggiunto che “l’impegno di questi nostri soldati nelle operazioni per la pace nelle aree di crisi è sempre stato pienamente apprezzato dalla Comunità internazionale e dalle popolazioni che li hanno visti operare con spirito di solidarietà e grande equilibrio. Gli alpini della Taurinense hanno sempre rappresentato l’Italia in maniera estremamente positiva ” La Senatrice Magda NEGRI ed i Deputati Mario LOVELLI e Giorgio MERLO, eletti nelle circoscrizioni del Piemonte e quindi interessati ai rapporti tra le diverse componenti della Regione, hanno sottolineato a loro volta come “la simpatia e la vicinanza, che in ogni circostanza gli Italiani manifestano nei riguardi dei soldati della Taurinense, testimoni i sentimenti di affetto e di fiducia che la gente nutre verso questa Unità militare ed i Reggimenti in cui si articola. La presenza degli alpini in Piemonte è fortemente gradita alla popolazione della Regione, come ancora una volta ha dimostrato la corale partecipazione di cittadini piemontesi al recente Raduno Nazionale degli alpini a Torino”. Le visite a Torino e successivamente a Pinerolo hanno consentito ai Parlamentari del Partito Democratico di approfondire le problematiche del comparto della Difesa e di recepire le aspettative dei militari e dei civili che operano nei Reparti visitati. Le visite si sono concluse con gli incontri di tutto il personale delle strutture visitate, durante il quale i Senatori ed i Deputati hanno espresso vivo apprezzamento per i successi della Brigata Taurinense e del 3° Reggimento alpini e grande riconoscenza per l’impegno sempre assolto con efficacia ed in silenzio, anche a costo di grandi sacrifici e talvolta, purtroppo, di tragiche perdite di vite umane.

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La prospettiva del Partito Democratico

Posted by fidest press agency su sabato, 18 dicembre 2010

“L’intervista di ieri  di Bersani su La Repubblica disegna chiaramente la prospettiva del Partito Democratico, per la costruzione di una proposta di governo che porti il Paese fuori dalle secche in cui è precipitato con Berlusconi. Sono fiducioso che, sulla base delle proposte di riforma in campo istituzionale ed economico che abbiamo elaborato in questi mesi, sia possibile rafforzare l’unità del partito e costruire un ampio quadro di alleanze, necessario perché, per il cambiamento di cui l’Italia ha bisogno, occorre un consenso politico e sociale molto vasto. L’auspicio è che, dopo la manifestazione di sabato, la Direzione della prossima settimana  costituisca un ulteriore progresso per il rafforzamento del Pd, e che finalmente si ponga un argine alle troppe fughe in avanti, che ci allontanerebbero dall’intuizione originaria del progetto democratico, cui nelle ultime settimane abbiamo assistito”. Così Marco Meloni, componente della segreteria nazionale del PD e tra i fondatori di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Il partito democratico nel Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2010

L’ultimo anno di vita del Partito Democratico del Lazio ha dimostrato, che un partito tutto occupato a definire gli equilibri fra correnti e che preferisce l’indebolimento del l’avversario interno alla sconfitta del concorrente politico, è destinato all’implosione e al fallimento. E’ necessario smettere di vivere di tattica e sopravvivenza dietro lo schermo delle scadenza elettorali. Un esempio della  fragilità di questo modo di procedere è nell’esito delle elezioni regionali del Lazio, ultima tappa di una china discendente nei consensi del Pd, da imputarsi anche all’assenza di gestione di passaggi critici quali l’aver subito e non scelto la candidatura alla Presidenza; alla costituzione di una lista di fatto bloccata sugli uscenti, con una totale incapacità di apertura al rinnovamento e alla differenza di genere, età e provenienza; l’assenza di un quadro certo di alleanze fino alla vigilia della campagna elettorale;  la rinuncia alla propria sfera di autonomia, dichiarando nei fatti  la resa alle dinamiche nazionali, incredibilmente lontane dalla comprensione del valore strategico del confronto nel Lazio. Ci si augura che la nuova squadra di direzione del partito faccia tesoro  delle ammissioni di responsabilità dello stesso segretario uscente  nella relazione all’Assemblea, del sostanziale fallimento di una gestione  e di un’impostazione  “che doveva fare di più e meglio in termini di gestione delle liste”,  “che non avendo creato le condizioni per eleggere nemmeno una donna ha contraddetto le ragioni  fondative del Partito Democratico”, dell’aver coordinato una campagna elettorale  “segnata fondamentalmente dall’iniziativa dei candidati piuttosto che dall’iniziativa del PD” e, soprattutto, l’autocritica su un modello  che basandosi su una logica di potere e sulla “irreggimentazioni delle componenti non consentirà mai l’affermarsi di un processo dal basso di promozione di istanze, contenuti e rappresentanza”. Abbiamo bisogno di una squadra che non si accontenti di vincere il congresso e i confronti interni ma che voglia  tornare  governare a Roma, nelle provincie e nel Lazio. (Valentina Grippo membro assemblea regionale del PD del Lazio)

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Elezioni europee e pluralismo culturale

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2009

Dichiarazione dell’On. Giorgio Merlo (PD) “La lista del PD per le elezioni europee nella circoscrizione Nord Ovest è politicamente equilibrata e rispettosa del pluralismo culturale che caratterizza la vita del partito. Accanto a Cofferati c’è Susta, e con Panzeri c’è Toia, e via discorrendo. Insomma, un pluralismo culturale che resta la regola aurea del partito.  Certo, la legge elettorale europea prevede le preferenze. Ma, per evitare che nel PD prevalga il ‘pensiero unico’ o un solo azionista culturale di riferimento, sarà bene che anche gli eletti in Europa riflettano questo pluralismo. E questo per evitare che dopo il voto ci sia una sola rappresentanza politica e culturale che sarebbe fatale per il futuro del Partito Democratico”.

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