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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

Posts Tagged ‘parto’

Ogni 2 minuti una donna muore a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

Maternità.In occasione del Natale 2016, l’Illustrissima Casa Lordi-Jantus de Sobremonte (www.icl-jds.org) ha deciso di dare un contributo per ridurre l’incidenza della mortalità e della morbilità infantile e materna con una donazione a beneficio della Birthing Kit Foundation, l’organizzazione impegnata a fornire un ambiente pulito e sicuro per il parto delle donne nei Paesi in via di sviluppo.Per ragioni di povertà, ignoranza, isolamento o scelta culturale, molte di queste donne hanno poca o nessuna assistenza durante il parto. Fornendo gratuitamente loro un kit per un parto pulito, la Birthing Kit Foundation aiuta queste madri ad avere le risorse necessarie per evitare o ridurre le infezioni.Oltre a dare un contributo concreto a favore della Birthing Kit Foundation, l’Illustrissima Casa Lordi-Jantus de Sobremonte si propone ora di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle complicazioni legate alla gravidanza e al parto nei Paesi in via di sviluppo. A causa di infezioni facilmente prevenibili ogni anno muoiono 385 mila donne. Sostenendo il lavoro della Birthing Kit Foundation tutti possono dare un contributo per garantire a ogni donna il diritto ad evere un parto pulito e sicuro.

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Parto e anestesia: i nuovi “ritmi” del travaglio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

Uno studio sui cambiamenti delle dinamiche del travaglio nelle donne sottoposte ad anestesia peridurale, condotto su un campione di 600 pazienti, è stato di recente pubblicato dalla rivista internazionale “The Journal of Obstetrics and Gynaecology Research”. Alla ricerca ha preso parte una équipe di anestesisti, ginecologi, ed ostetriche del Fatebenefratelli all’Isola Tiberina (Roma), col supporto statistico dell’AFaR (Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca), in collaborazione con il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università “La Sapienza” di Roma e la Scuola di Medicina dell’Ospedale di Hammersmith (Londra). Lo studio ha preso in considerazione donne con travaglio fisiologico, quindi non sottoposte a taglio cesareo, al primo parto e con gravidanza singola. I dati sono stati raccolti grazie al lavoro puntuale e meticoloso delle dr.sse Maria Grazia Frigo, Cristina Todde e Federica Rossi, oltre che dell’Ostetrica Rosaria Paglione dell’Isola Tiberina. Da questa ricerca si evince, in termini generali, che l’anestesia peridurale accorcia in maniera sensibile la durata della prima fase del travaglio (definita “dilatante”), con un tendenziale prolungamento della seconda fase del parto (periodo “espulsivo”). “In base ai dati analizzati – spiega Giovanni Larciprete, ginecologo all’Isola Tiberina e parte dell’équipe di ricercatori coinvolti in questo studio – è stato possibile estrapolare una nuova curva che ha ridefinito l’andamento del travaglio fin qui codificato dalle curve di Friedman (del 1972) e di Zhang (del 2000), che non tenevano conto del parametro dell’anestesia peridurale, oggi adottata dal 90% delle partorienti”. “Questo nuovo andamento del travaglio – rassicura il medico – non è da considerarsi dannoso, ma andava analizzato e codificato. Inoltre, ci dà la conferma che l’anestesia peridurale non provoca aumento di parti cesarei”.

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VII Rapporto sull’evento nascita in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

Pubblicato il VII Rapporto sull’evento nascita in Italia che senz’alcun dubbio rappresenta la più importante fonte a livello nazionale di informazioni sia di carattere sanitario ed epidemiologico sia di carattere socio-demografico e che riguarda l’analisi dei dati rilevati dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).
L’88,4% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l’11,4% nelle case di cura e solo 0,2% altrove. Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 67,0% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 210, rappresentano il 37,3% dei punti nascita totali. Il 9,11% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.
Nel 2008, il 16,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana (15,9% nel 2007). Tale fenomeno è più diffuso al centro nord dove quasi il 20% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna, quasi un quarto delle nascite e riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentative, sono quella dell’Africa (27,2%) e dell’Unione Europea (25,6%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 17,8% ed il 9,1% di quelle non italiane.
L’età media della madre è di 32,4 anni per le italiane mentre scende a 28,9 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 32,2 anni per le italiane e 28,2 anni per le straniere. L’età media al primo figlio è per le donne italiane quasi in tutte le Regioni superiore a 31 anni con variazioni sensibili tra le regioni del nord e quelle del sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 27 anni.
Delle donne che hanno partorito nell’anno 2008 il 45,3% ha una scolarità medio alta, il 34,8% medio bassa ed il 19,9% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (45,6%). Il 59% delle donne che hanno partorito nel 2008 lavora Nel 92,03% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto (sono esclusi i cesarei) il padre del bambino, nel 6,7% un familiare e nell’1,25% un’altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un’altra risulta essere influenzata dall’area geografica. Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 37,8% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. Troppi gli esami durante la gravidanza, prima visita più precoce per le donne italiane con scolarità medio-alta L’1,14% delle madri ha fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita
Per circa 6.227 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 1,14 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI). Il 93% dei bambini nati pesa più di 2.500 grammi I bambini nati morti corrispondono al 2,79 ogni mille nati (media europea 2,89 per mille)

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Nuova mappa del parto in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2010

Roma 12 ottobre alle 11.30 a Roma presso la sede di “Think Link” (via della Colonna Antonina, 35)  conferenza stampa, alla presenza delle Istituzioni (saranno presenti, fra gli altri, l’On. Leoluca Orlando, l’On. Ignazio Marino, l’On. Giuseppe Palumbo, il Sen. Cesare Cursi, l’On. Benedetto Francesco Fucci e l’On. Lucio Barani), per annunciare la loro ricetta. Sono stati invitati il Ministro della Salute Ferruccio Fazio e il Sottosegretario Eugenia Roccella. Interverranno il Prof. Giorgio Vittori, il Prof. Giovanni Monni, il Prof. Giovanni Scambia ed il Dott. Carmine Gigli.
La rete materno-infantile in Italia è di eccellenza, con un tasso di mortalità neonatale del 2,35 per 1.000, fra i più bassi al mondo. Dopo 30 anni dalla sua definizione ha però naturalmente bisogno di una manutenzione e il ricorso eccessivo alla pratica del taglio cesareo ne è il sintomo più evidente. Una misura necessaria anche per riportare la serenità fra la popolazione, allarmata da alcuni recenti fatti di cronaca. I ginecologi italiani, insieme, intendono fare chiarezza e presentano la loro proposta operativa per ridisegnare la mappa di dove e come si nasce nel nostro Paese, chiedendo ai rappresentanti delle Istituzioni di fare la loro parte.

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8 marzo: Festa della Donna

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Save the Children per l’occasione ricorda che: ogni minuto 1 donna muore per cause legate a gravidanza o parto; di appena 1 punto percentuale annuo  la diminuzione del tasso di  mortalità materna nel mondo La gran parte delle morti potrebbe essere evitata con soluzioni semplici. E in Italia ancora molto bassa la percentuale di donne che ha rapporti protetti: solo il 39%, dato analogo a quello del Botswana 536.000  donne ogni anno muoiono durante la gravidanza o parto, pari a 1 donna al minuto. Circa il 99% di tali morti avviene in paesi in via di sviluppo, con l’Africa sub-sahariana che detiene il primato di oltre metà delle morti – 270.000 – pari a 900 mamme che perdono la vita ogni 100.000 bambini che nascono. Numeri altissimi, cento volte superiori a quelli dei paesi industrializzati, dove la media delle morti materne è di 9 ogni 100.000 neonati.
Dato che in Italia scende a 3, anche se il nostro paese si “avvicina” ad alcuni paesi a più basso reddito per il numero ancora esiguo di donne che fanno ricorso alla contraccezione.
“Non ci sarà parità di diritti fra uomo e donna finché tante donne non vedranno adeguatamente tutelata la loro salute e continueranno a morire in coincidenza con quello che dovrebbe essere uno dei momenti più lieti della loro vita, la gravidanza o il parto”, dichiara Francesco Aureli, Responsabile Advocacy e Policy di Save the Children Italia, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, quest’anno sul tema “Uguali diritti, uguali opportunità: Progresso per tutti”(“Equal rights, equal opportunities: Progress for all”)..

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Parto cesareo e analgesia

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2010

Intervento della sen.Donatella Poretti, Radicali-Pd, segretaria commissione Igiene e Sanita’ “l’Istituto Superiore della Sanità ha presentato le proprie linee guida per cercare di contenere i parti cesarei. Un fenomeno che vede il nostro Paese al primo posto in Europa e con un trend di crescita (38% nel 2008). Linee guida che si esplicano in due opuscoli, uno per le gestanti  e l’altro per i sanitari. Opuscoli in cui si da’ per scontato che l’unica alternativa al parto cesareo sia quello vaginale del “partorirai nel dolore”: sono sostanzialmente assenti le spiegazioni di come quest’ultimo possa essere affrontato con meno dolore; assenza che e’ grave in considerazione del fatto che la maggior parte delle gestanti sceglie il cesareo proprio per paura del dolore.
Le spiegazioni e la presentazione dell’analgesia epidurale e’  assente nell’opuscolo per le gestanti. Altrettanto in quello per i sanitari, salvo poi leggervi: “qualora il motivo della richiesta di taglio cesareo da parte della donna sia riconducibile primariamente alla paura del parto, si raccomanda di offrire, gia’ durante la gravidanza, interventi informativi e di supporto standardizzati e validati (come l’assistenza one-to-one e l’offerta di parto-analgesia anche non farmacologica), in grado di rassicurare la gestante e sostenerla nel processo decisionale”. “Parto-analgesia anche non farmacologica”? Dando per scontato che chi legga sappia gia’ che c’e’ quella farmacologica e comunque “rassicurandola” -farmaci cattivi?- che potrebbe anche non soffrire senza l’uso dei farmaci… se questo non è un tabù, cos’altro potrebbe essere? Nella passata legislatura (ministro Livia Turco) l’analgesia epidurale fu inserita tra i Lea (livelli essenziali di assistenza), ma si trattava di un decreto poi bloccato dalla tesoreria di Stato. Poi promesse, date preannunciate e una legge sul dolore che avrebbe potuto benissimo includerla. Ma niente. Addirittura un emendamento della Leganord (quindi di maggioranza, sen. Fabio Rizzi), sostenuto anche da diversi parlamentari dell’opposizione, su pressione del Governo, fu ritirato. Ora questi opuscoli dell’Iss che la dicono lunga: c’e’ un’opposizione ideologica all’uso dell’analgesia epidurale. Credo, essenzialmente, per due motivi, entrambi di potere sanitario: – nel parto cesareo e’ sempre il medico che decide se procedere o meno (e, giustamente, non potrebbe essere altrimenti); – il parto vaginale e’ visto solo come momento di forte dolore e, di conseguenza, altrettanta sudditanza della gestante verso chi puo’ in qualche modo (molto a parole) renderglielo meno doloroso. L’analgesia epidurale darebbe invece la scelta e il controllo della situazione solo alla gestante, con i sanitari solo a supporto delle scelte di quest’ultima… non credo di sembrare prevenuta se credo che certe scelte di privilegiare il potere medico alla libera decisione della gestante siano fatte nell’ambito di un servizio sanitario piu’ che altro attento ai propri operatori piuttosto che alle utenti; servizio sanitario, inoltre, che subisce tutti i condizionamenti del potere maschilista (istituzionale o meno che sia) sul corpo e sulle scelte della donna.

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Congedi al padre anche se la mamma è casalinga

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2009

Il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi giornalieri previsti dalla legge per l’accudimento dei figli anche nel caso in cui la madre sia casalinga. L’INPS, con circolare n. 112 del 15 ottobre 2009, fornisce le necessarie indicazioni per usufruire di tale possibilità, scaturita dal disposto della sentenza n.4293 del Consiglio di Stato, che interpreta in via estensiva quanto prevede il Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità (d. lgs. 151/2001). L’art.40 del decreto legislativo 151 del 26 marzo 2001 prevede che al padre lavoratore dipendente siano riconosciuti periodi di riposo: nel caso in cui i figli siano affidati solo al padre; nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; nel caso di morte o di grave infermità della madre. L’Inps, in varie circolari, aveva ritenuto dovesse intendersi come “lavoratrice non dipendente” la madre lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’Istituto o di altro ente previdenziale, e non anche la madre casalinga. Il Consiglio di Stato, invece, con la sentenza n.4293 del 9 settembre 2008, afferma che la ratio della norma, volta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità, induce a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre anche nel caso in cui la madre svolga lavoro casalingo. Il padre dipendente può dunque fruire dei riposi giornalieri nei limiti di due ore o di un’ora al giorno, a seconda dell’orario giornaliero di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, e può utilizzare i riposi a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto.

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L’età del menarca condiziona il primo parto

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

Ricercatori inglesi hanno raccolto ulteriori evidenze che spiegano perché le donne che affrontano la maternità tardivamente incontrano maggiori rischi durante il parto. Lo studio condotto ha evidenziato che anche l’età del menarca ha un ruolo nella variazione della percentuale di rischio. I dati sono basati su un campione di 3.739 donne primipare che in media avevano avuto la prima mestruazione a 13 anni. È emerso che il tasso di intervento strumentale durante il parto, con taglio cesareo o uso del forcipe o della ventosa, interessava il 26,9% delle donne che avevano avuto il menarca non prima dei 15 anni, ma la quota saliva al 32,4% se l’età era sotto i 12 anni. Le osservazioni sono coerenti con l’ipotesi secondo la quale un inizio precoce dei cicli mestruali espone la donna, per un periodo più lungo, a estrogeni e progesterone e questo potrebbe danneggiare il modo in cui l’utero si contrae durante il travaglio. (S.Z.) BJOG. Published Online 16 September 2009

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Investire sulla salute delle donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2009

Roma 23 giugno, presso il Tempio di Adriano, ore 11.00, Piazza di Pietra, (Ingresso Via de’  Burrò 147) Chi paga il prezzo della crisi globale? Le donne innanzitutto: ne viene compromessa la salute, l’occupazione, la dignità.  La necessità di investire sulla salute delle donne per uscire dalla crisi è il tema al centro della conferenza stampa organizzata dalla GCAP – Coalizione italiana contro la povertà, in collaborazione con ActionAid Italia, AIDOS – Associazione italiana donne per lo sviluppo, DSW – Deutsche Stiftung Weltbevolklerung e EPF (il Forum parlamentare europeo sulla popolazione e lo sviluppo), appuntamento che fa parte della Conferenza internazionale dei parlamentari per il G8, dal titolo  “Investimenti strategici al tempo della crisi – Il vantaggio di dare priorità alla salute delle donne” Ogni minuto, nel Sud del mondo, una donna muore di parto e, per ogni donna che muore,  altre venti sopravvivono afflitte da gravi patologie come le fistole vaginali o il prolasso dell’utero. Oltre la metà delle nuove infezioni da HIV colpisce donne giovani e giovanissime, tra i 15 e i 24 anni, mentre tra i 120 e i 140 milioni di bambine e di donne nel mondo sono state sottoposte a mutilazioni genitali. Ogni 8 minuti una donna muore per complicanze correlate ad aborti compiuti in condizioni di non sicurezza. Sono i dati agghiaccianti di una crisi sanitaria che si profila ormai come una catastrofe umanitaria incombente che la crisi economica globale acuisce e nel contempo nasconde agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.

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