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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘patologica’

L’anatomia patologica 4.0 è digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2021

Il vetrino, cioè il tessuto tradizionalmente analizzato al microscopio, diventa un file virtuale e può essere analizzato in tempo reale attraverso una piattaforma che colleghi in rete tutti i laboratori del nostro Paese. Molto importante l’impatto per i pazienti, soprattutto per quelli colpiti da tumori, che non devono più percorrere centinaia di chilometri per portare il vetrino nei diversi centri per ulteriori pareri. Inoltre la digital pathology può garantire, se necessario, che il vetrino sia analizzato da esperti in ogni parte del mondo. SIAPeC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica) sta guidando questa rivoluzione ed ha stilato un documento con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per stabilire i requisiti minimi di un laboratorio digitale di anatomia patologica. Il testo sarà presentato da Francesco Gabbrielli (Direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’ISS) al Congresso SIAPeC-IAP, che si svolge in forma virtuale dal 23 al 27 novembre. Al Congresso un ruolo di primo piano è riservato anche ai progetti della società scientifica per l’implementazione dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) in molte patologie, coinvolgendo i pazienti per condividere una progettualità e far comprendere loro l’importanza dell’atto della diagnosi anatomo-patologica nella definizione del percorso di cura.Risalgono al 2015 le prime linee guida sulla tracciabilità dell’anatomia patologica, stilate dal Consiglio Superiore di Sanità con la SIAPeC-IAP. “Quei principi purtroppo sono rimasti sulla carta perché l’acquisizione e conversione dei sistemi di tracciabilità, pre-requisito di un percorso digitale, non sono state accolte da tutte le anatomie patologiche del nostro Paese – afferma Filippo Fraggetta, Presidente eletto SIAPeC-IAP -. Ora i tempi sono maturi, infatti la pandemia da COVID-19 sta favorendo l’implementazione della patologia digitale e le condivisioni virtuali. L’introduzione di scanner capaci di trasformare il vetrino ‘fisico’ in file consultabili da computer ha posto le basi per la diffusione della telepatologia”. “Il sistema più avanzato al mondo si trova in Giappone, che prevede la centralizzazione dei referti di tutti i pazienti – continua Filippo Fraggetta, che è anche responsabile del Comitato scientifico della Società Europea di Patologia Digitale e Integrata (European Society of Digital and Integrative Pathology, ESDIP) -. In Europa è virtuoso l’esempio dell’Olanda. In Italia vi sono alcune esperienze di laboratori di anatomia patologica completamente digitalizzati dalla ricezione del campione di tessuto alla diagnosi finale, in Sicilia e in Piemonte”. “Il tema ‘digitalizzazione e innovazione’ rappresenta uno degli assi strategici attorno ai quali si sviluppa il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza conseguente alla pandemia – sottolinea la Presidente Sapino -. È l’occasione per realizzare gli adeguamenti infrastrutturali necessari a compiere un ‘salto’ qualitativo anche nelle anatomie patologiche del nostro Paese, che vanno digitalizzate e collegate in Rete su una piattaforma validata. La SIAPeC vuole essere proattiva con gli organi istituzionali, le altre società scientifiche e le associazioni dei pazienti per rendere effettiva la Rete Nazionale di Telepatologia”. Nell’ultimo anno e mezzo segnato dalla pandemia, l’implementazione di questi strumenti ha ampiamente dimostrato la capacità di garantire la continuità diagnostica e assistenziale, spingendo importanti agenzie regolatorie, come quella statunitense (Food and Drug Administration), a proporre task force per la promozione e intensificazione della digital pathology.

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Sviluppo di una dipendenza patologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

E’ un fenomeno multidimensionale, dalla causalità complessa, determinato dalla combinazione tra fattori di vulnerabilità e precipitanti. La CBT delle dipendenze patologiche nasce dal contributo fornito da K. Carroll, la prima a utilizzare i concetti della terapia Cognitivo-Comportamentale adattandoli al trattamento dei pazienti con dipendenza da sostanze. Il meccanismo che interviene nella dipendenza comportamentale (ad esempio da gioco, da shopping o da sesso) è similare a quello che connota la dipendenza da sostanza (con craving, assuefazione, tolleranza ed astinenza…) determinando un quadro fenomenologicamente molto simile.L’approccio Cognitivo-Comportamentale considera il comportamento di dipendenza come un “coping maladattivo” (strategia non funzionale di risoluzione di un problema) appreso all’interno di una specifica storia familiare e/o in un determinato ambiente socio-culturale. La CBT per il trattamento della dipendenza comportamentale si basa su una fase preliminare di valutazione psicodiagnostica e di assessment specifico mirata a costruire la concettualizzazione del caso e la definizione degli obiettivi di intervento.A questa fase segue quella di intervento (con psico-educazione sulla dipendenza; analisi funzionale del comportamento; individuazione degli stimoli “trigger”; rimozione degli stimoli condizionati; intervento motivazionale; gestione del craving; intervento cognitivo). Inoltre il trattamento consta di strategie comportamentali di esposizione e fronteggiamento degli stimoli (interni o esterni) tipicamente connessi al comportamento disfunzionale di dipendenza. Queste strategie standard sono poi da integrare con un intervento di coinvolgimento, psico-educazione e sostegno ai familiari che presenta le sue specificità, tutti aspetti che saranno oggetto del seminario. Webinar piattaforma Zoom – 20 ore di formazione così distribuite: 7 maggio 2021 (ore 14-18), 8 maggio 2021 (ore 9-13), 4 giugno 2021 (ore 9-18), 5 giugno 2021 (ore 9-13). E’ rivolto a psicologi-psicoterapeuti (anche in formazione) e ai medici (psichiatri o neuropsichiatri infantili). Si svolgerà con un massimo di 100 partecipanti.

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Anatomia patologica: Matrice essenziale nella ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Candiolo, (TO) Costituito il Working Group cui partecipano 23 IRCCS della Rete | Basato all’Istituto Candiolo garantirà uniformità ai flussi di raccolta, processazione e manipolazione dei campioni biologici | Il Presidente di ACC Ruggero De Maria: ruolo sempre più centrale.
L’appassionata narrazione sui progressi in oncologia racconta spesso di ciò che accade quando il Paziente è già stato messo nelle condizioni di beneficiare dei frutti della ricerca traslazionale, anello di congiunzione tra il laboratorio e il suo letto. Per praticità sfuggono le competenze attive a monte di questo processo: in Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, parte di esse coincidono con quelle riunite nel Working Group di Anatomia Patologica e Biobanche, gruppo di lavoro cui partecipano 32 professionisti (anatomopatologi affiancati da biologi molecolari), trasversale a quelli impegnati su singole neoplasie e a Genomics, la piattaforma di ricerca nata per facilitare l’accesso alle tecnologie di analisi molecolare. Il WG, coordinato da Caterina Marchiò e basato all’IRCCS di Candiolo, ha il compito essenziale di garantire ai colleghi, grazie a un percorso uniforme di raccolta dei campioni biologici, uno start del processo di ricerca qualitativamente elevato ed omogeneo.
«Sì, è così – commenta Marchiò – le procedure hanno un forte impatto sulle analisi genomiche ed è molto importante garantire uniformità ai flussi di raccolta e di processazione e manipolazione dei campioni che costituiranno poi il substrato prezioso delle analisi». Si tratta di campioni primariamente tissutali inviati per scopo diagnostico all’Anatomia Patologica ma che possono essere necessari per trial clinici, studi di validazione di indagini molecolari o per l’allestimento di una biobanca certificata, ove sia presente il consenso specifico del Paziente. Se non lavoriamo su questo fronte rischiamo di spendere molte forze e risorse che potrebbero risultare vane a causa di non fattibilità di certe analisi molecolari o di difficoltà di interpretazione dei dati ottenuti derivanti di artefatti tecnici».
La qualità che il WG garantisce tramite lo standard esteso agli IRCCS della Rete – un modello potenzialmente estendibile in futuro a tutte le AP afferenti il SSN – passa attraverso tre fasi: l’acquisizione per i singoli Istituti di documenti dell’International Organization for Standardization (ISO) per la fase pre-analitica che precede all’estrazione di acidi nuclei da tessuto paraffinato e tessuto congelato; l’elaborazione delle procedure operative standard (SOP) comuni per la fase pre-analitica da condividere tra le AP; un “Ring Study” finalizzato a verificare l’efficacia del progetto che coinvolgerà le AP in un controllo della qualità degli acidi nucleici estratti dai campioni di tessuto. «Fasi che rappresentano il substrato fondamentale del WG – conclude Marchiò – per fornire un indirizzo comune preliminare alle attività di biobanking».

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