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Invecchiamento Cerebrale Patologico

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Rita Bisnonna

Image by Roberto 'PixJockey' Rizzato (FACEBOOK resident) via Flickr

Roma Eur 14 giugno, dalle ore 15:30, presso il SANIT al Palazzo dei Congressi (Sala 11), tavola rotonda dal titolo Neuroscienze Nutrizionali nella Prevenzione dell Invecchiamento Cerebrale Patologico. Il Convegno, che si terrà nell’ambito del Sanit, 8° Forum Internazionale della Salute (14-17 giugno), è organizzato da FB Health e dalla Fondazione Istituto Neurologico Nazionale C. Mondino di Pavia. Durante la Tavola Rotonda saranno illustrate le nuove prospettive per la definizione la regolamentazione della medicina Preventiva e Predittiva ed il ruolo delle nuove tecnologie diagnostiche e delle nuove molecole per la prevenzione e la possibile cura dell‘alzheimer. Intervengono: il Ricercatore e Medico di Neurofarmacologia l’On. Umberto Scapagnini, l’On. Giuseppe Palumbo (PdL), il Dott.re Bruno Scarpa, Ministero della Salute, il Prof. Carlo Caltagirone, IRCSS Santa Lucia, Roma, il Prof. Giovanni Scapagnini, Università del Molise, Campobasso e il Prof. Marco Trabucchi, Università Tor Vergata di Roma. FB Health è una nuova società che nasce con una mission specifica e focalizzata: ricerca, sviluppo e commercializzazione di molecole innovative per la prevenzione e il trattamento delle patologie in ambito Neurologico e Geriatrico, con una particolare attenzione verso i pazienti anziani e i meccanismi dell’invecchiamento.
La Fondazione “Istituto Neurologico Nazionale Casimiro Mondino”, è una istituzione di eccellenza nazionale, configurata giuridicamente come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di diritto privato, nel solco della sua secolare tradizione di polo scientifico dedicato all’insegnamento, cure e ricerche nel settore delle Malattie del Sistema Nervoso, area Neuroscienze-Neuroriabilitazione.

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Il patrimonio immunologico del bacino del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

Le forti correnti migratorie che provengono dalla riva Sud del Mediterraneo verso l’Europa ed investono, in prima battuta, l’Italia provocano anche delle ricadute che attraversano problemi di natura sanitaria effettivi, o supposti tali, nell’immaginario collettivo degli autoctoni. Sappiamo bene che talune “epidemie” come quelle della peste e del vaiolo sono state nei secoli passati il grande flagello di queste aree. Il loro ricordo è ancora nel nostro Dna. D’altra parte siamo riusciti a dare una valida risposta immunologia a tali epidemie e tanto da permettere agli occidentali di colonizzare le regioni africane. Per tutto ciò oggi noi possiamo dare una risposta scientificamente valida dato che sappiamo, anche molto bene, quale processo, sia dal punto di vista biologico che patologico ha determinato le differenti condizioni ambientali, cibi eventi storici, organizzazioni sociali, densità delle popolazioni nell’area, oltre alla diversità della scienza medica e delle sue applicazioni e che hanno, nel loro insieme, contribuito all’isolamento di due o più patocenosi abbastanza diverse, favorite anche dalla presenza o dall’assenza di agenti biologici e di vettori delle malattie infettive. Il tutto va certamente ricercato nella recente storia biologica della razza umana caratterizzata tra i 15 e i 40 mila anni da (con la creazione dello stretto di Bering e l’inabissamento dell’arcipelago che collegava l’Australia al continente asiatico), dalla creazione di bacini biologici non comunicanti tra di essi. In proposito è illuminante lo studio condotto da uno dei più prestigiosi epidemiologici, il prof. Mirko D. Grmek. A tale riguardo questo ricercatore ha introdotto il concetto di patocenosi per descrivere l’intero complesso di condizioni patologiche esistenti in una data popolazione in un particolare periodo storico. Un altro storico delle epidemie, William H. McNeill, richiama la nostra attenzione su quanto è avvenuto tra il 500 a. C. e il 1200 d. C. nelle zone civilizzate dell’Eurasia allorché si verificò un’integrazione di serbatoi virali, sviluppando nel continente Americano una patocenosi completamente differente in cui vaiolo, morbillo, influenza, malaria e febbre gialla erano del tutto sconosciute. L’introduzione di queste malattie, conseguenti all’arrivo degli europei e dei “mediterranei” provocò un effetto devastante per le popolazioni non immunizzate.

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