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La diagnosi di patologie come il coronavirus, gli attacchi di cuore o il diabete possono presto appartenere al passato?

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

La diagnosi di patologie come il coronavirus, gli attacchi di cuore o il diabete possono presto appartenere al passato? Un nuovo regolamento UE richiede ai produttori di test rapidi e materiali di laboratorio di presentare tutti i prodotti per una nuova approvazione. L’impegno per le aziende medtech è così grande che molte stanno già riducendo il loro portfolio, dice Roland Meißner, CEO di nal von minden GmbH a Moers, Germania. Pertanto, è obbligatorio agire ora – prima che molti diagnostici in vitro scompaiano dal mercato! Roland Meißner risponde alle domande più importanti sul regolamento UE sulla diagnostica in vitro (IVDR) qui di seguito. Domanda. In cosa consistono esattamente i nuovi regolamenti dell’UE? Meißner: I nuovi regolamenti UE si applicano a prodotti come test rapidi, test PCR e test di laboratorio. La diagnostica in-vitro gioca un ruolo importante nelle diagnosi e viene usata quotidianamente negli studi medici e negli ospedali. I nuovi regolamenti UE per la diagnostica in-vitro (IVDR) mirano a migliorare la sicurezza dei prodotti medici nell’interesse dei cittadini. Tutti i prodotti devono essere rivisti secondo criteri più rigorosi ed essere riapprovati. Il fattore scatenante è stato uno scandalo riguardante le protesi mammarie. Come azienda di tecnologia medica, nal von minden è a favore di questi nuovi regolamenti, ma il calendario previsto non può essere rispettato. Domanda.Come si presenta il calendario attuale? Meißner: Tutti i prodotti nel campo della diagnostica in vitro devono essere nuovamente approvati entro maggio 2022. Si tratta di migliaia di prodotti che sono importanti per la diagnosi, per esempio, del diabete, dell’infarto, del cancro e di molte altre patologie. I regolamenti dell’UE non riguardano solo i produttori tedeschi, ma devono essere applicati a tutti i produttori di diagnostica in-vitro i cui prodotti sono sul mercato europeo. Domanda. Perché questo è ora un grande problema? Il maggio 2022 è ancora lontano… Meißner: Questo argomento è urgente ora, perché molti produttori di diagnostica in-vitro devono ridurre radicalmente il loro portfolio di prodotti. Poiché i produttori sono consapevoli che non c’è abbastanza tempo per far approvare di nuovo tutti i loro prodotti, stanno valutando quali prodotti ne valgono davvero la pena. Solo alla nal von minden, abbiamo oltre 100 diversi test rapidi e dispositivi nel nostro portfolio. Non possiamo presentarli tutti entro maggio 2022. Semplicemente non si può fare. Domanda: Perché non si può fare? Meißner: Negli ultimi mesi, molte aziende di tecnologia medica come nal von minden hanno messo tutta la loro energia nella lotta contro la pandemia di coronavirus. Abbiamo davvero aumentato la produzione per essere in grado di produrre il numero necessario di test rapidi per il coronavirus. Oltre a questo, non ci sono abbastanza cosiddetti “organismi notificati” per assumere il compito di approvare i prodotti in linea con i nuovi regolamenti dell’UE. Purtroppo, al momento ci sono solo 3 Organismi Notificati per tutti i produttori che cercano di vendere i loro prodotti diagnostici in vitro in Europa. Domanda: Solo 3 organismi notificati in tutta Europa? Meißner: Sì, questo è anche a causa del coronavirus. Come risultato della pandemia e delle restrizioni di viaggio connesse, nessun altro Organismo Notificato ha potuto essere approvato finora. Affinché un organismo di controllo possa essere certificato come Organismo Notificato UE, gli ispettori stessi devono venire a vedere tutto sul posto. Naturalmente ha senso assicurare che i criteri di qualità siano soddisfatti. Fino ad oggi, tuttavia, ci sono ancora solo tre Organismi Notificati per tutti i produttori di diagnostica in-vitro in Europa Domanda: Quanto tempo ci vuole per controllare un prodotto? Meißner: Per gli oltre 100 prodotti di nal von minden GmbH che devono essere registrati secondo l’IVDR, nel migliore dei casi sarebbero necessarie 100 settimane. Questo perché ogni Organismo Notificato stima almeno 1 settimana per prodotto, il che significa che non è possibile approvare tutti i prodotti entro maggio 2022. E, come ho già detto, non è una sola azienda a produrre diagnostica in vitro. Domanda: Cosa succederà ai prodotti che non saranno approvati in tempo? Meißner: Secondo i nuovi regolamenti UE per la diagnostica in vitro, i produttori non possono più produrre questi prodotti dopo maggio 2022. Solo i prodotti che sono già stati fabbricati e sono in magazzino possono continuare ad essere venduti fino alla loro data di scadenza. La chiusura di una linea di prodotti che non è stata approvata è quindi prevedibile. Ci saranno carenze di prodotti e alcuni di questi spariranno completamente dal mercato. Domanda: Perché i prodotti spariranno dal mercato? Meißner: Dato che il calendario non può essere rispettato, ogni produttore deciderà quali dei suoi prodotti sono più importanti. Di solito si tratta di prodotti che sono usati più comunemente, perché chiaramente ogni azienda ha bisogno di sopravvivere economicamente e di occuparsi dei propri dipendenti. Si tratta principalmente di prodotti diagnostici per patologie molto comuni. C’è il pericolo che i prodotti per la diagnosi di malattie rare vengano approvati solo dopo un certo periodo di tempo – o addirittura non vengano approvati affatto, perché non è più vantaggioso economicamente per l’azienda. Non bisogna dimenticare che la riapprovazione ora necessaria è anche un’enorme impresa in termini finanziari. Domanda: Sono interessate tutte le aziende in Europa? Meißner: Tutte quelle che producono diagnostica in vitro sono interessate. Più piccola è l’azienda, più presumibilmente sarà difficile. Alcuni produttori dovranno ridurre drasticamente il loro portfolio per sopravvivere economicamente. Per le società più grandi, non sarà affatto un problema. Un’estensione dell’IVDR sarà più importante per le aziende medio-piccole in Germania e in Europa. Domanda.Teoricamente, fino a quando dovrebbe essere esteso l’IVDR? Meißner: Una proroga di un anno sarebbe la cosa migliore. Questo significherebbe che le aziende avrebbero più tempo e che potrebbero essere istituiti più Organismi Notificati. Inoltre, le stesse condizioni dovrebbero essere applicate a tutte le aziende. L’anno scorso – a causa della crisi del coronavirus – il periodo di transizione per i dispositivi medici secondo il MDR (Medical Device Regulation, ad esempio i pacemaker) è stato esteso di un anno.

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Intestino: un sistema all’avanguardia per individuare le patologie del tenue

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2021

Per i pazienti che soffrono di malattie del piccolo intestino c’è un nuovo sorprendente strumento in grado di accorciare nettamente i tempi necessari a diagnosticare la patologia da cui sono affetti. Per la prima volta, non solo in Italia, ma in tutta Europa, Fondazione Poliambulanza utilizza un sistema di intelligenza artificiale di assoluta avanguardia, in grado di estrapolare le immagini più rilevanti ai fini diagnostici dal filmato che “registra” una video-capsula mentre attraversa l’intestino umano. Al paziente basterà ingerire una piccola “pillola” e un po’ d’acqua. Durante il passaggio attraverso l’apparato digerente, la capsula acquisisce immagini, simili a quelle ottenute dagli endoscopi, e le trasmette al registratore, indossato dal paziente. Ma non è qui la novità, questo sistema è infatti già in uso da alcuni anni in vari centri di Italia e nel mondo. È invece il passaggio successivo il vero unicum di Poliambulanza. Non sarà il medico a dover guardare ore di filmato per cercare le lesioni. Ci sarà qualcuno che lo farà al posto suo. Si tratta di un software di intelligenza artificiale, che non solo accorcia i tempi ma garantisce anche la massima accuratezza diagnostica. Lo spiega il Professor Cristiano Spada, Direttore Unità Operativa di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia di Fondazione Poliambulanza: “L’intelligenza artificiale è non solo un ausilio per il lavoro umano, ma permette addirittura di farlo meglio. Prima era il medico che doveva visionare il video generato dal passaggio della videocapsula attraverso l’apparato digerente. La revisione del video è solitamente molto lunga: può durare anche 1 ora. Con l’ausilio del software, per la revisione del filmato, occorrono 5-6 minuti. Il sistema di intelligenza artificiale, infatti, isola le immagini più significative, con un grado di accuratezza che supera anche quello del medico, per quanto allenato possa essere. Minore dispiego di tempo, maggior numero di pazienti che possono essere esaminati. Un aspetto di rilevante importanza se si considera che l’esame endoscopico consente di individuare la presenza di malattie come emorragie digestive e/o neoplasie del piccolo intestino, malattie infiammatorie croniche intestinali (come il morbo di Crohn). Recentemente nell’Istituto bresciano abbiamo offerto questa innovativa tecnologia al primo paziente. Si trattava di un paziente con una emorragia di cui non si conosceva l’origine. Aveva già eseguito una gastroscopia ed una colonscopia che non avevano individuato la fonte dell’emorragia. Il paziente ha eseguito l’esame con videocapsula che ha individuato la fonte del sanguinamento. Dal momento in cui abbiamo ricevuto la registrazione, in pochi minuti siamo stati in grado di effettuare la diagnosi ed il paziente è stato immediatamente trattato. Ora il paziente sta bene. Non ha più avuto episodi di emorragia”. Con l’intelligenza artificiale a sostegno della diagnostica intestinale, Fondazione Poliambulanza consolida ancora il suo livello di eccellenza in ambito endoscopico.

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I pazienti con patologie respiratorie gravi saranno prioritariamente vaccinati contro il COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Nella seconda fase di vaccinazione, la prima categoria in ordine di priorità a ricevere il vaccino sarà quella delle persone estremamente vulnerabili. In questa categoria, con riferimento alle patologie respiratorie, i pazienti a più alta priorità sono quelli affetti da fibrosi polmonare idiopatica e da altre patologie che necessitano di ossigenoterapia. È quanto stabilito dalle “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” recentemente pubblicate, a cura del Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas e AIFA. Questa indicazione è stata identificata, insieme al Consiglio Superiore di Sanità, sulla base di tre elementi: la relativa ridotta numerosità di questa popolazione di pazienti, l’età media comunque generalmente alta e il documentato aumentato rischio di mortalità in caso di infezione con virus SARS-CoV-2. La Società Italiana di Pneumologia raccomanda quindi ai propri Soci e a tutti i Colleghi Pneumologi la massima diffusione di una corretta informazione su questo cruciale argomento. Nelle Raccomandazioni viene stabilito l’ordine di priorità delle persone da vaccinare, con particolare rilievo a considerazioni di carattere sanitario, definite sulla base del criterio del maggior rischio di letalità correlato al COVID-19. I parametri presi in considerazione a tal fine, sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, sono l’età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per COVID-19. In questo momento cruciale di lotta alla pandemia è necessaria la collaborazione di tutti al fine di garantire una corretta e autorevole informazione scientifica a tutela della salute dei nostri pazienti.

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I tumori oculari sono patologie rare

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

“Ma, in un buon numero di casi, con alta incidenza di metastasi. Le più frequenti neoplasie degli occhi sono il melanoma uveale e le neoplasie della congiuntiva”. Lo fa sapere l’Associazione italiana Medici Oculisti (AIMO), in occasione del World Cancer Day che si celebra oggi e che quest’anno è dedicato al coraggio delle persone che convivono con il cancro e alle loro famiglie, ma anche agli infermieri, ai medici, ai ricercatori e ai volontari che si prendono cura dei pazienti e che lavorano per loro. Il melanoma uveale è il tumore intraoculare più frequente nell’adulto- fa sapere AIMO- e presenta un’incidenza pari a 6-7 nuovi casi per milione di popolazione ogni anno, con un’alta incidenza di metastasi”. Per quanto riguarda i carcinomi e i linfomi congiuntivali, si è evidenziato un “incremento della loro incidenza” e le nuove terapie per questi tumori si avvalgono di “farmaci biologici, quali l’interferone alfa e il rituximab, oltre agli antimitotici per via topica, la mitomicina C e il 5-fluorouracile”.Anche le metastasi intraoculari sono piuttosto frequenti. “I tumori che più frequentemente danno metastasi all’occhio- prosegue ancora AIMO- sono i carcinomi (soprattutto gli adenocarcinomi), meno frequenti sono i melanomi. Le metastasi possono essere uniche o multiple, comparire in uno solo dei due occhi (monolaterali) oppure in tutte e due gli occhi (bilaterali ), coinvolgono principalmente la parte interna e posteriore dell’occhio (coroide ), ma possono anche interessare il segmento anteriore dell’occhio.
Possono anche manifestarsi come primo segno della malattia generale (il paziente scopre di avere un tumore in un altro organo perché il primo segnale di malattia è nell’occhio, con una riduzione e/o fastidio alla vista o altri sintomi)”.Tra i tumori che danno “più frequentemente metastasi all’occhio c’è anche quello alla mammella- aggiunge ancora AIMO- mentre nell’uomo è il carcinoma bronco-polmonare”. Sono intanto disponibili terapie combinate che prevedono “chirurgia, terapia radiante e farmaci biologici che permettono in molti casi il controllo di queste patologie”, dunque secondo gli esperti è “decisiva la diagnosi precoce e l’individuazione dei pochi centri italiani in grado di affrontare con le competenze adeguate queste gravi patologie”. In conclusione l’Associazione italiana dei Medici Oculisti vuole sensibilizzare la popolazione “sull’importanza delle visite oculistiche periodiche, fondamentali anche per la diagnosi precoce delle patologie oncologiche oculari”, conclude AIMO.

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Le prime 10 patologie per cui gli italiani hanno cercato un medico nel 2020

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Non solo coronavirus. Nell’annus horribilis, segnato dalla pandemia mondiale che ha fagocitato pensieri e preoccupazioni, gli italiani non hanno smesso di soffrire di altre patologie e si sono rivolti al web per cercare i medici in grado di curarle. dottori.it, portale leader in Italia per la prenotazione di visite specialistiche, che offre a medici e pazienti la possibilità di effettuare le visite online direttamente dal sito e dall’app, ha analizzato le ricerche effettuate in tutto il 2020 e ha stilato la lista delle 10 patologie più ricorrenti fra chi ha cercato un dottore sul web. Al primo posto ci sono i disturbi della colonna vertebrale: indubbiamente legati alle posture scorrette assunte durante le numerose ore passate al pc lavorando da casa, i mal di schiena hanno segnato per molti questo 2020. A seguire ci sono le ricerche di coloro che hanno provato a trovare una cura per la fibromialgia: questa sindrome ha sintomi poco riconoscibili e coinvolge più organi e apparati rendendo la diagnosi molto difficile. Si tratta di una forma reumatica extra-articolare caratterizzata non solo da dolore muscolo-scheletrico, ma anche da profondo affaticamento e indolenzimento, che può essere localizzato o diffuso in tutto il corpo, senza limiti per intensità e diffusione. Al terzo posto i dolori che riguardano il ginocchio. L’integrità di questa articolazione non è minacciata soltanto dall’intensa attività sportiva o da lavori pesanti, ma anche dall’eccessiva sedentarietà che, in questi ultimi mesi, si è rivelata deleteria per molti. L’infiammazione della cervicale: è sicuramente uno dei disturbi più conosciuti e invalidanti per chi svolge lavori sedentari. Può essere inserita, a pieno titolo, tra quei disturbi causati dallo stile di vita imposto dalla pandemia. A causare la cervicalgia può essere non solo una postura errata ma anche stress, ansia e scarso esercizio fisico. Al quinto posto delle patologie più frequenti fra chi ha cercato un medico online si trova l’ernia inguinale, all’origine della quale c’è una debolezza della parete addominale. Questa debolezza può essere congenita e può essere accentuata da uno scarso tono muscolare. Se è vero che anatomicamente gli uomini sono più predisposti, questa può colpire comunque anche donne e bambini. Al sesto posto troviamo un disturbo che riguarda soprattutto le donne: si tratta delle vene varicose. Anche le gambe hanno sofferto molto la “nuova normalità” e la conseguente sedentarietà, provocando spesso una sensazione di affaticamento e pressione. Non a caso questo disturbo è fra i più cercati dagli utenti intenzionati a prenotare un controllo medico-specialistico. L’endometriosi: si tratta di una malattia femminile, determinata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero. Questa anomalia determina nel corpo un’infiammazione cronica dannosa per l’apparato femminile, che si manifesta tramite forti dolori e sofferenze intestinali. Anch’essa difficilmente diagnosticabile, solo negli ultimi anni è diventata oggetto di ricerca scientifica. Alterazioni strutturali e cromatiche delle unghie: costituiscono il primo segno di eventuali condizioni patologiche di altre parti del corpo. Discromie, fragilità o microfratture nascondono spesso un’alterazione delle funzionalità metaboliche dell’organismo. Ecco perché quando si notano cambiamenti nell’aspetto o nel colore delle proprie unghie è sempre bene rivolgersi al medico. L’acufene, anche detto fischio nell’orecchio, è propriamente un sintomo causato da una condizione come la perdita uditiva o una lesione all’orecchio. Si tratta di un disturbo molto invalidante e un mancato trattamento può provocare anche altre reazioni come stress, ira, problemi di concentrazione, isolamento e depressione. Per queste ragioni è indispensabile rivolgersi ad uno specialista per contenere i sintomi fin dal primo segnale. Chiude la classifica dei dieci disturbi più frequenti uno di quelli che rientra tra gli effetti collaterali della pandemia, l’acne. L’uso della mascherina, lo stress e anche l’alimentazione disordinata sono state tra le cause principali dell’aumento di ricerche per trovare una cura a questo disturbo antiestetico. Gli specialisti più cercati e quelli più attivi nelle televisite. Nel 2020 più della metà degli utenti del portale sono state donne (57,8%), concentrate per lo più nelle grandi metropoli, con Roma, Milano e Torino in testa. Analizzando i dati del traffico del portale, lo specialista più cercato si conferma il ginecologo, che raccoglie oltre il 10% delle ricerche; a seguire si trovano dermatologi (9,3%) e oculisti (6,7%). A sfruttare maggiormente la nuova funzionalità della telemedicina, sono stati dermatologi, psicologi e neurologi, che insieme hanno effettuato oltre il 30% delle visite a distanza ai pazienti.

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Azzerata la prevenzione per le patologie oncologiche

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

E’ a rischio l’aderenza delle terapie, prezzo altissimo per la gestione tardiva di patologie il cui decorso è fortemente condizionato da una diagnosi precoce. Questo il quadro dell’Urologia italiana in tempo di Covid-19, tracciato dalla Fondazione PRO nel corso di una conferenza stampa virtuale, nella giornata internazionale dedicata dall’Unesco alla salute maschile. “L’attività chirurgica per le patologie oncologiche non si è fermata per i tumori della vescica e della prostata – spiega Vincenzo Mirone, Presidente di Fondazione PRO, Professore Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia | Università Federico II, Napoli – ma a tenere lontani gli uomini dalla propria salute ci ha pensato il combinato disposto della paura del contagio e della consueta, perniciosa, scarsa attitudine a prendersi cura di sé o a farlo quando ormai è troppo tardi”. A tutti loro è dedicata la nostra campagna educazionale nazionale “Prostata, per il cancro non c’è lockdown”, un appello a non abbandonare le terapie, sposato e condiviso da una persona sensibile e generosa come Massimiliano Allegri, protagonista del nostro spot. A tutti gli uomini italiani, ma anche alle loro compagne, è invece dedicata la PRO Tv http://www.fondazionepro.tv un progetto che mette insieme le più autorevoli figure italiane sulla formazione e la divulgazione di temi quali la fertilità, la salute della prostata, quella della coppia, la Telemedicina e i corretti stili di vita. Attivata dal luglio scorso, la tv, che viene costantemente aggiornata con nuovi autorevoli contributi, sta avendo un successo significativo nelle diverse fasce d’età. Il nostro obiettivo è, prendendo atto che con questa pandemia avremo ancora a lungo a che fare, costruire una nuova modalità di interazione per difendere e diffondere la prevenzione urologica e andrologica”.Ricordiamo che non parliamo di ossessioni patologiche per il mangiar sano, ma di stili di vita che ci risparmiano per esempio l’insorgenza della sindrome metabolica (associazione di ipertensione, intolleranza al glucosio, dislipidemia, obesità), così strettamente correlata ad altre patologie, non solo oncologiche”. http://www.fondazionepro.tv

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Malati con patologie gravi senza cure

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

“Le denunce di questi giorni da parti di cittadini che hanno urgenza o necessità di svolgere ciclicamente esami e cure perché a rischio di patologie mortali non possono restare inevase. Se sempre più utenti si rivolgono alla magistratura, alle forze dell’ordine, al tribunale del malato perché si vedono negare, a causa del covid, appuntamenti calendarizzati da anni, allora il ministro Speranza non può davvero sottrarsi alle sue responsabilità. Si convochi immediatamente la conferenza Stato-Regioni affinché si faccia un preciso monitoraggio delle nuove criticità causate dalla concentrazione delle risorse sul Covid. Intanto, in un’interrogazione al ministro della Salute e al ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia chiedo quale sia la percentuale di risposta del sistema sanitario per patologie non Covid e quale il tasso di rinvio. Se è vero, come denuncia una signora su un quotidiano nazionale, che dopo la revoca di un appuntamento stabilito due anni prima, le è stata offerta un’alternativa privata al costo di 220 euro, andando a intaccare il principio di sanità quale servizio universale garantito dalla Costituzione. Garantito… per modo di dire”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha predisposto un’interrogazione sul caso denunciato dalla Stampa. (n.r. E che dire per i vaccini antinflluenzali che vengono negati alle persone fragili?)

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Convegno sulle patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

E’ stato organizzato dall’Omceo di Roma promosso dall’Area Rapporti con i comuni e affari esteri e le tre commissioni afferenti dove si sono confrontati specialisti ,avvocati e esperti sulle patologie più frequenti tra i migranti e i rifugiati e gli aspetti medico legali e giuridici in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Roma.Il convegno e’ stato aperto con la relazione di introduzione del Consigliere e coordinatore dell’Area rapporti con i comuni e affari esteri dell’Omceo di Roma Foad Aodi nonche’ membro del registro esperti e del GDL Salute Globale presso la Fnomceo dove ha illustrato il bilancio dell’attività dell’area da lui coordinata elencando riunioni ,iniziative ,incontri con comuni ,municipi ,Asl ,ambasciatori e i due convegni organizzati il tutto in stretta collaborazione con il Presidente dell’Omceo di Roma dr. Antonio Magi ,il vice presidente dell’Omceo di Roma Dr.Pierluigi Bartoletti e il consiglio direttivo nonche’ con la costante e costruttiva collaborazione con il presidente della Fnomceo Filippo Anelli .Foad Aodi ha messo in evidenza l’importanza dell’aggiornamento professionale sulle patologie più emergenti e in sanità e immigrazione avanzando la proposta all’Omceo di Roma ,alla Fnomceo e al Ministero della Salute di inserire una quota di convegni e corsi d’aggiornamenti in queste temi a tutti i professionisti della sanità italiani e di origine straniera ,inoltre ha apprezzato ancora una volta che il convegno e tutte le relazioni hanno confermato che i migranti non portano malattie ma partono sani e circa il 95% si ammala in italia dopo il loro arrivo per questo bisogna curare il disaggio per guarire dalle patologie più frequenti e urgenti.
Le patologie più frequenti che sono state citate dai vari relatori, sono: Emergenza in medicina interna; Patologie da violenza sessuale; Gastrite e ulcera; Sindrome ansiose e depressive; Patologie cardiovascolari; Ernia del disco; Lombosciatalgia; Cervicobracalgia ; Tendinopatia; Fratture e distorsioni non diagnosticate in tempo del tragitto; Patologie da Stile di vita e dieta nuove; Dermatite da contatto; Tosse, bronchite e laringite; Carenza in vitamine; Infezioni; Malattie della pelle; Patologie da scarsa igiene nell’ambito odontoiatrico, oculistico e otorinolaringoiatrico, inoltre le donne in gravidanza non fanno gli accertamenti necessari per la paura di andare al Pronto Soccorso per questo c’è un alta percentuale di aborti clandestini. C’è anche un’alta percentuale di malattie trasmesse sessualmente tra chi frequenta le prostitute”. Successivamente nella sua relazione Foad Aodi ha illustrato il Manifesto Omceo di Roma: “Sanità e Integrazione per una salute globale”elaborato e proposto dall’Area rapporti con i Comuni e Affari Esteri e delle tre Commissioni afferenti (Salute e Cooperazione internazionale, Medici di origine straniera e collaborazioni interprofessionali, Comuni Uniti) e approvato dal Consiglio Direttivo Omceo di Roma e che ci auspichiamo che anche la Fnomceo insieme agli altri albi professionali ,regioni e comuni italiani e il ministero della Salute , il ministero dell’istruzione ,ambasciate e comunità e associazioni e sindacati possano valorizzarlo e collaborare con l’Omceo di Roma per estenderlo a tutti medici e cittadini a favore della buona convivenza e del diritto alla salute ,conclude il consigliere dell’omceo Foad Aodi.

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“Le patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

Roma 19 ottobre 2019 Aula Roberto Lala. Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri h. 8.30-15.10 convegno Omceo Rm su “Le patologie più frequenti nei migranti e le emergenze sanitarie” ,i migranti non portano malattie. Durante il Convegno si discuterà delle patologie più frequenti tra i migranti e i rifugiati e le emergenze sanitarie dove si confronteranno medici esperti e specialisti italiani e di origine straniera nelle varie specializzazioni ;ginecologia ,pediatria ,ortopedia ,fisiatria ,psichiatria ,chirurgia plastica ,igiene ,neurologia ,malattie infettive, medicina legale ,medicina generale ,radiologia ,cardiologia e con il contributo e collaborazione dell’ordine degli avvocati ed esponenti del consiglio direttivo ;Mauro Mazzoni(Vice presidente) e Alessandro Graziani (Tesoriere) per affrontare aspetti giuridici per i migranti e i rifugiati e la partecipazione della direzione generale dell’ASL Roma 4 e Roma 5 con il direttore generale dr.Giuseppe Quinavalle .
“Un incontro molto importante per le sue finalità a favore dell’aggiornamento professionale, la collaborazione tra professionisti internazionali e tra ordine dei medici e ordini degli avvocati su temi d’attualità e di salute dei migranti e i rifugiati dove si conferma ancora una volta dal punto di vista scientifico e statistico che gli immigrati non portano malattie ma si ammalano dopo il loro arrivo in Italia,le visite più richieste dai migranti in Italia sono in ;20%ginecologia ,10%pediatria ,15%ortopedia ,10 %di emergenza e pronto soccorso 5%dermatologia ,5% cardiologia ,5% gastroenterologia ,5% apparato respiratoria, 2% malattie infettive ,7% patologie trasmesse sessualmente e il resto comprende tutte le altre branche e di medicina generale ,dichiara in base alla sua esperienza Foad Aodi Consigliere Omceo e Coordinatore dell’Area rapporti con i comuni e affari esteri dello stesso ordine nonché membro del registro esperti e del Gruppo di Lavoro Salute Globale presso la Fnomceo”.In questi mesi abbiamo lavorato molto insieme alle tre commissioni afferenti all’area rapporti con i comuni e affari esteri ;Commissione solidarietà e cooperazione internazionale coordinata da Dr.Fabio Abenavoli ,Commissione medici di origine straniera e collaborazione interprofessionale Coordinata dal Dr.Jamal Abo A. e Dr. Petre Mihai Baleanu , Commissione “Comuni Uniti” coordinata da Dr.Fabio Valente dove ci siamo uniti ogni 2 mesi e abbiamo organizzato già un convegno a maggio scorso su salute e flussi migranti e abbiamo proposto al consiglio dell’omceo un documento #Manifesto ;”Sanità e Integrazione eper una salute globale ” che e’ stato approvato nel consiglio direttivo di Ottobre/2019 e sarà illustrato in apertura del convegno di sabato prossimo continua Aodi che ringrazia il presidente dell’Omceo di Roma Dr.Antonio Magi e il vice presidente Dr.Pierluigi Bartoletti e tutto il consiglio direttivo per la sua disponibilità e sensibilità a difendere il diritto alla salute e promuovere iniziative importanti a favore dell’integrazione e la legalità come la tutela della circoncisione non curativa (preventiva) come atto medico e di svolgerla solo presso strutture autorizzate e combattere nello stesso tempo la mutilazione genitale femminile (MGF).

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Le malattie croniche nel 2020 si stima che rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2019

Impegnano il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Europa sono responsabili dell’86% di tutti i decessi e di una spesa sanitaria annua valutabile in 700 miliardi di euro; 24 milioni le persone che in Italia nel 2017 ne soffrono, quasi 67 miliardi di euro la spesa complessiva in Italia. L’Italia ha un Piano nazionale cronicità da settembre 2016, ma solo sedici Regioni lo hanno recepito, cinque ancora non danno segnali di attenzione e tra chi lo ha recepito solo quattro Regioni lo hanno fatto entro un anno, altre tre entro due e le altre sono arrivate fino ai 33 mesi della Calabria che tuttavia, a onor del vero, lo ha recepito subito dopo l’insediamento del commissario legato al “decreto Calabria”.L’analisi e la ricognizione sugli atti di recepimento di questo tassello importante per l’assistenza ai malati cronici sempre in aumento e sul territorio ancora sguarnito, l’ha fatta Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, la più numerosa d’Itala con oltre 450mila iscritti che fanno proprio dell’assistenza sul territorio – programmazione permettendo – il loro cavallo di battaglia.Il testo è pubblicato sul sito istituzionale della Federazione (www.fnopi.it) e Asceti sottolinea che “la mancata/ritardata attuazione e/o l’attuazione a macchia di leopardo da parte delle Regioni, di leggi e/o atti di programmazione sanitaria nazionale già approvati, continua a rappresentare una tra le principali criticità dell’attuale governance del Servizio Sanitario Pubblico, che contribuisce a minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ad aumentare le attuali disuguaglianze che già esistono tra le Regioni”.Differenze quindi nei tempi di recepimento dove si passa dai 2 mesi della Puglia, ai 3 dell’Umbria, ai 7 dell’Emilia-Romagna, sino ad arrivare ai 33 mesi della Calabria. Ma anche nelle modalità. Ci sono recepimenti puramente formali come ad esempio quello del Molise e della Calabria e recepimenti più sostanziali con strategie e azioni puntuali per attuare concretamente i contenuti e il modello del Piano Nazionale della Cronicità. È il caso, solo per fare alcuni esempi, del Piemonte, dell’Umbria e del Veneto che lo ha recepito direttamente all’interno del proprio Piano sociosanitario regionale 2019-2023.Secondo Aceti ad aggravare questa situazione si aggiungono anche le pesanti carenze di personale, con particolare riguardo a quello infermieristico. Tra carenze ordinarie e straordinarie di Quota 100 e pensionamenti ordinari in Campania mancheranno 8.580 infermieri, in Calabria 3.516, in Sardegna e Sicilia rispettivamente 2.740 e 8.034 unità.

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Over 60 patologie non diagnosticate

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 Maggio 2018

Gli over 60 sono poco attenti alla prevenzione e si sottopongono di rado o addirittura mai a screening e indagini diagnostiche per le principali patologie che li riguardano, mentre i dati epidemiologici real life rivelano una preoccupante estensione del sommerso per diverse patologie croniche e non solo. E’ quanto emerge dalle recenti indagini condotte da Senior Italia FederAnziani sulla popolazione over 60 all’interno dei Centri Sociali Anziani della sua rete.
Il 60,6% degli over 60 non ha mai eseguito una spirometria, il 16,8% non effettua mai controlli dal cardiologo, il 46,2% dei rispondenti non ha mai eseguito il rilevamento del sangue occulto nelle feci, il 56% dei rispondenti non ha mai eseguito esami per valutare la densità ossea, il 76,8% non ha mai seguito un controllo della saturazione dell’ossigeno, il 79,2% non ha mai eseguito una emogasanalisi arteriosa. Il 40,8% non si sottopone mai a controlli dell’udito, l’8,2% non fa mai controlli alla vista, il 13,6% non fa mai il test del PSA nel sangue. Non è trascurabile la quota di 50-69enni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo o lo ha fatto in modo non ottimale: 11 donne su 100 non hanno mai fatto prevenzione e altre 16 su 100 riferiscono di essersi sottoposte alla mammografia da oltre due anni.Questi alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta da Senior Italia FederAnziani su un campione di 6.000 over 60 per misurarne lo stato di salute ma anche l’approccio verso la prevenzione. A tali dati si affiancano quelli “Real Life” sulle patologie non diagnosticate che rivelano come la scarsa attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce generi un preoccupante dilagare di patologie sommerse nella popolazione over 60.Senior Italia FederAnziani ha effettuato un test pilota su un campione di oltre 6.000 anziani, per un periodo di 145 giorni, somministrando diversi esami diagnostici: misurazione della pressione, elettrocardiogramma, spirometria, saturimetria, dermatoscopia, OCT. Dalle rilevazioni della pressione è emerso che il 44% degli ipertesi non sono ben trattati pur assumendo 1 o più farmaci, avendo valori pressori non regolari malgrado la terapia. Dall’esecuzione dell’elettrocardiogramma sono emerse alterazioni significative per il 31,3% degli uomini e il 13,4% delle donne e alterazioni minime per il 34,3% degli uomini e il 20,9% delle donne. Nel 6,8% dei soggetti sottoposti a 3 o più rilevazioni elettrocardiografiche è stata rilevata una fibrillazione atriale che precedentemente non era stata diagnosticata. Sulle 2997 spirometrie effettuate si sono registrate il 20,3% di ostruzioni lievi/moderate, mentre il 15,1% ha valori di ossigenazione del sangue inferiori a 95. A seguito dell’esecuzione di dermatoscopie su 201 soggetti è emerso che il 58% delle persone sottoposte all’esame dovrà effettuare una laser terapia, il 12,1% una biopsia, il 23,3% sottoporsi a un intervento chirurgico, il 6,5% dei soggetti è compatibile con la cheratosi attinica. Senior Italia, infine, ha intercettato 13 casi di cancro alla mammella. La maggior parte di coloro che effettuano gli screening ne viene a conoscenza tramite una lettera della Asl. Di coloro che non effettuano screening, Senior Italia ha convinto 256 soggetti a sottoporsi all’esame, aiutando a prevenire 13 casi di cancro alla mammella (follow-up telefonico).Da qui l’impegno di Senior Italia FederAnziani attraverso “Punto Insieme Sanità” per definire i percorsi ottimali di prevenzione delle patologie più comuni nella terza età attraverso un lavoro che coinvolge le società scientifiche, i medici di medicina generale, gli infermieri, i farmacisti e gli stessi pazienti.I protagonisti del comparto sanitario, riuniti in due giorni di lavoro a Roma, presso il Rome Marriott Park Hotel, in Commissioni Tecniche dedicate alle diverse aree patologiche, individueranno le misure idonee per la prevenzione e la diagnosi precoce che ciascun paziente o soggetto in età avanzata dovrà adottare alfine di tutelare al meglio la propria salute. I risultati dei lavori nelle 13 aree saranno presentati alla presenza delle istituzioni, rappresentate dai Direttori Generali del Ministero della Salute Marcella Marletta (Dispositivi Medici e Servizio Farmaceutico) e Claudio d’Amario (Prevenzione), dal Presidente dell’AIFA Stefano Vella, in rappresentanza anche del National Center for Global Health dell’Istituto Superiore di Sanità.“L’obiettivo ultimo di questo lavoro condiviso tra tutti gli attori della sanità – spiega il Presidente di Senior Italia Roberto Messina – è contribuire alla costruzione di una concreta cultura della prevenzione, attraverso l’indicazione agli anziani dei passi da compiere per identificare precocemente le malattie o le condizioni di particolare rischio che devono essere seguite da un immediato intervento terapeutico efficace, in modo da potersi curare al meglio, vivendo più a lungo e in salute e facendo risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale”.

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Infertilita’ maschile, le novita’ e le urgenze in andrologia, le patologie prostatiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Roma sabato 24 marzo convegno organizzato dalla Sia-Societa’ italiana di andrologia, presso l’ospedale San Camillo di Roma. Fra i relatori Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente Omceo Roma; Giuseppe La Pera, responsabile scientifico del congresso Sia e andrologo del San Camillo; Zelinda Marianantoni, vicepresidente Aidas; Marco Gaffi, urologo del San Camillo; Marco Bitelli, rappresentante regionale Sia. Un’occasione per aggiornarsi sia sull’infertilita’ maschile e la possibilita’ di un suo trattamento che sulle ultime novita’ nel campo dell’andrologia e dell’urologia. La mattina si aprira’ con i saluti delle autorita’, poi si alterneranno gli esperti sul tema dell’infertilita’ maschile: in questo panel ci sara’ spazio anche per le testimonianze di alcune donne che hanno vissuto vicino a uomini colpiti dal carcinoma alla prostata. Nella seconda parte della mattinata si tratteranno le novita’ in andrologia. I nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce tra cui il botulino e lo spray, quelli per la disfunzione erettile, per la malattia di La Peyronie o induratio penis plastica. Oltre queste novita’ verra’ presentato un aggiornamento in merito alla prevenzione dell’Hiv. Ci sara’ una interessante lettura della dottoressa Gabriella De Carli dell’ospedale Spallanzani su un nuovo protocollo di prevenzione primaria pre-esposizione all’Hiv, che prevede una profilassi pre-esposizione e consiste in una terapia per le persone sane da assumere prima dei rapporti a rischio con una copertura dell’85%.
Le patologie prostatiche saranno oggetto dell’ultimo confronto che si terra’ in mattinata. La Societa’ italiana di andrologia ha svolto una nuova ricerca che verra’ presentata nel corso del convegno. In questa occasione verranno riportati i risultati di uno studio fatto sulla popolazione residente di Ostia e Ladispoli, dove sono stati visitati tutti i ragazzi tra 15 e i 19 anni. L’analisi dei dati ha mostrato una preoccupante diffusione della anomalie e patologie genitali fra i giovani. Il 56% dei ragazzi visitati di questi territori ha una patologia piu’ o meno grave all’apparato genitale che puo’ pregiudicare la fertilita’ futura o la vita sessuale. Patologie che nella gran parte dei casi non sono state intercettate dal Sistema sanitario nazionale. Per questa ragione il messaggio per i genitori, ma anche per i medici di famiglia, e’ quello di prevenire attraverso una visita andrologica durante il periodo adolescenziale. Oltre alla necessita’ di istituire presidi uroandrologici con autonomia di budget negli ospedali. Nel pomeriggio verranno affrontate le urgenze chirurgiche in andrologia che sono patologie tempo dipendenti, per cui i medici di famiglia ma anche quelli che lavorano nei Pronto soccorso, devono sapere che vanno trattati entro poche ore, per scongiurare il rischio della perdita della funzione dell’organo e, nei casi piu’ gravi come la sindrome di Fournier, con complicanze gravi per la vita del paziente.

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La maggior parte delle più diffuse patologie non trasmissibili ruotano intorno al complesso equilibrio degli ormoni

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Bruxelles. Basti pensare ad obesità, malattie metaboliche, diabete, osteoporosi, tumori ormono-sensibili, fertilità e malattie rare. La centralità dell’endocrinologia è frutto di una migliore ricerca e di una eccellenza clinica che ha caratterizzato gli ultimi anni. Nell’era che vede la centralità del paziente nel processo di cura si affianca una specialità dal raggio di azione sempre più ampio e nevralgico. Dimostrato anche da uno sviluppo delle scuole di specializzazione che pone l’endocrinologia europea tra le migliori al mondo.Per la prima volta nella sua storia, e in occasione del decennale della sua fondazione la Società Europea di Endocrinologia si presenta al Parlamento Europeo per un incontro unico nel suo genere. “Abbiamo l’onore e l’onere di rappresentare i 16˙000 endocrinologi europei e i milioni di pazienti endocrinopatici solo nel nostro Paese presso le Istituzioni Europee. Il nostro compito sarà quello di far comprendere appieno all’Europa il ruolo degli ormoni nella salute delle persone e l’importanza delle malattie endocrine non solo per quello che riguarda l’assistenza ai malati con patologie tiroidee, ipofisarie, surrenaliche, testicolari, ovariche, diabete mellito, osteoporosi, ipercolesterolemie, ma anche per l’enorme rilevanza che la ricerca può avere in questi ambiti. In qualità di presidente eletto della Società starà poi a me delineare le aree specifiche nelle quali la Società Europea di Endocrinologia, nel suo biennio di gestione italiano, potrà portare i maggiori contributi alle agende delle istituzioni Europee. Ci proponiamo che questo sia solo il primo di una serie di incontri di un tavolo congiunto in cui tutti gli aspetti del mondo clinico, assistenziale e di ricerca che ruotano attorno agli equilibri ormonali, vengano affrontati a livello europeo con il coinvolgimento e il supporto degli esperti che la nostra Società scientifica annovera al suo interno” ha dichiarato il Professor Andrea Giustina, Presidente Eletto della Società Europea di Endocrinologia.
Tra i principali obiettivi del suo incarico, il Prof. Giustina pone il rafforzamento della presenza italiana nell’ambito dei programmi di ricerca europei lavorando a sempre più stretto contatto con le Istituzioni nazionali e continentali, lo sviluppo di iniziative dedicate ai giovani endocrinologi per facilitarne la mobilità in Europa aumentando anche l’attrattività italiana per ricercatori che dall’estero vogliano crescere presso le Istituzioni di eccellenza del Paese ed infine la promozione di un vero core curriculum pan-europeo che superi le storiche disparità tra le differenti nazioni.La Società Europea di Endocrinologia è stata creata per promuovere la ricerca di pubblica utilità, l’educazione e la pratica clinica in endocrinologia, per l’organizzazione di conferenze, corsi di formazione e pubblicazioni, e sensibilizzare l’opinione pubblica, di concerto con i legislatori nazionali e internazionali su tutte le tematiche in campo endocrino e metabolico.
Le principali attività includono l’organizzazione dell’annuale Congresso Europeo di Endocrinologia oramai punto di riferimento e di incontro imprescindibile per gli endocrinologi europei. ESE organizza anche una serie di laurea. ESE ha cinque riviste ufficiali: European Journal of Endocrinology, Journal of Endocrinology, Journal of Molecular Endocrinology, Cancer endocrino-correlati e un interdisciplinare Open Access Journal, Endocrine Connections, lanciato nel 2012. Tra di loro, le riviste coprono l’intero spettro di endocrinologia e aiuto per aumentare il profilo di europei endocrinologia.La Società Europea di Endocrinologia è stata registrata presso la Charity Commission il 7 aprile 2008.Il Prof.Andrea Giustina sarà in carica per il prossimo biennio dal 2019 al 2021.

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L’orologio biologico e il sonno nelle patologie neurologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Raffaele Ferri, Direttore Scientifico IRCCS Associazione Oasi Maria SS Onlus di Troina (EN): “L’orologio circadiano è quel meccanismo evolutivo che fa adattare la fisiologia corporea ai cicli diurni di 24 ore, influenzando un’ampia varietà di processi come le transizioni sonno/veglia, le ore dei pasti, la temperatura corporea e la secrezione ormonale. Il cervello agisce da grande direttore d’orchestra in questo complesso meccanismo di sincronizzazione. Tuttavia, a sua volta, il cervello viene influenzato dagli stimoli ambientali (luce/buio, pasti, livello del rumore, ritmi lavorativi, ecc.) per allineare il tutto alla durata del ciclo circadiano di 24 ore. I disordini del ritmo circadiano sonno/veglia comprendono il disordine da fase di sonno ritardata, avanzata oppure irregolare, il disordine del ritmo sonno/veglia non 24 ore, il disordine da lavoro a turno e il jet lag.I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono: l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 30% della popolazione; la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce circa il 7%; il Disturbo Comportamentale del Sonno REM (RBD) che interessa circa il 2% della popolazione e che molto spesso anticipa di anni, a volte più di un decennio, l’insorgenza di una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Parkinson. Molti disordini del sonno sono caratterizzati da manifestazioni motorie particolari ed importanti come la sindrome delle gambe senza riposo in cui la necessità di muovere le gambe la sera e a letto provoca un disturbo importante dell’inizio del sonno; nel disordine comportamentale in sonno REM il paziente presenta comportamenti complessi durante i quali “agisce” il contenuto del sogno concomitante, con conseguenze anche gravi per se stesso ed il partner; nella narcolessia, infine, il paziente esperimenta episodi generalmente brevi di completa perdita del tono muscolare con transitoria impossibilità a muoversi durante il giorno (cataplessia) o al risveglio (paralisi da sonno).

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Stenosi aortica, dal congresso Sic nuove indicazioni per la Tavi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

Chirurgia laparoscopicaLinee guida per la pratica clinica, con lista di controllo più semplice identificarle. Ci sono novità nel trattamento dei pazienti con stenosi aortica: l’impianto percutaneo della valvola aortica, o Tavi, è consigliato ora non solo per i pazienti che hanno molte patologie (alto rischio), ma anche per i soggetti che hanno un rischio intermedio per la chirurgia. Come annuncia Ciro Indolfi, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic), le nuove raccomandazioni sono contenute nelle linee guida della Società europea di cardiologia e dall’expert opinion paper presentato a Roma in occasione del 78esimo congresso nazionale della Sic. «In Italia – spiega Indolfi – si effettuano oggi 68 Tavi per milione di abitanti, rispetto a una media europea di 87. Pertanto, prima dell’introduzione delle nuove linee guida che hanno aumentato le possibilità di tale trattamento, l’Italia era indietro rispetto all’Europa». La stenosi aortica è una malattia tipica dell’anziano, e con l’aumento della vita media sarà sempre più frequente. «Purtroppo – continua Indolfi – non esiste una terapia farmacologica e, se non interviene con l’impianto di una valvola, il 50% dei pazienti con una stenosi aortica sintomatica muore nell’arco di due-tre anni. La Tavi è la tecnica che permette di impiantare una valvola di maiale attraverso un catetere inserito in un’arteria della gamba senza anestesia generale e migliora l’opzione terapeutica per i pazienti con stenosi aortica severa inoperabili o ad alto rischio. La novità di quest’anno è stata la possibilità di allargare le indicazioni anche per i pazienti con un rischio intermedio per la chirurgia convenzionale (STS score uguale o superiore a 4)». Secondo il presidente eletto della Sic, la Tavi rappresenta la più grande innovazione tecnologica della cardiologia interventistica dopo gli Stent coronarici: «questa straordinaria tecnica ha consentito di salvare molte vite umane di pazienti con stenosi aortiche sintomatiche e che erano rifiutate dal cardiochirurgo perché inoperabili. Oggi l’aumento della vita media è stato ottenuto soprattutto grazie agli avanzamenti della terapia delle malattie cardiovascolari, pertanto più risorse dovrebbero essere allocate in queste metodiche salvavita di alta tecnologia». (foto: Chirurgia laparoscopica) (fonte: doctor33)

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Patologie mitocondriali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

parma universitàParma. I ricercatori dell’Università di Parma Paola Goffrini ed Enrico Baruffini, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (SCVSA), sono risultati vincitori di due progetti presentati al bando Ricerca Finalizzata 2016 del Ministero della Salute.
La prof.ssa Paola Goffrini è Responsabile di Unità del primo progetto, dal titolo Mitochondrial aminoacyl tRNA synthetases: implementation of the genetic diagnosis and evaluation of amino acid supplementation as potential therapeutic approach, mentre il Principal Investigator è il prof. Daniele Ghezzi dell’Istituto Neurologico CARLO BESTA di Milano. Il progetto, al quale partecipa anche il gruppo di ricerca del prof. Enrico Bertini dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha la durata di due anni e ha avuto un finanziamento di 390.000 euro, di cui 55.000 per l’Unità di Parma. Il secondo progetto, di cui è Responsabile di Unità il prof. Enrico Baruffini, si chiama Italian Project on Hereditary Optic Neuropathies (IPHON): from genetic basis to therapy e rientra nella sezione del bando “Giovani Ricercatori”, i cui partecipanti devono avere tutti meno di quarant’anni. Il Principal Investigator è il dott. Leonardo Caporali, ricercatore presso l’Istituto Scienze Neurologiche con sede a Bologna. La ricerca, della durata di tre anni, è stata finanziata per 450.000 euro, di cui 89.360 destinati all’Unità di Parma. Entrambi i progetti hanno lo scopo di identificare, tramite l’utilizzo di tecniche di Next generation sequencing, nuove mutazioni in centinaia di pazienti affetti da patologie mitocondriali per le quali non è nota ancora la causa molecolare.Il ruolo delle Unità di Parma sarà quello di validare il ruolo patogenetico delle mutazioni, che verranno analizzate mediante studi funzionali nel modello lievito. Compito altrettanto importante delle Unità di Parma è quello di utilizzare i modelli mutati costruiti nella fase precedente al fine di identificare, tramite tecniche di Drug Discovery, Drug Repositioning e supplementazione aminoacidica, molecole in grado di ridurre gli effetti deleteri di queste mutazioni, da proporre come possibili terapie farmacologiche.Paola Goffrini ed Enrico Baruffini afferiscono al Gruppo di Genetica Molecolare e Biotecnologie dell’Unità di Scienze Biomolecolari, Genomiche e Biocomputazionali del Dipartimento SCVSA, di cui fanno anche parte anche le prof.sse Claudia Donnini e Tiziana Lodi, la dott.ssa Cristina Dallabona, dottore di ricerca, e le dott.sse Camilla Ceccatelli Berti, Micol Gilberti e Giulia De Punzio, dottorande in Biotecnologie e Bioscienze.

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E’ Vincenzo Zagà il nuovo Presidente della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Vincenzo ZagàE’ stato eletto durante il XIII Congresso Nazionale della Società da poco conclusosi a Bologna. Zagà, medico pneumologo, già responsabile del Centro Antifumo dell’AUSL di Bologna e giornalista medico-scientifico, succede a Biagio Tinghino, Dirigente Responsabile UOS Alcologia e Nuove Dipendenze Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASST di Vimercate (MB).
In questo XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB) sono stati affrontati alcuni scottanti temi come i nuovi scenari in tema di tobacco control, l’inquinamento e la ricerca in tabaccologia e in fatto di dipendenza da tabacco, una serie di overview su alcune delle principali patologie fumo-correlate e le strategie di sostegno al paziente fumatore intenzionato a smettere.
Inoltre è stata messa a fuoco la specificità clinica dei fumatori resistenti, gli irraggiungibili, quelli che proprio non ce la fanno a smettere. Per questi il focus dell’offerta è nella riduzione del danno, argomento dibattuto in una accesa ma costruttiva tavola rotonda. Infine sono stati affrontati gli stili di vita, i sentimenti e i comportamenti che inevitabilmente condizionano le prime sperimentazioni del fumo di tabacco da parte degli adolescenti.“Il messaggio forte scaturito dal Congresso – afferma Zagà – è stato quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) da anni continua a proporre per evitare ciò che chiama Epidemia da Tabacco (Tobacco Epidemic): la lotta al fumo di tabacco come l’intervento di maggiore efficacia in termini di prevenzione primaria delle patologie fumo-correlate”.
“Come Società Italiana di Tabaccologia siamo sempre più determinati a diffondere informazioni al pubblico e scambiare esperienze tra noi specialisti. Dobbiamo iniziare a pensare al tabagismo come una malattia mortale e non solo come un fattore di rischio. E per salvarsi la vita esiste un solo modo, smettere di fumare. I costi del tabagismo però non sono solo quelli dei morti precoci e, lo sottolineiamo con forza, evitabili. Ma anche quelli per curare le centinaia di malattie che derivano da questa dipendenza. Si tratta di circa 6,5 miliardi di euro, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana.”“Uno studio del Ministero della Salute inglese, già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all’uso di farmaci di provata efficacia, è capace di salvare molte più vite di altri (e pur importanti) progetti di screening. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola ‘buona volontà” e perciò non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura. Mentre smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell’1-3% a distanza di un anno, i trattamenti farmacologici riescono ad amplificare fino a decuplicare le percentuali di successo”.La politica di Zagà e della Società per i prossimi anni è sollecitare la definizione degli standard per l’accreditamento dei servizi sul territorio nazionale come i Centri Antifumo, stimolare e contribuire alla stesura di linee guida sui trattamenti e di strumenti formativi di tabaccologia, e il coinvolgimento di specialisti di tutte le specialità in un fronte comune in una “Alleanza Tobacco Endgame”. (D.ssa Elis Viettone)

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Malattie reumatiche: quelle rare hanno molto da insegnare sulle patologie più comuni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

porta nuova milanoMilano 16 e 17 febbraio “Incontri di Reumatologia Clinica” PALAZZO MEZZANOTTE Piazza degli Affari 6, Le malattie rare, in area reumatologica, rappresentano un osservatorio privilegiato sulle caratteristiche e sui meccanismi che sono alla base delle patologie più diffuse e impattanti, dal lupus eritematoso all’artrite reumatoide. Da questo punto di vista la rarità è soltanto un dato statistico, che nulla toglie all’opportunità di approfondire i meccanismi fisiopatologici di una malattia, che colpisce magari una persona su due milioni, per comprendere meglio i segreti delle patologie che affliggono invece un’ampia fetta di popolazione. Questo approccio critico alle malattie reumatiche caratterizzerà gli “Incontri di Reumatologia Clinica” – organizzati con il patrocinio del Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Pini-CTO, della SIR (Società Italiana di Reumatologia) e di Alomar (Associazione lombarda malati reumatici) – che il 16 e 17 febbraio riuniranno a Milano (a Palazzo Mezzanotte) un panel di esperti d’eccezione provenienti da tutta Italia: riuniti, appunto, per discutere le evidenze che si possono trarre dalle “lezioni” offerte dalle malattie reumatiche rare.
Responsabile scientifico è il dottor Luigi Sinigaglia, Direttore della Struttura Complessa di Reumatologia DH del Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini-CTO, che illustra i principali contenuti degli Incontri: “Lo studio delle malattie rare deve essere orientato non solo alla miglior comprensione della specifica malattia investigata, ma può essere inteso anche come osservatorio privilegiato su alcuni dei più reconditi segreti delle patologie reumatiche a più elevata incidenza e prevalenza. Molte di queste condizioni cosiddette ‘rare’ rappresentano una vera e propria ‘scuola’ per scoperte che hanno avuto e possono ancora avere importanti ripercussioni sulla pratica clinica, in particolare svelando meccanismi patogenetici che sono in grado di suggerirci importanti orientamenti diagnostici e terapeutici”.
La Reumatologia offre numerosi esempi di questo tipo e, proprio durante gli “Incontri” del 16 e 17 febbraio, verranno presentati studi che hanno confermato la validità di queste relazioni fra malattie rare e malattie ampiamente diffuse.
Tra le patologie rare si affronterà ad esempio il caso dell’alcaptonuria, un raro disturbo geneticamente determinato che colpisce le cartilagini, la cui la prevalenza alla nascita è stimata in circa 1 su 111.000-1.000.000 nel mondo: si tratta di una malattia metabolica caratterizzata dall’accumulo di acido omogentisico (HGA) a livello della cute e delle cartilagini articolari, con conseguente comparsa di grave artrosi che esordisce in giovane età.
“Lo studio di questa malattia ci ha portato a comprendere meglio i meccanismi dell’artrosi ed è divenuto modello per lo studio del danno cartilagineo”, spiega il dottor Sinigaglia.
C’è poi l’ipofosfatasia, malattia ereditaria che interessa lo scheletro e i denti, e che si manifesta spesso prima o subito dopo la nascita rendendo fragile l’osso e causando anomalie scheletriche assai simili a un altro disturbo osseo dell’infanzia: il rachitismo. Spiega il dottor Massimo Varenna, del Dipartimento di Fisiatria e Reumatologia del Pini-CTO: “Questa rara patologia ci ha permesso di studiare meglio i meccanismi della condrocalcinosi, patologia che interessa articolazioni, tendini e borse sierose, provocata dal deposito di cristalli di pirofosfato di calcio diidrato. La manifestazione di questa malattia è l’artrite acuta di una sola articolazione ed è la causa più comune di monoartrite nell’anziano”.
Altro esempio, proposto dal dottor Sinigaglia, consiste in due rare sindromi da disregolazione di una sostanza di recente scoperta denominata FGF23: “Si tratta – spiega Sinigaglia – di due rare malattie che hanno consentito la scoperta di questo nuovo ormone prodotto essenzialmente dall’osso che è oggi considerato il principale regolatore del metabolismo del fosforo nell’organismo”.
E ancora, lo studio dei meccanismi che portano alla fibrosi tissutale in altre malattie rare ha permesso di approfondire le cause della sclerodermia, malattia cronica del tessuto connettivo, a eziologia multifattoriale e a patogenesi autoimmunitaria, caratterizzata da disfunzione endoteliale e progressivo accumulo di tessuto fibroso a carico della cute e degli organi interni.
La fibrodisplasia ossificante, invece, è una malattia rara ereditaria gravemente disabilitante che interessa il tessuto connettivo. È caratterizzata da malformazioni congenite degli alluci e da un’ossificazione eterotopica progressiva, con la formazione eccessiva di osso qualitativamente normale in siti extrascheletrici caratteristici. La prevalenza mondiale è circa 1 su 2milioni, ma le stesse vie patogenetiche che sostengono questa malattia sono implicate anche nei meccanismi che portano alla progressiva ossificazione nella assai più diffusa spondilite anchilosante, malattia infiammatoria articolare cronica che si associa spesso a una malattia cutanea, la psoriasi.
“Non bisogna infine dimenticare – aggiunge Sinigaglia – che la maggior parte delle cosiddette ‘malattie autoinfiammatorie’, spesso di origine genetica e modulate da meccanismi ancora non del tutto chiariti, sono divenute modello di comprensione per molte malattie croniche autoimmuni, molto diffuse e a notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti”.
Conclude il dottor Sinigaglia: “Per tutti questi motivi il messaggio che deriva da queste osservazioni e che rimane insito nel significato di questo convegno può essere riassunto in un semplice motto: ‘Treasure your exceptions’: facciamo cioè tesoro delle informazioni che derivano dallo studio e dalla osservazione delle malattie rare la cui conoscenza non deve essere intesa semplicemente come un approccio a una cultura elitaria e settoriale ma come un vero e proprio messaggio che la natura ci offre per la comprensione di meccanismi ancora in parte misteriosi che sottendono patologie molto più diffuse”.

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International Medical School al via

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

medical-schoolBergamo Dopo la cerimonia della firma che si è tenuta ieri (martedì 31, ndr) all’università di Milano Bicocca, a sigillo della nascita dell’International Medical School, oggi i promotori del nuovo corso di laurea si sono dati appuntamento all’ospedale di Bergamo.Il Papa Giovanni XXIII darà agli studenti la possibilità di frequentare da subito le corsie e, come ha ricordato il Direttore generale Carlo Nicora, metterà a disposizione “un ospedale ad alto tasso di tecnologia, in grado di curare tutte le patologie, uno spaccato realistico delle risposte che oggi la medicina e l’assistenza possono offrire ai bisogni di adulti e bambini, sia nelle malattie più diffuse sia nelle sindromi rare. Un ospedale dove lavorano professionisti che non sono solo ottimi clinici, ma anche ricercatori di grande valore, riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, con grande esperienza nel “training on the job”, l’imparare facendo”. Per avere, in cambio, “giovani motivati, curiosi, provenienti da realtà anche molto diverse fra loro, capaci di stimolarci a mantenere quell’orizzonte internazionale che finora ci ha contraddistinto”.
Max Lu, Vice cancelliere dell’Università del Surrey, ha presentato l’ateneo inglese, un’università di medie dimensioni a sud di Londra, segnalato nei ranking di settore tra le prime dieci migliori Università britanniche. “Dobbiamo unire le nostre eccellenze – ha ribadito – per far partire questo progetto, che punta a formare medici capaci di lavorare utilizzando i dati, la tecnologia e la conoscenza”.
L’International Medical School (IMS) rappresenta una sfida di alto livello che l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’Università del Surrey, l’Università di Bergamo e l’ASST Papa Giovanni XXIII hanno raccolto.La mission condivisa dai quattro partner è concorrere alla formazione di una nuova figura professionale di alto profilo. Tale finalità ha consentito l’alchimia grazie alla quale esperienze didattiche diverse si sono integrate per proporre nuovi percorsi, nel pieno rispetto delle esigenze ordinamentali italiane e inglesi.
Dall’anno accademico 2017/18, ogni anno, circa 30 studenti internazionali, motivati all’eccellenza, saranno selezionati grazie a un test in lingua inglese. I prescelti avranno a disposizione 6 anni di didattica innovativa per sviluppare una propria autoconsapevolezza, condividendo idee e partecipando attivamente per individuare soluzioni ai problemi medici che saranno loro proposti durante le lezioni di pratica medico-diagnostica.Il PBL (Problem Based Learning), ossia l’apprendimento basato su problematiche di casi clinici reali, fornisce un nuovo sistema di insegnamento che è il leitmotiv didattico di questo corso di studi. Piccoli gruppi di studenti saranno in tal modo coinvolti, sollecitati e responsabilizzati al proprio processo di apprendimento.Il contatto diretto con i pazienti e il tirocinio ospedaliero saranno inoltre strumento di apprendimento delle maggiori aree fisiopatologiche suddivise in 7 percorsi: cardiovascolare, onco-ematologico, locomotorio, digestivo, renale e urologico, ostetrico-ginecologico e pediatrico e delle neuroscienze.
medical-school1Durante il primo anno si gettano le basi scientifiche su cui costruire gli anni successivi e, oltre all’uso delle tecnologie dell’informatica e dell’ingegneria, si apprende l’atteggiamento critico necessario all’analisi dei dati, si approfondisce la lingua inglese o italiana, a secondo della nazionalità dello studente, e si affrontano temi relativi all’etica e alla legislazione medica, oltre che all’economia sanitaria. Attività di laboratorio affiancheranno le lezioni teoriche di chimica, biologia cellulare e molecolare, fisica medica, biochimica, anatomia, istologia, genetica e si svolgerà già un primo periodo di praticantato.Fin dal secondo anno l’approccio clinico e l’uso del laboratorio sono gli strumenti di studio dei processi fisiologici e fisiopatologici. Biostatistica, fisiologia umana, immunologia, microbiologia e virologia, patologia e medicina, farmacologia, scienze comportamentali e competenze di comunicazione, diagnostica 1, pratica clinica 1, salute e società sono alcuni dei corsi proposti, che affiancheranno lo studio di casi clinici (PBL). Non solo la pratica medica si avvarrà degli appositi manichini per lo studio della semeiotica, ma, il secondo semestre sarà caratterizzato da una ulteriore novità didattica: piccoli gruppi di studenti, affiancati da tutor studieranno i casi clinici di maggior rilevanza per i diversi apparati, presso strutture di medicina di gruppo in cui trovano sede alcuni ambulatori di medici di base.
Durante gli ultimi tre anni gli studenti affronteranno le “cliniche mediche” attraverso le figure chiave dei tutor didattici che li supporteranno e guideranno, suddivisi in piccoli gruppi di studio, nelle discussioni, nell’analisi e nelle risposte terapeutiche dei casi loro sottoposti. (foto: Medical School)

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Patologie del pavimento pelvico

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

corpoSono oltre 4 milioni le donne che in Italia, soprattutto in Lombardia e Campania, che soffrono di patologie del pavimento pelvico, anche se molte hanno difficoltà a parlarne, soprattutto per questioni di pudore. Sono però problematiche che non devono essere sottovalutate e che necessitano di un approccio multidisciplinare per garantire la migliore cura alla paziente anche da un punto di vista psicologico, visto che spesso insorgono problemi legati alla perdita di autostima.
A confrontarsi sulle migliori esperienze gli esperti, medici ma non solo, che partecipano al 3° Corso Inter-Regionale SIUCP-Società Italiana Unitaria di Colonproctologia ospitato da Humanitas San Pio X e presieduto dal prof. Jacques Mégevand, responsabile della Chirurgia Generale dell’ospedale.
Le patologie del pavimento pelvico colpiscono prevalentemente le donne subito dopo la gravidanza o tardivamente, con diversi sintomi quali ritenzione urinaria, incontinenza, prolasso di vescica, utero e retto in varia combinazione, e alterazioni della defecazione come stipsi e incontinenza fecale, dolore pelvico.
“E’ chiara l’esigenza di definire un approccio integrato e multidisciplinare a queste patologie che hanno un impatto severo sulla donna e sulla sua socialità – spiega il dott. Leonardo Lenisa, coloproctologo di Humanitas San Pio X e direttore scientifico del convegno. – La multidisciplinarietà è necessaria per perfezionare sia la comprensione dei processi alla base delle patologie, sia l’iter diagnostico e la soluzione terapeutica definitiva. Se infatti, come dimostrato in letteratura sul trattamento del prolasso del retto, per esempio, esistono molti trattamenti ma ancora nessuno ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto agli altri, significa che la complessità della patologia richiede un trattamento “su misura” che non sempre dipende dal solo organo colpito”.
“Grazie alle nuove tecnologie chirurgiche mininvasive e robotiche, la chirurgia colorettale è diventata più efficace. L’Italia è tra i Paesi europei con il maggior numero di attrezzature per la chirurgia robotica che non sempre vengono usate alla massima potenzialità – sottolinea il prof. Marco Montorsi, rettore di Humanitas University e presidente SIC-Società Italiana di Chirurgia. – Fondamentale è la formazione dei chirurghi all’uso delle nuove tecnologie, oltre all’identificazione dei criteria per l’accreditamento delle strutture e la verifica della qualità della prestazione per queste patologie”.
Oltre alla chirurgia robotica e ricostruttiva, le altre novità di intervento – di cui esperto in Humanitas San Pio X è il dott. Ezio Ganio, sono:
· la neuromodulazione sacrale, che, grazie all’utilizzo di elettrodi collegati ad un pacemaker sottocutaneo minimamente invasivo, permette un buon recupero della funzionalità agendo sulla coordinazione delle stimolazioni nervose tra colon, retto e ano
· i bulking agents, ovvero sostanze che iniettate nella sottomucosa dell’ano – come il silicone nelle labbra – migliorano la chiusura del canale anale e possono risolvere problemi di incontinenza minore.
“Le disfunzioni del pavimento pelvico sono spesso correlate alla gravidanza e al parto, momento traumatico per la pelvi della donna. Le fasce muscolari e nervose vengono sottoposte ad un intenso “stress” che, nel breve o lungo termine, può portare ai disturbi tipici delle patologie del pavimento pelvico” spiega il dott. Alessandro Bulfoni, responsabile della Ginecologia e Ostetricia e moderatore al convegno. Al Punto Nascita di Humanitas San Pio X, la prevenzione e la riabilitazione delle patologie del pavimento pelvico si effettua con appositi corsi prima e dopo il parto grazie ad ostetriche specializzate e ad un’èquipe multidisciplinare dedicata composta da medici ginecologi, urologi e chirurghi in grado di effettuare eventuali correzioni chirurgiche con tecniche mini invasive.Oltre 1000 esperti pronti al trattamento multidisciplinare delle disfunzioni del pavimento pelvico“A conferma dell’importanza della multidisciplinarietà nelle patologie del pavimento pelvico, i corsi SIUCP organizzati in Campania e Lombardia, le regioni italiane in cui si effettuano il maggior numero di interventi di colo-proctologia, hanno visto la partecipazione di oltre 1000 medici in prevalenza esperti di colo-proctologica, ginecologia, urologi, radiologi, terapisti del dolore, neurofisiologi, gastroenterologi e fisiatri che percepiscono come esigenza crescente il confronto interdisciplinare delle conoscenze e la condivisione delle tecniche e delle strategie chirurgiche – spiega il dott. Adolfo Renzi, presidente SIUCP”.

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