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Posts Tagged ‘patto stabilità’

Colombi (Uilpa). Riscrivere il Patto di Stabilità, redistribuire la ricchezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2022

Le teorie economiche neoliberiste sono all’origine dei gravi problemi che da anni affliggono la Pubblica Amministrazione italiana. La quale è stata letteralmente saccheggiata in nome di regole finanziarie mai condivise con i cittadini, scritte non si sa dove, non si sa da chi e con l’unico fine di arricchire i privati nella speranza che creino posti di lavoro. La realtà è un’altra. Nel settore privato la disoccupazione, il precariato e i bassi salari la fanno da padroni. Nell’amministrazione pubblica abbiamo perso 500mila posti di lavoro in 15 anni, assistito a un invecchiamento demografico che non ha eguali nel mondo, ridotto la spesa di miliardi e miliardi di euro. Il risultato è che oggi il settore pubblico vive in uno stato di prostrazione e di degrado indegno del presente e del futuro del nostro Paese.Nonostante questi fallimenti, resi drammaticamente evidenti dall’emergenza pandemica, ricette draconiane continuano a essere imposte da Bruxelles in nome di una crescita che i lavoratori non vedono. Per dare un’idea fin dove può arrivare l’imbroglio neoliberista basti pensare all’economista statunitense Robert Lucas. Il quale è arrivato a sostenere che la disoccupazione involontaria è un’invenzione e che durante le fasi di recessione i lavoratori si godono il tempo libero perché è un comportamento razionale. A questo signore è stato assegnato il Premio Nobel. Ed è a ideologi come Lucas che si ispira il Patto di stabilità.L’architettura finanziaria su cui poggia il governo dell’Unione Europea, partorita dalle tecnocrazie di Bruxelles e Francoforte, è basata su regole inflessibili a cui tutti i popoli d’Europa sono sottomessi senza aver mai eletto un rappresentante che promettesse di imporle. Basta questo a rendere lecita la domanda se oggi abbia ancora senso continuare a perpetrare un tale disegno. Un disegno sensato solo per ricchi e potenti. Si tratta allora di stabilire se nel 2022 sia logico continuare a vincolare il destino dei popoli europei a banali indicatori percentuali ricavati da complicati calcoli attuariali di cui per giunta nessuno ha mai verificato l’esattezza.C’è qualcosa di paradossale nel fatto che a porre oggi questo problema a livello istituzionale europeo siano proprio alcuni dei sacerdoti che per anni hanno difeso a qualunque costo le regole del Patto di stabilità e del Fiscal Compact. La Commissione Europea su sollecitazione di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, sta avviando al proprio interno una discussione sulla revisione della governance economica del Patto di stabilità. Verrebbe da dire: bentornati nel mondo reale.Ma l’esperienza di decenni di austerità per lavoratori e pensionati in nome del rapporto deficit/PIL ci ha insegnato a non farci illusioni, almeno non per soluzioni a breve termine. Sinceramente non vorremmo che si trattasse di un’operazione di facciata che, al massimo, punti a diluire nel tempo gli effetti di nuove politiche di austerità necessarie per il rientro dei debiti pubblici di quasi tutti i Paesi europei. Debiti cresciuti a dismisura a causa della necessità di aumentare la spesa pubblica per fronteggiare la pandemia. E qui si comprende meglio la campagna della UIL, “Patto di stabilità? No, grazie”, sperando che sia seguita presto dalle altre parti sociali e da altri soggetti pubblici, sia istituzionali che privati.Chiariamoci: ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani senza lavoro, agli occupati che non arrivano a fine mese, alle donne discriminate, alle fasce della società rese deboli da decenni di neoliberismo, ai nuovi poveri che aumentano in Italia al ritmo di 500mila all’anno non interessano i tecnicismi per garantire la tenuta di un sistema politico-finanziario che quelle regole ha voluto e sempre difeso e alle quali ha legato la propria sopravvivenza. Noi partiamo da un altro presupposto. Che è radicalmente inconciliabile con i principi mercantilisti su cui si fondano quelle regole. Non si tratta di posticipare gli effetti del rientro del debito pubblico. Non si tratta di “allentare” il Patto di Stabilità per guadagnare un anno in più o due anni o cinque anni. Si tratta di abolire quelle regole e di riscriverle daccapo.Non può esistere per i popoli europei un futuro basato su austerità e tagli della spesa sociale perché il valore prodotto dal lavoro delle persone deve servire per pagare gli interessi sul debito contratto con qualche mega-fondo finanziario privato con sede in qualche non meglio specificato paradiso fiscale. Chi l’ha inventata questa trappola? Chi ha mai chiesto se siamo d’accordo? Oggi, come genitori o persino come nonni dei cittadini di domani, chiediamo che la ricchezza prodotta in ciascuna nazione europea attraverso il lavoro dei suoi cittadini venga redistribuita fra coloro che la producono: lavoratori, cittadini, imprese.Siamo tutti consapevoli della necessità di uniformare e migliorare a livello europeo le regole sui diritti sociali delle minoranze, sul contrasto al dumping sociale e contrattuale, la tutela della salute, la riduzione dei divari sociali e la protezione delle situazioni di fragilità. L’impegno dell’Europa su questi temi è giusto e nessuno di noi si sogna di chiedere un’inversione di marcia, semmai un’accelerazione.Ma come lavoratore della Pubblica Amministrazione (e come me altri milioni di pubblici dipendenti) ho la chiara percezione del fatto che le buone intenzioni potranno essere concretamente realizzate solo attraverso l’azione dei servizi pubblici e se si persegue in modo convinto un piano di rilancio del pubblico a tutti i livelli: potenziamento delle strutture, digitalizzazione, revisione dei processi organizzativi, snellimento della burocrazia, investimento sulle competenze e sulla professionalità degli operatori, staffetta generazionale su vasta scala.Parlare di cambiamento delle regole fiscali e finanziarie per la Pubblica Amministrazione non è uno slogan. È la scelta obbligata per la sopravvivenza di un sistema sociale che altrimenti rischia di essere definitivamente sacrificato sull’altare di politiche mercantiliste. Politiche che non rispondono a logiche di sviluppo equo e sostenibile, non favoriscono la diffusione di condizioni reali di benessere collettivo e non promuovono il superamento delle disuguaglianze. Finché avremo spazio e libertà di parola, non ci stancheremo di combattere questa battaglia. Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

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U.E. e patto di stabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

“Per anni, assieme ai miei colleghi del MoVimento 5 Stelle, abbiamo detto che il Two-Pack e il Six-Pack andavano cambiati. E che, nonostante i Trattati, l’Europa applicava politiche ‘procicliche’ e non ‘anticicliche’, distorcendo così i cicli economici. Sono felice di vedere, oggi, un’Europa convinta della necessità di apportare cambiamenti radicali e sostanziali. Certo, si sarebbe dovuto intervenire prima, ma adesso, che questa necessità è diventata plastica a tutti, possiamo accompagnare il percorso dall’interno del Governo. Sono contenta per il sostegno, a questa visione, che arriva anche dal Commissario Europeo all’Economia Paolo Gentiloni. Una direzione importante per tutta la politica economica europea”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Ue: illegittimo patto di stabilità voluto dalla Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Sul quotidiano online spraynews.it è pubblicata un intervista al presidente dell’associazione Eureca Angelo Polimeno Bottai, autore tra gli altri del libro “Non chiamatelo Euro”:
https://www.spraynews.it/blog-1/polimeno-bottai-il-patto-di-stabilit%C3%A0-voluto-dalla-germania-% C3%A8-illegittimo-sta-sfaldando-l-europa. I contenuti della manovra sono quelli che figuravano nei programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Dunque per dare un giudizio occorre attendere e capire questi provvedimenti mirati ad alzare il deficit di che natura sono. Se una forte quota non sarà riservata agli investimenti, e premieranno invece gli aiuti a pioggia per chi non lavora, questo potrebbe rappresentare un problema serio. Al contrario se non ci sarà un forte aumento della spesa corrente e si punterà soprattutto su investimenti nelle infrastrutture e per incentivare l’aumento dell’occupazione, allora l’aumento del deficit potrebbe davvero innescare un processo virtuoso. Occorre un ragionevole lasso di tempo per capire quanto Pil potranno produrre questo genere di provvedimenti» Una manovra che appare in rottura con la tendenza degli ultimi decenni di operare in condizioni di austerity. Ed è proprio questo il punto nevralgico del discorso: le statistiche degli ultimi venticinque anni ci dicono con chiarezza che le politiche adottate in questo lasso di tempo – politiche impostate soprattutto sull’austerità, sulla riduzione del costo del lavoro, sul taglio delle pensioni e sull’aumento delle tasse – hanno prodotto il risultato opposto a quello sperato: il debito pubblico è cresciuto e il Pil è diminuito. Per quanto riguarda i mercati non mi preoccuperei. C’è una vera e propria guerra in corso ed è normale che la risposta sia questa. Cosa pensiamo, di opporci a questo sistema trovando il favore di chi da questo ha tratto dei vantaggi enormi? La resistenza sarà strenua e fino all’ultimo, anche perché se l’Italia dovesse spuntarla altri Paesi la seguirebbero a ruota. L’Europa l’abbiamo costruita noi e non dobbiamo rinunciare a un progetto nel quale abbiamo creduto per primi. Dobbiamo invece batterci per riportarla sui binari giusti. L’unica strada è quella di impugnare queste norme illegittime nelle sedi opportune. Come EURECA, assieme al prof. Guarino, all’ambasciatore Giulio Terzi, all’economista Marcello Minenna e al costituzionalista Alfonso Celotto, abbiamo intenzione di mettere sul tavolo delle forze politiche la proposta di aggiornamento delle leggi italiane in relazione con l’Europa. L’articolo 11 della nostra Costituzione stabilisce che l’Italia può cedere quote sovranità purché ciò avvenga in condizione di parità con gli altri Stati membri. Una condizione che però non c’è visto i cittadini italiani non possono pronunciarsi in merito alle leggi europee tramite referendum come accade invece per altri cittadini europei. C’è un’urgente necessità in Italia di aggiornare il nostro assetto giuridico. I sovranisti stanno diventando forti perché gli uomini politici che li rappresentano cavalcano l’onda dei tempi e la situazione problematica e reale che stiamo attraversando. Ciò che davvero rimprovero loro è di basare la tesi della loro protesta su basi non oggettive. Non è possibile che in tutti questi anni di attacchi continui all’Europa non sia mai stata posta la problematica del processo legislativo al suo interno che ha perso la sua indispensabile matrice democratica. A tal proposito noi come EURECA, nella persona del nostro responsabile legale Federico Tedeschini, abbiamo attivato una class action pubblica sul fiscal compact. Abbiamo concluso il primo passaggio, che prevede la sollecitazione al governo e al ministero dell’Economia ad interrompere l’applicazione di questo Trattato internazionale. Ora procediamo con la seconda fase: il ricorso al Tar. Così Angelo Polimeno Bottai a spraynews.it (fonte: Macchioni Communications Carpe Diem Srl)

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Scorporare dal Patto di Stabilità i fondi strutturali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

movimento-5-stelleDa MoVimento 5 Stelle Europa. Movimento 5 Stelle batte austerity 1 – 0. È la prima volta che accade. Al diavolo Merkel, Katainen, Moscovici, Schäuble e tutti i sacerdoti dell’austerity. Il Parlamento europeo ha votato un paragrafo presentato dal gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle con il quale si invita la Commissione europea a scorporare dal Patto di Stabilità i fondi strutturali per gli investimenti antisismici. Questo significa che la quota di cofinanziamento dei fondi strutturali, compresi quelli per la prevenzione dei terremoti, non verranno calcolati nei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del patto di stabilità e crescita. Abbiamo picconato l’austerity! Mentre negli ultimi 5 anni i governi italiani (Monti-Letta-Renzi) hanno sprecato ben 1,3 miliardi di euro di fondi – stanziati a seguito dei terremoti a L’Aquila e in Emilia – per mettere in sicurezza gli edifici pubblici delle aree più a rischio, il Movimento 5 Stelle riesce in un’impresa che sembrava impossibile. Adesso ci aspettiamo che la Commissione europea dia seguito alle indicazioni del Parlamento europeo. Grazie a questo voto, Regioni, Comuni e privati avranno a disposizione una leva finanziaria importante per fare prevenzione e gestione dei rischi. Questo provvedimento riguarda il terremoto, ma non solo: sono inclusi anche gli investimenti relativi al dissesto idrogeolico, frane e smottamenti. Vogliamo mettere in sicurezza l’Italia!

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ECON, niente golden rule per il patto di stabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Maggio 2012

Ci aveva provato l’eurodeputati Roberto Gualtieri (Pd – S&D) ad inserire la golden rule, cioè la norma che, ispirandosi a quanto ipotizzato dal Premier italiano Mario Monti, chiedeva di scorporare dal calcolo del deficit nel Patto di stabilità Ue i 2/5 della spesa pubblica per investimenti. Ma non c’è riuscito. E’ stata infatti bocciata nella Commissione economica (Econ) con un leggero scarto di voti. La bocciatura ha comunque avuto un effetto positivo in quanto ha riscosso un’ampia convergenza sul fatto di non imporre criteri così stringenti da bloccare la crescita economica. Per Gualtieri significa che è ancora possibile trovare nuovi consensi e vincere in Plenaria. La commissione economica dell’Europarlamento ha poi approvato un’altra proposta importante, riguardante il cosiddetto “Fondo di riscatto del debito”, una sorta di sistema di eurobond in salsa tedesca, che prospetta la mutualizzazione del debito pubblico a livello di Eurozona. (Piero Tatafiore fonte aiccre)

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Maltempo e deroghe patto stabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Proposta presentata a Napoli dall’Associazione di Enrico Letta e dal vicepresidente dell’Anci Roberto Reggi Possibilità, per gli enti locali in stato di emergenza, di derogare al Patto di stabilità interno per la messa in sicurezza del territorio, formazione obbligatoria per i delegati alla protezione civile in maniera da accrescere la cultura e le competenze della prevenzione e della gestione  delle emergenze da parte degli amministratori locali, copertura assicurativa a tutti gli amministratori locali con deleghe alla protezione civile. Sono alcuni dei punti chiave della proposta di legge sulle “misure in favore degli amministratori locali con deleghe alla protezione civile”, messa a punto da TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento ad Enrico Letta, e presentata a Napoli presso la sede campana dell’Associazione dei Comuni. Tra i presenti, gli ideatori della proposta Guglielmo Vaccaro, deputato del PD, e Roberto Reggi, vicepresidente nazionale Anci con delega alla Protezione Civile e sindaco di Piacenza e Nicola Carrano, sindaco di Atrani, cittadina della Costiera Amalfitana, colpita da un’alluvione due mesi fa.  La bozza della proposta di legge verrà inviata la settimana prossima a tutti i deputati e i senatori della Repubblica per essere depositata entro ilo 18 novembre. «Si tratta – spiega Guglielmo Vaccaro – di una regolamentazione necessaria per la gestione delle emergenze a livello locale. Assistiamo da anni a disastri che spesso gli amministratori provinciali e comunali non sono in grado di affrontare. È un modo efficace per tutelare non solo l’amministratore, che viene messo nelle condizioni ottimali di gestire la macchina dei soccorsi, ma l’intero territorio in difficoltà, che a causa del patto di stabilità spesso vede rallentare se non addirittura fermare il ripristino dei servizi e la messa in sicurezza delle aree.

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Patto di stabilità e crisi greca

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2010

Il profondo disagio che attraversa la società greca è il risultato di una società europea fragile ed esposta a diversi rischi per mancanza di un disegno politico che vada oltre le intese finanziarie sulle quali si è voluto fissare l’unità continentale. Ma la Grecia non è la sola ad essere esposta a un possibile tracollo economico e sociale. Lo dobbiamo all’incapacità di esprimere la propria solidarietà “corale” degli altri stati. Agli egoismi che ciascuno di essi mostra di nutrire a danno degli altri se si pensa che lo stesso prestito concesso alla Grecia ha degli interessi alquanto alti. Faceva osservare giustamente giorni fa, in un suo intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che se non si riforma il patto di stabilità e si rafforza il governo economico dell’Unione il caso della Grecia è destinato a moltiplicarsi. In altre parole non basta avere un meccanismo di osservazione dei bilanci ma occorre poter intervenire per imporre le riforme strutturali dei bilanci pubblici, renderle più incisive, perché su di loro pesa la mancata crescita di alcuni paesi e l’Italia è tra questi. D’altra parte è impensabile prescindere dalla solidità del sistema finanziario e questo non si rafforza se il tessuto sociale è incapace di essere virtuoso e, nel caso italiano, significa anche evitare gli sprechi e non fare le riforme onerose perché non si è in grado di eliminare le fonti degli sperperi pubblici e privati a vantaggio di settori imprenditoriali che puntano solo alla speculazione e a facili guadagni. (ar)

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Assistenza ai Comuni che non rispetteranno il patto di stabilità

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2009

La proposta avanzata da Sergio Chiamparino di prestare assistenza ai Comuni che non rispetteranno il patto di stabilità è pienamente condivisibile. E’ irragionevole non permettere agli enti ‘virtuosi’, ovvero con i bilanci in attivo, di investire le risorse a disposizione, avviando opere pubbliche che altrimenti rimarrebbero congelate e aiutando concretamente tante imprese oggi in difficoltà. La Mozione presentata dal Segretario del PD Dario Franceschini e approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati con il parere favorevole del Governo è finalizzata ad allentare i vincoli del patto di stabilità per consentire agli enti locali di spendere subito i soldi che hanno in cassa. Questo consentirebbe alle nostre Province e ai nostri Comuni di svolgere un ruolo importante per uscire dalla recessione, mettendo in circolo risorse che diano nuovo ossigeno al nostra sistema economico. Il Sottosegretario Michelino Davico dovrebbe spiegarci perché il Governo si è limitato a introdurre un emendamento al DL incentivi che di fatto svuota la Mozione Franceschini prevedendo uno stanziamento insufficiente rispetto all’obiettivo di sbloccare gli investimenti e i pagamenti degli enti locali e per di più scaricando sulle Regioni l’onere di provvedere alle risorse necessarie. E’ grave che Governo e maggioranza ritornino sui loro passi, disattendendo un atto votato dalla Camera e contraddicendo se stessi.

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Dichiarazione del Sen. Mauro Marino (PD)

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2009

“Condivido pienamente la proposta avanzata dal Sindaco Sergio Chiamparino di escludere le spese per la sicurezza dal patto di stabilità. Auspico che il Governo possa dare una risposta positiva all’esigenza di non penalizzare le amministrazioni locali virtuose che devono poter utilizzare le risorse in cassa, oltre che per gli investimenti, la realizzazione di opere immediatamente cantierabili e il pagamento dei fornitori (come richiesto dalla Mozione Franceschini), anche per potenziare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, migliorare il loro parco auto, contrastare il degrado, attuare i patti locali per la sicurezza.  Ricordo, poi, che in occasione dell’audizione del Ministro Maroni, in Commissione affari costituzionali avevo sollecitato una maggiore attenzione alla politica degli accordi bilaterali, in particolare prevedendo che coloro che vengono condannati in Italia scontino poi la pena nei Paesi d’origine, un elemento che produrrebbe un effetto deterrente nei confronti di chi entra in Italia al solo scopo di delinquere”.

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Enti locali: Porfidia, Basta decreti-spot

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

“E’ necessario cogliere il dato politico dell’approvazione senza voti contrari delle mozioni presentate dall’opposizione per l’allentamento del Patto di stabilità per comuni e province su cui c’è stato il parere favorevole del governo” lo dichiara in una nota l’on. Americo Porfidia, “Dopo questi primi mesi di legislatura il governo si è prodigato nell’emanare un numero enorme di decreti, spesso inerenti la stessa materia e a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, vanificandone il significato e denunciandone l’intima inutilità. Più che decreti d’urgenza sono apparsi spesso come spot e niente più. Purtroppo i problemi reali e concreti del paese – aggiunge il deputato – non sono stati seriamente presi in considerazione tutto a svantaggio dei cittadini. E’ sintomatico che con l’approvazione delle mozioni di ieri la prima iniziativa che affronta un dato concreto come la situazione economica degli enti locali nasca da proposte dell’opposizione. Ci auguriamo – conclude l’on. Porfidia – che il governo prenda definitivamente coscienza dei problemi del paese reale, che la finisca di scaricare il peso della crisi economica sulle spalle degli enti locali, quelli più prossimi ai cittadini sui quali in ultima istanza vanno a ricadere i maggiori disagi. Basta inondare il Parlamento di decreti-spot, che il governo affronti responsabilmente il proprio ruolo nel rispetto del Paese.”

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Crisi: Patto di stabilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2009

Dichiarazione dell’on. giorgio merlo (pd) “L’abbiamo chiesto più volte e adesso non si può più rinviare: rivedere le regole del patto di stabilità è indispensabile per ridare fiato agli enti locali e rilanciare gli stessi investimenti.  I vincoli imposti dalla politica economica del Governo rischiano di mandare in bolletta le amministrazioni comunali e creare problemi per gli stessi pagamenti alle imprese fornitrici.  Chiedo troppo se su questo versante è possibile un’azione politica comune tra i parlamentari piemontesi di maggioranza e opposizione?”.

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