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Perché il futuro a volte ci fa paura?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

È una prospettiva inquietante ma realistica. Ci sconcerta, in pari tempo, l’atteggiamento di chi preferisce vivere nel presente, pur esaltando il futuro, perché predilige restare nella nicchia che si sono costruiti e che meglio li definisce. Il domani resterà un’incognita che costoro non si sentono d’affrontare. Significa lasciare il certo per l’incerto, il sicuro per l’insicuro, il benessere da qualcosa di vago e d’impreciso. Ecco perché l’oggi continua a pesarci e a restare fermo al suo presente senza consentirci di decollare per raggiungere una meta che è la somma della nostra maturità, del riscatto, della più genuina e autentica identificazione con la nostra morale interiore.
È anche una paura atavica: hic sunt leones. Si guarda al futuro allo stesso modo del viaggiatore antico che scrutava i territori, inesplorati, con grandi timori e temeva di avventurarsi presagendo pericoli d’ogni genere.
Per nostra fortuna abbiamo avuto in ogni mestiere dei pionieri. Esploratori capaci di superare le barriere fisiche e psicologiche e penetrare nel cuore delle cose, di scrutarle e di riportarci messaggi chiari, sulla loro natura, anche se il percorso non si è rivelato sempre cristallino e improntato alla ricerca pura, alla voglia di dare, senza ricevere in cambio, vantaggi economici e di carriera.
È un prezzo che, in ogni caso, è stato pagato senza battere ciglio. Siamo consci che ogni progresso si porta dietro, come una zavorra, questo genere di pesi.
Ciò non toglie valore alla scoperta, alla nuova via che è stata tracciata. Verrà il tempo che scrollerà di dosso i pesi superflui per puntare all’esclusivo valore che ci accomuna.
Ci troviamo, anche in questa circostanza, a dover soppesare le logiche del presente con le ragioni del futuro. La caducità di chi vive per l’oggi e la saggezza di chi riesce a guardare oltre l’orizzonte.
È come chi scruta la distanza davanti alla distesa di un oceano e chi lo fa sulla cima di una montagna.
Il primo vede la linea dell’orizzonte più vicina, di quanto non lo è per l’osservatore che si porta sulle vette più alte del mondo. È una questione d’altezza e di profondità di discernimento.
È anche la strada che ci conduce alla “grande sintesi” che rivela la sua intima essenza in termini dinamici, di una dinamica tutta animata da “telejois”, come direbbe Aristotele. Freccia che coglie nel segno come direbbe il poeta. Noi vediamo tutto ciò come pilotati da un vettore logico, come il bit informazionale e fisico come un’onda portante. In quest’orizzonte universale nascono la prospettiva e la proposta di un nuovo tipo di morale. Per chi cammina, per chi naviga, per chi vola, per chi scruta, per chi cresce, l’orientamento è parte funzionale e costituzionale. Così come dice, ed è il primo a scandirlo, il codice genetico. Co-dice non di carta ma di carne: costitutivo dell’essere là do-ve il principio d’identità non tollera contraddizione. Orientare la propria vita significa come prendere coscienza di sé, come accettarsi, come conoscersi e farsi riconoscere. Come l’esplorare il poter essere e come attuare il dover essere. Tutto intorno all’essere, che è nel divenire. I due aspetti, già contrapposti tra loro da due filosofie contrastanti hanno bisogno di una sintesi che li raccolga e li fondi. Quando riusciremo coralmente a prenderne coscienza l’augurio per l’umanità sarà quello che non possa essere troppo tardi per rinsavire. (Riccardo Alfonso)

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La paura del Covid-19 blocca i comizi di Trump: nuvole nere sulla rielezione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

Poche settimane dopo il discorso di Donald Trump a Tulsa in Oklahoma, tenutosi il 20 giugno scorso, lo Stato ha subito un’impennata di contagi Covid-19. Non si è assolutamente certi della causa ma “con ogni probabilità” il rally di Trump e le manifestazioni sull’ingiustizia razziale hanno aumentato i contagi, secondo il dottor Bruce Dart del Dipartimento di Sanità dell’Oklahoma. Va ricordato che al comizio di Trump non era obbligatorio l’uso di mascherine e ovviamente gli assembramenti sono stati pericolosi anche se il numero di presenti doveva essere stato molto più grande. Infatti, il 45esimo presidente è stato deluso dal numero di sostenitori. Un milione di individui avevano fatto richiesta dei biglietti gratis ma solo 6mila si sono presentati in un’arena con 19mila posti. I sedili vuoti hanno causato la rabbia all’attuale inquilino della Casa Bianca il quale ha una sete insaziabile di incontrare il suo pubblico e creare una narrativa televisiva di popolarità. Lo share per Trump è indispensabile. La paura del Covid-19 ha però tenuto lontano molta gente creando paura per Trump e il futuro dei suoi rally.
Trump ha cancellato il susseguente comizio programmato per Portsmouth nello Stato del New Hampshire, giustificandolo con le previsioni atmosferiche poco promettenti e per ragioni di “sicurezza”. In realtà si crede che la paura di avere pochi spettatori a causa del Covid-19 lo ha costretto alla decisione. Non è facile trovare luoghi che accettino assembramenti di persone considerando le ovvie preoccupazioni della pandemia. Nel caso del New Hampshire, il governatore Chris Sununu, repubblicano come il presidente, aveva indicato che non si sarebbe presentato per non mettere a rischio se stesso e la sua famiglia.La stessa paura ha costretto Trump a ridimensionare la Convention repubblicana. Originalmente programmata per il North Carolina, il 45esimo presidente aveva cambiato sede perché il governatore Roy Cooper aveva espresso preoccupazioni sulla sicurezza e richiesto un ridimensionamento con regole precise per ridurre i contagi. Trump aveva deciso di spostarla in Florida ma con l’impennata dei casi positivi nel Sunshine State ha deciso che le celebrazioni programmate per Jacksonville saranno cancellate. Adesso sembra che alcune parti della convention si terranno in North Carolina ed altre in Florida. In sintesi, la paura del Covid-19 ha costretto l’attuale inquilino della Casa Bianca a cambiare strategia sulla convention dando l’impressione di poca leadership.Trovandosi indietro nei sondaggi nazionali ma anche in parecchi degli Stati in bilico che storicamente hanno deciso le elezioni, Trump aveva bisogno dei suoi rally per cercare di ribaltare la situazione. Mancano meno di cento giorni all’elezione del 3 novembre e il tempo stringe. La paura del Covid-19 ha costretto Trump a cercare alternative ai comizi per cambiare rotta. Ecco come si spiega la riattivazione delle conferenze quotidiane sul Covid-19 alle quali i media sono quasi costretti a essere presenti. Si tratta di situazioni in cui Trump si presenta ai giornalisti solo senza i soliti esperti come il notissimo virologo dottor Anthony Fauci e la dottoressa Deborah Leah Birx, coordinatrice della task force della Casa Bianca sul Covid-19.
La paura di recarsi alle urne per votare sta causando anche grandi timori agli elettori i quali stanno dando chiari segnali di favorire il voto per corrispondenza. Trump lo teme poiché crede, senza buone ragioni, che lo danneggerebbe politicamente, cercando di denigrarlo come fonte di frode elettorale. Recarsi a votare in persona avverrà in quegli Stati in cui non si permette il voto per posta che faranno correre il rischio di contagio agli elettori.La paura dei contagi avrà un serio effetto su tutti ma specialmente sugli anziani. Questo gruppo ha favorito Trump nel 2016 ma adesso lo stanno abbandonando a causa della paura del Covid-19 e della mancata leadership di Trump nell’affrontare la pandemia. In Florida, per esempio, Stato critico per la vittoria, Joe Biden è avanti di 10 punti su Trump con gli elettori over 65. In Michigan il margine di Biden su Trump con gli over 45 raggiunge undici punti. La paura del Covid-19 ha aperto gli occhi agli anziani e alla stragrande maggioranza degli americani che Trump parla a ruota libera e non li può proteggere da questo nemico invisibile. Trump dunque cerca in tutti i modi di crearsi altri nemici come i manifestanti di alcune città americane dove continua qualche scontro con le forze dell’ordine. Il 45esimo presidente ha mandato agenti federali, in alcuni casi senza divise, per difendere la proprietà federale ma anche per dare l’impressione che lui è il presidente della “legge e l’ordine”. Si tratta ovviamente di una diversione dal fatto che 150mila americani hanno perso la vita al Covid-19 e altri 4 milioni sono contagiati.
Trump ha espresso non poche volte tendenze autoritarie ma nel caso della pandemia è stato in grande misura assente, incapace di difendere gli americani dal nemico invisibile. Ha delegato ai governatori il compito di affrontare il Covid-19 senza elaborare una strategia nazionale simultanea. Si è caduti in una situazione sequenziale in cui il virus è stato più potente nel Nordest e poi nelle ultime settimane i focolai si sono spostati nel Sud e nell’Ovest. Mancano tre mesi all’elezione e Trump continua in grande misura nella stessa strada che non elimina la paura dei contagi. Si crede che l’esito dell’elezione potrebbe non essere immediato poiché molti americani voteranno per corrispondenza e il conteggio dei voti richiederà più tempo del normale. Per creare ancora di più paura nella mente di molti americani Trump ha persino ventilato che potrebbe non accettare l’esito dell’elezione. In un periodo in cui manca la sicurezza Trump non solo non rassicura ma getta persino benzina nelle fiamme dell’incertezza. Il caos gli va bene. Ai leader autoritari o aspiranti tali il caos offre opportunità per mantenersi al potere senza preoccuparsi della democrazia. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Le elezioni al tempo del covid-19: il voto per posta e la paura di Trump

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

by Domenico Maceri, PhD “Ai repubblicani piace il voto per posta quando è usato da gente con due case ma non da gente che ha un secondo lavoro”. Così Terry McAuliffe, ex governatore della Virginia, mentre rispondeva all’attacco al voto per posta di Donald Trump il quale lo ha etichettato di “terribile” perché “nessun repubblicano vincerebbe mai più”.
Con la pandemia del covid-19 i leader democratici hanno già insistito che per la sicurezza dei cittadini bisogna cominciare a prendere le precauzioni necessarie per garantire il diritto al voto. Il presidente Trump, ufficialmente residente della Florida, vota per corrispondenza perché risiede temporaneamente a Washington e gli sarebbe difficile, ma non impossibile, recarsi alle urne in persona. Per il 45esimo presidente votare per posta va tutto bene ed è completamente legittimo ma solo per pochi. Per gli altri, continua Trump, ci sarebbe il rischio di troppi brogli. In realtà, Trump riflette la paura repubblicana che vede qualunque aumento degli afflussi alle urne come pericolo alla loro sopravvivenza politica.Il Partito Repubblicano ha una lunghissima storia di sopprimere il diritto al voto agli elettori credendo, giustamente, ma non completamente, che meno elettori esercitano il loro diritto, migliori risultati loro potranno ottenere. Anche quando si tratta di rischiare la vita i repubblicani scelgono la strada più propensa a ridurre il numero di elettori. Lo si è visto nelle recenti elezioni dello Stato del Wisconsin. Il governatore del Badger State (Stato tasso), Tony Evers, democratico, aveva dato un ordine esecutivo per rinviare l’elezione, ma la legislatura, dominata dai repubblicani, si è opposta. Alla fine la Corte Suprema dello Stato, con 5 giudici tendenti a destra e 2 a sinistra, ha favorito i repubblicani e l’elezione si è tenuta, nonostante il rischio del coronavirus.L’obiezione di Trump e dei repubblicani al voto per posta ci viene anche dimostrata con i loro tentativi di rendere difficile l’esercizio al voto alla classe bassa che tipicamente vota per i democratici. Ecco come si spiegano tutti i loro sforzi che spesso richiedono carte di identità quando gli elettori si recano alle urne. In effetti, queste carte di identità non sono ritenute necessarie in molti Stati perché i controlli sono già stati effettuati in precedenza. L’idea che un cittadino si presenti a un seggio per votare usando l’identità di un’altra persona è rarissima. Rischiare pene severissime per votare non è allettante per nessuno anche perché in molte elezioni in America meno del 50 percento partecipa al voto. Nelle elezioni presidenziali tipicamente si passa la soglia del 50 percento ma in altre spesso la cifra è inferiore al 40 percento. Nella recente elezione in Wisconsin solo il 34 percento ha partecipato. L’idea di frode elettorale, spesso citata dai repubblicani, è dunque inesistente come ci rivelano parecchi studi. Avviene rarissimamente. Uno di questi casi è successo però nell’elezione del 2018 in North Carolina ma a barare non furono i democratici bensì i repubblicani. Un individuo che lavorava per candidati repubblicani si era presentato in case di anziani e aveva promesso di raccogliere le loro schede elettorali per recapitarle ai seggi ma invece le distrusse.Gli aspetti positivi del voto per posta però sono tanti perché rendono più conveniente la partecipazione. Ecco perché gli Stati del Colorado, Hawaii, Oregon, Washington e Utah lo usano esclusivamente anche se offrono la possibilità di consegnare personalmente le schede elettorali all’ufficio della contea di residenza dell’elettore. Una trentina di altri Stati permettono il voto per posta su richiesta degli elettori senza nessuna spiegazione mentre altri richiedono giustificazione come malattia, residenza all’estero o fare parte del servizio militare. In alcuni casi rari, però, il voto per posta richiede la presenza di un testimone e in rarissimi casi persino la presenza di un notaio.Con la vittoria scontata di Joe Biden per la nomination del Partito Democratico le rimanenti elezioni di primarie sono quasi divenute irrilevanti. Preoccupa però l’elezione di novembre che vedrebbe Trump e Biden avversari in un’elezione con l’ombra incombente del coronavirus. L’attuale inquilino della Casa Bianca sta facendo di tutto per riaprire l’economia e tentare di rilanciarla, limitando le perdite, sperando nel miracolo della ripresa economica che lui vede come la sua carta vincente. Dall’altro lato i democratici sono preoccupati dall’inerzia repubblicana per accertarsi che l’elezione di novembre venga condotta in modo adeguato anche se si prevede e spera che il covid-19 sarà solo una bruttissima memoria. Ciononostante la preoccupazione di una seconda ondata di contagi potrebbe avere un forte impatto negativo all’afflusso alle urne. Ecco perché i democratici hanno insistito che lo stimolo di 2,2mila miliardi approvato recentemente includesse 400 milioni di dollari dedicati a facilitare le elezioni. Non sarà ovviamente sufficiente. Ecco perché la senatrice Amy Klobuchar, democratica del Minnesota e già candidata alla nomination del Partito Democratico, ha introdotto un disegno di legge che richiederebbe a tutti gli Stati di offrire la scelta di votare per posta o recarsi alle urne. Non andrà in porto per l’opposizione dei repubblicani ma quella sarebbe la strada giusta per un’elezione democratica.Alcuni studi ci dicono che nelle elezioni condotte per corrispondenza si ottiene più democrazia poiché 3 percento in più di elettori vi partecipano. Non si tratta di una cifra grande ma abbastanza da potere essere decisiva, soprattutto in quella decina di Stati in bilico che spesso decidono le elezioni presidenziali. Va ricordato che nel 2000 George W. Bush fu eletto presidente avendo avuto la meglio in Florida con un margine di 500 voti. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Coronavirus: dopo la paura, ora si specula sul dolore

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Sono molti i casi di speculazione e anomalia che, purtroppo, abbiamo dovuto affrontare nel corso di questa pandemia. Finora, però, ci eravamo imbattuti in forme di sciacallaggio che facevano leva sulla paura, oggi ci troviamo di fronte a chi specula sul dolore.Abbiamo ricevuto, infatti, una richiesta di aiuto da parte di una famiglia che ha perso un caro a causa del coronavirus, nel milanese. Dopo ore e giorni pieni di dolore e di ansia, i familiari sono stati contattati dall’impresa di pompe funebri che chiede un importo di circa 4.000 Euro per far avere loro l’urna cineraria e poter procedere alla sepoltura.
Sembrerebbe, infatti, che sia stata loro addebitata una tariffa giornaliera (di circa 200 Euro al giorno) per i giorni in cui la salma era ospitata presso una struttura dell’Emilia Romagna in attesa della cremazione.
Una vicenda inverosimile e vergognosa, che ci auguriamo sia frutto di un errore, che comunque approfondiremo per capire di chi sono le responsabilità.Nelle aree di Bergamo e del confine con il Piemonte ci risulta che i costi chiesti alle famiglie dei defunti siano notevolmente inferiori, anche per le cremazioni avvenute fuori provincia o fuori regione.Ci auguriamo, pertanto, si tratti di un caso isolato. Se così non fosse invitiamo le famiglie coinvolte a segnalarcelo, li assisteremo con discrezione e rispetto, per fare in modo che al dolore provato non si debba aggiungere anche la rabbia.Chiediamo, infine, al Governo, alle istituzioni locali delle aree in cui il fenomeno di mortalità è più elevato, nonché in tutto il resto del Paese, di controllare con attenzione che nel proprio territorio non si verifichino atti simili, che non sia permesso a nessuna struttura di chiedere compensi per lo stazionamento delle salme, di cui dovrà farsi carico il Comune di riferimento.

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“Troppe diserzioni dalle strutture sanitarie per paura di contagi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

“Gli uomini e le donne colpiti da un tumore urologico, come tutti i malati oncologici, sono esposti ad un rischio maggiore d’infezione da Coronavirus. E’ quindi necessaria una valutazione molto precisa e attenta per individuare i rischi e benefici che si corrono nel non sottoporsi ad esami e terapie piuttosto che nel recarsi nelle strutture sanitarie”. E’ quanto dichiara la Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) che invita quindi tutti i pazienti italiani colpiti da tumore della prostata, vescica, rene o testicolo a seguire scrupolosamente le indicazioni dei medici curanti. “In queste settimane molto complesse per l’intero Paese serve un approccio ancora più personalizzato per ogni singolo paziente da parte degli uro-oncologi – afferma Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO -. Bisogna tenere conto sia dell’esigenze del singolo malato che delle attuali condizioni, di oggettiva difficoltà, che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale. Comprendiamo le paure dei pazienti e dei loro familiari ma non andare in ospedale, per un esame o un trattamento, può essere molto pericoloso. Questo vale soprattutto per quelle persone colpite da un carcinoma ad uno stadio avanzato o metastatico”. “Alcuni esami o interventi chirurgici possono tuttavia essere posticipati per un breve periodo di tempo senza prevedibili significative conseguenze negative – aggiunge Renzo Colombo, Vice Presidente della SIUrO -. Per esempio le valutazioni trimestrali del PSA per la sorveglianza attiva di un tumore alla prostata, le instillazioni endovescicali di chemio o immunoterapici in fase avanzata di mantenimento, le cistoscopie di follow-up a lungo termine, le resezioni endoscopiche di piccole neoformazioni vescicali superficiali e a basso potenziale di malignità, possono essere giustificatamente posticipate per un breve periodo di tempo. Ma questa decisione deve sempre essere stabilita, caso per caso, dal singolo specialista o dal team multidisciplinare che sta seguendo il paziente”. “In molti centri non siamo più in grado di operare i pazienti perché interi reparti di urologia o oncologia sono impegnati a contrastare l’emergenza Coronavirus – prosegue Giario Conti, Segretario della SIUrO -. Questo sta avvenendo soprattutto nelle Regioni del nord, prima fra tutte la Lombardia, dove la pandemia è maggiormente estesa. Tuttavia sono state identificate delle specifiche strutture sanitarie Covid-19 free dove i pazienti uro-oncologici possono essere messi in lista d’attesa. In molti casi sono gli stessi medici o chirurghi che si spostano da un centro all’altro della Regione per operare o somministrare le terapie anti-cancro”. A breve la SIUrO, insieme ad altre Società Scientifiche, emanerà un documento con delle raccomandazioni, per pazienti e specialisti, che devono affrontare un cancro urologico in queste settimane travagliate. “Vogliamo rassicurare gli oltre 600 mila italiani che vivono con una diagnosi di tumore genito-urinario – conclude Lapini -. Nonostante le grandi difficoltà e le incertezze di questi giorni possiamo ancora garantire l’assistenza ai nostri pazienti. Raccomandiamo poi a malati e caregiver di seguire con particolare attenzione le norme e i limiti stabiliti dalle recenti ordinanze”.

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Problema coronavirus e andamento della Borsa di Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

A cura di Andrea Carzana, Gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments. Il crollo della Borsa di Milano di ieri mattina è dovuto principalmente alla paura. Fino alla settimana scorsa si pensava che il problema coronavirus fosse limitato principalmente alla Cina, ma che, anche in quella zona, la situazione si stesse normalizzando, tanto che lentamente, alcuni stabilimenti produttivi stavano riaprendo. Ora si sta diffondendo il timore che, anche in Italia, alcune imprese possano chiudere e che vengano limitati gli spostamenti di merci e persone per circoscrivere la diffusione dell’infezione. Questo avrebbe un impatto negativo sull’economia europea, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di crescita bassa. A livello industriale, le aziende avevano aumentato le scorte di magazzino in vista del Capodanno cinese, quindi, nel breve, non ci saranno problemi di scorte, ma se la produzione non venisse riavviata rischieremmo di avere un problema a livello di supply-chain. Lato consumi, la Cina sta indubbiamente soffrendo e questo ha ricadute anche sull’Europa e sull’Italia. Ci si augura che questo blocco a livello italiano non perduri.

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La paura della morte

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La considero l’espressione più drammatica dell’Io narcisistico che si oppone all’universo. Chi è tranquillo davanti alla prospettiva della morte rivela di aver fatto un grande salto dalla identificazione con il sé alla identificazione con l’essere. Un nulla che abbiamo voluto, in un moto estremo d’orgoglio frammisto a presunzione, riempire di un qualcosa che ci appaghi. Ma è una pura illusione. Noi nasciamo poiché si compongono due sistemi creativi: quello per clonazione e l’altro per un atto sessuale. Il primo ci duplica ed il secondo ci differenzia. Il primo finirebbe con il renderci tutti uguali fisicamente e mentalmente mentre il secondo determina le opportune variazioni per farci sentire diversi per quel poco che basta per riempire d’orgoglio o per annichilire le nostre mire personalistiche. Esse si riconducono al desiderio di quanti ricercano la lode, l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso e si tormentano se non ce l’hanno. Che poi costoro, arsi dal successo, riescano, pur privi dell’elogio e del consenso degli altri, a ritrovare per altri versi, una loro identità resta un fatto puramente illusorio. A pensarci bene, è lo stato più precario in cui si possa trovare un essere umano. (Riccardo Alfonso)

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In Cile si respira un’atmosfera di paura e caos

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è preoccupata per l’atmosfera di paura e caos che si respira in Cile. Secondo l’Istituto Nazionale per i Diritti Umani cileno (INDH), dall’inizio delle proteste la settimana scorsa sono state uccide 5 persone, 584 sono rimaste ferite, di cui 245 da armi da fuoco, e 2.686 persone sono state arrestate, tra cui 297 bambini e adolescenti. Diversi cileni più anziani lamentano di sentirsi un po’ come ai tempi della dittatura militare di Pinochet (1973-1990) quando l’esercito pattugliava regolarmente le strade delle città. Anche a Temuco, capitale della regione dell’Auracanía i manifestantivengono aggrediti dalle forze di sicurezza con gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Temuco è il centro degli indigeni Mapuche che con più di un milione di persone costituiscono il gruppo indigeno più grande del paese. I Mapuche sono circa il 10% della popolazione cilena e continuano a subire discriminazione e repressione. Gli attivisti mapuche sono gli unici a essere processati in base alla Legge sull’antiterrorismo, risalente ai tempi di Pinochet e criticata a livello internazionale. La stessa legge, che permette l’incriminazione sulla base di testimonianze anonime e non verificabili, permette alle autorità di estendere il carcere preventivo per mesi e addirittura anni. L’INDH riporta anche accuse di tortura e di trattamenti degradanti su base sessuale da parte delle forze di sicurezza. Il passo indietro fatto dal presidente Piñera sull’aumento dei prezzi dei mezzi pubblici e l’ammissione di aver valutato male la situazione arrivano troppo tardi. Di fatto le condizioni sociali di una fetta importante della popolazione cilena sono preoccupanti. Lo stipendio medio in Cile è di 500 Euro e per ca. il 60% delle famiglie questo non basta per arrivare a fine mese. Per i Mapuche, spesso tra i più poveri del paese, la situazione si aggrava a causa della perdita della propria terra e la distruzione delle loro basi culturali. A ciò si aggiunge l’arbitrarietà delle forze di sicurezza nei loro confronti che raramente viene perseguita legalmente. L’Europa dovrebbe approfittare delle proteste in corso per indagare sulle violazioni dei diritti umani in tutto il paese e in particolare nell’Araucanía e per chiedere al governo cileno di rispettare i principi di uno stato di diritto. L’ex presidente cilena e attuale Commissaria per i Diritti Umani dell’ONU Michelle Bachelet ha annunciato lo scorso 24 ottobre di voler inviare una commissione indipendente per indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani commessi durante le proteste in Cile.

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Due mesi di paura e stenti nella provincia di Ituri, in RDC

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

A due mesi dalle violenze che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case nella provincia orientale di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, un grave sottofinanziamento e la crescente insicurezza hanno reso un numero crescente di persone bisognose di assistenza umanitaria e hanno impedito il loro ritorno a casa.
Nelle ultime tre settimane di giugno soltanto, oltre 145.000 persone costrette a fuggire di recente hanno cercato sicurezza e assistenza nei campi per sfollati interni e rifugiati nella provincia di Ituri, mentre si stima che altre 215.000 persone siano fuggite in aree vicine. I numeri reali sono difficili da verificare, a causa delle difficoltà di accesso in alcuni luoghi e dell’ampia area da cui le persone sono fuggite. In migliaia hanno continuato a fuggire da allora, anche se con minore frequenza.A causa della continua violenza tra gruppi armati, molti hanno paura di fare ritorno a casa. Durante una recente missione nella città di Djugu per fornire assistenza, lo staff dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha trovato un villaggio vuoto dopo l’altro e innumerevoli case date alle fiamme e abbandonate.Le persone sono state costrette a trovare un rifugio ovunque ne avessero la possibilità. Alcune sono state accolte da altre famiglie. Molte sono state costrette a dormire all’aperto. Drodro, una città relativamente piccola, ha visto la sua popolazione triplicarsi in sole poche settimane, mentre le scuole locali e le chiese sono state trasformate in grandi, squallidi dormitori.Il nostro staff ha raccolto numerose testimonianze di persone che hanno perso i loro familiari. Alcune persone che avevano tentato di rientrare a casa per prendere cibo e beni di proprietà sono state uccise da gruppi armati come avvertimento agli altri di non tornare. E’ stata riscontrata una prevalente paura per il futuro.I bisogni più urgenti riguardano l’alloggio, l’acqua, i servizi igienici, le cure sanitarie e il cibo. A causa delle condizioni di sovraffollamento, le donne e le bambine sono ad alto rischio di violenza sessuale e di genere. Le scarse condizioni igieniche, dovute alla mancanza di acqua pulita e di latrine, aumentano il rischio della diffusione delle malattie.L’UNHCR sta fornendo assistenza nei campi per sfollati interni, dove sta costruendo capannoni collettivi di emergenza per le persone costrette a dormire all’aperto, e rifugi individuali per le famiglie più vulnerabili. Tuttavia, occorrono urgentemente dei rifugi nuovi per permettere di liberare le scuole prima che cominci il nuovo semestre all’inizio di settembre. Vengono forniti i beni domestici essenziali, ma il bisogno è di gran lunga superiore alle scorte attuali dell’UNHCR.I finanziamenti per questa crisi umanitaria rimangono ad un livello criticamente basso. L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale di farsi avanti con ulteriori fondi e permettere alle organizzazioni umanitarie di fornire un’assistenza salvavita di base. Finora nel 2019 l’UNHCR ha ricevuto solo il 32% dei 150 milioni di dollari statunitensi richiesti per le sue operazioni.

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Il petrolio cresce per la paura

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. Il recente andamento del prezzo del petrolio riflette qualche cosa di più serio e complesso rispetto al solo comportamento della domanda e dell’offerta. Ora è al livello di circa 70 dollari al barile. Una crescita importante dai 53 dell’inizio dell’anno. Solitamente l’aumento è spiegato con la decisione dei Paesi dell’Opec e della Russia di diminuire la loro produzione. A dicembre avevano annunciato di ridurla di 1,2 milioni di barili al giorno (bpd). A ciò naturalmente si aggiungono gli effetti della crisi politica e sociale del Venezuela, dell’embargo americano verso l’Iran, della preoccupante crescente incertezza sulla situazione libica e del raffreddamento della crescita globale.
Globalmente, la produzione e il consumo di petrolio oggi si stimano in circa 100 milioni di bpd. Si dimentica, però, di dire che le evoluzioni negative sono ampiamente compensate dall’aumento della produzione di petrolio da parte degli Stati Uniti, che hanno raggiunto i 12 milioni di bpd. Anche le esportazioni americane di petrolio hanno toccato il livello record di 3,6 milioni bpd e ci si aspetta che presto arrivino fino ai 4,6 milioni bpd. Si stima che la produzione giornaliera di petrolio da parte dei paesi non-Opec, con gli Usa in testa, possa presto crescere di circa 2 milioni di barili al giorno.
Già nel 2018 il prezzo medio del barile di greggio aveva registrato un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Però, l’aumento della media annuale salirebbe al 65% se il paragone lo facessimo con i dati del 2016, quando il prezzo del barile era poco sopra i 40 dollari. Certamente sono lontani anni luce dai 100 dollari del periodo 2011-2013 e dai picchi di 150 dollari nel mezzo dell’euforia speculativa legata alla grande crisi finanziaria. Com’è noto, a ottobre del 2018 si raggiunsero i 73 dollari al barile per poi scendere ai 53 dollari di dicembre. Da gennaio scorso il prezzo è in progressiva salita.
Si può dedurre che le varie spiegazioni fornite dagli esperti e dalle stesse compagnie circa le variazioni dei livelli delle produzioni non sono molto convincenti. In particolare, non si giustificano le repentine oscillazioni del prezzo e i loro strettissimi tempi non riflettono gli andamenti della domanda e dell’offerta. Né l’evidente cambiamento del tasso della crescita globale e di quello del commercio internazionale può essere una giustificazione valida.A nostro avviso, l’attuale volatilità dei mercati energetici deve essere spiegata anche dalla crescente attenzione posta da settori della finanza sul petrolio e sulle commodity. La storia insegna che, quando altri settori finanziari (quali quelli del corporate bond, dell’immobiliare e dei titoli di stato arrancano, proprio come adesso) le grandi banche e i fondi di investimento più speculativi tendono a cercare altrove possibilità di profitto, anche al prezzo di maggiori rischi. E i prodotti energetici e in generale le commodity possono diventare oggetto di speculazioni.Infatti, i recenti venti di guerra in Libia, anche intorno ai maggiori pozzi petroliferi, avrebbero accresciuto l’interesse da parte di taluni speculatori per operazioni finanziarie legate ai future sul prezzo del petrolio.
Non è un caso che la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea abbia rilevato un notevole aumento nelle attività legate ai derivati finanziari otc. Il suo ultimo rapporto trimestrale, pubblicato in aprile, evidenzia che già a metà 2018 il valore nozionale totale degli otc ha raggiunto i 600 mila miliardi di dollari. Anche i derivati sulle commodity hanno registrato un notevole aumento, superando, dopo molti anni, i 2 mila miliardi di dollari, con un aumento del 15% rispetto ai dati rendicontati del semestre precedente. La Bri, perciò, parla «di mercati finanziari particolarmente irrequieti». Bisognerà tenerne conto.Non è nostra intenzione immaginare future gravi crisi finanziarie frutto di nuove speculazioni. Sono tante le variabili, economiche e geopolitiche, in gioco. Inoltre, la storia non si ripete mai negli stessi modi. Dato, però, l’aggravamento generale del processo debitorio pubblico e privato, come da noi recentemente evidenziato, auspichiamo che non sia una ripetuta mancanza di controlli e di interventi a mettere il mondo di fronte a nuovi e insostenibili rischi di crisi. Soprattutto non vorremmo che, ai tanti danni che di norma le attività petrolifere generano (guerre, colpi di stato, corruzione, danni alla salute e all’ambiente), si aggiungano quelli più diffusi della speculazione finanziaria fatta sui barili di petrolio, che spesso sono solo sulla carta e non realmente pieni del liquido nero. (fonte: Società libera online http://www.societalibera.org)

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Il tumore dell’ovaio fa meno paura

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

Rappresenta la quinta causa di morte per cancro nelle donne 50-69enni in Italia, ma i decessi legati alla malattia diminuiscono: nel 2015 (ultimo anno disponibile) sono stati 3.186, nel 2013 ne erano stati registrati 3.302, con un calo del 3% in due anni. Il merito è da ricondurre a terapie sempre più efficaci, che permettono di controllare la malattia anche nello stadio metastatico. Tra queste, si annoverano anche i farmaci inibitori di PARP, oggi utilizzabili sia nelle pazienti BRCA mutate che non mutate. “Le armi contro il tumore dell’ovaio spaziano dalla chirurgia alla chemioterapia fino alle terapie mirate, in cui rientrano gli inibitori di PARP – spiega Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Conoscere lo stato mutazionale dei geni BRCA è sempre molto importante ed il test dovrebbe essere effettuato su tutte le pazienti (con le caratteristiche indicate nelle Raccomandazioni AIOM-SIGU-SIBioC-SIAPEC-IAP 2019) al momento della diagnosi. È questa la via da seguire per definire le migliori strategie terapeutiche e iniziare il percorso familiare che potrebbe permettere l’identificazione di persone sane con mutazione BRCA, nelle quali impostare programmi di sorveglianza o di chirurgia (annessiectomia bilaterale) per la riduzione del rischio di sviluppare il tumore ovarico. Ma, ancora oggi, non tutte le pazienti che dovrebbero essere sottoposte al test BRCA lo eseguono. Inoltre, in Italia, il regime di rimborsabilità per questo esame varia nelle diverse Regioni, con la conseguenza che viene effettuato solo nel 65,2% delle donne che ricevono la diagnosi”. Oncologi e pazienti, in una conferenza stampa che si svolge oggi al Ministero della Salute, chiedono alle Istituzioni di uniformare le modalità di accesso al test BRCA sul territorio nazionale.
Lo studio “Every Woman”, promosso dalla World Ovarian Cancer Coalition, condotto su 1.531 pazienti di 44 Paesi ha evidenziato che, in Italia, prima della diagnosi il 56,5% delle donne non aveva mai sentito parlare di questa neoplasia e solo il 65,2% è stato sottoposto al test genetico. La mancata consapevolezza troppo spesso porta infatti le donne a sottovalutare i sintomi iniziali e ad arrivare alla diagnosi quando la malattia si è già diffusa ad altri organi”. Il trattamento delle forme precoci è chirurgico, ma, di fronte a un rischio di recidiva del 25-30%, in molti casi viene prescritta una terapia chemioterapica precauzionale, dopo l’intervento. Nella malattia avanzata, è indicato un approccio chirurgico quanto più possibile radicale, seguito da chemioterapia. In alcuni casi, può essere necessario far precedere l’intervento chirurgico da alcuni cicli di chemioterapia (di solito tre) per ridurre la malattia e rendere la successiva chirurgia meno complessa.
“Sono poche le strategie efficaci per prevenire il tumore dell’ovaio – continua Valentina Sini, oncologa presso il Centro Oncologico ‘Santo Spirito-Nuovo Regina Margherita’ ASL Roma 1 -. Fra i fattori protettivi, la multiparità, l’allattamento al seno e un prolungato impiego di contraccettivi orali. In particolare, donne con pregresse gravidanze multiple presentano una riduzione del rischio di circa il 30% rispetto a coloro che non hanno partorito. Una recente indagine ha dimostrato che l’uso prolungato di anticoncezionali riduce il rischio di incidenza di tumore ovarico nella popolazione generale, in particolare nelle donne portatrici di mutazione dei geni BRCA”. Quattro società scientifiche, AIOM, SIGU (Società Italiana di Genetica Umana), SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) e SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica), hanno firmato le “Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico e nei familiari a rischio neoplasia”. È importante che queste alterazioni genetiche siano individuate tempestivamente anche attraverso provvedimenti specifici di politica sanitaria aumentando la percentuale di identificazione nelle persone sane con mutazione BRCA secondo indicazioni di accesso al test uniformi sul territorio nazionale e percorsi dedicati. È inoltre essenziale che la presa in carico delle persone sane e delle pazienti BRCA mutate avvenga in centri altamente specializzati. Prima di decidere se sottoporsi al test, la donna deve essere adeguatamente informata delle eventuali conseguenze dell’esame, con un immediato supporto psicologico”.

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La legittima difesa e il carcere non fanno paura ai chi vuole delinquere

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Sì, è vero: una società ha diritto di difendersi dai suoi membri che non rispettano la legge ma, a mio parere, non lo dovrebbe fare dimostrando di essere peggiore di loro o, ancora peggio, creando un clima da far west. La proposta di legge per riformare la legittima difesa, come deterrente a furti e rapine, mi fa paura e mi fa temere non certo per i rapinatori o per i ladri, ma per le brave persone, nel caso venissero derubate o rapinate, perché se un bandito sa che può essere ucciso, a sua volta tenterà di sparare per primo.
Chi è mentalmente malato (pedofili e simili), chi è in astinenza da droga, chi si sente in guerra contro il mondo per motivi religiosi o politici, non ha sostanzialmente paura di andare in carcere o di essere ucciso. Infatti, alcuni non hanno neppure paura di farsi saltare in aria nel nome del Dio di turno. La possibilità di essere ucciso non fa paura neppure ad uno che ha fame e molti ladri provengono da situazioni di degrado, emarginazione, povertà e altro.
Molti delinquenti si sentono in guerra verso la povertà, coltivano un sogno di vita diversa, un destino migliore e, sapendo che potrà loro capitare di ricevere una fucilata alle spalle, accetteranno di ammazzare per non essere ammazzati. Leggete qui sotto questo articolo di Daniel Monni e capirete che questa non è una buona legge per la nostra società. (Carmelo Musumeci)

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L’empatia come antidoto alla paura

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Si conclude domani in Cittadella il 76° Corso di studi cristiani della Pro Civitate Christiana, con l’attesa lectio magistralis di Enzo Bianchi, dal titolo “Ecce Homo”, ed un ultimo momento di confronto incentrato sul signficato autentico delle parole dignità, empatia e fraternità.
“Come è possibile che la paura dell’altro sia uno dei tratti dominanti nella nostra società?”. A questa ed altre domande tenterà di rispondere, domani in Cittadella, la filosofa Laura Boella, docente di filosofia morale e di etica dell’ambiente all’Università Statale di Milano, dialogando con Tonio Dell’Olio, presidente dalla Pro Civitate Christiana e Alejandro Solalinde, missionario e fondatore del Centro “Hermanos en camino” in Messico.«La nostra società sembra aver sviluppato un grande talento nella costruzione di “altri”, nemici, non appartenenti alla nostra comunità morale, stranieri, esseri che minacciano la nostra sicurezza. – osserva la filosofa Laura Boella – L’altro di cui abbiamo paura è spesso una creazione dell’immaginario: sembra quasi che sia necessario avere un “nemico” o un estraneo per rafforzare le nostre precarie certezze».La scrittrice Leslie Jamison in un libro intitolato Esami di empatia (2014) in cui raccoglie, tra l’altro, la sua esperienza di reporter in paesi del Terzo Mondo (“turismo del dolore” lo chiama), suggerisce l’immagine dell’empatia come “viaggio” nell’esperienza dell’altro. Un viaggio in un paese straniero, che implica passare la frontiera, esibire i documenti, informarsi sulle usanze e le leggi vigenti, una forma di espatrio che non deve comportare nessun tipo di presa di possesso del territorio dell’altro.«L’immagine dell’empatia come “viaggio” invita a rovesciare alcune idee correnti sia scientifiche sia filosofiche e ad aprire un nuovo capitolo nello studio dell’empatia», commenta Laura Boella.In questa contraddizione la filosofa spiega che l’empatia, considerata dagli studiosi nell’ultimo decennio come l’unica risorsa per ripristinare un senso solidale della convivenza umana, oggi è necessario riportarla all’interno dell’esperienza intersoggettiva, mostrando tutta la sua creatività etica e politica.Conclude la Boella: «L’empatia non è quindi un magico ponte gettato tra gli individui, né una capacità onnipotente. Essa segnala la via per mettere in atto e impegnarci nell’esperienza dell’esistere insieme nelle sue molteplici possibilità: azione, linguaggio, giudizio». Al Corso di studi hanno partecipato, tra gli altri, il filosofo Salvatore Natoli; la biblista Rosanna Virgili, il giornalista Francesco Comina, lo scrittore ed epistemologo Giuseppe O. Longo, il giornalista scientifico Pietro Greco; il teologo e scrittore Brunetto Salvarani; Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi; Luigi Russo, psicologo clinico e psicoterapeuta; mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.Il programma del corso è disponibile sul sito: http://www.cittadella.org/76-corso-di-studi-cristiani-2018

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La paura della morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

La considero l’espressione più drammatica dell’Io narcisistico che si oppone all’universo. Chi è tranquillo davanti alla prospettiva della morte rivela di aver fatto un grande salto dalla identificazione con il sé alla identificazione con l’essere. Un nulla che abbiamo voluto, in un moto estremo d’orgoglio frammisto a presunzione, riempire di un qualcosa che ci appaghi. Ma è una pura illusione. Noi nasciamo poiché si compongono due sistemi creativi: quello per clonazione e l’altro per un atto sessuale. Il primo ci duplica ed il secondo ci differenzia. Il primo finirebbe con il renderci tutti uguali fisicamente e mentalmente mentre il secondo determina le opportune variazioni per farci sentire diversi per quel poco che basta per riempire d’orgoglio o per annichilire le nostre mire personalistiche. Esse si riconducono al desiderio di quanti ricercano la lode, l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso e si tormentano se non ce l’hanno. Che poi costoro, arsi dal successo, riescano, pur privi dell’elogio e del consenso degli altri, a ritrovare per altri versi, una loro identità resta un fatto puramente illusorio. A pensarci bene, è lo stato più precario in cui si possa trovare un essere umano. (Riccardo Alfonso)

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“Non bisogna avere paura del nuovo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

auto fordCosì il presidente dell’Autorità dei Trasporti, Andrea Camanzi, parlando dei casi Filxbus e Uber, in occasione della relazione annuale al Parlamento.
“Giustissimo! Aggiungiamo: basta con il difendere i vecchi privilegi. Il presidente Camanzi ha fatto bene a ricordare questi due casi clamorosi e come il legislatore, certo sovrano, abbia finora ostacolato il nuovo invece di promuoverlo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Inoltre ha opportunamente respinto le strumentalizzazioni di chi lo ha accusato di voler aprire indistintamente a Uber. Da sempre, infatti, l’Authority ha proposto una regolamentazione: requisiti di idoneità del guidatore e del veicolo, assicurazione per responsabilità civile aggiuntiva, conducente con più di 21 anni e almeno 3 anni di guida, nessun provvedimento di sospensione della patente, riconduzione al regime del lavoro occasionale delle prestazioni dei conducenti non professionisti” conclude Dona.

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Pan…crazio: la libertà di avere paura

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2016

locandinaVolterra 29 Dicembre 2016 alle ore 21,15 al Teatro Persio Flacco di Volterra: Pan…crazio: la libertà di avere paura Assolo per attore di Alma Daddario con Simone Migliorini musiche originali eseguite al piano da David Dainelli al violino Angela Zapolla Con la partecipazione della danzatrice-coreografa Carlotta Bruni.
Lo spettacolo sarà anche occasione di una importante sperimentazione sonora: si potrà gustare appieno la partitura messa in scena, in questo Teatro Persio Flacco, dall’acustica definita impareggiabile. Questo grazie alla partnership che la Lem International, ditta leader europea nella distribuzione di cuffie wireless che garantiscono una alta qualità di ricezione del suono, ha fatto con il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. Gli spettatori saranno dotati di una cuffia e potranno assistere allo spettacolo live, ma immergendosi nel suono della musica e delle parole, un’esperienza sensoriale di grande impatto emotivo per la prima volta in Italia.
Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 17, da un Vernissage dell’esposizione delle opere della pittrice pratese Daniela Billi autrice anche dei quadri che arricchiranno la scenografia. Dopo una breve presentazione, da parte del direttore artistico Simone Migliorini, della prossima edizione del Festival del Teatro Romano di Volterra, alle 17:30, seguirà una conversazione dibattito sullo spettacolo, la partecipazione dell’autrice Alma Daddario, della Psicologa e critica cinematografica Paola Dei, Presidente del Centro Studi di Psicologia dell’Arte, del regista, coreografo Aurelio Gatti, della Classicista Antropologa del mondo antico dell’Università di Siena, Donatella Puliga, del critico teatrale RAI3 Francesco Tei e in collegamento skype Walter Maioli, compositore, polistrumentista, ricercatore e paleorganologo di fama internazionale, fondatore del Centro Internazionale del Suono. Il coordinamento e la cura dell’esposizione è affidata ad Andrea Mancini. (foto: locandina)

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Referendum: Ho paura per la nostra democrazia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2016

referendum“Io credo che anche i sondaggi in Italia stiano sbagliando: stanno sottovalutando i No. Perché l’Italia è sottoposta da 31 mesi ad uno storyballing e ad un’invasione mediatica mai vista, senza precedenti. Televisioni, giornali, tutti i grandi gruppi della stampa nazionale, che fanno il 95% delle tirature, stanno con Renzi”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo alla convention ‘Le ragioni del No’, organizzata dalla Fondazione Change a Genova.“E lo dicevo ieri a Filippo Sensi: queste cose vi fanno male, troppe vitamine vi fanno male. Così si arriva all’effetto nausea. Io dico che in Italia tutto questo sta producendo una compressione semantica nei sondaggi. Credo che il 4 dicembre notte i No saranno il 60%. Tutti i sondaggi ormai da mesi danno i No in vantaggio dal 52 al 55% come valori medi, e quello che conta è la tendenza, il trend: i No sono avanti e crescono. In Italia i sondaggi stanno evidenziando un umore popolare che è fortemente condizionato dai media. La gente ha quasi paura di esprimere il proprio pensiero. Ma andando in giro si ha la netta percezione che i No siano estremamente prevalenti. Il 4 notte avremo una straordinaria grande sorpresa.
E con il 60% la vittoria assumerà un significato diverso: mandiamo a casa questo signore mai eletto. Ho 66 anni, per la prima volta, con Renzi, ho paura per la nostra democrazia, per la violenza, per i metodi, per la cattiveria. Liberiamo il Paese”.

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Non abbiate paura, non abbiamo paura

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

beppe_grillo-fonte-wikipediadi Beppe Grillo. La paura è qualcosa che non lascia spazio a commenti. Lo scopo biologico, la funzione della paura, è di fermarti e per lo più funziona. Non ci sono santi questa è la paura però ci sono le persone: tanto è perfetta la paura quanto è miracolosa la soluzione. Noi non abbiamo geni migliori per gestirla. Non abbiamo geni a 5 stelle o cazzate del genere, e la paura ci accomuna tutti in qualunque luogo e situazione, ci accomuna meglio di una preghiera oppure della fame. Essere in tanti vicini a chi sta sotto minaccia la farà scomparire, meglio del più perfetto dei balsami miracolosi.Le minacce che riceviamo e la paura che evocano, hanno tre conseguenze logiche:
1) significa che siamo sulla strada giusta, questo è certo quanto ovvio;
2) significa che siamo umanamente normali, se abbiamo timori per noi ed i nostri cari;
3) vuol dire che è arrivato il momento di scoprire se stiamo qui per effetto della curiosità elettorale del “stiamo a vedere come va a finire” oppure di un vero desiderio di cambiamento.
Non possiamo scroccare la solidarietà, soltanto riceverla, non è una delle tante frasi fatte della vita la solidarietà: se ci sarete vicini senza aspettare il giorno delle lacrime di coccodrillo vorrà dire che le minacce continue noi nostri confronti sono solo una freccia che indica la direzione da percorrere per liberare il Paese da queste mostruose sanguisughe.
Senza i cittadini le minacce, le malversazioni di opinionisti da mezzo soldo e le isterie dei giornalisti ci potranno condizionare? Non lo so, preferirei non doverlo scoprire.Con i cittadini al nostro fianco diventeranno semplicemente la parte brutta, la più odiosa, di un sogno che si sta concretizzando.Non abbiamo bisogno di scudi umani, ma di umanità. Siamo davvero così votati e, al contempo abbandonati? Non credo proprio, non posso e non voglio crederci! Se volete il cambiamento, se votate il movimento, stiamo uniti.

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La paura di Renzi e quella della Raggi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

machiavelliQualcuno ha definito Renzi una sorta di erede di quel Machiavelli, di origine toscana, che ha lasciato passare, dalla generazione del suo tempo sino ai giorni nostri, l’idea di un personaggio che non avesse scrupoli pur di predicare il culto del potere a qualsiasi prezzo. E questa spregiudicatezza renziana è il frutto maturo delle sue paure e l’ambito posto a palazzo Chigi ha un valore troppo alto per perderlo. Per contro preferisce allontare questo suo assillo scaricando sugli altri l’ombra nefasta della paura. In questo senso se la prende con la Raggi rea di aver detto no alle Olimpiadi di Roma del 2024. Finge, innanzitutto, d’ignorare che tutta la campagna elettorale dell’attuale sindaco di Roma, a costo di diventare impopolare, è stata imperniata sul suo No alle Olimpiadi e brucia a Renzi il fatto che nonostante questa scelta azzardata il suo successo elettorale è stato quasi plebiscitario. Non può certo Renzi capire la ragione che a valle ha convinto i romani a questa rinuncia. Sono i debiti del comune di Roma che più volte ha rischiato il fallimento e che oggi li stanno pagando tutti gli italiani e per i romani è il doppio con l’addizionale Irpef al massimo del prelievo. In questo caso le Olimpiadi avrebbero fatto la fortuna di chi è già ricco ma avrebbe affossato chi è già povero togliendo risorse a molti servizi utili per la città. Dimentica forse Renzi che se vi è un disservizio nel servizio trasporti la causa è anche quella che non si hanno soldi per comprare i pezzi di ricambio a centinaia di bus fermi nei depositi per guasti vari, dimentica Renzi che taluni amici del suo partito hanno fatto parte di mafia Capitale rendendo impossibile una seria politica per ripulire Roma dai rifiuti. Dimentica Renzi che sono stati anche gli amministratori del suo partito a non muovere un dito per evitare le periodiche inondazioni di alcuni quartieri romani dopo le forti piogge. Allora Renzi si renda conto che ci vuole molto coraggio per diventare sindaco di una città così disastrata e con un debito da capogiro e con una povertà sempre più marcata. Renzi si tenga pure le sue paure e non si metta, anche in questo caso, a fare lo scarica barile. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici della Fidest)

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Fiducia e verità per sconfiggere la paura

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2016

Chiare, trasparenti, semplici. Così devono essere le leggi secondo il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti alla presentazione del suo ultimo libro “Il contrario della paura”. Da qui, da leggi semplici trasparenti e chiare, parte la legalità. Ossia la volontà-capacità dei cittadini di rispettarle perché, appunto, rispettabili nel doppio significato di comprensibili e accettabili da un lato e degne di rispetto dall’altro perché fondate sul consenso e non calate dall’alto o interpretabili a piacere.
Leggi rispettabili, perché rispondenti ai requisiti descritti, possono contribuire a formare una diffusa coscienza civile e un’opinione pubblica informata; dunque in grado di discernere tra il bene e il male, il lecito e l’illecito, il giusto e lo sbagliato. In una cornice di trasparenza che è l’unico antidoto all’inganno. Roberti parla a più riprese di fiducia e verità senza le quali non è possibile fondare una società cooperante e per questo tesa al miglioramento di se stessa e al soddisfacimento dei bisogni dei suoi attori. Impegno e rispetto vanno meritati e lo Stato deve dare il buon esempio. Dare prima di chiedere.
Per differenza, tutto quello che non risponde alle caratteristiche indicate può inevitabilmente generare l’effetto opposto. E quindi sfiducia, menzogna, opacità di comportamento, disimpegno, nascondimento. Piuttosto che figurarsi di essere protetti e difesi dallo Stato, gli individui se ne sentono minacciati. Troppe regole, di ogni ordine e grado, grandi e piccole, oscure, opinabili, diversamente interpretabili, avvertite come arbitrarie, usate come clave coi nemici e con indulgenza con gli amici, strumenti di vendetta personale e politica, creano un solco invalicabile tra chi amministra e la gran massa degli amministrati.
Si spiegano così la crescente disaffezione dei cittadini elettori che non vanno a votare, la voglia di evasione dei cittadini contribuenti che cercano di non farsi vedere dal fisco, i tentativi di forzare la burocrazia dei cittadini utenti (imprenditori e famiglie) che tollerano sempre meno lentezze e divieti montati ad arte. Un patto, un nuovo patto tra lo Stato e gli italiani andrebbe riscritto e fondato sui principi semplici e condivisibili messi per iscritto da uno dei più autorevoli esponenti del sistema giudiziario nazionale che mostra di vedere e di capire laddove la stragrande maggioranza di una classe non più dirigente appare cieca e sorda. (Alfonso Ruffo Consiglio Direttivo Società Libera http://www.societalibera.org)

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