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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘pazienza’

Politica dei piccoli passi: La pazienza ha un limite

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Uno storico destino tocca in questi giorni al movimento 5 stelle. Nelle elezioni del 2015 ottenne un successo significativo con un 25% di consensi da parte dell’elettorato italiano. Non lo spese per un contratto a perdere con gli altri partiti ma preferì la strada dell’opposizione. Oggi ha raggiunto il 32% delle preferenze e pensa che sia giunto il momento di governare cercando i numeri che gli mancano tra coloro che più degli altri si avvicinano ai desiderati degli italiani e che ritiene da parte sua di ben rappresentare. L’ha provato con la Lega di Salvini ma si è imbattuto con quell’uomo di troppo che si chiama Berlusconi che pensa solo ai suoi affari di famiglia. L’ha provato con il PD ma non ha fatto i conti con l’ego smisurato di Renzi che pensa al potere come il suo personale ed esclusivo obiettivo. Ora lo scenario si sta intorbidando di nuovo perché continuiamo a fare la politica per una élite di privilegiati. Dov’è il cambiamento necessario per rimettere in sesto questa nave Italia che scossa dal mare agitato rischia di affondare?
Abbiamo già perso ormai due mesi per inseguire una speranza di rinnovamento e forse ce ne vorranno molti altri prima che la barra si raddrizzi per portarci in acque meno agitate. Ma è giusto che tutto ciò accade? L’opinione pubblica è stanca e persino disgustata nel vedere questo balletto da principianti allo sbaraglio mentre i problemi del paese non vengono affrontati solo perché vi è chi vi rema contro pensando solo ai suoi interessi di bottega. Ci verrebbe da dire ritorniamo a votare e questa volta sbaragliamo le carte e facciamo intendere ai vari avventurieri della politica che vi è un Paese che vuole essere governato e non per soddisfare le ambizioni e gli interessi particolari di chi ha e pensa che chi non ha è solo e resta un suddito senza diritti. Ma ne avremo la forza? (Riccardo Alfonso)

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Samuel Goetz: Senza volto

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Pagine: 116 ISBN 978-88-497-0671-0 Prezzo: € 14,00 Questo racconto saggio e onesto è una commovente testimonianza delle grandi capacità dell’animo umano. In una prosa lucidamente eloquente, che si spande con fermo vigore, Samuel Goetz ci invita a non dimenticare mai uno dei peggiori crimini contro l’umanità. Mentre il nazismo serra la presa sul ghetto ebraico di Tarnow, un ragazzo polacco raccoglie il suo coraggio, l’astuzia e la fermezza che gli saranno necessari per sopravvivere.  Sam Goetz ha solo undici anni quando inizia la sua terribile odissea. Bambino innocente ma sveglio, è perplesso dalla apparente passività con cui gli adulti del suo mondo accettano le restrizioni imposte dai loro oppressori. Anche se la sua famiglia tenta di mantenere una certa parvenza di normalità, lui vede la brutalità per le strade del ghetto e comincia a capire il motivo della scomparsa di vicini e parenti. Dopo aver osservato il treno in partenza che porterà i suoi genitori a morte certa, trasformerà la sua disperazione e la sua paura in una intensa determinazione alla sopravvivenza. Il libro dà un resoconto dettagliato dell’Olocausto attraverso gli occhi di una adolescenza notevole. Quando i nazisti inevitabilmente catturano Sam, questa narrazione intensamente personale ci porta attraverso il paesaggio surreale dell’Europa dilaniata dalla guerra, mentre Sam, con straordinaria maturità, risolutezza e ingenuità, riesce abilmente a resistere agli indicibili orrori dei campi della morte.
Samuel Goetz è nato in Polonia. Ha vissuto nella città di Tarnow sotto l’occupazione tedesca fino alla deportazione nel primo dei tre campi di concentramento. In seguito alla liberazione, ha passato quattro anni in un campo profughi italiano, dove ha incontrato la donna che sarebbe diventata sua moglie, Gertrude. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti, ha ripreso la scuola, laureandosi e conseguendo il dottorato in Optometria. Dopo anni di pratica privata, è entrato nella facoltà di Optometria della Southern California School. Importante portavoce dei sopravvissuti della Shoah, ha fondato una Cattedra di Studi sull’Olocausto alla UCLA e ha organizzato un progetto senza precedenti con lo scopo di conservare testimonianze filmate dei sopravvissuti. Attualmente è un componente della Commissione del Museo “Holocaust Memorial” degli Stati Uniti con sede a Washington e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua opera eccezionale per fini umanitari.

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“L’elogio della pazienza”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2010

Puccianiello di Caserta 7 maggio 2010 alle ore 18, presso il salone conferenze della Chiesa S.S.Nome di Maria, il mensile politico “L’ago e il Filo” e L’Associazione Carta’48 presentano il libro di Marco Follini “L’elogio della pazienza”. Un’interessante analisi della prassi politica della prima Repubblica, che si sofferma sull’importanza dell’attività politica, vista come paziente risoluzione dei problemi generali del Paese. Dopo i saluti di Franco De Michele dell’Associazione Carta’48 e l’introduzione di Carlo Marino, si confronteranno  con l’autore del libro: Marco de Marco Direttore del Corriere del Mezzogiorno, Stefano Graziano Direttore editoriale de “L’ago e il Filo”, Ottavio Lucarelli Redattore politico Repubblica Napoli e Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Gianni Molinari  caporedattore del Mattino di Caserta, Don Antonello Giannotti parroco della Chiesa S.S. Nome di Maria. (follini)

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La speranza che non tutto è perduto

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Sono stato invitato a parlare in una scuola, da un giovane che qualche tempo fa ha svolto opera di volontariato nella Comunità  Casa del Giovane, per partecipare a un dibattito sul tema della violenza e della giustizia, sul disagio che incancrenisce la società intera.In un momento così atomizzato dalle incurie educative, occorre davvero incontrarsi e discutere, soprattutto parlare e ascoltare, e ancora dapprima ascoltare e poi parlare, senza lesinare attenzione all’educazione che scaturisce dal confronto, educazione alla pazienza, educazione al rispetto altrui, educazione alla propria passione e fede, che non può permettersi di ammaccare né emarginare alcuno, solo perché meno numeroso o rumoroso.Il mondo dei giovani adulti non è poi così chiuso e concluso, neanche sono vittime sacrificali di un assolutismo che non c’è più, piuttosto nel chiedere aiuto agli altri, c’è tutta la volontà a leggere bene ogni riga del libro della vita, scorrerne le pagine, soffermandosi sulle pause, tratteggiando una nuova punteggiatura. Quanto accade “normalmente”, nelle strade, nelle case, nelle scuole, più o meno consensualmente, è il risultato di un andazzo che non può essere licenziato come qualcosa di sconosciuto, per cui  ogni volta rimaniamo sorpresi, poi tramortiti, dalle umiliazioni, dalle offese, dalle minacce, anormalità che rumina normalità. Educare non è una strategia da imparare in fretta, per fare saltare il banco, quello della convivenza civile, della legalità, della giustizia, più o meno intesa malamente dal mondo adulto, figuriamoci da chi si beffa dell’autorità e delle regole condivise perché adolescente. Non so se mi è stato chiesto di interloquire sul disvalore della violenza per il mio ruolo nella Comunità Casa del Giovane, o per la mia storia personale, o per quanto sta attraversando le linee mediane del nostro paese, ciò che importa è questa voglia di parlarne, di scambiare opinioni, questa capacità dei ragazzi di non rimanere imprigionati  in una “suggestione”, una rappresentazione così falsata dal presente da negare accesso al futuro, il loro futuro.  Questa emergenza educativa non è altro che la conseguenza di una cultura di ciò  che si è diventati, del  rispondere  alla mancanza di una ragione adeguata di vivere ( sopravvivere ), con l’atteggiamento di chiuderci per stanchezza, e poi reagire sconsideratamente come educatori-formatori. Non è semplice discutere di violenza, di questa ricerca di equità  e di equilibrio della rendicontazione, è meno oneroso ridurre i giovani a individui arrendevoli, confusi, additandoli sbrigativamente per quelli del tutto e subito, senza mai passare ai raggi x i nostri comportamenti nei loro riguardi. Parlare di violenza, di disagio giovanile, di droga, di carcere, può  significare non solamente vincere un pregiudizio, la propria inadeguatezza, la durezza di corrispondere all’eroe di turno, spesso negativo e quasi sempre adulto, che insegna a liberarsi dall’insopportabilità del limite, della regola, della rinuncia, attraverso la violenza e i comportamenti devianti. Forse  con questo incontro qualcuno riuscirà  a consegnare ai propri coetanei  il peso di una giustizia che è  rigetto della violenza,  e darà  a me, dinosauro adulto, la speranza che non tutto è perduto. (Vincenzo Andraous)

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