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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

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PD: Il partito ha bisogno di chiarire la sua linea politica

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

“E dirla ai suoi elettori, anche se nello statuto del Pd non è previsto alcunmomento congressuale tra una primaria e l’altra. Tutte le condizioni sono cambiate, occorre una grande iniziativa politica per mettere in fila le nostre priorità, dove siamo, dove andiamo e con chi”. Lo ha detto oggi a Udine Debora Serracchiani, intervenendo alla direzione regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia. Partendo dai risultati ottenuti in Europa, di cui “per cinque anni dovremo rivendicare il successo”, Serracchiani ha poi posto il problema dell’immigrazione “perché non basta dire ‘io accolgo’ e pensare di aver risolto il problema, perché non possiamo fare a pugni con la realtà”, e quello del taglio delle tasse “su cui bisogna capire come, visto che i 5Stelle non la pensano come noi”. Citando la parità salariale uomini-donne, il piano nazionale per la sicurezza sul lavoro, il family Act “che ieri Renzi ha lanciato ma che è una proposta del Pd già incardinata in commissione Affari sociali della Camera”, la parlamentare ha indicato questi come “nostri punti politici, che dobbiamo mettere in fila”. Ipotizzando un’assemblea programmatica, Serracchiani ha precisato che “è prematuro pensare che rientrino Bersani e Speranza, perché se entrano quelli che non volevano Renzi, diamo proprio ragione a Renzi. E la fotografia plastica che così si offre al Paese è quella dei Democratici di sinistra, e questo dobbiamo superarlo una volta per tutte”. “La forza d’urto della scissione – ha aggiunto Serracchiani – non è finita. Abbiamo già perso tante persone: quelli che sono entrati alla fondazione del Pd e non provenivano da DS e Margherita, erano senza storia politica e si avvicinavano al partito di Veltroni. Non possiamo perderne altri. Per questo serve un’azione politica che convinca, perché – ha concluso – se non trovi uno spazio politico in un partito, quel partito lo lasci”.

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Quattro parole sul PD e il rapporto con i pentastellati: Avviso ai naviganti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Il PD è un partito con due anime che provengono da lontano: quella filo comunista e l’altra cattolica. Se partiamo da tempi più recenti abbiamo avuto come presidente del consiglio Enrico Letta uomo intelligente e preparato ma messo alle strette da una situazione politica che si stava sfibrando e che qualcuno lo ritenne inadeguato a gestirla. Si pensò ad una figura diversa giusto per tamponare l’emergenza. Nacque con questa premessa il governo Renzi ma il rimedio in breve si rivelò peggiore del previsto e si ricorse a Gentiloni. Nel frattempo si voleva liquidare il fiorentino in due battute ma l’interessato non volle mollare diventando una spina sul fianco del partito e soprattutto per le sue mire governative e di gestione del potere. L’elettorato percepì il disagio, e ancora di più l’incapacità di una classe dirigente di saper gestire al meglio l’impasse, cercando a modo suo di dargli uno scossone staccando la spina del voto. A beneficiarne furono i pentastellati ma l’errore più grande dei democratici fu quello di non capire che alle politiche del 2018 si poteva restare in gioco e non scegliere l’Aventino. In tutto questo c’era lo zampino del trombato di turno e così ci ritrovammo con un governo che fece di tutto e il contrario di tutto trasformando i pentastellati in una sorta di bancomat per l’alleato leghista in quanto a voti di consenso. Ora il PD sembra ravveduto ma c’è da capire a chi giova veramente questo cambio di rotta. Non è che pensa di fare l’operazione bancomat dei leghisti a scapito dei pentastellati? Vi è poi l’ipoteca Renzi con il suo inquietante “stai sereno” che fece cadere il governo Letta. E’ qui che si gioca la partita se andare al voto e veder cancellati del tutto sia il PD sia i pentastellati o provare a fare un’alleanza meno contingente e più duratura senza cercare sottobanco di fare l’operazione sanguisuga elettorale nei confronti dei pentastellati. Ora il cerino è nelle mani dei grillini e il vento che tira in Europa non offre loro serenità di giudizio. L’unica strada meno accidentata, a mio giudizio, è quella di pretendere nel toto ministri e sottosegretari, in quota Pd e non solo, uomini “nuovi” e non i soliti “tromboni”, perché non si tratta unicamente di programmi ma di chi deve attuarli e il fattore umano non è secondario. (Riccardo Alfonso)

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Four words on PD and the relationship with the pentastellates: Notice to mariners

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

The PD is a party with two souls who come from far away: that communist thread and the other Catholic. If we start from more recent times we have had Enrico Letta as intelligent and prepared man as president of the council but cornered by a political situation that was crumbling and that someone considered him inadequate to manage it. We thought of a different figure just to stop the emergency. The Renzi government was born with this premise but the remedy soon turned out to be worse than expected and it was resorted to Gentiloni. In the meantime, the Florentine was wanted to be liquidated in two lines but the interested party did not want to give up, becoming a thorn on the side of the party and above all for its governmental and power management aims. The electorate felt the discomfort, and even more the incapacity of a ruling class to know how to better manage the impasse, trying in its own way to give it a shake by pulling the plug of the vote. To benefit were the pentastellars but the greatest mistake of the Democrats was that they did not understand that the policies of 2018 could remain in play and not choose the Aventine. In all this there was the hand of the trumpet on duty and so we found ourselves with a government that did everything and the opposite of everything transforming the pentastellars into a kind of cash machine for the ally League as a consensus votes. Now the PD seems to have turned around but there is to understand who really benefits from this change of course. Isn’t he thinking of doing the cash machine operation of the Northern League at the expense of pentastellars? Then there is the Renzi mortgage with its disturbing “stay calm” which caused the Letta government to fall. It is here that the game is played if going to the vote and seeing both the PD and the pentastellatos obliterated completely or try to make a less contingent and more lasting alliance without trying under the table to do the electoral leech operation against the pentastellars. Now the match is in the hands of the grillini and the wind that pulls in Europe does not offer them serenity of judgment. The only road less bumpy, in my opinion, is to demand in toto ministers and undersecretaries, in Pd share and not only, “new” men and not the usual “trombones”, because it is not only about programs but those who must implement them and the human factor is not secondary. (Riccardo Alfonso journalist)

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Governo: programmi e compagine governativa

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

A mio avviso il PD sbaglia ancora una volta. Pare confermata la loro intenzione da voler portare nel governo i soliti “tromboni” mentre è forte la richiesta di accantonarli e di farsi rappresentare da facce nuove e al tempo stesso persone esperte ma non necessariamente dei tecnici avulsi dalla politica. In questo senso la base non solo pentastellata, ma dello stesso partito democratico, è perentoria. Perché si è convinti che se i programmi sono buoni è necessario affidarli nella mani di persone che non siano legate alle vecchie consorterie. Pensiamo ad esempio a Renzi che impone tre sue candidati per la poltrona di ministro nella logica del manuale Cencelli, come si faceva al tempo della prima Repubblica. Oggi il Pd, è bene ricordarlo, ha poco a che fare con la sua matrice ideologica avendola smarrita già prima che Renzi di impadronisse del partito e andasse al governo facendo le scarpe al suo presidente del consiglio con la famosa frase della vigilia: Stai sereno, non ho nessun interesse a prenderti il tuo posto, salvo poi tradirlo subito dopo.
Sono cose che non si possono dimenticare e lo stesso Zingaretti dovrebbe farsene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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Programma PD-5Stelle: Oggi sul Sole 24 Ore, pag. 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

Più flessibilità da chiedere alla nuova commissione europea per «rafforzare la coesione sociale» con un piano di investimenti pubblici, lo stop agli aumenti Iva e il taglio del cuneo fiscale. Ma anche la revisione delle concessioni autostradali, una nuova legge sul conflitto di interessi, la riforma del Csm, la web tax, l’acqua pubblica e l’autonomia differenziata temperata da un fondo di perequazione. Una revisione dei decreti sicurezza per andare incontro alle osservazioni arrivate dal Quirinale. Il taglio dei parlamentari «nel primo calendario utile della Camera». Ma con la revisione della legge elettorale per «garantire il pluralismo politico e territoriale». L’accordo sulle linee programmatiche fra M5S e Pd è stato chiuso ieri in un documento da consegnare a Giuseppe Conte nella sua nuova veste di presidente del consiglio incaricato. Nell’ultima versione il testo è snello, due pagine. E non è un «contratto», come le 58 pagine vergate da Lega e Cinque Stelle, perché toccherà a Conte «il compito di individuare più approfonditamente le linee programmatiche». Ma è ricco di temi in cui non è difficile individuare le parti targate M5S e quelle arrivate dal Pd.
Il testo è anche generico, cioè evita dettagli troppo spinosi per un’amalgama da completare. Ma non è reticente su alcuni punti. Il primo: anche il governo giallo-rosso ha intenzione di chiedere più deficit, sul presupposto che «con la nuova commissione Ue si apre una nuova fase di programmazione economica e sociale».
L’obiettivo della «coesione sociale» per motivare la richiesta di flessibilità è perfettamente in linea con gli argomenti usati dall’ultima manovra per finanziare in deficit reddito di cittadinanza e quota 100. E l’effetto trascinamento della correzione di luglio, portando 8 miliardi in dote al prossimo anno, addolcisce la salita verso la legge di bilancio 2020. Che tra stop all’Iva e spese indifferibili partirebbe da una base da 25-26 miliardi, e non avrebbe più il compito di cercarne altri 10-15 per la Flat Tax. Con un deficit tendenziale che si aggirerà intorno all’1,6%, e forse anche meno se i mini-rendimenti dei Btp si consolidano, si viaggia già 10 miliardi sotto il 2,1% indicato per il 2020 dal Def.
Su questa base si dovranno innestare le nuove scelte di politica economica, a partire dal taglio al cuneo fiscale, dal rilancio del programma Impresa 4.0 e dagli investimenti inseriti sotto al titolo «Green New Deal»; da tradurre in piani contro il dissesto idrogeologico, aiuti alla riconversione delle imprese e investimenti per la riconversione di città e aree interne. Un elenco di nobili intenti, per ora, da concretizzare proprio con la definizione dei confini della manovra. Nell’agenda di politica economica giallo-rossa entra anche il salario minimo proposto dai Cinque Stelle, da realizzare però con l’attribuzione del valore erga omnes ai contratti collettivi di lavoro come chiede il Pd. E il tema della «giusta retribuzione» torna ad allargarsi oltre il campo dei dipendenti, con l’indicazione di un equo compenso per i giovani professionisti.
Ma nelle due pagine c’è anche molta politica. C’è la richiesta M5S di calendarizzare subito alla Camera il taglio dei parlamentari. Ma non manca il vincolo Dem di accompagnare la mossa con una riforma della legge elettorale. I tempi per completare il tutto, insomma, non saranno brevi.Più rapidi sembrano i ritmi per le correzioni ai decreti sicurezza, da adeguare alle obiezioni del Quirinale. In fatto di immigrazione, poi, la coppia Pd-M5S mette in agenda una nuova legge sull’immigrazione in chiave anti-clandestinità, da affiancare con la battaglia in Europa per ripensare i meccanismi del trattato di Dublino.
Più di un capitolo appare ispirato al filone “di sinistra” dei Cinque Stelle. Che riesce a inserire nel documento anche una nuova legge sul conflitto di interessi, accolta dal Pd respingendo le accuse pentastellate di eccessiva timidezza sul tema. E rilancia sul progetto di acqua pubblica, tradotto nel Ddl Daga, che nel suo cammino parlamentare ha trovato però finora le obiezioni del Pd. Anche in questo caso, con uno scenario simile a quello che si prospetta sul taglio dei parlamentari, è probabile che l’accordo fra i due nuovi soci di maggioranza abbia bisogno di portare correttivi sostanziosi ai progetti in corso.
Sembra poi tutta da costruire una linea comune su altri due temi chiave: la riforma della giustizia e le concessioni autostradali. Sul primo punto, il documento richiama il progetto di riforma dei meccanismi di elezione del Csm, lanciato dopo il caso Palamara, e per il resto si limita a ribadire l’obiettivo di tagliare i tempi dei processi. Sulle autostrade è invece esplicita l’indicazione sull’avvio della «revisione delle concessioni» per garantire più investimenti e tutelare il «bene pubblico» delle infrastrutture.

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Il PD e i suoi punti deboli

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

E’ un partito che ha il suo tallone d’Achille in una classe dirigente che vuole a tutti i costi farsi notare nelle sue individualità. Così facendo va oltre la sua dialettica politica, legittima sotto vari punti di vista, ma che corre il rischio di disorientare il suo elettorato. In pratica non si avverte la presenza di un leader legittimamente eletto dagli iscritti e abilitato a gestire gli assolo dei suoi compagni di cordata dettando le regola di una convivenza meno incentrata sui tornaconti personali e più votata ad una coerenza ideologica. Si nota, invece, l’opposto. Si elegge un segretario e subito dopo si cerca in tutti i modi di delegittimarlo o per lo meno di condizionarne l’operato. Non lo lasciano lavorare. Non aspettano la scadenza del suo mandato per giudicarlo. Lo fanno subito e in maniera maldestra. Questa è anarchia e non democrazia interna. Questo è un modo per essere votati al “tanto peggio tanto meglio”. Il tutto si condisce d’ipocrisia volendo contrabbandare il rispetto delle regole con le ragioni di democrazia interna e per giunta interfacciandola all’esterno come se il PD non fosse un partito monolito ma una confederazione di partitini al suo interno. Ora mi chiedo se un organismo del genere possa generare fiducia nelle alleanze che può imbastire per governare il Paese. C’è sempre il timore di non avere un contraente ma tante anime litigiose pronte a far saltare il banco per sordidi interessi di bottega. Oggi l’opinione pubblica vuole dai partiti un minimo di coerenza e su questa basare il buon governo. Vuole identificare il leader e sapere che rappresenta senza tentennamenti un ruolo guida e sa farsi riconoscere nei momenti di maggiore difficoltà nella gestione della cosa pubblica. A questo punto chi vuole averlo per alleato deve metterlo bene in conto. (Riccardo Alfonso)

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Il Pd per un regionalismo virtuoso

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

“Rivendichiamo con decisione di essere il partito che ha voluto la riforma del titolo V, che ha voluto l’art.116 della Costituzione che permette oggi il confronto sull’autonomia differenziata. Noi siamo una forza politica che crede nel regionalismo, ci abbiamo lavorato seriamente considerandolo un percorso virtuoso e solidale, che non ha nulla a che fare col personalismo mediatico e che non deve in alcun modo mettere in discussione l’unità del Paese”. Lo ha detto oggi a Roma il segretario del Pd Fvg Cristiano Shaurli, alla riunione dei segretari regionali e delle grandi città convocata dal segretario nazionale Nicola Zingaretti.”Il Pd non deve cedere alle strumentalizzazioni della Lega ma – ha spiegato – rilanciare un percorso serio e responsabile per le Autonomie, che non sono uno strumento di battaglia politica o una minaccia contro qualcuno ma un’opportunità per la crescita di tutto il Paese”.Per Shaurli la riunione “è fondamentale per i temi che fanno l’agenda politica in questi giorni, ma anche per il futuro. La Costituente delle Idee apre il partito ai contributi di tutti, per unire alle proposte già presenti, ad esempio la riduzione del costo del lavoro, la costruzione del programma su cui – ha concluso – fondare una vera alternativa di governo”.

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Codici: con Calenda il Pd volta le spalle ai consumatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

L’Associazione Codici boccia la candidatura di Carlo Calenda con il Partito Democratico alle prossime elezioni Europee. L’annuncio fatto sabato scorso dal Segretario del Pd Nicola Zingaretti, con al fianco anche l’ex Ministro dello Sviluppo Economico, non è infatti una buona notizia per i consumatori.“Nel febbraio scorso – ricorda il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – Calenda si è distinto per un’uscita che definire infelice è poco. Chiamò le associazioni dei consumatori ‘fabbriche inutili di polemiche’ e, come se non bastasse, si vantò dei tagli che attuò proprio nei loro confronti. Parliamo di uno dei peggiori Ministri dello Sviluppo Economico della storia italiana – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e lo dicono i fatti. Il Paese sta pagando i danni provocati dalle scelte che ha preso su Ilva ed Alitalia, senza dimenticare Almaviva, Embraco e Fincantieri. Vedere Calenda tra i protagonisti di un progetto elettorale ci preoccupa – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – perché ci saremmo aspettati, e l’avevamo anche auspicato, che nei programmi per le elezioni Europee venisse dato spazio anche ai consumatori, ma in senso positivo e propositivo, non candidando chi si vanta di aver danneggiato chi li tutela”.

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Il nuovo segretario del Pd riparte dalla Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Per il nuovo leader del Partito Democratico la formazione dei giovani è fondamentale e bisogna creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Marcello Pacifico (Anief): Voltare pagina significa cancellare allora tutti quei provvedimenti voluti dallo stesso Pd contro il volere del 99% degli italiani. Ma anche farsi carico di assumere i precari abilitati e i non abilitati con 36 mesi di supplenze, senza passare per i concorsi. Significa pagare il personale con stipendi adeguati, almeno pari all’inflazione, mandare in pensione il personale, sottoposto a forme di stress non indifferente e quindi di patologie, attraverso i parametri dell’Ape Social. Significa non fermarsi agli attuali investimenti, quasi un punto sotto la media Ue. Rimettere la scuola, principale arma di lotta alle disuguaglianze, al centro dell’agenda di chi governa il Paese: è uno dei passaggi centrali di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e neo-segretario del Partito Democratico, eletto lo scorso 4 marzo con una netta maggioranza di due terzi dei votanti. L’impegno è stato preso da Zingaretti, ricorda Tuttoscuola, già nel corso della breve campagna di presentazione del suo programma in vista delle ‘primarie’ che ha poi vinto a mani basse.
Nel Pd tira aria di rinnovamento: sempre il nuovo segretario ha dichiarato di avere “avuto il coraggio di dire ora voltiamo pagina, ora le parole chiave sono cambiare e unità: il popolo è stanco delle divisioni, dei litigi e di vivere in un eterno presente o peggio nel passato”. Zingaretti ha detto quindi di volere “sbaraccare il Nazareno e ricostruire, aprire una nuova e bella sede con una libreria al piano terra”. È giunto il tempo di aprire “porte e finestre per costruire un partito totalmente diverso. Costruiremo forum tematici anche per chi non è iscritto al Pd”. L’obiettivo del nuovo leader del Pd è creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Anief accoglie con favore le parole di rinnovamento espresse da Nicola Zingaretti. Perché l’errore capitale del Partito Democratico, durante il suo mandato al governo, è stato proprio quello di non avere ascoltato i cittadini. Le vicende che hanno contrassegnato la scuola, con la riforma Renzi-Giannini imposta nel 2015, attraverso la legge 107, è l’emblema di un partito guidato dal suo egocentrismo e privo di qualsiasi confronto con chi vive la scuola ogni giorno: essere riusciti nell’impresa di convincere quasi un milione di persone, tra docenti, personale, genitori e studenti, a scendere contemporaneamente in piazza per dire no alle riforme, per poi tirare dritto e approvarle una ad una, ha rappresentato la condanna del Pd. La scuola è per definizione luogo di confronto, di dialettica, di scambio: non può essere un concentrato di regole da imporre e da eseguire.

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Il Pd denuncia il poco rispetto della Raggi per le prerogative assembleari

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Roma. De Vito su Fb sposa tutte le nostre denunce. Sono due anni che ripetutamente denunciamo la completa mancanza di rispetto istituzionale da parte della Sindaca e della sua Giunta nei confronti delle prerogative regolamentari e statutarie dell’Assemblea Capitolina e quindi dei suoi membri. Reiteratamente importanti provvedimenti vengono sottoposti al giudizio dell’aula all’ultimo momento, come è successo per la gara a doppio oggetto che ha segnato il destino dei lavoratori della Multiservizi, senza dare neanche il tempo a chi deve votare il provvedimento di poter leggerlo. Deliberazioni che giungono in aula, senza i pareri degli uffici, delle relative Commissioni e dei Municipi interessati. Municipi che a quanto pare stanno decidendo di non esprimere più il parere di loro competenza su provvedimenti che non hanno il doveroso parere dei Dipartimenti. Manovre vitali per la città, quali quella di assestamento di bilancio di 320 milioni complessivi, che vengono stravolte da un maxi emendamento last second della Giunta, che è bene ricordare è inemendabile, con il quale si sono sottratti ben 140 milioni alla possibilità dei Consiglieri Comunali di pianificare gli investimenti, possibilità che lo Statuto in materia di bilancio da in via esclusiva all’aula Giulio Cesare. Questo modo di lavorare è una delle cause per le quali la città in ginocchio. Ricordiamo a questa Giunta che i membri del Consiglio hanno ricevuto direttamente dagli elettori il mandato e che per rispetto degli elettori debbono esercitarlo. Oggi il Presidente dell’aula De Vito con il suo post su FB ha confermato le nostre denunce., meglio tardi che mai si dice a Roma. Forse la perdita di consensi, forse le spaccature interne al Movimento gli stanno facendo aprire gli occhi o forse sono state le grida dei lavoratori umiliati e traditi dai loro provvedimenti. Se è vero il “ravvedimento” di De Vito, noi non possiamo che accoglierlo favorevolmente, perché in questo momento drammatico che sta vivendo la nostra Capitale siamo ben consapevoli che non servono scontri politici ma solo ed unicamente trovare soluzioni per risollevare la nostra amata città.

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Il declino del PD: E’ nel suo Dna?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2018

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in casa Pd è necessario fare qualche passo indietro e riandare al tempo in cui è stato capace, per ben due volte, di far cadere il governo Prodi per le sue faide interne e nel lasciare che gli desse una mano il suo alleato di sinistra. Nello stesso tempo rimangono gli interrogativi di sempre: Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nelle elezioni del 2013 facendosi quasi raggiungere dal centro destra pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? E ci riferiamo a quelle “vere” e non fasulle come la “buona scuola”. Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania con la quale siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché proseguiamo nell’ignorare i reali problemi che non ci consentono di far funzionare una giustizia al passo con i tempi e insistiamo nell’ospitare gli immigrati sino a trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa? E i perché potrebbero continuare all’infinito in quanto mostra di cercare rimedi per la sua leadership più adatti per un funerale che per la sua guarigione. E la ciliegina sulla torta, si fa per dire, è stata messa allorquando Di Maio ha offerto al Pd un contratto per governare insieme ai pentastellati e ne ha ricevuto un gran rifiuto. E ora si scandalizza che lo stesso movimento abbia trovato un alleato diverso anche se tra mille tentennamenti e lo condanna all’oblio? Si dice che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non fosse che le lacrime ci accomunano nella consapevolezza che stiamo perdendo un pezzo di storia politica che avremmo voluto volentieri evitare e coinvolge gli stessi valori della democrazia intesa nel suo piano nobile. (Riccardo Alfonso)

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Le banche e il PD renziano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

Banca d'Italia“Dalle evidenze dei lavori della Commissione d’inchiesta sulle banche non appare quello che vorrebbe il Partito democratico. Dai lavori appaiono invece le responsabilità degli amministratori, nominati in gran parte dalla politica o dai contesti locali, che sono un misto di politica e interessi territoriali, pensiamo a Monte Paschi. Contesti locali che hanno riguardato soprattutto il Pci-Pds-Ds-Pd. Questo emerge dagli atti dei lavori della Commissione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervistato da Massimo Giannini a “Circo Massimo”, su Radio Capital.“Che ci sia stato un problema della vigilanza della Banca d’Italia, che ha come obiettivo la stabilità, e della vigilanza della Consob, che ha come obiettivo la trasparenza, è indubbio. Però tra le responsabilità dei due organi istituzionali, che non sempre si sono coordinati, e la responsabilità degli amministratori, della politica e dei comportamenti, spesso criminali, c’è una distanza siderale. Per cui, io credo che l’atteggiamento di una parte del Pd, il Pd renziano, di scaricare tutte le responsabilità sulla vigilanza sia non solo sbagliato, ma addirittura ridicolo”.
“Abbiamo avuto numerosissime audizioni – alcune di queste di procuratori – chiare, esaustive, trasparenti; altre un po’ più complesse, e tra queste ultime quella del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi. Oggi decideremo in Commissione se audire nuovamente il procuratore Rossi oppure considerare la sua lettera esaustiva sui dubbi che erano venuti alla Commissione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervistato da Massimo Giannini a “Circo Massimo”, su Radio Capital.“Secondo me Rossi va riascoltato, perché molto probabilmente ci sono stati dei fraintendimenti e non ci devono essere dei fraintendimenti su Etruria, sugli amministratori e sul vicepresidente di Etruria. E questo pro veritate, per avere una tranquilla cognizione dei fatti e dell’attività istruttoria”.

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Il PD è ufficialmente morto?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

renato-brunetta“Renzi chi? Il segretario del Pd non è più un leader credibile né affidabile. È tornato quello del referendum, chiuso in un fortino contro tutti. Ha provato a fare i giretti con il suo trenino da 300mila euro, e gli è andata male: ha beccato solo contestazioni e nulla più”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Affaritaliani.it”.“Ha fatto bene Luigi Di Maio a non concedergli una vetrina mediatica che avrebbe resettato e riscattato l’immagine e la sostanza di perdente. Renzi ha snobbato la Sicilia e i siciliani, non ha voluto metterci la faccia perché non è stato in grado di ‘rottamare’ il passato ingombrante rappresentato dal nulla di Rosario Crocetta”.
“Il Partito democratico è ufficialmente morto, dalle prossime settimane avremo a che fare con un’entità diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Decideranno loro se fare fuori Renzi prima o dopo le elezioni politiche, ma una cosa è certa: la sinistra non è più un competitor per la vittoria, ma è la terza forza, visibilmente staccata, di questo nostro tripolarismo”.

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Il PD perde consensi e il Centro destra li guadagna

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

elezioni1“Il Pd ormai è finito, è morto, non esiste più. Le due componenti, quella cattolica e quella post comunista, ormai sono al divorzio esplicito. Stanno insieme solo per ragioni di potere”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest. “Esiste, forse – ha aggiunto -, il PdR, Partito di Renzi, che è minoritario, poi c’è la sinistra a sinistra del Pd che ancora non è classificata.È la sindrome della sinistra: pensa di rappresentare il mondo e poi il Pd, se tutto va bene, è al 25%, la sinistra alla sinistra del Pd oscilla tra il 3-4%, si parlano tra di loro e pensano che il mondo siano loro. Nel frattempo – ha sottolineato – noi stiamo vincendo nel Paese”.
“Forza Italia è il partito centrale in Veneto e in Italia, e gli stati generali di Mestre rappresentano il ‘rinascimento’, la ripartenza del movimento azzurro”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest.“Per tutto il centrodestra – aggiunge – spira un’aria assolutamente positiva, tutti i sondaggi danno il centrodestra unito avanti di dieci punti rispetto al M5S e alla sinistra. E con questa nuova legge elettorale la nostra coalizione potrebbe essere assolutamente vincente, addirittura con la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.

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Il Pd è contro lo Stadio della Roma?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

stadio roma (2)“Il Partito democratico e la Regione Lazio a guida Zingaretti con i loro giochetti politici non fanno altro che dire bugie ai cittadini. Non hanno il coraggio di dire una semplice verità ovvero che non vogliono lo stadio della Roma.
Venerdì abbiamo chiaramente detto che il Pd non vuole lo stadio: abbiamo ricordato ai cittadini e ai tifosi romanisti che proprio il Pd del Campidoglio a giugno ha votato CONTRO la delibera sul pubblico interesse del progetto di Tor di Valle.
Ora stanno perdendo tempo, cercando di confondere le carte in tavola. Addirittura il consigliere comunale del Pd Marco Palumbo, uno di quelli che ha votato CONTRO la delibera stadio, travisa la realtà e rilascia una dichiarazione in cui sostiene che il parere favorevole del Campidoglio in realtà è un parere negativo. Siamo all’assurdo: si nega l’evidenza per bloccare il progetto.La verità è semplice ed è riassumibile in un unico concetto: Roma Capitale e Città Metropolitana hanno dato parere favorevole sul progetto dello Stadio di Tor di Valle, tutto il resto è Pd”. Lo dichiara in una nota Paolo Ferrara, capogruppo M5S di Roma Capitale.

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I flussi migratori e gli errori del PD pagati dagli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

migranti«Dopo aver riempito l’Italia di immigrati clandestini oggi il Pd arriva in aula e sostanzialmente ammette di aver sbagliato tutto e che avevamo ragione noi “pericolosi populisti”. Fratelli d’Italia ha scelto di astenersi sull’iniziativa in Libia perché la missione ha dei contorni troppo poco chiari per poter dare un voto favorevole ma volevamo comunque dare un voto di incoraggiamento al governo perché per la prima volta ammette che bisogna bloccare i flussi migratori». È quanto ha dichiarato a margine del voto in aula il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni sulla relazione che autorizza la partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia costiera Libica.Il leader di FdI ha poi risposto a una domanda sulle ONG: «Penso sia scandaloso il comportamento di alcune organizzazioni non governative, che scelgono di non accettare alcune regole molto blande che il governo prova a concordare con loro. Penso che non si possa consentire a chiunque di favoreggiare l’immigrazione clandestina e che se queste ONG si comportano cosi si debbano sequestrare le loro navi e denunciare i loro equipaggi, perché quello è fiancheggiamento dell’immigrazione clandestina».

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Nuovi assessori a Roma: Il PD non condivide

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

aula-giulio-cesareRoma “La Sindaca dopo 13 mesi è sempre più un amministratore con un ristretto raggio d’azione politico-istituzionale. Nonostante Casaleggio continui a negare, Roma è da tempo in amministrazione controllata da Milano. I nuovi inserimenti in giunta non muteranno il caos istituzionale e amministrativo in cui è stata trascinata la capitale dopo 13 mesi di amministrazione Raggi.Non è con continui, quanto inadeguati avvicendamenti di assessori e manager, compresi gli ultimi in ordine di arrivo che si può governare una città come Roma. Serve un disegno di cambiamento vero in grado di rilanciare il ruolo e l’immagine della città nel mondo, un progetto di cui ne il M5S ne la Raggi hanno consapevolezza. I grillini continuamente intenti a cimentarsi in risse e faide interne hanno perso completamente la percezione di cosa significhi governare una città come la capitale d’Italia. Il declino cui assistiamo ormai quotidianamente è figlio di una contraddizione che contraddistingue il movimento di Beppe Grillo teso soprattutto alla denigrazione delle istituzioni ma non adeguato a realizzare una prospettiva politico- amministrativa che guardi allo sviluppo e al futuro di una città a vocazione internazionale come Roma. La rinuncia a competere con le altre grandi metropoli sulla candidatura olimpica o quella ad ospitare organizzazioni europee come l’agenzia del farmaco mostrano tutta la miopia di chi amministra oggi la capitale e vorrebbe domani governare l’Italia. Oggi assistiamo a nuove nomine che sembrano presagire ulteriori defezioni, è il tratto politico che più di tutti ha contraddistinto un anno di amministrazione cinquestelle a Roma.” Così in una nota la capogruppo del PD capitolino Michela Di Biase.

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Per fare la legge elettorale manca solo il PD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

elezioni“Siamo d’accordo con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: una legge elettorale serve, serve che la faccia il Parlamento, e serve che la si faccia presto e bene con il consenso di tutti i maggiori gruppi parlamentari, di tutti i partiti”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Un modello c’è, è quello tedesco, si riparta da questo e si veda se a settembre c’è il consenso più ampio possibile.Io sono ottimista, il centrodestra sta lavorando per avere una sua proposta a partire dal modello tedesco, spero che anche il centrosinistra abbia un’attitudine simile e non sia diviso. Il Movimento 5 stelle aveva già dato l’ok al modello tedesco, quindi da questo punto di vista sono ottimista, purché si lavori presto e bene, con lealtà senza giochi e giochetti da parte di nessuno”.

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Vitalizi: la sceneggiata del PD

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

senato“Il Partito democratico nel suo tentativo di inseguire demagogicamente il Movimento 5 Stelle si è infilato in un gran guaio, guaio che ne distruggerà la credibilità e l’onore. Siamo di fronte a un provvedimento di facciata, a fuffa, ma su demagogia e populismo il M5S non si può raggiungere”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula durante la discussione sulla legge per la modifica dei vitalizi.“Tra l’altro il Pd è spaccato al suo interno tra chi capisce che l’impianto della legge è incostituzionale e chi invece segue l’imprinting di Matteo Renzi. Il Pd sta diventando acronimo di Partito della demagogia impotente, ottenendo il risultato di ridicolizzare l’Aula della Camera, sapendo che al Senato c’è già l’accordo per insabbiare tutto. I colleghi del partito di maggioranza relativa dovrebbero rendersi conto del ridicolo in cui si sono cacciati e che nella gara della demagogia sono stati uccisi dal Movimento 5Stelle. Noi manterremo la nostra coerenza, perché noi i vitalizi li abbiamo cambiati per davvero nel 2011-2012, mentre oggi il Pd sta facendo solo una sceneggiata per paura di Beppe Grillo”.

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I virtuosismi del PD

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

fabio_rampelli_daticamera“E’ davvero sorprendente come i democrat riescano a utilizzare le parole per rifarsi una verginità sulla tutela dell’ambiente: parlano di desertificazione, si preoccupano dell’effetto serra, della siccità e dello scioglimento ghiacciai, si stracciano le vesti se Trump dispone la fuoriuscita degli Usa da Cop 21, l’ultimo protocollo firmato a Parigi per combattere i mutamenti climatici. A parole sono bravissimi ma poi non si capisce cosa abbiano fatto per prevenire i roghi che hanno bruciato in pochi mesi in Italia i 27mila ettari andati in fumo in tutto l’arco del 2016… Ah, già, qualcosa il Pd ha fatto, ha abolito il Corpo forestale dello Stato”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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