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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Codici: con Calenda il Pd volta le spalle ai consumatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

L’Associazione Codici boccia la candidatura di Carlo Calenda con il Partito Democratico alle prossime elezioni Europee. L’annuncio fatto sabato scorso dal Segretario del Pd Nicola Zingaretti, con al fianco anche l’ex Ministro dello Sviluppo Economico, non è infatti una buona notizia per i consumatori.“Nel febbraio scorso – ricorda il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – Calenda si è distinto per un’uscita che definire infelice è poco. Chiamò le associazioni dei consumatori ‘fabbriche inutili di polemiche’ e, come se non bastasse, si vantò dei tagli che attuò proprio nei loro confronti. Parliamo di uno dei peggiori Ministri dello Sviluppo Economico della storia italiana – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e lo dicono i fatti. Il Paese sta pagando i danni provocati dalle scelte che ha preso su Ilva ed Alitalia, senza dimenticare Almaviva, Embraco e Fincantieri. Vedere Calenda tra i protagonisti di un progetto elettorale ci preoccupa – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – perché ci saremmo aspettati, e l’avevamo anche auspicato, che nei programmi per le elezioni Europee venisse dato spazio anche ai consumatori, ma in senso positivo e propositivo, non candidando chi si vanta di aver danneggiato chi li tutela”.

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Il nuovo segretario del Pd riparte dalla Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Per il nuovo leader del Partito Democratico la formazione dei giovani è fondamentale e bisogna creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Marcello Pacifico (Anief): Voltare pagina significa cancellare allora tutti quei provvedimenti voluti dallo stesso Pd contro il volere del 99% degli italiani. Ma anche farsi carico di assumere i precari abilitati e i non abilitati con 36 mesi di supplenze, senza passare per i concorsi. Significa pagare il personale con stipendi adeguati, almeno pari all’inflazione, mandare in pensione il personale, sottoposto a forme di stress non indifferente e quindi di patologie, attraverso i parametri dell’Ape Social. Significa non fermarsi agli attuali investimenti, quasi un punto sotto la media Ue. Rimettere la scuola, principale arma di lotta alle disuguaglianze, al centro dell’agenda di chi governa il Paese: è uno dei passaggi centrali di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e neo-segretario del Partito Democratico, eletto lo scorso 4 marzo con una netta maggioranza di due terzi dei votanti. L’impegno è stato preso da Zingaretti, ricorda Tuttoscuola, già nel corso della breve campagna di presentazione del suo programma in vista delle ‘primarie’ che ha poi vinto a mani basse.
Nel Pd tira aria di rinnovamento: sempre il nuovo segretario ha dichiarato di avere “avuto il coraggio di dire ora voltiamo pagina, ora le parole chiave sono cambiare e unità: il popolo è stanco delle divisioni, dei litigi e di vivere in un eterno presente o peggio nel passato”. Zingaretti ha detto quindi di volere “sbaraccare il Nazareno e ricostruire, aprire una nuova e bella sede con una libreria al piano terra”. È giunto il tempo di aprire “porte e finestre per costruire un partito totalmente diverso. Costruiremo forum tematici anche per chi non è iscritto al Pd”. L’obiettivo del nuovo leader del Pd è creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Anief accoglie con favore le parole di rinnovamento espresse da Nicola Zingaretti. Perché l’errore capitale del Partito Democratico, durante il suo mandato al governo, è stato proprio quello di non avere ascoltato i cittadini. Le vicende che hanno contrassegnato la scuola, con la riforma Renzi-Giannini imposta nel 2015, attraverso la legge 107, è l’emblema di un partito guidato dal suo egocentrismo e privo di qualsiasi confronto con chi vive la scuola ogni giorno: essere riusciti nell’impresa di convincere quasi un milione di persone, tra docenti, personale, genitori e studenti, a scendere contemporaneamente in piazza per dire no alle riforme, per poi tirare dritto e approvarle una ad una, ha rappresentato la condanna del Pd. La scuola è per definizione luogo di confronto, di dialettica, di scambio: non può essere un concentrato di regole da imporre e da eseguire.

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Il Pd denuncia il poco rispetto della Raggi per le prerogative assembleari

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Roma. De Vito su Fb sposa tutte le nostre denunce. Sono due anni che ripetutamente denunciamo la completa mancanza di rispetto istituzionale da parte della Sindaca e della sua Giunta nei confronti delle prerogative regolamentari e statutarie dell’Assemblea Capitolina e quindi dei suoi membri. Reiteratamente importanti provvedimenti vengono sottoposti al giudizio dell’aula all’ultimo momento, come è successo per la gara a doppio oggetto che ha segnato il destino dei lavoratori della Multiservizi, senza dare neanche il tempo a chi deve votare il provvedimento di poter leggerlo. Deliberazioni che giungono in aula, senza i pareri degli uffici, delle relative Commissioni e dei Municipi interessati. Municipi che a quanto pare stanno decidendo di non esprimere più il parere di loro competenza su provvedimenti che non hanno il doveroso parere dei Dipartimenti. Manovre vitali per la città, quali quella di assestamento di bilancio di 320 milioni complessivi, che vengono stravolte da un maxi emendamento last second della Giunta, che è bene ricordare è inemendabile, con il quale si sono sottratti ben 140 milioni alla possibilità dei Consiglieri Comunali di pianificare gli investimenti, possibilità che lo Statuto in materia di bilancio da in via esclusiva all’aula Giulio Cesare. Questo modo di lavorare è una delle cause per le quali la città in ginocchio. Ricordiamo a questa Giunta che i membri del Consiglio hanno ricevuto direttamente dagli elettori il mandato e che per rispetto degli elettori debbono esercitarlo. Oggi il Presidente dell’aula De Vito con il suo post su FB ha confermato le nostre denunce., meglio tardi che mai si dice a Roma. Forse la perdita di consensi, forse le spaccature interne al Movimento gli stanno facendo aprire gli occhi o forse sono state le grida dei lavoratori umiliati e traditi dai loro provvedimenti. Se è vero il “ravvedimento” di De Vito, noi non possiamo che accoglierlo favorevolmente, perché in questo momento drammatico che sta vivendo la nostra Capitale siamo ben consapevoli che non servono scontri politici ma solo ed unicamente trovare soluzioni per risollevare la nostra amata città.

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Il declino del PD: E’ nel suo Dna?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in casa Pd è necessario fare qualche passo indietro e riandare al tempo in cui è stato capace, per ben due volte, di far cadere il governo Prodi per le sue faide interne e nel lasciare che gli desse una mano il suo alleato di sinistra. Nello stesso tempo rimangono gli interrogativi di sempre: Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nelle elezioni del 2013 facendosi quasi raggiungere dal centro destra pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? E ci riferiamo a quelle “vere” e non fasulle come la “buona scuola”. Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania con la quale siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché proseguiamo nell’ignorare i reali problemi che non ci consentono di far funzionare una giustizia al passo con i tempi e insistiamo nell’ospitare gli immigrati sino a trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa? E i perché potrebbero continuare all’infinito in quanto mostra di cercare rimedi per la sua leadership più adatti per un funerale che per la sua guarigione. E la ciliegina sulla torta, si fa per dire, è stata messa allorquando Di Maio ha offerto al Pd un contratto per governare insieme ai pentastellati e ne ha ricevuto un gran rifiuto. E ora si scandalizza che lo stesso movimento abbia trovato un alleato diverso anche se tra mille tentennamenti e lo condanna all’oblio? Si dice che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non fosse che le lacrime ci accomunano nella consapevolezza che stiamo perdendo un pezzo di storia politica che avremmo voluto volentieri evitare e coinvolge gli stessi valori della democrazia intesa nel suo piano nobile. (Riccardo Alfonso)

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Le banche e il PD renziano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

Banca d'Italia“Dalle evidenze dei lavori della Commissione d’inchiesta sulle banche non appare quello che vorrebbe il Partito democratico. Dai lavori appaiono invece le responsabilità degli amministratori, nominati in gran parte dalla politica o dai contesti locali, che sono un misto di politica e interessi territoriali, pensiamo a Monte Paschi. Contesti locali che hanno riguardato soprattutto il Pci-Pds-Ds-Pd. Questo emerge dagli atti dei lavori della Commissione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervistato da Massimo Giannini a “Circo Massimo”, su Radio Capital.“Che ci sia stato un problema della vigilanza della Banca d’Italia, che ha come obiettivo la stabilità, e della vigilanza della Consob, che ha come obiettivo la trasparenza, è indubbio. Però tra le responsabilità dei due organi istituzionali, che non sempre si sono coordinati, e la responsabilità degli amministratori, della politica e dei comportamenti, spesso criminali, c’è una distanza siderale. Per cui, io credo che l’atteggiamento di una parte del Pd, il Pd renziano, di scaricare tutte le responsabilità sulla vigilanza sia non solo sbagliato, ma addirittura ridicolo”.
“Abbiamo avuto numerosissime audizioni – alcune di queste di procuratori – chiare, esaustive, trasparenti; altre un po’ più complesse, e tra queste ultime quella del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi. Oggi decideremo in Commissione se audire nuovamente il procuratore Rossi oppure considerare la sua lettera esaustiva sui dubbi che erano venuti alla Commissione”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervistato da Massimo Giannini a “Circo Massimo”, su Radio Capital.“Secondo me Rossi va riascoltato, perché molto probabilmente ci sono stati dei fraintendimenti e non ci devono essere dei fraintendimenti su Etruria, sugli amministratori e sul vicepresidente di Etruria. E questo pro veritate, per avere una tranquilla cognizione dei fatti e dell’attività istruttoria”.

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Il PD è ufficialmente morto?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

renato-brunetta“Renzi chi? Il segretario del Pd non è più un leader credibile né affidabile. È tornato quello del referendum, chiuso in un fortino contro tutti. Ha provato a fare i giretti con il suo trenino da 300mila euro, e gli è andata male: ha beccato solo contestazioni e nulla più”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista ad “Affaritaliani.it”.“Ha fatto bene Luigi Di Maio a non concedergli una vetrina mediatica che avrebbe resettato e riscattato l’immagine e la sostanza di perdente. Renzi ha snobbato la Sicilia e i siciliani, non ha voluto metterci la faccia perché non è stato in grado di ‘rottamare’ il passato ingombrante rappresentato dal nulla di Rosario Crocetta”.
“Il Partito democratico è ufficialmente morto, dalle prossime settimane avremo a che fare con un’entità diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi anni. Decideranno loro se fare fuori Renzi prima o dopo le elezioni politiche, ma una cosa è certa: la sinistra non è più un competitor per la vittoria, ma è la terza forza, visibilmente staccata, di questo nostro tripolarismo”.

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Il PD perde consensi e il Centro destra li guadagna

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

elezioni1“Il Pd ormai è finito, è morto, non esiste più. Le due componenti, quella cattolica e quella post comunista, ormai sono al divorzio esplicito. Stanno insieme solo per ragioni di potere”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest. “Esiste, forse – ha aggiunto -, il PdR, Partito di Renzi, che è minoritario, poi c’è la sinistra a sinistra del Pd che ancora non è classificata.È la sindrome della sinistra: pensa di rappresentare il mondo e poi il Pd, se tutto va bene, è al 25%, la sinistra alla sinistra del Pd oscilla tra il 3-4%, si parlano tra di loro e pensano che il mondo siano loro. Nel frattempo – ha sottolineato – noi stiamo vincendo nel Paese”.
“Forza Italia è il partito centrale in Veneto e in Italia, e gli stati generali di Mestre rappresentano il ‘rinascimento’, la ripartenza del movimento azzurro”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest.“Per tutto il centrodestra – aggiunge – spira un’aria assolutamente positiva, tutti i sondaggi danno il centrodestra unito avanti di dieci punti rispetto al M5S e alla sinistra. E con questa nuova legge elettorale la nostra coalizione potrebbe essere assolutamente vincente, addirittura con la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.

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Il Pd è contro lo Stadio della Roma?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

stadio roma (2)“Il Partito democratico e la Regione Lazio a guida Zingaretti con i loro giochetti politici non fanno altro che dire bugie ai cittadini. Non hanno il coraggio di dire una semplice verità ovvero che non vogliono lo stadio della Roma.
Venerdì abbiamo chiaramente detto che il Pd non vuole lo stadio: abbiamo ricordato ai cittadini e ai tifosi romanisti che proprio il Pd del Campidoglio a giugno ha votato CONTRO la delibera sul pubblico interesse del progetto di Tor di Valle.
Ora stanno perdendo tempo, cercando di confondere le carte in tavola. Addirittura il consigliere comunale del Pd Marco Palumbo, uno di quelli che ha votato CONTRO la delibera stadio, travisa la realtà e rilascia una dichiarazione in cui sostiene che il parere favorevole del Campidoglio in realtà è un parere negativo. Siamo all’assurdo: si nega l’evidenza per bloccare il progetto.La verità è semplice ed è riassumibile in un unico concetto: Roma Capitale e Città Metropolitana hanno dato parere favorevole sul progetto dello Stadio di Tor di Valle, tutto il resto è Pd”. Lo dichiara in una nota Paolo Ferrara, capogruppo M5S di Roma Capitale.

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I flussi migratori e gli errori del PD pagati dagli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

migranti«Dopo aver riempito l’Italia di immigrati clandestini oggi il Pd arriva in aula e sostanzialmente ammette di aver sbagliato tutto e che avevamo ragione noi “pericolosi populisti”. Fratelli d’Italia ha scelto di astenersi sull’iniziativa in Libia perché la missione ha dei contorni troppo poco chiari per poter dare un voto favorevole ma volevamo comunque dare un voto di incoraggiamento al governo perché per la prima volta ammette che bisogna bloccare i flussi migratori». È quanto ha dichiarato a margine del voto in aula il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni sulla relazione che autorizza la partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia costiera Libica.Il leader di FdI ha poi risposto a una domanda sulle ONG: «Penso sia scandaloso il comportamento di alcune organizzazioni non governative, che scelgono di non accettare alcune regole molto blande che il governo prova a concordare con loro. Penso che non si possa consentire a chiunque di favoreggiare l’immigrazione clandestina e che se queste ONG si comportano cosi si debbano sequestrare le loro navi e denunciare i loro equipaggi, perché quello è fiancheggiamento dell’immigrazione clandestina».

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Nuovi assessori a Roma: Il PD non condivide

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

aula-giulio-cesareRoma “La Sindaca dopo 13 mesi è sempre più un amministratore con un ristretto raggio d’azione politico-istituzionale. Nonostante Casaleggio continui a negare, Roma è da tempo in amministrazione controllata da Milano. I nuovi inserimenti in giunta non muteranno il caos istituzionale e amministrativo in cui è stata trascinata la capitale dopo 13 mesi di amministrazione Raggi.Non è con continui, quanto inadeguati avvicendamenti di assessori e manager, compresi gli ultimi in ordine di arrivo che si può governare una città come Roma. Serve un disegno di cambiamento vero in grado di rilanciare il ruolo e l’immagine della città nel mondo, un progetto di cui ne il M5S ne la Raggi hanno consapevolezza. I grillini continuamente intenti a cimentarsi in risse e faide interne hanno perso completamente la percezione di cosa significhi governare una città come la capitale d’Italia. Il declino cui assistiamo ormai quotidianamente è figlio di una contraddizione che contraddistingue il movimento di Beppe Grillo teso soprattutto alla denigrazione delle istituzioni ma non adeguato a realizzare una prospettiva politico- amministrativa che guardi allo sviluppo e al futuro di una città a vocazione internazionale come Roma. La rinuncia a competere con le altre grandi metropoli sulla candidatura olimpica o quella ad ospitare organizzazioni europee come l’agenzia del farmaco mostrano tutta la miopia di chi amministra oggi la capitale e vorrebbe domani governare l’Italia. Oggi assistiamo a nuove nomine che sembrano presagire ulteriori defezioni, è il tratto politico che più di tutti ha contraddistinto un anno di amministrazione cinquestelle a Roma.” Così in una nota la capogruppo del PD capitolino Michela Di Biase.

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Per fare la legge elettorale manca solo il PD

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

elezioni“Siamo d’accordo con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: una legge elettorale serve, serve che la faccia il Parlamento, e serve che la si faccia presto e bene con il consenso di tutti i maggiori gruppi parlamentari, di tutti i partiti”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Un modello c’è, è quello tedesco, si riparta da questo e si veda se a settembre c’è il consenso più ampio possibile.Io sono ottimista, il centrodestra sta lavorando per avere una sua proposta a partire dal modello tedesco, spero che anche il centrosinistra abbia un’attitudine simile e non sia diviso. Il Movimento 5 stelle aveva già dato l’ok al modello tedesco, quindi da questo punto di vista sono ottimista, purché si lavori presto e bene, con lealtà senza giochi e giochetti da parte di nessuno”.

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Vitalizi: la sceneggiata del PD

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

senato“Il Partito democratico nel suo tentativo di inseguire demagogicamente il Movimento 5 Stelle si è infilato in un gran guaio, guaio che ne distruggerà la credibilità e l’onore. Siamo di fronte a un provvedimento di facciata, a fuffa, ma su demagogia e populismo il M5S non si può raggiungere”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula durante la discussione sulla legge per la modifica dei vitalizi.“Tra l’altro il Pd è spaccato al suo interno tra chi capisce che l’impianto della legge è incostituzionale e chi invece segue l’imprinting di Matteo Renzi. Il Pd sta diventando acronimo di Partito della demagogia impotente, ottenendo il risultato di ridicolizzare l’Aula della Camera, sapendo che al Senato c’è già l’accordo per insabbiare tutto. I colleghi del partito di maggioranza relativa dovrebbero rendersi conto del ridicolo in cui si sono cacciati e che nella gara della demagogia sono stati uccisi dal Movimento 5Stelle. Noi manterremo la nostra coerenza, perché noi i vitalizi li abbiamo cambiati per davvero nel 2011-2012, mentre oggi il Pd sta facendo solo una sceneggiata per paura di Beppe Grillo”.

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I virtuosismi del PD

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

fabio_rampelli_daticamera“E’ davvero sorprendente come i democrat riescano a utilizzare le parole per rifarsi una verginità sulla tutela dell’ambiente: parlano di desertificazione, si preoccupano dell’effetto serra, della siccità e dello scioglimento ghiacciai, si stracciano le vesti se Trump dispone la fuoriuscita degli Usa da Cop 21, l’ultimo protocollo firmato a Parigi per combattere i mutamenti climatici. A parole sono bravissimi ma poi non si capisce cosa abbiano fatto per prevenire i roghi che hanno bruciato in pochi mesi in Italia i 27mila ettari andati in fumo in tutto l’arco del 2016… Ah, già, qualcosa il Pd ha fatto, ha abolito il Corpo forestale dello Stato”. È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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A proposito del Pd e di Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

Prodi Berlusconi

Il tutto, a mio avviso, è incominciato dal vuoto politico che è derivato negli anni novanta con l’operazione “mani pulite”. Gli italiani che si riconoscevano nell’area di centro dello schieramento politico avevano bisogno di un nuovo partito e di un nuovo leader. Berlusconi colse al volo questa “attesa” e la trasformò in realtà e non si fece scrupolo di allearsi con la destra di Fini e la Lega di Bossi pur di raccogliere il massimo dei consensi possibili in chiave elettorale. Così mentre il centro destra tentava l’esperienza di coalizzarsi dall’altra parte si continuava a litigare e a dividersi. I maggiorenti dell’area di centro-sinistra alla fine compresero che la sola strategia che restava loro, per vincere il confronto, era quella di contrapporre a Berlusconi un altro leader di pari se non superiore “prestigio” e si pensò in primis a Prodi per il semplice fatto che poteva incarnare l’ex anima democristiana e non avrebbe dispiaciuto del tutto la sinistra. Ma la ricetta “salvifica” non funzionò del tutto. Prodi non aveva lo stesso carisma di Berlusconi. Prodi non aveva alle spalle un partito coeso. Prodi non poteva sbandierare un programma elettorale e di legislatura senza compromessi umilianti per una parte o per l’altra del suo schieramento composito. Qualcuno, a questo punto, si chiese: perché non proviamo a cambiare fantino? Lo si fece ma fu un fallimento. Allora si pensò che l’unica strada fosse quella di spezzare gli antichi steccati e avvicinare solo le due “anime” politiche più consistenti e con un forte collante ideologico che reggevano lo schieramento di centro-sinistra: la Margherita e il partito che allora era di Fassino. Oggi ci rendiamo conto che è stata un’operazione sbagliata non tanto perché si mettevano insieme due partiti ideologicamente diversi ma perché a guidarli non vi era l’uomo dal grande carisma. Non vi era il giusto sostegno dei maggiorenti dei due ex-schieramenti in quanto erano solo interessati a manovre di potere. Vi era solo e vi è la frenesia di dimostrare che si seguono le regole democratiche per le elezioni della dirigenza del partito. Non solo. Si sta creando nell’immaginario collettivo degli elettori la convinzione che le opposizioni sanno essere coerenti con se stesse solo se litigano e si dividono. Così abbiamo, bene o male, un centro destra con una leadership che sa essere ancora una forza aggregante, un centro sinistra litigioso e con un Renzi che coltiva il culto del divide et impera diventando, elettoralmente parlando, sempre più piccolo e antipatico, e con un astro nascente costituito da 5 stelle. Per questi ultimi a dar loro una mano è il fallimento del centro-sinistra proposto da Renzi. Ha forse fatto qualcosa per i precari, per la scuola, per la giustizia? Ha solo tolto i soldi alla povera gente. Lo fa anche il centro destra, ovviamente, ma questo è il suo mestiere ma non è quello degli altri, beninteso. Vogliamo una ricetta per il futuro? Incominciamo ad essere uniti e a capire una cosa semplicissima: oggi esistono solo due partiti. Sono quelli che hanno e quelli che sono e il più modellato per rappresentare la parte più debole del Paese ma che costituisce anche la stragrande maggioranza dei suoi abitanti è il Movimento cinque stelle. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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“Nel Partito democratico ormai è un tutti contro Renzi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

matteo renziIl segretario dem ha voluto un congresso lampo per non arrivare a ridosso delle amministrative e poi non si è fatto vedere da nessuna parte per sostenere i suoi candidati, preferendo tweet domenicali su Valentino Rossi e sulla Ferrari”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”. “Adesso hanno il problema di dove mettere la tenda di Prodi. Renzi non ha ammesso la sconfitta e Franceschini gli ha rinfrescato le idee. Orlando è ormai il capo legittimo della minoranza e non lesina stoccate quotidiane. Di tutto e di più. Se non ci fosse il Pd bisognerebbe inventarlo, meglio di un film dei Vanzina. Battute a parte sulla legge elettorale bisogna dialogare con tutti: con il Pd, con il M5s, con i nostri alleati del centrodestra, ma anche con Mdp e Ap. Serve una grande condivisione, così come ci ha ripetutamente chiesto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Forza Italia e Berlusconi, con grande senso di responsabilità, sono pronti a fare la loro parte”.

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Andrea Casu nuovo segretario PD di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

“Sono davvero soddisfatta del risultato che ha ottenuto la lista “Eccoci” in tutta Roma. Ci tengo a ringraziare chi si è candidato e chi ha dato il proprio sostegno a questo grande progetto, ma soprattutto vorrei ringraziare i quasi 1500 iscritti che hanno scelto la lista “Eccoci”. Lo scrive su facebook la consigliera comunale del PD, Giulia Tempesta.
“Un congresso intenso e molto partecipato: 6000 votanti in questo periodo dell’anno testimoniano un partito romano in salute, che ha davvero voglia di rimettersi in gioco per le sfide future che lo attendono. La lista “Eccoci” ha eletto più di 60 delegati, è prima lista in sei municipi ed è stata determinante per l’elezione di Andrea Casu a segretario di Roma. Siamo partiti con un documento politico corposo, che pensavamo potesse essere un utile contributo di analisi per il nuovo Partito Democratico di Roma. Senza alcun rimpianto per il Partito degli anni precedenti, valorizzando il lavoro svolto durante il periodo di commissariamento, abbiamo girato circoli e partecipato a tante iniziative. Molte delle nostre proposte sono state inserite nella mozione che ha vinto il congresso. Andrea Casu oggi è il nuovo segretario! A lui e a tutti noi il compito di rimettere in cammino il PD a Roma. Buon lavoro Andrea, noi ci saremo e daremo il nostro contributo.

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Donna di Torino si dà fuoco all’ufficio dell’Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

torino5g“Leggo della donna di Torino che si è data fuoco all’ufficio dell’Inps, esasperata per la perdita del lavoro e per i tempi per l’assegnazione dell’indennità di disoccupazione. Un episodio che rappresenta il caso estremo di una situazione drammatica che sta diventando la normalità nel nostro Paese: quella del progressivo impoverimento di ampi strati della società. Un episodio che mi impressiona profondamente e che mi riempie di rabbia”. Lo dichiara l’On. di Forza Italia Sandra Savino. “Evidentemente lo Stato – aggiunge la parlamentare -, sempre pronto e puntuale quando si tratta di incassare, ha altre priorità e molti soldi da spendere per salvare le banche e accogliere gli immigrati. Lo slogan del PD potrebbe essere: per ultimi gli italiani. Se sopravvivono”. (n.r. Quando rilanciamo questi commenti qualcuno ci dice che raccogliamo e diffondiamo messaggi “populisti”. Non è così ovviamente se ogni giorno dobbiamo annotare quanta povertà vi è in giro e quante promesse fanno quelli che ci governano che alla prova dei fatti diventano solo parole gettate al vento. Non è possibile digerire i 30 e passa miliardi che, sia pure camuffati in vario modo, saranno necessari per sanare le banche mentre i loro amministratori i soli responsabili di questo sfacelo, se la cavano con una tiratina d’orecchi (quelli più “sfortunati” avranno dei processi che dureranno anni e alla fine li salverà la solita prescrizione).

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Legge elettorale e i franchi tiratori del PD

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

camera deputati“Forza Italia esce vincitrice morale” dall’affondamento della legge elettorale, “per il senso di responsabilità dimostrato portando la croce mentre altri deliravano”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “La Verità”.Sull’emendamento sul Trentino “noi siamo stati così seri da aver votato tutti contro, tranne l`onorevole Biancofiore – che aveva ragione – e un paio di dissidenti fisiologici”. Michaela “era autorizzata a votare per ragioni di libertà di coscienza. L`unica deroga era per lei. Ho fatto il consigliere comunale a Bolzano per due mesi, so di che parlo”.Lei aveva capito che si andava nel burrone? “Sinceramente? All`inizio, no. Dopo il voto sulle pregiudiziali, sì”. Di chi è la colpa principale? “Dei tacchini democratici. Di quelli convinti di finire come tacchini nel forno. Per colpa della fregola di andare a votare: quasi ottanta, glielo posso dimostrare. Allora: togli gli oppositori legittimi: togli gli alfanidi, togli i fratelli di Giorgia, i sinistri, un po` di magmatici incerti o civici nel misto… I quattro partiti dovevamo avere comunque 430-440 voti. Fatta un po` di tara dovevi stare a 400. Il problema è che fin dai primi voti eravamo già 320-317, cioè in emergenza! E i franchi tiratori erano quasi tutti dentro il Pd”.Come si spiega un esercito di franchi tiratori del Pd? “La fretta di andare a votare ha fatto crescere il mal di pancia e l`istinto di autoconservazione contro le elezioni anticipate”. Perché proprio nel Pd? “Il Pd senza premio prende 210 seggi: ne restano fuori 70-80”.

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Primarie: Renzi ha vinto e il PD ha perso

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

matteo renziMatteo Renzi ha vinto con largo margine sia la consultazione interna al Pd (66%) sia le primarie aperte del partito (70%, al lordo di contestazioni varie e riconteggi in atto), con ciò non solo riconquistandone la segreteria e consolidando la sua leadership interna, ma anche e soprattutto consumando la sua vendetta nei confronti della sconfitta referendaria di dicembre. Fin qui non ci piove, ed è del tutto inutile, oltre che improprio, proporre altre letture della consultazione dei Democratici. Ma nel momento in cui la vicenda smette di essere un fatto di partito per diventare una questione politica generale, allora corre l’obbligo di analizzare le primarie quale premessa dei prossimi appuntamenti elettorali – dalle ormai imminenti amministrative al voto nazionale, prossimo o meno prossimo che sia – per capire quali siano le tendenze a prescindere dal ricorso ai sondaggi, il cui grado di attendibilità è sempre incerto. E allora non si può prescindere dai numeri.Partiamo dal voto che ad inizio aprile ha coinvolto gli iscritti ai 6.648 circoli del Pd: sono andati a votare in 266 mila, in media 40 per sezione, pari al 59% degli aventi diritto. È vero che non era un’elezione diretta – come sarebbe logico in un partito che deve dare ai propri iscritti e non ad altri il diritto di scegliersi il gruppo dirigente – ma si trattava pur sempre del voto riguardante il segretario, dunque è grave che oltre il 40% dei tesserati sia rimasto a casa. Tanto più in un partito che solo nel 2009 aveva il doppio degli aderenti rispetto a quelli di oggi. Con queste premesse, la partecipazione alle primarie di domenica scorsa non poteva che essere deludente. E infatti, si sono recate ai gazebo 1 milione e 848 mila persone, cioè 966 mila in meno rispetto alle primarie del dicembre 2013, che salgono a 1 milione e 254 mila in meno se il confronto si fa con quelle dell’ottobre 2009 (vittoria di Bersani) e addirittura a 1,7 milioni in meno rispetto alle primarie dell’ottobre 2007 (Veltroni), quando i partecipanti furono pressoché il doppio (3,55 milioni). Certo, Renzi aveva indicato nel milione la soglia oltre la quale la consultazione sarebbe stata un successo, ma era un’evidente furbata. La verità è che in un decennio si sono dimezzati iscritti ed elettori primari (veri o presunti che siano, visto che nessuno li controlla), cosa che ha fatto calare il consenso alla leadership dai 2,69 milioni di voti che prese Veltroni all’1,28 milioni racimolati da Renzi ora (che peraltro sono 601 mila preferenze in meno prese sempre da lui la volta precedente).Naturalmente chi si accontenta gode, ma è evidente che questi numeri non potranno non riflettersi sul grado di consenso che gli italiani assegneranno al Pd nelle prossime occasioni elettorali. Tanto più che nel frattempo un pezzo del partito – per quanto minoritario – è uscito e porterà altrove un po’ di voti. Si dirà: fatti del Pd. Vero. Ma disgraziatamente sono fatti di tutti, visto che l’alternativa non è rappresentata dal centro-destra moderato, che nella vecchia versione a guida berlusconiana non esiste più e, ove esistesse, sarebbe a trazione salviniano-meloniana, ma dai grillini, cioè da una accozzaglia di populisti, giustizialisti, nazionalisti, sovranisti, protezionisti e cyberfascisti, con in più l’aggravante di essere dilettanti privi di ogni cultura politica. Così come sono fatti che riguardano tutti che il centro e la destra moderata abbiano adeguata rappresentanza politica e parlamentare.Naturalmente, non può essere caricata sulle spalle dei cittadini elettori la responsabilità di evitare la scelta peggiore: il loro voto merita rispetto qualunque esso sia, anche quando è palese che si tratta di una protesta contro qualcuno e qualcosa e non una scelta per qualcuno e qualcosa. Mentre è colpa delle élite politiche esistenti e delle classi dirigenti fin qui deleganti se l’offerta elettorale non suscita speranze, che sono l’unico antidoto capace di sopire rabbie e delusioni.Ed è proprio questo il punto che andrebbe indagato da Renzi e dagli altri dirigenti del Pd, così come dai moderati variamente accasati: siamo sicuri che stiamo offrendo agli italiani un’opzione politica praticabile, decentemente attraente e rassicurante, e nello stesso tempo una classe politica credibile, che non sia formata né da casta impresentabile né da nuovisti improvvisati? Perché così non pare, e i numeri del Pd lo dicono senza tema di smentita. E perché, se si così sarà, il risultato non potrà che essere drammatico. Continuare a recitare un copione consunto in cui si immagina (o si fa finta di immaginare) che sia ancora in funzione il vecchio bipolarismo e che la partita sia ancora quella tra centro-destra e centro-sinistra, rischia di rendere l’Italia l’unico paese in cui oltre che a crescere, come in tutta Europa, i populisti possono anche vincere. In Austria e Olanda e – speriamo – domani in Francia nel ballottaggio tra Macron e Le Pen, finora gli anti-sistema hanno rafforzato le loro posizioni ma sono rimasti all’opposizione. La Germania neppure corre quel pericolo. In Italia, invece, ci sono tutte le premesse perché chi disprezza la democrazia rappresentativa e si fa guidare da un comico capopopolo e da una società di consulenza con privatissimi interessi di business, arrivi, direttamente o usando figure terze scelte con metodi opachi, al governo del Paese.Purtroppo oggi, dopo la recita inutile delle primarie democratiche, vediamo riaccendersi il tormentone sul voto anticipato, ci si azzuffa sulla legge elettorale, si blocca l’operatività del governo su ogni questione (e viceversa il governo si “autosospende” per eccesso di timidezza) e, come se non bastasse, ci si divide sul fatto se l’impasse che viviamo sia figlia del punitivo “no” dei nemici di Renzi alle riforme costituzionali o piuttosto del fatto di avere, Renzi, imprigionato il Paese in un referendum su riforme sbagliate e di avere varato normative elettorali anti-costituzionali (noi siamo notoriamente del secondo parere, ma non partecipiamo a questo onanistico rimpallo di responsabilità). Sono tutti graziosi regali a Grillo. È venuto il momento di voltare pagina. Il tempo stringe maledettamente. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Telemarketing un errore: lo dice Renzi e lo smentisce il PD

Posted by fidest press agency su domenica, 7 maggio 2017

camera deputatiPer Matteo Renzi, segretario del Pd, l’emendamento sul telemarketing è stato un errore. “Bene, una buona notizia. Il suo partito si impegni allora a correggere il ddl concorrenza su questo punto, accogliendo le nostre proposte” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Queste le richieste dell’UNC, appoggiate anche dal Garante della Privacy:
1) Introduzione di un meccanismo di corresponsabilità tra l’azienda che avvia la campagna e il call-center che fa le telefonate (per evitare rimpalli di responsabilità e di dover perseguire piccoli call-center con sede all’estero).
2) Potenziamento del Registro pubblico delle opposizioni: la possibilità di iscrivere anche i numeri di cellulare e soprattutto che una volta iscritto il proprio numero si possano “cancellare” tutti i precedenti consensi (in modo tale da consentire al cittadino di riprendere il pieno controllo dei propri dati).
3) Oggi il pagamento alla Fondazione Ugo Bordoni (che si occupa del Registro) è proporzionale all’attività di scrematura dei numeri: tanto più si puliscono le liste, tanto più l’azienda deve pagare la Fondazione. Ma in questo modo si disincentivano le imprese a cancellare i numeri (di fatto preferiscono pagare le sanzioni), mentre sarebbe meglio stabilire il pagamento in base al fatturato.

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